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25 agosto 2011

IEEE 802.22, Internet negli spazi vuoti di radio e TV

Un paio di settimane fa, mentre ero afflitto dai miei problemi di scarsa copertura cellulare con Vodafone (l'altro giorno ho lasciato per dimenticanza che l'opzione Internet che avevo attivato sulla mia chiavetta wi-fi si rinnovasse automaticamente: il call center Vodafon mi ha restituito i soldi dopo che avevo fatto loro presente il disappunto per il disservizio patito), Giovanni De Simone mi ha inviato una mail per farmi partecipe dell'interesse con cui aveva letto la notizia dell'apertura del regolatore britannico OFCOM nei confronti dell'impiego di tecnologie di radio cognitiva in vista di un possibile avvio di servizi wireless Internet negli spazi vuoti della banda 88-108 MHz. «Successivamente, sono venuto a conoscenza del nuovo protocollo wi-fi 802.22 recentemente approvato dalla IEEE,» scrive Giovanni chiedendosi se non sia il caso di approfondire.
Sì è sicuramente il caso di approfondire, specie considerando che già nel 2009 mi era capitato di segnalare lo standard 802.22 in un post dedicato appunto alle prospettive future della radio cognitiva. L'ulteriore estensione di Internet "senza fili" appena normata dallo IEEE riguarda la implementazione di Wireless Regional Area Network, reti wi-fi regionali che garantiranno aree di copertura piuttosto estese, fino a 100 km dal trasmettitore, e velocità di 22 Mbps per canale. La caratteristica distintiva è che lo standard incorpora algoritmi di cognitive radio per l'impiego in porzioni di spettro non esclusive, tipicamente nei cosiddetti "white space" dello spettro televisivo VHF-UHF, gli spazi vuoti lasciati liberi dalla migrazione dalla tv analogica a quella numerica. Questa sua capacità viene giudicata fondamentale per offrire copertura wi-fi nelle zone rurali oggi penalizzate dal digital divide a causa dei costi troppo elevati di una infrastruttura fissa. In questa bella overview tecnica dello IEEE vengono chiaramente illustrati i vantaggi del nuovo sistema (vedi figura, dove PHY sta per "physical layer" e MAC per "media access control layer").
La notizia, letta in congiunzione con la proposta di OFCOM di tenere in considerazione anche l'uso di analoghe tecnologie nella banda 88-108, ci dice che molte cose possono cambiare nel modo di gestire l'assegnamento di una frequenza. Finora ci siamo basati su una rigida suddivisione dello spettro in tante finestre assegnate ciascuna a un determinato servizio o gruppi di servizi. Con l'arrivo di standard che accreditano "nativamente" l'uso di tecnologie cognitive, in questo rigido schema si introduce un elemento di dinamicità che andrà sicuramente a impattare sulle attuali rendite di posizione. L'etere diventa una risorsa più flessibile e proprio per questo dovremo introdurre anche meccanismi di mercato più competitivi. In futuro non sarà più così "naturale" che una stazione broadcast (o un altro tipo di servizio) debba utilizzare per forza una frequenza compresa in un determinato intervallo e l'assegnamento dei canali verrà fatto in base alle diverse situazioni locali, non rispondendo a un rigido criterio generalizzato ("qui trasmetto solo io e se non posso trasmettere tanto peggio per gli altri"). I titolari di licenza dovranno adeguarsi anch'essi.
Se dovessimo adattare questo discorso alla specificità italiana, l'introduzione di standard come l'802.22 potrebbe rappresentare una buona occasione per "darsi una regolata" proprio in vista di una probabile deregolamentazione. La nostra situazione nelle bande VHF-UHF non è certo ottimale. In banda VHF-II (gli 88-108) l'assoluta mancanza di reale pianificazione in un arco di addirittura 35 anni ha creato un contesto particolarmente ostile nei riguardi di modalità di gestione dinamica dello spettro. Dovremmo cercare di correggere la situazione, magari cercando di favorire una prima fase di migrazione verso il Digital Audio Broadcasting. Per quanto riguarda i "white spaces" nello spettro televisivo le cose vanno meglio sul piano della regolamentazione, ma dobbiamo ancora scontare un grave ritardo e gravi distorsioni su quello del valore economico della risorse spettrale. L'ultima fase del percorso di migrazione verso la tv digitale terrestre avviene in un clima smaccatamente a favore dei due soggetti che godono dello stato di incumbent: i due broadcaster nazionali RAI e Mediaset. Le regine del duopolio stanno ricevendo troppi regali senza dare niente in cambio. E la cosa danneggia tutti: i futuri servizi non-televisivi entranti, gli attuali concorrenti broadcast nazionali, regionali e locali costretti a nuotare - inutilmente appesantiti, tra l'altro - in uno stagno sempre più asfittico. E naturalmente le casse di uno Stato che di regalo in regalo restano molto più vuote di quello che potrebbero essere. Quanto ci metteremo, come cittadini ed elettori, ad aprire gli occhi sui disastri politici, culturali ed economici del berlusconiano conflitto di interessi?

IEEE 802.22 -2011 STANDARD FOR WIRELESS REGIONAL AREA NETWORKS IN TV WHITESPACES COMPLETED
PISCATAWAY, N.J., USA, 22 July 2011 – IEEE, the world's largest professional association advancing technology for humanity, today announced that it has published the IEEE 802.22 standard. IEEE 802.22 systems will provide broadband access to wide regional areas around the world and bring reliable and secure high-speed communications to under-served and un-served communities.
This new standard for Wireless Regional Area Networks (WRANs) takes advantage of the favorable transmission characteristics of the VHF and UHF TV bands to provide broadband wireless access over a large area up to 100 km from the transmitter. Each WRAN will deliver up to 22 Mbps per channel without interfering with reception of existing TV broadcast stations, using the so-called white spaces between the occupied TV channels. This technology is especially useful for serving less densely populated areas, such as rural areas, and developing countries where most vacant TV channels can be found.
IEEE 802.22 incorporates advanced cognitive radio capabilities including dynamic spectrum access, incumbent database access, accurate geolocation techniques, spectrum sensing, regulatory domain dependent policies, spectrum etiquette, and coexistence for optimal use of the available spectrum.

27 aprile 2011

Prosegue, senza l'Italia, il lavoro ECO sulla radio digitale

A Dublino dal 19 al 20 aprile si è svolta la periodica riunione del gruppo di lavoro FM45 che in seno allo European Communications Office si occupa di digitalizzazione dei servizi di radiodiffusione. Con la sola eccezione del solito Hanns Wolter di ClubDAB Italia non c'erano tra i partecipanti esponenti di RAI, RaiWay o Agcom. Riunioni di questo tipo hanno una importanza molto relativa, è vero, ma tutto sommato si tratta pur sempre di sedi decisionali che influenzano anche solo indirettamente il futuro di un intero comparto. Che in Italia ha una certa importanza. Non solo la radio commerciale è insieme a Internet l'unico mezzo che cresce pubblicitariamente, ma in gioco attraverso il ruolo dell'emittenza pubblica ci sono questioni vitali come il diritto all'informazione, i servizi ai cittadini, il turismo, la cultura. Guarda caso tra le nazioni assenti ci sono Spagna e Grecia: devo dedurre che come loro gli italiani hanno ben altro cui pensare che non il futuro della radiofonia? Tra l'altro a Dublino si è discusso a lungo anche di standardizzazione in materia di microfoni wireless PMSE (Program Making and Special Events), sapete quei microfoni senza fili che vediamo nelle trasmissioni televisive, quelli che servono per pilotare i concorrenti del Grande Fratello e produrre milioni di ore di televisioni e concerti pubblici. Anche questi dispositivi utilizzeranno le frequenze del dividendo digitale in UHF, non si capisce perché in Italia - vista l'importanza del sistema produttivo televisivo, sportivo e musicale - non si debba discutere su come avverrà questo utilizzo.
Nei documenti tecnici che vengono elaborati in queste occasioni si definiscono i parametri da rispettare per l'introduzione delle modulazioni numeriche all'interno di bande come le onde medie o l'FM, oggi occupate dai servizi analogici. In Italia si spendono da anni un po' di soldini per tenere acceso un impianto in onde medie che da Siziano in Lombardia trasmette (nessuno sa bene perché, le misure le hanno fatte e lo hanno dimenticato acceso) con modulazione Digital Radio Mondiale. La versione "plus" di questo sistema viene presa in considerazione, insieme all'americano HD Radio e al russo RAVIS, per la digitalizzazione della banda VHF-II, gli 88-108, occupata in Italia da un trascurabile (sono ironico) numero di network pubblici e privati e stazioni regionali/locali.
A Dublino è stato stabilito che occorreranno altre due riunioni, a giugno e dicembre, per definire questi parametri tecnici e stilare una versione definitiva del documento sulla "Futura distribuzione di servizi radiofonici". Dai lavori del comitato sono stati stralciati i compiti riguardanti la radiofonia digitale in Banda L (1.400 MHz) di cui si occuperanno altri gruppi di lavoro. Su questi documenti e in una modalità che secondo il gruppo FM45 dovrà essere studiata "caso per caso" nelle diverse nazioni, verranno sicuramente prese decisioni normative che avranno validità europea e che l'Italia dovrà recepire senza neppure aver preso parte al processo definitorio. Strano, per il paese europeo che vanta il maggior numero di emittenti commerciali e un buon numero di network pubblici e dove sulla carta l'operatore pubblico dovrebbe trascinare l'intero settore verso la radiofonia digitale in banda VHF-III, il famoso (e ancora "missing in action") DAB+. Ho caricato sul server di RP la cartella zippata con il verbale della riunione di Dublino e le bozze dei documenti su cui l'assemblea ha lavorato negli scorsi giorni. Spero che possa interessare anche gli amici di RaiWay, Agcom e del settore commerciale. Chissà mai che nelle ultime, decisive riunioni non venga loro voglia di rappresentare le istanze di una economia che vale mezzo miliardo di euro in pubblicità e che potrebbe in futuro stimolare lo sviluppo di un interessante mercato della componentistica e dei terminali utente.

23 dicembre 2010

Radio digitale, il nuovo draft firmato ECO-FM45

Il comitato ECO-FM45 sulle problematiche del broadcasting digitale ha concluso i lavori della riunione di Stoccarda (15-16 dicembre) pubblicando una nuova bozza di documento sulla digitalizzazione della radiofonia, il Report on the possibilities for the future delivery of radio
Lo potete prelevare qui. Non ci sono particolari novità, si tratta ancora una volta di mettere sul piatto alcune considerazioni di fondo, vantaggi e svantaggi delle diverse modulazioni numeriche, le prospettive di riuscita per ciascuna di queste. Continuo a vedere le tipiche affermazioni di comitati analoghi. Quando i russi mi dicono di prevedere, per il 2011 (!) la "produzione di massa" di ricevitori per il loro nuovo sistema digitale RAVIS, mi chiedo davvero in che mondo vivano i tecnici che partecipano a un lavoro di standardizzazione così importante. Fior di ingegneri che suggeriscono ai governi le varie politiche di implementazione, che decidono sul futuro di un mezzo ascoltato da miliardi di persone.
C'è pochissima oggettività, scarsissima attenzione alla reale situazione di mercato di sistemi come HD Radio, che negli Stati Uniti viene utilizzato da centinaia di stazioni ma che non arriva a vendere un milione di apparecchi in un Paese di 300 milioni di abitanti. Nelle tabelle sul DRM30/DRM+ (il secondo non ha praticamente neppure un mercato per la fornitura di modulatori) si legge ancora "initial receivers in the market/available", una frase riportata da almeno cinque anni in documenti del genere e del tutto spropositata rispetto a una realtà di poche centinaia di pezzi di qualità mediocre. Mai un solo riferimento alla possibilità di digitalizzare non la distribuzione ma la ricezione dei contenuti audio. Secondo me comitati come l'FM-45 sono troppo condizionati dalla presenza di fornitori supply-side e sottorappresentati a livello client-side, manca il parere delle industrie dell'elettronica di consumo e manca soprattutto il parere dei consumatori. Se non capisco male, la stesura della versione definitiva del documento è prevista per il 2011.
A proposito di assenze, con l'eccezione del solito, preparatissimo Hanns Woltner di Club DAB Italia, non ci sono stati rappresentati della RAI o dal nostro MSE-Com. In compenso ha preso parte ai lavori Saeed Alavi, di IRIB/Voice of Iran. A livello istituzionale, come spesso accade, l'Italia finisce per prendere le decisioni degli altri. Essì che sull'argomento avrebbe parecchie cose da dire.

15 ottobre 2010

A fine ottobre l'ITU discute di radio digitale


Non si ferma il percorso normativo che nelle varie sedi internazionali vede la graduale adozione dei vari sistemi di radiodiffusione digitale ufficializzata come standard. Tra standardizzazione e adozione da parte del mercato la strada può essere molto lunga, ma intanto le regole servono come punto di riferimento per chi deve costruire impianti trasmissivi e ricevitori. Diversi punti saranno in discussione a Ginevra per il meeting del 28-29 ottobre del Radiocommunication Study Group 6 dell'ITU. In agenda, come si vede da questo documento liberamente disponibile c'è la discussione riguardante la bozza di raccomandazione del sistema di radio digitale per le frequenze sotto i 30 MHz (Digital Radio Mondiale e IBOC-AM)

Draft revision of Recommendation ITU-R BS.1514-1

System for digital sound broadcasting in the broadcasting bands below 30 MHz

The revision to the Recommendation aims to encourage radio receiver manufacturers to develop portable, multiband, multi-standard digital radio receivers designed to implement all the digital sound broadcasting systems currently in use, not only in the medium and short-wave bands but also in other terrestrial bands intended for direct reception of sound broadcasts by the general public.
It reflects the interest in integrating some advanced functionalities in digital radio receivers, in order that consumers may download future enhancements to the digital sound broadcasting systems that they may be interested to use in their receivers.
Durante la riunione verrà svolto anche il Working Party 6A e qui tra i temi discussi c'è anche la raccomandazione ITU-R "Systems for terrestrial digital sound broadcasting to vehicular, portable and fixed receivers in the frequency range 30-3 000 MHz" (PDRR ITU-R BS.1114-6), quella in cui sono descritti il DAB, il sistema giapponese ISDB e IBOC-FM). Sembra che in questo contesto l'ITU possa concludere l'approvazione di Digital Radio Mondiale+, il sistema DRM debitamente adattato alle frequenze VHF.
Il che apre la strada a nuove opportunità, non foss'altro sul piano della sperimentazione di questi sistemi, sinora poco accessibili anche per il addetti ai lavori. Sul sito della piattaforma Spark, usata per modulare via software segnali DRM+, è disponibile una guida intitolata "A Professional but yet Low-Cost Software-Defined Radio (SDR) Field-Test Setup for DRM+ DRM30, FM and AM", curata da Michael Feilen.
Anche sul sito della società tedesca RF Mondial si possono trovare i dettagli sulle soluzioni per la trasmissione e la ricezione in laboratorio con il sistema DRM+, uno dei possibili candidati per la sostituzione o l'affiancamento ("in band" o "out band") della modulazione FM analogica. Siamo sempre sul piano della sperimentazione, perché per il momento sulla fattibilità del passaggio a sistemi come questo pesa come un macigno la scarsità di soluzioni di ricezione commercialmente proponibili. E' un gioco di incastri molto complicato che tuttavia, come si è detto, può ricevere un grosso impulso da una standardizzazione ben fatta. In Italia c'è una lunga tradizione e un discreto mercato per l'impiantistica rivolta agli operatori di stazioni e network radiofonici e potrebbe aver senso, per le aziende che lo animo, esplorare certe opportunità.

07 luglio 2010

IPTV, incontro ITU all'insegna della interoperabilità


Quattro giorni tutti dedicati alla interoperabilità e allo showcasing di set-top box, software e sistemi per la IPTV. L'evento è organizzato dall'ITU a Ginevra dal 20 al 23 luglio ed è aperto a tutti i costruttori e sviluppatori che intendono confrontarsi sui principali standard ITU in materia. Tutte le informazioni si trovano su http://www.itu.int/net/ITU-T/cdb/interop.aspx (per approfondimenti sul coinvolgimento dell'ITU in materia cliccare qui).

09 marzo 2010

M.1850 standard ITU per interfacce mobili satellitari

L'ITU di Ginevra ha annunciato di aver aggiunto un nuovo standard della famiglia IMT-2000, quella che raccoglie i sistemi di telefonica radiomobile di terza generazione. La Recommendation ITU-R M.1850 identifica nuove specifiche di interfaccia radio-satellitare rivolte ad assicurare la compatibilità delle reti a livello internazionale (roaming) e l'accesso a dati a larga banda.
L'ITU sta lavorando in parallelo a quelli che saranno gli standard della quarta generazione di IMT-Advance, che prefigura un insieme di servizi di telefonia cellulare in grado di offrire connettività da 100 megabit al secondo in mobilità piena e fino a 1 gigabit al secondo in situazioni di nomadicità, cioè per spostamenti lenti.
Sembra quasi che ci stiamo avvicinando al momento in cui, con i sistemi senza fili modello punto-punto e modello broadcast si confronteranno su un terreno dai confini incerti. La radio come la conosciamo ha oggi ancora molto senso dove si tratta di coprire ampie zone di territorio servendo in tempo reale miioni di persone. Ma in questo momento stiamo assistendo a un fenomeno duplice: il modello unicast diventa comunque sempre più efficace e contemporaneamente cambiano i contenuti, quello che consideriamo radio. Possiamo essere certi che tra cinque o dieci anni avremo network radiofonici che dovranno ancora occuparsi di far ascoltare la stessa cosa a cinque milioni di persone su un territorio esteso? O non sarà piuttosto arrivato a maturazione un tipo di radio talmente non-lineare da adattarsi meglio ai modelli unicast?.
In attesa di trovare una risposta - che forse non arriverà mai, o ci metterà molto più di cinque anni - mi sembra opportuno sorvegliare da vicino lo sviluppo degli standard di telecomunicazione non broadcast, perché il loro impatto sul mondo della radiofonia è comunque importante. L'idea che un giorno i nostri telefonini saranno in grado di appoggiarsi su infrastrutture fortemente eterogenee, negoziando la loro connetttività tra antenne terrestri e satellitri non è una prospettiva del tutto secondaria. E questa stessa evoluzione dovrebbe interesare molto a chi si occupa di radio digitale. Lo standard approvato da ITU sembra quasi prefigurare un futuro in cui i servizi a larga banda come la televisione mobile verranno erogati in un contesto ibrido terrestre-satellitare. E anche se così non fosse, il concetto che vorrei sottolineare è che gli sviluppi della telefonia mobile convergente possono portare a una realtà in cui i vantaggi che oggi percepiamo in relazione al modello broadcast saranno radicalmente modificati, forse azzerati. Ancora una volta, la radio non deve pensare di risolvere i suoi presunti problemi di invecchiamento (ammesso che ci siano) e soprattutto non deve rinunciare a esplorare nuove opportunità nel ristretto ambito delle modulazioni numeriche emerse in questi anni senza nessuna convinzione da parte di utenti che hanno invece premiato incondizionatamente il modello industriale adottato dalla telefonia. Un modello fatto da standard robusti, non proprietari, fissati da importanti stake holders; regolamenti sovranazionali che hanno creato un autentico mercato globale; forte industria della componentistica e dei terminali; operatori disposti a rischiare su nuovi contenuti e servizi.

New ITU standards to boost IMT-2000 (3G) mobile phone capabilities
Satellite interface enhances international roaming, high-speed data transfers, compatibility

Geneva, 8 March 2010 — A new ITU standard has been approved that will ensure worldwide compatibility, international roaming, and access to high-speed data services for third-generation (3G) IMT-2000 mobile phone systems. Recommendation ITU-R M.1850 identifies satellite radio interface specifications for IMT-2000 systems, which, by means of one or more radio links, provide access to a wide range of telecommunication services.
ITU Secretary-General Hamadoun Touré praised the timely endeavour of the ITU membership, including government and industry experts in developing these new standards. He noted that these advances will facilitate ITU’s concerted effort to promote broadband access in rural and remote areas around the world.
Updates and enhancements to the satellite radio interfaces incorporated in the M.1850 Recommendation are compatible with the original goals and objectives of IMT-2000 while acknowledging the changing requirements of the global marketplace.
Even as the satellite component of IMT-2000 continues to evolve independently, work is already in progress to develop the satellite radio interfaces for IMT-Advanced. IMT-Advanced provides a global platform on which to build the next-generations of interactive mobile services that will provide faster data access, unified messaging and broadband multimedia.
The satellite component of IMT-Advanced will be designed to cope with increasing demands from the rising number of users in terms of peak bit rate and aggregate throughput and will have greater flexibility to simultaneously support many different types of services.

13 gennaio 2010

L'ITU promuove i nuovi standard per l'auto "connessa"

Per il prossimo salone dell'auto di Ginevra l'ITU bandisce ancora una volta il seminario The Fully Networked Car, dedicato alla discussione delle priorità in materia di standardizzazione delle tecnologie ICT per i veicoli del futuro. L'arrivo delle infrastrutture terrestri a larga banda, la navigazione avanzata, i nuovi sistemi di propulsione e le loro fonti energetiche alternative al petrolio, l'esplodere della multimedialità a bordo inducono l'organismo mondiale delle telecomunicazioni, l'ISO e l'IEC a convocare tutte le parti in gioco per stabilire i futuri standard per applicazioni e servizi avveniristici: guida automatica, sistemi anticollisioni, gestione di flotte, sicurezza, risparmio energetico, infomobilità, telelavoro.
Appuntamento dal 3 al 4 marzo prossimi.

The Fully Networked Car @ Geneva International Motor Show
Workshop 3 - 4 March 2010 New challenges for the car industry

Although deeply affected by the financial crisis, the automotive industry still has a thirst for innovation. New services and applications may provide the unique selling points necessary to give advantage in a depressed market. Development in areas like safety and security, navigation, car maintenance, fleet management, mobile office and entertainment has continued apace. In parallel, a new market imperative is the push for new propulsion technologies.
These changes represent significant opportunities… and some challenges. A key issue is the move from the development stage to actual implementation and many see standardization as a major part of the solution.
With the Geneva International Motor Show on its doorstep The Fully Networked Car is in a unique position to engage with that part of industry all too often missing from the ITS (Intelligent Transport Systems) discussion – the motor industry itself.
For the fifth year running, ITU, ISO and IEC will bring together key players involved in the development of technologies and standards, as well as other major industry figures.
Held during the 2nd Press Day and the first public day of the motor show, the event represents a matchless opportunity for experts and executives from the car industry, ICT community, governments, research and development institutes, academia to share their vision and strategies.
A particular focus in 2010 will be the latest developments in technology and network requirements for electric vehicles.
Collaboration and coordination at an international level is – all parties agree – essential for the industry to move into a deployment phase.

Car industry’s perspective

Today’s communications capabilities give the potential for cars to foresee and avoid collisions, navigate the quickest route to their destination, make use of up-to-the-minute traffic reports, identify the nearest available parking slot, minimize their carbon emissions and provide multimedia communications. Furthermore, environmental concerns have led to the development of new forms of propulsion, such as hybrid, plug-in, electric and fuel cell. Large amounts of resources have been invested in research and development, but global standards are still missing to allow deployment on a large scale.
The development and deployment of electric vehicles is an important issue today. ICTs have a significant role to play in areas such as the careful management of battery status, warranty concerns and driver behaviour. Given the potential of these new technologies for both the automotive and the ICT communities, it is essential for the different parties to understand the requirements for fully networked cars and agree on the solutions to be provided by the network platforms.

ICT industry perspective

The ICT community, for its part, is moving towards Internet protocol (IP) based managed converged broadband networks with the implementation of next generation networks (NGNs).
From the NGN viewpoint, networked vehicles are similar to other types of mobile terminals, and therefore support is provided by standards for so-called fixed mobile convergence (FMC).
Managed broadband IP capabilities, including QoS security and mobility aspects, are under consideration to support new applications and services in the various modes of communication:
  • vehicle-to-vehicle
  • vehicle-to-infrastructure
  • vehicle-to-home
  • vehicle-to-power-grid
  • in-vehicle.

18 dicembre 2009

Digitalizzazione FM, spunta un sistema russo: R-AVIS

Il comitato FM45 dello European Communications Office (ex European Radio Office), quello che si occupa delle possibili soluzioni per il passaggio al digitale per le stazioni della banda VHF/II, è tornato a riunirsi, questa volta in Germania, nella sede della Südwestfunk di Francoforte. E come sempre i documenti messi a disposizione dei partecipanti al meeting, che si concluderà oggi, sono di estremo interesse.
Ne segnalo due alla vostra attenzione, uno riguardante un accurato studio comparativo della Bayerischer Rundfunk in cui si evidenziano in modo molto esauriente i dubbi relativi a un dispiegamento su larga scala, in Europa, del sistema di trasmissione digitale HD Radio. Il report conclude affermando che a causa delle diverse metodologie di pianificazione dello spettro, il sistema Ibiquity che funziona negli USA non potrebbe essere utilizzato in Europa senza causare pesanti interferenze sulle emittenti FM analogiche e una conseguenze riduzione delle aree geografiche coperte con il segnale convenzionale.
L'altro documento riguarda addirittura un nuovo sistema di trasmissione digitale, questa volta originario della Russia, R-AVIS. Il Real Time Audio Visual Information System consentirebbe secondo la breve presentazione in inglese pubblicata tra i materiali della riunione ECO (ho scovato un documento più dettagliato, ma è in russo), la trasmissione di flussi compresi tra i 150 e 900 kilobit al secondo su larghezze di banda di 200 o 250 kHz (codifica audio MPEG-4 AVC o HE-AAC), equivalenti a un massimo di 10 programmi audio stereofonici o un programma video. Il sistema è stato concepito proprio per l'uso ottimizzato in banda I e II e sfrutta una variante della modulazione ortogonale OFDM con portanti sottomodulabile in QPSK e QAM. Il sistema è descritto nel documento ITU-R BT.2049/Appendice 5.
C'era davvero bisogno di aggiungere una nuova sigla alla già lunga lista di standard e sistemi proposti per far evolvere la radio dall'analogico al digitale? Quali costi industriali - a fronte di un mercato globale da 26 miliardi di sterline all'anno (come abbiamo visto dai dati OFCOM) - dovranno sostenere le imprese e la collettività? Con quali ritorni in termini di economia dell'hardware di trasmissione e ricezione, copertura geografica dei bacini d'ascolto, consumi elettrici, mercato pubblicitario, varietà di programmazione e pluralismo? Mentre cominciano a manifestarsi le prime perplessità sulla digitalizzazione della tv hertziana terrestre, forse sarebbe il caso di fare quattro conti su un comparto, la radio, che non raggiunge certe soglie di valore ma è pur sempre un medium molto apprezzato e utile sul piano sociale e culturale.

02 novembre 2009

Dall'ETSI il primo mattone dell'edificio cognitive radio

L'organo di standardizzazione ETSI ha appena rilasciato un primo report sulle necessità regolatorie e la fattibilità dei cosiddetti Sistemi radio riconfigurabili, in pratica la definizione della radio cognitiva. In sostanza si tratta di reti e sistemi celle/terminale che non utilizzano determinati tipi di modulazione, codifica, frequenza RF, come nei sistemi attuali. Ma riescono per così dire a "improvvisare" questi parametri in una modalità ad hoc, definita il più possibile via software. Il documento è molto interessante e getta la base di una futura discussione sugli standard che verranno effettivamente messi sul tavolo. Prossimo passo: il 15 dicembre nella città di Mainz dove si terrà la riunione del RRS Technical Committee.
Perché introdurre questo tipo di tecnologia in un assetto in apparenza così ben regolato? Secondo l'ETSI sarà una scelta inevitabile. Nel 2017 si prevede che saranno in funzione qualcosa come settemila miliardi di dispositivi radiomobili per sette miliardi di utilizzatori, a quel punto la gestione "ex ante" dello spettro sarà problematica e si ritiene necessario mettere nelle reti e nei terminali abbastanza intelligenza da renderli capaci di "arrangiarsi da soli". Il driver iniziale di questo processo definitorio sarà la necessità di assicurare reti e sistemi efficienti per le applicazioni di sicurezza e pronto intervento, ma c'è da chiedersi se in futuro non sarà possibile autoregolamentare anche le architetture di rete broadcast, magari su scala limitata. Probabilmente per questo tipo di applicazioni l'unico approccio possibile è una pre-regolamentazione, ma non è detto che la radio cognitiva non possa essere introdotta come sottosistema di controllo.
ETSI's standardization of Reconfigurable Radio Systems gets underway
ETSI Headquarters, Sophia Antipolis, France – 2 November 2009

Following the completion of a phase of feasibility studies, standardization of Reconfigurable Radio Systems (RRS) is now getting underway. RRS are seen by many as the most effective response to the ever-growing demand for a great diversity of wireless communications, as well as facilitating more flexible use of the radio frequency spectrum.
The initial phase of the work, carried out by ETSI's RRS Technical Committee, has resulted in a series of ETSI Technical Reports that examine the standardization needs and opportunities. They include architectural and implementation aspects of RRS, as well as specific user requirements in the context of public safety communications. The principal Technical Report in this series (TR 102 838) summarizes the feasibility studies carried out by the committee and presents its recommended topics for standardization. This report can be downloaded free of charge at:

http://www.etsi.org/deliver/etsi_tr/102800_102899/102838/01.01.01_60/tr_102838v010101p.pdf

Reconfigurable Radio Systems are based on technologies such as Software Defined Radio (SDR) and Cognitive Radio whose systems exploit the capabilities of reconfigurable radio and networks for self-adaptation to a dynamically-changing environment with the aim of ensuring end-to-end connectivity.
Global interest in RRS solutions is being fuelled by the rapidly-growing demand for wireless communications for a wide range of purposes. For example, today there are already more than 4 billion mobile phone users today, but estimates such as those of the Wireless World Research Forum suggest that by 2017 there will be 7 trillion wireless devices serving 7 billion users. To meet these expectations with the limited radio spectrum, more flexible ways to share radio frequencies amongst multiple services and radio networks are needed – and RRS technologies offer the solution.
Faced with increasing global data traffic volumes, regulators have started to consider allowing wireless data devices to operate as secondary users on spectrum bands which traditionally have been dedicated solely to their primary users. Network operators are building composite wireless networks to provide access to multiple services. Typical user devices may contain several radios and it is becoming increasingly vital to co-ordinate the operation of these different radios and systems to minimize cost and make efficient energy use of the overall radio communications capacity. Creating effective, standardized RRS solutions is an essential foundational task in this fast-moving revolution.
As part of its work, the ETSI committee is addressing the critical area of public safety communications. Currently, public safety communications are characterized by patchworks of separate, often incompatible systems with widely varying capabilities. The application of dynamic spectrum management, cognitive radio and SDR can provide solutions for the required interoperability of such systems, which often operate in uncertain and changing operational scenarios, and maximize the use of the very limited radio spectrum usually assigned to these services. Apart from bringing improved operational capabilities, these techniques also offer increased system flexibility and the ability to adapt to evolving technologies.
ETSI’s Director-General, Walter Weigel, said: “A real opportunity now exists for the development of globally-applicable standards for Reconfigurable Radio Systems in a highly-flexible and innovative environment and ETSI is perfectly placed to assist in its enablement.”
Peter Olanders, Chairman of ETSI's RRS Technical Committee, stressed the urgency of interested parties getting involved in RRS standardization: "Now that the initial definition phase has been completed, I expect the real standardization work to move forward with considerable speed. I therefore consider it vital that all companies, network operators and public safety organizations interested in RRS participate in this critical next phase. If they fail to do so, they risk losing any influence over decisions that we expect will determine the future of RRS worldwide."
The next meeting of the ETSI RRS Technical Committee will take place in Mainz, Germany, from 15 to 17 December this year. Participation is open to all ETSI members in accordance with the Institute's rules: membership of ETSI is open to all companies and organizations wishing to participate in its work.


24 ottobre 2009

ITU G.hn: il broadband corre sui fili della casa digitale

Una nuova fonte di interferenza RF nelle nostre case? L'ITU ha finalizzato il 9 ottobre un nuovo standard di comunicazione a larga banda (fino a 1 Gbit al secondo) per l'interconnessione di apparati multimediali nelle abitazioni. Televisori, home theatre e media server comunicheranno tra loro attraverso i cavi che percorrono già i nostri muri, tipicamente quelli elettrici utilizzati da tecnologie come Power Line ma anche i cavi coassiali delle antenne e i doppini telefonici. Lo standard G.hn, proposto dal consorzio Home Grid Forum, dovrebbe entrare definitivamente in produzione nel maggio del 2010.

New ITU standard opens doors for unified ‘smart home’ network
G.hn standard for wired home networking gets international approval

Geneva, 15 October 2009 — ITU has approved a cutting-edge technical standard that will usher in new era in ‘smart home’ networking systems and applications. Called ‘G.hn’, the new standard will enable service providers to deploy new offerings, including High Definition TV (HDTV) and digital Internet Protocol TV (IPTV), more cost effectively. It will also allow consumer electronics manufacturers to seamlessly network all types of home entertainment, home automation and home security products, and greatly simplify consumers’ purchasing and installation processes.
G.hn-compliant devices will be capable of handling high-bandwidth rich multimedia content at speeds of up to 1 Gbit/s over household wiring options, including coaxial cable and standard phone and power lines. It will deliver many times the throughput of existing wireless and wired technologies.
Approval of the new standard will allow manufacturers of networked home devices - set-top boxes, residential gateways, computers, audio systems, DVD players, household appliances and any other device that might be connected to a network - to confidently move forward with their R&D programmes and rapidly bring products to market. Experts predict that the first chipsets employing G.hn will be available in early 2010.
"G.hn is a technology that gives new use to the cabling most people already have in their homes. The remarkable array of applications that it will enable includes energy efficient smart appliances, home automation and telemedicine devices," said Malcolm Johnson, Director of ITU's Telecommunication Standardization Bureau. "The sheer weight of industry support behind this innovation is testament to the extraordinary potential of this standard to transform home networking."
The physical layer and architecture portion of the standard were approved by ITU-T Study Group 15 on October 9. The data link layer of the new standard is expected to garner final approval at the group’s next meeting in May 2010.
The Home Grid Forum, a group set up to promote G.hn, is developing a certification programme together with the Broadband Forum that will aid semiconductor and systems manufacturers in building and bringing standards-compliant products to market, with products that fully conform to the G.hn standard bearing the HomeGrid-certified logo. Matthew Theall, HomeGrid Forum president, said: "HomeGrid Forum and its member companies applaud ITU’s Telecommunication Standardization Sector (ITU-T) for its success in developing a standard that will greatly simplify home networking, provide a platform for new services, and deliver the next-generation performance needed in the marketplace."
Also agreed at the recent ITU-T Study Group 15 meeting was a new standard that focuses on coexistence between G.hn-based products and those using other technologies. Known as G.9972, the standard describes the process by which G.hn devices will work with power line devices that use technologies such as IEEE P1901. In addition, experts say that they will develop extensions to G.hn to support SmartGrid applications.



09 settembre 2009

IMB, il broadcast affianca l'unicast su reti 3G

La Gsm Association, l’organizzazione internazionale che riunisce tutte le parti, operatori e costruttori, interessate allo sviluppo tecnologico ed economico della telefonia cellulare GSM (e quindi UMTS/LTE), ha appena dato la sua approvazione a uno standard 3GPP - che è invece l’organismo che si occupa della normazione in materia di tecnologie radiomobili dalla terza generazione in su - che potrebbe davvero dar luogo a una grande rivoluzione dal punto di vista dei servizi non-telefonici di cui è già possibile usufruire con telefonini e altri terminali portatili. E che in questo senso rappresenta un colpo molto duro alle prospettive della radio digitale, già minacciate da un impiego sempre più diffuso del telefonino come terminale di accesso a servizi multimediale. Il fous ovviamente rimane la distribuzione di servizi video, ma le ricadute su contenuti meno impegnativi dal punto di vista della banda potrebbero esserci.
Lo standard si chiama Integrated Mobile Broadcast e consente di implementare servizi dati di tipo broadcast utilizzando le frequenze direttamente assegnate agli operatori di telefonia ma senza pesare sullo spettro normalmente occupato dai servizi di telefonia, videotelefonia e navigazione su Internet.
C’eè da chiedersi dove sta la novità rispetto ai telefonini che integrano già oggi un ricevitore per il DVB-H, il digitale televisivo per “palmari”. In realtà è una differenza profonda perché il DVB-H è un sistema del tutto separato, dal punto di vista delle tecnologie e delle frequenze impegnate, dall’Umts, mentre l’IMB è fortemente legato alla matrice tecnologica della telefonia mobile di terza generazione, in particolare al modo in cui le modulazioni radio di Umts impegnano lo spettro delle radiofrequenze (una modalità chiamata FDD-WCDMA, Frequency Division Duplexing-Wideband Code Division Multiple Access). Detta in modo più semplice, il DVB-H è un servizio parallelo, che richiede l’installazione a bordo del telefonino di un circuito di ricezione apposito, mentre con l’Imb basterebbe modificare il cervello che governa le capacità di ricezione e trasmissione di un terminale 3G. Sotto molti punti di vista, incluso per esempio il fattore chiave della durata delle batterie, sarebbe una vera svolta.
L’altra grande svolta è di natura architetturale. Già oggi è possibile accedere col proprio telefonino a uno stream audio o video via Internet. Ma la cosa avviene in modalità “unicast”, stabilendo una relazione uno a uno tra antenna trasmittente e antenna ricevente. Lo standard Imb consente la distribuzione di servizi broadcast o multicast: una singola cella “parla” con tutti i terminali. Per le risorse di rete di cui dispone un operatore è grande peso che scompare e un grande margine di manovra in più. Finora, in effetti, l’esigenza di affiancare sistemi diversi come UMTS e DVB-H nasceva proprio dal timore che il successo di eventuali servizi alternativi integrati nel tessuto infrastrutturale della rete avrebbe portato a un collasso della stessa.
La strada verso i futuri servizi Imb non passa solo per l’adeguamento di infrastrutture e terminali. Ci sono anche degli aspetti normativi legati alle licenze per l’uso delle frequenze nelle varie nazioni. L’IMB, che tra l’altro sembra aver ereditato molti pezzi del Multimedia Broadcast Multicast Service (MBMS) già standardizzato a suo tempo, è stato pensato per usufruire di spazi di frequenza da impegnare in modalità TDD, Time Division Duplexing. In diverse nazioni gli operatori dispongono di questi segmenti di spettro ma non li hanno ancora sfruttati. Ma in questo senso ci sono già molti spazi di manovra, anche grazie alla nuova disponibilità di spettro resa possibile dal passaggio dalla televisione analogica a quella digitale. In ogni caso sarà uno standard da tenere d’occhio e tanto vale partire dal white paper che la Gsma ha messo a punto con la collaborazione di operatori come Orange, SingTel, Softbank, Telstra, T-Mobile e Vodafone. Il documento di una ventina di pagine si può prelevare da questo indirizzo http://www.gsmworld.com/documents/GSMA_IMB_WP_final.doc e da esso ho ricavato il paragrafo che definisce l’IMB:
«Integrated Mobile Broadcast (IMB) is a technology, defined as a part of the 3GPP Rel. 8 standard, which enables spectrally-efficient delivery of Broadcast services using TDD radio techniques. This is achieved using technical specifications that are greatly aligned with existing FDD WCDMA unicast technology, which in turn allows for smooth handover between IMB delivery and unicast.
One of the key advantages of IMB is that it can be deployed within unpaired TDD spectrum bands held by operators in some parts of the world. To date TDD spectrum has been largely unused by these operators. IMB can offer capacity relief to the FDD channels by allowing TDD spectrum to be used for the deployment of Broadcast applications. Support for existing Rel. 7 MBSFN and other TDD services has been incorporated within IMB, through the reuse of the definitions of TDM pilots used in FDD MBMS frame and slot structure. This results in the increased spectral efficiency of MBMS services and a reduction in the functional complexity in the user terminal, which in turn will result in lower power consumption and hence extended terminal battery life.
TDD bands support multiple 5MHz carriers, each of which may be dedicated solely to the delivery of Broadcast services. Carriers may be aggregated to increase the number of available services. Within a carrier, services are mapped to channels as used in MBMS that are separated using standard FDD WCDMA spreading codes in addition to time-domain separation of the channels within the frame structure. It is expected that IMB will provide around 20 broadcast channels in 5 MHz of unpaired spectrum at 256 Kbps for each channel.
Implementing IMB on devices should be cheaper than for other broadcast technologies since it utilises WCDMA technology that already exists on devices today.
It should be noted that the use of MBMS in conjunction with TD-SCDMA could provide an alternative approach for implementing Broadcast services in markets where TD-SCDMA is deployed.»