Visualizzazione post con etichetta radiodrammi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta radiodrammi. Mostra tutti i post

03 aprile 2013

Un volume dedicato al Jean Cocteau radiofonico

Una interessante pubblicazione francese analizza la figura di Jean Cocteau attraverso le sue produzioni e le collaborazioni con la radio. Il lavoro, che credo si riferisca anche a un convegno organizzato diversi anni fa, è curato da Serge Linarès ed è edito da Minard Lettres modernes. Un breve documento che elenca le opere di genere radiofonico di Cocteau si può scaricare dal sito scientifico Jeancocteau.net.


Les éditions Minard Lettres modernes publient Jean Cocteau. Pratiques du média radiophonique, sous la direction de Pierre-Marie Héron et de Serge Linarès, enseignant-chercheur au Centre d'histoire culturelle des sociétés contemporaines.
Durant une trentaine d’années en France, entre 1930 et 1960, à côté d’une presse écrite très vivante et avant d’être détrônée par la télévision comme média de masse, la radio a été pour des écrivains de plus en plus nombreux à mesure qu’elle se perfectionnait techniquement, un terrain de jeu, d’expérimentation et de création stimulant. Avec Desnos et Cendrars, Cocteau figure parmi les pionniers des années trente. 
Sa curiosité pour le média, sans doute préparée depuis longtemps par son intérêt artistique pour les autres machines parlantes (phonographe, téléphone), s’éveille vraiment en 1934. Elle le conduit à partir de 1937 à collaborer à plusieurs postes privés et publics comme auteur, producteur, présentateur, interprète ou simple participant de nombreuses émissions. 
L’inventaire publié en 2010 sur le site scientifique Jean Cocteau de l’Université de Bruxelles, animé par David Gullentops, dénombre plus de 400 émissions en France dans lesquelles Cocteau est présent à un titre ou un autre, tandis que le huitième numéro des Cahiers Jean Cocteau (2010) réunit un choix significatif de textes, dessins et photos permettant d’illustrer les diverses facettes de la relation de Cocteau au média.Complémentaire de ces deux publications, le dossier du présent volume explore la présence artistique et médiatique de Cocteau et de son œuvre à la radio au long de sa vie.
Serge Linarès est Professeur de littérature française du XXe siècle à l’université de 
Versailles Saint-Quentin-en-Yvelines et chercheur au CHCSC.
Jean Cocteau. Pratiques du média radiophonique • Pierre-Marie Héron et Serge Linarès (dir.) 
Editions Minard Lettres modernes • 244 pages • ISBN :978-2-256-91174-3 • 24 €.

Ecco l'indice del volume:
Avant-propos, par Pierre-Marie Héron et Serge Linarès 
I. GENRES RADIOPHONIQUES 
1. Cocteau et la radio : une vue d’ensemble, par Pierre-Marie Héron
2. Des romans de Cocteau aux dramatiques – histoires d’ondes, par Serge Linarès
3. Les Enfants terribles à la radio, par Michel Collomb
4. La mise en ondes du théâtre de Cocteau – ce que voit l’oreille, par Marianne
Bouchardon
5. Le volapük de Cocteau à la radio, par Marie-Ève Thérenty
6. Jean Cocteau au fil de l’onde, par Guillaume Boulangé
7. Hommages de Cocteau à la radio, par Pierre-Marie Héron
8. Jean Cocteau, « oto-interprète de ses poèmes, par David Gullentops 
II. MÉLANGES 
La Voix humaine, une tragédie lyrique en un acte, par Hervé Lacombe Cocteau et le Journal d’un film, par Françoise Simonet-Tenant François Truffaut / Jean Cocteau, par Marcel Turbiaux
Cocteau produsse numerosi drammi e in queste settimane a Parigi, in occasione del 50esimo anniversario della morte, è in cartellone "L'aquila a due teste", dramma poco rappresentato da cui l'autore stesso ricavò una versione cinematografica. Anche "Il mistero di Oberwald" di Michelangelo Antonioni è basato su questo dramma. Una fosca vicenda di stampo macbethiano che piacerebbe ai miei amici di Autorevole e di Pacta dei Teatri, Teatro Oscar (dove qualche tempo fa ha avuto luogo una bella esecuzione operistica da camera della Voix Humaine, il testo musicato da Francis Poulenc).  Qui c'è il trailer dello spettacolo in scena fino all'11 maggio al Guichet Montparnasse.

Pour célébrer les 50 ans de la disparition de Jean Cocteau, la compagnie Etincelle dans laquelle je joue présente du 13 mars au 11 mai 2013 au théâtre du Guichet Montparnasse L'Aigle à deux têtes qui est une pièce peu connue de l’auteur et quasiment jamais jouée en France. Amour, pouvoir, complot, trahison. Une reine anarchiste, un anarchiste roi. Une intrigue policière et politique sur fond d’amour passionnel. 




11 marzo 2013

Radiodays Europe, un continente studia la nuova radiofonia (anche senza radio)

Finalmente un convegno che non privilegia solo la via tecnologica (digitale) al cambiamento della radio. Un "cambiamento" che in Europa, visti gli orizzonti sempre più ristretti in cui l'emittenza pubblica deve ormai navigare, viene spesso e volentieri tradotto con "sopravvivenza". Comincia domenica prossima a Berlino la manifestazione Radiodays Europe, una vetrina di casi di studio ma soprattutto l'occasione per confrontare/confrontarsi e cercare di ricavarne una valida strategia di rinnovamento dei contenuti. La cosa di cui in questo momento la radio, almeno in Italia, ha più bisogno, schiacciata com'è tra un'offerta pubblica insufficiente dal punto di vista della ricchezza tematica e dell'informazione e un mondo dell'emittenza privata troppo legato a stili e linguaggi ormai desueti. Le stazioni al cento per cento musicali sembrano essere le meno attrezzate per affrontare la concorrenza di Spotify, Rdio e tutti i servizi di discovery e condivisione via Web: il loro è un puro arroccamento su posizioni più demografiche che contenutistiche, che non possono avere un lungo futuro. Non parliamo poi dell'incertezza sulle cifre dell'audience determinata dal fallimento di Audiradio e compensata solo in parte dalla nascita di iniziative private, ma non del tutto condivise, come Radiomonitor di GFK Eurisko. Senza contenuti la radio muore e quelli che si ascoltano oggi tendono a essere vecchi e inconsistenti.
Trattandosi di una platea continentale, Radiodays funziona sul principio della selezione dei casi più interessanti, portata avanti da consulenti che operano nelle diverse nazioni europee. Per l'Italia le storie selezionate sono due e una non è neppure radiofonica in senso stretto. A rappresentare la radio vera e propria ci sarà Alessio Bertallot con il suo programma Raitunes, in onda dal lunedì al venerdì su Radio 2 alle 22.40. Un'ora e venti minuti di esplorazione che non è solo musicale (Bertallot, aostano, membro della band Aeroplanitaliani, è in grado di parlarne in modo non banale) ma è anche molto aperta alle contaminazioni cross-mediali, soprattutto con il mondo delle arti visuali. Del resto il manifesto della trasmissione è abbastanza esplicito. Scrive infatti Bertallot: «mai mi sarei aspettato di riuscire ad accostare alla musica anche altre culture ma l’avvento di internet ha cambiato tutto. Sapere che c’è qualcosa oltre l’orizzonte ed essere uno dei primi ad andare a vedere mi fa avere sempre entusiasmo. La mia visione è questa: una radio nuova che sfruttando le innovazioni annulli le distanze fra i soggetti che, contaminando immagini e suoni, espanda i suoi argomenti all’arte e alle nuove culture, che si rivolga a degli ascolt-autori. Una radio d’avanguardia, una radio 2.0.» 

Insieme a Bertallot, a Berlino ascolteremo il contributo di Andrea Di Silvestri di Fonderia Mercury, la casa di produzione di Sergio Ferrentino che ha al centro l'articolato progetto di produzione e rappresentazione di audiodrammi Autorevole. Lo slot in cui il progetto verrà inserito a Berlino si intitola Outside the box, un cappello appropriato per raccontare due storie provenienti da esperienze "altre" rispetto alle tradizionali emittenti radiofoniche (co-relatore con Di Silvestri sarà Andrey Knyshev, una sorta di Monty Python russo, produttore della web-radio satirica e del sito Web "Chiplduk"). I lettori di questo blog conoscono già l'iniziativa di Ferrentino: l'idea è di far rientrare dalle finestre del teatro, del Web, persino dei libri il genere del radiodramma, quasi completamente dimenticato dalla radio italiana - che pure vantava una certa tradizione in materia. Fonderia Mercury parte da un innovativo concetto di "spettacolarizzazione" della fase produttiva di un radiodramma e dopo aver reclutato un gruppo di grandi firme letterarie - tra cui Carlo Lucarelli, Pino Corrias, Massimo Carlotto - ha messo letteralmente in scena (in questo caso al teatro Elfo Puccini di Milano), davanti agli spettatori, "audiodrammi" che lontano dalla ribalta diventano lo spunto per una ulteriore diffusione del contenuto via podcast a pagamento, mobile app, o in forma di script pubblicato dall'editore Feltrinelli. Proprio questo discorso di adattamento, travestimento di un modello antico come il radiodramma deve aver convinto gli organizzatori di Radiodays a dare spazio a un esempio di come, di fatto, la radio riesce a riaffermarsi negando sé stessa attraverso il potere di suggestione della parola declamata nel buio, senza effetti di luce, senza movimenti e gestualità degli attori. 

Per la sua partecipazione a Radiodays Europe Fonderia Mercury ha preparato un video che verrà proiettato nel corso della relazione, durante Outside the box. Video con cui ho collaborato per la sottotitolazione inglese e che spero di pubblicare qui a breve. Intanto ecco il comunicato che ho ricevuto in data 13 marzo:

Autorevole a Berlino


Selezionato come progetto di radiofonia sperimentale per la sezione “Outside the box” all'European Meeting Point of Radio


“AutoreVole: audiodrammi in teatro”, prodotto da Fonderia Mercury, è stato selezionato tra i due progetti italiani che parteciperanno alla terza edizione di Radiodays Europe, la più importante convention europea sulla radiofonia che si terrà a Berlino dal 17 al 19 marzo 2013.
Ha così la possibilità di presentarsi all’interno nella sessione “Outside the box“ dedicata alle avanguardie radiofoniche.
Radiodays è un punto di incontro che mette a confronto le esperienze radiofoniche private e pubbliche di tutta Europa; le precedenti edizioni (a Copenhagen e Barcellona) hanno registrato circa 800 partecipanti da 45 paesi e l’intervento di oltre 80 speaker suddivisi in una cinquantina di workshop, sessions e conferenze.                                                  
Alla stessa sessione parteciperanno i russi di Chiplduk, particolarissima web-radio che miscela esperienza su Internet, news, musica e humour. A rappresentarla a Radiodays Andrey Knyshev, chiamato spesso il Monty Python russo.
Fonderia Mercury produce il progetto AutoreVole, ideato e curato da Sergio Ferrentino, invitando alcuni importanti autori italiani come Lucarelli, Carlotto, Corrias, Dazieri, Bajani, Bucciarelli a scrivere un drammaturgia radiofonica. Fonderia si occupa dell'adattamento trasformandoli in racconti espressamente concepiti per l'oralità, allestendoli in teatro e offrendo  un'esperienza particolare a chi si trova in platea, munito di cuffie, ad ascoltare voci, effetti sonori, musiche dal vivo.
I radiodramma, poi, sono scaricabili dall'AUDIOCATALOGO per poter essere ascoltati in cuffia, al computer, sullo stereo: ma il loro percorso non finisce on air. Si trasformano in digitale, in un app dedicata, e in cartaceo, grazie a Feltrinelli Editore, che pubblica i testi originali e i copioni in e-book e in versione cartacea.
Tutti i radiodrammi in DOWNLOAD all'indirizzo www.fonderiamercury.it/autorevole/

GUARDA l'AUDIO, LEGGI la RADIO, CERCA l'APP
Disponibile l'applicazione per Apple e Android che permette di rivivere a 360° l'esperienza radiofonica in teatro. 

on air, on stage, on line 

06 marzo 2013

Oggetti-audio, la produzione dei radiodrammi si aggiorna alla plurimedialità


Grazie all'ultimo numero di Tech-i, il magazine tecnico dell'EBU sempre molto ricco di spunti, ho scoperto il notevole esperimento dell'R&D della BBC su un nuovo approccio al concetto di formato audio per il broadcast. Finora sono stati adottati formati basati sull'idea di "canale audio", un modello pensato cioè con in mente i due altoparlanti stereofonici, destro e sinistro. Le ricerche stanno orientando i broacaster in direzione di paradigmi più adatti alla plurimedialità e alle diverse condizioni di ascolto, dalla cuffia all'home theatre. Di estremo interesse il Pinocchio di Carlo Collodi trasmesso dalla BBC il1 5 dicembre scorso, un radiodramma basato sul concetto di audio-object, un oggetto (la voce di un attore, l'effetto di un rumorista) del tutto indipendente dalla posizione finale degli altoparlanti ma che è accompagnato da una serie di metadati che identificano l'oggetto-audio (cioè la fonte del suono) come collocata in uno spazio tridimensionale, in una precisa posizione, con un preciso azimuth rispetto a un punto. Solo successivamente questo insieme di oggetti viene renderizzato digitalmente per adattarlo all'ascolto tramite due altoparlanti, ma la produzione originale può in questo modo essere adattata a configurazioni diverse tra loro. Ulteriori dettagli si possono trovare su questo post dei ricercatori BBC, ma molto stimolante è anche il post di chi ha adattato Pinocchio, Linda Marshall Griffiths. Il radiodramma non può essere più ascoltato sul sito della BBC, ma è in vendita, e credo che sia possibile l'acquisto in download anche nel nostro paese, dal sito AudioGO attraverso cui la BBC mette in vendita negli USA i suoi audiolibri e altri prodotti radiofonici. 

05 gennaio 2013

I mille volti della radiofonia per un nuovo anno di passione da condividere

Radiopassioni entra in un altro anno di attività e come sempre in periodi come questi scatta più che la voglia il riflesso semi-involontario di volgere un duplice sguardo verso il passato e il futuro di queste pagine. Questo blog è nato per raccontare e riflettere su una passione che pur accomunando milioni di persone nel mondo, può essere considerata di nicchia. La radio è il primo mezzo di comunicazione di massa elettronico ma ciò che mi ha spinto a inventare Radiopassioni, insieme alla mia propensione naturale e professionale a interessarmi alle tecnologie, è un modo molto speciale di ascoltarla. Da molto tempo ormai, la cerchia di chi segue sulle onde corte i programmi delle emittenti internazionali e ancor di più di coloro che in virtù dei capricci della propagazione ionosferica danno la caccia, a lunga distanza, a debolissimi segnali locali è diventata molto piccola, anche rispetto all'audience radiofonica convenzionale. Chi sente di appartenere a questa nicchia continuerà a trovare in Radiopassioni uno strumento di informazione e approfondimento, compatibilmente con le mie vicissitudini personali - le risorse cari amici lettori sono quello che sono e io devo scendere a patti con la mia temporanea situazione di figlio unico di una genitrice anziana e cognitivamente compromessa - e con le questioni di un mondo (quello delle onde corte in particolare, ma più in generale di tutto il modo di fare radio)  che non essendo tutto in progressivo e irreversibile disarmo è comunque soggetto a radicali trasformazioni dentro a un contesto mediatico ricco e variegato.
Se l'hobby del radioascolto smarrisce ogni giorno che passa un po' degli ingredienti del suo indefinibile ma ancora potente fascino, la radio, per come è stata, è e sarà, continua a essere un grande argomento di discussione.  I risvolti tecnologici, politici, sociali, letterari della radiofonia non smettono di offrire  spunti e intrecci di grande spessore e tutti quelli che sviluppano, inventano, producono e ascoltano la radio continuano a credere in questo mezzo perseguendo obiettivi di qualità. Il connubio con le tecnologie e i mezzi digitali, si è rivelato poi molto proficuo, tanto nelle forme di diffusione e fruizione come nella creatività dei contenuti e dei linguaggi.  Gli abbinamenti con la musica e la letteratura, in particolare, sono un fertile terreno di coltura di nuove formule e iniziative. 
Una di queste iniziative è Giallo 24, un concorso bandito congiuntamente da Radio 24 e Giallo Mondadori che ha coinvolto  centinaia di ascoltatori invitati a sottoporre un racconto in doppia versione: una adatta alla pubblicazione in una antologia della collana mondadoriana dei mystery, l'altra molto più breve, per microscopici radiodrammi che valgono un haiku del delitto. I racconti selezionati sono stati trasmessi l'estate scorsa nella rubrica curata da Raffaella Calandra (su Facebook, "Storiacce"9. Il primo, il 7 luglio, era stato "Asparago siculo", di Salvo Figura, medico rianimatore siracusano che coltivando con ottimi risultati una verve tutta siciliana per la narrazione ironico-realistica delle sanguinarie vicende di picciotti, tra corna e ammazzatine, trova anche il tempo di collaborare con Onda Iblea, il quotidiano online del mio amico Salvo. Oggi tutte le storie di Giallo 24 escono anche in edicola con il numero 14 del Giallo "Extra" intitolato "Giallo 24 - Il mistero è in onda" (5 euro e 90), un tascabile che raccoglie, insieme ai dieci autori premiati con la messa in onda, una selezione di cinque tra le migliori opere che erano invece state scartate. 
Vi auguro buona lettura e buon ascolto di queste storie e di tutte le altre che anche nel 2013 spero di avere il piacere di condividere con voi. Grazie a tutti voi e buon anno.

21 dicembre 2012

La gentile clientela del "plurimediale" costruito sul format radiodramma


Questa sera alle 19 debutta all'Elfo il nuovo audiodramma di Autorevole, l'iniziativa della Fonderia Mercury di Sergio Ferrentino per la promozione della forma letteraria del radiodramma in una chiave di "plurimedialità". Gli audiodrammi non sono un nostalgico omaggio ma una reinterpretazione di un "genere" affermato: la scrittura per la pagina invisibile rappresentato dallo spazio radiofonico. 

Ricordo qui la formula. L'audiodramma viene registrato in una sala teatrale alla presenza di un pubblico che "vede" gli attori statici, senza alcuna coreografia particolare, e ascolta la regia sonora attraverso le cuffie. Autorevole mette successivamente in vendita i vari lavori in forma di file mp3 da prelevare. Più recentemente si sono aggiunti i libri, cartacei e elettronici, con le sceneggiature complete e una ulteriore edizione sottoforma di app per smartphone, in cui tutte queste dimensioni - il sonoro, la lettura, la fotografia di scena - si fondono in un prodotto letterario che può essere consumato in molti modi.
L'opera che verrà rappresentata oggi e domani, 21-22 dicembre si intitola "La gentile clientela"e l'autore è Andrea Bajani, l'audioregia è di Sergio Ferrentino. La storia, ambientata al Museo Anna Frank di Amsterdam, rischia di essere particolarmente attuale nel giorno in cui i neonazisti di Alba Dorata si presentano ufficialmente in Italia. Ma Autorevole ci ha abituati a queste inquietanti intersezioni tra finzione e realtà. La recente vicenda del presunto rapimento "ragioniere di Berlusconi"ha una incredibile somiglianza con la trama di "Il contabile e le murene", audiodramma di Pino Corrias presentato nel corso della prima stagione di questa serie.


31 marzo 2012

I Giacobini, dopo la versione tv ritrovata, ecco il radiodramma originale

La nostra storia comincia nella seconda metà degli anni 50, quando al Piccolo Teatro di Milano - i milanesi anziani lo chiamano ancora "il Piccolo" - va in scena una di quelle produzioni monumentali, che hanno fatto la storia di quel teatro e di un'intera città. L'opera è "I Giacobini", una rivisitazione degli anni della Rivoluzione francese, del "club" in cui covò la spietata politica del terrore di Robespierre. Il testo è di Federico Zardi, scrittore e drammaturgo bolognese che proprio grazie a I Giacobini e al successivo sequel, "I Camaleonti", ebbe un notevole successo. La regia è del già osannato Strehler, le scene di Ezio Frigerio, le musiche, adattate dai canti rivoluzionari dell'epoca, sono arrangiate dall'estroso Gino Negri. Sul palcoscenico si alternano nomi come Tino Carraro, Virna Lisi, Elsa de Giorgio, Sergio Fantoni, il giovane Luigi Vannucchi.
Il dramma è molto lungo, ma in un'intervista dell'epoca, Zardi disse che comunque i responsabili della produzione speravano che i milanesi avrebbero ancora potuto prendere gli ultimi tram per tornarsene a casa (accanto al Piccolo transitano tuttora diverse linee tranviarie e in quegli anni di macchine private ce n'erano poche, i mezzi pubblici si affollavano incredibilmente dopo la chiusura di cinema e teatri). Il successo è tale - il sito del Piccolo Teatro ha un nutrito archivio di fotografie - che Zardi prima ricava dal suo copione una riduzione radiofonica e poi realizza per la Rai uno sceneggiatura televisiva che verrà prodotta nel 1962. Un autentico kolossal, per i tempi, registrata su bobine ampex di mezz'ora ciascuna, senza tagli, da un cast eccezionale, dalla giovanissima Ciangottini reduce dal debutto nella Dolce Vita, a Serge Reggiani, Alberto Lupo, Carlo Giuffrè che animano scene corali con decine e decine di comparse. I Giacobini televisivi sfiorano i dieci milioni di spettatori, raggiungono "indici di gradimento" elevatissimi, ricevono critiche lusinghiere, fino a suscitare un interesse quasi compiaciuto da parte dell'Unità, il quotidiano del PCI. Dove interverrà Palmiro Togliatti in persona. Nell'Italia cattolica e democristiana, lo sceneggiato televisivo parla in modo obiettivo, quasi ammirato di una rivoluzione che tagliò la testa di re e nobili, che confiscò i beni della Chiesa, che pur con brutale violenza inculcò - per sempre - i principi laici della modernità illuminista, il sacrosanto diritto dell'individuo alla libertà di cittadinanza e di pensiero.
Il caso letterario che incarna alla perfezione il fondamentale ruolo di promozione sociale e culturale che ebbe la radiotelevisione pubblica, ha però un risvolto degno di una teoria cospirazionista: gli ampex dei Giacobini a un certo punto sparirono dagli archivi della Rai. Neppure un segugio come Barbara Scaramucci, responsabile delle Teche Rai, riuscì a ritrovare i nastri: a quasi cinquant'anni dalla prima messa in onda (I Giacobini furono trasmessi nel marzo del 1962 con una replica l'anno dopo) la tenace archivista getta la spugna in una intervista con il Corriere della Sera. Può anche darsi che nelle sue intenzioni la dichiarazione di resa sul Corriere debba fungere da appello, un ultimo tentativo per trovare qualche traccia dello sceneggiato scomparso, ma l'intervistata sa perfettamente che nessuno, in quegli anni, avrebbe potuto registrare una copia privata della "rivoluzionaria" trasmissione.
Invece... I videoregistratori sarebbero arrivati solo una decina d'anni dopo, è vero, ma nel 1962 c'erano già i famosi Gelosini, i piccoli audioregistratori a bobina. Dopo l'articolo sul Corriere, ecco il miracolo. Un lettore invia a Roma, alla sede della Rai, una serie di audiocassette dove è stata riversata, dalla bobina, la registrazione originale, pressoché completa, dei Giacobini trasmessi mezzo secolo fa. Non ci sono i volti degli attori, ma ci sono le loro voci, i rumori di scena, che le Teche hanno ripulito e reso disponibili sul Web a questo indirizzo. Potrete ascoltare tutte le sei puntate andate in onda tra l'11 marzo e il 15 aprile del 1962.
L'11 marzo di quest'anno, pochi giorni fa, il canale digitale Rai Storia ha raccontato l'incredibile avventura della perdita e del ritrovamento dei Giacobini in un breve documentario condotto da Barbara Scaramucci, fortunatamente già sbarcato su Youtube:


Alla fine della storia, una sorpresa che vi presento con grande piacere, per merito esclusivo dell'infaticabile opera di ritrovamento, conservazione e condivisione di Mariù e di tanti amici appassionati. Nelle collezioni private, evidentemente, non c'era soltanto l'audio della versione televisiva del dramma di Federico Zardi, bensì anche l'audio originale del radiodramma che fu il primo a essere adattato a partire dalla sceneggiatura teatrale per la messa in onda nel 1960. Mariù è riuscita persino a ricostruire la locandina di questa edizione radiofonica, che potete ascoltare prelevando il file mp3 conservato in questa cartella.

I Giacobini, di Federico Zardi

Regia di Guglielmo Morandi
(riduzione radiofonica)

Massimiliano Robespierre, Antonio Battistella

Eleonora Duplay, Gabriella Genta

Saint-Just, Luigi Vannucchi

Camillo Desmoulins, Giulio Bosetti

Lucilla, sua moglie, Adriana Asti

Fouché, Renato Cominetti

Billaud-Varenne, Stefano Sibaldi

Varère, Manlio Busoni

Carnot, Aroldo Tieri

Manon Roland, Valeria Valeri

Giovanni Maria Roland, suo marito, Nico Pepe

Jacques Pierre Brissot, Ubaldo Lay

Buzot, Gianni Santuccio

Madame de Stael, Elena De Merik

Conte di Talleyrand Périgord, Franco Volpi

Marchese di Lafayette, Nino Dal Fabbro

Marchese di Condorcet, Giotto Tempestini

Duca di Larochefucauld, Fernando Solieri

Presidente dell'Assemblea, Gianni Solaro

Il domestico di Saint-Just, Diego Michelotti

Desortier, notaio, Michele Malaspina

Anais, Lucia Catullo

Carlotta Robespierre, Maria Teresa Rovere

Un parrucchiere, Silvio Spaccesi

Valletto, Tullio Altamura

Cameriera di Manon, Anita Laurenzi

lo storico, Rolf Tasna

Lebain, Achille Millo

Volontario, Riccardo Cucciolla

Barbaroux, Dante Biagioni

Vergniaud, Dario Dolci

Carlo Hintermann

Primo Direttore Generale, Giuseppe Pagliarini

Secondo Direttore Generale, Francesco Sormano

Primo Delegato, Valerio Degli Abbati

Secondo Delegato, Silvio Spaccesi

Terzo Delegato, Carlo Delmi

Tre strilloni: Giuseppe Colizzi, Giuseppe Reale, Aleardo Ward

Couthon, Checco Rissone

Fouquier-Tinville, Tino Bianchi

Prieur de la Cote d'or, Nico Pepe

Michele Malaspina

Carlo Hintermann

Ivano Staccioli

Enrico Urbini, Carlo Reali

Tallien, Mario Guardabassi

Contessa di Tremont, Lia Curci

Betty, Maria Teresa Rovere

Gendarme, Ennio Balbo

Carnefice, Diego Michelotti

Il vetturino, Mario Lombardini

Una vecchia, Nada Cortese

Un bambino, Sandro Pistolini

Come potete notare, anche qui i grandissimi nomi non mancano. Ritroviamo Luigi Vannucchi, cui si aggiungono Giulio Bosetti, Adriana Asti, Aroldo Tieri, Valeria Valeri, Ubaldo Lay, Franco Volpi. Le voci di un'Italia che attraverso il terrore di Robespierre stava forse rileggendo la sua storia recente, l'uscita dall'incubo del fascismo e della guerra, la speranza della rinascita economica, il confortevole cordone ombelicale che ancora la legava (vi prego di ascoltare la raffinatezza di un linguaggio che temo nessuno spettatore contemporaneo potrebbe seguire agevolmente) a una cultura a una sensibilità che oggi, dopo tante mortificazioni, ci appaiono attenuate e distorte, come nel sarcastico racconto di un reduce disilluso.
Dansons la carmagnole, vive le son, vive le son...

25 febbraio 2012

La scrittura a orecchio di AutoreVole: parte la serie di audiodrammi della Fonderia Mercury

La fatidica data del debutto è arrivata anche per AutoreVole, la rassegna di audiodrammi d'autore con cui la Fonderia Mercury di Sergio Ferrentino rilancia - in grande stile - la gloriosa forma letteraria del radiodramma. Paradossalmente, l'unica cosa che manca, in questo rilancio, è la radio. Anzi, no, la radio c'era, sebbene in una particolare variante: la cuffia senza-fili indossata dagli spettatori che hanno avuto la fortuna di seguire, in teatro, il varo di questa iniziativa.
Non parlo di "formato", o di "genere", ma di forma, perché gli autori più o meno celebri che hanno scritto per la radio in tanti decenni lo hanno fatto con in un'idea di narrazione, di ritmo, che non è né teatrale, né narrativo, né semplicemente recitato. La parola drammatizzata senza corpi, mimica, coreografie, quinte, oggetti di scena, è un'altra cosa. Lo dimostra con grande efficacia la peculiare scelta di AutoreVole, che unisce alla scrittura delle grandi firme dei romanzi polizieschi o d'azione, un innovativo concetto di produzione che è anche una vera e propria messa in scena all'interno di uno "studio" ricavato in una sala teatrale. Una sala piccola, quella allestita al Teatro Elfo di Milano, ma è essenziale che l'atmosfera sia raccolta e che il pubblico faccia per una volta da servo muto, inerte, invitato caldamente a non applaudire, non tossire, non agitarsi sulla poltroncina.
AutoreVole è dunque partita oggi, sabato 25 febbraio (altre due produzioni/rappresentazioni sono previste a fine marzo e fine aprile) con il "Radiogiallo" di Carlo Lucarelli. Nel corso della notte, promette la Fonderia, sul sito www.fonderiamercury.it sarà già disponibile, in un podcast da scaricare, la versione registrata "live" al Teatro Elfo, in due diverse riprese effettuate nel corso del pomeriggio e della prima serata. Poco dopo verrà distribuita anche una versione "da studio", presumibilmente ottimizzata dalla post-produzione digitale. I lettori, pardon gli ascoltatori, avranno la possibilità di scegliere la versione preferita.
Con grande gentilezza la Fonderia mi ha dato l'opportunità di seguire il debutto in prima fila, in una platea da tutto esaurito, in mezzo a un pubblico davvero concentratissimo, tutti con la nostra cuffia in testa. Senza cuffia le voci non microfonate degli attori fermi davanti ai loro leggii, i suoni troppo sommessi prodotti dal rumorista sembrano del tutto artificiali, la storia è quasi impossibile da seguire. Ma indossata la cuffia, le tessere del mosaico narrativo si incastrano come per magia, la trama acquista il suo ritmo, l'irrealtà dei corpi diventa la concretezza di suoni incorporei.
Il primo audiodramma di AutoreVole è, come ho detto, di Carlo Lucarelli. Più che gialla la sua è una storia "metagialla". Non ci sono colpevoli da individuare. O meglio, ci sono colpevoli da... Aggiustare alle rispettive convenienze politiche di una duplice ambientazione storica: qualche anno prima e qualche anno dopo la Seconda guerra mondiale. Come succede spesso al cinema con i cosiddetti "film sui film" (ricordate Effetto notte?), Radiogiallo è un audiodramma su un audiodramma, su una piccola compagnia di attori radiofonici costretti, per tirare a campare, da (quasi) onesti mediocri, a tollerare qualche angheria. Dal punto di vista letterario un lavoro ben fatto, misurato, ironico, intelligente, ma senza punte di eccellenza, o almeno mi è parso così. Gli attori sono stati molto bravi, molto ben calati nella parte di se stessi, molto professionali e per nulla intimiditi dalla "presa diretta".
Prossimi appuntamenti, sempre all'Elfo, il 24 marzo con "Il contabile e le murene" di Pino Corrias e il 28 aprile con "Le madri atroci" di Sandrone Dazieri. Nell'attesa, armatevi di iPod, iPhone, lettore mp3 e mettetevi, come suggerisce Lucarelli, a "leggere con le orecchie".
[Nota aggiunta la mattina del 26 febbraio. Acquisto effettuato! La versione mp3 dell'audiodramma di Carlo Lucarelli è già in catalogo nella sezione e-shop del sito fonderiamercury.it, al costo di 7,01 euro iva inclusa (si tratta dell'edizione teatrale "live"). La procedura è abbastanza semplice e dopo aver effettuato il pagamento - ci vuole Paypal, almeno me l'ha chiesto in automatico e non ho visto altre opzioni - il file viene inserito in una area "I miei acquisti" per il download. Mi sembra un prezzo equo per una drammatizzazione di un'ora che coinvolge tante persone tra autori, attori, registi, tecnici.]

04 ottobre 2011

Fonderia Mercury: va in scena l'audiodramma

Serata di presentazione della stagione '11-'12 all'Elfo Puccini di Milano, che dal 2010 ha restituito al pubblico milanese una struttura multisala intitolata al connubio tra l'affermato "brand" sperimentale dell'Elfo di Elio de Capitani e lo storico edificio di un cinema-teatro rimasto chiuso per molti anni nel pieno dell'arteria metropolitana dello shopping di corso Buenos Aires. Tutto il teatro era in gran spolvero per la presenza di ospiti come il neo-assessore alla cultura Stefano Boeri e Niki Vendola, arrivato nel moderno spazio multisala per benedire lo speciale cartellone dedicato alla Puglia di Nuove Storie, allestito nei prossimi mesi in Sala Bausch.
Nel cartellone principale spiccano invece tre se
rate che il vero ascoltatore della radio non potrà mancare. 24 febbraio, 25 marzo, 28 aprile 2012: queste le date in cui all'Elfo andranno in scena gli audiodrammi curati dalla Fonderia Mercury di Sergio Ferrentino, notissima voce di Radio Popolare e Radio Due. Ferrentino, tra l'altro sta per portare a Milano, al Teatro Leonardo, una edizione scenica del suo Ascolta! Parla Leningrado... Leningrado suona, il radiodramma firmato pochi anni fa per la Radio della Svizzera Italiana.
Ho parlato con Sergio del varo di una iniziativa che punta a rilanciare un concetto di narrazione e drammaturgia basate sulla purezza della voce, della musica e degli effetti sonori. Un teatro senza scena, tutto da immaginare. Una forma narrativa legata storicamente alla radio, ma che non ha per forza bisogno della radio, spiega Sergio sottolineando l'uso non casuale del termine "audiodramma". Un genere letterario passato gradualmente in secondo o terzo piano, relegato in un angolino ritagliato a fatica nel dominio incontrastato di una TV in tutti i sensi "ad alta definizione", che al contrario non lascia nessuno spazio alla fantasia.
In nazioni come la Germania, sostiene Ferrentino (al centro nella foto), intorno al radiodramma esiste ancora un vero e proprio "sistema", una cultura, una committenza. Fonderia Mercury cerca di ricostruire questo sistema anche in Italia. Le serate all'Elfo Puccini sono rivolte al pubblico ma fungono soprattutto da laboratorio, da officina per una produzione teatrale priva di scenografie e fisicità attoriale, di puro suono e forza evocativa. Questa produzione troverà, negli auspici del suo promotore, articolazioni e sbocchi diversi: sarà distribuita come un prodotto commerciale attraverso il sito Web della Fonderia, verrà immessa sul tradizionale mercato radiofonico o sui nuovi canali in streaming, andrà forse a comporre una offerta editoriale ibrida, fatta per esempio da libri o ebook con allegati mp3.
Ferrentino confida in un percorso tutto da inventare e per tutelare meglio la sua suggestiva scommessa ha pensato a una catena di produzione ad hoc. Gli autori - già reclutati Silvia Ballestra, Massimo Carlotto, Pino Corrias, Sandrone Dazieri, Carlo Lucarelli - scriveranno appositamente in chiave di dramma sonoro. Per loro Mercury ha dovuto persino studiare inquadramenti contrattuali innovativi. L'Elfo metterà a disposizione uno spazio polifunzionale aperto al pubblico, che potrà seguire le rappresentazioni in tenuta strettamente "radiodrammatica" - cioè con la cuffia in testa (e forse verrà coinvolto dal vivo come rumorista, anticipa l'audioimpresario). Lo stesso spazio fungerà al tempo stesso da sala di incisione.
Resta una problematica non banale: individuare gli attori e i registi adatti a un genere in via d'estinzione. La drammaturgia teatrale forma i suoi attori insegnando loro ad urlare ancor più che declamare.
Attraverso l'altro suo ramo di attività, l'Associazione Radio Mercury Teatro, Sergio Ferrentino intende fare formazione anche in questo senso. Oltre alla stagione audiodrammatica dell'Elfo, la premiata ditta Mercury - marchio che rimanda in modo esplicito all'età dell'oro del radiodramma inaugurata da Orson Welles con la Guerra dei Mondi - bandisce per il secondo Nel radiodramma, al contrario, storie e microfoni sono pensati per i sussurri, ricorda Ferrentino. Lo stesso vale per i registi, assuefatti a un modo di raccontare legato (soffocato, forse?) a immagini, gesti, movimenti, coreografie... Quando si ha che fare con la voce pura, magari spazializzata grazie alle nuove tecnologie olofoniche utilizzate da Fonderia Mercury, tutto ciò smette di essere un supporto e la scansione di testi e tempistiche dovrà adeguarsi.
anno consecutivo, in collaborazione con l'ateneo IULM, un concorso per autori "audiodrammatici". Rivolto ai giovani dai 18 ai 36 anni, Crediti d'Autore 2012 invita a sottomettere il testo di un audiodramma di 15 minuti all'attenzione di una giuria composta da Alberica Archinto, Linda Brunetta, Massimo Carlotto, Elio De Capitani, Davide Ferrario e dallo stesso Ferrentino. La data di scadenza per la presentazione dei lavori è il 5 dicembre prossimo. A gennaio 2012, allo Spazio Mercury di Milano viene organizzato, a beneficio degli autori dei testi che supereranno questa prima selezione, un corso di drammaturgia e adattamento radiofonico. Al termine la giuria tornerà a riunirsi per scegliere i radiodrammi vincenti, che saranno infine rappresentati il 28 maggio 2012 al Teatro Filodrammatici di Milano e trasmessi in diretta radiofonica dalla Rete Due della Radiotelevisione Svizzera Italiana e sul circuito di Web radio universitarie Raduni.

23 aprile 2011

The show must go off: addio BBC World Service Drama

Una petizione online e l'immancabile pagina su Facebook non sono bastati a salvare la produzione radiodrammaturgica promossa da oltre 75 anni dal World Service della BBC. La multimilionaria ondata di tagli che ha falcidiato le risorse del servizio radiofonico per l'estero più famoso del mondo ha chiuso i rubinetti sul contratto che il World Service aveva stipulato con la sezione Audio&Music della BBC per la produzione di 14 radiodrammi all'anno trasmessi nell'ambito del World Service Drama La sezione è stata chiusa il 31 marzo 2011, dopo 79 anni di attività. Da 22 anni veniva bandito, in collaborazione con il British Council, il concorso biennale International Radio Playwriting Competition, un premio per gli scrittori di madrelingua inglese e uno per coloro che scrivono in inglese come lingua acquisita (anche lui ha una pagina Facebook. L'edizione del 2011 si è già conclusa e i radiodrammi premiati dovrebbero essere trasmessi in autunno. Per fortuna sembra che almeno questa competizone non verrà dismessa e continuerà a stimolare la creatività di nuovi talenti internazionali.
Nella sua lunga carriera di "impresario" virtuale il World Service Drama ha ospitato le migliori penne e le migliori voci della drammaturgia inglese ed è riuscito a essere molto popolare tra gli ascoltatori di tutto il mondo producendo persino una soap radiofonica ambientata in una casa di cura londinese, Westway, dal 1997 al 2005. Quello che segue è un ricordo dell'ultima executive producer del programma, Marion Nancarrow. Come abbiamo ormai compreso definitivamente e con buona pace del principio evangelico sulla insufficienza del solo pane, con la cultura non si mangia. Immagino che nella visione di chi elegge chi ci governa il futuro sarà popolato da una nuova tipologia umana l'homo insipiens capace solo di lavorare (precarariamente), consumare e mangiare Sarà un dramma mondiale. Ma vero.

From midnight last night, after 79 years of broadcasting on the network, World Service's regular drama slot came to an end and the team was disbanded.
In its heydey, Drama transmitted 2.5 hours a week. Voices heard across those years included Donald Wolfit, John Gielgud, Rex Harrison, Peggy Ashcroft, Paul Scofield, Trevor Howard, Ian Holm, Judi Dench, Tom Conti, Penelope Wilton, John Kani, Winston Ntshona, Archie Panjabi, Juliet Stevenson, Keeley Hawes, Toby Stephens, Sophie Okonedo, David Suchet, Chiwetel Ejiofor, Bill Nighy, Meera Syal, Ed Asner and Calista Flockhart. Kenneth Branagh, Daniel Day Lewis and Ewan McGregor did their first radio for the World Service! Plays by Stoppard, Soyinka, Tremain, Beckett, Bennett, Rushdie, Naipaul, Atta Aidoo, Dove, Oda, Agboluaje, Baldwin and Shakespeare have been heard, winning countless Sonys. The hugely popular - and only global - soap, Westway, attracted a diversity of writing and acting talent and won the CRE Award for Best Soap in 2000 (beating Coronation Street!). The entire 7 years of broadcast was repeated on Radio 7.
Recent judges for the international playwriting competition, now in its 22nd year, included Doris Lessing, Lennie James and Kwame Kwei-Armah. Recent collaborations have been with Shakespeare’s Globe, the Royal Court, King’s College, The Slade School of Fine Art and, of course, the British Council.
Directors Gordon House and David Hitchinson became household names and the department has always shared its expertise with new writers, directors and actors. Westway became a training ground for writers and producers moving on to Eastenders, Casualty and beyond and the department gave advice, support and training for drama projects set up by the WS Trust, including Rruga Me Pisha in Albania, Story Story in Nigeria and Thabyegone Ywa in Burma, as well as to the Asian network soap, Silver Street. We ran writing and acting workshops in Ghana, Cameroon, Kenya, Zimbabwe, across South Africa, Malawi and the Middle East. We co-founded "Worldplay", an annual season of international collaborations with English-speaking Radio Drama Producers across the world. With the British Council and African Productions, the first ever 2nd language radio writing residency was set up in London. Writers who attended went on to win the Caine Prize, to be shortlisted for the Asian Booker and to have plays premiered off Broadway and at the Royal Court.
And World Drama became the place for new voices – from the Sony Gold winner Michael Philip Edwards’ one man show Runt, about being Jamaican in America, to plays by 10 year olds from Ghana, Kosovo, Singapore and Bangladesh in Generation Next; from 12 Royal Court Young Writers in 12 countries writing online about water in We Are Water, to young people living with disabilities in Uganda in Beautiful Only at Night. Our last 2 regular broadcasts were a play inspired by the work of a theatre company in Malawi who use drama to change attitudes to HIV/AIDS and a Russian playwright's first commission about climate change, written in the Artic! In this way, the network gave a platform and an opportunity to celebrate the diversity, imagination and universality of every country of which its audience was comprised.
Of course, we continue to run the BBC/British Council International Playwriting Competition and that is a wonderful and genuine way to continue to bring new voices to the network. And some ad hoc drama will hopefully continue.
I'm incredibly proud of what we've been able to achieve - and lament what our audience and the upcoming generation of talent will lose - but I'm also acutely aware that none of this would have happened without you - our fantastic contributors and supporters, who gave so much to ensure that only the best work was heard on air. And that really is the point of this long message: I can't thank you enough. I hope we will find other ways to bring those stories to the world.

13 marzo 2011

Un radiodramma scuola di democrazia in Mozambico

Dopo una guerra civile quasi ventennale che ha devastato - come avvenne in Angola, dove i combattimenti durarono anche di più - l'ex colonia portoghese di Moçambique, lo stato africano affacciato sull'Oceano Indiano vive da parecchio tempo una condizione di stabilità, ma i suoi abitanti non sono abituati ad avere a che fare con i vantaggi (e le responsabilità) della democrazia: la partecipazione, la libertà di espressione, la trasparenza pubblica. Per stimolare la familiarità con questi concetti, spiegarli, farne apprezzare il valore, l'organizzazione Community Media for Development, una società di produzione radiofonica specializzata in storie e radiodrammi di formazione sociale, metterà in onda attraverso le emittenti comunitarie del Mozambico un "radio-film" in 13 puntate realizzato in lingua portoghese e nelle due lingue locali changaan e sena. "Madjuba, alla ricerca del talismano" è una sorta di Decamerone fatto di storie raccontate alla sera, intorno al fuoco di una piccola comunità. Le storie trasportano uno degli abitanti del villaggio, Arlindo, in un magico mondo in cui Arlindo diventa l'eroe Chamwari, incaricato di riportare stabilità, il talismano appunto, in un mondo disordinato. Attraverso le situazioni descritte intorno alle sue avventure, tutta la comunità impara a utilizzare lo strumento del dialogo e della partecipazione e a capire che questo dialogo può davvero cambiare le cose.
Riporto qui il comunicato stampa relativo al rilascio di questo serial radiofonico, patrocinato anche dall'UNESCO. La pagina dedicata a Madjuba sul sito del CMFD è piena di ulteriori dettagli. Ringrazio Emanuele Manni per avermi segnalato questa produzione. La storia di Madjuba mi ha ricordato gli anni in cui era ancora possibile ascoltare in banda tropicale, sulle onde corte, una nazione dal glorioso passato radiofonico, tipico peraltro delle colonie portoghesi. Vi suggerisco a questo proposito il bellissimo sito dedicato alla storia di Lourenço Marques Radio, la prima emittente commerciale africana, nata quando ancora la capitale mozambicana Maputo era intitolata al navigatore rievocato, insieme ad altri, nell'epopea cinquecentesca Os Lusíadas.
Madjuba: Quest for the Talisman

Mozambique’s first adventure-fantasy serial radio drama will soon be hitting the airwaves at a community radio station near you! Madjuba: Quest for the Talisman is an action-packed 13-part radio drama available in Portuguese, Changaan, and Sena, initiated by UNESCO with support form SIDA, produced by CMFD (Community Media for Development) Productions.
Follow the tale of a community that gathers nightly around the fire to hear a wise storyteller weave a tale of adventure and fantasy. Little do they know that the magic of the story has transported their stubborn neighbor Arlindo to a far off fantasy world where he has become the unwitting long-awaited hero, Chamwari. As Chamwari seeks the talisman that will transform the land, the village listeners realise that they too have the power to speak up and help make the changes in their community they want to see.
The drama was produced as part of UNESCO’s, Strengthening Local Development in Mozambique through Expanded Access to Information and Communication programme. “The drama is an entertaining look at how people can be part of local governance and development,” says Noel Chicuecue of UNESCO.
Over the course of the story the hero, along with his allies, travel though different lands, each with a task or problem to overcome related to key governance issues: accountability/ transparency, civic participation and the need for a strong civil society, freedom of expression, and political intolerance. Many of the characters were inspired by Mozambican folklore – for example, the fallen King has characteristics of the Lion, and the dark force speaks and acts like the Mamba. The mystical Storyteller becomes the narrator, who helps move the story along, and explain events.
The large-scale production involved over 50 local actors and recordings took place in Maputo and Beira. The script was drafted by talented scriptwriter Evaristo Abreu, who has over 25 years experience in the field of drama. Since 1984 he has directed and performed in about 100 conventional and community plays produced by the Tchova Xita Duma, Mutumbela Gogo and Mbêu theatre groups, as well as participated in festivals and conferences in Europe, Brazil, southern Africa and the Maghreb, including producing the Festival International de Teatro D’Agosto from 1999 to 2005.
The drama is part of UNESCO’s mission is to contribute to the building of peace, the eradication of poverty, sustainable development and intercultural dialogue through education, the sciences, culture, communication and information.

Questo è il trailer in lingua portoghese:


20 febbraio 2011

Debutta la soap webradiofonica "Passioni senza fine"

Qualche tempo fa, attraverso la chat collegata a questo blog, mi ha contattato Giuseppe Cossentino, un giovane campano iscritto all'università (credo a giurisprudenza) ma animato dal sacro fuoco degli sceneggiati radiofonici. «Voglio creare una Sentieri o ancora meglio una Archers italiana – mi scriveva: una soap radiofonica popolare e romantica, intitolata [guarda caso, NdR] "Passioni".» Giuseppe si è dato da fare, è diventato autore, cacciatore di sponsorizzazioni, impresario. Ha radunato una compagnia di attori e doppiatori che prestano la loro voce. E senza smettere di cercare una o più stazioni radio che credano nel progetto, per il momento ha deciso di partire utilizzando il modello Web radio. "Passioni senza fine", questo il titolo definitivo della soap, viene varata lunedì 28 febbraio dal sito Radioserial.it e sarà ascoltabile e scaricabile in podcast.
«Che cos’è Passioni Senza fine? – si legge nel comunicato ufficiale che Giuseppe mi ha fatto avere – E' la storia di due famiglie in conflitto, De Santis e Marasco, una grande saga familiare sullo sfondo della Napoli bene e di un vasto impero farmaceutico simbolico teatro di lotte di potere e intrighi finanziari.» Al centro di questo scenario, «una storia d’amore dove si declinano poi tutta una serie di sentimenti odio, ambizione, vendetta. Un romanzo popolare che ha anche un grande valore di modernità perché coniuga scrittura, storia, favola ad una grande profondità di sentimenti e psicologie. Un vero e proprio racconto popolare di sogno, una manifesto sentimentale ma anche un racconto sui rapporti familiari, sulle relazioni private del nostro mondo contemporaneo.» Giuseppe ha anche prodotto un breve trailer, pubblicato su YouTube:


Letteratura "bassa", retorica fanciullesca? E' un tipo di giudizio che non mi sfiora nemmeno. Sono un fan troppo fedele di "Un posto al sole", soap televisiva di stampo partenopeo cui l'ideatore di "Passioni senza fine" si è evidentemente ispirato. Giuseppe Cossentino non pretende di essere Joseph Roth e la sua soap non vuole essere i Buddenbrooks. L'idea di un giovane, un ragazzo alle prime armi che riesce a mettere insieme un progetto nel suo piccolo tanto ambizioso, mi fa molta simpatia. Narrare è un sempre un atto di coraggio e farlo con le parole semplici, le trame accessibili di una storia popolare è un mestiere tutt'altro che scontato, tanto più in presenza degli ostacoli che tutti gli autori debuttanti devono superare per farsi ascoltare.
In uno dei romanzi sudamericani più belli e in assoluto il più radiofonico (anzi, il più radiofonico romanzo mai scritto), "La zia Giulia e lo scribacchino" (qui il pdf dell'originale spagnolo), Mario Vargas Llosa mette in scena, in chiave autobiografica, la sua gioventù di studente di giurisprudenza nella Lima anni Cinquanta e il mestiere che gli permetteva di sbarcare il lunario e condurre una vita indipendente (e una turbolenta storia d'amore con la ex-moglie di un suo zio, molto più anziana). "Varguitas" faceva il direttore editoriale dei bollettini informativi di Radio Panamericana, ritagliando le notizie dai giornali. Suo collega e maestro era Pedro Camacho, un esule boliviano che a Lima era diventato famoso come autore di torride "radionovelas" . Lo scribacchino, appunto. Nella storia di Vargas Llosa il già eccentrico Camacho perde completamente il senno e comincia a rimescolare realtà, finzione e personaggi, fondendo tutto in una radionovela senza alcuna soluzione di continuità tra etere e vita quotidiana. E' un grande romanzo di un grande scrittore Premio Nobel, ma non mostra alcun senso di superiorità, nessuna altezzosità nei confronti della letteratura bassa, della improbabile retorica che esce dalla macchina per scrivere di Pedro Camacho. Le storie hanno tutte un loro perché.
In bocca al lupo Giuseppe, come portafortuna ti regalo le puntate della lettura di La zia Giulia diffusa in "Ad alta voce" da Radio 3.

31 agosto 2010

RadioOrtung tra radiodramma e paesaggio sonoro



Ecco qualche suggestione rivolta ai curiosi del suono e dell'ascolto, seguendo come altrettanti sassolini la traccia aperta dall'ultimo post del blog francese Syntone, con intervista a Bernard Lanaspeze, curatore della collana editoriale che ripubblica, in Francia, The Tuning of the World di Raymond Murray Schafer.
Non si può conoscere tutto, ma mi sono sentito veramente stupido quando ho scoperto (mi illudo sia una ri-scoperta, sintomatica dell'inevitabile decadimento neuronale, ma temo si tratti proprio di crassa ignoranza) che Schafer è il compositore canadese che ha coniato il fortunato termine "soundscape", paesaggio sonoro. Il suo testo è stato già tradotto in Italia a cura di Libreria Musicale Italiana LIM di Lucca. Alla fine degli anni 60 Schafer lancia l'idea del World Soundscape Project, una descrizione acustica dell'ambiente naturale e artificiale che diventa una specie di manifesto di ecologia del suono, di presa di coscienza dei nostri paesaggi sonori e di lotta contro l'inquinamento acustico.
Nel 1993 nasce sull'onda di questa nuova consapevolezza del suono che ci circonda (spesso prodotto - e dimenticato, o rimosso - da noi stessi), il World Forum for Acoustic Ecology. E' da questa iniziativa che nasce a sua volta l'idea del World Listening Day, promosso dal WFAE per la prima volta quest'anno, lo scorso 18 luglio, con il preciso obiettivo di:
- celebrare la pratica dell'ascolto inteso come modalità di relazione con il mondo intorno a noi, - sensibilizzare le persone alle finalità del World Sound Project e del World Listening Project e del WFAE
- nonché progettare e implementare nuove iniziative educative che esplorino questi stessi concetti.
Continuando a seguire la mia scia di sassolini sono approdato su Radio Aporee, un progetto partecipativo del media artist Udo Noll partito nel 2006 per stabilire una connessione tra spazio e suono e creare una "cartografia" focalizzata sul sonoro (bellissimo concetto, già sfiorato su queste pagine). Il sito di Radio Aporee-Maps si apre con un mashup di Google Maps da cui è possibile accedere ai suoni raccolti dai volontari di Aporee in tutte le città e le geografie del mondo (per altre informazioni cliccare qui). I suoni raccolti per Aporee si possono ascoltare anche attraverso la Web Radio raggiungibile su http://radio.aporee.org/ . Noll spiega così l'origine di tutto questo lavoro, che affonda le sue radici - guarda caso - nell'ascolto casuale delle onde corte e nella pratica della pirateria radiofonica in FM:

fmwalks / radio.aporee.org

fmwalks started 1999 as an experimental setting for various techniques and concepts, mobile FM radio, home made transmitters, networks, internet streaming, telephone systems in various configurations. it was the starting point for radio aporee, which is a better place and form for these different approaches, all related to spaces, places, topographies, sense of place and esp. sound. currently, on radio.aporee.org you find a permanent stream of sounds from many places and contributors around the world.
there are references to my first radio, an old receiver called nordmende raumklang, with its stack of short wave scales, which was the first of these maps: names of unknown places, spoken words in incomprehensible languages, sounds, noise, space.

L'ultima tappa di questo viaggio (o per meglio dire il nuovo punto di partenza di un altro viaggio) è molto attuale perché è partita proprio oggi su Deutschlandradio Kultur in collaborazione con Radio Aporee. RadioOrtung, Radio-Localizzazione, è una rivisitazione critica del concetto di radiodramma calato nei principi della "paesaggismo sonoro". Una miscela di effetti sonori geolocalizzati e brani tratti da radiodrammi originali che cerca di legare l'ascolto di un racconto, di una situazione teatrale al luogo in cui viene a trovarsi l'ascoltatore. Un esperimento che è anche una variazione sul tema della mobilità di Internet e della radiofonia asincrona e via Web.

radioOrtung - Hörspiele für Selbstläufer

... is a production of Deutschlandradio Kultur in cooperation with radio aporee. within a series of projects, we start to explore the possibilities of geolocated sounds and radio plays, location based listening and performative practices in public space. the project starts in september 2010 with the work of LIGNA, a group of radio & performance artists from Hamburg. it will continue in 2011 featuring projects by RIMINI PROTOKOLL and Hofmann & Lindholm. stay tuned...

Due sono per esempio le città coinvolte, Berlino e Cologna, nel progetto Verwisch die Spuren che parte dai frammenti di radiodramma selezionati dal gruppo teatrale LIGNA e disseminati in punti ben precisi della capitale tedesca. Lo strumento per accedere a questi frammenti nascosti è, insieme al sito Web di RadioOrtung il telefonino abilitato al GPS. Il 13 settembre verrà rilasciata una speciale "app" per Android che permetterà ai accedere alle tessere di questo mosaico topografico-sonoro, mentre un'altra modalità di fruizione comporta, a partire dal 9 settembre un itinerario a piedi, col telefonino in mano, per le strade delimitate da due fermate della metropolitana di Berlino: da quello che ho capito il sistema si attiva automaticamente, liberando i suoni dei radiodrammi quando i telefonini del pubblico si trovano nella posizione corretta.
I frammenti si trasformano anche in "wurfsendung", in coriandoli radiofonici disseminati nella normale programmazione di Deutschlandradio Kultur. Non tutti questi coriandoli possono essere disponibili sul sito dell'emittente tedesca per ragioni di copyright, ma alcuni si possono ascoltare online e per tutti si può consultare una mini scheda.
Temo di non essere riuscito a farmi comprendere, anche perché sono progetti complessi e il mio tedesco è quello che è. Ma se anche voi trovate stimolanti questi intrecci tra spazi abitativi e urbani, paesaggi, sottofondi sonori e narrazione drammatica, seguite i link lasciatevi trasportare. Facendo caso al suono che vi circonda.

26 maggio 2010

Crediti d'Autore, a Milano il radiodramma in teatro


Il prossimo lunedì, 31 maggio, a Milano, presso il Teatro Filodrammatici (via Filodrammatici 1, accanto alla Scala), serata speciale dedicata al radiodramma. Un genere "non per vecchi", come recita la locandina, forse un po' irrispettosa per chi è vecchio come me e i radiodrammi li ama. La serata è il frutto dell'inventiva radiofonica di Sergio Ferrentino e di un concorso bandito dall'università IULM, che ha raccolto selezionato e premiato quattro lavori di giovani studenti, e dell'Accademia dei Filodrammatici che ha contribuito a "costruire" una compagnia di attori specializzati in recitazione al microfono. Gli spettatori (occorre prenotare telefonicamente entro giovedì e presentarsi per tempo: l'inizio è alle 21 ma l'ammissione in sala verrà chiusa alle 20.30) potranno “vedere” la costruzione acustica dei radiodrammi in diretta e ascoltarli in cuffia. Le produzioni vengono infatti ritrasmesse attraverso le frequenze di Radio Tre della RAI, Rete Due della Radio della Svizzera Italiano e dalle Web radio universitarie federate in RADUNI.


IL RADIODRAMMA NON E’ RADIO PER VECCHI!

L’Università IULM, in collaborazione con Accademia dei Filodrammatici, nei mesi scorsi ha bandito un concorso per autori di drammaturgia radiofonica aperto a studenti universitari e a laureati da non più di tre anni. Al progetto, ideato da Sergio Ferrentino, autore, conduttore, regista e docente, hanno risposto una trentina di autori. Lo scorso febbraio un’apposita giuria (composta da Alberica Archinto, Linda Brunetta, Elio De Capitani, Davide Ferrario, Sergio Ferrentino, Giovanni Puglisi, Antonio Scurati, Nicoletta Vallorani) ha selezionato le 4 opere vincitrici:

Incorporeo di Federico Sperindei (Univeristà Iulm)
Non vediamoci più di Alessia Rotondo e Marcello Ubertone (Università Iulm)
Il circo delle pulci di Simone Di Donna (Accademia Albertina – Belle Arti - Torino)
Il canto della panchina di Francesca Brancaccio (Università degli Studi di Milano)

Nel mese di maggio, l’Accademia dei Filodrammatici - che ormai da anni, oltre al corso di base per attori, ha avviato una serie di seminari di perfezionamento, e un programma di formazione permanente - ha selezionato 12 attori (su 130 candidati) offrendo loro la possibilità di partecipare a un corso teorico e pratico di uso del microfono che si è concluso con l’allestimento dei 4 radiodrammi vincitori del concorso. Questi radiodrammi verranno trasmessi dal Teatro Filodrammatici di Milano il 31 maggio in diretta su Radio 3, Rete Due della Radiotelevisione svizzera e Raduni (associazione operatori radiofonici universitari). Il progetto, che si rivolge al mondo universitario, nasce per incentivare e sviluppare la drammaturgia radiofonica come tecnica di narrazione e, allo stesso tempo, intende formare attori capaci di approfondire la loro ricerca vocale, sperimentarla attraverso la tecnica e l’uso del microfono e applicarla al mezzo radiofonico.
Il pubblico presente in sala potrà così “vedere” la costruzione acustica dei radiodrammi in diretta e ascoltarli in cuffia. L’iniziativa è stata occasione di incontro tra teatro, radiofonia, scrittura e formazione ed è stata possibile grazie alla collaborazione tra Accademia dei Filodrammatici, Università IULM, Agis Lombardia, Siae, Rai, Settore Prosa della RSI e Raduni (associazione operatori radiofonici universitari).

In diretta su RADIO 3 – in Teatri in diretta a cura di Laura Palmieri e Antonio Audino e condotta da Oreste Bossini e su RETE DUE della RSI (Radiotelevisione svizzera) e da RADUNI (associazione operatori radiofonici universitari).

15 aprile 2010

Quando la Guerra dei Mondi scatenò il panico a Quito



Autore di bellissime cronache sull'affascinante mondo della radiofonia latinoamericana con il suo sito Patepluma, l'americano Don Moore ritorna su un argomento trattato nel 1992 con un articolo per Monitoring Times. Allora Don aveva raccontato la storia di Radio Quito, emittente ecuadoriana, che nel 1949 aveva messo in onda una edizione locale della celeberrima Guerra dei Mondi di Orson Welles. In realtà dietro quella ritrasmissione c'era uno sceneggiatore radiofonico cileno che aveva inscenato un analogo dramma a Santiago, nel 1944. A Quito la Guerra dei Mondi risultò talmente convincente che mezza capitale si riversò nelle strade. E quando il panico generale indusse i proprietari di Radio Quito a diffondere un messaggio di smentita, centinaia di persone, arrabbiatissime per essere state prese in giro, circondarono l'edificio del quotidiano El Comercio, editore dell'emittente, e gli diedero letteralmente fiamme, non prima di aver bloccato gli accessi per intrappolare i poveri giornalisti. Fu un vero inferno, che costrinse El Comercio a un costoso lavoro di restauro e provocò decine di arresti da parte dell'esercito, chiamato a intervenire.
L'ideatore di questa inizaitiva, Leonardo Páez, fu inizialmente sospettato di averlo fatto apposta e per lui il clima della città si fece talmente pesante che fu costretto a emigrare in Venezuela, dove continuò a lavorare per Radio Universidad de Merida.
Don interviene sull'argomento a quasi vent'anni di distanza perché nel frattempo è entrato inpossesso di nuove informazioni grazie agli eredi di Páez, che negli anni ottanta raccontò l'episodio della Guerra dei Mondi ecuadoriana (gli ascoltatori non pensarono ai marziani ma a un invasione del tradizionale nemico peruano) nel libro "Los que sembrian el viento", seminatori di vento. I nuovi documenti vengono riportati in un sito Web che uno scrittore di fantascienza inglese, John Gosling, ha dedicato, insieme a un recente libro ("Waging the War of the Worlds") alla Guerra dei Mondi e a tutti i suoi "sequel", molti dei quali del tutto sconosciuti. Gosling rivela che l'invasione marziana di cui Welles fece una "cronaca" così convincente, ebbe addirittura un "prequel": una trasmissione ideata nel 1926, 12 anni prima di Orson Welles, da un eccentrico sacerdote cattolico che lavorava alla BBC e spaventò i londinesi parlando di una violenta - ma inesistente - manifestazione di protesta a Trafalgar Square. BBC Radio 4 ha rievocato l'episodio in un suo programma del 2005.
La cosa per me più divertente, a parte il fascino che il radiodramma wellesiano continua a esercitare, è che tanto Radio Quito che Radio Universidad, le emittenti in cui Leonardo Páez lavorò, si potevano ascoltare molto bene in Italia, rispettivamente su 4920 e 3395 kHz.

27 febbraio 2010

Podcast e audiolibri eredi negli USA del radiodramma

Un bel pezzo del Wall Street Journal sul ritorno del radiodramma in salsa Web. Oggi si parla più volentieri di "audio drama" o addirittura di "mind movie" e invece della radio la piattaforma di distribuzione favorita è il podacasting. Il WSJ racconta la storia di una piccola società di produzione, FinalRune, e delle sue tecniche di registrazione dal vero degli effetti speciali normalmente creati dai rumoristi. Secondo una docente della New York University che organizza dei seminari per formare gli addetti a questo lavoro, negli Stati Uniti ci sono trecento audio-drammaturgi. L'economia di questo affascinante mestiere non è però quello degli anni d'oro del radiodramma, quelli di Orson Welles per internderci. In confronto, la BBC britannica investe molte più risorse in questa forma d'arte, ben 15 milioni di dollari per 750 ore di produzione annua. A tirare per davvero, negli Stati Uniti, ci sono gli audiolibri che come scrive il quotidiano finanziario, hanno colmato il vuoto non coperto dalla radio generando un discreto valore di 400 milioni di dollari all'anno.

Return With Us to the Thrilling Days Of Yesteryear—Via the Internet
Fred Greenhalgh's Audio Dramas Hark Back To Radio Golden Era; It Sounds Like Snow By BARRY NEWMAN

SOUTH PORTLAND, Maine—The script called for snow, and it was snowing. "I wanted light and fluffy," said the director, Fred Greenhalgh. He was talking about the cozily muffled acoustics, not the pretty view. "This is perfect," he said. "Roll 'em!" Windshield wipers slapping, a car wooshed to a stop at an old schoolhouse in this coastal city, now home to a theater company. Letting the car door slam as he got out, Bill Dufris, playing a cop in Brattleboro, Vt., said, "I'll do my best," and crunched up the wooden steps to a make-believe crime scene. Overhead, a sea gull screamed. "I could hear that," Mr. Greenhalgh interrupted. "This is supposed to be Vermont." Thinking that inland Brattleboro shouldn't have sea gulls, he called for another take. Mr. Dufris got back in the car, drove around, slammed the door, and delivered his line again: "I'll do my best." Somewhere in the harbor, a foghorn blew. "Cut!" said Mr. Greenhalgh. His sound man turned off his digital recorder. "The joys of recording on location," Mr. Greenhalgh said. "OK, one more time."
A 26-year-old with blond bangs and a goatee, the director was busy dramatizing a detective story. Not for the screen. For the iPod. The book it was based on—"Open Season" by Archer Mayor—begins with an image: "The snow lay before our headlights like a freshly placed sheet…" But Mr. Greenhalgh had no camera. His job was to translate the book into sound. Radio drama, ranging from "Captain Midnight" to the high art of Orson Welles, thrived for 40 years in America. It was all but gone by the 1960s, killed off by television. Yet now that TV must contend with the Internet, the Internet has given radio drama a whisper of new life. It can't be called "radio drama" anymore, since hardly any of it gets on the radio. Mr. Greenhalgh settles for "audio drama," but the catchiest name for it is "mind movie."
Sue Zizza, a sound-effects artist who teaches at New York University, figures there are about 300 "true, quality audio dramatists" active in the U.S. She helps put on a one-week "audio theater" summer workshop that has lately been attracting 100 trainees. In 2006, one was Fred Greenhalgh. "What amazes me is that audio drama just won't go away," Ms. Zizza says. "It's so primal in us. No matter how much we ignore it, there are still people out there like Fred." He grew up on the Maine coast writing short stories. At the University of Southern Maine, unpublished, he rewrote one of them as a radio script, replacing sights with sounds, as in: "Storm increases with violent intensity until it unleashes a mighty burst of lightning."
Mighty bursts were produced in radio's golden age by shaking tin sheets in a studio. Now, mighty bursts are downloadable. But Mr. Greenhalgh can't afford studio rent and prefers not to buy (or steal) anyone else's thunder. He harvests lightning by walking out into a storm with a recorder and a microphone. "Sonically, it's more interesting," he says. Add some editing software, and that's his kit. Cost: $1,000. In the three years since Mr. Greenhalgh started making audio dramas, the Mad Horse Theater Company's actors, all pros, have performed without pay—in bars, on beaches, in lighthouses—just for the voice experience. And the food. On this day, it was lasagna.
"I thought we'd be behind glass, and there'd be a machine with buttons," Martin Cohn said as he joined a few actors in a bare hallway to record crime-scene mumbling. Mr. Cohn, a Vermont public-relations man, had come with Mr. Mayor, who has written 20 well-reviewed mysteries, not one of which has been made into a movie. They decided to try the audio-drama route and hired Mr. Greenhalgh to produce a pilot. The script, the theater, the actors, the sound man and the lasagna are setting Mr. Cohn and Mr. Mayor back $1,500. "It's the first time anybody's talked money," Mr. Greenhalgh confided earlier.
Now, Mr. Greenhalgh was asking everybody to mumble, and they did. "In a crime scene, there's more laughter," Mr. Mayor said when it stopped. Mr. Greenhalgh ordered another take. The cost of this production is more than most programmers will pay, but it's still peanuts. The British Broadcasting Corp. spends $15 million a year on 750 hours of radio plays. One of them, "A British Subject," made it to a New York stage last year. "It's extravagant radio," says Alison Hindell, who runs the operation, "but it's very, very cheap drama." On American radio, talk is a lot cheaper.
A few of radio drama's old hands still fight for outlets. Yuri Rasovsky still produces his "Hollywood Theater of the Ear" for satellite radio. L.A. Theatre Works, a not-for-profit outfit, records classic stage plays with sound effects and distributes them to public radio. But its head, Susan Loewenberg, won't touch plays written for radio. "The best time to listen to radio drama is 1937," she says. Old-time radio and its fans aren't her idea of the next big thing. Public radio's energy goes mainly into nonfiction now, not original fiction. On commercial radio, drama's last toehold is in the miniskits of commercials. Meanwhile, audio books have piled into the void and grown into a $400 million business.
Now comes podcasting. It has allowed a small number of audio auteurs—from a group called Bay Area Radio Drama to the Cape Cod Radio Mystery Theater—to build up a substantial cache of mind movies in easily uploadable episodes. The product, as Ms. Loewenberg sees it, often combines "21st-century technology and eighth-grade content." Fred Greenhalgh has higher-grade ambitions. On his FinalRune Productions Web site, he podcasts his own episodes, plus 156 more, culled from around the U.S. "Our work is more like what you'll read in a literary rag," he writes on the site, which gets 1,500 downloads a week. He sees it becoming an "audio-drama warehouse." If that is ever to happen, he'll need a smash hit first, one that crosses over into the iPod mainstream. His backers from Vermont want an Archer Mayor mystery series to be the big one—made on location, in Maine, with Mr. Greenhalgh's no-budget ring of authenticity. "This is the body," the director was saying as he lay a coat onto the snow in the theater's backyard. Mr. Mayor's book set the scene at night in "a dazzling white circle of flood lamps." Mr. Greenhalgh intended to mention that later, in narration. "OK, crouch over the body," he told his actors. Mr. Dufris (the detective) and Chris Price (a forensics man) crouched. "Crunch the snow," said Mr. Greenhalgh. They crunched.
Script in hand, Mr. Dufris began his line: "Were there any footprints…?" A dog barked and a door slammed. Somebody in the next house yelled, "Now you come here!" None of that belonged in the play. Mr. Dufris started over. But then an airplane passed. And another. The scripts were getting wet. Mr. Greenhalgh said, "Let's just do it." "Were there any footprints before this all happened?" asked Mr. Dufris. Mr. Price said, "Nope," and crunched out of microphone range with his exit line: "Hit the lights when you're through, OK?"
"You got it," said Mr. Dufris.
Mr. Greenhalgh said, "That's a wrap."

11 gennaio 2010

Ascolta Leningrado, la radio sfugge all'assedio

Grazie a Gigi Nadali che mi ha inviato il ritaglio elettronico dal Giornale di oggi. Dal quale apprendo che questa sera e domani, martedì 13 gennaio, alle 20.30, al Teatro Litta di Corso Magenta a Milano, va in scena "Ascolta! Parla Leningrado... Leningrado suona", spettacolo di Sergio Ferrentino, apprezzato autore radiofonico, che prende le mosse da due suoi radiodrammi, prodotti e trasmessi dalla Rete Due della Radio della Svizzera Italiana.
L'argomento sono i 900 giorni dell'assedio più lungo della storia moderna e il ruolo di Radio Leningrado, unico etereo legame con una remota speranza di fuga dalla morsa della fame, del freddo e della solitudine imposta dalle truppe tedesche.
Gli spettacoli sono ancora disponibili nell'archivio digitale dell'emittente.

Ascolta! Parla Leningrado... Leningrado suona
di Sergio Ferrentino

regia: Sergio Ferrentino

con: Raffaele Farina, Gabriele Calindri, Oliviero Corbetta, Patrizia Salmoiraghi, Francesca Vettori, Sax Nicosia

service: Coriolano Music Service
in collaborazione con: Emiliano Poddi
contributi: Gianpiero Piretto (consulenza storica)
musiche: Diego Fasolis
produzione: Litta_produzioni e Radio Mercury Teatro

Di solito una storia come questa diventa un libro, e il libro un film.
Ascolta! Parla Leningrado… Leningrado suona” ha seguito un percorso diverso: è uno spettacolo teatrale che prende le mosse da due radiodrammi, prodotti e trasmessi dalla Radio Svizzera Italiana nel 2006.
L’idea iniziale era di raccontare la radio tramite la radio, di far coincidere l’ambientazione con il mezzo espressivo. Nella convinzione, dichiarata dagli stessi protagonisti dell’assedio, che Radio Leningrado abbia avuto un ruolo determinante nei novecento giorni, che sia stata una sorta di calamita di storie. Storie che andavano in onda e storie che era meglio passare sotto silenzio, per non scoraggiare una popolazione già allo stremo. Storie di soldati al fronte, di libri bruciati per scaldarsi, di camionisti lanciati a tutta velocità su strade di ghiaccio, di gente comune che semplicemente cercava di sopravvivere.
C’era poi la storia delle storie, quella di un’orchestra che quasi non esisteva più e che si mise in testa di eseguire una sinfonia, per di più monumentale, come la Settima di Šostakovič.
Novecento giorni, un milione di morti: questo, in cifre, è l’assedio di Leningrado, il più lungo della storia moderna.
Ma a volte i numeri sono sfuggenti, non restituiscono le esatte dimensioni di una storia. Perché un morto è una tragedia, diceva Stalin, mentre un milione di morti è una statistica.
Per raccontare davvero quest’assedio, per uscire dalla statistica nuda e cruda, occorreva dunque restringere il campo, cercare l’angolazione giusta, scegliere un punto di vista, o magari un punto di ascolto…
I Tedeschi avevano stretto la città in una morsa implacabile, niente e nessuno poteva oltrepassare quel cerchio d’acciaio. A parte una voce, la voce di Radio Leningrado.
La ricerca storica e documentaristica si avvale della collaborazione di Gianpiero Piretto, docente di cultura russa all’ Università degli Studi di Milano.

NOTE DI REGIA
La trasposizione teatrale conserva la prospettiva radiofonica e si muove in bilico tra racconto e messinscena. All’inizio i sei attori si rivolgono al pubblico in qualità di narratori. Solo che ben presto il racconto non basta , e allora, gli attori inodssano i panni dei personaggi e rappresentano la vita di Leningrado sotto assedio. Sono corpi troppo magri che spariscono sotto i vestiti pesanti, indossati a strati, in uno degli inverni più freddi della storia russa. E tuttavia sono corpi che resistono, che cercano di aggrapparsi al suono degli strumenti e alla speranza di un futuro. Anche le luci riflettono questo contrasto, passando da colori glaciali a sfumature più calde.
“Nel mondo c’è uno zar”, scrisse il poeta Nekrasov, “e quello zar è senza pietà: si chiama fame”. Durante l’assedio, di zar ce ne fu almeno un altro, e si chiamava Freddo. Lo spettacolo farà sentire e vedere la radio che provò a combattere entrambi questi zar. Dopotutto era Radio Leningrado, e a Leningrado gli zar non hanno mai avuto vita facile…

SERGIO FERRENTINO
Voce per quindici anni (1981-1996) di Radio Popolare (Milano), inventa, dirige e conduce trasmissioni come Bar Sport, Borderline, SottoVotoSpinto, Bordertrophy. Il primo radiogiallo Il mistero del vaso cinese, scritto con Carlo Oliva e Massimo Cirri dà origine oltre alle diciassette puntate per Radio Popolare, a un fumetto disegnato da Maramotti e stampato su Linus, un libro (Il mistero del vaso cinese, Sperling & Kupfer 1993). Dopo altre pubblicazioni (Via Etere, Feltrinelli 1989), dall’88 al 2000 e coautore di Lella Costa, e collabora con Smemoranda, Linus,. Nel 97 approda alla Rai dà vita e voce a Caterpillar (Radio2): 3 anni di programmazione, 676 puntate, passare a Catersport ( oltre 1000 puntate)
Nel 2001 tiene il primo corso di radiofonia alla Holden.. Nel 2002 viene chiamato a insegnare anche dallo IULM di Milano dove cura anche un master in Tecniche di narrazione radiofonica . Nel 2003, sempre per Radio3, firma l'adattamento radiofonico e la regia di Radiobellablu, giallo in 40 puntate di Carlo Lucarelli e Massimo Carlotto. Dal 2004 presta gli stessi servigi alla Radio Svizzera Italiana: nasce il radiogiallo Lettere Note, nel 2005, per essere superato da “Infondo la notte-omaggio ad Orson Welles”. Nel 2006 Ascolta! Parla Leningrado”, due evocazioni radiofoniche dalle quali adatterà uno spettacolo teatrale.
Nel 2009 Svergognando la morte (Il seminatore di M.Cavatore) un radiodramma olofonico in diretta e in videostreaming dall’auditorium la Radio svizzera italiana
Nel mese di novembre Lancia il bando Crediti d’autore organizzati dall Iulm e Accademia dei filodrammatici con il patrocinio della SIAE e la collaborazione di radio 3 Rai. Termina il 2009 con il master “ Quando verba manent” di cui è il direttore didattico.