29 aprile 2016

LimeSDR, il transceiver "di gomma" da 100 kHz a 3,8 GHz. E lowcost.



Ancora una sessantina di slot da 199 dollari disponibili nella campagna di crowdfunding di LimeSDR, "dongle" SDR open source da sogno per coprire, in ricezione E trasmissione, uno spettro che va da 100 kHz a 3,8 GHz. LimeSDR utilizza i transceiver di ultima generazione Lime Microsystems, il brand che tre anni fa ha scatenato il fenomeno BladeRF. Dotato di una potente FPGA Altera Cyclone IV, LimeSDR offre la piena integrazione con Snappy Ubuntu Core come piattaforma di distribuzione di app open source. Una piattaforma SDR flessibilissima per applicazioni che vanno dalla radioastronomia al "personal cellular". La campagna ha già raccolto 100 mila dollari del mezzo milione previsto e mancano ancora quasi due mesi alla fine (consegna prevista in novembre 2016). Ecco le formidabili spec:

  • RF Transceiver: Lime Microsystems LMS7002M MIMO FPRF (Datasheet)
  • FPGA: Altera Cyclone IV EP4CE40F23 - also compatible with EP4CE30F23
  • Memory: 256 MBytes DDR2 SDRAM
  • USB 3.0 controller: Cypress USB 3.0 CYUSB3014-BZXC
  • Oscillator: Rakon RPT7050A @30.72MHz (Datasheet)
  • Continuous frequency range: 100 kHz – 3.8 GHz
  • Bandwidth: 61.44 MHz
  • RF connection: 10 U.FL connectors (6 RX, 4 TX)
  • Power Output (CW): up to 10 dBm
  • Multiplexing: 2x2 MIMO
  • Power: micro USB connector or optional external power supply
  • Status indicators: programmable LEDs
  • Dimensions: 100 mm x 60 mm


La Guerra Fredda delle trasmissioni clandestine americane

Il mese scorso Richard H. Cummings, autore di due formidabili volumi sulla storia radiofonica della Guerra Fredda, ha iniziato sul suo blog Cold War Radio Vignettes, una serie di interessantissimi post (questo è il primo) sulle trasmissioni clandestine americane "nere" (cioè apparentemente originate da emittenti con false identificazioni non riconducibili al governo americano) dirette verso l'Unione Sovietica e le altre nazioni del cosiddetto "Blocco orientale". Grazie al meritorio archivio online messo a disposizione dal sito American Radio History, molte delle fonti utilizzate da Cummings si possono consultare direttamente, incluso il Broadcasting Stations of the World, il "WRTH della Cia" realizzato dagli uffici del Foreign Broadcast Information Service. Una lettura davvero avvincente che parte nel 1951 con le trasmissioni  in bulgaro di Radio Goryanin, probabilmente operativa da un camion al confine con la Grecia.

Airspy si fa Mini, la superchiavetta SDR multipiattaforma è ancora più piccola.

Non si fermano mai gli sviluppi e i nuovi annunci sul fronte del Software Defined Radio amatoriale. Se ieri SDRplay annunciava l'acquisizione della piattaforma software italiana Studio1, oggi Airplay lancia una nuova variante del suo front-end a larga banda con fattore di forma "USB dongle", pensato per applicazioni VHF-UHF ma estendibile "verso il basso" con un add-on opzionale chiamato SpyVerter. Dietro il design di Airplay, lo ricordo, ci sono Youssef Touil e Benjamin Vernoux, il primo molto noto per il software di demodulazione SDRsharp. D'ora in poi Airspy R2 avrà una sorellina minore, Airspy Mini, ancora più somigliante alle classiche chiavette SDR. Il nuovo ricevitore utilizza presumibilmente un tuner R820T2 ma a differenza di molte chiavette ha una conversione ADC a 12 bit, per una migliore capacità. Il prezzo in pre-ordine sul sito Itead.cc (disponibilità tra dieci giorni) è di 86 euro e 50, al cambio attuale.
Ecco le caratteristiche della versione Mini, molto simili a quelle di Airspy. Il dispositivo promette la massima compatibilità diretta con software per tutte le piattaforme operative, compresi le piattaforme pc "essenziali" come Raspberry.


  • Continuous 24 – 1800 MHz native RX range, down to DC with the SpyVerter option
  • 3.5 dB NF between 42 and 1002 MHz
  • Tracking RF filters
  • 35dBm IIP3 RF front end
  • 12bit ADC (80dB Dynamic Range, 64dB SNR, 10.4 ENOB)
  • 10, 6 and 3 MSPS IQ output - Optimized for portable and tablets
  • Up to 6 MHz panoramic spectrum view
  • 0.5 ppm high precision, low phase noise clock
  • 4.5v software switchable Bias-Tee 100% Compatible with SpyVerter and High Performance LNA
  • IQ or Real, 16bit fixed or 32bit float output streams
  • No IQ imbalance, DC offset or 1/F noise at the center of the spectrum that plagues all the other SDRs
  • No drivers required! 100% Plug-and-play on Windows Vista, Seven, 8, 8.1 and 10, all Linux Flavors, Mac and Android
  • Best software support of all existing SDRs
  • Compatible with Raspberry Pi, Odroid, Pine64 and UP boards
  • Operating temperature: -10°C to 40°C

28 aprile 2016

SDRplay acquisisce da SDRapplications il software SDR italiano Studio1

Notizia molto interessante appena annunciata dal team di ingegneri britannici che stanno dietro il progetto SDRplay. Il gruppo, che ha sviluppato il ricevitore SDR RSP (Radio Signal Processor) a sua volta basato sul tuner realizzato da Mirics sulla tecnologia FlexiRF, ha rilevato tutti i diritti su Studio1, il software di demodulazione SDR sviluppato in Italia da Sandro Sfregola. Studio1, un prodotto stand alone compatibile con diverse piattaforme SDR (incluso il ricevitore Elad) ma finora legato soprattutto al ricevitore Perseus, da oggi entra nella galassia SDRplay con l'obiettivo di offrire agli acquirenti di RSP una soluzione "integrata". Secondo il comunicato rilasciato ieri, per il momento Studio 1 continuerà a essere commercializzato separatamente attraverso il distributore Woodbox. Ancora non si conoscono i dettagli relativi alle future evoluzioni del software sviluppato dalla società di Sfregola, SDRapplications. Il programma in questo momento ha lo stesso costo del ricevitore SDRplay (149 euro). 
RSP a differenza del Perseus, è un ricevitore SDR "wideband" fino a 2 GHz e non usa l'approccio a conversione diretta basato su FPGA. L'architettura è concettualmente simile all'approccio SDR "a chiavetta USB" anche se la tecnologia Mirics è molto evoluta rispetto ai tuner a basso costo di questo specifico comparto. Ci sono notevoli differenze anche per quanto riguarda la conversone A/D della media frequenza, che nel caso di SDRplay è a 12 bit. Diversa anche la porzione di banda visibile nella finestra di demodulazione, che arriva a 8 MHz: non a caso SDRplay può essere utilizzato anche per l'ascolto di trasmissioni DAB.

15 aprile 2016

"Questa ferita" al Biondo di Palermo. Tre siciliane raccontano la loro isola in un audiodocumentario firmato Brunkhorst/Herzog



Che tentazione... Sarò molto vicino a Palermo (dove atterrerò il giorno prima) e mi piacerebbe molto esserci, venerdì 22 aprile, alle ore 19.00 (ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti), nella Sala Strehler del Teatro Biondo che ospiterà, in prima nazionale, il documentario sonoro "Questa ferita". L’opera - realizzata dagli autori tedeschi Heike Brunkhorst scrittrice, regista di opere teatrali andate in scena in Italia e Germania, autrice di lavori radiofonici trasmessi dalle radio pubbliche in Germania, Austria e Italia e Roman Herzog, audiodocumentarista attivo in Germania, Austria, Svizzera, ma anche in Italia attraverso associazioni come Radioparole - è già  stata trasmessa alla fine di marzo dalla radio pubblica tedesca Deutschlandfunk (la potete ascoltare in una versione più corta con il voice over in tedesco) e dalla austriaca ORF
La presentazione e l’“ascolto” al Teatro Biondo avverranno alla presenza degli autori e delle tre protagoniste del documentario: Letizia Battaglia, Emma Dante e Veronica D'Agostino. 

"Questa ferita" è la storia di tre donne siciliane di tre generazioni diverse, accomunate - come quasi tutti i siciliani - dallo stesso ambivalente sentimento di odio e amore nei confronti della loro isola. Sono donne che cercano una Sicilia diversa, in grado di fare emergere le profonde ferite, per scoprire la bellezza nella bruttezza. 
Letizia Battaglia è famosa in tutto il mondo per le sue fotografie delle vittime della mafia, ma ha fotografato molto altro e per tutta la sua vita si è battuta contro il potere e la violenza degli uomini.  
Veronica D’Agostino è nata a Lampedusa e lavora in un albergo vicino a Genova. Oltre a ciò è attrice da quando Emanuele Crialese l’ha scoperta per il film Respiro; le piacciono soprattutto i ruoli da ribelle.
Emma Dante scrive e mette in scena in tutto il mondo originali e controverse opere di teatro sulla famiglia, smascherando la violenza che si nasconde dietro alla facciata del perbenismo e delle convenzioni sociali. È artista ospite principale del Teatro Biondo di Palermo, dove dirige anche la “Scuola dei mestieri dello spettacolo” ma è notissima anche a Milano, con tante opere andate in scena al mitico Crt

Nell'audiodocumentario le tre protagoniste parlano delle loro vite, dei loro mestieri e della forza dell'arte, del significato di essere donne in Sicilia, della violenza contro le donne, della mafia e degli uomini, degli anni delle stragi e della Sicilia di oggi, in cui sembra non esserci più futuro, soprattutto per i giovani, mentre la forza della creatività cerca comunque di aprirsi nuove strade. Dalle loro testimonianze emerge il ritratto di una Sicilia inconsueta e capace di dare speranza.  
Il documentario, auto-prodotto da Brunkhorst e Herzog, si avvale nell'edizione italiana della voce narrante di Patrizia Bollini e della musica gentilmente concessa dai Fratelli Mancuso, e ha una durata di 63 minuti. Nella serata della prima il pubblico è invitato al dibattito finale con le protagoniste. 








14 aprile 2016

Una frequenza per Expressa: il giovane radiocronista ucciso dalla trucha simbolo della riforma delle Tlc in El Salvador.


La storia del giovane salvadoreño Nicolás Humberto García sembra scaturire dal genio letterario di un Bolaño ma è tragicamente vera per la famiglia del 23enne ucciso con brutale ferocia dalla Mara Salvatrucha e per la piccola comunità del rione di Tacuba, El Salvador, che rappresentava il pubblico "radiofonico" di Nicolás. Al caso dello sfortunato radio-maker ha dato risalto internazionale il CPJ, la ong che cerca di sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale sui delitti che colpiscono in prima persona i giornalisti e i corrispondenti, in modo particolare gli omicidi a sfondo politico, direttamente connessi al potere o alla criminalità organizzata. Delitti, aggiungo io, che quasi sempre rimangono impuniti anche quando esecutori e mandanti sono perfettamente noti. La morte di García risale al 17 marzo e si inserisce in un contesto di aspra discussione, anche parlamentare, sulle norme che in Salvador regolano l'accesso alle frequenze radio-televisive. La giovane vittima lavorava per una stazione radio denominata "Expressa, Voces al aire" basata nella comunità El Carrizal, in un quartiere chiamato El Jícaro, a Tacuba, piccolo centro nella giungla al confine tra El Salvador e Guatemala. Non posso dirvi la frequenza di Expressa semplicemente perché Expressa non ha un frequenza: l'emittente è poco più di un mixer collegato a un amplificatore e a un sistema di casse collegate da fili appoggiati sui rami degli alberi. La stampa salvadoreña ha avanzato l'ipotesi che Nicolás - che lavorava per la sua radio da quando aveva quindici anni - avesse subito le angherie della trucha che insisteva per raccogliere, attraverso la radio, informazioni sui movimenti della polizia nella zona. Le associazioni locali dei media comunitari e per la libertà di stampa, ARPAS in testa, hanno respinto queste ipotesi, giudicate offensive per i familiari di Nicolás. Ma le dinamiche del delitto sembrano invece confermarle.

La morte di Nicolás è diventato subito un simbolo della lotta per una maggiore democrazia nell'etere di El Salvador, la cui Corte costituzionale aveva imposto al Parlamento un urgente intervento sulla normativa in vigore. In seguito a quella sentenza, organismi come la RedCo, la Red por el Derecho a la Comunicación, appoggiata dalla deputata del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN), Jacqueline Rivera, avevano chiesto che il governo promuovesse una riforma favorevole alle emittenti comunitarie. Per dare a entità come Radio Expressa la possibilità di trasmettere per davvero. Alla fine di marzo, Nicolás ha avuto il suo postumo riconoscimento: i deputati salvadoreñi hanno raggiunto un accordo che modificherà la legge delle telecomunicazioni introducendo, accanto al meccanismo delle aste riservate alle imprese radiotelevisive commerciali che intendono aggiudicarsi una frequenza su cui trasmettere, anche quello del concorso pubblico, che assegnerà liberamente una quota di frequenze a emittenti comunitarie, non a scopo di lucro (che dovranno limitare la loro potenza trasmissiva e impegnarsi a non "rivendere" le loro autorizzazioni). Adesso solo il Parlamento che potrà scrivere la parola fine in fondo alla storia. La proposta di riforma non è priva di oppositori, a incominciare dalle società telefoniche che temono conseguenze sul numero di frequenze a loro disposizione. 

13 aprile 2016

Tavolo Editori Radio. Reti nazionali e emittenti locali insieme per una nuova piattaforma di rilevamento cross-mediale.

Con la costituzione del consiglio direttivo e del comitato tecnico e la presentazione alla stampa avvenuta nella tarda mattinata di oggi nella sala "Alta Definizione" della sede Rai di corso Sempione, la società Tavolo Editori Radio ha varato ufficialmente le sue attività. Obiettivo "entro il 2017": definire le tecnologie, le modalità e i o gli istituti che permetteranno, a cinque anni dalla dismissione di Audiradio, di avere in Italia un nuovo strumento di rilevamento dell'audience radiofonica. Uno strumento che come ha sottolineato il presidente di Tavolo Editori Radio Nicola Sinisi (in carica per tre esercizi della società fino al 2018), torna finalmente sotto il controllo di tutti gli editori radiofonici nazionali e di 250 emittenti locali rappresentate dalle associazioni Aeranti Corallo e FRT. Il capitale della srl ammonta a 110 mila euro, suddivisi in 17 mila versati da Radio Rai, 16 mila 500 euro versati da ciascuna delle due associazioni di emittenti locali più le analoghe quote conferite da Elemedia, Sole 24 Ore, Kiss Kiss, Rti R 101, RDS, RTL 102.5, Radio Italia e Finelco. Massimiliano Montefusco, di RDS, ha aggiunto che le intenzioni sono quelle di misurare non solo numeri e durata dell'ascolto, ma anche le modalità di fruizione di un mezzo che secondo Sinisi è l'unico, tra i mass media storici, a saper mettere radici su tante piattaforme: radio analogica, DAB, Web, tv terrestre e satellitare, «senza dimenticare l'ascolto differito dei podcast.»
È partito un po' a rilento, l'incontro di stamattina con i giornalisti, con Sinisi, che è anche direttore di Radio Rai, quello che ha preso il posto di Bruno Soccillo, stranamente a disagio e poco comunicativo. Poi, con una buona dose di spigliatezza iniettata da Mario Volanti di Radio Italia, Marco Rossignolo di Aeranti e Massimiliano Montefusco di RDS,  gli editori e le associazioni seduti al tavolo della conferenza (tutti ad eccezione di Lorenzo Suraci di RTL, che ha preferito sedersi tra il pubblico, un po' defilato (un primo sintomo di tensione interna?), hanno risposto meglio alle sollecitazioni dei colleghi. 
La curiosità nei confronti di quella che potremmo chiamare "Audiradio 2 la vendetta" era notevole, ma la stampa specializzata e i quotidiani hanno dovuto accontentarsi di una manciata di dettagli e qualche retroscena. Anche di carattere storico. Come quello di Volanti, che rispondendo a una domanda di Italia Oggi sulle previsioni relative alle tecnologie e costi della futura indagine ha voluto precisare che l'esperienza di Audiradio non si era esaurita per colpa delle divisioni sorte in merito alle tecnologie di rilevamento da utilizzare. Diatribe che hanno fatto da scintilla in un clima già molto agitato, ha detto Volanti, aggiungendo che se Audiradio spendeva 6 milioni di euro all'anno per le sue indagini, oggi gli editori investono 4 milioni e mezzo Qual è il prezzo giusto in un mercato che non arriva a 400 milioni di euro di valore pubblicitario, si è chiesto Valenti? Oltretutto per acquisire dati che non convincono. «Perché nelle nazioni europee la radio viene ascoltata da una percentuale di popolazione mediamente superiore all'80% mentre i numeri di RadioMonitor dicono che la penetrazione in Italia è solo del 66%?» Il punto di partenza del nuovo rilevatore, ha detto in proposito Sinisi, sarà la grande ricerca commissionata a Gfk Eurisko e Ipsos nel novembre del 2015, una indagine che aveva stimato nell'84% la percentuale di italiani che ascoltano la radio in una delle sue varie incarnazioni.
Nessuno oggi ha voluto sbilanciarsi sulle metodologie su cui si baseranno le rilevazioni del Tavolo. Però uno dei primi punti all'ordine del giorno della prima riunione del CdA della società, è stata l'analisi di un ampio studio di benchmark che ha messo a confronto i sistemi di rilevamento radiofonico utilizzati nelle nazioni europee più Stati Uniti e Canada. Impossibile dire oggi come funzioneranno le indagini firmate Tavolo Editori Radiofonici. Tra diari, Cati, metering e loro combinazioni le valutazioni spettano al comitato tecnico: sedici esperti scelti tra gli editori associati che potranno ovviamente avvalersi di consulenti esterni. Parlando con Radiopassioni alla fine della conferenza, Rossignoli ha precisato che la presidenza del comitato tecnico verrà affidata alternativamente a un esponente "nazionale" e ad uno locale. Con il loro aiuto, gli editori della radio sapranno prendere le necessarie decisioni collegiali, ha assicurato Sinisi.
La slide con la tabella dei diversi sistemi di rilevamento
adottati in Europa, Stati Uniti e Canada, discussi oggi nel corso
della prima riunione del CdA di Tavolo Editori Radio. 
Nel corso della discussione con i giornalisti è emerse un tema non marginale: Tavolo Editori Radio non vede al momento alcun tipo di partecipazione degli investitori pubblicitari, leggasi dell'UPA. n realtà, ha detto ancora il direttore di Radio Rai, i contatti con l'Upa ci sono stati, ma al momento non si sono tradotti in un formale accordo di partecipazione. Le porte, ha concluso Sinisi, restano aperte e in generale il Tavolo, per il bene di un mezzo che oggi vale circa 360 milioni di spesa pubblicitaria, intende impostare le sue strategie sul dialogo e la trasparenza. In effetti, se ci si confronta con analoghe esperienze in mercati maturi come la Gran Bretagna, il mondo della pubblicità partecipa direttamente alle decisioni tecniche in materia di rilevamenti. La società Rajar, che dal 1992 misura l'audience britannica della radio, è costituita da un board misto BBC-private (riunite nel RadioCentre) e da un Technical Management Group in cui siede anche la "advertising community".
Alla fine della conferenza, ho approfittato per sollecitare a Rossignoli un parere sullo stato di avanzamento dei piani italiani per il DAB+. «La situazione non è esattamente ferma - ha precisato il rappresentante di Aeranti Corallo. Agcom ha annunciato o sta per annunciari i piani relativi all'area di Torino, manche delle province toscane, umbre, in Sicilia. Il dubbio riguarda semmai le regioni della fascia adriatica da nord a sud, dove bisogna tener conto dei problemi di interferenza con i servizi delle nazioni confinanti. Un modo per risolvere la questione c'è: liberare definitivamente il blocco 13, perché 10 e 11 sono condivisi con la tv.» Senza tali risorse radioelettriche si rischia secondo Rossignoli di avere un mercato del DAB a metà, con un bacino d'ascolto balcanizzato. Una situazione certo non stimolante per i produttori di ricevitori e per le case automobilistiche, un blocco psicologico da cui non è pensabile uscire mandando sul digitale solo i grandi network, non senza contenuti e servizi esclusivi e appetibili. Continuando di questo passo il DAB+ rischia di non decollare mai e nel frattempo, ricorda Rossignoli, cresce la penetrazione e l'interesse nei confronti delle tecnologie alternative al DAB, in particolare le reti mobili a larga banda. 
Che dire? I valori del nostro mercato radiofonico sono obiettivamente modesti, a fronte di un mezzo che continua a informare, coinvolgere, emozionare oltre otto italiani su dieci. La disponibilità di dati quantitativi sull'ascolto di questo mezzo nelle sue diverse articolazioni può rappresentare un salto qualitativo importante per tutti: editori, ascoltatori, investitori. Ma questo mercato è pronto a un tale salto? La mia impressione è che a 40 anni dalla rivoluzione dell'emittenza privata, malgrado qualche esempio significativo, la radio italiana ancora non sa parlare il linguaggio della modernità, è troppo avvitato su se stesso, ingessato in un sistema di reciproche sinecure. Il classico caso dell'uovo sodo  di oggi preferito alla succulenta gallina ripiena di domani. Un sistema di tiranti e contrappesi immutabili, che del resto vediamo tristemente riflesso nel modo in cui in Italia gestiamo i diritti musicali, o l'evoluzione delle infrastrutture di rete. Il mercato "di quelli che ci sono adesso", una torta destinata a restare piccola e soprattutto a diventare stantìa.

Edison Research, per gli americani al volante la radio tradizionale batte lo streaming 4 a 1

Il "grafico del giorno" del sito di data journalism Statista si basa su informazioni Edison e conferma il ruolo maggioritario che la piattaforma radiofonica analogica (più forse qualche decina di migliaia di apparecchi HD Radio, ma i dati non lo dicono) continua ad avere tra gli automobilisti americani. L'ascolto tradizionale della radio è in declino a fronte di una maggiore penetrazione dell'ascolto online, ma a bordo dell'auto, almeno negli Stati Uniti, funziona ancora benissimo. L'84% dei guidatori accende l'autoradio, a fronte di un modesto 21% che consuma contenuti streaming. Più o meno la stessa percentuale utilizza servizi satellitari, che tra parentesi registrano un record: l'operatore SiriusXM proprio oggi ha dichiarato il superamento della soglia di 30 milioni di abbonati dopo averne raccolti 465 mila solo nel primo trimestre del 2016.


Infographic: Radio Still Rules The Road | Statista
You will find more statistics at Statista

Probabilmente questo zoccolo duro a quattro ruote vale anche per l'Italia, anche se mi piacerebbe avere dei dati più precisi. La questione del consumo di servizi streaming come le Web radio anche in mobilità è fondamentalmente legata alla copertura offerte dalle reti mobili e al costo percepito da chi ascolta. Nell'ormai ultradecennale lotta tra modello tradizionale e piattaforme IP (broadcast versus broadbad), un aspetto non trascurabile continua a essere quello della sostanziale gratuità della radiofonia che abbiamo conosciuto finora e i costi che nel caso delle Webradio sono ripartiti tra chi trasmette e chi riceve (ok, chi riceve sul proprio telefonino deve considerare il fatto che questo dispositivo serve per un intero portafoglio di servizi - telefonate, messaggistica, navigazione, ascolto in streaming - che non può non avere un costo). Su bacini di ascolto molto estesi il modello broadcast è senza dubbio vincente, tanto da essere adottato anche da sistemi di distribuzione come LTE, con i protocolli MBMS, Multimedia Broadcast Multicast Service (a proposito, Fabrizio Mondo, inventore di Zeptle, la piattaforma di "orientamento" e accesso alle radio Web e tradizionali, ha meritoriamente tradotto la corrispondente voce per Wikipedia italiana).
Personalmente non vedo ragione di porre ostacoli all'adozione di modelli distributivi alternativi, ma nemmeno per credere che il futuro del broadcast, analogico o digitale che sia, debba necessariamente essere segnato, se non forse sul lunghissimo termine. In ogni caso è una discussione interessante, e l'online ha dalla sua un indubbio primato: quello della democratizzazione. Fare radio su Web è più che mai alla portata di tutto, mentre soprattutto in Italia, la radio convenzionale è ancora troppo ingabbiata in (non)regolamenti che favoriscono solo chi trasmette già. E si sta visibilmente annoiando, visti certi contenuti.

10 aprile 2016

Stazioni onde medie low power: Marsiglio, il MISE è in torto e gli operatori "non possono ritenersi responsabili".

Immediata la controreazione di Giorgio Marsiglio, che interviene a stretto giro di nota per commentare quella pubblicata sul sito del MISE (quella con la diffida agli operatori di impianti di radiodiffusione in onde medie a bassa potenza, caldamente invitati dal ministero a non "forzare" le regole trasmettendo in mancanza di frequenze correttamente assegnate).
L'analisi elaborata dal nostro giurista delle onde si può leggere qui, ma in estrema sintesi Marsiglio sostiene che il MISE - al di là delle scuse accampate - è il primo a non aver rispettato i propri obblighi nei confronti di Agcom e degli operatori, e che questi ultimi possono continuare a valersi di una sentenza depositata in Cassazione in base alla quale:

“Non può ritenersi responsabile del reato di cui all’art. 195 del d.P.R. 29/3/1973 n. 156 come modificato dall’art. 45 della l. 14/4/1975 n. 103 chi, nei limiti della legge, installi ed eserciti un impianto di diffusione radiofonica e televisiva di portata non eccedente l’ambito locale, pure non essendo in possesso della prescritta autorizzazione, ma che mai potrebbe essere rilasciata in mancanza della previsione legislativa dei requisiti necessari per ottenerla.
Diversamente operando significherebbe che l’inerzia a riguardo del legislatore nazionale, protratta indefinitamente, priverebbe il soggetto di esercitare un diritto costituzionale a lui riconosciuto” (Corte di Cassazione, III sezione penale, 13 giugno 1984, n. 1332, depositata il 17 ottobre 1984)

09 aprile 2016

Onde medie, MISE: il ritardo sulle frequenze da assegnare non autorizza a trasmettere in assenza di esplicita autorizzazione!

Il Ministero dello Sviluppo Economico è in ritardo con i suoi obblighi - imposti da Agcom - relativi alla stesura della lista di risorse frequenziali in onde medie da assegnare agli operatori che hanno aperto una attività di trasmissione in modulazione d'ampiezza. Ma questo ritardo, legato a oggettive difficoltà burocratiche, non consente agli stessi operatori di agire al di fuori dalle norme prescritte. L'avvertimento - che va contro l'interpretazione in chiave "silenzio (o ritardo)/assenso"  che anche questo blog aveva pubblicato - viene esplicitato in una nota che il Ministero ha pubblicato l'8 apriel 2016. Ecco il testo:

Con delibera n. 3/16/CONS del 14 gennaio 2016 l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha individuato i criteri e le modalità di assegnazione dei diritti d’uso sulle frequenze radio in onde medie a modulazione di ampiezza (AM).
Così come stabilito dalla stessa, questo Ministero, entro 60 giorni dalla pubblicazione della delibera di cui sopra, avrebbe dovuto pubblicare sul proprio sito web l’elenco delle frequenze assegnate all’Italia, indicando per ciascuna di esse le caratteristiche tecniche di irradiazione degli impianti e i vincoli tecnici, riportati dal Piano di radiodiffusione sottoscritto a Ginevra nel 1975.
Al fine di provvedere a quanto suddetto, è in corso una verifica svolta sull’utilizzabilità attuale dei siti, che costituiscono un vincolo ai sensi del piano di GE75.
Pertanto non è stato possibile rispettare il termine stabilito per il rispetto dei vincoli previsti dal piano di GE75, anche a tutela degli utenti assegnatari dei futuri diritti d’uso.
Le competenti Direzioni Generali stanno valutando le possibile soluzioni tecniche per risolvere la problematica sopra indicata.
Si fa presente che non è assolutamente possibile procedere ad alcuna accensione di impianti prima del rilascio dei diritti d’uso da parte dello scrivente ufficio, ogni abuso sarà perseguito a norma di legge.