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26 ottobre 2016

Per distinguere tra ragione e retorica sul Web, "riaccendiamo" la radio della Guerra Fredda

La civiltà mediatica delle news in tempo reale ci sottopone a un autentico bombardamento di continui impulsi. Tanto che non sappiamo più distinguere tra retorica e ragione. E se tornassimo a lezione di storia, in particolare quella, ricca di materiali d'archivio, della radiofonia internazionale? La sensata proposta viene dai ricercatori della University of Bristol, che hanno dato vita al Connecting the Wireless World Project, una iniziativa che vuole analizzare la storia delle trasmissioni in onde corte, le antenate della tv satellitare e di Internet, dal punto di vista del ruolo che l'emittenza internazionale ha avuto nel forgiare le relazioni tra le nazioni e la politica domestica, in pace ma soprattutto durante nei lunghi anni del secondo conflitto mondiale prima e della Guerra fredda poi. 
Il progetto mette insieme storici e massmediologi di Regno Unito, Germania, Olanda, Portogallo e Stati Uniti e come missione ha anche l'organizzazione di eventi e seminari, l'ultimo dei quali ha avuto luogo il 15 settembre scorso presso la University of York sul tema "Knowing your enemy (and your friends): Cultures of radio monitoring and surveillance". Al seminario ha dedicato un bellissimo post uno dei coordinatori di Connecting the wireless world, David Clayton: "Rhetoric versus Reason: Why we need histories of radio surveillance and monitoring" Una buona parte dell'incontro era focalizzato sul ruolo storico degli uffici di monitoraggio delle trasmissioni internazionali e sugli archivi di materiali generati sia dalle emittenti, sia dai governi che ne tracciavano le attività. Clayton cita in particolare Radio Free Europe, auspicando un maggior sforzo di digitalizzazione e condivisione delle informazioni accumulate e archiviate in decenni di trasmissione. 
Osservando il programma del seminario noto con grande piacere la presenza di una storica contemporanea italiana, Linda Risso, che dopo la laurea all'Università di Genova è approdata a Cambridge per i suoi studi di dottorato e oggi è fellow di ricerca presso l'Institute of Historical Research di Londra. La Risso, che a quanto leggo dai suoi tweet è stata recentemente accolta nel Comitato redazionale di "Cold War History", è specializzata in storia delle relazioni tra paesi Nato e paesi dell'Est ed è intervenuta a York su una questione decisamente attuale: "The role of radio
and Ukrainian/Russia dialogue in the 21st century".  Sulla rivista Cold War History nel 2013 aveva pubblicato un articolo intitolato "Radio Wars, broadcasting in the Cold War" che per nostra fortuna è disponibile online

02 maggio 2014

Il governo liberal-nazionale australiano minaccia la chiusura di Australia Network, la tv satellitare internazionale pubblica. A rischio anche Radio Australia?


[Articolo modificato in seguito a ulteriori approfondimenti] "Media convergence, especially the availability and access of text, audio and video media via the internet, is increasingly eliminating the traditional arguments for public broadcasting", cita il Sydney Morning Herald. Ovvero: la convergenza su Internet (dove notoriamente è tutto gratis perché i giornalisti vengono pagati una miseria) di testi, audio e video rende del tutto superflua l'anticaglia del servizio radiotelevisivo pubblico. Quante volte abbiamo sentito questo argomento dai governi conservatori di tutto il mondo (e anche da molti governi progressisti)? L'ultimo a tirarlo fuori è il governo di coalizione liberal-nazionale di Tony Abbott, che regge le attuali sorti dell'Australia. Nel mirino dei prossimi tagli al budget federale c'è ovviamente Radio Australia, voce dell'ente pubblico ABC nella vasta area Asia-Pacifico. Nel mirino della spending review c'è in particolare Australia Network, canale televisivo satellitare rivolto ale 46 nazioni AsiaPac. Un bacino vasto, ma non abbastanza da giustificare - secondo i cinque volumi del report della Commission of Audit voluta da Abbott, da cui è stato ripreso il virgolettato di apertura di questo post - i 223 milioni di dollari australiani che ABC spende - anche se nell'arco di 10 anni - per le trasmissioni in onde corte in diverse lingue e il sito Web gestire le trasmissioni satellitari Anche il ministro degli esteri Julie Bishop considera inutile l'azione di public diplomacy svolta dall'autorevole emittente, che tra l'altro starebbe per accordarsi con il Shanghai Media Group per essere ritrasmessa in Cina. Certo, certo, ovviamente la diplomazia deve avvalersi di altre armi. Prima di tutto quelle vere, poi le sanzioni commerciali, poi magari gli accordi sottobanco. Tutto purché non preveda costi che vadano a rimpinguare le casse dei fornitori militari e dei lobbysti. 

Radio Australia è uno degli organismi della ABC, ma anche lei potrebbe avere il destino segnato, come tutte le altre emittenti internazionali che hanno dovuto chiudere i battenti, Internet o non Internet (perché una volta che lasci le onde corte ti rendi conto che su Internet sei solo uno dei tanti e non ha più senso tenere in piedi una redazione).  Insieme al servizio multilingue domestico di SBS, Special Broadcasting Service, ABC dovrebbe essere sottoposta a una accurata analisi tesa a mettere in evidenza i soliti "margini di efficientamento". La fondazione pubblica SBS, fondata nel 1978 per trasmettere contenuti originali di qualità a tutti gli australiani, inclusi quelli che non parlano solo inglese ma anche altre lingue, magari native (italiano incluso), a differenza di ABC, percepisce anche introiti pubblicitari commerciali. SBS riceve attualmente 270 milioni di dollari australiani all'anno, mentre ABC costa circa quattro volte tanto (1,1 miliardi). Secondo il report le due emittenti "trasmettono sette canali distinti in due bande di 7 megahertz di spettro" (non ho la minima idea di che cosa intendono affermare gli autori, letta così mi sembra che non sappiano di che cosa parlano). Non si parla di tagli esplici, ma...

The traditional arguments for government funding of public broadcasting include the need for a form of media and content accessible by all the public, regardless of cost of provision; independence from commercial and corporate influence; and, diversity in the delivery of content for which there is no incentive for commercial broadcasters to produce or distribute.
The Commission acknowledges that there is no ‘right’ level of funding that should be provided to the ABC and the SBS, or ‘right’ level of services that should be provided by the public broadcasters.
However, it considers that both organisations have the ability to improve their efficiency and better target expenditure than may currently be the case. The case for reconsidering the level of support for the public broadcasters is underpinned by advances in technology, societal changes and an expectation of achieving efficiencies and value for money.

[...]

At present, the Government does not have a mechanism to harvest the benefits of efficiencies from the public broadcasters. Any efficiencies that are found, including through technological advances or market changes, are currently reinvested by the ABC and the SBS in their own operations. Unlike commercial broadcasters, no dividend is returned to public broadcasters’ shareholders – the government and people of Australia.
Given the significant difference in the amount of funding provided to the public broadcasters, the Commission proposes that the ABC and SBS be benchmarked against each other and the commercial broadcasters. This exercise should provide a sense of the efficiency of operations and the potential savings that could be achieved without compromising the capacity of the public broadcasters to deliver services including to remote and regional Australia. Future funding decisions should be informed by the benchmarking outcome.

La radio, nel complesso, rappresenta attualmente un quinto della spesa di ABC (e circa il 28% dei fondi pubblici allocati). A me sembra concreto il rischio che le considerazioni fatte a proposito dello scarso valore attribuito alla tv satellitare di Australia Network nella revisione dei "costi della diplomazia" vengano presto estese alle trasmissioni radiofoniche di Radio Australia, anche se al momento valutazioni specifiche non ce ne sono. Staremo a vedere, ma la storia degli ultimi dieci o quindici anni non incoraggia all'ottimismo.



23 febbraio 2014

Il "quarto fronte" bellico: le radio internazionali come arma di intelligence nella Seconda guerra mondiale

Provate a immaginarvi di vivere negli anni Trenta del secolo scorso e di essere un bravo studioso di geopolitica, fresco di laurea da una università prestigiosa come Princeton e pronto a iniziare una carriera nella diplomazia, nell'accademia o in un grande giornale. Tornate a casa dai vostri genitori agiati e in salotto, evidentemente troneggia un grande apparecchio radio con le onde corte. La sera vi rendete conto che da quell'altoparlante potete ascoltare una quantità di voci, i notiziari, le cronache, i discorsi di presidenti, ministri e dittatori. Non è come leggere tutto qualche giorno dopo dalle stringate cronache di un inviato speciale, o dopo settimane sui giornali stranieri che arrivavano, via nave, alla biblioteca dell'università. Tutto è in diretta, dal vivo, nelle voci si possono cogliere le esitazioni, le pause, qualche parola può sparire nell'occasionale scarica, nell'evanescenza del segnale. Ma la gran parte delle cose dette, sfumature comprese, si distingue perfettamente a patto di avere familiarità con la lingua (cosa abbastanza probabile nell'America ancora vicina agli anni delle grandi migrazioni dall'Europa).
Ecco, questo è il mondo descritto in War on the shortwave, un opuscolo degli anni '40 curato da The foreign policy association, un centro studi che voleva promuovere negli Stati Uniti una maggiore consapevolezza in materia di politica internazionale. Il libro tratta dei primi anni di guerra in Europa e Unione Sovietica  (39-41) "letti" attraverso le trasmissioni radio che arrivavano in America.
Il libro, scovato da SWListening Post, si può leggere online su Archive.org e si basa sulle trascrizioni dell'epoca effettuate dal Princeton Listening Center, una istituzione che poi confluì in una iniziativa della FCC, il Foreign Broadcast Monitoring (poi Information) Service. L'autore di War on the shortwave è Harold Graves, direttore del Listening Center e diventato poi collaboratore della FCC per i servizi di monitoraggio e trascrizione dei programmi diffusi da quello che già allora veniva definito "quarto fronte di guerra" (dopo l'economia, le operazioni militari e le diplomazie).



La storia del Foreign Broadcast Service è anch'essa ben documentata, nonostante il passaggio del coordinamento del servizio dalla FCC nelle mani della CIA. Un documento rilasciato dall'Agenzia in base al Freedom of information act copre per esempio tutte le attività del FBIS da Pearl Harbour al 1947. Stephen Mercado, scrivendo nel 2001 sulla rivista del Center for the study of intelligence usa il linguaggio di Internet titolando il suo saggio sul FBIS e le sue attività di ascolto "Open-source intelligence from the airwaves".   Il sito della CIA è una miniera di informazioni sulla storia delle comunicazioni radio per scopi propagandistici, spionistici e militari. La storia del FBIS si concluse nel 2005, quando tutte le attività passarono sotto l'insegna, guarda caso, dell'Open Source Center, il cui accesso è riservato ai dipendenti federali e ai fornitori del governo americano. A partire dal 1946 lo stesso FBIS curava la pubblicazione di una versione americana del World Radio TV Handbook, un repertorio di tutte le stazioni radio e televisive del mondo. Se ne trovano alcune copie su Archive.org:



Ma è ancora più interessante il fatto che Archive.org oltre a libri e trascrizioni, conserva anche delle registrazioni delle trasmissioni propagandistiche ascoltate dal FBIS. Per esempio questo notiziario del 1941 nella trasmissione del Reich al Nord America:



o questo documento sonoro di notevole significato per noi italiani, con una trasmissione in lingua inglese del 1942, da Roma, il cui notiziario è seguito da un discorso del poeta Ezra Pound:

09 marzo 2013

Telegrammi via radio: Voice of America usa le onde corte come modem

Presto Voice of America, voce ufficiale dell'amministrazione americana, comincerà a trasmettere via onde corte dei veri e propri "radiogrammi digitali", messaggi di testo che gli ascoltatori potranno decodificare con il personal computer. L'obiettivo è fare arrivare questi contenuti anche là dove le normali trasmissioni vengono regolarmente disturbate, o sono difficili da ricevere. sfruttando tecniche che oltre a essere più vicine alle abitudini di un target ormai affezionato al Web, assicurano la possibilità di veicolare un maggior volume di informazioni rispetto a un testo letto al microfono. La scelta di Voice of America relative alle modalità di trasmissione non è caduta su tecniche di trasmissione audio evolute come il Digital Radio Mondiale, ma su sistemi molto più leggeri, che pur necessitando di un personal computer per la decodifica, non comportano troppe difficoltà per i destinatari dei radiogrammi.
La trasmissione di contenuti audio digitali ad alta fedeltà in onde corte in modalità DRM ha finora fallito nei suoi obiettivi originari. L'intenzione era di ridare vita a un mezzo - la programmazione radiofonica internazionale - che vive ormai in larga misura di ricordi tramandati da qualche migliaio di hobbysti superstiti. Le onde corte vengono utilizzate ancora, ma in modo sempre più mirato e limitato ad alcune aree di crisi politica e bellica, mentre quelli che furono i grandi broadcaster governativi (ad eccezione ormai della sola Cina) devono fronteggiare ingenti tagli ai loro bilanci e lo fanno concentrando la loro azione sulla disseminazione di contenuti multimediali via Internet.  L'insuccesso di Digital Radio Mondiale è legato soprattutto alla mancata cooperazione da parte dell'industria dei componenti e dei ricevitori, che finora non ha creduto per niente in questa tecnologia. Chi ribatte che il DRM si può ricevere facilmente collegando il computer alla radio, trascura spesso di aggiungere che per l'ascolto occorrono accorgimenti che vanno comunque adottati per poter riversare nel computer un segnale non modulato compatibile e che rappresentano un serio ostacolo alla diffusione di massa. Bisognerà vedere adesso con quelli che dovrebbero essere, sulla carta, i progetti formalmente approvati a livello parlamentare in grandi nazioni come India e, forse, Russia. 
Nel frattempo però c'è chi ha cominciato a sperimentare la trasmissione di contenuti diversi dall'audio. L'idea è utilizzare modalità trasmissive numeriche nate nell'ambito delle comunità radioamatoriali per lo scambio di messaggi testuali e grafici. Questi esperimenti non richiedono particolare impegno per chi li riceve tramite software. Le trasmissioni avvengono direttamente nella banda audio trasmessa in modulazione di ampiezza e diversamente dal DRM non richiedono modifiche dei ricevitori: in teoria basta un cavetto audio dall'altoparlante alla presa mic della scheda audio del pc. Il principio di funzionamento di questi modi è esattamente quello che anni fa ci permetteva di accedere alle BBS e poi a Internet con la normale linea telefonica attraverso i cosiddetti accoppiatori acustici e che ancora adesso serve per l'ormai desueto telefax: le informazioni digitali vengono convertite in un segnale audio in grado di viaggiare sui cavi telefonici in virtù del fatto che il segnale così generato va a occupare una larghezza di banda molto limitata.
I primi a sperimentare queste tecniche, radioamatori a parte, sono state le stazioni pirata in onde corte, le quali in genere utilizzano modalità come la SSTV, la televisione a scansione lenta usata nei collegamenti radioamatoriali. La trasmissione di una fotografia a bassa risoluzione richiede una manciata di minuti e in genere serve alla radio pirata per inviare, direttamente via etere, una cartolina di conferma da conservare a testimonianza dell'avvenuta ricezione. Poi qualche mese fa l'emittente musicale KBC, che affitta le frequenze degli impianti in onde corte della ex-Radio Bulgaria, ha cominciato a trasmettere messaggi di testo in modalità PSK (modulazione a spostamento di fase), una tecnica radioamatoriale molto efficiente perché consente di trasmettere informazioni in difficili condizioni di propagazione e pulizia del segnale grazie alla banda audio molto ristretta occupata. 
Sono proprio le frequenze della KBC a essere state utilizzate per i primi VOA "Radiogram", che per il momento restano sperimentali. Ma oltre ai ripetitori bulgari VOA ha già registrato degli slot dagli impianti di Greenville negli Stati Uniti e da Nauen in Germania. Queste per esempio sono le frequenze registrate per Greenville:


0230-0300 on 5745 GB 080 kW / 190 deg to NEAm various languages
1300-1330 on 6095 GB 080 kW / 190 deg to NEAm various languages
1600-1630 on 15670 GB 080 kW / 045 deg to WeEu various languages
1600-1630 on 17860 GB 080 kW / 045 deg to WeEu various languages

Gli annunci relativi a questi test sono disponibili sul sito Voaradiogram.net. In queste ore per esempio è in corso un test dal trasmettitore dell'emittente privata WRMI di Miami, sulla frequenza di 9995 kHz e tra l'una e le tre del mattino di questa domenica (tra le 00 e 02 UTC di domani) ci si può sintonizzare su KBC, dalla Germania, sui 7375 kHz. Di che tipo di software bisogna disporre per poter decodificare i radiogrammi? Il programma di riferimento si chiama FLDIGI, un modem software sviluppato da David Freese per le tre piattaforme Windows, Linux e MacOS X. Le modalità utilizzate per le trasmissioni di questo finesettimana dovrebbero essere MFSK64, MFSK32 (per le immagini) e MT63-2000 (long interleave), basati sulla modulazione di frequenze audio fisse (FSK) o sulla multiplazione di fasi (MT63, basato sulla modulazione BPSK). Quest'ultimo per esempio è teoricamente in grado di trasmettere 20 caratteri ASCII al secondo, per cui una cartella di testo richiederebbe un minuto e mezzo. 


11 novembre 2012

Cadono gli ultimi bastioni, Voice of Russia taglia sulle onde corte e medie in russo


Arrivano segnali consistenti sulla possibilità che anche Voce della Russia, attualmente uno dei pochi broadcaster internazionali ad aver mantenuto una solida presenza sulle frequenze delle onde corte, sia costretta a un ridimensionamento delle sue attività. Il primo sintomo è molto vicino a noi e riguarda l'annuncio della cessazione delle trasmissioni attraverso l'impianto in onde medie (558 kHz) di Monteceneri, in Canton Ticino. Dismesso dalla Rete Uno della Radio Svizzera, due anni fa il trasmettitore era stato affittato come ripetitore di alcuni programmi in russo e in altre lingue europee, tra cui l'italiano. Con l'entrata in vigore della fascia invernale della programmazione delle emittenti internazionali risulta che i 558 di Monteceneri verranno utilizzati solo fino al 31 dicembre 2012. 

Contemporaneamente, il programma Radiopanorama, curato da Vadim Alekseyev su World Radio Network, rivela che a partire dal 2013 Voice of Russia ridurrà dell'80% le trasmissioni in onde corte in lingua russa, e questo nonostante la stessa emittente, in un convegno di stazioni radio russofone che si è tenuto a Yalta in questi giorni, sottolinei come la richiesta di contenuti in lingua russa sia aumentata. Nel convegno viene per esempio citato il caso del network Radio Rusa, spuntato dal nulla questa estate nello spettro FM di diverse città spagnole sulla costa mediterranea.  (Network che tra parentesi secondo i media catalani starebbe operando senza alcuna licenza.)
E' probabile che la prevista riduzione dell'output sulle onde corte sia legata alla vicenda dei tagli che il ministro delle finanze russo, Anton Siluanov, ha chiesto di effettuare sui preventivi di spesa dei principali media pubblici oggi finanziati dai contribuenti locali. Putin in persona, afferma la stampa locale sulla base di un documento pervenuto al quotidiano Novaja Gazeta, con un imperioso tratto di penna (la scansione del famoso documento si trova a questo indirizzo) ha imposto al ministro di autorizzare i fondi richiesti per il 2013 dalla stazione televisiva RTR, dal canale internazionale RT Russia Today e dalla Rossiyskaya Gazeta. Ma per i soldi richiesti da "Golos Rossii", nome russo di VoR, non c'è niente da fare. Rispetto ai 4,7 miliardi di rubli richiesti l'emittente subirà una riduzione dell'11% fino a 4,2 miliardi o poco più. E' possibile che questa lieve contrazione sia sfociata nella decisione di mettere freno alle onde corte e al relay in onde medie dalla Svizzera (altre riduzioni sono previste per i programmi in russo e tedesco che VoR ridiffonde in Germania su frequenze in onde medie come 693, 630, 1323 e 1431 kHz da diverse città tedesche: i rumors dicono che resteranno attivi solo i 693). In Russia è previsto per il 2015 lo switch off della televisione analogica terrestre e forse, insieme alla crisi economica, anche questo è un fattore che induce ad abbandonare modalità trasmissive giudicate obsolete persino da quelle parti. 

22 agosto 2012

Christian Vision spegne le onde corte sudamericane. In Mali VOA "trasmette" sul cellulare

L'emittente religiosa Christian Vision ha deciso piuttosto repentinamente di cessare a partire dal 17 di agosto ogni trasmissione in onde corte rivolta all'America Latina dagli impianti cileni di CVC La Voz da Calera de Tango, che verranno smantellati. Le ragioni? La solita miscela di retorica sui giovani che preferiscono usare telefonini e Facebook in un continente di vaste proporzioni che non può garantire ovunque una copertura cablata o senza fili.

L'inesorabile tendenza alla migrazione verso nuove piattaforme di distribuzione investe del resto le strategie di Voice of America nella stessa Africa. Da pochissimo ha preso il via il portale per gli ascoltatori VOA nel Mali. All'indirizzo di Mali1 si possono ascoltare o scaricare, attraverso una interfaccia minimale pensata per smartphone molto semplificati, notiziari di tre minuti in lingua francese. Target primario della iniziativa è la popolazione delle zone settentrionali della nazione sahariana, dove imperversano le bande di guerriglieri islamici che hanno giá chiuso con la violenza le emittenti locali in FM. La speranza ovviamente è che le infrastrutture del telefono cellulare non vengano prese di mira. Le onde corte sembrano ormai stregate: ci sono mille buone ragioni per continuare ad usarle, ma se le ricerche di mecato dicono che Internet e le reti telefoniche (la prima cosa che un governo ostile alla democrazia può controllare) sono le preferite dal pubblico, a New York come a Timbuktu, i broadcaster spengono la radio e accendono gli mp3 e lo streaming. Auguri.

 

 

16 maggio 2012

Swissinfo, riorganizzazione per l'erede delle onde corte elvetiche

Il servizio radiotelevisivo pubblico elvetico è stato storicamente uno dei primi a rinunciare alla diffusione all'estero in onde corte (l'ultima trasmissione via radio e via satellite di Radio Svizzera Internazionale risale al 30 ottobre 2004). Con l'occasione è stata varata l'iniziativa del portale Web Swissinfo, che oltre alle informazioni grafiche e testuali, maggioritarie, ospita anche diversi contributi audio e video. Con largo anticipo rispetto a nazioni sicuramente meno ricche, la Svizzera è stata la prima a certificare il destino di obsolescenza - in molti casi forzosa e forse meritoria di rilancio, devo dire - di un mezzo nato una settantina d'anni prima.
Oggi il Consiglio Federale ha stilato un nuovo accordo con SSR, l'ente che gestisce Swissinfo per una riorganizzazione che porterà a un ulteriore risparmio (il 30%) di risorse, oggi quantificate all'intorno di 18,6-20 milioni di franchi. Malgrado questa riorganizzazione i contenuti del portale aggiungono una decima lingua, il russo. Inaugurata anche una collaborazione con le reti televisive satellitari 3SAT tedesca e TV5 francese.
Nuovo quadro per l'offerta estera della SSR

Berna, 16.05.2012 - Il Consiglio federale ha concluso con la SSR un nuovo accordo sulle prestazioni in materia di offerta informativa destinata all'estero, della durata di quattro anni. La Confederazione offrirà quindi un contributo tra i 18,6 e i 20 milioni di franchi l'anno, destinato alla piattaforma internet "swissinfo.org" e alla collaborazione della SSR con le emittenti televisive internazionali TV5 e 3Sat. Grazie a un nuovo orientamento strategico di Swissinfo si prevede inoltre un risparmio per le casse federali dai due ai tre milioni di franchi l'anno.
Il mandato legale conferito alla SSR le impone di offrire agli Svizzeri che vivono all’estero un servizio d'informazione sulle attualità del nostro Paese, nonché promuovere la presenza mediatica della Svizzera a livello internazionale. In base alla legge sulla radiotelevisione, la Confederazione fissa mediante contratto con la SSR l'offerta editoriale destinata all'estero e partecipa almeno al 50 per cento dei costi. Il precedente accordo, scaduto a fine 2011, è stato prolungato la scorsa estate fino al termine del 2012.
Il nuovo accordo sulle prestazioni sarà valido per il periodo 2013 – 2016 ed è focalizzato in primo luogo sulla piattaforma d'informazione Internet Swissinfo (swissinfo.org), oltre che sulla collaborazione della SSR nell'ambito dei programmi televisivi internazionali TV5 (francese) e 3Sat (tedesco). L'accordo vede la SSR impegnata ora anche sul fronte di un'offerta, destinata a un pubblico internazionale, delle trasmissioni svizzere in lingua italiana.
Per la prima volta, il nuovo accordo sulle prestazioni fissa direttive di ordine qualitativo e quantitativo per la cooperazione internazionale con TV5 e 3Sat, includendo anche Swissinfo. Alla SSR si richiede inoltre di presentare ogni anno una relazione completa che informi sulla collaborazione e sulle offerte di Swissinfo.

Nuovo orientamento di Swissinfo

La piattaforma Internet Swissinfo proporrà in futuro contributi in dieci lingue (tedesco, francese, italiano, inglese, spagnolo, portoghese, arabo, cinese, giapponese e, per la prima volta, anche in russo). Nell'estate del 2011 il Consiglio d'amministrazione della SSR ha deciso di dare un nuovo orientamento strategico a Swissinfo, ottimizzando l'offerta e riducendo l'organizzazione. La nuova formula permetterà di ridurre i costi del 30 per cento circa.
I servizi di Swissinfo sono disponibili in formato testo e immagine, presentano grafici e animazioni, ma anche contributi audio e video. I dossier sulle votazioni e le elezioni intendono continuare a proporre agli Svizzeri all'estero un'adeguata offerta informativa per l'esercizio dei propri diritti politici in Svizzera. Le pagine Internet di Swissinfo sono consultate mensilmente da circa 6,6 milioni di persone.
Grazie alla collaborazione con le emittenti televisive TV5 e 3Sat la SSR diffonde le proprie trasmissioni incentrate sulla Svizzera in oltre 210 paesi del mondo.

13 aprile 2012

L'organo di controllo della VOA "smitizza" il ruolo delle onde corte

Il blog del BBG, il Broadcasting Board of Governors che regolamenta le trasmissioni per l'estero finanziate dall'amministrazione americana, pubblica una lunga confutazione di una serie di "miti", quelli per cui l'ente starebbe smantellando una infrastruttura in onde corte a favore di canali distributivi più al passo con i tempi. Tra i presunti "fatti" contestati dal BBG ci sono il numero di ricevitori a onde corte in funzione nel mondo (che non sarebbero affatto quel miliardo stimato da alcune fonti), il fatto che le onde corte interessano molto al governo cinese (è interessato solo a interferire sulle nostre frequenze, afferma il Board) e la presunta immunità delle onde corte da azioni di blocco che invece penalizzano Internet. Su questo ultimo punto la risposta è molto dettagliata e mette in risalto l'efficacia del jamming e delle interferenze con un campione di registrazioni effettuate nelle località target. Il Board conclude sottolineando che in Cina la presenza di numerose parabole satellitari consente la trasmissione di programmi radio con fotografie, che oltretuttocostano 250mila dollari contro i 7 milioni delle infrastrutture su onde corte.
Sono obiezioni sensate, anche se resto dell'idea che il mezzo sia tutt'ora imbattibile per economicità e semplicità delle attrezzature di ricezione. Sui costi di trasmissione mi sembra discutibile calcolarli sulla base di potenze impegnate secondo me irrealistiche ed eccessive. L'aspetto del jamming è sicuramente un ostacolo importante, ma non è detto che non debba essere gestito in modo diverso. Comunque la lettura il parere ufficiale del BBG è molto interessante e la raccolta di campioni audio sulle condizioni di ascolto delle trasmissioni di VOA, RFA e altre in località della Cina e in diverse altre nazioni rappresenta, per quanto mi riguarda, una vera novità e un solido argomento. L'articolo non entra nel merito del declino generalizzato delle attività svolte fino a oggi da emittenti internazionali ormai chiuse o costrette a ridurre drasticamente la loro produzione, argomento che in linea di principio non dovrebbe essere correlato a quello della sempre più scarsa economicità delle onde corte. E invece viene il sospetto che in realtà si voglia mandare in soffitta, insieme alle onde corte, anche l'intero concetto di public diplomacy basata su contenuti radiotelevisivi in lingue diverse.
Sul piatto poi c'è un'altra questione, che riguarda l'uso delle onde corte su scala molto più limitata, nell'ambito cioè di servizi a copertura nazionale o regionale. Ma anche qui aleggia il fantasma - un po' cospirazionista, lo ammetto - della crisi finanziaria della globalizzazione e delle sue ricadute sui budget governativi e sull'informazione giornalistica a carico del contribuente. Sapete bene come la penso: governi su cui pesa la responsabilità di gravissimi errori politici, economici, militari (per non parlare dei livelli di corruzione e degli autentici casi di banditismo) hanno tutto l'interesse a mettere a tacere il pensiero critico riducendo l'investimento nel modello dell'emittenza pubblica e non asservita. Purtroppo questo inesorabile bavaglio si sta stringendo senza che i diretti interessati, i contribuenti e gli elettori, distratti e intristiti dalla crisi, battano ciglio.

20 febbraio 2012

1932-2012, l'80esimo del BBC Empire (oggi World) Service

Prepariamoci, il 29 febbraio, per l'ottantesimo compleanno del World Service della BBC. In questa data tutta la programmazione giornaliera sarà dedicata alle testimonianze, inclusa quella dello scrittore VS Naipaul, che ha lavorato per il Caribbean Service (chiuso il 25 marzo 2011). Incidentalmente, fu il primo "portale multilingue" e il primo medium globale, parecchi annetti prima di quello che state leggendo adesso.
La prima trasmissione del'Empire Service risale al dicembre del 1932. Molto bella l'infografica preparata con le fotografie e le tappe salienti di questo straordinario percorso. Qui si vede un corrispondente di guerra che registra il suo reportage su un pratico "compact disc" analogico. Tanti auguri BBC World Service, hai contribuito a raccontare il mondo. E a cambiarlo in meglio.

18 gennaio 2012

La ristrutturazione della public diplomacy americana via radio

Il Broadcasting Board of Governors è pronto a una radicale riforma delle sue attività di trasmissione verso l'estero. Due i punti essenziali di questa revisione: l'accorpamento in una sola entità delle tre stazioni radio "non federali", ossia Radio Free Europe/Radio Liberty, Radio Free Asia e Middle East Broadcasting Networks; e approvazione di un nuovo progetto di legge denominato International Innovation Broadcasting Act 2012 (IBIA).
Come forse ricorderete i responsabili del BBG avevano già affidato ad alcune società di consulenza (Deloitte e Baker and Mackenzie) un accurato auditing della situazione attuale. Uno dei suggerimenti riguardava, ovviamente, un forte ridimensionamento delle trasmissioni in onde corte. Un riassunto delle decisioni prese si trova nella minuta della riunione che il BBG ha tenuto qualche giorno fa, il 13 gennaio. Ecco invece un estratto del comunicato stampa, con le dichiarazioni del presidente del BBG, Walter Isaacson:
Washington, D.C., January 18, 2012 – The Broadcasting Board of Governors (BBG) announced its intention to restructure U.S. international broadcasting. It will seek legislation that would include establishing a Chief Executive Officer to manage the enterprise. In addition, the Board called for a plan to consolidate the agency’s three non-federal broadcast networks: Radio Free Europe/Radio Liberty, Radio Free Asia, and the Middle East Broadcasting Networks.
“The Board is ready to strengthen U.S. international broadcasting in part by freeing up resources locked up in inefficient and duplicative administrative structures and reinvesting in programming,” said BBG Chairman Walter Isaacson. “This is a historic agreement by the Board to streamline international broadcasting into one great organization focused on quality journalism with many brands and many divisions but unified as one organization.”
In a resolution passed at its January 13 meeting in Washington, the Board announced its intention to restructure international broadcasting in accordance with its recently released 2012-2016 Strategic Plan. The Board outlined proposed reforms and its intent to develop a draft legislative package to be called the International Broadcasting Innovation Act of 2012 (the “IBIA”). It would establish a CEO who would report to the Board and provide day-to-day executive leadership. In addition the proposed package calls for a new organization that would reflect the optimal mix of federal and non-federal assets in support of international broadcasting; repeals the domestic dissemination ban in the Smith-Mundt Act; and renames the agency to reflect the mission of a unified structure. The restructuring package would be subject to appropriate administration approval and Congressional consideration.
“While there is a compelling case for streamlining the BBG’s complex structure and leveraging the highly professional newsgathering activities of our independent broadcast services, any reform plan will retain and celebrate the individual and historic brands and their journalistic mission,” said Isaacson in summarizing the Board’s recommendations. “We look forward to working with internal and external stakeholders and experts as well as with the Administration and Congress on these proposals.”
Al di là della triste constatazione di un mondo che sta profondamento cambiando, se non scomparendo, trovo notevole questo modo di procedere, così analitico. Mentre altri broadcaster pubblici devono semplicemente accettare chiusure e tagli decisi dai rispettivi governi, l'agenzia responsabile delle trasmissioni e delle attività di Radio Free Europe e di tanti altri brand a cavallo tra giornalismo e public diplomacy (nell'era del pre-politically correct si chiamava propaganda, ma molte cose sono cambiate) segue un approccio critico e costruttivo. Sarà interessante soprattutto vedere come finirà l'idea del progetto di legge, immagino uno dei primi se non il primo tanto circostanziato sul concetto di broadcasting internazionale. Sono un assiduo frequentatore dei siti Web di Radio Free Europe e confido che tutto questo grande lavoro di informazione sull'est europeo e l'Asia ex sovietica non vada perduto per sempre.
Immagino anche che sia un caso, ma il comunicato del BBG viene pubblicato quasi in concomitanza con un bellissimo articolo di un ex vicedirettore della Voice of America, Alan L. Heil, che sulla testata online American Diplomacy, dell'organizzazione no profit American Diplomacy Publishers (fondata da un gruppo di ex diplomatici americani) si interroga sui prossimi cinque anni di trasmissioni americane verso l'estero. Nel caso della VOA sono settant'anni di attività che, insieme a tante altre emittenti di Europa e Nord America, secondo Heil hanno offerto:

«... a window on the world and a beacon of hope for hundreds of millions of information-denied or impoverished people on the planet. They have done so by offering accurate, in-depth, credible news, ideas, educational and cultural fare, consistent with Western journalistic norms and the free flow of information enshrined in the 1948 U.N. Declaration of Human Rights. The broadcasts have enhanced America’s security, and even saved lives. They helped foster a largely peaceful end to the Cold War.»

Trovate l'articolo di Alan Heil, All quiet on the Western Front, titolo che ricalca quello di un celeberrimo romanzo, a questo indirizzo. Secondo l'autore oggi gli Stati Uniti hanno l'opportunità di colmare il vuoto lasciato da broacasters come la BBC, Deutsche Welle e Radio Nederland, nella fondamentale offerta di un contenuto vitale per una quota ancora molto significativa della popolazione mondiale: una spiegazione puntuale di quello che sta veramente succedendo nel mondo.

19 dicembre 2011

La morte di Kim Jong Il, in diretta dalla radio nordcoreana e altre fonti


Con la tipica, sorridente foto di circostanza, il "caro leader" saluta definitivamente il suo popolo e ci lascia alla prematura età di 69 anni.

Molto più triste è l'annunciatrice della televisione di stato, che legge in lacrime la notizia della morte del presidente nord coreano Kim Jong Il. Lo stile, la composta sobrietà dell'eulogia è abbastanza simile e c'è persino una certa somiglianza a un Bondi con la parrucca.



Il fu presidente non ha regnato sulla Corea del Nord a lungo come suo padre Kim Il Sung, ufficialmente dichiarato "immortale", ma ha sicuramente contribuito a rendere questa nazione se non meno paranoica, un po' più visibile dall'esterno, autorizzando per esempio l'apertura di siti Web e canali Internet. Per cercare di aiutarvi a seguire gli eventi che seguono in queste ore l'annuncio della morte del dittatore nordcoreano, al quale potrebbe adesso succedere il figlio, Kim Jong-un, ecco una lista di risorse Web e frequenze radiofoniche in onde corte. Accludo anche la griglia completa delle trasmissioni in onde corte di Voice of Korea.

Le frequenze interne della radio nord coreana sulle onde corte dovrebbero essere: 2850, 6100, 9665 e 11680kHz, cui si aggiungono le frequenze di Pyongyang Broadcasting Station, 6250 e 6400 kHz. Se avete una parabola satellitare da 3 metri e l'orrizonte libero a 78Est potete anche provare, chissà mai, a ricevere il link televisivo nordcoreano dal satellite Thaicom 5, trovate i dettagli sul blog di Martyn Williams North Korea Tech. Giorni fa questo stesso link satellitare era stato immesso in Internet da un server sudcoreano, ma in questo momento non risulta disponibile. In ogni caso potete provare a puntare il player VLC, il più indicato a riceverlo su: mmsh://112.170.78.145:50000/chosun?MSWMExt=.asf

E veniamo alle fonti interne nordcoreane su Internet. Perfettamente accessibili e già a lutto risultano sia la Korea Central News Agency e la Voice of Korea radiofonica
Ancora non ci sono molti segnali di reazione da parte delle quattro emittenti private sudcoreane che trasmettono da ripetitori asiatici i loro programmi propagandistici verso la Corea del Nord. Le emittenti sono quelle riportate in un recente rapporto di Reporters Sans Frontières.
A queste quattro si aggiungono le emissioni delle sudcoreane Voice of the People su 3480, 3912, 4450, 6518 e 6600 kHz tra le 5 e le 23 UC e di Echo of Hope - Voice of Hope sulle frequenze di 3985, 6003 e 6348 kHz tra le 7 e le 23 UTC

Ecco infine due siti Web propagandistici in rappresentanza di una nutrita serie di fonti in qualche modo rivolte sia al pubblico asiatico e occidentale, sia alla dissidenza nordcoreana in patria e all'estero:


Per chiudere, questa l'elenco delle trasmissioni per l'estero da Pyongyang, facilmente ascoltabili dal nostro tardo pomeriggio (e d'inverno anche nel pomeriggio). Non credo ci si debba aspettare una reazione molto tempestiva, essendo i programmi di VoK sempre pre-registrati. E' anche possibile che in queste ore non ci siano proprio trasmissioni. Invece no, in questo momento, le 10.40 in Italia, le 9.40 UTC ho finito di ascoltare una trasmissione chiaramente a lutto, con annunciatori affranti e musiche marziali, tra l'altro con una differenza di orario rispetto alla griglia qui allegata. Le frequenze attive erano 9345, 9665, 9975, 13760 e 15245 kHz.

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