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02 febbraio 2017

Frequenze sincrone in onde medie, parte la gara di selezione dei futuri operatori (anche consortili). Ma quante perplessità.

La "prima istanza" che come avevo specificato nel post di ieri impediva l'assegnazione di concessioni per l'uso di un totale di undici frequenze sincrone nella banda delle onde medie finalmente liberalizzata, è venuta meno proprio in queste ore, con la pubblicazione - segnalatami dal solito Giorgio Marsiglio a sua volta informato con grande tempestività da Roberto Scaglione e Emanuele Scatarzi - dell'"elenco degli ammessi alla procedura di selezione comparativa" relativa, per l'appunto, alle frequenze sincrone.
La partecipazione alla procedura di selezione, specifica il Ministero, ai soggetti che avevano presentato richiesta entro lo scorso agosto. Ma visto che l'insieme delle risorse "sincrone" consente in teoria di realizzare undici diverse reti con copertura parzialmente nazionale (alcune reti sono costituite da tre o quattro location, il caso dei 1143 kHz è costituito da Messina e Sassari, solo due, i 1035 e i 1368 kHz, le frequenze che consentirebbero una copertura relativamente uniforme del territorio), c'è una opportunità, e forse una complicazione, in più. «Si fa presente - scrive infatti il Ministero - che le 11 reti sincronizzate, al fine di evitare reciproche interferenze nocive, sono assegnate in modo condiviso a uno o più soggetti, tramite costituzione di una società anche consortile che avrà la titolarità del diritto d’uso dell’intera rete sincrona.
Pertanto la procedura di selezione comparativa - riservata comunque ai soli soggetti presenti nell’elenco - potrà non avere luogo nel caso in cui i soggetti richiedenti una o più frequenze di una rete sincrona di cui all'elenco si accordino per l’uso condiviso dell’intera rete costituendo una società che riceverà il diritto d’uso: tale accordo dovrà essere comunicato al Ministero entro e non oltre il termine del 3 marzo 2017. Coloro che non rientreranno in tale casistica parteciperanno all'assegnazione della rete corrispondente alla frequenza indicata nella domanda, secondo le modalità del relativo bando che sarà successivamente pubblicato.»
In definitiva alla gara partecipano i soggetti che hanno presentato un totale di oltre 300 richieste, una lista in cui ancora una volta spiccano nomi di grosso calibro come RTL, Monradio e diversi altri che partecipano anche alla gara per le frequenze sincrone. Staremo a vedere se davvero sarà possibile costituire delle società e dei consorzi - operazione che nel caso dei multiplex DAB si è rivelata più complicata di quanto i regolatori avevano forse previsto. Personalmente sono molto curioso: un network commerciale in onde medie con durata della concessione pari a 20 anni, in un periodo storico che ha visto - nel giro di 24 mesi - Francia e Germania abbandonare completamente questa porzione di spettro. Il destino delle reti AM sembra segnato anche nel Regno Unito e chissà mai che la Spagna non decida, dovessero vincere forze liberiste, di realizzare qualche risparmio dismettendo la propria infrastruttura in modulazione d'ampiezza. L'eventuale operatore di un network nazionale ha valutato concretamente il potenziale di ascolto in una porzione dello spettro RF sostanzialmente uscito dal radar del grande pubblico, che in ampia misura non possiede più apparecchi fissi, portatili e autoradio abilitati alla ricezione, che vive in ambienti fortemente urbanizzati e in quanto tali immersi in un brodo di rumori e interferenze radioelettrici? Sono state fatte valutazioni sulla content strategy su frequenze che in modulazione analogica sono limitate a 9 kHz di ampiezza di banda e appaiono quindi più compatibili con una offerta news, sport, o comunque talk radio? Come scrivevo ieri, staremo a vedere, ma l'impostazione di tutta questa faccenda è sbagliata. Pensiamo solo alla volontà di mantenere, per le frequenze sincrone, i criteri di protezione a suo tempo applicati al monopolio della RAI. Il Ministero mette a disposizione, per ciascuna frequenza, delle dettagliate schede tecniche che riportano anche gli impianti europei isofrequenza o adiacenti da cui la frequenza italiana andrebbe salvaguardata. In parecchi casi, impianti che interferivano 40 anni fa sono ormai stati smantellati. Qual è il senso di tutto questo, a che cosa hanno guardato i nostri solerti regolatori?

01 febbraio 2017

Onde medie: Agcom pronta a evadere le richieste, ma l'etere AM delude certe aspettative

Insieme a Tiziano Bonini, docente di comunicazione e linguaggi mediatici, saggista, curatore e grande onnivoro di materiali radiofonici, avevo preso parte alla fase consultiva che aveva dato inizio al processo di liberalizzazione dell'etere MF, le storiche "onde medie". A suo tempo io e Tiziano avevamo auspicato una regolamentazione aperta il più possibile alle istanze dell'associazionismo, del no profit e della cultura. Avevamo in mente - e le avevamo citati - assetti legislativi che davano spazio a emittenti a bassissima potenza, convinti che una risorsa così antica, le onde medie in modulazioni di ampiezza, non potessero offrire molte opportunità al mondo dell'emittenza commerciale, pur essendo potenzialmente aperta a nuovi entranti.

Com'è andata a finire? Per i soliti problemi legati a una burocrazia che deve coinvolgere sempre tanti soggetti, la liberalizzazione delle onde medie ha finito per essere una procedura a due fasi. Agcom definisce i criteri in base ai quali scegliere gli assegnatari di frequenze che vengono invece definite dai tecnici del Ministero dello Sviluppo Economico. Ora, almeno sulla carta è vero che Agcom ha identificato una serie di requisiti che in qualche modo permettono di dare attenzione alle iniziative no profit. Ma da come si sono mossi gli uffici tecnici del Ministero è più difficile che le onde medie in Italia possano mai diventare uno spazio per iniziative culturali e legate alle realtà dei territori. A quanto era già sembrato di vedere quando il Ministero aveva annunciato lo scorso agosto le frequenze "sincrone" e "asincrone" disponibili, si semplicemente deciso di liberalizzare l'accesso al pacchetto di canali concordato negli anni a livello europeo per l'infrastruttura Rai, con tanto di siti occupati e livelli di potenza diurna e notturna fissati illo tempore. In altre parole, i futuri operatori di impianti in onde medie sono stati costretti a fare domanda per l'ottenimento di una o più frequenze presenti in un elenco predeterminato. Ci sono quindi situazioni strane, come Milano, dove è possibile ottenere una sola frequenza asincrona e città più piccole dove le frequenze asincrone sono due o tre. Sulle frequenze "sincrone" in passato la Rai poteva accendere diversi impianti di uno dei tre newtwork nazionali, ma vi devo confessare che non ho ancora capito che cosa implichi questa distinzione oggi. Anzi, se qualcuno me la spiega... Quello che si capisce è che al momento "per le frequenze sincrone non è possibile rilasciare, in prima istanza, alcuna autorizzazione." (parola del Ministero).

Si tratta in definitiva di una procedura sicuramente più democratica e sensata rispetto allo sfortunato caso della "regolamentazione" ex post dello spettro FM, ma che a mio parere risulta da subito troppo rigida e ingessata rispetto a una regolamentazione che fissi un livello di potenza generalmente basso per tutti (fatti salvi determinati casi, un pool di frequenze da assegnare a progetti di più ampio respiro), in cambio di uno scenario di maggiore flessibilità. A Milano e Roma per esempio c'è probabilmente posto per una decina di stazioni AM low power. Il piano attuale assegna tre frequenze a ciascuna delle tre città. Capisco perfettamente la necessità di identificare fin dall'inizio un limite realistico per questo medium, Agcom avrebbe potuto decidere per un numero massimo di autorizzazioni da concedere. Ma forse si poteva forse costruire un meccanismo di assegnazione che prevedesse un supplemento di analisi tecnica che rendesse possibile l'accesso di un numero più ampio di soggetti interessati. 
In ogni caso ora le bocce si sono fermate con la pubblicazione, sempre da parte dell'MSE, dell'elenco degli operatori che hanno presentato le loro domande in funzione dei dati resi noti ad agosto. Spulciando l'elenco apparso sul sito in questi giorni, noto parecchi soggetti che hanno presentato richieste per ottenere frequenze in diverse città, alcuni di questi soggetti - penso a Monradio - fanno già parte del mondo dell'emittenza commerciale nazionale, ma mi sembra siano presenti anche i rappresentanti della radiofonia locale. Per me è più difficile, almeno di primo acchito, dire se tra i richiedenti ci sono anche operatori di Web radio, ma mi pare di poter escludere - a meno che non siano state presentate richieste a titolo individuale -  domande presentate da Web radio universitarie e immagino che tale assenza non piacerà a Tiziano come non piace a me. Adesso non resta che aspettare il quadro che emergerà dalla definitiva fase di assegnazione. La parola ripassa ad Agcom per la valutazione di soggetti e progetti.

16 febbraio 2016

Ascolto radiofonico, poche novità nel 2015. Ma per la pubblicità è quasi boom.

Prima Comunicazione pubblica i dati Gfk Eurisko dall'indagine Radiomonitor relativi all'andamento degli ascolti radiofonici nel 2015. Nessuna particolare sorpresa se non il sorpasso, al secondo posto, di RDS su Deejay. Aumentano entrambe ma l'emittente di Massimiliano Montefusco si impone con un buon secondo semestre e un complessivo +3,4% rispetto al 2014. RTL 102,5 continua a mantenere una prima posizione che appare per il momento inattaccabile, mentre sorprende tutto sommato il buon comportamento dei tre canali RadioRAI, tutti attestati sul 6-7% di crescita (aggiustamenti metodologici o vero miglioramento?).
Lo scorso anno è stato molto positivo per la pubblicità. Tra i grandi mezzi la radio ha registrato un notevole 8,8% raggiungendo, dopo la contrazione del 2014, un volume di investimenti che sfiora i 374 milioni. In confronto, Internet ha fatto addirittura peggio, perdendo lo 0,7% e comunque superando la radio con 463,4 milioni. La regina dei mezzi resta la televisione, con una crescita inferiore al punto percentuale e un volume di 3,65 miliardi. Malissimo i quotidiani, che perdono un altro 6,6% precipitando a 755 milioni, solo il doppio rispetto alla radio.


14 marzo 2014

Per il DAB a Bolzano, RAS sceglie un modello Noxon pensato per gli ascoltatori non vedenti

Lunedì 17 alle 10 presso il centro ciechi San Raffaele di Bolzano l'ente radiotelevisivo pubblico dell'Alto Adige presenta l'apparecchio radio DAB Noxon Journaline, e la sua tecnologia text to speech che "legge" a beneficio degli ascoltatori non vedenti il contenuto del display e del radiotext. 

La presentazione dell'apparecchio rivolto alla comunità dei ciechi, una categoria da sempre appassionata dei programmi della radio, verrà effettuata da Martha  Stocker, l'assessore alle politiche sociali. Journaline funziona in modo molto ingegnoso: basta prelevare un software dal sito Noxon e trasferirlo su una chiavetta USB da inserire nella relativa presa sull'apparecchio per abilitare la funzione di text-to-speech (che immagino avvenga dall'altoparlante stesso della radio). Ecco un altro vantaggio della radiofonia digitale che potrebbe essere trasferito anche nell'ambito del normale ascolto FM. Non è specificato, ma credo che Noxon Journaline (di cui esiste una versione Mobile) possa annunciare il testo sul display anche nel caso della ricezione in FM/RDS con la quale è compatibile.


Quello che per la stragrande maggioranza delle persone rappresenta una comodità, ovvero la radio digitale con tastatura touch, per i ciechi è un ostacolo. La RAS ha dunque deciso di adattare un sistema utilizzabile in maniera semplice anche dai non vedenti sudtirolesi, che sarà presentato lunedì 17 marzo dall'assessore Martha Stocker.
La radio rappresenta un mezzo fondamentale per le persone non vedenti, ma l'evoluzione tecnologica che ha portato alla nascita dei moderni apparecchi digitali con tastatura touch, rischia di complicarne in maniera radicale l'accessibilità.
Per questo motivo la RAS (Radiotelevisione Azienda Speciale), in collaborazione con l'azienda germanica "Noxon", ha adattato un apparecchio radiofonico digitale a misura di cieco. La novità verrà presentata dai vertici della RAS e dall'assessore alle politiche sociali Martha Stocker nel corso di una conferenza stampa.

24 novembre 2013

Il "quarto fronte" dal '43 al '45, un libro sulle radio e la musica dei liberatori

Da un certosino lavoro di Gioachino Lanotte, ricercatore specializzato nell'uso di fonti storiografiche alternative ai normali documenti ufficiali della paludata storia delle cancellerie, emerge il racconto di una particolarissima fonosfera: quella del lungo, sanguinoso biennio che dal 1943 al 1945 ha portato l'Italia alla liberazione dal nazifascismo. Lanotte è uno storico anomalo come lo sono le sue fonti. Il suo impeccabile curriculum scientifico, che include un dottorato di ricerca, non lo ha mai allontanato dalla sua vocazione di insegnante di scuola superiore e dal suo amore per la musica. Prima di questo eccezionale lavoro sulla colonna sonora radiofonica della nostra guerra civile - per riprendere la definizione dello storico Claudio Pavone citato dallo stesso Lanotte - l'abbondante produzione dell'autore di «Il “quarto fronte” - Musica e propaganda radiofonica nell’Italia liberata 1943-1945» comprende una storia musicale della Resistenza attraverso le sue canzoni, un saggio sullo swing di Fred Buscaglione, la partecipazione con Paolo Colombo alla stesura di "La corsa del secolo - Cent'anni di storia italiana attraverso il Giro" e molti altri testi saggistici. Subito dopo la fatica sulla radiofonia della Liberazione, sempre per l'editore universitario Morlacchi è apparso quest'anno Il fantasma rosso - La stampa italiana e il maccartismo, dove Lanotte, basandosi su giornali e rotocalchi italiani, ricostruisce le vicende della violenta azione legale e culturale contro gli intellettuali, gli scrittori, gli artisti progressisti negli Stati Uniti (e, di riflesso, in Italia) tra immediato dopoguerra e primi anni '50.
Molto sui generis è stata anche la presentazione di "Il quarto fronte" a Book City Milano 2013, in una delle sale del Teatro Franco Parenti, Lanotte ha voluto accanto a sé a un altro scrittore, musicista, americanista, traduttore: il piacentino (ma credo di origini fidentine) Seba Pezzani. Quest'ultimo ha introdotto brevemente Americrazy, diario di viaggio americano da poco pubblicato da GL Editore - Nuova Editrice Berti di Piacenza (qui la lettura di un estratto letto ai microfoni di Radio Emilia Romagna). Frutto narrativo di una "vacanza"-torunée che Pezzani ha tenuto tra Colorado, Nuovo Messico e Texas con la sua banda rythm & blues "RAB4", il piccolo volume è stata l'ispirazione del brillante sipario musicale che ha concluso il pomeriggio al Parenti. Ecco la parziale (purtroppo sono arrivato un po' in ritardo) registrazione dell'intervento di Lanotte, a partire dalle osservazioni su Radio Liberata di Roma.
Il libro di Lanotte, malgrado la "leggerezza" del tema musicale dominante, ha tutto il peso e il minuzioso dettaglio di un testo specialistico, universitario. Nell'intervista che l'autore mi ha gentilmente concesso vengono spiegate molto bene le origini di questo lavoro, che non nasce da un mero interesse nei confronti di un periodo storico ancora relativamente poco esplorato (mentre non mancano i testi sulla propaganda e la cultura popolare della radio nell'epoca fascista). Lanotte crede molto nella capacità di ricreare - con tutte le cautele del caso - un contesto storico anche a partire dai testi delle canzonette che la radio metteva in onda e che la gente, in quelle circostanze così drammatiche, riprendeva, riadattava alla propria quotidianità. Cercando di ritrovare nella musica, nel varietà, nelle commedie, ancor prima che nei notiziari di Radio Bari o Radio Londra, il senso di un vita in comune, un paese reso schizofrenico dal fascismo, dal suo alleato tedesco, da una guerra disastrosa.  Grande spazio è dedicato all'impatto che la "musica degli americani", lo swing, il boogie, il jazz, riuscì ad avere prima che l'Italia dei primi Festival di Sanremo imponesse un temporaneo ritorno a stili musicali più tradizionali. Paradossalmente, riconosce Lanotte, neppure la retorica "romana" fascista era riuscita a opporsi all'arrivo del jazz in Italia (avversato in modo esplicito soprattutto negli anni delle grandi sanzioni contro l'Italia del Duce). Secondo Lanotte c'è molta fisicità nel ruolo che le band delle emittenti radio liberate, i gruppi diretti dai Piccioni e dai Trovajoli, ebbero su una popolazione duramente provata dalla guerra e proprio per questo sempre pronta a danzare, a sfogarsi attraverso una ritualità antica, ma autenticamente "liberatoria".
"Il quarto fronte" è suddiviso in diverse sezioni, dedicate alle emittenti di Palermo, Bari, Cagliari, Napoli, Roma, Firenze. L'autore spiega di aver voluto ripercorrere lo stesso viaggio delle truppe alleate, andando a compulsare gli archivi privati, quelli dei giornali, degli istituti storici sulla resistenza e naturalmente delle stazioni radio che poi, a guerra conclusa, segnarono il passaggio dall'Eiar alla Rai. Durante la conferenza Lanotte ha fatto ascoltare per esempio qualche minuto tratto da un audiodocumentario realizzato nel 1954 da due registi che avevano lavorato per Radio Firenze Libera, Amerigo Gomez e Victor De Sanctis. Dieci anni prima, nell'estate del 1944, i due avevano percorso le strade di Firenze raccogliendo documenti sonori impressionanti, gli spari contro i cecchini appollaiati nelle mansarde, le grida dei genieri tedeschi che coordinavano il lavoro di distruzione dei fili elettrici tramviari, le esplosioni dei ponti sull'Arno. Per fortuna questo documentario è stato reso disponibile su You Tube dall'Istituto Storico della Resistenza in Toscana, insieme a una proiezione di immagini d'epoca:



Il libro si conclude con un capitolo sulla nascita della Rai ma Gioachino Lanotte è già al lavoro su una possibile integrazione, più focalizzata sugli eventi che si susseguirono a nord di Firenze, nei territori della Repubblica di Salò e della lotta partigiana più aspra. Eventi che anche dal punto di vista radiofonico furono ancora più intricati per l'intervento di operazioni di propaganda "grigia" orientate a creare un clima sfavorevole intorno alla lotta di resistenza. Non vedo l'ora di leggere storie come quelle di Radio Tevere e della biellese Radio Baita, le "false" stazioni partigiane, o ancora della fiorentina Radio Cora. Su Radio Baita, nel frattempo, potete leggere un articolo di Rolando Magliola apparso nel 2009 sulla rivista di storia contemporanea L'impegno, dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli “Cino Moscatelli”.
Il lavoro da fare sarebbe ancora molto lungo, proprio perché le fonti da utilizzare spesso non sono immediatamente accessibili e gli archivi istituzionali versano a volte in cattive condizioni di trascuratezza e mancanza di mezzi. Ricostruire tutto ciò che le impalpabili voci della radio ha rappresentato in quegli anni - riconosce lo stesso Lanotte - non è più possibile, ma se non fosse per ricerche tanto preziose non resterebbe che l'oblio. 

22 novembre 2013

#socialradio, un osservatorio promosso dalla Sapienza per misurare le attività Web e mobile della radio italiana

Un osservatorio per seguire e misurare le strategie social delle radio italiane, cercando di capire come Facebook, Twitter e altri media possono giocare di sponda per favorire l'audience radiofonica. Diciannove su venti dei network più ascoltati in Italia (dati Eurisko RadioMOnitor I semestre 2013) hanno una presenza Web e una propria app, secondo le valutazioni di Socialradio, di Osservatorio Social Vip, un progetto svolto in collaborazione con la cattedra di Pubblicità e strategie di comunicazione integrata del CoRis, dipartimento della Sapienza di Roma. Diciannove hanno una pagina Facebook, diciotto sono su Twitter, diciotto su You Tube. In aumento anche l’utilizzo di Google Plus (10) mentre resta basso l’interesse per Instagram (2). 
Socialradio analizza come la rete sta aiutando le radio a costruire e fidelizzare le proprie community e come il mezzo di comunicazione più antico e consolidato sta affrontando la sfida e opportunità dei social media.  «Il progetto #socialradio – spiega Stefano Chiarazzo dell’Osservatorio Social Vip, si pone l’obiettivo di fotografare lo stato dell’arte dell’uso delle tecnologie web e mobile da parte delle radio italiane, evidenziare trend e best practice e aiutare le emittenti italiane nel percorso di crescita e innovazione». Ciò, presegue il titolare dell'osservatorio, avverrà attraverso il monitoraggio e analisi delle attività online delle radio e, soprattutto, con interviste a chi questo cambio epocale lo vive ogni giorno: i responsabili marketing, gli autori e gli speaker di emittenti rappresentative dell'attuale scenario radiofonico italiano. Ad oggi hanno aderito Radio2 Rai, Radio Italia solomusicaitaliana, M2O e Radio Globo, mentre altre si aggiungeranno nei prossimi mesi.
Gli strumenti "non radiofonici" utilizzati - web TV, le web radio tematiche e le community - offrono, gratuitamente, l'opportunità di spingere la fruizione del mezzo radiofonico ben oltre il semplice ascolto. Podcast e app per smartphone e tablet consentono di ascoltare le dirette ovunque, anche all’estero, e riascoltare le trasmissioni dei propri programmi preferiti. Sondaggi sul sito, social network, Sms e WhatsApp accorciano le distanze tra deejay e radioascoltatori, rendendo questi ultimi sempre più protagonisti dei palinsesti e della creazione di contenuto partecipato di qualità. Nelle strategie adottate dalla singole emittenti ci sono comprensibili differenze. Radio Italia è la più seguita su Facebook (1 milione e 600mila fan) e Instagram (1.600) mentre Radio Deejay domina su Twitter (1 milione e 200mila follower) e Google+ (168.000). Su YouTube è Radio 105 la più “vista” con più di 15 milioni di visualizzazioni sul canale ufficiale, mentre la pubblica Radio Rai punta principalmente sui suoi specifici programmi, raggiungendo punte di d’eccellenza social con “Il Ruggito del Coniglio” e “Un giorno da pecora”. «Gli ascoltatori di ogni emittente costituiscono una comunità a sè, cresciuta nel tempo attorno a linguaggi, valori, temi e gusti musicali ben precisi - commenta Marco Stancati, consulente aziendale e docente della Sapienza. I social network, in particolare, offrono oggi l'opportunità di dare un "luogo" a tale comunità, offrendo occasioni di confronto e coinvolgimento impossibili fino a qualche anno fa». 
La fidelizzazione e il coinvolgimento partecipativo non sono tuttavia gli univi obiettivi. «Una delle sfide per le radio oggi – spiega Paola Panarese, titolare della cattedra di Pubblicità e strategie di comunicazione integrata, è "monetizzare" il grande seguito offerto dalle loro comunità online, coinvolgendo gli investitori in attività di comunicazione e co-marketing sempre più integrate, innovative e interattive». Un fattore competitivo da non sottovalutare in un periodo di forte calo degli investimenti pubblicitari, anche nel comparto radiofonico. 

02 ottobre 2013

DAB Trentino, accende Digiloc mentre RAI passa al DAB+ in tutta Italia Ma di radio digitale si parla poco.


Dalla cima della Paganella, a Trento, ha finalmente acceso anche il secondo consorzio locale DAB+, quello di Digiloc. Sono altre 10 stazioni che si aggiungono alla già ricca offerta di radio digitale trentina. Non finisce qui. Il 27 settembre, zitta zitta (ringrazio Antonio per il puntuale lavoro di scouting), RaiWay annuncia di aver adottato la tecnologia DB+ per tutti i multiplex RAI attivi sull'intero territorio nazionale, rendendo quindi obsoleti i ricevitori di vecchia generazione. Come sta andando la radio DAB+ in Italia? Probabilmente non con la velocità che sarebbe auspicabile se davvero vogliamo che il fenomeno possa essere all'altezza di quello che sta succedendo in altre nazioni europee. L'amico Giorgio Guana, di Digitalradio.it, mi segnala un workshop che si è tenuto a Milano il 25 settembre nella sede del Sole 24 Ore a beneficio dei soci dell'Aires, l'associazione di categoria dei venditori di elettronica di consumo, e oggi sul quotidiano della Confindustria compare uno dei primi annunci della nuova fase di campagna pubblicitaria che Digitalradio sta conducendo. C'è molta attesa per la vendita di ricevitori nella stagione natalizia, ma mi sento di poter dire che il sistema dovrebbe fare molto di più per invogliare gli ascoltatori. Tanto per dire, il consorzio Digiloc non ha un sito Web e non ha una pagina Web (neanche il sito Digitalradio del resto ha una pagina Facebook). I siti delle stazioni del consorzio non parlano di DAB+, spero che le emittenti lo facciano attraverso i loro microfoni. Non credo che quello che abbiamo visto finora sia sufficiente, la radio digitale continua a essere molto poco conosciuta, anche tra i suoi potenziali ascoltatori, anche se ammetto che non è facile comunicare qualcosa che non ha ancora tutti i crismi della disponibilità a livello nazionale.



Dalla Gran Bretagna, con la pubblicazione dell'ultimo report OFCOM sull'evoluzione verso il digitale, si sono scatenate diverse voci scettiche. Il blog Digital Radio Insider ha titolato che il DAB non ha nessuna speranza contro la piattaforma smartphone come "vera" radio digitale. Io però starei molto attento a restare attaccato a modelli interpretativi legati a una elettronica molto vecchia. Non ci si rende conto che il silicio compie passi incredibilmente rapidi e che l'approccio software defined radio accorcia le catene e disintermedia anche gli schemi a blocchi hardware-centrici. Voglio dire che l'obiezione della batteria perderà forza ma mano che la capacità elaborativa e l'architettura stessa di uno smartphone evolve. DAB e 3G/4G hanno molti punti in comune dal punto di vista delle modulazioni, demodulare A o B sarà più o meno la stessa cosa. Mentre c'è una cosa che non cambia: se non prendono piede tecnologie di multicast su IP una infrastruttura 4G continuerà a lungo a rischiare la saturazione quando un numero troppo elevato di utenti si sintonizzerà sullo stesso flusso stream, replicato per gli n ascoltatori. Il modello broadcast, in questo senso, continuerà a essere a lungo molto più economico. Ecco perché io - che sulla radio digitale sono comunque scettico - non tenderei affatto ad escludere forme di sinergia che consentano ai supersmartphone del futuro di funzionare in modalità broadband quando questo è razionale, passando all'ascolto di contenuti broadcast diffusi molto probabilmente via DAB e demodulati centralmente o magari ancora con System on Chip separati ma ad assorbimento sempre più basso. Questo almeno finché non avrremo infrastrutture 5 o 6G su cui effettivamente prima o poi convergerà tutto (a questo proposito c'è un interessante pezzo di Technology Review sul "Multipath TCP" usato dal nuovo iOS 7 per integrare flussi 4G e Wi-Fi, anche se questo accorpamento non piace per niente agli operatori della telefonia mobile). Il fatto è che in questo orizzonte di tempo possono succedere cose molto significative. Potrebbe succedere che oltre alla Norvegia, anche la Gran Bretagna spenga in network radiofonici in FM, dando una ulteriore spinta al mercato della componentistica DAB. Insomma, diffido sempre degli articoli che "dimostrano" che a medio-breve termine una tecnologia o una architettura ucciderà le altre, in un senso o nell'altro. Per il momento i telefoni smart o feature dotati di chip FM ci sono ancora, anche se non sembrano più essere considerati un must per molta gente. L'FM consuma pochissimo e il discorso del DAB per il momento è vero, mettere un chip dentro al telefono è oneroso in termini di battery life. Questo però cambierà, li DAB si imporrà sempre più a livello radiofonico, in molti mercati e a quel punto il tema diventa: la radio broadcast (a quel punto probabilmente digitale) avrà ancora senso integrata a bordo di un telefono? Secondo me la giuria deve ancora darlo, il verdetto, anche perché c'è un avversario chiamato car entertainment che potrebbe favorire modelli broadcast. Il quadro è molto più fluido di quanto i detrattori del DAB vogliono far apparire. Magari hanno ragione, ma è presto per dirlo.
Anche il Telegraph sostiene che la maggior parte degli inglesi non si è fatta prendere da un eccessivo entusiasmo per la rivoluzione della radio digitale.  In gioco da quelle parti c'è come si è detto l'importante decisione dello switch over dell'FM, che non sarà a questo punto anticipata come sembravano sperare i ministri dell'era Blair-Brown, ma che a me pare probabile in un contesto in cui il broadcast pubblico è sotto pressione e il DAB appare (ma anche qui i fatti sono da verificare) come una alternativa a costo energetico più basso. Un altro report interessante è quello in cui Ofcom analizza i consumi di notizie in UK, dove la radio risulta davanti a Internet come fonte informativa primaria ma dietro tv e, incredibilmente, carta stampata.

03 settembre 2013

Radio Bops, nuova arrivata sulle onde medie locali

Identificata la stazione low power che da qualche giorno sta effettuando test sulla frequenza di 1386 kHz nelle onde medie, con eccellente modulazione. Dovrebbe trattarsi, grazie a una segnalazione pervenuta tra i commenti in calce al precedente post, di Radio Bops. La stazione dispone di una pagina Web con live streaming e di una pagina Facebook. A giudicare dalla registrazione del dominio l'emittente potrebbe essere operativa dall'area di Como, ma una prima valutazione della direzionalità del segnale mi aveva fatto pensare anche a Bergamo. In ogni caso la modulazione è davvero professionale (la fotografia del profilo Facebook del resto vanta un bellissimo primo piano di un processore audio Optimod-AM della Orban) e la frequenza molto precisa. In un primo momento annunci e jingle mi avevano fatto pensare a un nome come "Radio Bar", ma Bops è decisamente compatibile. Ecco come arriva Radio Bops in questi minuti qui nel centro di Milano, facendo la dovuta tara di tutti i rumori di cui sono circondato, il segnale è piuttosto corposo (l'annuncio identificativo mi sembra tra l'altro in olandese). La copertura notturna in Liguria a quanto ho potuto verificare qualche giorno fa, risultava quasi locale. Complimenti ai tecnici di Radio Bops!



La nuova emittente è arrivata, almeno in Liguria, insieme a un'altra "storica" locale emiliana sui 1404 kHz, Radio 106 di Campogalliano. Il segnale in questo caso nell'area dello spezzino risulta essere ascoltabile in pieno giorno, anche se a un livello debolissimo. Qui trovate un esempio di ricezione, dove Campogalliano si riconosce per la musichetta folk che cerca di emergere sotto il francese di France Bleu dalla Corsica (attenuata da una antenna superloop direttiva):


02 settembre 2013

Radio digitale a Roma: nuove frequenze per il DAB+

Importante novità per gli ascoltatori romani delle frequenze della radio digitale DAB, che nei prossimi giorni dovranno risintonizzare i loro ricevitori. Da domani 3 settembre, su Roma, tutti i programmi di Radio Rai in digitale: Rai1, Rai2, Rai3, Isoradio, GRParlamento, Fd4 e Fd5 in DAB+ passano sul canale 12b in Banda III.  Sarà il primo indispensabile passo per poter poi completare il mux dell'operatore pubblico con nuovi contenuti, quali i programmi locali (così come è stato fatto a Trento e Bolzano) e - si spera - i programmi WR6, WR7 e WR8.
Quasi contemporaneamente,  il 4 o il 5 di settembre, Club DAB Italia inaugurerà la loro nuova postazione sul 12c, con i programmi nazionali in digitale di Radio DeeJay, Radio Capital, m2o, RDS, Radio Maria, Radio Radicale, Radio 24 - Il Sole 24 Ore, R101 oltre a 3 nuovi canali sperimentali Kc1Test, Kc2Test e Kc3Test ricevibili unicamente in DAB+. Come sempre maggiori dettagli si possono trovare sul sito dell’operatore di rete dab.it  
Restano invariate le coperture con i programmi nazionali di Euro DAB (Radio Italia SMI, Radio Padania, RTL 102.5 Cool, RTL 102.5 Rock, RTL 102.5, RTL 102.5 +, RTL Classic, RTL Groove, RTL ItalianStyle, RTL ViaRadio, RTL Guardia cost, RVaticana Ita) e quelli locali sia di Radio Vaticana (RVaticana Italia, RV Eur. Service, RV Eur. Service+, 105 LIVE L-BAND, 105 LIVE+ L-BAND, RETE ROSSA +,RETE VERDE) che di CR Dab (Radio Radio, Radio Subasio , Radio Suby, Radio Subasio +, Radio Kiss Kiss Italia, Radio Dimensione Suono Roma, Radio Dimensione Suono Due, Ram Power, Teleradiostereo, Teleradio2, Radio Montecarlo 2, Radio Studio 93).
Trovate la copertura, in costante aggiornamento, sul sito della nuova campagna promozionale della radio digitale in Italia, Digitalradio.it

31 agosto 2013

Il ritorno delle AM low power all'italiana

Sembra proprio che il fenomeno delle piccole stazioni in onde medie che in questi ultimi due anni hanno trasmesso in modo - con poche eccezioni - alquanto sperimentale e occasionale, sia tornato a imporsi all'attenzione degli hobbysti. Dopo l'avvento di una non ancor meglio localizzata Radio Azzurra su 1233, nella giornata di venerdì 30 agosto, mentre ero in Liguria, ho scoperto una nuova trasmissione di prova su 1386 kHz. Segnale molto buono, musica soul-funky, qualche raro annuncio (che suona come "Radio Bar") con slogan assortiti ("my music, my life") e dopo qualche ora di incertezza la conferma che la stazione sembra rivolta a un pubblico italiano, con un chiaro annuncio dell'ora in questa lingua. Ho catturato un piccolo campione del format di questa nuova stazione presumibilmente a bassa potenza, anche se di incerta origine (il suono potrebbe arrivare da nord o da sud) e l'ho caricato su YouTube:
Nello stesso giorno della presunta Radio Bar, ho notato che anche Radio Azzurra 1233, dopo diversi giorni di silenzio, è tornata in onda, forse con qualche watt di potenza in meno. Sarebbe interessante riuscire a fare qualche triangolazione per delimitare le due rispettive location. Ci proviamo?

20 agosto 2013

Digitalradio.it: parte in grande stile la campagna per il DAB+ in Italia. Ma le prospettive rimangono incerte

Secondo il sito specializzato olandese Radio.nl, il circuito di emittenti pubbliche tedesche Deutschlandfunk e Deutschlandradio Kultur - attivo sull'intero territorio tedesco - spegnerà completamente le ultime frequenze in onde medie e lunghe nel 2014 per potenziare ulteriormente la propria presenza nelle frequenze della radio digitale DAB+. Il fenomeno della radio digitale in Europa è una realtà sempre più consolidata e in diversi casi rappresenta una scelta irreversibile: diversi Stati hanno già deciso per lo spegnimento dell'FM analogica oltre che dei vecchi impianti OM e OL. Altre nazioni dovranno prendere una decisione in tal senso. È probabile ormai uno scenario a medio termine (intorno al 2017) in cui le radio analogiche non riceveranno alcun segnale in una parte significativa del nostro continente.
Mentre leggevo della possibile evoluzione della radio pubblica in Germania mi sono arrivati i comunicati relativi all'iniziativa di due consorzi commerciali DAB italiani - Club Dab Italia e Eurodab - che lo scorso 5 agosto hanno messo online il sito promozionale Digital Radio.it, ispirandosi ad analoghe campagne che in questi anni hanno cercato di presentare al pubblico i vantaggi del DAB.  In questo caso il claim è "il suono perfetto", ma si potrebbe insistere anche su tanti altri aspetti promettenti, soprattutto in direzione di una offerta rinnovata e meglio integrata nell'attuale cultura digitale. Era ora che qualcuno si muovesse cercando di sensibilizzare i diretti interessati, gli ascoltatori. Pur essendo una invenzione non recente, la radio digitale a standard europeo Eureka 147 ha spesso goduto di scarsa notorietà e in Italia il DAB continua a essere ignorata dai più, malgrado la lunga sperimentazione della RAI e dei principali network privati.
La campagna DigitalRadio.it prevede, oltre al sito, la diffusione di spot radiofonici attraverso le emittenti consorziate. Ecco in anteprima uno di questi spot. L’invito a trasmettere  il messaggio è stato rivolto anche a tutti i consorzi di radio locali attivi nelle province di Roma Trento e Bolzano (altre 33 radio locali).



Mi rendo conto che la mia affermazione potrebbe risultare impopolare, ma sono ormai convinto che in questo momento stiamo attraversando una situazione molto poco favorevole a un lancio in grande stile di una novità come il DAB+ in Italia. Negli ultimi 18 mesi Agcom ha preso decisioni importanti e la storia della sperimentazione della "nuova" radio digitale nelle province di Trento e Bolzano è molto positiva, canali pubblici e privati hanno dimostrato di avere intenzioni serie. Ma le buone intenzioni non bastano: per poter decollare davvero il DAB ha bisogno di copertura e offerta estese a tutto il nostro territorio. I piani di espansione annunciati da RaiWay per il 2013 non si sono concretizzati, manca la pianificazione delle frequenze a livello nazionale, ci sono ancora questioni da risolvere sui blocchi assegnati in banda III. Il mercato dei ricevitori propone ormai soluzioni e dispositivi di ottima qualità e per tutte le tasche, dalla semplice radio ibrida FM/DAB agli apparecchi multimediali con touchscreen. Ma siamo ancora molto lontani dai livelli di impegno visti in questi mesi in Germania, dove viene affrontato anche il problema dei contenuti innovativi che il DAB rende possibili. Se aggiungiamo lo stato ancora confusionale in cui versa il nostro settore del metering, la misurazione degli ascolti, e l'impatto che la mancanza di dati uniformi sta avendo sul mercato pubblicitario, le prospettive per il DAB continuano a essere incerte. 
Se ne stanno accorgendo anche  i membri del Parlamento. A luglio il senatore trentino della lega Sergio Divina (purtroppo più noto alle cronache per le sue agghiaccianti dichiarazioni sui figli gay definiti "una disgrazia" per le famiglie) ha presentato una interpellanza che invita il ministro per lo Sviluppo Economico a verificare che le strategie Rai in materia di radio digitale siano conformi al mandato previsto dal contratto di servizio. Prima dell'interpellanza di Divina c'erano state altre significative prese di posizione a favore dello sviluppo della radiofonia digitale in Italia. Una maggiore consapevolezza è sicuramente necessaria, ma ancora una volta non mi pare che il governo possa in questo momento mettere in piedi una strategia concreta, sostenendola con risorse finanziarie adeguate. Se certe decisioni non verranno concordate a livello europeo, come è stato fatto per la tv digitale, il DAB+ in Italia potrebbe restare a lungo una opzione riservata a bacini geografici molto ristretti e incapace di generare un effetto positivo in termini di nuovi entranti, nuovi contenuti, nuove opportunità economiche. 

Radio Azzurra, test su 1233 kHz. Dopo Agcom, tornano a muoversi le onde medie low power?

L'apertura da parte di Agcom di un possibile fronte di interesse nei confronti di nuove iniziative radiofoniche commerciali nelle frequenze sotto i 30 MHz devono aver rinfocolato le speranze degli operatori privati che nei mesi scorsi avevano avviato diverse fase di test con impianti nelle onde medie e che si erano quasi subito scontrati con un muro di lettere di diffida fatte recapitare dagli uffici tecnici delle Comunicazioni (ricordo che in Italia la legislazione in materia di autorizzazione a trasmettere sulle onde medie non lascia troppi spazio a certe iniziative).
Nel mese di giugno, come avevo scritto, la nostra Authority aveva dato corso a una pubblica consultazione per valutare eventuali progetti e poco dopo alcune emittenti sperimentali, come Media Veneta su 1233 kHz, avevano ripreso a trasmettere. Oggi sul gruppo Facebook dell'AIR Fausto Fontana ha riportato che sulla stessa frequenza adesso è attiva, forse dalla Toscana, una nuova stazione, Radio Azzurra e Fabrizio Magrone, dalla Romagna, conferma che Radio Azzurra è perfettamente separabile da Media Veneta su 1233 con una buona antenna direttiva. La registrazione che Fabrizio mi ha mandato contiene gli annunci di entrambe le stazioni.

Il segnale è robusto anche nel daytime, segno che l'impianto è ben dimensionato. Sono curioso di provare Radio Azzurra questa sera anche da Milano, nel corso della mia estate a Favignana Media Veneta arrivava tranquillamente dopo il tramonto. Questa è una registrazione di due anni fa della stazione veneta ascoltata in Liguria:

13 marzo 2013

Nuovo palinsesto per il network RDS

Da lunedì 11 marzo il network RDS ha rinnovato i suoi palinsesti. Confermato l'impianto basato sul flusso musicale con innesti di notizie e altri contributi, ma il discorso viene ricondotto a sei coppie (rigorosamente miste) di conduttori, che si dividono le diverse fasce della seconda mattinata e del tardo pomeriggio nell'arco della settimana. La conduzione in altre fasce è a una sola voce o riprende, come nella prima mattinata, la formula di "Tutti pazzi per RDS".  Ecco il comunicato con tutti i nomi e le indicazioni orarie:


A RDS arriva la conduzione a due.                                                                

Tre coppie, sei voci, sei punti di vista, un solo punto fermo: la musica e l’intrattenimento

Roma, 8 marzo 2013. Primavera all’insegna del rinnovamento per RDS 100% Grandi Successi che ridisegna il palinsesto radiofonico. Il format di successo di “radio di flusso” rimane il punto fermo della programmazione radiofonica firmata RDS, ma, a partire da lunedì 11 marzo, ad arricchire e movimentare la diretta nelle fasce più importanti della giornata, arriva la conduzione a due voci: una femminile, l’altra maschile.
Dal lunedì al sabato, due le coppie protagoniste dalle 9.00 alle 18.00: Anna Pettinelli e Corrado Gentile, conduttore e giornalista della Redazione News del network, saranno on air dalle 9.00 alle 12.00 per parlare di informazione, di attualità e dei sogni degli italiani, mentre Claudio Guerrini e Rosaria Renna terranno compagnia agli ascoltatori dalle 14.00 alle 18.00 e, tra le tante tematiche del pomeriggio, aggiorneranno gli ascoltatori sul mondo del cinema. La terza ed ultima coppia è formata da Chiara Papanicolau e Filippo Firli, in diretta dal lunedì al giovedì, dalle 18.00 alle 22.00, per le interviste, le classifiche e le novità dal mondo musicale.
Ad annunciare le nuove fasce di conduzione, uno spot radiofonico che rispecchia un “gioco delle coppie” fresco, divertente, dinamico e coerente con la promessa “Trasmettiamo voglia di partecipare”: “Anna vorrebbe un uomo informato, informatissimo sull’attualità e capace di sorprendere mentre Corrado vorrebbe una donna affascinante, permalosa, polemica e con una forte personalità. Rosaria lo vuole ironico, brillante, imprevedibile e bellissimo (ma bellissimo non si può!) invece Claudio la vuole esplosiva, chiacchierona e sexy (ma sexy non si può!). Chiara vuole un uomo intelligente e curioso; Filippo una donna alta, bella e che sappia sorprendere”. Tre coppie, sei voci, ognuna con la propria opinione e personalità per dare agli ascoltatori punti di vista diversi.
La fascia serale-notturna prevede la conduzione di Paolo Piva che, dal lunedì al giovedì, sarà on air dalle 22.00 alle 02.00; di Beppe De Marco, venerdì e sabato in diretta dalle 18.00 alle 22.00; e di Renzo Di Falco, in radio dalle 22.00 alle 02.00, sempre il venerdì e il sabato. Rimane, invece, invariata la fascia di conduzione del morning show “Tutti Pazzi per RDS”, dal lunedì al venerdì dalle 05.00 alle 09.00 e il sabato dalle 07.00 alle 09.00 con “Il meglio di Tutti Pazzi per RDS”; quella di Marco Liorni (lunedì – sabato, dalle 12.00 alle 14.00) e quella della domenica (Corrado Trisoglio, dalle 05.00 alle 09.00; Filippo Firli, dalle 09.00 alle 13.00; Beppe De Marco, dalle 13.00 alle 17.00; Paolo Piva, dalle 17.00 alle 21.00; Renzo Di Falco, dalle 21.00 alle 01.00).
“RDS è e rimarrà una radio di flusso dedicata ai grandi successi musicali italiani ed internazionali – dichiara Alessandro Montefusco, station manager di RDS – La centralità del momento musicale non è messa in discussione, ma una conduzione a due voci – energica, fresca, imprevedibile e coinvolgente – capace di raccontare lo stesso mondo in continua evoluzione da due punti di vista diversi, quello maschile da una parte e quello femminile dall’altro, rappresenta un valore aggiunto per coinvolgere gli ascoltatori e “far star bene chi ascolta RDS”. A convincerci ancora più della scelta, il successo del morning show “Tutti Pazzi di RDS” condotto da Rossella Brescia, Max Pagani e Barty Colucci, con la regia di Claudio Cannizzaro, e del gioco condotto da questi ultimi “Maschi vs Femmine”.
“Il rinnovamento del palinsesto – dichiara Massimiliano Montefusco, direttore comunicazione di RDS – risponde alla nuova caratteristica di entertainment company dell’emittente di creare sempre più momenti di confronto e di contatto con gli ascoltatori. La doppia conduzione favorirà questa interazione e renderà così gli ascoltatori protagonisti dello sviluppo dei nuovi contenuti”.

17 giugno 2012

10 MHz: nelle onde corte sempre più libere spunta una strana stazione di tempo

Di fronte a un evidente fenomeno di accelerato smantellamento degli impianti trasmissivi dei broadcaster internazionali, le onde corte stanno diventando una specie di "zona temporaneamente autonoma". Le "hobby pirate" del centro e nord Europa ormai trasmettono sui 48 metri e su diverse altre frequenze non-broadcast tutti i giorni della settimana (un tempo si sentivano solo la domenica mattina). In Italia i pirati musicali non attecchiscono ma la voglia di occupare l'etere HF c'è. E mentre i privati che sperimentano l'uso delle onde medie per trasmissioni a carattere locale ricevono la puntuale diffida dagli ispettorati tecnici del ministero dello Sviluppo Economico (quello che ha raccolto il testimone del fu-Ministero delle Comunicazioni), sembra che le autorità competenti non battano ciglio davanti alle richieste di trasmissioni di "segnali di tempo" sulle frequenze tradizionalmente riservate da decenni alle emittenti di tempo e frequenza campione ufficiali. Dopo le tramissioni "revival" della stazione torinese IBF su 5 MHz, riattivata in questi mesi in modo un po' discontinuo dai radiosperimentatori che fanno capo all'Associazione Italiana Radioascolto, in queste ultime ore è spuntata una misteriosa stazione che trasmette sui 10 MHz il segnale orario in codifica SRC, quella utilizzata dalla RAI (a questo indirizzo il circuito e il software di decodifica SRC realizzato da Danilo Consonni e descritto in un articolo di qualche tempo fa su Circuit Cellar)
Da una prima analisi il segnale sembra provenire dalla Versilia, più precisamente dall'entroterra di Viareggio. La stazione trasmette in modulazione di ampiezza con portante inferiore soppressa e occupa il minuto con delle musichetta e l'annuncio dell'orario (il format è cambiato più volte). Viene data anche una sorta di identificazione, addirittura con un "locator geografico", il sistema di coordinate utilizzate dai radioamatori per fornire in modo stringato la loro posizione. Quello fornito, JN53DV, corrisponderebbe in effetti alla località dove opera un radioamatore versiliano, che non voglio identificare qui. In più, nel messaggio identificativo viene precisato un indirizzo Web, quello della associazione Italcable. Sul sito di questa organizzazione - che evidentemente vuole rifarsi alla tradizione della società radiotelegrafica che un tempo si occupava delle comunicazioni telefoniche internazionali dall'Italia - leggiamo che la rediviva Italcable è una "libera associazione senza fini di lucro" autorizzata da una "licenza del Ministero dello Sviluppo Economico" e che tra i suoi servizi c'è anche questo "segnale orario": "E' attiva la stazione radio trasmittente sulla frequenza 10MHz Modulazione d'Ampiezza, 24 ore su 24 il segnale orario Italiano, Locator: JN53DV, è in fase di ottimizzazione e probabilmente lo rimarrà per sempre, l'antenna, il trasmettitore e il sistema di controllo". Altri contenuti, per il momento, non ce ne sono e non si specifica altro sulla natura di questa presunta licenza (peraltro concessa, a quanto si dice, anche ai restauratori del segnale IBF su 5 MHz).
Il video che allego è stato realizzato nell'estremo levante ligure e molto probabilmente riguarda la ricezione dell'onda di terra dell'impianto (se davvero questo è localizzato in Versilia). Qui a Milano non sento nulla, ma sembra che nel centro Europa la nuova stazione di tempo copra il segnale della stazione cinese BPM. La radicale differenza è che mentre Italcable chiaramente non utilizza una time reference ad alta precisione e la sua portante non si trova esattamente su 10 MHz, la stazione BPM è a tutti gli effetti un campione "di laboratorio" in entrambi i domini. Che senso ha un'operazione di questo tipo, al di là della nostalgia per un medium sempre meno preponderante (ricordo che oltre a IBF in Italia operava anche la stazione di tempo romana IAM e tutte e due sono state chiuse diversi anni fa)? Sul piano tecnico non c'è nessuna motivazione reale, oggi grazie al GPS possiamo avere sorgenti di radiofrequenza e tempo decisamente più precise. L'uso di frequenze non-radioamatoriali e non broadcast colloca questi esperimenti a metà strada tra hobby e revival, il tutto favorito da una sorta di vacatio legis risultante dalla perdita di interesse nei confronti di questa porzione dello spettro RF. E' un peccato che in tale vuoto normativo nessuno cerchi di mettere in piedi iniziative radiodiffusive di stampo più informativo, culturale, sociale. Gli attuali giochi nell'etere attraggono un numero molto ristretto di appassionati e quando subentrerà la noia rischiano di non lasciare molte tracce.

22 febbraio 2012

Stereomood, Web radio emozionale, nell'elite delle startup italiane di Mind the Bridge

Un grosso in bocca al lupo ai ragazzi di Stereomood, la Web radio che esegue e classifica i brani musicali in categorie "emozionali". Appena sveglio, perso nei pensieri, guardando le stelle, innamorato, digitale... Solo l'elenco intriga e mette di buon umore.
Il team guidato dal Ceo Daniele Novaga si trova in California dove domani si terrà, a Berkeley, l’Italian Innovation Day, iniziativa promossa da Mind the Bridge, una associazione di imprenditori e tecnologi italiani della Silicon Valley che propone il modello delle startup italiane agli investitori americani. La giornata è la naturale evoluzione della vetrina della innovazione italiana che Mind the Bridge Foundation organizza da cinque anni a questa parte, portando negli Stati Uniti le migliori idee che escono dalla sua annuale competizione per business plan. Un’occasione per presentare al mondo ciò che l'Italia ha da offrire in quanto a innovazione e a creatività, sia in termini di startup che di piccole imprese e per aprire proprio a queste ultime una serie di opportunità che l'asfittico sistema dei finanziamenti all'innovazione italiano non può dare. Dopo 4 settimane di incubazione al "GYM" di Mind the Bridge, le undici startup avranno l’opportunità di sostenere il proprio elevator pitch alla presenza dei migliori investitori in startup al mondo. Al termine delle sessioni verrà proclamato il vincitore della Mind the Bridge Competition 2011/2012.
Stereomood partecipa con altre dieci startup, tra cui c'è anche D-Orbit, una società milanese che ha messo a punto un dispositivo da installare a bordo dei satelliti artificiali per la corretta gestione del loro fine-vita. Uno strumento che aiuta a combattere il fenomeno della spazzatura spaziale assicurando un rientro distruttivo o innocuo nell'atmosfera o, viceversa, spingendo i satelliti verso orbite più elevate e sicure.

21 febbraio 2012

Pure Highway 300Di, il bello del DAB+ per ogni autoradio. Ora ci vuole solo la radio digitale in tutta Italia




Ormai non ci sono più molte scuse perché l'Italia non debba seguire l'esempio di altre nazioni europee e offrire a se stessa e al proprio mercato radiofonico, pubblico e privato, nazionale e locale, le opportunità della radio digitale DAB+. Prima non c'erano i ricevitori. Quando sono arrivati i ricevitori da tavolo, mancavano quelli per le automobili. Ora che stanno arrivando gli adattatori tanto per l'aftermarket (un mercato ancora molto significativo, considerando che GfK Retail and Technology Italia valuta per il segmento "car audio" italiano nel 2011 un venduto di 625 mila pezzi, con una contrazione del 14% rispetto al 2010, e un fatturato superiore ai 55 milioni) come per le autoradio integrate nel cruscotto dei nuovi veicoli acquistati, mancano le licenze basate su una pianificazione definitiva.
Affinché ci siano questi indispensabili lasciapassare, bisognerebbe fare un po' di chiarezza in più sugli spazi frequenziali che si potranno utilizzare senza problemi, una volta che le questioni del passaggio al digitale televisivo terrestre e dell'assegnamento del dividendo (le frequenze rimaste libere nel post transizione) - inteso come dividendo "esterno" (le frequenze destinate a usi non televisivi) e "interno" (le frequenze da spartire ai broadcaster che già partecipano al televisivo terrestre) - saranno definitivamente risolte.
Anche con ricevitori da tavolo, autoradio, licenze, frequenze e infrastrutture a portata di mano, il puzzle della radio digitale deve affrontare l'aspetto non trascurabile dei contenuti editoriali, che dovranno essere accattivanti e il più possibili esclusivi, e della consapevolezza del pubblico.
Il quale pubblico per il momento (e questo un altro problema non da poco) è molto più esperto di meccanica quantistica - mediamente più studiata, nelle facoltà italiane di fisica e matematica - che di radiofonia digitale. Bisognerà fare parecchio marketing per spiegare a milioni di persone che cosa è e a che cosa serve la radio digitale.
Ma la sensazione - parlando oggi con gli amici addetti ai lavori in ambito infrastrutturale in occasione della presentazione milanese di Pure Highway 300Di, l'adattatore DAB+ per le autoradio di quasi tutte le marche - è che siamo veramente a un passo dalla "vera" radio digitale all'italiana. Dopo oltre quindici anni di false partenze e sperimentazioni che hanno portato a sacche di copertura (alcune delle quali particolarmente virtuose, come in Alto Adige) e a un'offerta abbastanza discontinua, oggi l'Italia potrebbe seguire l'onda tracciata dai tedeschi, che nel giro di pochi mesi hanno rilanciato un DAB dato praticamente per spacciato e lo hanno trasformato in un fenomeno che ha spinto gli acquirenti d'Oltralpe ad acquistare un numero di ricevitori digitali nettamente superiore ai 50-100 mila previsti dai più ottimisti. Devono aver pesato, nel caso della Germania, i soldi pubblici stanziati, la volontà di mettersi d'accordo tra tutte le parti (ok, qui da noi concordare una linea comune tra radio pubblica, una ventina di network nazionali importanti e un migliaio di stazioni tra regionali e locali non è altrettanto facile) e l'idea di proporre contenuti davvero interessanti come le radiocronache in esclusiva delle partite della Bundesliga.
Gianluca Sigillo, che oggi a Milano ha presenziato alla mini tavola rotonda seguita alla presentazione dell'apparecchio Pure al posto del suo collega in RaiWay Giuseppe Braccini, ha reso noti i dettagli delle ultime decisioni prese in Agcom pochi giorni fa. L'annunciata espansione dell'attuale infrastruttura DAB dovrebbe ripartire dalla provincia di Trento, dove verrebbero allocati quattro blocchi del canale 12 in banda III per i multiplex nazionali e altri quattro del canale 10 per dare il necessario spazio a una quarantina di emittenti provinciali (ricordo che RaiWay, oltre a dover portare in digitale i programmi di Radio RAI, si propone anche come provider nazionale di servizi DAB in outsourcing rivolti agli editori locali non infrastrutturati). Il Trentino, nelle intenzioni dei partecipanti al tavolo dell'Agcom dovrebbe diventare non l'ennesimo "pilota" ma l'autentico primo passo verso una infrastruttura DAB a copertura nazionale. A questo punto però è il Ministero dello sviluppo economico che deve dimostrarsi attento e capace di cogliere questa opportunità assegnando tempestivamente le licenze.
Di Pure Highway ho già parlato, anticipando il lancio commerciale avvenuto oggi. Si tratta di un adattatore in due componenti separate. Una unità con doppio tuner (il secondo serve per effettuare una scansione delle emittenti ascoltabili e aggiornare di conseguenza la lista delle trasmissioni tipica del DAB) che deve essere sistemato in un alloggiamento nascosto alla vista e può essere collegato in due modi all'autoradio pre-esistente: per le autoradio più nuovi si devono utilizzare gli ingressi e le uscite AUX della radio e l'ingresso AUX dell'adattatore; per radio non abilitate all'AUX si collega l'adattatore all'antenna FM per mezzo della porta FM Aerial IN e il segnale digitale viene mixato a un segnale FM da reinserire nella presa d'antenna dell'autoradio tramite l'uscita Aerial Out.
Una presa USB consente all'adattore di fungere da centrale di smistamento per i contenuti memorizzati su iPod/iPhone o altri lettori. La seconda componente è un piccolo controller che server per gestire i multiplex di programmi ricevuti e un display su cui vengono visualizzate le informazioni del DAB. Un terzo elemento è la speciale antenna per banda III e banda L (entrambe possono essere ricevute dalla Highway) da applicare al vetro e da collegare all'adattatore tramite una placca a induzione.
Il costo suggerito per la 300Di, che sarà distribuita dal gruppo vicentino Calearo, sarà di 289,99 euro. Fino al 31 maggio questa somma include l'installazione, che verrà effettuata dai professionisti nei punti del circuito CheckStar MagnetiMarelli. La radio digitale, ha ricordato il rappresentante di Pure e Immagination Technologies in Italia, Giorgio Guana, ha enormi potenziali. Ricezione senza fruiscii, possibilità di individuare subito la stazione preferita, una funzione "pause and rewind" che permette di interrompere l'ascolto per rispondere a una telefonata e riprenderlo dal punto dell'interruzione, servizi informativi molto più avanzati rispetto a quelli possibili con l'RDS analogico. Ma bisogna fare in fretta e consentire agli utenti finali di decidere se tutti questi potenziali sono reali o no. Per molti di questi utenti un dispositivo come Pure Highway dà la possibilità di usufruire dei contenuti mp3 e, tramite smartphone, dei flussi radiofonici in streaming Web, abilitando all'ingresso USB anche i modelli di autoradio meno aggiornati. E' sicuramente un plus, ma l'obiettivo primario è quello di sfruttare i vantaggi del modello broadcast per la distribuzione di contenuti.
Sui costi che gli editori radiofonici dovranno inevitabilmente sostenere per potenziare le loro infrastrutture digitali una volta sgomberato il campo dagli ostacoli in materia di licenze, uno dei partecipanti alla discussione di oggi mi ha fatto giustamente osservare che il DAB rappresenta nei fatti un impegno molto marginale a fronte della spesa che un network nazionale sostiene e ha dovuto sostenere negli anni nel "mercato delle vacche" delle frequenze FM analogiche nell'Italia della legge Mammì. In una certa misura questo può essere considerato un incentivo per una radio digitale che oggi potrebbe accogliere gran parte degli operatori, incluse le stazioni molto piccole. Le distorsioni di un mercato regolamentato solo ex post pesano naturalmente sull'evoluzione delle eventuali politiche di switch-over o peggio ancora dello switch-off dell'FM, due obiettivi che nazioni come la Norvegia, i Paesi Bassi e naturalmente il Regno Unito stanno prendendo in seria considerazione. Gli investimenti passati hanno pesato finora, purtroppo, sull'apertura del mercato radiofonico a nuovi entranti o a soggetti no-profit, comunitari o istituzionali. Un motivo per cui in Italia è obiettivamente più difficile anche pensare a strategie di lancio del DAB che incentivino all'acquisto dei ricevitori digitali sulla base di contenuti nuovi ed esclusivi rispetto all'FM. Al momento per chi oggi non è "nuovo entrante" ma possiede già una licenza analogica (vedere delibera Agcom 664/09/CONS) il 50% dei contenuti DAB dovrà essere in simulcast con l'FM. Ma la sola esistenza di una alternativa come il DAB porterà quasi sicuramente a un alleggerimento della pressione sulla banda 88-108 e stimolerà la nascita di contenuti e formati che l'ascoltatore non troverebbe in analogico.
E' una alternativa che va tuttavia concretizzata quanto prima, altrimenti si rischia di far rientrare nel fardello degli "investimenti pregressi" anche i soldi spesi finora per il DAB, rendendo ancora più bloccata la situazione. Senza contare che come dimostrano le recenti edizioni dei principali saloni automobilistici, l'industria del car entertainment sta accelerando la corsa verso dispositivi e modelli di distribuzione basati su Internet mobile. Per quanto conveniente possa essere il modello broadcast per i contenuti di massa, le nicchie di contenuto in streaming su reti 3 e 4G, insieme all'audio "asincrono" della musica MP3 e dei podcast potrebbero trasformarsi nell'ennesimo impedimento per la radio digitale. Proprio ora che tutti gli ostacoli sembravano rimossi.

19 gennaio 2012

Onde medie locali all'italiana: l'avventura è finita?

La notizia della temporanea disattivazione delle trasmissioni in onde medie di Broadcastitalia AMitaliana mi è stata confermata da uno dei responsabili. L'evento era stato messo in conto, ma l'emittente intende agire per vedersi riconosciuti i propri diritti. Chissà che questo episodio non apra la strada al definitivo riconoscimento dell'uso delle onde medie e a una regolamentazione delle stazioni locali che sono state attivate nel corso del tempo e specialmente in questi ultimi due o tre anni.
Sono trascorsi diversi mesi dalle mie ultime segnalazioni di emittenti locali italiane attive sulle onde medie (521-1611 kHz) una porzione di spettro virtualmente dimenticata da un pubblico completamente servito dalla modulazione di frequenza. In Italia Radio RAI ha smantellato da tempo gli impianti che ripetevano Radio 2 e Radio 3, lasciando in piedi solo un network di emittenti "OM" di Radio 1. Nel 2011 in particolare c'era stato un fiorire di iniziative commerciali, molte delle quali sperimentali.
Tutte queste iniziative hanno in comune una sorta di "vizio di forma": sulle onde medie, a parte la RAI, nessuna stazione può essere considerata ufficiale perché non è prevista alcuna concessione di licenze in questa banda di frequenze radio. In pratica è come se queste stazioni avessero preso la macchina del tempo e fossero tornate agli anni Settanta, o comunque al periodo precedente la celebre Legge Mammì.
In questo gruppetto di semi-pirati c'erano due emittenti che hanno saputo consolidare la loro programmazione: Challenger Radio e Broadcastitalia/Amitaliana, che operano rispettivamente dalle zone di Padova e Roma. O forse dovrei dire operavano perché questa mattina sui canali informativi gestiti da Bclnews.it, seguitissimi dalla community dei radioascoltatori hobbystici italiani, è apparsa una notizia clamorosa: gli impianti di Broadcastitalia su 1485 kHz sarebbero stati chiusi dalle autorità (notizie su Radio Challenger non ne ho, ma non mi pare di averla ascoltata on air recentemente). Un sequestro che - qualora fosse confermato - colpisce ma non sorprende del tutto: in questi mesi sono venuto a conoscenza di diverse notifiche ministeriali pervenute ai responsabili di stazioni che molto semplicemente non sono "previste" dagli attuali regolamenti.
Immagino che molti conoscano già la mia posizione sulla presunta obsolescenza delle onde medie. Sicuramente è vero che ha perso di significato l'uso di queste frequenze per la copertura di un ampio bacino di ascolto, su scala regionale o addirittura nazionale. Non esistono più i presupposti tecnici ed economici per continuare a utilizzare trasmettitori che infatti vengono progressivamente disattivati in tutta Europa. Completamente diverso è l'impiego delle onde medie su scale molto locali con livelli di potenza molto bassi e con obiettivi commerciali e no-profit, ma soprattutto sociali, educativi, comunitari. Capisco che in mancanza di regole precise le autorità possano ritenere opportuno intervenire con tale severità. Ma vorrei sperare che questo episodio (se confermato, ribadisco) possa essere solo il primo passo verso una piena regolamentazione - su modello britannico e americano - delle low power in onde medie e modulazione d'ampiezza, in Italia e magari in tutto l'ambito dell'Unione europea.

24 ottobre 2011

Rai estero e minoranze: 50% di tagli sui fondi pubblici

Dobbiamo operare sotto la ferula. Non lo dico io, lo dice il sottosegretario Paolo Buonaiuti annunciando i prossimi tagli - pari al 50% (su un totale che ammonta attualmente a 45 milioni) - sui fondi di finanza pubblica devoluti alla RAI a
supporto di due importanti "convenzioni": quella per le trasmissioni destinate alle minoranze linguistiche e quella (già penalizzata in passato con la soppressione delle trasmissioni in onde corte) per i programmi diffusi all'estero da Rai International.
La ferula? Confesso: da bravo (o cattivo, giudicate voi) non-cattolico non sapevo si trattasse del caratteristico bastone pastorale vescovile. Il dizionario mi ha rivelato però che la ferula, una pianta da cui i romani ricavavano bastoncini molto dolorosi se manovrati come scudisci, è anche l'attrezzo utilizzato per le punizioni corporali nelle scuole di un tempo che fu. E' ironico che proprio per dare la notizia di un inevitabile ridimensionamento dell'offerta radiofonica rivolta alle minoranze di una Italia che tutela le proprie comunità linguistiche nella Costituzione, Buonaiuti abbia scelto un termine da cercare sul dizionario. "Siamo sotto la ferula di una crisi globale" e quindi, cari amici di Aosta, Trieste, Bolzano, la radio nel 2012 parlerà un po' meno in patois, sloveno e tedesco. Lo stesso vale per gli italiani all'estero, per informare e intrattenere i quali RAI International utilizza circa 22 di quei 45 milioni. Estrapolando dalle anticipazioni di Buonaiuti, adesso dovranno accontentarsi di 11.
“Non ho grandi buone notizie. Dobbiamo operare sotto la ferula di una crisi globale che vede ridotti tutti i contributi. Sono stati tagliati trasversalmente i fondi al Ministero; la Presidenza del Consiglio, depositaria del fondo per l’editoria, non potrà avere una sorte diversa, benché al momento io non possa dare informazioni precise sulle cifre”. Lo ha affermato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per l’editoria, Paolo Bonaiuti, in occasione dell’audizione della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera.
"Sto preparando – ha proseguito Bonaiuti - una lettera da inviare al Direttore Generale della Rai in cui dico che come minimo prevedo un taglio del 50% alle convenzioni stipulate con la Rai per le minoranze linguiste e Rai Internazionale - ha proseguito Bonaiuti - Il valore di queste convenzioni è di 45 milioni di euro, di cui 21-22 dovrebbero andare a Rai Internazionale a cui, come i cultori della materia sicuramente ricorderanno, già l’anno scorso ebbi a ridurre i fondi per far arrivare i contributi alla carta stampata".
Sul fronte delle riforme, Bonaiuti ha aggiornato la Commissione sui tavoli di lavoro tematici insediati per rinnovare il settore: "martedì si sono riuniti i tavoli tecnici su diritto d’autore, onlus e tariffe postali. Mercoledì si riunisce quello per le questioni forme di sostegno, cioè i contribuiti diretti, e nel pomeriggio quello per gli accordi quadro (pubblicità istituzionale). Venerdì, infine, si riunirà il tavolo informatizzazione e parità di trattamento (digitalizzazione della distribuzione). Stiamo preparando gli articolati per agire con efficienza".
Obiettivo della riforma “è "andare a cercare sprechi e tagliarli tutti assieme, tenendo presente due principi fondamentali: l’occupazione dei giornalisti e dei poligrafici e le vendite effettive" ha concluso Bonaiuti. (20/10/2011 – ITL/ITTNET)
(Così scrive il portale Italian Network).
Solo dopo che Chris Diemoz (impegnato tra l'altro nella conduzione del programma "Caleidoscopio" per conto della redazione di Radio Rai Val d'Aosta) mi ha segnalato la notizia attraverso un post apparso nel blog di Luciano Caveri, consigliere regionale valdostano con responsabilità dei programmi locali dell'emittente pubblica, ho visto che molte agenzie l'avevano ripresa dopo le dichiarazioni di quattro giorni fa. Con i tagli praticati a partire dal prossimo anno, i programmi radiotelevisivi nelle lingue minoritarie e quelli pensati per gli italiani all'estero riceveranno la metà dei finanziamenti destinati finora. Come dire che gli italiani che parlano tedesco e gli italiani che vivono in Germania sono sotto la ferula un po' più degli altri. La crisi è globale, evidentemente, mica andrete a pensare che possa essere una nostra responsabilità? Tagliamo i fondi per colpa di Merkel e Sarkó.
Ho fatto qualche altra ricerca e ho trovato un recente studio della Fondazione Rosselli sugli Investimenti pubblici nell'industria culturale e delle telecomunicazioni. Fino al 2008 i fondi utilizzati per le due già citate convenzioni ammontavano a 69,1 milioni di euro. Dal 2002 al 2008 gli stanziamenti hanno avuto un andamento irregolare: in crescita fino al 2004, poi in calo fino alla brusca riduzione del 2007, in coincidenza con la soppressione dei programmi radio in onde corte. Poi di nuovo un piccolo aumento, ma evidentemente siamo arrivati a oggi e ai famosi 45 milioni. Contro gli 83 del 2004 (con le onde corte ancora accese). Il prossimo scalino scenderà davvero a 22,5 milioni? Probabile.
Immagino che basterebbe fare un piccolo taglio sui contratti con Bruno Vespa e Giuliano Ferrara per finanziarie anche un canale 24/7 in lingua shqiptare per Piana degli Albanesi. Se poi ci aggiungessimo i soldi regalati a Sgarbi per non fare programmi, potremmo andare a trasmettere in onde corte anche dalla Stazione Spaziale. E che dire della vergognosa carenza di contenuti che l'emittente pubblica rivolge a milioni di persone che sono venuti a lavorare qui e che pagano tasse e contributi? Per loro ci sono sempre i telegiornali con dentro Salvini che li esorta a tornarsene a casa. Che problema c'è del resto: uno la radio e il televisore può sempre spegnerli.

05 ottobre 2011

Radio Medjugorje, la più recente delle low power AM

Con un loop di canzoni che include un brano non propriamente "mariano" come Alejandro, ha lanciato il suo test nell'etere un'altra emittente locale in onde medie italiana. Si tratta di Radio Medjugorje Italia, opera sui 1476 kHz (un po' interferiti da Euskadi Irratia qui a Milano ma sostanzialmente liberi) da un'area che presumibilmente può essere localizzata sul lato veronese del Garda. Ecco l'annuncio registrato poco prima delle 23 ora italiana in quella che potrebbe essere la prima giornata di trasmissioni (notizia diffusa da Bclnews e ripresa per RP da Chris Diemoz):



Analizzando i domini Internet Chris è riuscito a risalire a Eliseo Mischi, un giornalista e imprenditore radiofonico del veronese che già sei anni aveva messo in piedi una stazione in onde medie (anche se sui non abituali, per noi, 1620 kHz): Radio Giovanni Paolo II. Per il momento i contenuti di Medjugorje non sembrano eccessivamente religiosi, ma chissà. Il sito cui fa riferimento l'indirizzo di mail fornito dall'emittente ospita anche un canale televisivo streaming che per il momento mi sembra inattivo. Il fenomeno delle low power (Medjugorje deve però disporre di una potenza ragguardevole se arriva così a Milano e viene riportata anche a Roma) prosegue dunque a occupare nuove frequenze, scegliendo persino spazi inediti rispetto alle passate sperimentazioni (casi sporadici di trasmissioni in onde medie si sono avvicendati fin dagli anni 80 e nel caso di Studio X di Momigno, su 1584 kHz, hanno anche dato vita ad attività continuative). Sia ben chiaro che sempre di sperimentazioni si tratta, perché in Italia nessuno ha regolamentato l'uso delle onde medie eccezion fatta per il concessionario pubblico. E sappiamo che da queste parti - a meno di non avere parecchi santi protettori - tutto quello che non è espressamente autorizzato rischia di procurare parecchi grattacapi giudiziari. Per il momento però la marea non accenna a ritirarsi.

17 settembre 2011

Media Veneta passa da 1233 a 1305 kHz?

Un commento appena arrivato in calce al mio post sulla ricezione di Media Veneta 1233 kHz in Liguria e su altre emittenti italiane low power in onde medie attive in queste settimane, annuncia l'imminente avvio di test sulla frequenza di 1305 kHz.