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13 marzo 2010

Quel primo radar di Weedon, 75 anni fa

Il 26 febbraio del 1935 in una località del Northamptonshire, Weedon, non lontano da Daventry, Robert Watson-Watt e il suo assistente Arnold Wilkins dimostrarono la prima volta il funzionamento del radar, l'individuazione di oggetti in movimento attraverso segnali radio fatti rimbalzare sugli oggetti stessi. Watson-Watt e Wilkins incaricarono un pilota di effettuare un volo attraverso il campo elettrico dell'antenna di BBC Empire Service, che trasmetteva proprio da Daventry e ne registrarono gli echi con i loro apparati. La frequenza utilizzata era nella banda dei 49 metri.
Da quell'esperimento nacque la rete di antenne costiere della Chain Home, il sistema di "early warning" che durante la guerra consentì alla RAF di sorvegliare gli attacchi delle forze tedesche (i segnali di Chain Home servirono anche ai tedeschi per monitorare i voli degli aerei britannici con un radar passivo, il Piccolo Parassita di Heidelberg, sintonizzato sulle stesse frequenze, allora comprese tra i 25 e i 50 MHz). A Great Baddow, vicino a Chelmsford è ancora in piedi l'ultimo traliccio ancora completamente intatto di quella invisibile rete di protezione, che si rivelò preziosa per lanciare gli allarmi antiaerei alla popolazione britannica.
Per celebrare i 75 anni da quel primo avvenimento alcuni radioamatori inglesi hanno ricostruito i test di Watson-Watt effettuando dei collegamenti radio "di rimbalzo" il 26 febbraio 2010. La cronaca di questa rievocazione è stata trasmessa da BBC Radio Essex ma purtroppo il programma non risulta più accessibile. In Inghilterra si possono visitare almeno due musei sulla storia del radar, il Radar Museum a Norfolk Broads, dieci miglia da Norwich, e a Bawdsey Manor, sulla costa del Suffolk, a nord-est di Londra nei pressi di Ispwich, dove sono ancora in piedi alcune installazioni e si cerca di restaurare gli impianti originali.
Su YouTube si può trovare un breve filmato realizzato nel 2001, nei luoghi dell'esperimento del '35, in occasione della posa di una targa rievocativa alla presenza dalla vedova di Arnold Wilkins, scomparso nel 1985 e considerato il "vero" realizzatore pratico di quei primi test basati in realtà su principi già messi alla prova negli Stati Uniti e altrove. Subito sotto, trovate anche un filmato dedicato alla figura di Wilkins.


27 gennaio 2010

Rai Radio 3, oggi 27 gennaio 1945

Oggi è andata online la nuova versione del sito di Rai Radio 3 il nostro canale radiofonico pubblico culturale. Le pagine delle varie voci del palinsesto verranno gradualmente uniformate, mentre RaiNet sta dando gli ultimi ritocchi anche al sito di Radio 1 (che avrà una tonalità blu, dopo il rosso di Radio 2 e il verde ghiaccio di Radio 3) previsto per i prossimi giorni. Non mi dispiace il nuovo look Web della rete di Marino Sinibaldi, anche se forse è un po' BBC-like. Del resto è una scuola, quella, che non è facile "bigiare" (fare sega direbbero a Roma).
La priorità adesso mi sembra quella di uniformare al nuovo look anche le pagine dei singoli programmi e, secondo me, affrontare il problema della qualità degli stream perché della codifica Real Audio fatta così non ne possiamo proprio più. Andrebbe razionalizzata per Radio 3 la gestione dei podcast disponibili per un canale che sembrerebbe fatto apposta per la radio non lineare ma che ora come ora rende la fruizione asincrona molto macchinosa.
Ci sarebbe parecchio da dire sulla radiofonia pubblica e intendo farlo qui su Radiopassioni. Gli stravolgimenti del palinsesto di Radio 2 hanno creato polemiche (e le solite strumentazioni politiche) intorno a una radio che non perde solo pezzi magari nobili ma sempre sostituibili, come è nella natura di palinsesti in continua evoluzione. A dispetto di tanta retorica spesa recentemente a proposito di faraonici progetti di revisione (la radio "all news" che nessuno evidentemente sa che cosa sia, la radio "giovane" che sarebbe giovane se gli under 35 fossero tutti dei gran minchioni...) Radio Rai sta soprattutto perdendo carattere, identità e autonomia rispetto a una offerta televisiva francamente di basso livello. E il sospetto è che l'operazione Gran Pastone sia voluta, sapientemente coordinata, perfettamente inserita nel quadro di una cultura politica che da anni ci martella le orecchie con un assunto che fa rabbrividire e vorrebbe farci credere che tutto ciò che è "pubblico" fa schifo, costa troppo, è vecchio. Sia ben chiaro che non sono di quelli che vorrebbero l'economia di Stato e i piani quinquennali. Ma pensare al patrimonio umano, intellettuale e tecnico che possiamo vantarci di avere dentro Mamma Radiotv e all'uso che ne viene fatto attualmente da parte di un potere ottuso, arrogante e fallimentare fa male amici miei. Fa molto male. Come tante altre cose di questa Italia che pare ritornata a quei giorni freddissimi del gennaio 1945, senza che questa volta sia stata sparata una sola cannonata (escludendo - a fatica - lo stuolo di vittime innocenti di mafia, terrorismo e criminalità comune, la nostra piccola, insopportabile dose di annientamento).
Quando stasera vi sintonizzerete sulle frequenze di Radio 3 - sempre che nella vostra città non siano interferite - per ascoltare la trasmissione speciale sul Giorno della Memoria, soffermatevi a pensare al nostro presente e a quello che ogni giorno di più appare come un futuro incerto, forse impossibile.

Mercoledì 27 gennaio Alle 20.30, Marino Sinibaldi presenta La memoria della memoria la puntata speciale di RADIO3SUITE in diretta dalla “Casa della Memoria e della Storia” di Roma.
A partire dalle voci di chi visse quel giorno di 65 anni fa, RADIO3 invita a riflettere sulla “memoria della memoria” e cioè sui luoghi, le fonti, le forme e i meccanismi che, all’indomani della scomparsa degli ultimi testimoni, permetteranno alle generazioni future di misurarsi con la storia e il ricordo della shoah. Alla serata partecipano: Aldo Zargani, Vera Salomon, Saul Meghnagi, Lia Tagliacozzo, Raffaella Di Castro, Clotilde Pontecorvo, Luca Zevi, Umberto Gentiloni, Adachiara Zevi, Alessandro Schwed, Caterina Di Pasquale. E poi le poesie lette da Edith Bruck e le storie raccontate da Ascanio Celestini.
La musica è affidata al duo costituito da Marco Valabrega al violino e Domenico Ascione alla chitarra, che interpreteranno brani della tradizione ebraica, e alla voce di Sara Modigliani accompagnata alla chitarra da Felice Zaccheo, che presenterà un repertorio di canti legati alla guerra e alla resistenza in Italia.
Gli ascoltatori di Radio3 sono invitati a raggiungerci alla Casa della Memoria e della Storia di Roma in via Francesco di Sales 5, mercoledì 27 gennaio dalle 20.00 in poi.

11 gennaio 2010

Ascolta Leningrado, la radio sfugge all'assedio

Grazie a Gigi Nadali che mi ha inviato il ritaglio elettronico dal Giornale di oggi. Dal quale apprendo che questa sera e domani, martedì 13 gennaio, alle 20.30, al Teatro Litta di Corso Magenta a Milano, va in scena "Ascolta! Parla Leningrado... Leningrado suona", spettacolo di Sergio Ferrentino, apprezzato autore radiofonico, che prende le mosse da due suoi radiodrammi, prodotti e trasmessi dalla Rete Due della Radio della Svizzera Italiana.
L'argomento sono i 900 giorni dell'assedio più lungo della storia moderna e il ruolo di Radio Leningrado, unico etereo legame con una remota speranza di fuga dalla morsa della fame, del freddo e della solitudine imposta dalle truppe tedesche.
Gli spettacoli sono ancora disponibili nell'archivio digitale dell'emittente.

Ascolta! Parla Leningrado... Leningrado suona
di Sergio Ferrentino

regia: Sergio Ferrentino

con: Raffaele Farina, Gabriele Calindri, Oliviero Corbetta, Patrizia Salmoiraghi, Francesca Vettori, Sax Nicosia

service: Coriolano Music Service
in collaborazione con: Emiliano Poddi
contributi: Gianpiero Piretto (consulenza storica)
musiche: Diego Fasolis
produzione: Litta_produzioni e Radio Mercury Teatro

Di solito una storia come questa diventa un libro, e il libro un film.
Ascolta! Parla Leningrado… Leningrado suona” ha seguito un percorso diverso: è uno spettacolo teatrale che prende le mosse da due radiodrammi, prodotti e trasmessi dalla Radio Svizzera Italiana nel 2006.
L’idea iniziale era di raccontare la radio tramite la radio, di far coincidere l’ambientazione con il mezzo espressivo. Nella convinzione, dichiarata dagli stessi protagonisti dell’assedio, che Radio Leningrado abbia avuto un ruolo determinante nei novecento giorni, che sia stata una sorta di calamita di storie. Storie che andavano in onda e storie che era meglio passare sotto silenzio, per non scoraggiare una popolazione già allo stremo. Storie di soldati al fronte, di libri bruciati per scaldarsi, di camionisti lanciati a tutta velocità su strade di ghiaccio, di gente comune che semplicemente cercava di sopravvivere.
C’era poi la storia delle storie, quella di un’orchestra che quasi non esisteva più e che si mise in testa di eseguire una sinfonia, per di più monumentale, come la Settima di Šostakovič.
Novecento giorni, un milione di morti: questo, in cifre, è l’assedio di Leningrado, il più lungo della storia moderna.
Ma a volte i numeri sono sfuggenti, non restituiscono le esatte dimensioni di una storia. Perché un morto è una tragedia, diceva Stalin, mentre un milione di morti è una statistica.
Per raccontare davvero quest’assedio, per uscire dalla statistica nuda e cruda, occorreva dunque restringere il campo, cercare l’angolazione giusta, scegliere un punto di vista, o magari un punto di ascolto…
I Tedeschi avevano stretto la città in una morsa implacabile, niente e nessuno poteva oltrepassare quel cerchio d’acciaio. A parte una voce, la voce di Radio Leningrado.
La ricerca storica e documentaristica si avvale della collaborazione di Gianpiero Piretto, docente di cultura russa all’ Università degli Studi di Milano.

NOTE DI REGIA
La trasposizione teatrale conserva la prospettiva radiofonica e si muove in bilico tra racconto e messinscena. All’inizio i sei attori si rivolgono al pubblico in qualità di narratori. Solo che ben presto il racconto non basta , e allora, gli attori inodssano i panni dei personaggi e rappresentano la vita di Leningrado sotto assedio. Sono corpi troppo magri che spariscono sotto i vestiti pesanti, indossati a strati, in uno degli inverni più freddi della storia russa. E tuttavia sono corpi che resistono, che cercano di aggrapparsi al suono degli strumenti e alla speranza di un futuro. Anche le luci riflettono questo contrasto, passando da colori glaciali a sfumature più calde.
“Nel mondo c’è uno zar”, scrisse il poeta Nekrasov, “e quello zar è senza pietà: si chiama fame”. Durante l’assedio, di zar ce ne fu almeno un altro, e si chiamava Freddo. Lo spettacolo farà sentire e vedere la radio che provò a combattere entrambi questi zar. Dopotutto era Radio Leningrado, e a Leningrado gli zar non hanno mai avuto vita facile…

SERGIO FERRENTINO
Voce per quindici anni (1981-1996) di Radio Popolare (Milano), inventa, dirige e conduce trasmissioni come Bar Sport, Borderline, SottoVotoSpinto, Bordertrophy. Il primo radiogiallo Il mistero del vaso cinese, scritto con Carlo Oliva e Massimo Cirri dà origine oltre alle diciassette puntate per Radio Popolare, a un fumetto disegnato da Maramotti e stampato su Linus, un libro (Il mistero del vaso cinese, Sperling & Kupfer 1993). Dopo altre pubblicazioni (Via Etere, Feltrinelli 1989), dall’88 al 2000 e coautore di Lella Costa, e collabora con Smemoranda, Linus,. Nel 97 approda alla Rai dà vita e voce a Caterpillar (Radio2): 3 anni di programmazione, 676 puntate, passare a Catersport ( oltre 1000 puntate)
Nel 2001 tiene il primo corso di radiofonia alla Holden.. Nel 2002 viene chiamato a insegnare anche dallo IULM di Milano dove cura anche un master in Tecniche di narrazione radiofonica . Nel 2003, sempre per Radio3, firma l'adattamento radiofonico e la regia di Radiobellablu, giallo in 40 puntate di Carlo Lucarelli e Massimo Carlotto. Dal 2004 presta gli stessi servigi alla Radio Svizzera Italiana: nasce il radiogiallo Lettere Note, nel 2005, per essere superato da “Infondo la notte-omaggio ad Orson Welles”. Nel 2006 Ascolta! Parla Leningrado”, due evocazioni radiofoniche dalle quali adatterà uno spettacolo teatrale.
Nel 2009 Svergognando la morte (Il seminatore di M.Cavatore) un radiodramma olofonico in diretta e in videostreaming dall’auditorium la Radio svizzera italiana
Nel mese di novembre Lancia il bando Crediti d’autore organizzati dall Iulm e Accademia dei filodrammatici con il patrocinio della SIAE e la collaborazione di radio 3 Rai. Termina il 2009 con il master “ Quando verba manent” di cui è il direttore didattico.

08 dicembre 2009

"Un certo Marconi" (S. Bolchi, 1974) su RAI Storia

Altra chicca marconiana su RAI Storia (digitale terrestre). Questa volta si tratta di "Un certo Marconi", diretto nel 1974 da Sandro Bolchi. In onda venerdì 11 dicembre alle 12.00. Ecco la scheda:

Diretto da Sandro Bolchi su testi di Benvenuto Garone e Diego Fabbri, il film tv del 1974 è dedicato al grande scienziato autodidatta, primo Premio Nobel italiano per la Fisica nel 1909 a soli 35 anni, che con le sue geniali invenzioni (radio, telegrafo senza fili...) ha rivoluzionato il mondo delle comunicazioni. In un'immaginaria intervista rilasciata ad un giornalista americano, Marconi ripercorre le tappe fondamentali della sua avventura scientifica, rievocando soprattutto pensieri, sentimenti ed emozioni che accompagnarono ogni conquista raggiunta. Ne emerge un ritratto inconsueto e accattivante della personalita' di Marconi, dell'ultimo grande artigiano della scienza, un uomo che per i suoi esperimenti adoperava rocchetti di fili di ferro, bidoni di benzina e aquiloni, la cui capacità visionaria si combinava con una straordinaria capacità imprenditoriale. A dare volto a un Marconi solitario e ironico, e' Gualtiero De Angelis, celebre doppiatore, voce italiana di Gary Cooper, Cary Grant, James Stewart. Luigi La Monica interpreta Sid Ross, il giornalista americano (personaggio di fantasia) che raccoglie il racconto dello scienziato a bordo del famoso panfilo Elettra, ricostruito per l'occasione, sul quale Marconi realizzo' alcuni dei suoi più straordinari esperimenti.

Anno di messa in onda: 1974 (Programma nazionale)
Regia: Sandro Bolchi
Sceneggiatura: Benvenuto Garone, Diego Fabbri
Con Gualtiero De Angelis, Luigi La Monica, Andrea Matteuzzi, Giuseppe Addobbati, Piero Biondi, Consalvo Dell'Arti, Sandro Dori, Attilio Dottesio
Scene e costumi: Sandro Dell'Orco
Musiche: Mario Bertolazzi
Fotografia: Giuliano Giustini
Consulente scientifico: Ten. Col. Franco Cremona
Produzione: Intervision realizzata da Mario Davidde


07 novembre 2009

Berlin, 1961-1989

Sono nato prima della costruzione del muro di Berlino e nel 1981, quando il muro "festeggiava" i suoi primi 20 anni, in agosto, visitavo per la prima volta quella città. Sono in tutti i sensi un figlio della guerra che quel muro si ostinava a ribadire, in quella città si incrociavano, nel bene e nel tragico male le vicende della mia famiglia paterna e per alcuni versi quelle dell'altra parte di famiglia. Berlino e il suo muro mi fecero una grande impressione perché la mia generazione, o almeno il mio caso personale e quello di tanti altri, porta dentro di sé, da sempre e per sempre, un piccolo pezzo di città divisa, di terra di nessuno, di filo spinato.
Otto anni dopo quella prima visita e diversi mesi dopo il crollo del muro nel novembre del 1989, ascoltavo alla radio la cronaca dalla riunione conclusiva del parlamento della DDR. Con il muro si sgretolò gradualmente tutto il resto, incluse Stimme der DDR e le altre emittenti del famoso "blocco orientale" o almeno quasi tutte le loro trasmissioni in lingua italiana. Quasi non mi sembra che sia trascorso tanto tempo, dopotutto sono poco più di 28 anni da quella mia prima visita berlinese. Eppure tutto è molto, molto cambiato, fuori di me.
Per riandare a quei tempi così vicini e lontani vi suggerisco tre siti realizzati dalle stazioni radiotelevisive tedesche. Mauerfall vor 20 Jahren di Rundfunk Berlin-Brandenburg, Damals in der DDR progetto congiunto di MDR e WDR e soprattutto Chronik der Mauer di Deutschlandradio e altri enti federali. Bellissimo l'archivio sonoro realizzato da quest'ultimo sito, nella sezione Materiali. Una fantastica raccolta di spezzoni classificati per anno e per mese dal 1961 al 1990. Forse la testimonianza più toccante sono i pochi secondi della conferenza stampa del 9 novembre del 1989 in cui Günther Schabowski annunciava, con un tono da burocrate appena incrinato dall'emozione, che le frontiere verso la Germania Ovest erano tutte aperte. E che per milioni di morti i figli della la Seconda guerra mondiale, forse, era arrivata un po' di pace.

18 settembre 2009

Un documentario sul Cile in ascolto di Mosca

In Cile un documentario di Andrés Daie ricorda i 17 anni di “Escucha Chile”, la trasmissione di informazione, propaganda e musica, che Radio Mosca rivolse alla nazione sudamericana nel duro periodo della dittatura di Pinochet. Una dei commentatori più celebri di quel pezzo di storia radiofonica e politica del dopoguerra fu Volodia Teitelboim, giurista, politico, saggista di origine ebree-ucraine, scomparso lo scorso anno e autore di un corposo diario della lunga avventura radiofonica. Un trailer di Escucha Chile, una voz viene desde lejos è visibile sul sito del canale televisivo La Tercera.


Documental recuerda el sonido de “Escucha Chile”
Por Javier García / La Nación

Miles de horas de transmisión hicieron del espacio radial, transmitido desde la capital rusa, un hito histórico y el programa de radio más oído en la dictadura. Volodia Teitelboim y José Miguel Varas fueron claves para su continuidad, que ahora llega al cine.

Se escucha la voz de Volodia Teitelboim que sale de una radio a pilas de onda corta con un cable de cobre como antena. El escritor habla del golpe militar ocurrido hace un par de horas, de la muerte de Salvador Allende, de La Moneda en llamas. Se lo imagina, su voz tiembla. Es la noche del 11 de septiembre de 1973. Se oye el inicio de la Canción Nacional. El biógrafo de Pablo Neruda y Vicente Huidobro volverá al día siguiente.
Teitelboim estaba en Europa y “Escucha Chile” nació en Radio Moscú -la radio estatal de la ex Unión Soviética-, el día que Augusto Pinochet se tomaba el país.
El programa duraría 17 años, y sería escuchado por miles de personas que deseaban comunicarse con sus familiares, que querían saber cómo el mundo reaccionaba ante el desastre político local. El escritor José Miguel Varas llegó a ser su director.
Miles de horas de transmisión que hicieron historia, y que ahora reviven en un documental.
“Escucha Chile”, dirigido por Andrés Daie, fue producido por OídoMedio y Etnomedia Producciones, y será estrenado el 24 de septiembre (a las 20 horas) en el Centro Arte Alameda. En la oportunidad se realizará una conversación entre los periodistas Vicky Quevedo, Juan Pablo Cárdenas y José Miguel Varas.

DATOS FIDEDIGNOS

El documental “Escucha Chile” recoge las experiencias asociadas a la historia del programa, el cual se oía incluso en los centros de tortura como Isla Dawson, que produjo fieles auditores clandestinos. Del programa, bautizado “Habla Moscú, escucha Chile”, se haría cargo un grupo de chilenos exiliados, entre otros, Eduardo Labarca, Pepe Secall y Rolando Carrasco.
Ellos recibían y transmitían la información de los chilenos que lograban conseguir datos fidedignos de detenidos y de la situación política del país. Pero no sólo de denuncias vivía el programa, también se logró crear espacios dedicados a la música y la cultura a través de diversos segmentos. En Chile y en el mundo se podía escuchar el programa gracias a su transmisión en onda corta, una señal de baja frecuencia que viaja a niveles muy altos. Los militares intentaron acallar las transmisiones, pero todas representaban un elevado costo.
El documental relata una serie de historias, como la de Eduardo Martínez, quien estuvo preso en el centro prisioneros políticos Tres Álamos, donde con un sistema de antenas preparado por un grupo de prisioneros escuchaban el programa. También habla de su experiencia Miguel Lawner, quien recibió una llamada realizada desde los estudios de Radio Moscú al campo de detención de Ritoque, donde se encontraba.


16 luglio 2009

Radio Apollo: sul sito NASA 8 giorni di audio originale

Il mondo si prepara a celebrare insieme alla NASA e a tutti gli americani la storica missione Apollo che culminò con il primo sbarco lunare e un comunicato stampa rilasciato oggi informa sulla disponibilità, sul sito Web dedicato al 40esimo anniversario, di importanti testimonianze audio relative a quella missione. Per la prima volta sarà possibile ascoltare le registrazioni delle conversazioni tra i membri dell'equipaggio, disponibili anche in versione trascritta (il link alle trascrizioni per l'intera missione è questo http://www.jsc.nasa.gov/history/mission_trans/apollo11.htm e da qui è facile risalire agli archivi delle altre missioni). Fino a oggi erano state diffuse solo le tracce relative alle conversazioni terra-spazio. Ecco il link da consultare: http://www.nasa.gov/mission_pages/apollo/40th/apollo11_audio.html.
Ma le chicche non finiscono qui. La NASA ha infatti deciso di trasmettere su Web tutto l'audio della missione Apollo a partire dall'orario del lancio e fino alla conclusione dell'avventura, così come era stato trasmesso 40 anni fa, in tempo reale. Si comincia alle 7 del mattino e 32, ora locale estiva della Florida, esattamente due ore prima del momento zero del countdown (il razzo venne acceso alle 9 e 32 EDT). Tenendo conto della differenza di fuso orario per noi il "radiocast" celebrativo di Apollo 11 comincia su Internet alle 13 e 32 di oggi, 16 luglio 2009. L'imperdibile streaming durerà fino alle nostre 18 e 51 del 24 luglio, momento dello splashdown e del recupero dell'equipaggio. La trasmissione ha luogo a questo indirizzo: http://www.nasa.gov/externalflash/apollo11_radio/index.html

APOLLO 11 CONVERSATIONS EARTH DIDN'T HEAR NOW ONLINE AT NASA.GOV

HOUSTON -- You're in a spacecraft, on a mission to land on the moon for the first time in history, and the microphone to Earth is off. What do you say? Now you can listen in on a NASA Web site and find out.
As Neil Armstrong, Buzz Aldrin and Mike Collins flew on Apollo 11 to a lunar landing in July 1969, the world heard communications between the crew and Mission Control live as they happened. But Earth did not hear the private conversations between Armstrong, Aldrin and Collins, although they were recorded aboard the Command Module Columbia and Lunar Module Eagle.
Those conversations now are available on the Internet. All the Apollo spacecraft had onboard voice recorders, activated during much of each mission to record the crew's conversations. The transcripts of those recordings were publicly released in the mid-1970s. Only recently were the actual onboard audio recordings from Apollo 11 digitized and made available on the Web.
To listen to the recordings and view the transcript, visit:

http://www.nasa.gov/mission_pages/apollo/40th/apollo11_audio.html

For more information about the history of onboard recorders on the Apollo spacecraft and full transcripts of all mission recordings, visit:

http://www.jsc.nasa.gov/history/mission_trans/apollo11.htm

For a detailed list of NASA events that celebrate the 40th anniversary of Apollo 11, visit:

http://www.nasa.gov/apollo40th


12 luglio 2009

Notte delle Notti per celebrare l'epopea del telegrafo

Alle 00.01 UTC, le 2 del mattino in Italia, inizia anche quest'anno la "notte delle notti" radiotelegrafica. L'associazione Radiomarine, composta da un gruppo di radioamatori americani, si coordinerà per mettere di nuovo in onda il segnale di storiche stazioni radio costiere, operando esclusivamente in telegrafia Morse. La Night of Nights durerà fino alle nove del mattino e coinvolgerà location e "call" come KFS di San Francisco, WLO di Mobile, Alabama, le stesse che fino a pochi anni fa smistavano il traffico radiotelegrafico e radiotelefonico terra-mare e oggi sono state sostituite dai telefonini satellitari e da sofisticati codifiche di posta elettronica via radio e satellite. Per l'occasione verranno perfino utilizzati impianti di trasmissione e ricezione rigorosamente vintage. La partecipazione è aperta ai radioamatori ma anche ai marconisti delle navi e le frequenze impegnate vanno dalle MF alle HF. Non sono segnali facili da ascoltare, le condizioni propagative devono essere ottimali, soprattutto verso la California, ma questa nostalgica notte celebra un'epopea che merita di essere ricordata.




KPH will transmit on 426, 500, 4247.0, 6477.5, 8642.0, 12808.5, 17016.8 and 22477.5kc. KPH operators will listen for calls from ships on ITU Channel 3 in all bands. The Channel 3 frequencies are 4184.0, 6276.0, 8368.0, 12552.0, 16736.0 and 22280.5kc on HF and 500kc on MF.

KFS will transmit on 12695.5 and 17026.0 NOTE: frequency 17026.0 will be available only after local sunset Pacific time, 9:30pm, 0430gmt. KFS will listen for calls from ships on HF Channel 3 (see KPH listing for frequencies).

KSM will transmit on 426, 500, 6474 and 12993kc. KSM will listen for calls from ships on 500kc and HF Channel 3 (see KPH listing for frequencies).

WLO will transmit on 2055.5, 4343.0, 8658.0, 12992.0 and 16968.5kc. WLO will listen for calls from ships on 500kc (not confirmed) and HF Channel 3 (see KPH listing for frequencies).

KLB has advised that they will be on MF only but their HF frequencies are included here just in case. KLB will transmit on 488, 500 (A1 & A2), 2063.0, 8582.5kc KLB will listen for calls from ships on 500kc and 8368.0kc.

11 luglio 2009

1942: La radio di fortuna dei prigionieri di Changi

Cory Doctorow, mitico blogger di BoingBoing riprende una citazione dal blog della rivista Make, "technology on your time", che a sua volta punta a un link scovato su un sito radioamatoriale dedicato al QRP, l'arte di trasmettere segnali a bassissima potenza. Si tratta della storia di come i prigionieri di guerra del campo di Changi, sulla penisola di Singapore (allestito dagli inglesi ma successivamente caduto in mano ai giapponesi che vi rinchiusero centinaia di militari), riuscirono a costruirsi un ricevitore a onde corte per seguire i programmi della BBC e della VOA.
La storia, scrive Doctorow, ricorda molto le vicende narrate dallo scrittore James Clavell, un britannico nato in australia, naturalizzato americano e scomparso nel 1994 in Svizzera, nel suo romanzo King Rat (tradotto in Italia col titolo di Qualcuno da odiare). Clavell è noto per la sua collaborazione con il mondo del cinema e della tv, sua fu la sceneggiatura di film La grande fuga, con Steve McQueen.
Nel campo di Changi furono imprigionati durante la guerra anche il matematico Alexander Oppenheim (che si ispirò alla sua esperienza pubblicando "The prisoner's walk: an exercise in number theory" e il fumettista Ronald Searle. Il racconto di come venne costruita la radio deriva da una intervista al tenente colonnello R. G. Wells. Il sito che ospita questo ricordo è curato da Thom Lacosta K3HRN e reca il motto latino Vi minore, plus gaudium. Grazie credo a Francesco per la segnalazione da BoingBoing.

Construction of Radio Equipment in a Japanese POW Camp

By Lieutenant Colonel R. G. Wells

Transcript of a recording by Lieutenant Colonel R G Wells, on the construction of radio equipment whilst in a Japanese Prisoner of War camp after the fall of Singapore.

It was about the beginning of 1942 when I was a prisoner of war of the Japanese, when I was ordered to go on a working party which eventually finished up in the Sankakan in British North Borneo. Two thousand odd of us were in this work party and it wasn't long before we noticed the absence of information as to the international situation, what was happening in the outside world, and the whole camp had a real craving to get news by whatever means. Escape parties were being organised, but none of these were very successful. The next thing people turned to was a means of getting some radio news, and this is where the building of a radio set became an urgent requirement.
The main thing, of course, was that we didn't have any components and although we had some contacts outside which later on were helpful in the building of this receiver, it limited our requirement to a regenerative receiver as from a super heterodyne receiver and the decision to do that was borne out by the results.
The high frequency spectrum during that time of the war was fairly quiet in that part of the world and the BBC, we hoped, would be able to be received. This was aided by the fact that the Japanese in their wisdom called a friend of mine out one evening to repair their radio set and he took the opportunity, of course, to switch over to the short wave bands, with headphones while doing that, and picked up the BBC successfully.
That day was memorable because it was the day that the BBC broadcast the death of the Duke of Kent in an aircraft crash. That was the only news we had of the outside world for something like six months.
The plan was made to begin building the radio, so until we could build components, there was nothing much we could do. A look at the circuit diagram of a regenerative receiver indicates a number of capacitors - about two or three are required -low capacitors to make the oscillating part of the system work, and in fact from memory we needed in the grid circuit at least one ".01 microfarad" capacitor and there was no chance we could get this anywhere, or any other components.
(continua)

06 giugno 2009

L'oro in radio, al cinema la grande canzone brasiliana


Il rapporto tutto particolare dei brasiliani con la loro musica si intreccia con quello, ancora più sentimentale e profondo, che lega - o dovrebbe legare - qualsiasi cultura al suo passato recente, quello che sconfina tra cronaca e storia, nel progetto di Cantoras do rádio, un documentario girato da Gil Baroni presentato in questi giorni nei cinema di Brasília, Curitiba, Porto Alegre, Rio de Janeiro e São Paulo. Il film racconta la storia di quattro artiste - Carmélia Alves, Carminha Mascarenhas, Violeta Cavalcante e Ellen de Lima - che con le loro canzoni hanno fatto da sfondo alla generazione tra anni trenta e cinquanta, l'epoca d'oro della radiofonia. Fu la radio, forse ancora più dei dischi che potevano permettersi in pochi, a determinare il successo di quei brani in Brasile (e non solo in Brasile).
Il filo conduttore del documentario, che ha già raccolto gli applausi del Festival di Rio nel 2008, è uno spettacolo dal vivo organizzato e filmato nel 2005, sempre a Rio. Nel corso della kermesse le protagoniste (se andate sul sito ufficiale di Cantoras do rádio trovate delle foto di scena semplicemente fantastiche) celebrano se stesse e tante altre cantanti loro colleghe della Era de Ouro, con in testa la celebre Carmen Miranda. La verve delle quattro eterne ragazze della musica, la loro capacità di tenere la scena a sessant'anni dai loro fasti giovanili, diventano un secondo leit motif della storia, che nelle intenzioni del regista è anche un inno alla bellezza senza età. Ecco la presentazione dell'opera dalle pagine di Paranà Online.
Documentário homenageia a era de ouro do rádio
Newton Almeida
06/06/2009

Dirigido pelo paranaense Gil Baroni, o filme resgata a história de Carmélia Alves, Carminha Mascarenhas, Violeta Cavalcanti e Ellen de Lima, que viveram o auge há quase 60 anos.

As atemporais canções que embalavam o cotidiano da sociedade brasileira entre os anos 30 e 50 e atravessam gerações são retratadas no documentário Cantoras do rádio.
O filme, que entra em cartaz a partir do dia 11, em cinco capitais (Brasília, Curitiba, Porto Alegre, Rio de Janeiro e São Paulo), conta a história de vida de quatro artistas que fizeram parte da chamada Era de Ouro do Rádio no Brasil, com suas alegrias, o sucesso e a dificuldade em manter as eternas canções ainda vivas na cultura popular.
O documentário, dirigido pelo paranaense Gil Baroni, resgata a história de Carmélia Alves, Carminha Mascarenhas, Violeta Cavalcanti e Ellen de Lima, que viveram o auge há quase 60 anos. As protagonistas do documentário acompanharam a pré estréia, exibida esta semana no Unibanco Arteplex do Shopping Crystal em Curitiba.
O filme traz os depoimentos das cantoras em meio a um show, gravado no Rio de Janeiro em 2005, produzido especialmente para as filmagens, no qual as cantoras, num surpreendente ato de resistência, lutam para sobreviver da música.
Segundo Gil Baroni, além de um resgate dos valores culturais da sociedade brasileira, o foco do filme é mostrar a força de vontade das cantoras. “É admirável saber da persistência dessas mulheres. É importante mostrar a experiência que estas senhoras podem trazer para a juventude”, afirma.
Baroni conta que as cantoras conviveram com grandes compositores e intérpretes que fizeram sucesso nos anos dourados da MPB. Com o declínio da era do rádio, elas amargaram um período de ostracismo.
“A intenção foi fazer um trabalho de resgate sem apelar para o saudosismo, evitando uma coisa apelativa, mas, como diz a Carminha, mostrar a beleza da alma.”
Para Baroni, que também foi um dos roteiristas, o documentário presta um serviço cultural, já que, segundo ele, “uma parte das pessoas não sabe que a raiz da Música Popular Brasileira está nesse período”.
No show, exibido durante o filme, as cantoras homenageiam as Divas do rádio, das quais fizeram parte. O roteiro do show, produzido pelo pesquisador Ricardo Cravo Albin, relembra Carmem Miranda, Aracy de Almeida, Aurora Miranda, Dalva de Oliveira, Dolores Duran, Elizeth Cardoso, Linda e Dircinha Baptista, Isaura Garcia e Nora Ney. Em depoimentos reveladores, as cantoras relatam casos e bastidores daquela época.
O documentário, do início do projeto até a edição, levou cinco anos para ser concluído. No entanto, o diretor não esconde a satisfação em apresentar o filme. “Foi como se todos da equipe descobrissem um tesouro enterrado”, diz.
Segundo Baroni, o filme, que foi exibido no Festival do Rio 2008, em sessão de gala no Cine Odeon, foi muito bem recebido na capital fluminense. O documentário Cantoras do rádio foi idealizado pela produtora curitibana Laura Dalcanale e produzido pela sua Arte Lux Produções.

BBC e "D Day": lo sbarco cambia il modo di informare

BBC World Service dedica una breve trasmissione di oggi a una rievocazione di come l'emittente britannica modificò il suo stile giornalistico in occasione del D-Day. Con lo sbarco in Normandia, il 6 giugno del 1944, la stazione radio si impegnò molto di più "sul campo", cominciò a seguire le truppe e smise, spiega l'autore del programma, di delegare le cronache della battaglia ai commentatori delle stazioni radio americane. Trovate l'audio di questo reportage, con alcuni esempi dagli archivi storici, seguendo questo link.

30 marzo 2009

E Franco, alla radio, pose fine alla guerra

En el día de hoy, después de haber desarmado a la totalidad del Ejército Enemigo rojo, han alcanzado las fuerzas nacionales sus Últimos objvos. militares. La guerra ha terminado. Per una guerra ancora più tragica che sarebbe iniziata di lì a pochi mesi, il 1939 si apriva con la conquista, da parte del generalissimo Francisco Franco, della República spagnola. Quando Alicante, l'ultima città ancora sotto il controllo dell'enemigo rojo, cadde per mano delle truppe italiane, Franco in persona prese carta e penna e vergò il testo dell'ultimo bollettino di guerra, trasmesso dalle frequenze di Radio Nacional da Burgos. La radio, racconta questa bella rievocazione del quotidiano online Tiempo de Hoy, ebbe un ruolo fondamentale come "quinta colonna" dimostrando forse per la prima volta in modo così organizzato, il valore del concetto di guerriglia piscologica

La guerra ha terminado

Burgos, 1 de Abril de 1939• Radio Nacional emite el último parte del Estado Mayor, excepcionalmente fi rmado por Franco, que pone punto fi nal a la Guerra Civil.

Luis Reyes
27/03/09

El general Franco tenía gripe, era la primera vez que caía enfermo desde que empezara la guerra, pero a esas alturas ya no importaba que dejara su despacho por unos días. El hundimiento de la República era irreversible. Cuando la noticia de que los italianos habían entrado en Alicante, última ciudad en manos de la República, llegó al burgalés palacio de la Isla, la señorial segunda residencia de los condes de Muguiro en donde se había instalado, Franco decidió interrumpir su convalecencia y ponerse a trabajar. Pidió papel para redactar el último parte de guerra.

Arma de propaganda

Era algo que no había hecho durante toda la contienda. El parte que se radiaba diariamente y constituía una poderosa arma de propaganda era un informe técnico de las operaciones responsabilidad del jefe de Estado Mayor, el general Francisco Martín Moreno, quien lo firmaba “de orden de Su Excelencia”. No es extraño que a Franco le llevara tiempo su redacción, pues no estaba habituado y, sobre todo, porque pensaba que estaba escribiendo una página de la Historia. El primer borrador manuscrito decía textualmente: “En el día de hoy, después de haber desarmado a la totalidad del Ejército Enemigo rojo, han alcanzado las fuerzas nacionales sus Últimos objvos. militares. La guerra ha terminado”. No le convencía, le pareció poco contundente y substituyó lo de “después de haber desarmado a la totalidad del Ejército Enemigo” por “cautivo y desarmado el Ejército rojo”, que expresaba mejor la magnitud de su victoria. También cambió “fuerzas nacionales” por “tropas Nacionales”, que sonaba más castrense. Y puso “LA GUERRA HA TERMINADO” todo con mayúsculas. Luego lo hizo mecanografiar y lo envió a Radio Nacional, en el Paseo del Espolón. Todos los historiadores coinciden en que la Guerra Civil española fue como un prólogo o ensayo de la II Guerra Mundial. No solamente se dio el conflicto a muerte entre el fascismo, por una parte, y la democracia aliada al socialismo, por otra, sino que España serviría de banco de pruebas para nuevas estrategias, armas y técnicas de guerra.
Aquí inventaron los fascistas el bombardeo aéreo de las poblaciones civiles, no sólo el episodio puntual de Guernica, sino el continuo castigo de Madrid, o la destrucción de medio Alicante tras el fusilamiento de José Antonio... Aquí aprendió la Wermacht la guerra de movimientos con tanques, que le traería tantas victorias. Una de las novedades en la técnica bélica de la Guerra de España fue la guerra de las ondas. Sería Queipo del Llano (véase Tiempo de 31-10-08) quien descubriera el poder de la nueva arma, la radio, que en la Guerra Mundial iban a utilizar magistralmente personajes mucho más importantes que el general de Sevilla, como Churchill o Roosevelt. La radio se mostró fundamental para la guerra psicológica. Queipo era un maestro en engañar al enemigo desde el micrófono, convencerle de que tenían muchas más fuerzas de las reales, crearle dudas sobre su retaguardia (el invento de la quinta columna) o inquietarle con la amenaza de escalofriantes represalias, pero no fue el único en servirse del nuevo medio bélico. Los discursos radiados de la Pasionaria eran inyecciones de moral para los republicanos, y el mensaje emitido por Radio Madrid de Julián Besteiro, figura de enorme prestigio en el PSOE, fue definitivo para que triunfase el golpe del coronel Casado y acabase la resistencia republicana. Así, como parte de una estrategia bélica, fue fundada el 19 de enero de 1937 Radio Nacional de España. Los medios que tenía el Gobierno franquista eran precarios, un emisor portátil del ejército alemán cedido por los nazis, pero la tecnología germana era siempre fiable y aquello funcionaba bien. Pronto “el parte” que se emitía a las 10.30 de la noche se convirtió en algo vital para la media España partidaria de Franco. Por esa característica de los españo- les de no creerse lo que le dice su propio gobierno, en la zona republicana no sólo se reunían en un cónclave clandestino los simpatizantes de la rebelión, para escuchar las novedades bélicas que cada noche transmitía el Cuartel General del Generalísimo desde Burgos, sino que también lo hacían los partidarios de la República. Paralelamente, en la zona nacional, unos y otros escuchaban, en la misma clandestinidad, las emisoras republicanas. Así lo afirma la propia “voz de Franco”, el locutor que leía los partes en Burgos, Fernando Fernández de Córdoba, que en una entrevista en la posguerra, tras afirmar que él nunca sintonizó la radio enemiga, advierte: “Puede que haya sido el único”.

Un galán de cine

Fernández de Córdoba fue el otro protagonista, junto a Franco, del histórico mensaje que puso punto final a la Guerra Civil. Era un galán de cine que daba la imagen exacta del señorito, con el bigotillo que desde entonces se llamaría fas cista, con una voz vibrante que debía ser la envidia secreta del general Franco, la que le hubiera gustado tener al Caudillo para arengar a las tropas y a las masas. Le llamaron el locutor-soldado. Como si estuviera predestinado, la primera actuación de Fernández de Córdoba fue en una película patriótica, Agustina de Aragón (la versión muda de 1926). El 18 de julio Fernández de Córdoba estaba en Andalucía, rodando exteriores de El genio alegre, una película sobre los amores de un señorito andaluz, precisamente. Fiel a su papel, el actor se alistó y se fue al frente, aunque sólo estuvo unos meses en las trincheras. En Salamanca –primera capital franquista- se encontró con El Tebib Arrumi, un famoso periodista, que inmediatamente le reclutó para Radio Nacional, todavía en fase de creación. En la noche del 1 de abril del 39, Fernández de Córdoba recuerda que llegó al estudio el teniente coronel Barroso, del Estado Mayor, con una botella de champán y el parte redactado personalmente por Franco. La intervención del Generalísimo retrasó aquella noche el parte que, tras el toque de clarín de rigor, fue leído por Fernández de Córdoba a las 11.15. Se hallaban en el estudio Antonio Tovar, el intelectual falangista que dirigía Radio Nacional –quien posteriormente rompería con el régimen y elegiría el exilio-, y tres oficiales de Estado Mayor. “Cuando se terminó de leer, los presentes llorábamos”, cuenta el locutor-soldado. Franco, por su parte, escuchó el parte en el comedor del palacio de la Isla, junto a su esposa doña Carmen, su cuñadísimo Serrano Suñer y su primo y secretario militar Francisco Franco Salgado, acompañados de sus familias que, con estrechuras, compartían residencia con el Generalísimo. También debieron llorar.


10 febbraio 2009

Storie del ricordo

Il mio amico comunicatore Marzio, che, mi ha spiegato, è di origini triestine e slave, l'altro giorno mi ha inviato via Facebook il manifesto di una delle tante campagne per il Giorno del Ricordo, che si è celebrato oggi, 10 febbraio. Con una legge piuttosto recente, fortemente voluta dal governo conservatore, Il Giorno del Ricordo rievoca la tragedia delle vittime italiane infoibate nei quaranta terribili giorni di Trieste, alla fine della guerra, quando partigiani e truppe di Tito si accanirono sulle famiglie italiane di una area in cui la presenza italiana aveva radici storiche molto profonde. Un po' di bibliografia recente su queste vicende la trovate in questa bella scheda del sito Archivio '900. Ci furono molte migliaia di vittime e scomparsi; come scrive l'articolo di Wikipedia dedicato alle foibe, il governo De Gasperi chiese allora conto di 2.500 vittime e 7.500 desaparecidos. Ma fu se possibile ancora più amaro il destino di centinaia di migliaia di sopravvissuti costretti ad abbandonare case, lavoro e tutto il resto nel giro di poche ore. Gente in stragrande maggioranza pacifica e industriosa, vittime inermi di qualche decennio di degenerazioni e violenze nazionaliste, capaci di spazzare via uno spirito di convivenza fiorito in secoli di colonizzazione veneziana dell'Istria. I profughi istriani si ritrovarono schiacciati tra l'incudine e il martello di due ondate di violenza di natura e cultura contropposte, ma egualmente efficaci nel fare piazza pulita di ogni razionalità. Succede molto spesso, quando l'esaltazione di pochi brucia in poco tempo la memoria, sempre pronta a diventare labile, di lunghissimi anni di frequentazione reciproca. Parte della mia famiglia sa che cosa significa perdere tutto, speranze incluse, per colpa dell'accanimento contro il "nemico" di turno, sempre rigorosamente inventato a colpi di facili pregiudizi. Oggi in Quirinale il Presidente Napolitano (approffitto qui per esprimergli, nel mio piccolo, una solidarietà filiale per le accuse incredibili che gli sono state rivolte in questi giorni), ha pronunciato un bel discorso, poche parole per ricordare sia le responsabilità dell'Italia fascista sia le atroci ingiustizie subite in seguito dalla comunità italiana. La memoria di un reciproco odio scientificamente coltivato, delle sue conseguenze irreversibili e atroci, è forse l'unico vaccino per capirlo ed evitarlo nel futuro (quanto è accaduto nella ex Yugoslavia una quarantina d'anni dopo dovrebbe farci riflettere su certe dimenticanze).
Mi scuso con Marzio per non aver colto il suo opportuno rimando inserendo questo post prima del 10 febbraio (pessima memoria, la mia). Il Giorno del Ricordo è stato voluto da uno schieramento politico che mi convince sempre meno e forse qualcuno, in quello schieramento, avrà ceduto alla tentazione di usare l'evento come un diversivo. Ma questo non mi porta certo ad accettare l'oscenità della pulizia etnica, o magari a considerarla come una comprensibile "vendetta". Se ricordare significa ristabilire la verità storica, attribuire a tutti le responsabilità che si meritano e soprattutto tornare al dialogo cancellato dalla violenza, sarò sempre in prima fila, tanto più se considero la bellezza di quelle parti dell'Adriatico, le cose squisite delle loro cucine, l'istintivo affetto che da mezzosangue mi lega a tutte le regioni di confine, alle città che accolgono famiglie capaci di parlare due, tre, quattro lingue contemporaneamente, ad apprezzare e condividere i doni della diversità.
In realtà questa occasione mi è tornata in mente solo ieri, guardando su Chi l'ha visto? un bel servizio sulla squadra di calcio Fiumana, una antica formazione sportiva che oggi chiede di essere iscritta al campionato di Serie C. Nel servizio sono stati intervistati brevemente i redattori italiani di Radio Fiume (Rijeka Radio) da dove ogni giorno alle 16 è possibile ascoltare il notiziario in lingua italiana. All'indirizzo indicato trovate il segnale di Radio Fiume in streaming. Ho provato a riversare il breve reportage di Chi l'ha visto in formato Quick Time. Lo potete prelevare qui, io l'ho trovato molto equilibrato e suggestivo in una giornata come questa.

06 febbraio 2009

Le parole di Martin Luther King sulle orme del Mahatma

Nel febbraio del 1959, Martin Luther King, il pastore battista che insieme a Gandhi ha simboleggiato, nel nostro tempo, la capacità di affermare un principio di eguaglianza universale attraverso la non violenza (nel caso di King attraverso la predicazione evangelica, una predicazione concreta) si recò in India con sua moglie Coretta per "studiare" i luoghi percorsi dal Mahatma.
Alla fine di questo viaggio, King volle esprimere "una o due generalizzazioni" a proposito di una nazione così vasta e per sua stessa ammissione non facile da conoscere. L'audio di queste brevi dichiarazioni, raccolte da All India Radio, è stato ritrovato oggi e l'ambasciata indiana della Washington di Barak Obama lo ha reso pubblico, annunciando tra l'altro che prossimamente il figlio maggiore di King, Martin Luther III, si recherà in India, insiema ad alcuni membri del Congresso americano a musicisti famosi e attivisti dei diritti umani (che incredibilmente hanno ancora bisogno di attivisti), per ricordare e forse rinnovare la spinta scaturita dalle parole pronunciate, tanto tempo fa, da suo padre e da Gandhi.
C'è un momento molto particolare di questa registrazione storica (nella trascrizione che segue qui sotto il comunicato stampa) in cui King parla di Abraham Lincoln, ucciso da un colpo d'arma di fuoco, proprio come Gandhi e - dice King - per lo stesso "crimine": aver voluto sanare le ferite di una nazione divisa". Meno di dieci anni dopo anche il pastore King sarebbe stato ucciso in circostanze quasi identiche, circondato da amici e sostenitori, per aver commesso lo stesso crimine. Ma le sue parole, trasmesse dalla radio, non sono andate completamente disperse e suonano terribili in questi giorni: today we no longer have a choice between violence and non-violence; it is either non-violence, or non-existence.

Press Release on the rediscovery of rare 1959 Radio Broadcast by Dr. Martin Luther King, Jr.

A few days before the Martin Luther King, Jr. Birthday Holiday in the U.S., researchers in India have rediscovered an electrifying message that Dr. King taped at the conclusion of his historic 1959 visit. The message underscored the legendary civil rights leader’s intellectual debt to Mahatma Gandhi and foreshadowed Dr. King’s deep commitment to “nonviolent resistance” in the civil rights movement yet to come.
The legendary American civil rights leader, assassinated in 1968, would have been 80 this month.
The message, found by the staff of All India Radio, is a rare historical document. “Since being in India,” Dr. King said, “I am more convinced than ever before that the method of non-violent resistance is the most potent weapon available to oppressed people in their struggle for justice and human dignity.”
Speaking at the height of the Cold War, Dr. King’s message called for universal military disarmament and warned of war’s growing threat to human civilization. “Today we no longer have a choice between violence and non-violence,” he said. “It is either non-violence or non-existence.”
In February, 1959, Dr. King and Coretta Scott King traveled in India in search of the roots of the nonviolent social action movement which led to Indian independence -- studying Mahatma Gandhi’s ideals and meeting his followers around the country. Upon return to the United States, the civil rights movement led by Dr. King and others helped transform American race relations, drawing on Gandhi’s philosophy.
A delegation led by Martin Luther King III, with planned participation by members of Congress, legendary musicians and other distinguished Americans, will meet with counterparts in India next month to underscore the enduring importance of these two great leaders.

***

Dr. Martin Luther King, Jr.’s Radio Address to India, All India Radio March, 1959

Leaders in and out of government, organizations, particularly the Gandhi Smarak Nidhi and the Quaker Center, and many homes and families have done their utmost to make our short stay both pleasant and instructive. We have learned a lot. We are not rash enough to presume that we know India, vast subcontinent with all of its people, problems, contrasts and achievements; however, since we have been asked about our impressions, we venture one or two generalizations.
First we think that the spirit of Gandhi is much stronger today than some people believe. That is not only the direct and indirect influence of his comrades and associates, but also the organized efforts that are being made to preserve the Mahatma’s letters and other writings, the pictures, monuments, the work of the Gandhi Smarak Nidhi and the movement led by the sainted Vinoba Bhave. These are but a few examples of the way Gandhiji will be permanently enshrined in the hearts of the people of India. Moreover, many governmental officials who do not follow Gandhi literally apply his spirit to domestic and international problems.
Secondly, I wish to make a plea to the people and government of India. The issue of world peace is so critical, that I feel compelled to offer a suggestion that came to me during the course of our conversations with Vinoba Bhave. The peace-loving peoples of the world have not yet succeeded in persuading my own country, America, and Soviet Russia to eliminate fear and disarm themselves. Unfortunately, as yet America and the Soviet Union have not shown the faith and moral courage to do this. Vinobaji has said that India, or any other nation that has the faith and moral courage, could disarm itself tomorrow, even unilaterally.
It may be that, just as India had to take the lead and show the world that national independence could be achieved non-violently, so India may have to take the lead and call for universal disarmament. And if no other nation will join her immediately, India may declare itself for disarmament unilaterally. Such an act of courage would be a great demonstration of the spirit of the Mahatma, and would be the greatest stimulus to the rest of the world to do likewise. Moreover, any nation that would take such a brave step would automatically draw to itself the support of the multitudes of the earth, so that any would-be aggressor would be discouraged from risking the wrath of mankind.
May I also say that, since being in India, I am more convinced than ever before that the method of non-violent resistance is the most potent weapon available to oppressed people in their struggle for justice and human dignity. In a real sense, Mahatma Gandhi embodied in his life certain universal principles that are inherent in the moral structure of the universe, and these principles are as inescapable as the law of gravitation.
Many years ago, when Abraham Lincoln was shot – and incidentally, he was shot for the same reason that Mahatma Gandhi was shot for; namely, for committing the crime of wanting to heal the wounds of a divided nation. And when he was shot, Secretary Stanton stood by the dead body of the great leader and said these words: “now, he belongs to the ages.” And in a real sense, we can say the same thing about Mahatma Gandhi, and even in stronger terms: “now, he belongs to the ages.”
And if this age is to survive, it must follow the way of love and non-violence that he so nobly illustrated in his life. Mahatma Gandhi may well be God’s appeal to this generation, a generation drifting again to its doom. And this eternal appeal is in the form of a warning: they that live by the sword shall perish by the sword.
We must come to see in the world today that what he taught, and his method throughout, reveals to us that there is an alternative to violence, and that if we fail to follow this we will perish in our individual and in our collective lives. For in a day when Sputniks and explorers dash through outer space and guided ballistic missiles are carving highways of death through the stratosphere, no nation can win a war.
Today we no longer have a choice between violence and non-violence; it is either non-violence, or non-existence.

04 febbraio 2009

In tv la guerra della onde di Radio Free Europe

Questa sera 4 febbraio, alle 20.45 sul canale televisivo culturale satellitare Arte, è prevista la messa in onda di Radio Free Europe, La guerre des ondes. Ecco qui di seguito la scheda del documentario di Christian Bauer dedicato al ruolo della radio negli anni della guerra fredda. Anche se non avete il satellite potete registrarla su Vcast. Sono previste due repliche il 7 e il 17 febbraio rispettivamente alle 14 e alle 10.30.


Radio Free Europe - La guerre des ondes

Elle a peut-être changé le cours de la guerre froide : voix autoproclamée de "la démocratie et de la liberté", outil de basse propagande capitaliste pour ses adversaires, Radio Free Europe a longtemps incarné à l'Est la seule alternative aux organes officiels.

mercredi, 4 février 2009 à 20:45
Rediffusions :

07.02.2009 à 14:00

17.02.2009 à 10:30
Radio Free Europe - La guerre des ondes
(Allemagne, 2008, 88mn) BR
Réalisateur: Christian Bauer

Stéréo 16 / 9


Elle a peut-être changé le cours de la guerre froide : voix autoproclamée de "la démocratie et de la liberté", outil de basse propagande capitaliste pour ses adversaires, Radio Free Europe a longtemps incarné à l'Est la seule alternative aux organes officiels.

C'est en 1950 que les Américains fondent la station RFE - Radio Free Europe - pour émettre à destination des pays du bloc soviétique : Pologne, Tchécoslovaquie, Hongrie, Roumanie et Bulgarie. Le siège est à Munich, alors capitale de la zone d'occupation américaine en Allemagne. Dès leurs débuts, Radio Free Europe et sa jumelle Radio Liberty sont les bêtes noires des services secrets d'Europe de l'Est. Elles seront la cible d'attentats à la bombe et de meurtres, notamment de 1980 à 1991. C'est ainsi que l'écrivain Georgi Markov, correspondant de RFE à Londres, sera assassiné en 1978 par un "parapluie bulgare" à la pointe empoisonnée. L'émetteur est financé secrètement par la CIA au départ, puis officiellement par le gouvernement américain. Soupçonnée en permanence d'abriter un nid d'espions, la radio emploie de nombreux réfugiés des pays de l'Est, dont l'engagement militant ne relève pas uniquement de l'anticommunisme primaire. D'emblée, les régimes communistes tentent de brouiller les émissions, mais les techniciens de RFE excellent à changer de fréquence pour être entendus malgré tout. Malgré les lourdes peines de prison encourues par les auditeurs, ceux-ci sont rapidement nombreux derrière le Rideau de fer.

20 novembre 2008

MDR, un CD/DVD sul destino degli ebrei in Sassonia

Destino, fato. In tedesco - una lingua che sa il fatto suo quando si tratta di metafisica - si dice Shicksal. E proprio Jüdische Schicksale aus Sachsen-Anhalt si intitola lo speciale che il sito di MDR, la Mitteldeutschen Rundfunk di Magdeburgo dedica alla Pogromnacht, come viene indicata oggi con terminologia politically correct la Notte dei Cristalli (saremmo contenti di essere meno politicamente corretti oggi se 70 anni fa la violenza antisemita non si fosse scatenata, in quel modo ma tant'è: sempre meglio un po' di sana autocritica tardiva che certe carinerie governative nostrane).
La rievocazione è anche collegata all'annuncio di un'opera in CD e DVD anch'essa dedicata ai ricordi degli ebrei di Sassonia sopravvissuti a quel tempo spesso solo grazie a una fuga più tempestiva di altre, alle loro nostalgie e a un Neuanfang, a un possibile nuovo inizio. L'opera multimediale, ricca di testimonianze raccolte dai corrispondenti di MDR 1, si intitola Da war immer nur Angst.
C'era sempre solo paura.


19 ottobre 2008

La Normale ricorda Momigliano, voce di Radio Londra

In questi giorni la famosa Scuola Normale di Pisa ha organizzato nel corso del suo annuale Simposio, un evento celebrativo alla memoria dello storico Arnaldo Momigliano, una delle figure più nobili del nostro passato recente. Perseguitato dalle leggi razziali del '38 (quelle che oggi vogliono farci passare come unica "caduta di stile" di un regime che prima e dopo il 1938 fu violento e carcerario), Momigliano si rifugiò a Londra, diventando una delle voci dei famosi microfoni della BBC in tempo di guerra. Sul foglio online La Voce di Fiore - il riferimento è a Gioacchino da Fiore, teologo calabrese del XII secolo - ho trovato una cronaca di questo evento in cui viene riportato dalla Repubblica di sabato il breve articolo di Riccardo Di Donato, lo studioso che nella casa londinese di Momigliano (il quale vi morì nel 1987) ha rinvenuto i testi di trenta di quei discorsi radiofonici, gran parte dei quali inediti. All'indirizzo della Voce di Fiore trovate sempre dalla Repubblica, uno di questi discorsi. Inserisco qui anche il testo di presentazione del convegno che ho trovato sul sito della Normale.
In memoria di Arnaldo Momigliano.
La presentazione di Salvatore Settis

Fra le figure di primissimo piano che la Normale ha avuto il privilegio e la fortuna di ospitare fra le sue mura, quella di Arnaldo Momigliano è non solo fra le più influenti e celebrate, ma anche fra le più studiate. Tanta era, infatti, la venerazione di cui era circondato, tanta la forza della sua presenza intellettuale e morale di protagonista, testimone e interprete del suo secolo, che la sua morte nel 1987 subito generò una straordinaria messe di studi e di pubblicazione di inediti, con un flusso che continua ininterrotto fino ad oggi. E che fino ad oggi, per chiunque lo abbia conosciuto, non può che configurarsi come la prosecuzione di un dialogo con lui: tanto era infatti il vigore del suo pensiero, tanto il fascino di una lucidità intellettuale accompagnata alla sua cultura impareggiabile, che la sua scomparsa a 79 anni ci apparve, e ancora ci appare, non solo ingiusta ma precoce. Era perciò impensabile, nel costruire il progetto di questa giornata a lui dedicata, riproporre una valutazione complessiva del suo percorso biografico.
E’ per questo che, coi colleghi Carmine Ampolo e Riccardo Di Donato, abbiamo pensato piuttosto di proporvi oggi la trama di un discorso che si muova fra due dimensioni: la rievocazione, affidata a testimoni illustri e a lui cari come Giuseppe Giarrizzo e Glen Bowersock, e alcune dimensioni del suo lavoro interrotto che devono premerci perché particolarmente rappresentative del suo impegno di intellettuale e di cittadino: Carmine Ampolo ci parlerà così di un tema che ebbe per lui importanza centrale, l’assidua riflessione sul rapporto fra studi classici e studi biblici; Antonella Soldani rintraccerà il percorso di un non-finito cantiere sugli Aspetti del giudaismo ellenistico , di cui restano importanti inediti; Riccardo Di Donato, infine, ci offrirà il profilo di un Momigliano scacciato dalla patria dalle infami leggi razziali (delle quali abbiamo in questa Scuola ricordato il 2 ottobre il 70° anniversario), ma in continuo dialogo con l’Italia attraverso Radio Londra nel 1941-45. A ciascuna relazione seguirà una discussione: ai discussants Fulvio Tessitore, Lellia Cracco Ruggini, Adriano Prosperi, Glenn Most, Daniele Menozzi toccherà dunque il compito di ripercorrere, da una prospettiva diversa, le stesse tematiche, arricchendole di nuovi aspetti.

A Pisa Simposio testi inediti - Saranno presentati anche alcuni dei testi inediti di propaganda antifascista scritti da Arnaldo Momigliano e letti dal '41 al '45 a Radio Londra in occasione oggi a Pisa di Simposio 2008, il tradizionale convegno che celebra l'anniversario della fondazione della Scuola Normale superiore, nata per 'decreto' napoleonico il 18 ottobre 1810. Proprio a Momigliano, che dal 1964 fino alla morte ha tenuto un seminario alla Normale, e' dedicato il Simposio 2008. E' stato il professor Riccardo Di Donato, dell'Universita' di Pisa, a rinvenire le 30 conferenze che lo storico italiano scrisse per la popolare trasmissione della Bbc negli anni del proprio esilio.

***

Un pensiero che non muore
di Riccardo Di Donato

Nel luglio del 1999, le soffitte della casa londinese di Arnaldo Momigliano hanno restituito manoscritti e dattiloscritti di trenta interventi dello storico dell’antichità esule a Oxford, composti tra il 1941 e il 1945, per le trasmissioni di propaganda di Radio Londra, cui collaboravano gli esponenti del movimento antifascista Free Italy - Libera Italia, in cui erano attivi, tra gli altri, Umberto Calosso, Elio Nissim, Ruggero Orlando e i fratelli Paolo e Piero Treves.
Di questi trenta testi, tre soltanto erano noti, in quanto conservati negli Archivi della BBC, compresi nell’inventario reso pubblico nel 1976 e quindi pubblicati in Belfagor con il titolo Conversazioni sul nazismo, subito dopo la morte di Momigliano, alla fine del 1987.
I testi permettono di apprezzare un aspetto non conosciuto della personalità dello storico piemontese e ci fanno leggere in forma diretta l’espressione di quei pensieri sul presente, che andavano finora cercati in filigrana entro gli scritti di storia antica, in particolare in quelli composti nel medesimo periodo, pervenuti in modo frammentario e in massima parte concentrati intorno al tema del libro che Momigliano non arrivò a scrivere, negli anni dell’esilio, su Pace e libertà nel mondo antico.
L’insieme degli interventi a Radio Londra viene presentato per la prima volta nella celebrazione pisana del centenario dello storico, presso la Scuola Normale Superiore, come contributo alla comprensione della progressiva maturazione del suo pensiero sul presente e sul reale.

28 settembre 2008

Un film sulla guerra fredda nelle radio di Berlino


Kalter Krieg im Radio, La Guerra fredda nella radio, è il titolo di un documentario di Ute Bönnen und Gerald Endres prodotto dall'emittente pubblica regionale del Brandeburgo, RBB, nel 2007 e riproposto on air ieri sera su Phoenix, il canale televisivo satellitare (credo che addirittura esista ancora sul satellite analogico Astra) assemblato da ARD e ZDF tedesche con il meglio della loro programmazione e di quella degli enti regionali. Ho cercato di sintonizzarmi sullo stream Internet di Phoenix ma non ci sono riuscito, spero che lo ripropongano una terza volta o che diventi scaricabile. Il film cerca di raccontare il ruolo della propaganda radiofonica come vera e propria arma di una guerra di contrapposizione che se non lasciò moltissime vittime sul campo (nel senso di morti) condizionò in negativo la vita di milioni di persone e seminò sofferenze a non finire a Est, tra i tanti dissidenti dei regimi polizieschi instaurati dopo la fine del conflitto. E vi assicuro, negli anni che precedettero il lancio dei servizi di televisione satellitare diretta, la radio era un medium dominante, specie in quel contesto rappresentato da due mondi separati da una robusta membrana di controlli e restrizioni, permeabile solo alle onde elettromagnetiche. Kalter Krieg im Radio si focalizza sulla guerra di queste onde nell'etere berlinese, (la foto mostra la famosa Casa della Radio in Masurenallee) dove la propaganda non era affidata soltanto a giornalisti e "spin doctor" politici, ma anche ai direttori d'orchestra e ai comici radiofonici. Ecco la scheda del documentario:
Es war ein heißer Kampf: Wer hat die bessere Musik, wo laufen die schöneren Unterhaltungssendungen, welchen Kommentatoren kann man glauben, welche Nachrichten lügen?
Es ging darum, Herzen und Hirne im Kalten Krieg zu gewinnen, und keine Grenzkontrolle, keine Zensur konnte die Radiowellen aufhalten. Der Ätherkrieg in Berlin begann, als sich die alliierten Sieger zerstritten. Die Sowjets betrieben den Berliner Rundfunk, und dachten gar nicht daran, die anderen Alliierten daran zu beteiligen. Also setzten die Amerikaner den RIAS dagegen und die Briten den Nordwestdeutschen Rundfunk. Je heißer der Kalte Krieg wurde, desto heftiger beharkten sich auch die Radiomacher auf beiden Seiten.
Bald war jedoch klar, wer den Sieg beim Publikum davontrug. Viele Jahre blieben die Westsender für die Bevölkerung in der DDR die wichtigste Informationsquelle.
In der Dokumentation kommen Radiomacher der frühen Stunde wie Egon Bahr und Markus Wolf zu Wort, aber auch die Hörer aus Ost und West. Der Film zeigt, wie sich der Kalte Krieg in den Sendeanstalten auswirkte, wie Journalisten zu Propagandisten wurden, - damals, als die Unterhaltungsorchester und das Kabarett wichtige Waffen im Kalten Krieg der Funkwellen waren.
Per nostra fortuna, in attesa che Phoenix riproponga il documentario quello di RBB in realtà è un progetto che si era articolato sulla televisione, la radio e Internet, dove potete ancora trovare un bellissimo sito Web pieno di testimonianze e documenti sonori.

20 settembre 2008

Prix Italia 1948-2008, la storia di tutte le storie

Oggi si chiude il Prix Italia di Cagliari. A parte sarà il caso di pubblicare qualche annotazione a margine della Digital Radio Conference. L'EBU ha promesso di mettere online le presentazioni entro pochi giorni e io naturalmente ho registrato tutto (a parte l'intervento iniziale della seconda giornata, sono arrivato un po' in ritardo). C'è molto da dire, la conferenza è stata interessante anche se non ha certo fugato le tante perplessità che riguardano il controverso passaggio verso la "nuova" radio.
Intanto però, in omaggio alla radio "vecchia" (e a quella di oggi) volevo pubblicare l'audio della serata di giovedì al Molo Ichnusa, tre quarti d'ora di rievocazione nostalgica dei grandi eventi del 1948, l'anno della prima edizione del premio. E' stata una rievocazione basata su alcune letture e soprattutto di estratti, dall'audioteca e da Radioscrigno, di trasmissioni radio che nel corso del tempo hanno partecipato al concorso. Il progetto sonoro di 1948, ovvero la radio e la storia di tutte le storie, è di Francesco Anzalone e parte, naturalmente con la voce di Guglielmo Marconi. Seguono sonori da Se questo è un uomo, La voce dell'inferno di Salvatore Sciarrino, l'insediamento del primo presidente della Repubblica, il Pantografo di Luigi Squarzina, Tempore pestis di Giuseppe Rocca, Ages di Bruno Maderna, Salomé di Carmelo Bene, Le ali ai piedi di Gianni Brera e Giorgio Gaslini, Sotto il bosco di latte e la voce di Gandhi. L'audio completo l'ho inserito qui. Buon ascolto.
Trovate una bella intervista a Giuseppe Straniero su Radioscrigno nel blog del Prix Italia coordinato da Andrea Borgnino e curato dai laureandi del DAMS di Torino presso il Laboratorio Multimediale "G. Quazza" della Facoltà di Scienze della Formazione. Ragazzi bravissimi e, guarda caso, innamorati di un medium ritenuto ormai trascurato dai giovani.