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25 giugno 2014

Sorpresa, i canali Web Radio RAI spuntano sul DAB+. Ma la situazione della radio digitale è ferma.

Nella generale indifferenza in cui sembra essere ritornata la questione della radio digitale DAB+ in Italia, con sullo sfondo le possibili conseguenze sull'assetto di RaiWay, l'operatore dei tralicci radiotelevisivi, dei tagli imposti dal governo Renzi, ecco che proprio l'offerta di Radio RAI sul digitale si arricchisce, sul multiplex 12B (225,648 MHz), di tre nuovi canali. Per la prima volta i tre flussi che la RAI diffondeva solo via Web, i programmi WR6 (programmi d'archivio, ai quali è stata purtroppo imposta una brusca virata mistico-cattolica dall'arrivo del nuovo responsabile Sergio Valzania, ex-Radio Due) e WR7/8 (vari format musicali), si possono ascoltare via radio, senza un computer o uno smartphone collegato a Internet, con un apparecchio DAB+. Una decisione inattesa, ma auspicata da molti dei pochi appassionati del genere (il DAB ha una notorietà molto scarsa fuori dalla provincia di Trento che è stata teatro del primo vero lancio commerciale e ha visto il coinvolgimento della distribuzione e del retail di elettronica di consumo). Finora la RAI aveva esitato perché in Italia le direttive di Agcom impongono agli "incumbent", gli operatori già presenti in FM, un vincolo alla programmazione in simulcast di almeno il 50% dei contenuti trasmessi. In altre parole, un network FM non potrebbe in teoria trasmettere programmi diversi per più del 50% del tempo occupato sulla risorsa DAB assegnata. 
Un'altra notizia di stasera è che Eurodab, che fino a poco fa occupava con il suo multiplex il blocco 12A, sovrapponendosi alla frequenza utlizzata in Canton Ticino dal mux pubblico di RSI, ora si è spostata sul 13 E! Qualcosa si muove per la radio digitale che solo un anno fa si impegnava a coprire tutto il Nord Italia e l'Emilia? Personalmente sono contento di trovare finalmente on air l'offerta dei canali Web Radio, ma continuo a essere pessimista e penso che a questo punto dobbiamo sospendere per l'ennesima volta il giudizio e capire che cosa succederà di Raiway e del suo ruolo di fornitore dei consorzi DAB locali. Degli impegni presi a Trento si è realizzato poco, i grandi network non se la passano benissimo sul piano della pubblicità e a Trento stessa c'è stato un grosso pasticcio con consorzi come Eurodab e CR Dab. Beghe che hanno costretto Agcom a modificare le regole per la formazione dei multiplex tra network nazionali e stazioni locali faticano a consorziarsi. 
Sulla radio digitale continuiamo a fare tavoli, ma la triste realtà è che manca completamente un progetto vero, coordinato a livello nazionale e con obiettivi temporali precisi. Agcom, spiace dirlo, ha lavorato in maniera molto confusa, le regole sono espresse in linguaggio oscuro, fatte apposta per dar lavoro ai consulenti tecnico-legali (per carità, ci devono essere, ma per il pubblico è una barriera in più). La questione delle frequenze è un paradosso totale. Da anni dicono che vogliono rimuovere i vari ostacoli burocratici e di mercato (tipo le frequenze appannaggio della Difesa e roba del genere). Ma anche qui non si capisce a fondo perché in Italia il DAB si debba concentrare su pochissimi blocchi perché la continuità non c'è ancora (che succederà adesso per esempio dell'eterna bega di Europa 7 che finora occupava il canale 10?). Nel frattempo il consorzio Eurodab che fa riferimento a RTL continua una politica isolata di dispiegamento di impianti, positiva per l'aspetto della maggiore copertura, ma che certo non contribuisce a "fare sistema". 
Tutto il discorso dei multiplex e della loro ripartizione è vincolato alla disponibilità dei blocchi e alla regola del numero di "capacity unit" assegnato da Agcom. Ogni "programma" nel multiplex - in pratica ogni flusso radiofonico dall'FM o un nuovo entrante - ha 72 CU, su un totale nella cosiddetta Common Interleaved Frame del totale del multiplex pari a 864 CU. La CIF è l'insieme dei flussi codificati nel multiplex, è una trama di un totale di 55296 bit trasmessa ogni 24 millisecondi. La CU è lo spazio minimo indirizzabile e vale 64 bit. Il DAB è una bruttissima bestia perché si possono variare molti parametri, come il symbol rate della singola sottoportante OFDM, i vari error protection rate su cui puoi far leva per avere maggiore copertura o migliore qualità. C'è una tabella riassuntiva che trovate qui (cercate per la tabella 5.11.1) che riassume quanti flussi si possono mettere per vari bit rate per vari livelli di protezione audio (trovate quelli consigliati per i vari mezzi di distribuzione qui  tabella 5.2). Ma poi molto dipende da come implementi il tuo feed studio-multiplex, da che cosa succede materialmente tra generazione del suono, codifica, distribuzione, trasmissione... 
La vicenda degli assegnamenti è estremamente complessa perché quando è stato deciso l'assegnamento complessivo di 14 mux (1=RAI, 2=network privati nazionali e 11 in totale da assegnare ai consorzi regionali provinciali) CR Dab ha presentato ricorso al Tar. A Trento né Eurodab né CR Dab hanno partecipato alla discussione che ha coinvolto Rai, ClubDab e i due consorzi di emittenti locali Digiloc (emanazione di Aeranti-Corallo, che ha raggiunto un accordo di fornitura con Raiway) e DBTAA,  Digital Broadcasting Trentino Alto Adige EuroDab. CR Dab spiega molte sue posizioni qui. 
Proprio in considerazione dei problemi che la composizione del secondo multiplex delle nazionali aveva comportato a Trento, Agcom aveva variato (delibera 567/13/CONS, Allegato A) le regole di assegnamento in modo da consentire un beauty contest tra coloro che fossero disponibili a trasmettere "qualora le società consortili non raggiungano la percentuale di partecipazione di cui al comma 5, i diritti d’uso delle radiofrequenze per le trasmissioni radiofoniche terrestri in tecnica digitale sono assegnati mediante la procedura di selezione comparativa". Contro la 567 è stata presentato ricorso al TAR del Lazio, ricorso che è stato respinto nel gennaio di quest'anno. Come si vede la situazione è molto intricata e molti editori e consorzi rimangono critici su una questione che non è da poco: le risorse in termini di numero di blocchi disponibili sono meno del dovuto, 14 multiplex in totale non sono sufficienti per tutti, non permettono agli incumbent di sperimentare nuovi contenuti (i privati hanno in pratica spazio per sistemare 24 canali oggi presenti in FM su scala nazionale). CR Dab chiede per esempio che sia esplicitamente prevista la possibilità di sperimentare sistemi alternativi come il DRM. FRT, con CR Dab, lamenta anche lei le poche risorse per le emittenti locali. La verità è che è molto difficile uscire fuori dal ginepraio: il DAB è stato pensato in una Europa in cui il fenomeno della radiofonia commerciale, sorto come qualcosa di estraneo alla tradizione storica fortemente statalista, era ormai stato metabolizzato attraverso procedure più o meno rigorose di regolamentazione dell'FM. L'Italia è una anomalia completa. Forse anche la Spagna presenterebbe dei problemi considerato la vistosa presenza di emittenti del tutto prive di licenza e una tradizione locale-commerciale che risale a prima della guerra, ma niente a che vedere con la situazione italiana. Ci vorrebbe un salto di fantasia, l'adozione di un sistema misto come sostiene CR Dab, per esempio, anche se sul DRM+ non si può seriamente contare, la componentistica e i ricevitori sono a zero). Certamente lato offerta c'è un problema di rappresentanza e di mancato coordinamento esteso. 
A livello di regolamentazione pesa come un macigno la mancanza a livello nazionale di progettualità autentica, di volontà di pensare a un futuro mediatico che non debba servire unicamente gli interessi del duopolio televisivo. La radiofonia è un bene di tutti? E allora si studi il modo per fare gli interessi di tutti, ma proprio tutti. 

13 marzo 2013

Seminario WorldDMB 15-16 aprile: a Riva del Garda tutto il mondo della radio digitale

WorldDMB, il consorzio che da anni sta conducendo una efficace lobby a favore della radio digitale DAB in Europa, ha scelto Riva del Garda per organizzare uno dei suoi convegni internazionali. E' la prima volta che gli operatori della radio, gli inserzionisti e indirettamente tramite la stampa anche il pubblico degli ascoltatori hanno l'opportunità di ascoltare, direttamente dal mondo dell'industria dei componenti, degli impianti, dei ricevitori (gli ospiti internazionali parleranno in inglese con traduzione simultanea), il racconto di che cos'è la radio numerica oggi nel mondo, quali sono i suoi vantaggi in termini di nuovi servizi di news, infotraffico, turismo, quali inedite opportunità di comunicazione si aprono (spot radiofonici associati a immagini dei prodotti, per esempio) e tutti i numeri delle success stories che in questi ultimi due o tre anni sono state pazientemente costruite in diverse nazioni europee (pensiamo alla Svizzera e al suo milione e duecentomila ricevitori DAB venduti), in Australia.
Il convegno, dallo schettinesco titolo "A Trento il futuro della radio è già a bordo", si avvale della collaborazione di Trentino Network con il supporto di Club Dab Italia (il consorzio di network privati nazionali che ci sta credendo di più in questo momento) e si svolge dal 15 al 16 aprile 2013, al Centro Congressi Parco Lido di Riva del Garda. La partecipazione per operatori e giornalisti è gratuita ma a numero chiuso, quindi è consigliabile registrarsi subito a questo indirizzo. Gli organizzatori mi dicono che a poco più di un mese dall'evento i partecipanti iscritti sono già una cinquantina, quindi è meglio affrettarsi. Tra l'altro entro questa settimana scadono anche i termini per la definizione dei contratti di sponsorizzazioni e per le aziende che vogliono essere presenti.

Per la prima volta in Italia, WorldDMB in collaborazione con Trentino Network organizza un convengo sulla radio digitale 

A TRENTO IL FUTURO DELLA RADIO È GIÀ A BORDO 

“La Radio Digitale sale a bordo” o meglio - vista l’internazionalità dell’evento - “Digital Radios gets on board”. È questo il titolo della due giorni organizzata per la prima volta in Italia da WorldDMB con la collaborazione della società di sistema Trentino Network. 
Fra i luoghi possibili si è scelta Trento perché è questa la prima provincia in Italia a essere stata coinvolta dall’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) e dal Ministero dello Sviluppo Economico nel passaggio alla Radio Digitale secondo gli standard Eureka147. 
Questo evento rappresenta il momento conclusivo di una riflessione e conoscenza della nuova tecnologia digitale (DAB+) per la radio iniziata ad ottobre dello scorso anno. 
E proprio per concludere con un gran finale, il convegno vede il coinvolgimento attivo dell’organizzazione internazionale WorldDMB, ente coordinatore del progetto comunitario europeo Eureka 147, vale a dire il progetto che si occupa di favorire il passaggio della radio alla tecnologia digitale DAB+. 
La due giorni che si terrà presso il Centro Congressi – Parco Lido – a Riva del Garda TN l’15 e il 16 Aprile 2013, analizzerà tutti i temi collegati alla radio digitale e porterà direttamente in Italia le esperienze di successo europee. 
Il convegno vedrà così partecipare i più importanti team attivi nel concreto sviluppo della radio digitale dei vari paesi europei, rappresentati di case automobilistiche, fornitori di tecnologie, componenti e servizi per comprendere a fondo un fenomeno di evoluzione tecnologica e di consumo. 
L’evento si terrà in lingua italiana proprio per favorire gli oltre 2000 imprenditori italiani che operano nel settore della radio e che sono interessati ad approfondire gli impatti commerciali in termini di opportunità in un mercato che sta inesorabilmente cambiando e sempre più velocemente. 
Per salire a bordo dell’evento è però necessario prenotarsi per tempo. 
Il convegno infatti gratuito ma a numero chiuso per via della traduzione simultanea offerta a tutti i partecipanti. 
L'occasione è veramente di alto livello e si svolge nel cuore della provincia che in questo momento sta varando quello che potrebbe davvero essere più di un semplice, ennesimo, "progetto pilota". La regione intorno a Trento è stata scelta da AGCOM e dagli operatori come primo progetto di radio digitale DAB+ concreto, supportato dagli editori radiofonici pubblico e privati, dai costruttori di trasmettitori e antenne e soprattutto dai costruttori di apparecchi radio (tra questi ultimi non c'è solo il pioniere britannico Pure, ma anche marchi gloriosi come la stessa Sony, che ha presentato proprio in questi giorni una piccola, elegante, kitchen radio portatile DAB+, il modello XDR-S40DBP (ma perché si ostinano a usare queste sigle impossibili?): alimentabile con 4 pile AA con una autonomia di 13 ore, sarà disponibile da aprile.
Purtroppo non dobbiamo nasconderci che la radio digitale si è decisa a salire a bordo nel momento in cui è difficile dire se l'imbarcazione-Italia riuscirà a evitare il naufragio. E' addirittura verosimile che il 15 aprile al convegno di WOrldDMB non ci sarà il consueto saluto del ministro di un nuovo governo. La mia personale sensazione - molto pessimistica, lo ammetto - è che in Italia non ci saranno soldi per infrastrutture DAB+ per almeno due o tre anni, che la RAI subirà una drastica cura dimagrante e che il mercato pubblicitario radiofonico, colpito dalla crisi e certo non aiutato dalla mancanza di un sistema di rilevamento dell'audience ufficiale e riconosciuto, porterà ulteriori guai. La speranza  - se così posso dire perché le incognite, soprattutto per quanto riguarda la ricezione indoor del DAB non sono poche - a livello di governance complessiva, è che l'Europa si decida a indicare una strategia comune, basata come per la tv digitale sul concetto di graduale switch-off. Solo a quel punto l'Italia sarebbe costretta ad adeguarsi, ma non sarà comunque un adeguamento a costo zero, come insegna il triste caso delle tv locali messe fuori gioco dal digitale terrestre.
L'amore nei confronti di questo fantastico mezzo mi induce però a nutrire qualche speranza. È possibile che il clima, oggi poco favorevole, possa cambiare proprio in virtù delle informazioni che eventi come quello di aprile a Riva del Garda riusciranno a veicolare. Dopotutto i costi infrastrutturali del DAB non sono drammatici e la radio digitale potrebbe consentire la nascita di iniziative e operatori nuovi (ma bisogna cambiare un po' le regole di base, troppo prudenti e favorevoli agli incumbent), stimolando la vendita di apparecchiature e gli investimenti pubblicitari. Proviamo a salire a bordo, c...o!

19 ottobre 2012

Il DAB "zeromediale". A Trento tutti pronti alla ripartenza della radio digitale, senza una data sul calendario



Nella provincia di Trento gli operatori pubblici e privati della radio italiana si apprestano a mettere in onda cinque ensemble DAB+ per almeno una quarantina di programmi. Accanto a queti programmi, che potrebbero essere costituiti da una quota significativa di contenuti originali, ci saranno servizi tipici del digitale, primo tra tutti l'infotraffico basato sullo standard TPEG. Un operatore come DBTAA, Digital Broadcasting Trentino Alto Adige, consorzio che sarà responsabile della messa in onda di undici stazioni locali della provincia, tra cui Trentino in Blu, Radio Dolomiti, Radio Tirol, fa sapere attraverso il suo responsabile Luigi Seppi che i costi di avviamento dell'impianto previsto sulla Paganella (e immagino per eventuali ripetitori low power) oscillano tra i 130 e i 150 mila euro. Non poco, in una congiuntura come la nostra.

Torno dal convegno organizzato per presentare la sperimentaz... Pardon, il Progetto Pilota di radio digitale DAB+ nella provincia di Trento, senza aver fugato tutti i dubbi che nutrivo alla partenza ma con una certezza parecchio lusinghiera per me: il fatto che Radiopassioni sia letto dalle persone che contano nel settore radiofonico. Dev'essere per forza così se Sergio Natucci ha aperto il suo intervento centrato sulle attività che Club DAB Italia si appresta a lanciare su uno dei tre ensemble "nazionali" assegnati in trentino, citando proprio il titolo del mio post di ieri: Ultimo treno per Trento. «Il DAB per noi non è un fumetto,» ha dichiarato un po' piccato Natucci, ribadendo poi che se il DAB italiano non è partito dieci anni fa è colpa di quelli che non hanno mai messo mano alla regolamentazione delle frequenze e anche della RAI che ha usato la Banda L (peraltro tre volte più costosa della Banda III in termini di investimenti, secondo Natucci) «per metterci i suoi ponti».
Mi preme ribadire a questo punto che il titolo Ultimo treno per Trento non voleva essere irrispettoso nei confronti delle ottime intenzioni degli editori radiofonici italiani. Ho sempre sostenuto che il DAB rappresenta una grossa opportunità per l'Italia. Forse avrei visto volentieri la creazione di più spazi per i nuovi entranti in un mercato blindato, ma è chiaro che con questo assurdo ritardo abbiamo compromesso, forse definitivamente, questa eventualità. Sono convinto che la mancata regolamentazione dell'analogico come del digitale (il quale era oggettivamente difficile da regolamentare vista la presenza in Banda III di un numero spropositato - rispetto alle medie europee - di canali televisivi, in maggior parte pubblici e di vincoli militari) abbia pesato come un macigno sui ritardi del DAB in Italia. 
Anche in presenza di tante condizioni avverse, tuttavia si poteva fare di più. Ma così non è stato. Non sarà colpa degli editori, ma neppure degli osservatori come me, che dal 1995 a oggi hanno assistito ad almeno due o tre rilanci in grande stile di una tecnologia che oggi, oggettivamente, sta rollando per l'ennesima volta su una pista ingombri di ostacoli vecchi e nuovi. Non solo infatti - come bene ha sottolineato a Trento Elena Porta, di Digiloc, la società che gestirà l'ensemble Aeranti nel trentino - ancora oggi la Banda III rischia di non riuscire a sistemare tutti i 16 network nazionali e il migliaio di emittenti regionali e locali che potenzialmente dovrebbero migrare al digitale («ci vorrebbero undici blocchi» ha detto la Porta, ma questi blocchi non ci sono). Nel frattempo la radio DAB si è trovata anche a dover fare i conti con una piattaforma di distribuzione dei contenuti, il sistema convergente di Internet e delle reti telefoniche cellulari, che non possiamo far finta di mettere sotto al tappeto reiterando gli indubbi vantaggi dei minori costi del broadcast contro le spese nascoste della connettività IP, o la minor potenza impegnata da una singola antenna emittente digitale rispetto alle numerose antenne analogiche (e l'ascolto indoor? E la badilata di inutili kilowatt che una stazione FM oggi è costretta a riversare nell'etere per farsi sentire in uno spettro assurdamente affollato?). Non dico che il broadcast digitale non abbia i suoi vantaggi rispetto al broadcast analogico o rispetto al broadband multimediale. Ne ha eccome. Ma i conti in questo settore vanno fatti senza trascurare l'estrema variabilità delle condizioni sul pianeta Internet e magari inserendo nell'equazione anche una valutazione attendibile delle persone che ascoltano la radio in Italia, valutazione oggettiva che manca da due o tre anni.

La situazione è difficile per la radio digitale in generale di fronte all'avanzata delle alternative tecnologiche e infrastrutturali capaci di catturare l'attenzione del pubblico e  di rivendicare nelle sedi normative l'uso di risorse che un tempo erano appannaggio del broadcast (a Trento è emerso un discreto pessimismo sui destini di una Banda L che quasi certamente passerà dal DAB a servizi di tipo telefonico). A questo si aggiunge la constazione che se i timidi regolatori italiani arrivano sempre in colpevole ritardo con il reperimento e l'assegnamento delle frequenze destinate alla radio digitale, gli editori non sempre brillano per tempestività e capacità di marketing. Guardate il caso del convegno di oggi. Da RAIWay, Club DAB, Digiloc e DBTAA abbiamo appreso che prima o poi dalla Paganella pioveranno su Trento e dintorni i segnali di cinque ensemble DAB+, per oltre una quarantina di prorgammi. Tutti hanno insistito sulle opportunità di arricchimento dell'offerta, Natucci in particolare ha insistito molto sull'infotraffico TPEG, Elena Porta ha parlato delle "reinterpretazione" della famigerata Legge Gasparri (che per i concessionari del DAB prevede solo il simulcast dei contenuti FM) a favore di una quota di programmi originali ed esclusivo che può arrivare al 50% del tempo totale di trasmissione. Ma per la milionesima volta nella mia carriera mi sono trovato davanti a un tavolo di operatori che annunciano la "futura disponibilità" di un'offerta che non c'è, con tanto di display di magnifici ricevitori Pure che allo stato attuale possono sintonizzarsi, quando va bene, su dieci, quindici programmi ripresi, male, dalla FM analogica. La speranza è che nella sala del Centro congressi su a Sardagna, ripida terrazza affacciata sull'Adige e sul capoluogo, non ci fossero troppi giornalisti locali, perché domani i loro lettori si troveranno davanti ai soliti pezzi di scenario dedicati a una tecnologia che non c'è, che al momento, in Italia, mi sento di definire "zeromediale". Non bisogna essere degli Steve Jobs per sapere che nell'era degli iPad e del 4G, non puoi permetterti di annunciare una tecnologia se questa arriverà nei negozi tra sei o dodici mesi. Se davvero vogliamo (ri)lanciare la radio digitale in Italia - prima che l'Europa ci costringa a farlo ex lege (con le conseguenze devastanti sul mercato legacy che abbiamo visto per le televisioni) e prima che Internet renda obsoleto l'intero dibattito - occorre tempestività e impegno da parte del regolatore, motivazione da parte degli editori e una strategia di marketing coerente, coraggiosa, fulminea. Basta formule stile "entro fine anno", "se tutto va bene", "valutiamo le opportunità", "cerchiamo di capire i costi". Voglio dei network e delle stazioni pubblici, privati o marziani che siano capaci di dirmi: dal primo novembre i consumatori trentini potranno ascoltare in digitale, in casa come sull'autoradio, cinque programmi esclusivi, le cronache in diretta delle partite locali dei campionati, i concerti live della loro città, con in più le informazioni testuali e visuali sul traffico, sui punti di interesse, sugli itinerari turistici.
Senza tutto questo, le incognite sul DAB all'italiana sono - alla luce di un possibile scenario di switch off dell'FM analogico imposto dall'Unione Europea e in un contesto infrastrutturale di massiccia migrazione verso le metafore di Internet mobile - una spada di Damocle appesa sulle teste di editori e ascoltatori. L'Italia che è stata la culla della radiofonia libera, dinamica e creativa, oggi rischia seriamente di diventare la tomba di un modo troppo vecchio di fare radio.