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12 settembre 2012

Onde corte: il Bangladesh le potenzia, il Pakistan (forse) le sopprime

Con il processo di dismissione degli impianti trasmissivi in onde corte dei grandi broadcaster internazionali, solo le nazioni che rivestono un ruolo di potenza regionale hanno mantenuto nel corso del tempo il loro interesse verso questo mezzo, a volte addirittura potenziando le infrastrutture che in passato vivevano all'ombra dei potenti segnali delle varie BBC, VOA, Radio Mosca, operando sulle onde corte verso target linguistici e geografici più limitati. Oggi però anche i broadcaster regionali cominciano a dare segni di sfiducia nei confronti delle vecchie onde corte, dando vita a situazioni anche contraddittorie, come il caso di Bangladesh e Pakistan, due entità geopolitiche che a partire dal 1947 sono state addirittura congiunte in uno stesso "dominio".
Proprio ieri mi è arrivata per posta tradizionale la conferma a un "rapporto di ricezione" che avevo inviato, mentre ero in vacanza al mare, al servizio per l'estero di Radio Bangladesh, o per meglio dire "Bangladesh Betar" (in bengali betar significa radio, senzafili). In pieno periodo estivo il Bangladesh ha messo in funzione una serie di nuovi impianti che servono evidentemente a migliorare l'ascolto delle sue trasmissioni rivolte a un pubblico asiatico e non solo asiatico. In questa fase di sperimentazione ha esplicitamente chiesto l'aiuto della comunità internazionale degli ascoltatori per poter valutare meglio l'entità dei segnali e gli eventuali problemi di interferenza. Da cui lo scambio di rapporti di ricezione che arrivano dagli ascoltatori e di "conferme di ricezione" (in gergo radioamatoriale si usa la combinazione "QSL", con cui i primi marconisti confermavano la corretta ricezione di un messaggio). Avevo ascoltato il segnale del nuovo trasmettitore di Bangladesh Betar letteralmente sulla spiaggia, con un piccolo ricevitore portatile e avevo inviato il rapporto in diretta per posta elettronica, con il telefonino. Dopo qualche settimana, quando ormai non ci pensavo più (e senza che la stazione confermasse semplicemente via mail, come ero convinto che avrebbe fatto), ecco arrivarmi, dentro a una busta con esotici francobolli, una lettera cortese e dettagliata insieme a una di quelle cartoline-QSL, così comune nell'epoca dorata dei broadcaster grandi e piccoli, che mi hanno riportato indietro nel tempo.
Quasi contemporaneamente, mi è arrivata anche una notizia che mi ha subito riportato al triste clima di declino dell'epopea della radio internazionale. Sembra infatti che il governo pakistano voglia sopprimere il servizio in onde corte di Radio Pakistan. Lo afferma la stampa locale, che rivela anche un brutto retroscena di speculazione ediliza. Secondo il sito di The News International, il sito delle antenne di Radio Pakistan a Rawat, pochi chilometri a sud est di Rawalpindi. La decisione, secondo il giornale, sarebbe stata presa con effetto immediato, un po' perché le onde corte non hanno più molto seguito rispetto a Internet e al satellite, ma soprattutto a causa della ingente valutazione dei terreni oggi occupati dai tralicci delle antenne, che potrebbero essere ceduti per 50 miliardi di rupie pakistane. Nei giorni successivi alla pubblicazione di questa notizia il monitoraggio delle frequenze pakistane avrebbe confermato che alcune trasmissioni non risultavano ricevibili, ma altre sono state confermate, lasciando spazio all'ipotesi di una chiusura parziale ma non totale delle attività sulle corte. Mentre scrivo questo post, sto ascoltando i dieci minuti di notiziario in inglese (il resto del programma è in urdu) che l'emittente indirizza verso l'Europa alle 19 ora italiana. Le due frequenze di 11575 e 15265 kHz generano un audio alquanto distorto, ma il segnale è piuttosto robusto e la comprensibilità molto buona. Le liste riportano alla stessa ora anche una trasmissione in lingua farsi, ma le rispettive frequenze non sembrano attive.
Vedremo l'evoluzione nei prossimi giorni, ma è strano che mentre il Bangladesh - nazione un tempo conosciuta come provincia "nazionale" dell'East Pakistan e indipendente dal 1971 - investe in un rilancio del mezzo commissionando nuovi impianti per una migliore copertura internazionale, il Pakistan sembra invece disposto a rinunciare all'opportunità di fare ascoltare la propria voce in una regione in profondo e perenne conflitto e dove sicuramente i ricevitori a onde corte non mancano (non so quanto si possa dire lo stesso delle connessioni Internet).
L'argomento dei broadcaster regionali asiatici potrebbe essere esteso al caso di Sri Lanka Broadcasting Corporation (che arriva mentre scrivo su 11750 kHz in sinhala) o delle Filippine (Radio Pilipinas si ascolta in tagalog in questo momento, le 19:45 italiane, su 15190 kHz e penso che per molti filippini di Milano potrebbe essere simpatico ascoltare i vivaci notiziari senza essere costretti a sedersi davanti a un televisore ben equipaggiato con impianto satellitare).

13 aprile 2012

L'organo di controllo della VOA "smitizza" il ruolo delle onde corte

Il blog del BBG, il Broadcasting Board of Governors che regolamenta le trasmissioni per l'estero finanziate dall'amministrazione americana, pubblica una lunga confutazione di una serie di "miti", quelli per cui l'ente starebbe smantellando una infrastruttura in onde corte a favore di canali distributivi più al passo con i tempi. Tra i presunti "fatti" contestati dal BBG ci sono il numero di ricevitori a onde corte in funzione nel mondo (che non sarebbero affatto quel miliardo stimato da alcune fonti), il fatto che le onde corte interessano molto al governo cinese (è interessato solo a interferire sulle nostre frequenze, afferma il Board) e la presunta immunità delle onde corte da azioni di blocco che invece penalizzano Internet. Su questo ultimo punto la risposta è molto dettagliata e mette in risalto l'efficacia del jamming e delle interferenze con un campione di registrazioni effettuate nelle località target. Il Board conclude sottolineando che in Cina la presenza di numerose parabole satellitari consente la trasmissione di programmi radio con fotografie, che oltretuttocostano 250mila dollari contro i 7 milioni delle infrastrutture su onde corte.
Sono obiezioni sensate, anche se resto dell'idea che il mezzo sia tutt'ora imbattibile per economicità e semplicità delle attrezzature di ricezione. Sui costi di trasmissione mi sembra discutibile calcolarli sulla base di potenze impegnate secondo me irrealistiche ed eccessive. L'aspetto del jamming è sicuramente un ostacolo importante, ma non è detto che non debba essere gestito in modo diverso. Comunque la lettura il parere ufficiale del BBG è molto interessante e la raccolta di campioni audio sulle condizioni di ascolto delle trasmissioni di VOA, RFA e altre in località della Cina e in diverse altre nazioni rappresenta, per quanto mi riguarda, una vera novità e un solido argomento. L'articolo non entra nel merito del declino generalizzato delle attività svolte fino a oggi da emittenti internazionali ormai chiuse o costrette a ridurre drasticamente la loro produzione, argomento che in linea di principio non dovrebbe essere correlato a quello della sempre più scarsa economicità delle onde corte. E invece viene il sospetto che in realtà si voglia mandare in soffitta, insieme alle onde corte, anche l'intero concetto di public diplomacy basata su contenuti radiotelevisivi in lingue diverse.
Sul piatto poi c'è un'altra questione, che riguarda l'uso delle onde corte su scala molto più limitata, nell'ambito cioè di servizi a copertura nazionale o regionale. Ma anche qui aleggia il fantasma - un po' cospirazionista, lo ammetto - della crisi finanziaria della globalizzazione e delle sue ricadute sui budget governativi e sull'informazione giornalistica a carico del contribuente. Sapete bene come la penso: governi su cui pesa la responsabilità di gravissimi errori politici, economici, militari (per non parlare dei livelli di corruzione e degli autentici casi di banditismo) hanno tutto l'interesse a mettere a tacere il pensiero critico riducendo l'investimento nel modello dell'emittenza pubblica e non asservita. Purtroppo questo inesorabile bavaglio si sta stringendo senza che i diretti interessati, i contribuenti e gli elettori, distratti e intristiti dalla crisi, battano ciglio.

08 aprile 2012

Informazioni ai naviganti, i sistemi HF di Vietnam, Taiwan e Nuova Zelanda

La crisi generalizzata in cui versa l'emittenza radiofonica internazionale in onde corte spinge gli hobbysti come il sottoscritto a cercare, come si dice, di spremere il limone delle "alte frequenze" percorrendo strade alternative. Una di queste consiste nel volgere sguardi e ricevitori verso l'affascinante mondo delle comunicazioni professionali, addirittura vitali per segmenti come la navigazione aerea e marittima.
C'è in particolare l'ambito delle informazioni meteorologiche, che potremmo considerare, quando queste informazioni viaggiano sulle radiofrequenze, un argomento di frontiera, a metà strada tra le normali trasmissioni "circolari" (quelle per il pubblico generalizzato) e le trasmissioni punto-punto che contraddistinguon la faccia professionale della medaglia radiofonica. Non si parla ovviamente dei bollettini meteo che potremmo ascoltare sulla radio in FM, ma degli annunci settoriali rivolti soprattutto ai naviganti, siano essi comandanti e ufficiali delle petroliere o semplici velisti da diporto in mare aperto. Grossa parte di questo traffico viaggia ormai sicuramente Internet e via satellite, ma una fetta non trascurabile continua a utilizzare canali radiofonici su frequenze nella banda marittima delle VHF, nelle medie frequenze tra 1,8 e 4 MHz e sulle HF. In proporzione le comunicazioni VHF sono preponderanti, anche perché i contenuti interessano molto chi naviga sottocosta, in prossimità dei porti, dove ci possono essere situazioni di rischio a causa di movimenti di navi o di guasti ai sistemi di segnalazione, ma in parecchie nazioni le autorità marittime non rinunciano ai canali tra 1,8 e 30 MHz per diffondere alle imbarcazioni avvisi, previsioni del tempo e altri contenuti "tecnici".
Vorrei soffermarmi qui su tre casi, il Vietnam, Taiwan e la Nuova Zelanda che oltre a rappresentare un buon esempio di un volto poco conosciuto della radiofonia, sono anche una discreta sfida tecnica per l'appassionato di radioascolto. Le prime due nazioni hanno servizi molto orientati alle flotte di pescherecci attive nelle acque limitrofe a una lunghissima situazione costiera nel caso del Vietnam e allo stato di grande isola di Taiwan. Il Vietnam vanta una nutrita serie di stazioni costiere (circa 30) che si passano il testimone di un lungo bollettino di informazioni ai naviganti trasmesso su una unica frequenza di 7906 kHz in banda laterale superiore (più alcune stazioni che utilizzano anche gli 8294 kHz). Due le fasce giornaliere, dalle 22:20 alle 02:20 e dalle 10:20 alle 14:20, in queste quattro ore vengono diffusi bollettini da 15 minuti, per circa 15 bollettini da altrettante stazioni. Al contrario Taiwan concentra le attività di interesse marittimo del suo Central Weather Bureau su tre frequenze, 5170, 8117 e 27500 kHz. Le prime due sono ricevibili anche qui.
La Nuova Zelanda vanta una situazione mista, con numerose stazioni costiere (quasi 30) attive solo in VHF e una postazione centralizzata, Taupo Radio, al centro dell'isola settentrionale, a metà strada tra Auckland e Wellington, a est del lago Taupo. Da qui vengono trasmessi diversi bollettini giornalieri su frequenze in tutte le principali bande marittime 2207, 4416, 6224, 8297, 12356, 16531 (vi suggerisco di scaricare, gratuitamente, il Radio Handbook for coastal vessels realizzato da Maritime New Zealand). La struttura neozelandese è anche quella più orientata al servizio di una navigazione di alto bordo nella cosiddetta Navarea XIV che comprende tutto il quadrante sudoccientale del Pacifico (le Navarea sono definite dalla Organizzazione Idrografica Internazionale - IHO, e ciascuna area - comprendente eventuali sub-aree, ha un coordinatore, un governo che deve gestire la diffusione degli avvisi ai naviganti). La Nuova Zelanda è l'entità responsabile della Navarea XIV e l'organo demandato all'informazione via radio è il Land & Information New Zealand).
Ma cerchiamo di capire che cosa possono monitorare le eventuali persone interessate. Le caratteristiche di queste trasmissioni sono tali per cui impianti e frequenze sono scelte per favorire il loro target naturale, senza pesare troppo su una risorsa condivisa preziosa come le frequenze marittim. Gli impianti sono generalmente poco potenti: Taiwan utilizza 250 o 500 watt, la Nuova Zelanda 1000, il Vietnam deve essere su questi stessi livelli. La propagazione delle HF però ci aiuta, soprattutto perché tutte le emissioni in banda laterale sono molto efficienti e perché le frequenze utilizzate sono libere. Il risultato di questo mix di fattori è che l'ascolto delle costiere vietnamiti, del Central Weather Bureau di Taiwan e di Taupo Radio non solo non è impossibile ma è addirittura regolare. La frequenza di 5170 si può provare in ore serali o, in autunno-inverno, nel tardo pomeriggio. Qui potete ascoltare un esempio di come arrivava il servizio in lingua cinese del CWB da Taipei su questa frequenza poco sopra il limite superiore dei 60 metri.



Nello stesso periodo sono riuscito ad ascoltare anche il segnale, più debole, su 8117 kHz.
Il giro di bollettini meteo su 7906 kHz dal Vietnam è piuttosto agevole nella fascia dopo le 22:20 UTC e in inverno si può addirittura provare nella parte finale della fascia fino alle 14:30. Ancora una volta ecco un campione registrato a gennaio di quest'anno, ma sicuramente è possibile provare anche in altri momenti dell'anno.



Una seconda frequenza utilizzata da Vishipel, l'operatore dei servi radio marittimi in Vietnam, è quella degli 8294 kHz, ma non ho esempi di ascolto su di essa.
Taupo Radio dalla Nuova Zelanda viene regolarmente segnalata in Europa e in Italia nei suoi servizi radiotelegrafici, in particolare con il traffico DSC delle chiamate di "distress", la voce in SSB è sicuramente più difficile, ma si può fare. Proprio in questi giorni in Liguria l'ho ascoltata alle 15:33z su 8297, con un warning marittimo che non sono riuscito a decifrare prima di ricevere, in risposta a un mio rapporto d'ascolto "tentativo", il testo letto dalla voce maschile che potete ascoltare (con cuffia o auricolari) in questo audioclip.



Dopo un po' riuscirete a distinguere le parole del messaggio, che è il seguente:

...WRECK AND OBSTRUCTIONS, INCLUDING STRANDED WRECKS, IN ANY DISPLAY MODE.
WHERE JRC ECDIS IS IN USE, PAPER CHARTS SHOULD BE THE PRIMARY MEANS OF NAVIGATION UNTIL THE ECDIS HAS BEEN PROVED TO OPERATE CORRECTLY. SEE WWW.JRC.CO.JP/ENG/PRODUCT/MARINE/WHATSNEW/20120313/INDEX.HTML FOR FURTHER INFORMATION.

Il messaggio ricevuto dalla Nuova Zelanda si riferisce al malfunzionamento di un apparato ECS/ECDIS della giapponese JRC. ECDIS, Electronic Charts and Display Informazion System, è uno standard definito dalla IHO per la visualizzazione elettronica della cartografia utilizzata in navigazione. Continueremo sicuramente la nostra esplorazione dei servizi radio destinati agli utenti professionali del mare e delle istituzioni che li controllano.

05 aprile 2012

Radio Canada International, onde corte addio. Ma l'Australia accende il DRM


Avevo pubblicato la notizia dei tagli decisi dal governo conservatore canadese solo pochi giorni fa ma le ripercussioni sul bersaglio di queste riduzioni di bilancio - la Canada Broadcasting Corporation - sono state incredibilmente repentine. La CBC dovrà rinunciare a oltre 110 milioni di dollari in tre anni (anche di più considerando altre pressioni antispesa) e una delle prime vittime dichiarate è proprio Radio Canada International, finora una delle poche emittenti internazionali apparsa immune dall'inesorabile marcia verso il definitivo oblio della radio a onde corte per l'estero. Nel giro di una settimana è già stato annunciato che RCI spegnerà definitivamente i trasmettitori, chiuderà le redazioni in lingue russa e brasiliana e addirittura cesserà di produrre notiziari propri. Già a partire da giugno. Un comunicato di Courrier Mondial, il radiogiornale francofono, gentilmente giratomi da Chris Diemoz, parla di una drastica riduzione dell'organico: 40 dismissioni su un totale di 60 persone in forza alla redazione internazionale previste per l'estate. RCI continuerà a diffondere programmi in inglese, francese, spagnolo, arabo e cinese, ma solo via Internet. "Giornata durissima per noi della CBC," ha dichiarato il CEO Hubert Lacroix. E commentando la notizia, che arriva insieme a una analoga stretta su un'altra istituzione culturale, il National Film Board, la giovane regista Tara Johns, intervistata dalla Montreal Gazette, ha dichiarato: «The CBC has been the thing that connects us and talks to us, and it’s being eroded. It feels like there’s a wide swath of homogenization that’s happening and this will only contribute to it. The feeling isn’t good. (These institutions do) feel particularly targeted in this budget.» Un'ondata di omogeneizzazione, quella che attraversa tutti i più importanti broadcaster pubblici del mondo, che va a colpire le capacità produttive interne e porta alla totale o comunque alla significativa scomparsa della comunicazione verso l'estero. Nel caso del Canada è un rospo più difficile da ingoiare perché la nazione nordamericana promuove da sempre l'immigrazione e i programmi radiotelevisivi possono essere uno strumento efficace per questo tipo di politiche.
Le ragioni delle casse statali sempre più impoverite, tuttavia, sono ancora più forti. Subito dopo il sostanziale addio annunciato da Radio Netherland (che l'11 maggio prossimo celebrerà con una intera giornata di trasmissioni rievocative la cessazione delle trasmissioni per l'estero in olandese e ha già chiuso il blog di approfondimento in lingua inglese Media Network), il ridimensionamento drastico delle trasmissioni di Deutsche Welle, quelle della BBC World Service e dell'operatore infrastrutturale Babcock (che chiuderà la frequenza di 1296 kHz di Orfordness con cui copriva una discreta area dell'Europa centrale), adesso anche il Canada spegne le onde corte e lo fa in modo inatteso ma perfettamente in linea coi tempi. Dei big ancora in funzione rimane forse la potenza regionale di Radio Australia, che dal primo aprile tra l'altro ha avviato una programmazione in modulazione numerica DRM dall'impianto di Shepparton (40 kW annunciati). Due le frequenze più favorevoli per l'Europa: 5940 kHz tra le 15 e le 17 UTC e 9475 kHz tra le 17 e le 19 (trasmissioni in modo DRM "C" su 10 kHz di banda in 16QAM level 1 a un rate di 11 kilobit/sec)

31 marzo 2012

Birmania, grande ritorno delle onde corte: un nuovo impianto per le lingue locali


C'è forse un preciso disegno del regime birmano nella frenesia che dallo scorso febbraio anima i rapporti d'ascolto che arrivano dai radiohobbysti sintonizzati sulle frequenze in onde corte dalla Birmania (Myanmar). La nazione asiatica situata tra Bangladesh e Thailandia sta per andare alle elezioni e da settimane è impegnata a trasmettere su frequenze del tutto inedite programmi destinati alle sue numerose minoranze linguistiche. I "DXer" in India, Sri Lanka,Thailandia e California, segnalano gli annunci di Radio Thazin, ma anche di Radio Kachin (lo stato del nord di un paese dalla geografia molto allungata) e di Radio Rakhine. Proprio in queste ore analizzando Google Maps (foto) è stato individuato un impianto di trasmissione poco a est di Pyin Oo Lwin, nuovo nome di Maymyo, nella provincia di Mandalay, quindi parecchio a nord rispetto alla città principale, la costiera Yangon (Rangoon) ma anche della nuova capitale birmana, la centrale Naypyidaw. A Pyin Oo Lyn sono state individuate una grande antenna per onde medie, probabilmente attiva su 639 kHz e due antenne per onde corte, la cui frequenza più attiva (e facile da ascoltare anche da noi) è di 7110 kHz, quella osservata dall'inizio del mese di febbraio in tutto il mondo, dopo la segnalazione da parte dei DXer indiani. Impianti di trasmissione sono visibili però anche a poca distanza da Naypyidaw, mentre a Yangon dovrebbero tutt'ora operare gli impianti di Myanma Radio, l'emittente ufficiale, e la stazione delle Forze Armate (quella che si ascolta su 5770).
Del resto, in uno dei regimi più ermetici dell'Asia, nonostante la concessione di qualche decina di seggi elettorali offerti ai partiti oppositori del regime da mettere in palio con le votazioni di domenica, in Birmania alcune trasmissioni radio venivano curate dal Direttorato Pubbliche Relazioni e Guerra Psicologica del Ministero della Difesa. L'improvviso interesse nei confronti delle trasmissioni in lingue minoritarie (ma anche in lingua inglese) da Radio Thazin/Radio Kachin potrebbe derivare da una rinnovata intenzione di estendere la copertura della propaganda di regime anche nelle regioni più periferiche. Una prima lista di frequenze attive è stata ricavata da osservazioni effettuate in febbraio in Thailandia da Gerhard Werdin (s/on=apertura programmi, s/off=chiusura):

5770 Defence Forces Bc;
0030 a 0430, 0800-0930, poi s/on 1130 fino alle 1440 UT.

5915 Myanma R; 2330-0200 e 0900-1400, alle 1240 UT tutti programmi diversi sulle varie frequenze (5770, 5915, 5985, 7110, 7345 kHz), fino alle 1340 UT;
s/off presunto 1430.

5985/6 Myanma R; 2330-0130 UT s/off; 0930 s/on, fino ad almeno le 1445 UT,

6030 Myanma R Thazin

7110 Myanma R Rakhine pres.; 2330 s/on fino alle 0130 UT s/off,

7110 Myanma R Thazin pres; 1030 s/on fino alle 1430 UT s/off;

7200 nuova frequenza QRG; Myanma R da inizio marzo nella fascia 0300-0930 UT; annunci "Myanmar, Naypyidaw" forse rimpiazzata da 9400 kHz (?).

7345 Myanma R Rakhine pres.; tent s/on 1030, s/off 1330 UT.

9460 Myanmar R, nuova frequenza da inizio marzo s/on 0430, s/off 0630 UT.

9590 Myanma R pres.; s/on 0130, s/off 0330 UT, e a volte 0530-0830 UT, forse fino alle 1030 UT,

9730 Myanma R (nominale, ascoltata in realtà su 9730,85 kHz); s/on 0230 UT, s/off 1000 con segmenti in inglese 0230-0330 e 0700-0730 UT. Su questa frequenza è stato osservato anche il relay di PadaukMyay Radio di Naypyidaw

Babul Gupta, dall'India, ha diffuso in questi giorni una griglia molto dettagliata dei programmi di Radio Kachin e di quella che viene tentativamente identificata come Radio Thazin, entrambe operative dal nuovo impianto di Pyin Oo Lwin:

Morning
2330 to 0130 hrs UTC in Burmese on 639 kHz, 6030 kHz
0130 to 0200 hrs UTC in English on 639 kHz, 6030 kHz

Afternoon
0430 to 0630 hrs UTC in English on 639 kHz, 9460 kHz

Evening
1030 to 1430 hrs UTC in Burmese on 639 kHz, 7110 kHz
1430 to 1500 hrs UTC in English on 639 kHz, 7110 kHz

The other new station in Myanmar which I posted earlier as "Rakhine Broadcasting Station" in IDXCI fb group, I think this station is also from the same studio in Phin Oo Lwin for minority language broadcast, but I'm not sure about it. The schedule is as follows:

Morning
2330 to 0030 hrs UTC in Chin on 7110 kHz
0030 to 0130 hrs UTC in Kachin on 7110 kHz
0130 to 0230 hrs UTC in La on 9590 kHz
0230 to 0330 hrs UTC in Po on 9590 kHz

Afternoon (secondo Victor Goonetilleke a Sri Lanka gli orari corretti sono 0430-0830)
0530 to 0630 hrs UTC in Geba on 9590 kHz
0630 to 0730 hrs UTC in Kokang in 9590 kHz
0730 to 0830 hrs UTC in Karen on 9590 kHz
0830 to 0930 hrs UTC in Shan on 9590 kHz

Evening
1030 to 1130 hrs UTC in Kayah on 7345 kHz
1130 to 1230 hrs UTC in Gekho on 7345 kHz
1230 to 1330 hrs UTC in Mon on 7345 kHz

14 gennaio 2012

La crisi delle onde corte, addio anche a Radio Bulgaria, petizione per Radio France

Non c'è più ormai alcuna ragione per essere ottimisti sul futuro della radiofonia internazionale in onde corte. E purtroppo le notizie che giungono ormai quotidianamente sul fronte delle chiusure e delle ristrutturazione ci dicono che a essere pesantemente minacciata è tutta l'informazione radiofonica rivolta a comunità linguistiche, geopolitiche, religiose diverse da quelle normalmente servite da una stazione radio. Le onde corte sono oggettivamente un mezzo obsoleto, o peggio ancora percepito come tale. Ma con i pesanti venti di crisi che tirano le onde corte non vengono sostituite dal satellite o da Internet: non è il medium per la distribuzione dei contenuti a essere messo in forse, ma i contenuti stessi.
Oggi le mailing list frequentati dagli hobbysti della radio sono state percorse dall'inattesa notizia della imminente chiusura dei programmi internazionali di Radio Bulgaria. La piccola nazione balcanica parlava all'estero via radio da 75 anni e ancora oggi poteva vantare dieci redazioni linguistiche diverse. I bulgari sono uno snodo importante in una parte dell'Europa all'interfaccia con l'Asia e il Medio Oriente e la loro radiofonia poteva sicuramente svolgere un ruolo periferico ma non del tutto marginale. Invece il 31 gennaio si spegne tutto e a quanto sembra i trasmettitori verranno smantellati e distrutti. La distruzione non riguarderebbe solo le onde corte ma anche gli impianti in onde medie che su 747 e 1224 kHz in onde medie. Una chiusura radicale. Le redazioni di Radio Bulgaria invocano l'invio dei messaggi di solidarietà e hanno preannunciato per il 14 gennaio l'apertura del sito Web www.saveradiobulgaria.com, ancora non attivato.
Se gli ascoltatori di Radio Sofia piangono, anche quelli ben più numerosi di emittenti gloriose e autorevoli come Deutsche Welle, Radio Nederland e Radio France Internationale sono molto preoccupati. Della radio internazionale tedesca si sa già, con il 2012 è arrivato a un netto taglio sulle emissioni, anche in tedesco, in onde corte mentre tutte le stazioni regionali tedesche devono rinunciare a una quantità di programmi persino in FM e proprio nella prima settimana del 2012 hanno spento diverse frequenze in onde medie.
L'emittente internazionale olandese, molto seguita per la sua obiettività, si è vista ridurre del 70% il budget stanziato dal Parlamento e passa sotto il controllo del ministero olandese degli Esteri (il BBC World Service ha fatto il percorso opposto, perdendo i soldi stanziati dal Foreign Office per rientrare tra le tante voci di spesa supportate dal canone radiotelevisivo). Con queste riduzioni l'emittente olandese abbandonerà il grosso delle sue attività in onde corte per focalizzarsi, dice il governo, solo sulle regioni del mondo che sperimentano gravi carenze di libertà di stampa. Anche stazioni ripetitrici importanti, come quella per il Sud America (dove pure ci sono ex colonie e territori oltremare olandesi) dalle Antille, verranno chiuse.
Anche per Radio France Internationale il destino è quanto mai incerto, perché l'amministrazione Sarkozy ha optato per una concentrazione di ruoli e risorse decidendo di fondere RFI con il canale televisivo internazionale France24. Un merger che redattori e lavoratori non vedono di buon occhio perché, dicono, è solo il preludio di licenziamenti e smantellamenti. I dipendenti della stazione hanno lanciato una petizione online (in lingua francese).
Comincio a pensare che una buona parte di ciò che oggi è ancora possibile ascoltare via radio da diverse nazioni occidentali cesserà di esistere prima del 2015, data che fino a poco tempo fa molti ritenevano fin troppo pessimistica. L'accelerazione subita da un processo che da anni procede inarrestabile ma tutto sommato lento è impressionante, ma tutto sommato, alla luce di quello che sta succedendo ai bilanci pubblici e alla solidità finanziaria di parecchie nazioni, ci sta andando ancora bene. Se mai il mondo riuscirà a uscire da questa crisi, sarà un mondo con parecchie voci in meno. Consoliamoci pensando che questo tipo di diversità culturale è molto di nicchia e Internet è sicuramente in grado di compensare il vuoto avvertito dai nostalgici di un medium ultrasettantenne.

10 novembre 2011

AEF, critiche e sforamenti di spesa rischiano di costar care alle onde corte di France Internationale


Contestazioni sul nuovo assetto centralizzato e aspre critiche alla governance e alla spesa fuori controllo di Audiovisuel extérieur de la France mettono improvvisamente in pericolo le attività in onde corte di un altro grande broadcaster internazionale: Radio France Internationale.
Oltre a RFI, il gruppo AEF concentra dall'inizio del 2009 la programmazione di France 24, TV5 Monde e di Radio Montecarlo Doualiya, la sezione araba di RFI, una specie di Radio Sawa francese. In questi giorni è successo che la deputata socialista Martine Martinel ha reso pubblico un rapporto del tutto sfavorevole alla riforma che ha messo sotto le potenti mani di Alain de Pouzilhac, manager della pubblicità prestato alla dirigenza televisiva, le sorti di tre emittenti e mezza. Per la Martinel sarebbe molto più sensato raggruppare "per mestiere" i canali televisivi sotto la gestione di France Television e di RFI sotto Radio France. Poi è arrivato il colpo di maglio dell'IGF, l'Inspection Générale des Finances, che ha fatto le pulci sulla gestione finanziaria della società pubblica.
Tra sprechi, sovrapposizioni e sovradimensionamenti l'AEF, ha concluso l'IGF, ha un pesante margine di rischio, più di 55 milioni di euro, nel suo budget relativo al triennio 2011-2013. Inoltre l'AEF, che si fa coprire per almeno un terzo dallo Stato francese, spende i soldi in modo ingiustificato e non sfrutta a sufficienze le possibili sinergie tra i suoi diversi organismi.
L'IGF arriva a suggerire qualche misura di contenimento di questi costi (ma perché non cacciano de Pouzilhac, con quel nome da moschettiere?): ridurre le trasmissioni in onde corte e medie di RFI. Purtroppo il file PDF con il rapporto originale dell'organismo di controllo finanziario risulta danneggiato e non leggibile, ma i giornali che lo hanno ricevuto parlano anche di una tabella che mette a confronto le spese pazze dell'AEF con quelle di analoghi broadcaster europei. 368 milioni annui contro i 362 di BBC Global o i 286 di Deutsche Welle e tutto questo per mantenere un numero di redazioni estere inferiore, 13 contro i 28 dei tedeschi e i 27 degli inglesi (bisogna capire se le cifre si riferiscono al passato o tengono conto degli ultimi tagli). L'ente ha già dovuto attraversare un momentaccio proprio un anno fa, quando la sua direttrice generale, la giornalista televisiva Christine Ockrent, è stata travolta dall'accusa di aver creato una rete di spionaggio interna per accedere a documenti riservati e alla posta dei colleghi. Nel maggio scorso, la Ockrent è stata costretta a rassegnare le dimissioni.