28 novembre 2008

Il successo delle radio DRM non dipende dai negozi

Qualche ora fa Benn Kobb ha bussato alla porta-finestra di GTalk aperta su Radiopassioni. Forse ricorderete che Benn, giornalista, autore di libri (il suo Wireless Spectrum Finder è una "widely acclaimed reference" sulla allocazione delle risorse spettrali ai servizi di radiodifussione e radiocollegamento negli USA) e consulente interessato a promuovere l'uso del DRM, Digital Radio Mondiale, su scala locale e regionale negli Stati Uniti. Benn, che ama molto l'italiano e lo studia, dice di trovare sempre cose interessanti e ogni tanto si mette in contatto con me per discutere le novità.
Oggi voleva parlarmi di un intervento sul suo sito 26MHz.us relativo a un fattore che viene sempre citato tra gli ostacoli alla diffusione dei vari sistemi di radio digitale. Lo potremmo chiamare il which comes first factor (o chicken and egg factor, se preferite). In questo caso il which comes first si riferisce al "content" o al "receivers". Chattando con Benn lui dalla Virginia, io a Milano, mi spiegava di aver rimuginato sulla questione anche perché, raccontava, l'altro giorno era andato a cercarsi un ricevitore HD Radio. «E' incredibile lo stato di confusione in cui si trova questo progetto," ticchettava Benn. «Sono entrato in un punto vendita della più grande catena di elettronica americana e ci ho messo venti minuti a trovare, lasciato lì sull'ultimo degli scaffali, per giunta male illuminato, un solo esemplare di apparecchio, un tuner stereo potente e costoso.» E poi mi ha chiesto: «did you know that word, "spiff"?» E no, gli ho risposto (ripensandoci conoscevo in effetti "spiffy" che vuol dire grossomodo elegantone, ma non c'entra del tutto). «Sai, è il premio che viene dato al venditore sulla merce piazzata. Non ci sono spiff per i ricevitori HD Radio. Invece per Sirius, la radio satellitare, i premi sono molto sostanziosi.» Il che spiega, gli ho risposto io, perché ci sono tanti abbonati a Sirius (ormai con la fusione saranno più di 18 milioni) ma l'operatore ha una montagna di debiti. Benn era d'accordo, mi ha detto che i "financials" di Sirius XM sono, letteralmente, "in the toilet". E ha concluso la sua chat affermando che «su un canale commerciale di questo tipo,» dove HD Radio viene totalmente ignorata dai rivenditori che non hanno interesse a promuoverla, «sarà molto difficile vendere anche ricevitori DRM.»
E allora il DRM è destinato anche lui all'insuccesso, come HD Radio, che ha commesso il tragico errore di mettere i suoi ricevitori sugli scaffali sbagliati? Leggetevi l'editoriale di Benn, è davvero provocatorio, perché riesce a far capire che forse è troppo banale spiegare il flop del DRM solo con la sostanziale carenza di ricevitori. In pratica Benn afferma che non c'è scritto da nessuna parte che i contenuti trasmessi in DRM devono aspettare che i negozi, i punti vendita fisici, si riempiano di apparecchi. «Questa è una strategia di follower, non da leader,» scrive. «Gli editori di CD Rom non hanno aspettato che sui pc di tutto il mondo fosse installato un lettore di CD Rom» (il paragone è formalmente corretto ma non di buon auspicio, perché l'industria dell'editoria multimediale ha bruciato parecchi soldi e non ha mai avuto solidi "economics"). Tra l'altro, aggiunge Benn, sarebbe assurdo aspettare che i ricevitori (e in che numero, poi, quale sarebbe un quantitativo "sufficiente"?) arrivino nei negozi retail. Il DRM è un prodotto di nicchia che deve usare canali speciali: i cataloghi, i siti Web. O stimolare accordi verticali tra produttori di sistemi di trasmissione e ricezione. Il nuovo brand UniWave, per esempio, è stato fondato da un ex dirigente della Thomson. E Thomson Broadcast & Multimedia è uno dei maggiori fornitori di modulatori DRM ai broadcaster internazionali. L'uscita del dispositivo UniWave Di-Wave, interessante perché dovrebbe essere basato su chipset Mirics inserito in un modulo della cinese NewStar, è attesa per l'inizio del prossimo anno, dopo la registrazione dell'apparato presso la FCC. Nel frattempo, sottolinea ancora Benn, Deutsche Welle e BBC hanno già messo in cantiere i test di un nuovo servizio congiunto di contenuti informativi rivolti agli ascoltatori europei, sulle onde corte e sui 1296 kHz in onde medie da Orfordness.
Se la radio UniWave sarà sostenuta da una campagna di marketing adeguata e riuscirà a trovare i canali commerciali giusti (non necessariamente i tradizionali punti vendita dell'elettronica di consumo), la disponibilità di quei contenuti sulle onde corte in qualità digitale potrebbe convincere numerosi acquirenti. Inizialmente sarebbe un mercato di nicchia perché le onde corte sono ormai un mezzo di supernicchia, ma se si riuscisse a creare sufficiente "awareness" (è questo l'assunto di Benn), allora perché non sperare che il DRM si imponga su scala locale, magari nella banda dei 26 MHz caldeggiati dal sito di Benn Kobb, dove potrebbero esserci bacini di ascolto più interessanti.
Insomma, le incognite non mancano (io continuo a essere molto scettico sull'uso di una modulazione di quel genere per lunghe distanze ionosferiche, perché il problema del fading e della conseguente perdita di informazione non sarà mai accettabile, neppure per un pubblico di nicchia), ma forse Benn ha ragione: non dobbiamo inventarci più ostacoli di quelli che già si devono superare davvero.

BBC & DW Regional Service Testing

Nov 27, 2008

Tests of the BBC World Service / Deutsche Welle regional HF DRM service are now being heard in North America and elsewhere.

This service is a positive development for DRM. It apparently is timed to correspond with the introduction of the UniWave DRM receiver in early 2009.
"Broadcast in clear digital quality," a news release says, "it will be available from early morning till late at night targetting Western and Central Europe and a potential audience of 170 million listeners with global news and current affairs and a rich mix of in-depth analysis, documentaries and cultural programmes."
Some believe that regional DRM service is pointless because of lack of DRM receivers or because radio itself has been obsoleted by the Internet, broadband wireless and satellite radio. Here is my take on the first of those arguments.
It is an incredible notion that stations should wait to transmit DRM until sufficient numbers of consumers own DRM receivers, or until the receivers are "in shops". That is a strategy for followers, not leaders.
CD publication began before most consumers had CD-ROM readers or CD players. Cellular and satellite services, and even FM radio services did not wait for large numbers of citizens to own suitable equipment before starting. Such a model is so conservative that it would lead to little or no digital broadcasting.
Retailers will not stimulate interest in, and consumers won't invest in and spread the word about media that don't exist. The receiver must be useful upon power up. A digital receiver that can't consume digital content because there is no such content is worthless for its principal use.
Moreover, the number of receivers in the field that must justify DRM broadcasts is a near-mystical value that will vary depending on the broadcaster's mission and imagination.
Few HF receivers, whether analog or digital, are in shops because that is not where Americans buy them. The big-box retailers that dominate the U.S. consumer electronics scene carry few if any HF receivers. We doubt that their salespeople would know what HF is, particularly without aggressive "spiffs" -- per-sale bonuses -- to motivate them to push such products.
The shopper in these mazelike stores is lucky even to find HD Radios, after hundreds of millions of dollars spent on their forgettable promotion.
DRM receivers can find their way to specialized audiences, through channels such as web, catalogs, partnering and direct marketing including receiver sales by stations themselves. The emerging open-source hardware model may also be worth considering, as a means to drive down development costs.
One U.S.-based brand, Eton, has proven adept with HF marketing. I've urged Eton to consider its future with DRM in view of the declining market for analog HF technology.
Vertical integration of broadcaster and receiver manufacturer or brand is another option. UniWave was founded by a former Thomson executive. Thomson Broadcast & Multimedia is a major DRM transmission equipment supplier.
I look forward to tuning the BBC/DW service on a UniWave receiver.

4 commenti:

BAK ha detto...

Ciao, sono Bak di Radio Pazza (radiopazza.blogspot.com) e ogni tanto provo a leggere i tuoi post, anche se sono dedicati a specialisti del settore.
Un mio sogno nel cassetto è sempre stato quello di avere una Radio/Televisione pirata via etere, magari di quelle che trasmettono una o due ore al giorno e poi puff ...
Il fatto è che tantissimi canali del televisore sono vuoti e poi col passaggio al digitale terrestre lo saranno ancora di più!
Ora sono fisso a Barcellona e la conversione a digitale sta iniziando ad essere qualcosa di massivo (per sport, films, etc.) e la gente non si rende conto che fra un pò sarà tutto a pagamento.
Tu che ne pensi? Dove potrei trovare una guida per Dummies per fare una Radio Pirata via etere?
Vabbè chiedo troppo ...
hehehe
Ciao

Andrea ha detto...

Che invidia, Bak. Salutaci Barça. Il commento è in calce al post sbagliato, ma avrai visto che RP si occupa anche di radio pirata. Spulciando in archivio forse qualche link lo trovi, mi riferisco in particolare ad alcune società che costruiscono trasmettitori a bassissima potenza per la modulazione di ampiezza e di frequenza (low power AM/FM). Su Internet si trovano molti di questi fornitori rivolti a mercati regolamentati a favore delle licenze low power, inoltre esistono parecchi siti che illustrano schemi di trasmettitori (mi sembra per esempio che il sito dell'emittente finlandese "ufficiosa" Scandinavian Music Radio parli in dettaglio dei suoi impianti e delle antenne) Molto dipende dal tipo di stazione che hai in mente. Costruire una radio pirata FM è abbastanza semplice, ma è una banda molto, molto sorvegliata dalle varie amministrazioni postali e il rischio di sequestro e multa è elevato. In onde medie c'è il problema della copertura, che sarà giocoforza limitata. Per questo molti pirati europei scelgono la banda delle onde corte dei 48 metri, tra 6200 e 6400 kHz. I rischi legali ci sono ma il livello di attenzione delle autorità è un po' più basso se si riescono a evitare interferenze troppo cospicue sui canali assegnati alla comunicazioni marittime.

mariu ha detto...

Radio Pazza, non l'avrei mai conosciuta, se non avessi letto il commento di Bak.
Bellissima l'idea della radio pirata.
Parati il c.., ma falla, Bak!
C'è un gran bisogno di pirati come te
:)

Andrea ha detto...

Ssst, non lo dite in giro ma qui si può anche scrivere "culo": spero sempre di diventare primo ministro e dire "culo" mi sembra un requisito essenziale.
Pararsi il culo, per un pirata della radio in Europa può non bastare, anche se col tempo le sanzioni si sono fatte meno sproporzionate. Tanti anni fa impazzavano, molto più di adesso, le stazioni pirata nella piccola Olanda, specie sulle onde medie, intorno ai 1380 kHz. Erano veramente artigianali, trasmettevano cose del tutto improbabili e spesso commettevano l'ingenuità di dare dei recapiti in uffici postali di villaggi di duecento anime. Coglierli in flagrante doveva essere facile per i poliziotti. Che arrivavano, sequestravano (questo lo fanno anche adesso, in Italia è successo anche l'Escopost sequestrasse dei ricevitori "non autorizzati"), davano multe e se non potevi pagare, o forse anche se potevi pagare, finivi in galera. Se non ricordo male una volta ricevetti una risposta, scritta a mano, da uno di questi pirati, il fatto di arrivare in tutto il continente doveva essere gratificante per loro. Nella lettera si scusava del ritardo, dovuto al suo temporaneo soggiorno nella prigione locale.
Più recentemente, a parte le stazioni "hobby pirate" della banda dei 48 metri, il fenomeno delle radio pirata più creative e interessanti viene, ancora una volta, da Londra, dove le stazioni abusive spesso sono molto più ascoltate delle radio commerciali più quotate (e legali). Tempo fa - se cercate su RP dovreste individuarlo facilmente - ho pubblicato una lista messa insieme in un paio d'ore da una stanza d'albergo a Marble Arch. Diverse stazioni (alcune riescono ad arrivare a ottenere licenze temporanee) hanno persino un sito Web. OFCOM, il regolatore britannico, ha ingaggiato un'aspra battaglia contro le emittenti illegali. In questa pagina l'authority dà conto di oltre 850 impianti sequestrati a 43 stazioni tra il 2007 e il 2008 e offre tutte le istruzioni per denunciare attività di occupazione illegale dello spettro che possono recare grossi danni alla collettività (interferenze ai servizi di emergenza e alle torri di controllo, ma sono allarmi un po' esagerati). Per trovare elenchi di stazioni e altre cose divertenti potete provare qui e qui.