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06 settembre 2012

Un Prix Italia all'insegna della sobrietà tra la benedizione laica di Michelangelo Pistoletto e la radio multimediale

La qualità dei contenuti in concorso sarà verosimilmente all'altezza di tutte le edizioni precedenti ma non riesco a sfuggire alla sensazione che il 64esimo Prix Italia in programma nell'ormai stabile sede di Torino dal 16 al 21 settembre sarà un po' sottotono, in linea con una congiuntura fatta di austerità e generale diffidenza nei confronti di una istituzione pubblica come la RAI. Tra le cose che l'Europa sta ridiscutendo da tempo c'è un'invenzione molto europea come l'ente radiotelevisivo "di Stato". Macchine di cultura, educazione e promozione sociale indubbiamente efficaci per decenni nell'era della ricostruzione e della modernizzazione seguita al conflitto di metà Novecento, gli enti pubblici hanno svolto tutti in qualche modo un ruolo di rappresentanza politica e creazione di consenso. Al prezzo di un costo economico che nessun governo, progressista o conservatore che sia, ritiene opportuno sostenere. E visto che chiudere una redazione o un servizio radiotelevisivo locale è una misura più facile da eseguire rispetto alla lotta a sprechi molto più ingenti ma anche più indiretti o politicamente sensibili, i broadcaster pubblici hanno dovuto tutti, senza eccezioni, tirare pesantemente la cinghia.
Il Prix Italia resta una istituzione prestigiosa e per quanto risicati, i margini per fare buona radio e persino buona tv ci sono ancora, come pure l'interesse da parte di un pubblico che sembra essersi stancato di modelli falsamente "attuali" da Drivein all'Isola dei famosi (ma potrei fare anche parecchi esempi radiofonici). Ci sono quindi tutte le ragioni per attendersi ottimi risultati, considerando poi che in eventi del genere, sempre un po' circensi e caciaroni, un occhio alla sobrietà non guasta certo. Non credo che sia completamente casuale la scelta di chiamare Michelangelo Pistoletto, il quasi ottantenne artista contemporaneo esponente della cosiddetta "arte povera", a tenere una lectio magistralis dedicata al "Terzo Paradiso", più recente fase di una carriera artistica partita proprio da Torino, nel 1960, con la prima personale. Terzo Paradiso è una sorta di esplorazione del simbolismo che ha trovato anche una articolazione multimediale nel progetto itinerante RAM Radioartemobile (a Firenze fino a domenica è possibile visitare l'installazione del Palcoscenico Verticale, cui ha partecipato anche Gianna Nannini). Qui comunque c'è tutto il programma della manifestazione.
Gli spazi che in tutte le recenti edizioni del Prix erano occupati dall'evoluzione della radio tra Internet e le trasmissioni digitali, quest'anno viene in pratica requisito dall'EBU, European Broadcasting Union e dagli organizzatori di Multimedia Meets Radio 2012. Diversi sono i protagonisti che la sapiente regia di Mike Mullane, responsabile News, sports and new media dell'EBU e vera anima di "MMR", farà convergere nello splendido Palazzo della Radio di via Verdi a Torino. Spiccano per esempio i casi di Soundcloud, Spotify e del team di Apple iTunes che parteciperà a un incontro sul podcasting moderato da Andrea Borgnino. Ecco anche per Multimedia Meets Radio l'agenda completa.

19 luglio 2012

NXP, STM, SiLabs, TI: componenti per radio sempre più ibride

Ormai è diventata chiarissima la tendenza dei costruttori di apparecchi radiofonici a considerare come imprescindibile un approccio che potremmo definire ibrido e multistandard. Ibrido perché la radio deve ormai fare i conti con almeno tre, se non quattro famiglie di piattaforme di distribuzione: analogica (onde medie, corte, FM), digitale terrestre (DAB/DMB, HD Radio, forse DRM), digitale satellitare, broadband (Internet radio wireline/wireless). Multistandard perché dal punto di vista industriale ha poco senso per un costruttore focalizzarsi solo su determinate piattaforme o modulazioni in queste piattaforme. Il software defined radio ci ha fatto capire che la parte hardware di una radio deve semplicemente fare in modo di preparare la strada al software.
L'altro giorno Radio Magazine riportava un'intervista credo del Guardian a Tim Davie, responsabile della musica per BBC Radio, il quale esortava i regolatori a non forzare necessariamente il passaggio alla radio digitale, lasciando che sia il mercato a decidere per davvero; e i costruttori a smetterla di "imbrogliare" i loro clienti vendendogli apparecchi radio che non siano davvero a prova di futuro.
Questo clima di varietà di soluzioni quasi tutte potenzialmente percorribili con un solo terminale utente "universale", è reso possibile da fornitori di componenti come NXP (lo abbiamo visto in un paio di post recenti) e, oggi ST Micro, che ha appena annunciato una alleanza per l'automotive con la tedesca Bosch Car Multimedia basata sui chipset per radio digitale multistandard della multinazionale franco-italiana. Ma dagli Stati Uniti, dove HD Radio peraltro continua a non entusiasmare eccessivamente il mercato al consumo, arrivano anche le novita di Silicon Labs, pioniere dell'approccio DSP in chip rivolti ai costruttori di apparecchi radio ultra-low cost. La nuova famiglia di chip SI4770/77-A20, prevede per la prima volta la possibilità di sviluppare con un chip molto economico radio AM/FM analogiche ad alte prestazioni (e con RDS avanzato basato su un algoritmo "soft decision" appena brevettato da SiLabs), senza rinunciare alla possibilità di decodificare anche la radio digitale grazie alla presenza, in determinati modelli del chip, di un tuner predisposto per HD Radio con una opportuna linea logica di controllo che commuta il chip sulla demodulazione del segnale analogico quando l'error rate digitale è troppo elevato. Niente di straordinario, ma basta un semplice accorgimento come questo affinché il costruttore possa sviluppare progetti meno ridondanti e costosi.
Sul fronte delle comunicazioni professionali e militari, TI propone una nuova piattaforma di sviluppo di sistemi SDR che promette di abbattere i tempi di produzione con l'uso di tecnologie come le FPGA al posto di circuiti di conversione tradizionali o di componenti DSP dedicati. Anche i costi di sviluppo di questi sistemi si riducono. Con meno di settemila dollari è possibile ordinare a Texas Instruments il nuovo TI and Altera Arria V-FPGA Development Kit.

30 maggio 2012

Tech-i: la rivista dell'EBU dedica la copertina a RadioHack, fucina di idee per la "radio ibrida"

Fresco di stampa digitale il numero di giugno 2012 di Tech-i, la rivista in pdf della sezione tecnica dell'EBU/UER, l'unione radiofonica europea. La storia di copertina è tutta dedicata alla sperimentazione hardware e software della radio digitale, con una quantità di spunti davvero stimolanti. Al centro del reportage l'evento di febbraio RadioHack, che ha riunito a Ginevra molti sperimentatori della radio digitale opensource e no. Bellissimi per esempio i progetti realizzati dagli allievi delle scuole svizzere grazie al Digital Radio Kit di Radiowerkstatt.ch, messo a punto dal laboratorio MXlab, una joint venture di Telvetia (Gruppo SSR, la radio pubblica svizzera), SUISA e SIG (in pratica la SIAE elvetica e l'associazione degli interpreti musicali) che ha già alle spalle l'implementazione tecnologica delle due piattaforme musicali online MX3.ch, la radio online di SSR e Backstageradio, servizio di music discovery.

21 aprile 2012

Addio Chumby, precursore della "glanceable information", oggi in cerca di imprenditori illuminati

Sembra proprio che l'avventura commerciale di Chumby sia ormai terminata. Il progetto risale a 2006, con i primi esemplari "alfa" rilasciati nel 2007. Nel 2008 Chumby nasce come primo prodotto commerciale, seguito nel 2009 da Chumby One. Possiamo considerarlo a tutti gli effetti uno dei primi esempi di hardware open source, di poco successivo ad Arduino. Oggi verrebbe inserito nel filone dei computer embedded rappresentati da oggetti come BeagleBoard, o come il recentissimo Raspberry PI.
Ma Chumby è stato un precursore soprattutto dal punto di vista del software, perché intorno a questa innovativa "radiosveglia" è stato sviluppato un ambiente modulare centrato su Linux e popolato da "widget" specializzati il cui sviluppo è sempre stato aperto. Il fattore di forma è appunto quello di una radiosveglia ma il dispositivo è stato chiaramente pensato per la visualizzazione di flussi informativi direttamente da Internet, incluse le Web radio. Tempo fa ne ho acquistato un esemplare (modello Chumby One) perché rispetto alla prima versione, oltre a supportare la ricezione delle radio via Web montava un tuner FM, un chip a basso consumo della Quintic, il QN8005B, con decodifica RDS incorporata. Ma soprattutto al centro di questo progetto c'è un microprocessore Freescale iMX.233 a 454 MHz in grado di fare molte cose.
Il cervello di questa piccola meraviglia si chiama Bunnie Huang, un hardwarista di grande talento (la sua ultima schedina miracolosa lavora sul concetto di Net TV e Bunnie è anche violinista, un autentico genio). Dallo stesso progettista è arrivata nel frattempo una versione da hacker della scheda madre del Chumby, che non è direttamente supportato dalla società che commercializza(va) i prodotti al pubblico ma contiene quasi tutta la componentistica originale (non c'è purtroppo il chip FM). La Chumby Hackerboard viene venduta dalla celebre "kit-maker" AdaFruit Industries a soli 89 dollari e offre parecchia documentazione e software open source a contorno.
La presenza di un processore così potente rendeva molto stimolante Chumby a causa delle possibili interazioni con i front end in radiofrequenza per Software Defined Radio indipendenti dal PC. Non è affatto casuale la citazione che Chumby (e Beagleboard o Raspberry PI) hanno meritato in un recente post di Howard Long G6VLB, sul blog del progetto SDR FunCube Dongle, il front end a basso costo (ma non tanto basso come la generazione di chiavette DVB-T di cui si parla tanto in questi giorni) per la demodulazione SDR di segnali in banda VHF e UHF. In futuro sarà inevitabile l'avvento di ricetrasmettitori SDR basati su questi computer ultraleggeri e secondo me queste sperimentazioni riguarderanno anche la generazione di FPGA con CPU integrate introdotta da Xilinx con Zinq.
Purtroppo, invece, nel mercato di massa il Chumby non ha dato prova di essere sufficientemente robusto o "appealing" nei confronti del grande pubblico. Il prodotto, per quanto innovativo, intelligente e anche simpatico (tutti hanno bisogno di una radiosveglia e nell'era dei social network averne una che visualizza Twitter, Facebook e tutto il resto può avere senso), non ha abbastanza energia per andare contro il mainstream rappresentato dagli smartphone.
Purtroppo non sembra essere bastata neppure l'alleanza tra Chumby e Sony, per l'uso da parte di quest'ultima della piattaforma software dei widget Chumby, basata a sua volta su Adobe Flash Lite, in un prodotto Sony misconosciuto che si chiama come un fustino di detersivo: Dash, un "internet viewer" che somiglia molto a un Chumby One, ma con schermo più grande e senza radio FM. Forse è proprio il sostanziale fallimento di Adobe Flash Lite, inteso come ambiente di esecuzione di app mobili, ad aver portato sfortuna a Chumby. Anche il Dash non risulta più disponibile sullo store online di Sony che invece sembra puntare su un concetto analogo mettendo i widget e la visualizzazione dell'informazione sul suo nuovo Smart Watch, un piccolo Chumby da polso.
L'altro giorno The Verge ha pubblicato la notizia, confermata dall'attuale CEO di Chumby Derrick Oien, secondo cui la società è virtualmente in liquidazione. Tutti i dipendenti sono confluiti in Technicolor, colosso francoamericano un tempo noto come Thomson SA e Thomson Multimedia e attivo - che combinazione - anche nel segmento degli impianti di trasmissione radio con la ex Thomson CSF prima fusa con Thales e in seguito riacquistata e ribattezzata Thomson Broadcast. In Technicolor gli ex sviluppatori di Chumby si occuperanno di proiettori TV connessi a Internet. Oien ha dichiarato a The Verge che tutto la intellectual property di Chumby sono in vendita. Penso che sarebbe bello se un imprenditore illuminato o un gruppo di progettisti hardware e software partisse dal lavoro svolto in qui per esplorare la possibilità di sviluppare nuovi prodotti ibridi capaci di veicolare le informazioni che arrivano dal mondo convergente di Internet e della radiofonia digitale, l'universo del Broadband/Broadcast. Qualche ispirazione potrebbe arrivare dall'intervista con il capo di Ambient Devices, teorico della "glanceable information", l'informazione a colpo d'occhio, Pritesh Gandhi (Ambient Devices è uno spin off del MIT Media Lab). Con la graduale scomparsa del personal computer come piattaforma predominante per la visualizzazione dei dati in real time, è possibile che i dispositivi embedded come Chumby affianchino gli smartphone che portiamo in tasca) e i televisori connessi aprendo - nelle nostre case, negli uffici, ovunque ci sia una superficie d'appoggio, una parete, un impianto qualsiasi da controllare - una miriade di piccole finestre interattive sulle infinite correnti di informazioni visuali, grafiche e, perché no, sonore che solcano gli oceani della convergenza.

02 febbraio 2012

Digital Radio Summit, il punto sulla radio digitale e ibrida a Ginevra

In previsione della Radio Week che si terrà dal 13 al 17 febbraio a Ginevra, Mike Mullane, dell'EBU, mi ha inviato in anteprima la copia di uno studio sulla radio digitale in Europa che potete trovare adesso sul sito dell'Unione radiofonica europea. Nazione per nazione (ma qualche assenza, come la Svizzera o la Francia), vengono analizzate le prospettive per la radiofonia numerica, con un intervento di Luigi Maria Alberti di RAIway per l'Italia, che annuncia per il 2012 l'assegnamento delle frequenze DAB ai vari consorzi (chissà...).
Intanto appaiono sempre più irrealistiche le prospettive di parziale (ma sostanziale, visto che sono coinvolti i network nazionali) spegnimento della radio analogica nel Regno Unito. La percentuale dell'ascolto digitale continuano a essere attestate sotto il 30%, lontane dal superamento della soglia del 50% fissato come obiettivo di minima per lo switchoff. Secondo il Telegraph, il ministro della cultura britannico Ed Vaizey ha precisato che l'eventuale spegnimento sarà una "decisione dei consumatori", facendo intuire che per il momento la radio analogica non verrà spenta. Del resto la radio digitale fatica a farsi strada anche negli Stati Uniti dove un recente studio certifica per l'ennesima volta la scarsissima consapevolezza che gli americani nutrono nei confronti del sistema HD Radio di Ibiquity, malgrado le notizie confortanti che arrivano dal fronte dei produttori di silicio e di ricevitori relativamente alla copertura di segmenti di mercato importanti come l'autoradio.
In Europa la radio digitale si impone dove i numeri sono compatibili con un sistema che richiede importanti cambiamenti infrastrutturali e sul mercato dei terminali. Svizzera e Norvegia, per esempio, credono nella radio digitale perché a dispetto di territori di una certa estensione gli abitanti sono poco numerosi e molto concentrati nelle aree urbanizzate.
Tutti questi temi verranno affrontati nel corso della Radio Week, che prevede il Digital Radio Summit 2012 e l'evento (gratuito) RadioHack 2012 che avrà luogo il 13 e 14 febbraio (qui il programma) con un focus sulla radio ibrida.

17 ottobre 2011

USA: Pandora, Facebook e Sirius stanno cambiando la radio.

Si anima sempre di più il quadro anche economico della radio ibrida, tanto sul fronte dei servizi alternativi alla radiofonia FM terrestre come su quello dei contenuti di tipo radiofonico, soprattutto musicale, distribuito attraverso il Web, in modalità sempre più interattiva e "social". L'operatore satellitare americano Sirius XM sta gradualmente alzando il sipario su una offerta "2.0" che include nuovi apparati veicolari e per l'ascolto casalingo, nonché una ventina e più di canali accessibili solo con la nuova generazione di apparati.
Non è solo una questione di svecchiamento di un bouquet di offerta ormai relativamente anziano.
Sirius XM sta chiaramente guardando con una certa preoccupazione a fenomeni come Pandora, la Web radio musicale di tipo partecipativo, capace di adattarsi ai gusti degli utenti e della loro cerchia di amici. Un mese fa Pandora ha completamente ridisegnato, in HTML5, il suo player Web, rimuovendo tra l'altro i limiti di tempo che impedivano di superare una quota di 40 ore di ascolto per gli abbonamenti free. Stitcher, interessante piattaforma di talk radio su IP, ha ricevuto nuovi finanziamenti per alimentare la sua crescita e offrire agli abbonati l'opportunità di creare i propri talk show personalizzati o ascoltarli su dispositivi alternativi al personal computer.
Stitcher ha per esempio siglato un accordo per essere presente sui dispositivi Wi-Fi/Hi-Fi di fascia medio-alta Sonos e continua a rinnovare la sua app per iPad.
Sono soprattutto i rumori di guerra che arrivano dal pianeta Facebook a preoccupare Sirius XM e tutti gli altri editori o operatori di infrastrutture radiofoniche non-Internet. Nei giorni del suo evento mondiale, F8, Facebook ha rivelato l'imminente disponibilità di una applicazione social per l'ascolto di canali radiofonici musicali personalizzati. Il progetto si basa su una collaborazione con Myxer, una azienda specializzata nello streaming di brani musicali e nel download di suonerie e altri materiali sonori attraverso un modello finanziato dalla pubblicità. Attualmente in fase beta "chiusa", la nuova Myxer Social Radio andrà oltre le funzionalità oggi possibili con Pandora offrendo anche l'opportunità di chattare mentre si ascoltano i brani e di creare dei video per raccontare le proprie emozioni di appassionati di musica. Il nuovo servizio vivrà rigorosamente dentro al contesto di Facebook come ha spiegato in una presentazione il responsabile Myk Willis. Come se non bastasse, Facebook ha ribadito nella stessa occasione le proprie partnership con servizi di social music come Spotify, MOG e Rdio, con il preciso obiettivo di stimolare l'acquisto di brani e album attraverso il passaparola tra i frequentatori del social network.

La risposta dell'industria radiofonica convenziona va anch'essa all'attacco del Web e delle sue modalità di interazione. La radio FM americana produce un fenomeno come iHeartRadio, mentre la satellitare Sirius XM preme ulteriormente sull'acceleratore delle offerte combinate. Quella di Sirius sta diventando un catalogo di prodotti fin troppo articolato tra ricevitori veicolari, adattatori e tuner per le autoradio convenzionali, ricevitori portatili, tuner domestici per impianti stereo hi-fi "abilitati" al dialogo con questi accessori satellitari tramite interfacce appositamente studiate per l'occasione (i connettori Sirius e XM). Non manca neppure una Internet radio specializzata per la ricezione via Internet dell'offerta satellitare (del resto disponibile anche attraverso app per smartphone). La nuova generazione di apparati, attesa per questo ultimo trimestre 2011, in tempo per la stagione delle feste, è appena stata protagonista di un duplice debutto - uno autorizzato l'altro no. Qualche giorno fa sul sito Best Buy, la catena retail di elettronica di consumo, è apparsa "per sbaglio" (ma dopo il clamoroso caso di iPhone 4 questi errori paiono quanto mai sospetti) la descrizione del ricevitore SiriusXM "Lynx", un touchscreen basato su una variante di Android che può essere utilizzato con uno dei kit o docking station per la ricezione satellitare venduti per gli utenti veicolari e fissi, ma può ridistribuire via Wi-Fi gli stream ricevuti via IP dalla già citata Internet Radio.
Lynx dispone di innovative funzioni per il riascolto dei programmi dopo brevi sospensioni, o per abilitare la sintonia di un programma nell'istante preferito dall'abbonato, indipendentemente dalla griglia dei programmi. La seconda novità, appena apparsa nella vetrina dello shop online del sito Sirius XM è la versione veicolare, con tuner satellitare integrato, chiamata SiriusXM Edge. Anche qui abbiamo un ricevitore touchscreen che volendo può essere utilizzato fuori dall'automobile e in mobilità con gli appositi accessori. Altra peculiarità, Edge è il primo a potersi sintonizzare sui nuovi canali aggiunti recentemente al ricco palinsesto Sirius: più di venti nuovi programmi che includono, guarda caso, una robusta offerta in spagnolo rivolta agli abbonati "latinos". Sarà interessante tener d'occhio l'evoluzione del titolo Sirius in Borsa, dove la società è listata come "SIRI", lo stesso nome del sistema di riconoscimento vocale di iPhone 4S.

11 ottobre 2011

Digital Radio Conference 2011, dal Parlamento Europeo

E' in corso a Bruxelles, nella sede del Parlamento Europeo, l'edizione 2011 della Digital Radio Conference dell'EBU. Il pomeriggio di oggi era dedicato a una anteprima con un "live show" dedicato proprio ai deputati per illustrare le possibilità connesse con la digitalizzazione della radio e la radio ibrida. In un suo tweet l'organizzatore Mike Mullane riporta il link alla pagina Ebu dove in teoria è possibile riascoltare in streaming una parte dei contenuti di questo show, ma forse sono io che ho qualche problema con i browser per Mac, perché non riesco ad accedere. In ogni caso ecco la URL al player allestito dagli EbuLabs.
La conferenza entra nel vivo domani, 12 ottobre, con la vera e propria agenda. Ovviamente i temi caldi dell'evento sono il caso Germania, dove ad agosto ha debuttato il rilancio della piattaforma DAB, il Regno Unito, la Norvegia (nazione che in teoria dovrebbe spegnere l'FM tra qualche anno)... Non manca uno spazio sorprendentemente dedicato alle onde corte digitali a tecnologia DRM, con l'allestimento di una speciale trasmissione destinata all'area geografica sudafricana. Le chance di adozione di un sistema che dovrebbe sostituire la modulazione analogica in una porzione di spettro da cui le emittenti internazionali storiche (BBC, Deutsche Welle, Voice of America, Radio Netherland) abbandonano come ex miliardari che hanno perso tutto alle slot machine mi sembrano francamente nulle, ma il consorzio DRM continua a rivestire i panni, sempre più sbrindellati, del giapponese nella giungla.
Mi sembra assai più interessante - e non mi dispiacerebbe prendervi parte - la conferenza tecnica organizzata sempre dall'EBU a Ginevra dal 9 al 10 novembre prossimi, Forecast 2011. Si parlerà ancora di radio digitale e ibrida, tematiche relative allo spettro delle radiofrequenze, ma anche di televisione mobile e ibrida... Insomma una discussione molto ampia che promette di essere più costruttiva (ecco il programma completo)

Può sembrare che io abbia il dente avvelenato nei confronti della radio digitale, ma non è così. La proposta del DAB+ continua a piacermi molto per l'Europa. E forse posso condividere l'idea di una parziale digitalizzazione dell'FM con tecnologie come HD Radio e DRM+. Ma al tempo stesso mi pare insensata la decisione dell'EBU di organizzare queste dimostrazioni davanti ai parlamentari di un continente che sta cercando di evitare il default dei debiti sovrani di diverse sue nazioni anche importanti. La triste realtà è che la radio digitale per come è stata concepita prima dell'avvento di Internet è ampiamente superata rispetto a una intelligente combinazione tra copertura broadcast in FM convenzionale e streaming di contenuti e interazione su reti IP. Se l'Europa grondasse di capitali da investire potrebbe anche indulgere in una infrastruttura a questo punto ridondante. Ma questi capitali per il momento non ci sono e quando ritorneranno, ammesso che lo facciano, i modelli di distribuzione Ip domineranno incontrastati.

23 settembre 2011

La radio cambia anche se il DAB non parte

Il problema più complesso dei cronisti delle tecnologie consiste nel rendere potabile la narrazione di un futuro che stenta a trasformarsi in presente. Radiopassioni si avvicina al sesto anno di vita e in tutto questo tempo si è soffermato centinaia di volte sulla questione della radio digitale dei suoi pro e contro, delle sue infinite "sperimentazioni", dei suoi lanci e rilanci, a volte dei suoi fallimenti. Ogni volta si cerca di trovare qualche nuovo spunto, ma oggi alla conferenza "La radio che cambia" organizzata dal Prix Italia a Torino l'impresa è davvero ardua.
La colpa non è degli organizzatori, riusciti a radunare un gruppo di relatori italiani e stranieri di eccezionale livello. Il vero imputato è l'immobilismo ormai patologico della radio numerica in Italia, estenuante come il finale interminabile del primo atto di un melodramma di un autore minore giustamente dimenticato.
È una situazione paradossale, che impedisce di fare in Italia una efficace comunicazione tra i potenziali consumatori di un mezzo - la radio modulata in digitale - che necessita di infrastrutture in buona misura tutte da realizzare. Fatto che nell'era di Internet è già abbastanza controverso. Molto più convincente appare un serio ragionamento sulla proposta di Cridland: puntare subito tutto su una radio diversa, sfruttando la possibilità di inserire preziosi metadati nei flussi RDS dell'FM per realizzare efficaci mashup tra programmi radiofonici e siti Web fissi e soprattutto mobili. Guardatevi il filmato della sperimentazione realizzato nei laboratori RAI del CRIT di Torino con il sistema RadioDNS, al quale la RAI ha ufficialmente aderito. Nel video potete vedere le informazioni visuali trasmesse verso le radio digitali Pure Sensia e Revo Axis, ma anche verso la radio FM di uno smartphone Android (c'è anche un Chumby One che però viene utilizzato solo come visore di slideshow non avendo una sezione FM compatibile con RadioDNS) attrezzato con il software della canadese CRC. Sono davvero bravi i tecnici del laboratorio CRIT, tra i quali Paolo Casagranda che sta parlando con me nel filmato. I test si basano sui metadata RadioDNS trasmessi sulla frequenza FM di Radio 2 di Torino, i 95.6, che servono per attivare nel dispositivo ricevente l'accesso alla intranet RAI che serve i contenuti. C'è anche un esempio di come si potrebbe arricchire un player che accede agli stream Web della RAI con informazioni di EPG e visuali.



Una conferenza del genere si può capire solo nel contesto internazionale del Prix Italia, è sempre un grande piacere ascoltare il futurologo della radio James Cridland parlare di radio ibrida, di integrazione tra contenuti audio e informazioni multimediali del Web, di interfacce utente, di guide elettroniche alla programmazione radiofonica. Anche la storia del DAB+ australiano raccontato da Joanna Warner di Commercial Radio Australia riesce sempre a essere avvincente (bellissimo il riferimento alle stazioni popup e event related, o ai canali sponsorizzati che si possono inserire nei multiplex di questo sistema digitale). Ma l'ennesimo racconto di quello che in Italia "sta per avvenire" non riesco a farlo. I lettori di RP sanno benissimo che cosa si può fare con il DAB, ma sanno anche che gli acquirenti degli apparecchi digitali - che un fornitore come Pure sta importando e promuovendo anche da noi - corrono il serio rischio di non poter ascoltare un singolo segnale DAB nella loro zona di residenza.
Ho trovato molto pragmatici i due interventi di Tim Davie, della BBC, e David Kessler, consulente del governo francese per i progetti di radio digitale. Presentando l'incredibile offerta DAB del Regno Unito (dove l'ascolto sfiora ormai il 18% del totale e il canale culturale di archivio DAB 4Xtra genera una crescita del 60% di audience quando va a sostituire il canale talk Radio 7), Davies ha raccolto in pieno l'esortazione che ha fatto da leitmotiv dell'evento: il digitale ha bisogno di contenuti originali, esclusivi e abbondanti. Ha anche ammesso molto candidamente che è del tutto possibile che un giorno il modello broadband, la distribuzione di contenuti radiofonici su reti IP, vincerà sul modello broadcast. Ma ci vorranno ancora dieci o anche quindici anni e nel frattempo la radio digitale o ibrida può dare moltissimo.
Tim Davie della BBC ha fatto una importante premessa alla sua presentazione, affermando che il successo dei servizi di radio digitali nel Regno Unito sono anche merito del sostegno ricevuto a livello politico e governativo. Sostegno che secondo Mike Mullane dell'EBU verrà cercato dall'organismo radiotelevisivo europeo il mese prossimo a Bruxelles, durante i due giorni della EBU Digital Radio Conference (11-12 ottobre) organizzata quest'anno addirittura nella sede del Parlamento comunitario. La radio digitale nel Regno Unito e altrove è una strategia di sistema, che ha il ragionevole obiettivo di portare allo spegnimento della infrastruttura precedente, per ovvie questioni di politiche anti-spreco (è per questo che vengono fissate delle possibili date di switchoff, mantenere l'FM e il DAB sarebbe da pazzi).David Kessler, al contrario, ha fatto chiaramente capire che il digitale radiofonico in Francia, per ora non parte e forse dovrà aspettare a lungo. Manca una delle motivazioni più forti della tv numerica: rompere l'oligopolio che per anni ha tenutto freno in Francia allo sviluppo di una offerta televisiva ampia e diversificata. E mancano soprattutto le risorse finanziarie, nel pubblico come nel privato, anche perché in Francia la crisi del mercato pubblicitario ha colpito duramente la radio oltre che i giornali.
In Italia non ci può essere niente del genere. A parte la nostra patologica incapacità a dotarci di un minimo di politica industriale, l'unico sistema ammesso nella testa del nostro governante è la strenua difesa dell'oligopolio televisivo. Difesa che ha portato al paradosso di una televisione digitale terrestre che ovunque porta a una scelta più diversificata mentre da noi sta conducendo inesorabilmente alla morte delle televisioni locali. Il responsabile del progetto di radio digitale in RAI WAY, Giuseppe Braccini, ha riproposto al Prix Italia uno spot che ho sentito in tutti gli altri incontri precedenti. Un discorsetto commerciale molto sensato ma anche molto irrealistico. La radio digitale non è mai partita in Italia - ha detto Braccini - perché fino al 2006-2007 era un sistema pensato per nazioni europee dotate di offerta mediatica normale e ben regolata, tutto il contrario della situazione anomala e selvaggia del nostro etere FM. Poi, ha proseguito Braccini, sono arrivate le codifiche del DAB+ e la possibilità di accogliere molti più operatori. RAI WAY ha deciso di portare avanti una strategia di implementazione rivestendo i panni di capofila di una rete condivisa. Il braccio infastrutturale della RAI (sempre che non venga ceduto) non lo fa per beneficenza, agisce in questo modo con l'idea di rivendere la capacità installata, non tanto ai network privati (che sul DAB continuano a essere molto scettici considerata la duplicazione dei costi trasmissivi resa forzata dalla lunga convivenza tra FM e DAB) quanto agli operatori regionali e soprattutto locali. «Il nostro messaggio è semplice: per una somma che può essere di mille euro al mese vi diamo 100 kilobit di banda DAB+, 64 per i contenuti audio e altri 40 circa per le informazioni digitali che servono per potenziare l'offerta.»
Ripeto, è un discorso più che sensato in condizioni normali. E allora perché questo benedetto DAB+ non parte mai? I ricevitori ci sono e persino le case automobilistiche (al convegno del Prix Italia c'era Candido Peterlini, direttore infotainment della Fiat che ha annunciato i primi modelli della casa automobilistica torinese (?) con DAB+ integrato nel cruscotto a partire dal 2012) si stanno impegnando per equipaggiare con le radio DAB+ le autovetture nuove.
Il problema in Italia è di natura politica ed economica. Sembra incredibile ma sul DAB ci sono ancora discussioni sulla ripartizione delle frequenze tra radio e tv, discussioni che si faranno ancora più aspre ora che sono state vendute ai telefonici le frequenze degli 800 MHz e ci si appresta a ridistribuire il dividendo digitale. Finché questo sarà un posto ossessionato dal controllo dei canali televisivi non sarà mai possibile fare chiarezza. Ma anche ammettendo di riuscire a sbloccare la situazione politica e regolamentare, resterebbe la questione dei costi della nuova infrastruttura DAB, delle risorse da destinare al supporto di una radiofonia pubblica e commerciale a doppio regime, analogico e digitale, chissà per quanti anni. Ve la immaginate l'ERT, l'ente radiotelevisivo greco che si fa capofila di un progetto di digitalizzazione della radio oggi? Vi siete chiesti perché tra le nazioni in cui la radio digitale semplicimente non parte ci sono Irlanda e Grecia? E ritenete possibile che un'Italia da molti considerata attendibile candidata al default del debito nazionale, costretta a inanellare una manovra dopo l'altra per cercare di dare respiro a titoli di stato sempre più deprezzati, si metta ad appendere sui tralicci dei trasmettitori DAB? Siamo seri.
Per il momento l'unica alternativa concreta alla radio digitale intesa come modulazione numerica è la radio ibrida nata dal connubio tra FM e Internet. Che senso ha per esempio perseguire obiettivi di creazione di servizi di infomobilità basati su informazioni TPEG trasmesso via DAB quando è perfettamente possibile raggiungere gli stessi obiettivi sfruttando l'RDS per i metadati e la rete 3G per le informazioni sul traffico? Perché invece di continuare a trascinare penosi discorsi di condivisione di frequenze radiotelevisive in banda III non ci si siede a un tavolo per mettere un po' d'ordine in uno spettro FM caratterizzato da enormi sprechi di potenza, duplicazioni di frequenze, contenziosi tra editori e totale esclusione di possibili nuovi entranti?

31 maggio 2011

L'EBU e il dibattito "broadcast versus broadband"

Da non perdere il numero di giugno della rivista tecnica dell'EBU, Tech-I. La potete prelevare in PDF qui o consultare online direttamente nel browser. Vi suggerisco in particolare il dibattito a distanza tra Internet Radio e Broadcast Radio, in cui intervengono Béatrice Merlach, responsabile della società di consulena MCDT ed ex responsabile marketing di Radio Svizzera, e Joan Warner, Ceo di Commercial Radio Australia, l'associazione delle emittenti commerciali australiane che sta partecipando al grosso progetto di digitalizzazione DAB+.
Ricca di spunti anche la lettura dell'articolo di Ulrich Reimers, del Politecnico di Braunschweig, che analizza le prospettive della radiofonia terrestre sotto la graduale spinta di assegnamento delle frequenze broadcast a servizi di tipo broadband. La soluzione ipotizzata dai ricercatori tedeschi, scrive Reimers, si basa su un approccio ibrido e dinamico in cui la radio di tipo broadcast servirà a coprire le necessità della programmazione in diretta, mentre tutto il resto - teatro, musica, approfondimenti - si sposterà verso modelli di consumo on demand su mezzi interattivi.

28 aprile 2011

Broadband/cast, la radio è ibrida: un webinario EBU

Non perdetevi, il 3 maggio (a proposito, sarà anche la giornata mondiale della libertà di stampa), il "webinar" organizzato dall'EBU per illustrare la problematica e i vantaggi della radio "ibrida". A condurre il seminario online, che è aperto alla partecipazione di tutti ed è gratuito, sarà Matthias Coinchon che illustrerà anche il progetto EBU per lo sviluppo di una Open Source Hybrid Radio platform, che consente ai broadcaster di sperimentare le tecnologie per l'integrazione di flussi tradizionali e IP: RadioDNS, RadioVIS, DAB, DAB+, DMB, DRM, e così via. Registratevi all'indirizzo: http://tech.ebu.ch/webinar037_hybrid_radio
Purtroppo non sarò in grado di seguire in diretta la discussione, confido che resti traccia del seminario per un riascolto asincrono.