Visualizzazione post con etichetta Gran Bretagna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gran Bretagna. Mostra tutti i post

07 settembre 2014

La principessa spia che trasmetteva in Morse dalla Parigi occupata

Martedì PBS manderà in onda una docufiction dedicata alla figura di Noor Inayat Khan, la figlia di un notabile indiano musulmano che partecipò alle operazioni SOE dello spionaggio britannico durante la Seconda Guerra mondiale. Tra il 1943 e il 1944, gli anni cruciali in Europa, Noor era dislocata a Parigi e aveva il compito di raccogliere e ritrasmettere via radio le informazioni prodotte dalla rete spionistica britannica e le richieste della resistenza. Sfuggì una prima volta alla cattura quando l'intera rete venne tradita dai doppiogiochisti e annientata, ma alla fine venne arrestata anche lei, torturata e deportata a Dachau, dove fu uccisa. Di "Enemy of the Reich", questo il titolo del film, si parla in questa intervista della NPR al produttore esecutivo, Alex Kronemer. Questa invece è la pagina ufficiale di questa interessante produzione della Unity.



Alla coraggiosa radio-operatrice e ad altre agenti del SOE si ispira il racconto di Elizabet Wein, "Nome in codice Verity", recentemente tradotto da Giulia Bertoldo per Rizzoli (a proposito, so che è già impegnata con un nuovo lavoro, quello di una stella nascente della letteratura young adult mondiale). Qualche anno fa, la scrittrice e storica indiana Shrabani Basu ha scritto su Noor, una biografia, "Spy Princess". Ma di lei si è occupato anche Jason Porath, un illustratore della DreamWorks che su Tumblr cura uno stranissimo blog-fumetto dedicato alle Principesse reiette. NPR ha intervistato anche lui a proposito degli strani personaggi femminili che ogni settimana vengono presentati attraverso una tavola. Come vedete nel disegno di Parath, Noor è raffigurata mentre trasmette i suoi messaggi, forse con un apparato portatile "Paraset" in dotazione allo spionaggio inglese.


04 settembre 2014

Radioplayer, tutte le radio UK in streaming: un ponte tra due modalità di fruizione



Bellissima l'intervista che trovate su JacobsMedia a Michael Hill, managing director di UK Radioplayer ltd, una società no profit formata da un consorzio di tutti i broadcaster britannici, pubblico e privato. L'obiettivo di Radioplayer è quello di favorire l'ascolto dei contenuti della radio "tradizionale" offrendo la possibilità di accedere  in streaming, da un unico sito Web, a tutte le stazioni britanniche. Lanciata nel 2011 oggi la piattaforma permette di ascoltare oltre 400 radio. Quali differenze ci sono rispetto ad aggregatori come TuneIn e similari? A parte la specializzazione che porta a una grande abbondanza di canali il punto di forza di Radioplayer sta soprattutto nelle sue app, che sfruttano molto bene le capacità degli smartphone e dei tablet attraverso una interfaccia incredibilmente efficace.
Sto provando la app per il sistema iOS e devo dire che la facilità di raggiungere i contenuti e scoprire nuove stazioni e persino nuovi programmi è straordinaria. Alcuni aggregatori (penso per esempio a Pure Connect) offrono la possibilità di esplorare anche i podcast dei programmi di tutto il mondo. Radioplayer presenta solo i programmi del Regno Unito ma la semplicità è unica. Basta consultare una delle categorie proposte, scegliere la trasmissione e salvarla tra i podcast preferiti. Automagicamente, ogni titolo salvato permette di accedere ai podcast in archivio. Una sezione raccomandazioni suggerisce i contenuti in base alle preferenze espresse attraverso i like agli artisti dati su Facebook. Insomma, una app da studiare e imitare. 
L'unico "difetto" se così si può dire, è che UK Radioplayer è disponibile (per iOS) solo sullo store della Gran Bretagna. Ma essendo gratuita l'applicazione può essere scaricata con relativa facilità. Basta entrare nell'Apple Store senza identificativi e chiedere di andare alla versione britannica. Una volta individuata UK Player si sceglie di installare la applicazione. Alla richiesta della Apple ID si clicca sul pulsante per la creazione di un nuovo identificativo e si procede a scegliere la password (dovete utilizzare una mail diversa da quella usata per eventuali altre Apple ID e anche una diversa mail "di soccorso"). Quando è il momento di pagare si deve selezionare l'opzione "NONE" al posto delle solite icone delle carte di credito e inserire un indirizzo contabile inglese (basta googlare sul sito di una qualsiasi società britannica che fornisca l'indirizzo postale). 
In Italia ci si lamenta per la scarsa attenzione che i giovani rivolgono alle stazioni radio via etere e al crescente disinteresse nei confronti di questo medium. Questo è un ottimo esempio di come è possibile far leva su una nuova modalità di fruizione per veicolare contenuti più tradizionali. Tanto per aggiungere un dettaglio, Radioplayer dispone di una "modalità auto" che visualizza sullo schermo di iPhone solo le prime quattro icone della lista delle stazioni preferite, per non interferire troppo con la guida. Un modo a mio parere molto efficace per cercare di avvicinare due mondi che in certe fasce di pubblico stanno sempre più divergendo.

20 dicembre 2013

La Gran Bretagna frena sul passaggio alla radio digitale. E in Svizzera i privati si litigano.

«Non giocheremo d'anticipo sugli ascoltatori.» Secondo John Plunkett, autorevole osservatore del settore multimediale per conto del Guardian, è questo il principio che il ministro delle comunicazioni britannico Ed Vaizey ha reso esplicito qualche giorno fa in Parlamento, durante il dibattito riguardante le decisioni sulla possibile data di spegnimento delle frequenze analogiche utilizzate dai network radiofonici del Regno Unito. La legge Digital Britain aveva fissato una data abbastanza prossima per il cosiddetto "switchover", il passaggio dalla modulazione di frequenza alla radio digitale DAB, ponendo però alcune condizioni preliminari sulle percentuali minime dell'ascolto in digitale. Queste condizioni non si sono ancora verificate, il DAB non è abbastanza diffuso in Gran Bretagna e soprattutto aumentano le pressioni da parte dei parlamentari che sostengono la causa delle emittenti locali, per le quali il DAB potrebbe essere troppo costoso e non abbastanza capillare. Il ministro si è però detto convinto che il futuro della radio sia digitale e ha annunciato piani per l'ulteriore sviluppo dell'infrastruttura e dell'offerta.
Un'altra nazione europea che al momento rappresenta una delle frontiere più avanzate per quanto concerne la diffusione della radio digitale è la Svizzera, ma anche da qui arrivano segni apparentemente contraddittori. Un forte endorsement pro-DAB+ viene da Dani Büchi, "chef" (come si dice in tedesco) di Energy Gruppe, l'editore di Radio Energy di Basel, Berna e Zurigo, il quale nel presentare la nuova stazione solo DAB+ Landlieberadio (presto verrà annunciato anche il nome di un'altra stazione ultra-giovanile) ha dichiarato ai giornalisti che a partire dal 2019, data della naturale scadenza delle vecchie concessioni alle radio private elvetiche, Energy e le altre emittenti abbandoneranno l'FM.
Ma per un Büchi intenzionato a dichiarare guerra all'FM analogica, un altro imprenditore della radio, il cui peso storico si estende fino ai nostri confini, ha reso pubblica la sua delusione nei confronti del DAB. Roger Schawinski - il visionario che nella seconda metà degli anni '70, approfittò dell'improvvisa liberalizzazione dell'etere italiano per costruire nel nostro paese un ripetitore ad alta quota in grado di coprire la città di Zurigo con Radio 24 - ha dichiarato che la sua Radio 1 [Radio Eins] smetterà di utilizzare le frequenze digitali. «Il DAB è troppo caro e troppo poco diffuso - avrebbe dichiarato, la percentuale tra chi ascolta è inferiore al 5%.» 

16 aprile 2009

Digital Britain: 50 radio locali a rischio chiusura

Un generale allentamento delle regole e soprattutto un approccio molto diverso, che invece di cercare di imporre il localismo dall’alto parta dal basso cercando di misurare il gradimento del pubblico nei confronti dell’emittenza locale. Che però deve essere tenuta a trasmettere molti più notiziari di interesse ristretto all’area di copertura. Questo, a grandi linee, insieme a una maggiore spinta verso la digitalizzazione delle infrastrutture per le stazioni regionali e nazionali, è lo scenario consulenziale che emerge dallo studio appena presentato davanti alla commissione Digital Britain da John Myers. L’ex responsabile del gruppo GMG, uno dei protagonisti del settore della radio commerciale in Gran Bretagna, era stato incaricato a febbraio di stilare una accurata analisi sulle prospettive per l’emittenza locale. Le sue conclusioni sono molto pessimistiche. Nelle attuali situazione di contrazione dei ricavi pubblicitari (revenues che scenderanno sotto il mezzo miliardo di sterline per la prima volta dopo dieci anni), almeno 50 stazioni locali britanniche rischiano la chiusura da qui a due anni. Myers si è focalizzato sulle radio attive nei bacini di ascolto con meno di 700 mila abitanti, una condizione al contorno che circoscrive il suo campo di indagine a circa 200 stazioni in FM e AM.
Da questa analisi emerge appunto una serie di considerazioni sui cambiamenti che il regolatore OFCOM deve mettere in atto nel dominio delle attuali regole sul localismo, oggi riassumibile in una serie di norme riguardanti le ore di programmazione, la proprietà e i potenziali di audience. Tutte regole troppo vecchie, secondo Myers che si dice tuttavia convinto della validità della formula locale nell'emittenza radiofoncia. L'esperto avverte tuttavia anche l’urgenza del percorso di digitalizzazione per le emittenti pubbliche e per quelle commerciali a copertura più estesa. I costi di questa transizione, afferma Myers, dovranno pesare soprattutto sulla BBC che dovrà farsi carico del grosso della gestione dell’aspetto finanziario.
Per scaricare i documenti PDF con lo studio rilasciato da John Myers cliccare qui sul sito del commissione ministeriale. Questa invece è la notizia proposta oggi dal Guardian:

'More than 50 local radio stations could close without regulatory shakeup'

John Plunkett
Thursday 16 April 2009

John Myers's government-commissioned study finds local commercial radio facing 'death by a thousand cuts'

A government-commissioned review of local commercial radio has today warned that more than 50 stations around the country could be forced out of business without a radical overhaul of the way the sector is regulated.
The review's author, former GMG Radio chief executive John Myers, said urgent action was needed if local radio is not to face "death by a thousand cuts". Myers added that existing rules regarding music policy, local programming and the precise location of a station's studios should be ditched in favour of a new "local impact test". He said localness remained key to small stations' success, but added that regulation should move away from "outdated" and "pedantic" box-ticking to focus on output rather than input.
However, even with urgent regulatory and government assistance he warned that there was a "real possibility" of at least 50 local stations closing down during the next two years.
With UK radio advertising revenue in steep decline and anticipated to fall below £500m in 2009 for the first time in a decade, Myers warned that the threat was "perilous" for an industry facing the "very worst of times".
"Now is not the time for 'baby steps' or for weakness of commitment. Instead the radio industry as a whole must be bold, as I believe this might be one of the last opportunities it will be offered to carve out a long-term, profitable and successful future," Myers said in the report, published today. "I firmly believe that the 'localness' of local radio will continue to be the key to its success. If local radio were to 'de-localise' its broadcast content, it would simply fade into a sea of similar radio stations that offer no particular USP to their audiences," he added.
(continua)


20 agosto 2008

La notte in cui Grace morì per salvare la radio

Un'altra chicca storica rivelata dalla newsletter Tune into Yesterday riguarda paradossalmente il discorso della guerra di sopravvivenza che la radio sembra essere destinata a combattere per non soccombere davanti agli altri mezzi dell'era digitale.
Negli anni 50, come racconta questo gustoso articolo del Daily Telegraph uscito lo scorso maggio, la BBC iniziava a trasmettere una soap opera radiofonica molto popolare, The Archers. Scrivo "iniziava" perché quasi 60 anni dopo (la prima puntata andò in onda il primo gennaio 1951) The Archers è ancora uno dei programmi di punta di BBC Radio 4 e se non volete perdervi una puntata dell'infinita saga delle famiglie che abitano nell'immaginaria e campestre Ambridge potete abbonarvi al suo podcast nel vostro formato preferito.
Nel 1955 The Archers teneva ancora incollati gli ascoltatori britannici all'altoparlante, ma era in arrivo una seria minaccia alla sua popolarità. Per quell'anno era infatti previsto il debutto di ITV, il primo canale televisivo commerciale del Regno Unito. Gli autori della serie radiofonica erano molto preoccupati e decisero di forzare un po' la mano sul plot per cercare di distogliere l'attenzione del pubblico dall'esordio di ITV (22 settembre 1955). In gran segreto - un segreto che ha resistito per 53 anni fino alla scoperta del memo fatto circolare dal "controller" del canale radiofonico che allora diffondeva la soap - fu presa la decisione di uccidere uno dei personaggi più amati, Grace, giovane moglie di Phil, il figlio del capostipite Dan Archer. La sera in cui Grace perì tragicamente nell'incendio delle stalle della sua fattoria, The Archers fece 8 milioni di ascoltatori, per due giorni il centralino della Beeb fu bombardato dalle proteste dei fan dal cuore infranto. Di ITV si parlò assai meno e The Archers continua bellamente a trasmettere. A dimostrazione che un contenuto valido può resistere, con qualche piccolo artifizio narrativo, anche alla naturale obsolescenza del contenitore.
BBC killed Grace Archer to ruin ITV launch

By Nicole Martin, Digital and Media Correspondent 18 Apr 2008

A secret memo giving the details of how the BBC plotted to spoil the launch of ITV in 1955 by killing off a leading character in The Archers has been disclosed for the first time.
Documents in the BBC archives reveal that a senior executive suggested manipulating the storyline of the radio soap opera to grab the headlines from the launch of the commercial broadcaster.
In a memo marked strictly confidential, H Rooney Pelletier, the then the controller of the network on which The Archers was broadcast, wrote: "The more I think about it, the more I believe that a death of a violent kind in The Archers, timed, if possible, to diminish interest in the opening of commercial television in London, is a good idea.
"It's one that I will almost certainly have to refer for policy guidance to higher quarters."
In the event, his devious plan went ahead and Grace Archer, the glamourous, young wife of Phil, was killed in a fire on the opening night of ITV.
The episode pulled in eight million listeners, made front page news the next morning and led to the BBC switchboard being jammed for 48 hours by heartbroken listeners.
Tony Shryane, the original producer of The Archers, admitted before he died in 2003 that Grace's death was part of a deliberate ploy to upstage the launch of ITV.
Shryane, who produced 7,000 episodes of the series from 1951 to 1979, said: "It was definitely done to overshadow their opening night - and it worked.
"With the coming of commercial television we wanted something that would take that impact away. It was my idea to kill her off."
Another file in the BBC archives contains a copy of a guide which the BBC produced for people who were thinking about emigrating to the UK from the West Indies in The booklet, entitled Going to Britain, set out what people could expect on their first trip to the UK.
In one chapter about the climate, it warns them about England's harsh weather.
"It's wise for you to remember that England is a cold country, that it is way up north, colder than anything you have ever felt," the guide says.
"In winter all the water outside freezes, that is, turns to ice. Everybody's shivering, though protected with warm sweaters, leather gloves, woollen coats and thick-soled shoes.
"Are you prepared for this type of cold climate, with its icy winds, its sleet and snow?"

05 giugno 2008

Planet Rock si salva, RockFM no

C'erano diversi punti in comune tra Planet Rock, stazione radio DAB britannica e RockFM, stazione FM milanese. Innanzitutto la musica rock. Per entrambe, poi, era stata annunciata la chiusura. Ma una differenza c'è, e grossa. Rock FM, in effetti, ha chiuso i battenti malgrado le proteste rivolte alla proprietà il gruppo Mondadori (cioè in un certo senso il governo italiano). Planet Rock invece si è salvata e continuerà a trasmettere.
Il canale rock digitale inglese era in predicato di sparire dallo scorso febbraio, quando GCap annunciò il suo disinvestimento dal DAB della rete Digital One, con cessione delle sue quote ad Arqiva, proprietaria degli impianti di trasmissione. Con l'occasione GCap aveva fatto sapere che due canali, quelli dedicati al jazz e al rock, sarebbero stati eliminati.
Invece all'ultimo minuto è apparso un white rider, un cavaliere bianco salvatore. Il cavaliere veste i panni di Malcolm Bluemel, imprenditore e grande appassionato di rock e radiofonia. Bluemel, che oggi gestisce una società di servizi consolari e visti per passaporto, ha 55 anni e sta cercando di organizzare per agosto una "reunion" dei DJ di Radio Luxembourg. "Quando Harold Wilsono annunciò che avrebbe fatto chiudere le stazioni pirata, sono stato il primo a scendere in piazza," ha dichiarato riferendosi ai sequestri che hanno falcidiato le stazioni offshore a fine anni Sessanta. L'operazione di cessione è avvenuta a costo nominale, ma Bluemel ha ricevuto supporto e denaro da alcune star del glorioso passato del rock, tra cui Tony Iommi dei Black Sabbath e Ian Anderson dei Jethro Tull. Trovate i particolari sul sito Save Planet Rock. Missione compiuta

03 giugno 2008

Il BBC Trust fa le pulci in tasca ai divi televisivi

Il BBC Trust ha diffuso un dettagliato rapporto sugli stipendi percepiti dagli annunciatori televisivi e radiofonici dell'ente pubblico britannico.
Lo trovate qui.
Review of talent costs

2 June 2008

The BBC Trust commissioned an independent review, conducted by Oliver and Ohlbaum Associates Ltd (O&O), in November 2007 to provide an in-depth examination of the BBC's use of on-air and on-screen talent. This followed press reports about presenters' salaries during the course of 2006 which aroused industry and public concern and led some people to question the BBC's approach to the talent it employs. This debate was still live when the Trust was established as the BBC's governing body in January 2007. It was, and has remained, a topic raised by the public with Trustees during our appearances on radio phone-ins and at public meetings in all parts of the UK.
Semplicemente pazzesco. Un livello di trasparenza che in Italia facciamo fatica a capire. E che non interessa a nessuno.
In Gran Bretagna invece lo scorso anno c'erano state forti polemiche quando davanti alle richieste di pubblicazione dei salari percepiti da presentatori e annunciatori, la BBC aveva risposto che i dati erano troppo sensibili dal punto di vista competitivo per essere divulgati. Il Trust è intervenuto, commissionando uno studio sul costo dei "talenti" utilizzati dall'ente. Il report non fa i singoli nomi, ma esprime cifre e giudizi anche severi. Il Telegraph pubblica diversi articoli sulla questione, da cui emerge che due popolari annunciatori radiofonici, Chris Moyles di Radio 1 e Terry Wogan percepirebbero (si tratta di voci) 630 mila e 800 mila sterline l'anno (mi chiedo quanto guadagnino i nostri DJs, immagino molto meno). Le cifre riguardanti presentatori e anchorperson televisivi, invece appaiono più in linea con le nostre e forse di parecchio inferiori se è vero che solo in 10 casi i salari superano i 2 milioni di sterline (3 milioni di euro)