Ascolto, linguaggi, tecnologie, storia, geopolitica, cultura della radio: emittenti locali, internazionali e pirata • Web radio • radio digitale • streaming music • ham radio • software defined and cognitive radio • radiocomunicazioni • regolamentazione
12 gennaio 2014
La nave della pace di Abie Nathan (1927-2008) in un nuovo documentario su "The Voice of Peace"
25 novembre 2013
La casa delle complessità del reale
«Credo che conserverò molto a lungo l'emozione di questa serata trascorsa alla Cineteca di Milano con "La maison de la radio" e i 45 minuti di discussione con il regista Nicolas Philibert. Il quale ha esordito confessando di aver voluto realizzare il suo documentario (l'intenzione, ha precisato, non era affatto didascalica e lo si è visto), un po' per amor di paradosso - quello di un film su un medium privo di immagini - ma soprattutto per un amore tout court: "la radio mi piace da quando ero bambino", ha aggiunto il regista che a proposito di paradossi ha girato, in passato, anche un film sul mondo della sordità. Alla fine del suo dialogo con gli spettatori, tutti molto partecipi mi è sembrato, Philibert ha ammesso che più in generale questo è un film sulla voce e sull'ascolto. Una grossa parte di un'opera che mi sarebbe piaciuta anche se non fossi animato da sfrenata passione radiofonica, è costituita dall'evidente fascino, del profondo rispetto nutrito nei confronti del lavoro dei 4.500 dipendenti di Radio France, della loro passione, coinvolgimento in un mestiere sentito autenticamente come proprio. Il racconto imbastito da Philibert (60 giorni di riprese distribuite nell'arco di 6 mesi) ci emoziona come molti altri film sul lavoro, la creazione artigianale, l'espressione della perizia, della competenza, della professionalità degli individui. La radio è il mestiere più bello del mondo ma tutti i mestieri ben raccontati esercitano una forte attrattiva. Lo spettacolo del lavoro dell'uomo vale, spesso supera persino lo stupore che possiamo provare davanti a un paesaggio naturale. Il merito di questo film è quello di riuscire a catturare, preservandole e rendendole visibili, tangibili, le voci senza corpo e senza tempo della radio.»
28 aprile 2010
Il film delle Number Stations

10 Questions with Gideon Kennedy & Marcus Rosentrater of CLANDESTINE (with Code!)In the early days of film the norm was to store a print for a few years after an initial run and when space was needed, to burn it. Studios would keep the hits they knew they could re-release every few years, but Hollywood had no problem destroying hundreds of films they no longer had any financial use for--to be fair, they did keep the scripts around so they could remake them. Unfortunately, it wasn't until the 1960s that film preservation really started in earnest and it really wasn't till the 1980s there were enough techniques developed to salvage the large number films that were literally crumbling. One hundred plus years of filmmaking has disappeared, and is disappearing, and no one will see it.What directors Kennedy and Rosentrater have done is to go beyond preservation and have, in the tradition of oral storytelling, reordered the familiar to craft a new narrative that's grounded in reality, tinged in paranoia and intimately personal.CLANDESTINEGideon Kennedy & Marcus Rosentrater - DirectorsBecome a Facebook FanIf you could describe your film using only 3 words, what would they be?ECHO HOTEL PAPA (that's also a clue!)Is there a character or subject in your film you most identify with? Would you switch places with them just for a day?Can't really say without generating unwanted suspicion.What's the one thing about your film you're most proud of?The fact that we were able to weave sounds and images from hundreds of sources into one seamless film that tells two stories, is really something to be proud of. That, and a genuine paranoia of the FBI.When you first screened your film, was there a moment, scene or character the audience reacted to, that surprised you?Because our film is half non-fiction and half narrative fiction, many people assume that the narrative half is documentary and therefore autobiographical. It is not. However, it is based on research around the thoughts, feelings and reactions people have towards an adulterous parent or role model.What do you want audiences to take away from your film?We've found that many viewers leave reflecting on a parent or role model who has let them down, or somehow grew out of favor. On the documentary side, it's been fun to see people's reaction to Numbers Stations; their surprise that governments are still br [transmission cut off]Who are the directors, filmmakers and artists that most influenced your film or yourself?Hopefully a viewer, watching our film, would see the influences of Chris Marker, Craig Baldwin, Rick Prelinger, Laura Kissel, Bill Morrison, Peter Watkins and perhaps even Jay Rosenblatt.Who is the unsung hero of your film and why?Adolf Tolkachev. In addition to being one of the most productive spies in history, his story and personal life are the most reminiscent of the story told in the narrative segments. His greatness is relative to which side you are on.Where do you see your film in 5 years?Gathering dust on archive.org, from which most of it came.Someone has to go to the bathroom during your film, and they have to miss part of your film. Do they miss the beginning, the middle or the end?Leave at the beginning, and don't come back. In a word, ABORT!
08 dicembre 2009
"Un certo Marconi" (S. Bolchi, 1974) su RAI Storia
Diretto da Sandro Bolchi su testi di Benvenuto Garone e Diego Fabbri, il film tv del 1974 è dedicato al grande scienziato autodidatta, primo Premio Nobel italiano per la Fisica nel 1909 a soli 35 anni, che con le sue geniali invenzioni (radio, telegrafo senza fili...) ha rivoluzionato il mondo delle comunicazioni. In un'immaginaria intervista rilasciata ad un giornalista americano, Marconi ripercorre le tappe fondamentali della sua avventura scientifica, rievocando soprattutto pensieri, sentimenti ed emozioni che accompagnarono ogni conquista raggiunta. Ne emerge un ritratto inconsueto e accattivante della personalita' di Marconi, dell'ultimo grande artigiano della scienza, un uomo che per i suoi esperimenti adoperava rocchetti di fili di ferro, bidoni di benzina e aquiloni, la cui capacità visionaria si combinava con una straordinaria capacità imprenditoriale. A dare volto a un Marconi solitario e ironico, e' Gualtiero De Angelis, celebre doppiatore, voce italiana di Gary Cooper, Cary Grant, James Stewart. Luigi La Monica interpreta Sid Ross, il giornalista americano (personaggio di fantasia) che raccoglie il racconto dello scienziato a bordo del famoso panfilo Elettra, ricostruito per l'occasione, sul quale Marconi realizzo' alcuni dei suoi più straordinari esperimenti.
Anno di messa in onda: 1974 (Programma nazionale)
Regia: Sandro Bolchi
Sceneggiatura: Benvenuto Garone, Diego Fabbri
Con Gualtiero De Angelis, Luigi La Monica, Andrea Matteuzzi, Giuseppe Addobbati, Piero Biondi, Consalvo Dell'Arti, Sandro Dori, Attilio Dottesio
Scene e costumi: Sandro Dell'Orco
Musiche: Mario Bertolazzi
Fotografia: Giuliano Giustini
Consulente scientifico: Ten. Col. Franco Cremona
Produzione: Intervision realizzata da Mario Davidde
05 dicembre 2009
Marconi tra tv, libri, convegni e monumenti perduti
Stavo cercando sul sito di Rai Storia, nuovo canale Rai del digitale terrestre, i dettagli sulla trasmissione speciale dedicata alla bomba di Piazza Fontana (tutta la giornata di sabato 12 dicembre, quarantesimo anniversario della strage), quando ho notato che domani, domenica 6 dicembre, alle 21:00 è prevista la messa in onda di un documentario su Guglielmo Marconi. Se non avete il DTT potete seguire la diretta sul portale Rai.tv (sempre che riusciate ad accedervi), sintonizzando il browser su RAI STORIA.
Pochi minuti dopo, mi arriva un messaggio dell'amico Francesco Berio, radioamatore esperto di storia della telegrafia. Nel messaggio è allegato il pieghevole di un libro di prossima pubblicazione intitolato "Da El Alamein a Marconi" e scritto da Laura Porciani. Dalle spiegazioni di Franscesco capisco che la signora Laura ha raccontato la vicenda del padre, Bruno, fatto prigioniero a El Alamein e imprigionato in un campo di lavoro del Galles, a Wynols Hill. Nel 1944, con i suoi compagni di prigionia Bruno realizzò, utilizzando materiali di recupero, un monumento a Marconi "genio dell'etere". Oggi questo monumento non esiste più, è stato distrutto per lasciar posto a un complesso residenziale, ma qualche testimonianza fotogafica è rimasta ed è in circolazione su Internet.Intorno a Marconi fioriscono da sempre aneddoti, leggende e una discreta dose di retorica (del resto comprensibile visto il contesto storico da cui hanno origine), ma bisogna sempre pensare all'impatto che l'invenzione della radio ebbe sull'immaginario collettivo di un mondo che aveva da sempre convissuto con gli ostacoli della distanza geografica e della fisicità. Il telegrafo - l'Internet dell'era vittoriana descritta nel libro di Tom Standage - aveva dato una prima spallata. Rimuovendo i fili, Marconi cancellò anche le ultime certezze. Personalmente sono sempre stato sorpreso di come i suoi contemporanei - non solo i suoi colleghi scienziati e imprenditori della radio - seppero assorbire la sua invenzione nella loro quotidianità, appropriandosene. La radio resta una tecnologia estremamente naturale, facile da capire.
E' strano, sempre a proposito di libri, che proprio nell'anno del centenario del Nobel a Marconi (e a Ferdinand Braun) non sia stato riproposto la storia raccontata da Erik Larson nel suo "Thunderstuck", apparso in traduzione italiana ("La fabbrica dei lampi") due anni fa presso Mondadori ma a quanto vedo non facile da reperire sul Web. Ho letto l'originale americano tempo fa e ho imparato molte cose che non sapevo del Marconi imprenditore, dei lunghi tentativi di superare l'Atlantico con il "wireless". Larson (qui mentre legge una porzione del suo libro per la NPR) intreccia la storia dell'affermazione commerciale del telegrafo con quella di un famoso caso giudiziario del primo novecento, la cattura di Hawley Harvey Crippen. Inseguito da Scotland Yard che lo sospettava dell'omicidio della moglie a Londra, Crippen fu arrestato mentre cercava di ritornare nella natia America, a bordo di un bastimento, il Montrose, dotato di sala radio. Era il 1910 e tutti capirono quanto fosse irrinunciabile e pratica quella scatola così misteriosa.
Per conoscere gli aspetti puramente tecnici di quei primi anni della radio, non perdetevi l'intervento di Gianfranco Verbana alla serata marconiana organizzata per l'11 dicembre presso la sede ARI Brianza di Lissone, vicino a Monza. Dopo essersi occupato della problematica dell'onda diurna con i due articoli che trovate sul sito Web della sezione, Gianfranco affronterà il tema delle differenze tra gli apparati messi a punto da Marconi e da Braun.18 settembre 2009
Un documentario sul Cile in ascolto di Mosca
In Cile un documentario di Andrés Daie ricorda i 17 anni di “Escucha Chile”, la trasmissione di informazione, propaganda e musica, che Radio Mosca rivolse alla nazione sudamericana nel duro periodo della dittatura di Pinochet. Una dei commentatori più celebri di quel pezzo di storia radiofonica e politica del dopoguerra fu Volodia Teitelboim, giurista, politico, saggista di origine ebree-ucraine, scomparso lo scorso anno e autore di un corposo diario della lunga avventura radiofonica. Un trailer di Escucha Chile, una voz viene desde lejos è visibile sul sito del canale televisivo La Tercera.Documental recuerda el sonido de “Escucha Chile”
Por Javier García / La Nación
Miles de horas de transmisión hicieron del espacio radial, transmitido desde la capital rusa, un hito histórico y el programa de radio más oído en la dictadura. Volodia Teitelboim y José Miguel Varas fueron claves para su continuidad, que ahora llega al cine.
Se escucha la voz de Volodia Teitelboim que sale de una radio a pilas de onda corta con un cable de cobre como antena. El escritor habla del golpe militar ocurrido hace un par de horas, de la muerte de Salvador Allende, de La Moneda en llamas. Se lo imagina, su voz tiembla. Es la noche del 11 de septiembre de 1973. Se oye el inicio de la Canción Nacional. El biógrafo de Pablo Neruda y Vicente Huidobro volverá al día siguiente.
Teitelboim estaba en Europa y “Escucha Chile” nació en Radio Moscú -la radio estatal de la ex Unión Soviética-, el día que Augusto Pinochet se tomaba el país.
El programa duraría 17 años, y sería escuchado por miles de personas que deseaban comunicarse con sus familiares, que querían saber cómo el mundo reaccionaba ante el desastre político local. El escritor José Miguel Varas llegó a ser su director.
Miles de horas de transmisión que hicieron historia, y que ahora reviven en un documental.
“Escucha Chile”, dirigido por Andrés Daie, fue producido por OídoMedio y Etnomedia Producciones, y será estrenado el 24 de septiembre (a las 20 horas) en el Centro Arte Alameda. En la oportunidad se realizará una conversación entre los periodistas Vicky Quevedo, Juan Pablo Cárdenas y José Miguel Varas.
DATOS FIDEDIGNOS
El documental “Escucha Chile” recoge las experiencias asociadas a la historia del programa, el cual se oía incluso en los centros de tortura como Isla Dawson, que produjo fieles auditores clandestinos. Del programa, bautizado “Habla Moscú, escucha Chile”, se haría cargo un grupo de chilenos exiliados, entre otros, Eduardo Labarca, Pepe Secall y Rolando Carrasco.
Ellos recibían y transmitían la información de los chilenos que lograban conseguir datos fidedignos de detenidos y de la situación política del país. Pero no sólo de denuncias vivía el programa, también se logró crear espacios dedicados a la música y la cultura a través de diversos segmentos. En Chile y en el mundo se podía escuchar el programa gracias a su transmisión en onda corta, una señal de baja frecuencia que viaja a niveles muy altos. Los militares intentaron acallar las transmisiones, pero todas representaban un elevado costo.
El documental relata una serie de historias, como la de Eduardo Martínez, quien estuvo preso en el centro prisioneros políticos Tres Álamos, donde con un sistema de antenas preparado por un grupo de prisioneros escuchaban el programa. También habla de su experiencia Miguel Lawner, quien recibió una llamada realizada desde los estudios de Radio Moscú al campo de detención de Ritoque, donde se encontraba.
14 marzo 2009
Praga 1950-1968: il racconto di Radio Oggi in Italia
Sguardi altrove. Doveva essere puntato lì, altrove, il mio sguardo e ho stupidamente perso l'occasione di assistere, qui a Milano, sabato scorso, alla proiezione di un documentario su Radio Oggi in Italia, emittente clandestina che il Partito Comunista italiano gestì, da Praga, tra il 1950 e i 1968, con l'aiuto di un gruppo di transfughi italiani, ex partigiani, e altre personalità tra cui Sandro Curzi. Il documentario firmato da Claudia Cipriani, si intitola La guerra delle onde: storia di una radio che non c'era, e racconta attraverso testimonianze dirette, come quella dell'anunciatrice Stella Amici, i quasi vent'anni di operazione di una radio "alternativa" nel corso della Guerra Fredda. Un'esperienza che si concluse con la Primavera di Praga e la chiusura su decisione Sovietica, che forse preferivano controllare direttamente la propaganda attraverso Radio Praga ufficiale e certo non avevano gradito l'appoggio dei comunisti italiani alla politica di Dubcek. Il documentario di Claudia Cipriani era stato presentato a gennaio in occasione di Trieste Film Festival.
Oliva, che le trasmissioni di Oggi in Italia se le ricorda ancora, insieme agli appelli che le emittenti locali cecoslovacche diffondevano inutilmente verso il mondo occidentale poche ore prima di soccombere davanti ai carriarmati sovietici, mi ha suggerito anche di andarmi a leggere la storia scritta sugli italiani che alla fine degli anni Quaranta scelsero di sfuggire ai processi in corso (molti per le vicende legate alle lotte e alle vendette partigiane in Emilia-Romagna) e si rifugiarono in una nazione "amica". "Uomini ex" si intitola questo libro ed è stato scritto dal giornalista Giuseppe Fiori.Riporto qui una scheda sul documentario apparsa su Indymedia nei giorni del festival milanese (questa la locandina ufficiale del documentario), segnalandovi però che di Radio Praga e Radio Oggi in Italia ha parlato esattamente un anno fa la rubrica dei TGR Estovest in due puntate, la prima delle quali è presente in archivio RAI. Purtroppo non ho trovato la seconda, ma sul sito della trasmissione si trovano alcune indicazioni. [Nota aggiunta il 4 giugno 2013: purtroppo sull'attuale sito Web della rubrica del TG3 EstOvest mancano proprio le due puntate del 1 e 8 marzo 2008 che parlavano di Radio Praga e di Oggi in Italia. Una coincidenza o un tentativo di rimuovere informazioni sgradite a qualcuno?]
La guerra delle onde - storia di una radio che non c'era
autore: Claudia Cipriani
SINOSSI
Quando nel 1968 i sovietici invasero la Cecoslovacchia, occuparono, tra le altre cose, la sede di Radio Praga, la radio pubblica ceca. I suoi giornalisti trovarono rifugio e poterono trasmettere dagli studi di una piccola radio italiana comunista, “Radio Oggi in Italia”. “Oggi in Italia” era nata a Praga nel 1950 e trasmetteva in italiano notizie di attualità che riguardavano l’Italia, tutte con un’impostazione anti-governativa. Dato il tono pesantemente polemico, l’emittente attirò presto l’attenzione del governo democristiano italiano, cui la vittoria nelle elezioni del ’48 aveva permesso di controllare gli apparati dello Stato, inclusa la RAI, che per legge era l’unico gestore radiofonico. “Oggi in Italia” fu contrastata in quanto radio illegale, “lesiva per gli interessi del Paese”, come testimoniano le interpellanze parlamentari dell’epoca. L’idea di un programma radiofonico alternativo alla Rai ebbe origine all’interno del Partito Comunista Italiano, cui era negato l’accesso ai canali radio statali. Fu per questo che Oggi in Italia non trasmise dall’Italia, ma da Praga, dove nell’immediato dopoguerra erano espatriati molti ex-partigiani comunisti. Erano alcuni di loro a curare le trasmissioni radiofoniche, che rientravano in un accordo di collaborazione tra PCI e KSC (partito comunista cecoslovacco). Superata la fase artigianale degli esordi, la radio si perfezionò, allacciò rapporti privilegiati con la redazione dell’Unità che istituì per Oggi in Italia una sorta di agenzia di stampa, si caratterizzò per la tempestività dell’informazione e per la costante polemica con la RAI. Fu il primo organo d’informazione a dare notizia dei fatti di Ungheria nel 1956, anticipò la radio di stato nell’informare dell’accordo tra Kennedy a Krusciov sui missili di Cuba e diede per prima l’annuncio che la “Legge truffa” del ’53 non era scattata. In pochi anni acquisì grande popolarità (riuscendo anche a superare i 4 milioni di ascoltatori), divenendo una seria antagonista al monopolio dell’informazione Rai, in un’epoca in cui in Italia era dominante il conflitto tra PCI e DC e nel mondo imperava la guerra fredda. Osteggiata per vent’anni dal governo democristiano italiano, cessò di trasmettere per volontà dell’Unione Sovietica dopo l’invasione di Praga nel ’68 per aver palesato posizioni pro-Dubcek.
Protagonista del filmato è Stella, storica speaker di Oggi in Italia, presso i cui studi lavorò dagli esordi alla chiusura. Per la prima volta dopo tanti anni, Stella decide di tornare a Praga per andare a visitare gli archivi della radio e rivedere la balia che accudì sua figlia. Un viaggio nella memoria della radio, dell’Italia degli anni ’50 e del proprio percorso di vita. Un viaggio fatto di emozioni e di ferite ancora aperte. La descrizione di questo viaggio è intercalata da varie testimonianze, tra cui quelle di Sandro Curzi, Carlo Ripa di Meana e Aroldo Tolomelli, per quasi vent’anni caporedattore della radio. I loro interventi rispondono a domande chiave: perché si dovette fare a Praga questa radio? Perché i redattori erano esuli? Perché il governo italiano si accanì per chiuderla? Perché invece fu chiusa dai sovietici? Domande e risposte svelano a poco a poco la storia, stimolando la curiosità e tratteggiando sempre più marcatamente il quadro di una radio scomoda e di una storia sfaccettata.
I PROTAGONISTI
•Stella Amici: fu speaker della radio per tutta la sua durata. Nel 1963 quando sono decadute le accuse contro di lei è tornata in Italia per una breve vacanza. Ha deciso però di continuare a lavorare a Oggi in Italia fino alla sua chiusura a fianco del marito, redattore di Radio Oggi in Italia.
•Sandro Curzi: è firmatario dell’accordo che sancisce ufficialmente la nascita di Radio Oggi in Italia e si occupa della radio sia come giornalista dell’Unità (di cui fu caporedattore e direttore) sia come responsabile Stampa e Propaganda della Direzione del Pci. Nel 1975 viene assunto dalla Rai, dove diventerà direttore del telegiornale di Rai 3. E’ stato consigliere d’amministrazione della Rai.
•Aroldo Tolomelli: nel dopoguerra è un giovane dirigente del Pci. A seguito delle agitazioni avvenute dopo l’attentato a Togliatti, viene accusato di essere il mandante di un omicidio. Espatria a Praga dove è caporedattore di Radio Oggi in Italia dal ’51 al ‘66. Rifiuta l’amnistia dichiarandosi innocente e torna in Italia nel ’66 solo quando decadono le imputazioni contro di lui. È stato senatore del PCI.
•Carlo Ripa di Meana: nei primi anni ’50 è tra i giornalisti incaricati di fornire contenuti a Radio Oggi in Italia per conto dell’Unità. Dal 1953 al 1956 è a Praga per dirigere la rivista World Student News. Nel ’57 lascia il Pci in seguito ai fatti di Ungheria ed entra a far parte del Psi. Dal 1974 al 1978 è presidente della Biennale di Venezia. Viene eletto deputato del Partito Socialista e in seguito dei partito dei Verdi. Nel 2005 diventa presidente dell’associazione ambientalista Italia nostra.
10 marzo 2009
La storia delle radio private stasera su RAI Storia
RAI Storia, il nuovo canale satellitare e digitale terrestre della RAI, mette in onda oggi, alle 18.04 e in replica alle 23.04, il documentario "I Cento Fiori" dedicato alla nascita del fenomeno della radiofonia privata in Italia. La diretta di RAI Storia si può seguire anche sul Web, attraverso il nuovo portale della RAI (a proposito, che ne pensiamo? Devo dire che la possibilità di seguire lo streaming di tutti i canali RAI - con qualche riserva iniziale sulla tecnologia Microsoft Silverlight, che però si rivela molto stabile anche su Mac OS X - mi piace moltissimo e tutto sommato anche l'interfaccia verso la raccolta dei podcast audio e video; forse per il momento la perplessità riguarda la convivenza tra il nuovo portale e le pagine dedicate ai singoli programmi, rimaste al vecchio formato). Ricordate che è possibile registrare I Cento Fiori in formato digitale attraverso il personal video recorder on the cloud di VCast Faucet.08 marzo 2009
Su France 3, le vedettes della radio francese
Il canale televisivo pubblico France3 trasmette domani sera, lunedì 9, alle 20.35, un bel documentario della serie Vie privée-Vie publique, curato da Mireille Dumas e dedicato a una serie di personaggi - giornalisti, conduttori - della radio francese. In "Les coulisses del la radio" Vengono messi a confronto e intervistati i grandi mattatori dei programmi mattutini di France Inter, Europe1, RMC e RTL, i conduttori e le conduttrici di rubriche molto ascoltate, come quella di Brigitte Lahaie su RMC, "Lahaie, l'amour et vous". Fino agli anni ottanta Brigitte era una famosa attrice porno e oggi la sua trasmissione pomeridiana sulla sessualità è seguitissima (potete scaricare i podcast a questo indirizzo).Lundi 9 mars 2009 à 20h35 - France 3
Les coulisses de la radioLes trois grandes stations généralistes et les chefs d'orchestre du " 7-9 " ont accepté d'être réunis pour la première fois en reportage et en plateau. Comment Vincent Parizot sur RTL, Nicolas Demorand sur France Inter et Marc-Olivier Fogiel sur Europe 1 essaient-ils de gagner la bataille de l'audience avec des grands journalistes politiques et des humoristes connus, Laurent Gerra, Stéphane Guillon et Nicolas Canteloup ? Un véritable marathon qui commence dès 4 heures du matin. Le direct ça se travaille. Bonjour le stress, au saut du lit !
Aujourd'hui, les "shows" à la radio se font en "bande", avec des animateurs-vedettes entourés de leurs chroniqueurs. Direction la gare Montparnasse où nous retrouvons la joyeuse équipe de Stéphane Bern qui enregistre sa quotidienne, Le Fou du Roi, une fois par mois en province. Tout aussi espiègle et plus fusionnelle, la "famille" de Laurent Ruquier qui ne "va pas se gêner" pour plaisanter en studio. Sans oublier le duo très caustique des Grandes Gueules, Alain Marshall et Olivier Truchot, qui déménage avec leurs GG trublions !
Certains jeux seraient-ils indémodables tout comme leurs animateurs ? Rendez-vous avec Philippe Bouvard qui nous emmène à l'enregistrement des Grosses Têtes. Pourquoi, à 80 ans, ce doyen de la radio est-il toujours aussi populaire ? Son émission qui fête sa 32e année lui survivra-t-elle, comme le Jeu des 1000 Francs au grand Lucien Jeunesse et à Louis Bozon ? Nicolas Stoufflet, le nouvel animateur du jeu le plus écouté de France depuis 50 ans, rebaptisé le Jeu des 1000 Euros, nous emmène au cœur de la France.
Autres figures et voix incontournables de la radio, Jacques Chancel et José Artur, avec leur émission culte, Radioscopie et le Pop club. A eux deux, ils ont reçu presque toutes les personnalités du monde, en dehors de Picasso et de Charlie Chaplin ! Jacques Pradel et Jean-Pierre Foucault, eux aussi, ont commencé en 1968. Si le premier a fait une parenthèse avec la télé, le second fête ses 40 ans de radio quotidienne non stop.
Et pour finir, les grandes prêtresses des confidences intimes, voire très intimes : Brigitte Lahaie et Caroline Dublanche. Uniquement des femmes, à l'instar des pionnières Ménie Grégoire et Macha Béranger ! De jour comme de nuit, elles reçoivent des confidences osées ou bouleversantes et donnent des conseils. Des parcours pour le moins différents entre l'ancienne star du X et la psychologue clinicienne, mais un point commun : des auditeurs inconditionnels, comme par hasard des hommes et pas n'importe lesquels ! Que de surprises à la radio !
04 febbraio 2009
In tv la guerra della onde di Radio Free Europe
Radio Free Europe - La guerre des ondes
Elle a peut-être changé le cours de la guerre froide : voix autoproclamée de "la démocratie et de la liberté", outil de basse propagande capitaliste pour ses adversaires, Radio Free Europe a longtemps incarné à l'Est la seule alternative aux organes officiels.
mercredi, 4 février 2009 à 20:45 Rediffusions :
07.02.2009 à 14:00
17.02.2009 à 10:30
Radio Free Europe - La guerre des ondes (Allemagne, 2008, 88mn) BR
Réalisateur: Christian Bauer
Stéréo 16 / 9
Elle a peut-être changé le cours de la guerre froide : voix autoproclamée de "la démocratie et de la liberté", outil de basse propagande capitaliste pour ses adversaires, Radio Free Europe a longtemps incarné à l'Est la seule alternative aux organes officiels.
C'est en 1950 que les Américains fondent la station RFE - Radio Free Europe - pour émettre à destination des pays du bloc soviétique : Pologne, Tchécoslovaquie, Hongrie, Roumanie et Bulgarie. Le siège est à Munich, alors capitale de la zone d'occupation américaine en Allemagne. Dès leurs débuts, Radio Free Europe et sa jumelle Radio Liberty sont les bêtes noires des services secrets d'Europe de l'Est. Elles seront la cible d'attentats à la bombe et de meurtres, notamment de 1980 à 1991. C'est ainsi que l'écrivain Georgi Markov, correspondant de RFE à Londres, sera assassiné en 1978 par un "parapluie bulgare" à la pointe empoisonnée. L'émetteur est financé secrètement par la CIA au départ, puis officiellement par le gouvernement américain. Soupçonnée en permanence d'abriter un nid d'espions, la radio emploie de nombreux réfugiés des pays de l'Est, dont l'engagement militant ne relève pas uniquement de l'anticommunisme primaire. D'emblée, les régimes communistes tentent de brouiller les émissions, mais les techniciens de RFE excellent à changer de fréquence pour être entendus malgré tout. Malgré les lourdes peines de prison encourues par les auditeurs, ceux-ci sont rapidement nombreux derrière le Rideau de fer.

