22 marzo 2008

Le spie alla radio: fonti polacche svelano il mistero

E' da qualche tempo che volevo scrivere a proposito di un eccezionale articolo apparso sul numero di ottobre 2007 (vol. 31 n. 4, 2007) della rivista Cryptologia. Scritto dallo specialista polacco Jan Bury, "From the Archives: The U.S. and West German Agent Radio Ciphers" cita alcuni documenti desecretati del controspionaggio che rivelano con incredibile dettaglio il funzionamento delle reti di agenti che all'interno dei paesi dell'ex blocco orientale ricevevano le trasmissioni cifrate delle cosiddette number stations. Su queste stazioni sappiamo molte cose e molte altre ne sospettiamo, ma personalmente questa è la prima volta che vedo analizzare le loro trasmissioni in codice proprio dal punto di vista di un servizio di SIGINT e counterintelligence ufficiale.
I documenti cui si riferisce Jan Bury sono conservati presso l'IPN, o Istituto Polacco della Rimembranza, un archivio della storia della potente burocrazia del regime comunista. In particolare, Bury si rifa a un rapporto il cui titolo tradotto in inglese recita "Agent Radio Communications of the US and West Germany intelligence services between 1960 and 1975. La storia e le modalità delle trasmissioni "one way" verso gli agenti sul campo viene ripercorsa a ritroso fino agli anni Cinquanta in una dissertazione, anch'essa recentemente desecretata, scritta nel 1982 e conservata presso l'Accademia degli affari interni di Varsavia.
Secondo gli autori di Agent Radio Communications le attività di collegamento one way con gli agenti dello spionaggio tedesco occidentale avvenivano tramite due impianti, quello di Francoforte e quello di Monaco. Da Francoforte a partire dal 1959 veniva controllata una rete di circa 200 agenti, uno dei quali E. Kuhnert, era stato arrestato. Altri sette agenti erano stati scoperti e facevano il doppiogioco, riferendo alle autorità polacce in cambio di un compenso in denaro (se poi il gioco fosse triplo non è dato sapere). Dal trasmettitore di Monaco, che in realtà garantiva una copertura mondiale, veniva controllata una rete di altri 220 agenti, uno dei quali era diventato collaborazionista. Molto dettagliata la descrizione degli apparati di cui gli agenti erano dotati (si va da ricevitori general coverage come il vecchio Telefunken Bajazzo a set a cristalli non commerciali), delle tabelle di codici e chiavi e delle "schedules" delle trasmissioni. Le due frequenze di Francoforte erano 3370 e 4010 kHz, mentre Monaco aveva una griglia più diversificata, con una trentina di frequenze comprese tra 2656 e 12210 kHz cui corrispondevano altrettanti cristalli in dotazione degli agenti.
Per decifrare i messaggi venivano utilizzati i numeri di one time pad e una tabella di sostituzione alfabetica basata sulla chiave ZA OWIES (se la lingua utilizzata per i messaggi era il polacco) e DEIN STAR per il tedesco. Bury illustra il procedimento di decifratura con esempi molto comprensibili. Diverse erano le modalità con cui si svolgevano le comunicazioni provenienti dalla postazioni utilizzate dai servizi americani, che al contrario dei tedeschi, come sempre molto precisi, preferivano non fare affidamento su frequenze e orari di trasmissione predefiniti. Anche la decifratura funzionava in modo più complesso. I numeri ricevuti venivano trasformati in lettere in base a una tabella generata a partire dalle chiavi e successivamente le lettere venivano decodificate tramite apposite tabelle di sostuzione.
Altre informazioni si ricavano dalla tesi preparata evidentemente da uno studente dei corsi di spionaggio all'Accademia degli affari interni. Qui si dice per esempio che gli impianti di trasmissione noti in Germania erano almeno due, DFD21 su 4010 (attivo dal 1953) e DFC37 su 3370 (dal 1951). Gli agenti sul campo utilizzavano specifici ricevitori a cristallo oppure apparecchi commerciali a onde corte o ancora apparecchi commerciali non dotati di onde corte ma forniti di appositi convertitori a cristallo (l'agente inseriva il cristallo in uno zoccolo poi collegava il convertitore all'antenna esterna e il ricevitore all'uscita del convertitore). Le comunicazioni non erano esclusivamente one way, anche se queste sono sempre state piuttosto diffuse. Alcuni agenti venivano dotato di trasmettitori molti dei quali capaci di funzionare (grazie a un nastro magnetico integrato) in modalità "burst", cioè in morse ad altissima velocità. In questi casi intercettare gli apparati diventava molto complicato per il controspionaggio polacco. Tanto, scrive Bury, che se nel 1973 i servizi avevano intercettato cento trasmissioni, nel 1977 le intercettazioni si erano ridotte a cinque.
Cryptologia è una piccola rivista accademica per specialisti in crittografia e criptanalisi che spesso tocca argomenti di enorme interesse storico e parecchie questioni direttamente riferibili al monitoraggio di segnali radio. Ve la consiglio caldamente, anche se a volte il formalismo è molto avanzato.

2 commenti:

Quirino Tirelli ha detto...

Ciao Andrea...
Tu sei un lettore della rivista?
e se si come si fa per riceverla?

Andrea ha detto...

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