13 settembre 2014

Radio Vera, la fede ortodossa nell'etere di Mosca

Tra 24 ore sui 100,9 MHz dell'etere FM di Mosca avrà per la prima volta una voce in rappresentanza della religione Ortodossa. Non era ancora successo dal crollo del comunismo, nonostante la apparente simpatia che Putin nutre nei confronti della Chiesa ufficiale della Santa madre russa. Simpatia ricambiata se è vero, come riferisce RFE (che ha dato anche la notizia della nuova stazione), che gruppi ortodossi oltranzisti vedono in Vladimir Vladimirovic il più classico uomo della provvidenza (dove l'ho già sentita?). 
La nuova emittente religiosa si chiama Radio Vera, che in russo significa "fede". Quella moscovita sarà la sua seconda frequenza, ma Vera, la "stazione della luce" ha già iniziato il suo percorso da Ryazan, una località a un centinaio di chilometri dalla capitale, dove ha preso il posto, sui 102.5, di una stazione pop, Radio Pioggia d'Argento. Dopo Mosca Vera pianifica già l'espansione a Ekaterinburg, Samara, Novosibirsk, Kemerovo: presto l'ortodossia dovrebbe avere il suo network. Non si tratta di una iniziativa controllata direttamente dalla Chiesa ortodossa, precisa Vladimir Romanovich Legoyda, presidente del Centro informativo sinodale del Patriarcato moscovita. Tutto nasce dalla volontà di un gruppo di volontari laici. È chiaro però che qualche sostegno l'impresa deve pur averla, anche se la stazione non disdegna le donazioni dei suoi ascoltatori.
Dopo un centinaio di anni di scarsa frequentazione con la religione, anche gli scafatissimi abitanti della metropoli di Mosca tornano a fare i conti con una trascendenza che era stata negata, ma che da Cirillo e Metodio a Dostojievski ha avuto una grande forza nella società di questo immenso territorio, intrecciandosi con la strana mistica che sembra pervaderlo anche nel paesaggio, nella resilienza dei suoi abitanti.

12 settembre 2014

Spagna: onde corte addio, mentre Cadena Cope spegne due stazioni sulle medie

La notizia temuta dai sindacati interni a Radio Nacional de España è stata confermata in una intervista che il nuovo direttore di REE, la sezione dei programmi per l'estero, Antonio Szigriszt ha concesso a Antonio Buitrago, il redattore del programma DX Amigos de la onda corta. Il primo di ottobre (o forse il 15, come è stato poi ipotizzato) la stazione di Noblejas, Toledo verrà spenta e i programmi di Radio Exterior, nome attribuito nel 1977 per una attività avviata nel 1942, continueranno solo su Internet e via satellite. Anche la programmazione cambierà, secondo il programma inglese che ha dato la notizia questa notte, nella trasmissione per il Nord America, non ci saranno notiziari e trasmissioni in diretta, ma solo interviste e servizi sulla Spagna. In lingua inglese ancora non si sa se verranno prodotti programmi di mezz'ora o un'ora, per sei giorni alla settimana. Con questa chiusura in Europa rimangono solo Romania e Albania, forse Serbia a utilizzare le onde corte per raggiungere ascoltatori situati oltreoceano, in Nord America. Un pugno di
grandi broadcaster continuano a servirsi dei loro ripetitori per raggiungere continenti come l'Africa o l'Asia. 
In Spagna come ovunque in Europa sono minacciate anche le onde medie. La catena cattolica COPE oggi disattiverà le frequenze di Girona-Figueres (1269 kHz) e Tarragona-Reus (1143 kHz) e considerando che tutte le località sono coperte dall'FM è del tutto plausibile ritenere che presto altri impianti in onde medie verranno sacrificati. Inutile commentare, la pressione dei costi è ovunque un fattore incontenibile, per quante obiezioni noi appassionati possiamo avanzare sull'esattezza dei conti fatti dai responsabili di queste emittenti. La nostalgia e le tante cose imparate grazie alla radio in anni in cui nessuno poteva immaginare la futura esistenza del Web non devono farci dimenticare che, al di là della solidità del modello trasmissivo a cui siamo così affezionati, la radiofonia sta subendo grandi mutamenti, non solo sul piano delle sue piattaforme distributive. Cambiamenti che investono anche il modo in cui ci alimentiamo di notizie. Per la tristezza dell'hobbysta che vede consumarsi anche gli ultimi avanzi del suo giocattolo, purtroppo, le analisi razionali sono del tutto inefficaci.

11 settembre 2014

Radio digitale in Europa (e Australia): il mercato italiano (39mila radio) si confronta con pochi "big"

L'associazione WorldDMB pubblica un prospetto riassuntivo sulla situazione del mercato della radio digitale in Europa e Australia. Per la prima volta anche la base di ricevitori in Italia viene messa a confronto con quella di altre nazioni. Secondo i dati Gfk, alla fine dell'anno scorso abbiamo sfiorato una base di quasi 40 mila ricevitori compatibili (sarebbero 39 mila) con il DAB. Una cifra che si raggiunge mettendo insieme i numeri degli apparecchi venduti annualmente dal 2008 al 2013. Spinte evidentemente dall'interesse generato dalla partenza delle trasmissioni in Trentino, abbiamo avuto tra il 2012 e il 2013 un raddoppio di ricevitori venduti, 12 mila contro 6 mila.
Secondo l'infografica del WorldDMB Forum, la copertura della radio digitale (in percentuale di popolazione) rimane invece immutata nello stesso periodo. Siamo partiti dal 65% della popolazione del 2008 e nel 2013 eravamo ancora al 65%. Mi permetto di essere un po' scettico su questi valori, che mi sembrano a dir poco ottimistici, anche considerando la presenza di impianti di radio digitale in diverse grandi città. Forse è vero che nel 2008 doveva essere ancora attiva la sperimentazione DAB+ a Bologna e Venezia, la cui cessazione potrebbe essere stata parzialmente compensata dal lancio dei multiplex in Trentino e da qualche altra nuova apertura, ma al momento non mi sembra di poter dire che quasi 30 milioni di persone hanno accesso in Italia alla programmazione in DAB, e comunque si tratterà in molti casi di una offerta molto limitata. 
Si tratta in ogni caso di una infografica molto interessante, anche se concede molto spazio anche alle perplessità in ordine a una migrazione che sembra lasciarsi dietro nazioni europee importanti. Appena avrò qualche dato Gfk aggiornato al 2014 li pubblicherò qui.


L'infografica è estratta dal WorldDMB Global Update 2014 che il Forum ha appena pubblicato e presentato all'IFA di Berlino. Il link diretto al file PDF è questo.

09 settembre 2014

Valle d'Aosta e Piemonte Occidentale: Agcom decide due nuove regioni "digital radio"

Secondo il blog del sito Digital Radio, a fine luglio il Consiglio del regolatore Agcom si è riunito per decidere, tra l'altro, anche l'estensione del piano di copertura regionale in radiofonia digitale T-DAB+, disponendo per l'attivazione dell'iter in Valle d'Aosta e nel Piemonte Occidentale. La decisione era iscritta all'ordine del giorno della seduta dello scorso 29 luglio ("Estensione alla regione Valle d’Aosta e all’area tecnica del Piemonte Occidentale della pianificazione per il servizio di radiodiffusione sonora in tecnica digitale con standard DAB+, già attuata con un progetto pilota nel Trentino Alto Adige"). 
Ora secondo la prassi gli uffici tecnici del Ministero per le Infrastrutture e lo Sviluppo Economico dovrebbero assegnare i relativi blocchi di frequenza. Trattandosi di due regioni di confine - vedi il post di ieri - potrebbero verificarsi dei problemi qualora lo stesso MISE dovesse procedere alla risoluzione di eventuali conflitti frequenziali televisivi con Francia e Svizzera utilizzando i canali della banda III VHF non assegnati nel corso dell'asta di metà giugno 2014. Considerando che in Italia si tende sempre a salvaguardare l'in statu quo, sarebbe davvero opportuno che il regolatore e i tavoli tecnici accelerassero la pianificazione della radio digitale, procedendo in parallelo su più regioni (non è solo una questione di blocchi da assegnare, c'è anche la questione non banale della formazione dei multiplex locali e delle società consortili che devono gestirli). L'impegno dei costruttori ha già portato alla creazione di una consistente base di apparecchi compatibili con la radio digitale DAB+, bene o male la presenza di numerose stazioni anche a Roma e Milano - anche con qualche primo esempio di contenuti esclusivi, come nel caso dei canali Web Radio della RAI o degli stream musicali nel multiplex di RTL102.5 - contribuisce a estendere la conoscenza, e il gradimento nei confronti della nuova radiofonia. Sarebbe davvero un peccato perdere questa occasione di rilancio in un settore che soffre per i cali degli investimenti pubblicitari e per lo scontro "generazionale" con i nuovi media.

08 settembre 2014

Dai conflitti frequenziali per le nostre TV di confine arriva una pessima notizia per la radio digitale

Si addensano nubi molto oscure sul destino della radio digitale in Italia, che annaspa per trovare uno stabile percorso di crescita dopo l'isolata sperimentazione in Trentino Alto Adige. Un osservatore autorevole come il periodico Newslinet rivela che il Ministero per lo sviluppo economico sarebbe intenzionato a riassegnare alla tv digitale terrestre le frequenze televisive in banda III VHF che avevano fatto parte dei lotti messi all'asta "per l'attribuzione delle risorse DTT dell'ex beauty contest", asta alla quale aveva partecipato un solo editore televisivo, Urbano Cairo, il quale aveva ottenuto per La7 il lotto numero 3 comprensivo dei canali UHF 25 e 59. I lotti 1 e 2 includevano, oltre al canale 23 UHF i canali 6, 7 e 11 in banda III, quella utilizzata anche per la radio digitale DAB+
Perché MSE vorrebbe riutilizzare queste frequenze? Perché l'Italia si trova attualmente in procedura di infrazione a livello europeo in seguito ai problemi interferenziali che affliggono le nostre zone di confine con altre nazioni. I problemi, secondo Newslinet, risalgono ai primi tempi del DVB-T e a una pianificazione che non ha tenuto conto delle possibilità incompatibilità con gli altri piani dei nostri vicini geografici. Ora però per evitare multe e altre conseguenze negative l'Italia si è impegnata a risolvere i contenziosi entro la fine dell'anno. Da qui l'urgenza nell'individuare tutte le soluzioni possibili, tra riassegnamenti, indennizzi per gli editori che avevano già investito nel digitale televisivo e cordate tra editori stessi per l'uso condiviso dei multiplex: strumento che forse offrirebbe una buona via d'uscita ma è sempre stato visto con poco entusiasmo dagli editori stessi. Anche tenendo conto delle varie "pezze" da cucire sulla coperta troppo stretta, conclude Newslinet, resterebbero ancora il 40-50% di editori (tra coloro che sono interessati alle "incompatibilità radioelettriche internazionali") a cui dare in qualche modo soddisfazione.
La possibile scomparsa di tre blocchi - il 6, 7 e 11 - dallo spettro di risorse di cui la radio digitale potrà disporre in futuro, equivale in pratica alla fine del progetto del DAB così come era stato concepito qualche anno fa da Agcom. Senza quelle frequenze il DAB non potrà rappresentare la possibile evoluzione al digitale per l'insieme della nostra industria radiofonica, pubblica e privata. Non ci sarebbe abbastanza spazio per tutti. Questo potrebbe esacerbare le posizioni degli editori più scettici nei confronti di questa tecnologia e qualora a livello europeo si dovesse concordare un passaggio obbligato dalla radio analogica a quella digitale (attraverso lo spegnimento totale o parziale dell'FM), si scatenerebbe un autentico caos e lieviterebbero i costi degli inevitabili indennizzi da riconoscere a chi ha investito per anni in una radiofonia ormai "antiquata". 
Insomma un gran bel pasticcio, reso ancora più sgradevole quando pensiamo che nel momento stesso in cui era stata fissata l'asta per l'attribuzione degli "scarti" del DTT, queste risorse erano comunque destinate al mondo televisivo (anche se un solo editore aveva poi effettivamente partecipato). La verità è che tanto per cambiare non c'è mai stata la volontà di pianificare un corretto e moderno assetto radiofonico e tutto, come sempre, è stato lasciato all'italica improvvisazione.

07 settembre 2014

"Gabbia per elefanti" addio, smantellata a San Diego l'antenna puntata sulla Guerra fredda

Un altro simbolo, ben visibile, della Guerra fredda verrà rimosso per sempre dal panorama di San Diego nelle prossime settimane, quando esplosivi e ruspe raderanno al suolo l'enorme complesso dell'antenna "Wullenwever" (da un design sviluppato dalla marina del Terzo Reich da un ingegnere radiofonico, Hans Rindfleisch), altrimenti nota con il suo designatore ufficiale AN/FLR-9, che da decenni si erge sulla spiaggia di Silver Strand a Coronado. Le antenne di questo tipo consistevano in un anello di circa 500 metri di diametro di tralicci alti parecchie decine di metri e servivano per determinare con grande precisione la direzione da cui provenivano i segnali in HF. 
Anche l'Italia aveva avuto il privilegio di ospitare una di queste antenne, che i Californiani  del sud, con la loro tipica non-chalance hanno ribattezzato "gabbia per elefanti". La nostra gabbia si trovava nella base aerea di San Vito dei Normanni, vicino a Brindisi, e ancora oggi Google Maps rivela il grande cerchio costituito dalle basi dei tralicci, abbattuti 12 anni fa.


Come scrive l'Union Tribune di San Diego, questo e altri impianti costituivano un network, che a un certo punto si estendeva anche in Alaska, Giappone, Hawaii, Regno Unito, Germania e in alcune località costiere americane, destinato a sorvegliare le comunicazioni del "nemico" (e forse anche degli alleati se è vero che il gruppo di sorveglianza elettronica basato anche a San Vito eseguiva anche missioni per conto della NSA). Sembra che a scopi conservativi, la gabbia per elefanti californiana non sarà distrutta completamente. Verranno tenuti in piedi alcuni tralicci e una piccola parte di cavi, a futura memoria di una guerra che, drammaticamente, non sembra affatto appartenere al passato.

L'antenna di San Vito, ormai smantellata
E quella di San Diego, prossima all'abbattimento


Stazioni AM: i DXer europei chiedono il ritorno dei 1350 kHz, paradiso perduto dell'ascolto.

[For non-Italian speakers. This post refers to "Radio AM 1" an unofficial Italian station operating in the MW band and its recent decision to move from 1386 to 1350 kHz. Unfortunately, the latter frequency overlaps with an American continent channel producing exceptional DX catches here in Europe as of lately, mainly due to a powerful French transmitter switching off completely. Now this frequency appears once again to be substantially blocked and the admittedly small MW-DX community is not happy. Protests have begun circulating in specialized mailing lists, and people wonder why Radio AM 1 cannot simply switch back to 1386 kHz or other, not overlapping frequencies.
AM 1 belongs to a relatively small group of Italian stations which have lately started testing in a band only the Italian public broadcaster RAI was licensed to use. One cannot really define these stations as "pirate" station, however. While commercial broadcasts on mediumwaves are not expressly prohibited, this band is simply not regulated beyond RAI and its signal distribution plans within a formal agreement with the Italian government. A number of "private" operators are on the other hand maintaining that they are indeed entitled to stay in this band, either due to a temporary authorization, or as past owners of an AM or FM license. The first wave of these operators, two years ago or so, prompted a first reaction from the regulating authority. Reportedly, they were all located and identified, and many of them received an official letter asking them to stop or incur in fines and further sanctions.]

Vorrei fare un vero e proprio appello agli operatori dell'emittente in onde medie che si identifica da  "AM 1" e trasmette presumibilmente dall'alto milanese. La recente decisione della stazione di spostarsi su 1350 kHZ - dai 1386 sinora occupati - ha creato forte scontento tra gli hobbysti italiani e europei che danno la caccia ai segnali radio lontani proprio sulle frequenze delle onde medie. Ecco qualche esempio dei messaggi apparsi su una mailing list specializzata nelle notizie che riguardano l'ascolto di stazioni difficili su questa affascinante - propagativamente parlando - banda:

1350 had a strong Euro station (Italy ???) playing disco music at this time (S. Regno Unito) 
1350 Am 1 from Italy (ex 1386Khz) (Franck, Francia)
Alas! they are occupiyng one of the best dx channels, blame on them, who cares of their disco music? (V. Italia) 
Thanks V! (C. Austria) 
Yes occupiyng a best channel DX!: I hope 1350 italy station translate trasmit on 1323 khz, now this frequency is "free" because Radio Base 101 from Padova ITALY closed TX about some months. (L. Italia) 
Yes, I agree this is a terrible situation: possibly the best DX channel ever on MW occupied by an Italian pirate. Even moving to 1323 I think is a bad idea. These are non-licensed stations and should not use MW. SW is almost empty.Can't we all send them mails and ask to move to SW? It won't help, I am afraid, but a DX protest could maybe change their mind. At least one DXer is involved in this pirate radio stations, so he should know better (M. Olanda) 
Can someone send me their email address so I can protest? (B. Regno Unito) 
If a person operates a pirate station against the law, I very much doubt he would be influenced by protest letters from an audience whom he is not targeting! I would suggest that protest letters are better addressed to the appropriate licensing authority (AGCOM I think). Perhaps L. can help with an address? (A. Scozia)
Yes, it is a pity […] an author of the “Studio DX” programme, perhaps a DXer himself, is blocking this very good DX channel. Because he wrote “we are testing on 1350kHz”, I think that he is one of those who stay behind this Italian pirate station. (Karel, Cechia).


AM 1 trasmette contenuti essenzialmente musicali "disco" (che non rientra tra i miei gusti ma questo è un discorso a parte). A parte il relay del programma StudioDX e qualche altra ritrasmissione rievocativa degli anni ruggenti delle nostre radio private, o di una Web radio jazzistica. È tutto molto bello e simpatico, ma c'è un problema: in Europa i 1350 kHz coincidono con un canale assegnato anche al continente americano. Quando questa frequenza è stata abbandonata, un paio d'anni fa, da una stazione del sud della Francia rivolta alla comunità araba d'oltralpe, i 1350 sono diventati una miniera di deboli segnali provenienti dal Nord come dal Sud America, molti dei quali ascoltabili per la prima volta da sempre. L'equivalente di una riserva faunistica protetta. Per noi italiani è diventato possibile ascoltare anche qualche emittente "LPAM - low power AM" dal Regno Unito. In questi giorni, purtroppo, la festa sembra finita.
La situazione è davvero infelice perché se da un lato si inserisce nel positivo fenomeno revival italiano nei confronti di una porzione di frequenze ormai considerata "acqua morta" persino dalla Rai (finora unica titolare del diritto a trasmettere in onde medie), dall'altro AM 1 vanta tra i suoi supporter e contatti stretti molte persone che sanno perfettamente che cosa voglia dire "hobby del radioascolto". Anche se in Italia gli appassionati che si sforzano di ascoltare qualcosa in onde medie (tecnicamente più complesse, perché richiedono antenne riceventi più complicate e  una conoscenza più approfondita dei meccanismi della propagazione ionosferica, oltre a risultare spesso poco "intelligibili" a causa delle interferenze e della estrema debolezza dei segnali) sono poco numerosi, andare a occupare proprio i 1350 kHz, magari con una trasmissione di notizie sull'hobby del DX, è oggettivamente poco simpatico. Si capisce perfettamente che il vuoto che regna su questa frequenza possa invogliare gli operatori di AM 1 a occupare lo spazio, ma non si capisce bene, visto che comunque il target è italiano e semilocale, non si possa continuare a servirsi di un canale europeo, i 1386 kHz, che oltre a essere comunque relativamente libero, non si sovrappone direttamente con una frequenza canalizzata non ogni 9 kHz come in Europa, bensì ogni 10.
I miei colleghi DXer esprimono anche molte perplessità sulla natura di  emittenti che in questi anni sono rimaste in un limbo di "ufficiosità" per non dire (e questo è un male, dal mio punto di vista, perché ritengo che queste stazioni abbiano tutto il diritto di chiedere una autorizzazione ufficiale) di illegalità. Il ritorno sulle onde medie di questi impianti è guarda caso legato al progressivo spegnimento dei trasmettitori Rai che operavano fino a relativamente pochi anni fa. È noto che sul mercato surplus sono comparse molte apparecchiature in ottimo stato. Sebbene trasmettere su queste frequenze non sia mai un fatto banale perché necessitano di "impianti aerei", di antenne, accuratamente progettate e di dimensioni abbastanza cospicue, le difficltà non hanno impedito ad alcuni intrepidi "broadcaster fai da te", di lanciare diverse iniziative, molte delle quali concentrate nel nostro nord-est, tra Lombardia, Veneto e Emilia (ma c'è stata anche Roma).
Qualche tempo dopo questa prima ondata di emittenti, sembra che sia arrivata una stretta da parte delle autorità, che hanno provveduto a inviare lettere di avvertimento, invitando tutti a non servirsi di frequenze che in Italia sono sempre stati monopolistiche e che tuttora, pur non essendo espressamente "proibite", sono considerate off limits per le imprese editoriali radiofoniche commerciali o comunitarie. A quanto so, in  due o tre casi i nuovi broadcaster delle onde medie potevano vantare l'equivalente di una licenza a trasmettere, si presumeva in base alla titolarietà di una licenza in FM. Io non sono un legale ma sulla vicenda mi sembra che ancora non sia stata fatta completa chiarezza. 
Ripeto: sono il primo a ritenere che in Italia debba essere dato spazio a licenze a carattere no profit o anche commerciale per impianti locali a bassa potenza anche sulle onde medie, ma qui stiamo parlando di iniziative che a bene che vada possono essere definite ufficiose, se non pirata. Tant'è vero che intorno a AM 1 un velo neanche troppo leggero di discrezione c'é: esplicitamente non si sa chi siano i titolari, non è possibile accedere, almeno su Internet, a una documentazione precisa, non si conosce il luogo in cui sono ubicati gli impianti. I DXer che osservano sconsolati i forti segnali che AM 1 riesce a produrre di notte anche in Olanda o nel Regno Unito sono un piccolo club di arzilli vecchietti (praticamente nessuno di loro ha meno di 55 anni), del tutto privi di potere sanzionatorio. Trattandosi di una situazione italiana, non esiste neppure uno sportello reclami né oltretutto in gioco c'è alcun interesse di tipo economico: nessuno darebbe mai retta alle eventuali proteste. 
AM 1 trasmette in nome della stessa, identica passione che anima gli arzilli vecchietti quando con la cuffia in testa (e il ricevitore software defined radio sul monito del computer) ascoltano beati l'identificazione di una emittente dell'Ecuador, o della Florida. È davvero triste farsi guerra su per risorse che sono di gran lunga più limitate per chi riceve, non per chi trasmette, e tutto in nome "dell'amore per la radio". Se la amate davvero, lasciate che su questo canale, in Italia e in Europa, possano restare solo gli elusivi segnali che arrivano da molto lontano per i capricci della propagazione ionosferica. 

La principessa spia che trasmetteva in Morse dalla Parigi occupata

Martedì PBS manderà in onda una docufiction dedicata alla figura di Noor Inayat Khan, la figlia di un notabile indiano musulmano che partecipò alle operazioni SOE dello spionaggio britannico durante la Seconda Guerra mondiale. Tra il 1943 e il 1944, gli anni cruciali in Europa, Noor era dislocata a Parigi e aveva il compito di raccogliere e ritrasmettere via radio le informazioni prodotte dalla rete spionistica britannica e le richieste della resistenza. Sfuggì una prima volta alla cattura quando l'intera rete venne tradita dai doppiogiochisti e annientata, ma alla fine venne arrestata anche lei, torturata e deportata a Dachau, dove fu uccisa. Di "Enemy of the Reich", questo il titolo del film, si parla in questa intervista della NPR al produttore esecutivo, Alex Kronemer. Questa invece è la pagina ufficiale di questa interessante produzione della Unity.



Alla coraggiosa radio-operatrice e ad altre agenti del SOE si ispira il racconto di Elizabet Wein, "Nome in codice Verity", recentemente tradotto da Giulia Bertoldo per Rizzoli (a proposito, so che è già impegnata con un nuovo lavoro, quello di una stella nascente della letteratura young adult mondiale). Qualche anno fa, la scrittrice e storica indiana Shrabani Basu ha scritto su Noor, una biografia, "Spy Princess". Ma di lei si è occupato anche Jason Porath, un illustratore della DreamWorks che su Tumblr cura uno stranissimo blog-fumetto dedicato alle Principesse reiette. NPR ha intervistato anche lui a proposito degli strani personaggi femminili che ogni settimana vengono presentati attraverso una tavola. Come vedete nel disegno di Parath, Noor è raffigurata mentre trasmette i suoi messaggi, forse con un apparato portatile "Paraset" in dotazione allo spionaggio inglese.


04 settembre 2014

Radioplayer, tutte le radio UK in streaming: un ponte tra due modalità di fruizione



Bellissima l'intervista che trovate su JacobsMedia a Michael Hill, managing director di UK Radioplayer ltd, una società no profit formata da un consorzio di tutti i broadcaster britannici, pubblico e privato. L'obiettivo di Radioplayer è quello di favorire l'ascolto dei contenuti della radio "tradizionale" offrendo la possibilità di accedere  in streaming, da un unico sito Web, a tutte le stazioni britanniche. Lanciata nel 2011 oggi la piattaforma permette di ascoltare oltre 400 radio. Quali differenze ci sono rispetto ad aggregatori come TuneIn e similari? A parte la specializzazione che porta a una grande abbondanza di canali il punto di forza di Radioplayer sta soprattutto nelle sue app, che sfruttano molto bene le capacità degli smartphone e dei tablet attraverso una interfaccia incredibilmente efficace.
Sto provando la app per il sistema iOS e devo dire che la facilità di raggiungere i contenuti e scoprire nuove stazioni e persino nuovi programmi è straordinaria. Alcuni aggregatori (penso per esempio a Pure Connect) offrono la possibilità di esplorare anche i podcast dei programmi di tutto il mondo. Radioplayer presenta solo i programmi del Regno Unito ma la semplicità è unica. Basta consultare una delle categorie proposte, scegliere la trasmissione e salvarla tra i podcast preferiti. Automagicamente, ogni titolo salvato permette di accedere ai podcast in archivio. Una sezione raccomandazioni suggerisce i contenuti in base alle preferenze espresse attraverso i like agli artisti dati su Facebook. Insomma, una app da studiare e imitare. 
L'unico "difetto" se così si può dire, è che UK Radioplayer è disponibile (per iOS) solo sullo store della Gran Bretagna. Ma essendo gratuita l'applicazione può essere scaricata con relativa facilità. Basta entrare nell'Apple Store senza identificativi e chiedere di andare alla versione britannica. Una volta individuata UK Player si sceglie di installare la applicazione. Alla richiesta della Apple ID si clicca sul pulsante per la creazione di un nuovo identificativo e si procede a scegliere la password (dovete utilizzare una mail diversa da quella usata per eventuali altre Apple ID e anche una diversa mail "di soccorso"). Quando è il momento di pagare si deve selezionare l'opzione "NONE" al posto delle solite icone delle carte di credito e inserire un indirizzo contabile inglese (basta googlare sul sito di una qualsiasi società britannica che fornisca l'indirizzo postale). 
In Italia ci si lamenta per la scarsa attenzione che i giovani rivolgono alle stazioni radio via etere e al crescente disinteresse nei confronti di questo medium. Questo è un ottimo esempio di come è possibile far leva su una nuova modalità di fruizione per veicolare contenuti più tradizionali. Tanto per aggiungere un dettaglio, Radioplayer dispone di una "modalità auto" che visualizza sullo schermo di iPhone solo le prime quattro icone della lista delle stazioni preferite, per non interferire troppo con la guida. Un modo a mio parere molto efficace per cercare di avvicinare due mondi che in certe fasce di pubblico stanno sempre più divergendo.

02 settembre 2014

A 10 anni dallo switchoff dell'FM, la Svizzera è il laboratorio della radio digitale


Ormai la Svizzera è diventata ufficialmente il laboratorio mondiale della radio digitale DAB+, superando non solo sul piano tecnologico il caso britannico (tuttora fermo al vetusto DAB/Musicam) bensì su quello della pianificazione. Tra soli dieci anni, nel 2024, la Svizzera prevede infatti di trasportare tutta la radiofonia sul digitale, chiudendo le attuali infrastrutture FM. Uno studio tedesco appena pubblicato da mediareports Prognos e dedicato alle prospettive della radio digitale nell'Europa di lingua e cultura tedesca, dice che che su tre nazioni solo la Svizzera è "in linea" con l'unica possibile strategia di successo del DAB: lo switchoff dell'analogico. Soprattutto in Germania, sostiene lo studio, la semplice verità è che il successo del DAB+ dipende dal "sacrificio" della vecchia FM, e che solo una precisa calenderizzazione dello switchoff può portare a una affermazione del DAB+.


A Zurigo in questi giorni, dopo Ginevra poco prima dell'estate, è entrato nella fase operativa il progetto di radio digitale della società Digris, che il regolatore Ufcom aveva autorizzato un anno fa, avviando il piano di sviluppo del cosiddetto quarto "layer" di emittenti DAB+ (in Svizzera ciascuna area linguistica dispone già di un certo numero di reti DAB+ per accogliere i canali pubblici, la nuova offerta digitale e i vari canali delle radio commerciali, solo in Ticino al momento esiste un solo layer, mentre nelle aree tedesca e francese ne sono entrati in funzione già, rispettivamente tre e due). Grazie alle piattaforme software aperte, Digris può realizzare il suo quarto layer con una barriera di accesso, per gli operatori di contenuto, molto bassa. A differenza dei primi tre layer, la rete è infatti concepita non su scala regionale o subregionale, ma locale: gli impianti gestiti da Digris insistono sulle aree urbane e i multiplex vengono gestiti in modo molto dinamico, offrendo anche alle Webradio la possibilità di andare finalmente on air. Non a caso Digris parla di "isole digitali" DAB+.  Da noi e altrove sarebbe una rivoluzione, in Svizzera è già una realtà. Nella città di Calvino il multiplex Digris è entrato in funzione a fine maggio sul blocco 10D, mentre a Zurigo la recente inaugurazione è avvenuta sul 9A.

Il calendario Digris prevede l'attivazione di isole digitali anche in Canton Ticino, partendo da marzo prossimo a Lugano, seguita da Bellinzona, Chiasso e Locarno nel 2016. Potrebbe quindi avvenire che già l'edizione 2015 del Gwenstival, il festival musical-letterario della Webradio ticinese Radio Gwen, possa essere ascoltato su una frequenza temporanea DAB. Tutto quello che so è che il festival edizione 2014, la quinta di questa manifestazione, previsto dal 6 al 12 ottobre, avrà anche questa volta le sue frequenze FM speciali, non più solo a Chiasso e Lugano ma anche a Locarno. Ancora queste frequenze non si conoscono ma dovrebbero permettere alla Webradio di essere ascoltata on air per un mese. Come anteprima del festival, che prevede la presenza di 21 gruppi musicali, la messa in onda di 43 programmi radiofonici e 105 contributi di ogni genere, Radio Gwen annuncia poi la ripresa del fortunato Open FM Lab, un workshop che si terrà domenica 28 settembre (solo 20 posti a 25 franchi) e che consentirà ai partecipanti di assemblarsi una radio (analogica) personalizzata grazie alla collaborazione dei designer della scuola superiore SUPSI e dei suoi laboratori di stampa 3D. L'obiettivo dell'Open FM Radio Lab II è ancora più ambizioso: costruire un radio-drone capace di volare.

"L’Open FM Radio Lab è un workshop su come personalizzare dei ricevitori radio elettronici analogici attraverso tecniche di fabbricazione digitale e strumenti elettronici fai da te.
I visitatori del festival costruiscono la parte elettronica del kit OPEN FM RADIO combinando e saldando i componenti e seguendo le istruzioni degli insegnanti.
I visitatori personalizzano la forma e gli elementi fisici di interfaccia della Radio manipolando i file CAD che sono rilasciati in open source in rete.
Producono le parti fisiche della radio attraverso stampanti 3D in open source o componenti pre-assemblati tagliati al laser (in collaborazione con Serena Cangiano - USI/SUPSI - Laboratory of Visual culture - Lugano)"