28 novembre 2010

Crittografia: dalla II Guerra mondiale a Wikileaks

La National Security Agency ha aperto i suoi archivi su un pezzo importante della storia della criptoanalisi della Seconda Guerra mondiale, diffondendo attraverso la sezione dedicata sul suo sito alle iniziative di "declassificazione" (noi diremmo desecretazione), una quantità di documenti prima riservati sulle attività di counterintelligence dell'esercito tedesco.
In pratica si viene a conoscenza di ciò che gli Alleati angloamericani sapevano a proposito dei "concorrenti" tedeschi di Bletchley Park e dei criptoanalisti americani. Sono nove volumi dattiloscritti con riferimenti eccezionali, incluso un lungo capitolo sull'analisi del traffico radio cifrato sovietico. Una lettura difficile, anche per una questione tipografica, ma piena di informazioni che fino a poco tempo fa erano protette dal segreto. I nove volumi risalgono al 1946 e solo nel 2009 sono stati giudicati desecretabili.
Impossibile sfuggire al paragone con quanto sta succedendo in queste ore di attesa delle rivelazioni promesse da Wikileaks, che sul suo canale Twitter il 21 novembre ha preannunciato il rilascio (sette volte più corposo rispetto alle scottanti rivelazioni sulla guerra in Iraq lo scorso ottobre) di informazioni confidenziali elaborate dalla diplomazia americana. The coming months will see a new world, where global history is redefined, scrive Wikileaks denunciando ambizioni che vanno al di là della richiesta (a mio parere sacrosanta) di una maggiore trasparenza nelle relazioni tra gli Stati e tra governi e cittadini.
La rassegna stampa accumulata da WL Central sito "non ufficiale" su Wikileaks, è davvero notevole e include un articolo pubblicato da Radio Free Europe che vi suggerisco fortemente di leggere.
Oggi su Repubblica.it c'è un articolo di un diplomatico italiano, Ferdinando Salleo, intitolato proprio "Quei messaggi cifrati chiave della diplomazia" che raggiunge conclusioni opposte rispetto al commento di RFE. Nel racconto di Salleo trovate uno di quei rari (per la stampa non specializzata) riferimenti alle macchine cifranti come Enigma, che l'autore del pezzo definisce "primordiali" ma che tanto inefficaci non erano se per crakkarle c'è voluto il cervello di Alan Turing. Salleo dice che la crittografia, la segretezza delle comunicazioni tra ambasciatori e ministeri degli Esteri è fondamentale, anche per una questione di sicurezza.
«L'utopica proposta di Woodrow Wilson contro la diplomazia della confidenzialità del tessuto negoziale - open covenants, openly arrived at - è stata discreditata da quasi un secolo per l'inevitabile deriva demagogica e propagandistica che rende più facili i conflitti: il caso del nucleare iraniano o quello della lotta contro il terrorismo e la proliferazione lo mostrano oggi chiaramente, se pur ve ne fosse stato bisogno. Ne impediatur legatio: nell'antica regola che ravvisa nella completa libertà di pensiero e d'azione dell'ambasciatore, nel solco delle sue istruzioni, la necessaria base dell'efficacia della missione diplomatica in cui deve quindi collocarsi la confidenzialità del rapporto con il proprio governo.» Questo Salleo.
Il discredito che avrebbe vanificato la proposta di Wilson non è del tutto ben posto dall'autorevole diplomatico: Wilson nel 1918 parlava di covenants of peace, trattati di pace, in un momento storico molto particolare di un mondo che cercava - come si vide poi, senza successo - di evitare il ripetersi di un conflitto devastante. Oggi il discorso sulla trasparenza nella public diplomacy è molto cambiato. La diplomazia tra Stati ha sicuramente il diritto di mantenere la riservatezza sulle proprie considerazioni interne. La crittografia serve anche per questo. Ma quando questa riservatezza serve ad autoproteggersi da decisioni sbagliate o addirittura dalla menzogna utilizzata come strumento politico e di condizionamento (vedi il caso della guerra in Iraq e della favola delle armi di distruzione di massa di Saddam), il segreto di Stato sconfina nell'omertà e un sito come Wikileaks ha tutto il diritto di provare a scardinarlo.
Il Dipartimento di Stato avverte che le rivelazioni di Wikileaks possono mettere a rischio delle vite umane, che la pubblicazione sarebbe un grave errore. Ma il vago "rischio" si traduce in terribile conta dei morti quando gli errori li fanno i capi degli eserciti e i governi che ne guidano le motivazioni e gli obiettivi. Ancora non si conosce la natura delle informazioni che verranno rese pubbliche, non sappiamo quale sia la loro origine: telegrammi e comunicazioni cifrate, o semplici messaggi di posta elettronica e i loro allegati? Quel che è certo è che se il Dipartimento di Stato considera il segreto un'arma, è suo dovere fare in modo che questa arma sia efficace. Di fronte alle perniciose decisioni di una classe politica molto spesso del tutto inadeguata (quando non platealmente inetta o peggio ancora corrotta), la trasparenza resta l'unica arma nelle mani degli elettori "truffati" ed è loro dovere, nostro dovere, fare in modo che sia sempre la più affilata possibile.
[aggiunta 19.24 - Secondo Ilpost.it ieri Der Spiegel avrebbe pubblicato per errore un primo assaggio delle informazioni rilasciate da WL. L'illustrazione presa dal sito del settimanale tedesco mostra un messaggio telex, dello stesso formato utilizzato per la residua trasmissione via HF di traffico diplomatico]

1 commento:

Gianluca Pace ha detto...

molto bello il blog..

http://romafm.blogspot.com/