La musica non è finita
Ascolto, linguaggi, tecnologie, storia, geopolitica, cultura della radio: emittenti locali, internazionali e pirata • Web radio • radio digitale • ham radio • radiocomunicazioni civili e militari • regolamentazione.



più flessibile dei circuiti elettrici e non bisogna ridimensionarlo ogni volta. Interessantissima per esempio è la possibilità di filtrare digitalmente i segnali a piacere, ottenendo bande molto strette che eliminano le interferenze e i disturbi e permettono di restituire quasi intatti i contenuti trasmessi. Con un filtro analogico la cosa non funzionerebbe altrettanto bene, soprattutto perché un filtro analogico andrebbe riprogettato ogni volta che si vuole ottenere una finestra un po' più stretta. In teoria si può fare grazie ai componenti analogici variabili, ma in pratica è un lavoro molto difficile e costoso.
«L'ultimo post sulla musica delle onde corte,» mi scrive Fabrizio Magrone, «mi ha fatto venire in mente Electric Enigma, il doppio Cd di Stephen McGreevy con i suoni naturali in VLF. Oltre a essere affascinante conoscendo i fenomeni che stanno dietro ai quei suoni, il Cd è estremamente rilassante, sembra musica elettronica rarefatta.»
Del tutto casualmente sono incappato in un breve articolo di Old Radio, la rubrica sulle radio vintage curata su Qst, importante rivista dei radioamatori americani, da John Dilks K2TQN. Si parla della missione Apollo 11, che 36 anni fa sbarcò per la prima volta sulla luna. In quella occasione Dilks riportava un altro articolo, pubblicato nell'agosto del 1969 su Electronics World, con una bella descrizione dei sistemi di comunicazione tra astronauti "allunati", modulo di allunaggio, modulo orbitale e stazioni a terra. L'analisi è concisa ma molto esauriente, con tanto di frequenze utilizzate in Vhf, Uhf e S-band (intorno ai 2,2 GHz). Sulla pagina qui citata c'è un ulteriore collegamento al Pdf dell'articolo del 1969 e le fotografie "prima" e "dopo" di Jack Yanosov, il progettista che in Rca aveva sviluppato uno dei moduli Vhf (in Am), con la tecnologia allo stato solido di allora. Per le descrizioni ufficiali e i materiali multimediali di tutte le missioni Apollo, vale su tutto il sito Apollo Lunar Surface Journal della Nasa.
Ci sono stazioni radio che come virtuali macchine del tempo ti trasportano verso situazioni e mondi che crediamo superati. Anche per colpa, bisogna dire, di una stampa nazionale e di una televisione irrimediabilmente avvitate intorno alle piccole beghe di casa nostra. Una di queste macchine del tempo è la Radio della Repubblica Araba Democratica Sarahawi che sia ascolta, in spagnolo e arabo, su frequenze non proprio regolari, come i 1550 kHz nelle onde medie (dove la ha ottimamente registrata due giorni fa Valter Comuzzi, esperto DXer della provincia di Udine) e i 7470 kHz in onde corte, almeno a quanto sembra annunciare il clip di Valter e il sito "ufficiale" della Radio Nacional del Sahara libre, o Rasd. Il territorio, tanto per intendersi è quello del Sahara Occidentale, un ex possedimento spagnolo sulla costa marocchina antistante le isole Canarie, aspramente conteso tra moderno Marocco, popolazioni sarahawi autoctone, interessi algerini, da sempre speranzosi nei riguardi di uno strategico accesso all'Atlantico e mauritani (sebbene la Mauritania avesse rinunciato fin dal 1979 alle sue rivendicazioni). Anche se in forme leggermente diverse, la radio trasmette fin dal 1975, quando la si poteva ascoltare dalle frequenze di Radio Algeri, per esempio sul trasmettitore in onde lunghe sui 252 kHz, come Voz del Sahara Libre. Allora, e per altri due anni, era possibile ascoltare, in un contesto del tutto diverso ma sempre riferito alla fine del franchismo, la clandestina Radio Euzkadi, che dagli anni cinquanta e fino al 1977 trasmise dalla Francia e probabilmente dal Venezuela.

Quando accendi o spegni un interruttore elettrico, ai suoi capi scocca una scintilla. Tra i due capi dell'interruttore, tra i quali è frapposto un dielettrico (l'aria), si crea un campo elettromagnetico, di breve durata, che si irradia a distanza.
In pratica l'interruttore è un semplicissimo trasmettitore e il campo elettromagnetico che si irradia è un segnale radio a tutti gli effetti. E' un segnale che occupa un ampio spettro di frequenze, tra cui quelle che noi conosciamo come onde medie e corte. Il tuo ricevitore non fa altro che il proprio lavoro, cioè ricevere una piccola fetta del segnale irradiato, che si manifesta come il "rumorino" che tu senti. A scintille più grandi corrispondono segnali più intensi: un fulmine è un altro esempio di scintilla che irradia radiofrequenza, a ben altra scala rispetto al tuo interruttore.
Proprio dall'osservazione della trasmissione per induzione di una scintilla tra due avvolgimenti tra loro non collegati elettricamente partirono gli studi di Hertz, che furono successivamente sviluppati da altri studiosi fino ad arrivare all'applicazione pratica da parte di
Marconi.
I primi collegamenti radio erano effettuati proprio con trasmettitori a scintilla, che sfruttavano un sistema di produzione delle onde radio, per noi adesso rudimentale, basato proprio sullo stesso fenomeno che tu hai osservato. Ogni volta che accendi un interruttore, è come se tu ripercorressi in un attimo i primordi della storia dello studio dei fenomeni elettromagnetici e dell'invenzione della radio.
Accendendo e spegnendo l'interruttore in modo non casuale potresti perfettamente trasmettere informazione, ad esempio con caratteri Morse; un sistema rudimentale e a breve copertura, ma comunque efficace.
Una etichetta discografica indipendente di Seattle, Sublime Frequencies, ha una concezione tutta particolare del concetto di world music. Presso questo eccentrico editore musicale sono disponibili delle compilation che in molti casi si basano su registrazioni di suoni e voci in diretta dalla radio, spesso sulle onde corte. Uno deti titoli più recenti è Radio Pyongyang: Commie Funk and Agit Pop from the Hermit Kingdom. Il titolo è stato curato da Christiaan Virant un artista americano che risiede da tempo a Pechino, dove organizza eventi musicali di transavanguardia. Per Radio Pyongyang, si legge in una recensione online del disco, Virant ha montato una serie di clip della radio nord-coreana, arrivando persino a registrare le misteriose trasmissioni in codice delle mitiche stazioni numeriche (i messaggi criptati letti con voce monotona per coordinare, a quanto si sa, attraverso le onde corte l'azione degli agenti in missione all'estero per conto di diversi organi spionistici). Virant ha aggiunto anche brani musicali nordcoreani e altri materiali sonori che insieme alle trasmissioni radio costituiscono un collage inedito, un intimo ritratto della realtà geopolitica più impenetrabile sulla faccia del pianeta.THE VOICE OF KOREA
PYONGYANG
DEMOCRATIC PEOPLE'S REPUBLIC OF KOREA
visitare questa nazione (prima che lei visiti voi, tanto per parafrasare un personaggio di Corrado Guzzanti), c'è la non meno misteriosa Koryo Tours, agenzia di viaggio specializzata (è il caso di dirlo) e basata anch'essa a Pechino. I tour sono strettamente regolamentati e scadenzati e alla fine di novembre chiudono i battenti per l'inverno. Uno dei primi viaggi previsti per il 2006 avrà luogo a febbraio in occasione del compleanno di Kim Il Jong (no, il gruppo non sarà invitato a tagliare la torta) e costa 1390 euro tutto compreso, ma con partenza in aereo o treno da Pechino. Per cento euro in più si può prenotare un compleanno più prestigioso, quello del Sole in persona, Kim Il Sung. Tutti sono benvenuti tranne i giornalisti, che devono procedere attraverso canali più ufficiali, ma Koryo promette di dar loro una mano.
Quello delle stazioni pirata del Nord Europa (ma non solo) è uno dei risvolti più anacronistici delle onde corte. Sono stazioni hobbystiche, approntate in fretta e furia con trasmettitori surplus spesso gestiti in condominio da decine di "insegne" diverse (il trasmettitore è lo stesso, lingue e programmi cambiano), che diffondono principalmente nella banda dei 48 metri la domenica mattina. Una banda probita perché ufficialmente assegnata ai servizi marittimi, fuori dai normali confini dei 49 metri internazionali. Sono anche figli di una tradizione gloriosa, quella delle Radio London, o delle Radio Luxy, le prime a infrangere, da acque o territori extranazionali, i monopoli statali radiofonici dell'immediato dopoguerra. Monopoli che erano soprattutto culturali, connotati da una programmazione paludata e mortalmente noiosa. Prima che il '68 travolgesse tutto e prima che gli anni 70 dessero il via al fenomeno delle radio private, le radio pirate erano una valvola di sfogo musicale per i giovani britannici, tedeschi o scandinavi. Che oggi, invecchiati di 30 o 40 anni, non perdono lo spirito di un tempo e tornano a rivevere, sui 48 metri lo stesso clima di allora. Il fenomeno delle stazioni pirata riguarda anche altre frequenze delle onde corte, come i 3900 o i 7400-500 kHz e, in Europa e negli Usa, anche le onde medie. In particolare da Olanda e Grecia si possono ascoltare ancora diversi pirati ultrahobbystici su frequenze comprese tra i 1600 e i 1700 kHz, un'altra porzione di spettro condivisa tra emittenti broadcast e di ausilio/informazione alla navigazione (e infatti molti pirati usano vecchi apparati strappati alle navi in demolizione). E c'è persino qualche emittente dichiaratamente o ufficiosamente italiana, come Radio Mystery (intorno ai 6220 è spesso possibile trovare, la domenica, una delle frequenze utilizzate)
Collegato all'attività coronale, l'atmosfera ad altissima temperatura del Sole, c'è il cosiddetto fenomeno del vento solare. La temperatura della corona è talmente elevata che la gravità del sole non può trattenere emissioni di gas che si irradiano in tutte le direzioni. Un "vento" per nulla regolare - fatto di flussi più lenti e impennate velocissime, nuvole di interazione magnetica e altre caratteristiche - che investe la terra e interagendo con il suo campo magnetico provoca improvvise variazioni e tempeste. In corrispondenza di un fenomeno come i "buchi coronali" il vento del sole, che in genere procede a 400 km/sec, raggiunge velocità anche doppie. E questo ovviamente non fa bene al nostro campo magnetico e alla ionosfera, che reagisce producendo aurore (fenomeni luminescenti notturni spettacolari quanto nemici della propagazione delle onde radio) e periodi di assorbimento dei segnali. Per le propagazione delle onde medie bastano perturbazioni minime per influire sui tracciati dei segnali. In genere lungo gli assi più settentrionali c'è bisogno di campi magnetici molto tranquilli. Maggiore è la perturbazione, minori sono le probabilità che i segnali passino. In determinate condizioni di confine vengono privilegiati i percorsi propagativi transequatoriali, rivolti verso il nostro sud. Durante le tempeste vere e proprie, il campo magnetico può infine bloccare tutto, anche a frequenze molto elevate.
"cruscotto" in tempo reale che visualizza i dati del satellite Ace in modo molto interessante per valutare l'impatto del vento sulla ionosfera. Il grafico, dell'istituto geofisico australiano Isp, mappa in ascissa la velocità del vento e in ordinata la variabilità del campo magnetico terrestre e traccia una lancetta che permette di osservare a colpo d'occhio lo stato delle cose. In pratica la situazione ionosferica è molto tranquilla se il vento solare non supera una certa velocità e la deviazione misurata sull'asse nord-sud del campo magnetico non è negativa. Se la deviazione è negativa, con il vento solare basso la situazione può essere accettabile (ma non favorevole). Se oltre alla deviazione negativa abbiamo un aumento della velocità del vento, si entra in "zona rossa" e potrebbe essere consigliabile andare a dormire invece di trascorrere la nottata alla caccia di emittenti lontane. Detta a grandissime linee, perché non si devono mai trascurare le situazioni di "soglia", che precedono di poco i forti mutamenti. Queste situazioni possono essere foriere di ascolti eccezionali, come è stato più volte osservato in passato.
Una foto del VOR-DME di Saronno ottenuta grazie all'inesauribile curiosità radiantistica di Aldo Moroni, offre l'insolito spunto di parlare di navigazione (aerea) assistita da diversi apparati di radiostrumentazione. La definizione di VOR è Very high frequency Omnidirectional Radio Range, un sistema in grado di indicare ai piloti degli aerei la rotta da seguire. Un VOR opera nelle frequenze della banda VHF ma utilizza identificativi in Morse simili ai Non Directional Beacon delle onde lunghe. Questi ultimi a loro volta fanno parte di un altro sistema di radionavigazione conosciuto come ADF, Automatic Direction Finding, operativo su onde lunghe e medie. Come funziona un VOR? Ce lo spiega un bell'articolo di Wikipedia, secondo il quale questo particolare radiofaro emette, su canali spaziati di 50 kHz e compresi tra 108 e 117,95 MHz, due segnali diversi. Uno di riferimento, modulato in AM con l'identificativo in Morse, l'altro di sfasatura, immesso in un sistema circolare di antenne (vedere foto) che aggiunge al secondo segnale una sfasatura variabile nel tempo. Nella foto si possono contare intorno all'antenna centrale ben 36 antenne più piccole. Sono queste a generare un segnale, emesso su ona sottoportante in FM,
che compie trentasei scatti di fase, come su un ipotetico schermo radar. Il segnale combinato ricevuto a bordo viene analizzato e l'informazione di sfasatura estratta fino a determinare con precisione la direzione da cui proviene il segnale relativamente alla posizione dell'aereo
(che può così stabilire quale rotta sta seguendo e avvicinarsi corretamente al suo tracciato o alle piste di atterraggio). La parte DME, Distance Measuring Equipment, di molti VOR, incluso questo di Saronno (identificativo SRN su 113,7 MHz), serve come si può intuire a stabilire la distanza VOR-aereo e consta di un sistema UHF che l'aereo interroga remotamente, In risposta otterrà altri impulsi radio il cui ritardo viene convertito in distanza. Il VOR-DME di Saronno è dislocato nella stessa posizione occupata dall'omonimo NDB, attivo su 330 kHz. Anche questo è stato fotografato da Aldo Moroni.

AY
In generale il personale delle stazioni radiofoniche ignora le regole più elementari della propagazione a lunga distanza. La possibilità di ricevere i segnali a distanze assai superiori a quelle previste dal loro tradizionale bacino d'utenza è quasi sempre una sorpresa per gli animatori delle radio locali, come testimoniano nel corso degli anni le reazioni - tra scetticismo e legittimo orgoglio - degli annunciatori che ricevono un cosiddetto "rapporto d'ascolto" da qualche appassionato DXer (così, richiamandosi all'acronimo radioamatoriale DX, Distance Unknown, si definiscono gli appassionati di ricezioni estreme che a volta scrivono alle loro prede illustrando i dettagli dei programmi e chiedendo una "verifica" scritta dei loro ascolti).
Proprio perché i meccanismi propagativi sono così poco noti, persino agli addetti ai lavori, a volte il DX riesce a fare notizia sui media radiofonici di taglio più giornalistico. Recentemente è capitato ai ragazzi (si fa per dire, l'età media è tristemente elevata) di Kongsfjord, microscopica località dell'estremo nord norvegese dove da qualche anno un gruppetto di DXer locali effettua periodiche spedizioni, con radio e antenne filari lunghissime, per "pescare" nell'etere i segnali più impensabili. A Kongsfjord, Bjarne Mjelde e soci riescono con estrema nonchalance ad ascoltare le stazioni in onde medie del Sud del Pacifico. Le loro imprese hanno suscitato la curiosità degli autori di una trasmissione della radio nazionale norvegese Nrk, che ha dedicato al fenomeno delle DXpedition una recente puntata della rubrica Kurer, spazio che la radio dedica alla radio. La pagina è in norvegese ma le foto e le registrazioni audio riportate nel programma, ascoltabile seguendo questo link, sono molto esplicite.

Questa notte stavo curiosando sulle frequenze basse delle onde corte - con una radiolina a batteria, per attenuare i rumori elettrici che nella zona di Milano in cui abito infestano lo spettro - quando mi sono imbattutto in un bollettino meteo marittimo in inglese. A trasmissione conclusa è risultato essere emesso dalla Guardia Costiera olandese, sulla frequenza di 3673 kHz, ovviamente in banda laterale superiore (USB), con il meteo delle 23.33 UTC (il bollettino viene diffuso ogni quattro ore) dal porto di Scheveningen. Quello delle comunicazioni marittime mercantili è un mondo di grande fascino, anche se una significativa porzione del traffico in questi ultimi quindici anni si è spostato sui satelliti marittimi come Inmarsat e non solo. Prima di proseguire è doveroso avvertire che stiamo parlando di un traffico radiofonico non broadcast, il cui ascolto è regolato da precise norme di comportamento. Formalmente l’ascolto delle frequenze non broadcast o amatoriali è vietato, ma la legge contempla l’eventualità di intercettazioni casuali legate all’uso di ricevitori a copertura continua (che sono ammessi). In ogni caso, i contenuti delle trasmissioni non vanno mai divulgati o utilizzati a proprio vantaggio. Detto questo, basta un piccolo ricevitore HF con SSB come l’ormai celebre Degen 1103 - uno scatolotto cinese acquistabile su eBay, dal fantastico rapporto qualità prezzo - per esplorare dopo il tramonto del sole la porzione di frequenze compresa tra i 1.650 kHz e la banda radioamatoriale degli 80 metri, fino a 3.700 kHz, ascoltando le rare comunicazioni voce terra-nave ma soprattutto per i warning meteorologici e di vario genere trasmessi a intervalli regolari dalle stazioni costiere, che invece abbondano in tutte le lingue.
Does Open-Source Software Make The FCC Irrelevant?
Daniel Fisher, 10.18.05, 10:00 AM ET
Columbia Law School Professor Eben Moglen wants to destroy the Federal Communications Commission. Not as some kind of terrorist act, but because technology is rapidly making it irrelevant.
The agency might have made sense in the 1920s, Moglen says, when it was formed to assign specific frequencies to broadcasters so they wouldn’t try to drown each other out by cranking up the transmitter power. But a new generation of intelligent radios, combined with equally clever computer networks, is making it possible for anybody to use the airwaves without interfering with anybody else.
That raises the question of why Rupert Murdoch, say, needs exclusive access to a slice of the radio spectrum for his Fox television network when he could just as easily put his content out over the Internet for customers to pick up using low-powered wi-fi receivers hooked into the Web.
“My goal is to do all of the work it takes to be explaining to the Supreme Court in 2025 why broadcasting is unconstitutional,” says Moglen, who speaks in perfect, rolling sentences. “We have a long march to do, we have a lot of education to do, society has to catch up with our vision of the future, but we are going someplace and the only question is timing and skill in driving.”
Moglen’s comments would be easy to dismiss, except for the woe he’s already caused the software industry. For nearly a decade, Moglen has been the chief legal officer at the Free Software Foundation, in charge of defending the General Public License, a subversive bit of lawyering that turns property law on its head by prohibiting the users of open-source software from charging money for it.
A polymath who wrote code for IBM in the 1970s while he was earning a law degree and a Ph.D in history at Yale, Moglen enjoys using the tools of capitalism against itself. He’s wrung significant concessions out of software companies without filing a suit, including forcing Cisco Systems to “open up” the code in Linksys routers soon after it bought the company for $500 million in 2003.
“I was always able to begin that phone call with the magic words “I don’t want money,’” Moglen says, chuckling. “I only want you to play by the rules.”
Because open-source software is so easy to modify and use, businesses have embraced it, and millions of people have installed the Linux operating system on their computers. Now entire nations, including Brazil and Venezuela, have committed themselves to using open-source code. The majority of commercial Web servers run on open-source Apache software.
The spread of open source is a threat to established broadcasters, not to mention cellular telephone companies and other holders of FCC licenses. By using open-source software and low-powered “mesh networks” that can sniff out open frequencies and transmit over them, Moglen says, “we can produce bandwidth in a very collaborative way,” including transmitting video and telephone conversations that would normally ride on commercial networks. The Linksys WRT54G wireless router is for hackers what a Model A Ford was for hotrodders in an earlier era--a highly adaptable platform for experimentation.
“We remove the proprietary software and install open source,’’ says Sascha Meinrath, co-founder of a group that is providing Urbana, Ill. with free wireless Internet access. By “flashing” communications chips with new instructions downloaded off the Internet, Meinrath says, hackers can add sophisticated features to wireless routers such as the ability to adjust frequency and signal power.
That allows more users to occupy the same crowded slice of radio spectrum. But the same code can just as easily allow users to transmit on frequencies the FCC has licensed to somebody else.
Should the FCC try to crack down, the hackers have a powerful weapon: The First Amendment. An offshoot of the Free Software Foundation called GNU Radio is developing a new generation of radios and TV receivers that use software for just about everything except the antenna and the power source. The FCC can prohibit manufacturers from selling radios that transmit on illegal frequencies, but it would have trouble shutting down a Web site distributing software that does the same thing.
“You cannot regulate code without going through the First Amendment-type balancing tests we have for any other type of speech,” says Cindy Cohn, a lawyer at the Electronic Freedom Foundation in San Francisco. “Code is speech.”
Broadcasters fear that an unregulated community of hackers could throw the airwaves into chaos.
“There's a reason there is the FCC--to protect the integrity of the broadcast band,” says Dan Wharton, spokesman for the National Association of Broadcasters in Washington, D.C. “We're very concerned about the potential for interference.”
Techies assume they can solve such problems with better software. But regulators have to anticipate that people will try to drown each other out with transmitter power, says Gerald Faulhaber, a former chief economist for the FCC who now teaches at the University of Pennsylvania's Wharton School of Business.
“Engineers want people to be good,” Faulhaber says. “Economists assume everybody is bad. And guess what? We're right.”
But Moglen believes his First Amendment arguments will trump such objections. Not only will the government have difficulty prosecuting millions of consumers using open-source radios to broadcast on unauthorized frequencies, he says, but the very act of using the airwaves in that manner will make it harder to defend the monopolies granted broadcasters like Fox.
“We've known forever that licensing newspapers is against the rules, so why should radio spectrum be any different?” he says.
Moglen’s 20-year march to the Supreme Court may already have begun. The FCC is in the midst of a proceeding to determine how it will regulate so-called “cognitive radios,” which use software to switch power and frequency. Hackers are hard at work refining such devices in the cooperative world of open source, where software writers post their code on the Internet and others modify it or offer suggestions.
And companies like Cisco, IBM and Computer Associates (nyse: CA - news - people ) are hastening the process along, partly as a way of competing with Microsoft (nasdaq: MSFT - news - people ). They've even put $4.3 million into a public interest law firm Moglen installed in New York offices to enforce the GPL.
“It's really a mistake for capitalists to assume that in these areas--software, information, data--that the best way of guaranteeing the production of this valuable material is the old way [of selling over government-authorized networks]," Moglen says. “There is something different going on here.”
Sulle onde corte è ancora possibile provare il piccolo ma emozionante piacere della scoperta di nuove nazioni. Per la verità quella del Cameroon del Sud è una nazione ancora non riconosciuta, uno di quei gruppi etnico-linguistici che per colpa delle guerre e della decolonizzazione non ha trovato ancora la sua collocazione più tranquilla e deve barcamenarsi tra mancata rappresentanza, violenze e mille angherie. Dal 30 ottobre, ogni domenica dalle 18 alle 19 UTC, sulla frequenza di 12130 kHz, trasmette Radio Free Southern Cameroons. L'emittente dice di trasmettere da Buea, la capitale della regione, ma non è così. Il trasmettitore si trova in Russia, a Krasnodar, ed è stato affittatto dal governo ombra del Sud Cameroon, il Southern Cameroons National Council. Andando sul sito Web dell'Unpo, una sorta di organismo ufficiale delle Non-Nazioni Unite, si apprende la storia di quella che un tempo era una regione del Cameroon tedesco. Dopo la prima guerra mondiale il Cameroon fu ripartito tra inglesi e francesi. I primi amministrarono il Sud Cameroon come una regione della Nigeria. Poi, quando si trattò di scegliere tra far parte della Nigeria, diventare nazione autonoma o confluire nel Cameroon indipendente ma in una forma confederale, che garantisse l'autonomia della regione, la Repubblica del Cameroon riuscì ad annettersi il territorio, che da quarant'anni cerca un altro riconoscimento e si sente "colonizzato" dal Cameroon francofono.
governo insediato nell'immaginifico schloss in stile prussiano, che fu sede del governatore tedesco a fine 800, resta lontano dall'avverarsi. Intanto il Sud Cameroon continuerà a far sentire le sue ragioni, in inglese, su 12130 kHz, avendo contrattato con l'organizzazione belga Tdp, di Ludo Maes, un'ora di trasmissione settimanale dagli impianti di Krasnodar. Ormai le onde corte sono così, per non spegnere del tutto impianti rimasti sottoutilizzati dalla chiusura delle redazioni radiofoniche internazionali, si mettono le antenne in affitto. Peccato, perché un tempo radio Buea, l'emittente regionale del Cameroon, si poteva ascoltare bene dall'Africa, non dalla Russia, sulla non facile frequenza di 3970 kHz. Senza contare le altre emittenti attive sui 60 metri, che oggi trasmettono solo in FM. Accontentiamoci di quel che passa il lento tramonto delle onde corte. La radio continua comunque a farci scoprire cose nuove e Internet dà il suo contributo.
BBC backs down over Bach
Julia Day, radio correspondent
Tuesday November 1, 2005
MediaGuardian.co.uk
The BBC has backed down in a row with the music industry over free classical downloads.
BBC Radio 3 will not offer complete classical music downloads for free during its forthcoming 10-day Bach extravaganza following complaints from the music industry after the surprise success of the station's Beethoven downloads.
The corporation will not offer complete works over the internet during its Bach Christmas special after the Beethoven symphonies were downloaded 1.4m times in two weeks in June, upsetting classical music record companies who feared the activity hit their sales.
The BBC has decided not to risk the ire of the industry again during the 10 uninterrupted days of Bach running from December 16 to Christmas Day, when thousands of people will be looking for music to download on to their brand new Christmas present iPods.
Instead the BBC is considering offering only parts of Bach's music as downloads, rather than whole works, but a decision has yet to be made whether it will offer downloads at all.
The corporation has entered into talks with the music industry on the million-dollar question of how to offer free music online without adversely affecting music sales and is due to meet classical music companies within the next week.
"We only envisaged the Beethoven downloads to be a trial to see what the response would be," said a spokeswoman for Radio 3, who admitted the massive take-up took the BBC by surprise.
"We are in communication with the BPI [British Phonographic Industry] and record companies to assess and analyse what the response was and we are still at that stage.
"Nothing will happen without consultation and, should it happen, it will be nothing on the scale of Beethoven."
The spokeswoman said offering downloads was a "sensitive" issue both inside and outside the BBC, and that "viable" solutions that work for all parties have to be found.
A spokesman for the BPI said its members were upset the BBC gave away Beethoven content for free without consulting the organisation, which represents major and independent record labels.
"If the BBC has decided that free downloads will not form part of Bach. It is encouraging that they are willing to take on board comments made after Beethoven ... and they've given us the opportunity to engage with them," he said.
The massive demand for Beethoven's complete symphonies on Radio'3's website over two weeks in June would have sent the Viennese maestro straight to No 1 in the pop charts were free downloads were eligible.
An equivalent commercial CD would take "upwards of five years" to achieve the same kind of sales figures, according to record company executives.
John Whittingdale, the chairman of the culture and media select committee, accused the BBC of failing to consult the UK record industry over the Beethoven downloads.
Classical music lovers from 26 countries all over the world flocked to Radio 3's website to grab Beethoven's symphonies for free, with the US accounting for 21% of the downloads with 17% being downloaded by Brits while fans from as far as Vietnam and Mexico joined in.
Some record companies are not opposed to downloading per se and believe that giving away snippets of music could encourage sales, Mr Whittingdale added.
With the corporation planning to launch new digital and download services, such as the forthcoming broadband TV service IMP, finding a way forward on the music rights issue is crucial for the BBC.
Andy Parfitt, the controller of BBC Radio 1 told MediaGuardian this week that resolving the issue was "key" to his station's development.
"We're absolutely sensitive to the people who invest a lot of money in the music ... all of this technology in the end is absolutely great for music because of the volume of music downloaded and interest in music being re-energised. The key is for it to be portable," he said.
Mr Parfitt believes one way forward may be to offer music on demand that would expire after seven days, covering a week-long public service window.
Hi all
very good new one
04 0110 216 CLB Wilmington / Carolina Beach USA km 7442
73
Giorgio
from Sardinia Island
23:19 341 BUZ BUSHEHR, IRN 4043 km (da Liscate)



