15 settembre 2008

Il festival di Babele, la radio e la diversità linguistica

Prima di Internet e prima ancora dei padelloni satellitari sui balconi, c'era un solo modo per percepire vivissima, quasi tangibile, la diversità linguistica. La radio delle onde corte e medie, la radio dei segnalini inseguiti, in mezzo a rumori e interferenze, appena dopo il tramonto o poco prima dell'alba, mezz'ora più mezz'ora meno, era un misterioso coacervo di idiomi e accenti. Oggi la radiofonia non ha perduto il suo ruolo di guardiano della Torre (di Babele) e si può tranquillamente affermare che proprio grazie a Internet questa funzione è stata infinitamente amplificata.  Ma certo il fascino di quei segnali, la curiosità che le varie versioni di creolo, di pidgin, l'ironico papiamento, suscitavano nelle orecchie di noi DXer restano un'esperienza unica e, ahimé, sempre più difficile da ripetere sulle onde hertziane senza l'ingombrante "mediazione" del protocollo IP. 
Ho rivissuto quelle notti alla radio leggendo oggi avidamente le pagine che il Domenicale del Sole 24 Ore dedica agli autori che prenderanno parte, a Bellinzona, al Babel Festival 2008, terza edizione di una raffinata kermesse dedicata - con tanto di incontri pubblici, spettacoli, mostre e workshop di alto livello - all'intricato rapporto tra letteratura e traduzione. Il supplemento del nostro quotidiano finanziario si apre con un estratto dall'ultimo romanzo di Amitav Gosh (a Bellinzona sabato 20, alle 16, nel Teatro Sociale) tradotto in lingua italiana. Poi, nelle pagine interne, un pezzo sulla capacità della lingua inglese di prendere a prestito parole da 300 e più idiomi senza mai "sposarsi" veramente con nessuno di essi. Non a caso l'inglese viene definito una "grande puttana" dalla recensora di un recente libro sulla questione, The Secret Life of Words, di Henry Hitching, opportunamente suggerito dall'autore dell'articolo del Sole, Luigi Sampietro. E intorno al pezzo di Sampietro i pareri di Sandra Cisneros, Jamaica Kincaid e del premio Nobel Derek Walcott sul loro modo di vivere le rispettive ibridizzazioni culturali e linguistiche. La Kincaid che rifiuta il dialetto di Antigua per afferrarsi saldamente al British English, Walcott a sottolineare il privilegio di cavalcare creolo francese, creolo inglese e inglese letterario e la Cisneros che con la sua eredità spanglish si sente la "aliena illegale" della letteratura americana. (Oggi viaggiavo in metropolitana e accanto a me un ragazzo dalla pelle molto olivastra e il profilo incaico ripassava un testo hip-hop elaborato evidentemente da lui. Un testo in "itañol" su Milano e la sua comunità ecuadoriana. E non mi sembrava affatto male.)
La mia trasferta a Cagliari per il Prix Italia e un impegno al Centro Culturale Protestante il sabato pomeriggio mi terranno - sfortunatamente - lontano da Bellinzona. Peccato, anche se con qualche sforzo potrei rifarmi alle 21.30 di sabato per il concerto dei Tiger Lillies, la dissacrante (ma è un eufemismo) kabarett band britannica. E ancora di più l'indomani per l'ultima giornata di incontri, aperti dall'intervento del poeta romancio, anzi "sursilvano", Leo Tuor. 
Il romancio può essere considerato il creolo delle Alpi? E perché da tutto questo bendidio meticcio latita il papiamento, il creolo portoghese-olandese di Aruba, Bonaire e Curaçao? Forse perché non ci sono scrittori famosi sulla piazza. Pazienza. Senza muoversi da casa, fosse pure per quelle due ore di treno che separano Milano da Bellinzona, per il papiamento basta sintonizzarsi, via Internet ovviamente, sulle emittenti di Radio Curom, la storica Curacaosche Radio Omroep. Non sarà come riuscire a sintonizzare Willemstad su 860 kHz in onde medie, ma è pur sempre una preziosa scappatoia per riuscire a evadere da una città che celebra la diversità culturale inseguendo e ammazzando a sprangate un "negro di merda", un ragazzo di diciannove anni originario del Burkina Faso e passaporto italiano, reo di un delitto davvero esecrabile. Il furto di un pacchetto di biscotti da un chiosco dietro la stazione centrale. 

1 commento:

mariu ha detto...

Ciao Andrea,
anche se con un po' di ritardo, ti segnalo questo link:
Babelfestival
Vi si trovano registrati gli interventi di alcuni scrittori e poeti di area balcanica e tedesca che hanno partecipato al festival del 2007 "LA PAROLA OLTRE I CONFINI": Ornela Vorpsi, Ismail Kadaré, Predrag Matvejevic, Tomaz Salamun, Michael Krüger.

Mi è sembrato interessante ascoltare punti di vista diversi dalla solita litania interpretativa che con scarse eccezioni ci tocca ascoltare.
E'un piccolo omaggio per te e per i tuoi lettori, che chiuderanno un occhio (!) sulla qualità non eccelsa delle registrazioni, tutte in .mp3
Buon lavoro
mariu