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05 luglio 2019

DAB su "piccola scala" per centinaia di nuove emittenti no profit in UK


Proprio mentre nel Parlamento europeo si insedia la rappresentanza britannica più ostile all'UE, il regolatore Ofcom annuncia un piano per la migrazione digitale di centinaia di emittenti locali che fa leva proprio sullo standard Eureka 147 messo a punto a livello europeo. Il nuovo meccanismo di licensing prevede anche un apposito iter legislativo che andrà a modificare alcune parti del Broadcasting Act e delle norme che oggi controllano l'assegnamento delle licenze relative ai multiplex DAB nazionali e regionali. Tutto si basa su una versione "light" della tecnologia DAB studiata da un esperto dello stesso Ofcom, Rashid Mustapha. Nel corso degli ultimi anni il ricercatore ha sviluppato una ricetta per un DAB su piccola scala e a basso costo, sfruttando il software open source messo a disposizione dal Canadian Communications Research Centre, dall'associazione Open Digital Radio e i moduli SDR della Ettus Research (maggiori dettagli su questo documento) . Tra il 2015 e il 2016 Ofcom ha condotto una sperimentazione in una decina di aree identificate all'interno del territorio nazionale. Una settantina di emittenti hanno partecipato a queste prove che il report finale, pubblicato nel settembre del 2016, definisce più che soddisfacenti. 

Se tutto andrà come previsto Ofcom annuncerà entro quest'anno i risultati di una indagine conoscitiva effettuata attraverso la consultazione lanciata in questi giorni e nel 2020 potrebbero partire le prime autorizzazioni, con una formula diversa dalle licenze "nazionali", "commerciali" e "comunitarie" che caratterizzano i network e le singole emittenti AM/FM o i programmi trasmessi dai tradizionali multiplex DAB. Lo "small-scale DAB" sarà riservato a soggetti no-profit, che dovranno reinvestire i propri utili per sostenere i propri progetti. Gli impianti non dovranno interferire con il DAB convenzionale ma limitarsi a utilizzare potenze molto ridotte, nell'ordine di 100 watts, in modo da creare zone di copertura molto circoscritte, in funzione della presenza nella stessa area di multiplex nazionali o regionali. 

04 maggio 2017

Lars Liljeryd, uno dei papà della radio digitale in finale per il premio dell'Ufficio brevetti europeo


L’Europa della creatività tecnologica è pronta a riunirsi a Venezia a metà giugno per le premiazioni dello European Inventor Award, promosso dall’Epo, l’ufficio brevetti comunitario. Uno dei finalisti dell’edizione 2017 è lo svedese Lars Liljeryd, che ha ottenuto la nomination al premio per i suoi algoritmi di compressione “Sbr”, Spectral band replication. Musicista, ingegnere del suono e inventore, Liljeryd ha unito il suo amore per la musica e la sua conoscenza dell'elettronica inventando una tecnica di riduzione dell’informazione che dimezza, o quasi, il “peso” dei file audio preservandone la qualità originale. Integrata nello standard HE-AAC, la tecnica SBR oggi viene utilizzata da 6 miliardi di dispositivi digitali per la diffusione, la riproduzione e la conservazione di file audio e permette a persone in tutto il mondo di ascoltare musica, trasmissioni radio digitali o podcast con un’alta fedeltà nettamente superiore all’ormai tradizionale MP3. La codifica messa a punto dall'estroso ingegnere e musicista svedese è alla base della radiofonia digitale DAB+ della radio satellitare Sirius XM ma anche del meno fortunato, commercialmente, Digital Radio Mondiale, standardizzato da ETSI.

Ribelle? Un “folle outsider”, come ama definirsi? Come inquadrare un uomo che emana curiosità intellettuale e che ha alle spalle abbastanza carriere da riempire un paio di vite? Lars Liljeryd, infatti, è stato batterista in due band che hanno scalato le classifiche di vendita della musica pop svedese; è stato ingegnere del suono, riparatore di organi Hammond, artista della luce, proprietario di un’azienda biotecnologica e mente creativa dietro una collezione di innovazioni. «La scienza dietro la codifica del suono era molto tradizionale. Io vedevo le cose da una prospettiva diversa», racconta Liljeryd, «questo mi ha portato a essere visto come qualcuno che voleva introdurre una tecnologia di rottura in un mondo tradizionale».
Rispetto alle tecniche di compressione più convenzionali, che cercano di tagliare le informazioni spettrali ritenute meno importanti, Liljeryd si è concentrato su quelle che appaiono duplicate nel suono originale. La sua invenzione è basata su un fenomeno chiamato “ridondanza spettrale” cioè sul fatto che le armoniche acustiche sono spesso simili nelle alte e nelle basse frequenze. Liljeryd ha capito che non era necessario trasmettere tutte le informazioni del file per mantenere il suono originale: bastava trasmettere le frequenze più basse e usarle come “guida” per ricostruire – a valle, nel ricevitore – le frequenze più alte. Nelle sue intenzione gli algoritmi dovevano quindi funzionare come una sorta di “turbocompressore” di tecniche già consolidate, come l’audio AAC. Nasce così il nuovo standard HE-AAC, quello che ha reso possibile lo streaming di contenuti digitali ad alta qualità.
Come si legge nel sito del consorzio promotore del DAB, HE-AAC v2 (divenuto parte integrante di MPEG4) combina tre diverse tecnologie:

- Il "core" del codec AAC (Advanced Audio Coding)
- L'algoritmo di Spectral Band Replication escogitato da Liljeryd e i suoi collaboratori e basato su un aumento di efficienza che sfrutta il bit rate disponibile privilegiando le frequenze più basse. Il decoder in arrivo "genera" quelle più elevate analizzando la parte bassa della banda base e le informazioni residue fornite dal codificatore, che richiedono meno banda per essere trasmesse.
- Lo stereo parametrico (PS) costituito da un segnale mono sottomiscelato dall'originale e corretto da informazioni residuali pre-codificate. Il decoder ricostruisce i due canali stereo sulla base di queste informazioni. 

Lo standard'HE-AAC v2 è considerato un sovrainsieme del convezionale codec AAC, un modello che consente di utilizzare l'AAC quando siano disponibili bit rate molto elevati, una miscela di di AAC e SBR per le larghezze di banda intermedie ed eventualmente l'aggiunta del PS per i bit rate più bassi. Un approfondimento sul funzionamento dei nuovi algoritmi si trova sul sito EBU ed è curato da Coding Technologies, la società che la società creata da Liljeryd con capitali privati e il sostegno scientifico del Fraunhofer Institute.
Nel 2007 Dolby Laboratories ha acquisito Coding Technologies e i suoi brevetti per 170 milioni di euro assumendo il suo fondatore Liljeryd come super consulente tecnico. Andato 'in pensione' nel 2016 Liljeryd oltre a seguire molti hobby continua a supportare la start-up medicale Diabetes Tools AB, che ha fondato nel 2000. «Nel migliorare la salute e l'assistenza alle persone con diabete vorrei avere il successo che ho ottenuto con le mie altre invenzioni.» Allo European Inventor Award, l’estroso batterista-ingegnere svedese  sarà in ottima compagnia, affiancando nella tradizione delle codifiche digitali personaggi come Karlheinz Brandenburg (finalista per il premio alla carriera del 2006) considerato il padre dell’audio digitale compresso; il nostro Leonardo Chiariglione (finalista per il premio alla carriera nel 2008), autentica “anima” dello standard video MPEG e dell’HDTV; e Kornelis A. Schouhamer Immink (finalista per i premi alla carriera nel 2015) che ebbe un ruolo chiave nello sviluppo di EFM, il sistema di codifica usato da CD, DVD e MiniDisc.

14 dicembre 2015

Il DAB+ in Francia, ecco il calendario della copertura nazionale. Si lavorerà fino al 2023.


Era un po' uscita dai radar dopo il lancio di una prima fase con la copertura di Parigi, Lione e Nizza, ma l'iter delle consultazioni e degli studi era andato a vanti e oggi la Francia rientra massicciamente nella corsa alla radio digitale con la pubblicazione di una tabella di marcia per la copertura dell'intero territorio nazionale. In tutto sono previste dal regolatore CSA ben 16 tappe da qui al 2023 (!), in ciascuna delle quali saranno previsti bandi per l'allocazione di risorse "estese" e "locali". In queste tappe, tra 2016 e 2017 sono previste le estensioni locali delle coperture delle tre principali aree urbane francesi, già citate (la capitale, Lione e Nizza). Ci vorranno insomma altri 8 anni per avere in Francia un panorama DAB+ consolidato e nel frattempo ci saranno inevitabilmente enormi cambiamenti a livello delle infrastrutture Internet, in particolare quelle mobili. Il CSA sembra avere ben presente queste possibili evoluzioni. Allo stato attuale, però, bisogna riconoscere che se il consumo di radiofonia attraverso Internet, in rete fissa o mobile, è nettamente in crescita. la scalabilità di questa modalità di fruizione è ancora in discussione. Il modello di distribuzione broadcast - rispetto alla modalità unicast, o punto-punto, offerta dalle infrastrutture IP - continua indubbiamente ad avere i suoi vantaggi. Il vero problema è riuscire a capire la durata di tali vantaggi nel tempo e un orizzonte di otto anni è davvero ampio. 

Vale comunque la pena di studiare a fondo l'approccio francese al DAB+, perché c'è molto da imparare. Sul sito del CSA, seguendo i link forniti dal comunicato ufficiale del 10 dicembre, si arriva a diversi documenti realizzati anche sulla base di consultazioni pubbliche svolte alla fine del 2014 (comunicato gennaio 2015 con la pubblicazione del rapporto "Evolution des modes de diffusion de
la radio: quel rôle pour la radio numérique terrestre?") e a metà 2015 (comunicato ottobre 2015). Sulla base della consultazione dei candidati per i possibili multiplex locali è stato pubblicato anche il rapporto con l'analisi dell'offerta attuale FM e di un possibile adattamento a uno scenario DAB+.
Non è facile sintetizzare tutto, per il momento mi limito a riportare qui uno schema con il calendario delle prossime gare di aggiudicamento delle risorse.

17 aprile 2015

Prospettive digitali: la Norvegia spegne l'FM tra venti mesi. Ma l'Italia esita ancora

Ma la radio digitale, che fine ha fatto? Mentre la Norvegia annuncia il piano definitivo per lo switchoff dell'FM analogica a partire dal primo gennaio 2017 (più avanti nel corso del 2015 verranno comunicati i criteri per la definizione delle emittenti locali che saranno autorizzate a proseguire le trasmissioni in FM insieme alle misure per favorire l'inserimento del maggior numero possibile di piccole stazioni nei multiplex DAB), in Italia e altre nazioni sembra che l'interesse nei confronti dello stesso DAB sia meno vivace. In occasione di Radiodays Europe ho percepito da parte degli operatori di tutto il mondo la crescente convinzione che la radio sia diventata digitale - e soprattutto "social" - indipendentemente dalla tecnologia adottata per diffonderne i contenuti. Nell'area espositiva un piccolo stand era dedicato al sistema americano HD Radio e ho potuto scambiare qualche impressione con il responsabile marketing di Ibiquity, la società che promuove negli Stati Uniti il digitale ibrido. Sono oltre 2000 le stazioni ad averlo adottato, il grosso concentrato tra le emittenti in FM. Il digitale sulle medie non ha preso altrettanto piede e anche se è possibile che un certo stimolo derivi dalla decisione di autorizzare le trasmissioni "all digitale", che permettono di ottenere un segnale più corposo senza dover sacrificare niente per la trasmissione delle portanti analogiche, al salone NAB Show in corso proprio in questi giorni a Las Vegas il messaggio degli operatori è abbastanza chiaro: l'unico orizzonte possibile per le 4 o 5 mila stazioni AM degli USA è la migrazione all'FM analogica. E forse da qui al digitale HD Radio. Gli stessi rappresentanti Ibiquity confermano che tra ricevitori stand alone e autoradio, ormai il parco di apparecchi compatibili ha superato i 20 milioni di unità.

Allo stand c'era qualche esempio piuttosto interessante, sia della nuova linea di ricevitori "private label" SPARC di cui Ibiquity ha iniziato la commercializzazione online. Queste radio ibride HD Radio/FM possono in teoria servire ad alimentare i mercati extra-USA che Ibiquity vuole conquistare, come il Messico o il Brasile. Ma all'evento milanese ho visto anche un esemplare molto curioso di telefonino "feature phone" (il gergo di settore per telefono per definire il cellulare non-smart) con integrato un chip HD Radio/FM. Il telefonino aveva il marchio BeatBoy e, mi è stato detto, verrà commercializzato nelle Filippine, dove Ibiquity sta sperimentando le sue emissioni fin dal 2005. Come sempre, è molto difficile fare previsioni, perché è sempre più chiaro che la radiofonia in generale, FM o digitale che sia, ha un unico vero avversario che si chiama mobile Internet. Per il momento valgono ancora le analisi di costo che valutano ancora vantaggioso il modello broadcast rispetto al broadband, almeno nella trasmissione verso bacini di pubblico molto estesi o popolati. Ma nel confronto tra mondo analogico e digitale, lo sappiamo molto bene, le dinamiche di costo sono le prime a cambiare. Staremo a vedere.


E il DAB+ all'italiana? Tra RadioCity Milano e Radiodays ho avuto modo di parlare anche con gli amici di Digital Radio Italia e li ho trovati ancora più ottimisti del solito. La copertura, su iniziativa soprattutto dei consorzi commerciali, sta crescendo. Nelle province dove l'offerta DAB+ è più completa le vendite dei ricevitori sono incoraggianti e soprattutto il mercato automotive pare essere in pieno boom (in effetti Fiat-Chrysler vanta, per la Fiat 500L equipaggiata con DAB un aumento considerevole dei volumi venduti, con percentuali superiori al 500% col segno più). Il problema è che in queste analisi è sempre complicato stabilire la reale distanza tra il potenziale di vendita che possiamo desumere dai cataloghi dei costruttori e il concreto sell-out di automobili che sono davvero in grado di ricevere le trasmissioni DAB+ a bordo. A Milano ho sentito parlare di cifre, a cinque zeri, che francamente mi sembrano leggermene azzardate. Nel 2014, senza contare il segmento car radio, la base installata era stimata in 100 mila apparecchi, probabilmente non tutti DAB+. Quest'anno si prevede di superare nel complesso le 400 mila unità. Anche facendo la tara dell'entusiasmo che contraddistingue tutti i consorzi nati per promuovere qualcosa, i numeri cominciano a essere interessanti. Non si capisce perché Radio RAI e Raiway non spingano a tavoletta sull'acceleratore. Tanto più che a giudicare dagli studi, per esempio di GFK, gli italiani sembrano molto sensibili all'argomento connected car e alla possibilità di accedere a contenuti multimediali in auto attraverso connessioni radiomobili. Il mondo della radio digitale in Italia sta segliendo, sul piano infrastrutturale, una politica troppo attendista. I costruttori di automobili, praticamente tutti già dotati di proprie piattaforme connected car, Apple e ovviamente i maggiori operatori con il 4G, non esiteranno un minuto a rubare il mercato sotto il naso di operatori radiofonici troppo conservatori. Ma l'unico modo per sfondare, in mancanza di una politica di switchoff della radio analogica su scala europea, è stimolare l'interesse nei confronti del DAB con contenuti esclusivi: calcio, intrattenimento, infotraffico... A me sembra un principio così elementare, ma è possibile che il cretino sia io.

Torniamo però alla Norvegia, dove politica e organi tecnici hanno deciso il destino della radio FM con inesorabile, nordica precisione. Il documento da cui parte tutto, Norwegian proposal on the digitizaton of radio, del 2011, si può scaricare in lingua inglese. Il 16 aprile il Ministero della cultura ha annunciato ufficialmente il piano di implementazione del passaggio definito quattro anni fa. Eccolo in questa tabella di sintesi pubblicata da Radio.no:



L'authority norvegese aveva già annunciato il 24 febbraio il raggiungimento delle soglie di copertura minime definite nel 2011 per autorizzare lo spegnimento della radio FM. In quella data aveva anche precisato che entro il 2015 sarebbero stati resi noti i criteri che autorizzavano le emittenti molto piccole a mantenere una presenza in FM a causa evidentemente dei costi e delle difficoltà nel accomodare tutte queste emittenti in un multiplex digitale. Sulla base delle esperienze maturate tra Regno Unito, Norvegia e Svizzera (ma non dimentichamo che anche Svezia, Olanda, Danimarca e altri si stanno orientando verso lo spegnimento dell'FM), l'Unione dei broadcaster europei EBU ha preparato un "digital radio kit" per illustrare questo epocale passaggio alle aspiranti nazioni digitali. Invito gli operatori delle radio ma soprattutto il Governo, il Parlamento, il Ministero dello sviluppo economico e AGCOM a scaricare e leggere l'istruttivo documento. Non è difficile.


30 ottobre 2014

A Roma (4-5 novembre) tutto il mondo della radio digitale: Pure sale a bordo dell'automobile.


A Roma il 4 e 5 novembre si tiene l'edizione 2014 della "General Assembly" del WorldDMB Forum, la conferenza mondiale della radio digitale. Il nutrito programma prevede due appuntamenti davvero sostanziosi nella giornata del 5, quando i partecipanti all'evento faranno il punto sulle prospettive di mercato in italia e sul futuro "senza FM" delle nazioni che stanno per decidere o hanno già fissato un percorso di definitivo passaggio alle infrastrutture radiofoniche numeriche (Norvegia, UK, Svizzera) o in cui lo standard DAB, Digital Audio Broadcasting, sta avendo particolare successo (Australia, Danimarca, Germania). L'appuntamento è al Crowne Plaza St. Peter's Hotel sull'Appia Antica.
Non mancheranno gli annunci dell'industria dei ricevitori, con un occhio particolare al tema del digital car radio. La britannica Pure presenterà Highway H250S e Highway H270SB – due avanzate autoradio 1 DIN caratterizzate da un sintonizzatore che, oltre a ricevere il segnale AM ed FM, riceve anche la DigitalRadio a standard DAB e DAB+. Entrambi i modelli Pure offrono un’ottima qualità del suono e dispongono di una porta USB per collegare iPod/iPhone e altri dispositivi per la riproduzione di playlist. Highway H270SB offre in più la connessione Bluetooth sia per lo streaming della musica che per telefonare. Highway H250S e Highway H270SB dispongono dell’innovativa funzione “Service following”: in caso di perdita di segnale, un utente all’ascolto di una stazione DAB verrà risintonizzato automaticamente sulla medesima stazione radio, con la migliore ricezione disponibile o, in alternativa, su una stazione radio digitale simile (se l’informazione è trasmessa dall’emittente). Qualora la stessa stazione (o simili) non fosse disponibile in modalità DAB, Highway tenterà di trovare la stessa stazione in modalità  FM. Ritornando in un’area dove questa stazione è di nuovo disponibile in DAB, Highway passerà automaticamente dall’FM al Digitale. 
Pure disponeva già di una soluzione pensata per tutte quelle autovetture ove la sostituzione dell’autoradio (1 DIN) non è possibile perché la radio è completamente integrata all’interno del veicolo. Le autoradio Pure Highway H250S e H270B si aggiungono infatti al convertitore esterno Highway 300D, da tempo inserito nei canali degli accessori after market.
Sarà presente anche il brand italiano Brionvega, noto per i suoi prodotti DAB di fascia alta e dai tratti inconfondibilmente vintage. Con la sua radio.cubo modello ts 522 D+Bluetooth, Brionvega ha creato un nuovo modo di gestire e ascoltare la musica combinando uno dei design rediofonici storicamente più distintivi e il futuro delle tecnologie DAB/DAB+ e Bluetooth.

14 ottobre 2014

Svezia: 25 nuove licenze DAB+, ma il revisore pubblico vuole far luce sull'economicità

In Svezia la radio digitale T-DAB ha avuto un percorso molto simile a quello di altre nazioni europee, Italia inclusa. Dopo una decina di anni di sperimentazioni, il governo svedese nel 2005 conclude che il DAB non è una strada percorribile. Passano altri sette o otto anni e il governo cambia nuovamente idea, questa volta non solo il DAB si deve fare, ma la futura rete digitale (proprio in questi giorni sono state concesse numerose licenze, 21 nazionali e 4 regionali) andrà a sostituire completamente la radio in FM, che verrà spenta presumibilmente intorno al 2022. 
Ora però interviene il pubblico Revisore dei conti (Riksrevisionen), che l'anno prossimo pubblicherà un rapporto sui costi e benefici per lo Stato e i cittadini. La traduzione in inglese è molto efficace (quella in italiano molto meno, vi lascio il piacere della scoperta). Il succo è che il Revisore vuole stabilire se la transizione al DAB sarà economicamente sostenibile e quale sarà l'impatto sulla società e i consumatori, anche alla luce di possibili alternative allo switch-off dell'FM, incluso lo streaming in mobilità. Sarà interessante leggere le conclusioni raggiunte nel report promesso per marzo 2015.

State's handling of the transition to digital radio
National Audit Office has initiated a review of the state's handling of the transition to digital, starting with a completed feasibility study. The results of the review will be presented in a report, with a planned release in March 2015 Margaret Atkins is responsible Auditor.
Parliament decided in 1995 to let the Swedish Radio (SR), Educational Broadcasting Company (UR) and private broadcasters begin broadcasting with digital technology Terrestrial Digital Audio Broadcasting (T-DAB). The government chose in 2005 not to continue expanding as the benefits to consumers were not understood and that other technologies are not fully tested. In addition, the government noted that the T-DAB had limited success in other countries.
Digital radio has been brought back in 2013 and the Bill Formation and availability - radio and television public service from 2014 to 2019 in which the government argued that the advantages of digitization of terrestrial network. The government stressed that the development of digital radio should be market-driven and therefore left it to the industry to determine if technical solution. SR and UR, together with the dominant commercial companies MTG and SBS stated that the upgraded technology T-DAB + seems to be most suited for Sweden.
An industry coordinator shall Nov. 30, 2014 present a plan for the transition to digital radio. The plan is a prerequisite for the government to revisit the issue. Thereafter, the parliament might decide that the FM network will be decommissioned and replaced by a digital terrestrial network.
It has emerged in the pilot study indicate that different alternatives are not sufficiently illuminated and that the consequences for society and citizens have not been clarified. It is also uncertain whether a conversion to a digital terrestrial radio network is optimally planned based on the limited spectrum space. 
Purpose
The purpose of the review is to examine whether the state contributes to the transition to digital radio in a way that is economically efficient and that meet the needs of citizens. The review also aims to contribute to the Parliament receives a paper which highlights the consequences of and alternatives to extinguish FM network and replace it with a T-DAB networks.

11 settembre 2014

Radio digitale in Europa (e Australia): il mercato italiano (39mila radio) si confronta con pochi "big"

L'associazione WorldDMB pubblica un prospetto riassuntivo sulla situazione del mercato della radio digitale in Europa e Australia. Per la prima volta anche la base di ricevitori in Italia viene messa a confronto con quella di altre nazioni. Secondo i dati Gfk, alla fine dell'anno scorso abbiamo sfiorato una base di quasi 40 mila ricevitori compatibili (sarebbero 39 mila) con il DAB. Una cifra che si raggiunge mettendo insieme i numeri degli apparecchi venduti annualmente dal 2008 al 2013. Spinte evidentemente dall'interesse generato dalla partenza delle trasmissioni in Trentino, abbiamo avuto tra il 2012 e il 2013 un raddoppio di ricevitori venduti, 12 mila contro 6 mila.
Secondo l'infografica del WorldDMB Forum, la copertura della radio digitale (in percentuale di popolazione) rimane invece immutata nello stesso periodo. Siamo partiti dal 65% della popolazione del 2008 e nel 2013 eravamo ancora al 65%. Mi permetto di essere un po' scettico su questi valori, che mi sembrano a dir poco ottimistici, anche considerando la presenza di impianti di radio digitale in diverse grandi città. Forse è vero che nel 2008 doveva essere ancora attiva la sperimentazione DAB+ a Bologna e Venezia, la cui cessazione potrebbe essere stata parzialmente compensata dal lancio dei multiplex in Trentino e da qualche altra nuova apertura, ma al momento non mi sembra di poter dire che quasi 30 milioni di persone hanno accesso in Italia alla programmazione in DAB, e comunque si tratterà in molti casi di una offerta molto limitata. 
Si tratta in ogni caso di una infografica molto interessante, anche se concede molto spazio anche alle perplessità in ordine a una migrazione che sembra lasciarsi dietro nazioni europee importanti. Appena avrò qualche dato Gfk aggiornato al 2014 li pubblicherò qui.


L'infografica è estratta dal WorldDMB Global Update 2014 che il Forum ha appena pubblicato e presentato all'IFA di Berlino. Il link diretto al file PDF è questo.

09 settembre 2014

Valle d'Aosta e Piemonte Occidentale: Agcom decide due nuove regioni "digital radio"

Secondo il blog del sito Digital Radio, a fine luglio il Consiglio del regolatore Agcom si è riunito per decidere, tra l'altro, anche l'estensione del piano di copertura regionale in radiofonia digitale T-DAB+, disponendo per l'attivazione dell'iter in Valle d'Aosta e nel Piemonte Occidentale. La decisione era iscritta all'ordine del giorno della seduta dello scorso 29 luglio ("Estensione alla regione Valle d’Aosta e all’area tecnica del Piemonte Occidentale della pianificazione per il servizio di radiodiffusione sonora in tecnica digitale con standard DAB+, già attuata con un progetto pilota nel Trentino Alto Adige"). 
Ora secondo la prassi gli uffici tecnici del Ministero per le Infrastrutture e lo Sviluppo Economico dovrebbero assegnare i relativi blocchi di frequenza. Trattandosi di due regioni di confine - vedi il post di ieri - potrebbero verificarsi dei problemi qualora lo stesso MISE dovesse procedere alla risoluzione di eventuali conflitti frequenziali televisivi con Francia e Svizzera utilizzando i canali della banda III VHF non assegnati nel corso dell'asta di metà giugno 2014. Considerando che in Italia si tende sempre a salvaguardare l'in statu quo, sarebbe davvero opportuno che il regolatore e i tavoli tecnici accelerassero la pianificazione della radio digitale, procedendo in parallelo su più regioni (non è solo una questione di blocchi da assegnare, c'è anche la questione non banale della formazione dei multiplex locali e delle società consortili che devono gestirli). L'impegno dei costruttori ha già portato alla creazione di una consistente base di apparecchi compatibili con la radio digitale DAB+, bene o male la presenza di numerose stazioni anche a Roma e Milano - anche con qualche primo esempio di contenuti esclusivi, come nel caso dei canali Web Radio della RAI o degli stream musicali nel multiplex di RTL102.5 - contribuisce a estendere la conoscenza, e il gradimento nei confronti della nuova radiofonia. Sarebbe davvero un peccato perdere questa occasione di rilancio in un settore che soffre per i cali degli investimenti pubblicitari e per lo scontro "generazionale" con i nuovi media.

08 settembre 2014

Dai conflitti frequenziali per le nostre TV di confine arriva una pessima notizia per la radio digitale

Si addensano nubi molto oscure sul destino della radio digitale in Italia, che annaspa per trovare uno stabile percorso di crescita dopo l'isolata sperimentazione in Trentino Alto Adige. Un osservatore autorevole come il periodico Newslinet rivela che il Ministero per lo sviluppo economico sarebbe intenzionato a riassegnare alla tv digitale terrestre le frequenze televisive in banda III VHF che avevano fatto parte dei lotti messi all'asta "per l'attribuzione delle risorse DTT dell'ex beauty contest", asta alla quale aveva partecipato un solo editore televisivo, Urbano Cairo, il quale aveva ottenuto per La7 il lotto numero 3 comprensivo dei canali UHF 25 e 59. I lotti 1 e 2 includevano, oltre al canale 23 UHF i canali 6, 7 e 11 in banda III, quella utilizzata anche per la radio digitale DAB+
Perché MSE vorrebbe riutilizzare queste frequenze? Perché l'Italia si trova attualmente in procedura di infrazione a livello europeo in seguito ai problemi interferenziali che affliggono le nostre zone di confine con altre nazioni. I problemi, secondo Newslinet, risalgono ai primi tempi del DVB-T e a una pianificazione che non ha tenuto conto delle possibilità incompatibilità con gli altri piani dei nostri vicini geografici. Ora però per evitare multe e altre conseguenze negative l'Italia si è impegnata a risolvere i contenziosi entro la fine dell'anno. Da qui l'urgenza nell'individuare tutte le soluzioni possibili, tra riassegnamenti, indennizzi per gli editori che avevano già investito nel digitale televisivo e cordate tra editori stessi per l'uso condiviso dei multiplex: strumento che forse offrirebbe una buona via d'uscita ma è sempre stato visto con poco entusiasmo dagli editori stessi. Anche tenendo conto delle varie "pezze" da cucire sulla coperta troppo stretta, conclude Newslinet, resterebbero ancora il 40-50% di editori (tra coloro che sono interessati alle "incompatibilità radioelettriche internazionali") a cui dare in qualche modo soddisfazione.
La possibile scomparsa di tre blocchi - il 6, 7 e 11 - dallo spettro di risorse di cui la radio digitale potrà disporre in futuro, equivale in pratica alla fine del progetto del DAB così come era stato concepito qualche anno fa da Agcom. Senza quelle frequenze il DAB non potrà rappresentare la possibile evoluzione al digitale per l'insieme della nostra industria radiofonica, pubblica e privata. Non ci sarebbe abbastanza spazio per tutti. Questo potrebbe esacerbare le posizioni degli editori più scettici nei confronti di questa tecnologia e qualora a livello europeo si dovesse concordare un passaggio obbligato dalla radio analogica a quella digitale (attraverso lo spegnimento totale o parziale dell'FM), si scatenerebbe un autentico caos e lieviterebbero i costi degli inevitabili indennizzi da riconoscere a chi ha investito per anni in una radiofonia ormai "antiquata". 
Insomma un gran bel pasticcio, reso ancora più sgradevole quando pensiamo che nel momento stesso in cui era stata fissata l'asta per l'attribuzione degli "scarti" del DTT, queste risorse erano comunque destinate al mondo televisivo (anche se un solo editore aveva poi effettivamente partecipato). La verità è che tanto per cambiare non c'è mai stata la volontà di pianificare un corretto e moderno assetto radiofonico e tutto, come sempre, è stato lasciato all'italica improvvisazione.

02 settembre 2014

A 10 anni dallo switchoff dell'FM, la Svizzera è il laboratorio della radio digitale


Ormai la Svizzera è diventata ufficialmente il laboratorio mondiale della radio digitale DAB+, superando non solo sul piano tecnologico il caso britannico (tuttora fermo al vetusto DAB/Musicam) bensì su quello della pianificazione. Tra soli dieci anni, nel 2024, la Svizzera prevede infatti di trasportare tutta la radiofonia sul digitale, chiudendo le attuali infrastrutture FM. Uno studio tedesco appena pubblicato da mediareports Prognos e dedicato alle prospettive della radio digitale nell'Europa di lingua e cultura tedesca, dice che che su tre nazioni solo la Svizzera è "in linea" con l'unica possibile strategia di successo del DAB: lo switchoff dell'analogico. Soprattutto in Germania, sostiene lo studio, la semplice verità è che il successo del DAB+ dipende dal "sacrificio" della vecchia FM, e che solo una precisa calenderizzazione dello switchoff può portare a una affermazione del DAB+.


A Zurigo in questi giorni, dopo Ginevra poco prima dell'estate, è entrato nella fase operativa il progetto di radio digitale della società Digris, che il regolatore Ufcom aveva autorizzato un anno fa, avviando il piano di sviluppo del cosiddetto quarto "layer" di emittenti DAB+ (in Svizzera ciascuna area linguistica dispone già di un certo numero di reti DAB+ per accogliere i canali pubblici, la nuova offerta digitale e i vari canali delle radio commerciali, solo in Ticino al momento esiste un solo layer, mentre nelle aree tedesca e francese ne sono entrati in funzione già, rispettivamente tre e due). Grazie alle piattaforme software aperte, Digris può realizzare il suo quarto layer con una barriera di accesso, per gli operatori di contenuto, molto bassa. A differenza dei primi tre layer, la rete è infatti concepita non su scala regionale o subregionale, ma locale: gli impianti gestiti da Digris insistono sulle aree urbane e i multiplex vengono gestiti in modo molto dinamico, offrendo anche alle Webradio la possibilità di andare finalmente on air. Non a caso Digris parla di "isole digitali" DAB+.  Da noi e altrove sarebbe una rivoluzione, in Svizzera è già una realtà. Nella città di Calvino il multiplex Digris è entrato in funzione a fine maggio sul blocco 10D, mentre a Zurigo la recente inaugurazione è avvenuta sul 9A.

Il calendario Digris prevede l'attivazione di isole digitali anche in Canton Ticino, partendo da marzo prossimo a Lugano, seguita da Bellinzona, Chiasso e Locarno nel 2016. Potrebbe quindi avvenire che già l'edizione 2015 del Gwenstival, il festival musical-letterario della Webradio ticinese Radio Gwen, possa essere ascoltato su una frequenza temporanea DAB. Tutto quello che so è che il festival edizione 2014, la quinta di questa manifestazione, previsto dal 6 al 12 ottobre, avrà anche questa volta le sue frequenze FM speciali, non più solo a Chiasso e Lugano ma anche a Locarno. Ancora queste frequenze non si conoscono ma dovrebbero permettere alla Webradio di essere ascoltata on air per un mese. Come anteprima del festival, che prevede la presenza di 21 gruppi musicali, la messa in onda di 43 programmi radiofonici e 105 contributi di ogni genere, Radio Gwen annuncia poi la ripresa del fortunato Open FM Lab, un workshop che si terrà domenica 28 settembre (solo 20 posti a 25 franchi) e che consentirà ai partecipanti di assemblarsi una radio (analogica) personalizzata grazie alla collaborazione dei designer della scuola superiore SUPSI e dei suoi laboratori di stampa 3D. L'obiettivo dell'Open FM Radio Lab II è ancora più ambizioso: costruire un radio-drone capace di volare.

"L’Open FM Radio Lab è un workshop su come personalizzare dei ricevitori radio elettronici analogici attraverso tecniche di fabbricazione digitale e strumenti elettronici fai da te.
I visitatori del festival costruiscono la parte elettronica del kit OPEN FM RADIO combinando e saldando i componenti e seguendo le istruzioni degli insegnanti.
I visitatori personalizzano la forma e gli elementi fisici di interfaccia della Radio manipolando i file CAD che sono rilasciati in open source in rete.
Producono le parti fisiche della radio attraverso stampanti 3D in open source o componenti pre-assemblati tagliati al laser (in collaborazione con Serena Cangiano - USI/SUPSI - Laboratory of Visual culture - Lugano)"  

25 giugno 2014

Sorpresa, i canali Web Radio RAI spuntano sul DAB+. Ma la situazione della radio digitale è ferma.

Nella generale indifferenza in cui sembra essere ritornata la questione della radio digitale DAB+ in Italia, con sullo sfondo le possibili conseguenze sull'assetto di RaiWay, l'operatore dei tralicci radiotelevisivi, dei tagli imposti dal governo Renzi, ecco che proprio l'offerta di Radio RAI sul digitale si arricchisce, sul multiplex 12B (225,648 MHz), di tre nuovi canali. Per la prima volta i tre flussi che la RAI diffondeva solo via Web, i programmi WR6 (programmi d'archivio, ai quali è stata purtroppo imposta una brusca virata mistico-cattolica dall'arrivo del nuovo responsabile Sergio Valzania, ex-Radio Due) e WR7/8 (vari format musicali), si possono ascoltare via radio, senza un computer o uno smartphone collegato a Internet, con un apparecchio DAB+. Una decisione inattesa, ma auspicata da molti dei pochi appassionati del genere (il DAB ha una notorietà molto scarsa fuori dalla provincia di Trento che è stata teatro del primo vero lancio commerciale e ha visto il coinvolgimento della distribuzione e del retail di elettronica di consumo). Finora la RAI aveva esitato perché in Italia le direttive di Agcom impongono agli "incumbent", gli operatori già presenti in FM, un vincolo alla programmazione in simulcast di almeno il 50% dei contenuti trasmessi. In altre parole, un network FM non potrebbe in teoria trasmettere programmi diversi per più del 50% del tempo occupato sulla risorsa DAB assegnata. 
Un'altra notizia di stasera è che Eurodab, che fino a poco fa occupava con il suo multiplex il blocco 12A, sovrapponendosi alla frequenza utlizzata in Canton Ticino dal mux pubblico di RSI, ora si è spostata sul 13 E! Qualcosa si muove per la radio digitale che solo un anno fa si impegnava a coprire tutto il Nord Italia e l'Emilia? Personalmente sono contento di trovare finalmente on air l'offerta dei canali Web Radio, ma continuo a essere pessimista e penso che a questo punto dobbiamo sospendere per l'ennesima volta il giudizio e capire che cosa succederà di Raiway e del suo ruolo di fornitore dei consorzi DAB locali. Degli impegni presi a Trento si è realizzato poco, i grandi network non se la passano benissimo sul piano della pubblicità e a Trento stessa c'è stato un grosso pasticcio con consorzi come Eurodab e CR Dab. Beghe che hanno costretto Agcom a modificare le regole per la formazione dei multiplex tra network nazionali e stazioni locali faticano a consorziarsi. 
Sulla radio digitale continuiamo a fare tavoli, ma la triste realtà è che manca completamente un progetto vero, coordinato a livello nazionale e con obiettivi temporali precisi. Agcom, spiace dirlo, ha lavorato in maniera molto confusa, le regole sono espresse in linguaggio oscuro, fatte apposta per dar lavoro ai consulenti tecnico-legali (per carità, ci devono essere, ma per il pubblico è una barriera in più). La questione delle frequenze è un paradosso totale. Da anni dicono che vogliono rimuovere i vari ostacoli burocratici e di mercato (tipo le frequenze appannaggio della Difesa e roba del genere). Ma anche qui non si capisce a fondo perché in Italia il DAB si debba concentrare su pochissimi blocchi perché la continuità non c'è ancora (che succederà adesso per esempio dell'eterna bega di Europa 7 che finora occupava il canale 10?). Nel frattempo il consorzio Eurodab che fa riferimento a RTL continua una politica isolata di dispiegamento di impianti, positiva per l'aspetto della maggiore copertura, ma che certo non contribuisce a "fare sistema". 
Tutto il discorso dei multiplex e della loro ripartizione è vincolato alla disponibilità dei blocchi e alla regola del numero di "capacity unit" assegnato da Agcom. Ogni "programma" nel multiplex - in pratica ogni flusso radiofonico dall'FM o un nuovo entrante - ha 72 CU, su un totale nella cosiddetta Common Interleaved Frame del totale del multiplex pari a 864 CU. La CIF è l'insieme dei flussi codificati nel multiplex, è una trama di un totale di 55296 bit trasmessa ogni 24 millisecondi. La CU è lo spazio minimo indirizzabile e vale 64 bit. Il DAB è una bruttissima bestia perché si possono variare molti parametri, come il symbol rate della singola sottoportante OFDM, i vari error protection rate su cui puoi far leva per avere maggiore copertura o migliore qualità. C'è una tabella riassuntiva che trovate qui (cercate per la tabella 5.11.1) che riassume quanti flussi si possono mettere per vari bit rate per vari livelli di protezione audio (trovate quelli consigliati per i vari mezzi di distribuzione qui  tabella 5.2). Ma poi molto dipende da come implementi il tuo feed studio-multiplex, da che cosa succede materialmente tra generazione del suono, codifica, distribuzione, trasmissione... 
La vicenda degli assegnamenti è estremamente complessa perché quando è stato deciso l'assegnamento complessivo di 14 mux (1=RAI, 2=network privati nazionali e 11 in totale da assegnare ai consorzi regionali provinciali) CR Dab ha presentato ricorso al Tar. A Trento né Eurodab né CR Dab hanno partecipato alla discussione che ha coinvolto Rai, ClubDab e i due consorzi di emittenti locali Digiloc (emanazione di Aeranti-Corallo, che ha raggiunto un accordo di fornitura con Raiway) e DBTAA,  Digital Broadcasting Trentino Alto Adige EuroDab. CR Dab spiega molte sue posizioni qui
Proprio in considerazione dei problemi che la composizione del secondo multiplex delle nazionali aveva comportato a Trento, Agcom aveva variato (delibera 567/13/CONS, Allegato A) le regole di assegnamento in modo da consentire un beauty contest tra coloro che fossero disponibili a trasmettere "qualora le società consortili non raggiungano la percentuale di partecipazione di cui al comma 5, i diritti d’uso delle radiofrequenze per le trasmissioni radiofoniche terrestri in tecnica digitale sono assegnati mediante la procedura di selezione comparativa". Contro la 567 è stata presentato ricorso al TAR del Lazio, ricorso che è stato respinto nel gennaio di quest'anno. Come si vede la situazione è molto intricata e molti editori e consorzi rimangono critici su una questione che non è da poco: le risorse in termini di numero di blocchi disponibili sono meno del dovuto, 14 multiplex in totale non sono sufficienti per tutti, non permettono agli incumbent di sperimentare nuovi contenuti (i privati hanno in pratica spazio per sistemare 24 canali oggi presenti in FM su scala nazionale). CR Dab chiede per esempio che sia esplicitamente prevista la possibilità di sperimentare sistemi alternativi come il DRM. FRT, con CR Dab, lamenta anche lei le poche risorse per le emittenti locali. La verità è che è molto difficile uscire fuori dal ginepraio: il DAB è stato pensato in una Europa in cui il fenomeno della radiofonia commerciale, sorto come qualcosa di estraneo alla tradizione storica fortemente statalista, era ormai stato metabolizzato attraverso procedure più o meno rigorose di regolamentazione dell'FM. L'Italia è una anomalia completa. Forse anche la Spagna presenterebbe dei problemi considerato la vistosa presenza di emittenti del tutto prive di licenza e una tradizione locale-commerciale che risale a prima della guerra, ma niente a che vedere con la situazione italiana. Ci vorrebbe un salto di fantasia, l'adozione di un sistema misto come sostiene CR Dab, per esempio, anche se sul DRM+ non si può seriamente contare, la componentistica e i ricevitori sono a zero). Certamente lato offerta c'è un problema di rappresentanza e di mancato coordinamento esteso. 
A livello di regolamentazione pesa come un macigno la mancanza a livello nazionale di progettualità autentica, di volontà di pensare a un futuro mediatico che non debba servire unicamente gli interessi del duopolio televisivo. La radiofonia è un bene di tutti? E allora si studi il modo per fare gli interessi di tutti, ma proprio tutti. 

28 maggio 2014

Migrazione al digitale: la Svizzera spegnerà l'FM entro il 2024

Ancora dieci anni. Questo il termine fissato indicativamente dal Gruppo di lavoro Migrazione al digitale  (DIgMig)che sta studiando in Svizzera il delicato, definitivo passaggio dalla radiofonia analogica a quella digitale. Entro il 2024 (al più tardi!) si prevede che le stazioni attualmente attive in modulazione di frequenza commuteranno una volta per tutte sui loro impianti numerici. Questo in sostanza il risultato dei primi lavori consultivi svolti dal Gruppo e comunicati l'altro ieri, 26 maggio:

L'avenir de la diffusion radiophonique suisse est numérique. Le DAB+ remplacera à moyen terme la diffusion OUC (FM). Tels sont les deux enseignements d’une journée d’information au sujet de la radio numérique terrestre DAB+, à laquelle le Groupe de travail Migration digitale (DigiMig) avait convié ce lundi 26 mai 2014 l’ensemble des radios suisses. Les discussions ont notamment porté sur la date de l’extinction de la FM. Elle est envisagée en 2024 au plus tard avec des étapes régionales intermédiaires et anticipées.Le groupe de travail Migration numérique se compose de représentants de la SSR et des associations romande (RRR), alémanique (VSP) et nationale (UNIKOM) des radios privées. Les spécialistes radio de l’OFCOM, de Swisscom et de la branche automobile prennent part aux travaux. Le groupe s’est fixé le but de développer une démarche valable pour toute la branche radio et définissant les modalités de la migration coordonnée des radios OUC vers le DAB+. L’objectif est de livrer une feuille de route à Mme la Conseillère fédérale Doris Leuthard avant la fin de l’année.
Les participants à la journée d’information en ont appris davantage sur le calendrier prévu, les incidences législatives et réglementaires, les aspects techniques, les d'incitations ou les actions visant à promouvoir la vente des appareils de réception. Ils ont pu déposer leurs avis, remarques et commentaires sur le processus de migration envisagé. L'invitation s'adressait aux diffuseurs de programmes de radio, aux opérateurs de réseaux ainsi qu'aux représentants des domaines de la vente, du marketing ou de l'industrie automobile qui ont apporté leur contribution dans le cadre du groupe de travail DigiMig. Sachant que 75% des automobilistes écoutent la radio, la contribution de la branche au succès de la migration est particulièrement importante.

La transizione non sarà improvvisa e verrà implementata su base geografica. Entro la fine dell'anno, il Gruppo di lavoro dovrebbe presentar alla consigliera federale Doris Leuthard una tabella di marcia più precisa. Un ruolo fondamentale sarà assegnato ai costruttori di sistemi di ricezione per il segmento del car radio, considerando che in Svizzera tre persone su quattro ascoltano la radio quando sono al volante. Solo dieci anni per spegnere definitivamente una tecnologia di distribuzione che ha funzionato per circa sessanta.

14 marzo 2014

Per il DAB a Bolzano, RAS sceglie un modello Noxon pensato per gli ascoltatori non vedenti

Lunedì 17 alle 10 presso il centro ciechi San Raffaele di Bolzano l'ente radiotelevisivo pubblico dell'Alto Adige presenta l'apparecchio radio DAB Noxon Journaline, e la sua tecnologia text to speech che "legge" a beneficio degli ascoltatori non vedenti il contenuto del display e del radiotext. 

La presentazione dell'apparecchio rivolto alla comunità dei ciechi, una categoria da sempre appassionata dei programmi della radio, verrà effettuata da Martha  Stocker, l'assessore alle politiche sociali. Journaline funziona in modo molto ingegnoso: basta prelevare un software dal sito Noxon e trasferirlo su una chiavetta USB da inserire nella relativa presa sull'apparecchio per abilitare la funzione di text-to-speech (che immagino avvenga dall'altoparlante stesso della radio). Ecco un altro vantaggio della radiofonia digitale che potrebbe essere trasferito anche nell'ambito del normale ascolto FM. Non è specificato, ma credo che Noxon Journaline (di cui esiste una versione Mobile) possa annunciare il testo sul display anche nel caso della ricezione in FM/RDS con la quale è compatibile.


Quello che per la stragrande maggioranza delle persone rappresenta una comodità, ovvero la radio digitale con tastatura touch, per i ciechi è un ostacolo. La RAS ha dunque deciso di adattare un sistema utilizzabile in maniera semplice anche dai non vedenti sudtirolesi, che sarà presentato lunedì 17 marzo dall'assessore Martha Stocker.
La radio rappresenta un mezzo fondamentale per le persone non vedenti, ma l'evoluzione tecnologica che ha portato alla nascita dei moderni apparecchi digitali con tastatura touch, rischia di complicarne in maniera radicale l'accessibilità.
Per questo motivo la RAS (Radiotelevisione Azienda Speciale), in collaborazione con l'azienda germanica "Noxon", ha adattato un apparecchio radiofonico digitale a misura di cieco. La novità verrà presentata dai vertici della RAS e dall'assessore alle politiche sociali Martha Stocker nel corso di una conferenza stampa.

03 marzo 2014

Prasar Bharati (All India Radio) rinuncia ai piani per una migrazione digitale in DRM

Un durissimo colpo alle prospettive della tecnologia di diffusione di radio digitale DRM sulle frequenze delle onde medie e corte viene dall'India, la grande nazione che in questi ultimi anni ha investito molto in nuovi impianti trasmissivi DRM-ready e che (come del resto la Russia, prima che quest'ultima optasse per un sostanziale smantellamento della infrastruttura LF-MF-HF) avrebbe dovuto affrontare una estesa migrazione al digitale con sue emittenti radio regionali. 
In una intervista al Business Standard Jawhar Sircar, il capo di "All India Radio" (il nome ufficiale dell'ente radiotelevisivo pubblico è in realtà è Prasar Bharati), ha dichiarato che da oggi la sua organizzazione punterà tutto su una combinazione di onde medie analogiche in FM. Le nuove infrastrutture in FM verranno finanziati con i fondi risparmiati con l'abbandono del DRM, una scelta che era stata fatta sei anni fa, ha dichiarato Sircar, ma che si è rivelata sbagliata. «Allora un ricevitore costava 10 mila rupie, oggi ne costa 5.000, fuori dalla portata di qualsiasi indiano». Anche il satellite digitale di Worldspace - la fallimentare avventura del finanziere sudanese-etiope Noah Samara - non ha avuto successo, ha aggiunto Sircar, nonostante che il prezzo dei ricevitori fosse molto più basso (in India Worldspace ha continuato a operare, fino al 2010, anche dopo la bancarotta della casamadre 1Worldspace, avvenuta nel 2008). Il parere di Sircar è abbastanza esplicito: «So, all the silly targets being made within Prasar Bharati or even in the ministry would require a re-examination before we push any target», ha dichiarato il CEO di Prasar Bharati.
Ormai è del tutto evidente che le residue speranze di rilanciare questa tecnologia su larga scala risiedono nelle sperimentazioni del DRM+, lo stesso tipo di modulazione adattato alle esigenze delle frequenze dell'FM. Se l'industria dell'elettronica dovesse crederci, non è neppure da escludere che l'interesse di nazioni come l'India e la Russia non si debba anch'esso risvegliare ma per il momento è tutto troppo abbozzato per potersi sbilanciare. A parte qualche annuncio relativo a chipset sul cui rendimento e sulla fattibilità in volume non sappiamo ancora nulla, all'orizzonte non c'è praticamente nulla in materia di nuovi ricevitori DRM+ (se si esclude un possibile nuovo apparecchio della cinese ChengDu NewStar e un annuncio dell'altra cinese Tecsun). Ogni mese che passa, tuttavia, va contro l'ipotesi di una modalità di digitalizzazione della radio basata sulla migrazione a modulazioni diverse dal DAB e più in generale contro il concetto stesso di broadcast digitale, ormai in aperto scontro con le possibilità di broad- e narrowcasting basate su protocollo IP. Se il DRM oggi vuole rappresentare una seria alternativa (o una efficace complementarietà) al DAB per la digitalizzazione dell'FM, deve fare molto in fretta.

22 febbraio 2014

Il digitale dell'anno prossimo, perché il DAB è stato (finora) una delusione

Quella della radio digitale DAB è una "nuova tecnologia" tutta particolare, avendo una storia ultraventennale alle spalle prima ancora di essere adottata su larga scala da un pubblico consapevole. È anche vero che in qualche nazione, non solo europea, il DAB è una realtà abbastanza consolidata e che c'è anche chi si appresta a spegnere definitivamente la radiofonia analogica in suo favore. Ma se fenomeni come la tv digitale terrestre, YouTube o Spotify sono ormai planetari, almeno il 90% degli ascoltatori della radio nel mondo non hanno mai sentito parlare di DAB. Il problema è: in quanti ne sentiranno mai parlare? Fino a poco tempo fa, io che seguo la questione dal 1994 (oh, yes), ritenevo che i casi significativi di successo in Europa - UK, Norvegia, Svizzera e ora Germania - avrebbero prima o poi indotto i regolatori europei a optare per una strategia di switch-over (se non di switch-off) a livello continentale. Ora non sono neppure certo che l'anno prossimo avremo ancora una moneta unica quindi non mi pare realistico pensare che il DAB possa per il momento diventare tanto prioritario.
Comunque vada mi sembra interessante leggere le riflessioni che Philippe Manach, del gruppo francese RTL, ha messo nero su bianco in un pamphlet (un centinaio di pagine) appena uscito per HF Éditions, ordinabile sia in versione cartacea sia in elettronico sull'iTunes Store da Le Kiosk Radio. Andando sul sito di La lettre Pro Radio, dove è in vendita il libro fisico, potete scaricare anche un pdf con l'indice e le prefazioni. Perché le considerazioni di Manach sono interessanti? Perché il caso della Francia è molto particolare. L'autore racconta di essere stato incaricato dei progetti di digitalizzazione della radio da RTL nel 1995: da allora la "radio numerica" è sempre stata in pectore, la classica tecnologia "disponibile dal prossimo anno". In Francia qualche anno fa era stato addirittura deciso di accantonare definitivamente i progetti, allora centrati sulla variante (coreana) T-DMB del DAB (europeo). Poi anche su questa decisione è stato fatto dietrofront, con l'avvio di alcuni progetti di reti metropolitane. Ma senza imprimere alla cosa lo stesso impeto che caratterizza per esempio la rinascita del DAB in Germania, dove una prima fase di implementazione del DAB era stata talmente fallimentare da spingere la Corte dei conti tedesca a fissare un vero e proprio ultimatum ai suoi fautori. Io ho il sospetto che questo impeto cominci a mancare anche in Italia, soprattutto da parte di una Rai piuttosto "groggy" per la mazziatona subita dai risultati Radiomonitor, di cui stanno parlando un po' tutti. Sì, Trentino e Bolzano sono territori importanti, Roma e Milano sono più o meno coperte, Club Dab sta viaggiando veloce con il suo piano di espansione della rete del consorzio. Ma a parte i soliti impegni assunti nei soliti convegni, un piano nazionale degno di questo nome non c'è: è perfettamente inutile fingere il contrario. Cerchiamo almeno di capire perché e se sia ancora possibile uscire dal pantano.

10 febbraio 2014

Ginevra, si riunisce il summit della radio digitale europea. Lentamente, si muove anche l'Italia

Nella settimana del World Radio Day, l'EBU di Ginevra organizza anche il Digital Radio Summit, evento mirato a consolidare in Europa il fenomeno della migrazione verso le piattaforme di radio digitale, in particolare il DAB. La conferenza si apre domani, martedì 11 febbraio, ma in parallelo, oggi e domani si tiene anche l'evento RadioHack 2014. Ecco un piccolo sommario delle diavolerie tecniche che verranno "smanettate":


RadioDNS Hybrid Radio with RadioVIS and RadioEPG services. Radio DNS is now an ETSI standard, and its designers and experts will be present to answer questions and assist with implementation. A prototype hybrid radio implementation of the Samsung Galaxy Express handset will be shown.
EBU RadioDNS Manager and Content Manager. Activate RadioDNS hybrid radio in a few click using EBU platform and learn how to use the content manger to create visuals for your radio station.
• The EBU Cross-Platform Authentication group will show its proposed authentication protocol for personal services on media devices (including radios and TVs) based on OAuth 2.0, with a working reference implementation.
DABberry, a complete hybrid DAB+ radio receiver based on the Raspberry Pi, developed by IRT. This platform offers broadcasters the opportunity to experiment with new radio services, to demonstrate, test or develop them further using an API. Designers will be present and participants can build a DABberry if they wish; for this it's necessary to contact Alexander Erk (erk@irt.de) in advance and bring your own Raspberry Pi kit (with SD and power supply).
• Software Defined Radio. Having started with CRC's mmbTools some years ago, there is now a community of developers using it for real transmissions and continuing development for SFN compatibility, distributed encoding, satellite fed DAB gap fillers, etc. On the receiving side, recent Android devices are now powerful enough to perform the whole demodulation, decoding on the host processor, thus offering a generic receiving platform.
• Updates on other topics such as chaptering for radio programmes and the GENIVI Alliance open source software platform for in-car infotainment.


Mi piace in particolare questo progetto DABberry, il Raspberry come motore di un ricevitore DAB, a suo tempo presentato all'IFA di Berlino.
Il programma della conferenza vera e propria, prevista per mercoledì 12, si può prelevare qui. In rappresentanza di Radio RAI interverrà anche Andrea Borgnino, quindi immagino sarà possibile seguire i suoi canali su Twitter e FB per avere qualche notizia in diretta. La conferenza di quest'anno si concentra sulla questione della migrazione alla radio digitale, che in alcune nazioni europee equiverrà anche al totale o parziale smantellamento delle infrastrutture analogiche in FM. Ma Nick Piggot, celebre esperto inglese oggi in forza a Global Radio, broadcaster commerciale britannico, interviene sulla iniziativa Universal Smartphone Radio Project, che si prefigge di armonizzare e arricchire le funzionalità di ricezione radiofonica dei dispositivi telefonici smart. Un progetto promosso anche dal consorzio RadioDNS, che a Ginevra in concomitanza con il Digital Radio Summit terrà la sua assemblea generale.




In Italia la radio digitale è ancora priva di un piano di implementazione all'altezza di quelli che si sono visti in azione in Germania, Svizzera, Norvegia e persino in Polonia. Ma le iniziative promozionali curate da Digital Radio.it riescono a farsi sentire. A gennaio per esempio è partita la nuova campagna di spot radiofonici e televisivi per la promozione della DigitalRadio, il brand commerciale delle diffusioni T DAB+ Secondo i promotori è stata la prima delle quattro wave, ciascuna di almeno due flight, in programma per l’anno in corso.  La campagna si è sviluppata su tre settimane di programmazione continuativa, dal 13 gennaio al 2 febbraio, con  la diffusione di 1300 spot radio di 40 secondi. Era incluso anche uno spot video della medesima durata in  programmazione sui canali televisivi delle emittenti radiofoniche nazionali e dei loro gruppi editoriali. Il nuovo spot che promuove la “DigitalRadio, il suono perfetto” parla della evoluzione inarrestabile della  tecnologia. 
Parallelamente, continuano a essere aperti nuovi impianti, mentre vengono potenziati e aggiornati al DAB+ diversi impianti utilizzati in questi anni nelle varie sperimentazioni di RAI e privati. A dicembre RaiWay, RAS e Eurodab sono stati molto attivi in Trentino-Alto Adige. Club Dab ha aperto impianti DAB+ in Friuli e in Lazio. Mediaworld e Saturn a Natale hanno reclamizzato la disponibilità di ricevitori DAB+ nei loro negozi. Certo, siamo lontani dai livelli di consapevolezza che hanno raggiunto i consumatori tedeschi e inglesi, ma si è mosso qualcosa. Speriamo che in questo 2014 arrivino altre iniziative e soprattutto altre attivazioni di impianti.

12 gennaio 2014

CES 2014, tutti a bordo della connected car (inclusa la radio digitale e FM)

Insieme alla Internet of Things la "connected car" è stato uno dei leit motiv della grande fiera dell'elettronica di consumo appena conclusa a Las Vegas. Un mese prima del CES 2014 gli analisti di Gartner annunciavano questo importante trend, affermando che nel 2020 l'80% dei veicoli venduti nei mercati più maturi come gli Stati Uniti disporrà di una qualche forma di connettività a Internet. Che cosa vuol dire auto "connessa"? La definizione ormai è piuttosto ampia ma fondamentalmente abbiamo a che fare con un concetto di automobile che nonostante la mobilità dispone - attraverso le diverse infrastrutture di rete radiomobile - di una connessione diretta al Web e ai suoi contenuti e servizi, oltre naturalmente al mondo dei contenuti radiofonici e televisivi distribuiti attraverso le reti terrestri e satellitari. All'interno dell'auto questo significa, per conducenti e passeggeri, poter disporre a piacimento di contenuti multimediali, servizi informativi, applicazioni di navigazione e, molto presto, pubblicità e e-commerce. Ma c'è anche una accezione della connected car che si estende all'esterno dell'abitacolo, attraverso applicazioni come la "vehicle to vehicle communication" (V2V) in chiave di prevenzione delle collisioni o di gestione intelligente del traffico fino alle nuove frontiere della guida automatica.
A quanto sembra a Las Vegas si è visto veramente di tutto, con le principali marche automobilistiche più o meno tutte impegnate a dimostrare i loro sistemi di infotainment e car navigation integrati nel dashboard, dispositivi touchscreen integrati nel cruscotto e nei sedili, e un mare di app in ambiente Android e iOS per il controllo di questi sistemi. In molti casi, come riportato per esempio qui, è proprio lo smartphone ha rappresentare il vero ganglio vitale dell'auto connessa, il gateway verso l'infinito mondo della comunicazione e dei contenuti IP. Con Bosch mySpin, per esempio, le applicazioni che risiedono sullo smartphone diventano addirittura utilizzabili attraverso il touchscreen in dotazione sul cruscotto. In altri casi, come l'alleanza tra Mazda e la piattaforma OpenCar, è l'automobile stessa a essere al centro della strategia di connettività e di governo delle varie applicazioni, come in una sorta di ambiente di domotica per l'auto e non per il salotto.  Una delle rassegne più complete mi sembra quella fornita da The Verge, che si sofferma su aspetti come il forte coinvolgimento di Google, promotore con Audi, Honda e GM della Open Automotive Alliance. Di automatic driving si è parlato anche nei conference track del CES, che ha dedicato allo specifico argomento della connected car una sessione molto interessante dando spazio a
La fiera ha visto anche la partecipazione di Ibiquity, che ha annunciato il crescente commitment delle cause automobilistiche nei confronti di HD Radio. La radio digitale è stata protagonista delle presentazioni dei fabbricanti di silicio come NXP, che quest'anno ha introdotto il successore del suo chip SAF3560, un mediaprocessor predisposto per la demodulazione di tutti i sistemi esistenti (annunciato, come riferito da Radiopassioni, proprio al CES nel 2012). Il nuovo componente si chiama SAF360x "Saturn" e viene definito come un software defined, multistandard co-processor. Si è trattato tra l'altro solo di una delle novità NXP a Las Vegas proposta a automaker e costruttori di apparati DAB e HD Radio (e potenzialmente anche DRM). Ecco una presentazione di questa interessante piattaforma: 



Anche là dove la radio digitale non è diffusa capillarmente, un costruttore come Livio Connect (azienda con management in parte italiano) sviluppa API e interfacce che offrono un certo grado di interazione tra smartphone e radio analogica. Ecco la documentazione su Livio FM Connect, un ingegnoso sistema che sfrutta l'RDS e le autoradio abilitate al Bluetooth per stabilire un canale di comunicazione bidirezionale tra le stazioni radio (e il loro inserzionisti) e il guidatore.

02 gennaio 2014

Il dilemma irrisolto della radiofonia digitale in una tesi di dottorato americana


L'editore accademico impone un prezzo piuttosto oneroso al volume di John Nathan Anderson, "Radio's Digital Dilemma: Broadcasting in the Twenty-First Century" Fortunatamente, prima ancora di apparire nel catalogo della Routledge Research in Cultural and Media Studies il lavoro di Anderson è stato oggetto della sua tesi di laurea di dottorato presso la University of Illinois at Urbana-Champaign e in tale veste può essere scaricata gratuitamente

Anche se non mancano cenni riguardanti la situazione in Europa e in altre parti del mondo, Anderson si è soffermato ovviamente sul caso della transizione al digitale negli Stati Uniti, dove il sistema HD Radio ha però registrato un imbarazzante insuccesso commerciale. Visto che il sistema ibrido (trasmissione mista del segnale analogico e digitale) messo a punto da IBOC risulta meno traumatico rispetto al DAB, per il momento gli USA non si sono posti il problema di un eventuale regolamentazione della digitalizzazione della radio, lasciando che il mercato decidesse sulla validità del sistema. E il verdetto del mercato parla di un forte investimento privato in una tecnologia che è stato adottato, ma solo parzialmente, sia dalle stazioni private che facevano capo agli investitori di HD Radio, sia nelle stazioni "Public Radio" che hanno creduto molto nella radio digitale e hanno potuto approfittare di sovvenzioni pubbliche. A fronte di queste spese, il numero di stazioni FM che hanno adottato lo standard IBOC è lontano dall'essere maggioritario, mentre le stazioni in onde medie sopravvissute sono davvero poche. Delle circa 4.500 stazioni attive (forse meno) meno di 200 utilizzano la doppia trasmissione oggi, con un picco di circa 300 raggiunto qualche anno fa. 
L'ipotesi di Anderson è che tutta la questione della radio digitale sia viziata dalla scarsa lungimiranza di un approccio calato dall'alto e basato su un semplice concetto di sostituzione (quello del tipo di modulazione) nei confronti di un medium considerato come un fenomeno a sé stante, senza la dovuta attenzione da porre al ricco e variegato contesto mediatico in cui la radio è venuta a trovarsi.

13 dicembre 2013

Ricordi e resistenze, aspettando le decisioni del governo UK sullo switchover della radio.


Circa mezzo secolo, appena 40 anni se facciamo partire il conteggio dall'anno 1973, quello in cui per la prima volta nella storia del monopolio radiofonico britannico l'etere si popolò di stazioni locali indipendenti e commerciali (prima di allora solo le stazioni pirate offshore avevano trasmesso pubblicità).  Per le onde medie e lunghe, le prime frequenze usate per trasmettere servizi "circolari", abbiamo avuto una durata più che doppia. Nel giro di pochi giorni conosceremo quale sarà il destino della banda FM e delle modulazioni analogiche in Gran Bretagna (e per estensione riusciremo a farci un'idea di una possibile tempistica europea). Il 16 dicembre sarà il D Day, come lo chiama il Guardian. In quella data il ministro Ed Vaizey annuncerà i piani del suo governo per un processo di digitalizzazione che nel giro di pochi anni potrebbe portare al definitivo spegnimento delle trasmissioni radio analogiche, almeno per quanto concerte i network nazionali e regionali della BBC e le grandi insegne private. A quanto si sa è probabile che le stazioni locali molto piccole godranno di una lunga moratoria. Per loro sarebbe impossibile o molto costoso passare ai multiplex DAB e l'FM analogica, libera di forti interferenze, potrebbe garantire loro una certa continuità. Ma bisogna anche capire quali potrebbero essere le ambizioni di altri operatori non radiofonici sui 20 MHz della banda FM: a rigor di logica sarebbe impensabile utilizzarli per dispositivi mobili come i cellulari, perché la lunghezza d'onda implicherebbe antenne troppo lunghe, ma in un caso del genere, con la spinta esercitata dalle varie modalità di trasmissione IP, sarebbe sbagliato escludere certi scenari.

Per molti ascoltatori britannici è il momento dei ricordi. Per altri, e per molti proprietari di piccole stazioni, inizierà una fase di resistenza anti-DAB, come spiega questo servizio apparso ieri su BBC TV. Un servizio non del tutto parziale, considerando che l'intervistato pro-radio digitale è un signore molto raffinato all'interno della sua elegante abitazione, mentre il "resistente" al DAB è un radioamatore con un marcato difetto di pronuncia intervistato all'interno di un caotico "shack" in giardino. Le celebrazioni del 40esimo anniversario della legge che istituì le radio commerciali ILR, la stessa BBC ha preparato un medley con gli annunci delle prime 19 stazioni che videro la luce tra 1973 e 1976, a partire da LBC London (qui nel supplemento promozionale che spiegava i vantaggi della nuova radiofonia, incluso un ruolo di spicco per le donne reporter! - dall'archivio di Paul Easton) Tutto comincia ovviamente con le radio pirate di 10 anni prima, un fenomeno che non resistette alla forza della burocrazia degli anni '60 e alla diffidenza che il governo labour nutriva nei confronti delle iniziative private. Paradossalmente fu per merito del governo conservatore di Edward Heath se tra il 1970 e il 1972, anno in cui Elisabetta II diede il proprio Royal Assent al Sound Broadcasting act che istituiva la Independent Broadcasting Authority, antenata dell'attuale regolatore OFCOM, vennero gettate le basi della radiofonia moderna nel Regno Unito e in Europa. Dal punto di vista organizzativo, il modello delle radio "libere" (in realtà concessionarie per conto di un ente a controllo pubblico) si ispirava proprio a stazioni non autorizzate come Radio London, tanto che Philip Birch, managing director di "Big L", entrò a Piccadilly Radio di Manchester e fu per dieci anni il suo CEO. La storia della stazione nota anche come "Wonderful Radio London" raccontata da Birch in persona si trova qui ed è molto interessante - anche per noi oggi - ascoltare il primo teorico della radio privata pubblicitaria paragonare il suo modello a Radio Caroline, che fu la prima stazione pirata ma fu anche un disastro finanziario perché troppo legata all'industria discografica e al commercio di album musicali:



Per una storia dettagliata dei quarant'anni trascorsi da quella prima manciata di stazioni, i cui programmi musicali furono decisivi per l'affermazione della modulazione di frequenza, Radiocentre, l'organizzazione ombrello dei broadcaster commerciali British, ha preparato una bellissima timeline interattiva. Tutto questo potrebbe essere storia nel senso concreto del termine.

13 novembre 2013

Il piano "anti-DAB" delle stazioni commerciali britanniche


In margine alle dichiarazioni anti-switchover da parte di un nutrito consorzio di emittenti locali britanniche, oggi Radio Today pubblica un documento programmatico in cui lo stesso consorzio delinea alcune possibili strategie di convivenza tra radio digitale e analogica. Per esempio viene suggerito di creare delle EPG "miste" per visualizzare sui ricevitori l'intera offerta DAB e FM, o l'opportunità di non spegnere l'anaogico fino a quando le soglie di ascolto di quest'ultimo saranno scese sotto il 10% e la copertura su DAB sarà esattamente identica a quella in FM (in realtà un piano di switchover serve proprio per incentivare a estendere la copertura...). In ogni caso il report può essere prelevato qui, offre parecchi spunti interessanti e sicuramente validi per la nostra situazione. Un punto che mi ha fatto pensare è che la razionale economica che avevamo nel caso dello switchover televisivo (la cessione per altri usi delle frequenze liberate), non vale nel caso della banda AM e probabilmente neppure per gli 88-108.