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05 luglio 2019

DAB su "piccola scala" per centinaia di nuove emittenti no profit in UK


Proprio mentre nel Parlamento europeo si insedia la rappresentanza britannica più ostile all'UE, il regolatore Ofcom annuncia un piano per la migrazione digitale di centinaia di emittenti locali che fa leva proprio sullo standard Eureka 147 messo a punto a livello europeo. Il nuovo meccanismo di licensing prevede anche un apposito iter legislativo che andrà a modificare alcune parti del Broadcasting Act e delle norme che oggi controllano l'assegnamento delle licenze relative ai multiplex DAB nazionali e regionali. Tutto si basa su una versione "light" della tecnologia DAB studiata da un esperto dello stesso Ofcom, Rashid Mustapha. Nel corso degli ultimi anni il ricercatore ha sviluppato una ricetta per un DAB su piccola scala e a basso costo, sfruttando il software open source messo a disposizione dal Canadian Communications Research Centre, dall'associazione Open Digital Radio e i moduli SDR della Ettus Research (maggiori dettagli su questo documento) . Tra il 2015 e il 2016 Ofcom ha condotto una sperimentazione in una decina di aree identificate all'interno del territorio nazionale. Una settantina di emittenti hanno partecipato a queste prove che il report finale, pubblicato nel settembre del 2016, definisce più che soddisfacenti. 

Se tutto andrà come previsto Ofcom annuncerà entro quest'anno i risultati di una indagine conoscitiva effettuata attraverso la consultazione lanciata in questi giorni e nel 2020 potrebbero partire le prime autorizzazioni, con una formula diversa dalle licenze "nazionali", "commerciali" e "comunitarie" che caratterizzano i network e le singole emittenti AM/FM o i programmi trasmessi dai tradizionali multiplex DAB. Lo "small-scale DAB" sarà riservato a soggetti no-profit, che dovranno reinvestire i propri utili per sostenere i propri progetti. Gli impianti non dovranno interferire con il DAB convenzionale ma limitarsi a utilizzare potenze molto ridotte, nell'ordine di 100 watts, in modo da creare zone di copertura molto circoscritte, in funzione della presenza nella stessa area di multiplex nazionali o regionali. 

03 febbraio 2017

UK: Ofcom rinnova per altri cinque anni le licenze commerciali analogiche. Ma quasi sicuramente sarà l'ultima volta.


Il regolatore inglese Ofcom ha appena rilasciato i documenti relativi alla revisione della procedura di valutazione dei costi per licenze concesse a operatori di reti nazionali analogiche. Raggiungendo una conclusione che può aggiungere un utile elemento alla discussione oggi in corso sulle licenze che verranno rilasciate in Italia. Nel Regno Unito sono attualmente in essere tre licenze commerciali per la radio analogica a livello nazionale. I titolari sono tre: Absolute Radio, Classic FM e Talk Sport. Tutte e tre le licenze scadono nel 2018 ma un emendamento del Braodcast Act prevede la possibilità di rinnovarle per altri cinque anni. Si trattava insomma di capire se i metodi valutativi adottati finora erano efficaci o se bisognasse variare i prezzi che fino a questo momento erano di 10 mila sterline all'anno a rete (Absolute opera su alcune frequenze FM, Londra inclusa e alcune in AM in diverse location; Talk Radio dispone di una rete AM che si articola a livello nazionale su un paio di frequenze; la musicale Classic FM opera, come dice il nome, in modulazione di frequenza).  Ofcom si è chiesta soprattutto se avesse senso aprire il mercato a un nuovo entrante, ma le valutazioni fatte hanno portato a escludere questa possibilità: licenza a parte, un nuovo entrante sarebbe costretto ad affrontare costi iniziali che il potenziale di mercato di una rete analogica non riuscirebbe mai a coprire. La radio analogica, scrive Ofcom, perde continuamente ascoltatori a favore del digitale, per la modulazione di ampiezza in particolare questo implica da un lato un progressivo aumento del costo per ascoltatore (se tengo acceso lo stesso impianto che prima serviva 5000 persone e oggi ne serve 2.500, i miei costi/ascoltatore raddoppiano), dall'altro una diminuzione del valore e di conseguenza dei fatturati pubblicitari.


L'esito di questa analisi ha portato Ofcom ha riconfermare il costo di 10 mila sterline annuo a rete e a confermare l'azzeramento del versamento dei cosiddetti PQR, percentage of qualified revenue, la percentuale sui ricavi che un titolare di licenza dovrebbe assicurare allo Stato che rilascia tale licenza. Ovviamente, anche un PQR a valore zero testimonia la forte svalutazione percepita nei confronti della radiofonia analogica.  Ora Classic e Absolute avranno rispettivamente un mese e due mesi di tempo per accettare le nouve condizioni e rinnovare per altri cinque anni il diritto a trasmettere. Per Talk Sport le rivalutazioni sono ancora allo studio, ma per il momento nulla lascia a presagire che la licenza non verrà rinnovata. Che cosa succederà nel 2023? Certezze non ve ne sono, ma è praticamente scontata una totale dismissione delle onde medie analogiche (forse con la possibile eccezione delle low power AM?) mentre per l'FM era sostanzialmente previsto che avvenisse com ein Norvegia, switch-off a favore della radio digitale DAB.

13 dicembre 2013

Ricordi e resistenze, aspettando le decisioni del governo UK sullo switchover della radio.


Circa mezzo secolo, appena 40 anni se facciamo partire il conteggio dall'anno 1973, quello in cui per la prima volta nella storia del monopolio radiofonico britannico l'etere si popolò di stazioni locali indipendenti e commerciali (prima di allora solo le stazioni pirate offshore avevano trasmesso pubblicità).  Per le onde medie e lunghe, le prime frequenze usate per trasmettere servizi "circolari", abbiamo avuto una durata più che doppia. Nel giro di pochi giorni conosceremo quale sarà il destino della banda FM e delle modulazioni analogiche in Gran Bretagna (e per estensione riusciremo a farci un'idea di una possibile tempistica europea). Il 16 dicembre sarà il D Day, come lo chiama il Guardian. In quella data il ministro Ed Vaizey annuncerà i piani del suo governo per un processo di digitalizzazione che nel giro di pochi anni potrebbe portare al definitivo spegnimento delle trasmissioni radio analogiche, almeno per quanto concerte i network nazionali e regionali della BBC e le grandi insegne private. A quanto si sa è probabile che le stazioni locali molto piccole godranno di una lunga moratoria. Per loro sarebbe impossibile o molto costoso passare ai multiplex DAB e l'FM analogica, libera di forti interferenze, potrebbe garantire loro una certa continuità. Ma bisogna anche capire quali potrebbero essere le ambizioni di altri operatori non radiofonici sui 20 MHz della banda FM: a rigor di logica sarebbe impensabile utilizzarli per dispositivi mobili come i cellulari, perché la lunghezza d'onda implicherebbe antenne troppo lunghe, ma in un caso del genere, con la spinta esercitata dalle varie modalità di trasmissione IP, sarebbe sbagliato escludere certi scenari.

Per molti ascoltatori britannici è il momento dei ricordi. Per altri, e per molti proprietari di piccole stazioni, inizierà una fase di resistenza anti-DAB, come spiega questo servizio apparso ieri su BBC TV. Un servizio non del tutto parziale, considerando che l'intervistato pro-radio digitale è un signore molto raffinato all'interno della sua elegante abitazione, mentre il "resistente" al DAB è un radioamatore con un marcato difetto di pronuncia intervistato all'interno di un caotico "shack" in giardino. Le celebrazioni del 40esimo anniversario della legge che istituì le radio commerciali ILR, la stessa BBC ha preparato un medley con gli annunci delle prime 19 stazioni che videro la luce tra 1973 e 1976, a partire da LBC London (qui nel supplemento promozionale che spiegava i vantaggi della nuova radiofonia, incluso un ruolo di spicco per le donne reporter! - dall'archivio di Paul Easton) Tutto comincia ovviamente con le radio pirate di 10 anni prima, un fenomeno che non resistette alla forza della burocrazia degli anni '60 e alla diffidenza che il governo labour nutriva nei confronti delle iniziative private. Paradossalmente fu per merito del governo conservatore di Edward Heath se tra il 1970 e il 1972, anno in cui Elisabetta II diede il proprio Royal Assent al Sound Broadcasting act che istituiva la Independent Broadcasting Authority, antenata dell'attuale regolatore OFCOM, vennero gettate le basi della radiofonia moderna nel Regno Unito e in Europa. Dal punto di vista organizzativo, il modello delle radio "libere" (in realtà concessionarie per conto di un ente a controllo pubblico) si ispirava proprio a stazioni non autorizzate come Radio London, tanto che Philip Birch, managing director di "Big L", entrò a Piccadilly Radio di Manchester e fu per dieci anni il suo CEO. La storia della stazione nota anche come "Wonderful Radio London" raccontata da Birch in persona si trova qui ed è molto interessante - anche per noi oggi - ascoltare il primo teorico della radio privata pubblicitaria paragonare il suo modello a Radio Caroline, che fu la prima stazione pirata ma fu anche un disastro finanziario perché troppo legata all'industria discografica e al commercio di album musicali:



Per una storia dettagliata dei quarant'anni trascorsi da quella prima manciata di stazioni, i cui programmi musicali furono decisivi per l'affermazione della modulazione di frequenza, Radiocentre, l'organizzazione ombrello dei broadcaster commerciali British, ha preparato una bellissima timeline interattiva. Tutto questo potrebbe essere storia nel senso concreto del termine.

12 novembre 2013

Le radio locali (e non solo) britanniche: non spegnete l'FM

La radio digitale ha probabilmente bisogno di leggi a favore di strategie di switchover per rafforzare il proprio futuro. Ma le strategie di switchover non vengono viste con favore da tutti gli operatori radiofonici. Ha fatto molta sensazione ieri in Gran Bretagna, la pubblicazione di un comunicato da parte di un consorzio di una ottantina di emittenti locali che invitano a rivedere il meccanismo che potrebbe portare allo spegnimento di buona parte della radiofonia analogica in FM da qui a qualche anno. Il 16 dicembre prossimo è atteso un intervento del ministro competente, Ed Vaizey, che dovrebbe far luce sulle decisioni del suo governo in merito allo switchover pianificato dal quadro normativo Digital Britain. In origine questo piano prevedeva un possibile spegnimento per il 2015, ma ora si parla piuttosto di 2017 o giù di lì. Un termine che molte emittenti guardano con crescente preoccupazione.
Ieri gli esponenti di tredici gruppi proprietari di stazioni locali - come UTV Media (proprietaria del network nazionale TalkSport), UKRD, Celador, Quidem, Media Sound Holdings, Q Radio Network, CN Radio e Anglian Radio - e di diverse stazioni indipendenti, hanno chiesto espressamente di interrompere il conto alla rovescia. Parliamo di quasi un centinaio di stazioni che, dice il comunicato, «rischiano di restare come naufraghi in una banda FM svuotata o di dover ridurre la loro programmazione per poter far fronte alle spese di aggiornamento al DAB.» Per come è stata definita la procedura di switchover, i canali radiofonici della BBC e dei grandi network nazionali dovrebbero effettuare obbligatoriamente il passaggio, lasciando in analogico solo le stazioni molto piccole. Ma questo significherebbe, temono quest'ultime, che gli ascoltatori finirebbero per dimenticarsi delle vecchie frequenze e con loro anche gli inserzionisti pubblicitari. Anche le reti regionali e i gruppi mediatici mostrano un certo scetticismo nei confronti della tecnologia DAB (oltretutto di prima generazione) che dovrebbe prendere piede in Gran Bretagna. La copertura del segnale non è ancora assicurata dappertutto, i costi di potenziamento dei multiplex digitali rappresentano una incognita e anche l'aspetto della ricezione in presenza di segnali troppo deboli è una questione non da poco, alle frequenze del DAB. Notoriamente la banda III delle VHF ha ospitato emittenti televisive che richiedevano antenne esterne: il DAB può risultare in questo più ostico dell'FM tradizionale.
Leggendo i pareri anti-DAB espressi dal consorzio guidato da UTV Media e riportati sui principali quotidiani e su organi di settore come Radio Today, emerge una richiesta che appare del tutto ragionevole: non prendete certe decisioni centralmente, coinvolgete in un eventuale processo di spegnimento della radio analogica, i diretti interessati. Cioè le stazioni radio e i loro ascoltatori.

29 ottobre 2012

UK: grande successo per le stazioni comunitarie regolate nel 2004

Ecco un altro ottimo esempio di legislazione mediatica che ci ostineremo a non seguire. Viene dalla Gran Bretagna e risale al 2004. In quell'anno il Community Radio Order, concepito nel quadro della nuova legge sulle Comunicazioni del 2003, istituisce la figura delle stazioni locali comunitarie, rigorosamente no profit. Da allora ne sono state create 200, una ogni 13 giorni. Ciascuna di esse coinvolge mediamente il lavoro di 68 volontari. Fanno migliaia di ore di trasmissione, informando le loro comunità sugli eventi locali e facendo cultura e aggregazione. Qui non potrebbero esistere, spazi nelle frequenze non ce ne sono (e se utilizzassimo le onde medie?).
Ecco il comunicato stampa del regolatore britannico, l'OFCOM. Per un approfondimento e molti altri dati potete visitare il sito OFCOM a questo indirizzo.





200 community radio stations now on air
October 29, 2012

Over two hundred community radio stations are now broadcasting in locations across the UK, Ofcom announced today, after new services went live in Kent and Dorset.

The milestone comes as the first community radio station to hit the airwaves – The Eye in Melton Mowbray – nears its seven-year anniversary.
Since Ofcom awarded the first community radio licence in 2004, new stations have launched in areas all over the UK – from inner London to Orkney – each serving a particular community’s needs.
Community radio stations typically cover small areas, generally up to 5km, and are run on a not-for-profit basis. They reflect a diverse mix of cultures and interests – some catering for whole communities, while others focus on particular areas of interest.
Ed Richards, Ofcom’s Chief Executive, said: “Community radio is thriving and helping to bring together local communities across the UK.
“With more than 200 stations on air, community radio is enabling thousands of people to have a voice and help serve the needs of their local area.”
Community radio stations reflect the variety of cultures, demographics and tastes in the UK:
Kane FM. Based in Guildford, Surrey, Kane FM serves young people aged 15-39 focusing on and supporting independent urban music and showcasing local artists. The station works to support services and agencies dedicated to reducing inequality and social exclusion.
Garrison FM. Six community stations serving British Army garrisons in Great Britain, including Aldershot, Catterick and Edinburgh. The Garrison FM stations provide welfare and communication services to soldiers and civilians living and working within the army community.
The Eye. The first community radio station to start broadcasting, 103 The Eye has been serving residents of Melton Mowbray since November 2005.
Christine Slomkowska, Managing Director of 103 The Eye, said: “Being a community radio station means 103 The Eye can keep the localness in radio and provide an information and entertainment service for our area which was under-served by other stations.
“Over the last seven years we’ve given a wide range of people the opportunity to produce and present radio programmes, offering training and airtime opportunities which have led to careers in the media and progression within the music industry.”
Latest stations on air
Since the first station went live seven years ago, a new community radio station has launched, on average, every 13 days.
SFM and Garrison FM Blandford are the latest stations to begin broadcasting. SFM provides the residents of Sittingbourne, Kent, with a local music and speech service.
Garrison FM Blandford in Dorset is the latest community radio station to serve a British Army garrison in Great Britain.
Mark Page, Managing Director Garrison Radio, said: “Blandford is a very close community of soldiers and families and through Garrison FM we can bring Army news and information specific to them. Going around Blandford Garrison, hearing the station on in offices and finding people to talk to about it is amazing.”
Community benefits
As well as providing unique content, community radio stations bring wider benefits to local people. These include offering training and work experience opportunities and providing a voice to those, such as older people or speakers of minority languages, who may find it harder to access the media.
Kane FM, based in Guildford, was a pirate radio station but applied for a community radio station when new licences became available in the area. It wanted to become a community station so the people involved could start working with disadvantaged groups. Kane FM has an advisory panel consisting of local organisations such as the Police, Surrey County Council, Surrey Arts and Youth Justice.
Simon Foster, Director of Kane FM, said: “Since becoming a community radio station, Kane FM now has 100 independent local musicians and artists creating content and weekly shows, as well as over 130 volunteers.
“We want to turn around those people at the fringes of society and give them new skills and a sense of belonging; to strive forward and achieve for those who may otherwise be dismissed or ignored.”
Volunteers
All community radio stations involve volunteers working in various jobs, including presenters and producers.
The average station has over 68 volunteers each year, who in total give more than 1,000 hours of their time a month to these community services. The average station broadcasts 91 hours of original content every week, 84 of which are live. Ofcom estimates that volunteers contribute more than 2 million hours per year to community radio.
All stations offer some form of training to their volunteers. Phoenix Radio in Halifax, for example, developed a specific radio-based training scheme for young people aged 16-25, while Desi Radio in Southall, West London, has a dedicated centre providing training for radio presenting.
In total, almost half of all stations (47%) are aimed at a general audience in towns or rural communities, with 15% broadcasting to general audiences in urban areas. However, a significant proportion target specific groups such as young people (10%), minority ethnic groups (13%) or military personnel (4%).
The Community Radio Order 2004 paved the way for Ofcom to license these new types of radio stations. Ofcom has since awarded licences to 259 community radio services.
Soo Williams, Community Radio Manager at Ofcom, said: “We are now into the third round of community radio licensing and there continues to be strong demand to set up new stations from all corners of the country.”

24 novembre 2011

Community Radio UK, 10 milioni di sterline per un rilevante profitto sociale


Il regolatore britannico OFCOM ha pubblicato il report annuale sull'emittenza radiofonica comunitaria in Gran Bretagna. Una lettura affascinante che spalanca una finestra molto stimolante su un settore della comunicazione sostenuto da entità no profit che tuttavia generano una piccola economia fungendo da aggregatore di volontariato, canale di comunicazione e integrazione tra le diverse comunità rappresentate. Le licenze concesse a questo tipo di emittenti, tutte a bassa potenza, sono poco più di 200 e le stazioni attive sono 196, il grosso in modulazione di frequenza (ma qualcuna anche in onde medie).In Gran Bretagna il settore è molto più regolato che da noi. Una stazione deve fornire un piano dettagliato e il regolatore concede la licenza, che è temporanea, in base alla validità degli obiettivi e al "fabbisogno" di risorse di questo tipo a livello locale. La licenza prevede anche specifici tetti in materia di fonti di sostentamento che sono in pratica: la pubblicità e le sponsorizzazioni, gli stanziamenti (grant), le donazioni volontarie, i contratti di servizio (tipicamente gli accordi con le municipalità per trasmettere informazioni di carattere pubblico). I
n media una stazione comunitaria british incassa 63 mila sterline e ne costa poco di più, 64 mila circa. Una somma non enorme ma si consideri che quattro anni fa si viaggiava tranquillamente sopra le 100 mila sterline. C'è stata dunque una forte contrazione ma nel complesso, valuta OFCOM, si può affermare che con un giro d'affari di poco superiore ai 10 milioni di sterline, le concessioni alle radio comunitarie riescono a coinvolgere ben 12.500 volontari per 45 mila ore alla settimana, producendo 15 mila ore settimanale di programmi originali e dando spazio a una quantità di lingue minoritarie non sempre rappresentate a livello pubblico. Nelle aree metropolitane e nelle periferie immagino che esista anche un impatto intangibile ma non trascurabile in termini di socialità, formazione, coinvolgimento dei giovani e dei lavoratori immigrati. Il tutto, ripeto, in cambio di una regolamentazione efficiente e di un 10 milioni di sterline.
Se vi viene la curiosità di studiare queste cifre (e magari di promuovere il discorso anche dalle nostre parti), potete scaricare qui il report completo.

22 giugno 2011

UK: si studia l'FM per dare lo stesso servizio su DAB

Mentre in Italia il piano di implementazione della copertura DAB è fermo da mesi e il settore della radiofonia torna mestamente dalla cerimonia di sepoltura di Audiradio (possibile preludio al crollo della pubblicità radiofonica), il governo conservatore britannico imprime una accelerazione al processo di digitalizzazione della radio. Un percorso che in base alle normative approvate di recente potrebbe culminare già nel 2015 con un vero e proprio switchover, con la disattivazione dei servizi attualmente in modulazione di frequenza e il loro definitivo spostamento sulla piattaforma DAB, al momento ancora a codifica convenzionale. Nel marzo scorso il ministero della cultura, media e spettacoli ha pubblicato la terza versione del Digital Radio Action Plan e oggi il regolatore OFCOM annuncia una consultazione che inaugura un piano per la revisione della copertura FM in Gran Bretagna e lo studio di una manovra di adeguamento per portare a un analogo livello anche la copertura DAB. Il piano viene illustrato in un lungo documento di una cinquantina di pagine. Occorre, scrive OFCOM, tener conto delle differenze tra la ricezione della radio analogica e DAB. Un segnale "accettabile" in FM non lo è quando il ricevitore è sintonizzato su un multiplex digitale. L'obiettivo finale è assicurare un analogo livello di servizio a tutta la popolazione che ascolta la radio nelle case, in mobilità e a bordo dell'automobile.
Non vedremo mai niente del genere in Italia, un territorio che trarrebbe un enorme vantaggio da un approccio così tecnico e pragmatico alla pianificazione delle frequenze. Non siamo culturalmente e politicamente in grado di implementare un piano di questo tipo, neanche considerando che la radiofonia digitale potrebbe servirci per porre rimedio alle storture della completa anarchia nella radiofonia italiana dal 1975 agli anni '90. Il caso di Audiradio è la definitiva conferma che a nessuno sta veramente a cuore lo stato di salute complessiva di un mercato da 40 anni considerato una piazza aperta, in cui i singoli editori dispiegano le proprie strategie, se necessario a scapito della concorrenza. Non è una questione di flessibilità, men che meno di "creatività" italica. E' che proprio ci fanno paura le regole, specie quando sono rivolte al bene comune.

21 aprile 2011

Dividendo digitale in banda UHF, il caso nel Regno Unito


Mentre in Italia la questione del "tesoretto" delle frequenze UHF lasciate libere dal passaggio alla televisione digitale terrestre ha già scatenato un autentico psicodramma tra gli operatori telefonici che pretendono frequenze possibilmente gratis, i broadcastar duopolistici che sminuiscono l'importanza dei futuri servizi a larga banda mobili (chissenefrega di "falsi problemi" come il digital divide, perdinci! Come facciamo a trasmettere le nostre telepromozioni e le partite della nostra squadra in paytv?) e gli editori televisivi locali che rischiano solo di fare la fine dei capponi di Renzo.
In questi giorni mi sono arrivati un paio di documenti dell'Authority britannica, l'OFCOM, che mi piace sempre citare come esempio quando si tratta di politiche di gestione dello spettro delle radiofrequenze. Suggerirei agli amici di Agcom di andare a scaricarsi due documenti:

La pubblica consultazione avviata il 22 marzo sul futuro dei 250 MHz (!) da assegnare nelle due bande degli 800 e 2,6 GHz prevede la pubblicazione di una serie di documenti cui si aggiunge il "modello tecnico" costruito dall'OFCOM per simulare l'ipotetico rendimento di una rete LTE, pubblicato oggi. Suggerisco inoltre di scaricare anche il documento "Low-power shared access to spectrum for mobile broadband" un report di quasi 200 pagine preparato da Real Wireless.
«At this stage we are not seeking to reach a view on how the UHF spectrum should be allocated in future. Instead, we want to invite comments from stakeholders on the factors that will have a bearing on how the future use of UHF spectrum will further the interests of citizens and
consumers and what if any issues arise from this perspective,» scrive l'OFCOM. «Any decisions on any future adjustments to the allocation of the UHF spectrum would necessarily need to be taken nearer to the time when they could be implemented given the inherent uncertainty on a number of key factors such as how the market will develop or the result of international harmonisation decisions.»
E ancora: «The award of this spectrum is vital to the UK's economic and social growth. It will enable mobile operators to meet the significant growth in demand for mobile data. This is being fuelled by growth in the take up of smart phones and tablets, offering services such as video streaming, social networking and mobile gaming, as well as applications such as messaging and email. Access to this spectrum is expected to be vital to the future commercial success of existing and prospective new entrant mobile network operators.
The proposals set out in this consultation are likely to shape the future competitiveness of the mobile sector for at least the next decade. We set out in this consultation document our assessment of the impact of the distribution of spectrum on future competition in mobile markets, and our proposals for the rules that should apply, in the auction and more generally, to promote competition.»
Per riassumere: la disponibilità delle nuove frequenze da assegnare a servizi dati mobili a larga banda da parte di operatori nuovi o consolidati che siano è "vitale per la crescita economica e sociale del Regno Unito". Vista l'importanza della posta in gioco, OFCOM invita tutti gli stakeholders, le parti interessate, a sottoporre le loro osservazioni sui "fattori che andranno a impattare su come i futuri impieghi dello spettro UHF promuoverà l'interesse di cittadini e consumatori."
Come sempre mi sembra di essere capitato non sul sito di OFCOM bensì direttamente sul pianeta marte. Al posto di un regolatore, un organo di garanzia, che coordina la discussione cercando di fare chiarezza molto *prima* che il governo decida di mettere all'asta determinate frequenze (e quali), qui in Italia abbiamo il solito pollaio. Ieri per esempio il broadcaster filo- o protogovernativo Mediaset ha diffuso una pacata nota per lamentare come «nel mondo di Internet ''regna la totale assenza di regole e di controlli'' mentre nel mercato televisivo ''vi e' una pesante ingerenza degli organi di regolamentazione.''». Povero nano. A parlare - evidentemente ignorando il recepimento delle normative europee sui new media da parte di un ministro che più amico del giaguaro di così non si potrebbe - è, lo avete indovinato, il presidente di Mediaset, un giovane molto dinamico e aperto alla crescita sociale e culturale degli italiani chiamato Fedele Conalonieri. In questo presunto Far West in cui la televisione commerciale italiana è costretta come in un ghetto, privata dei mezzi più elementari e di ogni spazio di crescita commerciale, «ci va di mezzo tutto ciò che è creazione intellettuale, contenuto originale, copyright.» Creazione intellettuale? Forse si riferisce al Grande Fratello. Contenuto originale? Forse intende il mercato delle vacche dei famigerati "format televisivi", tutti uguali, tutti melensi o nevrotizzanti.
Lassù sul pianeta marte, oltre la siderale distanza della Manica, al posto dei diktat incrociati, delle minacce al testosterone, degli eterni "lei non sa chi sono io" ricorrenti in una economia che capisce solo le peggiori forme di protezionismo di puro stampo dirigista sovietico, si studiano le diverse alternative, si discute, si decide tutti insieme. Da quando è iniziato il percorso che sta portando tutta Europa alla tv digitale, i marziani della perfida Albione conoscono per esempio quale sarà il futuro aspetto della loro banda UHF. Questo:


I marziani cercano di conseguenza di fare posto per tutti, negli inevitabili limiti fissati da una risorsa flessibile purtroppo non è elastica. Qui marte, a voi Agcom?

27 gennaio 2011

Pesanti tagli al BBC World Service, onde corte quasi off


Mezzo migliaio di posti di lavoro tagliati. Cinque servizi (e lingue) chiusi: albanese, macedone, serbo, portoghese per l'Africa, inglese per i Caraibi. Altri sette servizi tra cui il vietnamita o il mandarino (ma il cantonese rimane) chiudono le emissioni radiofoniche per focalizzarsi su tv, mobile (mobile?) e online (a parte il russo che via Internet verrà diffuso in audio)… Spegnimento delle onde medie (gli storici 648 kHz per l'Europa occidentale finiscono a marzo) e drammatica riduzione delle onde corte che spegneranno tra marzo 2011 e 2014. Dovrebbe restare qualcosa in somalo e burmese, a parte le emissioni in inglese che però già oggi non sono più rivolte verso l'Europa.
Noi appassionati di ascolto internazionale, sulle onde corte, della radio ce lo aspettavamo ma la prima impressione dopo il comunicato stampa relativo alle misure di contenimento dei costi per il BBC World Service è quella di un servizio avviato al totale smantellamento. Certamente è finito un modello che ha retto per circa mezzo secolo. Le antenne dei servizi in onde corte delle grandi democrazie occidentali e più in generale delle potenze mondiali e regionali rappresentavano un'intera strategia diplomatica, erano la voce ufficiale e multilingue delle grandi amministrazioni, facevano informazione e promozione turistica, promuovevano l'export. Nei lunghi anni della Guerra Fredda molte di queste antenne svolgevano un ruolo fondamentale di supplenza, andavano a riempire vuoti di informazione e critica interna, cercavano - come si dice oggi - di esportare democrazia, ma per davvero. E a parte qualche eccesso retorico non lasciavano sul terreno una sola vittima.
Oggi per fare le stesse cose ci sono altri modi, c'è Internet, c'è la televisione satellitare, i ripetitori locali in FM. Personalmente dubito che l'insieme di queste alternative consentano gli stessi livelli di efficienza rispetto a una intelligente rete di ripetitori in onde corte di media potenza sparsi per il globo, magari associati all'uso di efficienti ed economicissimi ricevitori di concezione moderna. Ma la mia idea non è condivisa dagli amministratori che hanno deciso il taglio di risorse al BBC World Service, destinato a partire dal 2014 a sopravvivere solo con le provvigioni ricavate dal canone televisivo e privato quindi del budget sostanzioso che arrivava dal Foreign Office. Se la radio non serve più per fare diplomazia, dev'essere stato il ragionamento, tanto vale spegnerla. Ma spegnere la radio non è anche un po' oscurare una parte del nostro e dell'altrui cervello?
World Service changes
26 January 2011

The BBC is today announcing large scale and significant changes to BBC World Service. These changes have been fully considered and approved by the BBC Trust.
As part of the new licence fee settlement agreed with the Government last autumn, the World Service will be funded from the licence fee from 2014. This was agreed on the basis that there are valuable synergies between the World Service and the rest of the BBC and the fact that it helps to deliver the BBC's public purposes.
In the period up to 2014 the World Service continues to be funded by the Government through a grant from the Foreign and Commonwealth Office. Today's announcement reflects the financial settlement reached with the Government as part of the recent Comprehensive Spending Review, which sees the level of Government funding available for the World Service reduced by 16 per cent. The revised strategy for the World Service will see the closure of five language services and changes to many parts of the World Service's operation. The Trust believes that, although difficult, these changes are necessary in light of the funding situation.
Under the terms of the Agreement that the BBC has with the Government, the closure of the language services was jointly approved by the BBC Trust and the Foreign Secretary. Exceptionally the BBC Trust has agreed to release a limited amount of licence fee funding over the next two years to meet the restructuring costs that will help ensure a smooth transition over to the BBC in 2014. This will require a change to the BBC Agreement and the Trust is now working with the Government to bring this into effect.
BBC Trust Chairman Sir Michael Lyons said:
"Today is a difficult day for the World Service, which we want to ensure continues to be the most authoritative, quality broadcaster of news and information around the world. But we have no choice other than to live within the reduced Government grant. Our aim is to help the World Service continue to support the BBC's international role by ensuring it adapts to the changing needs of its audience within a more constrained public spending environment. As part of that the Trust has approved the closure of five language services."

BBC World Service cuts language services and radio broadcasts to meet tough Spending Review settlement
Date: 26.01.2011

BBC World Service gave details of its response to a cut to its Grant-in-Aid funding from the UK's Foreign & Commonwealth Office today.

BBC World Service is to carry out a fundamental restructure in order to meet the 16 per cent savings target required by the Government's Spending Review of 20 October last year.
To ensure the 16 per cent target is achieved and other unavoidable cost increases are met BBC World Service is announcing cash savings of 20 per cent over the next three years. This amounts to an annual saving of £46m by April 2014, when Grant-in-Aid funding comes to an end as BBC World Service transfers to television licence fee funding, agreed as part of the domestic BBC's licence fee settlement announced on the same day.
In the first year, starting in April 2011, the international broadcaster will be making savings of £19m on this year's operating expenditure of £236.7m (2010/11).

The changes include:
  • five full language service closures;
  • the end of radio programmes in seven languages, focusing those services on online and new media content and distribution;
  • a phased reduction from most short wave and medium wave distribution of remaining radio services.
BBC Global News Director Peter Horrocks said: "This is a painful day for BBC World Service and the 180 million people around the world who rely on the BBC's global news services every week. We are making cuts in services that we would rather not be making. But the scale of the cut in BBC World Service's Grant-in-Aid funding is such that we couldn't cope with this by efficiencies alone.
"What won't change is the BBC's aim to continue to be the world's best known and most trusted provider of high quality impartial and editorially independent international news. We will continue to bring the BBC's expertise, perspectives and content to the largest worldwide audience, which will reflect well on Britain and its people."
BBC World Service also plans spending reductions and efficiencies across the board, targeted in particular in support areas where there will be average cuts of 33 per cent.
BBC World Service also expects to generate additional savings from the new ways of working after the move to the BBC's London headquarters at Broadcasting House in 2012, and also by the transfer of BBC World Service to television licence fee funding in April 2014.
Under these proposals 480 posts are expected to close over the next year.
By the time the BBC World Service moves in to the licence fee in 2014/15 we anticipate the number of proposed closures to reach 650. Some of these closures may be offset by new posts being created during this period.
It is expected that audiences will fall by more than 30 million from the current weekly audience of 180 million as a result of the changes this year.
The changes have been approved by the BBC Trust, the BBC Executive and, in relation to closure of services, The Secretary of State for Foreign and Commonwealth Affairs, William Hague, as he is required to do under the terms of the BBC's agreement with the Foreign and Commonwealth Office.

The changes in detail are:

Full language service closures
There will be the complete closure of five language services – Albanian, Macedonian, Portuguese for Africa and Serbian languages; as well as the English for the Caribbean regional service.

End of radio programming
BBC World Service will cease all radio programming – focusing instead, as appropriate, on online, mobile and television content and distribution – in the following languages: Azeri, Mandarin Chinese (note that Cantonese radio programming continues), Russian (save for some programmes which will be distributed online only), Spanish for Cuba, Turkish, Vietnamese, and Ukrainian.

Reductions in short wave and medium wave radio distribution
There will be a phased reduction in medium wave and short wave throughout the period.
English language short wave and medium wave broadcasts to Russia and the Former Soviet Union are planned to end in March 2011. The 648 medium wave service covering Western Europe and south-east England will end in March 2011. Listeners in the UK can continue to listen on DAB, digital television and online. Those in Europe can continue to listen online or direct to home free-to-air satellite via Hotbird and UK Astra. By March 2014, short wave broadcasts of the English service could be reduced to two hours per day in Africa and Asia.

BBC World Service will cease all short wave distribution of its radio content in March 2011 in: Hindi, Indonesian, Kyrgyz, Nepali, Swahili and the Great Lakes service (for Rwanda and Burundi). These radio services will continue to be available for audiences by other means of distribution such as FM radio (direct broadcasts and via partners); online; mobiles and other new media devices.

Short wave broadcasts in remaining languages other than English are expected to end by March 2014 with the exception of a small number of "lifeline" services such as Burmese and Somali.

English language programmes
There will be a new schedule for World Service English language programming – a focus on four daily news titles (BBC Newshour, BBC World Today, BBC World Briefing, and BBC World Have Your Say); and a new morning programme for Africa. There will be a new daily edition of From Our Own Correspondent; and an expansion of the interactive World Have Your Say programme.

There will be a reduction from seven to five daily pre-recorded "non-news" programmes on the English service. This includes the loss of one of the four weekly documentary strands. Some programmes will be shortened. Titles such as Politics UK, Europe Today, World Of Music, Something Understood, Letter From…, and Crossing Continents will all close. There will also be the loss of some correspondent posts.

Audience reduction
Audiences will fall by more than 30 million as a result of the changes announced on 26 January 2011. Investments in new services are planned in order to offset further net audience losses resulting from additional savings in the 2012-14 period.

Professional Services
There will be a substantial reduction in an already tight overhead budget. Teams in Finance, HR, Business Development, Strategy, Marketing and other administrative operations will face cuts averaging 33 per cent.

Job losses
Under these proposals 480 posts would be declared redundant; of these 26 posts are currently unfilled vacancies. BBC World Service is proposing to open 21 new posts. Therefore the net impact of these proposed changes could result in up to 433 posts being closed this financial year against a total staff number of 2400.

By the time the BBC World Service moves in to the licence fee in 2014/15 we anticipate the number of proposed closures to reach up to 650. Some of these closures may be offset by new posts being created during this period.

Notes
BBC World Service is currently an international multimedia broadcaster delivering 32 language and regional services, including: Albanian, Arabic, Azeri, Bengali, Burmese, Cantonese, English, English for Africa, English for the Caribbean, French for Africa, Hausa, Hindi, Indonesian, Kinyarwanda/Kirundi, Kyrgyz, Macedonian, Mandarin, Nepali, Pashto, Persian, Portuguese for Africa, Portuguese for Brazil, Russian, Serbian, Sinhala, Somali, Spanish for Latin America, Swahili, Tamil, Turkish, Ukrainian, Urdu, Uzbek, and Vietnamese.
It uses multiple platforms to reach its weekly audience of 180 million globally, including shortwave, AM, FM, digital satellite and cable channels. Its news sites, which received 7.5 million weekly visitors in November 2010, include audio and video content and offer opportunities to join the global debate. It has around 2,000 partner radio stations which take BBC content, and numerous partnerships supplying content to mobile phones and other wireless handheld devices. For more information, visit bbcworldservice.com. For a weekly alert about BBC World Service programmes, sign up for the BBC World Agenda e-guide at bbcworldservice.com/eguide.
BBC World Service is part of BBC Global News. BBC Global News brings together BBC World Service – funded by Grant-in-Aid by the UK Government; the commercially funded BBC World News television channel and the BBC's international facing online news services in English; BBC Monitoring – which is funded by stakeholders led by the Cabinet Office, and a range of public and private clients; and BBC World Service Trust – the BBC's international development charity which uses donor funding. No licence fee funds are currently used in any of these operations.

BBC World Service Press Office

27 dicembre 2010

Quando Radio Northsea vinse le elezioni

La politica dei tagli che ha caratterizzato queste ultime settimane di governo Berlusconi ha causato un forte malcontento tra gli editori radiotelevisivi che hanno dovuto assistere inermi all'azzeramento delle provvigioni a sostegno dell'emittenza locale (45 milioni cancellati dal decreto Milleproroghe dopo le "promesse" scritte nero su bianco nella legge sulla stabilità), cui si aggiungono i 50 milioni decurtati dai fondi per l'editoria. Ciò nonostante, non riesco a pensare che se e quando torneremo a votare, sulle scelte dell'elettorato - tra quelle che potremmo ironicamente definire le "Milleragioni" per un voto contro Kim Silvio Sung - avranno un peso anche le istanze delle radio libere.
Secondo il cronista politico della BBC, Paul Rowley, autore di uno splendido radiodocumentario trasmesso in questi giorni sulle stazioni locali di BBC Radio 2, le cose andarono diversamente in Gran Bretagna quarant'anni fa, nel giugno del 1970, quando il governo labourista di Harold Wilson chiamò il Paese alle urne con diversi mesi di anticipo e smentendo tutti i sondaggi perse di misura contro il conservatore Edward Heath. Allora si disse che gli elettori rimasero colpiti negativamente dalle cifre della bilancia dei pagamenti e che la sconfitta dell'Inghilterra alla Coppa del Mondo di Mexico '70 (proprio contro la Germania che noi sconfiggemmo per 4 a 3) aveva fatto incazzare milioni di persone.
Ma Rowley, che ha prodotto in questi anni diversi documentari sulle gloriose radio pirata offshore, si chiede in "Radio election" quale fu il peso elettorale dei giovani diciottenni che per la prima volta nella storia inglese furono chiamati alle urne. A soli tre anni di distanza dalla legge labourista che aveva decretato la fine di Radio Caroline e di tante altre paladine della musica rock.



Furono proprio i socialisti britannici a combattere il fenomeno delle radio pirata, con il suo rivoluzionario modello commerciale: audience in cambio di pubblicità. E se le grandi aziende - era questo, a grandi linee, il ragionamento - avessero preso il controllo di un bene collettivo come l'etere radiofonico? Al contrario, il manifesto elettorale di Heath prevedeva la creazione delle stazioni radiotelevisive commerciali. I conservatori mantennero la loro promessa, ma nel frattempo gli elettori dovevano aver cambiato di nuovo idea perché nel febbraio del 1974 Heath perse a sua volta le elezioni restituendo favore e scranno di primo ministro a Wilson. Pochi mesi prima, nell'ottobre del 1973, era andata on air la London Broadcasting Company.
Rowley osserva oggi che dall'analisi del voto nelle aree sudorientali del Regno Unito, dove le stazioni pirata avevano avuto molto seguito, i consensi per i conservatori furono molto numerosi. Durante la campagna elettorale, da Radio Northsea International, ancorata al largo delle acque olandesi fuori dalla giurisdizione britannica, gli appelli a favore del partito conservatore si sprecarono. Il governo di Wilson decise addirittura di disturbarne i programmi con del jamming, una manovra antidemocratica che neppure durante la Seconda guerra mondiale era mai stata messa in atto.
Sulla rivista online Radiomusications trovate un bell'articolo scritto da Robin Carmody nel 2007, The politics of offshore radio. E' un saggio conciso ma molto ben fatto sui retroscena politici della battaglia contro il monopolio della BBC. Lo scontro fu un elemento chiave in quel cocktail di crisi economica, stanchezza nei confronti del centralismo dirigista e voglia di modernità che alla fine degli anni 70 portò alla vittoria della Thatcher. Fu soprattutto un buon esempio di come, in politica, anche le buone intenzioni possono avere conseguenze spiacevoli. I labouristi erano probabilmente in buona fede quando vollero negare un pezzo di libertà a tutti pur di impedire che pochi potenti se la prendessero tutta. I conservatori erano sinceramente disposti ad accettare il rischio di qualche voce di potenziale dissenso in cambio di un fiorente mercato della pubblicità. Avevano ragione entrambi, o erano viceversa entrambi nel torto?
Quello che possiamo dire in Italia è che da solo il mercato della pubblicità non basta a sostenere le attività dell'emittenza radiotelevisiva privata, almeno non in un assetto normativo oggettivamente distorto e privo di solidi presupposti sul piano dell'analisi economica ancor prima che politica. Nelle nostre condizioni è una destra liberista solo sulla carta - ma oberata nella realtà dal macigno del conflitto di interessi berlusconiano - a guardare con maggior sospetto al pluralismo dell'etere. Per la sinistra è una ben magra consolazione l'essere stata in grado di prevedere la deriva dell'oligopolio mediatico. Mi chiedo, con una certa angoscia, se anche in questo caso l'elettorato giovanile potrà avere un ruolo nell'indirizzarci verso il cambiamento.

10 dicembre 2010

The King's speech: il re che balbettava alla radio

Come immaginare una situazione più imbarazzante di un re di una grande nazione alla vigilia di un disastroso conflitto mondiale, se questo re ha la possibilità di incoraggiare il suo popolo attraverso la recente invenzione della radio ed è al tempo stesso un balbuziente cronico per colpa delle violenze subite negli anni dell'infanzia, quando era affidato alle "cure" una sadica governante? Il re e la sua storia sono entrambi verissimi e un film interpretato da Colin Firth nei panni del sovrano britannico, li raccontano con rara sensibilità. The King's Speech, la storia del padre di Elisabetta II Giorgio VI, è la prima rappresentazione cinematografica del dramma vissuto dai balbuzienti quando dalla loro voce, soprattutto dalla loro fluenza, può dipendere il destino di un'intera nazione.
E' anche uno straordinario inno alla potenza della radio. La sceneggiatura rappresenta infatti il tormento interiore di Giorgio VI (il primo nome era Albert, "Bertie") e agli strampalati trattamenti cui dovette sottoporsi per arrivare a pronunciare in modo credibile lo storico discorso radiofonico ("with God's help, we shall - pausa - prevail") che il 3 settembre del 1939, con la Polonia già a pezzi, annunciava l'inizio della Seconda guerra mondiale.


17 novembre 2010

L'omicidio che mise fine al monopolio della BBC anni 60

Se l'autocritica della FCC - ne ho parlato qui a proposito di una pubblicazione del regolatore americano che rivede settanta anni di storiche decisioni in materia radiotelevisiva e telefonica - mette in luce i punti deboli di una politica eccessivamente liberista e protettiva degli interessi commerciali, il nuovo libro di Adrian Johns, docente dell'Università di Chicago e autore di Death of a Pirate, denuncia i difetti di una politica di esagerato controllo e centralismo. Il libro parte da un episodio poco noto della storia delle stazioni radio pirata "off shore" attive in Gran Bretagna a metà anni sessanta: il litigio tra due editori pirata che sfociò nell'uccisione di Reg Calvert, proprietario di Radio City, da parte di Oliver Smedley, ideatore di Radio Atlanta. L'omicidio e il processo che ne seguì (Smedley - che prima di quel drammatico scontro aveva assoldato una squadra di camalli per assaltare gli impianti di Radio City a Shivering Sands, la celebre fortezza antiaerea costruita su piattaforme nell'estuario del Tamigi - fu rilasciato per legittima difesa) fu uno dei motivi per cui le autorità britanniche decisero di intervenire in una situazione che stava prendendo una brutta piega. Il Marine Act approvato in tutta fretta portò al sequestro e alla chiusura delle radio pirata. Ma da quel fenomeno sociale, dal gradimento espresso da molti ascoltatori, nacque un vento di libertà che portò al completo rinnovamento della BBC e dei suoi noiosissimi programmi. Oliver Smedley, un ultra-liberista che aveva deciso di fare il pirata radiofonico per ragioni strettamente politiche, per combattere il centralismo della politica Labour, fu un pessimo imprenditore e un violento, ma alla fine ottenne il risultato che gli interessava, mandando in frantumi un monopolio troppo rigido.
Death of a pirate è appena stato pubblicato (qui la recensione del Wall Street Journal firmata da un consulente americano specializzato nel format "talk") ma non è il primo libro di Johns, autore in passato di interessanti lavori sulla proprietà intellettuale e la storia del sapere stampato. Non posso leggere i commenti sulla sua ultima fatica senza pensare alle vicende legate alla lotta contro il monopolio radiotelevisivo in Italia, alle istanze molto positive portate avanti dagli editori radiofonici e dai piccoli e grandi imprenditori televisivi privati e ai loro effetti che come sempre succede una volta entrati in una prospettiva storica hanno anche risvolti profondamente negativi. In campo televisivo la libertà di antenna, viziata nel tempo da comportamenti più illegali che autenticamente liberisti, ha portato alla situazione che conosciamo e a un vistoso caso di conflitto di interessi economico-politico. Il mercato radiofonico privato ha pagato a duro prezzo la vacatio legis seguita alle spallate antimonopoliste e 35 anni dopo deve scontare le conseguenze di una "apertura" imperfetta, che a tratti somiglia molto a una chiusura. Credo che il nostro dovere sia quello di leggere Death of a pirate insieme alla pubblicazione storica della FCC, riflettendo sulle virtù che stanno nel mezzo.

01 novembre 2010

Battuta d'arresto per gli ascolti DAB in GB

Digital Radio UK, il consorio che promuove lo switch off della radio analogica in Gran Bretagna a favore del DAB minimizza dando la colpa al mancato effetto delle ultime offerte di canali solo digitali, troppo recenti per essere contabilizzate (una delle prossime stazioni solo DAB/online sarà French Radio London, disponibile da metà novembre sul secondo multiplex della capitale). Ma intanto per la prima volta le cifre pubblicate dal RAJAR, l'Audiradio britannica, dicono che l'ascolto del DAB è in diminuzione. I dati del terzo trimestre resi noti giovedì scorso parlano di una penetrazione del 15,3 contro i 15,8 del trimestre precedente, una perdita di mezzo punto. L'ascolto digitale (DAB+Internet+canali radio del tv digitale terrestre) è in leggera crescita solo grazie al piccolo aumento della quota di ascolto radio sulla piattaforma DTT Freeview.
I giornali britannici riportano con grande enfasi questa battuta d'arresto, sottolineando che l'ascolto dell'FM/AM è invece in crescita (67,6%, un punto e mezzo in più rispetto al terzo trimestre 2009). Di questo passo i limiti del 50% di penetrazione fissati per lo switch off non verranno raggiunti nel 2015 ma nel 2020. Ecco i dati riportati dal Guardian:

Hopes for digital radio switchover in the next five years suffered a blow today as the growth in popularity of digital audio broadcasting (DAB) radio went into reverse.
Digital accounted for 24.8% of all radio listening in the three months to 19 September, marginally up on the 24.6% share of listening in the previous three months, according to official Rajar figures published today.
But DAB radio, the likely broadcast replacement for analogue AM and FM in the digital-only age, saw its share of listening drop, to 15.3% from 15.8% in the second quarter of 2010.
Far from listeners switching off their analogue radio sets, the popularity of AM and FM continued to grow, with a 67.6% share, up from 67% in the previous quarter and 66.1% a year ago.
(…)
A tentative switchover target of 2015 has been pencilled in, but at the current rate of growth – digital accounted for about 16% of all listening three years ago – the 50% target will not be hit until at least 2020, with switchover some time after that.

01 ottobre 2010

Che il World Service torni sotto il pieno controllo BBC

Commentando sull'Independent l'ultima tornata di revisioni attraverso cui il Foreign Office britannico sta decidendo la futura allocazione del suo bilancio, Mary Dejevsky si interroga sul ruolo del BBC World Service, il servizio internazionale della BBC che utilizza ancora, sebbene in misura decrescente, le onde corte e che dal Foreign Office dipende almeno per quanto riguarda la scelta delle lingue da utilizzare e sul piano degli indirizzi fondamentali (i contenuti sono affidati alla BBC). Per una giornalista che con il WS ha lavorato è - per stessa ammissione dell'autrice - una specie di tradimento. Le onde corte vengono per esempio definite ormai desuete, perché anche nelle nazioni in cui la libertà di espressione lascia a desiderare, è sempre più difficile per i governi "chiudere ermeticamente" i propri cittadini in un guscio di censura e controllo. Le nazioni così sigillate sono sempre meno numerose e quindi viene meno anche la motivazione per cui le onde corte sarebbero l'unico mezzo in grado di superare certi cordoni sanitari. Alla fine la Dejevsky propone di abolire lo status del WS come "quango" - ente quasi governativo finanziato dall'esecutivo ma solo in parte controllato da esso - e trasferirne il pieno controllo alla BBC che verrebbe di conseguenza strutturata in un braccio nazionale e uno internazionale.

Mary Dejevsky: What is the BBC World Service for?
The most elegant solution would be for the World Service to be shorn of its government connection and incorporated into the mainstream BBC

Friday, 1 October 2010

(…)
The fundamental question now cries out to be asked: what precisely, in this global, multimedia age, is the BBC World Service for? Well, it wants to be the best international broadcaster anywhere. It wants to place its skills and its international knowledge at the service of the whole complex of modern media. The problem is that it has so far done this in an inconsistent and piecemeal manner. Not only this, but other international broadcasters have been catching up.
(…)
Last year the World Service lost more than 20 million shortwave listeners, mostly in Bangladesh, India and Nigeria, which is good news, because it shows how these countries are joining the modern world. While accepting, reluctantly, that shortwave is probably the past, however, the World Service seems in a quandary about the future.
(…)
Foreign language radio, however, is in decline. Language services continue to close. One of the growth areas, paradoxically, is the US, where the internet, local FM deals and multi-channel cable and satellite possibilities abound. But here, as increasingly elsewhere, the World Service competes not just with other international broadcasters, but – foolishly, and counterproductively – with itself.
(…)
This is madness. It is a recipe for administrative and editorial chaos. It is extravagant, and it should have ended long ago. The most elegant solution would be for the World Service to be shorn of its government connection and incorporated into the mainstream BBC – which it will be, physically, when it moves to Broadcasting House in the coming months. The Corporation should then be split into domestic and international arms, sharing journalists and programming where possible – which means far more than at present. It would have to decide whether to retain any foreign language broadcasting.

28 settembre 2010

DAB, l'altra campana: successi in Australia e UK


Dopo aver dato ampio spazio alle critiche di Grant Goddard e al libro che il consulente radiofonico britannico ha dedicato alle difficoltà incontrate dal DAB nel Regno Unito, mi sembra giusto fornire qualche dato proveniente dai fautori della radio digitale, i quali basandosi sugli ultimi rilevamenti del RAJAR (l'indagine congiunta sulla popolarità della radio in UK) sull'ascolto digitale della radio, si dicono al contrario di Goddard assolutamente ottimisti. I toni dell'associazione lobbystica Digital Radio UK nel comunicato che potete trovare cliccando sul link fornito dalla Digital Radio eNewsletter di Singapore (una fonte finanziata dai locali costruttori di elettronica) sono addirittura trionfalistici: 20 milioni di cittadini britannici si sintonizzano sulla radio digitale ogni settimana.

According to the latest RAJAR figures released on 5 Aug 10, 20 million people now tune in to digital radio each week in the UK. Weekly reach has increased by 11% year on year from 18 million to 20 million, and now 43% of all radio listeners are listening to digital every week.
Digital listening share has also shown strong growth at 24.6% (up 17% year on year, and up 2.5% quarter on quarter). Digital platforms now account for 24.4% of all listening on commercial radio, a strong growth of 6.5% quarter on quarter from 22.9%, and is now level with BBC digital listening. There has been strong growth in the share of national commercial listening via digital platforms, which has now reached 50%.
DDAB listening now accounts for 15.8% of all radio listening, an increase of 20% year on year (up from 13.1% of all listening from last year and up from 15.1% in the last quarter).

Leggendo i dati RAJAR di agosto per il Q2/2010, che mostrano comunque un discreto aumento dell'ascolto della radio in generale, l'informazione relativa all'ascolto via DAB parla di una percentuale del 15,8% di ascoltatori nel secondo quadrimestre, con una crescita del 20% rispetto allo stesso periodo del 2009. La normativa Digital Britain prevede che superata la soglia del 50% si può pensare dopo il 2015 a uno switch-off dei network nazionali oggi in FM. (Un piccolo disclaimer: sui dati RAJAR pesa sempre un dubbio sulla differenza tecnico-semantica tra "ascolto di una trasmissione DAB" e "ascolto di una trasmissione con un apparecchio DAB". Purtroppo non è affatto chiaro che il rilevatore tenga conto di questa differenza, o vicevera classifichi come "ascoltatori DAB" anche coloro che ascoltano con una radio DAB sintonizzata, a causa della scarsa intensità del segnale, su una frequenza FM).
Grande ottimismo anche in Australia, dove l'evoluzione del DAB+ lanciato lo scorso anno ad agosto sembra molto positiva (vedi il comunicato). Le vendite di apparecchi radio vanno meglio del previsto e anche se possono sembrare poche in una nazione-continente tanto estesa le emittenti commerciali sono molto soddisfatte di un dato che parla di 150mila radio vendute e oltre mezzo milione di ascoltatori DAB+ alla settimana. Un punto davvero molto importante del caso DAB+ in Australia è la presenza di numerose nuove stazioni che trasmettono esclusivamente in digitale. Fino a 18 nuovi canali a seconda dell'area di mercato. Ovviamente questo è un fattore determinante nel far pendere l'interesse del pubblico nei confronti della radio digitale. Nel comunicato che ho linkato trovate l'elenco di questi nuovi programmi, nel caso non si legga bene la tabella che riporto qui.

The radio industry celebrated one year of digital radio on air at full power in Adelaide, Sydney, Melbourne, Brisbane and Perth on 6 Aug 10, with the latest data showing there are 523,000 people listening to digital radio in an average week and three times the predicted number of digital radios in the market at nearly 150,000.
In August last year, Australian commercial and public radio broadcasters put competition aside and more than 40 different radio stations held a simultaneous breakfast outside broadcast in Sydney, Melbourne, Brisbane, Perth and Adelaide to promote digital radio. In the following 12 months, sales of digital radios have steadily increased and up to 18 new digital only stations are on air in each market. The industry continues to work together to promote digital radio with advertising on air and by launching fresh new digital only content which should encourage listeners to try digital radio.

26 settembre 2010

Goddard: il DAB nel Regno Unito? Destinato a fallire

Dopo aver pubblicato ad agosto una guida "non-OFCOM" (il riferimento è ai dati piuttosto trionfalistici sull'andamento della radio digitale nel Regno Unito normalmente pubblicati dall'autorità di controllo britannica) ai progressi reali che la radio digitale ha maturato in questo ultimo anno in UK, Grant Goddard, blogger e consulente in materia è pronto a far esplodere il suo nuovo libro: "DAB Digital Radio: licensed to fail".
Da sempre critico nei confronti della normativa che prevede (sulla carta) lo spegnimento dei network radiofonici in FM e il loro passaggio alla radio digitale a tecnologia Eureka 147, nel suo dettagliato lavoro Goddard sostiene che questo passaggio non avverrà mai proprio perché le soglie di penetrazione della tecnologia fissate come prerequisito di legge non sono compatibili con i dati di ascolto reali. La tesi di Goddard è che il DAB non è compatibile con un mercato misto come quello britannico, dove i costi infrastrutturali del digitale hanno già penalizzato oltremisura gli editori privati. Finora il sostegno apparente nei confronti del DAB da parte di questi editori è stato legato a precisi accordi con i regolatori, che in cambio del supporto ricevuto hanno reso meno stringenti le regole sulle licenze FM analogiche. Il nodo, conclude Goddard, sta tuttavia per venire al pettine: gli sprechi che si sono verificati in questi anni hanno fatto a pezzi un mercato, quello della radiofonia commerciale, che in passato era profittevole.
Questo il comunicato stampa del libro di Grant Goddard, pubblicato da Radio Books. Per leggerne le prime pagine cliccate qui.

06 settembre 2010

Il nuovo BBC iPlayer integra old e social media

While social networks are now a well established phenomenon, socially enhanced TV and radio aren't. It's early days yet, but we're pretty sure that this is going to be an important facility in the near future. Lo scrive James Hewines sul blog della BBC presentando l'ultima versione dell'affermatissimo iPlayer, l'interfaccia che permette di accedere ai contenuti televisivi e radiofonici (oggi separati) della Beeb su Web. Un cambiamento ispirato alla semplificazione, ma anche alla personalizzazione dell'esperienza e alla "socializzazione" dell'ascolto/visione.
Ma è vero, come scrive Hewines, che se i social network sono ormai una realtà consolidata, radio e televisione socially enhanced sono ancora all'inizio di un cammino che li porterà a un luminoso futuro? A noi italiani un commento del genere appare francamente un po' ingenuo: soprattutto la televisione da noi è un medium fin troppo al centro della nostra vita di relazione, non facciamo che parlare di lei.
Quello di iPlayer resta comunque un esperimento - anzi, più che un esperimento - da studiare e, se possibile, adattare ai diversi contesti, un "case study" di come incrociare vecchi e nuovi media. Delle nuove funzioni di iPlayer si occupa, sempre sul BBC Blog, Anthony Rose (a proposito della beta del nuovo player, introdotta poco prima dell'estate). Webmaster e architetti della user experience dovrebbero leggere e mandare a memoria le spiegazioni che Simon Frost dedica agli aspetti tecnici.
L'utente registrato dell'iPlayer (la registrazione è possibile anche per chi non risiede in Gran Bretagna, nonostante il fatto che la BBC non autorizza la visione dei programmi televisivi da indirizzi IP non-British) può creare un suo profilo pubblico, un po' come avviene su Facebook. Attraverso questo profilo può effettuare e ricevere suggerimenti ("raccomandazioni") sui programmi preferiti dai suoi contatti. Le raccomandazioni possono essere estese ai propri account su Facebook e su Twitter. In questo senso Hewines può aver ragione. Siamo già abituati a parlare di programmi radiotelevisivi con i nostri amici, ma grazie a iPlayer questi programmi diventano un modo per riconoscersi, condividere gli stessi gusti e trovare nuovi contatti. Finora i siti delle emittenti radiotelevisive hanno sfruttato soprattutto i forum come mezzo di discussione e socializzazione, ma ora i meccanismi di Twitter vengono integrati direttamente con le funzioni che consentono di esplorare le griglie di programmazione e usufruire dei vari programmi via Web. Potrebbe essere la nascita di un nuovo modo di consumare radio e televisione, una modalità che a dire il vero viene da tempo esplorata anche nel mondo della IPTV o dei set top box che mescolano Web, televisione e multimedialità. Il merito della BBC è appunto quello di aver escogitato una delle possibili ricette per applicare queste nuove interazioni a un patrimonio di contenuti molto tradizionale.

26 agosto 2010

Absolute: il canale interattivo Dabbl torna in laboratorio

E' il risultato di un successo inatteso, che induce i responsabili di Absolute Radio, terzo canale radiofonico commerciale nazionale in UK, a studiare nuove formule e opportunità, oppure il segno che qualcosa non è andata nella sperimentazione della radio "partecipativa" online? A circa un anno dal lancio di "Dabbl", il canale digitale (DAB/Internet) musicale costruito dagli ascoltatori con un sistema di votazione dei brani, la britannica Absolute annuncia l'intenzione di tornare a indosssare il camice del laboratorio, l'ormai noto One Golden Square (che ha recentemente fatto di Absolute Radio la prima nel Regno Unito a supportare il sistema di "live tagging" del nuovo Apple iPod Nano). Il sito che serviva da regia di questa innovativa stazione fai-da-te viene temporaneamente congelato e lo stream Internet di Dabbl (qui, insieme a tutti gli altri, non so ovviamente del DAB), trasmette un flusso continuo di musica con un annuncio che invita a "consultare" il resto dell'offerta Absolute, assicurando che il sito riporterà le prossime novità riguardante il servizio interattivo.

We're putting the lab coats and goggles back on

dabbl is Absolute Radio’s experimental radio station platform, dreamt up by the One Golden Square Labs boffins. Its aim is to let a radio station’s playlist be powered by its community. The more often you voted for a song, the more often dabbl would play it.
Across this year our most voted for songs have included a live version of Muse's Uprising recorded in Madrid, Brandon Flowers' Crossfire and Gorillaz's On Melancholy Hill.
The Labs team have a lot more ideas for dabbl, so for now the radio station bit is taking a break whilst we can experiment with how dabbl can continue to democratise the playlist.
You will be kept up to date with any news via dabbl's blog, Facebook and Twitter accounts.
From all of us at dabbl - thank you for the support.

Tra i successi (musicali) costruiti con Dabbl Absolute ricorda Uprising dei Muse Crossfire di Brandon Flowers e On Melancholy Hill dei Gorillaz. Absolute è il brand che ha preso il posto di Virgin e appartiene a una controllata di The Times Group, dove "Times" non è mica quello che pensate ma Times of India...

28 luglio 2010

Pirate FM londinesi in un documentario di BBC Radio 4

BBC Radio 4 dedica un radiodocumentario di mezz'ora al fenomeno tutto britannico-londinese (ecco per esempio il bellissimo sito Web London Pirates)delle emittenti pirata in FM, con molte interviste e considerazioni sul ruolo innovatore di queste stazioni non autorizzante soprattutto sul terreno dei nuovi linguaggi musicali. Come mezzo secolo fa ai tempi di Caroline, dall'illegalità riescono a nascere nuovi ambiti di creatività che finiranno inevitabilmente per "percolare" fino agli strati radiofonici autorizzati da regolare licenza. Intanto però i pirati dell'etere FM rischiano pesanti sanzioni e viene da chiedersi perché debba essere così difficile trovare spazi di espressione in una democrazia matura. Possibile che non si trovi il modo di studiare meccanismi regolatori che assicurino alle emittenti pirata un limitato spazio di movimento a basso tasso burocratico e a costi accettabili?
Faccio il pirata della situazione proponendovi la registrazione del documentario "Do pirates rule the airwaves", ormai non più disponibile sul sito di Radio 4. Il programma è stato realizzato da Trevor Nelson, che era stato DJ della famosa pirata Kiss FM, diventata legale nel 1990.

Britain has been listening to pirate radio since the 1960s and today it is reported that there are more illegal broadcasters than ever. Former pirate DJ Trevor Nelson investigates the current scene.
According to official Ofcom figures, there are around 150 illegal radio stations in the UK today and 16% of London regularly tunes in. The pirates argue they are an integral part of the British music industry and provide a community service that legal stations can't. But broadcasting regulator Ofcom says the FM dial is full. They claim the pirates are a problem, interfering with legal stations and the emergency service frequencies. More worryingly, Ofcom says there is evidence of links to serious crime such as money laundering, guns and drugs.
Trevor revisits the world of illegal broadcasting to find out the truth behind today's pirate scene. Now a presenter on BBC Radio 1, Radio 2 and 1xtra, Trevor began his career in the 1980s on the then illegal Kiss FM. Trevor explores whether the scene has changed considerably since he was in the game or if the musical passion and spirit of pirates past are still present today.
Contributors include broadcasters, legal and illegal, a community radio station, fans, musicians, DJs and OFCOM, who were shadowed by the programme on a raid of a pirate station suspected of interfering with Radio 4.