19 aprile 2015

Serbia, con la privatizzazione media più liberi. Ma il governo chiuderà le onde corte internazionali.


Hanno pacificamente dimostrato, davanti alla sede del governo di Belgrado, i dipendenti della redazione di Radio Serbia Internazionale - Radio Jugoslavia, che dovrebbe chiudere i battenti il prossimo primo di luglio. L'emittente, uno dei pochi servizi internazionali sopravvissuti in Europa sulle onde corte, è nata 79 anni fa e trasmette (per la verità in modo non sempre regolare) in una dozzina di lingue, tra cui l'italiano, su 6100 kHz dagli impianti di Bijeljina, località inserita nell'enclave della Repubblica Srpska dichiarata nei confini della Bosnia Erzegovina. La decisione di chiudere il servizio si inserisce nel quadro di una radicale manovra di privatizzazione, a sua volta iniziata per venire incontro alle pressanti richieste di Bruxelles e delle istitutuzioni di credito internazionali per l'erogazione di sostegni finanziari alla Serbia. I vari governi che si sono succeduti dopo la guerra in Jugoslavia e i bombardamenti della NATO hanno cercato di privatizzare l'economia serba per anni, ma solo nel 2014 una nuova legge ha innescato un meccanismo che dovrebbe portare alle cessione di centinaia di imprese statali, una ottantina delle quali nel settore dei media (informazioni qui sul sito della Privatization Agency). Le emittenti di Serbia e Vojvodina continueranno a erogare il servizio pubblico di RTS, ma solo dopo che il loro sostegno finanziario verrà tolto dal bilancio statale e inserito nel normale contesto della fiscalità. Il problema è che a quanto dicono i redattori di Serbia Internazionale, il loro non è più considerato servizio pubblico essenziale.

In effetti nessuno contesta che le intenzioni dei privatizzatori siano più che valide. Anche perché in parallelo in Serbia sono stati fatti significativi passi avanti nel campo della tutela della libertà di stampa e della difesa dei giornalisti. È stata creata per esempio, in collaborazione con l'ufficio Libertà dei Media dell'OSCE una commissione governativa per investigare su diversi omicidi che hanno coinvolto negli anni passati giornalisti come Dada Vujasinović, uccisa 21 anni fa, e Milan Pantić. L'assassinio di Slavko Ćuruvija, redattore e editore di un giornale, ha portato a degli arresti a più di 15 anni di distanza anche grazia a una efficace campagna di sensibilizzazione della Commissione. Con l'aiuto dell'agenzia Saatchi&Saatchi è stata realizzata una vera e propria azione mediatica, attraverso la pubblicazione in forma anonima di una delle tante lettere di minaccia ricevute quotidianamente dai giornalisti serbi (la lettera era assolutamente autentica, non così il realistico filmato in cui un uomo incappucciato ribadiva le sue promesse di morte). L'intera stampa serba ha rilanciato questa azione, prendendola estramemente sul serio, e solo dopo la Commissione governativa ha rivelato l'efficace simulazione. La campagna ha addirittura vinto un premio speciale al Festival della creatività pubblicitaria di Cannes del 2014.

Sarebbe davvero un peccato se dopo tutto questo dovesse restare in silenzio proprio il piccolo gruppo di redattori che cerca di tenere informato il mondo sulle vicende interne della loro nazione.


17 aprile 2015

La radio invisbile che univa Werner a Marie-Laure


"Volevo scrivere un libro sul miracolo della radio", racconta Anthony Doerr nel trailer di presentazione del suo All the light we cannot see, un riferimento al fatto che, come la luce, ma su frequenze non visibili a occhio nudo, le trasmissioni della radio e della tv, milioni di telefonate, miliardi di connessioni Wi-Fi, altro non sono che radiazione elettromagnetica. La storia del suo romanzo, che ha avuto un successo straordinario, è un dialogo a distanza - solo alla fine i due personaggi si incontreranno brevemente - tra la figlia, cieca, del fabbro ufficiale del Museo di Storia Naturale di Parigi, sfollato insieme a Marie-Laure nella città costiera di Saint Malo, poco prima del bombardamento alleato che rase al suolo la città storica; e Werner, un orfano tedesco che scopre di essere ferratissimo in elettronica e in radioriparazioni e grazie a questa sua capacità finisce dentro a una esclusiva scuola della Gioventù hitleriana e si ritrova durante la guerra nel Corpo tramissioni, a dare la caccia alle emittenti clandestine della Resistenza francese. Non è un caso - anche se la scelta non è assolutamente apologetico - che in ex ergo al suo romanzo Doerr sceglie una sinistra - per noi radioappassionati - citazione di Goebbels: "Per noi - dichiarava il responsabile della propaganda nazista, non sarebbe stato possibile prendere il potere così come ci siamo riusciti, senza la radio."

Questo racconto così intimamente legato alla natura pervasiva, labirintica delle onde elettromagnetiche e dei sentimenti, ha colpito uno degli autori di Spectrum, la prestigiosa rivista della associazione ingegneristica americana, IEEE, Robert W. Lucky, che ha scritto questa bellissima recensione.


Prospettive digitali: la Norvegia spegne l'FM tra venti mesi. Ma l'Italia esita ancora

Ma la radio digitale, che fine ha fatto? Mentre la Norvegia annuncia il piano definitivo per lo switchoff dell'FM analogica a partire dal primo gennaio 2017 (più avanti nel corso del 2015 verranno comunicati i criteri per la definizione delle emittenti locali che saranno autorizzate a proseguire le trasmissioni in FM insieme alle misure per favorire l'inserimento del maggior numero possibile di piccole stazioni nei multiplex DAB), in Italia e altre nazioni sembra che l'interesse nei confronti dello stesso DAB sia meno vivace. In occasione di Radiodays Europe ho percepito da parte degli operatori di tutto il mondo la crescente convinzione che la radio sia diventata digitale - e soprattutto "social" - indipendentemente dalla tecnologia adottata per diffonderne i contenuti. Nell'area espositiva un piccolo stand era dedicato al sistema americano HD Radio e ho potuto scambiare qualche impressione con il responsabile marketing di Ibiquity, la società che promuove negli Stati Uniti il digitale ibrido. Sono oltre 2000 le stazioni ad averlo adottato, il grosso concentrato tra le emittenti in FM. Il digitale sulle medie non ha preso altrettanto piede e anche se è possibile che un certo stimolo derivi dalla decisione di autorizzare le trasmissioni "all digitale", che permettono di ottenere un segnale più corposo senza dover sacrificare niente per la trasmissione delle portanti analogiche, al salone NAB Show in corso proprio in questi giorni a Las Vegas il messaggio degli operatori è abbastanza chiaro: l'unico orizzonte possibile per le 4 o 5 mila stazioni AM degli USA è la migrazione all'FM analogica. E forse da qui al digitale HD Radio. Gli stessi rappresentanti Ibiquity confermano che tra ricevitori stand alone e autoradio, ormai il parco di apparecchi compatibili ha superato i 20 milioni di unità.

Allo stand c'era qualche esempio piuttosto interessante, sia della nuova linea di ricevitori "private label" SPARC di cui Ibiquity ha iniziato la commercializzazione online. Queste radio ibride HD Radio/FM possono in teoria servire ad alimentare i mercati extra-USA che Ibiquity vuole conquistare, come il Messico o il Brasile. Ma all'evento milanese ho visto anche un esemplare molto curioso di telefonino "feature phone" (il gergo di settore per telefono per definire il cellulare non-smart) con integrato un chip HD Radio/FM. Il telefonino aveva il marchio BeatBoy e, mi è stato detto, verrà commercializzato nelle Filippine, dove Ibiquity sta sperimentando le sue emissioni fin dal 2005. Come sempre, è molto difficile fare previsioni, perché è sempre più chiaro che la radiofonia in generale, FM o digitale che sia, ha un unico vero avversario che si chiama mobile Internet. Per il momento valgono ancora le analisi di costo che valutano ancora vantaggioso il modello broadcast rispetto al broadband, almeno nella trasmissione verso bacini di pubblico molto estesi o popolati. Ma nel confronto tra mondo analogico e digitale, lo sappiamo molto bene, le dinamiche di costo sono le prime a cambiare. Staremo a vedere.


E il DAB+ all'italiana? Tra RadioCity Milano e Radiodays ho avuto modo di parlare anche con gli amici di Digital Radio Italia e li ho trovati ancora più ottimisti del solito. La copertura, su iniziativa soprattutto dei consorzi commerciali, sta crescendo. Nelle province dove l'offerta DAB+ è più completa le vendite dei ricevitori sono incoraggianti e soprattutto il mercato automotive pare essere in pieno boom (in effetti Fiat-Chrysler vanta, per la Fiat 500L equipaggiata con DAB un aumento considerevole dei volumi venduti, con percentuali superiori al 500% col segno più). Il problema è che in queste analisi è sempre complicato stabilire la reale distanza tra il potenziale di vendita che possiamo desumere dai cataloghi dei costruttori e il concreto sell-out di automobili che sono davvero in grado di ricevere le trasmissioni DAB+ a bordo. A Milano ho sentito parlare di cifre, a cinque zeri, che francamente mi sembrano leggermene azzardate. Nel 2014, senza contare il segmento car radio, la base installata era stimata in 100 mila apparecchi, probabilmente non tutti DAB+. Quest'anno si prevede di superare nel complesso le 400 mila unità. Anche facendo la tara dell'entusiasmo che contraddistingue tutti i consorzi nati per promuovere qualcosa, i numeri cominciano a essere interessanti. Non si capisce perché Radio RAI e Raiway non spingano a tavoletta sull'acceleratore. Tanto più che a giudicare dagli studi, per esempio di GFK, gli italiani sembrano molto sensibili all'argomento connected car e alla possibilità di accedere a contenuti multimediali in auto attraverso connessioni radiomobili. Il mondo della radio digitale in Italia sta segliendo, sul piano infrastrutturale, una politica troppo attendista. I costruttori di automobili, praticamente tutti già dotati di proprie piattaforme connected car, Apple e ovviamente i maggiori operatori con il 4G, non esiteranno un minuto a rubare il mercato sotto il naso di operatori radiofonici troppo conservatori. Ma l'unico modo per sfondare, in mancanza di una politica di switchoff della radio analogica su scala europea, è stimolare l'interesse nei confronti del DAB con contenuti esclusivi: calcio, intrattenimento, infotraffico... A me sembra un principio così elementare, ma è possibile che il cretino sia io.

Torniamo però alla Norvegia, dove politica e organi tecnici hanno deciso il destino della radio FM con inesorabile, nordica precisione. Il documento da cui parte tutto, Norwegian proposal on the digitizaton of radio, del 2011, si può scaricare in lingua inglese. Il 16 aprile il Ministero della cultura ha annunciato ufficialmente il piano di implementazione del passaggio definito quattro anni fa. Eccolo in questa tabella di sintesi pubblicata da Radio.no:



L'authority norvegese aveva già annunciato il 24 febbraio il raggiungimento delle soglie di copertura minime definite nel 2011 per autorizzare lo spegnimento della radio FM. In quella data aveva anche precisato che entro il 2015 sarebbero stati resi noti i criteri che autorizzavano le emittenti molto piccole a mantenere una presenza in FM a causa evidentemente dei costi e delle difficoltà nel accomodare tutte queste emittenti in un multiplex digitale. Sulla base delle esperienze maturate tra Regno Unito, Norvegia e Svizzera (ma non dimentichamo che anche Svezia, Olanda, Danimarca e altri si stanno orientando verso lo spegnimento dell'FM), l'Unione dei broadcaster europei EBU ha preparato un "digital radio kit" per illustrare questo epocale passaggio alle aspiranti nazioni digitali. Invito gli operatori delle radio ma soprattutto il Governo, il Parlamento, il Ministero dello sviluppo economico e AGCOM a scaricare e leggere l'istruttivo documento. Non è difficile.


15 aprile 2015

Radio Al-Bayan: un video interno alla propaganda radiofonica dell'ISIS


ISIS ha rilasciato un video propagandistico che mostra gli studi e le attività di Al Bayan, emittente che apparentemente trasmette da Mosul (nella provincia di Ninive), sulla frequenza di 92.5 MHz in FM. Il video, disponibile nella versione integrale su Archive.org, è realizzato con cura professionale e contiene numerose interviste agli ascoltatori, quasi tutti al volante delle loro auto, con alcuni zoom sulla frequenza visualizzata dall'autoradio. È la prima volta che vedo però menzionati i 92.5. Come sempre, inquieta la capacità di confezionare contenuti di livello assolutamente occidentale, anche come linguaggio registico. Sul finire del filmato originale, che dura più di 5 minuti, viene intervistato un uomo, probabilmente una guardiano o un trasportatore, con in mano un walkie-talkie di foggia piuttosto moderna.


video

12 aprile 2015

RadioCity e Radiodays: Milano diventa capitale morale della radiofonia

Il mese scorso Milano ha ospitato due eventi dedicati alla radio e al suo futuro, uno su scala nazionale e orientato al nostro mercato della radiofonia commerciale, RadioCity Milano, l'altro di caratura globale, con un numero di partecipanti da grand galà del broadcast radiofonico internazionale. Con ltre 1.300 delegati di 60 nazioni, Radiodays Europe si propone come concorrente europeo del NAB americano e ha riscontrato un grande successo anche in questa edizione milanese (il prossimo anno si terrà a Parigi, guarda caso promossa in queste settimane a capitale dell'emittenza pubblica in subbuglio con il lungo scioperto di Radio France).
Per entrambe le manifestazioni potrete trovare spunti e fotografie sul mio flusso Twitter, ma mi pare doveroso dedicare qualche parola di approfondimento a mente fredda. Nel caso di RadioCity Milano davvero non credo si possa fare meglio del bravissimo Ermanno Becchis, giovane laureato in comunicazione pubblica e politica presso l'Università di Torino, ricercatore e graduate per University of Wolverhampton e navigato programmista, corrispondente e scopritore di nuove forme musicali, sia per 110webradio - emittente d'ateneo della sua alma mater -  e Ustation (il network dei media universitari italiani), sia per diverse altre stazione Web "impegnate", in particolare Radio Banda Larga, Radio Ohm e LDC95. Con il suo registratore mp3 - mi pare uno Zoom - Ermanno ha passato al pettine le giornate di RadioCity (un evento per cui il direttore artistico Filippo Solibello di Radio 2 RAI ha chiaramente trovato ispirazione in analoghe iniziative "diffuse", tra lo spontaneo e l'organizzato, che Milano ha dedicato ai libri e alla musica pianistica) realizzando numerose interviste. Potete sentire un ampio condensato del suo lavoro sintonizzandovi attraverso Mixcloud sulla puntata del suo programma su LDC95, intitolato "Terzo Occhio". Personalmente ho apprezzato molto in RadioCity il grado di maturità dimostrato proprio dal mondo delle emittenti Web, accademiche e no. Forse non ci stiamo rendendo conto della capacità propositiva che queste stazioni hanno raggiunto in questi anni, sfruttando alla perfezione il loro status di operatori di nicchia, esclusi per questioni più che altro regolatorie (e in parte economiche) dalla tradizionale piattaforma del broadcast in FM ma per niente rassegnati all'idea di una radiofonia ancillare o peggio ancora di serie B. Alla Fabbrica del Vapore, la sede della manifestazione, ho seguito il lungo keynote della responsabile di BBC Radio Helen Boaden (la sentirete intervistata da Ermanno), ospite d'onore e ho gettato uno sguardo sul parallelo festival delle emittenti universitarie, il FRU2015, promosso da Raduni. Secondo me è un peccato che questo festival, che prevede anche una gara per premiare i migliori animatori di queste web radio (credo abbia vinto Federico Salmetti di Campus Wave Radio di Savona, nei suoi orientamenti mostri di essere un po' appiattito sugli stili e linguaggi tipici dei grandi network commerciali, considerati evidentemente gli unici sbocchi possibili per chi frequenta queste vere e proprie scuole di radio. Ci vuole un pizzico di coraggio e innovazione in più, ragazzi, non so quanto ancora gli olandesi potranno volare.



Che dire invece di Radiodays Europe? Ho seguito alcuni seminari, in particolare quello di Hervé Dejardin e Mathieu Beauval sui progetti di suono binaurale di Radio France, Nouvoson e l'interessante aggiornamento sul mondo della car radio nell'era del DAB e della radio in streaming proposto da James Walshe di Practical Classics, Michael Hill di Radioplayer UK e Tobias Wallerius di Visteon, moderati dal grande radiofuturologo James Cridland. A bordo dell'automobile, ha spiegato Hill, la radio dev'essere considerata come un mezzo sempre più ibrido e le autoradio devono poter assicurare un'esperienza d'ascolto uniforme attraverso le offerte che arrivano da canali broadcast analogici o digitali o dalle piattaforme streaming. Per questo Radioplayer UK sta mettendo a punto una piattaforma di integrazione capace di mantenere l'impianto radiofonico della connected car sempre sintonizzato sul contenuto che interessa in quel momento, nella qualità migliore possibile, si tratti di un segnale FM, DAB o IP. Al momento, mi ha detto Hill, la piattaforma è in fase di testing nel territorio del Regno Unito, ma il modello di aggregazione di Radioplayer UK ormai viene adottato anche in altre nazioni (a Radiodays per esempio è stato annunciata l'apertura del sito web e della app per il mercato Norvegese, che tra l'altro sta per spegnere l'infrastruttura analogica in FM).
Un'altra interessante app per la radio ibrida è quello sviluppato, per il sistema RadioDNS, dall'austriaca Tonio. Ho parlato con Florin Novak, il Ceo di questa piccola startup, che mi ha dimostrato il funzionamento di questa tecnologia. Attraverso una semplice app per smartphone, Tonio è in grado di connettere al Web e ai suoi contenuti qualsasi programma radiofonico. Il sistema consente di trasmettere un watermark audio con il link a un sito o a un servizio Web. La traccia trasmessa non può essere percepita dal nostro orecchio, ma viene catturata dal microfono dello smartphone attraverso la app, che in pratica funziona come Shazam, puntando lo smartphone verso l'altoparlante. Nel corso del programma è quindi possibile inviare info di approfondimento, pubblicità, offerte commerciali, concorsi e quant'altro: la app ascolta, decodifica e apre la finestra del browser mobile sull'indirizzo trasmesso. Il vantaggio è che a differenza del sistema RadioDNS originario Tonio funziona con qualsiasi ricevitore, analogico o digitale, senza bisogno neppure di RDS. La startup fornisce un servizio di watermarking per i programmi da trasmettere in differita e richiede un piccolo dispositivo di encoding per le emittenti che vogliono diffondere le URL in diretta.

 

10 aprile 2015

La voce del "Jour J": scompare quasi centenario uno dei grandi della resistenza francese a Londra



È venuto a mancare ieri, nella sua abitazione parigina, Jean-Louis Crémieux, eroe della resistenza francese anti-nazista, meglio conosciuto con il suo nome di battaglia, Brilhac, che dopo la guerra è diventato un secondo cognome. Crémieux-Brilhac, 98 anni, era nato in una famiglia di ebrei francesi della sud-est e venne catturato dai tedeschi nel 1940, insieme a tanti commilitoni vanamente impegnati a fronteggiare l'attacco che portò all'occupazione della metà settentrionale dell'Esagono. Riuscito a fuggire dal suo Stalag nella Germania orientale finì prigioniero dei sovietici e nel 1941 venne spedito a Londra, dove restò per tre anni a fianco del generale De Gaulle, come responsabile della propaganda per la Francia Libera dai microfoni della BBC. Fu lui a vergare le istruzioni che Radio Londra diffuse nelle ore del D-Day per indicare le corrette norme di comportamento ai cittadini francesi durante le settimane in cui si cominciò finalmente a scrivere la fine di Hitler. Quei fogli di carta velina, riferisce la stessa BBC, rimasero per tutta la vita in mano a Jean-Louis, che fino all'ultimo fu un fondamentale testimone  e storico di quegli anni.

Per ricordarlo, France Culture mette di nuovo a disposizione in podcast le cinque recenti puntate di "A voix nue", con una lunga intervista.

09 aprile 2015

Radio France: la cura Gallet prescrive la chiusura di onde medie e lunghe.

Giunti ormai alla terza settimana di sciopero a difesa del loro ruolo nella radio pubblica, i dipendenti di Radio France si trovano oggi ad analizzare le proposte contenute nel piano di ristrutturazione presentato da Matthieu Gallet e rivelato qualche giorno fa da Le Monde. Ci saranno tagli del personale - circa 300 persone su 4.600 - e interventi sui palinsesti. Per esempio la stazione classica France Musique dovrà funzionare più sul repertorio e vedrà un riposizionamento di contenuti sulla musica jazz, attraverso però la creazione di canali Web specializzati. Non verrà chiusa una delle due orchestre sinfoniche, ma gli organici di entrambe verranno ridotti. 
Le undici pagine del piano contengono alla fine - in cauda venenum - un riferimento a un risparmio di 13 milioni di euro all'anno in spese di diffusione da conseguire con la misura più prevedibile: la soppressione delle onde lunghe e medie. La sezione Espace Public de sito di Radio France pubblica una recente lettera di un ascoltatore che si improvvisa avvocato difensore dell'infrastruttura ancora utilizzata per le trasmissioni di France Inter e di alcuni programmi regionali France Bleu. Il discorso non fa una piega (tranne forse dove dice che le frequenze lasciate libere dalla Francia favoriranno le altre nazioni che potranno aumentare la potenza dei loro impianti), ma non sembra possibile che Gallet voglia tornare indietro su questo punto. Dopo che lo scorso anno France Inter aveva spento i trasmettitori di Nancy, Limoges e Toulouse, presto verrà il turno degli impianti superstiti e con loro spegneranno le onde lunghe. Resterà da vedere quale sarà il destino delle onde corte di RFI. Su alcuni giornali si legge che faranno la stessa fine delle onde medie, ma la gestione della programmazione internazionale dovrebbe essere separata. 
Ecco la lista delle frequenze che con tutta probabilità verranno disattivate:

  • PARIS Villebon (864 KHz - 300 kW) : Ile-de-France, Normandie, Centre (diffuse France-Bleu 107.1)
  • LILLE Camphin (1377 kHz - 300 kW), Nord-Pas de Calais, Picardie, Mer du Nord
  • RENNES Thourie (711 kHz - 300 kW), Bretagne, Pays de Loire, Basse-Normandie, Atlantique-Est, Manche
  • BORDEAUX Néac (1206 kHz - 300 kW) : Aquitaine, Charentes, Atlantique-Est
  • MARSEILLE Réaltor (1242 kHz - 150 kW) : Provence, Languedoc, Golfe du Lion
  • NICE Col de la Madonne (1557 kHz 300 kW) : Côte d'Azur, Méditerranée
  • LYON Tramoyes (603 kHz - 300 kW) : Rhône-Alpes, Vallée du Rhône, Bourgogne, Franche-Comté
  • STRASBOURG Sélestat (1161 kHz - 200 kW) : Alsace, Vallée du Rhin
  • STRASBOURG Sélestat (1278 kHz - 300 kW) : Alsace, Vallée du Rhin (France-Bleu Elsass)
  • BREST Quimerch (1404 kHz - 20 KW) : Finistère, Mer d'Iroise
  • GRENOBLE St-Nizier (1404 kHz - 20 KW) : Alpes
  • AJACCIO Coti Chiavari (1404 kHz - 20 KW) : Ouest de la Corse (diffuse France Bleu RCFM)
  • BASTIA Serra di Pigno (1494 kHz - 20 KW) : Est de la Corse (diffuse France Bleu RCFM)
  • CLERMONT-FERRAND Ennezat (1494 kHz - 20 KW) : Nord de l'Auvergne

FAM Milano: gli archivi musicali si aprono al mondo

L'impatto delle tecnologie sulla conservazione e la distribuzione del patrimonio musicale scritto e multimediale, la condivisione di questo patrimonio, il senso del nostro desiderio di archiviare. Stanno per iniziare a Milano, alla Mediateca Santa Teresa di via della Moscova, i lavori del Festival degli Archivi Musicali. Il programma completo si trova qui. Domattina, 10 aprile, alle 10, il convegno dedicato alla comunicazione e alle tecniche che possono aiutare i cittadini a conoscere e fruire meglio queste risorse. Come gli archivi possono farsi conoscere al mondo? Parteciperanno: 
Maria Pia Ammirati [Rai Teche], Barbara Haws [New York Philharmonic, USA], Pierluigi Ledda [Archivio Storico Ricordi], Helen Müller [Bertelsmann, DE], Silvia Stabile [Negri-Clementi Studio Legale Associato]. Modera Daniela Ferrari [Archivio di Stato di Milano]. 
Io conto di esserci.


08 aprile 2015

Qui Radio Isis, vi trasmettiamo il nostro notiziario in inglese


Al-Bayan Radio, emittente ufficiale dello Stato Islamico, attiva solo in FM da Mosul (89.4 MHz) e Raqqa (99.9), ha introdotto notiziari in lingua inglese e russa. Il primo notiziario, datato 18 Jumada Al Akhirah 1436 (il nostro 7 aprile) è disponibile tra i Community Audio di Archve.org. Twitter viene utilizzato come canale preferenziale per la diffusione dei link. Allo stesso indirizzo è disponibile una trascrizione in pdf. Inutile dire che i contenuti sono a dir poco inquietanti.


30 marzo 2015

Onde medie verso l'approvazione. Giorgio Marsiglio pubblica un prezioso "How To"

Mentre sulle frequenze delle onde medie continuano a spuntare nuove trasmissioni tra il pirata e lo sperimentale, il Parlamento si accinge a discutere il progetto di legge europeo che dovrebbe portare a un definitivo chiarimento in materia di autorizzazioni a trasmettere in modulazione di ampiezza tra 520 e 1600 kHz. Giorgio Marsiglio, in previsione di questa conclusione dell'iter parlamentare ha preparato un dettagliato documento che spiega passo passo tutto quello che un aspirante broadcaster delle onde medie deve sapere: dal perché allo stato attuale le trasmissioni sarebbero "formalmente proibite", fino ai possibili scenari che si aprirebbero con il varo della famosa legge. Il documento si fregia del titolo - del tutto veritiero vista la chiarezza e la ricchezza informativa, -di  "Piccolo vademecum per chi volesse trasmettere in onde medie",. Chi fosse interessato può rivolgersi a Radiopassioni per ricevere ulteriori dettagli.
Scrive Giorgio che il disegno di legge europeo 2014 andrà in primo esame alla Camera dei Deputati con il numero 2977.

(Vedi:

L'autore del prezioso manuale di istruzioni aggiunge anche di voler chiedere di essere ascoltato in audizione (in qualità di autore della denuncia alla Commissione europea) da parte della XIV commissione parlamentare "Politiche dell'Unione europea", di fronte alla quale sarebbe in grado di rappresentare i dubbi di carattere giuridico che riassunti nel vademecum.
Ma c'è un altro punto che l'autore intende sottolineare annunciando la pubblicazione della sua analisi giuridico-normativa. «[È ancora più] importante, però, che in Commissione chiedano di essere auditi (in qualità di stakeholders) coloro che sappiano essere portavoce degli operatori delle onde medie e, meglio di me, rappresentare la bontà e la necessità di rendere possibile ai privati l'accesso alle onde medie: chiedo a voi di individuarli e di convincerli a buttarsi nella mischia.» È lo stesso appello che ho formulato io qualche tempo fa su questo blog: se vogliamo realmente costruire una prospettiva di positivo impiego della risorsa trasmissiva in modulazione d'ampiezza, è fondamentale dare prova di una sostenibile progettualità, sicuramente non bastano le nostalgiche rievocazioni degli albori dell'emittenza commerciale, o l'erratica programmazione di brani musicali di vario gusto. Ripensando ai risultati della consultazione a suo tempo promossa da Agcom, qualche manifestazione di interesse era stata espressa, anche dai grandi gruppi editoriali radiofonici. La sensazione è che debbano arrivare molte più proposte dal fronte dell'associazionismo, del mondo della scuola, della sanità, della pubblica amministrazione locale, del turismo. Sento già la solita obiezione - "siamo in crisi, non ci sono soldi" - brandita come scusa. Però stiamo parlando di una normativa che servirà a inquadrare uno spazio di opportunità nuovo, che in un futuro neanche troppo lontano potrebbe rivelarsi necessario. Fatevi sentire, accidenti!