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16 ottobre 2010

Minoranze linguistiche e radiofonia, il caso russo


Se escludiamo Internet, un medium relativamente nuovo, la radiofonia più ancora che la televisione è lo strumento più formidabile per chi voglia avere coscienza della diversità linguistica che ci caratterizza come esseri umani. Leggevo ieri sul sito di Radio Free Europe/Radio Liberty le cronache dalla Kabardino-Balkaria, repubblica del Nord Caucaso, situata tra l'Ossetia del nord e la repubblica Karachay-Circassa. Anche in quest'area si riscontra un forte grado di ostilità legato all'insorgenza di matrice islamica e dopo gli scontri che nel 2005 hanno dato luogo ad arresti sfociati in un processo ancora in corso, ci sono stati nuovi attacchi da parte dei leader della "jamaat" (assemblea) che hanno raccolto il testimone dei capi arrestati o uccisi nel frattempo.
In questo territorio montagnoso (qui c'è l'Elbrus, il monte più alto d'Europa secondo la maggior parte dei geografi), dove gli abitanti non arrivano al milione di persone, si parlano oltre al russo due lingue minoritarie, il kabardiano e il balkar. Il secondo è una lingua del ceppo turchico. Il primo invece, chiamato anche est-circassico, viene classificato tra le lingue ergativo-accusative, a differenza della nostra che è nominativo-accusativo. Ogni giorno si impara una cosa nuova, nell'infinito labirinto linguistico. Una lingua ergativa tratta in modo diverso il soggetto o meglio l'agente di un verbo transitivo, e il soggetto di un verbo intransitivo. Per l'italiano, anzi il latino, in io leggo un libro e io torno a casa l'io è lo stesso, un nominativo. Agente e soggetto sono uniformati dal caso nominativo e il complemento oggetto del transitivo è un caso "accusativo". Nel kabardiano a essere accumunati sono il soggetto di un verbo intransitivo e il complemento oggetto di un transitivo che ricevono un caso detto "assolutivo", mentre l'agente di un verbo transitivo cade in un caso ergativo.
Al di là di questi tecnicismi da glottologi della domenica, per me è interessante capire come vengono trattate dal punto di vista radiofonico le lingue, circa 150, parlate nella federazione russa. L'ente radiotelevisivo locale della Repubblica kabardino-balkaria ha a questo proposito un sito esemplare, con un archivio aggiornatissimo dove poter ascoltare i notiziari e i commenti in russo e nelle due lingue citate. Cliccate per esempio qui per accedere al radiogiornale in tre lingue diverse. E' piuttosto facile individuare anche i clip televisivi e viene persino fornito un notiziario settimanale con voice over in inglese.
Ho cercato sul Web qualche risorsa che mi permettesse di accedere ad analoghi stream per altre lingue della Federazione. Insieme a un bel saggio scritto da Iryna Ulasiuk dello European University Institute di Firenze piuttosto critico sull'effettivo rispetto delle minoranze linguistiche nelle sedi locali di VGTRK, l'ente pubblico radiotelevisivo russo (l'ente avrebbe una politica molto accentratrice e russofila), sul sito del Consiglio d'Europa, nella sezione dedicata al monitoraggio delle minoranze, si trova un report molto aggiornato compilato dalle autorità fedarali russe con parecchi dati sulle associazioni culturali e linguistiche minoritarie e le ore di trasmissione dedicate nel 2009 alle varie lingue rappresentate in Russia. Davvero istruttivo. Su circa 9.500 canali radiotelevisivi in Russia secondo il report trasmettono poco meno di 6300 canali o stazioni radiofoniche. 400 canali televisivi e oltre 300 radiofonici sono in lingue non russe. Una tabella allegata al report elenca le attività esercitate dalle GTRK locali.
Anche il governo italiano ha sottoposto al Consiglio un report analogo, dove vengono indicati anche alcuni programmi radiofonici minoritari. Trovate molti altri documenti in questa sezione del sito Coe.int. Altre risorse sul multilinguismo delle trasmissioni radiotelevisive si trovano sul sito dell'OSCE alla sezione dedicata all'Alto Commissariato per le Minoranze Nazionali.

10 ottobre 2010

Pavia: un festival elogia lingue, linguaggi e Web radio

L'hanno annunciato poco fa a Caternoster. A Pavia dal 14 al 17 ottobre si svolge il primo festival "Elogio delle lingue e dei linguaggi". Tra i partner il progetto europeo Kaleco, che promuove il "multilingualismo", ossia la capacità di parlare più di una lingua. Che bella idea e anche se il programma tradisce una certa "immaturità", comprensibile in una prima edizione, è pur sempre fitto di iniziative. Tra queste un workshop per educatori e docenti previsto venerdì 15 nel pomeriggio su "Webradio per scambi internazionali". Spero che questa iniziativa si sviluppi in futuro, diventando ancora più ricca e stimolante.

21 ottobre 2009

UNESCO: la ricchezza della diversità


Un monumentale volume di 420 sulla diversità culturale e linguistica e la promozione del dialogo interculturale come strumento di crescita anche economica del mondo. Il World Report 2009 dell'Unesco è scaricabile gratuitamente qui. Ci sono anche diversi cenni alla radiofonia con considerazioni e cifre interessanti. Abbiamo un governo e molti elettori, spesso condizionati ad arte, che considerano la diversità culturale una minaccia e impongono all'intera collettività barriere e norme che - anche considerando la complessità di gestione di certi aspetti della diversità - sono vergognose. Questa pubblicazione è anche un antidoto contro il clima che disgraziatamente sono riusciti a costruire. E sempre dall'UNESCO, ecco una pubblicazione che racconta di un progetto di radio comunitaria in Nepal nel 2008.
It is urgent to invest in cultural diversity and dialogue, according to a new UNESCO report

Paris, 20 October
Companies which invest in cultural diversity, whether at the management, human resources or marketing level, can benefit economically from it. This is one of the conclusions in the UNESCO World Report Investing in Cultural Diversity and Intercultural Dialogue, presented at the Organization’s Headquarters.
This World Report aims to become a reference tool for cultural diversity. Cultural diversity, which is too often reduced to the protection of heritage in danger, is also the development of intercultural skills, the search for an antidote to expressions of cultural isolationism, the road towards new forms of governance, the lever of the effective exercise of universally recognized human rights and a means to reduce imbalances in the world trade in creative products.
Media and cultural industries represent more than 7 % of global GDP and represent approximately US$1.3 trillion, i.e. approximately twice the level of receipts from international tourism, estimated at US$680 billion. Africa’s share in the global trade in creative products remains marginal – at less than 1 % of worldwide exports – despite its abundance of creative talent. In order to improve this situation, it is urgent to invest in cultural diversity and dialogue, the Report insists.
“Culture was the great forgotten issue among the Millennium Development Goals’, deplored Koïchiro Matsuura, UNESCO’s Director-General, adding that ‘it has become urgent in our world, which is confronted to cultural changes of all sorts, to learn how to manage change and ensure that it does not becomes a source of greater vulnerability for those who are badly prepared to face it.”
This is clearly the meaning of the ten recommendations drawn by the Report about ways to invest in cultural diversity. The Report especially suggests creating a ‘World Observatory on Cultural Diversity, to monitor the impacts of globalization’, setting up a “national mechanism for monitoring public policies as they relate to cultural diversity,” and implementing “national language policies with a view to both safeguarding linguistic diversity and promoting multilingual competencies.”
The Report also puts forward new strategies to facilitate intercultural dialogue, improve the relevance of educational contents, overcome stereotypes in the media and facilitate the exchange of artistic productions and the circulation of artists.
Aimed at the academic world as well as the general public, this Report develops a new vision of cultural diversity, which stresses its dynamic nature and the need to combat the development of cultural illiteracy, which is promoted by the acceleration of social transformations.

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Key figures
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Estimates set at 6,000 to 8,000 the number of languages in the world today, which – although one language does not necessarily correspond to one culture (several cultures can speak the same language, and in one culture different languages may be spoken) – gives an idea of cultural diversity.
There are many imbalances in the global trade of creative products: Africa’s share remains marginal (at less than 1% of exports), despite its abundance of creative talent.
Most of the 75 million children who did not go to school in 2006 (55% of whom were girls) were from cultural ‘minorities’, indigenous populations or nomads.
Half of the languages in the world are spoken by linguistic communities of less than 10,000 people.
While in 2000 53% of Internet users were English-speaking their number fell to 29% in 2009.
Developing countries’ exports of cultural and media equipment increased rapidly between 1996 and 2005, growing from US$51 billion to US$274 billion, which showed the emergence of so-called “counter-flows”, which are countering the extreme concentration of media ownership.
Crafts and tourism are a major source of revenue for developing countries: crafts production and tourism represent more than 25 % of the GDP of Morocco, for example.
Fair trade has grown rapidly, by an average of 40% over the last five years.


14 maggio 2009

Babele 56, capolinea integrazione

Quando sono andato ad abitare dalle parti di Piazzale Loreto, a Milano, il muro di Berlino era ancora un confine politico e amministrativo e l'autobus 56 faceva capolinea a due passi, in Piazza Bacone. Avevo una fermata quasi sotto casa e mi capitava di prenderlo ogni tanto, un autoarticolato, lungo lungo e con un percorso che è rimasto quasi inalterato, solo un po' accorciato visto che solo il capolinea è stato spostato un po' più in là, nella piazza della famosa e macabra impiccagione del '45.
Il 56, anzi "la" 56 perché a Milano gli autobus si chiamano ancora come quando a indicarne il tracciato erano le lettere dell'alfabeto (la 56 poteva essere la F, o la H, faccio fatica a ricordare), arrivava in fondo a via Padova, zona periferica e popolare del nord est della città, dove i quartieri portano ancora il nome dei comuni inurbati da Mussolini, come la Crescenzago dove il bus fa capolinea. Una via per niente turistica che diventò di colpo famosa per il rogo di un cinema a luci rosse provocato da quei pazzi di Ludwig (era il 1983, forse il cinema era nella parallela viale Monza). Verso quegli anni cantavo in un coro che si riuniva per le prove in una traversa di quella specie di tunnel all'aria aperta di via Padova, nella legatoria del padre di uno dei soprani. Sulla 56 mi capitava di salirci spesso, già allora era una linea da passeggeri marginali, che in centro, si capiva benissimo, non ci arrivavano mai. Uno dei tanti pezzi della Milano grigia e invisibile, dimessa ma tanto più vera delle stranote vie della moda.
Mi sono ritrovato a bordo della 56 questa mattina ascoltando a Radio Popolare la voce di un giovane filosofo milanese, Giorgio Fontana, che quando io cantavo le mie parti di basso quasi in fondo a via Padova, a Cimiano, non era neppure nato. Oggi non canto più in quel coro ma il direttore, l'organista Umberto Balestrini, uno che ha lavorato a lungo nell'industria discografica, e che ha avuto un sacco di guai di salute, abita ancora da quelle parti, dove la vitalità della musica è felicemente rappresentata dalla meticcia Orchestra di via Padova.
Giorgio è autore di Babele 56, un piccolo libro che avrei voluto scrivere io e che dovrebbe essere letto nelle scuole di questa Milano sull'orlo dell'apartheid. Di questa Italia che si vanta, chiede e ottiene voti elettorali in cambio di quei "respingimenti" che somigliano tanto a certi carri bestiame piombati. Un libro vissuto e scritto dall'autore sull'autobus 56, che in questi anni ha percorso un lungo cammino verso una città sempre molto popolare ma profondamente diversa, che ha sostituito il dialetto dai tratti già monzesi con l'arabo e le lingue asiatiche e africane di un quartiere fortemente multietnico. E' una delle poche zone milanesi che possono sostenere il confronto con certi quartieri parigini, stranamente anch'essi collocati verso la banlieu nord, nord-est, abitati soprattutto da migranti. Via Padova è la nostra piccola Belleville, una Goutte d'Or collocata non a est di Montmartre - come lo straordinario villaggio urbano del XVIII arrondissement battezzato così, mi aveva spiegato il marito di una cara amica trapiantata a Parigi, perché nel medioevo le vigne producevano un bianco dorato apprezzato a corte - ma quasi ai confini della Sesto San Giovanni un tempo operaia. Dalla Milano benpensante e xenofoba via Padova è considerata una suburra fuori controllo, preda della criminalità di colore. Un ghetto bisognoso di pulizia e polizia. La realtà è che la stretta e diritta arteria qualche problema di mala l'ha sempre avuto, anche con episodi molto tragici e oggi una buona parte delle attività commerciali è gestita dai rappresentati delle varie comunità straniere. Straniere, non necessariamente estranee. O nemiche.
Babele 56, leggo sulla scheda pubblicata dall'editore Terredimezzo, raccoglie le vite di «Karkadan, rapper tunisino. Kamal, giocatore di cricket dello Sri Lanka, portinaio per campare. José e Milca, editori peruviani a piazzale Loreto... Un viaggio in otto fermate affidato alla penna di un giovane scrittore di grande talento: i capitoli del libro sono intervallati da un racconto ambientato sull’autobus numero 56, che percorre avanti e indietro via Padova, una della vie più multietniche di Milano, "una via che racconta una storia a ogni passo, e ogni storia è fatta di un colore diverso".» Sul sito di Giorgio Fontana, che ha vissuto diversi periodi fuori dall'Italia, a Dublino, in Canada, ho trovato molti scritti stimolanti sulla problematica dell'esilio, dello sradicamento, delle lingue apprese quasi per caso e di lingue disimparate per volontà. Lingue che hanno il coraggio di cambiare e arricchirsi e lingue, come la nostra, che si impoveriscono per l'irrefrenabile paura di quelli che vorremmo rispedire "a casa loro". Potete trovare alcune sue cose anche su Eleanore Rigby, il più importante pamphlet letterario del mondo, che Giorgio "co-dirige", mentre qui c'è una bella intervista di Repubblica Tv, che lo ha intervistato a bordo del suo autobus.
Grazie a Giorgio e a Radio Popolare che ne ha parlato, la 56 che ho preso questa mattina mi ha condotto infine a Marco Mancassola un altro scrittore da tenere d'occhio.

27 febbraio 2009

20 marzo, radio, canzoni e lingua francese


Leggo sui giornali che il Festival di Sanremo sarebbe stato vinto da Paolo Bonolis e un non cantante come vincitore di un concorso musicale mi sembra adeguato al livello davvero sconvenientemente basso degli scampoli di "musica" che mi è capitato di ascoltare, credo nel corso della prima serata televisiva. Considerando che in Italia si produce ancora ottima musica popolare e d'autore (questa sera alle 21 - tra l'altro - Rai Radio1 organizza l'ennesima serata De André) mi chiedo a quale delle due tipologie di prodotto artistico si riferisse il nostro ministro della Gioventù (cielo...) quando ha parlato l'altro giorno di "incentivi economici e finanziari" da stanziare alle radio private che "dimostrano di sostenere la musica italiana e i giovani talenti del nostro Paese". Se i talenti sono quelli sentiti a Sanremo, forse sarebbe il caso di riservare i fondi, immagino lauti, come tutti quelli che affollano le promesse dei nostri governanti, ai cervelli costretti a lasciarlo il "nostro Paese". Sì, diamogli dei soldi per non tornare, così forse finiremo di doverci vergognare anche per loro.
Oggi scorrendo i commenti sulla sonora uscita meloniana, vedo i soliti riferimenti alle regole che in Francia impongono ai mezzi di comunicazione come la radio la trasmissione di una quota minima di produzione musicale nazionale. E' una regola ben nota in una nazione che non solo è notoriamente più orgogliosa della nostra, ma ha anche diverse buone ragione per esserlo. Per una coincidenza che sicuramente non è sfuggita alla giovanile ministra italiana, si sta per svolgere, in Francia, dal 17 al 23 marzo, la settimana incentrata sulla Giornata internazionale della francofonia (20 marzo). Nell'ambito di questa manifestazione, quattro canali di Radio France, Inter, Bleu, FIP e Le Mouv', trasmetteranno, il 20 marzo appunto, una programmazione musicale esclusivamente in lingua francese. Come scrive RadioActu:

Radio France compte célébrer la Journée internationale de la francophonie, organisée le vendredi 20 mars prochain. A cette occasion, les stations du groupe, France Inter, France Bleu, Fip et Le Mouv', diffuseront une programmation musicale "100% chansons françaises ou francophones". A l'instar des autres antennes des Radios Francophones Publiques (RFP) dont Radio France fait partie, le groupe radiophonique bouleversera ainsi la programmation de ses chaînes. Cette journée "représente un vrai défi, notamment pour Le Mouv' qui s'adresse aux jeunes" explique Radio France. "Les radios vont unir leurs efforts pour faire, en musique, une place encore plus belle à la langue française". Du côté des autres membres des RFP, La Première Chaîne, Espace Musique, Bandeàpart, La Première, VivaCité, Pure Fm, La 1ère, Option Musique et Couleur 3 consacreront également leur programmation à la chanson francophone.

Quello che segue è il comunicato di Radio France su altri eventi previsti nel corso di questa manifestazione. Se amate la lingua francese vi suggerisco una visita, oltre che al sito ufficiale dell'evento sul dominio francophonie.org, anche un piccolo pèlerinage sulle pagine della associazione RFP Les Radio Francophones Publiques nonché sul sito che il ministero della Cultura e della comunicazione francese dedica alla Semaine de la langue française. Qui potrete scaricare grautitamente un libretto sulle dieci parole francesi più significative per il nostro futuro. Quali sono? Ecco la lista in ordine sparso, quasi perfettamente comprensibile anche per i non francofoni e a mio modesto parere bellissima, come il vocabolario cui appartengono: pérenne, génome, désirer, transformer, capteur, compatible, clic, vision, claire de Terre e ailleurs, altrove, che lo scrittore Paul Morand definiva "un mot aussi beau que demain". Per chi ancora se lo aspetta un domani e un altrove. C'è chi si deve accontentare di pere e meloni.
Semaine de la Francophonie

A l'occasion de la Semaine de la Francophonie qui se déroulera du 17 au 23 mars 2003, les Radios francophones publiques; Radio France, Radio-Canada, la RTBF (Belgique) et la RSR (Suisse), ont choisi de dédier la Journée internationale de la francophonie, le jeudi 20 mars, aux nouveaux talents francophones.
Deux débats sur la musique, ouverts aux professionnels (journalistes, industrie du disque… ), seront organisés, le 20 mars, au CAPE, à la Maison de Radio France:

> A 10 h 30 : Star Academy, Pop Idol : machine à cloner les nouveaux talents ? Pour quelle culture musicale ?
> A 15 h Les labels indépendants et la radio

En soirée, à 21 heures, concert des nouveaux talents Salle Olivier Messiaen. Ces jeunes talents seront parrainés par Marc Lavoine avec la participation du groupe Magic System, de Souad Massi et de Natasha St Pier.
L'entrée est gratuite dans la limite des places disponibles. Les invitations sont à retirer dès le 13 mars à partir de 10 heures dans le grand Hall de la Maison de Radio France.

Les Trophées de la Langue française

Fête à destination des quelques dizaines de millions de francophones sur la planète, les premiers Trophées de la Langue Française seront diffusés sur TV5 Europe le 19 mars, sur TV5 Canada le 23 mars 2003 et sur France Inter prochainement.
Enfin, Radio France Multimédia est également partie prenante de la Semaine de la Francophonie avec ses radios thématiques :
- La radio du livre qui met en avant des livres et des événements en relation avec la francophonie.
- La radio du goût avec des recettes en provenance de pays francophones.
- Le site des Français à l'étranger : infos pratiques, chroniques, reportages pour tous les Français expatriés.


28 settembre 2008

"La limba" su Radio Uno

Un comunicato stampa della Regione Sardegna annuncia che a partire dal 29 settembre i bollettini regionali di Radio Uno (1062 kHz) trasmetteranno per la prima volta nella storia della RAI tre spazi in lingua sarda il lunedì, mercoledì e sabato. Gli orari sono quelli dei giornali radio regionali, alle 12.35 nei feriali fino al sabato e alle 14.10 la domenica. In inverno è possibile cercare di sintonizzarsi su Cagliari in onde medie anche di giorno, specie sulle coste tirreniche e siciliane. Una bella opportunità per identificare con sicurezza un impianto radiofonico locale. La Corsica, di converso, sulle stazioni di Frequenza Mora di Radio France, ha già adottato da tempo l'uso della lingua locale.
La lingua sarda approda a Radio Sardegna

Sulle frequenze di RadioUno, dal lunedì al sabato alle 12,35 e la domenica alle 14,10 una trasmissione quotidiana di circa 25 minuti. Il lunedì, il mercoledì e il sabato andranno in onda i programmi in lingua sarda. Il ruolo attivo della Regione.

CAGLIARI, 26 SETTEMBRE 2008 - La lingua sarda approda a Radio Sardegna, conquistando una striscia quotidiana con tre giornate su sette dedicate alla limba. Da lunedì 29 settembre la sede regionale Rai trasmetterà, sulle frequenze di RadioUno, dal lunedì al sabato alle 12,35 e la domenica alle 14,10 una trasmissione quotidiana di circa 25 minuti. Il lunedì, il mercoledì e il sabato andranno in onda i programmi in lingua sarda, secondo l'accordo stipulato con il Ministero delle Comunicazioni e la Regione.
"Addisòra" è il titolo del programma che andrà in onda il lunedì, mentre il mercoledì sarà la volta di "Ego/Deu/Zego" (da tre dei quindici modi diversi di dire "io" in sardo): alla prima puntata, in programma il 1° ottobre, parteciperà l'assessore regionale della Cultura, Maria Antonietta Mongiu. Infine, "In limba" è il titolo del programma inserito nel palinsesto del sabato.
"E' un momento storico, che deve portare a nuovi obbiettivi, come la riapertura del Centro di programmazione di Rai Sardegna - commenta l'assessore Mongiu -. La sede Rai di Cagliari è stata la prima ad aprire in Italia nel dopoguerra, e ora è nuovamente Rai Sardegna che, per prima, usa la lingua sarda come lingua ufficiale del servizio pubblico".
"E' la prima volta che la Rai introduce ufficialmente la lingua sarda nella sua programmazione - spiega il direttore della sede Rai della Sardegna, Romano Cannas -. Siamo soddisfatti di legittimare in questo modo il servizio pubblico, nel rispetto della legge 482 del 1999 sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche".