16 maggio 2015

Ascolto FM a lunga distanza, una guida di inizio-stagione

Durante la giornata di ieri, il 15 maggio, si è verificata la prima grossa apertura propagativa di tipo "E sporadico", una modalità tipicamente primaverile-estiva che consente alle stazioni in FM, cioè su frequenze che le normali condizioni della ionosfera (l'agente, anzi, il mezzo, della propagazione a lunga distanza dei segnali radio)  "bloccano" su tracciati line-of-sight, a portata ottica (intorno ai 180 km quando il trasmettitore è in una location a 2.500 metri di quota). Milioni di persone sanno che cosa succede quando si accende la radio per sintonizzarsi sulla frequenza preferita dell'FM. Intorno a quella stazione al massimo si possono sentire, spesso con molte reciproche interferenze, emittenti della stessa città. Nei tratti più liberi dello spettro (e nelle grosse città italiane non ce ne sono tanti), si possono magari intuire stazioni più deboli e gracchianti, segnali che possono aver viaggiato per qualche decina di kilometro. Quando lo strato ionosferico "Es" si attiva, invece - e la s di sporadico sta a segnalare una situazione anomala rispetto al normale strato E della ionosfera diurna, quello che non riuscirebbe a determinare nessuna riflessione o rifrazione di una frequenza superiore ai 40-50 MHz - è possibile che un segnale FM emesso a grande distanza, anche duemila chilometri, rimbalzi (è una metafora molto semplificativa di fenomeni elettromagnetici molto complessi e ancora in parte non compresi) su/attraverso questo strato subendo sul piano geometrico una distorsione e tornando versa terra. Siccome lo strato Es ha una quota di circa cento kilometri, la base del "triangolo" percorso dal segnale, cioè la distanza che separa la stazione emittente dal suo ascoltatore, è di circa duemila chilometri. Quest'ultima è una variabile che dipende anche dalle angolature che le condizioni ionosferiche determinano, considerando che un segnale molto lontano possiede un angolo di incidenza basso rispetto alla quota ionosferica.
Quando una apertura è in corso la radio sintonizzata su una frequenza libera da interferenze può di colpo "accendersi" su stazioni che parlano una lingua del tutto inaspettata. Le condizioni locali nello strato Es - la ionosfera è un plasma, ossia un gas elettricamente non neutro - sono molto variabili, e anche le loro caratteristiche fisiche (la quota, la forma, la posizione) hanno una dinamica elevata. Si parla non a caso di vere e proprie "nuvole" di E sporadico. Questo significa che anche se la stazione ricevente non si sposta, i punti da cui arrivano i segnali  ricevuti si spostano eccome. Anche per chi normalmente non si appassiona di ricezione a lunga distanza o non presterebbe particolare orecchio a questo fenomeno, resterebbe sorpreso di ascoltare improvvisamente una stazione in arabo e pochi minuti o secondi dopo, sulla stessa frequenza, una emttente in greco, o in turco. Eppure grazie all'E sporadico questo effetto è "normale" e per gli hobbysti della radio le condizioni FM estive - in modalità ionosferica o attraverso gli strati di inversione termica della troposfera - sono una libidine assoluta. Anche perché a causa della pressoché totale scomparsa di segnali interessanti sulle onde corte e della difficoltà di dare la caccia e emittenti lontane sulle onde medie, l'ascolto a lunga distanza sull'FM si può praticare in pieno giorno anche sulla spiaggia e con una qualsiasi radio portatile, anche se naturalmente sono consigliati ricevitori di un certo tipo, molto selettivi e resistenti alle interferenze e antenne esterne ben calcolate e orientabili per ottenere i risultati migliori.
La vera differenza, nell'ascolto FM a distanza, l'FM DX, la fanno le tecnologie informatiche e la socialità. Nell'area geografica di cui stiamo parlando, l'Europa e il bacino del Mediterraneo, fino al Medio Oriente, le stazioni di radiodiffusione usano in modo esteso l'RDS per facilitare l'identificazione delle emittenti e dei loro contenuti. Questo marchio decodificato in tempo reale e una costante attività di monitoraggio e di raccolta dati hanno reso possibile l'elaborazione di liste molto aggiornate di stazioni. Inoltre la condivisione di ogni tipo di informazione, dalle condizioni o le previsioni propagative, alle segnalazioni effettuate dagli appassionati di ascolto attraverso Internet, rende ancora più interessante e facilitata la caccia e l'identificazione di migliaia di stazioni radio in un bacino geografico molto ampio. Anche in mancanza di dati RDS lo scambio delle registrazioni audio rende spesso possibile la corretta identificazione delle lingue utilizzate attraverso i dettagli presenti nelle registrazioni, la verifica delle emittenti presenti su una determinata frequenza, il confronto con altri segnali ascoltati nello stesso momento in analoghe situazioni propagative. Insomma, grazie a Internet l'hobby di chi ascolta è diventato un'esperienza ancora più coinvolgente, una attività che non si esaurisce al semplice monitoraggio del segnale ma prosegue nel tempo, attraverso una analisi assolutamente "scientifica" di ciò che è stato monitorato. 

A fare da capofila di questa attività che coinvolge in numerose nazioni almeno un centinaio di hobbysti FM-DXer impegnati (spesso, ma non necessariamente, dotati di apparecchiature molto evolute), c'è il sito Web della associazione tedesca UKW/TV-Arbeitskreis e.V, un club di radioamatori e FM-DX attivo nella ricezione a lunga distanza di segnali radio e televisione. Fmlist.org non è solo un repository di dati su tutte le stazioni FM, DAB e TV del mondo (una versione analoga, MWlist, è disponibile anche per le onde corte, medie e lunghe), con elenchi dettagliati consultabili liberamente online o scaricabili in PDF. Registrandosi gratuitamente sul sito è possibile usufruire di servizi aggiuntivi, come un tool per la creazione di "bandscan", la lista delle emittenti ricevibili in una determinata location, o un logbook online dove registrare i propri ascolti. Questi ascolti vengono automaticamente messi a fattor comune in un "visual logbook" che visualizza, giorno per giorno, su una mappa interattiva di Google Maps, le stazioni che vengono segnalate dai membri di questa fantastica community. 



Un altro servizio messo a disposizione dal sito, nella sezione FMScan, è la possibilità di creare per qualsiasi località geografica una mappa delle stazioni FM, AM, DAB e TV potenzialmente ricevibili in quella location. Come esempio ho selezionato le coordinate dell'isola di Favignana e ho generato una lista che come potete vedere elenca tutti i trasmettitori attivi entro un raggio predeterminato intorno alla postazione di ascolto. I diversi colori di sfondo indicano la stima dell'intensità di segnale ricevibile a quella distanza in funzione della potenza stimata del trasmettitore. Questo strumento è particolarmente utile per chi sta ascoltando in una determinata zona per capire quali sono le possibili interferenze e individuare viceversa una porzione di spettro relativamente libera da segnali.





In questo esempio tratto invece dal visual logbook di FMlist, potete vedere la mappa degli ascolti segnalati nella giornata di ieri. In rosso chiaro le antenne che indicano le stazioni ricevute, in nero, le postazioni riceventi (come si vede molte concentrate tra nord della Germania, Olanda, Regno Unito). 



Nel dettaglio centrato su Tunisia e Libia, si possono vedere le stazioni ricevute in quell'area e cliccando su ciascuna antenna appare una scheda con i nomi di chi ha segnalato l'emittente, l'orario, la distanza.

Cristian Puddu, superesperto di FM DX in Sardegna era uno dei tre italiani attivi in quel momento e anche lui ha sintonizzato un discreto numero di emittenti dell'est europeo. Il visual logbook di Cristian permette di farsi un'idea dell'estrema localizzazione dei segnali che si propagano per via E sporadica: non è difficile immaginare la nuvola di attività plasmatica che si era creata in quel momento a un centinaio di kilometri di quota sopra la Croazia. I DXer italiani rappresentano una comunità forse meno consistente sul piano numerico dei colleghi britannici, olandesi, scandinavi, ma altrettanto se non più agguerrita. A differenza dei nostri omologhi europei noi italiani partiamo spesso da condizioni meno favorevoli all'ascolto a lunga distanza, a causa dell'elevatissimo numero di stazioni e del sovraffollamento delle frequenze. È vero che un segnale via E sporadico riesce addirittura a sovrastare anche una stazione locale isofrequenza per la sua intensità, ma poter ascoltare da un'area in cui lo spettro tra 88 e 108 è molto libero è un gran vantaggio. In Italia, oltre che a FMlist.org, facciamo riferimento anche alla comunità di FM DX Italy, un sito curato con estrema competenza da Fabrizio Carnevalini, insieme a una squadra di collaboratori che forniscono continuamente dettagli sulle stazioni italiane attive e sui vari passaggi di proprietà o frequenza dei ripetitori. 

Ho incontrato Fabrizio, che è anche un collega, in occasione delle giornate di Radio City e Radio Days Europe e ho ricevuto una graditissima copia campione di un volume cartaceo pubblicato a cura dei responsabili di FMlist.org, Günter Lorenz (che tra l'altro ha casa in Cinque Terre e oltre ai linguaggi di programmazione del suo sito parla benissimo l'italiano) e Oliver Schmidt. In meno di 200 pagine la "Guide Européen de la radio" (credo che siano disponibili edizioni stampante on demand in altre lingue) elenca per 220 città europee i rispettivi bandscan delle stazioni ricevibili in FM, DAB e onde medie. Per il viaggiatore è una guida estremamente pratica, perché consente di avere una visuale immediata di quello che si può ricevere alla radio in moltissime città importanti. Non ho idea dei costi e delle modalità da seguire per ricevere una copia di questo volume, che a quanto mi è sembrato di capire da Fabrizio viene realizzato in forma sperimentale, se siete interessati vi suggerisco di prendere contatto con gli amici di FM DX Italy attraverso il gruppo Yahoo! all'indirizzo:

A parte tutte queste risorse, se leggendo questo post vi è venuta voglia si sperimentare le possibilità di ricezione nella vostra area, potete contattarmi per ogni informazione.




Burundi, in un clima sepre più teso e violento, le fazioni sul campo attaccano le radio indipendenti





Drammatico resoconto del Committee to Protect Journalists sulle violenze che in questi giorni stanno caratterizzando il Burundi, tra annunci di golpe che sembrerebbero rientrati proprio nella serata di venerdì 15 maggio, con le dichiarazioni del presidente Pierre Nkurunziza. Sarebbe dunque da considerarsi fallito il tentativo di insurrezione guidato dal maggiore Godefroid Niyombare (qui nel suo annuncio trasmesso da TeleRadio Renaissance). Le proteste sono state scatenate dalla notizia dell'ennesima ricandidatura di Nkurunziza alla presidenza. Sarebbe il terzo mandato e secondo Niyombare la decisione sarebbe contraria alla costituzione del Burundi. In una nazione dove Internet arriva a un abitante su cento, quando va bene, la radio è un mezzo di informazione primario e non è un caso se i sostenitori delle due parti in gioco hanno proprio le stazioni radio nel mirino. Tre stazioni che hanno dato voce all'opposizione all'attuale regime sono state attaccate e non sarebbero in questo momento in grado di trasmettere, on air o via Internet. Si tratterebbe di Bonesha FM, la stessa Renaissance Radio et Television, e Radio Isanganiro. Un'altra emittente, molto amata dalla popolazione, Radio Publique Africane, privata nonostante il nome, è stata semidistrutta, come dimostrano le fotografie di Jennifer Huxta diffuse su Instagram e AFP. Il sito di uno dei maggiori quotidiani del Burundi, Iwacu, è raggiungibile ma risulta oscurato dalla direzione.


Sotto attacco del resto sono state anche le emittenti filogovernative, come la privata Rema FM. L'emittente di stato, RTNB sarebbe tornata da poco in onda, almeno secondo le osservazioni di un'altra coraggiosa giornalista freelance Mélanie Gouby. Ho trovato un'altra fotografia delle strade deserte di Bujumbura, con la pubblicità di un'altra stazione, 10 Radio che non viene menzionata nelle cronache di questi giorni. Bisogna sempre ricordare che in questa area in particolare in Rwanda, l'odio etnico che più di venti anni fa fece centinaia di migliaia di vittime tra i Tutsi e gli Hutu più moderati, fu alimentato da una emittente radiofonica, Radio Milles Collines, che ha ispirato anche una piece teatrale di Milo Rau, Hate Radio. L'altro giorno la rivista Limes ha dedicato un articolo ai fatti del Burundi, sottolineando però che le rivalità etniche c'entrano meno in quella che è a tutti gli effetti una classica guerra interna per il potere. 

















09 maggio 2015

Bambini perduti nei campi della Shoah. Un toccante documentario del BBC World Service

Tutto è cominciato da una registrazione di un programma della BBC di settanta anni fa, una trasmissione in una serie di appelli che l'emittente diffuse nel 1946 per cercare di riunire alle loro famiglie un gruppo di 45 bambini e ragazzi scampati dai campi di concentramento nazisti. Nel nastro, ritrovato recentemente, ci sono i nomi di dodici giovanissime vittime della Shoah. Nel documentario, il giornalista Alex Last si è messo alla loro ricerca. Cinque dei dodici bambini vivono ancora e quattro sono stati in grado di raccontare alla BBC la loro storia. Settanta anni dopo. 
Da ascoltare, qui.

04 maggio 2015

In Somalia Puntland Radio One nasce sulle onde corte (con finanziamenti italiani) in condizioni ancora difficili.

La notizia del momento, in mezzo a tanti annunci di stazioni che chiudono, è l'attivazione di una stazione in onde corte che sembra assicurare anche in futuro una certa continuità a dispetto delle difficili condizioni del contesto da cui opera. Si possono ascoltare da qualche giorno i test di Puntland Radio One, sui 13800 kHz dalla Somalia, nella regione costiera del Puntland, la punta geografica del Corno d'Africa. Dopo aver letto le prime segnalazioni ho potuto ascoltare il suo segnale il 28 aprile, a Favignana, con sorprendente intensità. Gli annunci sono in italiano (!), inglese e somalo e parlano anche di una frequenza, i 6160 kHz per la quale al momento non ci sono segnalazioni.
Il progetto ha una matrice molto italiana, perché i finanziamenti rientrano nei fondi che l'Italia devolve ai progetti che fanno capo all'agenzia delle Nazioni Unite UNOPS e il responsabile dell'installazione è Enrico Li Perni, tecnico e radioamatore italiano basato nella regione, dove è CEO di una società di ingegneria RF, la Red Telcom. Via Skype, Enrico mi conferma che la recitazione del Corano registrata poco fa (14:55z) qui a Milano, sul mio nuovo Tecsun PL-680 (l'ho appena ordinato a causa dei problemi che il mio vecchio 660 mi stava dando), viene effettivamente dalla nuova stazione (le trasmissioni sono in AM con banda inferiore soppressa). Nell'area sono già attive stazioni in FM, ma un impianto a onde corte offre sicuramente una maggiore copertura, oltre a dare a tutti noi hobbisti la possibilità di tornare a ricevere una stazione interessante e soprattutto "ufficiale". 
Puntland Radio One si unisce dunque a Radio Hargeisa, altra emittente del Somaliland attiva su 7120 kHz, come sintomo radiofonico di una situazione politica che - si spera - possa diventare un po' più stabile e serena in Somalia e nelle sue regioni semi-autonome. Purtroppo Enrico mi ha riferito di aver "scampato per un soffio", l'attentato dei militanti di al Shabaab che il 20 aprile ha provocato almeno sei vittime dopo che una bomba ha fatto saltare in aria un van delle Nazioni Unite con a bordo quattro funzionari dell'UNICEF.



Questa registrazione si riferisce a qualche ora dopo, con l'annuncio delle 17:05 UTC:


01 maggio 2015

In Germania ARD sta chiudere, tra Monaco e Bonn, le ultime onde medie


Sta arrivando alla sua mesta conclusione il percorso di spegnimento delle infrastrutture in onde lunghe e medie tedesche decise dall'ARD, l'ente pubblico radiotelevisivo federale che riunisce, in Germania, le emittenti regionali. Con lo spegnimento delle ultime stazioni della WDR (inizio luglio) e della Beyrischer Rundfunk (fine settembre), in Germania resteranna attivi solo gli ultimi impianti Deutschlandfunk e una manciata di stazioni della American Forces Network.
Si tratta per la Westdeutscher Rundfunk delle frequenze - 720 e 774 kHz - di Langenberg e Bonn, oggi impegnate dai programmi di WDR2/Vera, mentre la BR chiuderà München-Ismaning e Dillberg (entrambe su 801 kHz) nonché Würzburg e Hof (su 729 kHz). Incollezionisti di QSL faranno meglio a affrettarsi. In Germania dominerà ancora per un po' l'Fm, mentre il progetto DAB+ continuava espandersi e orma raggiunge quasi il 100% della rete autostradale e buona parte della popolazione residenziale.

23 aprile 2015

SdrDX for MacOS. L'sdr su Mac si può fare.

Devo ammettere che sono molto impressionato per il risultato raggiunto da Ben Williams con il suo software SdrDX: è la prima applicazione SDR che vedo girare sul mio MacBook nativamente, senza emulazioni, ambienti da installare, librerie, interfacce grafiche aggiuntive. Il che dimostra che si può fare, è possibile distribuire software di demodulazione anche in ambiente Mac, tra l'altro su una versione del system non particolarmente recente. La nuova versione di SdrDX, ovviamente disponibile anche per Windows, si può prelevare a questo indirizzo
In questo momento sto provando il software di Ben su un file I/Q preregistrato, anch'esso disponibile sul sito FynGyrz, dove troverete altri progetti di questo programmatore, radioamatore e scrittore. Non ho possibilità di effettuare prove live con un front end SDR e in questo senso SdrDX è relativamente limitato. Il software supporta una famiglia abbastanza ristretta di ricevitori: quelli del brand RFSPACE, le chiavette FunCube Pro e Pro Plus, l'Andrus MK1.5, AFEDRI, Peaberry e Softrock. Molti di questi dispositivi hanno un prezzo interessante, AFEDRI per esempio - un front end a conversione diretta progettato in Israele da Alex Trushkin, si aggira intorno ai 260 dollari. 
Un'altra caratteristica di SdrDX è, come potete vedere, che l'interfaccia di controllo è molto complicata, personalizzabile e ricca di opzioni, comandi non particolarmente intuitivi. Va per detto che al contrario di progetti di questo tipo di applicazioni, la creatura di Ben ha una valida documentazione online. Speriamo che altri seguano il  suo esempio.



21 aprile 2015

Avionica e sicurezza: la disavventura di un hacker troppo scherzoso

 Chris Roberts, alias @sidragon1, non pensava di averla fatta così grossa. Dopotutto il tweet dell'esperto di sicurezza informatica e fondatore della società One Worlds Labs, specializzata in counterintelligence e misure anti-hackeraggio, era solo scherzoso: salito a bordo del suo volo United Roberts aveva twittato "dunque, vediamo, box-ife-ice-satcom... e se facessi passare su EICAS l'ordine di far scendere le maschere dell'ossigeno?" riferendosi alla possibilità di entrare nel sistema di intrattenimento di bordo via wi-fi e interfacciarsi (cosa non necessariamente possibile) con il cosiddetto Engine Indicating and Crew Alert System, la piattaforma Boeing - l'equivalente Airbus è ECAM, Electronic Centralized Aircraft Monitor - che centralizza tutte le informazioni dei vari sistemi di bordo. Una di quelle battute "da hacker" tipiche dei convegni specializzati, consessi in cui molto spesso i consulenti di sicurezza presentano studi di vulnerabilità di sistemi di rete - quasi sempre ormai accessibili via radio - effettuati proprio con la mentalità del pirata informatico. In questi casi un pirata buono che finge di agire da cattivo per mettere in luce carenze e difetti di un sistema di protezione. 

Purtroppo per Roberts il suo tweet è stato preso estremamente sul serio. E a stretto giro di volo. Appena sbarcato, il consulente è stato bloccato e interrogato per ore dall'FBI, che ha anche provveduto a sequestrare tutta la sua attrezzatura tecnologica. Non è finita lì perché qualche giorno dopo, quando Roberts si è presentato nuovamente in aeroporto per raggiungere, guarda caso, un convegno sulla sicurezza, United Airlines gli ha negato la carta di imbarco e lui ha dovuto arrangiarsi altrimenti. L'episodio increscioso ha scatenato l'ironia dei colleghi di Roberts e dell'intera comunità dei cosiddetti whitehat hackers, i "pirati dal cappello bianco" che agiscono facendo del male a fin di bene. Uno di loro ha proposto di lanciare una vera e propria battaglia a colpi di tweet dello stesso tenore, minacciando (senza ovviamente eseguirle) le peggiori monellerie tecnologiche. Dopo il security theatre, la security comedy... "HackRF says there's a strong 915 MHz qpsk 64k symbol/second signal. I wonder what'll happen if I replay it" (qui il riferimento è alla famosa scheda SDR a larga banda, potenzialmente in grado di intercettare o interferire con le comunicazioni di molti sistemi, inclusi quelli di bordo, mentre i 915 MHz sono per esempio utilizzati dalle reti ZigBee). Visti i tempi, è comprensibile che le linee aeree e le autorità di controllo abbiano i nervi a fior di pelle quando si tratta di potenziali violazioni e dirottamenti, anche solo virtuali. Ma l'atteggiamento nei confronti degli esperti dovrebbe essere diverso, perché purtroppo è assolutamente vero che molti sistemi di controllo a bordo di aerei, automobili, impianti industriali sono stati sviluppati quando certe opportunità non c'erano e dal punto di vista della sicurezza e dell'autenticazione ci sono parecchie lacune da colmare.  Meglio prepararsi all'eventualità che un hacker armato di radio software defined decida di mettersi in testa il cappello nero.

19 aprile 2015

Serbia, con la privatizzazione media più liberi. Ma il governo chiuderà le onde corte internazionali.


Hanno pacificamente dimostrato, davanti alla sede del governo di Belgrado, i dipendenti della redazione di Radio Serbia Internazionale - Radio Jugoslavia, che dovrebbe chiudere i battenti il prossimo primo di luglio. L'emittente, uno dei pochi servizi internazionali sopravvissuti in Europa sulle onde corte, è nata 79 anni fa e trasmette (per la verità in modo non sempre regolare) in una dozzina di lingue, tra cui l'italiano, su 6100 kHz dagli impianti di Bijeljina, località inserita nell'enclave della Repubblica Srpska dichiarata nei confini della Bosnia Erzegovina. La decisione di chiudere il servizio si inserisce nel quadro di una radicale manovra di privatizzazione, a sua volta iniziata per venire incontro alle pressanti richieste di Bruxelles e delle istitutuzioni di credito internazionali per l'erogazione di sostegni finanziari alla Serbia. I vari governi che si sono succeduti dopo la guerra in Jugoslavia e i bombardamenti della NATO hanno cercato di privatizzare l'economia serba per anni, ma solo nel 2014 una nuova legge ha innescato un meccanismo che dovrebbe portare alle cessione di centinaia di imprese statali, una ottantina delle quali nel settore dei media (informazioni qui sul sito della Privatization Agency). Le emittenti di Serbia e Vojvodina continueranno a erogare il servizio pubblico di RTS, ma solo dopo che il loro sostegno finanziario verrà tolto dal bilancio statale e inserito nel normale contesto della fiscalità. Il problema è che a quanto dicono i redattori di Serbia Internazionale, il loro non è più considerato servizio pubblico essenziale.

In effetti nessuno contesta che le intenzioni dei privatizzatori siano più che valide. Anche perché in parallelo in Serbia sono stati fatti significativi passi avanti nel campo della tutela della libertà di stampa e della difesa dei giornalisti. È stata creata per esempio, in collaborazione con l'ufficio Libertà dei Media dell'OSCE una commissione governativa per investigare su diversi omicidi che hanno coinvolto negli anni passati giornalisti come Dada Vujasinović, uccisa 21 anni fa, e Milan Pantić. L'assassinio di Slavko Ćuruvija, redattore e editore di un giornale, ha portato a degli arresti a più di 15 anni di distanza anche grazia a una efficace campagna di sensibilizzazione della Commissione. Con l'aiuto dell'agenzia Saatchi&Saatchi è stata realizzata una vera e propria azione mediatica, attraverso la pubblicazione in forma anonima di una delle tante lettere di minaccia ricevute quotidianamente dai giornalisti serbi (la lettera era assolutamente autentica, non così il realistico filmato in cui un uomo incappucciato ribadiva le sue promesse di morte). L'intera stampa serba ha rilanciato questa azione, prendendola estramemente sul serio, e solo dopo la Commissione governativa ha rivelato l'efficace simulazione. La campagna ha addirittura vinto un premio speciale al Festival della creatività pubblicitaria di Cannes del 2014.

Sarebbe davvero un peccato se dopo tutto questo dovesse restare in silenzio proprio il piccolo gruppo di redattori che cerca di tenere informato il mondo sulle vicende interne della loro nazione.


17 aprile 2015

La radio invisbile che univa Werner a Marie-Laure


"Volevo scrivere un libro sul miracolo della radio", racconta Anthony Doerr nel trailer di presentazione del suo All the light we cannot see, un riferimento al fatto che, come la luce, ma su frequenze non visibili a occhio nudo, le trasmissioni della radio e della tv, milioni di telefonate, miliardi di connessioni Wi-Fi, altro non sono che radiazione elettromagnetica. La storia del suo romanzo, che ha avuto un successo straordinario, è un dialogo a distanza - solo alla fine i due personaggi si incontreranno brevemente - tra la figlia, cieca, del fabbro ufficiale del Museo di Storia Naturale di Parigi, sfollato insieme a Marie-Laure nella città costiera di Saint Malo, poco prima del bombardamento alleato che rase al suolo la città storica; e Werner, un orfano tedesco che scopre di essere ferratissimo in elettronica e in radioriparazioni e grazie a questa sua capacità finisce dentro a una esclusiva scuola della Gioventù hitleriana e si ritrova durante la guerra nel Corpo tramissioni, a dare la caccia alle emittenti clandestine della Resistenza francese. Non è un caso - anche se la scelta non è assolutamente apologetico - che in ex ergo al suo romanzo Doerr sceglie una sinistra - per noi radioappassionati - citazione di Goebbels: "Per noi - dichiarava il responsabile della propaganda nazista, non sarebbe stato possibile prendere il potere così come ci siamo riusciti, senza la radio."

Questo racconto così intimamente legato alla natura pervasiva, labirintica delle onde elettromagnetiche e dei sentimenti, ha colpito uno degli autori di Spectrum, la prestigiosa rivista della associazione ingegneristica americana, IEEE, Robert W. Lucky, che ha scritto questa bellissima recensione.


Prospettive digitali: la Norvegia spegne l'FM tra venti mesi. Ma l'Italia esita ancora

Ma la radio digitale, che fine ha fatto? Mentre la Norvegia annuncia il piano definitivo per lo switchoff dell'FM analogica a partire dal primo gennaio 2017 (più avanti nel corso del 2015 verranno comunicati i criteri per la definizione delle emittenti locali che saranno autorizzate a proseguire le trasmissioni in FM insieme alle misure per favorire l'inserimento del maggior numero possibile di piccole stazioni nei multiplex DAB), in Italia e altre nazioni sembra che l'interesse nei confronti dello stesso DAB sia meno vivace. In occasione di Radiodays Europe ho percepito da parte degli operatori di tutto il mondo la crescente convinzione che la radio sia diventata digitale - e soprattutto "social" - indipendentemente dalla tecnologia adottata per diffonderne i contenuti. Nell'area espositiva un piccolo stand era dedicato al sistema americano HD Radio e ho potuto scambiare qualche impressione con il responsabile marketing di Ibiquity, la società che promuove negli Stati Uniti il digitale ibrido. Sono oltre 2000 le stazioni ad averlo adottato, il grosso concentrato tra le emittenti in FM. Il digitale sulle medie non ha preso altrettanto piede e anche se è possibile che un certo stimolo derivi dalla decisione di autorizzare le trasmissioni "all digitale", che permettono di ottenere un segnale più corposo senza dover sacrificare niente per la trasmissione delle portanti analogiche, al salone NAB Show in corso proprio in questi giorni a Las Vegas il messaggio degli operatori è abbastanza chiaro: l'unico orizzonte possibile per le 4 o 5 mila stazioni AM degli USA è la migrazione all'FM analogica. E forse da qui al digitale HD Radio. Gli stessi rappresentanti Ibiquity confermano che tra ricevitori stand alone e autoradio, ormai il parco di apparecchi compatibili ha superato i 20 milioni di unità.

Allo stand c'era qualche esempio piuttosto interessante, sia della nuova linea di ricevitori "private label" SPARC di cui Ibiquity ha iniziato la commercializzazione online. Queste radio ibride HD Radio/FM possono in teoria servire ad alimentare i mercati extra-USA che Ibiquity vuole conquistare, come il Messico o il Brasile. Ma all'evento milanese ho visto anche un esemplare molto curioso di telefonino "feature phone" (il gergo di settore per telefono per definire il cellulare non-smart) con integrato un chip HD Radio/FM. Il telefonino aveva il marchio BeatBoy e, mi è stato detto, verrà commercializzato nelle Filippine, dove Ibiquity sta sperimentando le sue emissioni fin dal 2005. Come sempre, è molto difficile fare previsioni, perché è sempre più chiaro che la radiofonia in generale, FM o digitale che sia, ha un unico vero avversario che si chiama mobile Internet. Per il momento valgono ancora le analisi di costo che valutano ancora vantaggioso il modello broadcast rispetto al broadband, almeno nella trasmissione verso bacini di pubblico molto estesi o popolati. Ma nel confronto tra mondo analogico e digitale, lo sappiamo molto bene, le dinamiche di costo sono le prime a cambiare. Staremo a vedere.


E il DAB+ all'italiana? Tra RadioCity Milano e Radiodays ho avuto modo di parlare anche con gli amici di Digital Radio Italia e li ho trovati ancora più ottimisti del solito. La copertura, su iniziativa soprattutto dei consorzi commerciali, sta crescendo. Nelle province dove l'offerta DAB+ è più completa le vendite dei ricevitori sono incoraggianti e soprattutto il mercato automotive pare essere in pieno boom (in effetti Fiat-Chrysler vanta, per la Fiat 500L equipaggiata con DAB un aumento considerevole dei volumi venduti, con percentuali superiori al 500% col segno più). Il problema è che in queste analisi è sempre complicato stabilire la reale distanza tra il potenziale di vendita che possiamo desumere dai cataloghi dei costruttori e il concreto sell-out di automobili che sono davvero in grado di ricevere le trasmissioni DAB+ a bordo. A Milano ho sentito parlare di cifre, a cinque zeri, che francamente mi sembrano leggermene azzardate. Nel 2014, senza contare il segmento car radio, la base installata era stimata in 100 mila apparecchi, probabilmente non tutti DAB+. Quest'anno si prevede di superare nel complesso le 400 mila unità. Anche facendo la tara dell'entusiasmo che contraddistingue tutti i consorzi nati per promuovere qualcosa, i numeri cominciano a essere interessanti. Non si capisce perché Radio RAI e Raiway non spingano a tavoletta sull'acceleratore. Tanto più che a giudicare dagli studi, per esempio di GFK, gli italiani sembrano molto sensibili all'argomento connected car e alla possibilità di accedere a contenuti multimediali in auto attraverso connessioni radiomobili. Il mondo della radio digitale in Italia sta segliendo, sul piano infrastrutturale, una politica troppo attendista. I costruttori di automobili, praticamente tutti già dotati di proprie piattaforme connected car, Apple e ovviamente i maggiori operatori con il 4G, non esiteranno un minuto a rubare il mercato sotto il naso di operatori radiofonici troppo conservatori. Ma l'unico modo per sfondare, in mancanza di una politica di switchoff della radio analogica su scala europea, è stimolare l'interesse nei confronti del DAB con contenuti esclusivi: calcio, intrattenimento, infotraffico... A me sembra un principio così elementare, ma è possibile che il cretino sia io.

Torniamo però alla Norvegia, dove politica e organi tecnici hanno deciso il destino della radio FM con inesorabile, nordica precisione. Il documento da cui parte tutto, Norwegian proposal on the digitizaton of radio, del 2011, si può scaricare in lingua inglese. Il 16 aprile il Ministero della cultura ha annunciato ufficialmente il piano di implementazione del passaggio definito quattro anni fa. Eccolo in questa tabella di sintesi pubblicata da Radio.no:



L'authority norvegese aveva già annunciato il 24 febbraio il raggiungimento delle soglie di copertura minime definite nel 2011 per autorizzare lo spegnimento della radio FM. In quella data aveva anche precisato che entro il 2015 sarebbero stati resi noti i criteri che autorizzavano le emittenti molto piccole a mantenere una presenza in FM a causa evidentemente dei costi e delle difficoltà nel accomodare tutte queste emittenti in un multiplex digitale. Sulla base delle esperienze maturate tra Regno Unito, Norvegia e Svizzera (ma non dimentichamo che anche Svezia, Olanda, Danimarca e altri si stanno orientando verso lo spegnimento dell'FM), l'Unione dei broadcaster europei EBU ha preparato un "digital radio kit" per illustrare questo epocale passaggio alle aspiranti nazioni digitali. Invito gli operatori delle radio ma soprattutto il Governo, il Parlamento, il Ministero dello sviluppo economico e AGCOM a scaricare e leggere l'istruttivo documento. Non è difficile.