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05 marzo 2014

La Corte dei Conti fa le pulci sul bilancio RAI 2012 (quasi 246 milioni di buco). Radio (e tv) non mettono a frutto il potenziale sul Web.


Un tweet catturato da Andrea Borgnino rivela la presenza sul sito della Corte dei Conti (in fin dei conti è una non notizia, vista la funzione di questo organo di controllo) di una ampia relazione sul bilancio della RAI negli anni 2011 e 2012. Una relazione che contiene moltissime indicazioni sia sul mercato radiofonico in Italia, sia sul potenziale (ampiamente sprecato) di Radio RAI, che nel 2012 è costata 128,7 milioni di euro, 2 in meno rispetto al 2011. Nel complesso la RAI perde 245,7 milioni di euro nel 2012, contro l'attivo di 39,7 milioni maturato nel 2011. Nel secondo anno preso in esame dalla Corte (può essere utile esaminare il confronto con il 2010), il buco in bilancio è legato a diversi fattori, in particolare i grossi investimenti legati alla copertura delle Olimpiadi e una perdita secca di circa 200 milioni sugli introiti pubblicitari (contrazione del 22% rispetto al 2011). Particolarmente gravoso è anche il peso dell'evasione del canone ordinario, che nel 2012 sarebbe stata pari al 27%.

A parte tutte le altre considerazioni, economicamente la radiofonia pubblica - che nella relazione della Corte viene pur sempre definita il secondo medium italiano per numero di fruitori - fa la parte della Cenerentola. Basti pensare che per Radio 3, il canale culturale e musicale, vengono spesi solo 11,5 milioni in costi di produzione. La relazione fa le pulci anche al resto, incluso il piano di rilancio della radiofonia del 2009: evidentemente non riuscito - ma questa è una mia considerazione -  se in termini di ascolti Radio RAI è precipitata nella metà inferiore della Top 10 dei network. Messa in discussione soprattutto la strategia Web, definita troppo frammentata e disorganizzata. Il risultato è che anche nell'"ascolto"via Internet Radio RAI è indietro rispetto ai privati. Per quanto concerne la TV il divario è ancora più pesante in termini di ricavi: con tutti i suoi programmi televisivi l'ente pubblico incassa sul Web 8 milioni di euro e rotti contro i 30 del concorrente "naturale" Mediaset. La RAI non riesce a "inseguire" i suoi potenziali ascoltatori, malgrado i lodevoli tentativi che la radiofonia in particolare ha fatto per il potenziamento dell'offerta in streaming e in podcast. Tra le righe della relazione della Corte si legge una esortazione a rivedere completamente la brand identity sul Web, per la televisione si tratterebbe di strutturare le offerte in percorsi tematici più integrati, per la radio di aumentare l'interazione (vengono citati gli esperimenti di Radio 3) e ridurre, appunto, la frammentazione attuale - frutto aggiungo io della solita incapacità di pianificare una vera strategia online ex ante: come sempre accade la Rai si limita a gestire alla bell'e meglio un coacervo di siti individuali e un mosaico di stimoli contrastanti, senza una visione unitaria del marchio Radio RAI, neppure a livello dei singoli canali. Ovviamente bisogna tener conto del fatto che dalle considerazioni della magistratura contabile mancano completamente gli aspetti che riguardano la nuova offerta dei canali di Web radio, per i quali non erano ancora disponibili dati.
Per gli addetti al settore è una lettura fondamentale, per noi utenti è uno scenario in parte desolante. Figuratevi che nel 2012 un canale di pubblica utilità come ISORadio è stato gestito dalla RAI "pro bono" senza incassare alcun corrispettivo economico (circa 2 milioni) a causa della scadenza del contratto con il CCISS. Per non parlare della RAI fanalino di coda nella classifica Audiweb dei siti di notizie, dominata dai due maggiori quotidiani nazionali.
Si parla anche di infrastruttura nell'analisi della Corte dei Conti. Nel 2012 la RAI paga quasi 189 milioni per la diffusione dei suoi contenuti. La radiofonia può contare su 2700 impianti in 900 postazioni, ma anche qui la situazione è carente, la copertura territoriale ne soffre a causa dell'invecchiamento degli impianti e delle interferenze dai privati. 

04 giugno 2012

RadioMonitor, tornano le misurazioni dell'ascolto radiofonico. RTL102.5 prima, ma la Rai contesta la metodologia

Di ritorno dalla conferenza stampa di presentazione dei primi dati della ricerca RadioMonitor, voluta da GFK Eurisko. Si tratta del primo rilevamento su larga scala dalla liquidazione di Audiradio, in pratica dopo uno iato di quasi tre anni in cui non sono stati disponibili dati di ascolto del mezzo radiofonico. RadioMonitor vede la partecipazione di 17 network nazionali e 297 emittenti locali/regionali, con una avvertenza: Radio Rai partecipa attraverso l'iscrizione della sua concessionaria Sipra al ruolo di committente. Per la prima volta è stato utilizzato in Italia uno strumento di rilevamento elettronico, il meter digitale passivo (tecnologia sound-matching) messo a punto da Gfk-Eurisko per le sue analisi dei mezzi multimediali. I dati pubblicati oggi si riferiscono all'ultima "wave" disponibile di rilevamenti effettuati con un campione di 10.000 meter (informazioni integrate da un questionario elettronico) su un periodo continuativo di 28 giorni. A questi rilevamenti GFK Eurisko aggiunge le interviste telefoniche (CATI) a un campione di 60.000 persone.
Nei prossimi mesi sono previsti altri rilasci: ottobre 2012 (90.000 interviste CATI più altri 10.000 del panel "meter") e marzo 2013 (120.000 interviste più altri 10.000 panel "meter").
Tutti si affrettano a dire che il confronto con Audiradio non è possibile, proprio per la presenza di tecniche di rilevamento miste, ma la posizione di Radio Rai si differenzia sia sul piano delle cifre, sia su quello della critica metodologica. Rispetto al passato, infatti, per l'emittenza pubblica è un traumatico ridimensionamento. L'ammiraglia Radio 1 passa al quinto posto con più di due milioni di ascoltatori in meno, nel giorno medio, rispetto alla capolista RTL 102.5. Radio 2 settima, Radio 3 terz'ultima (superata di poco anche da Radio Maria). Le cose non migliorano nel rilevamento sui 7 giorni medi, dove RTL conferma il suo primato seguita a una certa distanza da Radio Dimensione Suono e Radio Rai perde qualche colpo: se Radio 1 mantiene la quinta posizione, Radio 2 scende all'ottavo posto e Radio 3 diventa penultima. Nell'insieme, i tre canali radiofonici nazionali Rai superano i 9 milioni di ascoltatori nel giorno medio. Più di un quarto dei 34,2 milioni di ascoltatori, ma forse c'era da aspettarsi di più dal broadcaster pubblico.
La discussione, accesa, sui dati è iniziata già nei corridoi di GFK Eurisko. Ho ascoltato Michele Gulinucci della programmazione di Radio Rai esprimere tutte le perplessità dell'emittente, che del resto aveva scelto di non farsi coinvolgere direttamente nella ricerca (i dati Rai, lo ricordo, compaiono a beneficio del "cliente" di GFK Eurisko Sipra). «La Rai avrebbe voluto puntare molto di più sull'uso di un sistema di rilevamento elettronico passivo,» ha detto Gulinucci ribadendo che il confronto con le indagini precedenti è inutile. «Il punto di passaggio rispetto al passato si deve discutere, ma non partendo dalla gamba del CATI. Se è vero che pubblicitariamente la radio è un mezzo trascurato, mi chiedo se vogliamo davvero perpetuare tale depauperamento, lasciando in piedi le vecchie interviste telefoniche.» GFK Eurisko ha difeso quella che ha definito più "una iniziativa imprenditoriale che una ricerca", sostenendo che in quanto tale l'indagine ha avuto pieno successo. Le indagini CATI erano indispensabili per assicurare una certa continuità con il passato e per evitare risultati che, con il solo meter, sarebbero apparse davvero "rivoluzionari". Peraltro, sottolineano i responsabili di Radio Monitor, il valore aggiunto di questa ricerca sta anche nella possibilità di incrocio tra dati di audience e dati qualitativi molto precisi sulla demografia dell'utenza radiofonica. Informazioni che possono essere preziose sia per chi voglia fare pubblicità a prodotti rivolti a fasce specifiche della popolazione, sia per gli editori che vogliano tarare meglio la loro programmazione. Dal mondo dei network privati arriva la dichiarazione di Eduardo Montefusco, presidente di RDS ma anche di RNA, Radio Nazionali Associate, che si è complimentato con RTL e si dice molto soddisfatto per la seconda posizione del suo gruppo nei 7 giorni (nel giorno medio RDS è quarta). «I dati sugli ascolti fotografano una tendenza alla nuove "democratizazione" della radio guidata dall'evoluzione tecnologica e multimediale degli strumenti di ascolto, come strumento accessibile a tutti, di rifugio, evasione e apprendimento leggero.»
A questo punto, il futuro di Radio Monitor dipenderà dalla partecipazione alla prossima campagna di rilevamento che avrà inizio in autunno, ma anche da quello che verrà deciso in sede Agcom (che dovrà fare probabilmente i conti con altri sistemi di rilevamento concorrenti). A fronte della chiusura di Audiradio, il regolatore aveva prescritto al mercato radiofonico di dotarsi di un nuovo sistema di rilevamento concordato, avvertendo che senza questa ripartenza Agcom stessa avrebbe provveduto a colmare il vuoto. Sullo sfondo, aggiungo io, rimane il tema, non affrontato in questa sede (ma per me è un errore) dell'evoluzione digitale della radio come piattaforma, ibrida, di distribuzione e creazione dei contenuti. Vero è che RadioMonitor si occupa anche dei dispositivi utilizzati per l'ascolto e che per i nuovi media come il cellulare e Internet viene certificato un ruolo ancora marginale. Ma sotto un punto di vista più ampio, quello che RadioMonitor misura è solo un aspetto di una realtà che è già diventata molto più articolata.

20 aprile 2012

Finalmente la radio: GFK Eurisko presenta i primi risultati di RadioMonitor

C'era molta attesa, questa mattina a Milano, per il debutto in società dei primi dati di RadioMonitor, il servizio di monitoraggio dell'audience radiofoniche con cui GFK Eurisko mira a prendere il posto - ancora non si sa bene se da sola o in condominio con altri provider, ad esempio Ipsos - della defunta Audiradio. Una folla da grandi occasioni ha riempito il grande auditorium della sede di Unioncamere in corso Venezia e l'evento si replica domattina a Roma, all'Hotel Exedra Boscolo di Piazza della Repubblica. Riassumendo molto GFK Eurisko ci dice che la radio è ancora molto ascoltata (oltre il 65% della popolazione italiana nel giorno medio); che viene apprezzata dalla parte più colta, attiva e professionalmente impegnata di maschi e femmine; che può continuare a svolgere un ruolo importante anche tra il pubblico giovanile, per esempio per la promozione e la scoperta di nuova musica, e che soprattutto può diventare un asset fondamentale nelle strategie pubblicitarie delle aziende e degli inserzionisti italiani, colpevoli secondo gli esperti di GFK Eurisko di seguire approcci troppo "monomediali" (leggi: a fare spot solo sulla televisione).
L'amministratore delegato GFK Eurisko Remo Lucchi - appassionata "anima" di questa ricerca, a quanto ha affermato uno dei panelist, Giuseppe Minoia - ha svolto una breve introduzione alle quattro presentazioni che si sono succedute nella mattinata, dedicata ovviamente al problema della misurazione dell'ascolto della radio nelle varie fasce della giornata, ma anche alla demografia e alla tipologia delle persone che la ascoltano e naturalmente agli intrecci tra queste informazioni e l'investimento pubblicitario. Ma è stato preso in considerazione anche il tema puramente qualitativo del "significato" della radio con una analisi, effettuata a Minoia, che oserei definire come un "viaggio sentimentale" nel pianeta radio.
Alla fine, al di là dell'aspetto inevitabilmente commerciale legato alla presentazione di servizio che ha inevitabile ricadute sul valore del mercato radiofonico e sulle linee contenutistiche che gli editori devono imprimere per massimizzare tale valore, mi sento di poter dire che tutti i quattro relatori hanno proposto a loro modo una dichiarazione d'amore nei confronti di un mezzo sicuramente trascurato dagli investitori pubblicitari (in questo momento disorientati dalla mancanza di precise metriche di valutazione) ma al tempo stesso pieno di virtù indiscusse (leggerezza, scarsa invasività, capacità di adattamento ad altri media, efficacia della comunicazione, tempestività giornalistica) e valore intrinseco per i suoi ascoltatori.
Gianluca Nardone, di Sinottica ha presentato l'articolato contesto in cui si muove la ricerca RadioMonitor, che a differenza di Audiradio ha l'ambizione di mappare quelli che sono i dati quantitativi di ascolto e le informazioni sulle caratteristiche di età e sesso degli ascoltatori, delle loro abitudini di ascolto nelle diverse fasce della giornata, nella matrice della Grande Mappa che Eurisko utilizza per differenziare la natura degli individui in base alle diverse gradazioni (rappresentate sugli assi orizzontale e verticale) dei tratti "duri" (razionalità, competizione, forza, piacere, assertività) e dei tratti "morbidi" (sentimento, amore, cultura, moderazione, riflessività). Una matrice che mescola, insomma, le due componenti maschili e femminili, i due emisferi del cervello, per cercare di definire in chiave più psicologica le propensioni dei "responsabili d'acquisto", come i ricercatori di mercato definiscono gli acquirenti dei beni oggetto di campagne pubblicitarie. Nel confronto con il posizionamento di una decina di anni fa è emerso il ritratto di una radio fortemente sbilanciata su quella che la Grande Mappa di Eurisko determina come "elite": individui capaci di coniugare forza e riflessività, cultura e assertività- Un ritratto lusinghiero e forse anche abbastanza realistico - fatte le tare del discorso promozionale appena fatto - di un mezzo sorprendentemente ancora molto giovanile. La teoria è che se l'autoradio domina come "device" utilizzato per l'ascolto - subito seguito da apparecchi radio e in seconda battuta da televisore, cellulare, Internet e lettore mp3 - diventa quasi naturale l'affermazione del mezzo tra i giovani che attraverso la patente di guida appena conseguita "riscoprono" al tempo stesso la radio e la loro autonomia di individui.
Poi Giorgio Licastro ha illustrato il funzionamento di un sistema di rilevamento che oltre al meter (un totale di 10 mila casi in sette ondate da 1.400 panelist ciascuno) basato sulla tecnologia "sound matching" (ricordo per esempio che il sistema presentato da Ipsos ha un meter basato su marcatori non udibili), ricorre al mezzo più tradizionale delle interviste telefoniche (CATI). Più specificatamente sono 120 mila le interviste effettuate in e alla loro versione moderna del "Dialogatore", un diario d'ascolto elettronico. Licastro ha dapprima presentato i dati generali sull'ascolto, senza entrare nel dettaglio delle emittenti più ascoltate, quantificando in 34,35 milioni di italiani gli ascoltatori del giorno medio (43,95 milioni nella settimana). E in seguito si è soffermato su alcune semplici simulazioni dell'efficacia di campagne pubblicitarie su più mezzi, basandosi sulla profilatura di alcune emittenti (sempre anonime), ottenuta come si diceva dalla sovrapposizione dei dati di ascolto sulla matrice qualitativa della Grande Mappa. Davvero efficaci - e spero che mi arrivino delle slide - i grafici 3D animati che Licastro ha ottenuto utilizzando un software - "Plain numbers" mi pare di aver capito - messo a punto da Paolo Casti, chief strategist di Clear Channel Italy.
Infine è stata la volta della presentazione dello studio qualitativo che GFK Eurisko ha finanziato a contorno della sua indagine quantitativa. Minoia ha intitolato il suo intervento con un allusivo "Con la radio".
I risultati comunicati ieri, basati su una prima tranche di 40 mila interviste CATI e dei rilevamenti effettuati con i meter, saranno seguiti a fine maggio, una volta raggiunta la soglia delle 60 mila interviste, dalle classifiche di ascolto vere e proprie. Altre 60 mila interviste verranno realizzate nel corso dell'anno, con l'obiettivo di consolidare anche il novero delle emittenti monitorate. Secondo le informazioni comunicate oggi tutti i maggiori network hanno aderito a RadioMonitor e sarebbero "in va di formalizzazione" gli accordi con Radio RAI e con Radio 24. Alla lista si aggiungono quasi 290 emittenti locali importanti.
Sul sito GFK Eurisko trovate un pdf riassuntivo dei dati di cui stiamo parlando. Nell'attesa di informazioni e tabelle più dettagliate potete ascoltare l'audio della presentazione di "Finalmente la radio" che ho realizzato questa mattina:



Ecco, dalle slide proiettate in occasione della presentazione milanese, i grafici relativi agli ascolti radiofonici, ai luoghi da cui si ascolta e ai dispositivi utilizzati:





26 gennaio 2012

Ipsos MediaCell, cresce la lista dei candidati al trono (vacante) del rilevamento radiofonico

Una prensentazione molto stimolante e ben fatta, quella organizzata ieri dall'amica Elena Giffoni per introdurre sul mercato italiano il "meter senza meter" MediaCell, proposto dalla divisione MediaCT del gruppo Ipsos al mercato della radio italiana come possibile via d'uscita all'attuale fase di stallo apertasi con il fallimento della società Audiradio e la conseguente scomparsa dell'unico sistema di rilevamento dell'audience radiofonica. Nando Pagnoncelli in persona è sceso dal balconcino video di Ballarò per coordinare una conferenza stampa affollata, a cui hanno partecipato il capo della divisione MediaCT Richard Silman, il responsabile dello sviluppo di MediaCell Jim Ford, il responsabile di MediaCT in Italia Gian Menotti Conti, la "metodologa" group manager di MediaCT Nora Schmitz e last but not least - suo il grosso della presentazione - Mario Barbaccia, italiano basato a Londra dove opera nel gruppo come International Director of Electronic and Digital Audience Measurement. L'audio della presentazione, come al solito non di qualità hi-fi ma tutto sommato accettabile lo trovate qui:


Al di là degli aspetti tecnici, che cercherò di illustrare in seguito, la giornata milanese di Ipsos Media mi ha impressionato per la contemporanea presenza dei tre gruppi che Pagnoncelli ha ufficialmente designato come partner in Italia dell'iniziativa MediaCell: Radio Rai (rappresentata da Bruno Socillo), Radio 24 (era presente l'Ad Roberta Lai) e Mondadori Radio. MediaCell parte insomma con un endorsement autorevole, che però (siamo ormai nel paese dove il però ha cominciato a suonare al posto del sì) non è sufficiente - come Ipsos ha fatto esplicitamente capire - per dar vita in Italia a una sperimentazione sul campo come quella che MediaCT sta conducendo a Londra, insieme a RAJAR. A questa sperimentazione - basata su poco meno di 400 panelist dotati di tecnologia MediaCell - partecipano, insieme a BBC Radio 1 e 4, gruppi commerciali come Absolute, Capital, talkSport, Heart, Smooth, Magic, Kiss, Classic, per un totale che rappresenta il 65% dell'audience radiofonica nell'area metropolitana e l'84% dell'effettivo reach. Niente del genere è ancora previsto in Italia, dove Ipsos conterebbe di reclutare non meno di cinque o sei partner. Una situazione che ieri ha fatto scrivere a Prima Comunicazione che per l'era post-Audiradio si profila un "duopolio": «da un lato Ipsos con Rai, Mondadori e Gruppo 24 Ore; dall’altro Gfk Eurisko con Rtl 102.5, Gruppo Editoriale L’Espresso, Rds, Finelco, Radio Italia e Kiss Kiss.» Non chiedetemi come questo duopolio - ripartizione tra l'altro contestata da Dario Amata della società bolognese Knowmark, che ha sviluppato Mira, una tecnologia concorrente oggi adottata dall'istituto Unicab (vedere il post dedicato al comunicato Knowmark di oggi) - potrà sostituire un sistema di rilevamento unico, perché non lo so. Forse però questa molteplicità di soluzioni è un segno del tempo: nel contesto della neutralità tecnologica gli investitori pubblicitari dovranno rassegnarsi a un mercato in cui il valore dei mezzi in termini di visibilità non viene determinato da un unico operatore, specie in uno scenario come quello italiano, dove i network importanti sono addirittura più numerosi di quanto accade in Gran Bretagna o in Francia e dove le emittenti regionali e cittadina di una certa importanza sono centinaia.
L'unica cosa sicura è che la radio italiana si merita uno (o più) strumenti di rilevazione dell'audiece e come ha giustamente sottolineato Pagnoncelli è giusto che questo sistema sia moderno, «all'altezza di quanto già esiste per la televisione e per Internet». Insomma, un sistema non basato esclusivamente su diari e telefonate, che fanno troppo affidamento sull'impegno personale e la labile memoria dei panelist, ma su uno strumento passivo come i personal meter.Barbaccia ha citato un contesto competitivo costituito da tre tecnologie: Arbitron PPM, Gfk Mediawatch (un sistema adottato in Svizzera e sviluppato insieme a Telecontrol) e, appunto, Eurisko Media Monitor. Se gli ultimi due si basano sulla tecnologia dell'audio matching (in pratica i campioni di audio registratoi sono confrontati con tutto quello che è potenzialmente possibile ascoltare alla radio fino a trovare una corrispondenza), Arbitron PPM e Ispos MediaCell si basano sull'encoding (o watermarking), la trasmissione di un segnale non udibile a orecchio ma che il meter riconosce e utilizza per identificare la stazione ascoltata. Confrontando i due approcci Barbaccia sottolinea che se è vero che l'audio-matching non richiede il coinvolgimento delle stazioni che devono appunto installare un encoder a monte del segnale trasmesso, il sistema con marcatura offre diversi vantaggi in più: è più preciso, più facile da gestire nell'elaborazione e soprattutto più fine in senso qualitativo perché consente rilevazioni "time-shifted", ossia in diversi momenti della giornata, permette di differenziare tra le piattaforme di distribuzione (basta che ciascuna sia identificata da una codifica specifica) e risponde praticamente in tempo reale.
MediaCell ha, affermano i responsabili del sistema, un ulteriore vantaggio: non utilizza un hardware proprietario e non impone ai panalist l'uso di un dispositivo aggiuntivo. La piattaforma MediaCell è infatti interamente software, gira su terminali e server standard e soprattutto utilizza come personal meter il telefono cellulare smart, cioè un accessorio che praticamente tutti gli italiani hanno in tasca o in borsa. Il tipo di codifica utilizzato è molto intelligente. Non c'è nessun segnale aggiuntivo che viene sovrapposto all'audio modulante, non c'è quindi il rischio di cadere in porzioni di spettro estreme, o troppo alte o troppo basse, che rovinano l'ascolto o rendono complessa l'identificazione della marcatura. La codifica di MediaCell si basa sui falsi echi, in pratica al segnale audio viene applicato un riverbero che il nostro orecchio filtra automaticamente ma che il microfono del cellulare riesce perfettamente a discriminare. Il "codice" dura 28,8 secondi e i segnali che identificano la stazione vengono trasmessi quattro volte, per ridondanza. I requisiti di MediaCell impongono che il delta tra l'audio ascoltato e il rumore di fondo sia di 40 dB (la soglia di "udibilità" di un segnale) e secondo Barcaccia e Jim Ford il riconoscimento del codice avvengono anche in situazioni di interferenza con altre voci o rumori. Ancora non si conoscono i risultati della sperimentazione di MediaCell a Londra, ma ho chiesto agli esperti di Ipsos se nelle prime osservazioni siano state evidenziate particolari discrepanze rispetto ai tradizionali metodi di indagine adottati da RAJAR (ricordo infatti che quando Arbitron ha lanciato il personal meter negli Stati Uniti le classifiche di molti mercati metropolitani erano apparse stravolte. Mi è stato risposto di no, che non ci sono particolari differenze, anche perché molte delle sorprese provocate dai primi dati Arbitron erano largamente dovuti a errori nella composizione dei panel.
Il sistema Ipsos viene sviluppato dal 2008 ed è ormai considerato affidabile e pronto per il mercato. Secondo Jim Ford c'è interesse da parte dei mercati radiofonici in UK, Francia, e presentazioni in corso negli Emirati Arabi, Arabia Saudita, Norvegia, Cina e Messico. La principale virtù della tecnologia Ipsos, insieme alla trasparenza metodologica, è la semplicità.
Il panelist deve limitarsi a fare in modo che il microfono dello smartphone possa "ascoltare" quello che arriva anche all'orecchio del panelist: il sistema di riconoscimento delle codifica fa il resto. Questo naturalmente vuol dire che il cellulare deve accompagnarci sempre, anche quando siamo in bagno con la radio accesa e questa può essere una difficoltà. Per il resto, la quantità di informazioni raccolte è davvero impressionante. Una videata mostrata da Barbaccia rivela che il software MediaCell è in grado di capire se il panelist è in movimento, se l'ascolto viene distratto da una telefonata in arrivo (il sistema prevede tra l'altro anche delle telefonate di followup per la verifica della "compliance", cioè dell'uso corretto del meter da parte del "portatore"), se viceversa si sta riposando. Un funzionamento potenzialmente invasivo, che richiede l'applicazione di una rigorosa policy a tutela della privacy. In compenso, la potenza analitica di questo strumento è enormemente superiore a quella dei semplici diari, che oltretutto non consentono di sfruttare un altro vantaggio come la stabilità del campione su cui si basano le rilevazioni: a differenza di quanto succedeva con Audiradio, dove diari e telefonate reclutavano campioni sempre rappresentativi ma non necessariamente costituiti dagli stessi individui, il metering passivo si basa su un panel ben definito, come del resto succede per l'indagine Auditel.
Basterà tutto questo a convincere gli editori radiofonici della vitale necessità, per il mercato, di uno strumento di rilevazione affidabile, trasparente e moderno? Unostrumento che permette di rilevare con molta più attendibilità lo share registrato dai singoli programmi, dai singoli annunciatori, nonché dell'efficacia della comunicazione pubblicitaria? Probabilmente sì, ma come scrivevo all'inizio non è ancora chiaro se gli stimoli che arrivano anche da Agcom saranno sufficienti per ricreare il clima di unitarietà che fu di Audiradio. Al momento questa unità pare non ci sia, ma la tecnologia presentata da Ipsos potrebbe - senza nulla voler togliere ai sistemi concorrenti - provocare parecchi ripensamenti. Questo blog continuerà a seguire l'argomento, che potete tra l'altro approfondire voi stesso facendo riferimento alla bella introduzione al tema del portable metering scritta da Jay S. Guyther, ex di Arbitron e guru della rilevazione mediatica (Guyther è stato intervistato nel 2010 da Claudio Astorri e la sua intervista è disponibile sul sito di Newsline). Trovate qui la prima, la seconda e la terza parte di "Portable meters: Fact and fiction"

15 novembre 2011

La radio internazionale targata USA conquista 106 milioni di audience

BBG, l'organo che gestisce la programmazione delle stazioni radiotelevisive finanziate dal Governo americano ha pubblicato i suoi dati di audience. Su scala mondiale, i programmi di VOA, Radio RFE/RL, Radio Sawa e altri raggiungono ormai 187 milioni di persone. Strabiliante il dato relativo alla radio: 106 milioni di ascoltatori, contro i 10 che utilizzano Internet. I risultati sono stati ottenuti in un arco di tempo piuttosto lungo, cinque anni, attraverso 172mila interviste in una ottantina di nazioni.
Come si vede la radio rappresenta il mezzo principe dell'offerta BBG, che raggiunge anche una audience di 97 milioni di telespettatori. Come si sa, una discreta percentuale di questa offerta radiofonica oggi viaggia sulle onde corte, che però vengono percepite come un medium troppo costoso e desueto. In effetti molti programmi viaggiano ormai sulle frequenze FM frutto di accordi con emittenti e gruppi editoriali locali e il piano di rinnovamento recentemente introdotto dal Board of Governors prevede un ridimensionamento dell'intero comparto onde corte.

BBG Broadcasts Reach Record Audiences

(WASHINGTON, D.C.—November 15, 2011) U.S. government funded international broadcasters reached an estimated 187 million people every week in 2011, an increase of 22 million from last year's figure, according to new audience data being made public by the Broadcasting Board of Governors.

“We are pleased that people the world over are responding in unprecedented numbers to our high-quality journalism and active audience engagement,” said BBG Chairman Walter Isaacson. “The ability of our broadcasters to inform, engage and connect audiences through traditional and social media alike lie behind these impressive results and will be essential to driving future audience reach and impact.”

The record numbers, released in the BBG Performance and Accountability Report (PAR), measure the combined audience of the Voice of America (VOA), Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL), Radio and TV Martí, Radio Free Asia (RFA) and the Middle East Broadcasting Networks (Alhurra TV and Radio Sawa). The report details impact on audiences around the globe including people in the world’s most repressive media and political environments.

The BBG’s PAR follows on the heels of BBG’s latest strategic plan, Impact through Innovation and Integration, which sets an over-arching objective of making BBG the world’s leading international news agency working to foster freedom and democracy with the goal of reaching 216 million people weekly by 2016.

This year there were significant audience increases in Afghanistan, where RFE/RL and VOA together reach 75% of adults weekly; in Egypt, where Alhurra TV doubled its weekly audience to 15% in tandem with the Arab Spring; and in Indonesia, where VOA’s aggressive affiliate strategy has boosted weekly audiences to some 38 million adults.

Audiences in many other strategically relevant countries held strong. In Nigeria, VOA retains its position as a news source of record with 23 million weekly listeners. In Burma, VOA and RFA reach 26% and 24% of adults, respectively, amounting to a weekly audience of 10 million.

Audience declines took place notably in Iran, where the government continues aggressive jamming of every BBG transmission platform, including satellite uplink jamming; and Pakistan, where the media market is increasingly fragmented and use of radio is declining.

While radio remains the BBG’s number one media platform, reaching 106 million people per week, television’s growth puts it 97 million people. The Internet audience was approximately 10 million, with the largest online audiences measured in Iraq, Russia, Indonesia, Egypt and Iran.

· Download 2011 Performance and Accountability Report (PDF)

· BBG 2011 Audience Overview (PDF)

· BBG Research Methodology (PDF)



The Broadcasting Board of Governors is an independent federal agency, supervising all U.S. government-supported, civilian international broadcasting, whose mission is inform, engage and connect people around the world in support of freedom and democracy. BBG broadcasts reach an audience of 187 million in more than 100 countries. BBG networks include the Voice of America, Radio Free Europe/Radio Liberty, the Middle East Broadcasting Networks (Alhurra TV and Radio Sawa), Radio Free Asia, and the Office of Cuba Broadcasting (Radio and TV Martí).

21 settembre 2011

Arbitron, nell'auto la radio è ancora regina

Arbitron, che negli Stati Uniti misura le audience radiofoniche, ha appena pubblicato un interessante studio svolto in collaborazione con Edison Research e Scarborough Research su un campione di 1.500 automobilisti. Obiettivo dell'indagine, effettuata lo scorso luglio, era individuare le offerte mediatiche "in car" preferite da chi guida l'auto o viaggia a bordo di essa. Una analoga inchiesta era stata condotta nel 2003 ed è divertente osservare l'esplosiva crescita della "biodiversità" con cui il vincitore di allora e di oggi - la radio in onde medie e modulazione di frequenza - viene messo a confronto. Rispetto a otto anni fa la radio è sicuramente in calo, ma mantiene il primo posto nella classifica dei media più utilizzati. Ma se nel 2003 era in corsa contro il lettore CD, il cellulare e poco altro, oggi la radio è solo una tra sedici alternative individuate da Arbitron. Non stupisce troppo vedere che la concorrenza ha eroso dodici punti percentuali secchi di popolarità: nel 2003 la radio era il medium primario per il 96% di guidatori e passeggeri; nel 2011 lo è per l'84%. I 12 punti persi sono andati tutti a vantaggio dei lettori di Cd, vetusti ma primari per il 68% dei consumatori mediatici, contro il 56% del 2003. Dopo i due leader, una pletora di dispositivi e servizi che vede in discreta posizione un nuovo arrivato come la radio satellitare di Sirius XM (8%) e persino gli streaming musicali (ricevuti via cellulare) di Pandora (un lusinghiero 6%). Solo il 2% ascolta primariamente la radio digitale terrestre di HD Radio, segno che la tecnologia non riesce proprio a fare breccia.
La radio convenzionale perde colpi soprattutto tra i giovani e tra i rispondenti che affermano di non essere semplici "utenti", ma veri e propri "innamorati" delle loro tecnologie preferite. Qui la classifica si rovescia in modo quasi speculare. L'amore per il mezzo riguarda in primo luogo la radio satellitare, poi l'audio mp3 e al terzo posto gli audiolibri, un "genere" che qui in Italia non riesce a prendere piede. Molto buono il posizionamento di HD Radio, amata dal 37% dei rispondenti. Forse il dato più significativo è quello che riguarda il mezzo considerato essenziale, irrinunciabile. In una domanda da cose da conservare sull'isola deserta, emerge che solo il 51% delle persone si terrebbe la radio se dovesse rinunciare a tutti i mezzi tranne uno. Nel 2003 però erano il 71%.
Per rimediare alle cifre che denunciano una perdita di consensi Arbitron deve inventarsi un "indice di passione". Moltiplicando la percentuale ottenuta con la domanda sui mezzi preferiti (alta per la radio) per quella che riguarda invece le tecnologie più amate (dove la radio si comporta proprio male), si individuano gli utenti più "appassionati". In questo modo la radio risulta ovviamente il mezzo con la più alta percentuale di utenti appassionati (il 23%), seguita da Cd e lettori mp3.
Insomma, come tutti i sondaggi anche questo sembra un po' pilotato dal committente (la conclusione per esempio è che fare pubblicità sulla radio conviene moltissimo), ma è sempre interessante osservare l'andamento di certe tendenze. Lo studio, intitolato "The Road Ahead", si può scaricare a questo indirizzo. L'interesse riguarda anche le strategie di Arbitron, che sta sempre più potenziando i suoi strumenti analitici per adattarsi ai nuovi stili di vita mobili. L'ascolto della radio in automobile non è certo una novità, ma al di là dell'auto i nostri consumi mediatici avvengono sempre più in contesti esterni all'abitazione, dove in genere è più facile far intervenire gli strumenti di misura. A fine luglio, Arbitron ha annunciato l'acquisto di una azienda specializzata finlandese, Zokem, che sviluppa soluzioni di misurazione destinate a rilevare l'audience dei dispositivi mobili. Oggi questa azienda si chiama Arbitron Mobile e a differenza della casa madre è basata in Europa, dove ha già acquisito diversi clienti. Un passo importante per un brand molto americano che potrebbe andare a caccia di nuove opportunità anche in nazioni come la nostra (e ne abbiamo bisogno).

ZOKEM IS NOW ARBITRON MOBILE
July 28, 2011

Finnish research & technology company becomes new Arbitron division;
Expands Arbitron technology portfolio and global footprint

Helsinki, Finland; July 28, 2011 – Arbitron Inc., (NYSE: ARB) announced today that it has acquired Zokem Oy, a Finland-based mobile audience measurement and analytics firm for a payment of approximately $11.7 million in cash at closing with possible additional incremental cash payments through 2014 of up to $12 million based on future financial performance.
Zokem provides custom and syndicated mobile research panels, plug-and-play mobile media measurement tools and software building blocks for mobile device tracking to the leading companies in the marketing research, wireless, Internet, media and marketing industries.
Through its proprietary and passive mobile application, Zokem customers can track and interpret consumer use of mobile devices and media. The technology also provides information on network performance and effectiveness of mobile ad campaigns. Zokem currently operates panels in 14 global markets and has relationships with a number of the largest mobile industry participants around the world.
Zokem will operate as Arbitron Mobile, a new division of Arbitron Inc., which will be led by Dr. Hannu Verkasalo, Zokem founder and CEO, and will report to Sean Creamer, executive vice president, U.S. Media Services for Arbitron.
“To better position themselves in the global mobile marketplace, advertisers, content providers and mobile operators are more eager than ever to understand how consumers are using mobile devices,” said William T. Kerr, president and chief executive officer, Arbitron Inc. “The acquisition of Zokem enhances our capabilities in the mobile audience measurement arena and provides Arbitron with valuable new resources for our growing cross-platform initiatives.”
“Arbitron’s expertise in survey methodology, its currency panels for media measurement and its established sales channels are a tremendous complement to Zokem’s mobile technology, mobile expertise and international footprint. We will be in a strong position to capitalize on these assets while continuing to work with our existing partners,” said Hannu Verkasalo, founder and chief executive officer, Zokem Oy. “We are already delivering unique and valuable insights to advertisers and media buyers around the world who want a better understanding of how consumers rely on their mobile devices and services. Arbitron Mobile is now better positioned to enhance and expand these insights. For Zokem’s management, employees, customers and investors, this acquisition is a welcome step forward”.

About Zokem

Zokem is a market leader in next-generation mobile analytics, offering a 360˚ view of the mobile consumer through passive on-device measurements. With 10 years of experience from the field, Zokem has been growing due to rapid adoption of mobile devices such as smartphones and tablets with an accompanying shift of ad dollars to mobile advertising. Zokem conducts custom research projects for product development, consumer insights and benchmarking purposes and operates opt-in mobile research panels in 14 major markets globally. Zokem partners with the top firms in the field, including China Mobile and Nokia Siemens Networks, to interpret the world’s fast growing mass medium – mobile. Zokem has offices in Espoo, Finland as well as sales representatives in London, Paris, New York City and Singapore.

09 giugno 2011

Knowmark, il radio metering passivo made in Italy

Nella discussione sullo stallo di Audiradio e delle incerte prospettive della misurazione degli ascolti radiofonici in Italia interviene Dario Amata, direttore della società Knowmark, che ha inviato un messaggio molto cortese e fitto di spunti al mio profilo su Facebook. Knowmark è una azienda bolognese che ha sviluppato una tecnologia di classificazione audio che rientra nell'ambito dei già citati sistemi di rilevamento passivo GFK-Eurisko e PPM di Arbitron. Il prodotto Knowmark si chiama Mira ed è già stato citato qui su Radiopassioni, in un commento stilato dagli stessi collaboratori della società bolognese.
Ecco da YouTube la presentazione del sistema, fatta dallo stesso Dario Amata in occasione del Working Capital Tour 2010 a Bologna:




Amata desidera opportunamente integrare quando da me comunicato a proposito dei« risultati dei test della Rajar che comunque fotografavano una situazione tecnologica di qualche anno fa, per cui il parere espresso allora non può avere lo stesso peso, a meno che non si parli delle stesse macchine e soluzioni.» Il direttore di Knowmark ritiene anche che «Arbitron più che innovare sta facendo i salti mortali per salvare il proprio investimento( il PPM) con una trovata che di innovativo ha ben poco, quindi mi sembra quantomeno azzardato parlare di buone pratiche.
«La convergenza verso il "media unico" - aggiunge Amata, non è una visione utopica per cui abbandonare la strada del monitoraggio automatico non è certo un passo in avanti. Purtroppo il mio parere è certamente di parte, noi abbiamo a sviluppato una soluzione inizialmente pensata solo per la radio, ma che oggi è in grado di lavorare almeno sulla trimedialità e di garantire un alto livello di servizio per l'utente monitorato.»
Amata rivendica all'Italia un primato assoluto nel «proporre uno strumento in grado di operare sia in modalità "attiva"( essendo un vero e proprio media) sia in modalità "passiva" acquisendo l'audio dall'ambiente. Abbiamo da poco iniziato la distribuzione del device agli utenti, seppur con una numerosità che non consente ancora la divulgazione di dati statistici, ma le posso anticipare il forte gradimento e la facilità d'uso che gli utenti stessi ci stanno restituendo. Questo ci conforta non poco anche perché siamo una piccola realtà e per noi ha rappresentato già uno sforzo enorme questa realizzazione, ma siamo italiani che non vanno in giro con "scimmietta e organetto", tenaci e convinti delle proprie capacità.»
Grazie a Dario Amata per questo contributo. Ritengo che le tecnologie di rilevamento automatico, con o senza premarcatura attraverso una traccia non udibile restano molto interessanti (personalmente ne sono un convinto assertore), ma continuo anche a raccogliere diverse perplessità tra gli editori. Il mio discorso sul rinnovamento della tradizionale metodologia dei diari mirava semplicemente a ribadire che per quanto controverse e instabili possano essere le varie tecnologie proposte, è sempre possibile innestare la tecnologia su modalità più tradizionali grazie agli strumenti e alle metodologie del Web. Quella appena annunciata da Rajar va esattamente in questa direzione e rispetto all'attuale stato di stallo di Audiradio rappresenta di fatto una pratica buona e, ammettiamolo, discretamente innovativa o comunque in grado di dare forse maggiore autorevolezza a metodiche che oggi ci appaiono invecchiate e sopratutto esposte a condizionamenti. Senza nulla togliere alle capacità tecnologiche di Knowmark, che ritengo un caso estramente interessante, non credo che gli esempi di Arbitron e Rajar nell'ambito della diaristica siano da sottovalutare, specie da un punto di osservazione traballante come il nostro.

02 giugno 2011

Misura dell'audience: Arbitron modernizza i diari. E noi?

Leggo con attenzione i dati FCP Assoradio sull'andamento del mercato pubblicitario radiofonico. Il primo trimestre 2011 (84,5 mln di euro) è in calo del 5% rispetto allo stesso periodo 2010. I primi quattro mesi dell'anno (114,4 mln di euro) determinano una maggiore contrazione: meno 7%. Il 2010 era stato un anno di ripresa rispetto al 2009, anzi la radio si distingueva rispetto agli altri mezzi tradizionali per un aumento degli investimenti pubblicitari, a fronte di crolli come quelli della carta stampata. La contrazione mi era stata confermata da Roberta Lai, AD di Radio 24, che avevo brevemente incontrato alla Fiera del libro di Torino.
E' un mercato piccolo quello che sostiene in Italia il mondo della radio commerciale, in termini relativi e anche assoluti se si pensa che altrove gli spot radiofonici tendono ad avere un pricing unitario molto maggiore. C'è quindi un insieme di cause strutturali alla base di questa preoccupante contrazione. Perché preoccupante? Perché un settore radiofonico più povero non investirà in qualità dei programmi e non affronterà il discorso dell'evoluzione tecnologica, della radiofonia digitale e via Internet.
Ma c'è anche una causa contingente e dal mio punto di vista inspiegabile: da un paio d'anni la radiofonia italiana non offre agli investitori pubblicitari una misurazione attendibile dell'ascolto dei vari network e stazioni regionali/locali. Chi vuole fare pubblicità sul mezzo radiofonico deve farlo perché ci crede, o affidandosi a dati "ufficiali" vecchi e contraddittori, o a misurazioni parziali che non tutti gli editori riconoscono. Tutto è dovuto alla situazione di stallo all'interno di Audiradio, che con tutti i suoi difetti in termini metodologici aveva almeno il vantaggio di una certa collegialità. Il consenso è andato a scatafascio quando Audiradio ha cercato lo scorso anno di introdurre nuove modalità di rilevamento dell'audience. Metodi e risultati non sono piaciuti a una parte dei soci e si sono create due fazioni contrapposte che tengono in scacco la situazione. Come scriveva a marzo il Corriere della Sera, citato in questo articolo de Il Post: «[sono] due i blocchi che si fronteggiano e che non consentono di trovare una maggioranza all’interno del Cda: da una parte i canali di Stato, le radio del gruppo Espresso (Deejay, Capital, M2O), Radio 24 del Sole 24 Ore e R101 che fa capo a Mondadori. Dall’altra gli altri grandi network come Rtl, Rds, il gruppo Finelco (105, Monte Carlo, Virgin) e Kiss Kiss e Radio Italia che, per superare l’impasse, hanno chiesto di tornare alle interviste telefoniche.»
Come dimostra il caso dell'americana Arbitron, che ha rivoluzionato il suo sistema di rilevamento dell'audience negli USA con l'adozione di strumenti di misura ad alta tecnologia (o comunque più alta dei tradizionali diari o delle telefonate a campione), un percorso alternativo è possibile, anche se inizialmente può avere effetti devastanti su quelle che sono le percezioni convenzionali, le rendite di posizione dell'ascolto. In molti mercati metropolitani USA, il Personal meter di Arbitron ha stravolto completamente classifiche date per scontate da anni.
Con Audiradio bloccata, anche in Italia c'è chi cerca una soluzione tecnologica per uscire dallo stallo. Il caso più discusso in questi mesi è stato quello di EMM di GFK Eurisko, un meter personale in grado di analizzare le tracce audio delle emittenti ascoltate e classificare le stazioni ascoltate. Ma non tutti concordano sull'efficacia di questo strumento, che a differenza del Personal meter effettua il riconoscimento dei flussi audio normali, senza che su questi flussi (come invece accade nella tecnologia Arbitron) siano sovrapposti dei marcatori non udibili che facilitano l'identificazione. Ovviamente le stazioni radio devono dare il loro consenso per trasmettere questi marcatori e il sistema di rilevamento diventa più complicato perché prima bisogna mettere tutti d'accordo. Tra i protagonisti del settore, Finelco controlla un istituto, NCP Ricerche, che viene utilizzato per rilevamenti interni, ma viene ovviamente considerato di parte. A quanto è dato di sapere, anche Audiradio punta a un grande ritorno nel 2012, con l'adozione di un sistema di rilevamento tecnologico di cui però non si conoscono dettagli (con segnali di marcatura? senza?). L'unica via d'uscita praticabile sembra passare per Audiradio, la sola istituzione che può puntare a un ampio riconoscimento da parte degli operatori del mercato, siano essi editori o investitori pubblicitari. Ma bisogna fare presto.
Nel frattempo, proprio dal fronte Arbitron arrivano i primi dettagli del progetto "Leapfrog", che dovrebbe potenziare ulteriormente la capacità di rilevamento dell'audience radiofonica USA attraverso un approccio ibrido che mescola strumenti tradizionali come i diari e le nuove tecnologie, non necessariamente limitate ai meter. Qualche settimana fa Brad Feldhaus di Arbitron ha tenuto un seminario Web per parlare di Leapfrog, un sistema che dovrebbe andare a coprire le necessità di rilevamento nei mercati attualmente non serviti dal Personal People Meter. E' un progetto molto interessante che forse varrebbe la pena studiare anche qui in Italia perché riprende il concetto del diario dell'ascoltatore immergendolo in un contesto in cui i formulari cartacei sono sostituiti da applicazioni Web e per smartphone. La registrazione elettronica dei dati garantirebbe vantaggi come una maggiore ampiezza dei campioni (per un rilevamento più fine) e una maggiore precisione e ricchezza delle informazioni raccolte, ma Arbitron sta ancora studiando come calcolare le differenze che emergono, vuoi rispetto ai dati generati dai diari tradizionali, vuoi a sistemi passivi e di lungo termine come il meter. Si tratta in ogni caso di esperimenti che dimostrano come la misurazione dell'audience non deve cambiare in modo radicale, senza per questo rinunciare all'uso di tecnologie più moderne. Se anche noi abbiamo a cuore l'economia della radio dovremmo smetterla con i litigi tra galletti (sempre più magri) del pollaio e metterci piuttosto a ragionare su come farli ingrassare.

Time to follow the audience to web and mobile – Arbitron shares “Project Leapfrog.”

Arbitron’s Brad Feldhaus tells yesterday’s webinar that after listening to clients in the 250 or so diary-rated markets, “It was apparent to us that incremental changes were only going to take us so far...we wanted to try a completely new approach." Arbitron had previously experimented with (and didn’t adopt) an online “eDiary” and has tried other approaches to at least supplement the diary. But "Leapfrog" is on a whole different scale, shifting the default reporting mechanism from paper diary to website and smart phone. (Paper diaries will still be available to those who prefer them.) The fieldwork began last June with a “Pilot Phase I”, then advanced to a “pre-test” last month. Neither those trials nor the first large-scale field test, beginning in late May, are dealing with ratings yet – they’re exploring methods of reaching people in more efficient ways. The four goals are

#1, Higher sample sizes (which should reduce the book-to-book “bounce”).

#2, Improved representation of the market's full population.

#3, Web/mobile data collection ("more relevant to web-savvy younger adults"). And

#4, going to "100% address-based sample frame", which ought to improve the inclusion of cell phone-dependent households.

Project Leapfrog may produce better reach.

Registration rates (something like the diary's consent rates) are better than expected. So is the representativeness of the sample, in terms of mirroring the local population. 18-34's seem to like it, and they’re better represented so far. Brad Feldhaus and fellow Arbitron exec Bill Rose say the results of the very limited testing are encouraging. A myriad of questions remain, such as whether listening levels are different when survey participants report their listening via website or smartphone, versus the diary. Don’t confuse this electronic collection of data with Arbitron’s PPM technology, where long-term panel members keep a special device with them all the time. The web/mobile replacement for the diary would still involve participants for just a single week, and they'd need to actually log their listening. (As opposed to the “passive” PPM.) This continuing “Leapfrog” experiment has the blessing of the Radio Advisory Council. Kudos to the company for opening up at this stage, about something that’s still a work in progress.

17 settembre 2010

Audiradio congela i "diari" e apre la strada al meter

Secondo la notizia appena pubblicata da Prima Comunicazione online, Audiradio avrebbe deciso nel corso della odierna riunione del CdA di sospendere le rilevazioni della popolarità delle emittenti radiofoniche effettuate con diari di ascolto (il cosiddetto "panel" Diari). Questa forma di rilevamento era stata a integrazione delle indagini svolte con interviste telefoniche, ma aveva prodotto una hit parade ampiamente stravolta rispetto al passato, che è stata sommersa di critiche e distinguo da parte degli stessi promotori di Audiradio. Il panel Diari dovrebbe essere ripristinato - immagino con le dovute correzioni - nel corso del 2011, ma nel 2012 Audiradio si preparerebbe a introdurre anche in Italia la tecnologia del meter per la misurazione dell'audience radiofonica.
Lasciatemi dire che questo pasticcio sicuramente non giova all'immagine dell'organismo di rilevamento, specie in un contesto come quello italiano, dove anche i dati Auditel vengono frequentemente messi in dubbio. Ricordo per esempio le polemiche negli Stati Uniti, quando Arbitron introdusse il suo meter dando luogo in molti mercati a una vera e propria rivoluzione delle classifiche di ascolto (classifiche importantissime perché direttamente collegate al valore pubblicitario delle stazioni). Malgrado le critiche ricevute, Arbitron non è tornata indietro sulle sue scelte metodologiche e tecnologiche di base. Il fatto che a fronte di classifiche che "non piacciono", Audiradio decida di sospenderne la compilazione, induce a chiedersi perché, invece, le precedenti classifiche "piacessero". Che buffo paese.

Audiradio sospende il Panel Diari e prepara il Meter
17/09/2010

Il consiglio di amministrazione di Audiradio ha deciso all’unanimità di sospendere l’indagine Panel Diari, varata l’anno scorso come integrazione della tradizionale rilevazione dell’audience radiofonica realizzata con interviste telefoniche (Cati) in uscita nei prossimi giorni con i risultati del primo semestre. La sospensione del Panel Diari arriva a causa di “distorsioni nella compilazione del campione tali da inficiare l’attendibilità dei dati”, spiega il presidente Vincenzo Vitelli.
L’indagine Panel Diari riprenderà l’anno prossimo. Nel frattempo per mettere a posto la metodologia verrà avviata una ricerca di base “finalizzata alla costruzione di un campione adeguato e corrispondente agli obiettivi”, dice Vitelli che aggiunge: “l’obiettivo strategico di Audiradio è introdurre il Meter nel 2012″.

25 maggio 2010

Audiradio 2010, todos caballeros

Erano già in ritardo all'inizio di questo mese. Poi era stato annunciato che sarebbero usciti il 20 maggio. Alla fine i dati Audiradio per il primo trimestre del 2010 - dati, lo ricordiamo, raccolti con un metodo di campionamento molto diverso e non più su base bimestrale - sono stati resi disponibili solo oggi. Personalmente li attendevo con molta curiosità per cercare di capire come il pubblico avesse accolto i cambiamenti di direzione della radiofonia e la vera rivoluzione del palinsesto che ha caratterizzato una emittente come Radio Due. Bisogna subito sottolineare che a causa dei cambiamenti apportati nei metodi di rilevamento, Audiradio avverte che i dati appena resi noti non sono confrontabili con quelli relativi ai bimestri precedenti. Ma non si può fare a meno di osservare il forte balzo in avanti di Radio Due e Radio Tre, che crescono sul trimestre (non più bimestre) di 1,5 e 1 milione di ascoltatori rispettivamente. Va anche precisato che ci sono stati significativi cambiamenti anche sul dato dell'universo campionato. La popolazione italiana passa da 53,5 a 53,8 milioni, quella degli ascoltatori complessivi da 39,3 a 41,8, ben due milioni e mezzo in più. Sembra però che a beneficiarne siano soprattutto i canali di Radio RAI, con Radio Uno a 7,6 milioni e Radio Due a quasi 5,3. Radio Tre sfiora i tre milioni di audience nel giorno medio. A dispetto della crescita, Radio Due è solo il quarto network italiano, alle spalle di Radio Uno, Deejay primo dei privati (6,3 milioni) e RTL 120.5 (5,5 milioni).
Le nuove reti RAI hanno vinto, allora? Difficile sostenere che abbiano perso, anche se la pioggia rappresentata dal dividendo di ascoltatori in più è caduta proprio su tutti: non c'è nessuno tra i network nazionali, che abbia subito contrazioni rispetto agli ultimi dati disponibili. A questo punto non resta che attendere i dati sul secondo trimestre. Ma resto ogni giorno più perplesso sulla reale efficacia di questi sondaggi.

Audiradio 2010, ecco finalmente i dati "fantasma"

Sono finalmente usciti i dati Audiradio, ecco il link a Prima Comunicazione:


Lasciatemi dare un'occhiata per i primi commenti.

12 novembre 2009

Radio online USA, fanno discutere i rilevamenti di Ando

Nei giorni scorsi negli Stati Uniti Ando Media, la Arbitron della radio online, la società cioè che misura il successo delle emittenti su Web (incluse quelle che appartengono alla Katz Online Network, la più estesa del paese), ha convocato un "webinar", una conferenza stampa su Internet, per commentare la pubblicazione dei dati di ascolto da maggio a settembre. Ci sono state parecchie discussioni nel settore perché questi rilevamenti introducono, come era prevedibile, nuove metriche basate (come dice il commento di Taylor-on-Radio) sul censimento piuttosto che sul campione di ascoltatori. Non c'è niente da fare, conclude Taylor, la radio online è un'altra cosa e sta velocemente maturando. Lo dice chiaramente il consulente scrivendo che la radio online "avverte la sua adolescenza e vuole rompere i legami" con la radio tradizionale. Per questo dovremo abituarci - gli inserzionisti pubblicitari in testa - a metriche come le "session start", il numero di stream di almeno un minuto attivati in un dato arco di tempo, o le Average Active Sessions nell'intervallo di tempo. Tutti dati che possono essere misurati con precisione, alla fonte, e non vengono proiettati statisticamente sulla base del presunto comportamento degli ascoltatori. I numeri di Ando Media sono, di fatto, molto più oggettivi, e non deve certo stupire se le reazioni negative davanti alle sue classifiche vengono proprio da aziende di "ad placement" come TargetSpot. E' il bello della pubblicità su Internet, bellezza. Per leggere il report di Ando Media cliccate qui. Interessante osservare che i rilevamenti includono anche i canali di Pandora.

Ando Media – apologies, but no mea culpas.

Patrick Reynolds of the online measurement service tells yesterday’s hastily-called webinar “if we’ve created confusion” by adding new metrics such as “Session Starts” - “I apologize. That wasn’t our intention.” But he’s not saying they screwed up with the new-look online ratings that were issued last Friday. He’s dealing with some upset “publishers” of content and clients, including TargetSpot. That large ad-placement company came on board with Ando in April. But it asked not to be included in last Friday’s release of data from May through September. (At least that’s the clear inference from Reynolds’ answer during the Q&A – “The customer has to give permission” for their data to be included.) I told you in yesterday’s T-R-I that Triton-owned Ando Media was moving swiftly to address the gripes, and Reynolds says overall, the feedback’s been more positive than negative. Give him credit for going solo and live during a 45-minute webinar during which he addressed some pretty tough questions. He even gave out his cell phone number, and says Ando will begin holding regular conference calls and will keep talking with customers, whether at a “brown-bag lunch” with an agency or on a webinar. So what’s all the fuss about?
Senior VP Patrick Reynolds says the traditional-looking Average Quarter Hour (AQH) and cume figures “still exist” - but “we’re adding some new metrics that we think are more meaningful in a digital world.” Such as “Session Starts” (defined as “the number of streams of one minute or more that are started in a time period”). “Average Active Sessions.” And “ATSL”, or Average Time Spent Listening. Those are the metrics that Ando Media used for its controversial May-September numbers (see them here.) And they’re the categories it intends to continue highlighting with the upcoming October Webcast Metrics and beyond, because – Online radio is feeling its adolescence and starting to break away from the terrestrial radio way of thinking about its consumption and its measurement. That’s really the underlying story with Ando – there’s a new paradigm for the growing universe of online radio. (Ando’s Patrick Reynolds says that some 8,000 streams are part of his world.) Traditional AM/FM radio and this newer digital offshoot are different in a lot of ways, and that’s what Reynolds keeps coming back to. Ando’s measuring the listening using what researchers call a “census-based” methodology as opposed to “panel-based.” Ando is getting actual usage data from its customers. There are bugs to be worked out (somebody muting a stream at work or leaving the computer unattended). But Reynolds says the census-based approach provides “objective measurement, no sampling errors, no audience bias, real time measurement.” They don’t yet know a lot about individual listeners, compared to a diary keeper. They don’t have a complete handle on “uniques”, since more than one person might be using the same computer or mobile device. But that’s coming. So is ethnic-identified measurement. And station-specific ratings (“very, very soon”). So Ando’s forging ahead, despite the pushback, because they think it’s where online radio needs to go.


19 agosto 2009

USA, misurazione dell'audience: i difetti del PPM

Quando Arbitron, l'Audiradio americana che misura la popolarità delle stazioni nei vari mercati in viene suddiviso il bacino d'utenza negli Stati Uniti (e la popolarità influisce ovviamente sul valore pubblicitario), ha introdotto la tecnologia PPM i risultati ottenuti, spesso così diversi dalle classifiche stabilite in passato sulla base di diario stilato direttamente dagli ascoltatori, hanno sollevato parecchie perplessità. Il Portable People Meter è un apparecchietto che ciascun componente del campione di rilevamento Arbitron deve indossare mentre ascolta la radio. Il dispositivo si mette all'ascolto di specifici segnali di marcatura (watermarking) inudibili per le normali orecchie e in pratica riesce a identificare da solo le stazioni radio ricevute. Le classifiche di ascolto ricompilate sulla scorta dei primi risultati ottenuti con i PPM hanno ribaltato completamente, in certi casi, i valori consolidati del passato, facendo precipitare molte stazioni che credevano di essere "top of the class" (e si facevano pagare gli spot di conseguenza).
Una società specializzata di Boston è andata a fare le pulci al sistema, analizzando anche i brevetti su cui il PPM è basato, e ha buttato giù un piccolo cahier de doleances evidenziandone i punti deboli. Il Personal Meter non sarebbe poi così infallibile, molto dipende dalle condizioni ambientali dell'ascolto, dai suoni interferenti, dalle attenuazioni. Da prendere con le molle sarebbe anche il famoso watermarking. Se il livello è troppo elevato, rischia di disturbare l'ascolto, se troppo basso, il PPM non riesce ad agganciarlo. Insomma, i caveat lanciati da 25-seven, la società che si è occupata di questa analisi in retrospettiva, sono numerosi e si aggiungono al coro di richieste di maggior trasparenza e certezza che si è avvicendato in questi ultimi mesi. In gioco, tra l'altro, c'è l'economia di un settore che in questo 2009 di crisi starebbe già subendo perdite molto significative. Negli Usa si parla di percentuali di contrazione delle vendite pubblicitarie da botte di venti o venticinque punti e molte stazioni grandi e piccole lottano per la sopravvivenza. Il report pubblicato da 25-seven si può leggere o scaricare sul sito dell'azienda ed è firmato dall'ingegnere in capo, Berry Blesser, ex MIT.

20 aprile 2009

RadioTime e Ando misurano l'audience online

RadioTime e Ando Media stanno collaborando per offrire agli inserzionisti e ai broadcaster online gli strumenti per la gestione delle loro campagna attraverso una precisa misurazione dell'ascolto della radio online.
RadioTime è un catalogo di emittenti che trasmettono via Internet e la sua tecnologia si sta diffondendo in una quantità di applicativi per pc e dispositivi palmari nonché nella nuova generazione di apparecchi radiofonici con interfaccia di rete (preferibilmente Wi-Fi). Troviamo il database di RadioTime a bordo di software come WunderRadio e RadioShift Touch per iPhone, nel Radio Companion per Blackberry, nelle versioni Windows di RadioTime, ma anche in apparecchi come Sonos Music System, Logitech Squeezebox e persino in una linea di accessori software che rendono le stazioni catalogate da RadioTime accessibili anche ai non vedenti attraverso la navigazione vocale (il software si chiama SpeakOn ed è sviluppato da A-Technic). Andate a visitare la pagina dedicata a tutte queste articolazioni della piattaforma RadioTime per accedere ai siti Web dei partner.
L'interfaccia di questo catalogo è intelligente. Si possono effettuare le ricerche per località, negli Stati Uniti e nel mondo. Per ciascuna località viene visualizzata la lista di emittenti ricevibili in FM. Se effettuate una di queste ricerche per l'Italia ottente un risultato un po' confuso, perché RadioTime tradisce le sue origini americane. Per l'Italia vengono elencate una decina di città, se scelgo Roma trovo che il flusso Real Audio di RAI Radio 3 è riportato nella pagina romana come attivo sui 99,9 in FM dall'Aquila... Insomma, siamo lontani dalla perfezione, c'è parecchia strada da fare, ma intanto posso accedere direttamente da qui al flusso di Radio 3 e lo posso ascoltare se ho Real Audio installato, semplicemente aprendo la finestra del tuner di RadioTime.


Ando Media and RadioTime Facilitate the Navigation and Monetization for Internet Audio

RadioTime, Inc., a developer of technology for finding and listening to radio online, and Ando Media, a provider of solutions that empower radio stations to monetize their audiences, today announced they have partnered to provide radio broadcasters with a robust navigation utility and audience measurement statistics for the RadioTime community. This information will further enable broadcasters and listeners to engage one another online.
“The Internet is the new radio tuner, and that creates new revenue-generating opportunities for broadcasters and their advertising partners,” says Dan Halyburton, President, RadioTime. “RadioTime has made broadcasters’ programs available to listeners on their PCs, laptops, iPhones, Windows Mobile devices and an ever-growing variety of connected devices. Partnering with Ando Media will provide our broadcast partners with additional information about their online audiences' listening habits so they can create effective and strategic advertising campaigns.”
“We are excited to be working with RadioTime. As the Internet audio space explodes and IP based delivery becomes mass market there is and will be a need to organize and present stations efficiently to the listener. Our goal in this partnership is to provide the RadioTime affiliates with statistics on their audience and inventory to contribute to their bottom line,” says Paul Krasinski, EVP of Ando Media.

About Ando Media

Ando Media is the leading provider of real-time audience measurement and ads management solutions for the internet audio market. Founded in 2004, Ando Media is committed to enabling its clients to monetize their digital assets: audio, online, video and mobile.

About RadioTime

RadioTime is the leading radio tuner that powers Internet services and devices by connecting them to radio broadcast DJs, talk personalities, and sports programming. Listeners easily access free, live, local, and global radio programming through RadioTime service. Its service enhances other products and services by powering them with thousands of radio channels and programming. RadioTime, founded in 2002, is based in Dallas, Texas. More information is available at www.radiotime.com.

03 febbraio 2009

BBC Radio, nuove vette di audience (specie la cultura)

Intervenendo sul quotidiano Telegraph a proposito del suo amore per la radio, Libby Purves, veterana della BBC (e autrice qualche anno fa di un libro intitolato Radio: a true love story, ancora disponibile sul mercato dell'usato), celebra la notizia delle nuove vette di audience raggiunte dalla stazione radiofonica pubblica inglese. Questo è il comunicato sugli ultimi dati pubblicati dal RAJAR, l'Audiradio britannica, da cui spicca soprattutto il successo di Radio 4, il canale culturale: mezzo milione di ascoltatori in più nell'ultimo anno, adesso la coltissima Radio 4 è ascoltata da dieci milioni di persone). La Purves scrive - come non condividere? - che la radio è un medium fantastico per smitizzare il vano culto della celebrità: sintonizzatevi su uno dei tanti talkshow sul piccolo schermo e non potrete evitare di cadere almeno in parte vittima dell'ipnosi da divo di Hollywood. In radio riusciamo a giudicare più serenamente ("chi diavolo è questo ilare idiota?"). La radio è democratica, portatile, aperta, libera da ascoltare e farla è a buon mercato.

Why we're still ga-ga for radio

As radio audiences reach new highs, BBC broadcaster Libby Purves celebrates the 'invisible' medium that has enriched our lives more than any other

By Libby Purves
31 Jan 2009



The 1929 BBC Handbook was untroubled by controversy. Seven years on from its first cracklings, John Reith's pioneers were still drunk with the glory of it all. "Broadcasting, that magical agent," they wrote, "has made available by means of comparatively simple apparatus and at next to no cost the finest things there are to hear."
Meanwhile C. A. Lewis, Reith's deputy, spoke of the aerial posts "like spears against the sky", as sounds were carried "along the roadsides, over the hills, brushed by trees, soaked by rain, swayed by gales … [to] the shepherd on the downs, the lonely crofter, the labourer in his squalid tenement, the lonely invalid on her monotonous couch". Grim old Reith himself put it more succinctly: "There are two kinds of loneliness: insulation in space and isolation of spirit. These are both dispelled by wireless."
It was a romantic, almost knightly vision; and, of course, we may laugh a little. There is plenty to amuse in the pious idealism of early BBC: the famous light-entertainment diktat barring the word "basket" and jokes about "animal habits e.g. rabbits… ladies underwear e.g. winter draws on". Committees fired off memos warning against George Formby's Little Stick of Blackpool Rock. We may laugh, and be triumphantly aware of our technological advantage: TV, internet, digital news and amusement twittering from a million phones. We may resignedly accept that the relevant BBC supremo is now "Director of Audio" rather than Radio.
But the simple apparatus, even cheaper now unless you go digital, has not passed into history. Radio wins more listeners each year. In a complex crisis, people want news: where do they turn? To the Today programme, now attracting its biggest audiences since 2001. The rest of Radio 4 is also at a six-year high, pulling in nearly 10 million; on Radio 2, Wogan's happy witterings draw more than eight million every weekday. The medium refuses to atrophy: we remain in thrall to a form of entertainment born when corsets were whalebone and horses pulled the plough.
What a radio set does today is – more portably – exactly what its Reithian ancestor did. It brings you voices, sounds and music out of the air. It does not presume to make you sit still and stare at it; it does not make your brain ease into flat, suggestible alpha waves as television does. It can shrink to the size of a credit card or boom from speakers good enough for Mozart; it comes with you in the car, in a pocket, round the house, on the bus.
Using only sound, radio stretches the imagination and makes the listener its partner. A humble plastic box can introduce you to writers, ideas, arguments, facts, music and atmospheres you might not encounter in two lifetimes. Speech radio, in particular, is a curious medium: more vivid than print, bringing ambient noise and atmosphere, conveying tones and breaths and hesitations and tension in the voice. It is indifferent to the artifices of appearance. Sometimes, listening to a politician or panellist on television, I close my eyes to judge them better. Take away Tony Blair's beguiling grin and he always did sound like a ham.
It is a great medium for denying the empty cult of celebrity: watch a screen talk-show and you are at least partially mesmerized by Hollywood glamour. On the radio you judge more squarely ("Who on earth is that giggling idiot?"). Radio is democratic, portable, open, free to hear and cheap to make. It is a pocket university.
We have been lucky, in Britain, that it grew up as it did, falling into the hands of idealists and funded as a service rather than an advertising medium. Lucky, too, that those pioneers understood that, as Reith put it, people cannot always be listening to "grand" things. The radio has been a nursery of drama – from Shaw and Priestley to Lee Hall – and the place where the best comedy is born. Radio has fostered comic genius: It's That Man Again and The Goons, Hancock and Horne, Alan Partridge, Arthur Smith. Little Britain was a lot funnier on the radio than it has been since. When it comes to news, radio asks sharper, deeper questions than television because it has no pictures to dwell on.
Of course there is bad and brainless radio – how could there not be, when it is so cheap and easy to make? Of course (don't we know it) there is cruel, laddish radio. Even the more intelligent networks sometimes foul up, bore you rigid, or give airtime to nitwits. But by and large, speech radio in Britain is a marvel: civil, unpatronising, unpompous. Reith's ruling still holds: "Unaffected simplicity of utterance alone gets over". Even the most reputedly sedate station, Radio 4, has opened immense worlds: stupid people deride it as "middle class" (Did you hear all those pipefitters and builders on Any Answers? yesterday?). Where else would you have learned so graphically about women's lives under the Taleban? How else become aware of a hundred social scandals via File on Four, or entered the daily lives of sea-pilots, burlesque strippers, biochemists, cycle couriers?
I have been a listener far, far more than a broadcaster, and acknowledge the debt. Television tends to steal your hours while radio doubles them. We are all tied to lonely physical drudgeries: driving, housework, cooking, dressing, searching for lost socks. Yet all the time the humble apparatus fills our mind with stories, ideas, sounds and jokes and meditations. And the hours need not feel wasted or lonely after all.

Radio: A True Love Story by Libby Purves is published by Hodder & Stoughton


11 gennaio 2009

A Buenos Aires ancora elevata l'audience in AM

Ancora in grado di "dar pelea", dare battaglia. Ecco un'altra testata che interviene oggi sull'argomento della radio sulle onde medie, che qui in Europa vengono gradualmente smantellate. A Buenos Aires, Capital Federal, è stata misurata l'audience della radiofonia in AM e FM. Il dato è naturalmente favorevole alla seconda, ma le onde medie resistono e AM 10, 710 kHz, è addirittura la prima in classifica. Su un totale di 6 milioni e mezzo di persone che si sintonizzano regolarmente sulle radio porteñas, 2 milioni e mezzo preferiscono una stazione in onde medie.
Las AM dan batalla en la radio y tienen sus fieles seguidores

En Capital Federal y el conurbano más de seis millones y medio de personas escuchan la radio durante el día. La FM en auge pero la AM da pelea. La 10 y Vale, líderes. El 2009 será un año de mucha competencia

10/01/09

Por Roberto Aguirre Blanco

El fenómeno fue primero una atracción, luego una necesidad y posteriormente parte de una elección de medios para entretenerse. A casi 90 años de la primera transmisión oficial hecha en el país, la radio sigue viva y seduce con sus propuestas a las nuevas generaciones.
Un último informe realizado por la Consultora Ibope y que abarca el último trimestre de 2008 demostró que más de 2 millones y medio de porteños y habitantes del conurbano bonaerense escuchan radio por día en AM.
La consideraba “vieja radio”, que tuvo su explosión de competencia contra la televisión a fines de los sesenta hasta mediados de los ochenta, aún tiene armas genuinas para seducir a los oyentes y captar su atención cotidiana.
Este dato de 2.531.924 de oyentes de la radio de Amplitud Modulada inclusive la mantiene en competencia su con rival directo que son las FM y su captación del público más joven desde hace ya más de una década.
Radio 10, con 1.050.000 personas que la escuchan es lejos la líder desde hace varios años de la audiencia con el 36,62 del share y tiene como escoltas a Mitre (584 mil y 17,2); Del Plata (317 mil y 9,79) y La Red (316 mil y 9,04).
Luego se ubica Continental con 308 mil oyentes diarios y el 8, 92 del share para dejar a Radio América en el sexto lugar con 83.900 oyentes y 2, 83 de la porción del rating.
Otro dato significativo es que las restantes AM (se construye con más de una decena de emisoras) suman el 11,71 del share (tercer lugar) y casi medio millón de oyentes diarios.
El encendido en las FM es por cierto mucho más alto que las AM casi el doble (más de cuatro millones), pero ninguna de las emisoras logra superar el millón de oyentes diarios que logra Radio 10.
La más escuchada es FM Vale (del mismo grupo de Daniel Hadad) con 10.53 del share seguido por La Mega (10,12); Rock and Pop (9.77) y La 100 (9.62).
Para este 2009 se movió con mucha fuerza el libro de pases que promete una mayor competencia entre las líderes además de nuevas propuestas y programaciones en radios que buscan cambiar su contendido y posicionarse mejor en la lección de la gente.
“Chiche” Gelblung, en el pase con más ruido, dejó la 10 para ir a Mitre y ser protagonista de la competitiva segunda mañana de la radio de AM, mientras en los mediodía de la líder estará Viviana Canosa de buen rendimiento en la FM Vale.
Por su parte, Fernando Bravo dejó la tarde Del Plata por el mismo horario en Continental, y uno de los periodistas más escuchados de la FM, Beto Casella dejó La mega para debutar en Pop 101.5.
Otras de las novedades es la nueva conducción de radio El Mundo (a cargo de Devicom y el Grupo Suez) quien lanzó una nueva programación que apuesta a la jerarquía periodística que incluye a Asteriscos.am, los miércoles de 21:00 a 22:00.
La torta de los oyentes puede estar seducida por las FM, pero a la hora de elegir los profesionales jóvenes y no tanto del medio siguen sintiendo que estar en un horario central de las AM es como jugar en el seleccionado nacional.