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14 aprile 2016

Una frequenza per Expressa: il giovane radiocronista ucciso dalla trucha simbolo della riforma delle Tlc in El Salvador.


La storia del giovane salvadoreño Nicolás Humberto García sembra scaturire dal genio letterario di un Bolaño ma è tragicamente vera per la famiglia del 23enne ucciso con brutale ferocia dalla Mara Salvatrucha e per la piccola comunità del rione di Tacuba, El Salvador, che rappresentava il pubblico "radiofonico" di Nicolás. Al caso dello sfortunato radio-maker ha dato risalto internazionale il CPJ, la ong che cerca di sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale sui delitti che colpiscono in prima persona i giornalisti e i corrispondenti, in modo particolare gli omicidi a sfondo politico, direttamente connessi al potere o alla criminalità organizzata. Delitti, aggiungo io, che quasi sempre rimangono impuniti anche quando esecutori e mandanti sono perfettamente noti. La morte di García risale al 17 marzo e si inserisce in un contesto di aspra discussione, anche parlamentare, sulle norme che in Salvador regolano l'accesso alle frequenze radio-televisive. La giovane vittima lavorava per una stazione radio denominata "Expressa, Voces al aire" basata nella comunità El Carrizal, in un quartiere chiamato El Jícaro, a Tacuba, piccolo centro nella giungla al confine tra El Salvador e Guatemala. Non posso dirvi la frequenza di Expressa semplicemente perché Expressa non ha un frequenza: l'emittente è poco più di un mixer collegato a un amplificatore e a un sistema di casse collegate da fili appoggiati sui rami degli alberi. La stampa salvadoreña ha avanzato l'ipotesi che Nicolás - che lavorava per la sua radio da quando aveva quindici anni - avesse subito le angherie della trucha che insisteva per raccogliere, attraverso la radio, informazioni sui movimenti della polizia nella zona. Le associazioni locali dei media comunitari e per la libertà di stampa, ARPAS in testa, hanno respinto queste ipotesi, giudicate offensive per i familiari di Nicolás. Ma le dinamiche del delitto sembrano invece confermarle.

La morte di Nicolás è diventato subito un simbolo della lotta per una maggiore democrazia nell'etere di El Salvador, la cui Corte costituzionale aveva imposto al Parlamento un urgente intervento sulla normativa in vigore. In seguito a quella sentenza, organismi come la RedCo, la Red por el Derecho a la Comunicación, appoggiata dalla deputata del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN), Jacqueline Rivera, avevano chiesto che il governo promuovesse una riforma favorevole alle emittenti comunitarie. Per dare a entità come Radio Expressa la possibilità di trasmettere per davvero. Alla fine di marzo, Nicolás ha avuto il suo postumo riconoscimento: i deputati salvadoreñi hanno raggiunto un accordo che modificherà la legge delle telecomunicazioni introducendo, accanto al meccanismo delle aste riservate alle imprese radiotelevisive commerciali che intendono aggiudicarsi una frequenza su cui trasmettere, anche quello del concorso pubblico, che assegnerà liberamente una quota di frequenze a emittenti comunitarie, non a scopo di lucro (che dovranno limitare la loro potenza trasmissiva e impegnarsi a non "rivendere" le loro autorizzazioni). Adesso solo il Parlamento che potrà scrivere la parola fine in fondo alla storia. La proposta di riforma non è priva di oppositori, a incominciare dalle società telefoniche che temono conseguenze sul numero di frequenze a loro disposizione. 

15 gennaio 2015

Metto la radio in valigia e riparto per raccontarla.

La vita è fatta anche di fasi di ansia e stanchezza, che fanno sfumare la voglia di parlare del mezzo di comunicazione più bello del mondo. Ma le voglie, anche le più sopite, non vengono mai meno e riemergono. 
La radiofonia che ho conosciuto quarant'anni fa, quando ad attirarmi fu soprattutto il fascino di quelle trasmissioni lontane, in tante lingue, è praticamente finita, anche se sulle onde corte internazionali esiste ancora qualche simulacro di attività, ma questo non significa che intorno alla radio non succedano più cose nuove. Mi sforzerò di tornare a raccontarla con regolarità e voglio cominciare da questo progetto dell'agenzia radiofonica romana AMISnet, che riprende e rilancia la vecchia "radio in valigia" attiva nel 2001 nei giorni del G8 di Genova (ricordate Radio Gap?).
Ora AMISnet sta cercando, tramite il sito di crowdfunding di Progetti dal basso, di mettere insieme i 3.500 euro necessari per una nuova "radio in valigia" ad alimentazione solare, da utilizzare «più che raccontare le emergenze [...] per prevenirle, favorendo autentici spazi di informazione, comunicazione e confronto, ma anche realizzando laboratori e incontri con scuole e associazioni.» È anche un momento, questo, di particolare fervore nell'ambito delle Web radio, mentre mi sembra di capire che l'altro tema tiepido se non caldo del recente passato, quello dei piccoli impianti più o meno hobbystici attivi sulle onde medie, si sia già praticamente esaurito, almeno sul piano del rinnovamento normativo (qualche frequenza è ancora attiva, purtroppo i 1350 kHz non si sono spostati). Quello di AMISnet rappresenta molto bene lo spirito indipendente e al tempo stesso solidale che caratterizza certe imprese radiofoniche da decenni a questa parte e la tecnologia ha moltiplicato le opportunità in questo campo. Aiutiamola a realizzare i suoi obiettivi!

07 giugno 2013

Unesco: cercasi valutatori per un progetto di informatizzazione di 32 emittenti africane

Unesco bandisce un concorso tra singoli consulenti e società specializzate per l'offerta di un piano di valutazione di un progetto attualmente in corso in sette nazioni africane, dove un totale di 32 emittenti radiofoniche locali sono entrate in un progetto di trasformazione tecnologica teso a migliorare la qualità e l'impatto della programmazione - soprattutto rivolta alle donne e alle fasce più povere della popolazione - attraverso le nuove tecnologie. Empowering local radios with ICT è un progetto coordinato dalla società svedese SIDA che si svolge nell'arco del triennio 2012-2014 e ora richiede una fase di valutazione intermedia. Gli interessati sono invitati a stilare un piano con tutte le metriche e i metodi del caso, con un preventivo di spesa per partecipare a una gara di assegnamento di questo processo di misurazione. Il sito del progetto contiene un sacco di materiali sulle emittenti e sullo stato di avanzamento dell'iniziativa.

UNESCO invites external independent evaluators to assess the implementation of the project “Empowering Local Radios with ICTs” and to produce a mid-term external evaluation report.  
The report should evaluate the relevance of objectives and progress made to achieve them. It will be used by UNESCO to assess the implementation of activities gearing to results and consider adjustments. UNESCO, with support from the Swedish International Development Cooperation Agency (SIDA), is executing a three-year project entitled “Empowering local radios with ICTs” in 32 radio stations located in Democratic Republic of the Congo, Kenya, Lesotho, Namibia, South Africa and Zambia.
The project intends to increase the quality of local radio programming and broadcasting by fully integrating the use of ICTs, strengthening local reporting on development issues and engaging poor people’s participation in debates related to their livelihood and development.
A mid-term evaluation has been planned in order to demonstrate achievements realised between the start of project’s full implementation (15 March 2012) and 15 July 2013, and to make suggestions for the following period. More particularly, the evaluation report aims to: 
- enhance the project’s relevance, efficiency and effectiveness;
- suggest improvements for the following stage of implementation and project replication;
- demonstrate the project’s achievements, challenges and lessons learned;
- Generate findings regarding the effectiveness of trainings in local radios and its effects on community, especially women and girls;
- indicate any risks that may compromise the successful implementation of the project and suggest actions to overcome it. 
The evaluation is expected to start on 15 July 2013. The final report must be delivered by 31 October 2013. UNESCO invites interested external independent entities and individual evaluators to submit their proposals, according to the Terms of Reference, by email to Jonathas Mello on or before 24 June 2013, 9 a.m. (Paris time). Proposals must consist of the following: 
- description of the research methodology (including strategy to achieve an assessment per country);
- timeline;
- competitive fee in US dollars;
- company description (if applicable); and
- relevant examples of previous work. 
The evaluator should comply with the following requirements: extensive knowledge of, and minimum five years’ experience, in applying qualitative and quantitative evaluation methods; proven record in designing and leading evaluations; a minimum of ten years’ experience in project evaluation at international level.

29 ottobre 2012

UK: grande successo per le stazioni comunitarie regolate nel 2004

Ecco un altro ottimo esempio di legislazione mediatica che ci ostineremo a non seguire. Viene dalla Gran Bretagna e risale al 2004. In quell'anno il Community Radio Order, concepito nel quadro della nuova legge sulle Comunicazioni del 2003, istituisce la figura delle stazioni locali comunitarie, rigorosamente no profit. Da allora ne sono state create 200, una ogni 13 giorni. Ciascuna di esse coinvolge mediamente il lavoro di 68 volontari. Fanno migliaia di ore di trasmissione, informando le loro comunità sugli eventi locali e facendo cultura e aggregazione. Qui non potrebbero esistere, spazi nelle frequenze non ce ne sono (e se utilizzassimo le onde medie?).
Ecco il comunicato stampa del regolatore britannico, l'OFCOM. Per un approfondimento e molti altri dati potete visitare il sito OFCOM a questo indirizzo.





200 community radio stations now on air
October 29, 2012

Over two hundred community radio stations are now broadcasting in locations across the UK, Ofcom announced today, after new services went live in Kent and Dorset.

The milestone comes as the first community radio station to hit the airwaves – The Eye in Melton Mowbray – nears its seven-year anniversary.
Since Ofcom awarded the first community radio licence in 2004, new stations have launched in areas all over the UK – from inner London to Orkney – each serving a particular community’s needs.
Community radio stations typically cover small areas, generally up to 5km, and are run on a not-for-profit basis. They reflect a diverse mix of cultures and interests – some catering for whole communities, while others focus on particular areas of interest.
Ed Richards, Ofcom’s Chief Executive, said: “Community radio is thriving and helping to bring together local communities across the UK.
“With more than 200 stations on air, community radio is enabling thousands of people to have a voice and help serve the needs of their local area.”
Community radio stations reflect the variety of cultures, demographics and tastes in the UK:
Kane FM. Based in Guildford, Surrey, Kane FM serves young people aged 15-39 focusing on and supporting independent urban music and showcasing local artists. The station works to support services and agencies dedicated to reducing inequality and social exclusion.
Garrison FM. Six community stations serving British Army garrisons in Great Britain, including Aldershot, Catterick and Edinburgh. The Garrison FM stations provide welfare and communication services to soldiers and civilians living and working within the army community.
The Eye. The first community radio station to start broadcasting, 103 The Eye has been serving residents of Melton Mowbray since November 2005.
Christine Slomkowska, Managing Director of 103 The Eye, said: “Being a community radio station means 103 The Eye can keep the localness in radio and provide an information and entertainment service for our area which was under-served by other stations.
“Over the last seven years we’ve given a wide range of people the opportunity to produce and present radio programmes, offering training and airtime opportunities which have led to careers in the media and progression within the music industry.”
Latest stations on air
Since the first station went live seven years ago, a new community radio station has launched, on average, every 13 days.
SFM and Garrison FM Blandford are the latest stations to begin broadcasting. SFM provides the residents of Sittingbourne, Kent, with a local music and speech service.
Garrison FM Blandford in Dorset is the latest community radio station to serve a British Army garrison in Great Britain.
Mark Page, Managing Director Garrison Radio, said: “Blandford is a very close community of soldiers and families and through Garrison FM we can bring Army news and information specific to them. Going around Blandford Garrison, hearing the station on in offices and finding people to talk to about it is amazing.”
Community benefits
As well as providing unique content, community radio stations bring wider benefits to local people. These include offering training and work experience opportunities and providing a voice to those, such as older people or speakers of minority languages, who may find it harder to access the media.
Kane FM, based in Guildford, was a pirate radio station but applied for a community radio station when new licences became available in the area. It wanted to become a community station so the people involved could start working with disadvantaged groups. Kane FM has an advisory panel consisting of local organisations such as the Police, Surrey County Council, Surrey Arts and Youth Justice.
Simon Foster, Director of Kane FM, said: “Since becoming a community radio station, Kane FM now has 100 independent local musicians and artists creating content and weekly shows, as well as over 130 volunteers.
“We want to turn around those people at the fringes of society and give them new skills and a sense of belonging; to strive forward and achieve for those who may otherwise be dismissed or ignored.”
Volunteers
All community radio stations involve volunteers working in various jobs, including presenters and producers.
The average station has over 68 volunteers each year, who in total give more than 1,000 hours of their time a month to these community services. The average station broadcasts 91 hours of original content every week, 84 of which are live. Ofcom estimates that volunteers contribute more than 2 million hours per year to community radio.
All stations offer some form of training to their volunteers. Phoenix Radio in Halifax, for example, developed a specific radio-based training scheme for young people aged 16-25, while Desi Radio in Southall, West London, has a dedicated centre providing training for radio presenting.
In total, almost half of all stations (47%) are aimed at a general audience in towns or rural communities, with 15% broadcasting to general audiences in urban areas. However, a significant proportion target specific groups such as young people (10%), minority ethnic groups (13%) or military personnel (4%).
The Community Radio Order 2004 paved the way for Ofcom to license these new types of radio stations. Ofcom has since awarded licences to 259 community radio services.
Soo Williams, Community Radio Manager at Ofcom, said: “We are now into the third round of community radio licensing and there continues to be strong demand to set up new stations from all corners of the country.”

24 novembre 2011

Community Radio UK, 10 milioni di sterline per un rilevante profitto sociale


Il regolatore britannico OFCOM ha pubblicato il report annuale sull'emittenza radiofonica comunitaria in Gran Bretagna. Una lettura affascinante che spalanca una finestra molto stimolante su un settore della comunicazione sostenuto da entità no profit che tuttavia generano una piccola economia fungendo da aggregatore di volontariato, canale di comunicazione e integrazione tra le diverse comunità rappresentate. Le licenze concesse a questo tipo di emittenti, tutte a bassa potenza, sono poco più di 200 e le stazioni attive sono 196, il grosso in modulazione di frequenza (ma qualcuna anche in onde medie).In Gran Bretagna il settore è molto più regolato che da noi. Una stazione deve fornire un piano dettagliato e il regolatore concede la licenza, che è temporanea, in base alla validità degli obiettivi e al "fabbisogno" di risorse di questo tipo a livello locale. La licenza prevede anche specifici tetti in materia di fonti di sostentamento che sono in pratica: la pubblicità e le sponsorizzazioni, gli stanziamenti (grant), le donazioni volontarie, i contratti di servizio (tipicamente gli accordi con le municipalità per trasmettere informazioni di carattere pubblico). I
n media una stazione comunitaria british incassa 63 mila sterline e ne costa poco di più, 64 mila circa. Una somma non enorme ma si consideri che quattro anni fa si viaggiava tranquillamente sopra le 100 mila sterline. C'è stata dunque una forte contrazione ma nel complesso, valuta OFCOM, si può affermare che con un giro d'affari di poco superiore ai 10 milioni di sterline, le concessioni alle radio comunitarie riescono a coinvolgere ben 12.500 volontari per 45 mila ore alla settimana, producendo 15 mila ore settimanale di programmi originali e dando spazio a una quantità di lingue minoritarie non sempre rappresentate a livello pubblico. Nelle aree metropolitane e nelle periferie immagino che esista anche un impatto intangibile ma non trascurabile in termini di socialità, formazione, coinvolgimento dei giovani e dei lavoratori immigrati. Il tutto, ripeto, in cambio di una regolamentazione efficiente e di un 10 milioni di sterline.
Se vi viene la curiosità di studiare queste cifre (e magari di promuovere il discorso anche dalle nostre parti), potete scaricare qui il report completo.

07 settembre 2011

Radiomarina 1071 kHz, le prime immagini

Lo staff di Radiomarina, l'emittente che sta conducendo test sulla frequenza di 1071 kHz in onde medie, ha avuto la gentilezza di inviarmi alcune fotografie, inclusa quella di una vera e propria cartolina QSL (una splendida immagine di un faro, chissà quale?). Nella breve mail che le accompagna, i proprietari della stazione ribadiscono che le trasmissioni sono per il momento irregolari e che non è ancora possibile fornire dettagli più precisi sulla data di inizio delle trasmissioni regolari e sui format. Dalla fotografia mi sembra di capire che l'impianto, un LPB Communications AM-150, generi una potenza da 150 Watt. Una successiva mail di Radiomarina conferma che il segnale ascoltato in Liguria lo scorso sabato, alle 19 UTC corrisponde in effetti alle prove effettuate dalla stazione.



La foto con il faro lascerebbe pensare a una location nell'area del delta padano, ma naturalmente potrebbe trattarsi di una semplice immagine evocativa di un nome che potrebbe anche essere ispirato a una persona. Questo inatteso contatto mi offre l'opportunità di segnalare un indirizzo al quale inviare le vostre segnalazioni di ascolto:
radiomarina (at) wifi4all (dot) it
Un sentito ringraziamento a Radiomarina per queste ulteriori informazioni e per la conferma dell'ascolto. L'augurio è che le trasmissioni regolari possano incominciare presto e che Radiomarina e le altre emittenti in questo momento attive sulle onde medie italiane possano crescere e svilupparsi, offrendo così una interessante alternativa, "localistica", all'affollato spettro dell'FM. Da parte sua Radiopassioni è più che disponibile nel sostenere anche un percorso legislativo che favorisca in Italia la nascita di un filone associazionistico e comunitario di emittenti in onde medie a bassa potenza.


05 aprile 2011

OFCOM: iniziative contro i pirati e per nuove radio comunitarie. Ma bugie su Powerline

Molti ascoltatori che risiedono nei quartieri settentrionali di Londra riferiscono di un radiomessaggio "di pubblico interesse" trasmesso sulla frequenza di 87,7 MHz in FM e rivolto ai potenziali pirati radiofonici e al loro pubblico. Nel messaggio, diffuso direttamente all'OFCOM, il regolatore britannico, una voce femminile professionale ricorda quali sono le pene per chi trasmette illegalmente e quali rischi comporta l'indebita interferenza ai servizi pubblici e invita a consultare il sito licensing.ofcom.org.uk per avere informazioni su come ottenere una licenza legale per la trasmissione in FM (nel Regno Unito ci sono diverse opportunità per le emittenti comunitarie, low power o legate a particolari eventi culturali, sportivi o fieristici).


Sono stati espressi dei dubbi sulla vera origine di un messaggio ma entrando nel sito OFCOM si scopre che anche questa trasmissione ha la sua regolare licenza temporanea, valida dal 4 al 15 aprile e designata come Public Information Broadcast. C'è inoltre una coincidenza rilevante: il primo aprile (non è un pesce) il regolatore ha annunciato una iniziativa per la concessione di un nuovo round di licenze per radio comunitarie in sette regioni della Gran Bretagna. Oggi ci sono 228 radio comunitarie a corto raggio in funzione nel Regno Unito e OFCOM afferma di aver lanciato il nuovo piano di concessione dopo aver ricevuto non meno di 270 richieste di informazioni da parte di individui e organizzazioni. Il testo del messaggio trasmesso in queste ore via radio sembra proprio rivolto anche a questi potenziali licenziatari.
Se però OFCOM esorta a rispettare le regole sulla trasmissione in banda FM, lo stesso regolatore è incappato in un brutto passo falso sul tema del "Powerline", la tecnologia utilizzata dai dispositivi che permettono di realizzare piccole reti informatiche domestiche utilizzando i cavi dell'impianto elettrico. Su iniziativa dei radioamatori britannici, in particolare di Peter Walker (G0RSQ) l'Information Commissioner's Office, autorithy indipendente a tutela della libertà e della trasparenza dell'informazione, ha costretto l'OFCOM a divulgare un documento che certificava il mancato superamento delle prove di compatibilità elettromagnetica da parte di alcuni dispositivi powerline. Il documento risaliva al 2008 ma l'OFCOM lo aveva tenuto nascosto, sostenendo pubblicamente che la Powerline Ethernet non dava problemi di interferenze. Chiunque ascolti la radio seriamente, in onde medie e corte, sa che non è così: gli apparati Powerline sono una vera peste e sommergono di rumori ad ampio spettro tutte le frequenze tra 3 e 30 MHz. La notizia della decisione dell'ICO è apparsa anche su The Register ma i dettagli e i riferimenti alla documentazione oggi accessibile si trovano sul sito Ban Power Line Technology.


19 dicembre 2010

USA: le radio comunitarie "low power" sono legge

Sabato 18 dicembre è stata una giornata storica per le numerose organizzazioni che hanno sostenuto l'approvazione di una nuova normativa riguardante le stazioni comunitarie a bassa potenza negli USA. Vincendo una vigorosa opposizione da parte dei broadcaster commerciali "ufficiali" riuniti nella National Association of Broadcasters (che temeva il rischio di pesanti interferenze sui segnali dei suoi affiliati), il Local Community Radio Act è stato approvato anche in Senato grazie a una rappresentanza bipartizan guidata dalla senatrice democratica Maria Cantwell e dal senatore repubblicano John McCain. Sarebbero centinaia le stazioni no profit condotte da istituzioni, scuole, associazioni che la nuova normativa - ora in attesa della firma presidenziale - renderà possibili.
Un sincero e comprensibile entusiasmo pervade siti come Prometheus Radio Project, Reclaim the media e FreePress che hanno combattuto dieci anni per vedersi riconoscere una libertà di espressione radiofonica libera da eccessivi vincoli burocratici, quando le opinioni da mettere in onda rappresentano i piccoli interessi di gruppi che troppo spesso hanno poca o nessuna voce in capitolo. In passato, ricorda l'associazione Prometheus, le radio comunitarie low power hanno avuto un ruolo importante anche nelle situazioni di emergenza. Qui di seguito il comunicato stampa ufficiale della relatrice di una legge di cui la democrazia americana può andare orgogliosa.
Press Release of Senator Cantwell

Cantwell Shepherds Unanimous Senate Passage of Low Power FM Bill

Legislation will allow FCC to license new community radio stations
Saturday, December 18, 2010

WASHINGTON, D.C. – Today, U.S. Senator Maria Cantwell (D-WA) shepherded the unanimous Senate passage of the Local Community Radio Act, which will allow a multitude of low power FM (LPFM) stations to obtain broadcasting licenses in communities of all sizes across the country. Currently, the Federal Communications Commission's (FCC) technical rules limit the number of low power FM stations that can practically be licensed in urban and suburban areas. The Act changes these rules, allowing for more LPFM stations to be licensed nationwide, but doing so in a manner that addresses the interference concerns of full-service FM radio stations.
“Today is a day for community radio to celebrate and for America to celebrate community radio. Low power FM stations allow for more viewpoints, community-centered news, and a variety of alternative programming,” said Senator Cantwell. “For far too long, this legislation has been held up, preventing dozens of stations in my home state of Washington from applying for local low power licenses. I am pleased that more individuals can now add their voices to the airwaves.”
Cantwell, along with Senator John McCain (R-AZ), sponsored the original Senate version of the legislation. Cantwell has introduced legislation promoting low power FM stations during the last three Congresses.
Low Power FM radio stations operate on the FM radio spectrum and provide an affordable alternative to community groups unable to obtain expensive full-power radio station licenses on very scarce broadcast spectrum. With a broadcast range of about 3.5 miles, community groups can provide listeners with localized content and an alternative broadcast outlet.
Full bill text can be found here.

15 novembre 2010

Roma: lo sviluppo del Terzo mondo attraverso la radio

Venerdì 19 a Roma presso la Federazione nazionale della Stampa un bel convegno dedicato alla radio come strumento di collaborazione allo sviluppo del Terzo mondo. Con "Cooperazione e sviluppo, la Radio protagonista (Dai voce a una radio)" Media Aid (l'organizzazione co-fondata da Anna Maria Giordano, di Radio Rai) e Link2007 invitano le onlus a finanziare progetti basati sulla realizzazione di emittenti radiofoniche. (Per scaricare il programma)


Cooperazione e sviluppo, la Radio protagonista

Convegno a Roma (sede Fnsi) il 19 novembre sul tema dell'emittenza radiofonica come soggetto importante della Cooperazione allo sviluppo anche nelle emergenze umanitarie. Il progetto "Dai voce a una radio": un sostegno tecnico, professionale e formativo alle emittenti dei paesi del Terzo Mondo

La radio come protagonista dello sviluppo dei media nel sud del mondo. Lo strumento più diretto, più vicino alla gente, per certi versi più semplice, può davvero avere un ruolo fondamentale nella crescita sociale, economica e della democrazia nei paesi che stanno uscendo dall'arretratezza e, spesso, hanno conosciuto o conoscono il peso di regimi autoritari. Questa realtà e le relative occasioni d'intervento sono diventati, a poco a poco, uno dei principali filoni dell'attività di Media Aid che dedica il suo volontariato ai temi dell'informazione. Dal nostro convegno dell'anno scorso, la questione è emersa con chiarezza: le radio, soprattutto quelle comunitarie, possono crescere e possono trovare sostegno tecnico, professionale e formativo nelle iniziative di organizzazioni del mondo sviluppato come, appunto, Media Aid e come tante altre.
Così, a distanza di un anno, Media Aid rilancia il problema, in collaborazione con Link 20007, attraverso un altro convegno (venerdì 19 novembre nella sede Fns, corso Vittorio Emanuele 349, Roma, col patrocinio di Fnsi e Usigrai) nel quale, però, oltre ad approfondire il tema del ruolo della radio nella cooperazione allo sviluppo e nelle emergenze umanitarie, si punta a dare subito risposte concrete.
IL PROGRAMMA DEL CONVEGNO
L'idea è chiara fin dal titolo della seconda parte dell'incontro: "Dai voce a una radio". Protagoniste alcune emittenti italiane (RadioArticolo1, Radio Capital e Radio 3 Rai) che si sono rese disponibili e interessate a un rapporto privilegiato con alcune radio del Terzo Mondo con l'obiettivo di aiutarle nella loro crescita attraverso un supporto professionale, tecnico e formativo. Ma le emittenti italiane sono anche interessate a fare da ponte per rilanciarne la voce, le iniziative, le parole e la musica: in una frase, per far conoscere le radio "gemellate" anche da questa parte del mondo. L'obiettivo del convegno è definire il progetto nei particolari e gettare le basi di una rete che possa allargare il discorso e i "gemellaggi" a tante altre emittenti. Si discuterà dunque, di come attuare (con quali strumenti, quali risorse, quali "protocolli" formativi) il progetto a partire anche dalla definizione delle reali esigenze delle emittenti in crescita.
Il convegno si svolgerà in due parti. Dopo il saluto di Fnsi e Usigrai, si entrerà nel merito del tema generale: "Cooperazione allo sviluppo e Emergenze umanitarie: quale ruolo per la radio?" con l'obiettivo di definire le linee di intervento possibili e i progetti di istituzioni e media. Modererà Anna Donato, presidente di Media Aid Onlus. Sono previsti gli interventi delle istituzioni: Stefano Taliani (Capo ufficio emergenze della Dirrezione Cooperazione e Sviluppo del Ministero degli Esteri) e Adelaide Frabotta (vicesegretario generale Commissione Italiana per l'Unesco).
Seguiranno, moderati da Nino Sergi (del direttivo Link 2007), gli interventi degli operatori dei media: Carlo Romeo (segretariato sociale Rai), Francesco Diasio (Amac Europa), Barbara Gruden (giornalista Gr Rai), Valentina Monti (regista videdocumentari), Silvia Pochettino (direttore della rivista "Volontari per lo sviluppo").
Dalle 12, Cristina Loglio, coordinatrice del progetto per Media Aid, illustrerà il progetto "Dai voce a una radio". Nel dibattito prenderanno la parola i rappresentanti delle emittenti che hanno già dato la loro disponibilità ad esserne protagonisti.

09 novembre 2010

La crisi finanziaria di una radio "listener supported"

Sto ascoltando il podcast della drammatica ultima edizione del Morning Show di KPFA, una stazione locale di Berkeley (94,1 MHz) che dal 1949 trasmette per la Bay Area ed è la prima emittente di un piccolo network interamente finanziato dai suoi ascoltatori e dalle donazioni. In queste ore Arlene Engelhardt, la responsabile della Pacifica Foundation ha deciso il licenziamento in blocco della redazione del Morning Show. La trasmissione, del tutto "non ortodossa" esordiscono i concitati annunciatori, ha ospitato la Engelhardt che ha cercato di spiegare le drammatiche situazioni finanziarie di KPFA. Non eravamo in grado di pagare gli stipendi, ha detto la Engelhardt e abbiamo dovuto decidere i licenziamenti in base all'anzianità del personale. I lavoratori della radio hanno replicato che il contratto non prevede licenziamenti di persone ma solo rimescolamenti di ruoli e che è del tutto insensato decidere di chiudere proprio la trasmissione che assicura il maggior flusso di donazioni.
Il caso del Morning Show di Berkeley, la culla della contestazione degli anni Sessanta, il simbolo della California hippy e alternativa e oggi del nuovo rinascimento tecnologico della Silicon Valley che si trova dall'altra parte della baia (potete vedere Berkeley guardando verso est dal Golden Bridge), è anch'esso un simbolo di un modello mediatico partecipativo che sta versando in una crisi temo irreversibile. E' comunque molto triste perché la funzione svolta da emittenti come KPFA e tutte le altre del network Pacifica è molto importante nelle rispettive comunità. Purtroppo è sempre più difficile riuscire a supportare contenuti di qualità sulla base di economie di scala troppo limitate, un paradosso la cui unica vittima è il fondamentale fabbisogno di buona cronaca, buon giornalismo, buona musica delle comunità locali. Come avviene per Radio Popolare a Milano, è difficile per una stazione finanziata dai suoi ascoltatori sostenere gli inevitabili costi quando questi ascoltatori sono numerosi e soddisfatti, ma non possono o non vogliono pagare, un po' perché la crisi colpisce ovviamente anche loro, un po' perché in fin dei conti la radiofonia di qualità non viene percepita come prioritaria, specie quando bisogna fare un sacrificio per sostenerla.
Per quel che serve faccio i miei auguri ai giornalisti di KPFA e vi suggerisco di ascoltare la trasmissione dal link riportato in calce. I sindacati hanno allestito un sito dove si possono trovare informazioni più approfonditi, incluse le proposte di budget alternativo che non sarebbero state prese in considerazione.

Pacifica Radio Lays off the Entire Staff of KPFA’s Morning Show
The Program is the Station’s Biggest Fund Raiser

BERKELEY - November 9 - Arlene Engelhardt, the Executive Director of Pacifica Radio, yesterday dismissed the entire staff of the KPFA Morning Show and ordered today’s program be taken off the air. The Morning Show is KPFA’s most popular locally produced program—as well as the station’s single biggest source of fund raising revenue.
The Morning Show is the only program targeted for cuts by Engelhardt. The layoffs violate the seniority protections in KPFA's union contract and appear to be retaliatory against staff who have been critics of Pacifica. In September, three members of the Pacifica National Board drew up a list of KPFA workers they wanted laid off. The staffers at the Morning Show were on that list.
The program’s staff–Aimee Allison, Brian Edwards-Tiekert, Laura Prives, and Esther Manilla–were told that yesterday was their last day on the air, and that starting today, the Morning Show would be replaced by programming from a radio station in Los Angeles. KPFA 94.1 FM is America’s first listener-sponsored radio station.
“The Morning Show has the most listeners and raises the most money of any local KPFA program,” says Sasha Lilley, co-host of KPFA’s Against the Grain. “By cutting the Morning Show, Pacifica is virtually guaranteeing that more layoffs will follow, as the station’s fundraising and listenership shrinks.”
The layoffs come in spite of a proposal by the union representing KPFA’s paid staff for a “sustainable budget” that, along with making voluntary layoff packages available, would have eliminated the need for all involuntary layoffs of KPFA staff. On Friday, the union filed an Unfair Labor Practices charge with the National Labor Relations Board, accusing Pacifica management of unlawfully failing to negotiate alternatives to layoffs, as required by the station’s union contract. Communications Workers of America Local 9415 charges Pacifica with violating its obligation to bargain in good faith with the union.
The Pacifica Radio network is an independent, non-profit organization that operates five radio stations: KPFA in Berkeley, KPFK in Los Angeles, WBAI in New York City, KPFT in Houston, and WPFW in Washington, D.C. In 1999, a struggle between KPFA and Pacifica's National Office became a national and international news story and 10,000 people marched through the streets of Berkeley to save their station.

For more information about the labor conflict at KPFA, go to

The Morning Show - November 9, 2010 at 7:00am

Click to listen (or download)



06 ottobre 2010

SIAE: sparisce la categoria delle Web radio "personali"


Sorpresa. Dai moduli che la SIAE chiede di compilare per la concessione delle licenze alle Web radio per la trasmissione di contenuti musicali, sparisce la categoria delle Web radio "personali" create a scopi unicamente sperimentali e hobbystici.


Rimane solo la distinzione tra Web radio commerciali e stazioni "comunitarie" appartenenti ad associazioni "riconosciute o non riconosciute". La tariffa preferenziale di 240 euro all'anno per le Web radio personali senza scopo di lucro passa al contributo minimo di 165 (250 se si superano le 100mila pagine viste) euro a trimestre previsto per le comunitarie che non trasmettono più del 25% di musica nei loro programmi.

Il nuovo modulo "Modello AWR", disponibile in questa pagina, sostituisce il precedente ancora raggiungibile tramite cache di Google. Non ho idea se legalmente una associazione "non riconosciuta" comporti una procedura di registrazione e quindi l'esborso di una ulteriore somma in denaro. Le associazioni private o costituite di fronte a un notaio possono (o devono?) iscriversi a un apposito registro:
L'anno scorso l'Agenzia delle Entrate ha definito il modello EAS che le associazioni no profit devono compilare per questioni fiscali. Comunque sia, fare una Web radio con contenuti musicali diventa più complicato sul piano burocratico.
Al momento, a giudicare dalle informazioni contenute sul sito Web SCF, l'associazione che tutela i diritti dei fonografici, mantiene la distinzione tra Web Radio "amatoriali", "istituzionali" e "commerciali".

07 settembre 2010

Il missionario della radio in Togo su Radio 1 e Rete Due

Non si può dire che non sia un personaggio, il sessantaquattrenne Giorgio Lolli, imprenditore bolognese da anni radicato nell'Africa occidentale subsahariana, per la precisione in Togo. Un'esperienza all'emittente Punto Radio di Bologna e poi l'Africa, dove tra Eritrea, Mali, Togo e altre nazioni Lolli, con la sua piccola azienda, è riuscito a fornire circa cinquecento stazioni radiofoniche (e qualcuna televisiva) a carattere religioso, commerciale, comunitario. La sua Société Solaire, con annessa stazione radio "promozionale", X Solaire, lavora chiavi in mano costruendo tutto: trasmettitore, studio e traliccio. Nelle sue aule vengono anche svolti i corsi di formazione per il personale tecnico e giornalistico delle stazioni. Una stazione da 30-50 Watt costa tra i 15 e i 20 mila euro, ma Lolli osserva divertito che in questi anni sono pochi quelli che sono riusciti a pagarglieli. Mettendo insieme la sua esperienza con quella dell'amico Enrico Li Perni, in Kenya, altro imprenditore italiano attivo nel settore della radiofonia Fm (in pieno sviluppo nel continente) e di altri analoghi casi, si ricava l'impressione che gli italiani in Africa si siano scoperti una vocazione da missionari della radio.
Giorgio Lolli ha raccontato la sua storia ad A tu per tu, la trasmissione di Stefano Mensurati su Radio 1. E Rete Due della Svizzera italiana deve aver apprezzato molto la trasmissione (la potete ascoltare in MP3 grazie al sito dei radioamatori della RAI di Milano visto che il podcast di A tu per tu non funziona) e ha addirittura inviato in Togo una corrispondente che lo ha intervistato per il programma Laser, in onda domattina, mercoledì 8, alle ore 9, in replica alle 22 e successivamente in podcast.
Sul Web, insieme a una intervista di sei anni fa tratta da PeaceLink dalla rivista Volontari per lo sviluppo, ho visto citato Giorgio Lolli in una corrispondenza non datata di Marco Trovato, fotoreporter di ReportAfrica, un bellissimo sito in cui Trovato pubblica le cronache delle sue esplorazioni africane. "Viaggio (in modulazione di frequenza) tra le radio del Mali" parla appunto del Mali, nazione in cui il fenomeno delle radio comunitarie è particolarmente vivace.

17 maggio 2010

La radio "dal basso" della Grassroots Radio Coalition


Si è conclusa oggi, 16 maggio,, la kermesse della radio comunitarie americane, la Grassroots Radio Conference 2010, gestita dalla emittente comunitaria KMUD e tenutasi in California. L'evento viene organizzato dalla Grassroots Radio Coalition.
Un bel reportage è quello realizzato da Gavin Dahl per Raw Story, incentrato sull'intervento della conduttrice radiotelevisiva progressista Laura Flanders (che vive e lavora negli Stati Uniti ma è di origini britanniche). Ulteriori dettagli si trovano sul sito di KMUD.
Altri interventi su molti altri aspetti del localismo, delle stazioni radio low power, del citizien journalism. Spero di riuscire a trovare qualche altro documento, magari sonoro. Intanto ascoltatevi questo promo:



C'è un messaggio di fondo, sulla memoria a breve termine della società contemporanea, sulla metodica distruzione della legittimità del dissenso, che mi sembra drammaticamente in linea con quelli che dovrebbero essere nostri gravi motivi di preoccupazione. Nell'articolo di Dahl viene citato anche il documentario Cointelpro 101, presentato in queste settimane.

Published on Sunday, May 16, 2010 by Raw Story
‘There is a Narrative that’s Missing’ Laura Flanders Tells Grassroots Radio Gathering
by Gavin Dahl

Television and radio host Laura Flanders ripped into what she called "the all-about the-money media" and encouraged 150 radio enthusiasts to work harder at storytelling in a keynote address to the Grassroots Radio Conference May 14.
Calling the Obama administration "a veneer of new backed up by the same old same old," Flanders took shots across the political spectrum garnering bursts of applause with her characteristic mix of humor and breaking news.
She stressed that there is a failure in the media to report on important news from the perspective of the public, and insisted that those stories can be told better at the grassroots level. "There is a narrative that's missing," Flanders insisted. "Rupert Murdoch bought the narrative when he paid $5 billion for Wall Street Journal... And we are being played and played and played and played."
Her most recent book Blue Grit looked at an upsurge in grassroots activism during the previous presidential administration. She said Friday night that there was more progressive politics than anything reflected in the Democratic party. On keeping President Obama accountable to those who elected him she said, "We're not doing any better job than the civilians of Afghanistan."
She broke the news of Governor Arnold Schwarzenegger proposing the elimination of $12 billion in California welfare spending, which she said would affect 1.4 million people. She talked about the controversial new climate bill, the 27 drilling licenses approved since the BP oil spill in the Gulf of Mexico and said sometimes Congressional hearings can make good viewing on CSPAN.
However, Flanders exclaimed, "It's not Congressional hearings we need into Massey or BP or Goldman Sachs. We need court hearings. We need some of these people taken away in chains."
Clearly, Flanders enjoyed the crowd's reactions to her key points, and she made some statements that are more politically radical than her image, including encouraging one pirate radio advocate that California's budget crisis could limit enforcement. However, her most outrageous statement came up near the end of the speech.
"Why don't you do what Oklahoma wants to do with people who want abortions?" she asked rhetorically. "You can be strapped to a gurney and required to listen to the heartbeat of your fetus, as if this had never occurred to you before, that there was a heartbeat there. What if we strapped some derivatives traders into those stirrups, made them put on that gown, and listen to the high-pitched squeals of people who can't pay their mortgages? What if we strapped the folks who are responsible at British Petroleum and Halliburton and the Interior Secretary and forced them to listen to the pleas of people who have lost their entire livelihoods on the Gulf Coast?"
The crowd of volunteers and staff for commercial-free, independent radio stations around the continent cheered her on, enjoying the mood in the rundown old movie theater in downtown Garberville, CA.

Passion is not proprietary

Hosted by the Southern Humboldt County community radio station KMUD, the fifteenth annual Grassroots Radio Conference brought together hundreds of broadcast enthusiasts for a weekend of workshops and skill-shares. Topics included community journalism, legal compliance, technical wizardry, and social justice.
Maka Munoz of Palabra Radio and Ana Martina of El Otro Lado began their workshop on building a network for immigrant-rights radio content by asking attendees to share stories from home. The group of two dozen heard about inaccurate media portrayals, a controversial gang injunction, widespread profiling, and the separation of families by detention and deportation. Representatives from 15 immigrant radio projects will converge at the upcoming Allied Media Conference (June 17-20 in Detroit).
Pete Tridish and Maggie Avener of Prometheus Radio offered insight into how the airwaves are being reshaped in response to new technologies, and worked with the attendees to strategize about ensuring the grassroots has a place on tomorrow's spectrum. Rip Robbins of KSVR Mt Vernon, WA and Elizabeth Robinson KCSB Santa Barbara, CA supplied information on limits to on-air expression. Low-budget stations have to be careful to avoid sanctions from the FCC, the IRS or the law.
Compliance with radio royalty structures supporting musicians were explained by Clay Leander of KPFA Berkeley and attorney Michael Couzens. SoundExchange collects royalties for labels and artists from webcasters. Congress has been lobbied hard about the Performance Rights Act, which seeks to force broadcasters to pay royalties to performers, not just songwriters and copyright holders.
David Pakman explained his production process, syndication, outreach, marketing and value added content. He is host and producer of Midweek Politics, a political talk show with 40 TV affiliates and 40 radio affiliates. He Dan Roberts has produced The Shortwave Report off-the-grid since 1997. He demonstrated the basic equipment he uses to share international perspectives gleaned from shortwave transmissions. His program airs on dozens of community radio affiliates in North America. Both programs are made available free online.
Govinda Dalton and Christina Aanestad of Mendocino County-based Earthcycles.net showed off their veggie oil-powered remote broadcasting studio. The converted school bus is home to studio equipment, LPFM antenna, satellite dish for web streaming uplink, wind turbine, solar panels, even a wood stove inside the bus. KMUD also tours inside their emergency-response broadcast trailer, which was parked outside conference headquarters all weekend.
Claude Marks of the Freedom Archives demonstrated projects that re-purpose historical archives of community radio and social justice movements. "Healthy programming has to have roots," he said. Community radio reporters were embedded in the movements of the fifties, sixties and seventies, not with the military. "It's a subjugated history," Marks says. "The movements were attacked. So last year we anticipated the repression of Black Panthers by producing our documentary Legacy of Torture and that meant that the press couldn't just run with the cops' story."
Cointelpro 101, the new film by the Freedom Archives, will debut at the US Social Forum (June 22-26 in Detroit). Marks is wary of society's short-term memory, seeking to protect the stories of uprisings and dissidence from misinformed representations. And he also hopes to inspire new generations of community journalists to learn of traditions of resistance and have the courage to risk getting into the line of fire to tell important stories. He says, "The history isn't all made in the studio or over the phone."

12 febbraio 2010

Lo sforzo per riportare la normalità nell'etere di Haïti

Il blog della FCC riporta una corrispondenza di Mindel Della Torre, una funzionaria dell'Authority americana appena tornata da Haïti dove si era recata in missione umanitaria. Secondo le sue valutazioni nessuna delle due stazioni in onde medie autorizzate e solo dieci delle quaranta in FM sarebbero attive in questo momento. Ma il ruolo svolto è fondamentale, perché molti superstiti del terremoto non hanno altro modo per informarsi. La Della Torre cita anche l'azione di supporta condotta dalla ONG Internwes Network, specializzata in progetti di comunicazione per il terzo mondo e nelle aree di crisi. Il sito di questa ONG pubblica un videoreportage di Time Magazine dedicato al suo lavoro con le stazioni radio dell'isola.



On our last day, I also went to visit the nongovernmental organization called Inveneo. Inveneo is responding to the Haiti earthquake with much needed communications infrastructure for NGOs, such as Save the Children, Care, etc. Inveneo has deployed long-distance WiFi links across Port-au-Prince bringing high-speed Internet access - critical communication capacity - to relief agencies making a difference in Haitian lives. Inveneo, working with NetHope agencies, has now linked ten relief organizations in the Port-au-Prince. Inveneo is working with the Haitian ICT community to find immediate ways for them to participate in the reconstruction of their country.
I tried to meet up with the Telecom sans Frontieres crews who are providing free international calls in many of the refugee camps around Port-au-Prince (and now outside the city as well), but due to tremendously difficult logistical issues, I was not able to meet up with them. I did, however, chat with their staff about the wonderful work that they are doing in Haiti – as the very first telecom responder in Haiti they have played a key role in connecting the victims of the earthquake with loved ones around the world. You can see more about what they are doing in Haiti at TSF’s website.
I want to tell you about a special need in Haiti now – the radio and TV stations. The earthquake affected all of Haiti’s communications infrastructure, but the damage to radio and TV stations has been particularly debilitating because they are normally staffed 24/7 so the proportional loss of life and building and equipment damage was enormous. The impact of the earthquake has strained the ability to spread information about humanitarian relief and other messages, not to mention music and recreational programming. A good thing about broadcasting is that it can reach so many people at once – when it’s working. Now more than ever, radio and TV is a critical source of information for the people of Haiti – regarding location of food and water distribution, medical services, shelter, weather, etc. By the time we left, only six of 18 TV licensees were on the air, and their operations were intermittent. The two licensed AM radio stations were off the air because they couldn’t afford the fuel needed to run the generators that would power their transmitters. Of the 40 licensed FM stations, 30 were on the air, with a few able to operate between 12-16 hours per day. Damaged facilities and equipment, limited fuel and lack of advertising revenue are really hurting the broadcasters in Haiti now.
To help improve this situation, at the FCC, we are working with U.S. broadcast organizations to facilitate any assistance possible for the Haitian broadcasters – from equipment to programming. There is an organization on the ground in Haiti called the Internews Network. Internews is an international media development organization whose mission is to empower local media worldwide to give people needed news and information. It has responded to other disasters around the world and is in Haiti trying to help improve the broadcasting situation. At the FCC, we’re also exploring ideas to see what could be done to support Haiti’s broadcast media.

30 gennaio 2010

Ad Amburgo c'è una stazione; in onde corte

Molto stimolante l'articolo che Thomas Völkner ha pubblicato su Radio World Online a proposito dell'esperienza di Hamburger Lokal Radio e Radio 700. Entrambe le stazioni, a carattere comunitario, utilizzano le onde corte a bassa potenza, oltre alla modulazione di frequenza tradizionale, per coprire i loro bacini di utenza. Radio 700 ha una autorizzazione federale per utilizzare i 6005 kHz un tempo occupati da RIAS Berlin, la stazione creata dagli americani nel loro settore della Berlino liberata.
E' un fenomeno per marginali nostalgici o può diventare un modello anche in altre nazioni? Volendo essere cinici e realistici, è difficile pensare a una diffusione su larga scala di questo tipo di stazioni. Ma pensiamola per una volta in una chiave non industriale, bensì utilitaristica, ad hoc. Ci sono in Europa e nel mondo numerose realtà urbanizzate che potrebbero mettere a frutto un medium diffusivo come questo, offrendo spazi a istituzioni pubbliche e associazioni private che non troverebbero mai posto nello spettro delle radiofrequenze più convenzionali. In una banda come quella dei 49 metri delle HF potrebbero trovare posto voci del tutto tagliate fuori dai meccanismi regolamentari classici - sempre ovviamente che le voci in questioni vogliano perseguire, per farsi sentire, un approccio diffusivo "broadcast". Con tutta probabilità il costo di avviamento e mantenimento di una stazione radio HF non sarebbe competitivo con uno stream su Web. Ma offrirebbe parecchi vantaggi in termini di fruibilità. A me vengono in mente le diverse comunità straniere di Milano e contemporaneamente penso al bassissimo costo di un moderno ricevitore radio tascabile di fabbricazione cinese: per determinate categorie di ascoltatori a basso reddito quale sarebbe la soluzione più semplice, il Web o le onde radio? Se la normativa facilitasse la creazione di una stazione a onde corte, con un occhio alle possibili evoluzioni verso le modulazioni digitali, non escluderei l'interesse da parte di singoli e organizzazioni nei confronti di una modalità le cui soglie di accessibilità e fattibilità sono davvero molto basse. Le onde corte sono un mezzo obsoleto, inutile farsi illusioni. Ma la voglia e la necessità di comunicare sono fortunatamente ancora in auge. Perché non esplorare, come hanno fatto ad Amburgo, certe finestre di opportunità?

Shortwave Gains Low-Power Interest
by Thomas Völkner, 01.29.2010

HAMBURG, Germany — Over the past two decades, governments in many countries have deregulated transmission services. Today, private enterprises own and operate even large shortwave sites once in the hands of postal and telecommunications authorities.
But it is not only the big power houses.
In Germany, an amateur radio operator bought transmitters, an antenna plant and other equipment from the police and the armed forces, leased a large part of a former utility radio site and is now offering low-power analog transmission services to a certain range of radio stations.
Hamburger Lokalradio (HLR) is one of currently two stations using a small-scale, low-power shortwave service.
Active on FM for 11 years with a mix of high-quality speech programs and specialized music shows, this non-commercial station has repeatedly reached out to listeners beyond the Hamburg city borders. Besides working together with other FM stations and public-access channels in the neighboring state of Schleswig-Holstein, HLR rents airtime on a high-power shortwave transmitter from TDF Group subsidiary Media Broadcast and has a weekly slot on WRN Deutsch, the German language service operated by the London-based transmission-services provider WRN.
Why an international branch for a station that brands itself as “local radio”? “We are licensed as a nationwide special-interest broadcaster focusing on cultural topics,” said HLR Editor-in-Chief Michael Kittner. “This means we can have our programs aired all across Germany and even abroad. Of course, as a Hamburg-based station, our main emphasis is on our own city.”

Traveling without a visa

But why using shortwave, especially at a time when Germany’s own international radio, Deutsche Welle, is reducing its output on the analog HF bands? “Well, for me, listening to programs on shortwave is like traveling without a visa,” said Kittner. In his experience — both as a radio host receiving feedback from listeners and as a listener himself — shortwave listening is signified by a higher attention to the content, compared to FM. “This is why we particularly relay our speech-based programs internationally.”
One may add, the station’s claim “Total lokal und weltoffen” (completely local as well as open to the world) gains a special meaning from the international distribution.
In December 2009, HLR started conducting test transmissions on the newly acquired frequency of 5980 kHz with a power of just 1 kW. The tests are usually two hours per day in duration, going up to six hours per day over the Christmas period.
They consist of shows from the station’s archives, plus a cross-section of current productions. The entire content is re-edited, given a new set of continuity announcements for an international audience and then fed via the Internet to the transmitter site. That site is located roughly 400 kilometers (about 250 miles) away in Kall, a small village in the rural Eifel area of Nordrhein-Westfalen. It was once used as a regional police compound, complete with various buildings, underground bunkers and an antenna field.
Avid amateur radio operator and HF engineer Burkhard Baumgartner realized the potentials of the site and managed to lease the transmitter bunker as well as the aerial masts and other equipment. With the help of two friends, he refurbished a handful of SK1 transmitters, constructed in the 1960s and ’70s by Rohde & Schwarz, with a power of up to 20 kW.
Baumgartner’s basic aim is to preserve the knowledge about analog broadcasting equipment for the future generations of HF engineers. “Of course all transmitters with accessories are in a fully operational condition and are used in a professional manner day after day,” he said.
At first, it was just Baumgartner himself who used the equipment for amateur radio purposes. However, two years ago he entered a new stage as a non-commercial service provider for Radio 700, a broadcaster from the nearby city of Euskirchen — a station that was fully licensed but lacking a proper FM frequency.
The station applied for permission to use 6005 kHz in the 49-meter band, the frequency used until 2007 by RIAS Berlin and its successor Deutschlandradio. After completing a full metrological check, the German federal frequency regulatory body, or Bundesnetzagentur, issued a shortwave license to Radio 700.
The station started its service in April 2008. It can be heard in many parts of Germany and in neighboring countries. “We usually experience a dead zone of 100 to 200 kilometers [about 60–120 miles] around Kall,” said Baumgartner. “But conditions and signals on neighboring frequencies permitting, people can pick up the our signal within several hundred of kilometers distance.”
Lots of listeners’ replies arrived from Scandinavia and Eastern Europe, and it is expected that Hamburger Lokalradio will reach a similar target area. It is still to be seen from the feedback as well as own observations how many hours per day HLR will be on the air after the test period.
Still, there are even more new projects pending for Michael Kittner and his colleagues. In early 2010, they plan to launch a daily six-hour loop of cultural programs on a digital cable channel in Hamburg. A new streaming audio solution for the station’s Web site is also in the pipeline, “And then let’s see if we get the chance to transmit on DVB-T as well,” Kittner said.
Thomas Völkner is a Berlin-based freelance writer and radio producer. Before he was editor-in-chief at Radioropa Hörbuch and presentation manager at WRN.

20 dicembre 2009

Ora alle FM "low power" manca solo l'ok del Senato USA

La Camera americana ha "passato" qualche giorno fa il 16 dicembre - rimandandola al Senato che l'aveva già approvata nella prima bozza nelle sue Commissioni - la proposta di legge H.R. 1147 a favore delle Low Power FM, stazioni FM a bassissima potenza e a carattere comunitario. Se approvata definitivamente anche in Senato e dopo la firma del presidente Obama, le LPFM torneranno per così dire a "respirare" e cadranno i vincoli di spettro che hanno tenute bloccate moltissime richieste alla FCC.
Le radio FM a bassa potenza godono di un regime di autorizzazione più rilassato rispetto alle stazioni "Full Power" e soprattutto costano molto meno, in termini di equipaggiamento e bolletta elettrica. E' sufficiente una somma tra i 2 e i 5 mila dollari per far partire una stazione. Questa tipologia di stazioni era stata approvata nel 2000, ma subito dopo una legge fatta passare un po' surrettiziamente dalle associazioni dei grandi broadcaster, impose un limite "spaziale" per cui una LPFM non poteva operare a meno di 600 kHz di distanza da una Full Power per non "creare interferenze". Una classica istanza di lupi disturbati da agnelli.
Nel 2003 un celebre rapporto commissionato dalla FCC, il rapporto MITRE, dal nome di un laboratorio no-profit che si occupa di test e valutazioni nell'ambito di progetti a finanziamento federale e militare (MITRE, nata nel 1958 ebbe un ruolo in ARPAnet e in Tymnet, le radici di Internet) concluse che il rischio non c'era, le LPFM avrebbero potuto trasmettere anche senza tutti questi limiti.
Dal rapporto MITRE sono trascorsi sei anni. Solo nel 2009 si è ricostituito un clima favorevole a una revisione delle regole che nel 2000 avevano in pratica imbavagliato sul nascere le piccole stazioni locali che scuole, istituzioni, ospedali, associazioni e comunità varie potrebbero costituire. Presentata in Commissione Commercio Industria nel febbraio di quest'anno, la legge ha subito una accelerazione a settembre e ora ha conquistato, per "voice vote", in pratica per alzata di mano, l'accesso all'ultimo passo prima della definitiva entrata in vigore. Restano perplessi i grandi broadcaster e tutti coloro che preferirebbero utilizzare lo spettro FM per attivare ripetitori che allarghino il bacino di ascolto, specialmente delle stazioni in onde medie. Tra gli oppositori del progetto c'erano anche il NAB e NPR, che tuttavia non si sono più opposti al passaggio del testo alla Camera.
Per gli attivisti, il Local Radio Act H.R. 1147 - una iniziativa politicamente bi-partizan - è soprattutto un modo per "dar voce a chi non ha voce" e favorire, per esempio, i giovani musicisti. In lista d'attesa, secondo l'associazione FreePress, che appoggia la nuova legge, ci sono migliaia di piccole stazioni che potrebbero finalmente iniziare a trasmettere., dopo le 800 autorizzate in passato. Quello che segue è il comunicato di FreePress, per un riassunto molto dettagliato ho trovato questo post sul blog MediaIsland.

Date: December 17, 2009

WASHINGTON -- The U.S. House of Representatives voted on Wednesday to open the airwaves to hundreds of new Low Power FM radio stations across America. The Local Community Radio Act (HR 1147), introduced by Reps. Mike Doyle (D-Penn.) and Lee Terry (R-Neb.) and supported by more than 80 co-sponsors in the House, now awaits a vote by the full Senate.
Candace Clement, program coordinator at Free Press, made the following statement:
"Today’s House victory is an important step in the decade-long fight to build and diversify local radio. This legislation is about amplifying local voices and expanding a bottom-up, people-powered medium to counteract rampant media consolidation. Low Power FM stations provide new opportunities for independent and diverse voices on the airwaves and outlets for truly local information and perspectives.
"We commend Representatives Doyle and Terry for their hard work and leadership on this issue, as well as the Prometheus Radio Project and LPFM advocates across the country who have built a movement to bring better local radio to the American people. We look forward to Senate passage of this important legislation and to President Obama signing this bill into law."




12 novembre 2009

Media interculturali: meeting a Bologna

Domani e sabato 13-14 novembre si riunisce a Bologna l'associazione dei media interculturali dell'Emilia Romagna per Giovani ad Altr(r)a Voce, Meeting dei media multiculturali. Appuntamento in centro a Palazzo D'Accursio. Organizzano COSPE, rete MIER e altri organismi e istituzioni. Per il programma dettagliato in PDF cliccate qui.

Bologna, 13 - 14 novembre 2009
“GIOVANI AD ALT(r)A VOCE”, IL MEETING DEI MEDIA MULTICULTURALI

COSPE, assieme alla rete MIER (Media Interculturali Emilia Romagna), il Comune di Reggio Emilia, il centro Interculturale di Mondinsieme e la rete ToghethER, organizza il meeting “Giovani ad alt(r)a voce”, con il finanziamento della Regione Emilia Romagna e il patrocinio del Comune di Bologna.
“Giovani ad alt(r)a voce” si terrà a Bologna, venerdì 13 e sabato 14 novembre 2009, presso il Palazzo D’ Accursio, in P.zza Maggiore. Al centro del meeting i media interculturali e i giovani: risorse, idee, sguardi da un territorio che cambia e parla con voci e accenti nuovi. Non solo parole, immagini e musiche della società interculturale: si partirà coi giovani delle realtà associative interculturali, protagonisti con le loro esperienze e le loro proposte per una nuova cittadinanza plurale.
A seguire, giovani reporter di una redazione interculturale animeranno una trasmissione TV in diretta con esperti, giornalisti, rappresentanti di organismi locali, nazionali e internazionali.

29 ottobre 2009

Radio comunitarie, uno speciale della rivista EPTIC

La rivista online EPTIC (Economia Política das Tecnologias da Informação e da Comunicação), pubblicata in spagno e portoghese, pubblica uno speciale sulla radio comunitaria sul suo numero di settembre-dicembre 2009. Ecco l'indice degli articoli con i link ai relativi PDF. Il sito della rivista è raggiungibile qui.

Nova edição da Revista Eptic debate Rádios Comunitárias

O terceiro número da Revista Eptic On Line do ano de 2009 traz um dossiê especial sobre as rádios livres e comunitárias a partir de análises de experiências brasileiras, latino-americanas, francesas e uma africana. Os estudos foram realizados por experientes pesquisadores brasileiros na temática e contou com a participação especial de um grupo de estudiosos franceses que tem se dedicado ao assunto nos últimos anos.
O objetivo da nova edição da Revista Eptic On Line é contribuir para o debate sobre as rádios livres e comunitárias, ou associativas como são denominadas na França, por meio de análises que mostram a importância desses meios para a democracia, além estudá-las a partir das relações de poder em que estão inseridas. No Brasil, a edição que antecede a realização da primeira Conferência Nacional de Comunicação, espera dar sua contribuição e colocar novos elementos para o debate da temática.
Nesse sentido, o número atual conta também com uma entrevista com Raquel Paiva, professora do Programa de Pós-graduação em Comunicação da Universidade Federal do Rio de Janeiro (ECO/UFRJ) e fundadora do Laboratório de Estudos em Comunicação Comunitária (LECC), sobre o papel das rádios comunitárias enquanto espaços contra-hegemônicos.
Além disso, a Revista dispõe de três relatos de pesquisa que tratam, de maneira geral, sobre o impacto do desenvolvimento das tecnologias da comunicação e da informação na sociedade, e de uma resenha do livro “Rádios comunitárias no Brasil e na França: desafios da esfera pública contemporânea”, de autoria da professora Sayonara Leal, que será lançado ainda esse ano.
Clique aqui e confira o conteúdo completo da última edição.

Especial Rádio Comunitária, política e cultura: reflexões teóricas e desafios metodológicos

El oyente comprometido: teorías y preceptos fundadores de las radios participativas en América Latina.
Isabel Guglielmone

Rádios Livres e Comunitárias, Legislação e Educomunicação.
Cicília M.Krohling Peruzzo

Diversidade cultural, cidadania e esfera pública: um olhar sobre as rádios comunitárias no Brasil
Sayonara Leal

Diversité culturelle, interculturalité et radios associatives en France, l’exemple Bordelais.
Jean-Jacques Cheval;
Sheila Vanessa Sevilla Zeballos

La stratification générationnelles de la radio en France.
Hervé Glevare
Michel Pinet

La radiodiffusion a Madagascar et son cadre reglementaire: les cas de la «RNM» Et des stations locales privees
Solange Razafimbelo-Bruyeron

13 maggio 2009

Londra, premiata la radio dietro le sbarre

Ale Colombo (grazie, Ale) mi ha fatto un grande favore inviandomi il link all'articolo del Guardian di ieri con la notizia relativa al Sony Radio Academy Awards, che ogni anno premia, in diverse categorie, la migliore produzione radiofonica britannica. Con una certa sorpresa, la cerimonia finale dell'edizione 2009 del concorso ha visto assegnare ben quattro riconoscimenti (The Speech Award; The Listener Participation Award; The Interview Award; e The Community Award) a Electric Radio Brixton, una emittente che "cattura" - letteralmente - i suoi ascoltatori.
ERB trasmette infatti per gli 800 "inmates", i reclusi della prigione londinese di Brixton. La stazione ha inaugurato le sue trasmissioni circa un anno fa ed è uno dei progetti promossi dalla Prison Radio Association, una organizzazione benefica che affianca le varie amministrazioni carcerarie britanniche nell'allestimento di piccole stazioni low power, mettendosi a disposizione anche per formare lo staff dello studio e addestrarlo nelle tecniche delle interviste, della conduzione e della regia radiofonica.
Electric Radio Brixton ha battuto concorrenti assai più blasonati e ha fatto discutere molto i giornali locali, che hanno dedicato ampio spazio a una bella storia, una delle tante che dovrebbe farci riflettere vista la penosa situazione in cui versano molte prigioni italiane (e in un clima sempre più forcaiolo che vorrebbe le carceri sempre più affollate e oppressive). Ricevere la giusta punizione per i reati commessi non dovrebbe implicare un trattamento disumano, anche perché l'incarcerazione dovrebbe servire proprio a far percepire la differenza tra una collettività che segue e rispetta le regole e un'azione consciamente lesiva di questa collettività. E invece il carcere in Italia coincide troppo spesso con il punto di innesco di una violenta spirale di crimine, vendetta, emarginazione e nuovi reati, dove il significato del termine riabilitazione va completamente, anzi colpevolmente perduto.
BBC Radio 4 ha dedicato una parte della trasmissione mattutina Today dell'11 maggio a una serie di interviste sul caso di ERB e un lungo articolo che fa il paio con quello del Guardian segnalatomi da Ale. Ma da vedere è soprattutto il sito della Prison Radio Association, dove si trovano molte fotografie e clip audio, come questo augurio di natale rivolto a chi, uscendo, ritroverà la voglia di celebrarlo . Il programma che ha vinto il premio per la migliore intervista riguarda la conversazione di un giornalista di ERB con Jonathan Aitken, ministro britannico condannato a 18 mesi (sette dei quali scontati in cella) per aver cercato di manipolare i testimoni del suo processo per corruzione.