22 dicembre 2007

Stockhausen, necrologio con onde corte

Le mie memorie di loggionista della Scala, negli anni in cui era ancora possibile trascorrere lunghe ore al freddo, sotto i portici lato via Filodrammatici, nella concreta speranza di rientrare in quei duecento posti in piedi per ciascuna galleria (le piccionaie del teatro), annoverano un contatto abbastanza approfondito con Donnerstag aus Licht, prima giornata del ciclo operistico di Karlheinz Stockhausen. Il giovedì della Luce fu rappresentato nel 1981 e un’amica di famiglia, traduttrice dal tedesco, era stata cooptata per la versione italiana del libretto e delle complesse note del compositore. Mi mostrava tutte quelle fotocopie conoscendo la mia passione per la musica. L’esecuzione la ricordo ancora molto bene. Donnerstag è dedicata alla crescita di Michael, figlio del compositore e trombettista. La complicata trama prevedeva un tortuoso percorso dell’esecutore (la tromba era radiomicrofonata) sul palcoscenico e nei corridoi della platea, in un allestimento molto suggestivo.
Stockhausen è scomparso il 5 dicembre ma solo adesso ho la possibilità di leggere i necrologi pubblicati sui giornali online. Ho visto che anche Fabrizio ha riportato sul suo Technosoc l’articolo dell’Independent. Oggi DXLD cita l’obituary pubblicato da Economist. Alla mia vita di loggionista sono molto affezionato ma l’argomento sarebbe del tutto fuori tema se non fosse per il titolo molto particolare di una composizione di Stockhausen: Kurzwellen. Il compositore di Colonia produsse la “partitura” di Onde corte nel 1968 e nel catalogo della Stockhausen Verlag su Internet sono disponibili due diverse esecuzioni di questo particolarissimo brano che prevede la presenza, sul leggio degli interpreti, di quattro ricevitori a onde corte, da sintonizzare in modo estemporaneo (non ci potranno mai essere due esecuzioni di Kurzwellen identiche). Stockhausen era affascinato fin dai giovanissimo dai rumori e quelli che si possono sentire sulle onde corte insieme alle voci e alla musica trasmesse dalle stazioni sono una forma di rumore elettronico che sembrava combaciare alla perfezione con una poetica esoterica, forse pretestuosa, ma - soprattutto allora - dirompente. Nelle sue note al CD numero 13, che contiene una prima versione di Kurzwellen (l’altra è nel CD numero 61), il compositore scrive:

"What could be more general, more supra-personal, inclusive, universal, instantaneous, than the broadcasts that become musical material in KURZWELLEN? How can we break out of the sealed world of radio waves that enclose our globe like a musical retina? Does not a great deal of what we receive via short-wave radio already sound as if it came from completely different spaces, beyond speech, reportage, music, Morse code?

"KURZWELLEN is the culmination of a long development and at the same time the beginning of a new consciousness. Whatever happens consists only of world-wide broadcasts NOW; it is structured by the human spirit, but also forms and constantly transforms itself because of the interference of all braodcasts with one another; it is brought to a higher unity by the players during a performance. The former opposites of the old and the new, the far and the near, the familiar and the unfamiliar are dissolved. EVERYTHING is the WHOLE and SIMULTANEOUS. Tenses disappear, as will preconsciousness.

"And now? Into the world of extreme attainability, extreme unforeseeability, to whose limits we have trust, something extra-terrestial must penetrate, something which cannot yet be found on any radio on earth. Let us take up the search!"


Il testo è ricavato dal sito di Albrecht Moritz e altre annotazioni su Kurwellen si trovano su Sonoloco alias Ingvar Loco Nordin. Che a proposito di Kurwellen osserva:

When I was young – and certainly when Stockhausen was young (bodily young!) – short-wave radio was in frequent use. I don’t know how many young people today come into contact with the ever-changing sounds of short-wave transmissions, since they usually tune in to local FM stations with no static and with CD-quality sound; lately even via digital transmissions. However, for us who have been around in our most recent bodies for at least fifty earthling years, the sounds of the short-wave, the Morse-signals, fragments of melodies, the static between stations, sudden emerging and retracting voices from anywhere on the planet (heavily turning over, revolving around its axis with all its forests and mountains and factories and dump trucks and people and ant mounds into new sunrises blinding you out of the east) constitute a fascinating and fantasy-triggering – even vision-inducing – quality of the auditive, mingling all cultures and religions, all political systems and all devoted causes of all points of the compass, from all walks of life, bouncing off the inversion layers of the atmosphere to our receivers in our private chambers, in a linguistic feast, a Babylonic demonstration of the dispersing of morphemes across our heavenly home, floating, turning, revolving in the remote areas of an extremity of a spiral galaxy… transmitters, receivers, transmitters, receivers – and the messages immerse us, even though only a minor fraction of them are intelligible to our limited ears, our limited knowledge.

However, there is another way, other than through familiar linguistics and known morphemes, in which we can benefit from these short-wave sounds, as we can appreciate the underlying wholeness of humanity, of communication – of the static of Existence itself! It’s like the background hum of the Universe, in the average 2° Kelvin of the void. It’s not hard to float into states like that when you’re turning the dial of a short-wave receiver! It’s like being connected to the heart of the sunrise! Maybe secrets lurk there, and probably the sum of these transmissions constitute an essentially different nature and quality than simply being the sum of all the individual transmissions, the way the conscience of a human being far outruns the sum of all the cells of the anatomy.

Sabato scorso BBC 3 ha dedicato una breve retrospettiva a Stockhausen, senza purtroppo riportare alcun estratto da Kurwellen. Forse per non essere troppo scontata, o semplicemente perché l’opera non è stata considerata rappresentativa. Il programma è in archivio ancora solo per oggi, 22 dicembre, ma l’ho registrato in bassa qualità, se può interessare a qualcuno. Anche senza Kurzwellen la trasmissione offre un ampio panorama sull’opera di questo controverso musicista “di rottura”, sulla sua personale interpretazione del serialismo, del contrappunto e di altre forme musicali.
Sul sito ufficiale delle Edizioni Stockhausen si trova il catalogo su cui ordinare i CD. Su Licht potete trovare le eccellenti note di Bernard Pulham, con il “leitmotif” di Michael in Donnerstag.
La figura di Karlheinz Stockhausen oggi non ha la stessa “altezza” nel panorama della musica e della cultura artistica contemporanea, un po’ anche per volontà di un autore che si è intenzionalmente allontanato dal pubblico negli ultimi anni. Curiosamente, la sua parabola di compositore ricalca quella delle onde corte. Alla fine degli anni sessanta, come scrive Nordin, moltissimi ascoltavano le emittenti internazionali e avevano familiarità con i fruscii, le evanescenze, le distorsioni che affascinavano Stockhausen e la sua concezione di una sfera musicale "aliena", della musica come metafisica intersezione con un universo altro e irraggiungibile. Resta, del picco di entrambe le parabole, un’impronta culturale incancellabile e ancora leggibile, a chi sappia e voglia guardare e ascoltare bene.

1 commento:

Galassi ha detto...

Kurzwellen! Me lo ricordo bene.
Cercavo Radio3 e al suo posto notai questa miscela di radio sintonizzate!