20 giugno 2009

Minimo solare senza macchie, scoperta la causa?

Gli scienziati del National Solar Observatory di Tucson, Arizona, potrebbero aver individuato la ragione del prolungato minimo che caratterizza da parecchi mesi il ciclo di attività solare. Nella profondità dell'astro esiste una "corrente a getto" che si muove come le correnti oceaniche o analoghi fenomeni atmosferici. Come spiega Spaceweather.com sarebbe questa corrente a partecipare a "innescare" il ciclo delle macchie solari e dei fenomeni ad esse associate: quando la corrente raggiunge una determinata latitudine del globo solare, i 22 gradi, le macchie ripartono. Negli ultimi tre o quattro anni, dicono i ricercatori di Tucson che si sono serviti di avanzate tecniche di indagine "eliosismica", la corrente a getto interna si è mossa con inusistata lentezza. La scoperta sembra confermare anche che il lungo minimo è arrivato alla fine perché la corrente in quesione si sta di nuovo muovendo. Contrariamente alle previsioni di alcuni, le macchie torneranno a ricoprire il disco del sole.

Mystery of the Missing Sunspots, Solved?
06.17.2009


June 17, 2009: The sun is in the pits of a century-class solar minimum, and sunspots have been puzzlingly scarce for more than two years. Now, for the first time, solar physicists might understand why. At an American Astronomical Society press conference today in Boulder, Colorado, researchers announced that a jet stream deep inside the sun is migrating slower than usual through the star's interior, giving rise to the current lack of sunspots.
Rachel Howe and Frank Hill of the National Solar Observatory (NSO) in Tucson, Arizona, used a technique called helioseismology to detect and track the jet stream down to depths of 7,000 km below the surface of the sun. The sun generates new jet streams near its poles every 11 years, they explained to a room full of reporters and fellow scientists. The streams migrate slowly from the poles to the equator and when a jet stream reaches the critical latitude of 22 degrees, new-cycle sunspots begin to appear.
Howe and Hill found that the stream associated with the next solar cycle has moved sluggishly, taking three years to cover a 10 degree range in latitude compared to only two years for the previous solar cycle.
The jet stream is now, finally, reaching the critical latitude, heralding a return of solar activity in the months and years ahead. "It is exciting to see", says Hill, "that just as this sluggish stream reaches the usual active latitude of 22 degrees, a year late, we finally begin to see new groups of sunspots emerging."
The current solar minimum has been so long and deep, it prompted some scientists to speculate that the sun might enter a long period with no sunspot activity at all, akin to the Maunder Minimum of the 17th century. This new result dispells those concerns. The sun's internal magnetic dynamo is still operating, and the sunspot cycle is not "broken."
Because it flows beneath the surface of the sun, the jet stream is not directly visible. Hill and Howe tracked its hidden motions via helioseismology. Shifting masses inside the sun send pressure waves rippling through the stellar interior. So-called "p modes" (p for pressure) bounce around the interior and cause the sun to ring like an enormous bell. By studying the vibrations of the sun's surface, it is possible to figure out what is happening inside. Similar techniques are used by geologists to map the interior of our planet.
In this case, researchers combined data from GONG and SOHO. GONG, short for "Global Oscillation Network Group," is an NSO-led network of telescopes that measures solar vibrations from various locations around Earth. SOHO, the Solar and Heliospheric Observatory, makes similar measurements from space.
"This is an important discovery," says Dean Pesnell of NASA's Goddard Space Flight Center. "It shows how flows inside the sun are tied to the creation of sunspots and how jet streams can affect the timing of the solar cycle. We still don't understand exactly how jet streams trigger sunspot production," says Pesnell. "Nor do we fully understand how the jet streams themselves are generated."
To solve these mysteries, and others, NASA plans to launch the Solar Dynamics Observatory (SDO) later this year. SDO is equipped with sophisticated helioseismology sensors that will allow it to probe the solar interior better than ever before. "The Helioseismic and Magnetic Imager (HMI) on SDO will improve our understanding of these jet streams and other internal flows by providing full disk images at ever-increasing depths in the sun," says Pesnell.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Siamo arrivato al punto che ormai ogni mese nasce una nuova teoria per spiegare l'attuale sonno del sole.
Ma la parte migliore è questa
"The jet stream is now, finally, reaching the critical latitude, heralding a return of solar activity in the months and years ahead."

La scoperta dell'acqua calda, che riprenda tra mesi o anni penso che sia in grado di dirlo chiunque.

Andrea ha detto...

Non sono completamente d'accordo. Non è proprio così, le teorie non nascono "ogni mese". Il ciclo solare è un fenomeno conosciuto e studiato da tempo, ma solo negli ultimi venti o trent'anni disponiamo di un determinato apparato strumentale e quindi teorico. Le teorie sono tutte nuove e non fioccano così frequentemente. In questo caso non è "chiunque" a dire che il ciclo sta per riprendere il suo corso regolare dopo un minimo inusitatamente lungo, e non si parla di una finestra di incertezza di mesi o di anni. Qui c'è una previsione abbastanza circoscritta riferita a un andamento di cui in precedenza si sapeva poco. E' stato fissato anche un preciso valore di soglia ed è l'approssimarsi di questo valore che induce a ipotizzare una ripresa. Grazie in ogni caso per il commento - i commenti sono sempre molto graditi - e per una lettura così attenta del post.

Cristian ha detto...

Mi scuso per l'intervento precedente non sapevo di essere anonimo.
Guarda Andrea è certamente vero che le previsioni iniziali sul ciclo siano state sbagliate e ora stanno misurando delle macchie che prima non venivano contate 'quasi' a cercare a tutti i costi la conferma di una ripresa dell'attività solare.
Macchie come quelle di questi giorni, negli anni scorsi non venivano neanche considerate.
Verissimo quanto hai detto sul fatto che oggi disponiamo di strumenti più precisi altrettanto vero è il fatto che scrivere in un articolo così scientifico che il ciclo riprenderà tra mesi o anni è una cosa ridicola. Ovvio che prima o poi riprenderà!
Nonostante quindi la maggiore precisione degli strumenti e delle tecniche attuali sicuramente molto resta ancora da comprendere sulla nostra stella.

Puoi trovare queste e altre considerazioni su questo blog http://daltonsminima.wordpress.com/ che reputo particolarmente interessante e con il quale mi sento di condividere molte problematiche espresse.

Un sincero complimento per il tuo sito che trovo particolarmente interessante ed è un riferimento per tanti amanti della radio.
saluti
cristian puddu

Andrea ha detto...

Cristian, grazie a te per la segnalazione del sito Daltonsminima. (Cristian, per chi non lo sapesse, cura un eccellente sito di notizie radiantische, SardegnaHertz ed è un grande - e la mia non è una iperbole - esperto di fenomeni propagativi FM.) Nel blog da te citato non ho letto l'intero archivio di post da ottobre 2008 a oggi ma ti confesserò che in una iniziativa di questo genere non condivido la mancanza di dettagli estesi sugli autori e sulla loro formazione. Io sono uno scienziato mancato per colpa di una laurea in fisica mai conseguita, ma ritengo che non sia corretto entrare in polemica con dei ricercatori senza mettere tutte le carte in tavola. Con questo non voglio dire che le tesi formulate da Daltonsminima siano inattendibili, è solo una questione di forma.
Tornando alle tue affermazioni, non hai certo tutti i torti. I toni dell'articolo pubblicato da SpaceWeather possono sembrare vaghi e dilettanteschi. Non stiamo però parlando di un articolo "scientifico" pubblicato sugli Annals of Physics, ma di un testo divulgativo elaborato quasi sicuramente da giornalisti. Non dovremmo soffermaci su una conclusione un po' semplicistica, ma sulla teoria dei "jet streams" e dell'avvicinarsi delle osservazioni a valori di soglia ipotizzati come critici. L'esistenza di una ipotesi e di un modello ben precisi portano i ricercatori ad affermare che il minimo prolungato (anomalo rispetto ai cicli precedenti) sta per risolversi nel giro di un tempo relativamente breve se confrontato con altri periodi di minimo ben più estesi, incerti e definibili solo in chiave storicistica (qui stiamo parlando di valutazioni e stime formulate in tempo quasi reale).
Grazie ancora per la tua attenzione e per i tuoi preziosi commenti.

Cristian ha detto...

Grazie a te Andrea per il riferimento al mio sito! A presto!
Cristian