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02 febbraio 2017

Frequenze sincrone in onde medie, parte la gara di selezione dei futuri operatori (anche consortili). Ma quante perplessità.

La "prima istanza" che come avevo specificato nel post di ieri impediva l'assegnazione di concessioni per l'uso di un totale di undici frequenze sincrone nella banda delle onde medie finalmente liberalizzata, è venuta meno proprio in queste ore, con la pubblicazione - segnalatami dal solito Giorgio Marsiglio a sua volta informato con grande tempestività da Roberto Scaglione e Emanuele Scatarzi - dell'"elenco degli ammessi alla procedura di selezione comparativa" relativa, per l'appunto, alle frequenze sincrone.
La partecipazione alla procedura di selezione, specifica il Ministero, ai soggetti che avevano presentato richiesta entro lo scorso agosto. Ma visto che l'insieme delle risorse "sincrone" consente in teoria di realizzare undici diverse reti con copertura parzialmente nazionale (alcune reti sono costituite da tre o quattro location, il caso dei 1143 kHz è costituito da Messina e Sassari, solo due, i 1035 e i 1368 kHz, le frequenze che consentirebbero una copertura relativamente uniforme del territorio), c'è una opportunità, e forse una complicazione, in più. «Si fa presente - scrive infatti il Ministero - che le 11 reti sincronizzate, al fine di evitare reciproche interferenze nocive, sono assegnate in modo condiviso a uno o più soggetti, tramite costituzione di una società anche consortile che avrà la titolarità del diritto d’uso dell’intera rete sincrona.
Pertanto la procedura di selezione comparativa - riservata comunque ai soli soggetti presenti nell’elenco - potrà non avere luogo nel caso in cui i soggetti richiedenti una o più frequenze di una rete sincrona di cui all'elenco si accordino per l’uso condiviso dell’intera rete costituendo una società che riceverà il diritto d’uso: tale accordo dovrà essere comunicato al Ministero entro e non oltre il termine del 3 marzo 2017. Coloro che non rientreranno in tale casistica parteciperanno all'assegnazione della rete corrispondente alla frequenza indicata nella domanda, secondo le modalità del relativo bando che sarà successivamente pubblicato.»
In definitiva alla gara partecipano i soggetti che hanno presentato un totale di oltre 300 richieste, una lista in cui ancora una volta spiccano nomi di grosso calibro come RTL, Monradio e diversi altri che partecipano anche alla gara per le frequenze sincrone. Staremo a vedere se davvero sarà possibile costituire delle società e dei consorzi - operazione che nel caso dei multiplex DAB si è rivelata più complicata di quanto i regolatori avevano forse previsto. Personalmente sono molto curioso: un network commerciale in onde medie con durata della concessione pari a 20 anni, in un periodo storico che ha visto - nel giro di 24 mesi - Francia e Germania abbandonare completamente questa porzione di spettro. Il destino delle reti AM sembra segnato anche nel Regno Unito e chissà mai che la Spagna non decida, dovessero vincere forze liberiste, di realizzare qualche risparmio dismettendo la propria infrastruttura in modulazione d'ampiezza. L'eventuale operatore di un network nazionale ha valutato concretamente il potenziale di ascolto in una porzione dello spettro RF sostanzialmente uscito dal radar del grande pubblico, che in ampia misura non possiede più apparecchi fissi, portatili e autoradio abilitati alla ricezione, che vive in ambienti fortemente urbanizzati e in quanto tali immersi in un brodo di rumori e interferenze radioelettrici? Sono state fatte valutazioni sulla content strategy su frequenze che in modulazione analogica sono limitate a 9 kHz di ampiezza di banda e appaiono quindi più compatibili con una offerta news, sport, o comunque talk radio? Come scrivevo ieri, staremo a vedere, ma l'impostazione di tutta questa faccenda è sbagliata. Pensiamo solo alla volontà di mantenere, per le frequenze sincrone, i criteri di protezione a suo tempo applicati al monopolio della RAI. Il Ministero mette a disposizione, per ciascuna frequenza, delle dettagliate schede tecniche che riportano anche gli impianti europei isofrequenza o adiacenti da cui la frequenza italiana andrebbe salvaguardata. In parecchi casi, impianti che interferivano 40 anni fa sono ormai stati smantellati. Qual è il senso di tutto questo, a che cosa hanno guardato i nostri solerti regolatori?

01 febbraio 2017

Onde medie: Agcom pronta a evadere le richieste, ma l'etere AM delude certe aspettative

Insieme a Tiziano Bonini, docente di comunicazione e linguaggi mediatici, saggista, curatore e grande onnivoro di materiali radiofonici, avevo preso parte alla fase consultiva che aveva dato inizio al processo di liberalizzazione dell'etere MF, le storiche "onde medie". A suo tempo io e Tiziano avevamo auspicato una regolamentazione aperta il più possibile alle istanze dell'associazionismo, del no profit e della cultura. Avevamo in mente - e le avevamo citati - assetti legislativi che davano spazio a emittenti a bassissima potenza, convinti che una risorsa così antica, le onde medie in modulazioni di ampiezza, non potessero offrire molte opportunità al mondo dell'emittenza commerciale, pur essendo potenzialmente aperta a nuovi entranti.

Com'è andata a finire? Per i soliti problemi legati a una burocrazia che deve coinvolgere sempre tanti soggetti, la liberalizzazione delle onde medie ha finito per essere una procedura a due fasi. Agcom definisce i criteri in base ai quali scegliere gli assegnatari di frequenze che vengono invece definite dai tecnici del Ministero dello Sviluppo Economico. Ora, almeno sulla carta è vero che Agcom ha identificato una serie di requisiti che in qualche modo permettono di dare attenzione alle iniziative no profit. Ma da come si sono mossi gli uffici tecnici del Ministero è più difficile che le onde medie in Italia possano mai diventare uno spazio per iniziative culturali e legate alle realtà dei territori. A quanto era già sembrato di vedere quando il Ministero aveva annunciato lo scorso agosto le frequenze "sincrone" e "asincrone" disponibili, si semplicemente deciso di liberalizzare l'accesso al pacchetto di canali concordato negli anni a livello europeo per l'infrastruttura Rai, con tanto di siti occupati e livelli di potenza diurna e notturna fissati illo tempore. In altre parole, i futuri operatori di impianti in onde medie sono stati costretti a fare domanda per l'ottenimento di una o più frequenze presenti in un elenco predeterminato. Ci sono quindi situazioni strane, come Milano, dove è possibile ottenere una sola frequenza asincrona e città più piccole dove le frequenze asincrone sono due o tre. Sulle frequenze "sincrone" in passato la Rai poteva accendere diversi impianti di uno dei tre newtwork nazionali, ma vi devo confessare che non ho ancora capito che cosa implichi questa distinzione oggi. Anzi, se qualcuno me la spiega... Quello che si capisce è che al momento "per le frequenze sincrone non è possibile rilasciare, in prima istanza, alcuna autorizzazione." (parola del Ministero).

Si tratta in definitiva di una procedura sicuramente più democratica e sensata rispetto allo sfortunato caso della "regolamentazione" ex post dello spettro FM, ma che a mio parere risulta da subito troppo rigida e ingessata rispetto a una regolamentazione che fissi un livello di potenza generalmente basso per tutti (fatti salvi determinati casi, un pool di frequenze da assegnare a progetti di più ampio respiro), in cambio di uno scenario di maggiore flessibilità. A Milano e Roma per esempio c'è probabilmente posto per una decina di stazioni AM low power. Il piano attuale assegna tre frequenze a ciascuna delle tre città. Capisco perfettamente la necessità di identificare fin dall'inizio un limite realistico per questo medium, Agcom avrebbe potuto decidere per un numero massimo di autorizzazioni da concedere. Ma forse si poteva forse costruire un meccanismo di assegnazione che prevedesse un supplemento di analisi tecnica che rendesse possibile l'accesso di un numero più ampio di soggetti interessati. 
In ogni caso ora le bocce si sono fermate con la pubblicazione, sempre da parte dell'MSE, dell'elenco degli operatori che hanno presentato le loro domande in funzione dei dati resi noti ad agosto. Spulciando l'elenco apparso sul sito in questi giorni, noto parecchi soggetti che hanno presentato richieste per ottenere frequenze in diverse città, alcuni di questi soggetti - penso a Monradio - fanno già parte del mondo dell'emittenza commerciale nazionale, ma mi sembra siano presenti anche i rappresentanti della radiofonia locale. Per me è più difficile, almeno di primo acchito, dire se tra i richiedenti ci sono anche operatori di Web radio, ma mi pare di poter escludere - a meno che non siano state presentate richieste a titolo individuale -  domande presentate da Web radio universitarie e immagino che tale assenza non piacerà a Tiziano come non piace a me. Adesso non resta che aspettare il quadro che emergerà dalla definitiva fase di assegnazione. La parola ripassa ad Agcom per la valutazione di soggetti e progetti.

05 settembre 2016

L'emergenza provocata dal tifone Lionrock riaccende le onde medie e corte dell'est siberiano

Il profondo est russo è scosso dalla peggiore tempesta degli ultimi 40 anni, le scorte di cibo e acqua devono essere aviotrasportate, le devastazioni sono superiori a quelle registrate nel 1989 con il tifone Judy. E Radio Rossii decide di ripristinare i servizi in onde medie e onde corte dagli impianti siberiani, gli stessi che erano stati messi frettolosamente in pensione un paio d'anni fa. Già nei mesi scorsi la repubblica siberiana della Yakuzia aveva ripreso a diffondere sulle onde corte, nei 41 metri, i programmi di Radio Sakha, perché l'FM non era sufficiente per le esigenze di ascolto di una popolazione sparpagliata in un territorio vastissimo. 
Lo sfacelo provocato dal tifone "Lionrock" dimostra ancora una volta che le infrastrutture radiofoniche in onde medie e corte, con la loro capacità di assicurare una copertura territoriale molto estesa a partire da un unico punto emittente, possono essere fondamentali. E che le conseguenze del cambiamento climatico suggeriscono estrema attenzione quando si tratta di decidere se smantellare o anche semplicemente mettere in naftalina impianti che necessitano di regolare manutenzione per funzionare senza problemi.
I DXer stanno seguendo l'evoluzione con i loro ricevitori, anche remotizzati. La frequenza onde corte più attiva è quella dei 5900 tra le 10 e le 14 UTC, dalle possibili località siberiane di Tulagino in Yakuzia, Kamchatka o Arman/Magadan nel nord siberiano. Ripristinato anche il trasmettitore di Razdolnoye su 810 kHz, ripreso in un recente notiziario televisivo:

 

10 aprile 2016

Stazioni onde medie low power: Marsiglio, il MISE è in torto e gli operatori "non possono ritenersi responsabili".

Immediata la controreazione di Giorgio Marsiglio, che interviene a stretto giro di nota per commentare quella pubblicata sul sito del MISE (quella con la diffida agli operatori di impianti di radiodiffusione in onde medie a bassa potenza, caldamente invitati dal ministero a non "forzare" le regole trasmettendo in mancanza di frequenze correttamente assegnate).
L'analisi elaborata dal nostro giurista delle onde si può leggere qui, ma in estrema sintesi Marsiglio sostiene che il MISE - al di là delle scuse accampate - è il primo a non aver rispettato i propri obblighi nei confronti di Agcom e degli operatori, e che questi ultimi possono continuare a valersi di una sentenza depositata in Cassazione in base alla quale:

“Non può ritenersi responsabile del reato di cui all’art. 195 del d.P.R. 29/3/1973 n. 156 come modificato dall’art. 45 della l. 14/4/1975 n. 103 chi, nei limiti della legge, installi ed eserciti un impianto di diffusione radiofonica e televisiva di portata non eccedente l’ambito locale, pure non essendo in possesso della prescritta autorizzazione, ma che mai potrebbe essere rilasciata in mancanza della previsione legislativa dei requisiti necessari per ottenerla.
Diversamente operando significherebbe che l’inerzia a riguardo del legislatore nazionale, protratta indefinitamente, priverebbe il soggetto di esercitare un diritto costituzionale a lui riconosciuto” (Corte di Cassazione, III sezione penale, 13 giugno 1984, n. 1332, depositata il 17 ottobre 1984)

09 aprile 2016

Onde medie, MISE: il ritardo sulle frequenze da assegnare non autorizza a trasmettere in assenza di esplicita autorizzazione!

Il Ministero dello Sviluppo Economico è in ritardo con i suoi obblighi - imposti da Agcom - relativi alla stesura della lista di risorse frequenziali in onde medie da assegnare agli operatori che hanno aperto una attività di trasmissione in modulazione d'ampiezza. Ma questo ritardo, legato a oggettive difficoltà burocratiche, non consente agli stessi operatori di agire al di fuori dalle norme prescritte. L'avvertimento - che va contro l'interpretazione in chiave "silenzio (o ritardo)/assenso"  che anche questo blog aveva pubblicato - viene esplicitato in una nota che il Ministero ha pubblicato l'8 apriel 2016. Ecco il testo:

Con delibera n. 3/16/CONS del 14 gennaio 2016 l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha individuato i criteri e le modalità di assegnazione dei diritti d’uso sulle frequenze radio in onde medie a modulazione di ampiezza (AM).
Così come stabilito dalla stessa, questo Ministero, entro 60 giorni dalla pubblicazione della delibera di cui sopra, avrebbe dovuto pubblicare sul proprio sito web l’elenco delle frequenze assegnate all’Italia, indicando per ciascuna di esse le caratteristiche tecniche di irradiazione degli impianti e i vincoli tecnici, riportati dal Piano di radiodiffusione sottoscritto a Ginevra nel 1975.
Al fine di provvedere a quanto suddetto, è in corso una verifica svolta sull’utilizzabilità attuale dei siti, che costituiscono un vincolo ai sensi del piano di GE75.
Pertanto non è stato possibile rispettare il termine stabilito per il rispetto dei vincoli previsti dal piano di GE75, anche a tutela degli utenti assegnatari dei futuri diritti d’uso.
Le competenti Direzioni Generali stanno valutando le possibile soluzioni tecniche per risolvere la problematica sopra indicata.
Si fa presente che non è assolutamente possibile procedere ad alcuna accensione di impianti prima del rilascio dei diritti d’uso da parte dello scrivente ufficio, ogni abuso sarà perseguito a norma di legge. 

23 marzo 2016

Il MISE è in ritardo sulle frequenze OM, ma attenzione a procedere fuori dalla legge!

[Attenzione! Questo post è stato modificato sulla base delle recenti comunicazioni del MISE - 9 aprile 2016Sulle onde medie è arrivato il momento di fare sul serio. Sono passati più di due mesi dal giorno in cui l'Agenzia delle Comunicazioni aveva pubblicato la normativa che apre le onde medie anche ai privati. Il Ministero dello Sviluppo Economico è ormai in conclamato ritardo nella definizione delle famose risorse frequenziali da assegnare - in base allo stesso regolamento AGCOM - ai futuri titolari di autorizzazione a trasmettere? Giorgio Marsiglio non ha dubbi: se avete «presentato regolare SCIA per conseguire l’autorizzazione a trasmettere», siete caldamente invitati ad accendere (o riaccendere) il vostro trasmettitore, senza aspettare la frequenza stabilita dai tecnici del Ministero. 
L'importante avviso ai proprietari di impianti di trasmissione che in questi anni hanno effettuato test o trasmissioni semi-regolari sulle onde medie, arriva dal giurista che con le sue richieste e denunce anche a livello europeo ha contribuito ad avviare il percorso di piena liberalizzazione di una porzione di frequenze un tempo "monopolizzata" dall'ente radiotelevisivo pubblico. 
In un documento appena pubblicato sul suo sito Web Diritto al Radioascolto  Marsiglio afferma che il mancato rispetto della tabella di marcia a suo tempo fissata da AGCOM, gli operatori regolarmente "autocertificati" (tramite SCIA) possono far valere le proprie prerogative «forti del principio più volte ricordato e affermato dai giudici della Corte di Cassazione (III sezione penale, 13 giugno 1984, n. 1332, depositata il 17 ottobre 1984):

“Non può ritenersi responsabile del reato di cui all’art. 195 del d.P.R. 29/3/1973 n. 156 come modificato dall’art. 451 della l. 14/4/1975 n. 103 chi, nei limiti della legge, installi ed eserciti un impianto di diffusione radiofonica e televisiva di portata non eccedente l’ambito locale, pure non essendo in possesso della prescritta autorizzazione, ma che mai potrebbe essere rilasciata in mancanza della previsione legislativa dei requisiti necessari per ottenerla. Diversamente operando significherebbe che l’inerzia a riguardo del legislatore nazionale, protratta indefinitamente, priverebbe il soggetto di esercitare un diritto costituzionale a lui riconosciuto”.

Nel documento citato Marsiglio propone anche il modello di una vera e propria lettera di diffida da inoltrare al MISE contestualmente all'avvenuta attivazione, precisando almeno due informazioni: la data in cui era stata presentata la dichiarazione di inizio attività, e il termine di 60 giorni che AGCOM aveva fissato il 21 gennaio scorso il termine entro il quale lo stesso ministero avrebbe dovuto fissare «sul proprio sito web, l’elenco delle frequenze assegnate all’Italia.»
[Contrariamente all'interpretazione di Marsiglio, il Ministero avverte, in una nota dell'8 aprile, che «non è assolutamente possibile procedere ad alcuna accensione di impianti prima del rilascio dei diritti d’uso da parte dello scrivente ufficio, ogni abuso sarà perseguito a norma di legge.»]

31 gennaio 2016

Aspiranti broadcaster AM, istruzioni per l'uso

Dopo il suo "vademecum" destinato all'aspirante broadcaster in AM, alla luce del regolamento appena pubblicato da AGCOM Giorgio Marsiglio ha elaborato un nuovo set di "istruzioni per l'uso" dove vengono illustrati i passi necessari per ottenere la cosiddetta "autorizzazione generale a trasmettere". Il primo requisito è la presentazione di una Segnalazione Certificata di Inizio Attività, che Marsiglio spiega nei dettagli. Attenzione, però! Ottenere l'autorizzazione non basterà: il passo successivo è quello della concessione di una determinata frequenza da parte del ministero Sviluppo Economico, fase per la quale si devono ancora attendere tutte le valutazioni del caso e ovviamente l'annunciata pubblicazione delle frequenze che verranno messe a disposizione per l'Italia.

25 gennaio 2016

L'esperto boccia senza appello il nuovo regolamento AGCOM. Marsiglio: «Piccole radio a rischio esclusione».

Onde medie a libertà condizionata? Doccia fredda, gelata, sull'entusiasmo che aveva accolto la notizia della pubblicazione del nuovo regolamento AGCOM sull'assegnamento di licenze a emittenti private nella banda delle onde medie. Anch'io avevo letto come positivi aspetti come il riconoscimento del ruolo che avrebbero potuto avere i nuovi entranti e le iniziative non commerciali. Commentando nelle ore successive il testo AGCOM insieme ad alcuni amici, mi sono tuttavia reso conto che qualcosa non andava. Per esempio il documento rilasciato non menzionava la questione della potenza degli impianti, lasciando chiaramente intendere che la nuova normativa italiana non è paragonabile a quella che in altre nazioni prevede categorie di emittenti realmente innovative per il nostro contesto nazionale: quelle che impegnano una potenza estremamente bassa (low power) per una copertura molto limitata, e quelle che sono legate a progetti temporanei, un festival culturale, una mostra, un torneo sportivo, un convegno scientifico. 
Ora l'occhio attento del giurista esperto, quello del solito Giorgio Marsiglio, che ha da poco reso noto un suo primo commento ufficiale, esplicita un altro, serissimo problema: con una decisione che ha dell'incomprensibile, AGCOM sceglie di utilizzare il concetto, preso a prestito dai testi riferiti all'evoluzione digitale delle trasmissioni radiotv, dell'operatore di rete. Secondo la nuova regola è l'operatore di rete - figura ben distinta da chi produce contenuti - l'unico soggetto autorizzato a chiedere una licenza di trasmissione, non la "emittente radiofonica", categoria per altro prevista nel Testo Unico dei Servizi dei Media Audiovisivi (il TUSMAR la definisce: «titolare di concessione o autorizzazione su frequenze terrestri in tecnica analogica o digitale, che ha la responsabilità dei palinsesti radiofonici e, se emittente radiofonica analogica, li trasmette secondo le seguenti tipologie: 1) emittente radiofonica a carattere comunitario, nazionale o locale, 2) emittente radiofonica a carattere commerciale locale, 3) emittente radiofonica nazionale.)» 
Marsiglio rileva anche che nel rifiutarsi di assumersi la responsabilità di definire frequenze, livelli di utenza e bacini di ascolto, delegando tutto ai tecnici del Ministero, AGCOM ha commesso una grave mancanza. Erano tutti aspetti, scrive Marsiglio, «che avrebbero potuto favorire lo svolgimento dell’attività radiofonica in piccoli bacini territoriali, favorendo quindi il sorgere di una pluralità di emittenti, a bassa potenza e al servizio delle comunità locali.» AGCOM ha completamente abdicato al suo ruolo e non è la prima volta che in fondo c'è da chiedersi a che cosa serva, in Italia, un regolatore di mercato se tutti i giochi li fanno i tecnici del Ministero e quelli degli impianti. Ricordo che sono queste due figure a "regolare" di fatto il funzionamento del nostro etere in modulazione di frequenza, che non a caso è tra i più chiusi del mondo. 
Non è stato neppure affermato il principio di "non trasferibilità" delle licenze concesse dal Ministero, un requisito base di ogni sistema regolatorio aperto che si rispetti. Se le condizioni per l'ottenimento di una licenza sono uguali per tutte, la licenza che non viene più esercitata deve essere restituita al Ministero per un riassegnamento, non trasferita all'amico o peggio ancora al compratore, dando il via al solito mercato delle vacche che trasforma un "ecosistema" di servizi di radiodiffusione in un borsino dei biglietti di accesso a un mercato a numero chiuso. 
Devo chiedere scusa a tutti, a una prima lettura molti di questi aspetti mi erano sfuggiti. Temo che se non ci saranno cambiamenti radicali rispetto a quello che possiamo definire un vero pastrocchio, il sogno di un'emittenza libera, associativa, no profit sia destinato a rimanere tale.

21 gennaio 2016

Onde medie: le regole ci sono e tutelano l'emittenza no profit e formativa!

Il 21 gennaio del 2016 entra nella storia della radiofonia italiana. Con sorprendente rapidità, AGCOM ha elaborato il testo che regola le autorizzazioni a trasmettere, in modulazione d'ampiezza o con tecniche digitali), anche sulle frequenze delle onde medie. Il documento è apparso da pochi minuti sul sito di AGCOM, e Giorgio Marsiglio - l'esperto giuridico che in pratica ha reso possibile, dopo decenni, la nuova apertura dell'etere italiano a soggetti privati - se n'è accorto subito. Un suo commento seguirà prossimamente ma da quello che mi sembra di capire, AGCOM ha dato spazio alla richiesta che arriva dai nuovi entranti e dalle emittenti a carattere comunitario, universitario e no profit. I nomi del prof. Tiziano Bonini (Università IULM) e  il mio sono inclusi nel documento raggiungibile da questo indirizzo, insieme a quelli di coloro che hanno espresso i loro desiderata durante la fase consultiva pubblica.

[...] AVUTO RIGUARDO ai contributi pervenuti in sede di consultazione e alle osservazioni formulate nel corso delle audizioni dei soggetti interessati, che hanno dato luogo, in sintesi, a quanto segue:
1. Prevedere nel regolamento che le frequenze in onde medie a modulazione di ampiezza (AM) ovvero mediante altre tecnologie innovative, siano destinate ad operatori, nuovi entranti o già presenti sul mercato, per lo svolgimento di attività radiofonica in piccoli bacini territoriali (radio di quartiere, comuni), mediante l’utilizzo di sistemi radianti ridotti e con bassa potenza di emissione (in questo senso i partecipanti hanno fornito specificazioni tecniche circa l’estensione dei bacini, la potenza degli impianti, i tipi di antenna, la percentuale di modulazione).
2. Possibilità di assegnare le frequenze in onde medie a modulazione di ampiezza (AM) ovvero mediante altre tecnologie innovative alle radio a carattere comunitario, a organizzazioni senza scopo di lucro, a istituti Universitari o equiparati per fini esclusivamente didattici, con agevolazioni sia economiche (riduzione dei contribuiti)
che amministrative.
3. Nell’ambito della selezione di cui all’articolo 5 del regolamento, prevedere una ridistribuzione dei punteggi assegnabili, favorendo la posizione dei soggetti nuovi entranti e riducendo il peso della voce potenzialità economica del soggetto richiedente;  [link diretto al documento]


L'ultimo passo di questo iter prevede che il Ministero dello Sviluppo Ecoomico individui le frequenze che possono essere assegnate anche in base alle normative internazionali, considerando che in particolare nelle ore notturne, il segnale diffuso in onde medie può dar luogo a interferenze anche a distanze cospicue. Al comma 2 dell'articolo 4 del regolamento, si legge che le frequenze dovrebbero essere annunciate entro i prossimi due mesi. In quel momento, i soggetti interessati avranno 30 giorni di tempo per sottopporre le loro richieste di autorizzazione. 
La selezione comparativa, precisa il testo della nuova normativa, avverrà in base ai seguenti punti:

a. qualità del progetto di impiego della risorsa radioelettrica (totale massimo 40 punti), tenendo conto dei seguenti parametri:
- tempi di realizzazione della singola stazione/rete;
- estensione territoriale della copertura;
- innovazione tecnologica della singola stazione/rete,
- utilizzo di tecnologie digitali;
- quantità e varietà della programmazione da veicolare, con particolare riferimento ai contenuti aventi finalità sociale o di pubblica utilità.
b. piano di investimenti previsto per realizzazione del progetto di impiego della risorsa radioelettrica (totale massimo 25 punti);
c. soggetto nuovo entrante (25 punti).
d. potenzialità economica del soggetto richiedente (totale massimo 10 punti).

14 gennaio 2016

AGCOM oggi a consiglio, imminenti novità per le onde medie?

Importanti novità sulla regolamentazione delle autorizzazioni a fare radiofonia in onde medie! Monitorando il sito di AGCOM l'immancabile Giorgio Marsiglio ha verificato che il 14 gennaio, in pratica oggi stesso, nella sua riunione di consiglio l'Agenzia delle Comunicazioni discuterà 
Riporto la comunicazione che ho appena ricevuto da Giorgio (inserendo il link diretto al pdf della convocazione), anche perché vengono riportati link interessanti, incluso quello che porta all'ormai celebre "Vademecum" realizzato dallo stesso Marsiglio.
Se il 10 gennaio scorso  avevo segnalato la situazione normativa delle onde medie italiane, perdurante l'assenza delle decisioni dell'AGCOM, oggi il Consiglio della stessa Autorità ha divulgato l'ordine del giorno della seduta di domani 14 gennaio 2016, che vede al punto 3 la discussione proprio sugli attesi "Esiti della consultazione pubblica" sulla bozza di Regolamento recante la definizione dei criteri e delle modalità di assegnazione delle frequenze radio in onde medie a modulazione di ampiezza (AM) ovvero mediante altre tecnologie innovative:  
http://www.agcom.it/documents/10179/3648215/Ordine+del+giorno+del+Consiglio+14-01-2016/5a9ab064-c3c7-401b-ac57-17e88028d9ea?version=1.0 
Attenzione, però: sembrerebbe trattarsi della sola sintesi delle osservazioni pervenute, e non dell'approvazione del Regolamento vero e proprio; in ogni caso, permetterà di capire qual è l'orientamento dell'Autorità garante sul futuro delle onde medie italiane.
Se, invece, venisse anche approvato il Regolamento, stiamo allora pronti a valutare velocemente gli adempimenti che verranno richiesti per aprire (o continuare a trasmettere con) una stazione in onde medie. Ad ogni modo, "Regolamento" vero e proprio, oppure solamente "Esiti", tempo una o due settimane e sapremo tutto. 
In attesa, permettetemi di riportarvi il link al testo delle osservazioni che ho mandato all'AGCOM partecipando alla consultazione pubblica sulle onde medie:
http://www.dirittoalradioascolto.sm/contributo_Marsiglio_Giorgio_consultazione_pubblica_AGCOM_onde_medie.pdf
Di seguito, i link al resto della documentazione da me redatta sull?argomento:

10 gennaio 2016

Volete trasmettere in onde medie? Prima, leggete qui

L'instancabile Giorgio Marsiglio ha appena diffuso un breve documento che fa ulteriore chiarezza sullo stato dell'arte della normativa che ha aperto le porte anche in Italia alla trasmissione in modulazione d'ampiezza in onde medie da parte di privati. Il documento, che aggiorna e amplia il vademecum che Giorgio ha rilasciato tempo fa, è disponibile qui:


In sostanza il nostro esperto giurista invita chi intende attivare una trasmissione AM in onde medie a esercitare una certa cautela nell'attesa che AGCOM pubblichi il regolamento definitivo. Marsiglio ricorda per esempio a chi sta già trasmettendo, magari dopo aver inviato al Ministero dello Sviluppo Economico una regolare dichiarazione "SCIA" (segnalazione certificata di inizio attività), a rispettare il più possibile il limite della copertura locale del proprio segnale, impegnando quindi potenze molto basse, soprattutto in ore serali o notturne. Scrive Marsiglio al punto e) del suo nuovo documento: 

è assolutamente fondamentale che si rispetti il criterio dell’ambito locale, evitando quindi di cedere alla tentazione di alzare la potenza del proprio trasmettitore per il gusto di ricevere un rapporto di ricezione da paesi lontani o, più semplicemente, per essere ascoltati anche al di fuori del proprio bacino d’utenza: SE COSI’ NON SI FACESSE, SI RISCHIEREBBE IL SEQUESTRO DEGLI IMPIANTI E LA DENUNCIA PENALE;

Anche quando AGCOM rilascerà il suo regolamento sul futuro regime di concessione, aggiunge però lo studioso (punti h, l))

tutti (anche coloro che stanno già trasmettendo), dovranno richiedere anche la concessione;
[...]siccome il futuro regolamento non potrà modificare le norme di legge (contenute nel Codice delle comunicazioni elettroniche o nel TUSMAR), coloro che potranno richiedere tanto l’autorizzazione che la concessione per le trasmissioni in ambito locale saranno solamente i seguenti soggetti a carattere collettivo (indicati a pag. 8 del paragrafo 7 del mio vademecum):
• società di persone o di capitali o di società cooperativa che impieghi almeno due dipendenti in regola con le vigenti disposizioni in materia previdenziale (se si tratta di un’emittente di radiodiffusione sonora in ambito locale a carattere commerciale);
• associazione riconosciuta o non riconosciuta, fondazione o cooperativa priva di scopo di lucro (se si tratta di un’emittente di radiodiffusione sonora a carattere comunitario);

Per chi sta trasmettendo già oggi, precisa inoltra Marsiglio riferendosi alle numerose stazioni che stanno effettuando diverse "sperimentazioni" in tutta Italia, non è affatto certo che una eventuale concessione rilasciata regolamento AGCOM alla mano autorizzi l'uso delle frequenze attualmente impegnate: in un regime di autorizzazione vero (come quello che si sta delineando per le onde medie) le frequenze vengono assegnate dal concessore, non scelte arbitrariamente dal concessionario. E conclude: «chi già trasmette continui a farlo (questo, naturalmente, solo se ha già presentato la SCIA volta al conseguimento dell’autorizzazione generale, forte del motto "Quando si tratta di radiodiffusione: pirati forse, clandestini mai!")».


08 novembre 2015

La Finlandia assegna 18 nuove licenze. Una anche per una stazione sulle onde medie

Sorpresa, sorpresa. L'agenzia regolatrice finnica Viestintävirasto (FiCoRa) ha assegnato 18 licenze valide fino alla fine dellì'anno 2019. ad altrettante stazioni radio in 30 località finlandesi. Le frequenze in gioco non sono solo in modulazione di frequenza. Insieme a 36 frequenze FM, FiCoRa a ha infatti destinato una frequenza in onde medie, i 729 kHz, a Pispalan Radioyhdistys una associazione di Tampere che trasmette musica nostalgica. In origine le frequenze in onde medie da assegnare erano quattro.
New radio programming licences granted for several applicants
(Published 05.11.2015)
FICORA has granted 18 new programming licences for analogue radio broadcasting operations in 30 different localities in Finland.
In the application round for radio programming licences that ended at the end of August, 94 new frequencies and four frequency blocks for analogue FM radio broadcasting as well as four frequencies for AM radio broadcasting were available for application. The programming licences granted by FICORA cover 36 of the FM frequencies and one of the AM frequencies that were available for application. Furthermore, frequencies are allocated to Yleisradio's YLE Puhe network in Alajärvi and Kankaanpää. There were no applications for 16 frequencies, and the applications for the rest were transferred to the Government for decision because of insufficient availability of frequencies.
Two thirds of the programming licences granted by FICORA concern completely new frequency blocks. These programming licences for new frequency blocks were granted to Pispalan Radioyhdistys ry, Alueradiot Sastamala Oy, Love FM Oy, Kaimax Media Oy, Kevyt Kanava Oy and Mediatakojat Oy.
Roughly a third of the new programming licences were connected to previously granted programming licences, as requested by the applicants, by incorporating the granted frequencies into existing frequency blocks. Programming licences for extension of coverage were granted to Nordic Palvelut Oy, Kristillinen Media Oy, Oy Suomen Uutisradio Ab, Järviradio Oy, NRJ Finland Oy, Kevyt Kanava Oy and Suomen Lähiradiot Oy.
Radio broadcasting on frequencies subject to the programming licences must be started within six months of the first date of the licence period. The programming licences expire at the end of 2019.
Radio Pispalan sul proprio sito fa sapere che i 729 verranno attivati il più presto possibile, specificando di voler utilizzare i suoi nuovi canali per diffondere due programmazioni separate. L'elenco completo delle licenze e frequenze assegnate le troverete su questo pdf. Saranno da valutare le opportunità di ascolto notturno dalle nostre parti.

27 ottobre 2015

Onde medie ai privati, parte la consultazione sulle regole. Ma ci sarà spazio per le radio associative?

Siamo sempre più vicini all'apertura definitiva - almeno sul piano normativo - delle onde medie al mondo dell'emittenza privata. Con  una rapidità che stupisce me e Giorgio Marsiglio - il giurista che segue la questione da sempre e che anzi vanta un indubbio merito personale come propulsore della legittimazione dell'uso delle radiofrequenze delle onde medie da parte di soggetti diversi dalla RAI - il sito AGCOM ospita da oggi la documentazione relativa al «procedimento per acquisire, tramite consultazione pubblica, commenti, elementi di informazione e documentazione in merito allo schema di Regolamento contenente i criteri e delle modalità di assegnazione delle frequenze radio in onde medie a modulazione di ampiezza (AM) ovvero mediante altre tecnologie innovative». La formula "altre tecnologie innovative" rappresenta un'aggiunta significativa, osserva Marsiglio e a mio parere è un chiaro riferimento all'impiego di modulazioni digitali come il DRM, che nelle ultime  uscite erano un po' sparite dai radar.

«E' l'unica occasione,» scrive il nostro esperto, «concessa per intervenire e, se possibile, correggere quello che non va della proposta che ora viene fatta dall'AGCOM.
Il documento è così strutturato:

- delibera di adozione dello schema (bozza, proposta) di regolamento, che viene sottoposto a consultazione pubblica;

- allegato A, contenente lo schema di regolamento;

- allegato B, contenente le modalità di partecipazione alla consultazione.

Per intervenire alla consultazione, vi invito fin da ora a leggere con attenzione l'allegato B, ricordandovi che abbiamo tempo trenta giorni da oggi per inviare le nostre osservazioni (quindi sino al 26 novembre 2015) via PEC. Attenzione, il termine è tassativo e, quindi, è buona norma inviarlo qualche giorno prima per evitare contestazioni. Per chi lo desidera, è possibile chiedere di essere direttamente ascoltati presso la sede dell'AGCOM (normalmente a Roma): in questo caso, le richieste di audizione dovranno essere fatte pervenire all'AGCOM entro dieci giorni dal termine di scadenza della consultazione. Al termine della consultazione, l'AGCOM approverà in via definitiva il proprio regolamento (speriamo tenendo conto delle nostre osservazioni), che servirà poi da guida al Ministero per fare le gare di assegnazione delle frequenze.»

Per quanto mi riguarda sono molto deluso dalla formulazione dell'articolo "5. Procedura di selezione comparativa" dove si legge:
La selezione comparativa di cui al comma 1 avviene sulla base dei seguenti elementi

e relativi punteggi massimi applicabili:



a. qualità del progetto tecnico di utilizzo delle frequenze e tempi di realizzazione del progetto (totale massimo 30 punti);
b. potenzialità economica del soggetto richiedente valutata in base al capitale sociale, interamente versato (totale massimo 30 punti);
c. piano di investimenti previsto (totale massimo 30 punti);
d. soggetto nuovo entrante (10 punti).
Insomma, il riferimento a potenzialità economiche e investimenti sembra escludere a priori la possibilità di avviare sulle onde medie progetti di carattere no profit e associativo, come se il "potenziale economico" delle onde medie potesse essere automaticamente equiparato a quello della banda FM. Non credo affatto che sia così e ho fondati motivi per pensarlo, a incominciare dalle pessime condizioni elettriche ambientali che fanno di questa porzione di spettro una finestra particolarmente rumorosa.
Possibile che esistano in Italia, soggetti commerciali pronti a investire così pesantemente su una parte del mezzo radiofonico che ovunque è commercialmente in declino e viene semmai riservato a iniziative strettamente comunitarie? Tra l'altro da quello che si è ascoltato finora con le varie "sperimentazioni" su queste frequenze, l'interesse sembrerebbe scarseggiare anche sul piano associativo. A parte il caso più strutturato della pionieristica Radio Challenger su 1368 kHz, tutto mi sembra chiudersi intorno alla nostalgia per due o tre generi musicali. Di spirito di iniziativa, e tanto meno di business plan, ho sentito parlare poco.
In ogni caso, se questa è una consultazione, fatevi sotto con opinioni e progetti, anche perché la scadenza è molto vicina.

30 marzo 2015

Onde medie verso l'approvazione. Giorgio Marsiglio pubblica un prezioso "How To"

Mentre sulle frequenze delle onde medie continuano a spuntare nuove trasmissioni tra il pirata e lo sperimentale, il Parlamento si accinge a discutere il progetto di legge europeo che dovrebbe portare a un definitivo chiarimento in materia di autorizzazioni a trasmettere in modulazione di ampiezza tra 520 e 1600 kHz. Giorgio Marsiglio, in previsione di questa conclusione dell'iter parlamentare ha preparato un dettagliato documento che spiega passo passo tutto quello che un aspirante broadcaster delle onde medie deve sapere: dal perché allo stato attuale le trasmissioni sarebbero "formalmente proibite", fino ai possibili scenari che si aprirebbero con il varo della famosa legge. Il documento si fregia del titolo - del tutto veritiero vista la chiarezza e la ricchezza informativa, -di  "Piccolo vademecum per chi volesse trasmettere in onde medie",. Chi fosse interessato può rivolgersi a Radiopassioni per ricevere ulteriori dettagli.
Scrive Giorgio che il disegno di legge europeo 2014 andrà in primo esame alla Camera dei Deputati con il numero 2977.

(Vedi:

L'autore del prezioso manuale di istruzioni aggiunge anche di voler chiedere di essere ascoltato in audizione (in qualità di autore della denuncia alla Commissione europea) da parte della XIV commissione parlamentare "Politiche dell'Unione europea", di fronte alla quale sarebbe in grado di rappresentare i dubbi di carattere giuridico che riassunti nel vademecum.
Ma c'è un altro punto che l'autore intende sottolineare annunciando la pubblicazione della sua analisi giuridico-normativa. «[È ancora più] importante, però, che in Commissione chiedano di essere auditi (in qualità di stakeholders) coloro che sappiano essere portavoce degli operatori delle onde medie e, meglio di me, rappresentare la bontà e la necessità di rendere possibile ai privati l'accesso alle onde medie: chiedo a voi di individuarli e di convincerli a buttarsi nella mischia.» È lo stesso appello che ho formulato io qualche tempo fa su questo blog: se vogliamo realmente costruire una prospettiva di positivo impiego della risorsa trasmissiva in modulazione d'ampiezza, è fondamentale dare prova di una sostenibile progettualità, sicuramente non bastano le nostalgiche rievocazioni degli albori dell'emittenza commerciale, o l'erratica programmazione di brani musicali di vario gusto. Ripensando ai risultati della consultazione a suo tempo promossa da Agcom, qualche manifestazione di interesse era stata espressa, anche dai grandi gruppi editoriali radiofonici. La sensazione è che debbano arrivare molte più proposte dal fronte dell'associazionismo, del mondo della scuola, della sanità, della pubblica amministrazione locale, del turismo. Sento già la solita obiezione - "siamo in crisi, non ci sono soldi" - brandita come scusa. Però stiamo parlando di una normativa che servirà a inquadrare uno spazio di opportunità nuovo, che in un futuro neanche troppo lontano potrebbe rivelarsi necessario. Fatevi sentire, accidenti! 

19 febbraio 2015

Licenze in onde medie: è arrivato il momento di farsi sentire

Ricevo da Giorgio Marsiglio un commento relativo alla proposta di variazione che il Governo, su mandato europeo, dovrebbe apportare alla normativa che regola l'assegnazione delle frequenze broadcast in Italia. Nella proposta

c'è una esplicita, anche se parziale apertura alla possibilità di assegnare licenze nello spettro delle onde medie, includendo le richieste da parte di nuovi entranti.
Ecco il commento di Giorgio, che con le sue iniziative e interrogazioni presso gli organi europei ha sicuramente influito su questi cambiamenti del quadro normativo.

«Su quella che è senz’altro un’apertura, sia pur timida, delle onde medie a privati possiamo intanto
osservare quanto segue:

• le onde medie vengono ancora considerate una risorsa scarsa, per utilizzare le quali sarà necessario 
partecipare ad una gara per ottenere la concessione in uso di una frequenza

• beneficiari potranno essere anche (ma non esclusivamente) i soggetti nuovi entranti

• non viene fatta distinzione tra tecnica analogica e tecnica digitale

• permane un occhio di riguardo verso la RAI, nonostante il progressivo abbandono delle onde medie da 
parte della stessa

• manca una data entro la quale l’AGCOM dovrà fissare i criteri e le modalità di assegnazione.

Adesso la proposta governativa, dopo il parere della conferenza Stato-Regioni, dovrà affrontare il  percorso parlamentare, lungo il quale sarà necessario vigilare e, per chi potrà farlo, intervenire per ottenere qualche miglioramento e, soprattutto, una data certa per l’ingresso dei soggetti privati nelle onde medie. 
E’ il momento di far sentire la propria voce, sia in Parlamento che presso i mezzi di comunicazione.
Una cosa comunque è sicura: chi già trasmette continui a farlo!»

Personalmente sono molto d'accordo con queste esortazioni, sarebbe ora di farsi sentire con progetti editoriali concreti, che coinvolgano anche l'associazionismo, il volontariato, gli istituti scolastici superiori. I pionieri della liberalizzazione delle onde medie che hanno acceso i primi "timidi" impianti in questi anni, hanno dato un contributo fondamentale, ma adesso è arrivato il momento di dare qualche prova in più della validità delle loro intenzioni. Purtroppo il contesto economico non è dei più indicati per nuove iniziative nel campo, siano esse commerciali o no profit. Ma le onde medie restano una ottima opportunità per dar vita a contenuti e servizi innovativi e comunitari. Vedrei bene in prima linea le università italiane: che cosa aspettano le Web radio di ateneo ad attivarsi?

26 gennaio 2015

Onde medie, la fine del monopolio Rai arriva troppo tardi?

Siamo davvero a un passo (legislativo) dalla fine del monopolio - de facto se non ex lege - delle onde medie italiano appannaggio esclusivo della Rai? Come forse ricorderete l'amico Giorgio Marsiglio, esperto di diritto e appassionato di radiofonia, aveva presentato in sede europea una protesta formale che si era tradotta in una procedura ufficiale di infrazione contro l'Italia, "colpevole" in questo caso di non essersi adeguata allo spirito europeo favorevole alla liberalizzazione dello spettro radio. In pratica, e scusate il linguaggio poco tecnico, le onde medie erano solo teoricamente disponibili, ma di fatto "riservate" alla Rai anche a motivo della necessità di coordinamento internazionale nell'assegnamento delle varie frequenze. 
Giorni fa Marsiglio ha annunciato che il Consiglio dei Ministri aveva approvato una prima bozza di un progetto di legge "europea" destinato a risolvere una decina di procedure di infrazione, tra cui quella sulle onde medie. A proposito di quest'ultimo sul sito Politiche Europee possiamo leggere: 
"Il servizio di radiodiffusione sonora in Onde Medie analogico a modulazione di ampiezza (AM) è attualmente esercitato solo dalla Rai mediante gli impianti registrati all'UIT (International Telecomunication Union). Negli ultimi anni la Rai ha iniziato a ridurre la propria presenza nel settore, lasciando in tal modo potenzialmente libere risorse di frequenze che potrebbero essere utilizzate dall'Italia per essere assegnate ad altri soggetti, secondo le regole stabilite dall'UIT e dagli accordi interazionali stabiliti in tale contesto. La nuova norma interviene prevedendo la possibilità di assegnare nuove frequenze per la radiodiffusione in tale banda e disciplinandone le modalità.”
«Quanto sopra - scrive Giorgio Marsiglio - è riportato nel comunicato con il quale il “Dipartimento Politiche europee” rende noto che il 24 dicembre 2014 il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare il disegno di “legge europea 2014”. Con tale provvedimento il Governo conta di chiudere 10 procedure d'infrazione e 7 casi “EU pilot”, attualmente in corso contro l’Italia presso la Commissione europea. Ricordo - aggiunge Marsiglio - che fu proprio la mia denuncia presentata alla Commissione Europea nel 2012 (rubricata sotto il numero 3473/12/INSO della suddetta applicazione EU Pilot) ad avviare la procedura d’infrazione contro l’Italia per l’attuale situazione di monopolio nelle onde medie; procedura che ha visto il coinvolgimento anche dell’AGCOM, culminato nella “Consultazione pubblica relativa all’utilizzo, in tecnica analogica e digitale, in onde medie e corte".
Come si ricorderà, nel pubblicare gli esiti della consultazione l’AGCOM affermò che non si poteva in alcun modo condividere quanto sostenuto nella mia denuncia alla Commissione Europea, cioè che non sussiste la necessità, dal punto di vista della quantità di spettro disponibile e dei rischi di interferenza, di limitare i relativi diritti d’uso ricorrendo a procedure per selezionare i soggetti destinatari di assegnazione. Il Governo ha accolto tale impostazione riduttiva della libertà di comunicazione; ad ogni modo il percorso per giungere ad una pur timida rottura del monopolio RAI in onde medie non è ancora terminato, dovendo ora attendere il parere della Conferenza Stato-Regioni, la successiva approvazione in via definitiva del disegno di legge da parte del Consiglio dei Ministri e, infine, l’approvazione della legge eurpoea 2014 da Camera e Senato. Mettiamo già in preventivo un altro anno di attesa.»
Se dovessi esprimere un parere, questo tenderebbe a non essere altrettanto ottimista. È sicuramente possibile che l'iter di questa normativa vada in porto, anche se non credo che basteranno dodici mesi. Ma il punto è tutto quello che dovrebbe seguire dopo, i regolamenti di attuazione, le procedure delineate da Agcom, le regole di assegnazione delle eventuali licenze... Francamente non credo che alla fine di tutto questo percorso, diciamo nel 2017, in Italia ci possa un qualsivoglia interesse nei confronti della trasmissione in modulazione di ampiezza, commerciale o comunitaria che fosse. 
Tutta questa discussione avviene con qualche decennio di ritardo rispetto al pesante deficit che l'Italia ha accumulato sul piano della capacità di regolamentare l'uso dello spettro frequenziale broadcast. Non siamo mai riusciti ad adottare un criterio minimo per un uso realmente condiviso e equo delle risorse per la modulazione di ampiezza. 
L'eventuale adozione di norme per la regolamentazione delle onde medie non basterà a colmare questo divario e con tutta probabilità di dimostrerà inutile: se devo valutare dall'esperienza delle emittenti a bassa potenza in AM emerse in questi tre o quattro anni, e in particolare dalla loro inconsistenza sul piano editoriale, l'eventuale futura offerta di licenze per operatori sulle onde medie cadrà tristemente nel vuoto, a parte qualche onorevole eccezione. Se volete una lezione concreta su come si regolamenta lo spettro per le onde medie andate a scaricare le mappe elaborate dall'autore del blog Radio-Timetraveller (cliccare in alto a destra per le due cartelle dei file "US-CA Daytime/Nighttime Pattern Reference"). Utilizzando i dati tecnici messi a disposizione dalla FCC e dal regolatore canadese, Bill ha messo a punto, per tutte le frequenze tra 540 e 1700 kHz, dei mash-up che visualizzano, per ciascun canale, i "pattern" di irradiazione delle emittenti in onde medie nordamericane. Gli impianti di queste emittenti devono rispondere a criteri molto stringenti per evitare di interferirsi a vicenda, sia in orario diurno, sia soprattutto durante le ore notturne, quando l'onda di cielo (skywave) tipica delle onde medie, permette ai loro segnali di viaggiare ben oltre l'orizzonte ottico.

07 settembre 2014

Stazioni AM: i DXer europei chiedono il ritorno dei 1350 kHz, paradiso perduto dell'ascolto.

[For non-Italian speakers. This post refers to "Radio AM 1" an unofficial Italian station operating in the MW band and its recent decision to move from 1386 to 1350 kHz. Unfortunately, the latter frequency overlaps with an American continent channel producing exceptional DX catches here in Europe as of lately, mainly due to a powerful French transmitter switching off completely. Now this frequency appears once again to be substantially blocked and the admittedly small MW-DX community is not happy. Protests have begun circulating in specialized mailing lists, and people wonder why Radio AM 1 cannot simply switch back to 1386 kHz or other, not overlapping frequencies.
AM 1 belongs to a relatively small group of Italian stations which have lately started testing in a band only the Italian public broadcaster RAI was licensed to use. One cannot really define these stations as "pirate" station, however. While commercial broadcasts on mediumwaves are not expressly prohibited, this band is simply not regulated beyond RAI and its signal distribution plans within a formal agreement with the Italian government. A number of "private" operators are on the other hand maintaining that they are indeed entitled to stay in this band, either due to a temporary authorization, or as past owners of an AM or FM license. The first wave of these operators, two years ago or so, prompted a first reaction from the regulating authority. Reportedly, they were all located and identified, and many of them received an official letter asking them to stop or incur in fines and further sanctions.]

Vorrei fare un vero e proprio appello agli operatori dell'emittente in onde medie che si identifica da  "AM 1" e trasmette presumibilmente dall'alto milanese. La recente decisione della stazione di spostarsi su 1350 kHZ - dai 1386 sinora occupati - ha creato forte scontento tra gli hobbysti italiani e europei che danno la caccia ai segnali radio lontani proprio sulle frequenze delle onde medie. Ecco qualche esempio dei messaggi apparsi su una mailing list specializzata nelle notizie che riguardano l'ascolto di stazioni difficili su questa affascinante - propagativamente parlando - banda:

1350 had a strong Euro station (Italy ???) playing disco music at this time (S. Regno Unito) 
1350 Am 1 from Italy (ex 1386Khz) (Franck, Francia)
Alas! they are occupiyng one of the best dx channels, blame on them, who cares of their disco music? (V. Italia) 
Thanks V! (C. Austria) 
Yes occupiyng a best channel DX!: I hope 1350 italy station translate trasmit on 1323 khz, now this frequency is "free" because Radio Base 101 from Padova ITALY closed TX about some months. (L. Italia) 
Yes, I agree this is a terrible situation: possibly the best DX channel ever on MW occupied by an Italian pirate. Even moving to 1323 I think is a bad idea. These are non-licensed stations and should not use MW. SW is almost empty.Can't we all send them mails and ask to move to SW? It won't help, I am afraid, but a DX protest could maybe change their mind. At least one DXer is involved in this pirate radio stations, so he should know better (M. Olanda) 
Can someone send me their email address so I can protest? (B. Regno Unito) 
If a person operates a pirate station against the law, I very much doubt he would be influenced by protest letters from an audience whom he is not targeting! I would suggest that protest letters are better addressed to the appropriate licensing authority (AGCOM I think). Perhaps L. can help with an address? (A. Scozia)
Yes, it is a pity […] an author of the “Studio DX” programme, perhaps a DXer himself, is blocking this very good DX channel. Because he wrote “we are testing on 1350kHz”, I think that he is one of those who stay behind this Italian pirate station. (Karel, Cechia).


AM 1 trasmette contenuti essenzialmente musicali "disco" (che non rientra tra i miei gusti ma questo è un discorso a parte). A parte il relay del programma StudioDX e qualche altra ritrasmissione rievocativa degli anni ruggenti delle nostre radio private, o di una Web radio jazzistica. È tutto molto bello e simpatico, ma c'è un problema: in Europa i 1350 kHz coincidono con un canale assegnato anche al continente americano. Quando questa frequenza è stata abbandonata, un paio d'anni fa, da una stazione del sud della Francia rivolta alla comunità araba d'oltralpe, i 1350 sono diventati una miniera di deboli segnali provenienti dal Nord come dal Sud America, molti dei quali ascoltabili per la prima volta da sempre. L'equivalente di una riserva faunistica protetta. Per noi italiani è diventato possibile ascoltare anche qualche emittente "LPAM - low power AM" dal Regno Unito. In questi giorni, purtroppo, la festa sembra finita.
La situazione è davvero infelice perché se da un lato si inserisce nel positivo fenomeno revival italiano nei confronti di una porzione di frequenze ormai considerata "acqua morta" persino dalla Rai (finora unica titolare del diritto a trasmettere in onde medie), dall'altro AM 1 vanta tra i suoi supporter e contatti stretti molte persone che sanno perfettamente che cosa voglia dire "hobby del radioascolto". Anche se in Italia gli appassionati che si sforzano di ascoltare qualcosa in onde medie (tecnicamente più complesse, perché richiedono antenne riceventi più complicate e  una conoscenza più approfondita dei meccanismi della propagazione ionosferica, oltre a risultare spesso poco "intelligibili" a causa delle interferenze e della estrema debolezza dei segnali) sono poco numerosi, andare a occupare proprio i 1350 kHz, magari con una trasmissione di notizie sull'hobby del DX, è oggettivamente poco simpatico. Si capisce perfettamente che il vuoto che regna su questa frequenza possa invogliare gli operatori di AM 1 a occupare lo spazio, ma non si capisce bene, visto che comunque il target è italiano e semilocale, non si possa continuare a servirsi di un canale europeo, i 1386 kHz, che oltre a essere comunque relativamente libero, non si sovrappone direttamente con una frequenza canalizzata non ogni 9 kHz come in Europa, bensì ogni 10.
I miei colleghi DXer esprimono anche molte perplessità sulla natura di  emittenti che in questi anni sono rimaste in un limbo di "ufficiosità" per non dire (e questo è un male, dal mio punto di vista, perché ritengo che queste stazioni abbiano tutto il diritto di chiedere una autorizzazione ufficiale) di illegalità. Il ritorno sulle onde medie di questi impianti è guarda caso legato al progressivo spegnimento dei trasmettitori Rai che operavano fino a relativamente pochi anni fa. È noto che sul mercato surplus sono comparse molte apparecchiature in ottimo stato. Sebbene trasmettere su queste frequenze non sia mai un fatto banale perché necessitano di "impianti aerei", di antenne, accuratamente progettate e di dimensioni abbastanza cospicue, le difficltà non hanno impedito ad alcuni intrepidi "broadcaster fai da te", di lanciare diverse iniziative, molte delle quali concentrate nel nostro nord-est, tra Lombardia, Veneto e Emilia (ma c'è stata anche Roma).
Qualche tempo dopo questa prima ondata di emittenti, sembra che sia arrivata una stretta da parte delle autorità, che hanno provveduto a inviare lettere di avvertimento, invitando tutti a non servirsi di frequenze che in Italia sono sempre stati monopolistiche e che tuttora, pur non essendo espressamente "proibite", sono considerate off limits per le imprese editoriali radiofoniche commerciali o comunitarie. A quanto so, in  due o tre casi i nuovi broadcaster delle onde medie potevano vantare l'equivalente di una licenza a trasmettere, si presumeva in base alla titolarietà di una licenza in FM. Io non sono un legale ma sulla vicenda mi sembra che ancora non sia stata fatta completa chiarezza. 
Ripeto: sono il primo a ritenere che in Italia debba essere dato spazio a licenze a carattere no profit o anche commerciale per impianti locali a bassa potenza anche sulle onde medie, ma qui stiamo parlando di iniziative che a bene che vada possono essere definite ufficiose, se non pirata. Tant'è vero che intorno a AM 1 un velo neanche troppo leggero di discrezione c'é: esplicitamente non si sa chi siano i titolari, non è possibile accedere, almeno su Internet, a una documentazione precisa, non si conosce il luogo in cui sono ubicati gli impianti. I DXer che osservano sconsolati i forti segnali che AM 1 riesce a produrre di notte anche in Olanda o nel Regno Unito sono un piccolo club di arzilli vecchietti (praticamente nessuno di loro ha meno di 55 anni), del tutto privi di potere sanzionatorio. Trattandosi di una situazione italiana, non esiste neppure uno sportello reclami né oltretutto in gioco c'è alcun interesse di tipo economico: nessuno darebbe mai retta alle eventuali proteste. 
AM 1 trasmette in nome della stessa, identica passione che anima gli arzilli vecchietti quando con la cuffia in testa (e il ricevitore software defined radio sul monito del computer) ascoltano beati l'identificazione di una emittente dell'Ecuador, o della Florida. È davvero triste farsi guerra su per risorse che sono di gran lunga più limitate per chi riceve, non per chi trasmette, e tutto in nome "dell'amore per la radio". Se la amate davvero, lasciate che su questo canale, in Italia e in Europa, possano restare solo gli elusivi segnali che arrivano da molto lontano per i capricci della propagazione ionosferica. 

21 agosto 2014

La Groenlandia riaccende le onde medie: hanno vinto i marinai rimasti senza frequenze

In piena controtendenza con il resto del mondo che sembra aver messo sulla radiofonia in onde medie una pesante pietra tombale, l'amministrazione della Groenlandia e l'ente trasmissivo KNR tornano sui loro passi. Stig Artvig Nielsen, noto DXer danese, annuncia sulla lista MWDX che tre frequenze in onde medie groenlandesi verranno riattivate dopo uno spegnimento deciso qualche anno fa. KNR, secondo Stig Artvig, avrebbe ceduto davanti alle proteste dei naviganti che non riuscivano più a ricevere il segnale dell'emittente durante la navigazione. Sarebbe stato anche diffuso un calendario per la riattivazione dei tre impianti, per i quali viene specificata la località ma non ancora la frequenza (è presumibile che verranno ripristinate quelle orginariamente assegnate dall'ITU:

 
Qeqertarsuaq - anytime between October 1st and December 1st 2014
Nuuk  - anytime between January and March 2015
Simiutaq, Qaqortoq –  approx.  June 1st 2015
 
No frequencies nor powers were quoted, but previously they were:
 
Qeqertarsuaq –  650 kHz (5 kW)
Nuuk  - 570 kHz (5 kW)
Simiutaq, Qaqortoq – 720 kHz (10 kW)
 
I 650 kHz rappresentano la frequenza a suo tempo più "facile" da ascoltare in Europa. Anche se stiamo parlando comunque di un ascolto molto complicato, gli appassionati di radioascolto estremo stanno festeggiando questo ritorno. A parte qualche trasmissione sulla frequenza marittima prossima ai 4 MHz e ai radiofari, i segnali radio dalla Groenlandia erano spariti del tutto. 
Quello che interessa più in generale è la successione degli eventi: un taglio evidentemente deciso ex ante con l'esclusivo obiettivo di risparmiare un po' di risorse finanziare, la protesta che segue la constatazione di una altrettanto palese carenza di copertura e la decisione di ritornare a utilizzare un impianto che aveva le sue buone ragioni di esistere. Gran parte delle manovre di "razionalizzazione" cui abbiamo assistito in questi anni sulle frequenze comprese tra 500 kHz e 30 MHz, dove fino agli anni '90 operavano tantissimi servizi locali e decine e decine di broadcaster internazionali, è stata motivata con il solito mantra: la radio è un medium vecchio, specialmente sulle onde medie. In parecchie situazioni questa formula ha il suo fondamento. Il pubblico giovanile preferisce altre modalità di consumo dei contenuti audio e informativi e per gli ascoltatori che risiedono nei grandi agglomerati urbani (e persino nei centri di dimensioni più piccoli), le frequenze "basse" delle onde medie sono molto disturbate. Ma ho la sensazione che in molti casi specifici la chiusura degli impianti e spesso l'abbattimento delle antenne vanno di fatto a impoverire un servizio che ha ancora una propria destinazione d'uso per quanto riguarda i contenuti locali. Non parliamo poi delle onde corte, la cui efficienza viene completamente sottovalutata dagli "esperti" che devono giustificare i succitati tagli con i loro "studi". Il caso della Groenlandia purtroppo non potrà costituire un precedente, certamente nessun ente radiofonico pubblico importante seguirà l'esempio di KNR. Ma la storia del ritorno alle onde medie da parte del Grande Nord groenlandese fa pensare.

05 giugno 2014

DRM, la sudafricana Radio Pulpit sperimenta il digitale sulle onde medie.

Partirà il 25 giugno la Piattaforma sudafricana per la sperimentazione della radiofonia digitale DRM (Digital Radio Mondiale). Il progetto prevede anche la sperimentazione di trasmissioni in DRM sulle onde medie di Radio Pulpit, emittente cristiana che opera sui 657 kHz da Gauteng e copre la parte settentrionale del Free State e parti delle province di Mpumalanga e Kwazulu-Natal e ha una consorella, Cape Pulpit, su 729 kHz. Ecco il comunicato del DRM Consortium:

The DRM Consortium is expanding its activities with the launch of a new DRM Platform in Southern Africa. The objectives of the DRM Consortium’s Southern Africa DRM Platform, a voluntary group without financial aims, are to coordinate the various industry stakeholders in the countries of Southern Africa interested in DRM, to stimulate the introduction and roll-out of DRM broadcasts and to demonstrate a business case for producing and selling DRM radio sets or auxiliary devices. The DRM Platform in Southern Africa joins thus the Indian, Brazilian, German and other DRM national platforms working together with the DRM Consortium but using national knowledge and expertise.
The launch of the Southern Africa DRM Platform is scheduled on June 25th June and will be followed a week later by the beginning of the first DRM medium wave trial (by Radio Pulpit) in South Africa.
Dr Roelf Petersen of Radio Pulpit, the Chairman of the new Platform says: “My role will be to coordinate the strength of all the African parties involved, in order to ensure that the great potential of the DRM technology becomes a practical reality for serving the peoples of Southern Africa.”
The DRM Consortium has already been present in Southern Africa, recently attending a well-attended SABA Digital Radio Broadcasting Summit in Cape Town, and being part of other SABA events in Johannesburg and in Arusha (Tanzania) last year.
“The DRM global standard can be used in all radio frequency bands and is ideal for the large countries of Southern Africa”, stresses Ruxandra Obreja, DRM Chairman. ”From national networks and regional stations to smaller commercial and community stations, all would be able to broadcast their digital radio programmes with enhanced content and in excellent sound quality to everyone in their respective countries. DRM is an ideal African digital solution and we have high hopes of the activity of the newly created DRM Southern Africa Platform, now open to all those interested.”

Malgrado si tratti di una norma tecnica molto consolidata e adatta a trasmissioni in AM e FM su un ampio spettro di frequenze broadcast, le prospettive di mercato restano incerte. Le sperimentazioni in onde medie Europa sono praticamente chiuse, e le onde corte annaspano alquanto. I progetti di digitalizzazione annunciati dalla Russia a suo tempo si sono arenati forse definitivamente e anche in India le opportunità non sono chiare. Soprattutto pesa ancora la sostanziale assenza di fornitori di ricevitori in volume: finora i pochi modelli di radio DRM stand alone (cioè non dipendenti da computer e software esterni) hanno deluso sul piano della qualità, dei volumi di produzione e delle vendite.

17 gennaio 2014

Prigionieri della radio

Ancora una volta il fascino dell'hobby delle stazioni radio lontane contagia la stampa mainstream con un bel post sul blog scinetifico del New Yorker, Elements, che dedica uno splendido e documentatissimo pezzo all'"iPod delle prigioni". Non si tratta di un lettore mp3, ma di una radiolina della Sony, la SRF-39FP, realizzata appositamente per lo smercio attraverso gli spacci commerciali delle prigioni americane e per questo alloggiata in una custodia completamente trasparente (in modo che non vi si possano nascondere oggetti). Somiglia in tutto e per tutto alla classica radiolina a transistor AM/FM, ma non è proprio così. Questo modello "superlight" a lettura analogica, si basa in realtà su elettronica altamente integrata, come precisa del resto l'autore: inel dispositivo è stato inserito uno dei primi circuiti integrati "single chip radio" che la Sony realizzò agli inizi degli anni '90. Per sensibilità e capacità di resistere alle interferenze adiacenti in onde medie, il minuscolo apparecchio è da subito entrato nel cuore degli appassionati che soprattutto negli Stati Uniti si dedicano all'ascolto - prettamente notturno - di stazioni locali servendosi di mezzi minimali. La diffusione delle onde medie nei 50 Stati è ancora capillare e nella maggior parte dei casi i segnali non sono particolarmente potenti. Una vita di ascolto non basta probabilmente per riuscire ad ascoltare tutte le emittenti e il parallelo tra la radio dei carcerati e l'uso hobbystico della radiolina, all'interno delle varie postazioni individuali facilmente equiparabili a una cella, è un po' triste ma suggestivo.
Il New Yorker intervista Gary DeBock, uno dei fondatori dell'Ultralight Radio Group su Yahoo e attivo utilizzatore e sperimentatore di questa particolare categoria di ricevitori low-cost. Intorno a questi oggetti si è sviluppata una comunità di DXer che in molti casi escogitano modifiche in grado di rendere ancora più performanti circuiti già sorprendenti: in molte situazioni queste scatolette producono risultati all'altezza delle apparecchiature semi-professionali popolari negli anni '70 e '80. Elements fornisce anche diversi dettagli sulla vita nelle carceri americane e arriva a citare uno studio sull'ascolto della radio a San Vittore pubblicato qualche anno da Tiziano Bonini e Marta Perrotta, studio - intitolato "On and off the air: radio-listening experiences in the San Vittore prison"  che si può trovare qui.