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06 settembre 2016

ABC Domestic Service lascia spegne le onde corte dei 120 e 60 metri. Niente più ascolti esotici dall'Australia?



Se fosse definitivamente confermata, sarebbe una notizia tristissima per la comunità globale degli ascoltatori delle onde corte, e forse un disagio ancora più grande per gli abitanti della vasta regione desertica dei Northern Territories australiani. Sembra che ABC abbia improvvisamente dismesso le tre stazioni HF che ripetevano la programmazione locale nell'area compresa tra Alice Spring al centro dell'Australia e Katherine più a nord, in direzione del porto di Darwin. Tre postazioni che utilizzavano diverse frequenze nelle bande tropicali dei 120 e 60 metri, riportate in questa tabella, con potenze non superiori ai 50 kW. 




Malgrado la distanza e la potenza relativamente bassa tutte queste frequenze consentivano di ricevere il segnale nazionale di ABC anche qui in Italia - spesso con sorprendente intensità - per la gioia di tutti gli hobbysti delle onde corte. Ma naturalmente, pensiamo soprattutto alle implicazioni su scala locale. Secondo una prima testimonianza, le onde medie non sono sufficienti per assicurare copertura diurna in quel territorio, dove sono presenti piccoli ripetitori in FM. Le piccole comunità degli aborigini non disporrebbero neppure di tale opportunità.
Ma sarà una decisione definitiva? La domanda è lecita perché proprio in queste ultime settimane la sezione internazionale di Radio Australia operativa dagli impianti di Shepparton hanno avuto un comportamento strano. Di colpo, verso metà agosto, tutte le trasmissioni sono state sospese e tra i commenti che circolavano tra DXer e appassionati di programmi radio dall'estero l'ipotesi più concreta  era che lungi dal trattarsi di una semplice manutenzione, lo spegnimento era stato deciso proprio per poter valutare le reazioni degli eventuali ascoltatori. Insomma, un trucco per capire se se Radio Australia in onde corte la ascoltasse qualcuno. Il problema di un servizio domestico diffuso in modalità analogica in HF oggi è legato ai costi delle potenze impegnate in funzione della qualità e della reale penetrazione di queste emissioni. Le onde corte sono molto affidabili, lo si sa, ma è naturale che non tutti la considerino necessariamente una soluzione percorribile. Tenere in piedi certe attività di trasmissione solo per la felicità di poche centinaia, forse decine di persone in tutto il mondo, per di più non contribuenti dell'erario australiano oggigiorno può presentare un po' di problemi a livello politico. 
Se le ipotesi sono vere, è anche possibile che ABC stia cercando di vagliare meglio il potenziale di audience del servizio domestico, pur se sarebbe verosimilmente più logico svolgere una vera e propria ricerca di mercato nella regione centrosettentrionale. Dopo la momentanea pausa, durata comunque diversi giorni, Radio Australia internazionale è ritornata a trasmettere da Shepparton. Ora bisogna vedere che cosa succederà dei programmi nazionali diffusi nei 120 e 60 metri. Il rischio di sparizione definitiva c'è e non è affatto trascurabile. Basteranno le reazioni degli ascoltatori autraliani e dei DXer d'oltre confine a determinare un esito diverso?

19 aprile 2015

Serbia, con la privatizzazione media più liberi. Ma il governo chiuderà le onde corte internazionali.


Hanno pacificamente dimostrato, davanti alla sede del governo di Belgrado, i dipendenti della redazione di Radio Serbia Internazionale - Radio Jugoslavia, che dovrebbe chiudere i battenti il prossimo primo di luglio. L'emittente, uno dei pochi servizi internazionali sopravvissuti in Europa sulle onde corte, è nata 79 anni fa e trasmette (per la verità in modo non sempre regolare) in una dozzina di lingue, tra cui l'italiano, su 6100 kHz dagli impianti di Bijeljina, località inserita nell'enclave della Repubblica Srpska dichiarata nei confini della Bosnia Erzegovina. La decisione di chiudere il servizio si inserisce nel quadro di una radicale manovra di privatizzazione, a sua volta iniziata per venire incontro alle pressanti richieste di Bruxelles e delle istitutuzioni di credito internazionali per l'erogazione di sostegni finanziari alla Serbia. I vari governi che si sono succeduti dopo la guerra in Jugoslavia e i bombardamenti della NATO hanno cercato di privatizzare l'economia serba per anni, ma solo nel 2014 una nuova legge ha innescato un meccanismo che dovrebbe portare alle cessione di centinaia di imprese statali, una ottantina delle quali nel settore dei media (informazioni qui sul sito della Privatization Agency). Le emittenti di Serbia e Vojvodina continueranno a erogare il servizio pubblico di RTS, ma solo dopo che il loro sostegno finanziario verrà tolto dal bilancio statale e inserito nel normale contesto della fiscalità. Il problema è che a quanto dicono i redattori di Serbia Internazionale, il loro non è più considerato servizio pubblico essenziale.

In effetti nessuno contesta che le intenzioni dei privatizzatori siano più che valide. Anche perché in parallelo in Serbia sono stati fatti significativi passi avanti nel campo della tutela della libertà di stampa e della difesa dei giornalisti. È stata creata per esempio, in collaborazione con l'ufficio Libertà dei Media dell'OSCE una commissione governativa per investigare su diversi omicidi che hanno coinvolto negli anni passati giornalisti come Dada Vujasinović, uccisa 21 anni fa, e Milan Pantić. L'assassinio di Slavko Ćuruvija, redattore e editore di un giornale, ha portato a degli arresti a più di 15 anni di distanza anche grazia a una efficace campagna di sensibilizzazione della Commissione. Con l'aiuto dell'agenzia Saatchi&Saatchi è stata realizzata una vera e propria azione mediatica, attraverso la pubblicazione in forma anonima di una delle tante lettere di minaccia ricevute quotidianamente dai giornalisti serbi (la lettera era assolutamente autentica, non così il realistico filmato in cui un uomo incappucciato ribadiva le sue promesse di morte). L'intera stampa serba ha rilanciato questa azione, prendendola estramemente sul serio, e solo dopo la Commissione governativa ha rivelato l'efficace simulazione. La campagna ha addirittura vinto un premio speciale al Festival della creatività pubblicitaria di Cannes del 2014.

Sarebbe davvero un peccato se dopo tutto questo dovesse restare in silenzio proprio il piccolo gruppo di redattori che cerca di tenere informato il mondo sulle vicende interne della loro nazione.


12 settembre 2014

Spagna: onde corte addio, mentre Cadena Cope spegne due stazioni sulle medie

La notizia temuta dai sindacati interni a Radio Nacional de España è stata confermata in una intervista che il nuovo direttore di REE, la sezione dei programmi per l'estero, Antonio Szigriszt ha concesso a Antonio Buitrago, il redattore del programma DX Amigos de la onda corta. Il primo di ottobre (o forse il 15, come è stato poi ipotizzato) la stazione di Noblejas, Toledo verrà spenta e i programmi di Radio Exterior, nome attribuito nel 1977 per una attività avviata nel 1942, continueranno solo su Internet e via satellite. Anche la programmazione cambierà, secondo il programma inglese che ha dato la notizia questa notte, nella trasmissione per il Nord America, non ci saranno notiziari e trasmissioni in diretta, ma solo interviste e servizi sulla Spagna. In lingua inglese ancora non si sa se verranno prodotti programmi di mezz'ora o un'ora, per sei giorni alla settimana. Con questa chiusura in Europa rimangono solo Romania e Albania, forse Serbia a utilizzare le onde corte per raggiungere ascoltatori situati oltreoceano, in Nord America. Un pugno di
grandi broadcaster continuano a servirsi dei loro ripetitori per raggiungere continenti come l'Africa o l'Asia. 
In Spagna come ovunque in Europa sono minacciate anche le onde medie. La catena cattolica COPE oggi disattiverà le frequenze di Girona-Figueres (1269 kHz) e Tarragona-Reus (1143 kHz) e considerando che tutte le località sono coperte dall'FM è del tutto plausibile ritenere che presto altri impianti in onde medie verranno sacrificati. Inutile commentare, la pressione dei costi è ovunque un fattore incontenibile, per quante obiezioni noi appassionati possiamo avanzare sull'esattezza dei conti fatti dai responsabili di queste emittenti. La nostalgia e le tante cose imparate grazie alla radio in anni in cui nessuno poteva immaginare la futura esistenza del Web non devono farci dimenticare che, al di là della solidità del modello trasmissivo a cui siamo così affezionati, la radiofonia sta subendo grandi mutamenti, non solo sul piano delle sue piattaforme distributive. Cambiamenti che investono anche il modo in cui ci alimentiamo di notizie. Per la tristezza dell'hobbysta che vede consumarsi anche gli ultimi avanzi del suo giocattolo, purtroppo, le analisi razionali sono del tutto inefficaci.

28 giugno 2014

Voice of America, addio onde corte per l'Asia

Da lunedì l'Asia non sentirà più Voice of America in inglese sulle onde corte: il Congresso, secondo SWLing.com che ha raccolto la notizia dall'ex corrispondente Dan Robinson, avrebbe decurtato drasticamente il budget per le trasmissioni per il continente asiatico. Chiuse le trasmissioni in azerbaigiano, bengali, cambogiano, curdo, laotiano e uzbeco. Forti limitazioni a Free Europe e Free Asia. Il rapporto costo/audience è diventato molto sfavorevole, a quanto sembra (a furia di sentirlo dire ci credo anch'io). Affermare che la radiofonia in onde corte sta morendo è banale e ripetitivo, potremmo organizzare un concorso aperto a chi riesce ad azzeccare meglio la previsione del momento in cui l'ultimo impianto broadcast tra 3 e 30 MHz verrà definitivamente spento, con buona pace di chi anche vivendo in nazioni governate da regimi oppressivi avrebbe potuto ascoltare con facilità (e senza dispositivi digitali comunque costosi e controllabili) buon giornalismo e politica equilibrata. Pazienza, tanto la prossima guerra farà passare tutto in secondo piano.

FAREWELL TO SHORTWAVE 
We were informed late Friday that BBG’s proposed shortwave cuts for FY2014 have been approved by Congress.
As of the end of the day on Monday, June 30th, all shortwave frequencies for English News programs to Asia will be eliminated. We will no longer be heard via shortwave in the morning (12-16 utc), and the evening (22-02utc)…mostly in Asia.
Shortwave frequencies for the following services will also be eliminated: Azerbaijani, Bangla, English (Learning), Khmer, Kurdish, Lao and Uzbek. Shortwave being used by services at RFE/RL and RFA are also being cut.
Because shortwave has been a cheap and effective way to receive communications in countries with poor infrastructure or repressive regimes, it was a good way to deliver information. But broadcasting via shortwave is expensive, and its use by listeners has been on the decline for years. At the BBG, the cost vs. impact equation no longer favors broadcasts via this medium to most of the world.
Important for us is that we will continue to be heard on shortwave frequencies during those hours we broadcast to Africa. Also, we know through our listener surveys that about half of our audience in Asia and the rest of the world listens to us via the web and podcast – so all is not lost.
Let’s break the news about this change to our audiences starting Sunday night. I doubt specific frequencies are critical to announce. The important point to make for our listeners is that we encourage their continued listening through local affiliates, and on the web at voanews.com.”

16 febbraio 2014

Spengono anche le onde lunghe della Radio Ceca. Avevano la stessa età di Jan Palach.


[Ennesimo contrordine. Fonti attendibili interne alla Radio Ceca affermano che in settimana verrà ufficiliazzato il proseguimento delle trasmissioni su 270 kHz attraverso una rinegoziazione dei costi con l'operatore Radiokomunikace. Seguiranno altri dettagli, nel frattempo l'allarme per la chiusura di Topolná rientra, ma rimane il ricordo di Jan Palach]. Ha avuto una proroga di un paio di mesi, ma il termine ultimo del 28 febbraio si sta avvicinando. In quella data il potente impianto della radio pubblica ceca sui 270 kHz in onde lunghe verrà definitivamente spento. La costruzione dell'impianto di Topolná è iniziata nel 1950 e il trasmettitore è attivo dai suoi due tralicci di 257 metri dal 1951, anche se ufficialmente venne inaugurato nel 1952. Al massimo della sua potenza Topolná ha operato a 1500 kW ma oggi ne utilizza meno della metà, 650. Lo si può ascoltare dal mattino presto fino alle 23 UTC, la mezzanotte in Italia e con il buio il segnale diventa praticamente locale qui nell'Italia del nord. Per Český rozhlas i costi delle operazioni e della manutenzione sono diventati troppo elevati, ci sono ancora due settimane per ascoltare il segnale e cercare di ottenere una conferma. 

Questa sera la storia cecoslovacca di quel periodo è tornata alla ribalta con la trasmissione del film televisivo Burning bush, dedicato alla memoria di Jan Palach, lo studente di filosofia poco più che ventenne che nel gennaio del 1969 si cosparse di benzina e si diede fuoco in piazza San Venceslao, in pieno centro di Praga. Il regime autoritario cecoslovacco crollò solo vent'anni dopo, nel 1989, proprio in seguito alle silenziose proteste per l'anniversario di Jan. Dopo la Rivoluzione di velluto, la prima a essere nominata ministro della Giustizia fu Dagmar Burešová, un'avvocatessa che nei mesi successivi alla morte di Jan patrocinò uno dei processi più coraggiosi di quell'epoca di oppressione. Era accaduto che un alto funzionario di partito e deputato, Vilém Nový, aveva portato avanti una campagna di diffamazione che puntava chiaramente alla damnatio memoriae del giovane suicida. Nel corso di una riunione nella località di Česká Lípa Nový aveva riferito di una indagine del ministero degli Interni, secondo cui il gesto di Palach avrebbe dovuto essere una semplice provocazione ordita per screditare il Partito Comunista e gli occupanti sovietici che avevano stroncato la Primavera di Praga. Sobillato da un gruppo di complottisti, tra i quali lo scrittore Pavel Kohout e persino l'atleta Emil Zátopek, Palach avrebbe dovuto solo fingere di darsi fuoco, utilizzando una sostanza (inesistente) chiamata "fuoco freddo". Ma in qualche modo Palach sarebbe poi stato ingannato e i suoi compagni avrebbero sostituito il fuoco freddo con la benzina. Per queste affermazioni, che erano state ripetute da Nový  anche in occasione di una intervista con la France Presse, la madre di Jan, Libuše Palachová con il fratello, intentò una causa di diffamazione che apparve subito difficilissima. Le autorità cercarono di sabotare in ogni modo l'indagine della Burešová che venne tradita anche dai testimoni a favore. Ma all'ultimo momento saltò fuori la registrazione dell'incontro di Česká Lípa, effettuata da una troupe della redazione Agricoltura di Radio Praga. Quella registrazione venne acquisita al processo, insieme alla testimonianza del tecnico Vladimír Hončík ma non bastò a vincere la causa: la corte decretò che Nový, nella sua posizione di politico aveva il dovere di difendere l'immagine della Cecoslovacchia. La madre e i ricorrenti dovettero pagare le spese dell'istruttoria e furono dichiarati nemici del socialismo.
Ci crediate o no quella registrazione di 45 anni fa che non andò mai in onda è rimasta intatta e la si può ascoltare su You Tube, con la voce originale di Vilém Nový. Il quale non fece purtroppo in tempo ad assistere alla fine del regime che ebbe il suo così solerte contributo. Dagmar Burešová, invece, è ancora viva e ha 85 anni.


11 gennaio 2014

La Croazia spegne il potente impianto in onde medie di Zadar-Nin

Continua inesorabile lo stillicidio di grandi impianti europei che abbandonano definitivamente le trasmissioni in onde medie. Dal primo gennaio 2014 è stata spenta anche la postazione della radio croata HRV a Nin (Nona), nell'entroterra di Zadar/Zara. I quattro tralicci dell'antenna irradiavano su 1134 kHz, nei giorni migliori con 600 kW, i programmi nazionali, ma da diverso tempo dalla frequenza di Nin venivano trasmessi i programmi in croato e i notiziari in lingua estera di Glas Hrvatske, la Voce della Croazia. Questi programmi adesso sono disponibili solo sul satellite e sul Web. 
Era un trasmettitore molto vicino a noi quello croato - e prima ancora jugoslavo - di Zara, il suo segnale dominava l'etere e di sera a Milano poteva essere scambiato per una stazione locale. Nel settembre del 1991, quando l'esercito jugoslavo sferrò la sua offensiva su Zara, Sebenico e altre città dalmate, quel trasmettitore fu uno dei primi bersagli. Zara era stata bombardata anche durante la Seconda guerra mondiale, quando quella parte della provincia dalmata era stata occupata e annessa dal fascismo. In città nel 1941 venne trasferita da Spalato la stazione Radio Zara, successivamente connessa alla rete EIAR (trovate diversi dettagli in uno scritto - non attribuito, ma l'autore del blog è uno storico - pubblicato dall'amico Annino Vitale nel 2007, dedicato alla storia delle emittenti al confine orientale).
Purtroppo non è più reperibile una fotografia ad alta risoluzione scattata anni fa dall'operatore degli impianti radiotelevisivi croati, OIV, dobbiamo accontentarci di una sfuocata ripresa con Google Streetview. Poco oltre i quattro tralicci dovete immaginare Zara e il Mar Adriatico.

28 novembre 2013

Decisa la chiusura del relay BBC alle Seychelles. L'Africa orientale perde un link diretto con il buon giornalismo

La stazione relay aperta dalla BBC nell'arcipelago delle Seychelles nel 1988 smetterà di trasmettere alla conclusione della programmazione invernale, il 29 marzo 2014. Ne ha dato notizia l'emittente qualche giorno fa:

The British Broadcasting Corporation (BBC) announced today that the Indian Ocean Relay Station (IORS) transmitter site at Grand Anse, Mahé, will cease all shortwave transmissions on 29 March 2014.
The site was established in 1988 and has been in continuous service since then, relaying BBC broadcasts to audiences in East Africa primarily in English and Somali. The closure will not affect the availability of BBC World Service programmes in Seychelles, which are relayed from satellite broadcasts on to local FM frequencies 106.2, 105.6 and 105.2MHz. In areas of East Africa still dependent upon shortwave broadcasts, the signal will be supplied by other relay stations. The announcement follows an earlier decision to stop all shortwave broadcasts from the BBC World Service site in Cyprus for similar commercial, technological and audience reach reasons. These ended in March of this year.
The announcement will unfortunately result in 11 staff being put at risk of redundancy. The staff over the last 25 years have operated and maintained this shortwave broadcast facility with passion, expertise and professionalism. The technical ability and commitment of the team at the IORS has been applauded by the BBC World Service.
Come si può leggere nel dispaccio l'impianto nell'Oceano indiano è stato utilizzato per un quarto di secolo per coprire l'area orientale africana e ancora oggi si possono ascoltare programmi in inglese e somalo. Ecco la griglia dei programmi previsti per questa ultima stagione trasmissiva:


L'impianto della BBC venne concepito in origine nel 1985, la costruzione iniziò nel 1986 e la prima messa in onda risale al 1988, il 7 ottobre. All'epoca alle Seychelles esisteva un'altra stazione a onde corte internazionale, gestita dall'ente religioso britannico FEBA (Far East Broadcasting Associatons). Questa stazione era stata inaugurata nel maggio del 1970 ma ha cessato di trasmettere nel 2003, anche per questioni legate alla politica di riutilizzo dei terreni stabilite dal governo locale (FEBA prosegue la sua programmazione affittando altrove il suo "air time"). FEBA e BBC erano però due entità completamente separate. 
Da molti anni il World Service della BBC ha smesso di confermare i rapporti di ricezione alle sue emittenti ma nel caso delle Seychelles recentemente sono stati segnalate lettere di conferma inviate direttamente dal responsabile tecnico dell'impianto, Herve Cherry. Dopo aver letto la notizia della chiusura l'altro giorno ho deciso di contattare Mr. Cherry inviando un breve rapporto di ricezione su tre frequenze facilmente ascoltabili in Italia e lui mi ha risposto con estrema gentilezza e puntualità fornendo molti dettagli sulle operazioni della BBC alle Seychelles:
(...) I personally would like to thank you for your sympathy and heartfelt words with reference to the imminent closure of the BBC Indian Ocean Relay Station due to happen on the 30th March 2014. As you stated it is unfortunate but inevitable due to the several unfavorable factors mainly financial and new developments in telecommunicating mediums affecting the global existence of shortwave. As you may be aware we are not the first BBC site to cease transmission as others before us had suffered the same fate.
The FEBA transmitting site was an entirely different site from the BBC site; that is in its location, equipment, staffing, target area and programme content. Unfortunately I cannot provide you with many details as to the FEBA operations in Seychelles as when the site was closed I had just ended my academic studies. But to answer your query the site has been decommissioned and I assume all the equipments removed.
I myself started working at the BBC Indian Ocean Relay Station in February 2005 as a Trainee Communications Engineer to date I am the Senior Transmitter Engineer and by next year it would be 9 years working for the site. As a Telecommunications Engineer I have acquired most of my knowledge in-house, the site itself served as a learning facility for any engineer willing to learn and develop in the industry in which I took full advantage.
What was seen a major achievement for the site was the localization of all post as from 2004 to date; this is the case to date and to note we are the only overseas site to have achieved this status. Although the closure of the site is very sad news indeed there was seemingly no other choice, myself and all the other staff have accumulated good experience over the years which we all grateful for. I am also very happy to have been able to serve a large number of listeners not only to the designated target area but also the passionate DX listeners such as yourself who have been very faithful.
La storia raccontata da Herve è, sotto molti punti di vista, esemplare della ricchezza di quello che è stato, per circa mezzo secolo, l'unico vero sistema mediatico internazionale operativo nel mondo. Prima della tv satellitare diretta e di Internet, che oggi hanno soppiantato le onde corte, la radio ha saputo trasportare il suo messaggio multilingue in modo estremamente capillare. Il tecnico di BBC Mahe si riferisce alle ragioni finanziarie che oggi spingono tutti i broadcastar a rinunciare alle onde corte, ma sul piano tecnico a mio modesto parere sarà difficile superare i livelli di efficienza e economicità di un mezzo che con potenze relativamente contenute può coprire aree vastissime e ha in più l'enorme vantaggio della semplicità sul lato ricezione, con dispositivi commercializzati a prezzi bassissimi e capaci di funzionare a lungo con batterie altrettanto economiche e pratiche. Nessuna tecnologia digitale può al momento rivaleggiare con le onde corte come strumento diffusivo (e lascio da parte qui ogni considerazione sul ruolo geopolitico, culturale, umano, che il giornalismo della BBC continua ad avere indipendentemente dal mezzo scelto per propagarlo). Anche il modello di ri-trasmissione di segnali basato su una prima distribuzione satellitare e un netowrk diffuso di emittenti FM locali ha i suoi ostacoli, magari di natura non tecnica. Pensiamo soltanto a quello che sta succedendo in Somalia dove stazioni locali come Shabelle sono sottoposte a ogni sorta di pressione e angheria e dove la soppressione di un link diretto con le notizie della BBC può dar luogo a scenari ancora più drammatici.
La lettera di Herve (altri dettagli tecnici e storici li trovate nella lettera-QSL qui sotto) dice anche un'altra cosa importantissima quando l'ingegnere afferma di aver acquisito tutte le sue competenze lavorando presso un impianto che ha svolto una incredibile funzione formativa anche per tanti altri colleghi di Cherry. La radio a onde corte è stata una scuola formidabile per intere generazioni di ingegneri elettronici e anche se oggi il testimone è stato degnamente raccolto dall'industria della telefonia radiomobile, onde corte e ponti radio lasciano pur sempre un considerevole vuoto "culturale". Non so se sarà mai possibile - o giustificabile - invertire la tendenza verso un definitivo declino di questo mondo, ma è importante conservarne la memoria (e sostenere il più possibile ciò che resta per il momento) per continuarne a trarre da questa formidabile epopea tecnologica una lezione importante per tutti noi. 


06 novembre 2013

Annuncio-choc della Generalitat Valenciana: soppresso l'ente radiotelevisivo "autonómico"


Tra Spagna e Grecia ormai l'abbiamo capito. Dobbiamo rassegnarci a vederne altre di fotografie come queste. Sono tutte drammaticamente uguali: la disperazione di giornalisti e programmisti rimasti senza lavoro è sempre la stessa. In questo caso si tratta dei lavoratori di RTVV, l'ente radiotelevisivo della Generalidad Valenciana, una delle tante espressioni della peculiare spirito autonomista dell'ordinamento spagnolo. La Radiotelevisión Valenciana aveva iniziato a trasmettere nel 1989, dopo qualche anno dall'approvazione di una legge del locale Parlamento, le Corts Valencianes. Oltre ai programmi televisivi l'ente diffondeva due canali radiofonici, Radio Nou (9), e la musicale Radio Sí. Perché i verbi sono al passato? Perché oggi il governo valenciano ha annunciato che RTVV chiude i battenti, crollata sotto l'insostenibile peso dei debiti: circa 1,2 miliardi di euro per un organico di 1.700 persone, oggi rimaste per strada.
La cronaca dei fatti non è così semplice. Prima di pervenire a una decisione così estrema (e molto probabilmente irreversibile) il governo autonomo guidato da Alberto Fabra, del Partido Popular, aveva cercato di portare avanti un piano di dismissioni controllate e di esternalizzazione delle produzioni gestite dall'ente pubblico locale guidato da una direttrice, Rosa Vidal. Poche ore fa tuttavia, quel piano è stato giudicato illecito dal tribunale superiore di giustizia della stessa Generalitat. Non essendo riuscito a ridurre l'organico, Fabra ha optato per la chiusura definitiva. Sono bastate tre righe di testo in un comunicato ufficiale: "descartado, por lo tanto, el camino que había decidido emprender el Consell, sólo queda la otra vía que es, lamentablemente, proceder a la supresión del servicio público de la radio y la televisión de ámbito autonómico.
Le polemiche ovviamente non mancano. El País nella sua edizione locale racconta che la crisi di RTVV è cominciata proprio con le gestioni "firmate" dal partito di Fabra. Dieci anni fa l'ente locale pubblico funzionava bene con un terzo del personale. Poi è cambiato il vento politico e i nuovi direttori generali da un lato hanno cominciato a promuovere una politica di parziale privatizzazione ed esternalizzazione delle produzioni, ma dall'altro hanno continuato ad assumere personale e ad accumulare debiti. In un altro articolo però lo stesso giornale riconosce che i tagli delle sovvenzioni e il crollo del mercato pubblicitario hanno messo in crisi tutti gli enti radiotelevisivi autonomi spagnoli che affiancano, nelle varie aree, l'ente nazionale RTVE. Se altri organismi sono riusciti a tenersi in piedi con molti sacrifici, quello valenciano è il primo a crollare e la regione sarà l'unica a non poter tutelare la propria diversità linguistica (il valenciano è una variante dialettale del catalano) attraverso la radio e la televisione.
La chiusura di Nou e Sí ha un risvolto personale che ovviamente è del tutto marginale rispetto al dramma di tanti lavoratori licenziati e delle loro famiglie. Entrambe le emittenti, in buone condizioni propagative troposferiche, riuscivano a superare il migliaio di chilometri di mare che separano la costa di Valencia dalla Sicilia occidentale. Le loro frequenze scompariranno anche dalle mie avventure radiofoniche estive.

18 settembre 2013

Grecia, il ministro delle Finanze rottama le antenne di Voice of Greece

Chi segue questo blog anche casualmente saprà che molti dei servizi internazionali multilingue trasmessi per decenni sulle onde corte della radio a partire dagli anni 30 del secolo scorso (quando non esisteva altro mezzo per veicolare informazioni a lunga distanza e in tempo reale) oggi sono stati o vengono rapidamente smantellati. Molti di questi servizi venivano trasmessi da nazioni importanti, grazie agli enti radiofonici finanziati dal denaro pubblico, a questi si aggiungevano i servizi di nazioni più piccole, ma comunque interessate a far sentire la propria presenza all'estero o a mantenere una relazione informativa e "politica" con i propri immigrati. Tutti questi operatori oggi hanno altri mezzi di comunicazione a disposizione e altre priorità di bilancio, le onde corte non hanno (o si dice che non abbiano) un bacino d'utenza tale da giustificare la spesa e tutto viene smantellato.
Uno degli ultimi servizi sopravvissuti in Europa, quello di Voce della Grecia (che trasmette solo in greco per gli espatriati e i naviganti), verrà non solo smantellato ma addirittura rottamato. In questi giorni i tecnici che gestiscono l'impianto di Avlis hanno ricevuto la visita dei rappresentanti di una azienda incaricata di ispezionare i tralicci delle antenne, che a quanto sembra verranno abbattute e rivendute come metallo di risulta. La decisione, secondo The Greek Radio, sarebbe stata presa dal ministro delle Finanze, senza studi costi/benefici che giustifichino una scelta tanto drastica. 
Il tutto si inserisce nella dolorosa vicenda della riconversione dell'ente pubblico radiotelevisivo ERT, che il governo greco ha improvvisamente chiuso e sostituito con un nuovo operatore, ovviamente più snello. In realtà la mossa non era del tutto necessario perché il bilancio di ERT non era in rosso, ma il segnale è chiaro - e tra l'altro riguarda anche economie molto più solide di quella greca: gli "enti pubblici" appartengono a un modello non più sostenibile, non a certi livelli di spesa. Un discorso per certi versi condivisibile, ma non del tutto convincente: servizio pubblico significa anche informazione potenzialmente libera e scomoda per una classe dirigente che ha molte decisioni (prese con i soldi di tutti) discutibili di cui render conto, magari per farsi perdonare.
In questi mesi di duro contrasto tra il governo e gli ex dipendenti dell'ERA, la sezione radiofonica, le onde corte di Avlis hanno funzionato quasi come una emittente pirata, annunciando a volte come Radio Grecia Libera e proponendo notiziari in inglese in aperto contrasto con le posizioni ufficiali governative. Il nuovo ente trasmissivo, NERIT, ancora non è una realtà consolidata. Al vecchio indirizzo ERT, le pagine sono ancora in costruzione e non si sa bene quanti canali radiofonici e televisivi trasmetterà. Attualmente dalla Grecia restano in piedi alcune frequenze in onde medie ma oggettivamente è difficile distinguere quali di questi siano "ufficiali" e quali proseguano le trasmissioni "nonostante tutto". Il sito "resistente" di ERTopen offre per il momento dei canali alternativi, mentre gli aggiornamenti sulla situazione si possono trovare in lingua inglese sulle pagine Web di To Vima. Mentre scrivo, le frequenze in onde corte utilizzate da Voice of Greece sembrano tutte spente e a questo punto il rischio è che il silenzio duri per sempre. Non sembra proprio di essere nell'Unione Europea.

Greek shortwave to be dismantled after order by Ministry of Finance
(Submitted by radiofono.gr on Tue, 17/09/2013) 
The degradation of Greek Radio is going on, having shortwave radio "Voice of Greece" as a victim. This includes 39 shortwave antenna masts hosted in Avlis, which the government plans to sell as scrap metal. The shortwave service started 75 years ago and it is still transmitting in 5 frequencies that cover the globe with shows in Greek for expatriates and foreign language news. The facilities are currently controlled by redundant ERT employes and broadcast the guerilla service of the Greek National Radio ERA. Eighteen months ago, shortwave facilities in Thessaloniki were dismantled.
According to a statement by ERT employees, on Monday morning "in the shortwave broadcasting center of Avlis, a representative of a company that sells metal showed up and started taking photos of the site. After we, ERT people, asked him, we got informed that he had been mandated by the Ministry of Finance to give an offer for the dismantling of 39 masts and purchasing the metal as scrap." The name of company and the registration plate of the car are available.
The union body of ERT notes that this is an area of 1160 acres, featuring 39 metal masts, with a height between 30 and 70 meters each, that function as the shortwave aerials that transmit the "Voice of Greece", the ERA-pénte, across the world.
"Greek shortwave started operating in 1938 and later was also used sent information to the Greek soldiers fighting Fascists in Albania. The only ones who dared to turn it off were the Nazis during the occupation. Since the liberation, it never stopped to link the country with Greek seafarers and the Diaspora. The Voice of Greece broadcasts information, entertainment, culture and tradition from Greece with programs in 12 languages, all over the globe".
It is true that big broadcasters in Europe have decided to stop broadcasting via shortwave, because of cuts and because alternatives tuning possibilities are provided due to the development of technology. On the other hand, in the case of Greece. there are still generations of Greek immigrants abroad and seamen who are still affiliated with shortwave, whereas area around Greece the are still countries with low technological development. Also, it is outragious that the decision to remove an entire radio service was taken by the liquidator of the Ministry of Finance: there is no study about ceasing shortwave by any official body, although the promise was that the future of Greek broadcasting will be decided after an analysis performed by  the administrative Board of the new official broadcaster .

22 agosto 2013

Voice of Russia spegne le onde corte il 31 dicembre

Nelle stanze dei bottoni dell'emittenza pubblica russa si parla da tempo di tagli drastici, ma adesso sembra deciso: anche Golos Rossii/Voice of Russia, la sezione internazionale di RTRS, l'ente di Stato, smetterà di trasmettere in onde corte dal proprio territorio nazionale il 31 dicembre di quest'anno. L'indiscrezione è apparsa ieri su Digit.ru ed è stata ripresa stamane su Ria Novosti da Andrea Borgnino. La fonte originale di Novosti rivela però che le trasmissioni di Voice of Russia dovrebbero proseguire - oltre che su scala locale attraverso impianti FM all'estero - anche sulle tre frequenze in onde medie in Transdnistria, Sakhalin e Kaliningrad, evidentemente considerate enclave estere. Inoltre RTRS manterrà gli impegni con le emittenti internazionali che affittano frequenze per ripetere in Russia i loro programmi. Insomma, forse i tagli non riguarderanno l'aspetto della produzione dei programmi e le redazioni nelle diverse lingue, incluso l'italiano, potrebbero restare aperte.
Già oggi la Voce della Russia trasmette su una sola frequenza in onde corte, i 9880 kHz, utilizzando però la tecnica numerica Digital Radio Mondiale, quindi con una audience verosimilmente molto contenuta. Ancora utilizzata, almeno sulla carta, è la frequenza in onde medie di 1548 kHz, che secondo Digit.ru non dovrebbe chiudere. L'emittente ha anche un accordo con l'emittente locale in onde medie Ondamedia Broadcast per ripetere i programmi in italiano su 1512 kHz in Emilia, ma al momento non so dire se questa frequenza sia ancora attiva. Voce della Russia ovviamente si può ascoltare tutto il giorno via Internet.

14 giugno 2013

Family Radio, the end of the world as we know it

L'impero radiofonico in onde corte del millenarista Harold Camping, il predicatore-imprenditore capace solo pochi anni fa di conquistare le prima pagine dei giornali di tutto il mondo con le sue previsioni apocalittiche e farlocche, finisce - lui sì - tra un paio di settimane. Il 30 giugno l'impianto di WYFR a Okeechobee in Florida cesserà di trasmettere e non è chiaro quale possa essere il destino ultimo delle trasmissioni ripetute oggi da Taiwan, quasi sicuramente la crisi che ha colpito Family Radio e la malattia che ha messo fuori gioco l'ultranovantenne Camping faranno crollare tutto. La vicenda di Family Radio è lunga più di 80 anni. L'emittente cominciò a trasmettere nei primi anni '70 rilevando gli impianti che erano appartenuti a Radio New York Worldwide sulla costa di Boston e ancora prima dal pioniere americano delle onde corte, Walter Lemmon, che aveva lanciato la Worldwide Broadcasting Corporation nel 1929, nei pressi di Scituate nel Massachusetts. WYFR iniziò a trasmettere dalla stessa località, per trasferirsi più a sud, in Florida, nel 1977. Due anni dopo Scituate venne abbandonata. I primi ascoltatori delle onde corte, specie coloro che negli anni 60 seppero organizzarsi e dare continuità all'hobby delle onde corte attraverso club e associazioni posseggono ancora le cartoline di conferma di "WNYW". Su Web un DXer norvegese (nelle sue lunghe vicissitudini l'emittenti ebbe diversi contatti con la Norvegia) racconta la sua storia. This is the end.

30 aprile 2013

Con una trasmissione speciale i baschi danno l'addio alle onde medie


Euskadi Irratia/Radio Euskadi, l'emittente ufficiale dell'autonomia basca (trasmette in basco e in spagnolo) questa sera, alla mezzanotte del 30 aprile, chiuderà definitivamente i suoi ripetitori in onde medie, per proseguire l'attività solo in FM e online. Sono sette frequenze ormai storiche che non potremo più ascoltare, dopo il tramonto, nell'inconfondibile sound della modulazione di ampiezza: 1197, 1386, 1476 in basco,  756, 819, 963 in spagnolo e la stazione locale Radio Vitoria su 1602. Proprio su quest'ultima, dalle 22.30 e fino alla mezzanotte verrà diffuso un programma speciale rievocativo. Chi scriverà un rapporto di ricezione corretto riceverà anche una speciale conferma via mail. Si deve scrivere a radio_vitoria(at)eitb(dot)com
La decisione dell'emittente governativa basca è molto triste perché ci toglie l'opportunità di ascoltare in diretta alla radio una lingua unica al mondo. La storia di Radio Vitoria in particolare è molto interessante perché ricalca fedelmente le cronache della complessa autonomia della regione. Nata nel 1934, nei successivi anni Settanta la stazione diventerà il nucleo originario dell'ente radiotelevisivo fortemente voluto dal Partido Nacional Vasco di Carlos Garaikoetxea. Una pagina storica allestita sul vecchio "Geocities" è fortunatamente ancora reperibile su Archive.org dove troverete anche una piccola raccolta di file .mp3. Ecco quello relativo a un annuncio di chiusura trasmesso in passato. Diversamente da quanto dice la "locutora", Radio Vitoria domattina non riprenderà a trasmettere alle "siete y media"

17 settembre 2012

Onde medie RAI: spegne anche Napoli. Verso la dismissione totale?

Dopo la chiusura di Bologna Budrio - una postazione che risaliva all'epoca marconiana ed è invischiata in una complessa vicenda legata alla pianificazione edile del comune nel bolognese - un altro impianto di Radio RAI in onde medie sarebbe in fase di imminente dismissione, quello di Napoli Marcianise su 657 kHz (tra l'altro una delle frequenze deputate a restare accese 24 ore su 24 per trasmettere quel che resta del Notturno dall'Italia). Radio 1 Napoli dovrebbe chiudere i battenti entro due giorni secondo fonti che hanno annunciato la notizia sulla pagina di Facebook dedicata alla memoria della storica frequenza locale di Radio Bari (l'attuale impianto pugliese in onde medie di Ceglie del Campo a Bari - a proposito di chiusre - ha cessato di operare alcuni mesi fa su 1116 kHz a causa dei danni subiti nel corso di un raid dei ladri di rame). L'antenna del casertano, oggi ridotta probabilmente a 50 kW dagli oltre 100 originari, era stata inaugurata nel 1948 dal presidente De Nicola e sorge su un terreno che fu proprietà della famiglia Croce (sì, quella del filosofo).
Ormai è del tutto evidente l'intenzione - mai apertamente dichiarata, al di là delle solite voci di corridoio - di mettere fine all'infrastruttura a onde medie della radio pubblica, in una fase in cui le varie "sperimentazioni" da parte di operatori privati apparse nella stessa banda negli ultimi mesi hanno subito una battuta d'arresto a causa dell'esplicito atteggiamento repressivo assunto dai guardiani del Ministero dello sviluppo economico (trasmettere sulle onde medie in Italia non è esplicitamente "illegale" ma non è nemmeno legale). Il quadro, per coloro che su queste frequenze trovano a volte una soluzione ai problemi di copertura e interferenza delle stazioni RAI in FM, è abbastanza desolante. Se l'emorragia non si arresterà, Radio RAI resterà presto senza stazioni in onde medie e anche le speranze di poter un giorno vedere approvata una normativa che favorisca l'uso di impianti a bassa potenza a scopi associativi e formativi non sono obiettivamente molto concrete. Del resto la tendenza al "phase out" delle frequenze broadcast sotto i 1602 kHz domina un po' dappertutto in Europa, dove tutti gli impianti, da quelli su scala nazionale fino alle low power locali, subiscono vistosi tagli di budget finendo per essere soppressi. Bisogna dire che nella percezione del pubblico inteso in senso generalizzato le possibilità di ascolto in onde medie sono praticamente sconosciute, un po' a causa dell'ormai affermato predominio della modulazione di frequenza e secondariamente a causa delle condizioni sempre più degradate in termini di rumori di fondo, specie nelle aree densamente urbanizzate. Qui da me in città, per esempio, spesso non riesco ad ascoltare niente sotto i 5 MHz.
Una conservazione e un rilancio della nostra infrastruttura in modulazione di ampiezza è possibile, oltre che auspicabile, ma bisognerebbe elaborare un vero e proprio piano, inclusivo di un inquadramento normativo che renda più accessibili la nascita di emittenti low power, su modello di simili legislazioni in Europa e negli Stati Uniti. Al momento, a parte le emittenti di Radio RAI superstiti, si possono ascoltare le trasmissioni irregolari di Challenger Radio su 1368 e, su 1566 della religiosa Radio Kolbe (udibile di notte anche a Milano) e di Radio Melody, che nell'estate ha riacceso, in Romagna, un trasmettitore che era stato segnalato l'ultima volta nel 2010.

13 giugno 2012

Onde corte: non c'è più religione. Eutanasia per le antenne di Radio Vaticana

A stupire è anche la rapidità nell'esecuzione dei piani di smantellamento. Quando ieri le agenzie hanno battuto la notizia, la cerchia degli addetti ai lavori, l'ormai sparuto popolo delle onde corte, ha capito forse in via definitiva che questo straordinario mezzo di comunicazione, durato per una ottantina d'anni, è proprio arrivato alla fine del suo percorso e che resta davvero poco tempo per elaborare il lutto. Nel caso della Radio Vaticana e delle sue trasmissioni in onde medie e corte per l'Europa e le Americhe - perché è della "radio del Papa" che stiamo parlando - c'è tempo solo fino al primo di luglio. A partire da quella data resteranno in piedi solo le trasmissioni verso aree in cui la ricezione via Internet e la ritrasmissione dei programmi attraverso le emittenti locali in FM sono meno garantite. Ma Radio Vaticana anticipa che in futuro le onde corte verranno progressivamente eliminate anche per quei target un po' più delicati degli altri. Del resto, gli impianti di Santa Maria Galeria hanno già fatto discutere nel recente passato, per la presunta pericolosità dei campi elettromagnetici sancita da una celebre sentenza.
La breve fase di transizione verso una multimedialità che non include le onde corte, neppure quelle digitali (dovrebbero cessare anche i test in DRM su 1611 kHz), viene spiegata dalla stessa emittente in un articolo del 12 giugno:

Perciò dal prossimo 1° luglio verranno terminate dal Centro Trasmittente di Santa Maria di Galeria tutte le trasmissioni in Onde Medie e quelle in Onde Corte verso la maggior parte dell’Europa e delle Americhe, che sono appunto le regioni del mondo in cui la copertura da parte delle ritrasmissioni radio e l’accesso tramite Internet sono ormai le vie di gran lunga preponderanti per fruire dei servizi della Radio Vaticana.
La riduzione attuale interessa circa la metà dei tempi di trasmissione dal Centro Trasmittente, dove si avvia lo studio per la ristrutturazione del Centro stesso in funzione delle nuove tecnologie di comunicazione. Nel corso dei prossimi anni si prevedono ulteriori riduzioni delle trasmissioni in Onde Corte, tenendo però sempre presente il dovere di servire con particolare attenzione quelle aree e popolazioni più povere o in situazioni di difficoltà (in particolare in Africa, nel Medio Oriente o in Asia), che non hanno altre vie alternative per ricevere capillarmente la voce del Papa e della Chiesa.
Dai prossimi giorni, i programmi radiofonici nelle diverse lingue informeranno i loro ascoltatori della nuova situazione, dando anche suggerimenti e indicazioni appropriate perché i tradizionali radioascoltatori in Onde Corte o Medie possano ricorrere alle vie alternative disponibili per fruire dei servizi della Radio Vaticana.
Le trasmissioni internazionali in Onde Corte e Medie della Radio Vaticana hanno svolto un servizio di valore incalcolabile nella storia della Chiesa - soprattutto in Europa - nel corso del Secolo XX, a sostegno delle popolazioni oppresse dalla guerra e dai totalitarismi. Mentre questo tipo di servizio si avvia al tramonto per lasciare il passo alle nuove tecnologie di comunicazione, sentiamo di dover esprimere viva gratitudine a chi vi ha dedicato con intelligenza e grande generosità le sue forze e il suo cuore per il bene di innumerevoli persone.

A testimonianza di 80 anni di storia, celebrati proprio lo scorso anno, rimarranno i due volumi curati per la Libreria Editrice Vaticana da Fernando Bea (fino al 1981) e da Alessandro De Carolis, intervistato qui: "Ottant'anni della radio del Papa". I prossimi ottanta non prevedono, purtroppo, l'uso delle onde corte. Il latino di quel "Laudetur Jesus Christus" con cui iniziavano le trasmissioni suonerà ancora più anacronistico sulle piattaforme digitali, ma almeno lui resiste.

05 aprile 2012

Radio Canada International, onde corte addio. Ma l'Australia accende il DRM


Avevo pubblicato la notizia dei tagli decisi dal governo conservatore canadese solo pochi giorni fa ma le ripercussioni sul bersaglio di queste riduzioni di bilancio - la Canada Broadcasting Corporation - sono state incredibilmente repentine. La CBC dovrà rinunciare a oltre 110 milioni di dollari in tre anni (anche di più considerando altre pressioni antispesa) e una delle prime vittime dichiarate è proprio Radio Canada International, finora una delle poche emittenti internazionali apparsa immune dall'inesorabile marcia verso il definitivo oblio della radio a onde corte per l'estero. Nel giro di una settimana è già stato annunciato che RCI spegnerà definitivamente i trasmettitori, chiuderà le redazioni in lingue russa e brasiliana e addirittura cesserà di produrre notiziari propri. Già a partire da giugno. Un comunicato di Courrier Mondial, il radiogiornale francofono, gentilmente giratomi da Chris Diemoz, parla di una drastica riduzione dell'organico: 40 dismissioni su un totale di 60 persone in forza alla redazione internazionale previste per l'estate. RCI continuerà a diffondere programmi in inglese, francese, spagnolo, arabo e cinese, ma solo via Internet. "Giornata durissima per noi della CBC," ha dichiarato il CEO Hubert Lacroix. E commentando la notizia, che arriva insieme a una analoga stretta su un'altra istituzione culturale, il National Film Board, la giovane regista Tara Johns, intervistata dalla Montreal Gazette, ha dichiarato: «The CBC has been the thing that connects us and talks to us, and it’s being eroded. It feels like there’s a wide swath of homogenization that’s happening and this will only contribute to it. The feeling isn’t good. (These institutions do) feel particularly targeted in this budget.» Un'ondata di omogeneizzazione, quella che attraversa tutti i più importanti broadcaster pubblici del mondo, che va a colpire le capacità produttive interne e porta alla totale o comunque alla significativa scomparsa della comunicazione verso l'estero. Nel caso del Canada è un rospo più difficile da ingoiare perché la nazione nordamericana promuove da sempre l'immigrazione e i programmi radiotelevisivi possono essere uno strumento efficace per questo tipo di politiche.
Le ragioni delle casse statali sempre più impoverite, tuttavia, sono ancora più forti. Subito dopo il sostanziale addio annunciato da Radio Netherland (che l'11 maggio prossimo celebrerà con una intera giornata di trasmissioni rievocative la cessazione delle trasmissioni per l'estero in olandese e ha già chiuso il blog di approfondimento in lingua inglese Media Network), il ridimensionamento drastico delle trasmissioni di Deutsche Welle, quelle della BBC World Service e dell'operatore infrastrutturale Babcock (che chiuderà la frequenza di 1296 kHz di Orfordness con cui copriva una discreta area dell'Europa centrale), adesso anche il Canada spegne le onde corte e lo fa in modo inatteso ma perfettamente in linea coi tempi. Dei big ancora in funzione rimane forse la potenza regionale di Radio Australia, che dal primo aprile tra l'altro ha avviato una programmazione in modulazione numerica DRM dall'impianto di Shepparton (40 kW annunciati). Due le frequenze più favorevoli per l'Europa: 5940 kHz tra le 15 e le 17 UTC e 9475 kHz tra le 17 e le 19 (trasmissioni in modo DRM "C" su 10 kHz di banda in 16QAM level 1 a un rate di 11 kilobit/sec)

14 marzo 2012

Onde medie, quel che resta della Grecia

Undici trasmettitori spenti, nove rimasti in funzione. La cura dimagrante anti-crisi colpisce anche l'infrastruttura a onde medie della radio nazionale greca. L'ottimo blog The Greek Radio, fa il punto della situazione pubblicando la seguente piantina:


Le seguenti frequenze restano attive e giustamente The Greek Radio osserva che se si voleva risparmiare energia non si capisce perché spegnere undici trasmettitori per 500 kW complessivi e lasciarne in piedi per 750 kW (comunque c'è un risparmio da mezzo megawatthora...). Non sono altrettanto chiari, sulla mappa, i pallini grigi in corrispondenza di Lesbos, Patras e Kalamata.


Boyáti Attica
729 kHz (NET 105.8)

Mégara, Attica
666 kHz (programmi internazionali di Filìa)

Málgara Thessaloniki
792 kHz (ERA SPORT)

Corfu
1008 kHz

Komotiní, Rodópi
1404 kHz

Chaniá
1512 kHz

Rhodes, Dodecanese
1494 kHz

Zante
927 kHz

Flórina
1278 kHz

01 marzo 2012

Improvvisa chiusura dell'impianto onde medie RAI di Bologna-Budrio


L'annuncio di RaiWay si riferisce alla data del 28 febbraio, ma solo oggi la comunità dei radioappassionati e, con loro, il drappello di utenti che ancora utilizza le onde medie per sintonizzarsi sui programmi di Radio 1 (pochi, secondo me), hanno saputo che la frequenza di 567 kHz operativa dagli impianti di Budrio/Bologna, è stata disattivata a far data appunto dal 28 febbraio 2012. La voce di Radio RAI in onde medie, a Bologna, non esiste più. Ammetto che la perdita della voce di Lucio Dalla, per i bolognesi e per tutti noi, è incomparabilmente più grave, il vuoto che l'artista lascia è incolmabile. Ma la graduale scomparsa è davvero una tappa significativa nella lunga storia di questo mezzo di comunicazione.
La radiofonia che conosciamo è nata e cresciuta sulle onde medie, anche se facendo quattro conti la modulazione di frequenza può essere considerata quella con maggiore anzianità di servizio, considerando che un sacco di gente ascolta solo quello da 40 anni. Una antenna in onde medie è capace di coprire bacini di utenza molto vasti ed è questo il suo fascino, l'elemento che nel corso del tempo ha attirato migliaia di persone spingendole a trasformare il semplice ascolto in un passatempo divertente e formativo. Anche se l'ascolto diurno è penalizzato dalla fisica dell'atmosfera. Ma nella percezione collettiva le onde medie non esistono più da tempo e dal punto di vista di un grande broadcaster il mantenimento degli impianti a fianco della normale infrastruttura FM è un costo dai ritorni sempre più marginali, a fronte di un ascolto sempre più di nicchia.
Anche di notte, quando i segnali sono intensi a grande distanza, le onde medie sono disturbatissime dalla miriade di apparati elettrici ed elettronici che abbiamo in casa. Sono pronto a scommettere che dopo Budrio seguiranno quei pochi impianti "OM" rimasti attivi dopo la soppressione degli impianti di Radio Due e Tre nel 2004. [Aggiornamento al 2 marzo: Una fonte interna conferma che sarebbe in corso un piano di spegnimento - non ancora approvato a livello ministeriale - che lascerebbe accesa solo una dozzina di antenne. Al momento ce ne sono una quarantina. Del piano di graduale dismissione delle onde medie in Italia si parla da un paio d'anni almeno, immagino che i costi infrastrutturali siano ormai ingiustificabili a fronte del servizio effettivamente erogato. Se davvero dovranno restare in piedi dodici antenne, sarà presumibilmente in zone dove con l'FM ci sono grossi problemi di copertura. Il vero problema ormai, per chi ascolta in onde medie, è il rumore di fondo, che può essere molto elevato.]

14 gennaio 2012

La crisi delle onde corte, addio anche a Radio Bulgaria, petizione per Radio France

Non c'è più ormai alcuna ragione per essere ottimisti sul futuro della radiofonia internazionale in onde corte. E purtroppo le notizie che giungono ormai quotidianamente sul fronte delle chiusure e delle ristrutturazione ci dicono che a essere pesantemente minacciata è tutta l'informazione radiofonica rivolta a comunità linguistiche, geopolitiche, religiose diverse da quelle normalmente servite da una stazione radio. Le onde corte sono oggettivamente un mezzo obsoleto, o peggio ancora percepito come tale. Ma con i pesanti venti di crisi che tirano le onde corte non vengono sostituite dal satellite o da Internet: non è il medium per la distribuzione dei contenuti a essere messo in forse, ma i contenuti stessi.
Oggi le mailing list frequentati dagli hobbysti della radio sono state percorse dall'inattesa notizia della imminente chiusura dei programmi internazionali di Radio Bulgaria. La piccola nazione balcanica parlava all'estero via radio da 75 anni e ancora oggi poteva vantare dieci redazioni linguistiche diverse. I bulgari sono uno snodo importante in una parte dell'Europa all'interfaccia con l'Asia e il Medio Oriente e la loro radiofonia poteva sicuramente svolgere un ruolo periferico ma non del tutto marginale. Invece il 31 gennaio si spegne tutto e a quanto sembra i trasmettitori verranno smantellati e distrutti. La distruzione non riguarderebbe solo le onde corte ma anche gli impianti in onde medie che su 747 e 1224 kHz in onde medie. Una chiusura radicale. Le redazioni di Radio Bulgaria invocano l'invio dei messaggi di solidarietà e hanno preannunciato per il 14 gennaio l'apertura del sito Web www.saveradiobulgaria.com, ancora non attivato.
Se gli ascoltatori di Radio Sofia piangono, anche quelli ben più numerosi di emittenti gloriose e autorevoli come Deutsche Welle, Radio Nederland e Radio France Internationale sono molto preoccupati. Della radio internazionale tedesca si sa già, con il 2012 è arrivato a un netto taglio sulle emissioni, anche in tedesco, in onde corte mentre tutte le stazioni regionali tedesche devono rinunciare a una quantità di programmi persino in FM e proprio nella prima settimana del 2012 hanno spento diverse frequenze in onde medie.
L'emittente internazionale olandese, molto seguita per la sua obiettività, si è vista ridurre del 70% il budget stanziato dal Parlamento e passa sotto il controllo del ministero olandese degli Esteri (il BBC World Service ha fatto il percorso opposto, perdendo i soldi stanziati dal Foreign Office per rientrare tra le tante voci di spesa supportate dal canone radiotelevisivo). Con queste riduzioni l'emittente olandese abbandonerà il grosso delle sue attività in onde corte per focalizzarsi, dice il governo, solo sulle regioni del mondo che sperimentano gravi carenze di libertà di stampa. Anche stazioni ripetitrici importanti, come quella per il Sud America (dove pure ci sono ex colonie e territori oltremare olandesi) dalle Antille, verranno chiuse.
Anche per Radio France Internationale il destino è quanto mai incerto, perché l'amministrazione Sarkozy ha optato per una concentrazione di ruoli e risorse decidendo di fondere RFI con il canale televisivo internazionale France24. Un merger che redattori e lavoratori non vedono di buon occhio perché, dicono, è solo il preludio di licenziamenti e smantellamenti. I dipendenti della stazione hanno lanciato una petizione online (in lingua francese).
Comincio a pensare che una buona parte di ciò che oggi è ancora possibile ascoltare via radio da diverse nazioni occidentali cesserà di esistere prima del 2015, data che fino a poco tempo fa molti ritenevano fin troppo pessimistica. L'accelerazione subita da un processo che da anni procede inarrestabile ma tutto sommato lento è impressionante, ma tutto sommato, alla luce di quello che sta succedendo ai bilanci pubblici e alla solidità finanziaria di parecchie nazioni, ci sta andando ancora bene. Se mai il mondo riuscirà a uscire da questa crisi, sarà un mondo con parecchie voci in meno. Consoliamoci pensando che questo tipo di diversità culturale è molto di nicchia e Internet è sicuramente in grado di compensare il vuoto avvertito dai nostalgici di un medium ultrasettantenne.

01 novembre 2011

Droitwich 198, a fine corsa le onde lunghe britanniche

Mentre il ministro della cultura britannico Veizy spiega in una pubblica conferenza che il piano di switchover delle trasmissioni radio analogiche nel Regno Unito prosegue - pur ammettendo che il DAB suona male e la sua copertura ancora insufficiente - verso la sua scadenza indicativa nel 2015, la BBC continua a implementare un piano di tagli delle spese che coinvolge sia le trasmissioni per l'estero in onde corte e medie (la frequenza di 1296 kHz a Orfordness viene utilizzata sempre meno dai suoi affittuari e sicuramente non durerà a lungo), sia le onde medie locali. Secondo l'ente pubblico le stazioni locali della BBC dovranno rinunciare alle medie là dove esistano troppo ridondanze con la copertura dell'FM (e in ultima analisi del DAB).
Ma il Guardian avverte che un'altra promessa di chiusura incombe sul trasmettitore in onde lunghe di Droitwich, una location inaugurata nel lontano 1934 (qui trovate la dettagliata storia di un impianto che durante la Seconda guerra mondiale veniva utilizzato per i famosi messaggi cifrati diretti alla resistenza francese) e attualmente utilizzata per la copertura nazionale di BBC Radio 4. Il trasmettitore di Droitwich è stato gradualmente rinnovato all'inizio degli anni '60, ma oggi mostra i segni del tempo e soprattutto fa affidamento su alcuni "pezzi", un paio di valvole termoioniche, che non vengono più fabbricati e non potranno essere sostituiti la prossima volta che si guasteranno. Ergo, i 198 kHz di BBC 4, 500 kW, andranno avanti a oltranza ma non verranno rimpiazzati.



L'articolo del Guardian ha suscitato molti commenti dei lettori, quasi tutti critici nei confronti di una decisione che potrebbe rendere complicata la ricezione di Radio 4 in molte aree rurali del Regno Unito dove l'FM risulta più debole e disturbata. Solo alcuni fanno osservare che il trasmettitore di Droitwich svolge anche un'importante funzione accessoria, oltre a mettere il proprio segnale a disposizione dei laboratori e dei radioamatori che hanno bisogno di una sorgente frequenziale molto precisa. Dal trasmettitore al momento "condannato", partono anche i segnali che controllano tre milioni di contatori elettrici "Economy 7", una speciale tariffa differenziata che i fornitori di energia britannica offrono ai loro clienti che utilizzano impianti ad alto assorbimento come termosifoni elettrici e lavatrici, nelle sette ore notturne. Nei momenti di basso consumo complessivo, i contatori Economy 7 usufruiscono della tariffa scontata, ma quando la rete è sottoposta a un carico eccessivo un codice digitale trasmesso dall'antenna di Droitwich comanda agli stessi contatori di misurare la corrente al prezzo normale. Questo sistema si chiama Radio Teleswitch e viene utilizzato in tutto il territorio del Regno Unito. Se il trasmettitore su 198 kHz dovesse cessare di funzionare, si chiedono i lettori del Guardian, come verranno distribuiti i segnali di controllo? La risposta implicita è che tre milioni di abitazioni dovranno passare a contatori smart remotizzati su protocolli IP.
Dovranno arrangiarsi anche i radioamatori che utilizzano la frequenza di Droitwich per calibrare i loro apparati, magari utilizzando uno dei kit di ricezione come questo fornito da Spectrum Communications, capace di fornire in uscita segnali molto precisi a frequenze multiple di un MHz. Di questo risvolto si occupa nel suo blog di autocostruttore Julian Moss, G4ILO, famoso nella comunità radioamatoriale per il coraggio dimostrato nell'affrontare la sua terribile malattia, un glioblastoma multiforme che non gli lascia nessuna speranza. Julian racconta la sua lotta su un secondo blog dall'eloquente titolo di One foot in the grave. Davanti a problemi come questo, il declino della radiofonia analogica diventa ancor meno fondamentale di quello che è.

24 agosto 2011

Dopo la chiusura dei programmi, chiude il sito di KFBS

Se anche le grandi organizzazioni religiose non denominazionali americane che annunciano la Parola smettono di utilizzare le onde corte per la loro missione radioevangelica, siamo indubbiamente prossimi alla fine di una epopea durata una ottantina d'anni. Il quotidiano delle Marianne Settentrionali, arcipelago del Pacifico unito politicamente agli Stati Uniti, il Saipan Tribune, riporta la notizia dell'imminente smantellamento dell'impianto in onde corte utilizzato dall'organizzazione FEBC, Far East Broadcasting Co per le sue trasmissioni verso l'Asia. I quattro tralicci che vedete in questa foto, rivolte verso ovest (verso l'Asia appunto), potrebbero essere abbattuti come tanti altri in questi ultimi anni. FEBC operava da Saipan con la sigla KFBS da 27 anni e il suo General Manager Bob Springer ha specificato che l'emittente tornerà a trasmettere solo dalla sua sede nelle Filippine, perché le ultime evoluzioni tecnologiche e normative hanno significativamente ridotto la necessità di utilizzare le onde corte.
Dopo la caduta del Muro di Berlino, quando molte emittenti radiofoniche governative internazionali hanno cominciato a perdere il senso della loro originaria missione, la contrapposizione ideologica, le emittenti religiose come FEBC sono rimaste a lungo un baluardo della radiodiffusione "povera". Le onde corte si possono ricevere con strumenti molto semplici, in aree prive di infrastruttura o in situazioni politiche dove altri media sono rigidamente controllati. Ma queste situazioni sono sempre più rare, isolate e variabili. E per quanto possa essere considerata una tecnologia povera, il coinvolgimento di grandi masse di pubblico non pagante attraverso la radio internazionale a onde corte è diventato un lusso per tutti, anche per chi come FEBC si finanzia grazie al collaudato meccanismo delle donazioni fiscalmente detraibili. Rispetto alle onde corte, la diffusione dei programmi via Internet ed eventualmente attraverso un network di partner individuati nell'emittenza locale costa ancora meno. Già da questa primavera KFBS aveva sospeso le trasmissioni. Ora con il decommissionamento appena annunciato, il tratto di costa che si scorge nella foto tornerà al suo stato pristino e i quattro tralicci resteranno solo nel ricordo degli abitanti più anziani e di noi turisti dell'etere.

After 27 years, FEBC shutting down Saipan station for good
By Clarissa David

Far East Broadcasting Co., a non-profit, non-denominational missionary organization that broadcasts the gospel of Jesus Christ to many parts of Asia, will decommission its radio station on Saipan by the end of the year, after 27 years of broadcasting on island. Bob Springer, FEBC general manager, attributed their decision to government deregulation and advances in communications technology that he said have significantly reduced the demand for shortwave broadcasting.
Shortwave broadcasting is a long distance broadcasting mechanism that allows a radio station to broadcast up to 4,000 miles. “In the last two and a half years, FEBC has studied the trends in technology in the audience listening habits and the conclusion of this exhaustive study has been we should cease broadcast from Saipan while continuing shortwave broadcast from our facilities in the Philippines,” Springer said.
Founded in 1945, FEBC began with a vision of starting a radio station in China and constructing programming studios in Shanghai. But with the Nationalist government's concern about the Communist takeover, FEBC wasn't given a license to operate a station there. “That was sought in the Philippines, have to get property, get a license to broadcast from the Philippines into China,” said Springer. “The first station went on the air just three months before China fell to the Communists and it's been broadcasting to China ever since.”
With the ministry's rapid growth, FEBC started broadcasting from Okinawa to China in 1957 and Korea in 1971. In 1975, FEBC initially came to Saipan “to explore the possibilities of building a station here.” In 1978, FEBC created KSAI to serve the Commonwealth. “While we were operating KSAI in those early years, negotiations went on for land to build a shortwave station and in 1981, a lease was signed in the Marpi area to build the station where we're located,” said Springer, adding that FEBC officially went on air in 1984 with four transmitters broadcasting to Russia, China, and Southeast Asia.
At the height of its broadcasting efforts, FEBC broadcasted to about 15 different countries in 24 different languages and dialects, including that of Uzbekistan, Kazakhstan, Kyrgyzstan, and the Ukraine. Springer disclosed that they receive tens of thousands of letters every month from people responding to the gospel they broadcast.
Having lived on Saipan “longer than anywhere else that I've ever lived,” Springer said he feels sorry to go. “While we've enjoyed the 27 years that we've been able to operate here on Saipan, the government and the commercial side of things here on Saipan has been very good to us and we've appreciated that. But we can see the time and we know that that's the thing we need to do,” added Springer.