09 novembre 2006

Statistiche radiofoniche


Sono andato a leggermi sul sito dell'Istat il capitolo dell'Annuario statistico italiano 2006 (pubblicato oggi) riguardante le Attività culturali e sociali varie. C'è una interessante tabella sui consumi mediatici per fascia d'età e regione, con un dato in particolare sulla percentuale di chi dichiara di ascoltare la radio (e un dettaglio sul sottoinsieme di quelli che la ascoltano più volte la settimana). Nello spaccato per età emerge un pubblico sostanzialmente molto giovane: le tre fasce dai 18 ai 19, 20-24 e 25-34 anni sono radioascoltatori generici almeno all'80% e oltre il 65% degli ascoltatori sono piuttosto assidui, cioè ascoltano più volte alla settimana. Drammatica invece è la contrazione subita nelle fasce estreme. Dopo i 65 anni meno del 43% degli italiani dice di ascoltare la radio, sopra i 75 diventano meno del 35%. E non è perché a quell'età si diventa duri di d'orecchio: tra i 65 e i 74 si trovano infatti i campioni assoluti di ascolto televisivo (96,7%), oltre i 75 anni "solo" il 93,4% guarda la tv. Chi ascolta molto la radio, la fascia dei 25-34, non legge i quotidiani (un dato congruo, visto che buona parte dell'ascolto avviene in automobile).
In un'ottica geografica, l'area più affamata di programmazione radiofonica è la provincia di Bolzano, con l'81,7% di ascoltatori generici. I liguri invece se ne fregano (non sanno quanti segnali lontani si perdono!) e accendono la radio solo nel 54,5% dei casi. Complessivamente, su 56,8 milioni di italiani sopra i 3 anni, il 63% ascolta ogni tanto la radio. Di questi, il 61% circa la ascolta tutti i giorni. Il volume, consultabile gratuitamente in PDF, contiene anche una sommaria analisi qualitativa del tipo di programmazione diffuso dai tre canali radiofonici nazionali, classificandolo per generi.

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