01 settembre 2014

Podcast e streaming su grande schermo, con Chromecast la tv fa da Internet Radio

«Guarda che NPR One, la nuova app per l'accesso ai contenuti di National Public Radio attraverso gli smart devices, ha appena aggiunto il supporto di Chromecast. Anche Watch ABC  adesso può fare screencasting verso dispositivi Google, bisognerebbe scriverlo.» È più o meno questo il messaggio che Francesco Delucia mi ha mandato qualche giorno fa. Già, Chromecast...  Intanto partiamo subito col dire che NPR One è la nuova app che mette insieme le trasmissioni e i podcast del circuito National Public Radio in un collage molto personalizzato di notizie locali e internazionali, contenuti tematici e argomenti specializzati legati a particolari località o interessi. È una app disponibile per Android e iOS e può tranquillamente essere usata per ascoltare i programmi NPR in diretta o differita, direttamente sullo smartphone o dallo smart verso una molteplicità di dispositivi, in particolare, se avete la versione Android e un dongle Chromecast, il televisore HD. 
La notizia di NPR One e Chromecast interessa gli appassionati di radio e podcast proprio perché queste nuove tecnologie di "screencasting o mirroring" (la riproduzione sullo schermo e l'altoparlante del televisore di contenuti audio e video che appaiono sullo schermo o sull'uscita audio dello smartphone), oltre a offrire nuove modalità di fruizione, rendono ancora più flessibile la già ricca pletora di contenuti e servizi tipica della nuova generazione di set top box ibridi, connessi alla rete. Spesso - cosa più importante - senza le limitazioni geografiche o di copyright che impediscono ancora di accedere dall'Italia, senza trucchetti di mascheramento dei proxy, all'offerta Netflix su set top box Roku (che di Netflix è uno spin-off).
Il dialogo tra il nostro smartphone e il televisore è una ricetta che prevede alcuni ingredienti fondamentali da amalgamare: il dispositivo HDMI da connettere alla Tv; i protocolli con cui lo smartphone/tablet dialogherà o si integrerà con questo dispositivo; e infine le eventuali app che come NPR One controllano questo dialogo e gestiscono i contenuti da inviare verso il televisore. 
Tutte queste tecnologie che permettono di consumare in modo sempre più alternativo anche i contenuti sonori, siano essi il brano musicale in streaming, il programma radiofonico, o il podcast. Cerchiamo di vedere come (un piccolo disclaimer: io una chiavetta Chromecast ce l'ho ma non l'ho ancora potuta provare, senz'altro vi saprò dire). 
Stiamo parlando di Google Chromecast - e al suo uso in ambito Internet radio vi suggerisco anche questo post di Radiosurvivor -  ma in realtà il panorama è probabilmente destinato a popolarsi di alternative. NPR One è disponibile anche in versione iOS in versione Airplay per Apple TV ma è già possibile trovare online dongle made in China compatibili con il protocollo di screencasting Miracast (anche Belkin sta lavorando su questo protocollo e la stessa Microsoft avrebbe in cantiere una chiavetta) e Roku Streaming Stick può essere utilizzato per fare del "videocasting" dallo smartphone con servizi come YouTube. 
Quanto alle app che permettono di gestire i contenuti, a parte NPR One, due recenti aggiunte all'universo Chromecast sono Pocket Casts di ShiftJelly, DoggCatcher e Podcast Addict (quest'ultima ha il vantaggio di essere free, il pagamento serve solo per rimuovere la pubblicità della versione adware). Per il casting delle stazioni radio ricevute in streaming una app interessante sembra essere Audials Radio, che tra l'altro si vanta di essere l'unica app Android compatibile con AirPlay (la cosa andrebbe approfondita). TuneIn e VLC starebbero lavorando a versioni Android compatibili con Chromecast  ma neppure le piattaforme musicali streaming se ne sono rimaste ferme. Spotify non offre ancora ufficialmente il supporto a Chromecast. Fino a poco tempo fa esisteva la scorciatoia di Spoticast, ma sembra che sia stata rimossa da Google Play. Deezer ha appena annunciato il supporto del dongle televisivo di Google mentre Rdio invece, insieme a Pandora, è inserita nella vetrina delle app Chromecast ufficiali, insieme a Google Play Music, Songza, RealPlayer Cloud. Chromecast si sta lentamente integrando anche con l'universo dei contenuti che risiedono sui media server e su dischi NAS in rete locale. Un esempio interessante è la app AllCast che offre un ponte verso Chromecast dai media server DLNA. Col tempo mi aspetto che il sistema messo a punto da Google diventi una grande piattaforma per la condivisione dei contenuti di Internet sul televisore e considerando il connubio radio-Internet è facile immaginare l'arrivo di soluzioni di Internet radio su Chromecast sempre più evolute.

Per chi volesse continuare la lettura ho cercato di elaborare qualche altra informazione di contesto.
Il modo di ascoltare la musica e la radio (o meglio i contenuti radiofonici) sta cambiando rapidamente e mi rendo sempre più conto che dopo l'autoradio - il dispositivo con cui la maggior parte dei normali utenti della radiofonia (non parlo di appassionati di segnali lontani e onde corte) si relazione con questo mezzo - è lo smartphone ad acquistare sempre maggiore centralità. Un esempio? Su Facebook frequento le pagine del gruppo FM-World Talkmedia e sto notando che molti di coloro che amano seguire le evoluzioni della banda degli 88-108 ormai si serve di telefoni Android per ricevere i segnali via radio o direttamente in streaming. La centralità dello smartphone presuppone però dei cambiamenti radicali anche alla periferia, come che dire che quando cambia l'hub, il mozzo, cambiano anche i raggi e il cerchione della ruota. 
In passato la radio era il tipico apparecchio che bastava a se stesso, come del resto il televisore. Poi sono arrivati gli impianti hi-fi e gli intenditori di musica hanno cominciato ad apprezzare l'abbinamento tra "tuner" FM e "ampli" e casse ad alta fedeltà. Analoga evoluzione, dal DVD fino ai set-top box ibridi connessi a Internet, ha avuto il nostro rapporto con il televisore: quindici, venti anni fa ha cominciato a imporsi il concetto di home theatre, e anche lo schermo televisivo è diventato un terminale attraverso il quale consumare non solo i normali programmi trasmessi dalle tv terrestri o satellitari, ma anche video musicali, film a noleggio e molto altro. 
Con l'era dei set top box ibridi, nati per ampliare la normale offerta di un set top box televisivo (terrestre, satellitare o via cavo) con i contenuti prelevati direttamente dalla Rete, Internet ha cominciato ad avere una importanza crescente. Fino ad avere oggi una varietà di content provider - i più importanti dei quali sono americani e sono ancora focalizzati sul mercato USA ma in netta ascesa anche in Europa: Apple iTunes con Apple Tv, Netflix con il suo spin-off Roku, Amazon con il recente Amazon Fire. Sono fornitori che vanno oltre quelle che sono state finora le tipiche offerte degli operatori di Internet-TV, e abbinano offerte di video, musica, gaming che transitano su protocollo IP direttamente verso il televisore tramite un dispositivo HDMI capace di interfacciarsi con la rete fissa o wireless. Dispositivi che come abbiamo visto con Chromecast diventano sempre più piccoli e compatti.  Proprio perché smartphone e tablet si identificano sempre di più con il nostro modo vivere e consumare la multimedialità, tutto comincia a ruotare intorno a questi due oggetti, che non a caso servono anche da telecomandi evoluti per le piattaforme dei contenuti in streaming. Tale convergenza è facilitata anche dallo standard Wi-Fi e da altri protocolli, wireless e no, che servono a instradare i contenuti direttamente dallo smartphone al televisore o altri sistemi di riproduzione audio/video. Chromecast è in pratica uno di questi protocolli, insieme per esempio a AirPlay di Apple, ma come si vedrà non sono i soli.
Partiamo per esempio dai protocolli utilizzati per il vero e propro screencasting dello smartphone sul televisore, che includono oggi diversi flavour principali. Il protocollo storico è sicuramente Apple AirPlay, che però è molto limitato al mondo Apple (iPhone, iPad, Apple Tv) e ai pochi dispositivi hi-fi compatibili. Abbiamo poi la risposta di Microsoft e altri costruttori a AirPlay: si tratta del protocollo Miracast, un sistema di cui esistono diverse implementazioni (spesso note con altri nomi come Samsung AllShare Cast, o SmartShare di LG) poco interoperabili tra di loro. Anche Intel è presente in questo campo con WiDi, associato al suo Wi-Fi Direct. E infine è arrivato Chromecast, con il suo dongle a basso costo (sotto i 40 euro) su cui vale la pena concentrarsi. Qui purtroppo dobbiamo fare una precisazione necessaria ma che può portare confusione. A differenza di AirPlay, che utilizza Wi-Fi per instradare audio/video tra due dispositivi AirPlay, Chromecast non "trasporta" alcunché (solo recentemente ha aggiunto autentiche funzionalità di screencasting). Il sistema si basa piuttosto sulla possibilità di sincronizzare tra loro la riproduzione su smartphone/tablet Android  e su dongle Chromecast. La nuova app NPR One funziona in questo modo, sintonizzandosi con lo smartphone su un podcast per poi passare la palla a Chromecast che si collega in rete e riproduce lo stesso contenuto sul televisore. Per un approfondimento su questi sistemi trovate un articolo dettagliato su HowTo Geek. Solo recentissimamente, si è detto, Chromecast e i nuovi Google Play Services 5.0 introducono una autentica modalità di screen mirroring, riservata però ai dispositivi smartphone basati su Android KitKat o Android L, in pratica solo certi Nexus e i terminali Google Play Edition come il Samsung Galaxy S4. Un altro articolo di Android Central spiega come configurare il display mirroring appena inaugurato anche in ambito Android. 
In tutto questo discorso non faccio volutamente rientrare ciò che riguarda in modo specifico il mondo dell'audio ad alta fedeltà e in particolare i sistemi che servono per instradare il suono da un dispositivo come lo smartphone, o anche una Internet radio, verso un sistema di riproduzione sonora. Apple AirPlay è forse l'unico protocollo che si adatta anche ad applicazioni puramente hi-fi, con alcuni prodotti compatibili. Ma sul mercato sono presenti diverse alternative come lo stesso Bluetooth, o sistemi proprietari come Caskeid e Bluetooth Caskeid, tecnologia di sincronizzazione dell'audio per sistemi di casse distribuiti in "multiroom" sviluppata da Pure società di Imagination Technologies, nota per le sue radio Dab e ora sul mercato con le sue casse wireless Jongo. Oppure Sonos, o anche Bose. Più recentemente sono spuntati sistemi aperti come Play-Fi di Dts, che insegue il successo di Sonos, ma c'è anche Qualcomm che ha appena lanciato Allplay. E infine piattaforme streaming come Spotify, con Spotify Connect stanno cercando di coinvolgere i costruttori nel creare un ecosistema di altoparlanti wireless e altri dispositivi compatibili con il sistema Spotify Connect (qui alcuni esempi di questi brand). Mi fermo qui, rimandandovi ai post successivi, per non rendere del tutto impossibile la lettura di un articolo già fin troppo denso di concetti e nomi.

31 agosto 2014

L'antenna di Radio Mosca gioiello dell'avanguardia sovietica: sarà tutelata ma decideranno i proprietari

Appare troppo ottimistico l'annuncio - ripreso da una notizia fornita dal Guardian qualche giorno fa e rilanciato dalla testata online Insideart - relativo alla conservazione del gigantesco traliccio realizzato da  Vladimir Shukhov  per la Radio Mosca sovietica e ancora oggi simbolo della capitale russa. Mesi fa, l'esistenza di "Torre Shabolovka" era stata messa in discussione dalla presentazione di un piano di riconversione dell'area in cui insiste la vecchia, altissima, antenna. A marzo, firme prestigiose dell'architettura contemporanea come Tadao Ando e Rem Koohlaas erano corsi a sostenere, con una petizione, il mantenimento della struttura di 160 metri, risalente al 1922.  È stata addirittura creata una fondazione che propone l'uso del traliccio nel quadro di diverse iniziative di edilizia culturale.
Secondo il Guardian le autorità statali e municipali moscovite si sarebbero dichiarate disposte a tutelare la torre tra i monumenti protetti, ma a quanto riferito da Novosti@mail il 25 agosto, un funzionario del dipartimento per la cultura dello stesso comune di Mosca avrebbe precisato che in ogni caso la decisione sul destino di Torre Shabolovka dipende dalla proprietà dell'area, il colosso mediatico pubblico VGTRK.

26 agosto 2014

L'immaginario radiofonico degli adolescenti va "in verde" a Riccione.

Molto bravi i ragazzi, tutti under 18 o quasi, di Radio Immaginaria, web radio "adolescenziale" di Castel Guelfo (Bologna). Nata nel 2010 per iniziativa associazionistica, trasmette sul Web e in questi giorni a Riccione lo fa da una postazione in trasferta al "Radiocampo" GreenTeen 2014 a Riccione. Sto ascoltando con grande divertimento, su Spreaker, la guest star di oggi, Andrea Borgnino delle Web Radio Rai:


Al GreenTeen tanti ospiti musicali e radiofonici ed esperti che parleranno ai giovani di sistemi, materiali, pratiche eco-compatibili. L'evento che dura tutta questa settimana è sponsorizzato dal portale GoGreenStore

24 agosto 2014

Musica in vendita: come sono cambiati i canali di distribuzione in 30 anni

Una bella animazione di Digital Music News (grazie a Valerio Mariani), ci fa vedere come è cambiato il mondo della distribuzione della musica commerciale dal 1983 al 2013. In 30 anni si è passati da un mercato diviso tra vinile e cassetta (!) a una galassia di canali molte delle quali addirittura difficili da spiegare, in cui comunque il compact disc mantiene una quota del 30% (OK, dopo aver raggiunto quota 95%). I dati si riferiscono ovviamente al mercato americano e sono puramente relativi, senza l'informazione che conterebbe di più: quanto valeva quel mercato nel 1983 e quanto vale oggi, in termini adeguati all'inflazione (credo che negli USA siamo intorno ai 4,4 miliardi di dollari secondo IFPI, che nel suo Digital Music Report, stima in 15 miliardi il mercato globale del "recorded" nel 2013 (in contrazione dai 15,6 del 2012). A livello globale il supporto fisico avrebbe ancora un leggero predominio, mentre negli USA la distribuzione digitale prende il sopravvento.


22 agosto 2014

Partono in Brasile i test della FM "estesa" dai 76.1 MHz ai 107.9 per far posto alla migrazione dell'AM

Sempre sul pezzo, l'infaticabile Dario Monferini mi fa notare la notizia del giorno (per le sue possibili implicazioni anche a in Europa e in Italia in particolare). Come informa il sito brasiliano Tudoradio, oggi a San Paolo l'emittente Jovem Pan - attiva finora sulle onde medie - inizia la sperimentazione per l'uso della cosiddetta FM "estendida", un rivoluzionario ampiamento della normale banda FM (in Brasile compresa tra gli 87.7 e i 107.9 MHz, che includerà in futuro anche la porzione bassa compresa tra 76.1 e 87.5 MHz. Non è un concetto completamente nuovo, considerando che anche i giapponesi hanno storicamente potuto usufruire di una banda FM più bassa e lo stesso hanno fatto per anni le nazioni dell'ex blocco sovietico (dove però non era consentito trasmettere sopra i 73 MHz). La soluzione adottata in Brasile serve per rendere fattibili l'ambizioso piano di migrazione di tantissime stazioni dalle onde medie - porzione di spettro sempre più afflitta da problemi di interferenze e rumori che riducono pesantemente la qualità del segnale - verso la modulazione di frequenza. La banda standard non sarebbe in grado di ospitare tutte le stazioni "migranti", specialmente nelle aree metropolitane che in Brasile sono gigantesche.
Tudoradio pubblica anche il lungo elenco di emittenti che avrebbero fatto richiesta di migrazione dall'AM all'FM, avvertendo che ovviamente il piano della FM estendida ha due grossi ostacoli da superare: la carenza di ricevitori in grado di coprire al momento tutto lo spettro Personalmente vedo già i cinesi produttori cinesi e soprattutto i chipmaker come SiLabs pronti a sfornare a passo di marcia i loro apparecchi dual-FM, perfettamente in grado di coprire da 64 a 108 MHz senza fare una piega. L'industria locale brasiliana, inoltre, verrà opportunamente incentivata a produrre le nuove radio. L'altro problema non trascurabile è che il processo di digitalizzazione della TV in Brasile non si è ancora concluso e che intorno ai 76 MHz esistono ancora dei canali televisivi analogici, che dovrebbero essere convertiti solo nel 2016. 
Comunque sia, non ci sono particolari ragioni per non prendere esempio da questo approccio, che negli Stati Uniti viene preso in considerazione da anni, magari per creare una banda FM estesa in grado di ospitare, attraverso una ripartizione, stazioni a modulazione solo analogica o solo numerica. Anche in Brasile l'Abert aveva suggerito qualcosa di simile. In Europa una FM estesa potrebbe servire a risolvere problemi di affollamento, ma anche a creare nuove finestre di opportunità per la diffusione di contenuti non commerciali.

ISS: gara di lancio del cubesat Chasqui-1 (monitorabile via Web con SDR remoto)

Che dire, è veramente emozionante il video girato sulla ISS nel corso della passeggiata spaziale effettuata qualche giorno fa, il 18 agosto, dai cosmonauti russi Alexander Skvortsov e Oleg Artemyev.



Nell'occasione i due hanno letteralmente "lanciato" (a mano!) nello spazio il nanosatellite peruano Chasqui-1 della Universidad Nacional de Ingenieria del Peru. Secondo le informazioni diffuse da Amsat-UK, il piccolo cubo satellitare è equipaggiato con un radiofaro a 437,025 MHz e la strumentazione di bordo prevede anche una fotocamera per la ripresa di immagini della terra. Ancora non sembrano esserci segnalazioni dirette del satellite, ma Amsat invita tutti a monitorare via Internet questo e altri cubesat e sonde atmosferiche nelle bande dei 144-146 e 435-438 e nei 434 MHz attraverso il nuovo ricevitore SDR remotizzato della Southampton University Wireless Society. Funziona benissimo!


Dispositivi radio mesh e senza batteria: il futuro della Internet of Thing è nell'autosussistenza.


Voglio segnalarvi un articolo di EeTimes dedicato alle tecnologie di rete wireless "mesh" (in pratica, a topologia completamente distribuita, senza la necessità di un hub centrale) come fondamento della futura Internet delle cose. Ci sono ovviamente molte proposte per i protocolli e gli standard di comunicazione, con l'attenzione finora focalizzata sul sistema ZigBee/Ieee 802.15.4 (utilizzabile su tre porzioni di banda: gli 868, 915 e 2450 MHz) , con altri candidati come WirelessHart o MiWi. Ma questa estate, dopo l'acquisizione di Nest da parte di Google, è stata annunciata l'iniziativa Thread Group, che tra l'altro si propone come evoluzione solo software della 802.15.4 e potrebbe scombinare le carte sul tavolo considerando l'autorevolezza degli endorser (c'è anche Samsung).

EeTimes si sofferma piuttosto su BluetoothSmart, nuovo nome di Bluetooth LE e sulle opportunità legate a startup come Zuli, che ha realizzato una presa elettrica smart e connessa elettricamente e telematicamentee a società di intellectual property come CSR. Quest'ultima sta cavalcando l'onda BluetoothSmart con una serie di prodotti di domotica per il governo elettronico della propria abitazione da un normale smartphone compatibile BT, un vantaggio considerevole visto il numero di dispositivi già in commercio. 
In un articolo a parte EeTimes affronta anche il tema dell'energy harvesting, con un rimando a una ricerca dell'Università di Washington per l'estrazione di energia di alimentazione direttamente dalle emissioni Wi-Fi e da altre frequenze. La combinazione tra mesh networking e energy harvesting fa pensare a un futuro di dispositivi intelligenti completamente autonomi e in grado potenzialmente di lavorare in rete senza una infrastruttura di comunicazione o alimentazione separata.

Postazioni radar fai-da-te, FlightAware controlla il traffico aereo con Raspberry


FlightAware - il sito Web di rilevamento del traffico aereo civile che oltre a ricevere informazioni live da una cinquantina fornitori di dati live gestisce anche un network di "controllori volontari" dotati della strumentazione necessarie per ricevere le informazioni via ADS-B direttamente dagli aerei in volo - apre al mondo Raspberry con il nuovo client software PiAware. Grazie a PiAware, anche chi è dotato di un ricevitore ADS-B realizzato con una semplice chiavetta RTL connessa a un Raspberry equipaggiato con software Linux Dump1090 potrà partecipare alle condivisione delle informazioni sui voli collegandosi al network di FlightAware. Per configurare Raspberry con Dump1090 si possono seguire le istruzioni fornite sul sito di SatSignal o sul blog dell'hacker catalano Ferrran Casanovas. FlghtAware produce anche un proprio ricevitore ADS-B, che può essere acquistato o richiesto gratuitamente (offerta riservata ai professionisti del volo civile, come vettori, proprietari di piste di atterraggio o hangar). In alternativa è possibile utilizzare il programma PlanePlotter, che a sua volta è compatibile con l'abbinamento chiavetta RTL/Dump1090 (che può girare anche su computer Windows) e con diversi ricevitori ADS-B commerciali (la lista è disponibile sul sito PlanePlotter). FlightAware comunica di aver bisogno di monitor in grado di collegarsi dalle aree di Roma,  Napoli, Palermo e Catania.

Radio Nord Revival on air. Dalla Svezia con nostalgia


Tra oggi e domani 23 agosto sono nuovamente in corso da Stoccolma le trasmissioni di Radio Nord Revival, emittente hobbystica autorizzata che celebra gli anniversari della messa in onda dell'emittente pirata offshore anni '60 Radio Nord. Oltre alla frequenza di 1512 kHz in onde medie, impossibile da ascoltare in questo momento e estremamente difficile, venogno utilizzate a partire dalle 08 utc, le 10 italiane, le due frequenze in onde corte da Ringvalla e Sala, rispettivamente i 3950 e i 6065 kHz (sui quali in questo momento a Milano arriva una portante, tra i soliti rumoracci). L'emittente trasmette in AM con banda inferiore soppressa. Domani entreranno in funzione dalla postazione del Castello di Stoccolma i 5770 kHz (in sostituzione degli annunciati 6220). I 3950 kHz sostituiscono gli annunciati 3915.

I rapporti di ricezione si possono inviare live commentando sul sito indicato.

21 agosto 2014

La Groenlandia riaccende le onde medie: hanno vinto i marinai rimasti senza frequenze

In piena controtendenza con il resto del mondo che sembra aver messo sulla radiofonia in onde medie una pesante pietra tombale, l'amministrazione della Groenlandia e l'ente trasmissivo KNR tornano sui loro passi. Stig Artvig Nielsen, noto DXer danese, annuncia sulla lista MWDX che tre frequenze in onde medie groenlandesi verranno riattivate dopo uno spegnimento deciso qualche anno fa. KNR, secondo Stig Artvig, avrebbe ceduto davanti alle proteste dei naviganti che non riuscivano più a ricevere il segnale dell'emittente durante la navigazione. Sarebbe stato anche diffuso un calendario per la riattivazione dei tre impianti, per i quali viene specificata la località ma non ancora la frequenza (è presumibile che verranno ripristinate quelle orginariamente assegnate dall'ITU:

 
Qeqertarsuaq - anytime between October 1st and December 1st 2014
Nuuk  - anytime between January and March 2015
Simiutaq, Qaqortoq –  approx.  June 1st 2015
 
No frequencies nor powers were quoted, but previously they were:
 
Qeqertarsuaq –  650 kHz (5 kW)
Nuuk  - 570 kHz (5 kW)
Simiutaq, Qaqortoq – 720 kHz (10 kW)
 
I 650 kHz rappresentano la frequenza a suo tempo più "facile" da ascoltare in Europa. Anche se stiamo parlando comunque di un ascolto molto complicato, gli appassionati di radioascolto estremo stanno festeggiando questo ritorno. A parte qualche trasmissione sulla frequenza marittima prossima ai 4 MHz e ai radiofari, i segnali radio dalla Groenlandia erano spariti del tutto. 
Quello che interessa più in generale è la successione degli eventi: un taglio evidentemente deciso ex ante con l'esclusivo obiettivo di risparmiare un po' di risorse finanziare, la protesta che segue la constatazione di una altrettanto palese carenza di copertura e la decisione di ritornare a utilizzare un impianto che aveva le sue buone ragioni di esistere. Gran parte delle manovre di "razionalizzazione" cui abbiamo assistito in questi anni sulle frequenze comprese tra 500 kHz e 30 MHz, dove fino agli anni '90 operavano tantissimi servizi locali e decine e decine di broadcaster internazionali, è stata motivata con il solito mantra: la radio è un medium vecchio, specialmente sulle onde medie. In parecchie situazioni questa formula ha il suo fondamento. Il pubblico giovanile preferisce altre modalità di consumo dei contenuti audio e informativi e per gli ascoltatori che risiedono nei grandi agglomerati urbani (e persino nei centri di dimensioni più piccoli), le frequenze "basse" delle onde medie sono molto disturbate. Ma ho la sensazione che in molti casi specifici la chiusura degli impianti e spesso l'abbattimento delle antenne vanno di fatto a impoverire un servizio che ha ancora una propria destinazione d'uso per quanto riguarda i contenuti locali. Non parliamo poi delle onde corte, la cui efficienza viene completamente sottovalutata dagli "esperti" che devono giustificare i succitati tagli con i loro "studi". Il caso della Groenlandia purtroppo non potrà costituire un precedente, certamente nessun ente radiofonico pubblico importante seguirà l'esempio di KNR. Ma la storia del ritorno alle onde medie da parte del Grande Nord groenlandese fa pensare.