23 agosto 2007

Radio e intrighi della Tangeri internazionale


L'intervista apparsa ieri su un giornale online marocchino mi ha riportato nella magica atmosfera di Tangeri, l'affascinante città che segna, approssimativamente, la posizione della colonna d'Ercole sulla sponda africana. Purtroppo non ho avuto modo di visitare il Marocco se non sbarcando, una mattina di tre estati fa, dalla nave veloce che collega Tangeri con Tarifa in Andalusia, con il suo carico di turisti spagnoli ansiosi di ripercorrere a ritroso il percorso dei mori e i migranti avec papiers che tornavano, anche solo momentaneamente, a casa.
Eravamo un gruppo eterogeneo, con parecchi bambini a perenne rischio di noia e stanchezza, ma abbiamo trascorso una giornata suggestiva passeggiando - in compagnia di una simpatica guida locale assoldata per pochi euro sul molo di sbarco - per la città vecchia e nei moderni quartieri che furono della Tangeri internazionale. Mai bevuto un latte di mandorle migliore in un luogo famoso per le sue pasticcerie. La città, di origine evidentemente fenicia, ebbe dopo la conquista romana e il medioevo una storia complicata, fatta di continui passaggi di "proprietà". All'epoca della colonizzazione franco-spagnola del Marocco, dopo la prima guerra mondiale, Tangeri diventa (1923) una città-stato sotto il controllo misto di Francia, Spagna e Gran Bretagna. Nel 1928 l'Italia di Mussolini entra nel novero degli amministratori di questo strano protettorato, insieme ad altre nazioni, tra cui la Svezia, i Paesi Bassi, il Belgio, gli Stati Uniti. Commercialmente libera da imposte e invasa da nazionalità di ogni genere, il porto franco internazionale diventa una leggendaria fucina di traffici e spie. La lunga parentesi della Guerra torna a vedere un unico dominio sostanzialmente spagnolo, ma doopo il '45 e la conferenza di Parigi, gli stranieri tornano nella "loro" Tangeri, popolata da scuole e licei nelle diverse lingue. Una pacchia che dura fino al 1956. Quell'anno il processo di indipendenza del Marocco fu graduale ma alla fine, la città stato fu reintegrata nel territorio del nuovo Stato, senza perdere del tutto la sua condizione di porto franco. Gli escursionisti vanno e vengono in giornata e quando Franco decise di imporre il blocco di terra e di mare a Gibilterra, l'accesso a "The Rock" era assicurato da Tangeri per via aerea.
Come potete immaginarvi, un territorio del genere non poteva non avere una storia radiofonica incredibile, che mesi dopo la fine della mia vacanza avevo avuto modo di approfondire grazie a Jari Savolainen e Henrik Klemetz, in un bellissimo carteggio che aveva fatto seguito, nel febbraio del 2005, a un contributo apparso su Dx Listening Digest di Glenn Hauser e riferito ad alcune QSL storiche di quella che fino agli anni 50 era una "radio entity" separata. Su queste stazioni si dovrebbe scrivere un libro, ma tengo in particolare a riportare - insieme appunto all'intervista che il giornale marocchino Liberation ha fatto ad Amina Amina Soussi - presentatrice, attrice e celebre voce di Radio Tanger - anche la rievocazione che Henrik Klemetz scrisse su DXLD due anni e mezzo fa. Rievocazione piena di ricordi di prima mano della sua lunghissima carriera di DXer, giornalista, viaggiatore, supremo conoscitore della cultura e della musica latinoamericana. Henrik rispondeva a Jari Savolainen che si domandava quali dei tanti programmi che venivano irradiati da Tangeri fossero riferibili a impianti di proprietà o corrispondessero invece a spazi affittati sulle emittenti della zona. Un po' come succede adesso. Secondo Klemetz, fu proprio da Tangeri che alcune iniziative svedesi riuscirono, a metà anni Cinquanta, a bucare, in Svezia, la barriera della programmazione ufficiale di stato. Ecco la sua descrizione:
Several stations had facilities of their own. One of the stations closing down on October 29 1956 when Tangier lost its international status was Pan American Radio. They were on MW, same channel as Hörby, and sw 7290. According to their printed schedules and illustrate pamphlets, they regularly received reception report from all over the world to their offices at the Pan American Building, 16, Delacroix, in Tangier. They had regularly scheduled programs in Spanish, English, French, Italian, Arabic and Hindu. I have a QSL from 1955.
In 1955 some receiver manufacturers, such as the Swedish Philips and Dux companies were conducting test transmissions from Tangier under the auspices of a company called Intercontinental Radio Company S.A. The idea was to start commercial programing from Tangier. Shortwave listening in Sweden was seething at the time, with tens of thousands of people regularly tuning in to foreign stations while the sole national network, the state owned non-commercial Radiotjänst, was having a break (2 hours in the morning, 2 hours in the afternoon and also from 2230 to 0600). Finally a few religious broadcasters, notably Ibra Radio, started broadcasts from Tangier.
They were refused the right to operate from Swedish soil. The Swedish government subsequently tried to stop their broadcasts from Tangier by withholding the funds Ibra Radio were sending to Tangier to build their premises. It was illegal to export this money, about 2M Sw. Crowns of the day, the government said. The banning attempt was thwarted by the members of the pentecostal church who started to send small individual contributions by mail to Morocco. The Moroccans had to open a special post office to take care of all these postal money orders. The activities of Ibra Radio, Norea Radio, The Voice of Tangier (WTAN) and the VOA continued some time after Tangier lost its international status. But in Sweden the Swedish monopoly stayed put.
Only in the early 60´s, in an answer to pirate broadcasters Radio Nord and Radio Syd (also banned), Swedish radio listeners could enjoy a national music channel. For political reasons, commercial or community radio in Sweden would remain banned for many more years.
Some of the stations mentioned, including Pan American Radio, are listed in the 1960 edition of the WRH, but according to [this link] they were not on the air at the time. [Here] one can see a couple of old adverts and a few station names. Among other Moroccans were
Radio Dersa, Tetuán (Spanish Morocco) and the US Navy and Air Force stations at Fort Lyautey, Kenitra and Nouasseur, all of which were rather commonplace on MW at the end of the 50´s.
Evidentemente, anche la comunità italiana, pur non disponendo di un canale radiofonico gestito direttamente da connazionali, aveva i suoi programmi. Ricordo di essermi messo alla caccia di qualcuno che potesse fornirmi qualche retroscena e ho scambiato una breve conversazione con Rodolfo Fiorilla, che nel 1955 (anno cui si riferisce l'edizione del WRTH, anzi del World Radio Handbook qui riprodotta, insieme alla foto di una ignota annuciatrice di Pan American Radio, "la più giovane al mondo", pubblicata dal WRH nel '54) curava gli spazi in italiano di Radio Africa Tanger. Si trattava, se oggi non confondo quello che tempo fa mi aveva referito Rodolfo - che lavorò poi come giornalista per i programmi per l'estero della RAI - di una trasmissione a carattere musicale, con i dischi di San Remo, cose del genere. Radio Africa dal canto suo meriterebbe un libro nel libro e non escludo che in Francia informazioni ce ne siano parecchie. La stazione fu fondata da Jacques Tremoulet, autentico prototipo di tycoon della radiofonia commerciale. Sua, negli anni Trenta, fu anche l'avventura di Radio Andorra e di altre stazioni "extraterritoriali" francesi. Personaggio politicamente controverso (collaborazionista per alcuni, abile dissimulatore per altri, sotto processo ci finì per davvero), il nome di Tremoulet ha avuto qualche risonanza fino a pochi anni fa, dopo la sua morte, per una causa che aveva coinvolto gli eredi degli impianti di Andorra.
Secondo quando scrive Jos M. Strengholt in una tesi di dottorato che ho trovato sul Web, a Tangeri già nel 1939 le emittenti spagnole Radio Iberica e Radio Phalange (non dimentichiamo che il Generalísimo partì per la sua lunga e sanguinosa avventura proprio dalla vicina Ceuta) producevano trasmissioni in italiano. Nella sua intervista la Soussi ricorda che alla fine, nel 1959, le emittenti straniere cessano le loro attività, ma ben oltre il 1956 Voice of America ha continuato a trasmettere da Tangeri, dagli impianti costruiti nel 1948. La stazione ebbe un ruolo fondamentale negli anni della crisi nasseriana. Oggi i ripetitori della VOA si trovano a Briech, a sud-ovest della città, dove fino al 1990 era localizzato il sito storico della VOA.
A oltre mezzo secolo dalla fine del protettorato internazionale, Tangeri resta un esempio quasi unico nella storia delle gestioni amministrativo-economiche multinazionali. "Ville d'argent, des folies, et des vertus, elle dépend de tout le monde, donc de personne," scrive Dominique Pons nel suo intrigante Les Riches Heures de Tanger. Luogo di incredibile ricchezza culturale, ospitava famiglie potenti, intellettuali e scrittori, avventurieri, spie, popolazione locale, tutti con le loro scuole, i loro affari, qualcuno torbido, come dappertutto, e le loro chiese. Musulmani, cattolici, luterani, ebrei: un crogiolo che ribolliva producendo abbondanti dosi di "douce vie" senza scottare nessuno, come settecento anni prima da quelle parti accadeva nella leggendaria Al Andalus delle tre religioni monoteiste. Di quella luce, antica e mediterranea, la moderna Tangeri conserva una piacevole radiazione di fondo, fortunatamente ancora ben percepibile. I campanili continuano a ergersi accanto ai minareti, ma la religione non una "issue" per cui sparare e mettere bombe. Si passa accanto a un tempio israelitico e non si vedono, o almeno non si vedevano, i soliti posti di blocco e le squadre della sicurezza. Si sale al palazzo del sultano, come in una città andalusa, nelle vie strette piene di merci e i suk della Casbah, attraversando la Medina, la parte antica. Si riscende nella modernità dei palazzi e dei grandi alberghi in una atmosfera da Midi francese. O da porto greco. Le superfici sono annerite e salmastre, la manutenzione è quella che è, ma anche se questo è il Marocco colto e affluente non siamo mica sulla Promenade des Anglais. La radio, componente vitale dell'antico splendore, sembra aver subito più tutto il resto l'insulto del tempo che scorre. Delle cose belle che migrano, definitivamente, altrove.

Entretien avec Amina Soussi de Radio Tanger

“J’étais subjuguée par le microphone”

Amina Ajana, plus connue sous le nom d’Amina Soussi, fait partie des pionniers de Radio Tanger. A 14 ans déjà, elle avait remplacé l’une des présentatrices de cette station qui ne présentait à cette époque-là que des annonces publicitaires et des chansons dédicacées.
Un jour, on lui a signifié que la pub devrait être accompagnée de petites émissions et de conseils. C’est comme ça qu’elle est entrée de plain-pied dans le monde de la radio. Cela a duré jusqu’en 1958. Un an plus tard, des compétences nationales ont rejoint cette station. Une nouvelle aventure allait commencer pour elle.
Elle durera jusqu’à récemment. Précisément jusqu’au jour où elle prit sa retraite après une vie professionnelle bien remplie.
Invitée d’honneur du Festival Tifaouine d’Ammelne (Tafraout), Amina Soussi dont la voix chaude a fait vibrer des milliers d’auditeurs a reçu un hommage émouvant lors de la soirée de clôture de cette deuxième édition consacrée à la chanson féminine amazighe du Souss avec Tounarouz, Titrit et du Rif avec Firdaous Taziri et à la chanson hassanie à travers la participation de Batoul El Marouani de Laâyoune. Profondément émue, l’animatrice s’est dite très honorée d’avoir reçu cet hommage dans sa région d’origine (Elle est native de Tanger, mais originaire de la région de Tafraout ) au milieu des siens.

Amina Soussi, est une grande dame de la radio qui figure parmi les pionniers de Radio Tanger. Aujourd’hui à la retraite après unevie professionnelle bien remplie, elle était l’invitée d’honneur de la deuxième édition du Festival Tifaouine d’Ammelne (Tafraout) où on lui a rendu un vibrant hommage lors de la soirée de clôture.
Libé: Parlez-nous un peu de vos débuts à la radio.
Amina Soussi: J’ai commencé très jeune. Je pense que mes débuts ressemblaient à ceux des enfants de ma génération qui ont choisi ce domaine. J’étais donc élève à l’Institut Moulay El Mehdi de Tanger. Et dans le cadre des activités parascolaires, je faisais partie de la chorale de l’école. On interprétait des chants patriotiques qu’on présentait lors de fêtes nationales et religieuses. Nos enseignants, qui étaient des nationalistes, saisissaient toutes les opportunités pour imprégner les hautes valeurs nationales et éveiller le sens patriotique chez nos concitoyens à travers ces chants. On nous emmenait aussi à la radio pour les enregistrer. J’ai enregistré des chansons à Radio Tanger, qui était à cette époque-là, une radio internationale. Les techniciens étrangers, qui y travaillaient avaient alors dit à mes enseignants: “Cette gamine a une voix faite pour la radio”. J’avais à peine 7 ou 8 ans. Après cela, la direction de l’école m’a désignée comme chanteuse attitrée de la chorale et mes autres camarades composaient le chœur. Je lisais également les allocutions et les programmes à l’école à chaque occasion.
Quel était votre premier cachet?
Un jour, on a eu besoin de quelqu’un pour passer un message publicitaire à la radio au profit d’une maison de vêtements pour enfants. Et on a demandé à l’école à ce que ce soit moi qui l’enregistre.
Qu’est-ce qui a précipité les choses pour vous?
Je venais d’avoir 14 ans, et à la radio, on n’avait plus de présentatrice. On m’a donc demandé si je voulais bien la remplacer. Je dois vous préciser que la radio ne présentait en ce temps-là que des annonces publicitaires et des chansons dédicacées: “Raghabat al moustamiïne”... Et c’est comme ça que je suis rentrée à la radio.
Qu’est-ce qui a motivé votre choix à l’époque?
En 1956, j’avais déjà acquis une certaine expérience, mais ce n’est pas cela qui m’a poussé à rester à la radio, c’est surtout parce que j’étais subjuguée par cet objet métallique qu’on appelle microphone. Ce qui n’était pour moi qu’un simple jeu est devenu comme un repas que je dois prendre chaque jour. Bien sûr, ma famille n’avait pas accepté au début et il a fallu la persuader. Après avoir signé un contrat comme présentatrice, j’allais à l’école et je passais au studio pour présenter la mesure et puis je rentrais chez moi. Petit à petit, on m’a appris à faire la coordination. Un jour, on m’a dit que la pub devrait être accompagnée de petites émissions enfantines et que je devais aussi donner des conseils aux mamans, etc. Ainsi je suis entrée de plain-pied dans le monde de la production . J’avais autour de moi des journalistes et techniciens étrangers très compétents. Bref, je venais de m’inscrire à une autre école donc à la radio.
Qu’avez-vous fait ensuite?
Cela a duré jusqu’en 1958. Il avait à Radio Tanger trois services: en arabe, en français et en espagnol, et il y avait d’autres radios étrangères dans la ville du Détroit. Cette année-là, des compétences nationales avaient rejoint la radio: Il y avait Si El Khattabi et Si Benaïssa qui sont devenus plus tard des ministres , Khalid Mechbal, Karrouk, et le regretté El Mehdi Tazi. Ce sont ces gens-là qui allaient transformer la radio. Et je peux dire que c’est à ce moment-là que ma formation a vraiment commencé dans le domaine de l’information au sein de ce groupe en plus de ce que j’ai déjà appris auprès des étrangers qui ont constitué pour moi une vraie école. On copiait à peu près tout ce qu’on présentait dans les autres langues pour le présenter ensuite en langue arabe.
L’année 1958 a été en quelque sorte une année charnière . Que s’est-il passé après ?
La vraie production nationale avait alors commencé. En 1959, on a supprimé les radios locales qui étaient toutes des radios étrangères: Radio Tanger Internationale, Radio Afrique, Tanger-Afrique-Maghreb, Radio Tanger, Panamerica, Radio à Tétouan. Nous sommes tous allés à Rabat pour un an et nous sommes retournés à Tanger en 1960 après la création de Saout Al Maghrib (La voix du Maroc). Toute l’équipe qui composait le staff des autres radios a rejoint Radio Tanger qui a été rattachée à la radio nationale.
Durant votre longue carrière à Radio Tanger, quelles sont les émissions qui vous ont le plus marquée ?
J’ai produit et présenté un nombre incalculable d’émissions et de programmes. Mais les premières émissions devaient surtout servir à faire passer de la publicité. On n’avait pas l’impression de présenter quelque chose d’utile aux gens pour les servir mais seulement pour les pousser à acheter un produit. C’est-à-dire un travail qui ne servait que les intérêts de l’annonceur. Avec l’arrivée, en 1958, du groupe dont je vous ai parlé on a commencé à réfléchir et de nouvelles émissions pour améliorer les programmes, c’est-à-dire des émissions destinées aux auditeurs et sans publicité. Le feuilleton radiophonique “Quayda Tamou” a été le premier du genre au Maroc (il n’y avait que des pièces radiophoniques, mais pas de feuilletons). C’était un feuilleton que j’avais écrit, réalisé et dans lequel je tenais le premier rôle. Il a été présenté pendant le mois de Ramadan. C’était quelque chose de nouveau à l’époque et tout le monde le suivait. Il a augmenté la popularité de la Radio. Son succès était tel qu’il a précipité la suppression des radios étrangères à Tanger.
Mais il n’y avait pas que le feuilleton?
Bien sûr que non. Quand on a rejoint Radio Tanger, j’ai commencé par présenter des émissions destinées aux femmes qu’on avait l’habitude de confier qu’aux femmes à la radio. J’ai tout d’abord refusé et je leur ai dit à la Radio: Pourquoi voulez-vous que ce soit toujours une femme qui fasse une émission pour la femme. La femme? c’est la société, la femme c’est l’homme, c’est le fils, c’est la fille, c’est la mère. Alors, pourquoi n’y aurait-il pas une émission qui s’adresse à toute la famille? J’ai donc produit “La revue de la famille”. Elle évoquait des problèmes, présentait des conseils, des suggestions etc. Après cela , j’ai fait une émission enfantine qui a marqué mon parcours puisqu’elle s’appelait “Mama Amina”. Elle a connu deux périodes distinctes: la première avec un succès très moyen. J’avais à l’époque 17 ans, et les enfants étaient à peine plus jeunes que moi. Je n’étais ni mère, ni épouse. Et pourtant, je présentais des programmes comme “Mama Amina”et on m’appelait d’ailleurs “Mama Amina”. J’étais très attachée à tous ces enfants que je considérais comme mes propres enfants. En effet, deux ans après, je suis devenue une épouse et une mère et j’ai revu cette émission. Je ne l’ai pas oubliée tout comme les enfants qui sont aujourd’hui des hommes et qui occupent des postes importants dans l’administration ou le privé. J’ai toujours gardé d’excellents rapports avec eux, des rapports d’une mère avec ses enfants. Après il y a eu les deux émissions phares de Radio Tanger: “La anam” qui a le même âge que celui de Radio Tanger en nocturne et “Layalat al Qadr”. Ils ont commencé avec le début des émissions de nuit. L’idée était déjà là , dans d’autres émissions . On la trouvait dans “le thé du matin” du temps de Si Errami lorsqu’on émettait le matin et pendant la nuit. L’idée de servir l’auditeur à travers l’information est venue “du Thé du matin”, mais elle a été améliorée, et devenue une émission à part entière après le changement de la plage horaire. ”La anam” a vu le jour la première et c’est à partir de cette émission qu’est sortie “Laylat al Qadr. ”Ce sont là des souvenirs qui resteront à jamais gravés dans ma mémoire.”
(Propos recueillis par M’bark CHBANI)

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