09 maggio 2010

Radcom recensisce Perseus, primo per range dinamico

Il mensile Radcom di maggio pubblica una recensione del ricevitore SDR Perseus firmata dal radioamatore inglese Peter Hart, famoso per i suoi testi sui ricevitori di classe professionale.
Hart afferma che Perseus ormai occupa il primo posto della sua personale classifica per range dinamico, il parametro che definisce la capacità di un ricevitore di sintonizzarsi su segnali molto deboli (stazioni lontane) anche nelle vicinanze - in frequenza - di segnali molto forti, senza produrre immagini e altri prodotti di miscelazione. Il range dinamico misura quanto può essere debole un segnale rispetto ai più forti e indica qual è la sensibilità effettiva.

Germania: canone no, "tassa mediatica per famiglia" sì

In Germania si è aperto un dibattito molto interessante sulla natura del finanziamento che i cittadini di uno Stato erogano sottoforma di "canone" all'ente radiotelevisivo pubblico di quello Stato. In Germania il canone si chiama con la sigla GEZ e deve essere versato da chiunque disponga di una radio, di un televisore, o di un computer. Si tratta insomma di un canone mensile da versare quando si è in possesso di un qualsiasi apparato di ricezione. Oggi gli abbonati versano circa 5,7 euro al mese per la radiofonia e quasi 18 euro, sempre al mese, per la televisione. ARD e ZDF ricevono 7,3 miliadi di euro grazie alla GEZ versata da tutti i cittadini.
Secondo un grande esperto di diritto fiscale, Pau Kirchhof, lo stesso che aveva aiutato la Merkel a scrivere le sue riforme, questa modalità "per apparato" oggi è obsoleta, superata dalla difficoltà di tracciare linee di confine precise tra tipologie di dispositivi diverse (un telefonino "sembra" molto diverso da una radio o da un televisore, eppure…). La normativa attuale, dice Kirchhof in un corposo documento presentato all'ARD, l'ente radiotelevisivo federale, è piena di buchi e troppo vessatoria, molto pesante da gestire (mille persone lavorano per riscuotere questo canone). La sua proposta è sostituirla con una sorta di "contributo mediatico" che ciascuna famiglia dovrà versare indipendentemente dai dispositivi utilizzati e in funzione del reddito complessivo della famiglia. In cambio le emittenti pubbliche dovranno essere prive di pubblicità per legge costituzionale. Inoltre l'ammontare della nuova tassa raccolta non dovrà essere maggiore di quanto generato attualmente con la GEZ perché l'introduzione di questa nuova modalità non deve essere vista come il semplice paravento per un aumento del canone.
Quello che segue è l'articolo del Die Welt, ma in rete si trovano già molti pareri su una decisione ormai imminente. L'obiettivo è discutere tutto e approvare da parte delle varie regioni in modo che la nuova modalità di versamento dei canoni radiotelevisivi possa partire già dal 2013. Tabea Rössner, portavoce del partito tedesco dei Verdi per le questioni relative ai media si dice d'accordo, come altri rappresentati dei partiti tedeschi.
Infine, per leggere il documento elaborato da Kirchhof, potete prelevare questo pdf. Naturalmente tutto è in tedesco, ma ormai Google Translate funziona piuttosto bene per farsi un'idea e se usate Chrome oppure la Google Bar, la traduzione è ancora più immediata.
RUNDFUNKFINANZIERUNG

Kirchhof will GEZ weniger "inquisitorisch" machen
6. Mai 2010

Der Ex-Wahlkämpfer der Union meldet sich zurück: Paul Kirchhof will die Schlupflöcher bei der GEZ-Gebühr schließen. Künftig soll es eine sogenannte Haushaltsabgabe geben. Kassiert wird dann unabhängig davon, ob Radio, Fernseher oder PC in Betrieb sind. Zudem fordert der Verfassungsrechtler ein Werbeverbot.

Die Rundfunkgebühr soll grundlegend reformiert werden – weg von einer Gerätegebühr hin zu einer Haushaltsabgabe. Künftig soll jeder Haushalt einen einheitlichen Betrag für ARD und ZDF bezahlen, egal wie viele Fernseher, Radios oder Computer vorhanden sind. Das ist der Vorschlag des Verfassungsrechtlers Paul Kirchhof, der ein entsprechendes Gutachten im Auftrag von ARD und ZDF vorgestellt hat. Heute ist die Abgabe von monatlich maximal 17,98 Euro an die Art der Empfangsgeräte gekoppelt.
Mit der Reform sollten ARD und ZDF außerdem auf Werbung und Sponsoring völlig verzichten, forderte Kirchhof. Das würde zur Glaubwürdigkeit der Öffentlichen-Rechtlichen beitragen. Dies ist auch eine Forderung der privaten Rundfunksender ebenso wie zahlreicher Verlage. Über das Gutachten wollen die Ministerpräsidenten der Länder am 9. Juni beraten. Die Umstellung soll Anfang 2013 mit dem neuen Rundfunkstaatsvertrag in Kraft treten. SPD und Union sind sich weitgehend einig und unterstützen eine Haushaltsabgabe.
Die bisherige Abgabe nach Gerätetypen sei durch die technische Entwicklung überholt und biete zu viele Schlupflöcher, sagte der Heidelberger Verfassungsjurist. Die Grenzen zwischen dem klassischen Radio oder Fernseher und neuen mobilen Endgeräten wie Handy, Smartphone oder Computer ließen sich mit dem Vormarsch des Internets nicht mehr aufrechterhalten. Eine Haushaltsabgabe sei auch deswegen gerechtfertigt, weil jeder Mensch mit der Informationsgesellschaft täglich in Berührung komme und damit auch etwa mit den journalistischen Angeboten von ARD und ZDF.
ARD und ZDF erhalten rund 7,3 Milliarden Euro aus den Rundfunkgebühren. Voraussetzung für eine Umstellung der Abgabe sei, dass die Bürger nicht mehr zahlen als bisher, „kein Euro mehr, kein Euro weniger, das ist kein verkapptes Erhöhungsprogramm“, betonte der frühere Bundesverfassungsrichter.




Non con un lamento, Peppino Impastato visto da vicino

In questi giorni viene presentato un libro su Peppino Impastato, morto ammazzato il 9 maggio del 1978, e le vicende di Radio AUT, l'emittente che dava fastidio ai mafiosi della zona fra Trapani e Palermo. Si intitola "Non con un lamento. Vertigini di memorie", lo scrive Giorgio di Vita e lo pubblica l'editore Navarra. Andando sul sito troverete una dettagliata scheda del libro, un suo estratto e una intervista all'autore. Quello che segue invece è l'articolo di La Sicilia che parla di questo evento.

Un libro racconta Peppino Impastato a oltre 30 anni dalla sua morte

"Non con un lamento. Vertigini di memorie" di Giorgio Di Vita

05-05-10 | CULTURA | Cinisi (Pa) | 9 maggio 1978 - 9 maggio 2010: a oltre trent’anni dall’assassinio di Peppino Impastato, Giorgio di Vita, romano di origini siciliane, compagno e amico di Peppino ricorda in “Non con un lamento. Peppino Impastato, vertigini di memorie” (Navarra Editore) l’esperienza di Radio Aut e la figura di Peppino, in camicia militare e zoccoli, sigaretta sempre alle labbra, il carisma di lui, le sue parole severe, e i pomeriggi in radio.
Il libro sarà presentato in anteprima a Palermo sabato, alle 13, presso il circolo Arci ‘Nzocchè (via Ettore Ximenes, 95), e domenica l’autore, Giorgio Di Vita, prenderà parte al Forum Sociale Antimafia Felicia e Peppino Impastato 2010 di Cinisi.
Giorgio Di Vita è un apprezzato autore di fumetti, che ha collaborato come redattore e illustratore con le principali case editrici italiane. Dedicandosi di recente alla narrativa, in “Non con un lamento. Peppino Impastato, vertigini di memorie” - un testo che l’autore stesso definisce “romanzo di recupero della memoria” - ci racconta le estati di trent’anni prima che trascorreva insieme alla famiglia nel comune siciliano di Terrasini, confinante con quello di Cinisi, dove ebbe modo di conoscere personalmente Peppino Impastato e di partecipare attivamente alla ben nota esperienza di Radio Aut e ci fa, così, rivivere il clima politico-culturale degli anni Settanta.
"Peppino è stato in quei mesi il fratello maggiore che non ho mai avuto – racconta Giorgio Di Vita - Uno con cui non ho avuto nessuna difficoltà a stringere amicizia, come se davvero ci conoscessimo da sempre. Un amico fraterno, affettuoso e disponibile sia ai discorsi impegnati che alle battute. L’ideale! Il ricordo più bello è quello della sua improvvisata alla stazione di Cinisi prima della mia partenza per Roma, di cui parlo anche nel libro. Una dimostrazione di amicizia in un momento in cui sentivo forte il malessere del distacco. A Radio Aut eravamo pochi e il clima era quello di un gruppo di amici. Si respirava una volontà vera e un coraggio che non avevo mai percepito prima nelle assemblee romane. L’obiettivo era molto ben focalizzato: la denuncia della corruzione mafiosa. Questo mi aiutava a capire bene dove, nell’immediato, andasse a parare il mio impegno, nonostante questo fosse, nel mio caso, limitato, parziale, temporaneo. A parte qualche duetto con Peppino, partecipavo alle trasmissioni di lettura dei giornali, mentre nel pomeriggio gestivo uno spazio in cui mettevo su un po’ di musica classica e raccontavo come e perché quei brani mi emozionassero".
Fatta la scelta di un viaggio di ritorno in quegli stessi luoghi trent’anni dopo, l’autore ha intessuto una struttura narrativa di flash back notevolmente evocativi e di riflessioni attuali su quella esperienza, che non si limita a considerare i giorni estivi trascorsi nei due paesi vicini, ma comprende anche le dinamiche politiche e culturali di quegli anni, i Settanta, le manifestazioni studentesche, il sequestro Moro, arrivando a comprendere vicende di raggio internazionale, come quelle di Petra Krause e dell’Ayatollah Khomeiny.
La narrazione inizia dall’atterraggio del velivolo che sta riportando l’autore sulla costa siciliana, e subito i ricordi si allacciano ad annose questioni che legano inevitabilmente quel territorio a Cosa Nostra: la costruzione dell’aeroporto di Punta Raisi, l’incidente di Montagna Longa nel 1972, uno dei più clamorosi, che vide un DC8 dell’Alitalia scontrarsi sulla parete rocciosa con 115 persone a bordo; e diventano mano a mano più vivi non appena il protagonista tocca terra.
Sospeso tra il timore di non riuscire a orientarsi e la vertigine che invece le immagini della memoria gli causano, Di Vita raggiunge quella che sarà la residenza del suo soggiorno a Terrasini: l’ex-sede di Radio Aut, trasformata adesso in un piccolo bed and breakfast, di proprietà dell’amica Anna, una compagna di trent’anni fa.
Questi trent’anni divengono quindi il leit motiv della narrazione, ma il lavoro di Di Vita non è solo una raccolta di memorie quanto una proposta, di analisi, di valutazione, di confronto, che rivela quanto altro ancora ci sia da dire sulla figura di Peppino Impastato, imprescindibile per tutte le menti disposte ancora a interrogarsi e a mutuare, dalla sua esperienza e dal suo destino, importanti contenuti che devono diventare per noi materiale di riflessione e di lotta.



08 maggio 2010

Sorpresa. Adesso Sirius XM guadagna

Legata a doppio filo agli andamenti del mercato dell'auto negli USA, Sirius XM ha chiuso il primo trimestre dell'anno con un profitto. Lo stesso periodo del 2009 si era chiuso con circa 240 milioni di perdite. Sirius, che non ha concorrenti sul mercato della radio satellitare, ha stretto accordi con tutti i costruttori che montano all'interno delle loro vetture i ricevitori digitali. L'offerta è allettante e molti acquirenti finiscono per diventare abbonati, in questo trimestre sono stati 170 mila in più. Ormai Sirius viaggia verso i 20 milioni di abbonati, uno zoccolo duro impossibile da battere. E' chiaro che l'offerta terrestre free di HD Radio è ancora lontana dalla credibilità.
Anche in questo condizioni apparentemente favorevoli c'è da togliersi il cappello davanti a Mel Karmazin, il patron di Sirius: un anno fa la sua azienda era data per spacciata ma lui ha saputo tener duro e in Liberty Media ha trovato un partner ideale, che ci ha messo i soldi senza pretendere il controllo della baracca. Tra gli analisti c'è chi continua a restare scettico, perché l'uscita dalla crisi del settore auto è tutt'altro che scontata e il titolo in borsa, pur registrando una crescita, è sostenuto da un azionariato fatto all'80% da piccoli risparmiatori, visto che gli istituzionali non hanno voluto rischiare. Il successo dovrà essere consolidato ma intanto Sirius stappa lo spumante.

Sirius Shapes Up
Madalina Iacob, 05.04.10

Satellite radio giant turns a first-quarter profit, but what happens when auto sales level off?

Sirius XM Radio ( SIRI - news - people ) swung to a profit in the first quarter thanks to rising auto sales that pushed up its subscriber base. Analysts say the company remains on solid footing as long as car sales are on an upward trend, hardly a guarantee.
The satellite radio company reported a first-quarter income of $41.6 million, or 1 cent per share, compared with a loss of $238.8 million or 7 cents, last year. Analysts expected the company to break even. Sales rose 11% to $670.6 million in the first-quarter.
Sirius XM Radio broadened its subscriber base by 171,441 customers in the first quarter and maintained its guidance that calls for 500,000 new subscribers in 2010.
"The continuing recovery of the automotive sector and expanding signs of increased consumer spending are encouraging signs for the company's growth prospects,” said Mel Karmazin, the company's CEO.
The improving outlook did little to boost shares on a day when the broader market was reeling over European debt worries, and Sirius shares dropped 4% to $1.18. Shares have been on the mend in general, though, rallying more than 90% since the beginning of 2010 as the U.S. economy recovers. Investors have also overcome fears of a potential bankruptcy after Liberty Media Corp ( LCAPA - news - people ) pumped cash in the overly levered company at the beginning of last year.
Sirius has an almost symbiotic relationship with the auto industry, thriving when more cars are sold since its service is frequently offered as a free trial to buyers. The company managed to retire some of its debt in the first quarter...

07 maggio 2010

Fibra (ottica) per l'Italia

Il Quinta, impegnato oggi con il varo del consorzio DMIN.it, mi ha chiesto di fargli la cronaca live blogging della presentazione oggi a Milano della proposta 2010 Fibra per l'Italia, la "one network" secondo Vodafone, Wind e Fastweb. In soldoni si tratterebbe di lanciare un ambizioso progetto di rete a banda larga in fibra ottica, to the home e non secondo il (più economico) sistema G-PON (GigaEthernet Passive Optical Network) ma con una architettura point to point che costa di più ma assicura maggiore flessibilità in termini di apparati-utente e molta più capacità e upgradabilità. L'idea è di realizzare questa infrastruttura affidandola a un consorzio di operatori strutturato come azienda a partecipazione collettiva, senza evidenti posizioni dominanti. La società si occupa di realizzare una unica infrastruttura "a prova di futuro" e la affitta a condizioni eque e uguali per tutti agli operatori che vogliono erogare i servizi.
A presentare l'idea c'erano Bertoluzzo, Gubitosi e Schloter, i tre ad. Di rete condivisa si parla in Italia dall'epoca del cosiddetto Piano Rovati, quando Prodi era ancora al governo. Di una infrastruttura di rete di accesso in fibra in grado di erogare servizi a larga banda da 100, possibilmente 1000 megabit, l'Italia ha un drammatico bisogno perché la nostra attuale infrastruttura largamente in rame non ne può più. Occorre pensare in termini di New Generation Network, perché anche dal punto di vista delle architetture di trasporto siamo indietro. Ma una infrastruttura del genere è costosa per un operatore dominante come Telecom, che domina soprattutto nella classifica dei debiti. E costi a parte non si avverte alcune necessità di ridondanza. La strada per la One Network è stata tuttavia costellata da ostacoli. Telecom non ne ha mai voluto sapere di conferire la sua infrastruttura alla collettività o a una società di gestione indipendente.
Vodafone, Wind e Fastweb rilanciano il concetto di infrastruttura condivisa dicendo in pratica: cari signori del governo e dell'Agcom, sediamoci tutti intorno a un tavolo, discutiamo della governance di questa infrastruttura, che deve essere concepita come grande progetto di politica di sviluppo nazionale. Stabiliamo i criteri e i prezzi per mettere a disposizione questa infrastruttura a tutti gli operatori. Costruiamola attraverso una società partecipata da tutti gli operatori, senza creare posizioni dominanti. Secondo Bertoluzzo gli economics ci sono, la fibra nuova può costare meno del rame. Manutenere una linea in rame per dieci anni costa 900 euro e rotti, con la fibra tra realizzazione e manutenzione si spenderebbe 50, 60 euro in meno. Ma c'è un requisito fondamentale: il rame ce lo dobbiamo scordare, quando la fibra arriva, TUTTI passano sulla fibra, esattamente come in uno switchoff (non a caso è stato fatto l'esempio della migrazione alla tv digitale terrestre).
L'infrastruttura condivisa non richiederà investimenti di denaro pubblico, fatto salvo il coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti, la si può realizzare con relativamente pochi soldi. Quindici comuni per dieci milioni di abitanti richiedono una spesa di 2,5 miliardi di in cinque anni e in nove anni si arriva al break even. Ipotizzando un quarto di capitale in equity (denaro sborsato dai realizzatori), 800 milioni, e si può partire.
Ora il progetto verrà presentato alle istituzioni (l'impegno del regolatore sarà fondamentale). Non partire, continuare a sostenere le infrastrutture vecchie, sarebbe un suicidio per una nazione che sulle telecomunicazioni di nuova generazione deve investire una buona fetta del suo futuro di nazione avanzata.
Detta così non ci può essere che una conclusione: la rete condivisa, in Italia, non si farà.



Alcuni link di approfondimento, con il documento della Harvard Law School sul broadband e l'analoga iniziativa che Swisscom ha proposto in Svizzera, Fibre Suisse.


06 maggio 2010

Integrazione FM-WEB, chip e software da sperimentare

Continuano le sperimentazioni dell'amico Cédric, sul suo blog dedicato al DX in FM pieno di progetti di circuiti e componenti per l'estrazione delle informazioni RDS dal segnale FM. I suoi ultimi esperimenti riguardano il receiver on chip di SiliconLabs, l'SI4735, un ricevitore AM-SW-FM con decoder RDS integrato. Cédric ha aperto un Google Group per gli interessati alle sperimentazioni, che nel suo caso si basano su una evaluation board tedesca che integra il magico chip Silicon Labs e un controller. Il costo di questa schedina è inferiore ai 60 euro, ma ci sono altre possibilità di sperimentazione con una evaluation board messa a punto dalla stessa Silicon e commercializzata (al doppio del prezzo) da Mouser.


Ha ancora senso parlare di questi esperimenti hobbystici in un momento in cui la radio analogica sembra avviata a un inesorabile tramonto? A mio modesto parere sì. La radio FM ha davanti a sé un futuro ancora relativamente lungo e la possibilità di integrare nei suoi segnali dei metadati in formato digitale rappresenta una piccola ma formidabile opportunità di aggancio dei suoi contenuti con servizi di directory e distribuzione di contenuti basati su Web, una specie di interfaccia programmabile che permette di inserire la modulazione analogica in un contesto Web-digitale. Il sistema RadioDNS è un esempio molto eloquente di come sfruttare questa opportunità e se aziende come Apple hanno capito il meccanismo con dispositivi come l'iPod Nano e il suo sistema di tagging sul ricevitore FM (analogico) integrato, vuol dire che si possono immaginare scenari e applicazioni molto interessanti.
Il lavoro svolto da programmatori amatoriali come Cédric può diventare prezioso per tutti, anche perché non è certo un caso isolato. Il tedesco Michael Feilen ha per esempio rilasciato in questi mesi un decoder software per "Wide" FM che estrae l'audio stereofonico e in parallelo il bit stream dell'RDS. Il progetto di Michael si chiama FMStack e si trova su Sourceforge , una versione aggiornata realizzata appositamente per il ricevitore SDR Perseus si trova qui: http://www.drm-sender.de/fmstereodemod_v0_3.zip
FMStack può essere adattato anche ad altre SDR. Tutto quello che serve, come del resto per il Perseus, è un convertitore che trasferisca la porzione di banda da 88 a 108 MHz nella finestra ricevibile con i vari ricevitori SDR per HF. Uno di questi down converter è l'FMC108-28 della tedesca NTI (conversione nella porzione 7-28 MHz) ma anche il bravissimo Martin Pernter, lo sviluppatore del ricevitore SDR PMSDR , ha annunciato l'arrivo di un converter opzionale per l'FM. Lo stesso Nico Palermo sta pensando a qualcosa per la decodifica della WFM anche se non con il software del Perseus (non ottimizzato per questa modulazione).

05 maggio 2010

Analogica o digitale, sempre di televisiùn si tratta


Che al quarto congresso di DGTVI, il consorzio che promuove la televisione digitale terrestre in Italia (come se una tecnologia imposta ex lege avesse bisogno di promozione...), la televisione dovesse essere il tema dominante non deve sorprendere. Ma quando il secondo giorno del convegno, nel pieno del dibattito tra operatori presenti sulla piattaforma televisiva terrestra, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri ha esclamato che il mercato televisivo è un oligopolio naturale, ho avuto un nuovo momento di profondo sconforto.
L'altro ieri ho lamentato qui i toni eccessivamente retorici della prima giornata del convegno. La slide con i dati di audience nelle regioni passate al digitale, che confermerebbe un ritorno ai numeri del passato (in pratica, la tv digitale terrestre avrebbe lo stesso numero di spettatori dell'analogico) mi aveva depresso. Ero convinto che ci sarebbe stato un calo, che i problemi di adeguamento dei vecchi impianti uniti all'anagrafe non proprio giovanile della televisione analogica, avrebbe determinato un calo. Se i dati forniti al convegno sono autentici questo calo non c'è stato. La perdita misurata sull'ascolto dei canali generalisti sarebbe stata più che compensata dal pubblico conquistato dai nuovi canali Rai e Mediaset. Quello della pay tv è un discorso a parte, un prodotto nuovo che però sembra essersi conquistato una buona fetta di clienti. La piattaforma satellitare Sky, il vero nemico da battere per questo convegno, non ha tratto alcun vantaggio dalla transazione, mantenendo intatte le sue quote. C'è un po' di contraddizione, come sempre, in questi dati che sembrano dirci che la gente ormai guarda contemporaneamente almeno due programmi… Ma dopotutto era il convegno della associazione DGTVI, non il congresso internazionale dei docenti di statistica.
Ora, non vorrei si pensasse che la televisione mi fa schifo, sono un discreto consumatore di programmi e non mi vergogno a dirlo. Sono però fortemente contrario al modello italiano di televisione-ostaggio, al perverso meccanismo di controllo finanziario del mezzo, che determina un controllo sulla pubblica opinione, che determina un controllo sugli elettori, che determinano un controllo sulla politica, che determina un controllo finanziario del mezzo. Una catena troppo diretta, troppo immutabile e soprattutto troppo concentrata nelle mani di una sola persona o gruppo ristretto di persone. E' un circolo vizioso che per il bene della nostra democrazia e della nostra economia dovremmo spezzare e io speravo che davvero la tecnologia, il moltiplicarsi dei canali, l'avvento dell'interattività, si sarebbero tradotte in spinte positive, dirompenti.
Invece niente, è stata la celebrazione stucchevole di un predominio tecnico, culturale, politico, persino quelli che avrebbero dovuto essere i più incazzati, gli editori delle piccole tv locali, pur dando voce ai loro timori di estinzione (timori più che fondati), erano ben contenti di sedere accanto a Confalonieri e Garimberti per celebrare la forza inarrestabile della "televisiùn". Altro che era della cross-medialità, a parte qualche timida, scontata esortazione allo sviluppo dell'offerta interattiva, a parte il solito Brunetta con il solito mantra sulla pubblica amministrazione televisiva digitale (me lo sto sorbendo da almeno dieci anni), a parte i pistolotti autocelebrativi sulle meravigliose sorti dei decoder ibridi con bollino "oro" capaci di connettersi a Internet, il responsabile di DGTVi Andrea Amborgetti ha più che altro disseminato il suo discorso di barriere e paletti: niente regali a nessuno, "né in terra né in cielo", vita durissima per Sky che vorrebbe accedere alla piattaforma terrestre pay "senza investire una lira", niente revisione del piano delle frequenze così come è stata delineata da AGCOM, niente favoritismi per chi vorrebbe offrire contenuti over the top attraverso il Web senza pagare dazio (alla faccia dell'apertura della piattaforma, buona sola per strappare applausi alla platea). Niente, niente, niente... Evviva la tv digitale aperta.
Insomma, non moriremo democristiani, ma televisivi digitali terrestri.
A proposito di AGCOM, il momento più forte dell'intero evento sono stati i dieci minuti del commissario Stefano Mannoni. Il quale ha detto parecchie cose sacrosante sulla vexata quaestio del piano nazionale delle frequenze (presentato da tutta DGTVI come una sorta di stregoneria concepita da crudeli ingegneri armati di spada laser e software mangiabambini), ma ha usato uno stile inconciliante che mi è parso del tutto fuori luogo, per niente super partes. Come sapete io sono sempre stato favorevole a una regolamentazione spettrale intelligentemente rigorosa, quello che è successo alla nostra radiofonia negli ultimi 35 anni è un pasticcio terzomondista che ha avuto pessime conseguenze sul settore. L'animosità nei confronti del piano è dovuta alle barricate che i membri di DGTVI stanno erigendo contro Murdoch, che punta a una quota dei mux che emergerebbero dal riordinamento. Mannoni ha espressamente detto che se non ci sarà il necessario spirito collaborativo, AGCOM "lascerà sul campo morti e feriti".
Tra audio e video sono in grado di assicurare un coverage abbastanza completo degli interventi del 3 e 4 maggio. Sul mio canale YouTube trovate li video degli interventi di Alberto Sigismondi che presenta i dati del rapporto annuale, Giancarlo Leone della RAI, Marco Ghigliani di Telecom Italia Media e l'accoppiata Giunco-Rossignoli di FRT-Aeranti Corallo. Nel mio archivio audio ci sono invece gli interventi di Luca Balestrieri di TivùSat, Andrea Ambrogetti, Enrico Manca (giovine Italia), Vespa con Brunetta, Formigoni, Stefano Mannoni, il viceministro Paolo Romani (non un brutto intervento il suo, a parte l'arroganza di rivolgersi a Paolo Garimberti come a un cameriere, per lamentarsi davanti a centinaia di persone di uno "scellerato servizio di Ballarò" e l'eterno vittimismo fuori luogo di una compagine governativa sostenuta da una maggioranza parlamentare granitica ma incapace di tollerare ogni minima critica da parte dell'opposizione e della stampa nazionale e straniera). E il dibattito tra Garmiberti, Confalonieri, Giunco, Rossignoli e un Tarak ben Ammar in gran forma, che si toglie lo sfizio di farci lezione di tolleranza e democrazia, indicando gli italiani come "arabi del Nord" (gli accordi però li fa con Mediaset, pecunia non olet). E se vi state chiedendo se qualcuno ha accennato ad eventuali stream audio all'interno dei mux o addirittura di radio digitale... Vabbé lasciamo perdere.



Qui di seguito invece i link al pdf del Quarto rapporto sulla televisione digitale terrestre in Italia e in Europa:

03 maggio 2010

Convegno DGTVI: audience cresce nelle regioni digitali


Qui al Teatro Dal Verme di Milano è iniziata la conferenza sul digitale televisivo terrestro, organizzata dall'associazione DGTVI. Mi aspettavo l'uso di una certa retorica, ma quello che sto ascoltando supera le ipotesi più Orwelliane. Più tardi metterò a disposizione qualche filmato ma intanto ecco un piccolo assaggio con uno snapshot del grafico presentato da Alberto Sigismondi e relativo ai primi dati d'ascolto nelle regioni all digital. Secondo lo studio 2010, dopo la sella raggiunta nelle settimane dello switch off analogico, con punte negative del 10%, l'audience complessiva sarebbe addirittura aumentata, con la quota attribuita ai canali specializzati che compensa il leggero calo dei canali generalisti. "Data per morta mille volte, la televisione sta rinascendo più forte." Se i dati sono veri, c'è da afferrare il passaporto e scappare.

02 maggio 2010

USA: si complica la strada verso il wireless broadband

Non sarà semplice il percorso verso la piena implementazione del Piano Nazionale per la Larga Banda (negli Stati Uniti, che vi credevate?). Il piano delineato dalla FCC (376 pagine), considerato fondamentale per il futuro sviluppo economico degli Stati Uniti, prevede che per favorire l'offerta di servizi di accesso a Internet "wireless" si debbano sfruttare il più possibile le risorse spettrali attualmente non utilizzate o quelle lasciate libere dopo i cambiamenti che stanno caratterizzando l'uso dello spettro, in particolare le frequenze non più occupate dalla televisione terrestre analogica, ormai spenta.
Rispetto a quello che la stessa FCC dice nel Piano - che (si veda a partire da pagina 92 del documento linkato poco sopra) prevede anche misure più o meno forzate di "ottimizzazione architetturale" per i servizi in essere, tv terrestre digitale inclusa - cominciano a delinearsi parecchi ostacoli. Tra questi ostacoli c'è il completamento di un accurato inventario delle risorse spettrali, che secondo alcuni potrebbe richiedere almeno due anni di tempo, mentre la FCC sembrava intenzionata a procedere molto prima con le sue misure di "spectrum reclamation".
Un altro duro colpo alle effettive capacità della FCC di esercitare una sorta di pressione obbligatoria sul mondo degli operatori di servizi di telecomunicazione broadcast o dati, viene dalla decisione della corte d'appello distrettuale di Washington DC, che ha dato torto alla FCC nella sua lunga disputa con l'operatore broadband Comcast (recente compratore di NBC Universal). Nel 2007 la Commissione aveva imposto a Comcast di non applicare politiche restrittive sulla banda allocata ai suoi abbonati Internet che scaricavano file con il protocollo BitTorrent. In pratica la FCC aveva chiesto di rispettare il principio di neutralità che vieta agli operatori di stabilire criteri di servizio diverso in funzione dei diversi usi della banda di Internet. Il tribunale distrettuale ha negato che la FCC disponga della necessaria autorità "ancillare", stabilendo quindi che gli operatori possano fare quello che vogliono della banda gestita da loro. E di conseguenza c'è chi vede questa decisione come una possibile vincolo per la FCC nella sua strategia di implementazione del Piano quando questa strategia finisca per imporre qualcosa che gli operatori non vogliono.
In occasione dell'ultimo salone NAB di Las Vegas, il capo della FCC Julius Genachowski, ha fatto agli operatori televisivi un discorso conciliante, affermando che la FCC non intende far cadere le sue decisioni dall'alto. Ma poi ha rifiutato di rispondere alle domande dei giornalisti. Il responsabile del NAB, Gordon Smith, ha risposto con dichiarazioni barricadere, affermando che le emittenti televisive americane non faranno da "sportello bancomat" delle risorse spettrali a beneficio dei piani della FCC (come se questi piani fossero presi nei soli interessi della Commissione). Del resto, non si poteva pretendere che i gruppi di interesse che oggi controllano i servizi di radiotelediffusione e le radiofrequenze assegnate accettassero senza discutere una politica che punta a utilizzare una parte sostanziosa di queste frequenze con modalità molto diverse, che dovrebbero almeno teoricamente aprire la strada a numerosi nuovi entranti, stravolgendo gli equilibri acquisiti. E' un classico caso di conflitto tra vecchio e nuovo, dove il nuovo non ha tuttavia le stesse ineluttabili chances di successo di una automobile contro la carrozza a cavalli.
Forse consapevole di un cammino che si sta prospettando più tortuoso del previsto, la FCC ha deciso di costituire una vera e propria "Spectrum task force" per accelerare i tempi del famoso inventario delle frequenze. In questa direzione va anche la volontà di aumentare le capacità dello strumento online Spectrum Dashboard, lanciato in versione beta nel marzo di quest'anno.

Il braccio di ferro (mortale?) tra radio broascasting e IP

Mentre piovono critiche sulla decisione della FCC di autorizzare un aumento della potenza impegnata nella parte digitale del sistema di modulazione ibrido IBOC/HD Radio usato negli USA per migliorarne la ricezione indoor (con questo aumento la porzione numerica dello spettro occupato andrebbe a interferire sia sulle stazioni adiacenti sia sulla componente analogica della stazione emittente aggiungendo per chi ascolta un problema in più oltre alle tecniche di compressione audio già utilizzate), gli americani cominciano a interrogarsi sul futuro della radio in maniera più radicale di un semplice dibattito sui relativi meriti delle modulazioni analogiche o numeriche. Ormai è arrivato il momento di decidere non se la radio debba essere analogica o numerica, ma quale sarà lo spazio del modello broadcasting rispetto al tipo di radiofonia, fortemente personalizzata, interattiva e non lineare, che Internet ci sta abituando a consumare.
Forse c'è una certa tendenza a sopravvalutare l'impatto della radio non-broadcasting dal punto di vista numerico, milioni di persone continueranno ad ascoltare la radio come la conosciamo. Ma tutte queste considerazioni non sono inutili. Nelle nazioni altamente infrastrutturate come gli Stati Uniti o l'Europa la diffusione di contenuti audio via Internet non potrà non avere un peso crescente e anche se non sarà fortemente maggioritario, finirà comunque per togliere ascoltatori e risorse alla radio convenzionale, analogica o numerica che sia. E in condizioni di minore disponibilità di risorse l'establishment della radio non potrà permettersi di sostenere con lo stesso impegno l'eventuale transizione dall'analogico al digitale (transizione che prosegue in tutto il continente nord-americano, considerando che il Messico ha formalmente accettato il sistema IBOC/HD Radio, autorizzato dal 2008 per le stazioni AM/FM che operano a meno di duecento miglia dal confine USA, come standard per la "mudanza" della radio).
Detta in altro modo, che cosa è meglio fare:

A) puntare tutti i soldi sulla radio digitale sperando che questa trasformazione possa davvero fare la differenza presso gli ascoltatori e aiutare l'economia della radio a reggere davanti all'assalto di nuovi entranti come Pandora?

B) investire tutto sulla capacità di creare strategie e sinergie Internet per la radio tradizionale, eventualmente facendo leva su sistemi come RadioDNS che consentono di utilizzare tecnologie già esistenti (RDS) per gettare un ponte tra i contenuti della radio e le possibilità della piattaforma Web?

C) cercare di percorrere, dosando intelligentemente le risorse disponibili, entrambe queste strade?

Mentre meditate sulle risposte leggetevi questo post sul blog di Radio World Online, guardando il filmato YouTube sulla nuova tecnologia di controllo vocale che Ford sta lanciando per il suo sistema di car entertainment chiamato SYNC. Nel filmato si vede il dimostratore della Ford alle prese con le canzoni di Pandora, con le mani sempre sul volante. Secondo Radio World l'automobile è l'ultimo baluardo della radiofonia convenzionale, ma sistemi come questi e interfacce vocali che funzionano potrebbero far crollare il bastione difensivo. Dopodiché, conclude la testata, arriveranno le temute "app" per dispositivi mobili e il resto della realtà mediatica moderna travolgerà il modello broadcast come "i proverbiali barbari alle porte dell'Impero Romano."

Future to Radio Broadcasting: Drop Dead

Is it possible that the days are numbered for the “broadcasting” part of radio broadcasting?
It is certainly no secret that Internet-based and mobile media’s assault on the attention span of consumers grows daily. And since that attention quotient is finite, what one segment gains, another loses.
Broadcast radio grudgingly has ceded ground in the home as iPod-style devices, the Internet and smartphone-based mobile media march forward but in the car broadcast radio has remained dominant. Futzing with iPods and smartphones can be a diverting and harrowing experience in the car, and the Internet is not a player on the road.
Make that “wasn’t” a player on the road.
As you may have seen reported in Radio World, Ford and Pandora, the Internet-based music service, recently demonstrated a new service, to be available in the 2011 Ford Fusion, wherein a smartphone was used as an Internet portal for Pandora. But more than that, an app (they’re everywhere!) allowed the Fusion’s music system to interact with Pandora and respond to voice commands.


This Ford video demo is effective visual evidence of how it works; it is recommended viewing. Ease of use is a high priority; and the demo indicates that at least some of the players are well aware of that.

Can this be dismissed as just another “quadraphonic” demo, or is this Beta — meaning, this particular type might not succeed but the overall idea is about to radically change a whole industry within a few years? Radio World’s Leslie Stimson entertained the question in her coverage of the January CES show.
My takeaway answer: The Internet is coming to the car, like it or not; use it or not.
At the moment the Internet is going to be reliant on smartphones to get in, but how long before a manufacturer or after-market parts maker installs Wi-Fi or WiMax receivers in their cars. After that, the apps will come and then the rest of the modern media world will flood in like the proverbial barbarians overwhelming the Roman Empire.