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11 novembre 2012

Cadono gli ultimi bastioni, Voice of Russia taglia sulle onde corte e medie in russo


Arrivano segnali consistenti sulla possibilità che anche Voce della Russia, attualmente uno dei pochi broadcaster internazionali ad aver mantenuto una solida presenza sulle frequenze delle onde corte, sia costretta a un ridimensionamento delle sue attività. Il primo sintomo è molto vicino a noi e riguarda l'annuncio della cessazione delle trasmissioni attraverso l'impianto in onde medie (558 kHz) di Monteceneri, in Canton Ticino. Dismesso dalla Rete Uno della Radio Svizzera, due anni fa il trasmettitore era stato affittato come ripetitore di alcuni programmi in russo e in altre lingue europee, tra cui l'italiano. Con l'entrata in vigore della fascia invernale della programmazione delle emittenti internazionali risulta che i 558 di Monteceneri verranno utilizzati solo fino al 31 dicembre 2012. 

Contemporaneamente, il programma Radiopanorama, curato da Vadim Alekseyev su World Radio Network, rivela che a partire dal 2013 Voice of Russia ridurrà dell'80% le trasmissioni in onde corte in lingua russa, e questo nonostante la stessa emittente, in un convegno di stazioni radio russofone che si è tenuto a Yalta in questi giorni, sottolinei come la richiesta di contenuti in lingua russa sia aumentata. Nel convegno viene per esempio citato il caso del network Radio Rusa, spuntato dal nulla questa estate nello spettro FM di diverse città spagnole sulla costa mediterranea.  (Network che tra parentesi secondo i media catalani starebbe operando senza alcuna licenza.)
E' probabile che la prevista riduzione dell'output sulle onde corte sia legata alla vicenda dei tagli che il ministro delle finanze russo, Anton Siluanov, ha chiesto di effettuare sui preventivi di spesa dei principali media pubblici oggi finanziati dai contribuenti locali. Putin in persona, afferma la stampa locale sulla base di un documento pervenuto al quotidiano Novaja Gazeta, con un imperioso tratto di penna (la scansione del famoso documento si trova a questo indirizzo) ha imposto al ministro di autorizzare i fondi richiesti per il 2013 dalla stazione televisiva RTR, dal canale internazionale RT Russia Today e dalla Rossiyskaya Gazeta. Ma per i soldi richiesti da "Golos Rossii", nome russo di VoR, non c'è niente da fare. Rispetto ai 4,7 miliardi di rubli richiesti l'emittente subirà una riduzione dell'11% fino a 4,2 miliardi o poco più. E' possibile che questa lieve contrazione sia sfociata nella decisione di mettere freno alle onde corte e al relay in onde medie dalla Svizzera (altre riduzioni sono previste per i programmi in russo e tedesco che VoR ridiffonde in Germania su frequenze in onde medie come 693, 630, 1323 e 1431 kHz da diverse città tedesche: i rumors dicono che resteranno attivi solo i 693). In Russia è previsto per il 2015 lo switch off della televisione analogica terrestre e forse, insieme alla crisi economica, anche questo è un fattore che induce ad abbandonare modalità trasmissive giudicate obsolete persino da quelle parti. 

25 ottobre 2012

La BBC nel 1935, gloria di un passato che non torna. Neppure nel governo della cosa pubblica.

BBC Voice of Britain è un film propagandistico realizzato dal General Post Office nel 1935 da cui emerge già la mitologia che durante la successiva guerra mondiale e fino ad almeno gli anni '80 del XX secolo circonderà l'ente radiotelevisivo pubblico del Regno Unito. La scheda preparata dal British Film Institute parla dei numerosi personaggi - Shaw, Chesterton, Wells - che diedero il loro contributo alla roboante descrizione della voce ufficiale, che grazie alla miracolosa tecnologia della radio riusciva a giungere nei più reconditi angoli dell'Impero.


E' curiosa questa rappresentazione visuale di un mezzo che allora era quasi certamente meno diffuso del cinema, ma che aveva un peso politico non meno importante e poteva contare su una immediatezza e una pervasività che il cinema poteva solo sognare (in quegli anni si sperimentava già la televisione).
I 75 e più anni trascorsi si sentono tutti. Pochi giorni fa il BBC World Service annunciava la terza fase della strategia di riduzione dei costi che porterà a altri 73 licenziamenti nella divisione internazionale della BBC. Sembra che ulteriori ridimensionamenti delle trasmissioni in onde corte seguiranno a brevissimo, anche se dai primi dettagli relativi alla stagione B2012, quella che per le emittenti internazionali inizia a fine ottobre, non sembrano ancora esserci variazioni rispetto ai programmi già abbondantemente falcidiati dopo l'arrivo del nuovo governo britannico. 
In questo senso i cambiamenti subiti dalla BBC intesa come ente radiotelevisivo di Stato, finanziato con i soldi dei contribuenti, sono davvero epocali e secondo alcuni commentatori rappresentano un segnale di resa di quella stessa politica che nel 1935 utilizzava la radio anche per autoglorificarsi. Non è successo che la politica rinunciasse alla propaganda di sé stessa, anzi. I servizi pubblici vengono affossati proprio perché non sono più una categoria di spesa produttiva dal punto di vista dei nostri amministratori. Che oltretutto diffidano di una radio pubblica troppo coraggiosa. Ho trovato molto eloquenti le parole con cui un appassionato della radio americano, John Figliozzi, commenta la notizia relativa agli ulteriori tagli al budget dell'ex-glorioso World Service: 


E' tutta una questione di risorse da distribuire e priorità e sfortunatamente qui [figliozzi parla degli Stati Uniti, ma il "qui" vale un po' dappertutto] come in Gran Bretagna, i nostri leader si stanno dimostrando drammaticamente incapaci di affrontare il problema dell'accumulazione di enormi fortune da parte di un numero molto ristretto di individui e organizzazioni, andando così a vanificare il contratto sociale che dalla fine della seconda guerra mondiale ha portato a una autentica prosperità su scale sinora sconosciute (sebbene non realmente universali). Ci sarebbero risorse in abbondanza da recuperare e amministrare nell'interesse del mantenimento e dell'estensione di quel contratto sociale. Solo che tali risorse restano appannaggio di poche mani, molto spesso sbagliate - mentre il contratto sociale che ha consentito la realizzazione di pubbliche istituzioni del calibro della BBC viene unilateralmente riscritto da una classe oligarchica relativamente ristretta, ma capace di comperarsi i governi pseudo "rappresentativi" che dovrebbero invece tenerla a bada.

13 aprile 2012

L'organo di controllo della VOA "smitizza" il ruolo delle onde corte

Il blog del BBG, il Broadcasting Board of Governors che regolamenta le trasmissioni per l'estero finanziate dall'amministrazione americana, pubblica una lunga confutazione di una serie di "miti", quelli per cui l'ente starebbe smantellando una infrastruttura in onde corte a favore di canali distributivi più al passo con i tempi. Tra i presunti "fatti" contestati dal BBG ci sono il numero di ricevitori a onde corte in funzione nel mondo (che non sarebbero affatto quel miliardo stimato da alcune fonti), il fatto che le onde corte interessano molto al governo cinese (è interessato solo a interferire sulle nostre frequenze, afferma il Board) e la presunta immunità delle onde corte da azioni di blocco che invece penalizzano Internet. Su questo ultimo punto la risposta è molto dettagliata e mette in risalto l'efficacia del jamming e delle interferenze con un campione di registrazioni effettuate nelle località target. Il Board conclude sottolineando che in Cina la presenza di numerose parabole satellitari consente la trasmissione di programmi radio con fotografie, che oltretuttocostano 250mila dollari contro i 7 milioni delle infrastrutture su onde corte.
Sono obiezioni sensate, anche se resto dell'idea che il mezzo sia tutt'ora imbattibile per economicità e semplicità delle attrezzature di ricezione. Sui costi di trasmissione mi sembra discutibile calcolarli sulla base di potenze impegnate secondo me irrealistiche ed eccessive. L'aspetto del jamming è sicuramente un ostacolo importante, ma non è detto che non debba essere gestito in modo diverso. Comunque la lettura il parere ufficiale del BBG è molto interessante e la raccolta di campioni audio sulle condizioni di ascolto delle trasmissioni di VOA, RFA e altre in località della Cina e in diverse altre nazioni rappresenta, per quanto mi riguarda, una vera novità e un solido argomento. L'articolo non entra nel merito del declino generalizzato delle attività svolte fino a oggi da emittenti internazionali ormai chiuse o costrette a ridurre drasticamente la loro produzione, argomento che in linea di principio non dovrebbe essere correlato a quello della sempre più scarsa economicità delle onde corte. E invece viene il sospetto che in realtà si voglia mandare in soffitta, insieme alle onde corte, anche l'intero concetto di public diplomacy basata su contenuti radiotelevisivi in lingue diverse.
Sul piatto poi c'è un'altra questione, che riguarda l'uso delle onde corte su scala molto più limitata, nell'ambito cioè di servizi a copertura nazionale o regionale. Ma anche qui aleggia il fantasma - un po' cospirazionista, lo ammetto - della crisi finanziaria della globalizzazione e delle sue ricadute sui budget governativi e sull'informazione giornalistica a carico del contribuente. Sapete bene come la penso: governi su cui pesa la responsabilità di gravissimi errori politici, economici, militari (per non parlare dei livelli di corruzione e degli autentici casi di banditismo) hanno tutto l'interesse a mettere a tacere il pensiero critico riducendo l'investimento nel modello dell'emittenza pubblica e non asservita. Purtroppo questo inesorabile bavaglio si sta stringendo senza che i diretti interessati, i contribuenti e gli elettori, distratti e intristiti dalla crisi, battano ciglio.

29 giugno 2011

Radio pubblica europea, l'EBU analizza le strategie Web

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La versione integrale del report conta duecento pagine ed è riservata agli iscritti all'Unione radiofonica europea, ma anche l'executive summary liberamente scaricabile a questo indirizzo contiene molte informazioni interessanti. Con il suo studio sulla situazione attuale delle emittenti radiofoniche pubbliche in Europa e le loro relazioni con i social media, l'ufficio ricerche EBU guidato da Alex Shulzycki ha preso in esame la questione dei consumi radiofonici nelle varie fasce di età e popolazione in 28 nazioni, ponendoli in relazione al consumo di servizi via Internet, siano essi indipendenti o direttamente curati dalle stesse radioemittenti statali.
Con poche eccezioni, anche legate ai cambiamenti subiti dalle metodiche di indagine applicate nei vari paesi, l'audience radiofonica negli ultimi cinque anni è in calo quasi dappertutto. Vistosissimo (prossimo al -15%) il crollo dell'ascolto della radio in Svezia, dove la fascia di giovani tra i 19 e i 24 anni ascolta soprattutto il servizio di musica in streaming Spotify, seguito dalle stazioni radio commerciali e per una modesta percentuale da Sverige Radio. In Italia la contrazione è di pochi decimi di punto percentuale, ma i dati - come sappiamo - sono fermi a ben prima dell'infausta autodistruzione di Audiradio.
Il report analizza anche le strategie Internet delle emittenti e offre un approfondimento su una trentina di programmi di successo che utilizzano il Web, i social network e altre forme di interazione non radiofonica per stabilire una relazione con gli ascoltatori e inventare nuove formule e linguaggi. I programmi RAI presi in esame sono Caterpillar, Fahrenheit, Ruggito del coniglio e RaiTunes. Il ritratto è quello ormai abbastanza scontato ma senz'altro convincente, di un mezzo che soffre molto la concorrenza dei media digitali, almeno fino alle fasce di pubblico più maturo o anziano. Ma che proprio attraverso i media digitali riesce a percorrere strade diverse, forse più tortuose, spesso fallaci, ma non necessariamente meno coinvolgenti.

The European Broadcasting Union today released the results of an in-depth study on the situation of public service radio and its relation to social media.

The report includes data on international radio consumption from 31 EBU Member organizations in 28 countries. It also features 28 case studies on radio programme formats, as well as social- and cross-media strategies in seven European countries France, Germany, UK, Italy, Spain, Poland, Sweden plus the USA.
The study found that public service broadcasters are successfully exploiting social media to reach new listeners and boost their relevance.
One key finding was that while traditional AM/FM radio consumption is down, most public service radio broadcasters now provide online and mobile services, social media interactivity and smartphone applications that have actually extended their reach. Public radio broadcasters are adapting to and even shaping the new radio landscape by building their cross-platform presence to raise their profile and make their content more accessible.
EBU Head of Research Alex Shulzycki said the data showed that the heightened social media activity of radio presenters and their programmes meant public service radio's relevance was continuing to grow.
“In an increasingly competitive radio market, European public broadcasters maintained a strong average 37% share for their national radio channels in 2010, unchanged from the previous year and this is also due to multiplatform distribution and social media,” says Shulzycki.
Mike Mullane, Head of News, Sports & New Radio at the EBU, stated that public radio broadcasters were meeting head-on the challenge posed by music-on-demand websites.
“When these services began to gain a foothold, some people were predicting the end of music-based public service radio. What this study shows is that listeners are still tuning in because they value the interactive human experience that radio offers, but which is not available from music streaming sites,” says Mullane.
The programme case studies showed that European public service radio is engaging with diverse audiences. Programme formats analysed varied from morning shows to cultural magazines and documentaries, but all had social media strategies designed to hold listeners' attention after the radio is turned off.

24 giugno 2011

Radio Nederland, ridimensionamento che sa di chiusura

Il governo conservatore olandese ha deciso una radicale riforma dell'emittenza radiotelevisiva pubblica che include il probabile smantellamento del broadcaster internazionale Radio Nederland (trasmissioni in dieci lingue). L'organismo che oggi percepisce oltre 130 milioni di euro dovrebbe passare nel bilancio del ministero degli esteri e subire un drastico taglio. In previsione la sospensioni delle trasmissioni in olandese e la riconversione a struttura adibita alla copertura di "geografie a rischio". Radio Nederland potrebbe lasciare le onde corte quasi completamente e continuerà a operare come emittente "ad hoc" rivolta alle aree critiche sul piano governativo e militare, dove è necessario supplire alla mancanza di altre fonti informative.
La discussione parlamentare sul piano del governo è prevista per lunedì, quando Radio Nederland organizzerà tutta una serie di eventi, inclusa una trasmissione speciale in FM. Ecco il messaggio dell'emittente:
As you have no doubt seen, last Friday's announcement by the Dutch government about the future of RNW was received here with shock. There are still a lot of details to be announced, not least of which is the size of the budget that we will receive from the Foreign Ministry as from 1 January 2013.
On Monday many of my colleagues will travel to The Hague for the parliamentary debate on the Cabinet's proposals for public broadcasting. The Dutch department, which is threatened with total closure, will be broadcasting special programming between 0600 and 1200 UTC on 27 June. It will involve members of all ten current language departments, but all speaking in Dutch.
The programming will be available via Internet and satellite on RNW2, and portions will also be carried on shortwave according to the regular schedule. In The Hague a special FM licence has been issued for this broadcast. Further details will be published on our website and in the Weblog during the next few days. Here's a summary of what was announced by the Cabinet, and reaction to it:
RNW will no longer provide information for Dutch people living abroad, nor be responsible for providing a realistic image of the Netherlands to the rest of the world. RNW will concern itself solely with providing information in countries where free speech is suppressed or threatened.
The cuts to RNW are part of a widespread austerity programme the current government is implementing to bring the national budget into balance. In the wake of cuts to higher education, the arts and defence, the government today announced a reorganisation of the entire public broadcasting system.
As part of that reorganisation, RNW will no longer fall under the media budget, but will become the responsibility of the Foreign Affairs Ministry. That move is scheduled to take place on 1 January 2013. Foreign Minister Uri Rosenthal confirmed the focus on free speech and press freedom for Radio Netherlands Worldwide:
"Radio Netherlands Worldwide will concern itself with free speech under Foreign Affairs starting in 2013. I will not say anything else about it right now."
Mr Rosenthal explained that, since RNW will remain part of the media budget next year, he does not want to step on his fellow minister's toes. The exact financial consequences of this limiting of RNW's activities are not yet known. Parliament must still approve the cabinet's planned cuts. No detail has been given about the extent of future budget cuts. The lower house of parliament will debate the cabinet proposals on 27 June. During his press conference after the cabinet meeting, Prime Minister Mark Rutte praised the work RNW has done: "Radio Netherlands Worldwide will limit itself to one role, promoting free speech. I think the other tasks Radio Netherlands Worldwide performs are nice, valuable, but not enough to finance them with public money."
In reaction to the news from The Hague, former foreign minister Bernard Bot, chairman of the RNW Supervisory board, said: "I find this Cabinet decision incomprehensible for a government whose foreign policy should serve the long-term interests of the Netherlands and the Dutch." RNW Director-General Jan Hoek echoed the feelings of Mr Bot: "This is an incomprehensible and sad decision. The Ministry has chosen the easy way out by passing one quarter of the cuts in Public Broadcasting (two hundred million euros) in its entirety to one organization - RNW."
RNW Editor-in-Chief Rik Rensen said: "Our country is known as an important and reliable trading nation. Radio Netherlands Worldwide is making a unique contribution in ten languages 24 hours a day. For tens of millions of people around the world, RNW is an important source of information and a journalistic calling card for the Netherlands. Is our country really going back behind the dikes? "

Ma il piano del governo olandese riguarda l'intero assetto mediatico dei Paesi Bassi, che è estremamente complesso (in questo mio post di qualche tempo fa trovate qualche spiegazione fornita da David De Jong, giornalista italonederlandese). Jonathan Marks lo analizza in questo post su Critical Distance, una lettura che vi consiglio perché contiene molte considerazioni interessanti sul ruolo di un broadcaster pubblico nell'era della crossmedialità partecipativa e la necessità di stabilire un organo di controllo che possa anche svolgere la funzione di ponte tra i cittadini, i consumatori (e sempre più spesso produttori) dei contenuti, e le emittenti finanziate dal canone o dalla fiscalità.

28 aprile 2011

Radio Conference EBU, i dolori della radio pubblica

E' in corso a Roma, anzi in Città del Vaticano presso la sede di Radio Vaticana, l'annuale conferenza delle emittenti pubbliche iscritte all'EBU. Quarantuno le nazioni rappresentate. Spero di avere qualche presentazione da condividere. L'argomento principale in discussione sono le sfide da affrontare per le emittenti finanziate con i soldi dei contribuenti.
Ieri nella capitale si è tenuta anche la conferenza stampa di presentazione dello studio radiofonico allestito presso lo Spazio Europa, punto informativo sulle iniziative dell'Unione aperto in centro, dietro i mercati traianei, sotto la gestione dell'Ufficio d'informazione per l'Italia del Parlamento europeo e della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. «L'obiettivo dell'iniziativa è di contribuire a colmare il deficit di comunicazione sull'Europa nei media radiofonici italiani, con un servizio gratuito semplice, in totale libertà editoriale. «Il nuovo studio radio europeo,» si legge nel comunicato, «permetterà a tutte le emittenti radiofoniche che lo richiederanno di registrare, montare e trasmettere, in diretta o in differita, programmi e speciali che hanno come filo conduttore l'Unione europea, le sue politiche, programmi, finanziamenti e servizi per i suoi cittadini, nonché dibattiti, interviste di personalità ed esperti europei.» Sarebbe interessante capire se e quanto verrà utilizzata questa infrastruttura anche alla luce dei sentimenti non proprio europeisti espressi recentemente dalla maggioranza di governo...

17th EBU Radio Assembly to tackle the thornier issues facing Public Radio

Rome, 28 April 2011 - Broadcasters from 41 countries meet in Rome on the 28-29 April on the occasion of the 17th Annual Radio Assembly of the European Broadcasting Union, hosted by Radio Vaticana, a founding Member of the EBU.
This year's agenda concentrates on the challenges faced the EBU Radio community at a time when technological evolution accelerates, while funding slows down. Speakers and discussions will explore strategies to get the most out of new technologies and weather the financial crisis weighing so heavily on Public Radio. A special session on the final day will discuss how social media are turning the world upside down and how this is influencing journalists and newsrooms.
Among the speakers, delegates will listen to contributions from Doris Pack, President of the Culture and Education Committee of the European Parliament; Federico Lombardi, Director of the Holy See Press Office; Ingrid Deltenre, Director General of the EBU; Ben Hammersley, British internet technologist; and experts from different EBU Member organizations.
EBU Radio Director Raina Konstantinova said: "We are honoured to be invited for our 17th Radio Assembly by Vatican Radio, one of the oldest and best audience-connected Radios in the world. Today more people are listening to the Radio than at any time in the past decade, tuning in on many more different and accessible platforms. People and societies need public media for quality content, its independence of opinion, its plurality of information. More than ever before we need to be knowledgeable and united to sustain and develop Radio further as the real voice of the people."
The Assembly brings together around 140 leading figures from more than 50 broadcasters, at what is widely acknowledged as the public service Radio forum for discussing the challenges and opportunities facing the medium.
The EBU Radio Assembly delegates will also elect a new Radio Committee on Friday, April 29, the closing day. After the Radio Assembly closes, on Saturday 30 April, His Holiness Pope Benedict XVI will receive the delegates at a special audience at his Castel Gandolfo residence, together with the EBU President and Director General.
The last time this happened was in 1991, when Pope Jean-Paul II gave a special audience to the then EBU President and Director General, who had been attending that year's 42nd EBU General Assembly, also hosted by Radio Vaticana.
Radio Vaticana was set up in 1931 by the 'Father of Radio' Guglielmo Marconi, and celebrates its 80th anniversary this year.

10 aprile 2011

Contratto di Servizio RAI, per la radio solite promesse

E' stato finalmente firmato al Ministero per lo Sviluppo economico il testo del Contratto di servizio che lega alla Rai allo Stato italiano. Un contratto triennale che avrà però una validità di poco più di 20 mesi perché per le tipiche lungaggini che contraddistinguono dalle nostre parti certi rituali, nessuno si era ancora dato da fare per approvare un testo scaduto al 31 dicembre 2009. Esattamente un anno fa la rivista Prima Comunicazione diffondeva una prima bozza del testo. Immagino che anche alla luce delle novità emerse a proposito delle intenzioni della RAI di cedere la proprietà delle antenne controllate oggi da RaiWay, ci possano essere delle variazioni. Ma questo è il testo di quella bozza riferito alla "radiodiffusione sonora". Come si vede, viene ancora espressamente citato lo sviluppo della radio numerica DAB+, un progetto che malgrado gli impegni presi esplicitamente nel corso del 2010 è rimasto drammaticamente al palo. In questo senso fa abbastanza sorridere il comma riferito alla radio numerica DRM. Ormai la mia convinzione è che anche quest'anno non ci saranno novità sostanziali, né sul fronte del potenziamento della rete DAB+, né tantomeno su quello della sperimentazione del DRM (che sarebbe del tutto ingiustificata a fronte della completa assenza di una ragionevole offerta commerciale di ricevitori compatibili). Abbiamo come "sistema Paese" questioni molto più serie da affrontare, il DAB+ viene buon ultimo. Ma è un sintomo in più di quella tragica patologia dell'incapacità di innovare che ci pesa addosso peggio - e assai più concretamente - della maledizione dei Maya.

Articolo 22
Radiodiffusione sonora

1. La Rai deve assicurare un grado di copertura del servizio di radiodiffusione sonora per ciascuna delle tre reti radiofoniche in modulazione di frequenza (FM) non inferiore al 99 per cento della popolazione e di copertura del territorio non inferiore all'80 per cento, salvo le implicazioni interferenziali.
2. La Rai, ove occorra, migliora la qualità del segnale, previa assegnazione da parte del Ministero delle necessarie frequenze.
3. La Rai incrementa il servizio RDS (Radio Data System) sulle tre reti radiofoniche in FM mediante il sistema EON (Enhanced Other Network), conformemente alle norme ETSI (European Telecommunications Standards Institute) e potrà estendere la sperimentazione del servizio RDS-TMC (Traffic Message Channel).
4. Nel corso dell'attività di adeguamento della rete per garantire il grado di copertura con impianti che rispettino i valori della normativa vigente in materia di tetti elettromagnetici, è ammissibile una temporanea riduzione del grado di copertura di cui al comma 1.
5. La Rai, anche attraverso consorzi, é tenuta a sviluppare concretamente le trasmissioni radiofoniche in tecnica digitale secondo i nuovi standard trasmissivi che costituiscono l’evoluzione del DAB, nel rispetto della regolamentazione adottata dall’Autorità, cooperando attivamente per lo sviluppo del mercato della radio digitale nel rispetto del principio di neutralità tecnologica e competitiva.
6. Il servizio di radiodiffusione sonora in modulazione di ampiezza viene svolto attraverso gli impianti ad onde medie di cui all’allegato 1. La Rai si impegna a presentare al Ministero, entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente contratto, un progetto di razionalizzazione del servizio di radiodiffusione sonora in onde medie, finalizzato alla riduzione dei campi elettromagnetici irradiati, che garantisca al tempo stesso la copertura delle principali aree metropolitane e renda possibile la sperimentazione della modulazione digitale in standard DRM.

17 marzo 2011

Camera USA contro NPR: paura anche per radio digitale

Continuano gli sforzi della destra conservatrice americana che intende colpire il sistema dell'emittenza pubblica con una politica di tagli. Due progetti di legge (HR68 e 69) del senatore repubblicano Doug Lamborn puntano a un vero e proprio azzeramento dei fondi federali destinati alla Corporation for Public Broadcasting l'organismo da cui partono i soldi a sostegno della radiofonica NPR e della televisiva PBS. Martedì scorso una disposizione transitoria ("continuing resolution H.R. 1") approvata alla Camera per evitare la bancarotta del Governo federale ha introdotto una massiccia serie di tagli, tra cui la sospensione di un fondo di stabilizzazione fiscale da 50 milioni di dollari, destinato a compensare le perdite subite dalla CPB in conseguenza del calo dell'ammontare delle donazioni dei contribuenti (che in questa epoca di crisi sono meno disposti a dare soldi in beneficienza). Contemporaneamente Lamborn è tornato alla carica: mentre i suoi due progetti di legge sono ancora fermi in Commissione e rischiano di non passare al Senato, il rappresentante repubblicano ha presentato un nuovo progetto, che verrà votato alla Camera oggi (H.R. 1076). In questo nuovo disegno di legge Lamborn propone non di togliere fondi, bensì di vietare alle stazioni NPR di utilizzare fondi federali per acquistare i loro programmi. Moltissime stazioni locali non potrebbero più permettersi di acquistare i programmi a larga diffusione che le rendono popolari tra il loro pubblico.
Sembra che la nuova ondata di iniziative contro l'emittenza pubblica sia alimentata dallo sdegno suscitato da un film diffuso da James O'Keefe, giovanissimo giornalista investigativo ultraconservatore. Sul suo sito Project Veritas O'Keefe ha pubblicato un filmato in cui si vede Ron Schiller, presidente della NPR Foundation, organo che raccoglie le donazioni private per conto del network di emittenti pubbliche, mentre critica duramente il Tea Party e i conservatori americani, accusandoli di essere più ignoranti dei democratici.
Tra i suoi commenti Schiller dice anche che la NPR potrebbe anche fare a meno dei finanziamenti federali. Le polemiche suscitate dal video di O'Keefe sono stati roventi, ma un deputato democratico dell'Oregon, Earl Blumenauer (nella foto con un personaggio di KidsTv, la tv dei ragazzi PBS), ha cercato di approfondire la vicenda e ha fatto eseguire alcune perizie sul filmato. Le conclusioni sono inquietanti: secondo Blumenauer le dichiarazioni di Schiller avrebbero subito un pesante editing. Politico ha pubblicato la lettera che Blumenauer ha diffuso tra i suoi colleghi deputati per invitarli a non sostenere i nuovi disegni di legge sfavorevoli alla NPR e ha anche presentato un emendamento per correggere il taglio di 50 milioni di dollari alla CPB.
In questo dibattito è entrata anche la lobby della radio digitale basata sul sistema Ibiquity HD Radio, preoccupatissima che i tagli alle emittenti pubbliche, grandi utilizzatrici del sistema IBOC, possa danneggiare l'adozione della radio digitale negli Stati Uniti. Radio Magazine Online pubblica un accorato articolo che giudica vitale il sostegno al digitale da parte dell'emittenza pubblica americana. Da parte privata, i progetti di digitalizzazione sono sostanzialmente fermi, mentre proprio in questi giorni arriva la notizia della dismissione di Microsoft Zune HD, il player MP3 che integra una radio digitale IBOC. Microsoft avrebbe deciso di uccidere il progetto, per focalizzarsi sulla piattaforma software Zune integrata nell'ambiente smartphone Windows Phone 7. Il che ci riporta a una mia vecchia convinzione: innovazioni come la radio digitale possono essere sostenibili solo a livello pubblico, così come solo dall'iniziativa pubblica possono derivare le spinte in direzione di una programmazione radiotelevisiva di alta qualità. Non è solo una questione di destra o sinistra, ma di una politica illuminata e giusta contro una politica di affari loschi, potere facile e disprezzo delle regole civili. Questa cattiva politica, in Italia e ovunque nel mondo, ha nel mirino la cultura, specie se rappresentata dalla radio o dalla televisione pubbliche. L'emittenza pubblica fa cultura, spinge a pensare e a cercare di inseguire e dire la verità. E cultura, capacità di pensare e verità sono i peggiori nemici della cattiva politica.

09 maggio 2010

Germania: canone no, "tassa mediatica per famiglia" sì

In Germania si è aperto un dibattito molto interessante sulla natura del finanziamento che i cittadini di uno Stato erogano sottoforma di "canone" all'ente radiotelevisivo pubblico di quello Stato. In Germania il canone si chiama con la sigla GEZ e deve essere versato da chiunque disponga di una radio, di un televisore, o di un computer. Si tratta insomma di un canone mensile da versare quando si è in possesso di un qualsiasi apparato di ricezione. Oggi gli abbonati versano circa 5,7 euro al mese per la radiofonia e quasi 18 euro, sempre al mese, per la televisione. ARD e ZDF ricevono 7,3 miliadi di euro grazie alla GEZ versata da tutti i cittadini.
Secondo un grande esperto di diritto fiscale, Pau Kirchhof, lo stesso che aveva aiutato la Merkel a scrivere le sue riforme, questa modalità "per apparato" oggi è obsoleta, superata dalla difficoltà di tracciare linee di confine precise tra tipologie di dispositivi diverse (un telefonino "sembra" molto diverso da una radio o da un televisore, eppure…). La normativa attuale, dice Kirchhof in un corposo documento presentato all'ARD, l'ente radiotelevisivo federale, è piena di buchi e troppo vessatoria, molto pesante da gestire (mille persone lavorano per riscuotere questo canone). La sua proposta è sostituirla con una sorta di "contributo mediatico" che ciascuna famiglia dovrà versare indipendentemente dai dispositivi utilizzati e in funzione del reddito complessivo della famiglia. In cambio le emittenti pubbliche dovranno essere prive di pubblicità per legge costituzionale. Inoltre l'ammontare della nuova tassa raccolta non dovrà essere maggiore di quanto generato attualmente con la GEZ perché l'introduzione di questa nuova modalità non deve essere vista come il semplice paravento per un aumento del canone.
Quello che segue è l'articolo del Die Welt, ma in rete si trovano già molti pareri su una decisione ormai imminente. L'obiettivo è discutere tutto e approvare da parte delle varie regioni in modo che la nuova modalità di versamento dei canoni radiotelevisivi possa partire già dal 2013. Tabea Rössner, portavoce del partito tedesco dei Verdi per le questioni relative ai media si dice d'accordo, come altri rappresentati dei partiti tedeschi.
Infine, per leggere il documento elaborato da Kirchhof, potete prelevare questo pdf. Naturalmente tutto è in tedesco, ma ormai Google Translate funziona piuttosto bene per farsi un'idea e se usate Chrome oppure la Google Bar, la traduzione è ancora più immediata.
RUNDFUNKFINANZIERUNG

Kirchhof will GEZ weniger "inquisitorisch" machen
6. Mai 2010

Der Ex-Wahlkämpfer der Union meldet sich zurück: Paul Kirchhof will die Schlupflöcher bei der GEZ-Gebühr schließen. Künftig soll es eine sogenannte Haushaltsabgabe geben. Kassiert wird dann unabhängig davon, ob Radio, Fernseher oder PC in Betrieb sind. Zudem fordert der Verfassungsrechtler ein Werbeverbot.

Die Rundfunkgebühr soll grundlegend reformiert werden – weg von einer Gerätegebühr hin zu einer Haushaltsabgabe. Künftig soll jeder Haushalt einen einheitlichen Betrag für ARD und ZDF bezahlen, egal wie viele Fernseher, Radios oder Computer vorhanden sind. Das ist der Vorschlag des Verfassungsrechtlers Paul Kirchhof, der ein entsprechendes Gutachten im Auftrag von ARD und ZDF vorgestellt hat. Heute ist die Abgabe von monatlich maximal 17,98 Euro an die Art der Empfangsgeräte gekoppelt.
Mit der Reform sollten ARD und ZDF außerdem auf Werbung und Sponsoring völlig verzichten, forderte Kirchhof. Das würde zur Glaubwürdigkeit der Öffentlichen-Rechtlichen beitragen. Dies ist auch eine Forderung der privaten Rundfunksender ebenso wie zahlreicher Verlage. Über das Gutachten wollen die Ministerpräsidenten der Länder am 9. Juni beraten. Die Umstellung soll Anfang 2013 mit dem neuen Rundfunkstaatsvertrag in Kraft treten. SPD und Union sind sich weitgehend einig und unterstützen eine Haushaltsabgabe.
Die bisherige Abgabe nach Gerätetypen sei durch die technische Entwicklung überholt und biete zu viele Schlupflöcher, sagte der Heidelberger Verfassungsjurist. Die Grenzen zwischen dem klassischen Radio oder Fernseher und neuen mobilen Endgeräten wie Handy, Smartphone oder Computer ließen sich mit dem Vormarsch des Internets nicht mehr aufrechterhalten. Eine Haushaltsabgabe sei auch deswegen gerechtfertigt, weil jeder Mensch mit der Informationsgesellschaft täglich in Berührung komme und damit auch etwa mit den journalistischen Angeboten von ARD und ZDF.
ARD und ZDF erhalten rund 7,3 Milliarden Euro aus den Rundfunkgebühren. Voraussetzung für eine Umstellung der Abgabe sei, dass die Bürger nicht mehr zahlen als bisher, „kein Euro mehr, kein Euro weniger, das ist kein verkapptes Erhöhungsprogramm“, betonte der frühere Bundesverfassungsrichter.




24 giugno 2009

Crisi alla RadioTv elvetica, chiude un canale RSI?

Grossa crisi per l'ente radiotelevisivo pubblico svizzero SSR Idée Suisse. E con la crisi, secondo i giornali e i siti Web che Andrea mi cita oggi da Ginevra, arriveranno tagli di personale e infrastruttura. A cadere molto presto saranno la frequenza in onde medie dei cantoni di lingua francese a Sottens, e l'emittente ginevrina Worldradio, l'unica emittente in lingua inglese in Svizzera che opera oggi su 88,4 in FM. Worldradio, aperta nel 2007, dà lavoro a 19 persone e costa poco meno di 4 milioni di franchi all'anno (circa 2,6 milioni di euro). Altre misure prevedono il congelamento degli stipendi, la soppressione del canale televisivo ad alta definizione HD Suisse (quante cose inutili si riescono a pensare in epoca di vacche grasse, che a ben pensarci sono grasse proprio perché si pensano, e si finanziano, un sacco di cose inutili...) e la partecipazione alle joint venture satellitari in TV5 e 3Sat.
Purtroppo secondo le agenzie di stamane verrà eliminato, a scelta, uno dei canali radiofonici Option Musique, Musigwelle o uno dei programmi della Radio della Svizzera Italiana (Rete Tre?)

26 marzo 2009

Canada: CBC (pubblica) in crisi, governo sotto accusa

I tempi sono durissimi e ci saranno 800 posti di lavoro in meno, pari a circa il 10% della forza lavoro attuale. Canadian Broadcasting Corporation, l'ente radiotelevisivo pubblico canadese, annuncia la propria strategia anticrisi, prevedendo tagli sul budget 2009-2010 pari a 171 milioni di dollari canadesi. Oltre ai posti di lavoro saranno tagliati i programmi, specialmente i notiziari a copertura locale, quelli che richiedono un gran numero di giornalisti e corrispondenti.
CBC è un po' una anomalia nell'America del Nord, unica grande istituzione (radiotelevisiva) pubblica in un continente dove anche il poco pubblico viene spesso gestito come cosa privata. Ma la crisi incalza e anche il ricco Canada dovrà risparmiare. I partiti dell'opposizione però insorgono, dicono che i tagli decisi dal governo non sono giustificati, che metteranno a rischio l'informazione locale e soprattutto il sacro principio del bilinguismo. Tra l'altro, dicono ancora gli oppositori al governo di Mr. Stephen Harper, la CBC non ha mai chiesto soldi ma flessibilità, la possibilità di compensare le perdite con gli introiti pubblicitari.
Siamo alle solite. Di nuovo la non facile problematica della definizione di pubblico servizio e dei modelli più opportuni per il suo sostentamento. Forse è anche vero che l'idea di un bene, un servizio posseduto e controllato da tutti è tramontata. O meglio che è tramontata l'idea che la collettività eserciti il suo controllo attraverso il meccanismo della rappresentanza parlamentare. Oggi il controllo, la decisione, è affidata al mercato. Che però ultimamente si è rivelato un pessimo mediatore di interessi, premiando pochi furbetti e mettendo in crisi milioni di persone. Un mercato che oltretutto è costretto a pensare in termini più quantitativi che qualitativi. E si vede. Mi chiedo davvero se sia solo un caso, se i guai di natura finanziaria che angustiamo molti enti radiotelevisivi pubblici sono legati alla presenza, al potere, di tanti governi neoconservatori. Una volta i governi conservatori e progressisti (non erano molti, in verità) erano uniti nella tutela di queste grandi emittenti. Lo erano perché le strumentalizzavano a scopi elettorali. Oggi i governi hanno paura delle varie CBC perché tendono a essere indipendenti e a dire la verità. Verità spesso troppo scomode sul piano elettorale. I tempi cambiano del resto.

CBC/Radio-Canada outlines 2009-2010 business plan; announces layoffs

March 25, 2009 - CBC/Radio-Canada’s Senior Executive Team outlined its 2009-2010 business plan for employees today. The strategic blueprint for managing the Corporation through the current financial crisis was approved by the Board of Directors on March 17.
As anticipated, the plan includes major cuts to services, programs and people, measures necessary to bridge a financial shortfall that the Corporation estimates will reach $171 million in 2009-2010. Most notably, the plan calls for a reduction of up to 800 positions (full time equivalents).
The downsizing process will commence right away, with layoffs beginning in the summer months and finishing by the end of September 2009. Between now and then, management will continue working closely with the unions to find creative ways of reducing the number of job cuts required to meet budgetary targets. The first step in that process is the immediate implementation of a targeted Voluntary Retirement Incentive Program, which has been submitted to Government for approval.
“People are the foundation of our success,” said Hubert T. Lacroix, President and CEO. “We’ve done and will continue to do everything we can to minimize the impact of the situation on our staff. But in a company where 60 per cent of the overall budget goes to salaries, it’s simply impossible to bridge a gap of this magnitude without having a major impact on people.”
“These were difficult and painful decisions to make – all the more so given that, in so many ways, this is a golden time for public broadcasting in Canada,” continued Lacroix. “Our audience numbers are at historic highs. We’re producing some of the most compelling content we’ve ever made. We’re leading the way amongst broadcasters online. We’ve entered a new era of cooperation with our unions. We run one of the most efficient public broadcasting organizations in the world. But all that is being threatened now by factors that are out of our control.”
The Corporation developed its plan based on a scenario that was submitted to Government in February 2009 which assumes a $158 million shortfall and $13 million in strategic investments for the coming year. That scenario is based on the Government authorizing the Corporation to raise $125 million through sale of some of its assets. The shortfall can be attributed to a convergence of factors: declining ad revenues, increasing costs related to programming, a base salary funding shortfall, and aging infrastructure. The situation is at risk of being magnified by the continued deterioration of any one of those factors or by hurdles encountered during the asset sale process.
Above and beyond staff reduction, several measures are being put in place to bridge the gap. Those include:

  • scaling back of regional radio and television programming;
  • decrease in current affairs, drama, music, and special event programming;
  • reductions in news;
  • repeat presentations throughout the schedule to make up for reduced content production;
  • reduction of marketing budgets;
  • streamlining of production methods;
  • 10-20 per cent cut in executive compensation;
  • cutting of discretionary spending (travel, hospitality, etc.);
  • slowing of recruitment.

Lacroix explained that while the scope of services is being compromised today, the plan was developed to allow the Corporation to keep the core elements of its strategic plan and preserve its ability to serve Canadians: “The choices we’ve made are anchored in a clear vision of what we want and need to become as a 21st century public broadcaster. My job is to keep the CBC/Radio-Canada whole, and to try not to renege on or back away from any whole elements of our mandate. While it’s impossible to let go of as many people as we are without sacrificing services, it’s critical that we stay focussed on becoming a content company, on being a leader in reaching Canadians on new platforms and on being deeply rooted in the regions.”
With that in mind, the plan protects the Corporation’s focus in several key areas:

  • the non-commercial nature of radio will be preserved;
  • television will continue to consist of 80 per cent or more Canadian content during prime time;
  • every effort has been made to protect our regional footprint;
  • all major market morning and drive-home radio shows will remain on the air;
  • we will maintain our strategic investment in new media and new platforms;
  • funding for employee training programs will remain in place.

08 marzo 2009

Israele, anche IBA spegne le onde medie

Secondo questa corrispondenza del Jerusalem Post, l'emittente pubblica israeliana IBA sta pianficando la graduale dismissione dei trasmettitori in onde medie per focalizzarsi su FM e Internet. Il giornale teme che la decisione possa ripercuotersi sulla programmazione e sulla possibilità di accedervi, specie per quanto concerne i contenuti destinati alle varie comunità di recente immigrazione oggi servite dal canale REKA (primi tra tutti i numerosi russi). I dubbi sono più che leciti perché anche dopo la decisione di sopprimere quasi tutte le trasmissioni in onde corte per l'estero, i programmi internazionali dell'IBA non sono apparsi particolarmente fruibili, il sito Web di Kol Israel non ha dato buone prove di robustezza (e a Israele manca anche una presenza sul panorama dell'emittenza televisiva satellitare su scala globale).
In ogni caso, ecco un'altra nazione che abbandonerà le onde medie e c'è da chiedersi se in fin dei conti non sia una scelta di cui - considerazioni di ordine economico a parte (ma siamo sicuri che siano poi così inefficienti?) - un "servizio pubblico" non possa pentirsi in futuro. Israele si può ascoltare in onde medie con regolartà sulle frequenze dell'emittente dell'esercito, Galei Tzahal, specie su 1287 kHz. Recentemente ci sono state segnalazioni di un possibile ascolto di Reshet Aleph su 531 kHz, frequenza lasciata libera dal trasmettitore svizzero di Beromünster.

Mar 7, 2009

Israel Radio cutting AM broadcasts, possibly harming English News
By GREER FAY CASHMAN

The Israel Broadcasting Authority is gradually eliminating AM (medium-wave) broadcasts, a cost-cutting measure that will seriously harm Israel Radio's news in English and a dozen other foreign languages, The Jerusalem Post has learned.

A date for closing the AM service completely has not been announced, but insiders indicated that the move was imminent. Until recently, anyone wishing to ascertain the frequencies used by the IBA for its radio news could find details of both AM and FM transmitters on its Web site. The AM listings have, however, disappeared without any explanation.
Asked about the development, the IBA spokesperson confirmed that AM broadcasts were being cut. The spokesperson said the annual cost of maintaining an AM transmitter is NIS 20 million, a sum the IBA, in its current financial situation, can no longer afford.
Informed sources voiced particular concern about the future of REKA, the foreign-language network that serves immigrants, the diplomatic community and anyone else whose Hebrew is insufficient to follow regular broadcasts.
They said that FM reception for REKA is poor or non-existent in many parts of the country due to the location and limited power of IBA transmitters. This includes many areas of Jerusalem. Besides its three daily English news broadcasts, REKA features around-the-clock news and programming in a dozen languages, including Russian, Amharic, French, Spanish, Hungarian, Ladino and Yiddish.
REKA will continue to be broadcast over FM transmitters and the Internet, but industry sources claim that both suffer from technical limitations that will result in a severe drop in listenership.
The IBA's response was that REKA had been given five FM transmitters to ensure that its broadcasts could be received throughout the country. The decision to phase out AM transmissions was made by the IBA's board of directors, with a caveat that FM transmitters first had to be installed and tested for all geographical areas to be affected, the IBA spokesperson said.
The IBA said that existing AM transmitters were becoming obsolete, but recognizing that such transmitters should be available for emergencies meant they would not be done away with altogether. Therefore, it has asked the Prime Minister's Office to allocate a special budget for this purpose and has notified the Defense Ministry and Home Front Command that AM transmissions are being phased out. In addition, it will maintain AM transmitters where there is no FM alternative.
Meanwhile, according to the spokesperson, the IBA is doing all it can to improve FM reception and strongly believes that efforts to this effect throughout 2009 will help increase rather than decrease listenership. Because they are broadcast on AM - which is more powerful than FM - Israel Radio's news programs in English and French are heard in neighboring Arab countries.
"As they will no longer be available, this will deny Israel a voice in places where it is much needed," one source said. "Removing the medium-wave transmitters will just further diminish the ability of listeners to hear an already decimated news service, damaged by salami-style [piece-meal] cuts over many years. There are now growing demands for an inquiry into the way the IBA management has treated its radio services in general and its hitherto much-valued and respected English News," the source said.
A source familiar with the situation said that by reducing listenership, the gradual replacement of AM transmitters could provide a pretext for the layoff of some of the 800 IBA employees slated for dismissal within the framework of broadcasting authority reforms. When the IBA switched off its shortwave transmitters two years ago, it promised that its Web site, iba.org.il, would provide better service. But during Israel's recent assault on Hamas in Gaza, high listener demand - especially for English news broadcasts - often made it impossible to log on.
Those responsible for the Web site evidently budgeted for a very limited number of listeners; one estimate is that only 350 people could access the live service at any given time - which an industry source called "woefully inadequate." Should the AM service be cut completely, there are fears that domestic listeners unable to receive FM transmissions will turn to the Internet, which would place even greater pressure on the already-limited service. The IBA said in response that it was upgrading its Web site to facilitate greater access.
Areas in which FM transmitters have already [been] taken over from AM include Menda and Eitanim (FM 88.5), Safed (FM 94.4), Kochav Hayarden (FM 104.8), Acre, Haifa, Tel Aviv and Jerusalem (FM 101.3), Netanya (93.7) and Beersheba (FM 107.3).
Broadcast reception from these transmitters covers an appreciable expanse, from Kiryat Shmona through the Golan Heights and the Galilee down to the Beit She'an Valley, and farther south to Ashkelon, part of Modi'in, Kiryat Gat, Kiryat Malachi and Sderot. Reception was also fairly good to excellent in the central areas of Nahariya, Nazareth, Haifa, Karmiel, Acre, Netanya, Tel Aviv, part of Hadera, Ashdod, part of Ashkelon and Jerusalem, the IBA asserted.


06 marzo 2009

Danmark Radio e WDR, due modi per accedere ai canali

Un breve reportage compilato da Praga da James Cridland sul suo blog ci regala una panoramica delle presentazioni della prima giornata di Multimedia Meets Radio, la conferenza sulla crossmedialità radiofonica organizzata dall'EBU (potete seguire in diretta l'evento sul blog curato da Andrea B. e sul canale Twitter aperto ieri). Tutte interessanti, ma tra quelle più degne di nota a mio parere c'è il nuovo player che la radio danese sta per lanciare nei prossimi giorni, dopo una fase di beta testing. L'idea è quella di consentire un ascolto sempre più personalizzato, attraverso una semplice interfaccia ai canali nazionali e regionali e a una scelta di una quindicina di canali tematici disponibili su DAB o solo via Internet. L'ascoltatore di DR Radio potrà programmare l'ascolto dei programmi preferiti e il player si sintonizzerà automaticamente all'ora giusta, interrompendo la sintonia di un canale selezionato manualmente.
A Praga è stato riproposto anche il Player/Recorder di West Deutscher Rundfunk di cui avevo parlato anch'io. Studiato per aggirare le limitazioni relative ai diritti di ritrasmissione e podcasting che impedirebbero a WDR di avere una offerta d'archivio più ricca, il player consente di allestire un proprio archivio trasferendo sul computer personale - dove si possono conservara copie individuali delle registrazioni - i programmi preferiti.
Dal blog di James:

(...)Two more neat things in the final session of the day (”delivering innovative services”). First Henrik Heide, Editor of Danish Radio, showed off their new personalised radio player which goes live in a few weeks. DR offers a bunch of music stations (about 15 from memory), and the idea is that you listen to those non-stop music stations… until one of your favourite programmes is on the air, in which case the non-stop music station gracefully fades out, and it’s replaced with the live radio programme. Once your favourite programme has finished, it fades your music stream back up again. Really nicely done, and looking suspiciously like the BBC’s new ‘global visual language’ (not that there’s anything wrong with that).
And then it was the turn of Gerhard Zienczyk, Head of International Relations for the German radio broadcaster WDR. They have a problem - they don’t have all the music rights that they need to offer every radio programme on-demand. And they certainly can’t supply their programmes for download onto your iPhone. So… they’ve a novel way round it - they get you to record the programmes yourself. The WDR Radio Recorder is a free download from their site, which records WDR radio services (based on the download of an EPG). This records the 128k MP3 stream; imports the resulting full programme into your iTunes, and lets you get the entire thing in a DRM-free file which you can then listen to on your iPhone out and about. A clever (and visually beautiful) way around a legal licensing issue. Neatly done.

17 febbraio 2009

La nuova CEO di NPR: "non siamo di parte"

La trasmissione della CBS MarketWatch ha intervistato la nuova responsabile di National Public Radio, l'ente radiofonico americano finanziato con denaro pubblico da una legge del 1967, il Public Broadcasting Act. Vivian Schiller, che ha iniziato la carriera come traduttrice simultanea dal russo, viene da una esperienza forse ancora più prestigiosa come la direzione del sito Web del New York Times (quello che dovrebbe prendere il posto del giornale quando la carta, secondo le previsioni dello stesso editore del Times, scomparirà). L'intervista capita a fagiolo in un momento di forte dibattito, negli USA, sull'opportunità di rirpistinare la legge sulla par condicio che era stata abolita da Reagan e che prevedeva una serie di regole di equilibrio di tempi e spazio ai contraddittori all'interno dei dibattiti politici. La legge, sostengono alcuni parlamentari, servirebbe a ridimensionare il vistoso fenomeno delle talk radio di destra, che in mancanza di un analogo numero di commentatori liberal, rischiano di essere troppo condizionanti. La battaglia contro la par condicio viene ovviamente cavalcata dai commentatori conservatori, che sulla questione stanno menando i loro colpi di maglio sulle teste di Obama e del nuovo capo in pectore della FCC, Julius Genachowski. L'American Center for Law & Justice, un gruppo apertamente teocon, ha per esempio già minacciato un'aspra campagna costituzionale da muovere contro l'eventuale ritorno della Fairness Doctrine.
Schiller entra indirettamente nella questione rispondendo alla domanda del giornalista della CBS sulle accuse che alcuni rivolgono a NPR per il suo liberismo troppo marcato. "Non siamo liberal, siamo una organizzazione che fa giornalismo, una delle più importanti del Paese", risponde lei. La rivista Fast Company classifica NPR anche tra le aziende più innovative, per la sua sperimentazione crossmediale sul Web. Comincio a pensare che Schiller abbia messo il dito sulla piaga. Nel dibattito politico e nelle sue cronache non è più tanto un problema di schieramenti ideologici, ma di quoziente intellettivo. Oggi non si è più "di destra" o "di sinistra". La linea di demarcazione sembra piuttosto separare gli esseri pensanti - quelli che sanno fare buon giornalismo, qualunque sia, nei limiti del consentito, la dottrina politica, sociale o economica che li ispira personalmente - dai perfetti cretini passacarte, che finiscono per fare solo da grancassa a qualcuno (e per evidenti ragioni sarà una grancassa che suona più forte per la fazione in quel momento al potere). Non credo che la Fairness Doctrine tornerà a essere legge negli Stati Uniti. Se si guarda alle stazioni del format talk radio, il numero di ore occupate da trasmissioni ultraconservatrici è indubbiamente di gran lunga superiore al tempo riservato a talk show pro-Obama. Che guarda caso è riuscito a vincere le elezioni. Forse perché aveva qualcosa da dire. E anche perché il buon giornalismo, alla lunga, ha un peso specifico maggiore, e negli Stati Uniti il sistema dei controlli incrociati e della vigilanza sui possibili conflitti di interesse impedisce che qualcuno possa mettere troppe dita distorcenti sull'altro piatto della bilancia, come avviene ahimé dalle nostre parti (dove la par condicio è in vigore).

God Save National Public Radio
NEW YORK, Feb. 17, 2009(MarketWatch)
This analysis was written by MarketWatch media columnist Jon Friedman


When Vivian Schiller talks about National Public Radio, the network's new president and chief executive displays the fervor of a convert. You might say she is, having joined NPR last month after serving as the general manager of the New York Times' Website.
As I listened to Schiller evangelize the virtues of NPR, I half expected her to close her eyes respectfully, place a hand over her heart and declare: "God save National Public Radio!" It might not be a bad idea for a media chief to look for some sort of divine inspiration or even heavenly intervention. Amid the crippling recession, media companies are laying off employees in droves and cutting back on the news they publish and broadcast.
Schiller recognizes the tenor of the times but she can still talk the NPR talk like some sort of carnival barker. Then again, given NPR's strengths, Schiller is justifiably proud of her new home. I asked Schiller why she ultimately was tempted to abandon her perch at the Gray Lady's Web business -- a position that combined the prestige and stature of the Times with the pride that comes from running the fastest-growing business sector at the corporation.
She didn't flinch -- heck, she barely paused to take a breath once she got on a roll. "You can count on one hand the number of really important news organizations in this country," she said, perhaps not recognizing that the newspapers, magazines and broadcasters who didn't make Schiller's private cut might be a tad offended. "NPR one of those organizations," she told me, in staccato fashion. "It has an incredibly powerful audience -- more (so) than any other media organization." Schiller, as it turned out, was just getting warmed up. When she discussed NPR's ability to pull off the rare feat of offering local, national and international news coverage under one roof, she proclaimed: "We're the only ones who can." I qualified that by asking if she intended to imply that NPR was the only organization in its medium that can accomplish this feat. "In of media," she said, adding dismissively, "Forget about radio. The television O & O's [owned and operated stations] can't do it. The AP [Associated Press] is perfectly fine but it's a wire service."

On the innovative list

Why shouldn't Schiller brag about her new employer, anyway? NPR, indeed, has the juice in the media world. The magazine Fast Company ranks it 28th in its survey of "The World's 50 Most Innovative Companies," placing third in the entertainment category. NPR produces and transmits news and cultural programs with a particularly strong reputation in advancing the nation's political discussions in such popular and well-regarded shows as "Morning Edition" and "All Things Considered." These two shows have been among the most popular radio shows for the past decade. NPR, in its own right, ranks at or near the top of the most-trusted news sources in the nation. What exactly is NPR, then? It's a nonprofit membership outlet that, contrary to popular belief, gets virtually all its funding from private sources. It serves as a national syndicator to more than 850 public radio stations nationwide.
According to NPR spokeswoman Danielle Deabler, 43% of NPR's operating revenue comes from membership dues and programming fees paid by member stations; 29% from corporate sponsors; 15% from grants from foundations and supporters' gifts; 8% from NPR's investments and 5% from non-programming sources. Out of that entire revenue pie, roughly 2% comes from government grants, Deabler says.
NPR was created in 1970 after Congress passed the Public Broadcasting Act of 1967. The act established the Corporation for Public Broadcasting, and paved the way for the creation of the Public Broadcasting Service. "We have over 25 million people tuning in every week -- that's extraordinary," she said. "The quality is there. The audience is there. The national/lcal mix is there. (But) I don't feel that NPR has exploited -- no, what's the right word -- manifested its brand."

Melding capabilities

Schiller said her top priority now is to meld NPR's capabilities with the loose network of big, small and college radio stations under its huge umbrella -- and become a bigger presence in the Web universe. "We want to extend that (influence) to digital platforms," she said. "The Web. Mobile. So you get that full range." You can't underestimate the attachment that public radio's audience has to the institution. To say the listeners cherish NPR is an understatement.
Still, NPR's reputation for being self-serious can be glaring and maybe even a little grating to some. In the hilarious best-seller, "Stuff White People Like," author Christian Lander pokes fun brilliantly at public radio's image.
Lander wrote: "Public radio provides white people with news and entertainment that has the proper perspective (their own)." But Schiller pooh-poohed the notion that NPR is overtly liberal in the way it presents the news everyday. "Listen to our news coverage," she challenged me, with a smile. "You tell me if it's liberal. No, it's not liberal -- it's a news organization."

02 gennaio 2009

L'ascesa di Tsega alla guida di radio Reshet Aleph

Quando è stata invitata a parlare a un gruppo di afroamericani nel corso di un suo recente viaggio negli Stati Uniti, la nuova direttrice di Reshet Aleph, il canale radiofonico culturale della emittente di stato israeliana IBA, si è trovata a rispondere alle più naturali domande sul colore della sua pelle. Tsega Melaku appartiene alla comunità dei falasha, gli ebrei di Etiopia. E a chi gli chiedeva come ci si trova a essere una professionista così importante in un mondo che non sembra essere particolarmente accogliente nei confronti di ebrei e neri, Tsega rispondeva: non dimenticate che sono anche una donna.
Una bellissima storia, quella di Tsega, arrivata in Israele (il termine ebraico per un abitante della diaspora che sceglie di diventare cittadino israeliano è "fare aliya", letteralmente "ascendere") nel 1984. Da quindici anni è dipendente della radio, dove prima di essere nominata direttrice del canale Aleph era responsabile dei programmi in amarico del canale per immigrati e stranieri Reka. E ora il salto alla direzione.
L'aliya rende Israele un posto ancora più complesso e per i falasha, gli ebrei etiopi (qui il termine più corretto sarebbe Beta Israel, perché falasha, "esiliato" in amarico, è molto peggiorativo), la vita lo è ancora di più. Specie se tanto per rendere la situazione ancora più intricata, la loro origine è riferibile al gruppo dei Falasha Mura, costretti cento anni fa a convertirsi al cristianesimo. Non tutti, in Israele, sono disposti a considerare i Mura formalmente ebrei.
Eppure Tsega è riuscita a conquistare una posizione invidiabile e molto delicata. Laureata in scienze politiche e con un master in business administration, ha fatto una carriera quasi fulminante, lei che era stata assunta per la sua fluenza in amarico e inglese e che essendo nata nel 1967 è ancora molto giovane. E gli ostacoli da superare non finiscono mai, fin dai primi test attitudinali che, racconta la giornalista, sembravano fatti apposta per tagliar fuori coloro che provengono da culture molto diverse da quella mainstream.
In questa intervista rilasciata al Jerusalem Post (per le sue risposte cliccate qui), Tsega racconta che dopo la sua nomina, recandosi un giorno alla sede dell'IBA era stata fermata da una donna che le aveva chiesto se fosse disponibile per farle le pulizie di casa. Anche Haaretz l'aveva intervistata poco dopo la sua nomina a direttrice, il pezzo lo trovate qui.

Dec 31, 2008
Radio days
By RUTH EGLASH

Tsega Melaku does not try to downplay the challenges she has faced in becoming the first Ethiopian director of Israel Radio's Reshet Alef. In fact, the 40-year-old recalls with irony a recent trip to the US where she spoke about her experiences of being an Ethiopian immigrant to a large group of African-Americans.
d me how I have managed to get so far in a world that is not welcoming to either Jews or blacks. I said that it is true the world does not like Jews or blacks, but I also had to remind them that I was a woman and on that level had to fight for success too," she quips.
"As an immigrant from Ethiopia, I wake up every morning to challenges but every challenge I face makes me stronger. Whenever I am made to feel unwelcome or told that I'm not wanted, I end up coming back bigger and stronger."
Melaku's gentle and soothing radio voice might be what has made her into somewhat of a celebrity in Ethiopian-Israeli circles - she managed Israel Radio's Amharic-language broadcasts for more than 15 years - but it only serves to belie the overwhelming determination that has placed her at the center of the mainstream and allowed her to become the first Ethiopian immigrant to achieve such success in the country's competitive communications industry.
"When I started at the radio, I was the youngest person and I was a woman," explains Melaku, who has a BA in political science and a master's in business administration. "I was a real threat [to the men there] but I am an optimistic person and really wanted to put myself into the center of Israeli society. When I was accepted to this position [a month-and-a-half-ago] it was like coming full circle for me."
Even though Melaku is now certainly at the core of Israel's society - she is responsible for programming a wide range of cultural and discussion shows covering many topics - as a black woman, she still faces insurmountable challenges on a daily basis.
"Just a few weeks after being appointed director of Reshet Alef, I was on my way to the radio station and a woman stopped me in the street, it was right outside the gates of the radio offices," recalls Melaku. "She asked me if I could come and clean her house."
While Melaku is no stranger to such ignorance from the average person on the street, she complains that even higher up the ladder a level of discrimination exists against Ethiopians. "What really bothers me is that I am a veteran journalist and have expertise in many areas, but I am never invited to speak [on other media shows] about topics outside of the Ethiopian community. If an Ethiopian man kills his wife or an Ethiopian child is denied access to a certain school, then my telephone does not stop ringing. But if they are talking about women's issues or other problems in Israeli society, I am not asked to talk."
In fact, Melaku is reluctant to talk about one of the main problems facing the Ethiopian community today - the continued immigration of the Falash Mura (Ethiopian Jews who were forced to convert to Christianity more than a century ago), which has ignited a debate over their right to continue coming.
"I am really tired of talking about this situation," she confesses. "There are so many opinions and so much politics involved. There is really no end to this immigration and everyone knows it."
Born in 1968 in the northern city of Gondar, where thousands of Ethiopians currently wait for permission to make aliya and not far from the cluster of Jewish villages that were once inhabited by the Beta Yisrael tribe, Melaku recalls that her father was one of the first Ethiopian Jews to study Hebrew during the 1950s.
"My father studied at a Jewish school and was one of the people who went out to the villages and taught the others about Israel and Judaism," she says, adding that he also worked for the Israeli construction company Solel Boneh in Ethiopia.
In 1984, after graduating from high school, 16-year-old Melaku was sent here with a group of young Ethiopian teens.
"When we arrived in Jerusalem, we thought that the people would greet us with open arms," she recalls. "But when we got here, everyone looked at us suspiciously and did not believe that we were really Jewish. I was shocked too, because I had never seen white Jews before. It was ironic really because they thought that we were the ones who weren't Jewish."
Feeling like an outsider, Melaku says, made her even more determined to become part of the mainstream and at the same time change popular perceptions of Ethiopian Jews.
"Fighting back is something that has always been in my character," she says with a laugh. "When I first arrived in Israel, they tried to make me change my name to Oshra but I refused and I'm proud that I have kept my Ethiopian heritage despite the odds."
Through the years, Melaku has vied to keep other Ethiopian traditions while at the same time working hard to integrate. "I am proud of my identity and where I come from and I would never try to hide that," says the mother of two. "If someone does not know where they come from, how can they move forward?"


14 ottobre 2008

Cluzel (Radio France), niente nuove radio sul digitale

Nei mesi che precedono il lancio della piattaforma radio digitale francese, il quotidiano economico Les Echos intervista Jean-Paul Cluzel, presidente di Radio France sulle prospettive della radio nel nuovo contesto. Cluzel dice di non capire bene la ragione dei tanti progetti di nuovi canali, soprattutto musicali e sportivi, in un momento in cui la radio dovrebbe piuttosto badare a rafforzare la propria posizione e migliorare i programmi esistenti (sette nel caso di Radio France). Il DMB non può essere visto come uno spazio per nuovi entranti ma come un ulteriore sbocco e un potenziamento per chi è già presente sul mercato. Il resto forse dovrebbe essere fatto su Web. I multiplex previsti dal CSA sono quelli che sono, conclude Cluzel, e per poterli ampliare e accogliere nuovi programmi bisognerà attendere lo switch off dell'analogico.

JEAN-PAUL CLUZEL - LE PRÉSIDENT DE RADIO FRANCE
« Je comprends mal qu'il y ait tant de projets de nouvelles radios »
[ 14/10/08 ]

A l'heure où la radio numérique suscite un engouement sans précédent depuis la libéralisation de la bande FM il y a vingt-cinq ans, Jean-Paul Cluzel, le président de Radio France, ne cache pas son inquiétude sur l'évolution du média. Contrairement à la télévision avant le lancement de la télévision numérique terrestre (TNT), l'offre en radios sur la bande FM est déjà très abondante. Pour lui, le numérique doit conforter la diffusion des radios existantes plutôt que de favoriser de nouveaux entrants.

Pourquoi Radio France n'a-t-il pas présenté de nouveaux dossiers dans le cadre du premier appel d'offres pour la radio numérique?

L'augmentation du nombre de nos chaînes n'est pas la priorité pour Radio France. Nous avons déjà 7 programmes, ce qui n'est pas mal. Notre priorité est qu'ils soient mieux diffusés sur l'ensemble du territoire. Trois d'entre eux, FIP, Le Mouv' et France Info, sont en effet loin de pouvoir être entendus par tous les Français. France Info ne couvre que 70 % des Français. Et ce pourcentage tombe à 30 % pour Le Mouv' et 20 % pour FIP. Mais, en 2012, la radio numérique couvrira 90 % de la population. Le vrai apport de la radio numérique n'est donc pas, à ce stade, l'augmentation du nombre de radios - il y en a déjà plus de 50 à Paris -, mais leur diffusion sur l'ensemble du territoire. L'offre est déjà abondante, je comprends mal qu'il y ait tant de projets de nouvelles radios sportives ou musicales, à l'heure où Internet ou l'iPod permettent à chacun de composer son propre programme thématique. J'ajoute qu'aujourd'hui le nombre de multiplexes envisagés par le Conseil supérieur de l'audiovisuel (CSA) est limité et qu'on ne pourra l'augmenter qu'après l'extinction de l'analogique.

Vous venez de nommer David Kessler directeur général délégué du groupe et Bruno Patino directeur de France Culture. Quelles sont leurs lettres de mission?

Le numérique apporte la convergence entre les médias : aujourd'hui, la plupart des médias bénéficient de l'image, fixe ou animée, et de l'écrit. Or l'image et l'écrit ne sont pas dans le domaine naturel de la radio, qui perd par ailleurs un avantage qui lui était spécifique, la mobilité. Comment positionner la radio dans ce monde nouveau ? Ce ne sont pas les chaînes de radio, ni de télévision qui ont été pionnières sur Internet. Les vraies innovations sont venues de nouveaux acteurs tels Google, Facebook, YouTube ou en France Dailymotion. La nomination de David Kessler, qui connaît parfaitement le monde de l'image, et celle de Bruno Patino, qui a créé le site Internet du quotidien « Le Monde », un des plus grands succès français sur la Toile, répond à cette volonté d'être plus imaginatif sur Internet.

Pensez-vous que la radio est menacée?

Si nous ne faisons rien aujourd'hui, elle l'est. Depuis plusieurs années, l'audience des radios est en baisse légère, mais régulière, même si notre média recule moins que d'autres, les chaînes de télévision généralistes par exemple. A l'intérieur de la radio, la spécificité et, je crois, la qualité des programmes de Radio France font que nous nous en tirons mieux que la plupart de nos concurrents du privé. Mais on ne peut pas rester passif. Il faut aller au-delà de la « tarte à la crème » de l'interactivité. L'auditeur, qui est aussi internaute, devient acteur de sa propre information et de sa culture. Quand des groupes de musique émergent sur MySpace ou qu'une vidéo amateur fait un scoop sur Dailymotion, cela est nouveau et intéressant. Sur les sites Internet, les internautes, les jeunes en particulier, trouvent une information brute qui leur paraît plus objective et plus honnête. Le terrain sur lequel nous devons travailler est le suivant : comment faire pour que les professionnels de l'information et de la culture que nous sommes apportent plus que ce que l'on trouve déjà sur Internet ? C'est beaucoup plus intéressant que la seule interactivité.

Quelles sont les conséquences concrètes pour les stations de Radio France, pour ses sites Internet?

Nous devons agir dans deux sens : nos sites Internet doivent enrichir les émissions diffusées sur les ondes et nos programmes doivent explorer des champs nouveaux par rapport à ce qui se passe sur la Toile. Mais la priorité reste les contenus, notamment auprès des publics jeunes qui désertent les radios traditionnelles.

Quelles sont les conséquences pour Radio France du projet de loi sur l'audiovisuel public?

Aucune, à part la nouvelle procédure de nomination des présidents des entreprises de l'audiovisuel public.

04 settembre 2008

HR You FM mescola radio e Internet per i giovani

Poi uno dice che non si possono fare confronti fuori contesto. Come avete letto la RAI diversi giorni fa ha deciso unilateralmente una stretta - immagino solo temporanea, nell'attesa di un lavoro di revisione che spero preveda l'introduzione di una sana moderazione di uno spazio di discussione che non può essere lasciato in balia dei soliti mortiferi spammer - sui forum della sua Community. Molti spazi sono stati chiusi o impostati in sola lettura, rimangono ancora i forum collegati a determinati programmi radiotelevisivi, ma spesso il clima è avvelenato e i frequentatori di questo spazio si sentono appesi alle decisioni future.
Tutto questo succede mentre nel mondo le emittenti pubbliche e private studiano le più svariate forme di interattività e dentro ai rispettivi forum di discussione si danno appuntamento ascoltatori competenti e garbati, capaci di affrontare tematiche complesse, fornire spunti di approfondimento, esprimere nuove opinioni. Il segno del pauroso decadimento italiano sta anche in questa sorta di afasia collettiva, nei dibattiti televisivi degli immutabili politici e opinionisti sovrapposti, nei vacui flame internettiani, nel generale chiacchiericcio inutile su questioni volgari e marginali che invade ogni spazio di relazione, incattivendole.
Basta mettere un piede fuori da questa melma per ritrovarsi in quello che a molti livelli appare sempre più come un pianeta diverso, non come una entità geografica di cui bene o male facciamo parte. Nel Land tedesco dell'Assia, la Hessicher Rundfunk dal 2004 ha attivato (attraverso il restyling del programma musicale HR XXL) il canale You FM (Young Fresh Music), molto giovanile, molto musicale (il 29 agosto è partito il RadioAward für neue Musik, un premio per nuovi gruppi musicali assegnato dagli ascoltatori attraverso un meccanismo partecipativo gestito in collaborazione tra You FM, MDR Sputnik e RBB Fritz, tre canali regionali molto simili tra loro) e naturalmente molto ricco di interattività. A partire da questo sabato, come annuncia il comunicato stampa HR, You FM cercherà di fare tesoro delle community di myYouFM per realizzare contenuti sempre più partecipativi. Tema in discussione: di quante community vive l'uomo? Ospite d'onore un cantante di un popolare gruppo hip hop tedesco i Phantastichen Fier.
Se andate sul nuovo sito di myYouFM il claim "Radio war gestern... heute ist You FM" (ieri era la radio... oggi è You FM) fa subito pensare al tentativo di ricostruire un mezzo di comunicazione invecchiato. E' il tentativo giusto? E' solo una retorica falso-giovanile che i giovani "veri" snobbano? Anche senza avere dati a disposizione mi piace registrare un tentativo se non altro generoso, un esperimento dovuto. You FM in Assia - una regione un po' più piccola della Lombardia con sei milioni di abitanti contro dieci - trasmette su una ventina di frequenze. Secondo gli ultimi comunicati Media-Analyse, raccoglie 2,1 milioni di ascoltatori e You FM va bene, se è vero che tra le due ultime rilevazioni più recenti il canale passa da 160 a 180 mila ascoltatori (in flessione è la statistica che riguarda l'ascolto nelle ore in cui alla radio possono essere trasmessi annunci pubblicitari). Il canale pop-rock più "maturo", HR3, raggiunge i 920.000 ascoltatori. Chiaramente, il tipo di target di You FM, oltre a essere demograficamente meno corposo, è impegnato a fare altre cose che non guidare/lavorare e ascoltare la radio. Ma portare Internet in radio sembra essere un buon modo per creare consenso intorno a un mezzo che deve liberarsi di qualche ragnatela. O pensate che chiudere i forum di discussione collegati a una emittente sia una strada più indicata?
Hörfunk: Meldung 03.09.2008
Startschuss für interaktive Radio-Show fällt am Sonntag
Prominenter Gast in „myYOU FM“ ist Fanta-4-Mitglied Thomas D.

Am kommenden Sonntag, 7. September, um 14 Uhr fällt der Startschuss für die neue interaktive Sendung „myYOU FM“. In der ComYOUnity-Show dreht sich alles um Menschen, Themen und Skurrilitäten aus dem Internet. Das Besondere daran ist, dass sich jeder mit eigenen Themenvorschlägen oder Kommentaren einbringen kann sogar während der Show. Entweder legen sich interessierte Hörer dafür ein Profil auf www.myYOU-FM.de an, oder sie melden sich an der YOUline (069 / 55 30 40), per SMS (0171 / 655 30 40, zum Normaltarif des jeweiligen Mobilfunkanbieters) oder via E-Mail an studio@YOU-FM.de. Am kommenden Sonntag lautet das Thema der Show: „Wie viel Community braucht der Mensch?“. Es werden verschiedene Communities vorgestellt und deren Sinn beziehungsweise Unsinn auseinandergenommen. Neben jeder Menge young fresh music wartet die hr-Jugendwelle mit einem prominenten Gast auf.
Thomas D. zu „doof“ zum bloggen? Fanta-4-Mitglied Thomas D. verrät in „myYOU FM“ seine Web-Vorlieben und Community-Nutzungsgewohnheiten: „Ich glaube, ich bin in allen Communities, die es gibt. Aber die Inhalte – Podcasts und Blog-Einträge die stelle ich nicht selbst ins Netz. Das machen enge Mitarbeiter, denn ich muss gestehen, ich kann das selbst gar nicht. Dafür bin ich viel zu doof." Ob auch jeder sein virtueller Freund sein darf, erfahren die YOU FM-Hörer am Sonntag von 14 bis 18 Uhr.
„Internet killt the Radiostar?“ Nein, tut es nicht. Das belegen aktuelle Studien: Das Web befruchtet besonders die jungen Radiosender vielmehr, denn gerade Jugendliche leben förmlich im Netz, und genau dieses Netz bringt YOU FM jetzt ins Radio. Aktuell wird vielfach über die (Un-)Notwendigkeit und den Nutzen der Symbiose von Radio und Internet philosophiert, besonders im Hinblick auf öffentlich-rechtliche Rundfunkanstalten. Dabei zeigt sich, dass mittlerweile 96 % aller 14- bis 19-jährigen und 94 % aller 20- bis 29-jährigen Deutschen das Internet nutzen (Quelle: ARD/ZDF-Online-Studie 2008). Laut JIM-Studie (2007) wird das Internet sogar als Leitmedium deutscher Jugendlicher im Alter von 14 bis 19 Jahren definiert: Ein Jugendlicher verbringt demnach im Schnitt 114 Minuten pro Tag online. Dabei folgt nach Mailen und Chatten, Musikhören bereits an dritter Stelle. Die Jugendlichen leben und beleben das Internet also, und YOU FM lebt mit.

28 agosto 2008

Inaugurata la Radio Publica del Ecuador

Cessa di esistere Radio Nacional del Ecuador e apre i battenti Radio Publica del Ecuador. Inaugurata oggi in pompa magna da Rafael Correa, il capo dello stato, l'emittente pubblica parte da due frequenze FM di Quito e Guayaquil ma è già prevista l'attivazione di un terzo e quarto trasmettitore a Cuenca e Manta. Alla nuova stazione verranno conferite le venti frequenze che il regolatore Conartel aveva riservato alla vecchia Radio Nacional. L'investimento nei nuovi impianti è di 1,7 milioni di dollari che verranno spesi per l'acquisto di quattro trasmettitori FM (bei tempi quando le Radio Nacional usavano le onde corte per farsi sentire su scala nazionale) e una programmazione fatta di notizie, cultura, musica.
Se il concetto di Radio Nacional è abbastanza diffuso in tutta l'America del Sud, quello di radio "pubblica", sotto il controllo statale, lo è un po' meno. In Ecuador sotto il controllo dello Stato c'è anche un canale televisivo e un quotidiano http://www.telegrafo.com.ec/portada.aspx. Il presidente Rafael Correa, in carica dal gennaio 2007, un economista di formazione cattolica che dice di voler puntare a un liberismo controllato, non ha rapporti estremamente cordiali con la stampa privata. Il primo intervistato di RPE, inaugurata ieri, è stato lui, Rafael. Che ha confessato di essere "bastante lloròn", di avere la lacrima facile... Strano perché di solito da quelle parti prima o poi piangono soprattutto gli elettori.

26-08-2008
Ecuador inaugura su radio pública, que se suma a un canal y un periódico del Estado

Ecuador inaugurará mañana su radio pública en un acto especial en la Plaza de la Independencia, en el centro histórico de Quito, con la presencia del jefe de Estado, Rafael Correa, informó hoy Enrique Arosemena, presidente ejecutivo de Televisión y Radio de Ecuador S.A. RTV Ecuador.
Según Arosemena, la radio operará inicialmente en dos ciudades y en las últimas semanas se han hecho emisiones de prueba para inaugurar la programación regular, que inicialmente estaba prevista para el pasado lunes.
Arosemena indicó que el retraso de dos días en la inauguración respondió a razones técnicas, que no especificó.
La emisora se creó a partir de las frecuencias que poseía Radio Nacional del Estado, la que cambiará de nombre por la de Radio Pública del Ecuador.
La implementación de la nueva emisora pública ecuatoriana contó con un presupuesto de 1,7 millones de dólares, indicó Arosemena, tras precisar que ese dinero proviene de un crédito no reembolsable del Banco del Estado (BEDE).
Del monto total, explicó, 500.000 dólares servirán para la compra de cuatro transmisores, otra cantidad similar para la adquisición de tres equipos de producción y 700.000 dólares para el gasto corriente.
Arosemena precisó que en una fase inicial sólo se transmitirá la programación en las ciudades de Quito y Guayaquil, y señaló que, posteriormente, se integrarán otras regiones del país.
Las frecuencias de la Radio Pública son: 100.9 FM en Quito y 105.3 en Guayaquil, y posteriormente se abrirán las frecuencias 88.9 FM en Cuenca y 88.1 FM en Manta.
Recordó que el Consejo Nacional de Radio y Televisión (Conartel) autorizó que las 20 frecuencias que actualmente pertenecen a la estatal Radio Nacional pasen a la nueva emisora pública.
Radio Nacional es una emisora que, por 40 años, permaneció adscrita a la Secretaria de Comunicación de la Presidencia de Ecuador, aunque con deficiencias y dificultades en sus emisiones.
Sobre la programación que emitirá la emisora del Estado, Arosemena precisó que se presentarán noticieros, programas culturales y musicales, entre otros.
Ecuador cuenta ya con el canal público Ecuador TV y con el diario público El Telégrafo.