21 luglio 2008

Il rumore delle onde

A Milano, quando vi mettete pazientemente ad aspettare il vostro turno al semaforo per l'attraversamento pedonale, avviene quasi sempre che un impaziente automobilista si metta a strombazzare, a pochi centimetri dal vostro timpano, per sollecitare gli altri guidatori che lo "ostacolano". E' pieno di gente che si trova continuamente in disperate situazioni di emergenza, a Milano.
Mi sono quindi trovato subito in forte sintonia con il programma di Rete 2, secondo canale della Radio della Svizzera Italiana, che l'amica Mariu mi ha cortesemente segnalato ieri. L'essere rumoroso_project, pensato e realizzato da Francesco Michi e Mechi Cena, mette in onda una serie di trasmissioni "sull'uomo e l'ambiente acustico in cui vive". Il programma pubblica in una sorta di blog diversi contributi interessanti e ad aver colpito l'attenzione di Mariu è un recente post del musicista fiorentino Massimo Liverani sulle armi di distruzione sonora. Un argomento dal fascino sinistro, come ben sanno le mie povere orecchie milanesi. Liverani analizza diverse notizie prese da Internet a proposito dell'uso di onde acustiche per scopi non esattamente lenitivi. Al contrario, il suono, modulato in un certo modo, può diventare un'arma potente in guerra come per il controllo dell'ordine pubblico. Si parla per esempio di "idranti acustici" usati per disperdere le manifestazioni. Se ci pensate bene e rispolverate le vostre lezioni di storia o magari le scarse letture bibliche di un catechismo cattolico distratto e pilotato, ricorderete l'episodio delle trombe di Gerico e l'uso costante di tecniche di dissuasione basate sulla produzione di suoni fragorosi in battaglia (tanto per fare una citazione pseudo-colta, il leitmotif delle Valchirie "sparato" dagli elicotteri di Apocalypse Now).
Facendo qualche ricerca ho scoperto su Dissent Mag, un blog di controinformazione, un articolo tradotto dal russo a proposito di armi laser, acustiche e a impulsi di radiofrequenza. Sulla questione delle armi RF l'autorevole sito Global Security contiene molte informazioni e sulle armi acustiche ha pubblicato questo articolo. Ripeto, sono argomenti inquietanti, dietro ai quali è probabilmente arduo distinguere tra controinformazione vera e depistaggi mascherati.
In conclusione e a latere, lasciatemi citare, a proposito di Massimo Liverani, il suo sito Web Modest but Honest Productions, che raccoglie i suoi lavori musicali. Uno degli album si chiama Distant noise: a noise that's in the distance (MBHCD01) un titolo che potrebbe essere il sottotitolo di Radiopassioni...

6 commenti:

Q_Mek ha detto...

perbacco, scopro ora la citazione. ringrazio. mechi cena



mechi.cena@gmail.com

Andrea ha detto...

Ringraziamento molto gradito Mechi. Sarei lieto di ricevere segnali dalle tue altre attività e trasmissioni.

Andrea

Q_Mek ha detto...

certo che si, anche se lavoro pochino (purtroppo). Ma non so dove né come. Ho qualche specie di radiogramma realizzato di recente, il resto del lavoro, quello fatto per la RAI credo che sia irrimediabilmente perduto. Non è detto che sia una perdita irrimediabile per l'universo.

Andrea ha detto...

Perduto? Chissà che tra i miei lettori archivisti non ci sia qualcuno in grado di dare una mano...

Q_Mek ha detto...

in particolare un radiodramma: "nel cuore delle tenebre", un miscuglione tra cuore di tenebra e apocalypse now. alcune cose mi ricordo che erano interessanti, come una scena intera sonorizzata con effetto larsen (il tecnico mi guardava terrorizzato mentre registravo). l'ho realizzato per la fascia di audiobox curata da pinotto fava, radiouno. chissà... se si ritrovasse...

Andrea ha detto...

Andrea B., ancora a Roma per gli ultimi ritocchi al megaevento del Prix Italia (l'edizione di quest'anno si terrà a Cagliari), ha appurato con una veloce consultazione dei nuovi archivi digitali Rai l'esistenza di una intervista a Domenico "Mechi" Cena che risale al 18 dicembre 1986, in occasione della trasmissione di Nel cuore delle tenebre. Sembra non ci siano invece segni del radiodramma vero e proprio, il che può voler dire due cose: la registrazione originale non esiste più (è possibile, sostiene Andrea, perché della radio non rimane molto), o la registrazione esiste ma non è ancora stata digitalizzata.
Su Pinotto Fava ho trovato questo colloquio con Armando Adolgiso, autore e regista radiofonico