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12 settembre 2014

Spagna: onde corte addio, mentre Cadena Cope spegne due stazioni sulle medie

La notizia temuta dai sindacati interni a Radio Nacional de España è stata confermata in una intervista che il nuovo direttore di REE, la sezione dei programmi per l'estero, Antonio Szigriszt ha concesso a Antonio Buitrago, il redattore del programma DX Amigos de la onda corta. Il primo di ottobre (o forse il 15, come è stato poi ipotizzato) la stazione di Noblejas, Toledo verrà spenta e i programmi di Radio Exterior, nome attribuito nel 1977 per una attività avviata nel 1942, continueranno solo su Internet e via satellite. Anche la programmazione cambierà, secondo il programma inglese che ha dato la notizia questa notte, nella trasmissione per il Nord America, non ci saranno notiziari e trasmissioni in diretta, ma solo interviste e servizi sulla Spagna. In lingua inglese ancora non si sa se verranno prodotti programmi di mezz'ora o un'ora, per sei giorni alla settimana. Con questa chiusura in Europa rimangono solo Romania e Albania, forse Serbia a utilizzare le onde corte per raggiungere ascoltatori situati oltreoceano, in Nord America. Un pugno di
grandi broadcaster continuano a servirsi dei loro ripetitori per raggiungere continenti come l'Africa o l'Asia. 
In Spagna come ovunque in Europa sono minacciate anche le onde medie. La catena cattolica COPE oggi disattiverà le frequenze di Girona-Figueres (1269 kHz) e Tarragona-Reus (1143 kHz) e considerando che tutte le località sono coperte dall'FM è del tutto plausibile ritenere che presto altri impianti in onde medie verranno sacrificati. Inutile commentare, la pressione dei costi è ovunque un fattore incontenibile, per quante obiezioni noi appassionati possiamo avanzare sull'esattezza dei conti fatti dai responsabili di queste emittenti. La nostalgia e le tante cose imparate grazie alla radio in anni in cui nessuno poteva immaginare la futura esistenza del Web non devono farci dimenticare che, al di là della solidità del modello trasmissivo a cui siamo così affezionati, la radiofonia sta subendo grandi mutamenti, non solo sul piano delle sue piattaforme distributive. Cambiamenti che investono anche il modo in cui ci alimentiamo di notizie. Per la tristezza dell'hobbysta che vede consumarsi anche gli ultimi avanzi del suo giocattolo, purtroppo, le analisi razionali sono del tutto inefficaci.

06 novembre 2013

Annuncio-choc della Generalitat Valenciana: soppresso l'ente radiotelevisivo "autonómico"


Tra Spagna e Grecia ormai l'abbiamo capito. Dobbiamo rassegnarci a vederne altre di fotografie come queste. Sono tutte drammaticamente uguali: la disperazione di giornalisti e programmisti rimasti senza lavoro è sempre la stessa. In questo caso si tratta dei lavoratori di RTVV, l'ente radiotelevisivo della Generalidad Valenciana, una delle tante espressioni della peculiare spirito autonomista dell'ordinamento spagnolo. La Radiotelevisión Valenciana aveva iniziato a trasmettere nel 1989, dopo qualche anno dall'approvazione di una legge del locale Parlamento, le Corts Valencianes. Oltre ai programmi televisivi l'ente diffondeva due canali radiofonici, Radio Nou (9), e la musicale Radio Sí. Perché i verbi sono al passato? Perché oggi il governo valenciano ha annunciato che RTVV chiude i battenti, crollata sotto l'insostenibile peso dei debiti: circa 1,2 miliardi di euro per un organico di 1.700 persone, oggi rimaste per strada.
La cronaca dei fatti non è così semplice. Prima di pervenire a una decisione così estrema (e molto probabilmente irreversibile) il governo autonomo guidato da Alberto Fabra, del Partido Popular, aveva cercato di portare avanti un piano di dismissioni controllate e di esternalizzazione delle produzioni gestite dall'ente pubblico locale guidato da una direttrice, Rosa Vidal. Poche ore fa tuttavia, quel piano è stato giudicato illecito dal tribunale superiore di giustizia della stessa Generalitat. Non essendo riuscito a ridurre l'organico, Fabra ha optato per la chiusura definitiva. Sono bastate tre righe di testo in un comunicato ufficiale: "descartado, por lo tanto, el camino que había decidido emprender el Consell, sólo queda la otra vía que es, lamentablemente, proceder a la supresión del servicio público de la radio y la televisión de ámbito autonómico.
Le polemiche ovviamente non mancano. El País nella sua edizione locale racconta che la crisi di RTVV è cominciata proprio con le gestioni "firmate" dal partito di Fabra. Dieci anni fa l'ente locale pubblico funzionava bene con un terzo del personale. Poi è cambiato il vento politico e i nuovi direttori generali da un lato hanno cominciato a promuovere una politica di parziale privatizzazione ed esternalizzazione delle produzioni, ma dall'altro hanno continuato ad assumere personale e ad accumulare debiti. In un altro articolo però lo stesso giornale riconosce che i tagli delle sovvenzioni e il crollo del mercato pubblicitario hanno messo in crisi tutti gli enti radiotelevisivi autonomi spagnoli che affiancano, nelle varie aree, l'ente nazionale RTVE. Se altri organismi sono riusciti a tenersi in piedi con molti sacrifici, quello valenciano è il primo a crollare e la regione sarà l'unica a non poter tutelare la propria diversità linguistica (il valenciano è una variante dialettale del catalano) attraverso la radio e la televisione.
La chiusura di Nou e Sí ha un risvolto personale che ovviamente è del tutto marginale rispetto al dramma di tanti lavoratori licenziati e delle loro famiglie. Entrambe le emittenti, in buone condizioni propagative troposferiche, riuscivano a superare il migliaio di chilometri di mare che separano la costa di Valencia dalla Sicilia occidentale. Le loro frequenze scompariranno anche dalle mie avventure radiofoniche estive.

30 aprile 2013

Con una trasmissione speciale i baschi danno l'addio alle onde medie


Euskadi Irratia/Radio Euskadi, l'emittente ufficiale dell'autonomia basca (trasmette in basco e in spagnolo) questa sera, alla mezzanotte del 30 aprile, chiuderà definitivamente i suoi ripetitori in onde medie, per proseguire l'attività solo in FM e online. Sono sette frequenze ormai storiche che non potremo più ascoltare, dopo il tramonto, nell'inconfondibile sound della modulazione di ampiezza: 1197, 1386, 1476 in basco,  756, 819, 963 in spagnolo e la stazione locale Radio Vitoria su 1602. Proprio su quest'ultima, dalle 22.30 e fino alla mezzanotte verrà diffuso un programma speciale rievocativo. Chi scriverà un rapporto di ricezione corretto riceverà anche una speciale conferma via mail. Si deve scrivere a radio_vitoria(at)eitb(dot)com
La decisione dell'emittente governativa basca è molto triste perché ci toglie l'opportunità di ascoltare in diretta alla radio una lingua unica al mondo. La storia di Radio Vitoria in particolare è molto interessante perché ricalca fedelmente le cronache della complessa autonomia della regione. Nata nel 1934, nei successivi anni Settanta la stazione diventerà il nucleo originario dell'ente radiotelevisivo fortemente voluto dal Partido Nacional Vasco di Carlos Garaikoetxea. Una pagina storica allestita sul vecchio "Geocities" è fortunatamente ancora reperibile su Archive.org dove troverete anche una piccola raccolta di file .mp3. Ecco quello relativo a un annuncio di chiusura trasmesso in passato. Diversamente da quanto dice la "locutora", Radio Vitoria domattina non riprenderà a trasmettere alle "siete y media"

29 luglio 2010

Tropo Favignana 2010

Rieccomi qui. Sabato 24 luglio sono partito per Favignana, capoluogo delle Egadi. All'arrivo a Trapani ho trovato una maestralata da manuale, tanto da riuscire a prendere per un pelo l'ultimo aliscafo della giornata, poco dopo le sette di sera. Un vento teso e costante che ha azzerato ogni possibilità di ascolto in FM a distanze medio-lunghe. Per un paio di giorni non arrivava neppure la Tunisia. Poi, insieme alla Tunisia, qualche accenno di Sardegna. Oggi, anzi ieri mercoledì 28 luglio, intorno alle 19 locali, quattro giorni precisi dopo il mio arrivo, sulla spiaggia di Cala Rotonda sono arrivate le prime emittenti dalla Spagna, tutte e tre dalla zona di Murcia: COPE 100.6, Cadena Dial 103.9 e Punto Radio 106.9. Ho immortalato lo storico momento con il telefonino nel filmato che segue (Cadena Dial, come potete vedere ho utilizzato un ricevitore tascabile TECSUN PL-310, che si sta rilevando incredibilmente sensibile). Insieme alla Spagna ma da tutt'altra direzione ho ascoltato due emittenti napoletane, l'americana AFN su 107 e RAI Auditorium su 103.9. Nessuna traccia finora di propagazione E sporadica, mi sa che questa non sarà una gran stagione per l'FM. Essere qui è in ogni caso una figata. Per la connettività sto utilizzando la mia nuova mattonella MyFi con SIM di Vodafone. Sta funzionando come una scheggia, sono molto contento. Buone vacanze anche a tutti voi.




19 gennaio 2010

Madrid: nuova legge anche in chiave anti-radio pirata

Uno studio del 2004 della associazione spagnola delle emittenti commerciali AERC ne contava circa tremila. Sono le radioemittenti "illegali", che in Spagna - dando per buona l'attendibilità di queste cifre - sono pari a tre volte quelle regolarmente autorizzate in banda FM e onde medie. Non si tratta di stazioni pirata del tutto prive di licenza. Nel novero rientrano anche parecchie radio municipali che si uniscono in network per superare i confini del singolo "ayuntamiento" o che semplicemente affidano la gestione dei programmi a chi non è dipendente comunale. Cinquecento stazioni llegali si trovano nelle Canarie, molte altre sono concentrate nelle regioni del meridione spagnolo.
L'AERC afferma che le emittenti disturbano, portano via annunci pubblicitari locali, sono in altre parole una vera seccatura e molte trasmettono inutile musica. Nel 2006 una nuova legge dell'audiovisuale avrebbe dovuto farne piazza pulita. Ma le cose non devono essere andate per il verso giusto se oggi, gennaio del 2010, alla vigilia della discussione prevista per domani in senato spagnolo del progetto di legge LGCA, Ley General de la Comunicación Audiovisual. (questo il testo del progetto), il censimento dell'illegalità nell'etere è ancora quello, forse con un 10% di margine in più, come racconta questo articolo di El Pais.
La nuova legge, oltre a fissare nuovi tetti pubblicitari e a rivedere le norme che regolano il settore radiotelevisivo nell'era digitale, dovrebbe rendere finalmente concreto un organismo, la Agencia Estatal de Radiocomunicaciones, "creato" con una legge del 2003 e mai arrivato a essere costituito. Questo ente dovrebbe poi occuparsi del rispetto delle licenze e delle normative tecniche che regolano l'occupazione dello spettro.
Intanto, le radio illegali spagnole continueranno a trasmettere e ad essere ascoltate, un fenomeno con ogni probabilità meno appariscente di quanto appaia dagli studi AERC ma pur sempre cospicuo (anche se sul piano economico è difficile pensare che possano fare tutta questa concorrenza alle emittenti che rilasciano regolare fattura sui loro spot). Di questi tempi, con la pressione che la radio deve subire da parte di altre forme di fruizione multimediale, forse andrebbero viste come un positivo segnale di "persistenza" del mezzo. Ma le regole, se ci sono, vanno rispettate; e se non ci sono o sono sbagliate sarebbe sempre meglio farle o correggerle.
El mapa de la radio 'pirata'
El Gobierno se compromete a erradicar las emisoras fraudulentas después de años de denuncias - El sector calcula que hay 3.000 estaciones ilegales
ROSARIO G. GÓMEZ - Madrid - 11/01/2010

La piratería campa a sus anchas en las ondas. Más de 3.000 emisoras de radio emiten de forma ilegal en España sin que nadie lo evite. En algunas comunidades el número de emisoras irregulares ha alcanzado tal volumen que triplica a aquellas que tienen licencia para operar. Tan alarmantes son los efectos de la piratería que los radiodifusores aseguran que está causando más daño que la crisis publicitaria. La pasividad de la Administración (tanto estatal como autonómica) y los subterfugios normativos han llevado al sector una situación verdaderamente límite y nunca vista en la historia del medio. Para erradicar el fenómeno, el Gobierno elaborará un mapa de la radio española, que permitirá limpiar el espectro y cerrar de forma rápida y contundente las emisoras que carecen de autorización.
La Agencia Estatal de Radiocomunicaciones, que se constituirá antes del próximo 1 de junio, será el organismo encargado de controlar el espacio radioléctrico. La puesta en marcha de esta agencia figura en la Ley General de la Comunicación Audiovisual (LGCA), que la semana pasada fue aprobada por la Comisión Constitucional del Congreso y en febrero emprenderá su andadura en el Senado.
Antes de expulsar de las ondas a las emisoras clandestinas, el Gobierno tendrá que identificar a los ocupas del espacio, aquellos operadores que emiten fraudulentamente. Buena parte del trabajo está ya hecho. El Ministerio de Industria tiene en sus manos desde 2004 una relación de todas las irregularidades. El exhaustivo trabajo fue realizado por la Asociación Española de Radiodifusión Comercial (AERC) y entregado al Gobierno con la esperanza de que con la elaboración de un nuevo Plan Técnico de FM se pusiera fin al caos que reinaba en la ondas.
La AERC, entidad, que agrupa a las grandes cadenas (SER, Onda Cero, Cope, Punto Radio, entre otras) contabilizó entonces casi 3.000 emisoras ilegales. La mayor parte de ellas estaban (y están) concentradas en Canarias (482), Andalucía (387), la Comunidad Valenciana (318), Cataluña (183), Madrid (144) y País Vasco (143). La Rioja (con 4) figuraba como la comunidad con menos ilegales.
En total, se identificaban a las 2.279 emisoras comerciales que se habían instalado en las ondas al margen de la ley. El mapa de la AERC incluía otras 124 emisoras sin licencia que estaban siendo utilizadas por las radios legales.
El catálogo de la asociación de radios privadas detallaba igualmente otras 504 emisoras municipales que incumplían la ley reguladora, al ceder, por ejemplo, la gestión a particulares o formar cadenas con otras estaciones cuyo ámbito de cobertura se circunscribe al de un Ayuntamiento.
El sector de la radio aplaude que "de una vez por todas" España acabe con una anomalía (la de la piratería) que es única en el mundo. "Estábamos esperando este acuerdo. Es hora de que el Ministerio de Industria y las comunidades autónomas cierren todas las radios ilegales".
Hasta ahora, la inacción de ambas Administraciones ha llevado al sector a un auténtico desgobierno, pese a contar con equipos, instrumentos y medios para limpiar el dial. Desde 2004. Industria y algunas comunidades autónomas han expedientado a varios centenares de estaciones (de radio y televisión) que carecían de la correspondiente adjudicación. Pero en estos cinco años la situación no sólo no ha mejorado sino que ha ido a peor. La nueva Ley Audiovisual facilitará los procesos para la clausura fulminante las 3.003 emisoras pirata que actualmente tiene localizadas la AERC en toda España.
El sector calcula que el mapa que entregó al Gobierno en 2004 responde "en un 90%" a la situación actual. La actualización, ahora, corresponde al Gobierno.
"Oigo las ilegales y no puedo oír las legales"

"En mi casa oigo a las ilegales y no puedo oír a las legales porque su espacio lo ocupan las ilegales". La diputada de Coalición Canaria Ana Oramas expresaba así los efectos de las radios piratas. Su denuncia durante la tramitación de la Ley General de la Comunicación Audiovisual fue tan contundente que muchos grupos se unieron a su propuesta para que la Agencia Estatal de Radiocomunicaciones barra del espectro, de forma fulminante, todas las emisoras que ocupan las ondas sin licencia. Un reglamento establecerá los requisitos para emitir conforme a la ley y los procedimientos para clausurar las frecuencias anómalas.
Oramas tenía argumentos de peso. O al menos una especial sensibilidad sobre el radio manta. No en vano Canarias es el reino de la piratería radiofónica. En las islas operan alrededor de 500 emisoras fraudulentas. "Esto va en serio. Vamos a acabar con la ocupación ilegal del espacio radioléctrico", dijo la diputada.
Hasta ahora, el principio "tolerancia cero" exigido por las empresas con una licencia en su mano, ha sido papel mojado. Cuestión de competencias. Las comunidades autónomas echaban el balón al tejado del Gobierno central y éste remataba de nuevo hacia el lugar de origen.
"Era un brindis al sol", admitió en el debate el portavoz de CiU, Josep Antoni Durán Lleida. "Ni los Gobiernos autonómico ni el central se atreven a entrar en esta cuestión", dijo convencido de que una acción concertada entre las autonómias e Industria permitirá combatir de manera eficaz la piratería en las ondas.
Joan Ridao, de ERC, se sumó a las propuestas y el PSOE también recogió el guante de la diputada canaria. "El sector de la radio no puede convivir con la piratería", dijo el portavoz socialista Óscar López, que consideró necesaria la realización de un mapa de frecuencias para erradicar de manera inmediata y expeditiva a todas aquellas emisoras que carezcan de autorización.

Caos en las ondas

- Lista de ilegales. Con 482 Canarias es la comunidad con más emisoras piratas. Le siguen Andalucía (387), Comunidad Valenciana (318), Cataluña (183), Madrid (144), País Vasco (143), Murcia (106), Galicia (103), Aragón (73), Cantabria (69), Castilla y León (68), Castilla-La Mancha (67), Asturias (40), Baleares (40), Extremadura (27), Navarra (25) y La Rioja (4).

- Legales. Las radios legales han ocupado 124 frecuencias irregularmente.

- Municipales. Otras 504 emisoras municipales vulneran la ley al formar cadenas o no estar gestionadas por los consistorios.


19 dicembre 2009

Il zibaldone italiano della barcellonese Contrabanda FM

Il commento apparso oggi in calce a un mio post su una emittente barcellonese mi consente di fare un po' di doverosa pubblicità al programma in lingua italiana di Radio Contrabanda, vecchia stazione comunitaria della capitale catalana. Zibaldone viene trasmesso ogni venerdì (divendres in catalano) su 91,4 MHz alle 18 ed è ideato e condotto da Roberto Fenocchio. Sul sito BCN-IT trovate un archivio storico di questa interessante trasmissione, molto ricca di musicisti, artisti e altre personalità italiane di passaggio. Da parecchio tempo Barcellona, una delle più belle città europee e del mondo a mio parere, è diventata il rifugio di molti italiani. Alcuni di loro giustamente stufi di come stanno andando le cose in patria. Un altro punto di riferimento di questa vivace comunità di nostri connazionali è il blog collettivo SpaghettiBCN. Includo qui una sua intervista a Roberto Fenocchio che ho trovato su YouTube.



30 giugno 2009

Federico, da COPE (che apre Gestiona Radio) a Esradio

Rimescolamenti anche politici nell'etere spagnolo da quando, due settimane fa, Federico Jiménez Losantos ha annunciato la nascita di una sua emittente, Esradio, e l'uscita da Cadena COPE, dove negli ultimi anni ha condotto un fortunatissimo programma mattutino. Ho parlato spesso di Federico, qui su RP, perché è uno dei personaggi più rappresentativi di un fenomeno, il giornalismo ultraconservatore, che non è solo italiano e che mescola la cronaca e la politica impastandole con una retorica molto efficace e fortemente schierata, guarda caso, contro ogni tipo di sinistra riformista governativa. Un giornalismo che si autodichiara indipendente e inflessibile ma che mena i suoi fendenti sempre e solo in una stessa direzione. Esradio fa parte di Libertad Digital, l'agglomerato multimediale abilmente costruito da Losantos e comincerà a trasmettere il prossimo settembre. La prima frequenza utilizzata - ovviamente insieme al Web stream - è quella dei 99,1 MHz su Madrid.
A settembre comincerà a trasmettere anche Gestiona Radio, nuova stazione radio che la COPE dedicherà all'economia e alla finanza. Per la catena nazionale della curia spagnola la partenza di Losantos (e non solo di Losantos perché con lui se ne vanno César Vidal e Luís Herrero, co-fondatori di Esradio e figure imporanti nell'attuale programmazione COPE) non sarà facile da compensare.

La Cadena Cope lanza Gestiona Radio
29/06/09

El grupo Cope lanza Gestiona Radio, un nuevo proyecto radiofónico centrado en los contenidos económicos que entrará en competencia directa con Intereconomía. Borja Nocito dirigirá el proyecto, y José Ramón Inguanzo será el director de contenidos, que contará con el equipo del grupo Estrategias de inversión. Gestiona Radio iniciará sus emisiones en Madrid el próximo mes de septiembre, coincidiendo con el comienzo de la nueva temporada radiofónica y los consiguientes cambios en la parrilla de Cope, además de la puesta en marcha de Esradio con Losantos y Vidal al frente. Pero el Grupo COPE y Estrategias de Inversión llevan un año trabajando en este proyecto de radio económica. Gestión Radio nace con la vocación de ser una radio nacional con presencia en Internet, móvil y nuevas tecnologías.
El proyecto estará dirigido por Borja Nocito, quien asegura que 'en estos momentos es muy necesario ofrecer información económica de servicio a las familias y a las pymes, que son los verdaderos protagonistas de la economía real'. La dirección de contenidos será asumida por José Ramón Inguanzo, que contará con el equipo humano del grupo Estrategias de inversión.

25 maggio 2009

Nuova gestione per le costiere spagnole. Tra polemiche


Discutevo questa mattina con C., redattore aggiunto di RP nell'ufficio di corrispondenza di Aosta dietro il paravento di un incarico di addetto stampa per la pubblica amministrazione locale (a differenza dei grandi quotidiani, che questi uffici li falcidiano senza pietà, io posso permettermi di allargare il mio desk quanto mi garba, e con le penne migliori), a proposito delle notizie che arrivano dalla Spagna, dove il servizio di Socorro Marittimo, ossia tutte le comunicazioni radio tra stazioni costiere e navi civili, è passato di mano lo scorso anno. Le notizie sono state diffuse da UDXF, gruppo Internet specializzato nel monitoraggio delle trasmissioni civili e militari sulle onde corte e non solo. Il primo agosto del 2008, il gruppo di telecomunicazioni Abertis si è infatti aggiudicato l'asta per l'erogazione dei servizi di radiocomunicazione marittima finora assicurati da Telefonica, l'operatore ex monopolista, per una durata di quattro anni prorogabili per altri quattro. Valore della commessa: 42,5 milioni di euro, 11 milioni meno di quelli offerti dal precedente gestore. Tra i fornitori per gli apparati GMDSS - acronimo corrispondente al Global Maritime Distress System . sistema ampiamente automatizzato, c'è la società austriaca Frequentis (vi sareste immaginati una nazione senza un centimetro di coste non fluviali, così all'avanguardia nell'elettronica per radiocomunicazioni marittime? Eppure...).
In ottemperanza al nuovo contratto, le stazioni costiere che operavano in MF e VHF sotto il controllo di Telefonica, hanno spento a metà marzo e Abertis/Retevision è subentrata questa settimana. Non mancano le polemiche tra gli utenti del mare, perché - come rivela Antón Luaces negli articoli riportati dal sito della Confraría de Pescadores de Cedeira, e nel commento sul quotidiano La Opinion Coruña - le stazioni MF di Telefonica, che ascoltavamo anche qui con grande divertimento (in Galizia esistevano, ricorda Luaces, quelle di Coruña e Finsterra), vale a dire 33 stazioni in VHF e 15 in MF più il centro di Radio Madrid, che controllava le antenne trasmissive di Pozuelo del Rey, verranno tutte sostituite da sei centri Abertis a Bilbao, A Coruña, Tenerife, Las Palmas, Málaga e Valencia, oltre a un centro in onde corte per una maggiore copertura (le MF coprono fino a 35 miglia). La chiusura delle vecchie costiere è iniziata il 15 marzo ma non tutti i nuovi centri risultano operativi a oggi, periodo di entrata in vigore del famoso accordo. I pescatori e gli altri naviganti temono di subire un serio disservizio e si chiedono che cosa Abertis offrirà veramente, sul piano dei servizi di trasmissione di bollettini meteo e avvisi, o di collegamenti radiotelefonici in voce e dati tra navi in navigazione e terra (i satelliti non sono un'opzione economica per tutti e la telefonia cellulare funziona per i mosconi e gli yacht in rada in Costa Smeralda, non nelle acque internazionali dei pescatori in Atlantico).
Le stazioni chiuse sono rimaste in solo ascolto fino a oggi, 26 maggio. E ora che succede? Sul sito MadridRadio (presumibilmente non ufficiale) si trovano diverse notizie storiche sui trent'anni di operatività delle stazioni costiere gestite da Telefonica, ma non ci sono dettagli sulle nuove frequenze e sui servizi erogati, mentre il sito di Abertis è alquanto laconico al proposito (Telefonica almeno pubblicava una simpatica guida in PDF, che avevo segnalato anche qui). Sul sito della Marina mercantile ci sono ancora i dettagli relativi alla gestione Telefonica. Insomma, non si capisce più niente e c'è solo da augurarsi che chi naviga per davvero sia stato informato meglio. Ma perché è successo tutto questo? Perché nella gara per l'aggiudicamento del contratto Abertis, controllato dall'impresa di costruzioni ACS e dalla banca La Caixa, che ha rilevato la rete di Retevision (in pratica una ex RaiWay spagnola), ha consentito alle casse pubbliche di realizzare il formidabile risparmio di 11 milioni.
Evaluación de riesgos

ANTÓN LUACES A la vista de la que se viene encima, uno se pregunta hasta qué punto el director general de la Marina Mercante, Felipe Martínez, ha evaluado el riesgo al que se va a ver sometido el mundo de las radiocomunicaciones marítimas cuando, a partir de abril, Abertis-Telecom (Retevisión) se haga cargo del servicio de socorro que, desde el ya lejano año 1971, vienen prestando las estaciones costeras de Telefónica. Sólo desde la existencia de unos intereses superiores -que a uno se le escapan- puede entenderse que Marina Mercante haga el Tancredo ante la embestida que va a suponer un cambio que, en primer lugar, significa la pérdida de la correspondencia pública (el 16 de marzo Telefónica abandona este servicio importante para los profesionales de la mar y Abertis-Telecom no se hace cargo del mismo), seguida de la Red Mercurio (a través de la cual se facilita información para servicios indispensables, entre estos los de Salvamento Marítimo), el Navtex y hasta, presumiblemente, el Sistema de Identificación Automática de buques (AIS). Además, Abertis prescinde de 6 de los 61 oficiales radio que conforman la actual plantilla de Preservi (servicio creado por Telefónica en el seno del Servicio Radiomarítimo) porque, al parecer, "no encajan con el estilo de trabajo de Abertis". Otro paso más de Abertis: recurre a la contratación externa (15 personas) y pone el ojo en los capitanes y pilotos de la Marina Mercante, dos de los cuales ya tienen destino: Valencia y Bilbao. Son éstos oficiales de puente femeninos que, al decir de los que actualmente desempeñan la función radio en las comunicaciones, no tienen experiencia en estas, como tampoco la tienen otros titulados por la Escuela de Cádiz que, asimismo, disponen ya de un precontrato. Pero, además, los radios de las costeras de Telefónica, de ser contratados por Abertis deberán superar un periodo de prueba que, en el peor de los casos, puede servir a la compañía para ponerlos en la calle sin ningún tipo de compensación económica al cabo de tres meses. Oficialmente, se les contratará a unos en calidad de fijos (los más antiguos) y, a otros, (los más recientes) por obra y servicio. Abertis no especifica el número.
Las estaciones costeras (en Galicia existen las de A Coruña-Fisterra, A Guarda, Vigo y Ortegal en VHF, y Coruña Radio y Fisterra Radio en AM) se irán cerrando paulatinamente y serán sustituidas por centros de Abertis en Bilbao, A Coruña, Tenerife, Las Palmas, Málaga y Valencia, con 12 personas en cada centro. Las previsiones apuntan a que los centros de Bilbao y A Coruña (este situado en un antiguo almacén de Retevisión, en A Grela) comenzarán a emitir el 30 de marzo con personal de Preservi. El día 23 de febrero, Abertis abre sus emisiones (sólo recepción) en prueba en el centro de Valencia, con 7 trabajadores que han realizado ya un curso de tres días para saber "cómo tratar a los clientes", es decir, a gente de mar que sabe perfectamente qué servicio se les presta.
Si Marina Mercante quiere corregir esta situación -cosa que dudo- tiene en su mano el poder hacerlo: una cláusula del pliego de concurso estipula que, antes del 26 de abril, el adjudicatario (Abertis) debe tener en funcionamiento pleno el sistema de radiocomunicación marítima, con su canal de socorro al 100%. De no ser así, la Dirección General de la Marina Mercante puede rescatar el servicio. Hasta entonces, el operativo actual de Telefónica se mantiene en paralelo con el de Abertis. Si no funciona éste, a ver cómo Marina Mercante "tapa" un problema que conoce suficientemente bien y que no beneficia, en absoluto, a la gente de mar, que retrocede 15 años en la prestación de este servicio indispensable. Porque Marina Mercante sabía que no resultaría fácil, ni mucho menos, montar en seis meses un servicio radiomarítimo partiendo de cero. La sociedad Isdefe que asesoró a la mesa de contratación y, al parecer, asesora actualmente a Abertis tendría que aclarar, junto con Marina Mercante y su jefe de área de Radiocomunicaciones, qué ventajas ofreció Abertis sobre una red ya instalada, en funcionamiento desde 1971, y que invirtió más de 100 millones de euros en actualizar sistemas (10 millones en instalar el GMDSS que ya no le servirá para nada).
Realmente no se evaluaron los riesgos. Salvo que existan beneficios ¿para la mar y su gente? que uno desconoce. El tiempo lo va a decir.

***

Abertis-Telecom, corrige

En defensa de su puesto de trabajo y, posiblemente, consciente de la importancia que el mismo tiene -al menos para él- el director de Marketing de Abertis-Telecom en una carta al director de LA OPINIÓN manifestaba su disconformidad con cuanto se había publicado en este diario, en relación con su empresa, (nunca contra sus empleados), y la adjudicación del contrato que vincula por cuatro años a Abertis-Telecom (Retevisión) con el socorro marítimo, entre otros servicios que vienen prestando las todavía estaciones costeras de Telefónica

ANTÓN LUACES

El contrato significa para Retevisión la percepción de 42,5 millones de euros, 11 millones de euros menos que lo ofertado por Telefónica para renovar la concesión que mantenía desde 1971.
Telefónica, por cierto, ha realizado importantes inversiones en la digitalización de los sistemas de comunicación hoy en día exigidos por la tecnología de los propios buques.
Como es conocido, a partir del 27 de abril próximo, la seguridad de la vida humana en la mar estará, en buena medida, en manos de los técnicos -55 de ellos, al parecer, de los que actualmente prestan servicio en las costeras a través de la empresa Preservi- que, se supone, habrá contratado ya la concesionaria. El contrato adjudicado a Abertis-Telecom (Retevisión) obliga a esta a hacerse cargo de los servicios de comunicación radiomarítima -para lo cual ya realizan pruebas que, según fuentes consultadas, han significado serios problemas por invasión con interferencias y bloqueos de los canales de socorro- en VHF, AM y Onda Corta, con sus correspondientes servicios Navtex, red mercurio, correspondencia comercial, etc.
Nadie duda de la capacidad tecnológica de Abertis-Telecom, pero sí de la experiencia de la compañía en el campo al que ahora accede por una diferencia de 26 puntos sobre la oferta de Telefónica, abierta, al igual que la de Abertis-Telecom, en presencia de la sociedad calificadora Isdefe que, en contra de lo que expone en su carta el director de Marketing de Retevisión, sí asesoró y continuará asesorando a la nueva concesionaria. Los criterios objetivos de adjudicación han generado muchas dudas entre los profesionales del sector, que temen que se esté a punto de "tirar por la borda el trabajo de casi 40 años".
Actualmente existen 33 estaciones costeras de cobertura VHF, 15 en MF y, en Madrid, un centro de comunicación, Diana Radio, de vital importancia para las radiocomunicaciones de los barcos españoles que operan en aguas lejanas, muchos de ellos pesqueros.
En el Congreso de los Diputados están registradas varias iniciativas en las que se pregunta al Gobierno si garantiza este servicio en unas condiciones óptimas cuando se produzca el cambio de operador, si la nueva concesionaria posee experiencia en el campo de las comunicaciones marítimas, si los oficiales radioelectrónicos van a ser suplantados por titulados náuticos con el certificado de operador del sistema mundial de socorro, o si el Ministerio de Fomento puede encomendar la operación de las estaciones costeras a empresas que carecen de la necesaria solvencia patrimonial.
Son iniciativas firmadas por diputados de distintas formaciones políticas, que pretendían evitar una hecatombe en un sector que, con la propia Telefónica, ha vivido ya suficientes sobresaltos en los últimos años y de los que, en cualquier caso, tiene constancia fehaciente el actual Director General de la Marina Mercante.
La crítica -de eso se trata- del director de Marketing de Retevisión no es sino el conocido "disparar al mensajero". Sólo la puesta en marcha del servicio -que uno, particularmente, desea se lleve a cabo felizmente por el bien de la gente de mar- podrá indicar hasta qué punto la concesión y la responsabilidad de Marina Mercante se han conjuntado debidamente para dar cobertura a quien la necesita en la mar y no a quien juega y vela por sus intereses personales y/o profesionales.


31 marzo 2009

"Boya" di una antenna: in diretta radio dal sottomarino

Domani Radio Nacional de España, con il suo programma España en directo, effettuerà uno storico collegamento radio da un sottomarino in immersione a quota periscopica. La trasmissione è resa possibile da una antenna-boa galleggiante costruita da Indra, una società spagnola specialista in avionica e strumentazione per la difesa (qui un vecchio comunicato stampa del 2006 sui sistemi elettronici forniti con gli armamenti previsti per il sottomarino della classe S-80)

Por primera vez en la historia, Radio Nacional emite un programa desde un submarino
  • 'España Directo' contará cómo es la vida bajo el mar este martes desde las 12:00 horas
  • El equipo del programa embarcará en Cartagena y navegará hasta las 16:00 horas
  • La emisión será posible gracias a la estrecha colaboración de La Armada
  • El programa 'España Directo' de TVE pondrá imagen a lo oído desde las 18:00 horas

RTVE MADRID 30.03.2009 - 13:30h El equipo del programa de Radio Nacional 'España Directo' (lunes a viernes, de 12:00 a 13:00 horas) comienza la semana en Cartagena, en Murcia, donde este martes embarcará en el submarino Siroco S-72, que regresa de una misión de la OTAN en el Mediterráneo. El objetivo: conocer en vivo cómo es la vida bajo el mar, en 68 metros de eslora y a una velocidad de inmersión de más de 20 nudos.
Será la primera vez en la historia que un programa de radio se emita a cota periscópica, es decir, desde una profundidad de catorce metros. Todo será posible gracias a una 'antena-boya' y a al trabajo conjunto de los ingenieros de Radio Nacional y la Armada, que han realizado numerosas pruebas en superficie simulando las condiciones técnicas y las dimensiones del submarino.
Mamen Asencio, directora y presentadora del espacio, describirá el interior del sumergible y cómo es el ambiente en las profundidades del mar. Asimismo, entrevistará al capitán de fragata Gonzalo Sanz Alisedo desde el Cuartel General de la Armada en Madrid.

Calentando motores

Para abrir boca, 'España Directo' ha emitido este lunes una edición especial del programa desde el Cuartel General de la Fuerza de Acción Marítima de Cartagena. En el estudio improvisado para la ocasión han estado el capitán de navío Antonio Miguel Bianqui y el capitán de fragata Mauricio de la Gándara.
También se ha conectado con con la fragata Blas de Lezo, que está en una misión antipiratería en el Índico, y se ha descubierto a los oyentes cómo se prepara la Armada en Cartagena para la llegada de la Semana Santa. Finalmente, se han conocido todos los detalles del submarino al que los redactores del programa se subirán horas más tarde.

El 'milagro'

El equipo se enrolará en el sumergible de madrugada y estará navegando, aproximadamente, hasta las 16:00 horas de este martes. Desde el momento mismo en que se sumerga, la comunicación con el exterior sólo será posible mediante el sistema instalado para la ocasión.
El 'milagro' de conectar con la superficie será posible con una antena especialmente diseñada por la Universidad Politécnica de Madrid y la empresa Indra.
El submarino Siroco S-72 puede acoger hasta 60 personas, incorpora cuatro tubos lanzatorpedos de 550 metros, con capacidad de armamento de 20 torpedos y 19 minas.

También en TVE

Los oyentes de Radio Nacional podrán dejar volar su imaginación con los sonidos del submarino este martes a las 12:00 horas, pero si desean ponerle imagen a todo lo oído podrán hacerlo en La 1 de TVE. La versión televisiva de 'España Directo', cuyo equipo también forma parte de la expedición, emite un completo reportaje de la aventura subacuático desde las 18:00 horas.

30 marzo 2009

E Franco, alla radio, pose fine alla guerra

En el día de hoy, después de haber desarmado a la totalidad del Ejército Enemigo rojo, han alcanzado las fuerzas nacionales sus Últimos objvos. militares. La guerra ha terminado. Per una guerra ancora più tragica che sarebbe iniziata di lì a pochi mesi, il 1939 si apriva con la conquista, da parte del generalissimo Francisco Franco, della República spagnola. Quando Alicante, l'ultima città ancora sotto il controllo dell'enemigo rojo, cadde per mano delle truppe italiane, Franco in persona prese carta e penna e vergò il testo dell'ultimo bollettino di guerra, trasmesso dalle frequenze di Radio Nacional da Burgos. La radio, racconta questa bella rievocazione del quotidiano online Tiempo de Hoy, ebbe un ruolo fondamentale come "quinta colonna" dimostrando forse per la prima volta in modo così organizzato, il valore del concetto di guerriglia piscologica

La guerra ha terminado

Burgos, 1 de Abril de 1939• Radio Nacional emite el último parte del Estado Mayor, excepcionalmente fi rmado por Franco, que pone punto fi nal a la Guerra Civil.

Luis Reyes
27/03/09

El general Franco tenía gripe, era la primera vez que caía enfermo desde que empezara la guerra, pero a esas alturas ya no importaba que dejara su despacho por unos días. El hundimiento de la República era irreversible. Cuando la noticia de que los italianos habían entrado en Alicante, última ciudad en manos de la República, llegó al burgalés palacio de la Isla, la señorial segunda residencia de los condes de Muguiro en donde se había instalado, Franco decidió interrumpir su convalecencia y ponerse a trabajar. Pidió papel para redactar el último parte de guerra.

Arma de propaganda

Era algo que no había hecho durante toda la contienda. El parte que se radiaba diariamente y constituía una poderosa arma de propaganda era un informe técnico de las operaciones responsabilidad del jefe de Estado Mayor, el general Francisco Martín Moreno, quien lo firmaba “de orden de Su Excelencia”. No es extraño que a Franco le llevara tiempo su redacción, pues no estaba habituado y, sobre todo, porque pensaba que estaba escribiendo una página de la Historia. El primer borrador manuscrito decía textualmente: “En el día de hoy, después de haber desarmado a la totalidad del Ejército Enemigo rojo, han alcanzado las fuerzas nacionales sus Últimos objvos. militares. La guerra ha terminado”. No le convencía, le pareció poco contundente y substituyó lo de “después de haber desarmado a la totalidad del Ejército Enemigo” por “cautivo y desarmado el Ejército rojo”, que expresaba mejor la magnitud de su victoria. También cambió “fuerzas nacionales” por “tropas Nacionales”, que sonaba más castrense. Y puso “LA GUERRA HA TERMINADO” todo con mayúsculas. Luego lo hizo mecanografiar y lo envió a Radio Nacional, en el Paseo del Espolón. Todos los historiadores coinciden en que la Guerra Civil española fue como un prólogo o ensayo de la II Guerra Mundial. No solamente se dio el conflicto a muerte entre el fascismo, por una parte, y la democracia aliada al socialismo, por otra, sino que España serviría de banco de pruebas para nuevas estrategias, armas y técnicas de guerra.
Aquí inventaron los fascistas el bombardeo aéreo de las poblaciones civiles, no sólo el episodio puntual de Guernica, sino el continuo castigo de Madrid, o la destrucción de medio Alicante tras el fusilamiento de José Antonio... Aquí aprendió la Wermacht la guerra de movimientos con tanques, que le traería tantas victorias. Una de las novedades en la técnica bélica de la Guerra de España fue la guerra de las ondas. Sería Queipo del Llano (véase Tiempo de 31-10-08) quien descubriera el poder de la nueva arma, la radio, que en la Guerra Mundial iban a utilizar magistralmente personajes mucho más importantes que el general de Sevilla, como Churchill o Roosevelt. La radio se mostró fundamental para la guerra psicológica. Queipo era un maestro en engañar al enemigo desde el micrófono, convencerle de que tenían muchas más fuerzas de las reales, crearle dudas sobre su retaguardia (el invento de la quinta columna) o inquietarle con la amenaza de escalofriantes represalias, pero no fue el único en servirse del nuevo medio bélico. Los discursos radiados de la Pasionaria eran inyecciones de moral para los republicanos, y el mensaje emitido por Radio Madrid de Julián Besteiro, figura de enorme prestigio en el PSOE, fue definitivo para que triunfase el golpe del coronel Casado y acabase la resistencia republicana. Así, como parte de una estrategia bélica, fue fundada el 19 de enero de 1937 Radio Nacional de España. Los medios que tenía el Gobierno franquista eran precarios, un emisor portátil del ejército alemán cedido por los nazis, pero la tecnología germana era siempre fiable y aquello funcionaba bien. Pronto “el parte” que se emitía a las 10.30 de la noche se convirtió en algo vital para la media España partidaria de Franco. Por esa característica de los españo- les de no creerse lo que le dice su propio gobierno, en la zona republicana no sólo se reunían en un cónclave clandestino los simpatizantes de la rebelión, para escuchar las novedades bélicas que cada noche transmitía el Cuartel General del Generalísimo desde Burgos, sino que también lo hacían los partidarios de la República. Paralelamente, en la zona nacional, unos y otros escuchaban, en la misma clandestinidad, las emisoras republicanas. Así lo afirma la propia “voz de Franco”, el locutor que leía los partes en Burgos, Fernando Fernández de Córdoba, que en una entrevista en la posguerra, tras afirmar que él nunca sintonizó la radio enemiga, advierte: “Puede que haya sido el único”.

Un galán de cine

Fernández de Córdoba fue el otro protagonista, junto a Franco, del histórico mensaje que puso punto final a la Guerra Civil. Era un galán de cine que daba la imagen exacta del señorito, con el bigotillo que desde entonces se llamaría fas cista, con una voz vibrante que debía ser la envidia secreta del general Franco, la que le hubiera gustado tener al Caudillo para arengar a las tropas y a las masas. Le llamaron el locutor-soldado. Como si estuviera predestinado, la primera actuación de Fernández de Córdoba fue en una película patriótica, Agustina de Aragón (la versión muda de 1926). El 18 de julio Fernández de Córdoba estaba en Andalucía, rodando exteriores de El genio alegre, una película sobre los amores de un señorito andaluz, precisamente. Fiel a su papel, el actor se alistó y se fue al frente, aunque sólo estuvo unos meses en las trincheras. En Salamanca –primera capital franquista- se encontró con El Tebib Arrumi, un famoso periodista, que inmediatamente le reclutó para Radio Nacional, todavía en fase de creación. En la noche del 1 de abril del 39, Fernández de Córdoba recuerda que llegó al estudio el teniente coronel Barroso, del Estado Mayor, con una botella de champán y el parte redactado personalmente por Franco. La intervención del Generalísimo retrasó aquella noche el parte que, tras el toque de clarín de rigor, fue leído por Fernández de Córdoba a las 11.15. Se hallaban en el estudio Antonio Tovar, el intelectual falangista que dirigía Radio Nacional –quien posteriormente rompería con el régimen y elegiría el exilio-, y tres oficiales de Estado Mayor. “Cuando se terminó de leer, los presentes llorábamos”, cuenta el locutor-soldado. Franco, por su parte, escuchó el parte en el comedor del palacio de la Isla, junto a su esposa doña Carmen, su cuñadísimo Serrano Suñer y su primo y secretario militar Francisco Franco Salgado, acompañados de sus familias que, con estrechuras, compartían residencia con el Generalísimo. También debieron llorar.


13 marzo 2009

Dai podcast a Radio Nacional per il re dell'hip hop

Un quartiere operaio di Madrid, barrio bajo per eccellenza il Pan Bendito, "pane benedetto". Un cantante hip hop che in questo quartiere è nato, eleggendolo a scenario e co-protagonista dei suoi lavori, fino a scalare le classifiche della popolarità e dei premi. Juan Manuel Montilla, in arte El Langui, ha raccontato le storie del Pan Bendito, dei suoi personaggi, della nuova società della capitale spagnola in Radio Taraskà, un podcast che ha accumulato cento puntate settimanali diffuse via Internet negli ultimi tre anni. E ora passa alla radio "vera", con una trasmissione serale che andrà in onda a partire da stasera, alle 19, sulle frequenze di RNE Radio 3, il canale musicale giovanile di Radio Nacional de España. Una bella persona, El Langui, simpatico, alla mano, con quella pronuncia madrilena che ti spiazza, la continua invenzione linguistica di un idioma pazzescamente duttile e travolgente. L'articolo sul sito del quotidiano El Mundo è accompagnato da una videointervista molto divertente in cui El Langui appare inquadrato nella habitación de 5 metros cuadros che fa da studio di registrazione del suo podcast (reperibile sul sito ufficiale della band, La Excepción).

RADIO | Estreno en Radio 3
'Radio Taraská': la voz de los barrios bajos
Yago Portillo | Madrid Actualizado viernes 13/03/2009

Junto a una mercería y una panadería, aparece bajado el cierre metálico de comercio de uno de los primeros locales construidos en el barrio de Pan Bendito en los 80. Nadie podría pensar que unos chicos de barrios bajos pudieran guardar en un sitio así su mejor secreto: 'Radio Taraská'.
Este programa forjado durante tres años en internet, llega ahora aRadio 3 (cada viernes, 19:00 horas), de la mano de su presentador y director, Juan Manuel Montilla, alias 'El Langui', miembro de La Excepción y lanzado desde que consiguiera dos Goya por su participación en 'El truco del manco'.
A la entrada no hay ningún cartel identificativo. Tampoco hay más timbre que el de los golpes de algunas madres en su cierre para comprobar si sus hijos se encuentran en el interior. Igual que cuando ellos eran pequeños y rondaban por el 'poli'. 'Aún no han llegado', dice haciendo la prueba la madre de 'La Dako', extrañada por la visita.
Llega Juan Manuel con un amigo que recuerda a Bud Spencer en versión gitana. Suben el cierre y abren una puerta morada 'grafitteada' por la que cada viernes pasan decenas de personas."Este es un lugar abierto a todos. Esto es la esencia del estudio y nosotros queríamos conservarla, sentar aquí al entrevistado, acostumbrado a grandes instalaciones, porque es muy bonito".
Una vez dentro, uno se da cuenta de esa esencia y de que este "estudio representa la amistad". Una foto gigantesca del barrio forra toda la pared frontal mientras aparece aparcada a un lado la 'motillo' especial de 'El Langui'; pósters de la Excepción y del equipo, una diana e, incluso, una tabla de resultados de la pasada Eurocopa decoran el resto de paredes. Cuatro sillones enmarcan una habitación con restos de la última reunión de amigos.
De primeras, no hay nada que nos recuerde que aquí se graba un programa. Sólo al fondo, una pequeña mesa negra con varios micrófonos de RNE y a su derecha los controles, la mesa y el ordenador desde donde 'la Dako' "se pone a los mandos del programa, lo edita y guarda su cestita de mimbre repleta de buenos temas", explica 'el Langui'."De aquí salen muchas ideas que podemos archivar aunque no preparemos en ese momento el programa".
Y es que para ellos, el programa es una sincronía entre el guión y la improvisación: "El guión es muy importante, aquí están los guiones y las escaletas. Que somos profesionales (advierte entre risas). Pero la improvisación también es muy importante, te mantiene despierto. A mí me gusta exprimir a los chicos, sacarles del guión".
De este modo, la preparación previa es fundamental en 'Radio Taraská'. Si el viernes graban, el miércoles están manos a la obra. No importa que la duración haya pasado de dos a una hora. "Durante la semana preparamos el guión, las entrevistas... Vemos quién será el invitado, las secciones, los 'jingles', las cabeceras y sobre todo, quién se dejará caer por aquí".

Los otros protagonistas
Ahí entra el resto del plantel. Entre ellos, destaca Rellenito Makeinjan, co-presentador del programa y voz distintiva donde las haya. "Es el más 'pesao' del barrio, pero su talento se lo ha ganado a pulso. Es de esas personas que cuando está cerca no la soportó, pero cuando está lejos, la echo de menos".
Junto a 'Rellenito', está Josete, el rey de las imitaciones y los personajes. "Se sienta y te crea los personajes según las características que tú le pidas".También está Andrés Anguita, el único periodista, y, por supuesto, la mascota y "alma del programa", la zarigüella, elegida por ser el apodo de Juan Manuel y, sobre todo, por dar nombre al programa. Si alguien muerde y da buenas 'taraskas', esa es ella.
Sólo Anguita y 'el Langui' han tenido alguna relación con los medios. Aún así, eso no ha impedido que en 'Radio Taraská' todos emprendieran una aventura nueva, dar forma a su pasión por la radio sin más planes que "hacer del humor su gran receta y su vehículo. Para 20 penas, 30 risas".

100 programas y 30.000 oyentes
Quizás esa es la clave por la que 'Radio Taraská' ha superado los 100 programas y ha reunido todos los viernes a más de 30.000 oyentes. O quizás por esta razón, Toni Garrido, para 'el Langui' 'el padrino' de Radio Taraská , decidió otorgarles un minuto de emisión en sus programas en la Cadena Ser y RNE, considerando "que ellos tenían el alma de la radio".
Lejos quedan los recuerdos en los que 'el Langui' y sus amigos experimentaban "en los cinco metros cuadrados de habitación de 'La Dako'" pasándose un micrófono y preguntándose: "¿Esto llegará a buen puerto?".
Parece qué sí. Para muchos, se han convertido en la voz de los menos escuchados. Para otros, en buenos representantes del 'Pan Ben'. Lo que es seguro es que en esta nueva etapa, 'El langui' no es una excepción. "Yo soy uno más. Yo no he inventado nada, los que inventan son ellos".


15 febbraio 2009

Quel treno di onde in Cantabria

Avevamo deciso di viaggiare in Cantabria per caso, un'estate di parecchi anni fa. Il treno ci avrebbe messo troppo, l'aereo era già diventato un mezzo abbordabile e così siamo atterrati proprio a Santander. Era ancora una Spagna in rinascita, non sembrava proprio sul punto di sorpassarci ma era già chiaro che loro, al contrario di noi, avevano voglia di avere un futuro. E Santander fu una scoperta bellissima, con quei bar de papas col soffitto alto e i prosciutti impiccati con il loro cono raccogli-grasso, quelli strani molluschi abbarbicati ad alghe gommose che non ricordo mai come si chiamano (perbeñas? algo así percebes! me lo sono ricordato solo adesso... ), le strade affollate, quel Belle Epoque palazzo della regina, stagliato sul mare. A Est quell'altra perla di San Sebastian, Biarritz in Francia. A ovest Oviedo e Gijón, il romanico asturiano, i Picos de Europa, l'apocalittico manoscritto di Liébana. Fu un viaggio perfetto, da una stazione de los autobuses e un'altra (il treno era fermo un giorno sì l'altro anche perché l'ETA annunciava una delle sue bombe e i binari venivano chiusi e ispezionati), tra stanze e chiese e strade accoglienti e cordiali, i porti che tra Genova e Marsiglia sono "Sud" e qui, anche se la latitudine è la stessa, sono "Nord", come il bonito del Norte, il tonno cantabrico e fare il bagno in agosto, su quelle spiagge, sembra più o meno di essere in Danimarca tanto ti raggela, ma la signora non giovanissimo vicino a te sulla battigia sorride e dice di buttarti qué no es frío (è freddo polare, invece, ed è ferragosto accidenti a lei, le onde ti trascinano pure via).
Adesso leggo sul Diario Montanes che la associazione della stampa cantabrica ha pubblicato un bel libro di un giornalista santanderino sulla nascita della radiofonia in quella regione, nell'anno di grazia 1933, era della seconda repubblica spagnola, quei cinque anni di democrazia per cui la Spagna e l'Europa intera pagarono una immane tassa di sangue. Il volume, Tren de Ondas, che include un CD con foto e documenti d'archivio, ripercorre la storia delle prime emittenti cantabriche, rievocando persino la visita di Guglielmo Marconi a Santander, nel 1928. E io penso che se adesso fossi su quella spiaggia, vicino al "Capricho" di Gaudí, tanto varrebbe farlo il bagno (non può essere più freddo di com'era) e farsi portare via davvero, come su un treno di onde.

La radio nació en Cantabria para promocionar la región

La Asociación de la Prensa de Cantabria edita el libro 'Tren de Ondas', un trabajo de investigación sobre los orígenes de este medio de comunicación, en 1933, para dar a conocer por España nuestra tierra en la II República, tras la marcha de los Reyes
15.02.09 - JUAN CARLOS FLORES-GISPERT

Un libro y un cedé, editados por la Asociación de la Prensa de Cantabria, quinto tomo de su colección 'José Estrañi', sacan a la luz los orígenes de la radio en Cantabria, hace 75 años, en la II República. Surgió con el deseo de dar a conocer Santander a través de las ondas, una vez perdido el protagonismo nacional tras la marcha de los Reyes de España y el abandono de sus veraneos en La Magdalena. La obra ha sido editada con la colaboración de las consejerías de Cultura, Turismo y Deporte; y de Industria y Desarrollo Tecnológico del Gobierno de Cantabria.
El volumen, titulado 'Tren de Ondas. Los orígenes de la radio en Cantabria' es un trabajo de investigación sobre el nacimiento de este medio de comunicación en la capital cántabra, en 1933. Este trabajo, del periodista santanderino Carlos Báscones, relata los orígenes de este medio de comunicación, con sus sueños, proyectos y realidades y cómo se entendían los contenidos locales. Pistas que nos sirven para comprender la radio que hoy oímos en nuestra Comunidad Autónoma y como se puede posicionar ante el futuro inmediato. Hoy, las emisoras de radio son parte de la vida de los cántabros, entre ellas está la joven Punto Radio DM, pero hace 75 años nada existía.
La publicación de Báscones contiene dos elementos diferenciados. Un libro impreso en papel y un disco cedé con elementos de gran interés, como la digitalización, reconstrucción y limpieza de las portadas y páginas de la Revista decenal de La Voz de la Montaña (desde noviembre de 1934 a junio de 1936) editada para los abonados, y que es un documento de gran valor por ser la primera publicación que se conoce en Cantabria de estas características. Además, el cedé incluye un interesante 'archivo sonoro' con voces de cántabros universales de esa época, como eran Concha Espina, Leonardo Torres Quevedo y del primer rector de la Universidad Internacional de Santander, Ramón Menéndez Pidal. También contiene varias tonadas del cantante de música popular Aurelio Ruiz (rescatadas de un disco de pizarra) y el anuncio de la crema de belleza 'Risler' que utilizaban nuestras abuelas. Son verdaderas composiciones musicales. Se completa el cedé con una galería de 26 fotos.

Nueva sociedad de masas

Este trabajo sobre la radio no es una simple enumeración de datos. Relata hechos cotidianos. La intrahistoria del Santander republicano, que por aquél entonces era sinónimo de Cantabria: una ciudad de unos 90.000 habitantes. Aparecen historias personales, como la de los primeros fundadores de la primera emisora de Cantabria: el máximo accionista y diputado a Cortes Eduardo Pérez del Molino; el concesionario y director artístico Luís Pérez Vicente, autor de zarzuelas y pianista en el Café Cántabro; el promotor del cuadro artístico, Domingo Felices, ebanista de profesión; locutores como Delfina Cubillas o Luís Pérez Elvira, más tarde jefe de los servicios técnicos; y el recordado Arturo Moreno, entre otros.

En la radio el arte es cultura

También se añaden en el volumen de Báscones las vidas de varios artistas locales, en relato de sus hijos y que actuaban en la radio: El 'pasiegazo', como se denominaba a Nel Cobos, de gran popularidad, y primer humorista con chispa de la radio local. Sus charlas radiofónicas, habladas en pasiego, eran monólogos (lo que hoy se conoce como One man show) cargadas de retranca rural y que movilizaban al vecindario para escucharlo. Se incluyen algunas de sus intervenciones cargadas de agudeza. También aparece en el volumen la tiple Pepita Sierra, una artista de gran versatilidad; así como la vida del mejor intérprete de canciones montañesas, Aurelio Ruiz, uno de los fundadores del grupo 'El sabor de la Tierruca' que al acabar la guerra es encarcelado por sus ideas republicanas en Los Salesiano, colegio que fue convertido en cárcel. Después fue trasladado a la prisión de Cuéllar-Castillo (Segovia). De gran emotividad es una poesía en un dibujo basado en una fotografía de su persona, que se reproduce en el libro, que le envía su hermano Cipriano, encarcelado en el edificio de Tabacalera. Para levantarle el ánimo le dice que «como la tonada montañesa que triste empieza, alegre terminando, así espero tu pena acabará para empezar tu eterno, alegre canto».

Informar, formar y entretener

La radio era el medio de ocio más importante de la vida social y familiar de la época. Además de informar con sus espacios de noticias, destacaba el entretenimiento con la emisión de óperas y zarzuelas y la formación para sus oyentes con charlas sanitarias de prevención contra una de las pandemias por aquel entonces como la 'tisis'. Es decir, la tuberculosis. Pero sobretodo, insistía en la educación, el arma para vencer el atraso de la sociedad española. Si en España había más de un 60% de analfabetos, en Santander capital, no en el resto de Cantabria que se había visto favorecida por los indianos a su vuelta de América con la construcción de escuelas, había unos 10.000 niños sin escolarizar.
En la radio intervinieron inspectores de primera enseñanza, como Jesús Revaque, director del grupo Escolar Menéndez Pelayo y que fue también de EL DIARIO MONTAÑÉS al estallar la Guerra Civil. Se exilio después a México, donde es considerado como gran personalidad de la enseñanza y que promovió ante los micrófonos las 'Bibliotecas Rurales Circulantes' para maestros y campesinos.

Fútbol y literatura

En el volumen editado por la Asociación de la Prensa de Cantabria se citan programas de éxito, como las 'Emisiones féminas' con reflexiones sobre el papel de la mujer en la sociedad o 'Infantiles' con el niño Tolete. En ambos casos, uno de los mayores atractivos eran los sorteos de regalos. Intervinieron escritores como Manuel Llano, Jesús Cancio, Manuel González Hoyos (director de EL DIARIO MONTAÑÉS), Arturo de la Lama o Francisco Cubría. Recitadores como Pío Muriedas o Rosarito Iglesias y cronistas deportivos, como Agustín Fernández 'Langarita'. Según se documenta, su primera crónica deportiva fue el 25 de noviembre de 1935. Primero en radiar en directo los partidos de fútbol del Racing, fue creador de palabras y latiguillos a través del programa 'Retablo deportivo' que luego se repetían en la calle como aquello de 'buenas y soleadas (o lluviosas, dependiendo del día) tardes' y 'se pudo ganar, se pudo empatar y al final ... se perdió'.
El cuadro de actores
El libro hace mención a las emisiones en directo desde los desaparecidos teatros Pereda y Coliséum o cafés como El Áncora o Bulevard de antes del incendio. Cabían todos los autores y géneros musicales, como la copla o el fox-trot. Destacaban las composiciones clásicas (las emisoras tenían su propio cuarteto que actuaba en directo), así como rondallas, bandas, coros como la Coral de Santander y música del folclore regional. Obras teatrales y en especial los sainetes porque lo cómico-ligero se vincula con éxitos de taquilla. Las óperas y zarzuelas (la primera que se emite es La Romería de Miera), son puestas en antena por un grupo de aficionados, hombres y mujeres jóvenes, de entre 18 y 25 años, con gran ilusión por la difusión de la cultura, que forman el primer cuadro artístico de la emisora. Ellos son el embrión y el motor, cuando dejan la radio, de la popularización de la cultura en la ciudad que más tarde se organizan en la Asociación Amigos del Arte, Lírica Montañesa o Amigos de la Ópera.

Il cavallieri Marconi

Como antecedentes al nacimiento de la radio santanderina se citan en las primeras páginas dos hechos destacados: la visita a Santander del premio Nobel, profeta de las telecomunicaciones inalámbricas, Guillermo Marconi en su yate 'Electtra', en julio de 1928. Desde las primeras páginas de la prensa local se le da la bienvenida como iniciador de la nueva era de las telecomunicaciones y se le recibe con honores en el Ayuntamiento; visita las cuevas de Altamira y almuerza en el Real Club Marítimo, centro deportivo que acababa de ser inaugurado en unos terrenos cedidos por el Ministerio de Fomento, y que contaba con un embarcadero de madera.

Fuentes de investigación

En la realización de este trabajo se han consultado los siguientes archivos: Biblioteca Municipal de Santander, Centro Documental de la Memoria Histórica del Ministerio de Cultura de Salamanca, Residencia de Estudiantes y Cámara de Comercio e Industria (en Madrid ambas instituciones), Fundación Marcelino Botín, Asociación Amigos del Arte y Asociación de la Prensa de Cantabria, además de otras aportaciones personales (periodistas, historiadores, docentes, etc...) y charlas con familiares e hijos de algunas de las personas citadas en el libro.


29 gennaio 2009

La storia della voce antifranchista che arrivava dall'Est

Leggo sul blog di Francesco Cecconi dell'uscita in Spagna di un libro su Radio España Indipendiente, uno dei simboli assoluti della guerra fredda. REI era nata nel 1941 in seno al Komintern - operò da Mosca, poi, dal 1955, da Bucarest - e faceva ascoltare agli spagnoli la voce, clandestina, del partito comunista e degli antifranchisti. Franco era un dittatore spietato e su queste cose non scherzava. L'ascolto, in patria, fu osteggiato in tutti i modi, compreso quello tecnologico: le frequenze di REI erano disturbate dai jammer, come del resto facevano i sovietici con Radio Liberty.
A fine 2008 il giovane scrittore e storico di Toledo Luis Zaragoza Fernández ha dedicato all'emittente, nota in Spagna come La Pirenaica (si annunciava così, ma trasmetteva molto più a est...), un volume di quasi 500 pagine, analizzandone personaggi e contenuti. El Pais ne ne ha parlato a dicembre. Qui di seguito inserisco anche una breve recensione del giornale della Mancha La Cerca. Il libro è edito da Marcial Pons. Le trasmissioni di REI proseguirono per qualche tempo dopo la morte di Franco, ma nel frattempo il partito comunista era uscito dalla clandestinità e la Spagna imboccava il cammino di una democrazia e di una modernità che oggi, ripensando agli anni in cui anch'io mi sintonizzavo su quelle frequenze disturbate, le invidio molto. Il radioamatore spagnolo Josè Maria Martinez ha pubblicato sul suo sito l'audio del saluto che la Estacion Pirenaica diffuse, per l'ultima volta, nel 1977, dopo 36 anni di trasmissione.

La historia de la emisora Radio España Independiente que emitió desde la clandestinidad entre los años 1941 y 1977

Martes, 20 de enero de 2009

Caja Castilla La Mancha patrocina la obra “Radio Pirenaica. La voz de la esperanza antifranquista”, escrita por el periodista e historiador toledano Luis Zaragoza Fernández. Se trata de un volumen que repasa la historia de la emisora Radio España Independiente que emitió desde la clandestinidad durante los años de la dictadura franquista.
A lo largo de cerca de quinientas páginas, el autor nos acerca los pormenores de una emisora de radio de la que muchos han oído hablar, pero que pocos conocen. Envuelta en el combate contra la dictadura franquista desde la clandestinidad y rodeada durante mucho tiempo de mitos y silencios, «Radio España Independiente, Estación Pirenaica» fue la emisora dirigida por el Partido Comunista de España que transmitió hacia nuestro país entre 1941 y 1977, primero desde la Unión Soviética y después desde Rumania.
Este libro analiza las etapas que atravesó la emisora y quiénes la hicieron posible, cómo fueron modificándose su programación y su estilo, cuál fue su audiencia y cómo se enfrentó a ella la dictadura. Una radio que, según Zaragoza Fernández, pretendía contar la realidad de la sociedad española que el Franquismo trataba de ocultar (huelgas, manifestaciones…), además de su componente propagandístico por su propia naturaleza de emisora clandestina. Así pues, sale a la luz una página importante de la resistencia antifranquista, inédita hasta la fecha y por fin recuperada para la memoria colectiva treinta años después.
Luis Zaragoza Fernández (Villacañas, Toledo, 1978) es doctor en Periodismo por la Universidad Complutense de Madrid (con premios extraordinarios de licenciatura y doctorado), además de licenciado en Geografía e Historia por la UNED. Ha participado en diversos congresos y colaborado en diferentes publicaciones relacionadas con la historia y la comunicación. Actualmente trabaja en Radio Nacional de España.
El germen de su obra nace tras las investigaciones que, durante cuatro años, realizó para elaborar su tesis doctoral. Además de afrontar las distintas etapas de desarrollo de su investigación –falta de fuentes orales, obstáculos burocráticos…- tuvo que enfrentarse a las dificultades derivadas de su ceguera. Su interés por la Historia de la Comunicación, especialmente el ámbito en que ambas disciplinas confluyen, su tenacidad por reconstruir una parte confusa de nuestra historia y su disposición para escudriñar minuciosamente por archivos, documentos, apuntes y bibliotecas y hablar con protagonistas, colaboradores o testigos, más o menos directos, han dado como resultado esta obra historiográfica sobre Radio España Independiente. Un tema que nunca antes había sido abordado, de forma tan completa, desde una perspectiva científica y académica.
“Radio Pirenaica” ha sido publicada por la editorial Marcial Pons con la colaboración de la Obra Social de Caja Castilla La Mancha que, con su patrocinio, cumple el objetivo de fomentar la creación literaria, especialmente entre los autores noveles.

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La Pirenaica
MANUEL RODRÍGUEZ RIVERO 03/12/2008

Sobrevivió a Franco -de quien quiso ser Némesis- casi dos años. Había nacido en Moscú en 1941, apadrinada por la Komintern, cuando la "Patria del Socialismo" parecía derrumbarse bajo el empuje de los tanques alemanes de la Operación Barbarroja. Oficialmente se llamó Radio España Independiente (REI), pero fue conocida con el nombre de guerra de La Pirenaica, porque sus responsables deseaban sugerir la máxima cercanía a la España amordazada.
Ése fue uno de los primeros mitos construidos en torno a la legendaria emisora de radio, pronto convertida en la "voz" más conspicua de la resistencia antifranquista. Nunca estuvo allí, ni fija, ni móvil, aunque hubo quien estaba convencido de que la emisora era trasladada casi a diario de un lugar a otro de la cordillera para burlar a sus enemigos. No estuvo afincada en otros lugares que en la capital soviética -salvo unos meses en Ufa, cuando Moscú estuvo en peligro- o en Bucarest, desde donde emitió a partir de 1955, cuando la "guerra fría" entraba en su fase gélida.
Tras su creación, Carrero Blanco, subsecretario de la Presidencia, firmó inmediata y secretamente el decreto por el que se creaba -atención- el Servicio de Interferencia Radiada. De ese negociado dependían los insoportables chirridos eléctricos, las insidiosas estridulaciones, los repentinos trompetazos y las encadenadas crepitaciones que siempre acompañaban -como música del infierno- tanto las emisiones políticas o informativas como las lecturas dramatizadas de novelas edificantes cuyos abnegados personajes eran portadores de los valores que adornarían al hombre "nuevo" (y a "su compañera") por el que combatían los comunistas.
Y es que la REI era la emisora del PCE: un eficacísimo canal clandestino que contribuyó extraordinariamente a difundir "en el interior" la idea de que los comunistas eran la única oposición verdaderamente organizada a la dictadura. Radio Pirenaica, la voz de la esperanza antifranquista (Ediciones Marcial Pons), de Luis Zaragoza Fernández, despliega la historia de aquella emisora que fue transformándose a medida que lo hacía el contexto político internacional y, sobre todo, el partido de la que era portavoz e instrumento de propaganda: desde el estalinismo seguidista al "eurocomunismo" de los setenta, del apoyo inquebrantable a la URSS a la crítica de la invasión de Checoslovaquia por las tropas del Pacto de Varsovia. Y que, hasta su disolución en 1977, fue la única radio de un partido político español que de forma permanente y continua presentó una alternativa a la propaganda franquista.
Basándose en una enorme cantidad de fuentes primarias y secundarias (desde el archivo del PCE a la transcripción de los programas; del fichero de cartas de los oyentes a las entrevistas orales con los redactores), Luis Zaragoza reconstruye sin maniqueísmos ni nostalgias la historia de aquella emisora de radio dirigida a un sector de la población imposible de cuantificar, pero que cada noche manipulaba el dial de onda corta de su receptor -sin subir demasiado el volumen- con el propósito de encontrar la información, orientación y -quizás- esperanza que no podía obtener de otro modo.
En aquel precario mercado de noticias, La Pirenaica se convirtió -con sus leyendas y sus mitos, con sus mezquindades y fracasos, con sus escandalosas complicidades y sus implacables denuncias- no sólo en instrumento de encuadre e información de militantes y simpatizantes, sino en una especie de símbolo de resistencia y combate contra el fascismo y por la libertad. En ella trabajaron gentes conocidas -de Dolores Ibárruri a Jordi Solé Tura, de Antonio Ferres o Andrés Sorel a Teresa Pàmies o Peru Erroteta- y otras que nunca llegaron a serlo más que para sus conmilitantes y radioescuchas. Conocer su historia ayuda a comprender mejor un tiempo y un país que hemos dejado atrás. Pero que a veces alguien se empeña en convocar, como los espiritistas a sus espectros.

17 ottobre 2008

Il network spagnolo SER vuole globalizzarsi

E' stata presentata in questi giorni la strategia internazionale della radiofonia del Gruppo Prisa (Cadena SER, Union Radio). La conglomerata spagnola punta a un forte rilancio oltreatlantico, in Nord come in Sud America. Il programma di notizie Hora 25, molto seguito, avrà un carattere più internazionale e cercherà di far leva sulle sinergie con i nuovi media e la blogosfera. Un esempio per tutti? Guardatevi la pagina Web che Hora 25 di ieri ha dedicato alla clamorosa decisione del giudice Baltasar Garzón, quello che voleva investigare Berlusconi, che ha accettato la denuncia di 22 associazioni di familiari di vittime del franchismo e ora indagherà sulle eventuali responsabilità penali per il delitto di detenzione illegale, che secondo Garzón pesa ancora in molti casi di scomparsa. E' stata ordinata anche l'esumazione dei corpi sepolti in diverse fosse comuni, inclusa quella in cui è stato gettato Federico Garcìa Lorca (questa la cronaca di El Pais che pubblica l'atto giudiziario di apertura dell'inchiesta, magari impariamo qualcosa su come affrontare il nostro passato scomodo).
Ed ecco anche la cronaca del Pais dalla conferenza stampa di Augusto Delkader, il gaditano consigliere delegato di Union Radio, joint venture tra Prisa e Grupo Godò (quotidiano La Vanguardia) che raggruppa 1.240 emittenti in Spagna e Americhe, per una audience quotidiana di 22 milioni di persone.

La SER mira a América y apuesta por "globalizar" sus contenidos
'Hora 25' se emitirá a partir de noviembre a ambos lados del Atlántico

FERMÍN ROBLES - Salou - 16/10/2008

La cadena SER se ha fijado como principal objetivo futuro aumentar su presencia en el mercado latino de Estados Unidos y elaborar algunos contenidos con vocación global que abracen a todo el mundo hispanohablante. Definió ayer la estrategia Augusto Delkader, consejero delegado de Unión Radio -grupo que reúne a 1.240 emisoras en España y América, con 22 millones de oyentes diarios-, durante la asamblea anual de directores de la SER celebrada en Salou (Tarragona).
"En 2009, queremos poner en marcha dos tipos de radios en Estados Unidos: habladas, con información, deportes y entretenimiento en español; y musicales que sintonicen con la diversidad del colectivo latino", señaló Delkader. "La población hispana en Estados Unidos crece y su poder adquisitivo va también en aumento. Ya hay más de mil emisoras en el país dirigidas a este colectivo", explicó ayer el consejero delegado. La idea es establecerse en 10 grandes Estados y abrir estaciones en ciudades como Los Ángeles, Nueva York y Chicago.
Para dar un paso más en esta expansión, la SER prepara también Hora 25 Global, una edición especial del magacín que se emitirá los viernes en España (de 21.00 a 22.00) a través de la cadena SER y en Latinoamérica gracias a las emisoras de Unión Radio. En total se escuchará en 620 estaciones. El espacio arrancará el 14 de noviembre y, como el resto de la semana, estará pilotado por Àngels Barceló. Buscará generar debate y para ello contará con una nutrida nómina de colaboradores. El ex presidente chileno Ricardo Lagos y los escritores Tomás Eloy Martínez (Argentina), Moisés Naím (Venezuela) y Jorge Volpi (México) serán algunos de los participantes destacados.
El formato nace con vocación innovadora y abierto a los opinadores de la blogosfera y los comentarios que recoja la web del programa. Alejandro Nieto, director de contenidos de Unión Radio, define el proyecto como "el gran programa de opinión de la radio de habla hispana".
Antes de que salga al aire, sin embargo, la emisora afronta otra gran transmisión global: la cobertura de las elecciones a la presidencia de Estados Unidos, el 4 de noviembre, con una programación especial.
En la reunión de directivos de la radio del Grupo PRISA, Delkader apostó por "la globalización de las actividades" de la compañía". "Tenemos por delante un futuro de crecimiento, a medio plazo el objetivo será tener un crecimiento del 50% de audiencia, de un 50% de ingresos y casi duplicar la rentabilidad". De hecho, ha sido la expansión por Latinoamérica lo que ha permitido "capear con éxito la actual crisis económica", y obtener en lo que llevamos de año un crecimiento de un 3,5% en los ingresos respecto a 2007. El "liderazgo" de la compañía se ha consolidado también gracias a haber dado con nuevas fuentes de negocio, como la puesta en marcha de la tarjeta 40 Principales de La Caixa, que ya tiene 612.000 clientes, señaló Raúl Rodríguez, director general de la SER.


15 settembre 2008

Emittenza cittadina sulle rive del Guadalquivir

Una storia d'altri tempi, tenera e quasi surreale, ma anche incredibilmente moderna quella di Radiopolis, l'emittente comunitaria più originale di tutta l'Andalusia e forse dell'intera Spagna raccontata qui dal Diario de Sevilla. Radiopolis nasce da una iniziativa del comune, l'Ayuntamiento, interessato a sponsorizzare i migliori progetti estesi alla partecipazione dei cittadini. Alla fine, le proposte favorevoli alla realizzazione di alcune radio di quartiere si concretizzano nel disegno di una singola emittente, a cui viene assegnata la più suggestiva delle location: l'antica torretta di uno scambista, inteso come guardia-scambi di una linea ferroviaria smantellata, un binario che un tempo correva lungo il Guadalquivir, in avenida Torneo, in direzione di Sanlucar, località periferica a ovest del capoluogo. Durante l'Expo internazionale di Sevilla quella stessa torretta ospitava un bar alla moda, poi venne nuovamente abbandonata e tornò a manovrare gli scambi dei suoi treni fantasma. Oggi è stato trasformato nello studio di una emittente costituita da redattori volontari, - gli unici a essere pagati sono i tecnici - guidati dal Alfonso Javier López ingegnere chimico sevillano, che dopo aver lavorato per anni in estremo oriente nell'industria delle ceramiche, si è fatto prendere dal baco delle radio comunitarie e dell'associazionismo.
Radiopolis trasmette dallo scorso anno su 98.4, un po' schiacciata tra le stazioni molto più grandi e potenti di lei, ma ricca di una programmazione di qualità, gestita direttamente dalla redazione o curata dalle associazioni no profit. A Radiopolis lavorano gratis, ma ci guadagnano tutti. 

LA VOZ DE LOS BARRIOS EL VOLUNTARIADO, ELEMENTO CLAVE DE UNA RADIO NUEVA Y DINÁMICA

La radio que quieren los vecinos

Radiópolis (98.4) es la iniciativa más votada en los Presupuestos Participativos· Una radio comunitaria ubicada en la torre de tren de Torneo con programas propios

FRANCISCO CORREAL | 15.09.2008

El escenario es propio de un relato de Boris Vian o de una película de Jean Renoir. Los estudios de Radiópolis en Torneo fueron en tiempos cabina del guardaagujas. Conservan la solera ferroviaria entre el carril-bici y el río Guadalquivir. Esta torre que sigue vigilando un tren fantasma que busca Sanlúcar alberga una experiencia radiofónica única. En la ciudad en la que hicieron radio Queipo y Santisteban, Juan Tribuna y Pepe da Rosa, Gabilondo y Lobatón, Quintero y Carlos Herrera, un esforzado equipo de voluntarios escriben una página rayana en el heroísmo. Y pueden presumir de que nadie en la ciudad programa mejor reggae ni heavy que ellos. 
En 2005 montaron los bártulos de Marconi. En 2006 se los robaron. En 2007 empezaron a emitir. Están en el 98.4 del dial, muy cerca de los elefantes de Radio 3 que sueñan con la música. Radiópolis no está, no puede estar en la EGM, porque carece de publicidad, pero tienen su manera de medir las audiencias. Por dos años consecutivos, esta emisora ha sido la propuesta más votada por los vecinos de Sevilla en las asambleas de Presupuestos Participativos.
"En algunas asambleas surgieron propuestas para hacer una radio de barrio", cuenta Josefa Medrano, antigua cigarrera y desde las municipales de 2007 delegada de Participación Ciudadana del Ayuntamiento de Sevilla. La idea surgió en concreto de Torreblanca, el Cerro del Águila y Casco Antiguo, tres de las 22 zonas en las que subdivide su radio de acción el marco de los Presupuestos Participativos. "La idea de una radio de barrio la convertimos en una radio para la ciudad".

El Ayuntamiento firmó un convenio con la asociación cultural En Danza, que se había instalado en la torre del ferrocarril que en los años de la Expo fue un bar moderno de cuyo esplendor sólo conserva una lámpara de bohemia. Se fue concibiendo la parrilla con el guión y el aliento de los vecinos y el apoyo desinteresado de un grupo de voluntarios. "Aquí, menos los técnicos, nadie cobra". Lo dicen casi al alimón Elvira Tovar y Chelo, una extremeña y una cántabra que hacen los programas El corazón de Sevilla y Arrabaleros, respectivamente.
Radiópolis la dirige Alfonso Javier López, el alma de la emisora junto a Blaqui, el técnico que le dio forma a la magia. Esta radio, un deseo asambleario de los vecinos, fue atrayendo a diferentes entidades. "Ya hay una veintena de asociaciones que tienen su programa, desde Derechos Humanos a Ecologistas en Acción y Amigos de la Tierra, que tienen un espacio conjunto", dice Misael Rodríguez, técnico y coordinador de nuevas tecnologías.
Este sevillano encontró en Radiópolis su vehículo para regresar a su ciudad después de muchos años de ausencia. Trabajó en China, Bangladesh, Filipinas y Tailandia como ingeniero químico relacionado con la cerámica, hasta que en Amsterdam descubrió el misterio de la radio comunitaria. Desde una emisora holandesa coordinó un encuentro de radios comunitarias que tuvo lugar en Caracas y el último fin de semana acudió a Madrid a participar en un foro mundial sobre esta fórmula directa de radiodifusión.
Tres programas de Radiópolis, concebidos en este estudio situado frente a la Cartuja de Santa María de las Cuevas, se emiten vía internet por otras emisoras, con el soporte de una red estatal de radios comunitarias. Se trata de los programas Sodoma y Chabola, idea de Fernando Madina, voz, alma y bajo del grupo Reincidentes, Siete Pulgadas, hora y media semanal de música jamaicana seleccionada por dos conocedores del género que profesionalmente se dedican al magisterio, y La abogada del diablo, programa dedicado al intercambio de maquetas.
El área municipal de Participación Ciudadana aprobó un presupuesto de 35.000 euros para la nueva temporada de Radiópolis. En su parrilla tienen cabida la música, la literatura, un espacio de asesoría jurídica y los noticieros y la agenda del día que puntualmente ofrece Elena Benavente, 21 años, la más joven del equipo.
En la torre del guardaagujas se han impartido cursos de formación ocupacional y Misael Rodríguez ha enseñado las herramientas para montar en un mes una radio por internet. Elvira Tovar pretende realizar un programa mensual desde cada uno de los centros cívicos, el principal vehículo participativo con el que cuenta Participación Ciudadana.
La radio comunitaria y participativa está haciendo furor, dicen, en muchas zonas de España. En Córdoba están montando Radio Jaleo y en Madrid raro es el municipio que no cuenta con su propia emisora. Tienen limitaciones técnicas para retransmitir desde puntos concretos. "Dependemos de un bar que tenga internet, pero cuando contemos con unidad móvil podremos hacer la Bienal de Flamenco y lo que haga falta".
"Hablar de participación de los vecinos es una cosa muy abstracta", dice Chelo, periodista de Canal Sur que echa una mano en esta aventura. "Aquí todo el mundo tiene su sitio". Nacieron en las asambleas y a veces ellos mismos se constituyen en asamblea. "No nos conocemos unos a otros. Cada uno viene con su película. Diciéndolo humorísticamente, el técnico abre la puerta y dice: "que entre el siguiente".