Il mio amico comunicatore Marzio, che, mi ha spiegato, è di origini triestine e slave, l'altro giorno mi ha inviato via Facebook il manifesto di una delle tante campagne per il Giorno del Ricordo, che si è celebrato oggi, 10 febbraio. Con una legge piuttosto recente, fortemente voluta dal governo conservatore, Il Giorno del Ricordo rievoca la tragedia delle vittime italiane infoibate nei quaranta terribili giorni di Trieste, alla fine della guerra, quando partigiani e truppe di Tito si accanirono sulle famiglie italiane di una area in cui la presenza italiana aveva radici storiche molto profonde. Un po' di bibliografia recente su queste vicende la trovate in questa bella scheda del sito Archivio '900. Ci furono molte migliaia di vittime e scomparsi; come scrive l'articolo di Wikipedia dedicato alle foibe, il governo De Gasperi chiese allora conto di 2.500 vittime e 7.500 desaparecidos. Ma fu se possibile ancora più amaro il destino di centinaia di migliaia di sopravvissuti costretti ad abbandonare case, lavoro e tutto il resto nel giro di poche ore. Gente in stragrande maggioranza pacifica e industriosa, vittime inermi di qualche decennio di degenerazioni e violenze nazionaliste, capaci di spazzare via uno spirito di convivenza fiorito in secoli di colonizzazione veneziana dell'Istria. I profughi istriani si ritrovarono schiacciati tra l'incudine e il martello di due ondate di violenza di natura e cultura contropposte, ma egualmente efficaci nel fare piazza pulita di ogni razionalità. Succede molto spesso, quando l'esaltazione di pochi brucia in poco tempo la memoria, sempre pronta a diventare labile, di lunghissimi anni di frequentazione reciproca. Parte della mia famiglia sa che cosa significa perdere tutto, speranze incluse, per colpa dell'accanimento contro il "nemico" di turno, sempre rigorosamente inventato a colpi di facili pregiudizi. Oggi in Quirinale il Presidente Napolitano (approffitto qui per esprimergli, nel mio piccolo, una solidarietà filiale per le accuse incredibili che gli sono state rivolte in questi giorni), ha pronunciato un bel discorso, poche parole per ricordare sia le responsabilità dell'Italia fascista sia le atroci ingiustizie subite in seguito dalla comunità italiana. La memoria di un reciproco odio scientificamente coltivato, delle sue conseguenze irreversibili e atroci, è forse l'unico vaccino per capirlo ed evitarlo nel futuro (quanto è accaduto nella ex Yugoslavia una quarantina d'anni dopo dovrebbe farci riflettere su certe dimenticanze). Mi scuso con Marzio per non aver colto il suo opportuno rimando inserendo questo post prima del 10 febbraio (pessima memoria, la mia). Il Giorno del Ricordo è stato voluto da uno schieramento politico che mi convince sempre meno e forse qualcuno, in quello schieramento, avrà ceduto alla tentazione di usare l'evento come un diversivo. Ma questo non mi porta certo ad accettare l'oscenità della pulizia etnica, o magari a considerarla come una comprensibile "vendetta". Se ricordare significa ristabilire la verità storica, attribuire a tutti le responsabilità che si meritano e soprattutto tornare al dialogo cancellato dalla violenza, sarò sempre in prima fila, tanto più se considero la bellezza di quelle parti dell'Adriatico, le cose squisite delle loro cucine, l'istintivo affetto che da mezzosangue mi lega a tutte le regioni di confine, alle città che accolgono famiglie capaci di parlare due, tre, quattro lingue contemporaneamente, ad apprezzare e condividere i doni della diversità.
In realtà questa occasione mi è tornata in mente solo ieri, guardando su Chi l'ha visto? un bel servizio sulla squadra di calcio Fiumana, una antica formazione sportiva che oggi chiede di essere iscritta al campionato di Serie C. Nel servizio sono stati intervistati brevemente i redattori italiani di Radio Fiume (Rijeka Radio) da dove ogni giorno alle 16 è possibile ascoltare il notiziario in lingua italiana. All'indirizzo indicato trovate il segnale di Radio Fiume in streaming. Ho provato a riversare il breve reportage di Chi l'ha visto in formato Quick Time. Lo potete prelevare qui, io l'ho trovato molto equilibrato e suggestivo in una giornata come questa.
In realtà questa occasione mi è tornata in mente solo ieri, guardando su Chi l'ha visto? un bel servizio sulla squadra di calcio Fiumana, una antica formazione sportiva che oggi chiede di essere iscritta al campionato di Serie C. Nel servizio sono stati intervistati brevemente i redattori italiani di Radio Fiume (Rijeka Radio) da dove ogni giorno alle 16 è possibile ascoltare il notiziario in lingua italiana. All'indirizzo indicato trovate il segnale di Radio Fiume in streaming. Ho provato a riversare il breve reportage di Chi l'ha visto in formato Quick Time. Lo potete prelevare qui, io l'ho trovato molto equilibrato e suggestivo in una giornata come questa.