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23 dicembre 2010

Radio digitale, il nuovo draft firmato ECO-FM45

Il comitato ECO-FM45 sulle problematiche del broadcasting digitale ha concluso i lavori della riunione di Stoccarda (15-16 dicembre) pubblicando una nuova bozza di documento sulla digitalizzazione della radiofonia, il Report on the possibilities for the future delivery of radio
Lo potete prelevare qui. Non ci sono particolari novità, si tratta ancora una volta di mettere sul piatto alcune considerazioni di fondo, vantaggi e svantaggi delle diverse modulazioni numeriche, le prospettive di riuscita per ciascuna di queste. Continuo a vedere le tipiche affermazioni di comitati analoghi. Quando i russi mi dicono di prevedere, per il 2011 (!) la "produzione di massa" di ricevitori per il loro nuovo sistema digitale RAVIS, mi chiedo davvero in che mondo vivano i tecnici che partecipano a un lavoro di standardizzazione così importante. Fior di ingegneri che suggeriscono ai governi le varie politiche di implementazione, che decidono sul futuro di un mezzo ascoltato da miliardi di persone.
C'è pochissima oggettività, scarsissima attenzione alla reale situazione di mercato di sistemi come HD Radio, che negli Stati Uniti viene utilizzato da centinaia di stazioni ma che non arriva a vendere un milione di apparecchi in un Paese di 300 milioni di abitanti. Nelle tabelle sul DRM30/DRM+ (il secondo non ha praticamente neppure un mercato per la fornitura di modulatori) si legge ancora "initial receivers in the market/available", una frase riportata da almeno cinque anni in documenti del genere e del tutto spropositata rispetto a una realtà di poche centinaia di pezzi di qualità mediocre. Mai un solo riferimento alla possibilità di digitalizzare non la distribuzione ma la ricezione dei contenuti audio. Secondo me comitati come l'FM-45 sono troppo condizionati dalla presenza di fornitori supply-side e sottorappresentati a livello client-side, manca il parere delle industrie dell'elettronica di consumo e manca soprattutto il parere dei consumatori. Se non capisco male, la stesura della versione definitiva del documento è prevista per il 2011.
A proposito di assenze, con l'eccezione del solito, preparatissimo Hanns Woltner di Club DAB Italia, non ci sono stati rappresentati della RAI o dal nostro MSE-Com. In compenso ha preso parte ai lavori Saeed Alavi, di IRIB/Voice of Iran. A livello istituzionale, come spesso accade, l'Italia finisce per prendere le decisioni degli altri. Essì che sull'argomento avrebbe parecchie cose da dire.

17 dicembre 2010

S100, un altro video/FM/DMB player da iRiver


Dopo i modelli B20 e B30 la coreana iRiver sforna un nuovo player multimediale che prevede anche una versione compatibile con il DAB+/DMB. Si tratta del tipico lettore portatile di contenuti audio e video di ultima generazione multiformato, commercializzato sia in una versione base, sia in edizione maggiorata con ricezione della radio digitale (credo che la radio FM convenzionale sia presente in entrambe). Ho visto che questo nuovo S100 è in vendita su eBay a prezzi abbastanza abbordabili, intorno ai 170 dollari americani (i prezzi intorno ai 110 dollari immagino corrispondano alla versione base senza radio DAB). In Australia, dove il dispositivo viene pubblicizzato nel quadro della campagna di lancio del DAB+, il costo è di circa 160 dollari australiani.
La produzione della coreana iRiver è sempre stata orientata alle esigenze del mercato interno della televisione mobile a standard DMB, derivato da Eureka 147. Ma iRiver con il B20 è anche stato tra i primi a rendere disponibili firmware per la ricezione di trasmissioni di radio digitale a codifica DAB+. In Italia purtroppo la reperibilità di tali dispositivi è sempre stata un po' a macchia di leopardo. Quando ho parlato per le prime volte di iRiver su questo blog, alla fine del 2007, il modello B20 sembrava essere al centro di una strategia di lancio a livello nazionale del DMB (appena adottato dalla RAI e per le sue sperimentazioni DAB) da parte del distributore di allora, Widinet. La strategia, anche per colpa del vuoto di contenuti da ascoltare, non ha avuto fortuna. Oggi Widinet non esiste più, ha chiuso i battenti l'estate scorsa e al suo posto sembra essere arrivata un'azienda rozzanese chiamata Gruppo Sabah, inizialmente specializzata in prodotti di manutenzione industriale e per l'edilizia. Sarebbe interessante capire le motivazioni che hanno spinto un'azienda chimica a creare una divisione per l'importazione di prodotti di elettronica di consumo, prodotti tra l'altro non facili da "far passare". Fatto sta che da quest'anno Sabah Electronics è diventata titolare di marchi come appunto iRiver e - a quanto sembra dalla navigazione in un sito Web ancora in fase di revisione - della scozzese Revo, altro brand focalizzato sul nascente mercato della radio digitale DAB+.
Ho trovato anche un altro marchio, quello della svedese PopCatcher, di cui ho parlato in passato (una radio con una tecnologia per registrare su chiavetta la musica rimuovendo automaticamente il parlato), che mi ha fatto pensare che in Sabah qualcuno deve aver letto il mio blog. E mi ha fatto venire in mente - non me ne vogliano gli amici di Sabah - un altro distributore che ha chiuso i battenti: la Distrel, recentemente finita sotto inchiesta per bancarotta fraudolenta (gli inquisiti, alcuni dei quali finiti in carcere il mese scorso, fingevano di emettere fatture che non venivano mai incassate ma si facevano anticipare soldi dalle banche). Non voglio in alcun modo accostare la storia poco edificante di aziende come Distrel alle attività degli attuali distributori italiani di marchi afferenti alla radio digitale. Osservo semplicemente che il settore della radio digitale - e non è la prima volta che ho modo di dirlo - sembra davvero colpito da una maledizione. Se ci sono le tecnologie mancano i componenti. Se ci sono i componenti, mancano le aziende capaci di assemblarli in un prodotto funzionante. Se ci sono i prodotti funzionanti, manca chi li sa portare sugli scaffali dei negozi e farli conoscere ai consumatori. Quando i distributori arrivano e gli scaffali cominciano a riempirsi, mancano i programmi su cui sintonizzarsi. Se ci sono i programmi, saltano fuori tecnologie assai più convincenti e motivanti per il pubblico.
Non c'è proprio modo di farne una giusta, quando si tratta di radio digitale. Ecco perché, senza alcuna ironia, ma anzi proprio perché convinto, nonostante tutte le oggettive difficoltà, delle potenzialità di questa tecnologia, voglio porgere a brand coraggiosi come Pure e alla stessa Sabah Electronics, il sincero augurio che il 2011 possa essere l'anno della svolta.
Iriver releases my very own mp4 player ’S100’

-Double the fun, differentiate by applying your own wallpaper image/design for each menu
-The “IT” function allows fun-loving, trendy teenagers to create a unique personality

On May 28, Iriver (CEO Jae-woo Lee) released ‘wear your own look’ s100 mp4 player. The Iriver S100 with its ‘self-design’ user interface allows users to edit wallpapers and menus to suit their taste. The S100 targets users in their teens and 20s as they pursue entertainment and style. They can edit menus and select different wallpapers for every function using pictures of their choice, be it their favorite movie star, an unforgettable vacation spot, or their ever-loving family.
The S100 is simple in design, featuring a delicate silhouette that is emphasized by its half-transparent material and soft lines, and comes in five different colors: white, pink, sky blue, mint, and yellow. The S100 is both slim and light, weighing just 77g and measures only 9.8mm in thickness. The S100 boasts a 2.8-inch LCD display, while its arrow keys keyboard allows for fast and easy usage of all functions.
Since the S100 supports various video codec, drag and drop is all it takes to watch a video without the need for additional encoding. Furthermore, Internet lectures that were only accessible with high-end products will now be available as the S100 supports DRM of all leading domestic online lectures.
Only essential supplementary functions are included in the S100, such as image viewer, text viewer, voice recording, FM radio, and flash game. Users can get up to 42 hours of audio, 7.5 hours of video, 6 hours of DMB and a 32GB memory slot.
Head of Iriver marketing, Ashulley Sang Won Lee explains, “The S100 is a cost effective product with a simple design and practical function. We expect to receive great reviews from self-conscious young customers who value reasonable consumption.”
The S100 4GB and S100 8GB costs KRW 129,000 and KRW 159,000 respectively, with additional DMB function the price of the 4GB and 8GB rises to KRW 159,000 and KRW 189,000, respectively.

30 dicembre 2009

Digital Radio Summit 2010, Ginevra 17 febbraio '10

Tutto sommato non è che manchino troppi giorni al Digital Radio Summit 2010 organizzato dall'EBU di Ginevra per il 17 febbraio. Il programma si intitola "Defining multiplatform hybrid broadcast/broadband radio" e coinvolge le parti interessate a quattro grandi iniziative: il consorzio WorldDMB, quello per il sistema Digital Radio Mondiale, la Internet Media Device Alliance (che promuove la standardizzazione nel nascente settore delle Internet radio) e RadiDNS che con molta intelligenza si occupa di stabilire connessioni più solide e fruttuose tra il mondo dei contenuti broadcast e i servizi basati sul protocollo IP, senza necessariamente passare per l'uso di modulazioni numeriche.
Ecco la locandina con l'annuncio:

This digital radio summit will gather all the key players in European digital radio:

- WorldDMB - the developers of DAB, DAB+ and T-DMB
- DRM - the developers of DRM30, DRM+
- IMDA: Internet Media Device Alliance, developing and promoting Internet Radio devices
- RadioDNS, a organisation aiming at providing an efficient and seamless link between broadcast and IP platforms

Developing the magic formula in this context raises questions:

- How do these delivery platforms work with broadcasting content? What strategy do the broadcasters need to adopt?
- Which services work best with each platform - is there a pattern?
- How can they work together in a hybrid broadcast broadband environment?
- How will the receiver industry cope?

Who should attend?

- Broadcasters working on strategy, media delivery, new media, multimedia developments
- Service providers
- Industry forums: receiver manufacturers, platform manufacturers

E già che ci siete, cominciate a segnare in agenda l'appuntamento per il 18 e 19 marzo 2010 con Multiplatform Multimedia Radio (nuovo acronimo di Multimedia Meets Radio) 2010, organizzata come sempre dal grande Mike Mullane dell'EBU. Il programma preliminare, con tante caselle ancora da riempire si trova qui. Il focus della nuova edizione del convegno, che si terrà a Hilversum in Olanda, riguarda i social network e gli user generated content. Da non mancare.

22 ottobre 2009

La situazione del DAB a Roma

Grazie ad Andrea e F. ecco la lista aggiornata dei canali DAB e DAB+ ricevibili a Roma. Andrea utilizza una Pure One Classic e non è in grado di specificare i blocchi di frequenza dei multiplex, secondo F. EuroDAB opera su 13D a 235,776 MHz e CR-DAB su 13F a 239,200 MHz. Il multiplex RAI è stato attivato ieri e dovrebbe essere anche lui sul blocco 13E in un multiplex siglato Raiway ClubDAB. Il multiplex della Città del Vaticano è sul blocco 7B, a 194.64 MHz. Ringrazio tra l'altro F. per le informazioni sui bitrate dei componenti DAB+ dei multiplex.
Mi piacerebbe capire come è la situazione nel resto d'Italia, chi possiede un ricevitore DAB vuole aiutarmi?

ClubDab - Raiway

Radio1 Rai+ 72 Kbps
Radio2 Rai+ 96 Kbps
Radio3 Rai+ 72 Kbps
Rai FD4+ 64 Kbps
Rai FD5+ 64 Kbs
GR Parlamento+ 32 Kbps
Radio 24+ 64 Kbps
Radio Capital+ 72 Kbps
Radio Deejay+ 72 Kbps
M20+ 72 Kbps
R101+ 72 Kbps
Radio 24+ 64 Kbps
Radio Maria+ 40 Kbps
Radio Radicale+ 40 Kbps
Rds+ 72 Kbps
Isoradio Bifs DMB 96 Kbps


CR DAB+

Teleradio Stereo
Virgin Radio
Radio Subasio+
Kiss Kiss Italia
Kiss Kiss
Radio 105
Radio ITALIA
Radio Studio 93
Radio Subasio+ 64 Kbps
Radio Suby
Ram Power
Radio Dimensione Suono Due
Radio Dimensione Suono Roma
Rete Sport
Radio Montecarlo 1
Radio Montecarlo 2

DMB Vaticano

Radio Vaticana 256 kbps audio
RV One o Five+ 72 kbps audio
RTV Vaticana DMB TV 384 kbps video

EuroDAB Italia

Radio Padania+ 48 Kbps
Radio Radio Dab+ 56 Kbps
Radio Vaticana+ 56 Kbps
RTL 102.5
RTL 102.5 Classic+ 64 Kbps
RTL 102.5 DAB+ 64 Kbps
RTL 102.5 Test
RTL 102.5 RTL Italian Style
RTL 102.5 TV DMB 320 Kbps -- TV ok

30 gennaio 2009

Francia, per le piccole radio il DMB costa troppo

La radio digitale DMB sarà bellissima scrive il quotidiano francese La Depeche. Ma a conti fatti, quali sono le opportunità reali per chi oggi riesce a gestire una piccola stazione FM locale con una somma molto modesta e con la "nuova radio" dovrà spendere dieci o quindici volte tanto? Lo scontento tra le piccole emittenti cresce e in Francia cominciano a nascere i primi collettivi di lotta.

Radio : les petites stations menacées par le numérique

Communication. 25 ans après l'émergence des radios libres, le passage à la radio numérique terrestre pourrait signer la mort de centaines de radios en France. Diffuser ses programmes en numérique reviendra à 15000€ par an contre 1000 à 2000 actuellement.

La radio numérique, c'est pas fantastique. Telle est l'analyse que font de plus en plus de petites stations de radios locales ou associatives, confrontées au très coûteux passage au tout numérique, programmé d'ici la fin de l'année après plus d'un an de retard sur le calendrier initial.
Jusqu'à présent, ces stations - nées pour certaines d'entre elles il y a 25 ans avec le mouvement des radios libres - diffusaient elles-mêmes leurs programmes sur la bandes FM ; une bande de plus en plus encombrée au fil des ans. Avec la radio numérique terrestre, les stations vont devoir abandonner cette autodiffusion pour adopter un nouveau schéma d'émission. Celui-ci fait appel à un prestataire technique, le multiplexeur, qui va coordonner le flux de neuf radios sur une même fréquence numérique.
Une petite station qui voudra émettre en numérique devra donc nouer un partenariat avec huit autres consœurs et payer les services fournis par le multiplexeur, dont les tarifs seront variables selon la qualité d'écoute voulue ou les informations à diffuser (lire encadré). Philippe Frézières, président de Radio FMR à Toulouse estime le coût pour émettre en numérique à 15000 € supplémentaires par an… Ailleurs, on parle de 40 à 70 000€. Des sommes colossales pour les petites stations dont certaines ont déjà beaucoup investi dans le passage au numérique non pas pour la diffusion de leurs programmes mais pour leur fabrication.

Les grands groupes impatients

Dès le lancement du projet de radio numérique en octobre 2006 par le conseil supérieur de l'audiovisuel (CSA), les radios associatives ont fait part de leurs inquiétudes. En mars 2008, le CSA a lancé un appel à candidature et en octobre dernier 358 dossiers avaient été reçus par l'instance de régulation qui doit affiner d'ici fin mars un calendrier de déploiement zones par zones. Parmi ces dossiers, on trouve ceux de radios existantes et de nouveaux projets de radios déposés par les grands groupes (Radio128 pour RTL, BFM Bourse pour NextRadio par exemple) qui attendent impatiemment la radio numérique.
Reste que sur les 600 radios locales ou associatives (50 à 60 en Midi-Pyrénés), certaines ont déposé un dossier sans savoir si elles pourraient suivre ; d'autres ont renoncé.
Le collectif « Radios en lutte », qui regroupe de nombreuses stations, notamment du Grand Sud, tire le signal d'alarme et voit dans le passage au numérique « une mise en danger des radios associatives non commerciales, une volonté d'uniformisation du paysage radiophonique et la consécration d'une conception technocratique de l'audiovisuel. »
Le collectif dénonce le choix technique de la norme numérique (T-DMB) initialement créée pour la télévision, la « logique de consommation » qui impose aux auditeurs d'acheter de nouveaux postes et, surtout, le risque de voir les multiplexeurs « jouer un rôle dans l'attribution des places des radios », en lieu et place de ce que fait le CSA avec la FM aujourd'hui.
Le collectif a lancé une pétition et veut croire que le gouvernement tiendra la parole de Christine Albanel, la ministre de la Culture et de la Communication, qui promettait en décembre des aides financières à ces petites stations très appréciées des Français.

«Il y a des incertitudes sur notre avenir»
Ancien président de la Confédération nationale des radios associatives (CNRA) et président de la radio locale toulousaine Radio FMR, Philippe Frézières ne cache pas ses inquiétudes sur le dossier du passage au numérique. Un passage selon lui à marche forcée voulu par le gouvernement mais dont les choix technologiques et le calendrier sont contestables.
«On est contre le processus qui est en train de se mettre en place. Comme lorsque la France avait misé, pour la télévision, sur la norme Secam au lieu de la norme Pal, pour la radio numérique, on a choisi une technologie qui risque de nous isoler du reste du monde. Ensuite cette technologie coûte cher, d'autant plus que nous devrons émettre en numérique et en analogique le temps que toute la population soit équipée de nouveaux postes dont aucun n'est pour l'instant commercialisé. Pour nous, la diffusion en numérique représente 15000€ par an contre 1000 à 2000€ pour notre diffusion analogique actuelle, que nous réalisons nous-même ; ce que nous ne pourrons plus faire avec le numérique, du moins dans les premières années», expose Philippe Frézières. «Dans le doute, comme beaucoup de radios associatives, nous avons tout de même fait acte de candidature mais sans savoir comment financer», poursuit l'homme de radio, plus pragmatique que les plus virulents opposants au numérique, qui craignent pour l'indépendance des petites stations. «Le dossier est complexe et l'Etat fait lasourde oreille. La commision Juppé qui a piloté le projet ne nous a jamais reçus et Christine Albanel n'a pas formalisé par écrit les promesses d'aides qu'elle a faites aux radios associatives», analyse Philippe Frézières. «Il y a des incertitudes sur notre avenir et sur la diversité que nous apportons dans le paysage radiophonique», poursuit-il, estimant que le passage au numérique, tel qu'il est enclenché, est davantage calibré pour les grands groupes de radios, àl'assise financière solide. Comme le grand public, peu au fait de la radio numérique, les stations locales estiment qu'on est dans le flou et qu'un lancement en fin d'années reste aléatoire. «Ce projet est mal ficelé et peut capoter», prévient Philippe Frézières. Ph. R.

14 ottobre 2008

Cluzel (Radio France), niente nuove radio sul digitale

Nei mesi che precedono il lancio della piattaforma radio digitale francese, il quotidiano economico Les Echos intervista Jean-Paul Cluzel, presidente di Radio France sulle prospettive della radio nel nuovo contesto. Cluzel dice di non capire bene la ragione dei tanti progetti di nuovi canali, soprattutto musicali e sportivi, in un momento in cui la radio dovrebbe piuttosto badare a rafforzare la propria posizione e migliorare i programmi esistenti (sette nel caso di Radio France). Il DMB non può essere visto come uno spazio per nuovi entranti ma come un ulteriore sbocco e un potenziamento per chi è già presente sul mercato. Il resto forse dovrebbe essere fatto su Web. I multiplex previsti dal CSA sono quelli che sono, conclude Cluzel, e per poterli ampliare e accogliere nuovi programmi bisognerà attendere lo switch off dell'analogico.

JEAN-PAUL CLUZEL - LE PRÉSIDENT DE RADIO FRANCE
« Je comprends mal qu'il y ait tant de projets de nouvelles radios »
[ 14/10/08 ]

A l'heure où la radio numérique suscite un engouement sans précédent depuis la libéralisation de la bande FM il y a vingt-cinq ans, Jean-Paul Cluzel, le président de Radio France, ne cache pas son inquiétude sur l'évolution du média. Contrairement à la télévision avant le lancement de la télévision numérique terrestre (TNT), l'offre en radios sur la bande FM est déjà très abondante. Pour lui, le numérique doit conforter la diffusion des radios existantes plutôt que de favoriser de nouveaux entrants.

Pourquoi Radio France n'a-t-il pas présenté de nouveaux dossiers dans le cadre du premier appel d'offres pour la radio numérique?

L'augmentation du nombre de nos chaînes n'est pas la priorité pour Radio France. Nous avons déjà 7 programmes, ce qui n'est pas mal. Notre priorité est qu'ils soient mieux diffusés sur l'ensemble du territoire. Trois d'entre eux, FIP, Le Mouv' et France Info, sont en effet loin de pouvoir être entendus par tous les Français. France Info ne couvre que 70 % des Français. Et ce pourcentage tombe à 30 % pour Le Mouv' et 20 % pour FIP. Mais, en 2012, la radio numérique couvrira 90 % de la population. Le vrai apport de la radio numérique n'est donc pas, à ce stade, l'augmentation du nombre de radios - il y en a déjà plus de 50 à Paris -, mais leur diffusion sur l'ensemble du territoire. L'offre est déjà abondante, je comprends mal qu'il y ait tant de projets de nouvelles radios sportives ou musicales, à l'heure où Internet ou l'iPod permettent à chacun de composer son propre programme thématique. J'ajoute qu'aujourd'hui le nombre de multiplexes envisagés par le Conseil supérieur de l'audiovisuel (CSA) est limité et qu'on ne pourra l'augmenter qu'après l'extinction de l'analogique.

Vous venez de nommer David Kessler directeur général délégué du groupe et Bruno Patino directeur de France Culture. Quelles sont leurs lettres de mission?

Le numérique apporte la convergence entre les médias : aujourd'hui, la plupart des médias bénéficient de l'image, fixe ou animée, et de l'écrit. Or l'image et l'écrit ne sont pas dans le domaine naturel de la radio, qui perd par ailleurs un avantage qui lui était spécifique, la mobilité. Comment positionner la radio dans ce monde nouveau ? Ce ne sont pas les chaînes de radio, ni de télévision qui ont été pionnières sur Internet. Les vraies innovations sont venues de nouveaux acteurs tels Google, Facebook, YouTube ou en France Dailymotion. La nomination de David Kessler, qui connaît parfaitement le monde de l'image, et celle de Bruno Patino, qui a créé le site Internet du quotidien « Le Monde », un des plus grands succès français sur la Toile, répond à cette volonté d'être plus imaginatif sur Internet.

Pensez-vous que la radio est menacée?

Si nous ne faisons rien aujourd'hui, elle l'est. Depuis plusieurs années, l'audience des radios est en baisse légère, mais régulière, même si notre média recule moins que d'autres, les chaînes de télévision généralistes par exemple. A l'intérieur de la radio, la spécificité et, je crois, la qualité des programmes de Radio France font que nous nous en tirons mieux que la plupart de nos concurrents du privé. Mais on ne peut pas rester passif. Il faut aller au-delà de la « tarte à la crème » de l'interactivité. L'auditeur, qui est aussi internaute, devient acteur de sa propre information et de sa culture. Quand des groupes de musique émergent sur MySpace ou qu'une vidéo amateur fait un scoop sur Dailymotion, cela est nouveau et intéressant. Sur les sites Internet, les internautes, les jeunes en particulier, trouvent une information brute qui leur paraît plus objective et plus honnête. Le terrain sur lequel nous devons travailler est le suivant : comment faire pour que les professionnels de l'information et de la culture que nous sommes apportent plus que ce que l'on trouve déjà sur Internet ? C'est beaucoup plus intéressant que la seule interactivité.

Quelles sont les conséquences concrètes pour les stations de Radio France, pour ses sites Internet?

Nous devons agir dans deux sens : nos sites Internet doivent enrichir les émissions diffusées sur les ondes et nos programmes doivent explorer des champs nouveaux par rapport à ce qui se passe sur la Toile. Mais la priorité reste les contenus, notamment auprès des publics jeunes qui désertent les radios traditionnelles.

Quelles sont les conséquences pour Radio France du projet de loi sur l'audiovisuel public?

Aucune, à part la nouvelle procédure de nomination des présidents des entreprises de l'audiovisuel public.

01 ottobre 2008

Francia, licenze DMB: chiusa la raccolta, digitale nel 2009

La cassetta in cui imbucare le richieste per le future licenze della radio digitale in Francia si è chiusa oggi e il CSA francese si è riservato un congruo periodo (fino a fine febbraio 2009) per decidere sui progetti da accogliere. La radio digitale potrebbe partire, si dice, entro natale 2009, ma in barba a tutte le discussioni sul digital divide (in nazioni dove la banda larga è capillarmente diffusa), si prospetta l'ipotesi di una rete a copertura molto limitata: il 30% del territorio. Assisteremo così al paradosso di un sistema digitale che, alle soglie del 2010 (non so se rendo l'idea), non sarà accessibile in molte città e cittadine importanti. Città e cittadine che probabilmente non hanno nessuna difficoltà nel sottoscrivere un bell'abbonamento a Internet via Adsl. RadioActu ci racconta dei diversi progetti DMB dei gruppi radiofonici pubblico e privati, tra cui RTL, NRJ e tutti i più importanti.
Notizie piuttosto imbarazzanti arrivano invece da due operatori che avevano aderito al progetto di rilancio delle onde medie che anni fa era partito in Francia con la concessione di diverse frequenze ex-pubbliche alle radio private. Dario Monferini mi ha girato dallo stesso RadioActu la notizia della chiusura, su 1575 kHz nella regione parigina, delle trasmissioni di Radio Nouveaux Talents. L'impianto era stato attivato nel marzo del 2004 e smette (ma chissà che non sia già stato spento da mesi) perché, dice la proprietà, il CSA è stato lento nell'approvare l'uso del DRM sulle onde medie. Certo che è stato lento, dico io, visto che di ricevitori in negozio non se ne trovano. Contemporaneamente, Radio Littoral pubblica oggi un comunicato in cui si precisa che l'emittente ha deciso di non partecipare alle gare per il DMB e che anche lei attende da parte del CSA una decisione sulla regolamentazione del DRM (sperimentati da Littoral in Bretagna nel febbraio di quest'anno).
Se il buon giorno della radio digitale si vede dal mattino del suo 30% di copertura, delle radio che spengono per mancanza di prospettive e di un'altra che a fatica riesce a restare in analogico...
01/10/2008
Radio numérique - Les ambitions des opérateurs

Alors que ce mercredi 1er octobre a été fixé par le CSA comme date limite de dépôt des dossiers de candidature sur la radio numérique, les grands groupes entendent profiter de cette opportunité pour développer de nouvelles stations. RadioActu fait le point sur ces nouvelles ambitions.

Reportée en mai dernier par le CSA à la demande des opérateurs de radio, la date limite de dépôt des dossiers de candidature sur la future radio numérique avait été fixée au 1er octobre 2008. S'il est pour l'heure difficile de savoir combien de dossiers ont été déposés auprès du CSA, la plupart des grands groupes ont dévoilé leurs ambitions et leurs projets sur le numérique. Une chose est certaine : l'offre radiophonique ne se traduira pas par un enrichissement spectaculaire, en particulier dans les grandes agglomérations. D'autant que l'AM, dont la numérisation est pourtant rendue possible par la norme DRM adoptée par le gouvernement, a été totalement exclue de l'appel aux candidatures du CSA. Par ailleurs, la portée de cet appel, qui concerne seulement une petite vingtaine d'agglomérations, soit environ 30% de la population française, est jugée insuffisante par de nombreux observateurs pour initialiser rapidement la montée en puissance de la radio numérique, qui va nécessiter un renouvellement complet du parc de récepteurs actuels, incompatibles avec la réception numérique. Concernant la diffusion, les opérateurs devront supporter les coûts d'une double diffusion analogique-numérique pendant plusieurs années. Ce coût est évalué à environ 2 millions d'euros par an pour un réseau national. Si les grands groupes supporteront sans difficulté ces coûts supplémentaires, il n'en va pas de même pour les opérateurs régionaux et locaux, et en particulier pour les stations du secteur associatif. Ces dernières attendent depuis près d'un an l'annonce de mesures spécifiques de financement concrètes, pourtant promises par le gouvernement.
Quoiqu'il en soit, on attend à minima une duplication intégrale de l'actuelle bande FM sur la radio numérique. A Paris, où le CSA espère pouvoir autoriser 62 radios numériques, la radio numérique ne devrait pas permettre l'émergence de nouveaux programmes. Tous les grands groupes ont donc fait acte de candidature pour leurs stations actuelles dont elles espèrent à terme compléter leur couverture du territoire, et entendent développer de nouveaux réseaux. Ainsi, le groupe NextRadioTV dirigé par Alain Weill, souhaite développer une nouvelle radio entièrement dédiée à l'économie et une station thématique consacrée au sport, un des piliers actuels de l'audience de RMC. De son côté, Radio Classique a indiqué avoir déposé trois dossiers auprès du CSA. Le premier concerne l'actuelle Radio Classique, les deux autres concernent deux projets de stations thématiques : Easy Classique et Intégrale Classique. La première sera destinée à un jeune public, avec une vocation "à la fois divertissante et pédagogique", reposant sur "la convivialité et l'accessibilité". La seconde diffusera un programme composé d'oeuvres classiques diffusées en intégralité et sans interruption. Elle entend proposer à ses auditeurs "un contenu riche, précis, complet, au service de leur culture et de leur passion", complété par des données associées.
Le groupe RTL, outre sa station généraliste RTL et ses deux stations musicales RTL2 et Fun Radio, a déposé un projet de station thématique. Baptisée Radio 128, cette nouvelle station se définit comme "jeune et urbaine à dominante de contenus". Elle proposera notamment de l'information, des concerts, du divertissement et des émissions de libre antenne, et accordera une place importante aux nouveaux talents et à la création française, a indiqué Jérôme Fouqueray, directeur général de Fun Radio et RTL2. Le groupe RTL entend également développer sur la radio numérique sa webradio sportive, RTL-L'Equipe. NRJ GroupLe groupe NRJ, présent en FM avec 4 réseaux nationaux (NRJ, Nostalgie, Rire & Chansons et Chérie FM) et sur le net avec plusieurs webradios, devrait être candidat à l'attribution de fréquences sur la radio numérique pour trois nouvelles stations, déclinaisons thématiques de ses stations actuelles. Chez Lagardère, qui contrôle les stations Europe 1, Virgin Radio, RFM et Europe 1 Sport, on entend développer la couverture de cette dernière. Acquise par le groupe Lagardère au printemps dernier, Europe 1 Sport diffuse ses programmes en FM sur l'Ile-de-France. Le groupe Lagardère souhaite également mettre en place deux autres projets, avec une station d'information en continu, Europe 1 Tout Info, ainsi que Virgin Radio 100% Rock français, déclinaison thématique de Virgin Radio. D'autre part, selon le quotidien Les Echos, le groupe TF1 entend profiter de l'opportunité de la radio numérique pour diversifier ses activités. Après la prise en régie du GIE Les Indépendants en juin dernier, le groupe s'est porté candidat pour trois stations, dont une radio d'information s'appuyant sur la chaîne LCI.
Le groupe Orbus de Pierre Bellanger, ne développera pas de projets spécifiques à la radio numérique. Selon Satellifax, le groupe a déposé un dossier pour Skyrock et un dossier pour sa station thématique parisienne Chante France. Toujours selon Satellifax, Radio France n'entend pas développer de nouvelles stations, pour "une question de moyens". Radio France, qui a pourtant mis en place plusieurs stations thématiques sur Internet, souhaite avant tout développer la couverture de ses stations actuelles (France Inter, France Info, FIP, Le Mouv', France Bleu, France Culture, et France Musique) et ne jouera donc pas un rôle moteur dans le développement de l'offre de programmes sur la radio numérique. TSF Jazz Le groupe Nova Press pour sa part, a déposé des dossiers pour Radio Nova et la station thématique TSF Jazz sur l'ensemble des zones concernées par l'appel aux candidatures. De même, La Radio de la Mer a annoncé en août dernier son intention de se porter candidate sur la radio numérique. Enfin, seul nouvel entrant déclaré : Goom Radio, le portail de wevradios thématiques lancé il y a quelques jours par Roberto Ciurleo et Emmanuel Jayr, deux anciens de NRJ. Bénéficiant du soutien d'investisseurs, Goom Radio s'est porté candidate pour l'exploitation de trois programmes thématiques nationaux. Par ailleurs, les groupes régionaux n'ont pas fait connaître leurs projets de développement sur la radio numérique. En tout état de cause, ces candidatures représentent d'ores et déjà plus d'une quarantaine de fréquences, sans compter que les stations FM locales et régionales actuelles seront automatiquement autorisées sur la radio numérique. Les capacités de la future radio numérique, notamment au regard de la norme adoptée par la France, ne permettront pas d'accueillir la totalité de ces nouveaux projets, réduisant d'autant l'attractivité de l'offre pour les auditeurs.

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Le groupe Bolloré a mis un terme à la diffusion en ondes moyennes de Radio Nouveaux Talents (RNT), après quatre années d'existence en région parisienne.

Radio Nouveaux Talents (RNT) aura donc cessé d'émettre comme elle avait débuté sa diffusion, en mars 2004 : dans la plus grande discrétion. Lancée par le groupe Bolloré, la station diffusait ses programmes en ondes moyennes sur 1575 AM en région parisienne. RNT était l'une des dernières stations privées françaises à diffuser en ondes moyennes à Paris. Les conditions difficiles de diffusion et de réception, en raison de la faiblesse de la puissance autorisée, le retard accumulé par le CSA en matière de migration vers une hypothétique diffusion en numérique en mode DRM, ont donc eu raison de RNT. L'aventure des ondes moyennes privées en France s'est donc soldée par un fiasco complet, conduisant des stations telles que Loisirs AM, Superloustic ou encore Ciel AM à jeter l'éponge, et ce en dépit de l'enthousiasme de Dominique Baudis, alors président du CSA, qui affirmait en janvier 2003 son attachement "à la revitalisation des ondes moyennes, une bande de fréquences abandonnée depuis plusieurs années".
Cette bande de fréquences va donc quasiment retourner à l'abandon. A l'exception de Radio France et de Radio orient, qui exploite toujours ses fréquences à Nice et à Nîmes, la bande AM est totalement désertée par les radios françaises. Le groupe Bolloré met donc un terme à ses activités radiophoniques, et ne se portera pas candidat à l'attribution de fréquences sur la future radio numérique. Pourtant, parallèlement à la mise en oeuvre de la radio numérique, la loi prévoyait la numérisation de la bande AM, selon la norme DRM. Cette possibilité n'a pas été exploitée par le CSA dans l'actuel appel aux candidatures sur la radio numérique, fermant une nouvelle fois la possibilité d'ouvrir la voie à l'arrivée de nouveaux entrants sur un marché radiophonique français qui restera encore longtemps l'apanage des grands groupes nationaux et régionaux.

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SAINT-BRIEUC - 1er octobre 2008 - 11h45

Au moment où les premiers dossiers de candidatures pour la radio numérique sont remis auprès du CSA, Littoral AM fait connaître qu'elle n'est pas candidate à la diffusion en T-DMB.

En effet, engagée depuis plusieurs années dans le développement de la radio numérique selon la norme DRM, Littoral AM souhaite attendre que le Conseil supérieur de l'audiovisuel lance un appel à candidatures pour la radio numérique selon la norme DRM.

La nature même du projet de radio régionale généraliste indépendante, développé par les porteurs du projet Littoral AM, correspond à un choix précis en ce qui concerne la norme technique retenue pour sa diffusion. Aussi, alors que la norme DRM figure dans l'arrêté « Signal » signé par Mme Albanel en décembre 2007, ainsi que dans les décrets d'application de la loi sur l'audiovisuel, Littoral AM souhaite que le CSA donne rapidement la possibilité à de nouveaux opérateurs de pouvoir diffuser en DRM, en particulier sur la bande des ondes moyennes, en ouvrant sans plus attendre un nouvel appel à candidatures. Nous rappelons que la ressource en fréquences disponibles existe pour l'onde moyenne numérique, même si elle est moindre que pour les autres bandes. Nous tenons aussi à souligner que la diffusion de la radio numérique dans les zones rurales passera inéluctablement par le DRM ; les coûts de déploiement de la norme T-DMB étant conséquents, et son calendrier de développement sur les zones non-urbaines improbable.
Il ne s'agit pas d'opposer des techniques de diffusion, mais bien plutôt d'ouvrir la voie de la convergence en proposant la diffusion de la radio numérique en multinormes, et non pas comme cela semble être le cas actuellement, en privilégiant une seule norme au détriment des autres. Il s'agit en outre de veiller à ne pas développer dans ce pays, une diffusion de la radio numérique à deux vitesses, la radio des villes et la radio des champs en quelques sorte. Alors que la France assure la Présidence de l'Union Européenne, et que ce pays est le seul à avoir avalisé par décret la norme DRM, il serait assez juste que le CSA prenne les décisions qui s'imposent et fasse du déploiement de la radio numérique un exemple pour nos voisins européens.
Fort du succès des tests de diffusion en DRM réalisés entre février et juin 2008 depuis son émetteur situé en Bretagne, Littoral AM envisage donc de poursuivre son développement, en attendant l'avis du CSA, sur un prochain appel à candidatures pour le DRM. Littoral AM entend jouer un rôle majeur dans le déploiement du DRM en France, et compte se doter de tous les moyens techniques et financiers afin d'atteindre cet objectif.



15 agosto 2008

La Marca della radio digitale


Qui su RP ho citato spesso il mio amico Mauro Fantin e le sue idee, davvero innovative, sulla radio digitale terrestre. Qualche tempo fa ho trascorso diverse ore nel laboratorio di Visionee, l'azienda che Mauro ha aperto a due passi dalla storica fabbrica Benetton nei dintorni di Treviso. Qualche tempo fa, a maggio per la precisione, ho trascorso una giornata stimolante nella Marca, tra "schie" fritte con polenta bianca, prosecco e una full immersion in progetti hardware e software che il team di visionari di Visionee gestisce incollando sulle pareti dell'ufficio una miriade di post-it colorati.
Oltre a essere un hardwarista di grande esperienza, Mauro è appassionato radioamatore e la radio la conosce dentro e fuori. È bello sentirlo raccontare di come sia venuto a contatto con valvole e transistor, lui di estrazione così umile e contadina. Aveva imparato a leggere da solo, prima della scuola regolare, e macinava libri per l'infanzia, quei titoli da Salgari ai Capitani coraggiosi che i nostri piccoli ipertelevisivi ignorano a favore delle peggiori insulsaggini giapponesi. E un giorno che il piccolo Mauro era a casa con la febbre, la mamma, che con grandi sforzi cercava di assecondarne l'amore per la parola scritta, gli porta per sbaglio uno di quei manuali Hoepli sull'autocostruzione. Fu subito un secondo amore a prima vista, anche più forte del primo. Una passione che Mauro concretizzerà in seguito progettando, da imprenditore, sofisticati set top box per la IP TV.
Ieri Mauro mi telefona. «Ho visto sul tuo blog che sei depresso, chiamami domani che ti risollevo il morale,» mi dice. E poco fa Mauro mi ha aggiornato sull'evoluzione dei suoi progetti di digital radio, una visione che concepisce la radio digitale come punto di radicale rottura rispetto alla radiofonia tradizionale. Se la radio ambisce a rinnovarsi davvero deve reinventare tutto, non solo le modulazioni. Che sono solo l'ultimo elemento di una catena ben più complessa. Non basta passare dall'FM analogica all'OFDM numerico per garantire il successo della radio digitale, come il sostanziale flop dei vari IBOC e DAB sembra dimostrare chiaramente.
L'approccio di Mauro parte dal fondo, dal ricevitore, che dev'essere software defined e ad ampio spettro. Da tempo Mauro sta lavorando con i chipset Mirics per realizzare un terminale multistandard che sembra ormai in dirittura d'arrivo: sarà secondo il nostro inventore una "radio" capace di sintonizzarsi da 0 a 2 GHz e di demodulare trasmissioni analogiche e digitali, fungendo anche da apparato per l'accesso a contenuti MP3 e altri servizi free o a pagamento. Mauro mi racconta di aver dissezionato diversi dispositivi DAB di ultima generazione e di non aver trovato interfacce utente soddisfacenti. Il suo ricevitore non costringerà i proprietari al solito tour de force per la sintonia. «Non si dovrà passare da modalità analogiche a quelle digitali, immagino un display ampio che visualizza l'intera lista di programmi, analogici e digitali sintonizzati automaticamente, e un uso intelligente delle informazioni RDS analogiche e di program info digitali che consentano di passare da una modulazione all'altra quando viene a mancare la copertura necessaria.»
L'altro elemento chiave della ricetta Fantin è il trasmettitore. L'esperienza del DAB in banda L dimostra che il solito approccio basato su una antenna singola destinata a coprire intere aree non funziona sulle frequenze molto elevate e costringe a investire in costosi gap filler. La soluzione consiste nell'adottare una architettura più simile a una rete cellulare, con microcelle che diffondono in modulazione digitale su piccole aree molto mirate, magari con antenne software defined. La distribuzione del contenuto verso le microcelle deve avvenire, secondo Fantin, secondo modelli telefonici e internettiani. Si deve cioè studiare un sistema di connettività di "back-haul", come avviene per le celle Wi-Fi o 3G. Mauro sta pensando di sfruttare per questo i protocolli dello standard HyperLAN, utilizzato oggi per il provisioning di connettività IP, come canale di trasporto appoggiato su una piattaforma middleware peer-to-peer. Le ultime simulazioni dicono che le microcella della Fantin Digital Radio sono in grado di distribuire 4 blocchi DAB+ equivalenti a un centinaio di programmi.
Il terzo elemento imprescindibile è un business model radicalmente diverso, che apra la strada a contenuti non free, all'acquisto di brani on air e che quindi si integri meglio nel contesto che si sta delineando su Internet, magari con il supporto di tecnologie di digital right management. A questo proposito Mauro rivela di aver già avviato proficue discussioni con Leonardo Chiariglione, il papà della compressione MPEG, promotore del progetto DMIN.IT e dell'insieme di tecnologie per la distribuzione di contenuti digitali.
Altre idee rosolano sulla griglia, in previsione di un evento dimostrativo che il fondatore di Visionee conta di poter realizzare entro settembre, appena saranno messi a punto i primi prototipi di terminali e microcelle. Se il mio scetticismo nei confronti della radio digitale come è stata immaginata fin qui rimane intatto, ogni volta che parlo con Mauro mi convinco che il suo possa essere l'unico approccio convincente. Per essere anche vincente, dovrà superare il doppio di ostacoli. Una delle obiezioni che mi sentirei di fare all'architettura concepita da Mauro è che somiglia dannatamente a una rete cellulare su un substrato IP (Fantin stesso ammette di aver chiesto ai suoi sviluppatori di studiare il sistema operativo Android come futura alternativa per i suoi terminali utente, come dire che la radio del futuro sarà un telefonino). Tale somiglianza può essere considerata un punto di forza se il confronto avviene tra la proposta di Fantin e gli attuali sistemi di radio digitale. Ma anche un punto debole se si guarda alla radio digitale nel più ampio contesto dello scontro tra modalità broadcast tradizionali e offerta unicasting/multicasting nata con le applicazioni multimediali su Internet. Il sistema ipotizzato da Visionee imprime ai modelli broadcast una svolta netta, coniugando il grande potenziale di distribuzione a basso costo, condiviso, impostosi con la radio e la televisione analogici, con la flessibilità, la personalizzazione e la molteplicità dei modelli di business che ci sono arrivati dalla cultura di Internet. Sarebbe davvero straordinario se le idee di una piccola, innovativa azienda della Marca trevigiana riuscissero a imporsi. Peccato che il concorrente da battere non sia la "vecchia" radio, ma l'onniponte Web. Stay tuned. E se volete informarvi in modo più approfondito sulle iniziative che fermentano a Ponzano Veneto o meglio ancora partecipare direttamente alle prossime sperimentazioni, potete contattare l'indirizzo info (at) digiradio (dot) com.

07 giugno 2008

Radio digitale, insuccesso da licensing

Lucido come sempre Nick Piggot sul suo blog parla di un aspetto spesso trascurato della questione costi riferita alla radio digitale. Non dimenticate, scrive l'ex responsabile di GCap, che ogni volta che avete a che fare con qualche codifica audio o modulazione digitale, possono entrare in gioco i costi per l'acquisizione delle licenze relative a tecnologie che di solito sono proprietà di istituzioni come il Fraunhofer. A volte i diritti di IPR, intellectual property, sono frantumati in una complessa macedonia di rights holders (vedi il caso MPEG). Cosa che inevitabilmente finisce per pesare sui margini di chi progetta, costruisce e vende i dispositivi end-user.
E' uno spunto da non dimenticare, è vero, ma non credo che sia così determinante in questo senso. Anche chi oggi costruisce una radio basata su una manciata di chip ha il suo BOM, il bill of materials. Se deve aggiungersi una sterlina di licenza, le cose non cambiano, sempre di BOM si tratta. Piggot però invita a guardarla anche da un'ottica diversa. Se tu sei un costruttore di radio e dai normali canali al dettaglio incassi un margine, poniamo di un dollaro, stai ben attento: potresti guadagnare di più vendendo non i dispositivi finali, ma la licenza sulle tue tecnologie. Cosa che forse spiega perché in giro c'è tanta bella tecnologia per costruire radio digitali e pochissime - e quando dico pochissime, intendo dire pochissime - radio digitali! E spiegherebbe anche perché a favore della radio digitale c'è una lobby fortissima che controlla la IPR ma guarda caso non riesce a risolvere il problema dei terminali. In compenso, se guardiamo a un altro comparto dell'elettronica digitale, di lettorini MP3 messi insieme con chipset da mezzo dollaro e IPR da due dollari ce ne sono milioni, si vendono per 30, 40 dollari, danno margini molto risicati, ma intanto ci sono. E dov'è la differenza, visto che anche qui parrebbe molto più conveniente far nu brevetto e sedersi ad aspettare gli incassi dalla licenza? Nel fatto che ai lettori MP3 sono interessati tutti. Della radio digitale invece non gliene frega niente a nessuno, in totale assenza di contenuti di rilievo e a fronte dell'incredibile carenza di ricevitori.
Piggot aggiunge anche interessanti considerazioni sull'apparente contesa tra DMB e DAB+. Il primo costa molto ed è impegnativo, il secondo più flessibile e radio-oriented. Evitate il DMB come la peste, avverte.

Follow the money

What isn’t widely understood is how money flows around the business of consumer electronics these days. You might think that a manufacturer makes money through retail margins - selling radios at a price higher than it cost to produce them. That’s certainly true, but the economics of the last decade or so have eroded retail margins to be incredibly slim. You don’t make much money simply by selling radios.
One of the issues that is new to radio people is IPR - Intellectual Property Rights. IPR represents some “cleverness” that a company (or group of companies) has thought up to make technology work better/cheaper or both. Legally, they “own” that idea or process, and they can choose to licence it to third parties. A modern consumer electronics device (like an MP3 player) may have IPR from twenty or thirty companies in it, and everyone of those companies is entitled to a licence fee. There has recently been a case where consignments of MP3 player have been seized because the manufacturers have not been paying the IPR for using the MP3 technology.
Here’s a specific example: To enable DAB+ or DMB requires an audio encoding technology called HE AAC, combined with a technology called SBR (Spectral Band Replication). These two technologies cost €1.60 and €0.15-€0.20 to licence per receiver respectively. So every DAB+ or DMB enabled receiver generates €1.80 to those companies who own the IPR rights. Multiply that across every radio sold in the world, and that’s a substantial amount of revenue. Put it another way, if you sell a DAB+ radio for €20, as a manufacturer you might get €0.50 from the retail margin, but as an IPR licensee you might make €1. Making radios is not as profitable as making the technology to go into radios.
But here’s an interesting thing. A DMB device also needs another technology called MPEG II Transport Stream. That adds another $0.50 per device. So a DMB device automatically has a higher cost, even if it only ever decodes audio. And there’s another $0.50 per device flowing to an IPR holder (or group) somewhere.

So who owns this IPR?

It’s not always clear who benefits from these extra licensing fees. But it does stand to reason that the companies who have IPR rights in a particular technology will be those companies most enthusiastic about promoting it and getting it widely adopted. And boy, there’s no wider adoption than radios. (100m radios in the UK alone - only 70m mobile phones). It’s a vast vast opportunity. If you’re an IPR holder, even if it’s only a total of €0.10 per device, you could be looking at millions and millions of Euro in licence revenues for decades to come - just by persuading someone to use your technology.
[continua]

29 maggio 2008

90Elf, tutto il calcio tedesco alla radio digitale

Allora, abbiamo questo problema che un po' in tutto il mondo - fuori dalla Corea, dove se inventassero la cacca digitale subito la venderebbero a carrettate (chissà quando dormono, sti coreani) - si parla di radio digitale da anni e da anni qualche miliardo di persone continua ad ascoltare la radio inventata da un genio che per la sua scoperta è arrivato a buttarsi da un grattacielo. Ma a parte qualche rara eccezione nessuno ha ancora provato a metterci qualcosa dentro a questa radio digitale. Intendo dire qualcosa che possa differenziarla dalla radio di Edwin Howard Armstrong.
Non dico che sia un'impresa facile, ma almeno provarci... Un tentativo da guardare con interesse si farà in Germania a partire da agosto, quando avrà inizio il campionato tedesco di calcio. RegioCast Digital ha acquisito dalla Bundesliga i diritti per realizzare "90Elf", la prima radio multimediale del calcio, un Tutto il calcio minuto per minuto figlio dell'era di Internet e del DVB-H. RegioCast Digital fa parte di RegioCast, società di produzione multimediale e si è specializzata nel mondo delle piattaforme DVB, DMB e Internet (da aprile, per esempio, ha attivato su Second Life il canale 2nd Radio). La notizia che potete leggere qui è apparsa in questi giorni sulle testate specializzate, ma gli accordi tra RegioCast e Liga risalgono a novembre (ecco il comunicato) e riguardano l'audio delle partite di calcio che l'operatore sarà autorizzato a trasformare in flussi per canali DVB-H e DMB. Mi sembra un buon modo per cominciare a sperimentare il mezzo con un contenuto molto popolare. Non so voi, ma quando vado in giro la domenica per la metropoli milanese vedo ancora un sacco di gente con il transistor attaccato all'orecchio. Se fossi uno di questi patiti e mi vendessero una radiocronoca con le animazioni, le immagini dei gol, i grafici di cannonieri, i risultati della schedina forse mi farei coinvolgere. O no? In ogni caso varrebbe la pena investirci quattro lire. Ma ripeto, siamo bravi a sperimentare le nuove tecnologie solo a parole. Finora, fuori da Internet abbiamo trovato un solo modo per imporle: fare una legge che obbliga a spegnere le vecchie.


90elf Deutschlands erstes Fußball-Radio
Neue Bundesligasaison mit neuem Multimediaprogramm der REGIOCAST DIGITAL


Leipzig, 26.05.2008 - Deutschlands erstes Fußball-Radio hat einen Namen: 90elf wird das audiobasierte multimediale Programm heißen, das die REGIOCAST DIGITAL ab dem Fußball-Bundesligastart im August digital verbreiten wird.
"90 Minuten Spannung, elf Spielern, denen man die Daumen drückt - dies sind die klaren, einfachen Voraussetzungen des besten Spiels der Welt. 90elf ist deshalb genau der richtige Name für Deutschlands erstes Fußball-Radio, bei dem sich sieben Tage, 24 Stunden alles um das runde Leder drehen wird" so REGIOCAST DIGITAL-Geschäftsführer Florian Fritsche.
Die Vorbereitungen zum Anpfiff für 90elf laufen derweil auf Hochtouren. "Der Aufbau unseres digitalen Playoutcenters mit den multimedialen Produktionsstudios im RADIOZENTRUM Leipzig ist abgeschlossen, das Redaktionsteam wächst und wir haben die ersten Testläufe bereits erfolgreich gemeistert" so Fritsche weiter.
Rund um die Uhr, rund um den Ball. Alle Spiele der 1. und 2. Liga live. Einzeln oder als Konferenzschaltung. Kostenlos und in voller Länge. Dies sind die wesentlichen Versprechen von 90elf, auf die sich Fußballfans ab der neuen Saison freuen dürfen.
REGIOCAST DIGITAL, Veranstalter von Deutschlands erstem Fußball-Radio 90elf, hat von der Deutschen Fußball Liga (DFL) die Live-Audioübertragungsrechte der 1.und 2. Fußballbundesliga für digitale Verbreitungswege (DVB-H, DMB, DVB-T und Internet) erworben. Ab Sommer 2008 wird sie diese im audiobasierten Multimediaprogramm 90elf umsetzen. Die REGIOCAST DIGITAL bündelt als Tochterunternehmen der Radioholding REGIOCAST deren Aktivitäten im Bereich Contentproduktion, Geschäftsmodell-Entwicklung und Technik für die digitale Medienwelt.

09 aprile 2008

Prime impressioni del DMB francese


Torno ora da una breve trasferta a Montpellier. E' la prima volta che in Francia posso viaggiare con iRiver B20 al seguito (più lo uso e più mi convince nei suoi pregi, anche la sezione FM non è affatto male per sensibilità, ma ci sono anche degli inconvenienti di cui prima o poi vi dirà) e pur non essendoci ancora niente a Montpellier, a fronte di poche ore di permanenza sono riuscito a fare scalo sia a Parigi, sia a Lyon. In entrambe città il DMB è attivo. Ecco qualche appunto su quello che ho sentito.
A Parigi secondo Wohnort ci sono quattro ensemble, ma ne ho ricevuti solo due. Abbiate pazienza, al Charles de Gaulle pensavo di avere almeno una mezz'oretta prima dell'imbarco della coincidenza, ma la prima tratta da Linate ha avuto un ritardo tale che il mio monitoraggio ha avuto luogo mentre correvo tra il terminal 2F e il 2D, incluso l'attraversamento del controllo bagagli. Gli unici ensemble saltati fuori sono stati towerCast DMB e TDF_BL, con segnali molto deludenti. Non ho una lista completa dei programmi, perché non ho preso appunti. E' uno dei difetti del B20: secondo me il firmware dovrebbe darti la possibilità di effettuare una scansione e memorizzare tutti i parametri di una location, con una memoria sufficiente per almeno una ventina di location diverse. Il B20 è un player tascabile, non una radio fissa. Uno deve poter portarselo in giro senza dovere ogni volta effettuare la scansione delle bande DAB/DMB.
A Lyon ho avuto qualche minuto in più ma all'aeroporto arrivava uno solo dei due ensemble riportati da Wohnort il VDL ASF DMB (nessuna traccia del TDF LYON). Queste le stazioni che ho ascoltato, tutte o quasi in modalità DMB Visual Radio (il bit rate à di Wohnort, l'altro difetto del B20 è che le informazioni sui canali ricevuti sono scarne):

FB Drome Ardeche (128 kbit/s)
France info (96 kbit/s)
Frequence Jazz (112 kbit/s)
MFM (128 kbit/s)
NRJ Lyon (128 kbit/s)
Radio Trafic FM (128 kbit/s)
Scoop (128 kbit/s)

Interessante il visual radio di Trafic, con foto dei caselli autostradali. Diversi altri canali utilizzano la funzione visual radio del DMB.
Ma come funziona, insomma, questa radio digitale? Ormai esperienza di ascolto DAB/DMB in UK, Francia, Spagna e Italia e un parere posso anche esprimerlo. Se si esclude l'esperienza di Londra, dove la scelta di canali e la ricezione risulta piuttosto agevole su tutti gli ensemble o quasi, la radio digitale Eureka 147 rappresenta una grossa delusione. In questa fase ancora sperimentale non posso aspettarmi una grande varietà, ma quanto a ricezione... Riuscire a sintonizzare un multiplex à un'impresa. Appena ti allontani dalle finestre o dagli esterni, il segnale sparisce, anche in banda III. E anche una volta che scan e sintonia sono andati felicemente in porto, l'ascolto dei singoli programmi è sempre problematico. Il segnale va e viene, fino a sparire dopo movimenti millimetrici. E col simpatico andamento on/off del digitale, la cosa equivale ad ascoltare tutto a singhiozzo, alla faccia della tanto decantata qualità. Immagino che in auto, con una buona antenna esterena omnidirezionale, le cose sarebbero diverse, ma fuori dall'auto e in situazioni di parziale mobilità o di ascolto al chiuso, l'esperienza con il DAB può essere a dir poco frustrante. Spero solo che si tratti semplicemente di aumentare la potenza e le possibilità di copertura dei trasmettitori, perché in questo modo la radio digitale rischia di non convincere nessuno.

04 marzo 2008

Eureca Research: presente e futuro del DMB

Eureca Research, società di ricerche di mercato gallese, ha appena rilasciato un dettaglio studio sulla radio digitale T-DMB, sui progetti già in corso e sulle sue prospettive future nelle diverse nazioni in cui è stato o sarà adottato, inclusa la Corea del Sud dove esisterebbero almeno 60 produttori di ricevitori. Il comunicato stampa dettagliato lo trovate qui. Il report indipendente, intitolato T-DMB Mobile TV – A Global, Regional or Korean-Only Standard? e curato da Gareth Owen, costa 2.280 sterline.

A 240 page non-commissioned, independent report which provides a detailed analysis of the market prospects of the Eureka-147 based T-DMB standard around the world.
A key feature of the report is a 55-page review of T-DMB developments in a number of key European and Asian country markets. In addition, this chapter also provides the latest regulatory and market development information on DAB digital radio following the RRC-06 spectrum planning conference in mid-2006. There is also a chapter providing details on DAB/T-DMB data technologies and services, including the latest information on Korean commercial data services which were launched in 2007.
Detailed profiles of the main T-DMB vendors are provided. The profiles provide information on their DAB and mobile TV products, their strategic partners and major customers, and highlight their core competences, major achievements and key product differentiators. The list of vendors includes head-end and RF network suppliers, major chipset design houses plus vendors offering content authoring and content protection solutions.
More than 100 interviews carried out in researching this report with: broadcasters, regulators, chipset manufacturers, network operators, receiver manufacturers, public organizations and institutions, trade groups, etc.

28 gennaio 2008

La radiotv digitale? Meglio con lo smartphone


Antonio Tamiozzo dice di essere d'accordo con me sulla questione del telefonino come terminale ideale per la digital radio (soprattutto considerata la grande capacità di integrazione dei costruttori)
Antonio mi segnala inoltre l'arrivo di Meizou M8 (aka MiniOne), superclone dell'iPhone lanciato da un costruttore cinese di player MP3. L'M8 integra un ricevitore DMB e Antonio ipotizza che possa essere aggiornato al DAB+.

Ho appena letto il tuo commento sugli ultimi nati in casa Sony Ericsson;concordando con te sul fatto che oramai questi apparecchi (di cui - non mi nascondo - sono un grande appassionato) sono i trascinatori di mercato, ti segnalo che potrebbe essere una buona notizia l’imminente uscita di un clone (cinese) dell’iphone (di cui ancora si attende l’arrivo probabile con il gestore TIM): trattasi del Meizu M8 (o MiniOne) annunciato ancora lo scorso anno (http://www.geekissimo.com/2007/05/19/iphone-no-meizu-minione) e dotato di caratteristiche davvero interessanti, in parte superiori sulla carta all’iphone: tra queste spicca l’UMTS assente nell’iphone e il tuner DMB che potrebbe essere magari aggiornato anche allo standard DAB+ (essendo supportato l’audio codificato secondo sia MPEG-4 Part 3 BSAC che HE-AAC V2 nello stream video, vedi il tuo iriver). Secondo me se il prodotto dovesse mantenere le promesse sia in termini di affidabilità che di prestazioni la bilancia dello standard digitale radiofonico potrebbe spostarsi verso l’evoluzione del DAB (T-DMB e DAB+) grazie anche ad un prezzo “contenuto”.
Non sono del tutto sicuro della compatibilità con Umts dell'M8 - su un forum del sito Meizou in inglese si parla di reti SCDMA, il 3G cinese - ma staremo a vedere. In compenso posso aggiungere la notizia che mi ha appena dato Vittorio Galeone, press officer di Distrel, il distributore italiano degli apparecchi wi-fi/DAB+/DMB della Revo. Distrel importa anche il nuovo smartphone Windows Mobile del costruttore di motherboard Gigabyte, Gsmart. Secondo il sito ufficiale, il modello t600 sarebbe addirittura compatibile con entrambi gli standard di tv/radio mobile, il DVB-H e il T-DMB.
Su tutti questi apparati pendono due grosse spade di Damocle: il costo unitario e il consumo di batteria. Ma considerando che nascono in primo luogo come smartphone, la loro ibrida versatilità è un punto decisamente a favore. Al traino della telefonia, la radio digitale potrebbe imporsi più facilmente.

26 gennaio 2008

iRiver e WidiNet per il successo italiano del DMB


Un paio di settimane fa ho parlato con Hamid Ouar, il presidente di WidiNet, la società romana legata al gruppo Caltagirone che ha un accordo di esclusiva con la coreana iRiver per la commercializzazione in Italia del B20, ricevitore tascabile DAB/DAB+/DMB che sta già facendo parlare di sé. Proprio in questi giorni ho letto del B20 su diverse testate italiane online. Ho già pubblicato una prima serie di impressioni su questo dispositivo di dimensioni molto ridotte, ma con un ottimo display capace di rendere efficacemente i segnali televisivi DMB e la visual radio. Nel frattempo sono anche riuscito ad aggiornare il firmware del B20 per la ricezione del DAB+ e a utilizzare il software Windows che consente di visualizzare il B20 in abbinamento al computer. Ma la mia recensione sarà oggetto di un post successivo. Veniamo a quello che ci siamo detti con il presidente di WidiNet.
Hamid Ouar è un algerino che conosce bene i mercati di largo consumo in Europa e ha già le idee molto chiare sul potenziale del B20 e più in generale della radio digitale DAB/DMB in Italia. «Vede, al contrario del fenomeno del digitale televisivo terrestre in mobilità, dove le carte sono tutte in mano agli operatori mobili e i dispositivi di ricezione sono ancora molto cari e devono per forza essere sussidiati, con la radio digitale possiamo lavorare su modelli gratuiti, contenuti finanziati dalla pubblicità. E diversamente dal DVB-H possiamo raggiungere moltissime persone in mobilità, pensi solo a tutti i pendolari che si muovono sui mezzi pubblici per andare e tornare dal lavoro.» Per tutte queste persone, la tv mobile "leggera" del DMB e la visual radio sono un contenuto adatto a ogni momento della giornata e soprattutto libero da ogni forma di abbonamento.
Uno dei problemi, continua Ouar, è proprio la produzione dei contenuti, «ma ora che i broadcaster cominciano ad avere i dispositivi potranno finalmente sfruttare dieci anni di investimenti e sperimentazioni del DAB. Tanto il DMB come il DAB+ poggiano sulle stesse infrastrutture in banda III e in banda L, che apre molte possibilità. WidiNet sta lavorando molto con i tre consorzi commerciali per ottimizzare il funzionamento del B20. Personalmente ho insistito per averne qui in Italia almeno diecimila pezzi, per assicurare una certa disponibilità ai canali commerciali. Anche se in questo momento il prodotto non è ottimale [confermo, il firmware è ancora abbastanza instabile], stiamo lavorando parecchio in particolare con RTL 102.5.» Una feature molto interessante, sottolinea Ouar, sarà per esempio la possibilità di implementare anche per la radio il modello della EPG, Electronic Program Guide. Per la radio sarebbe una novità assoluta e la EPG unita alle capacità di registrazione del B20 potrebbe essere un'ottima leva motivazionale.
A quanto mi dice Ouar le radio stanno davvero spingendo molto per l'adozione di questi sistemi. «Le frequenze ex televisive saranno appannaggio degli operatori mobili e infatti Nokia ha già pronti dispositivi aperti ad applicazioni come la visual radio.» Per la radio, finora tagliate fuori, le frequenze del DAB possono essere un'occasione irripetibile per estendere il proprio mercato in direzione della convergenza. In Europa iRiver sta collaborando da almeno un anno con i network forte dell'esperienza coreana sul DMB. Anche se l'interesse nei confronti dello standard "concorrente" DVB-T rimane elevato, considerando che la stessa Unione Europea, che pure ha preso una decisione "politica" forte nel suo appoggio del DVB oggi non impedisce a nazioni come la Francia di puntare, per la radio, sul DMB.
Produttore molto misconosciuto, iRiver. Fortissimo, secondo Ouar, sul piano della tecnologia MP3, «ha ricevuto un colpo molto forte dal fenomeno iPod, nonostante tecnologicamente i prodotti coreani fossero migliori. Ora che l'MP3 stand alone non ha più senso, con i prodotti convergenti iRiver sembra aver trovato la strada giusta. E la capacità produttiva è ben distribuita tra Corea e Cina: sono convinto che per nove, dieci mesi non avremo concorrenza. Sarà un grande vantaggio.» Più che europea la presenza iRiver sul nostro continente è tedesca, spiega ancora Ouar, grazie al dinamismo del responsabile iriver Europe in Germania, Nina Haan. «E' una coreana che da più di trent'anni vive in Germania, viene da una lunga esperienza in Samsung, è una forza della natura.» In Italia, riconosce Ouar, siamo sempre un po' ritardo, il mercato dell'elettronica di consumo vale rappresenta sempre il 10% del totale europeo. «Ma non perché qui il potenziale è rappresentato dal 10%! E' solo una questione di volumi di importazione fissati dalle varie multinazionali, tanto è vero che qui i negozianti finiscono per approvvigionarsi direttamente presso i distributori europei.» Anche per questo Ouar è molto orgoglioso per aver ottenuto, con l'avventura italiana del B20, un implicito riconoscimento di capacità. E soprattutto potenzialità.
Come verrà commercializzato il B20? La sensazione è che WidiNet intenda privilegiare soprattutto i grandi negozi indipendenti di elettronica di consumo, le catene più piccole. «Non ho nulla contro i giganti della GDO, il B20 si potrà trovare anche nelle grandi superfici delle grandissime insegne. Ma almeno inizialmente sarà un dispositivo che il consumatore deve toccare con mano, ci vuole una relazione più stretta col venditore, qualcuno che sappia spiegare. Dopo tutto è una categoria di prodotto completamente nuova, che deve ancora imporsi.» L'appeal di una tecnologia come il DMB una volta che il canale di vendita sia stato formato adeguatamente, che i contenuti e i dispositivi siano accattivanti, può essere fortissimo, afferma Ouar. Il quale sta già studiando una promozione particolare per il B20 nei giorni di San Valentino. Il prezzo di partenza del B20, 199 euro, è comunque molto aggressivo e in prospettiva il DMB/DAB+ dovrebbe seguire il naturale tracciato delle alte tecnologie che riescono a diventare mainstream e a trascinare i prezzi sempre più in basso.
E WidiNet? «Pensare che la casa madre lavora col cemento...» scherza Ouar. «E' una realtà molto dinamica, piccola ma fatta di giovani tecnicamente molto preparati. Siamo nati cinque anni fa, con rapporti di esclusiva con marchi molto interessanti nell'industria della convergenza mobile, brand come Flybook, Navman. Io sono riuscito a dare un contributo di esperienza di mercato e negli ultimi due anni siamo cresciuti molto.
Per la radio digitale DMB il problema sarà costruire un nucleo centrale di interesse da cui partire verso le applicazioni e le nicchie più diverse («io per esempio penso a risvolti come la enterprise TV»), allargando man mano l'offerta. E' uno strumento giusto per chi vuole essere creativo, sviluppare nuova domanda con servizi fortemente connotati, per il mondo della cultura, dell'informazione, dell'utente finale. Ma quando la radio digitale diventerà una realtà consolidata, arriveranno anche i concorrenti, no? «iRiver è molto brava nello sfruttare una tecnologia, un dispositivo come il B20 è duttile, si può adattare col software a qualsiasi novità. Anzi, come produttore vorrei soprattutto avere validi concorrenti, significherebbe che il mio modello di business funziona. Tutti quelli che lavorano nell'industria dei dispositivi MP3 devono essere grati alla Apple! Tutto ciò che va in direzione dello sviluppo di una tecnologia è positivo.»

19 gennaio 2008

La radio digitale si siede al tavolo Agcom

Il comunicato con cui il 16 gennaio Agcom annuncia la costituzione di un tavolo di lavoro per la radio digitale mi ha ispirato un giro di telefonate tra i miei contatti. Volevo vedere che cosa si sta muovendo nel campo della sperimentazione del digitale e soprattutto quello che si sta delineando sull'orizzonte della conversione di questi benedetti esperimenti in offerta vera e propria.
La prima tappa del mio viaggio di esplorazione è rappresentata da Giuseppe Allamano, che per conto di RAIWay è il coordinatore del gruppo Drm Italia. «Mi occupo in realtà delle relazioni tra RAIWay e il consorzio DRM,» mi dice Allamano raccontando che in passato aveva il ruolo di frequency manager delle onde corte della RAI, ormai tristemente abbandonate. «Oggi continuo a interessarmi di frequenze internazionali coordinando le attività di verifica delle attivazioni in banda FM nelle nazioni confinanti, dalla Slovenia alla Francia.»
Con Allamano volevo parlare da tempo perché qualche settimana fa si è tenuta al centro RAIWay di Monza una riunione di DRM Italia alla quale non avevo potuto prendere parte. Come sono andate le cose? La sperimentazione del DRM prosegue in Italia con l'attivazione della seconda frequenza, gli 846 kHz dell'impianto romano di Santa Palomba, ma che cosa si può dire della fruizione vera e propria di questo standard? «A Monza l'intervento di Paolo Ruffino di STM si era aperto con toni un po' pessimistici, » riferisce Allamano. Secondo quanto spiegato da Ruffino l'attuale penuria di ricevitori DRM è dovuta alla scarsa domanda da parte dei costruttori di apparati, che non chiedono i chipset a chi sviluppa silicio. «STM negli USA ha l'80% del segmento dei componenti per ricevitori satellitari, un mercato da trenta milioni di pezzi. Per rientrare degli investimenti un chipmaker deve poter fornire come minimo 4 o 5 milioni di chip e la richiesta, per il DRM, non c'è.» Ciò nonostante STM prosegue nello sviluppo di un chip per il DRM e secondo le dichiarazioni di Ruffino nel corso del convegno di Monza, il gruppo italofrancese avrebbe già effettuato sostanziali investimenti. In effetti nel marzo scoro il gruppo di Agrate ha sottoscrito un accordo con l'Istituto Fraunhofer per lo sviluppo di un chip dedicato (ecco il link al comunicato)
Un altro segnale incoraggiante per i fautori del DRM arriva da un concorrente di STM, la Atmel. «Stefano Fasciani ha presentato a Monza una nuova soluzione ARM+DSP della famiglia Diopsis, il 940HF [qui il link alla documentazione relativa al predecessore Diopsis 740], un sistema di sviluppo compatibile con diversi standard. Per realizzare un ricevitore in grado di sostituire completamente il pc sarebbe sufficiente un semplice stadio di front end e l'amplificazione audio. Sono già stati effettuati dei test con il software Diorama e la soluzione è già stata validata per il DRM.» Oltre a Diopsis Atmel ha recentemente annunciato anche il front end multistandard ATR4262 ed è verosimile pensare che da questo abbinamento salti fuori qualche apparato.
Insomma, la sperimentazione DRM - «del resto siamo tenuti a sperimentare la radio digitale proprio in base al nostro contratto di servizio,» sottolinea Allamano - continuerà. Una delle imminenti novità riguarda l'attivazione di un content server centralizzato nella sede di via Teulada dal quale partiranno gli stream verso i due impianti di Siziano e Santa Palomba. Oggi le trasmissioni avvengono immettendo audio analogico nell'eccitatore DRM. La connessione per la trasmissione del flusso digitale sarà effettuata con ponti radio digitali. Verranno attivati anche nuovi contenuti testuali, oggi molto limitati.
E pare imminente anche l'avvio dei test in DRM sui 26 MHz in onde corte ancora una volta sulla città di Roma. «RAI Direzione Strategie Tecnologiche e Radio Vaticana,» spiega infatti Allamano, «hanno sottoscritto un accordo per cui i programmi verranno irradiati da un impianto nel territorio della Città del Vaticano mentre tutte le misure saranno effettuate da noi di RAIWay.» Secondo Allamano è difficile ipotizzare quale possa essere la futura evoluzione "commerciale" del DRM. «Questo standard viene espressamente citato nel documento Agcom che raccoglie gli esiti della consultazione sulla radio digitale effettuata nel 2006. Ma non sarà il sistema più importante, sicuramente si punta piuttosto su standard come il DMB. Il DRM a mio parere può essere un'ottima alternativa per integrare la copertura in onde medie nelle aree meno ubanizzate, fuori dalle grandi città. Ciò non toglie l'interesse che diversi componenti del gruppo DRM Italia stanno manifestando nei confronti dei test del DRM+ in Germania. Anzi, molto presto voglio recarmi da quelle parti per valutare meglio le opportunità,» conclude Allamano.
Il secondo contatto è con Fabio Carera, portavoce di Aeranti Corallo. Fabio mi dice che quella del tavolo sulla radio digitale è solo la formalizzazione di un iter già espressamente annunciato da Agcom nel novembre scorso con la pubblicazione dei dati sulla famosa consultazione. Al tavolo dovrebbero sedersi RAI, Ministero delle comunicazioni, Aeranti Corallo, RNA e forse FRT. E' un passo inevitabile, sostiene il rappresentante di Aeranti perché la situazione legislativa e regolatoria della radio digitale in Italia è ferma a diversi anni fa, quando il DAB Eureka 147 sembrava l'unica strada. Ora il panorama è molto più variegato e bisogna modificare regolamenti - e, secondo Aeranti anche le leggi - dando spazio a una tecnologia nuova o, megli o ancora, a un principio di neutralità tecnologica che consenta di sfruttare al meglio le diverse alternative. Aeranti Corallo, asociazione che riunisce le realtà radiofoniche locali, era stata in passato molto scettica sul DAB e sulle sue scarse possibilità di accesso ai multiplex. Con due tecnologie come il DAB+ e il T-DMB le cose sono radicalmente cambiate e lo scorso anno Aeranti e RAIWay hanno annunciato un progetto di sperimentazione basata sull'infrastruttura RAIWay. «Possibilmente entro aprile dovrebbero essere attivati due multiplex a Bologna Colle Barbiano e Venezia Campalto. L'idea è quella di dare spazio a una ventina di emittenti locali per ciascuna location, a Venezia in banda III a Bologna in banda III inizialmente e, forse, successivamente anche in banda L, offrendo programmi in DAB+ e DMB-Visual Radio.» In prospettiva, sostiene Carera, la maggiore efficienza spettrale dei nuovi sistemi e la conversione al digitale delle vecchie frequenze televisive dovrebbe favorire l'uso della banda III VHF come segmento primario per la radiofonia digitale, con la banda L come segmento secondario. Anche per questo motivo occorrono regole e leggi che oggi non sono abbastanza aggiornate.
Alcune emittenti Aeranti avrebbero in questi mesi saggiato anche il sistema FMeXtra (la scorsa estata una stazione veneta ha utilizzato il canale digitale "nascosto" nelle sottoportanti per effettuare un servizio di diffusione sonora su una spiaggia dell'alto Adriatico). «L'interesse c'è e proprio per questo motivo Aeranti Corallo e il Centro RAIWay di Monza effettueranno una campagna congiunta di misurazione per verificare raggi di copertura e interferenze di questo nuovo sistema.»
A proposito di FMeXtra Antonio Tamiozzo mi segnala il post di Medianetwork che un paio di mesi fa annunciava la decisione, da parte dell'Associazione delle maggiori radio commerciali olandesi, di sospendere i trial FMeXtra effettuati ultimamente. Il sistema non offre sufficienti garanzie per un eventuale percorso di migrazione verso il digitale, ha concluso l'associazione. Medianetwork precisava però che almeno quattro emittenti locali olandesi hanno nel frattempo attivato una sottoportante FMeXtra.

18 dicembre 2007

iRiver B20, prime sensazioni

Mi è arrivato oggi il player multimediale iRiver B20 con funzionalità di ricezione DAB/DMB. Sto effettuando le prime prove ma volevo pubblicare qui una piccola preview e una fotografia. Mi ha molto sorpreso il formato, davvero piccolo. La sintonia e la ricezione sono praticamente immediate, anche se di molti multiplex e singoli canali riconosciuti non riesco a prendere il segnale. Buffo il fatto che nelle impostazioni il B20 chiami il DAB "radio" e il DMB "tv". Quello che ricevo lascia decisamente soddisfatti, per quanto piccolo lo schermo è di ottima qualità e l'effetto tutto sommato gradevole e leggibile (sto guardando RTL 102.5 TV). Oltre al DAB/DMB, c'è una buona sezione FM.
Una stranezza riguarda la manovrabilità. Oltre ad alcuni pulsantini laterali, peraltro non troppo facili da premere con le mie dita, il B20 si manovra attraverso... Lo schermo. Il display non fa infatti corpo unico con il dispositivo ma funge in pratica da pulsante di un mouse e consente quattro tipi di "click": alto, basso, sinistra, destra. La navigazione attraverso il menu dei comandi avviene tramite questa operazione. Ingegnoso, ma il tutto finisce per conferire al B20 una sensazione di precarietà, come se lo schermo stesse per staccarsi. Non è proprio il massimo. Il prezzo dichiarato sullo store online della sezione italiana del sito di iRiver è di 209 euro.
Le mie prove si sono un po' arenate sul software. Il programma Windows (niente Mac, almeno a quanto ne sappia io al momento) non mi sembra granché, anche se sembra avere il plus interessante della possibilità di visualizzare gli stream digitali ricevuti sullo schermo del pc. Non posso dire come funziona la cosa perché la connessione USB per ora funziona in modo discontinuo. Peccato perché da quanto posso leggere sul sito di DR France, l'associazione francese per la radio numerica avrebbe messo a disposizione l'upgrade dal DAB al DAB+ appena rilasciato da iRiver. Qui a Milano diverse emittenti DAB sono contrassegnate da un "+" nell'identificatore e non possono essere decodificate. Non ho idea se questo upgrade funzioni, né se installandolo sia assicurata la retrocompatibilità col DAB convenzionale. QUel che posso dire per ora è il DMB mi sembra una gran bella tv mobile. Diversamente dai dispositivi DVB USB che ho provato, il B20 scalda molto meno e questo mi pare un bel vantaggio.

21 novembre 2007

Gli operatori italiani si esprimono sul DAB

Non ho nulla da aggiungere al messaggio che mi è appena arrivato da Antonio Tamiozzo e gli cedo colentieri la parola. Non so se il futuro sarà, come dice Antonio, meno nebuloso, ma è indubbio che i percorsi alternativi all'uso di porzioni di spettro diverse sono in questo momento meno praticabili. IBOC perché del tutto irrealistico, FMeXtra perché veramente troppo di nicchia, non sufficientemente standardizzato e anche lui deludente sul piano più critico di tutti: la presenza di ricevitori sul mercato. Ci sarebbe anche la terza alternativa "in band", il DRM+ ma anche considerando le promesse di una occupazione di banda molto più contenuta rispetto al sistema Ibiquity, mi sembra di poter dire che ai difetti delle prime due proposte il DRM+ unisce il vistoso peccato originale di una totale mancanza di sperimentazione dovuta alla non finalizzazione della specifica. Il DRM+ rischia seriamente di diventare un sistema sperimentale quando in Europa e in Italia ci saranno già gli operatori WiMax.

«Mi sembra di intuire che i soggetti attivi nel mondo radiofonico ammettono che un sistema di digitalizzazione della banda II (FM) ad oggi è realisticamente improponibile nel panorama italiano; IBOC in particolare è stata (fortunatamente) dichiarata come impraticabile; mi spiace non avere sentito nessun parere su FmeXtra anche se penso questo sia dovuto al fatto che FmeXtra non è standardizzata a livello europeo.
Ho trovato invece un certo ottimismo sull’evoluzione DAB; in particolare per il DAB+ sembra esserci un accordo complessivo sull’efficacia del sistema; mancano i ricevitori, vero, ma dobbiamo ammettere come a livello mondiale l’Italia sia uno dei primi paesi a testare il sistema e a questo proposito possiamo dire che il fallimento del DAB “versione I” (audio con codifica MPEG-2/Musicam) faciliterà la transizione verso la codifica molto più efficiente AAC+; in ultima ti segnalo che sul rinnovato sito del CLUB DAB ITALIA è apparso questo documento (che allego qui sotto) che fa emergere una nuova volontà dei “big broadcaster” sull’evoluzione verso un futuro forse meno nebuloso.»

DOCUMENTO CONGIUNTO CLUB DAB ITALIA, CR DAB, EURODAB E RAIWAY SU CODIFICA AUDIO E SERVIZI DMB.

Il sistema DAB e le sue evoluzioni sono pienamente descritti nei tre standard ETSI EN 300 401, TS 102 428 e TS 102 563.

I suddetti tre standard consentono, una volta implementati in una piattaforma trasmissiva di codifica e multiplazione e su terminali riceventi, di trasmettere e ricevere indifferentemente in un multiplex DAB le seguenti diverse tipologie di servizio, con l’unico vincolo di dover rispettare il bit-rate massimo del multiplex DAB:

1. Servizi DAB - Programmi radiofonici con codifica MPEG-2/Musicam, con eventuale aggiunta di dati;

2. Servizi DMB - Programmi video con codifica H264, audio associato codificato in AAC+ e eventuali applicazioni interattive (BIFS);

3. Servizi DAB+ - Programmi radiofonici, e relativi dati, con codifica AAC+

Sono già disponibili i primi encoder in grado di implementare nella piattaforma trasmissiva lo standard DAB+, mentre sono previsti nel mese di settembre 2007 i primi ricevitori a standard DAB+, in grado di ricevere contemporaneamente DAB, DMB e DAB+.


Durante gli ultimi due anni sono emerse una serie di critiche al sistema DAB/Eureka 147, soprattutto per quello che riguardava la sua inefficienza in confronto con le nuove tecnologie di codifica audio, ad esempio quelle adottate dai lettori mp3 e dallo standard DVB-H. Per affrontare queste critiche ed offrire agli operatori un sistema per la trasmissione di programmi audio ai massimi livelli di qualità di ricezione e di suono, lo Steering Board del World DAB Forum ha richiesto al proprio comitato tecnico di studiare possibili opzioni per implementare schemi di codifica più efficienti all'interno del sistema Eureka 147 esistente. La proposta del comitato tecnico, che contemplava il codec HeAACv2 (High Efficiency Advanced Audio Coding), é stata adottata nell'autunno del 2006 dallo Steering Board e dall'Assemblea Generale e poi presentato all'ETSI. Ad Aprile 2007 il sistema, noto ora come DAB+, è stato standardizzato (ETSI TS 102 563). Il DAB+ consente la trasmissione di servizi audio con una efficienza di due - tre volte maggiore di quella dello standard DAB classico. Questo significa che il numero dei programmi audio trasmessi in un singolo multiplex può essere almeno raddoppiato, mantenendo la qualità audio allo stesso livello, se non incrementandola.

Considerazioni:

La fase sperimentale per il sistema DAB in Italia è stata molto lunga, ma in questo contesto consente agli operatori interessati di sfruttare al massimo le nuove codifiche audio senza dovere tenere conto di una base di ricevitori installati e pertanto offre la possibilità di selezionare il sistema o i sistemi di trasmissione più moderni.

Emerge però urgente la scelta di un approccio comune di tutti i soggetti interessati per dare chiare e precise indicazioni al regolatore (MINCOM e AGCOM) ed ai produttori di ricevitori e di sistemi di codifica. La radio è un medium gratuito e i ricevitori analogici sono disponibili ad un costo molto ridotto. Se il lancio della radio digitale vuole essere un successo è fondamentale rendere disponibili da subito ricevitori digital ad un costo comparabile a quello dei ricevitori analogici e che siano in grado di ricevere un‘ampia offerta di programmi.

Il sistema DAB+, grazie alla sua maggiore efficienza di compressione rispetto ai sistemi DMB e VR (Visual Radio) appare come la scelta ideale per la trasmissione radiofonica. Caratteristiche salienti sono un rapido cambio di canale e la compatibilità con i servizi dati già adottati dal DAB classico (X-PAD, DLS) e una struttura del flusso dati snella. Il DAB+ permette inoltre la trasmissione di audio multicanale (surround).

I sistemi DMB e VR si basano sullo standard DMB e pertanto si tratta di una tecnologia ottimizzata per la trasmissione di programmi video e non audio. Inoltre il sistema DMB prevede la codifica del segnale audio e video compresso all'interno di uno stream MPEG2-TS che viene usato per la multiplazione.

Benché al momento non siano ancora disponibili ricevitori DAB+ la loro introduzione sul mercato è prevista nella seconda metà del 2007, in parallelo all’immissione sul mercato degli encoder. Ricevitori DMB “audio-only” non sono disponibili.


Va sottolineato che il sistema Eureka 147 DAB è estremamente flessibile e consente la trasmissione, all'interno dello stesso multiplex, di programmi e servizi con schemi di codifica diversi. Quindi è realizzabile senza problemi un multiplex con un certo numero di programmi in DAB, programmi in DAB+ e canali video in DMB e/o VR.

Riassumendo, gli operatori hanno la possibilità di scegliere il DAB, il DAB+ o il DMB VR per la trasmissione di servizi audio. Per i servizi video sono disponibili i sistemi DMB e DAB-IP (basato su una tecnologia proprietaria che usa Windows Media come formato di compressione).

Secondo gli attori del mercato la scelta del sistema di codifica dovrebbe essere lasciata all'operatore di rete/ fornitore di contenuti. Un broadcaster dovrebbe poter quindi decidere se trasmettere il proprio programma in DAB+ oppure in DMB VR. Ciò è importante anche per gli aspetti di neutralità tecnologica che la legislazione Europea ed Italiana prevede.

Riteniamo quindi che il regolatore (MINCOM, AGCOM, ecc) tenga presente questi concetti di flessibilità del sistema, esprimendo al limite una raccomandazione non vincolante che suggerisca l’uso della codifica DAB+ per servizi esclusivamente audio e di VR e DMB per i servizi misti audio-video.

Tutto ciò premesso riteniamo inoltre che l’apertura e l’evoluzione del DAB sia verso il DAB+ sia verso il DMB VR debba favorire l’introduzione sul mercato di ricevitori misti sempre “backwards compatible” .

Da un punto di vista tecnologico siamo certi che entro breve ricevitori misti DAB/DAB+/DMB potranno essere sviluppati e resi disponibili sul mercato. Se si realizzerà poi un'economia di scala i costi dei ricevitori potranno essere ridotti in breve tempo. Ricordiamo in questo contesto la necessità che i ricevitori siano compatibili con i sistemi Eureka 147 adottati negli altri paesi, mettendo a disposizione dei consumatori Italiani prodotti che potranno usare in tutta l'area Europea e in molti altri paesi del mondo.

Riteniamo pertanto che i ricevitori per la radio digitale immessi sul mercato Italiano debbano avere le seguenti caratteristiche minime, per tutelare consumatori ed operatori:

- ricezione dei servizi DAB (sistema adottato in molti paesi Europei)

- ricezione dei servizi DAB+ (sistema che sarà adottato nei mercati nuovi)

- ricezione dei servizi trasmessi sia in banda III che in banda L

- ricezione dei servizi analogici in FM

I ricevitori “premium”:

- ricezione dei servizi base elencati sopra

- ricezione dei servizi DMB e VR

Riteniamo altresì che la commercializzazione di apparati in grado di ricevere solo lo standard DAB MPEG2 debba essere impedita il prima possibile, questo anche a tutela dei consumatori.

Gli operatori esprimono in questo contesto la preoccupazione che il mercato Italiano venga invaso da prodotti non corrispondenti a queste caratteristiche minime e si adopereranno presso le autorità per vietare l'importazione di prodotti che non soddisfano i requisiti minimi di compatibilità.