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20 agosto 2014

La fine delle onde corte: un declino ampiamente voluto e pianificato da burocrati poco competenti

La classica profezia che si avvera da sé. Lo studio "To be where the audience is. Report of the Special Committee on the Future of Shortwave Broadcasting" commissionato dal Broadcasting Board of Governors (l'organismo che sovraintende alle trasmissioni della VOA e degli altri outlet di public diplomacy americani) per valutare, tra le altre cose, l'attuale peso delle onde corte nello scenario delle piattaforme di distribuzione, raggiunge la conclusione che la radio internazionale non viene più ascoltata da nessuno, vista l'abbondante presenza di Internet e altri supporti alternativi, inclusa la radio in FM. Mi sembra abbastanza chiaro che siffatte conclusioni - che suonano come un'autentica ordinanza di sfratto per il nostro beneamato medium - sono in realtà la premessa da cui sono partiti gli autori dello studio. Le onde corte sarebbero "troppo costose" a fronte dell'audience raggiunta, ma nessuno si preoccupa mai di valutare i costi e i vincoli lato-utente. Come è possibile che Internet e i dispositivi di elettronica di consumo digitale abbiano lo stesso potenziale in una metropoli come Washington, DC e in una città africana dove l'elettricità viene distribuita per poche ore al giorno? Una singola antenna di media potenza può servire enormi bacini di pubblico attraverso ricevitori alimentati a batteria sotto i 50 dollari di costo una tantum (un ricevitore a onde corte può durare anni e accordandosi con i produttori cinesi si può anche pensare di acquistarne migliaia da regalare in tutte le aree del mondo penalizzate da gravi carenze infrastrutturali, regimi oppressivi e conflitti armati). Come si fa ad affermare che il pubblico dei contenuti prodotti dalle testate controllate dal BBG "preferisce utilizzare il DVD"? Come si fa a dire che le onde corte non si ascoltano più quando negli ultimi anni i broadcaster importanti hanno deciso unilateralmente di sopprimere il 90% delle trasmissioni, immaginandosi risparmi che semplicemente non esistono a fronte di costi di hosting e banda che sicuramente non sono inferiori a quelli dell'elettricità che alimenta, per qualche ora al giorno, un singolo trasmettitore da 50 o 100 kW? Mistero. 
In ogni caso vale la pena scaricare e leggersi il corposo report, di cui parla il blog del BBG in questo post. L'indiirzzo per prelevare il PDF del documento è questo (e questo il link diretto).

28 novembre 2013

Decisa la chiusura del relay BBC alle Seychelles. L'Africa orientale perde un link diretto con il buon giornalismo

La stazione relay aperta dalla BBC nell'arcipelago delle Seychelles nel 1988 smetterà di trasmettere alla conclusione della programmazione invernale, il 29 marzo 2014. Ne ha dato notizia l'emittente qualche giorno fa:

The British Broadcasting Corporation (BBC) announced today that the Indian Ocean Relay Station (IORS) transmitter site at Grand Anse, Mahé, will cease all shortwave transmissions on 29 March 2014.
The site was established in 1988 and has been in continuous service since then, relaying BBC broadcasts to audiences in East Africa primarily in English and Somali. The closure will not affect the availability of BBC World Service programmes in Seychelles, which are relayed from satellite broadcasts on to local FM frequencies 106.2, 105.6 and 105.2MHz. In areas of East Africa still dependent upon shortwave broadcasts, the signal will be supplied by other relay stations. The announcement follows an earlier decision to stop all shortwave broadcasts from the BBC World Service site in Cyprus for similar commercial, technological and audience reach reasons. These ended in March of this year.
The announcement will unfortunately result in 11 staff being put at risk of redundancy. The staff over the last 25 years have operated and maintained this shortwave broadcast facility with passion, expertise and professionalism. The technical ability and commitment of the team at the IORS has been applauded by the BBC World Service.
Come si può leggere nel dispaccio l'impianto nell'Oceano indiano è stato utilizzato per un quarto di secolo per coprire l'area orientale africana e ancora oggi si possono ascoltare programmi in inglese e somalo. Ecco la griglia dei programmi previsti per questa ultima stagione trasmissiva:


L'impianto della BBC venne concepito in origine nel 1985, la costruzione iniziò nel 1986 e la prima messa in onda risale al 1988, il 7 ottobre. All'epoca alle Seychelles esisteva un'altra stazione a onde corte internazionale, gestita dall'ente religioso britannico FEBA (Far East Broadcasting Associatons). Questa stazione era stata inaugurata nel maggio del 1970 ma ha cessato di trasmettere nel 2003, anche per questioni legate alla politica di riutilizzo dei terreni stabilite dal governo locale (FEBA prosegue la sua programmazione affittando altrove il suo "air time"). FEBA e BBC erano però due entità completamente separate. 
Da molti anni il World Service della BBC ha smesso di confermare i rapporti di ricezione alle sue emittenti ma nel caso delle Seychelles recentemente sono stati segnalate lettere di conferma inviate direttamente dal responsabile tecnico dell'impianto, Herve Cherry. Dopo aver letto la notizia della chiusura l'altro giorno ho deciso di contattare Mr. Cherry inviando un breve rapporto di ricezione su tre frequenze facilmente ascoltabili in Italia e lui mi ha risposto con estrema gentilezza e puntualità fornendo molti dettagli sulle operazioni della BBC alle Seychelles:
(...) I personally would like to thank you for your sympathy and heartfelt words with reference to the imminent closure of the BBC Indian Ocean Relay Station due to happen on the 30th March 2014. As you stated it is unfortunate but inevitable due to the several unfavorable factors mainly financial and new developments in telecommunicating mediums affecting the global existence of shortwave. As you may be aware we are not the first BBC site to cease transmission as others before us had suffered the same fate.
The FEBA transmitting site was an entirely different site from the BBC site; that is in its location, equipment, staffing, target area and programme content. Unfortunately I cannot provide you with many details as to the FEBA operations in Seychelles as when the site was closed I had just ended my academic studies. But to answer your query the site has been decommissioned and I assume all the equipments removed.
I myself started working at the BBC Indian Ocean Relay Station in February 2005 as a Trainee Communications Engineer to date I am the Senior Transmitter Engineer and by next year it would be 9 years working for the site. As a Telecommunications Engineer I have acquired most of my knowledge in-house, the site itself served as a learning facility for any engineer willing to learn and develop in the industry in which I took full advantage.
What was seen a major achievement for the site was the localization of all post as from 2004 to date; this is the case to date and to note we are the only overseas site to have achieved this status. Although the closure of the site is very sad news indeed there was seemingly no other choice, myself and all the other staff have accumulated good experience over the years which we all grateful for. I am also very happy to have been able to serve a large number of listeners not only to the designated target area but also the passionate DX listeners such as yourself who have been very faithful.
La storia raccontata da Herve è, sotto molti punti di vista, esemplare della ricchezza di quello che è stato, per circa mezzo secolo, l'unico vero sistema mediatico internazionale operativo nel mondo. Prima della tv satellitare diretta e di Internet, che oggi hanno soppiantato le onde corte, la radio ha saputo trasportare il suo messaggio multilingue in modo estremamente capillare. Il tecnico di BBC Mahe si riferisce alle ragioni finanziarie che oggi spingono tutti i broadcastar a rinunciare alle onde corte, ma sul piano tecnico a mio modesto parere sarà difficile superare i livelli di efficienza e economicità di un mezzo che con potenze relativamente contenute può coprire aree vastissime e ha in più l'enorme vantaggio della semplicità sul lato ricezione, con dispositivi commercializzati a prezzi bassissimi e capaci di funzionare a lungo con batterie altrettanto economiche e pratiche. Nessuna tecnologia digitale può al momento rivaleggiare con le onde corte come strumento diffusivo (e lascio da parte qui ogni considerazione sul ruolo geopolitico, culturale, umano, che il giornalismo della BBC continua ad avere indipendentemente dal mezzo scelto per propagarlo). Anche il modello di ri-trasmissione di segnali basato su una prima distribuzione satellitare e un netowrk diffuso di emittenti FM locali ha i suoi ostacoli, magari di natura non tecnica. Pensiamo soltanto a quello che sta succedendo in Somalia dove stazioni locali come Shabelle sono sottoposte a ogni sorta di pressione e angheria e dove la soppressione di un link diretto con le notizie della BBC può dar luogo a scenari ancora più drammatici.
La lettera di Herve (altri dettagli tecnici e storici li trovate nella lettera-QSL qui sotto) dice anche un'altra cosa importantissima quando l'ingegnere afferma di aver acquisito tutte le sue competenze lavorando presso un impianto che ha svolto una incredibile funzione formativa anche per tanti altri colleghi di Cherry. La radio a onde corte è stata una scuola formidabile per intere generazioni di ingegneri elettronici e anche se oggi il testimone è stato degnamente raccolto dall'industria della telefonia radiomobile, onde corte e ponti radio lasciano pur sempre un considerevole vuoto "culturale". Non so se sarà mai possibile - o giustificabile - invertire la tendenza verso un definitivo declino di questo mondo, ma è importante conservarne la memoria (e sostenere il più possibile ciò che resta per il momento) per continuarne a trarre da questa formidabile epopea tecnologica una lezione importante per tutti noi. 


18 settembre 2013

Grecia, il ministro delle Finanze rottama le antenne di Voice of Greece

Chi segue questo blog anche casualmente saprà che molti dei servizi internazionali multilingue trasmessi per decenni sulle onde corte della radio a partire dagli anni 30 del secolo scorso (quando non esisteva altro mezzo per veicolare informazioni a lunga distanza e in tempo reale) oggi sono stati o vengono rapidamente smantellati. Molti di questi servizi venivano trasmessi da nazioni importanti, grazie agli enti radiofonici finanziati dal denaro pubblico, a questi si aggiungevano i servizi di nazioni più piccole, ma comunque interessate a far sentire la propria presenza all'estero o a mantenere una relazione informativa e "politica" con i propri immigrati. Tutti questi operatori oggi hanno altri mezzi di comunicazione a disposizione e altre priorità di bilancio, le onde corte non hanno (o si dice che non abbiano) un bacino d'utenza tale da giustificare la spesa e tutto viene smantellato.
Uno degli ultimi servizi sopravvissuti in Europa, quello di Voce della Grecia (che trasmette solo in greco per gli espatriati e i naviganti), verrà non solo smantellato ma addirittura rottamato. In questi giorni i tecnici che gestiscono l'impianto di Avlis hanno ricevuto la visita dei rappresentanti di una azienda incaricata di ispezionare i tralicci delle antenne, che a quanto sembra verranno abbattute e rivendute come metallo di risulta. La decisione, secondo The Greek Radio, sarebbe stata presa dal ministro delle Finanze, senza studi costi/benefici che giustifichino una scelta tanto drastica. 
Il tutto si inserisce nella dolorosa vicenda della riconversione dell'ente pubblico radiotelevisivo ERT, che il governo greco ha improvvisamente chiuso e sostituito con un nuovo operatore, ovviamente più snello. In realtà la mossa non era del tutto necessario perché il bilancio di ERT non era in rosso, ma il segnale è chiaro - e tra l'altro riguarda anche economie molto più solide di quella greca: gli "enti pubblici" appartengono a un modello non più sostenibile, non a certi livelli di spesa. Un discorso per certi versi condivisibile, ma non del tutto convincente: servizio pubblico significa anche informazione potenzialmente libera e scomoda per una classe dirigente che ha molte decisioni (prese con i soldi di tutti) discutibili di cui render conto, magari per farsi perdonare.
In questi mesi di duro contrasto tra il governo e gli ex dipendenti dell'ERA, la sezione radiofonica, le onde corte di Avlis hanno funzionato quasi come una emittente pirata, annunciando a volte come Radio Grecia Libera e proponendo notiziari in inglese in aperto contrasto con le posizioni ufficiali governative. Il nuovo ente trasmissivo, NERIT, ancora non è una realtà consolidata. Al vecchio indirizzo ERT, le pagine sono ancora in costruzione e non si sa bene quanti canali radiofonici e televisivi trasmetterà. Attualmente dalla Grecia restano in piedi alcune frequenze in onde medie ma oggettivamente è difficile distinguere quali di questi siano "ufficiali" e quali proseguano le trasmissioni "nonostante tutto". Il sito "resistente" di ERTopen offre per il momento dei canali alternativi, mentre gli aggiornamenti sulla situazione si possono trovare in lingua inglese sulle pagine Web di To Vima. Mentre scrivo, le frequenze in onde corte utilizzate da Voice of Greece sembrano tutte spente e a questo punto il rischio è che il silenzio duri per sempre. Non sembra proprio di essere nell'Unione Europea.

Greek shortwave to be dismantled after order by Ministry of Finance
(Submitted by radiofono.gr on Tue, 17/09/2013) 
The degradation of Greek Radio is going on, having shortwave radio "Voice of Greece" as a victim. This includes 39 shortwave antenna masts hosted in Avlis, which the government plans to sell as scrap metal. The shortwave service started 75 years ago and it is still transmitting in 5 frequencies that cover the globe with shows in Greek for expatriates and foreign language news. The facilities are currently controlled by redundant ERT employes and broadcast the guerilla service of the Greek National Radio ERA. Eighteen months ago, shortwave facilities in Thessaloniki were dismantled.
According to a statement by ERT employees, on Monday morning "in the shortwave broadcasting center of Avlis, a representative of a company that sells metal showed up and started taking photos of the site. After we, ERT people, asked him, we got informed that he had been mandated by the Ministry of Finance to give an offer for the dismantling of 39 masts and purchasing the metal as scrap." The name of company and the registration plate of the car are available.
The union body of ERT notes that this is an area of 1160 acres, featuring 39 metal masts, with a height between 30 and 70 meters each, that function as the shortwave aerials that transmit the "Voice of Greece", the ERA-pénte, across the world.
"Greek shortwave started operating in 1938 and later was also used sent information to the Greek soldiers fighting Fascists in Albania. The only ones who dared to turn it off were the Nazis during the occupation. Since the liberation, it never stopped to link the country with Greek seafarers and the Diaspora. The Voice of Greece broadcasts information, entertainment, culture and tradition from Greece with programs in 12 languages, all over the globe".
It is true that big broadcasters in Europe have decided to stop broadcasting via shortwave, because of cuts and because alternatives tuning possibilities are provided due to the development of technology. On the other hand, in the case of Greece. there are still generations of Greek immigrants abroad and seamen who are still affiliated with shortwave, whereas area around Greece the are still countries with low technological development. Also, it is outragious that the decision to remove an entire radio service was taken by the liquidator of the Ministry of Finance: there is no study about ceasing shortwave by any official body, although the promise was that the future of Greek broadcasting will be decided after an analysis performed by  the administrative Board of the new official broadcaster .

22 agosto 2013

Voice of Russia spegne le onde corte il 31 dicembre

Nelle stanze dei bottoni dell'emittenza pubblica russa si parla da tempo di tagli drastici, ma adesso sembra deciso: anche Golos Rossii/Voice of Russia, la sezione internazionale di RTRS, l'ente di Stato, smetterà di trasmettere in onde corte dal proprio territorio nazionale il 31 dicembre di quest'anno. L'indiscrezione è apparsa ieri su Digit.ru ed è stata ripresa stamane su Ria Novosti da Andrea Borgnino. La fonte originale di Novosti rivela però che le trasmissioni di Voice of Russia dovrebbero proseguire - oltre che su scala locale attraverso impianti FM all'estero - anche sulle tre frequenze in onde medie in Transdnistria, Sakhalin e Kaliningrad, evidentemente considerate enclave estere. Inoltre RTRS manterrà gli impegni con le emittenti internazionali che affittano frequenze per ripetere in Russia i loro programmi. Insomma, forse i tagli non riguarderanno l'aspetto della produzione dei programmi e le redazioni nelle diverse lingue, incluso l'italiano, potrebbero restare aperte.
Già oggi la Voce della Russia trasmette su una sola frequenza in onde corte, i 9880 kHz, utilizzando però la tecnica numerica Digital Radio Mondiale, quindi con una audience verosimilmente molto contenuta. Ancora utilizzata, almeno sulla carta, è la frequenza in onde medie di 1548 kHz, che secondo Digit.ru non dovrebbe chiudere. L'emittente ha anche un accordo con l'emittente locale in onde medie Ondamedia Broadcast per ripetere i programmi in italiano su 1512 kHz in Emilia, ma al momento non so dire se questa frequenza sia ancora attiva. Voce della Russia ovviamente si può ascoltare tutto il giorno via Internet.

12 settembre 2012

Onde corte: il Bangladesh le potenzia, il Pakistan (forse) le sopprime

Con il processo di dismissione degli impianti trasmissivi in onde corte dei grandi broadcaster internazionali, solo le nazioni che rivestono un ruolo di potenza regionale hanno mantenuto nel corso del tempo il loro interesse verso questo mezzo, a volte addirittura potenziando le infrastrutture che in passato vivevano all'ombra dei potenti segnali delle varie BBC, VOA, Radio Mosca, operando sulle onde corte verso target linguistici e geografici più limitati. Oggi però anche i broadcaster regionali cominciano a dare segni di sfiducia nei confronti delle vecchie onde corte, dando vita a situazioni anche contraddittorie, come il caso di Bangladesh e Pakistan, due entità geopolitiche che a partire dal 1947 sono state addirittura congiunte in uno stesso "dominio".
Proprio ieri mi è arrivata per posta tradizionale la conferma a un "rapporto di ricezione" che avevo inviato, mentre ero in vacanza al mare, al servizio per l'estero di Radio Bangladesh, o per meglio dire "Bangladesh Betar" (in bengali betar significa radio, senzafili). In pieno periodo estivo il Bangladesh ha messo in funzione una serie di nuovi impianti che servono evidentemente a migliorare l'ascolto delle sue trasmissioni rivolte a un pubblico asiatico e non solo asiatico. In questa fase di sperimentazione ha esplicitamente chiesto l'aiuto della comunità internazionale degli ascoltatori per poter valutare meglio l'entità dei segnali e gli eventuali problemi di interferenza. Da cui lo scambio di rapporti di ricezione che arrivano dagli ascoltatori e di "conferme di ricezione" (in gergo radioamatoriale si usa la combinazione "QSL", con cui i primi marconisti confermavano la corretta ricezione di un messaggio). Avevo ascoltato il segnale del nuovo trasmettitore di Bangladesh Betar letteralmente sulla spiaggia, con un piccolo ricevitore portatile e avevo inviato il rapporto in diretta per posta elettronica, con il telefonino. Dopo qualche settimana, quando ormai non ci pensavo più (e senza che la stazione confermasse semplicemente via mail, come ero convinto che avrebbe fatto), ecco arrivarmi, dentro a una busta con esotici francobolli, una lettera cortese e dettagliata insieme a una di quelle cartoline-QSL, così comune nell'epoca dorata dei broadcaster grandi e piccoli, che mi hanno riportato indietro nel tempo.
Quasi contemporaneamente, mi è arrivata anche una notizia che mi ha subito riportato al triste clima di declino dell'epopea della radio internazionale. Sembra infatti che il governo pakistano voglia sopprimere il servizio in onde corte di Radio Pakistan. Lo afferma la stampa locale, che rivela anche un brutto retroscena di speculazione ediliza. Secondo il sito di The News International, il sito delle antenne di Radio Pakistan a Rawat, pochi chilometri a sud est di Rawalpindi. La decisione, secondo il giornale, sarebbe stata presa con effetto immediato, un po' perché le onde corte non hanno più molto seguito rispetto a Internet e al satellite, ma soprattutto a causa della ingente valutazione dei terreni oggi occupati dai tralicci delle antenne, che potrebbero essere ceduti per 50 miliardi di rupie pakistane. Nei giorni successivi alla pubblicazione di questa notizia il monitoraggio delle frequenze pakistane avrebbe confermato che alcune trasmissioni non risultavano ricevibili, ma altre sono state confermate, lasciando spazio all'ipotesi di una chiusura parziale ma non totale delle attività sulle corte. Mentre scrivo questo post, sto ascoltando i dieci minuti di notiziario in inglese (il resto del programma è in urdu) che l'emittente indirizza verso l'Europa alle 19 ora italiana. Le due frequenze di 11575 e 15265 kHz generano un audio alquanto distorto, ma il segnale è piuttosto robusto e la comprensibilità molto buona. Le liste riportano alla stessa ora anche una trasmissione in lingua farsi, ma le rispettive frequenze non sembrano attive.
Vedremo l'evoluzione nei prossimi giorni, ma è strano che mentre il Bangladesh - nazione un tempo conosciuta come provincia "nazionale" dell'East Pakistan e indipendente dal 1971 - investe in un rilancio del mezzo commissionando nuovi impianti per una migliore copertura internazionale, il Pakistan sembra invece disposto a rinunciare all'opportunità di fare ascoltare la propria voce in una regione in profondo e perenne conflitto e dove sicuramente i ricevitori a onde corte non mancano (non so quanto si possa dire lo stesso delle connessioni Internet).
L'argomento dei broadcaster regionali asiatici potrebbe essere esteso al caso di Sri Lanka Broadcasting Corporation (che arriva mentre scrivo su 11750 kHz in sinhala) o delle Filippine (Radio Pilipinas si ascolta in tagalog in questo momento, le 19:45 italiane, su 15190 kHz e penso che per molti filippini di Milano potrebbe essere simpatico ascoltare i vivaci notiziari senza essere costretti a sedersi davanti a un televisore ben equipaggiato con impianto satellitare).

11 settembre 2012

La radio della setta. L'epopea delle onde corte nella storia trasmettitore spento da 15 anni.

Mi sono sentito con Andrea Borgnino per mettermi d'accordo sul Prix Italia di Torino e dal dialogo scaturisce anche una di quelle storie tipiche di un mondo oggi in evidente declino ma ancora denso di episodi e personaggi che solo le grandi epopee possono vantare. Per più di mezzo secolo le trasmissioni sulle onde corte hanno occupato uno spazio molto importante della storia recente, a partire dalla propaganda che ha condizionato gli anni precedenti alla Seconda Guerra e fino al crollo del muro di Berlino, quando il concetto di "audience internazionale" ha cominciato a migrare definitivamente verso i mezzi di comunicazione considerati più propriamente "di massa". La storia che abbiamo ripercorso con Andrea è questa.
Nel 1998 quando la Svizzera decide, prima tra i grandi broadcaster, di chiudere l'impianto di Schwarzenburg


i trasmettitori Brown Boveri da 250 kW vengono smantellati. Quattro o cinque anni prima due dei trasmettitori della Radio Svizzera Internazionali erano finiti in Corea del Nord (!), ma uno di quelli decommissionati nel '98 finirà invece un paio di anni dopo negli Stati Uniti, nelle mani di una setta religiosa molto controversa, le Assemblee di Yahwè, un gruppo cristiano convinto della stretta continuità tra Antico e Nuovo testamento e per questo convinto che Dio dev'essere chiamato Yahwè e Gesù, Yehoshua. Il culto è stato fondato da Jacob O. Meyer negli anni 60 e si è sviluppato, a Bethel, in Pennsylvania, soprattutto intorno alle trasmissioni in onde corte prima con il programma Sacred Name Broadcaster poi con un proprio impianto in onde corte, WMLK, a partire dagli anni 80. (Mayer è mancato nell'aprile del 2010).
Oggi il segnale distorto di WMLK non lo si sente più. Da più di dieci anni la stazione sta cercando di mettere in funzione il trasmettitore rilevato dagli svizzeri, finora senza successo. Andandosi a leggere la cronaca raccontata dall'ingegnere della stazione, Gary McAvin (altro nome controverso, non ultimo per varie accuse di abusi), si scopre però che la setta ha acquistato il suo apparato in Italia, dove i pezzi del trasmettitori erano stati stoccati in previsione di una messa in funzione proprio sul nostro territorio. Ma chi all'inizio del nuovo millennio poteva pensare di attivare una stazione a onde corte da 250 kW proprio in Italia?
Sulle prime io e Andrea non ricordavamo nulla. L'imbeccata è arrivata da Roberto Scaglione, altro enciclopedico cronista della radiofonia nazionale e internazionale, che ci ha richiamato alla mente il progetto di un'altra organizzazione religiosa, Adventist World Radio, che ancora oggi trasmette in lingua italiana, ogni domenica, il programma informativo di Scaglione e che fino al 2002 aveva nei dintorni di Forlì, una piccola stazione che operava sui 41 metri con una bellissima antenna log periodica (attualmente in vendita). AWR l'organizzazione religiosa della "Chiesa avventista dei santi del settimo giorno" fu il primo acquirente di uno dei trasmettitori di Schwarzenburg dopo la dismissione voluta dal governo confederale. L'apparecchiatura doveva servire per realizzare in Italia, ad Argenta nel ferrarese, il nuovo polo trasmissivio europeo di Adventis World Radio, che era presente soprattutto in Asia Pacifico. Il sito era stato identificato e i contatti con le autorità erano stati avviati. Ma per diverse ragioni alla fine non se ne fece nulla e il trasmettitore di Argenta (descritto in questa vecchia pagina del sito di AWR) non venne mai attivato. Forse i dubbi degli abitanti di Argenta in relazione a un apparato che avrebbe generato un sacco di elettrosmog e i grossi problemi e i costi dell'alimentazione elettrica influirono sul naufragio del progetto. O molto più semplicemente la Chiesa Avventista aveva capito che già allora era molto più pratico affittare uno spaio on air su trasmettitori a onde corte gestiti da altri.
Tutta l'elettronica venne così impacchettata a spedita in Pennsylvania, dove ancora attende di tornare in vita per diffondere il messaggio, inquietante ma salvifico della setta del reverendo Meyer. La triste metafora di un mondo che ormai non possiamo più salvare se attraverso il ricordo. Per meglio corroborarlo nella non facile materia della lunga storia della tecnologia delle onde corte, c'è l'imprescindibile guida di Ludo Maes sugli "SW countries", un catalogo ragionato degli impianti trasmissivi che sono o sono stati in funzione nel mondo. Il sito compagno, Transmitters.be, contiene tutti i dettagli dei trasmettitori a onde corte e dei loro produttori.

14 febbraio 2012

Anche un cervello italiano per il rinnovamento di Voice of America

In seguito all'adozione del nuovo piano di sviluppo per i prossimi anni, il Broadcasting Board of Governors americano, l'agenzia che gestisce la produzione della Voice of America, Radio Free Europe e di tutte le altre attività trasmissive radiotelevisive rivolte verso l'estero, ha pubblicato la sua richiesta di finanziamento per il fiscal year 2013. Un lungo documento di oltre cento pagine che si può scaricare qui (questo il link diretto al pdf). La richiesta complessiva è di 720 milioni di dollari, il 4,2% in meno rispetto al 2012 e tra le varie riduzioni è previsto anche il taglio di tutte le trasmissioni in onde corte e medie che non siano espressamente rivolte alle seguenti aree geografico-linguistiche: Cuba, Cina, Corea del Nord, Burma, Iran, Tibet, Uyghur, FATA (regione di confine afgano-pakistana), Pakistan, Afghanistan, Bielorussia, Russo per il Caucaso, Russo, Turkmenistan, Khmer e Africa.
Più o meno era quello che si aspettava, considerando che il BBG si impegna comunque a rafforzare le sue relazioni con le emittenti locali in FM e con i new media. Nel quadro di questo dialogo, il 10 febbraio si è tenuto a Washington un incontro tra la Commission on Innovation del BBG e un gruppo di esperti, innovatori e imprenditori, quelli che l'ufficio stampa dell'agenzia di public diplomacy definice "thought leaders", leader del pensiero. L'obiettivo era mettersi a ragionare, con le menti più brillanti della tecnologia e della scienza politica, su come rinnovare una istituzione nata settant'anni fa.
Devo dire che mi ha fatto molto piacere vedere che nella lunga lista di nomi che hanno partecipato a questa sessione di brain storming, accanto ai co-fondatori di Facebook e Twitter, ai ricercatori di Google Ideas, agli esperti politici del Dipartimento di Stato e di Princeton, c'era anche quello di un brillante cervello italiano, quello di Paola Antonelli, architetto sassarese laureata al Politecnico di Milano ma da anni ormai curatrice del dipartimento di Architettura e Design del Museum Of Modern Art di New York, il mitico MoMa. La Antonelli è uno dei maggiori visionari capaci oggi di svolgere lo sguarda a quella frontiera avanzata dove stanno confluendo le idee sul design, la tecnologia, la relazione uomo-macchina. In altre parole sul futuro interdisciplinare della conoscenza e dell'umanità. Trovo molto stimolante pensare che una macchina propagandistica nata per parlare, via radio, ai nemici di un conflitto da fine del mondo, chieda agli innovatori di oggi di indirizzarla verso nuovi modi di comunicare il cambiamento - e le speranze - di un mondo che pur tra mille difficoltà e ingiustizie ha invece saputo arrivare fin qui.
Per riflettere insieme su questi argomenti vi propongo il discorso inaugurale di Paola Antonelli in occasione di Media Evolution, The Conference, tenutasi a Malmö in Svezia lo scorso agosto. Il keynote di Paola verteva sull'importanza del design nei media e nella nostra società:

14 gennaio 2012

La crisi delle onde corte, addio anche a Radio Bulgaria, petizione per Radio France

Non c'è più ormai alcuna ragione per essere ottimisti sul futuro della radiofonia internazionale in onde corte. E purtroppo le notizie che giungono ormai quotidianamente sul fronte delle chiusure e delle ristrutturazione ci dicono che a essere pesantemente minacciata è tutta l'informazione radiofonica rivolta a comunità linguistiche, geopolitiche, religiose diverse da quelle normalmente servite da una stazione radio. Le onde corte sono oggettivamente un mezzo obsoleto, o peggio ancora percepito come tale. Ma con i pesanti venti di crisi che tirano le onde corte non vengono sostituite dal satellite o da Internet: non è il medium per la distribuzione dei contenuti a essere messo in forse, ma i contenuti stessi.
Oggi le mailing list frequentati dagli hobbysti della radio sono state percorse dall'inattesa notizia della imminente chiusura dei programmi internazionali di Radio Bulgaria. La piccola nazione balcanica parlava all'estero via radio da 75 anni e ancora oggi poteva vantare dieci redazioni linguistiche diverse. I bulgari sono uno snodo importante in una parte dell'Europa all'interfaccia con l'Asia e il Medio Oriente e la loro radiofonia poteva sicuramente svolgere un ruolo periferico ma non del tutto marginale. Invece il 31 gennaio si spegne tutto e a quanto sembra i trasmettitori verranno smantellati e distrutti. La distruzione non riguarderebbe solo le onde corte ma anche gli impianti in onde medie che su 747 e 1224 kHz in onde medie. Una chiusura radicale. Le redazioni di Radio Bulgaria invocano l'invio dei messaggi di solidarietà e hanno preannunciato per il 14 gennaio l'apertura del sito Web www.saveradiobulgaria.com, ancora non attivato.
Se gli ascoltatori di Radio Sofia piangono, anche quelli ben più numerosi di emittenti gloriose e autorevoli come Deutsche Welle, Radio Nederland e Radio France Internationale sono molto preoccupati. Della radio internazionale tedesca si sa già, con il 2012 è arrivato a un netto taglio sulle emissioni, anche in tedesco, in onde corte mentre tutte le stazioni regionali tedesche devono rinunciare a una quantità di programmi persino in FM e proprio nella prima settimana del 2012 hanno spento diverse frequenze in onde medie.
L'emittente internazionale olandese, molto seguita per la sua obiettività, si è vista ridurre del 70% il budget stanziato dal Parlamento e passa sotto il controllo del ministero olandese degli Esteri (il BBC World Service ha fatto il percorso opposto, perdendo i soldi stanziati dal Foreign Office per rientrare tra le tante voci di spesa supportate dal canone radiotelevisivo). Con queste riduzioni l'emittente olandese abbandonerà il grosso delle sue attività in onde corte per focalizzarsi, dice il governo, solo sulle regioni del mondo che sperimentano gravi carenze di libertà di stampa. Anche stazioni ripetitrici importanti, come quella per il Sud America (dove pure ci sono ex colonie e territori oltremare olandesi) dalle Antille, verranno chiuse.
Anche per Radio France Internationale il destino è quanto mai incerto, perché l'amministrazione Sarkozy ha optato per una concentrazione di ruoli e risorse decidendo di fondere RFI con il canale televisivo internazionale France24. Un merger che redattori e lavoratori non vedono di buon occhio perché, dicono, è solo il preludio di licenziamenti e smantellamenti. I dipendenti della stazione hanno lanciato una petizione online (in lingua francese).
Comincio a pensare che una buona parte di ciò che oggi è ancora possibile ascoltare via radio da diverse nazioni occidentali cesserà di esistere prima del 2015, data che fino a poco tempo fa molti ritenevano fin troppo pessimistica. L'accelerazione subita da un processo che da anni procede inarrestabile ma tutto sommato lento è impressionante, ma tutto sommato, alla luce di quello che sta succedendo ai bilanci pubblici e alla solidità finanziaria di parecchie nazioni, ci sta andando ancora bene. Se mai il mondo riuscirà a uscire da questa crisi, sarà un mondo con parecchie voci in meno. Consoliamoci pensando che questo tipo di diversità culturale è molto di nicchia e Internet è sicuramente in grado di compensare il vuoto avvertito dai nostalgici di un medium ultrasettantenne.

03 novembre 2011

BBG, forti tagli in vista per le onde corte di VoA e altre emittenti

Cambi sostanziali nel modo di distribuire i contenuti, ancora legato a un mezzo, le onde corte, che sono sempre più desuete. Il Broadcasting Board of Governors, l'entità che gestisce le attività radiotelevisive della politica estera americana, ha appena reso noto il suo piano strategico 2012-2016. Il rapporto si può scaricare qui ed è stato attivato anche un apposito sito Web. Il succo è che le trasmissioni della Voice of America e di altre emittenti verrano veicolate attraverso le onde corte solo "per una mezza dozzina" di Nazioni. In tutti gli altri casi il BBG si concentrerà sulla televisione, la radio FM e i social network.
We will make wholesale changes to the way we distribute our content. We are currently configured largely as we were in the 1980s, with substantial resources devoted to shortwave broadcasting. Global media use now strongly favors TV, the Internet, and FM radio as well as social media. Shortwave is vital in a half-dozen countries. But elsewhere we will sharply draw down our shortwave capacity to reallocate the resources to the new platforms our audiences are using.
Il discorso non fa una grinza, anche se assomiglia molto a una situazione uovo-gallina, in cui i broadcaster internazionali riducono l'impegno su una risorsa che gli ascoltatori potenziali perdono di vista proprio per le riduzioni delle ore di trasmissione. Ma il vero problema di fondo è squisitamente finanziario. I soldi non bastano più o comunque non vengono stanziati con la stessa solerzia di un tempo. Per reggere ancora queste organizzazioni ripiegano su piattaforme di distribuzione più "sexy", ambiti come Internet, che hanno più appeal e visibilità soprattutto agli occhi dei politici che hanno l'ultima parola su tutti questi servizi. Le onde corte in realtà sono molto più efficienti della banda Web e non sta scritto da nessuna parte che i trasmettitori debbano utilizzare le potenze necessarie trenta o quaranta anni fa, quando bisognava superare le barriere del jamming, le interferenze e la scarsa sensibilità dei ricevitori. I costi si potrebbero abbattere ulteriormente riducendo le potenze e impiegando risorse rinnovabili per alimentare gli impianti. Ma sono tutte considerazioni tecniche troppo sensate perché possano diventare la base di un ripensamento. La fine del broadcasting internazionale è ormai definitivamente segnata.

19 agosto 2011

BBC e Babcock: chiude a Natale il sito di Rampisham

E' molto sferzante la reazione del sindacato britannico dello spettacolo, BECTU, all'annuncio da parte di Babcock Engineering - attuale gestore dell'impianto in onde corte di Rampisham, nel Dorset per conto del BBC World Service - che la postazione verrà chiusa entro il Natale di quest'anno, lasciando a casa 19 persone. Il BECTU aveva manifestato tutte le sue perplessità anche nel gennaio scorso, quando la BBC aveva annunciato drastici tagli alle trasmissioni per l'estero e una forte riduzione dell'output in onde corte. Adesso si sa che Rampisham chiuderà a dicembre 2011 mentre altre riduzioni di personale e impianti sono previste a Woofferton (qui una bella pubblicazione rievocativa) e Orfordness, altri due luoghi storici delle onde corte di Sua Maestà. La BBC e il suo provider infrastrutturale lascia capire che entro il 2014 non ci saranno più trasmissioni in onde corte dalla Gran Bretagna.
Mettersi a discutere su queste decisioni in un periodo come questo, con le borse in picchiata e i debiti sovrani in gravissima sofferenza, è da stupidi. Le onde corte che noi appassionati abbiamo fatto in tempo a conoscere e amare ancora negli anni Settanta, quelle dei servizi multilingue prodotti a vantaggio degli ascoltatori d'oltremare (come direbbero gli inglesi), spesso e volentieri con il pieno coinvolgimento di governi e parlamenti con più di qualche risvolto propagandistico ed economico, non ci sono più. Sono finite le motivazioni e soprattutto i soldi che permettevano, semmai, di inventarsele.
Le grandi emittenti internazionali puntano sui satelliti per l'audiovideo e su Internet per i testi e la multimedialità; ed è giusto che sia così. Per un po' resisteranno nazioni come Russia, Cina, India, ma anche su quel versante geopolitico non ha molto senso continuare a utilizzare un mezzo tanto desueto. Le onde corte potrebbero continuare a essere uno strumento interessante per le potenze regionali, gli Stati più piccoli, magari per far conoscere realtà turistiche emergenti. Resteranno per qualche tempo uno strumento utile in situazioni conflittuali, vuoi per scopi prettamente politici, vuoi a supporto di iniziative umanitarie, di peace-keeping, nella gestione delle emergenze. Personalmente resto convinto della praticabilità delle frequenze in onde medie e corte su scala geografica molto limitata, nei progetti a spiccata vocazione sociale, culturale, associazionistica, forse per qualche iniziativa più prettamente commerciale. Ma scordiamoci di Radio Londra così come ci siamo scordati, senza troppi traumi, delle diligenze.

Rampisham transmitter site to close by Christmas

Babcock Engineering has announced plans to close the Rampisham transmitter site by Christmas 2011.
18 August 2011

BECTU members at the Rampisham transmitter site in Dorset run by Babcock Engineering were shocked to learn yesterday (17 August) of plans to close the facility by Christmas with the loss of 19 jobs.
Staff across the UK had been expecting bad news after the decision by BBC World Service in January this year to sharply reduce the number of hours of shortwave broadcasting and to end it altogether by 2014.
Despite this advance warning, yesterday's announcement still came as a shock. The company also plans to close three posts at the Woofferton site in Shropshire with four at Orford Ness in Suffolk also at risk of closure.
An initial meeting between BECTU representatives and management took place yesterday; the consultation period is due to end on 19 September.
Assistant general secretary Luke Crawley said:

“The loss of 19 jobs at Rampisham and seven elsewhere in the network will come as a terrible blow to our members. We have already pressed the management to do everything they can to minimise the impact including offering redeployment and retraining where appropriate. Transmission members will note with regret that this announcement will also end seventy years of shortwave broadcasting from Rampisham.”

Criticism of the FCO

BECTU has strongly criticised the coalition government for pushing through a 16 per cent cut in the grant provided to the World Service from the Foreign and Commonwealth Office (FCO). This was considerably higher than the 10 per cent cut in the FCO budget for other areas. It was this disproportionate reduction which lead the BBC to decide to reduce shortwave broadcasts immediately and end them by 2014.
BECTU’s campaign against the unfair settlement included giving evidence to the Foreign Affairs Select Committee in Parliament. The highly critical report which followed led to some funds being restored to the World Service. However the representations did not persuade the BBC to change its mind about ending shortwave transmission despite the fact that listeners to shortwave make up half of the World Service audience.

15 giugno 2011

Voice of America e il viale del tramonto delle onde corte

Questa volta è Boing Boing, autorevolissima voce online della cyberculture (ma prima ancora, fin dal 1988, fanzine, anzine "neurozine" culto della prima bit generation) a occuparsi del declino delle onde corte. L'argomento è un rapporto tecnologico della Voice of America, reso pubblico grazie alla legge americana sulla trasparenza della legislazione da Government Attic. Nel report, scaricabile da questa pagina del sito (insieme a un ghiotto catalogo degli archivi audio storici della VOA), si afferma che l'ente trasmissivo deve avviarsi verso il sunset, il tramonto delle onde corte. Per la verità la parole dell'autore del report non sono tagliate col coltello, c'è ampio margine all'interpretazione, l'invito sembra semmai orientato allo smantellamento degli impianti di proprietà a favore di formule di affitto e condivisione di risorse con altri broadcaster. Il grosso del rapporto riguarda l'infrastruttura interna, la rete Ip della VOA. In ogni caso i tagli sono già avvenuti, a incominciare dalle trasmissioni verso la Cina e hanno ricevuto aspre critiche, come questo articolo di Helle Dale per la Heritage Foundation a proposito di public diplomacy.
Voice of America operator plans "sunset" for shortwave radio broadcasts
Rob Beschizza
monday, Jun 6, 2011

The sun is setting on Voice of America's shortwave radio service, heard worldwide in dozens of languages for 70 years.
A strategic technology plan prepared by the Broadcasting Board of Governors (BBG), the federal agency responsible for Voice of America, Alhurra, Radio Free Asia and other international stations, concludes that it should end many shortwave broadcasts in favor of "more effective" media such as internet radio.
"The intrinsic high cost of operating high powered shortwave stations is constantly being weighed against the rapidly diminishing effectiveness of shortwave within a growing number of countries," the report states. "... the cost effectiveness of shortwave transmissions continues to wane and is expected to be circumscribed to a very small number of target countries in the relatively near future."
The "sun-setting strategy" proposed will reduce the number of stations owned by the BBG in favor of lease or sharing arrangements with—or outsourcing to—independent broadcasters. A "long-term analysis" of each country and language, and in-house research on shortwave's effectiveness in each, would determine which areas retain service.
The report, released following a Freedom of Information Act request by Government Attic, took six months to surface and it isn't clear to what extent its recommendations have been implemented. In February, however, Voice of America ceased shortwave broadcasts in China.
Its authors anticipate "political pressure" to continue widespread use of shortwave radio broadcasts. The BBG's own 2012 Budget Request (PDF) reported that it "must continue to broadcast via traditional technologies such as shortwave [because] the impact of not investing in infrastructure improvements will be the loss of capability and the loss of audience." It noted Burmese listeners as particularly dependent on shortwave service.
Titled 2010-2012 BBG Technology Strategic Plan, the report claims that BBG-funded broadcasts reach 101.9m people worldwide by radio, 81.5m by television, and 2.4m via internet. Internet broadcasts accounts for 1.4 percent of the unduplicated total audience.
The largest internet audiences are in Iraq, China and India, with large percentages of the population listening online in Oman, Kosovo and Morocco. The report notes that Voice of America's audience in Iran was about half that of the BBC World Service during recent electoral unrest there. A brief overview of anti-censorship software the BBG supports, such as Freegate and Tor, was also offered.
Much of report, however, is dedicated to describing the upgrades and management shake-ups required to address problems within the BBG's apparently shambolic I.T. department, whose failures are covered in detail and illustrated with photographs.
Throughout, the complexities of maintaining and staffing a worldwide, multilanguage broadcast media network weigh heavily on the report's author. But criticisms often fall upon particularly egregious lapses such as servers hidden under nests of network cabling, major software choices determined by the "dogmatic beliefs" of influential staffers, and redundant systems standing idle.
"The most serious situation presents itself at the heart of the BBG IT network," the report states. "Currently, the network is dependent on a single enterprise-class Cisco core router whose failure would severely cripple the entire agency for an extended period of time."
Adds the author: "Many other such situations exist ... such as servers equipped with dual power supplies but with both power cords plugged into the same electrical circuit."
While the engineering section is said to be well-functioning, disaster recovery plans rely on "the presence of key individuals." The department lacks "baseline operational discipline" and labors under "several historical and personality-related 'accommodations' designed to isolate certain individuals and maintain legacy reporting relationships."
Even the email system is outmoded, according to the report, which recommends platform consolidation, virtualization, systems colocation, cloud computing to cut the number of physical servers in use, "clear standards and expectations for interpersonal behavior," and adoption of MPEG-4 for broadcast and archive use, as part of a two-year plan to fix the problems while trimming costs.
The report was released after a FOIA request from Government Attic, which posted it in full at its archives early Monday morning. One paragraph of the report, concerning disaster recovery, was redacted.


05 aprile 2011

Il crollo di Radio Sweden

Una tecnologia e un intero mondo che se ne vanno. Gli svedesi abbattono senza tanti complimenti le antenne dello storico di impianto di Hörby, da dove trasmetteva Radio Sweden. Gli altri video qui.

02 febbraio 2011

Autoradio d'altri tempi? Onde corte di serie sulla Smart

Curiosità. Andrea Borgnino ha scoperto che l'autoradio di serie sulla Smart riceve anche la banda dei 49 metri sulle onde corte. Mi sembra anche che il noise blanker sia piuttosto efficace.
Mica male come "in vehicle infotainment"!


31 dicembre 2010

Una voce in onde corte per gli azeri nell'Iran

Si chiude con l'apertura delle trasmissioni di una nuova emittente "clandestina" un anno che ha ribadito la tendenza al ribasso nell'impiego delle onde corte nel mondo. Mentre Cechia e Slovacchia decidono di lasciare le onde corte e proseguire con le loro emittenti ufficiali solo sul "nuovo mezzo" (anche se i programmi della emittente slovacca internazionale in inglese e spagnolo verranno ripresi in onde corte, per il Nord America, da WRMI di Miami) - e proprio mentre tutta la comunità degli ascoltatori "ionosferici" si prepara a una ulteriore drastica riduzione di ore di trasmissione da parte di broadcaster come Deutsche Welle, Radio Netherland e della stessa BBC - una strana emittente televisiva rivolta alla comunità azera residente in Iran apre un inaspettato canale sulle onde corte, per la precisione sulla frequenza di 7510 kHz (qui registrati ieri, 30 dicembre, poco prima delle nostre 18, da Christian Diemoz)





Günaz Radio ripete per il momento l'audio di Günaz Tv, una strana emittente che produce i suoi programmi a Chicago e li ritrasmette dai satelliti europei e turchi a beneficio della consistente minoranza azera residente in Iran (si calcola che possano essere il 25% della popolazione). Pur condividendo la fede sciita con gli iraniani non azeri, la comunità che abita la parte nord-nordoccidentale del paese vive in una situazione a dir poco spiacevole. Gli azeri hanno persino difficoltà a parlare e pubblicare nella loro lingua di ceppo turchico.
Alle spalle di Günaz Tv c'è uno strano businessman di origine iraniana, Ahmad Obali, che ha creato il canale televisivo satellitare nel 2005. Lui nega recisamente, ma si dice - ed è lecito sospettare - che l'operazione riceva un cospicuo finanziamento dal Dipartimento di Stato americano.
L'emittente radiofonica appena varata viene definita clandestina perché non è supportata da un governo e perché la sua ricezione verrà quasi sicuramente osteggiata a Teheran. Ma non si deve pensare a un impianto di fortuna nascosto in qualche grotta sulle alture a nord di Tabriz, Günaz Radio affitta le sue ore di trasmissione da un broker internazionale che a sua volta compra interi pacchetti di "air time" probabilmente in Russia.
Non è la prima volta che una emittente trasmette in azero per gli azeri iraniani. Negli ultimi quindici anni ci sono state clandestine come Radio Free Azerbaijan e soprattutto Voice of Southern Azerbaijan. Oggi dal Canada su Internet opera il sito Radio Odlar Yurdu Azerbaijan.
Le onde corte, che potrebbero aiutarci a essere più uniti, sopravvivono anche grazie alle numerose aree di conflitto con cui dobbiamo convivere, all'alba della seconda decade di un millennio ancora così lontano dalla pace. Un 2011 più sereno a tutti voi, possibilmente.

11 dicembre 2010

Groenlandia, addio onde medie e corte

Dopo mezzo secolo, riferisce su Radionyt dalla Danimarca Stig Hartvig Nielsen, la rete di trasmettitori in onde medie che assicurava la copertura dell'intera Groenlandia, della costa canadese e di vaste aree marine percorse dalle flotte dei pescherecci locali (nonchè di molte postazioni di radioascoltatori "DX" del Nord Europa e Nord America) verrà smantellata. Impianti troppo vecchi e costi di manutenzione troppo elevati a fronte di una bassa percentuale di ascolto. Al suo posto l'emittente pubblica KNR, Kalaallit Nunaata Radioa utilizzerà soltanto i trasmettitori FM a bassa potenza (10-50 Watt) dislocati nelle scarse aree abitate della grande isola artica. Purtroppo, verrà disattivato - la data prevista per questo triste switch off è il prossimo 11 febbraio - anche il trasmettitore in onde corte che su 3815 kHz, in banda marittima e in modalità SSB, ripeteva nel tardo pomeriggio locale i programmi di KNR a beneficio dei marinai e di molti DXer (nell'illustrazione potete vedere la conferma di KNR 3815 da me ascoltata in Italia nel 2006, ma parecchi anni fa la Groenlandia era stata ascoltata anche in onde medie). Inizialmente, scrive Nielsen, i piani governativi prevedevano la sostituzione delle onde medie con uno o due trasmettitori in onde corte, ma i costi di questa soluzione - ritenuta oltretutto poco fattibile per l'inaffidabilità della propagazione e i costi dei ricevitori (due obiezioni del tutto assurde) - erano elevati a fronte degli investimenti che la Groenlandia sta facendo sulla televisione digitale terrestre. Resteranno ovviamente le comunicazioni marittime e i bollettini meteo trasmessi sui normali canali VHF.
E' una vera tristezza questo inesorabile conto alla rovescia che porterà inevitabilmente, almeno sul lungo periodo, allo spegnimento definitivo dei servizi radiodiffusi sulle frequenze comprese tra 500 e 1700 kHz. Ci sono naturalmente parecchie motivazioni in tal senso: le onde medie impegnano in genere potenze piuttosto elevate, antenne di grandi dimensioni e in molti casi lo stato delle infrastrutture esistenti richiede interventi di ammodernamento. C'è poi da tenere presente il fattore ambientale nelle zone di ricezione. Frequenze così basse oggi sono martoriate dai rumori generati dalle apparecchiature elettroniche digitali che tutti abbiamo nelle case. Ma ci sono anche indubbi vantaggi in termini di copertura complessiva, gli stessi vantaggi che ritroviamo per esempio nell'uso di trasmettitori HF a media potenza su frequenze dei 49 metri. E in un territorio come la Groenlandia onde medie e onde corte mi sembrano una alternativa più che valida alle reti in FM, specie se bisogna assicurare una copertura a chi naviga in mare.
Peccato, era una delle ultime voci del grande Nord, tra l'altro in una lingua strettamente imparentata con l'inuit, che potevamo ascoltare via etere.

On February 11 2011 at 8 AM local time all medium wave stations carrying KNR (Radio Greenland) - Upernavik (810 kHz), Uummannaq (900 kHz), Qeqertarsuaq (650 kHz), Nuuk (570 kHz) og Simiutaq (720 kHz) - will be switched off for good, and the transmitters will be dismantled. On the same day the relays of KNR newscasts twice daily via Tasiilaq 3815 kHz will also cease. The decision has been taken by the Ministry of Housing, Infrastructure and
Transport in the Government of Greenland. After February 11 2011 KNR will only be available via Low Power FM-radio in inhabited areas of Greenland. Thus no coverage of the waste country outside the towns and villages - and KNR will no longer be available for the fishermen at sea nor the Inuit population in Canada.
The decision was made because the transmitters were getting old and too costly to maintain. Besides - very few people are using the MW transmissions. Weather forecasts will be available for fishermen and others via VHF coastal radio. At a point it was considered replacing the aging MW transmitters with one or two new SW AM-transmitters near Nuuk, but it was estimated that it would cost 4 million DKK (535.000 euro) to establish such a new SW operation. It was also felt that few listeners would invest in a SW receiver and the quality would be 'doubtful' - suffering from 'atmospheric phenomena'. So these plans were given up.

28 novembre 2010

DW, onde corte troppo "lineari": vanno chiuse

“Die lineare Radioausstrahlung über Kurzwelle wird - mit Ausnahme Afrikas - beendet.” Ovvero, la diffusione lineare in onde corte cesserà, ad eccezione dei programmi rivolti all'Africa. La Deutsche Welle, prestigiosa emittente internazionale tedesca si appresta all'ennesima ristrutturazione dopo che le risorse fiananziarie sono state ulteriormente limate. Le onde corte resteranno solo per gli ascoltatori in Africa, intere aree, dai Balcani all'Indonesia, non riceveranno più segnali. L'emittente si rifocalizzerà su Internet e produrrà meno programmi, moltiplicando piuttosto le opportunità di ascolto non lineare attraverso i podcast. Ecco un articolo di Meedia.de

DW STEHT VOR STELLENKÜRZUNGEN UND RADIKALEM UMBAU

Strukturreform: Die “Neue Deutsche Welle”

Die Deutsche Welle will sich runderneuern. Und damit einmal mehr gegen den zu geringen Sendertat ankämpfen. Das Programm soll schlanker, die Strukturen straffer und Kosten eingespart werden. Die bisherige Trennung von Fernsehen, Hörfunk und Internet will man schrittweise aufgeben und sich auf digitale Verbreitungswege konzentrieren. Von den Sparmaßnahmen sind vor allem das Rumpfprogramm und die Mitarbeiter in Osteuropa betroffen. Doch bis die Reformen greifen, können noch Jahre vergehen.
Seit Jahren klagt die Deutsche Welle über zu geringe finanzielle Mittel. Jetzt soll das Rumpfprogramm radikal zusammengekürzt werden. Auf eine Stunde pro Tag, die ständig wiederholt werden soll. Bisher waren es zwei Stunden. Wird das Programm tatsächlich verschlankt, dürfte sich das auch auf den Mitarbeiterstamm auswirken. Denn auch dort soll es zu Einschränkungen kommen. Vorrangig bei den ausländischen Redaktionen: So stehe vor allem die osteuropäische Dependance im Fokus der Sparmaßnahmen. Auf dem Balkan, in Indien und Indonesien soll die Deutsche Welle künftig gar nicht mehr zu empfangen sein.

Mehr Podcasts, weniger Programm

Damit nicht genug. Auch die Verbreitungswege sollen optimiert werden. Die Süddeutsche Zeitung zitiert Punkt 12 des 'Eckpunktepapiers', das Intendant Erik Bettermann Anfang November mit seinen Direktoren verabschiedet hat. Darin heißt es: “Die lineare Radioausstrahlung über Kurzwelle wird - mit Ausnahme Afrikas - beendet.” Künftig will man sich verstärkt auf das Satellitenprogramm und Podcasts konzentrieren.
Anders als die Öffentlich-Rechtlichen finanziert sich die Deutsche Welle aus Steuergeldern. Der Senderetat lag bisher bei rund 270 Millionen Euro. Doch schon seit Ende der Neunziger leidet der Sender unter finanziellen und personellen Kürzungen. Von 1999 bis 2004 wurde der damalige Haushalt um rund 75 Millionen Euro zurückgefahren. 1998 beendete sie ihr Angebot auf dänisch, norwegisch, niederländisch, italienisch und sanskrit. Ende 1999 folgten japanisch, slowakisch, slowenisch, spanisch, tschechisch und ungarisch. 2005 wurde der Senderetat dann nochmals erhöht.
Doch das Geld scheint nicht auszureichen. “Wir haben trotz der Rationalisierungsmaßnahmen der vergangenen Jahre nicht das Geld, das wir brauchen”, erklärt DW-Sprecher Johannes Hoffmann im Interview mit der Süddeutschen. Allerdings könne es noch zwei bis drei Jahre dauern, bis die Reformen auch umgesetzt werden. Vorher müssen allerdings erst einmal die Regierung und der Bundestag Stellung nehmen. Und das kann dauern.