18 febbraio 2009

Dall'analogico al digitale con i tool della FCC. E senza.


Cosa vuol dire avere, una gestione razionale dello spettro delle radiofrequenze? Ci pensavo ieri guardando la pagina che la FCC americana ha messo a disposizione degli utenti che vogliono informarsi sul passaggio dalla televisione terrestre analogica a quella sempre terrestre ma digitale. Proprio come da noi, anche se i sistemi adottati sono diversi. E come da noi lo switchover televisivo preoccupa gli amministratori americani. Una delle prime mosse di Obama è stata quella di far slittare leggermente la data dello spegnimento degli impianti analogici. Una transizione che da noi comincia a creare un autentico allarme, perché le famiglie non hanno i decoder, il segnale non è abbastanza intenso o diffuso, insomma si rischia che per molte famiglie italiane quello digitale sia una switchoff non uno switchover (leggetevi le cronache su Newsline).
Quali strumenti ha messo a disposizione la FCC? Per esempio un motore di ricerca che visualizza in pochi secondi la lista delle stazioni televisive ricevibili in una qualsiasi località americana, con una mappa di Google che visualizza la posizione degli impianti e un elenco ordinato per fasce di intensità del segnale (forte, moderata, debole, assente) e volendo il close up con il valore di soglia in decibel di questi segnali e con una mappa "gain/loss" che indica la direzione verso cui si concentra maggiormente il segnale. Un tool che qui sarebbe impensabile e che invece negli Stati Uniti è possibile con un po' di normalissimo software e un database di dati tecnici perfettamente gestito.
Una gestione moderna, scientifica delle risorse spettrali, un database di frequenze studiate, assegnate, controllate, ricontrollate e persino tolte a chi non si comporta bene, implica l'esistenza di strumenti come questo e di tanti altri che oggi si trovano sul Web. Come l'interfaccia tra il database FCC e il programma Google Earth realizzata dalla società di consulenza Cavell Mertz & Associates sul sito FCCinfo.com. Provate a scaricare da questo sito il file KMZ, apritelo con Google Earth, attivate il layer e vedrete visualizzata sulla cartina fisica degli Stati Uniti tutte le stazioni radio e tv, i ponti ripetitori, i relay, le antenne.
Noi in Italia strumenti così non ce li avremo mai, perché non avremo mai un registro all'altezza del database FCC. Noi siamo ancora qui con gli elenchi compilati dagli appassionati, con le frequenze che passano di mano in mano insieme alle mazzette di denaro (probabilmente nero), senza alcuna considerazione sugli effetti che questi passaggi finiranno per avere sugli apparecchi radio e televisivi in casa della gente. Che non sa neppure che cosa potrà ricevere in tv dopo che avranno spento gli impianti analogici. Una cosa mi fa un estremo piacere. Che quello più inguaiato di tutti, a lungo andare, potrebbe essere proprio quello che con la tv analogica terrestre ha conquistato, spesso violando le poche regole esistenti, una ricchezza e un potere rischiosissimi per l'intera collettività. Anche se dopo quello che è successo in Sardegna una vocina maligna mi sussurra che potrebbe uscirne fuori incolume, ancora una volta. Che forse, ormai, la frittata è fatta e la tv analogica non serve davvero più.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Veramente ci sarebbe il registro degli impianti trasmittenti sia radio che tv che si trova sul sito web dell'autorità delle comunicazioni, ma è accessibile solo agli operatori del settore purtroppo, una consultazione pubblica era molto gradita, saluti Luca.

Andrea ha detto...

Sì, grazie Luca. Luca si riferisce probabilmente al ROC, il Registro Operatori di Comunicazione per il quale peraltro Agcom ha appena realizzato il sito Catasto delle Frequenze. Si tratta di un censimento richiesto da Agcom parecchi anni fa in previsione della transizione verso il digitale ma da quel che sapevo io il grosso del lavoro era stato fatto sulla raccolta delle informazioni relative agli impianti televisivi, questo almeno fino a qualche tempo fa. Trattandosi di un sito ad accesso riservato, a differenza dello strumento messo a disposizione del pubblico da parte della FCC, non so come il lavoro di compilazione del registro sia stato completato. Agcom ha da poco messo online una nuova versione del suo sito. Diciamolo, è forse ancora più confusa della prima. Proprio non mi sembra paragonabile la nostra situazione a quella di nazioni seriamente regolamentate. Il tool realizzato dalla FCC, non l'ho detto, utilizza sofisticati algoritmi predittivi per simulare la propagazione del segnale televisivo digitale anche tenendo conto della conformazione del terreno e dei suoi rilievi. Sembra che questi algoritmi non siano sempre efficaci a quanto leggo dai commenti, ma il livello di accuratezza è comunque molto significativo. In Italia esistono database ufficiali a livello regionale e credo che anche le sedi locali dell'Arpa abbiano raccolto dati ma - e chiedo a Massimo Lualdi o allo stesso Luca di correggermi se sbaglio - un database denso di dettagli tecnici sulle capacità trasmissive degli impianti di radio e telediffusione come quello realizzato, grazie ai regolamenti, dalla FCC, non esiste allo stato attuale in Italia e probabilmente non esisterà mai.