Visualizzazione post con etichetta broadcasting pubblico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta broadcasting pubblico. Mostra tutti i post

08 novembre 2013

La polizia greca sgombera la sede ex ERT occupata. La sua voce resiste, su Internet e in onde corte.


Nonostante la globalizzazione e il potere dei media sociali, partecipativi e interconnessi non è facile fare chiarezza sulla situazione dell'emittenza pubblica in Grecia dopo la decisione governativa di azzerare lo storico ente ERT per rilanciare la radiotelevisione di stato in una forma diversa, finanziariamente (si dice) meno onerosa. Una decisione che ha ovviamente scatenato notevoli controversie e ha spinto i dipendenti ERT a organizzare una vera e proprie resistenza, che ha occupato la sede centrale di Atene, Radio Megaro, e le sedi locali di un broadcaster molto "complicato", con tanti uffici regionali e una infrastruttura radiofonica fatta ancora di numerose stazioni in onde medie e di un impianto a onde corte attivo - dopo la chiusura dei programmi internazionali in altre lingue - nella copertura di una audience costituita essenzialmente da cittadini greci espatriati e naviganti.

In questi mesi si sono succeduti diversi fatti, a partire dalla decisione dell'EBU, l'unione dei broadcaster (perlopiù pubblici) europei di offrire ai dipendenti ERP un feed satellitare per proseguire le trasmissioni informative. Feed che è rimasto in funzione fino all'agosto scorso, quando è entrata in funzione la EDT (Televisione Pubblica Greca) con i suoi notiziari autonomi, primo passo ufficiale verso la costituzione di NERIT, la "nuova" ERT. 
L'ultimo, drammatico episodio è arrivato all'alba del 7 novembre, quando la polizia ha lanciato una massiccia operazione per evacuare l'edificio di Radio Megaro. Le immagini del notiziario della sera del 7 letto da un tavolo installato sul marciapiede antistante la sede centrale, con alle spalle i poliziotti in tenuta antisommossa che proteggevano la cancellata e gli accessi rimarranno per sempre nella storia del giornalismo e del servizio pubblico.
E adesso? In realtà la situazione continua a essere molto confusa, non solo sul piano amministrativo e regolatorio. Ancora non si conoscono del tutto le strategie programmatiche di NERIT, che secondo il sottosegretario per la Radio e Tv pubblica Pantelis Kapsis (intervista alla radio del giornale To Vima disponibile qui e trascritta, in greco, qui) trasmetterà due programmi televisivi nazionali e non si sa quanti programmi radiofonici nazionali e locali. Kapsis promette che NERIT verrà messa in condizioni di funzionare, rimpiazzando le trasmissioni a interim di EDT, entro la fine di novembre. Ma i telespettatori e ascoltatori greci hanno in realtà avuto la possibilità in questi mesi di usufruire di un altro interim, quello realizzato direttamente dallo staff "resistente" di ERT. Sulle frequenze televisive analogiche in UHF, sull'isofrequenza FM di Atene e di altri impianti, sulle onde medie locali e sulle onde corte in questi mesi sono andati in onda continuamente (fatte salve alcune interruzioni dovute probabilmente alle difficoltà di ricezione dei feed e di una sufficiente alimentazione elettrica), diversi programmi. Fino a fine ottobre, questi feed erano presenti sul satellite Astra della SES e potevano essere riduffusi in Grecia, ma a quanto sembra le pressioni del governo hanno infine indotto SES a spegnere l'interruttore di questo servizio. 
Basta però accendere una radio a onde corte per rendersi conto che sulle tradizionali frequenze di 9420 e 7450 kHz la voce dell'ERT si sente ancora, sicuramente grazie alla disponibilità di tre flussi radiofonici via Internet: ERA Atinas, ERA Thessalonikis e il Trito Prògramma con musica classica. Nel momento in cui scrivo 9420 e 7450 kHz stanno ripetendo il programma di Salonicco. Grazie alla piattaforma ERTOpen.com, ripresa dal sito indipendente The Press Project e dal sito GreekTvLive si possono guardare live via Web i canali ERT, NET ET1 e ET3, anche se in questo preciso momento solo ET3 sembra essere attivo. Il canale  parlamentare, "Voulis", viene diffuso sul sito di Tv-Greek.com e da The Press Project. I canali di cui stiamo parlando potrebbero essere disponibili on air in Grecia, attraverso impianti televisivi UHF e sulla radio in FM e onde medie, ma non ci sono notizie certe. Sul sito di ERT Open è disponibile uno stream ripreso in diretta dagli ex occupanti di Radio Megaro, rimasti ancora sulla strada prospiciente a quella che fino a ieri è stata la loro sede. Quanto a Dimosia Tileorasi  il suo sito non sembra riportare alcun collegamento per lo streaming live. In compenso, mentre la polemica politica infuria in Parlamento e il governo trema, è stata bandita una consultazione pubblica sul sito ufficiale Open Government, per invitare i cittadini a esprimersi su come dovrà essere il nuovo ente NERIT.

06 novembre 2013

Annuncio-choc della Generalitat Valenciana: soppresso l'ente radiotelevisivo "autonómico"


Tra Spagna e Grecia ormai l'abbiamo capito. Dobbiamo rassegnarci a vederne altre di fotografie come queste. Sono tutte drammaticamente uguali: la disperazione di giornalisti e programmisti rimasti senza lavoro è sempre la stessa. In questo caso si tratta dei lavoratori di RTVV, l'ente radiotelevisivo della Generalidad Valenciana, una delle tante espressioni della peculiare spirito autonomista dell'ordinamento spagnolo. La Radiotelevisión Valenciana aveva iniziato a trasmettere nel 1989, dopo qualche anno dall'approvazione di una legge del locale Parlamento, le Corts Valencianes. Oltre ai programmi televisivi l'ente diffondeva due canali radiofonici, Radio Nou (9), e la musicale Radio Sí. Perché i verbi sono al passato? Perché oggi il governo valenciano ha annunciato che RTVV chiude i battenti, crollata sotto l'insostenibile peso dei debiti: circa 1,2 miliardi di euro per un organico di 1.700 persone, oggi rimaste per strada.
La cronaca dei fatti non è così semplice. Prima di pervenire a una decisione così estrema (e molto probabilmente irreversibile) il governo autonomo guidato da Alberto Fabra, del Partido Popular, aveva cercato di portare avanti un piano di dismissioni controllate e di esternalizzazione delle produzioni gestite dall'ente pubblico locale guidato da una direttrice, Rosa Vidal. Poche ore fa tuttavia, quel piano è stato giudicato illecito dal tribunale superiore di giustizia della stessa Generalitat. Non essendo riuscito a ridurre l'organico, Fabra ha optato per la chiusura definitiva. Sono bastate tre righe di testo in un comunicato ufficiale: "descartado, por lo tanto, el camino que había decidido emprender el Consell, sólo queda la otra vía que es, lamentablemente, proceder a la supresión del servicio público de la radio y la televisión de ámbito autonómico." 
Le polemiche ovviamente non mancano. El País nella sua edizione locale racconta che la crisi di RTVV è cominciata proprio con le gestioni "firmate" dal partito di Fabra. Dieci anni fa l'ente locale pubblico funzionava bene con un terzo del personale. Poi è cambiato il vento politico e i nuovi direttori generali da un lato hanno cominciato a promuovere una politica di parziale privatizzazione ed esternalizzazione delle produzioni, ma dall'altro hanno continuato ad assumere personale e ad accumulare debiti. In un altro articolo però lo stesso giornale riconosce che i tagli delle sovvenzioni e il crollo del mercato pubblicitario hanno messo in crisi tutti gli enti radiotelevisivi autonomi spagnoli che affiancano, nelle varie aree, l'ente nazionale RTVE. Se altri organismi sono riusciti a tenersi in piedi con molti sacrifici, quello valenciano è il primo a crollare e la regione sarà l'unica a non poter tutelare la propria diversità linguistica (il valenciano è una variante dialettale del catalano) attraverso la radio e la televisione.
La chiusura di Nou e Sí ha un risvolto personale che ovviamente è del tutto marginale rispetto al dramma di tanti lavoratori licenziati e delle loro famiglie. Entrambe le emittenti, in buone condizioni propagative troposferiche, riuscivano a superare il migliaio di chilometri di mare che separano la costa di Valencia dalla Sicilia occidentale. Le loro frequenze scompariranno anche dalle mie avventure radiofoniche estive.

23 agosto 2011

Grecia, la riforma sopprime 15 canali onde medie su 20

Anche l'ente pubblico radiotelevisivo greco ERT subirà una ristrutturazione mirata alla drastica riduzione del debito che i cugini ellenici sono costretti a implementare per sopravvivere. Forse dovremmo pensarci anche noi, almeno per cercare di contenere il gigantismo dei canali televisivi (dare meno soldi ai tre programmi radiofonici sarebbe impossibile, una riduzione comporterebbe la totale chiusura). Tagliare le spese della RAI apparirebbe forse inopportuno in un momento in cui uno dei pochi titoli che in borsa riesce a guadagnare si chiama Mediaset. Ma dovremo arrivarci, così come arriveremo a integrare il canone nella fiscalità generale.
Torniamo però alla Grecia, una nazione che vanta 19 emittenti locali pubbliche attive sulle onde medie (su frequenze non sempre facili da ricevere). La riforma annunciata ieri da Elias Mossialos, ministro e portavoce del Governo, prevede la ristrutturazione del primo programma NET, che sarà orientato alle notizie, uno stile "sinergico" tra Terzo programma e il canale sportivo ERA Spor (penso che voglia dire che quando trasmetterà l'uno non trasmetterà l'altro) e un potenziamento per il Secondo programma. Non si capice bene il destino dell'attuale programma Cosmos 96,3 ma probabilmente scompare o diventa il canale turistico della capitale. Pesante taglio all'emittenza pubblica regionale, che passa da 19 a 9 stazioni con una direzione unica e una programmazione unificata che rispetterà il localismo. Le tre stazioni oggi attive a Thessaloniki, una delle quali opera sulle onde corte, saranno unificate in una sola, mentre ad Atene si studierà appunto la creazione di una stazione multilingue destinata ai turisti. Dei 20 impianti in onde medie in funzione ne verranno chiusi 15 e i cinque che resteranno in piedi saranno gestiti in collaborazione con il Ministero della Difesa. Credo che sia il primo caso di gestione militare di una rete in onde medie. E' una misura che porterà a un significativo risparmio di elettricità (superiore al milione di euro), ma mi chiedo se sia prevista la possibilità di cedere questi impianti ai privati, considerando il significativo numero di stazioni pirata che operano con trasmettitori marittimi tra i 1600 e i 1800 kHz. Annunciata invece la chiusura della rivista ufficiale, il locale Radiocorriere.
La scomparsa delle onde medie e delle locali relegherà in archivio, insieme a tante altre, le lettere di conferma che verificano le ricezioni locali sul network regionalizzato. Oggi il primo programma greco arriva su 729 kHz, il secondo su 1386 e ERA Spor trasmette su 981 kHz. Thessaloniki utilizza i 1044 e i 1179 kHz. ERA Filia trasmette in più lingue su 666 kHz e il sito ufficiale ERT assegna sei frequenze al canale nazionale ERA Diethìs a copertura del Sud Mediterraneo, canali che dovrebbero essere quelli corrispondenti alle locali Zante 927, Ioannina 765, Corfu 1008, Komotini 1404, Rhodes 1494 e Chania 1512. Liste hobbystiche come EMWG.info riportano in effetti una ventina di frequenze in onde medie (666, 765, 792, 927, 945, 954, 981, 1008, 1044, 1080, 1179, 1278, 1314, 1350, 1404, 1485, 1494, 1512, 1584, 1602 kHz), bisogna capire se verranno colpiti solo gli impianti più piccoli e periferici o se viceversa cadranno anche quelli a copertura nazionale. Io scommetterei sulla sopravvivenza di 729, 666, 981, 1044 (o 1179) e 1386.

17 marzo 2011

Camera USA contro NPR: paura anche per radio digitale

Continuano gli sforzi della destra conservatrice americana che intende colpire il sistema dell'emittenza pubblica con una politica di tagli. Due progetti di legge (HR68 e 69) del senatore repubblicano Doug Lamborn puntano a un vero e proprio azzeramento dei fondi federali destinati alla Corporation for Public Broadcasting l'organismo da cui partono i soldi a sostegno della radiofonica NPR e della televisiva PBS. Martedì scorso una disposizione transitoria ("continuing resolution H.R. 1") approvata alla Camera per evitare la bancarotta del Governo federale ha introdotto una massiccia serie di tagli, tra cui la sospensione di un fondo di stabilizzazione fiscale da 50 milioni di dollari, destinato a compensare le perdite subite dalla CPB in conseguenza del calo dell'ammontare delle donazioni dei contribuenti (che in questa epoca di crisi sono meno disposti a dare soldi in beneficienza). Contemporaneamente Lamborn è tornato alla carica: mentre i suoi due progetti di legge sono ancora fermi in Commissione e rischiano di non passare al Senato, il rappresentante repubblicano ha presentato un nuovo progetto, che verrà votato alla Camera oggi (H.R. 1076). In questo nuovo disegno di legge Lamborn propone non di togliere fondi, bensì di vietare alle stazioni NPR di utilizzare fondi federali per acquistare i loro programmi. Moltissime stazioni locali non potrebbero più permettersi di acquistare i programmi a larga diffusione che le rendono popolari tra il loro pubblico.
Sembra che la nuova ondata di iniziative contro l'emittenza pubblica sia alimentata dallo sdegno suscitato da un film diffuso da James O'Keefe, giovanissimo giornalista investigativo ultraconservatore. Sul suo sito Project Veritas O'Keefe ha pubblicato un filmato in cui si vede Ron Schiller, presidente della NPR Foundation, organo che raccoglie le donazioni private per conto del network di emittenti pubbliche, mentre critica duramente il Tea Party e i conservatori americani, accusandoli di essere più ignoranti dei democratici.
Tra i suoi commenti Schiller dice anche che la NPR potrebbe anche fare a meno dei finanziamenti federali. Le polemiche suscitate dal video di O'Keefe sono stati roventi, ma un deputato democratico dell'Oregon, Earl Blumenauer (nella foto con un personaggio di KidsTv, la tv dei ragazzi PBS), ha cercato di approfondire la vicenda e ha fatto eseguire alcune perizie sul filmato. Le conclusioni sono inquietanti: secondo Blumenauer le dichiarazioni di Schiller avrebbero subito un pesante editing. Politico ha pubblicato la lettera che Blumenauer ha diffuso tra i suoi colleghi deputati per invitarli a non sostenere i nuovi disegni di legge sfavorevoli alla NPR e ha anche presentato un emendamento per correggere il taglio di 50 milioni di dollari alla CPB.
In questo dibattito è entrata anche la lobby della radio digitale basata sul sistema Ibiquity HD Radio, preoccupatissima che i tagli alle emittenti pubbliche, grandi utilizzatrici del sistema IBOC, possa danneggiare l'adozione della radio digitale negli Stati Uniti. Radio Magazine Online pubblica un accorato articolo che giudica vitale il sostegno al digitale da parte dell'emittenza pubblica americana. Da parte privata, i progetti di digitalizzazione sono sostanzialmente fermi, mentre proprio in questi giorni arriva la notizia della dismissione di Microsoft Zune HD, il player MP3 che integra una radio digitale IBOC. Microsoft avrebbe deciso di uccidere il progetto, per focalizzarsi sulla piattaforma software Zune integrata nell'ambiente smartphone Windows Phone 7. Il che ci riporta a una mia vecchia convinzione: innovazioni come la radio digitale possono essere sostenibili solo a livello pubblico, così come solo dall'iniziativa pubblica possono derivare le spinte in direzione di una programmazione radiotelevisiva di alta qualità. Non è solo una questione di destra o sinistra, ma di una politica illuminata e giusta contro una politica di affari loschi, potere facile e disprezzo delle regole civili. Questa cattiva politica, in Italia e ovunque nel mondo, ha nel mirino la cultura, specie se rappresentata dalla radio o dalla televisione pubbliche. L'emittenza pubblica fa cultura, spinge a pensare e a cercare di inseguire e dire la verità. E cultura, capacità di pensare e verità sono i peggiori nemici della cattiva politica.

12 febbraio 2011

170 milioni di utenti chiedono di non tagliare su NPR

Mentre persino nell'egoistica Italia del lungo crepuscolo berlusconiano l'ennesimo "decreto milleproroghe" attualmente in fase di definitiva conversione in legge ripristina alcune decine di milioni di euro da devolvere all'editoria radiotelevisiva, duramente provata dal difficile passaggio al digitale televisivo terrestre, negli Stati Uniti cresce l'allarme sul possibile azzeramento dei fondi pubblici per il sistema radiotelevisivo costituito dalle emittenti PBS e NPR. Sono circa 1.300 stazioni, quasi 900 radiofoniche. Percepiscono circa 450 milioni di dollari all'anno in fondi federali concessi alla Corporation for Public Broadcasting, una società privata no profit. A sua volta, la CPB è al centro di un sistema che genera quasi 3 miliardi di dollari che arrivano perlopiù da sponsor e inserzionisti privati. Riassumendo, ogni anno ciascun cittadino americano "spende" circa 1 dollaro e 35 cent di contributi alla CPB. Per ciascun dollaro federale vengono spesi 6 dollari dai privati. Tutto questo serve per produrre programmi, podcast, applicativi per iPhone/iPad, siti Web. Ma soprattutto buone informazioni, buon giornalismo, dibattiti politici, corrispondenze dall'estero, musica, teatro, cultura. Nemmeno mezzo miliardo di dollari annuo che i contribuenti sono evidentemente felici di sborsare visto che l'audience complessiva ammonta a 170 milioni di persone. Vogliamo fare un paragone di quelli che fanno incazzare Ferrara e tutto il movimento neo-antimoralista? Soltanto per l'intervento in Irak, nel 2010 il Congresso ha stanziato 64,5 MILIARDI di dollari. Altri 72,3 MILIARDI di dollari sono stati spesi per l'intervento in Afghanistan (fonte Costofwar.com). Un paragone forse stupido, improponibile. Ma è un fatto che tre giorni in Irak costano al contribuente americano più di un anno di programmazione radiotelevisiva pubblica.
La prossima settimana il Parlamento americano riprende la discussione sul possibile prolungamento di un decreto approvato alla fine dello scorso anno. Se questa proroga verrà definitivamente approvata i fondi federali della CPB potrebbero non arrivare più. Chi propone il taglio sostiene che il successo stesso dell'emittenza pubblica americana dimostra che la macchina può funzionare anche senza questi soldi, ma il teorema è tutto da dimostrare. Il sistema attira l'interesse dei privati per la qualità dei suoi contenuti. Questa qualità deriva dalla sicurezza del sostegno federale. Con tutto il rispetto per molte iniziative radiotelevisive commerciali, il solo fatto di dover spendere idee ed energie per dare la caccia ai soldi spesso ti costringe ad abbassare l'asticella. Il successo complessivo dell'emittenza pubblica è chiaramente legato alla grande indipendenza di cui le persone che ne fanno parte possono godere. Togliere quei 450 milioni di dollari, tre giorni di intervento in Irak, potrebbe tradursi in un danno di gran lunga superiore a quello che la semplice aritmetica suggerisce: la democrazia non è semplice aritmetica.
Per cercare di scongiurare il rischio dei tagli una alleanza di 250 tra stazioni, organizzazioni e gruppi di opinione ha creato un sito Web, 170millionamericans.org, per dar voce alle istanze degli ascoltatori. I visitatori vengono informati sulla situazione con fatti e cifre e sono invitati a inviare ai loro rappresentanti in Parlamento un messaggio che ricorda i temi in discussione ed esorta a votare contro la soppressione dei finanziamenti.

24 gennaio 2011

NPR, un disegno di legge per tagliarne i fondi

La possibilità che i cordoni della borsa vengano stretti per l'emittenza pubblica americana (la televisiva PBS e la radiofonica NPR) è sempre più concreta ora che la nuova maggioranza repubblicana al Congresso ha messo nero su bianco la sua politica di tagli alle spese federali "inutili" con due disegni di legge H.R. 68 e 69 a firma del deputato repubblicano Doug Lamborn. La prima proposta riguarda i sussidi federali alla Corporation for Public Broadcasting, la "controllante" di NPR. La seconda riguarda in modo più specifico la rete di stazioni pubbliche, che negli Stati Uniti gode di molto favore da parte di determinate fasce di ascoltatori. L'onorevole Lamborn, un avvocato che ha studiato giornalismo e dice di apprezzare i programmi NPR, è convinto che i tagli proposti possono contribuire ad alleviare il peso dei 14 mila miliardi di dollari di debito pubblico. Un debito che la destra americana ritiene evidentemente fuori controllo ora che è stata approvata la riforma sanitaria di Obama (sul cui finanziamento è pronta a dare battaglia). In passato nessuno ha mai sollevato la minima obiezione su una spesa militare che nel 2010 ammontava a 680 miliardi di dollari destinati al Dipartimento della difesa e una somma variabile tra una stima di 319 e 654 miliardi in fondi esterni al Dipartimento. Bene che vada i contribuenti americani versano più di mille miliardi di dollari nelle casse dell'erario per raggiungere i successi militari dell'Iraq e dell'Afghanistan, ma i risparmi devono cominciare dai 430 milioni di dollari concessi alla CPB (sui documenti rilasciati da quest'ultima il bilancio provvisorio 2010 parla di 422 milioni). E' chiaro che la spesa militare ha molte positive ricadute sull'occupazione e la ricerca scientifica, a sua volta fonte di nuovo reddito nell'economia civile. Ma trovo insopportabile che la politica di destra si rifiuti di prendere in considerazione, negli Stati Uniti come altrove, il valore di una spesa pubblica rivolta alla produzione giornalistica, culturale, artistica, cinematografica, teatrale. Tante voci "intangibili" che hanno effetti enormi sulla qualità della vita, sulla nostra formazione interiore e civica. Condividere qualche briciola (430 milioni di oltre mille miliardi!) di quanto possediamo per realizzare, almeno qualche volta, delle cose belle e interessanti invece di imbracciare (per le cause più nobili di questo mondo) un fucile mitragliatore, è un segno di appartenenza a una comunità di persone, di amore nei confronti dell'altro.
Pubblico qui lo scambio indiretto che il blog The Hill ha ospitato tra Doug Lamborn e la NPR. Il rappresentante del Colorado sostiene che la NPR è perfettamente in grado di essere autonoma finanziariamente, con i soldi generati dalle donazioni, dalla pubblicità e da altre iniziative commerciali. Siamo sempre alle solite. Le "iniziative commerciali" trovano soldi quando chi ce li mette pensa di ricavarne un vantaggio. Per quanto sia ascoltata, NPR fa una programmazione di nicchia e rifiuta l'idea di "svendere" i suoi contenuti cercando di accontentare il maggior numero di persone. Tutte le statistiche di questa terra dicono che le persone più scolarizzate guadagnano e spendono di più, non si capisce quale debba essere la motivazione economica della spinta verso il basso della qualità dei nostri mezzi di comunicazione voluta con tutte le forze dalle politiche neoliberiste.
NPR: A good place to start cutting federal spending (Rep. Doug Lamborn)
By Rep. Doug Lamborn (R-Colo.)
01/12/11

Critics claim that Republicans haven’t been specific enough in our pledge to cut government spending. That is simply not true. The very first day of the new Congress, I reintroduced two bills to make specific cuts to our out-of-control federal spending. One bill, H.R. 68, would end all federal subsidies for the Corporation for Public Broadcasting (CPB), the parent organization of National Public Radio (NPR). My second bill, H.R. 69 more narrowly restricts federal tax dollars from going just to NPR. Both are examples of specific cuts Congress can make now to keep our unsustainable federal debt of more than $14 trillion from getting worse.
I have nothing against NPR, despite what appeared to be liberal bias in their mishandling of Juan Williams. What I oppose is subsidizing an organization that no longer provides, if it ever did, an essential government service. When the federal government is now borrowing more than 40 cents of every dollar it spends, no one can justify paying for services that are widely available in the private market.
This year, American taxpayers will subsidize the CPB to the tune of over $430 million. Getting the exact amount of money that NPR alone gets has proved very difficult. The Congressional Research Service, the fact-finding arm of Congress, has been looking into that. They have concluded that NPR’s various revenue streams are so convoluted, they look like “a spaghetti plate of funding.” In order to gain greater access to their budgets, I have called for a formal investigation of NPR by the Government Accountability Office.[…]
As I have stated many times, I am a fan of some NPR programs. I believe they are fully capable of standing on their own two feet and getting commercial sponsors in the free market. NPR claims that less than two percent of its total annual budget comes from the federal government. If that is true, NPR has no reason to worry that pulling federal funding will cripple them. […]
Rep. Lamborn represents Colorado’s Fifth Congressional District. This is his third term in Congress.

***

NPR accuses Republican lawmaker of trying to control public radio stations
By Gautham Nagesh
01/11/11

NPR pushed back on Tuesday against a Republican lawmaker who is trying to cut off federal funding for public broadcasting, accusing him of trying to interfere with how the nation's local public radio stations report the news.
"Congressman Lamborn’s legislation is an intrusion into the programming decision-making of America’s public radio stations," said NPR in an e-mailed response. "His legislation will disrupt and weaken the free and universal public media system that serves 170 million Americans each month."
NPR also called the goal of Lamborn's legislation misguided and said it would insert the federal government into the news decisions of local stations, which are primarily staffed locally and cover the news relevant to their communities.
"It seems ironic that Congressman Lamborn who seeks to withdraw federal support for public radio wants federal legislators in turn to assert control over how local public radio stations can make use of programming funds," NPR added.
"This legislation would ultimately dictate the daily editorial schedules and news programs of nearly one thousand public radio stations across America."
Lamborn has said he enjoys much of NPR's programming but views it as "completely unnecessary in a world of 500-channel cable TV and cell phone internet access." He also pointed to the 26 percent increase in CPB funding over the past decade, to a total of $430 million annually.

29 gennaio 2010

Audiradio ultimi mesi '09: torna in calo Radio RAI

Non si è ripetuta la tendenza al rialzo per l'ascolto delle reti radiofoniche pubbliche registrata nel quinto bimestre 2009 da Audiradio, che ha appena reso disponibili sul suo sito le tabelle del sesto e ultimo bimestre dell'anno (non ancora il consuntivo per il secondo semestre).
Il periodo novembre-dicembre, qui in migliaia di ascoltatori nel giorno medio, segna anche una piccola contrazione nel numero totale di ascoltatori della radio. Torna a perdere Radio 2 - e i dati si riferiscono a prima del cambiamento di palinsesto - e scende sotto quota due milioni di ascoltatori Radio 3, che supera di poco Radio 24 ma non riesce a stare al passo con il vistoso primato regionale di quest'ultima in Lombardia, dove l'emittente del Sole 24 Ore ha un pubblico più che doppio rispetto al canale culturale pubblico.
Il primo network privato continua a essere RTL 102.5, ma è seguito a ruota da DeeJay. Entrambi ormai vedono abbastanza vicine le spalle di Radio 1. L'appuntamento è tra due mesi per i primi rilevamenti dopo i mutamenti introdotti dai direttori Preziosi, Mucciante e Sinibaldi. RTL è staccata di soli 700 mila ascoltatori da Radio 1.








(base popolazione 53.483)

04 dicembre 2009

Commissione vigilanza: direttori di Radio 2 e Radio 3

Mercoledì 2 dicembre la Commissione parlamentare di vigilanza sulla RAI presieduta da Sergio Zavoli ha incontrato i direttori di Radio 3 e Radio 2 Marino Sinibaldi e Flavio Mucciante. Radio Radicale pubblica l'audio dell'intera sessione, ancora disponibile per tre settimane all'indirizzo http://www.radioradicale.it/scheda/292288 (io a ogni buon conto ho salvato il file qui su Mediafire. perché il sito di Radio Radicale oggi, mentre sta andando in onda il processo con la testimonianza di Spatuzza, è molto discontinuo).
Un'audizione lunga, con diverse domande da parte dei commissari (incredibilmente era presente un solo rappresentante della maggioranza, l'on. Mazzuca, come dimostra la minuta sul sito della Camera) e con risposte molto puntuali dei due direttori. Vi consiglio di ascoltarla con attenzione, se potete perché emergono, a mio parere, due figure di professionisti della radio di livello molto alto, con un progetto in testa e la capacità di eseguirlo.
In queste settimane al direttore di Radio 2 sono state contestate decisioni come la soppressione dello spazio culturale divulgativo di Alle 8 della sera e di altri programmi non culturali. Mucciante ha risposto puntualmente, affermando di aver ricevuto un mandato preciso da parte dell'azienda: quello di evitare sovrapposizioni con le altre reti. Il "close up" della risposta di Mucciante lo trovate, scaricando tutto il file verso il minuto 1:39:00. Il direttore di Radio 2 dice di aver concordato con Marino Sinibaldi un possibile spostamento di un programma di storia come Alle 8 della sera su Radio 3. E' possibile, visto che Sinibaldi stesso ha in mente di rinnovare l'offerta del canale tematico culturale attraverso nuovi flussi disponibili su Web, che i nuovi contenitori possano accogliere la trasmissione e che le modalità asincrone del podcasting consentano a tutti noi di costruirsi su misura una radio culturale ancora più ricca. Questo presuppone probabilmente un forte rilancio sul piano infrastrutturale, perché diciamo la verità: in questo momento lo stream della diretta di Radio Rai su Internet non è granché con la sua vecchia codifica Real e una banda forse insufficiente a supportare una ampia offerta Web only.
I segnali però sono molto positivi, la direzione ispira molta fiducia.


30 novembre 2009

BBC, la radio e il Web tireranno la cinghia dopo il 2012

Parlando alla conferenza annuale della Voice of the Listener and Viewer una associazione consumeristica che dà voce alle istanze degli ascoltatori della radiotelevisione, il capo della BBC Mark Thompson ha ammesso che alla conclusione dello switchover televisivo, nel 2012, l'azienda pubblica britannica dovrà fare una cura dimagrante, proprio nel digitale. Nel mirino insieme a nicchie televisive come BBC 3 e 4, ci saranno i servizi di canali radiofonici come 1Xtra, 6 Music e Radio 7, e anche il sito Web della Beeb verrà passato al vaglio per assicurare che tutte le pagine siano al loro posto in termini di aggiornamento e utilità. Il Telegraph, da cui estraggo il seguente riassunto, ha contattato anche il "ministro ombra" della cultura per l'opposizione conservatrice, Jeremy Hunt, che ha già fatto sapere che in caso di vittoria del suo partito alle elezioni ci saranno tagli molto significativi per l'ente pubblico. In calce riporto anche il prospetto di quanto costano i canali televisivi e radiofonici pubblici della BBC, così come i dati vengono tabulati nell'Annual Report 2009. Le cifre sono in milioni di sterline. Tra canone e attività commerciale l'azienda ha incassato 4,6 miliardi di sterline nel 2009, per la radio domestica spende 588 milioni.

BBC may cut digital and radio services after 2012

The BBC may cut digital and radio services after the analogue switch-off in 2012, according to the director general, Mark Thompson.

[...] Mr Thompson said that the future of BBC's operations would have to include “reductions in some kinds of programmes and content" and an examination of the scope of its websites.
He also suggested a higher proportion of the licence fee would be spent on original British content as opposed to expensive imports.
In a speech to the Voice of the Listener and Viewer conference, Mr Thompson said that the BBC needed to lay out “new boundaries”.
He said: “Expect to see reductions in some kinds of programmes and content - a look for example at the current scope of our website - and a close examination of the future of our service portfolios once switchover has been achieved”.
Earlier this month, Jeremy Hunt, the shadow culture secretary, said the public broadcaster could be dramatically slimmed down under a Tory government.
Mr Hunt expressed scepticism about the value of the niche television channels BBC Three and BBC Four, (costing £114m and £71m) as well as digital radio stations such as 1Xtra, 6 Music and Radio 7. Collectively these new ventures cost hundreds of millions of pounds out of a total BBC budget of £4.6 billion.
On the BBC website, Mr Thompson said it was important to make sure that the "many millions of pages that are up there need to be there". "Is it sufficiently up to date, is it relevant?" he asked.
"It might be a slightly smaller website. It might be stronger, making sure we are playing to our strengths," he added.
(continua)




20 gennaio 2009

L'onda perfetta di NPR anche a Berlino

"Una alternativa a CNN". Così oggi, il Tagesanzeiger di Berlino, celebra le virtù di National Public Radio, l'emittente americana a carattere non commerciale. Che si può ascoltare a Berlino, nella banda FM, dal 2006, grazie a una licenza concessa dal Medienanstalt Berlin-Brandenburg. L'Onda Perfetta, secondo il titolo del quotidiano, accoglie in queste ore la voce di una poetessa, letterata, docente afroamericana, Elizabeth Alexander, nella lettura di una poesia appositamente composta per l'insediamento di Barak Obama, che era stato suo collega all'università di Chicago. Ma da questo mese di gennaio è anche partita una trasmissione intitolata Berlin Stories, in cui autori americani e britannici raccontano le loro impressioni su una città da sempre molto amata dagli scrittori. Berlin Stories, che naturalmente è anche il titolo di un doppio racconto di Christopher Isherwood, va in onda sui 104.1 di Berlino e su altre stazioni affiliate NPR negli USA, ma le storie sono accessibili sul sito Web del programma.

Die perfekte Welle

Nicht nur zu Obamas Amtseinführung: Das amerikanische National Public Radio ist eine Alternative zu CNN.

Die Farbe von Radio ist nicht weiß noch schwarz. Manches muss man eben hören, nicht sehen. Zum Beispiel die Stimme, die Argumente der Dichterin Elizabeth Alexander, klar und offen, darunter eine sachte, gelassene Anspannung. Im Gespräch mit einer Moderatorin von National Public Radio (NPR) in Washington gab Alexander bereits am Samstag Auskunft darüber, wie sie das Werk zum Weltereignis erarbeitet hat. Die schwarze Lyrikerin und Professorin für African-American Studies der Yale University war einmal Kollegin von Barack Obama an der Universität von Chicago. Am Dienstag wird sie in Washington vor Millionen Menschen eine einmalige Auftragsarbeit lesen: Das offiziell bestellte Gedicht zur Amtseinführung von Barack Obama, 44. Präsident der Vereinigen Staaten.
Die Moderatorin will von Elizabeth Alexander wissen, wie die Dichterin den Gedanken verkraftet, dass Abermillionen Leute ihre Zeilen hören werden. „Sie werden dann über Jahre, wenn nicht Jahrhunderte zitiert werden.“ Nun, das mache sie bescheiden, erwidert die Lyrikerin. Vorlesen will sie die Verse aber vorher nicht. Erst am Dienstag sind sie beim NPR zu hören, das in Berlin auf der UKW Frequenz 104.1 gut zu empfangen ist. Den ganzen Tag wird der Sender vom Tag der Amtseinführung, vom „Inauguration Day“ berichten. Reporter in Washington, Harlem, Chicago, Birmingham und auch in Bagdad, in Kabul und in Kenia, dem Herkunftsland des Vaters von Obama, sprechen mit bekannten Personen wie mit Unbekannten über Erwartungen, Ängste, Hoffnungen.
NPR kann sich den gigantischen Aufwand leisten. Das nichtkommerzielle Hörfunknetzwerk, das ohne Werbung auskommt, ist weltweit einmalig. Es speist sich aus den Erträgen von 860 Radiosendern in den Vereinigten Staaten, wo es rund 26 Millionen Hörer hat. Rings um den Globus kann man NPR auch per Satellit oder im Internet empfangen, einen direkten Draht, wie ihn die UKW-Frequenz in Berlin bietet, hat man sonst nur auf der anderen Seite des Atlantik.
In Berlin ist NPR seit April 2006 so zu hören, als sei sein Sendemast am Funkturm vertäut. Im Dezember 2005 erteilte die Medienanstalt Berlin-Brandenburg (MABB) National Public Radio die Lizenz für diese Welle. Wer sie kennenlernt und Englisch versteht, den lässt sie so schnell nicht los. „Wir bekommen viel Feedback von Hörern aus Berlin“, bestätigt Anna Christopher, Sprecherin von NPR, „eine Menge E-Mails und Anrufe“. Daher kamen im Januar 2009 die „Berlin Stories“ zum Programm, kurze Anekdoten von Autoren aus den USA und Großbritannien, die ihre Eindrücke aus der Stadt in den Äther geben.
Vor allem aber ist NPR eine Quelle transatlantischer Information, deren Reichhaltigkeit und Intensität andere hier zugängliche internationale Kanäle, Sender oder Onlineportale in einigem übertrifft. Anders als CNN oder BBC World bringt NPR neben klassischen Nachrichten-Formaten wie „Morning Edition” – hier zur Mittagszeit – eine überraschende, aktuelle Mischung aus Politik und Kultur mit Sendungen wie „All Things Considered“, „Talk of the Nation“ oder „Fresh Air“. NPR ist eine Art Radiofeuilleton ohne Pause und bietet, wo immer möglich, das erlesenste, das direkteste Programm. Für einige Berliner, nicht nur hier lebende Anglophone, ist National Public Radio inzwischen ein Alltagsbegleiter, ein gigantischer, akustischer Leuchtturm, eine inspirierende Informationsquelle. Zum Konflikt in Israel und Gaza interviewen sie hier nicht einen weiteren lavierenden Experten, sondern den Schriftsteller Amos Oz. Über das neue Buch von Toni Morrison spricht man hier mit der Autorin selbst. Und die Gespräche sind nicht sekundenlange Soundbites, sondern holen weit aus und führen zu überraschenden Wendungen. Jazzmusiker, Hochschuldozenten, Autoren, Campaigner, Highschool Kids, sie alle reden offen und frei.
Weit oben auf der Favoritenliste vieler steht Garrison Keillor’s „A Prairie Home Companion”, auf NPR eingespeist von American Public Media. Keillor, eine Kultfigur, über die auch schon ein exzellenter Kinofilm gedreht wurde, bringt in seinem Wochenrückblick originell und entspannt Satiren, Hör-Sketches, Musik, realitätsnahe Storys aus der amerikanischen Provinz. Keillor begleitet einen imaginären Papst durch den New Yorker Dschungel, er streitet mit einem alternden, skeptischen Vater über dessen Angst vor Obama – „ich lege einen Vorrat an Konserven an!“, sagt der Vater. Oder ein greiser Vater schlägt sich in die Wälder auf der Suche nach „neuer Männlichkeit“ in esoterischen Schwitzhütten. Oder Keillor schildert langsam und realistisch ein gediegenes Paar in einem kleinen Ort bei der kontroversen Planung des kommenden Urlaubs. In den kleinen, großen Geschichten passiert – nichts. Und sie erzählen dabei – alles, denn sie atmen Atmosphäre und produzieren, provozieren Bilder im Inneren, in der Vorstellung statt beim Servieren auf dem Bildschirm. Bei uns in Berlin ist der Akustikmenschen-Mensch Keillor jeden Sonntag zu hören, von zwölf Uhr mittags bis zwei Uhr. Seine volle und humorvolle Stimme löst gute Stimmung aus. Helle, lebendige Laune. Auch das übrigens können so nur Radiosender oder Zeitungen, ganz jenseits von Schwarz und Weiß.
www.npr.org

13 novembre 2008

BBC Internet blog: manifesto per il post-broadcasting

Dire che questo post di Steve Bowbrick, "blogger in residence" di BBC Future Media & Technology, su che cosa debba essere un broadcaster pubblico nell'era del post-broadcast, è ispirato è dire poco. Nel BBC Internet Blog, dopo aver certificato l'imminente morte del broadcasting, Steve si lascia andare al ritratto della fenice che emergerà dal rogo della "vecchia" Beeb: un non-broadcaster aperto, che non mette a disposizione contenuti ma spunti e strumenti per la condivisione/creazione di contenuti, una piattaforma ipertecnologica da lasciare in eredità alle nuove generazioni. In passato pagavamo il canone per guardare e ascoltare i contenuti prodotti. Oggi voglio pagare il canone perché la BBC possa rappresentare me e le mie aspirazioni attraverso il suo output. Solo sogni, risponderanno gli scettici. Ma perché, non sono proprio i sogni quelli che ci hanno portato via quei maledetti vampiri? Grazie, Steve.

Moving on from the broadcast era
from BBC Internet Blog by Steve Bowbrick

The broadcast era is coming to an end. The network era is well under way. Only openness can keep the BBC relevant through the transition.
Why do I want the BBC to be more open?
I want it to open up to the people who fund it and - more important - the people who underwrite its legitimacy (that's you and me). The closed, broadcast-era BBC sells me a licence to view the stuff it makes. In the open, network era it's the other way round - I licence the BBC to represent me and my aspirations in its output.
I want the BBC to set out its plans for the post-broadcast era (which is here now, in case you hadn't noticed). I want the clever people who work there to show us how they plan to replace old-man Reith's monolithic, centralised consent machine with something more distributed, more open - something adapted to the network era.
I want to hear how the BBC can adapt to the shift from the creation of linear content to the creation of a library of tools and resources, open source code and rich, reusable content (some of which will still feature Bruce Forsyth) that will make things possible and create real opportunities for generations of British people.
I want to learn how the BBC will adapt its magnificent, industrial-era guiding principles - Inform, Educate and Entertain - to the manufacture of tools that support learning (formal and informal), creation (for love, for fun, for profit), enterprise (encouraging entrepreneurship), participation (in the democratic process, in society and institutions) and community (linking people, finding common ground, social coherence).
I want to see evidence that the BBC can create content and processes in a web-like way, that loyalty to arbitrary broadcast-era concepts and structures - channels and series and genres and so on - won't hold back the transition to new forms and ways of working.
I want to see that the BBC believes in all this, that there's an acceptance that fortress BBC is indefensible and that a retreat to 'what we do best' (the defence of existing brands and practices) can only make things worse. This is not about change for its own sake or about imposing trendy Internet novelties: it's about the survival of the Corporation and about its continued relevance for Britain.
And finally I'd like the BBC to do all this with real confidence and optimism and with a sense that the benefits of getting this epic transition right are incalculable. If the Corporation can tackle two or three really big, really ambitious open projects - liberating the archive for the nation's benefit, creating an identity platform that gives ownership of user data back to the users or pulling off some kind of Wikipedia mind-meld to blend the BBC's awesome editorial resource with the net's fastest growing library, for instance - the support and enthusiasm of the licence fee-payers will be much easier to secure and the whole task will seem much less daunting.
Before I started here I wrote a handful of blog posts on this topic at my personal blog:


In the last couple of months I've seen some evidence that the BBC is ready for this challenge and I've documented some of the important work that's already under way.
Picking a couple of examples:

  • Mark Friend, Controller of A&Mi, told me about a fascinating plan to provide access to web site users' attention data and about his vision for an open speech radio archive.
  • Tom Scott explained the explosion of links to external music resources taking place at /music.
  • Rob Hardy (and Michael Sparks) told me about the huge amount of code already released under various open source licences by the BBC's developers.

But there are large parts of the Corporation (not least in the various management suites) where the old broadcast truths still hold and where the transition has hardly begun. At Common Platform I drew a picture of the barriers to openness I've learnt about since I arrived: daunting but not in any sense insurmountable!
The BBC's Building Public Value, written four years ago, offers an early blueprint for the transition to the network era. It's a sadly neglected document that could do with updating.
Here's a terrific blog post from Tom Scott who is a very important techie in BBC Audio & Music. His starting point is Building Public Value.
I'll keep you informed!

28 ottobre 2007

Maieutica radiofonica

Costretta dalla sua popolarità a un inevitabile livellamento verso il basso, in genere la televisione non riesce ad annoverare tutte le icone culturali che al contrario rendono la radio un mezzo di comunicazione e una sede di dibattito per e tra intellettuali. Per un Bernard Pivot, per un Piero o Alberto Angela televisivi - figure di ideatori di programmi che con il loro enorme successo ci dicono che forse la televisione fa male ad accontentarsi del livellamento verso il basso - esistono centinaia di controesempi radiofonici in cui la vocazione dello strumento di massa si sposa con la passione e il rigore culturale. Carlo Emilio Gadda, tanto per dire, lavorava alla radio e i canali radiofonici culturali sono spesso i veri gioielli della corona di proposte di radiofonia pubblica, dentro e fuori l'Europa.
Può così capitare che la casa editrice di una delle università più prestigiose d'America, Stanford, pubblichi l'autobiografia professionale e letteraria di un conduttore radiofonico molto apprezzato per la sua carriera di intervistatore di letterati e altri esponenti del mondo culturale e artistico, Michael Krasny. Il libro si intitola "Off Mike" e contiene i ricordi di Krasny e dei suoi incontri con scrittori famosi e altri personaggi. La recensione che segue è stata pubblicata sul San Jose Mercury News, il quotidiano ufficiale della Silicon Valley. Krasney è uno degli animatori di KQED, la stazione che rappresenta il circuito National Public Radio a San Francisco e che si ascolta in FM in tutta la Bay Area, fino a Monterey a sud e Sacramento a nord. E' dai microfoni di KQED che Krasny ha conversato con Roth e Naipaul, con DeLillo e Oz e anche col nostro Umberto Eco.
Nella presentazione del volume sul catalogo online della Stanford University Press, si legge che:

Michael Krasny is one of the country’s leading interviewers of literary luminaries, a maestro for educated listener who prefer their discourse high and civil. He is a writer’s interviewer.
But it didn’t start out that way.
In Off Mike, Krasny, host of one of public radio's most popular and intellectually compelling programs, talks of his strong desire to become a novelist in the footsteps of Bellow and Philip Roth, and then discovering his real talent as a communicator—a deft ability to draw others out as an interlocutor. Krasny remarks that, “Trying to meld life into art as I read and interpreted and taught and wrote about writers, I went on to talk and talk and talk with writers until I had interviewed more writers perhaps than anyone ever has or will or should. I was on the road. My own road to literary Damascus. More than ever, I wanted to live a life that could answer Bellow’s primary question: How should a good man live.”

Un curriculum che parte dunque dal desiderio di diventare collega di Saul Bellow e Philip Roth ma culmina nel ruolo di narratore dei narratori, attraverso la potenza introspettiva dell'arte della maieutica. Radiofonica, si intende.

The literate radio host
KQED'S MICHAEL KRASNY WEAVES TOGETHER INTERVIEWS, STORIES FROM HIS LIFE IN RADIO
By Brad Kava Special to the Mercury News Article Launched: 10/28/2007 01:43:57 AM PDT

In his years on commercial radio, talk show host Michael Krasny was told to limit his vocabulary and to keep his show dumbed down so listeners would not feel stupid.
He makes up for it in his autobiography, "Off Mike: A Memoir of Talk Radio and Literary Life" published this month by Stanford University Press.
His subjects range from the hard-boiled radio manager whose loves were ego and power, to authors such as Salman Rushdie and Larry David.
Krasny ultimately left commercial radio - one station fired him because he had "too many old broads on" following interviews with Jessica Mitford and Doris Lessing - and has spent 14 years on KQED-FM, where he hosts the station's erudite two-hour interview and talk show "Forum."
Perhaps the biggest plaudit to give Krasny - who aspired his whole life to be a novelist, but settled for hosting talk radio and television shows, doing live interviews and teaching college - is that this book is well written, and will equally please literati and listeners of commercial radio.
One critic complained the book should have been called "On Mike." But part of the book's charm is that Krasny, 62, doles out some of his toughest shots at himself, as he grew from a Cleveland hoodlum to the holder of a doctorate in English teaching at San Francisco State University.
So many memoirs leave out unfailingly human moments of pain and doubt. But Krasny recalls those moments, like throwing up on his first job interview at a professor's home.
These stories are balanced with his slow march to success in the Bay Area, including his stints on Marin's KTIM-FM (where he did a show called "Beyond the Hot Tub") and 10 years with San Francisco's most listened-to station, KGO-AM (where his nighttime show mixed collegial intellect with entertainment), and his current high-profile position hosting "Forum" at 9 a.m. daily.
At the end of each chapter of his life story, Krasny weaves in summaries of his interviews with successful authors, such as Khaled Hosseini, Philip Roth, Norman Mailer, Gore Vidal, Isabel Allende, Amy Tan and Kazuo Ishiguro. Radio fans will instantly recognize the pattern: They are like the hourly commercials and news that punctuate a talk show.
It's a good twist in this age of channel surfing. Fans of literature may only want to read about the authors, and radio fans may want to skip the interviews and stick with stories of the airwaves.
My biggest problem with the book was his failure to name names. For example, he doesn't identify a boss by name, and he recounts a story of a famous rocker indulging in preconcert sex without identifying him.
In an interview, Krasny said he preferred not naming everyone, some for reasons of libel, others just because he didn't want to. But he goes so far in telling all most of the time, it's frustrating not to carry it through to the end.
He even leaves out Michael Savage's name, although the high school graduation speech at which the conservative radio talk host heckled Krasny has been extensively reported.
His description of the now-popular host who practices "pathology dressed up as conservatism," is a great example of Krasny's storytelling, and his candor.
"I would later on feel involuntary twinges of envy for this despicable man, a toxic, incendiary gasbag with a growing, undeniable appeal - who would go on to build a major national career out of a frappe of jumbled extremist views and the sort of kook and shock-jock excess that I had come to speak publicly about as giving talk radio a bad name."
There's always an underlying self-doubt with Krasny, even as he is hired to high-paying jobs interviewing corporate CEOs and the world's top authors.
Krasny never feels that he has achieved his own dream of writing great literature, although, like James Lipton, he's become identified with the oeuvre of doing serious, unfailingly well-prepared interviews, a respected art of its own.
Even at the height of success, when one of his students calls him "professor Superman," Krasny, unafraid to show his warts, responds: "Read my book."


OFF MIKE:
A Memoir of Talk Radio
and Literary Life
By Michael Krasny
Stanford University Press, 344 pp., $24.95

26 ottobre 2007

EBC: cambia - in Brasile - l'etere pubblico

Luiz Inácio Lula, il presidente del Brasile, ha firmato il decreto costitutivo di EBC, Empresa Brasil de Comunicação, assegnando al nuovo ente alla direzione-presidenza della giornalista Tereza Cruvinel. La nuova agenzia incorpora i beni e le finalità di Radiobras per dar vita a una nuova struttura radiotelevisiva pubblica in Brasile.
EBC sarà finanziata nel 2008 con 350 milioni di Reais (135 milioni di euro), con un modello di finanziamento misto e pubblicità. Il lontano modello di riferimento è la BBC, ma Franklin Martins, il Gentiloni brasiliano, ha detto che non vorr`å essere una banale imitazione. "Temos um modelo diferente. A BBC é uma referência, mas não será o nosso modelo."
Ecco come Folha, di San Paolo, e la Agenzia governativa di notizie hanno parlato ieri di questa importante riforma che riguarderà l'etere pubblico brasiliano. Il nostro, come sempre, deve attendere.

Lula assina decreto que cria Empresa Brasil de Comunicação

O presidente Luiz Inácio Lula da Silva assinou ontem o decreto que cria a EBC (Empresa Brasil de Comunicação) e aprova seu estatuto. O mesmo decreto também nomeou a jornalista Tereza Cruvinel para o cargo de diretora-presidente da EBC. A diretoria-geral ficará sob o comando de Orlando Senna, atual secretário do Audiovisual do Ministério da Cultura. O decreto foi publicado no "Diário Oficial" da União desta quinta.
A EBC estará vinculada à Secretaria de Comunicação Social, chefiada pelo ministro Franklin Martins.
Constituída como empresa pública, a nova empresa terá a finalidade de prestar serviços de radiodifusão.
Em nota, a Presidência informa que a "EBC terá autonomia em relação ao governo federal para definir produção, programação e distribuição de conteúdo". "A empresa deverá observar a complementaridade entre os sistemas privado, público e estatal, a pluralidade de fontes de produção e distribuição, e produzir com finalidades educativas, culturais, científicas e informativas. Além disso, terá como papel promover a cultura nacional e estimular a produção regional e a independente."
O capital social inicial da EBC será de R$ 200 milhões, formado por recursos orçamentários e patrimônio da Radiobras (Empresa Brasileira de Comunicação S.A.) e será constituído por ações. Isso permitirá a participação de entidades da administração indireta, Estados, municípios e Distrito Federal em sua composição.
Segundo a Presidência, a "sustentabilidade econômica da empresa será garantida com recursos provenientes de dotações orçamentárias, exploração de serviços de radiodifusão, prestação de serviços, além de doações, legados e subvenções".
A EBC vai contar com um conselho curador formado por representantes do governo, dos funcionários e da sociedade civil. Esse conselho vai elaborar e aprovar as diretrizes da política de comunicação da empresa.

Empresa Brasil de Comunicação terá diferentes formas de financiamento

Alessandra Bastos
Repórter da Agência Brasil

Brasília - Orlando Senna, confirmado como diretor-geral da Empresa Brasil de Comunicação (EBC), o ministro Franklin Martins, da Secretaria de Comunicação Social, e Tereza Cruvinel, confirmada para assumir a presidência, falam sobre a criação da empresa
Brasília - A Empresa Brasil de Comunicação (EBC) terá diferentes formas de financiamento. Além do Orçamento Geral da União, os recursos virão de doações, publicidade institucional, exploração dos serviços de radiodifusão pública, prestação de serviços a entes públicos e privados e distribuição da publicidade legal (publicação de avisos, balanços, relatórios) de órgãos e entidades públicas federais.
De acordo com a Medida Provisória (MP) 398, publicada hoje (11) no Diário Oficial da União, a EBC será organizada sob a forma de sociedade anônima de capital fechado, representado por ações.
Em 2008, o orçamento previsto para a EBC será de R$ 350 milhões para suporte e operação dos serviços de radiodifusão pública. O patrimônio inicial será formado pela capitalização e incorporação de bens móveis e imóveis da Empresa Brasileira de Comunicação (Radiobrás) e da Associação de Comunicação Educativa Roquette Pinto (Acerp).
As doações poderão ser feitas por pessoas e por empresas. "Os Estados Unidos têm TVs que se mantêm com doações. Não é muito a nossa cultura, mas eu gostaria de ser agradavelmente surpreendido", disse o ministro da Secretaria de Comunicação Social, Franklin Martins, em entrevista coletiva. De acordo com ele, o Brasil não irá importar um modelo específico de televisão pública: "Temos um modelo diferente. A BBC é uma referência, mas não será o nosso modelo".
Será permitida a publicidade institucional de entidades de direito público ou privado, voltada a programas, eventos e projetos de utilidade pública, de promoção da cidadania, de responsabilidade social ou ambiental. É vedada a veiculação de anúncios de produtos e serviços.
Empresas públicas e privadas poderão patrocinar ou apoiar programas, eventos e projetos. A MP prevê ainda parcerias e convênios com entidades nacionais e internacionais públicas ou privadas e co-produção de programas.
Também poderá ocorrer "a realização de patrocínios feitos por meio de leis de incentivo fiscal, como a Lei Rouanet", explicou o ministro Franklin Martins.