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10 maggio 2017

La storia Radio Londra e dei suoi ascoltatori, un piccolo testo per niente banale

Trovato oggi in libreria. "Radio Londra, Voci dalla libertà" è un breve ma esaustivo condensato di storia, aspetti organizzativi e persino contesto competitivo propagandistico della stazione radiofonica che nell'Italia del fascismo, in particolare dopo l'8 settembre 1943, rappresentò molto più che una voce di notizie attendibili, sostegno alla lotta partigiana. Mario Bussoni, giornalista e ricercatore storico, nonché direttore editorale della collana Archivi Storici per l'editore emiliano Mattioli 1885 che ha pubblicato questo libretto, ripercorre la storia dell'emittente pubblica britannica dalla sua fondazione fino agli anni in cui, con oltre 100 ore di trasmissione giornaliera in 45 lingue si trovò a essere un punto di riferimento per il mondo che voleva essere libero dal nazismo. 
Nel libro si trovano numerosi dettagli su Radio Londra vista dai suoi nemici e alleati, insieme beninteso al racconto di come venivano prodotti i programm in lingua italiana e molto altro. Uno spaccato davvero completo in cui non mancano fotografie e documenti d'archivio. Sull'argomento sono state scritte decine di libri, ma il testo di Bussoni merita a pieni voti un posto sullo scaffale degli appassionati di radiofonia e storia.

26 dicembre 2015

PocketFM, la stazione radio in una scatola che aiuta a diffondere informazioni e svago in Siria e altre aree in difficoltà

Secondo un recente articolo di NiemenLab, sarebbero già una trentina - il grosso in Siria a supporto del progetto di giornalismo comunitario SyrNet, ma anche in Tanzania, Yemen, Sierra Leone - le PocketFM distribuite dalla ONG berlinese Media in Cooperation and Transition. PocketFM - qui una dettagliata descrizione in pdf - è un trasmettitore FM compatto, alimentabile a 12 volt con una batteria d'auto e inserito in un alloggiamento robusto e dotato di dispersori, in modo da non aver bisogno di ventole di raffreddamento. Realizzato dalla società di consulenze tecnologiche IXDS, lo "scatolo" concepito da MiCT funziona come un sistema di produzione e ridistribuzione di contenuti facilissimo da installare e attivare. Controllato dall'intelligenza di bordo di un computer Raspberry, PocketFM si collega facilmente all'uscita audio del ricevitore satellitare e può quindiaccedere direttamente a un canale di ridistribuzione satellitare come il transponder Nilesat già utilizzato dal network di giornalisti siriani coordinato e supportato direttamente da Berlino. SyrNet vanta secondo i suoi promotori già una decina di stazioni FM attive in Siria, alcune delle quali basate su PocketFM.



L'apparecchio è capace di trovare da solo la frequenza libera da utilizzare, diffonde via RDS le informazioni di identificazione e gli eventuali messaggi agli ascoltatori e per la trasmissione è sufficiente una antenna pieghevole di un metro che assicura un raggio di copertura di qualche chilometro. Le prossime versioni dovrebbero integrare anche un hard disc e un sistema di localizzazione che facilita il controllo remoto dei trasmettitori. L'intero progetto riceve i finanziamenti del ministero tedesco per gli esteri tedesco. La caotica situazione siriana è un "test bed" molto efficace per questo modello di giornalismo partecipativo, supportato da tecnologie evolute ma allo stesso tempo leggere. Ma in realtà PocketFM si presta a moltissimi altri impieghi sia nelle aree di conflitto, sia nelle geografie più remote. In Sierra Leone per esempio il sistema è stato sperimentato per diffondere informazioni sul contrasto alla recente epidemia di Ebola. 

08 aprile 2015

Qui Radio Isis, vi trasmettiamo il nostro notiziario in inglese


Al-Bayan Radio, emittente ufficiale dello Stato Islamico, attiva solo in FM da Mosul (89.4 MHz) e Raqqa (99.9), ha introdotto notiziari in lingua inglese e russa. Il primo notiziario, datato 18 Jumada Al Akhirah 1436 (il nostro 7 aprile) è disponibile tra i Community Audio di Archve.org. Twitter viene utilizzato come canale preferenziale per la diffusione dei link. Allo stesso indirizzo è disponibile una trascrizione in pdf. Inutile dire che i contenuti sono a dir poco inquietanti.


07 settembre 2014

La principessa spia che trasmetteva in Morse dalla Parigi occupata

Martedì PBS manderà in onda una docufiction dedicata alla figura di Noor Inayat Khan, la figlia di un notabile indiano musulmano che partecipò alle operazioni SOE dello spionaggio britannico durante la Seconda Guerra mondiale. Tra il 1943 e il 1944, gli anni cruciali in Europa, Noor era dislocata a Parigi e aveva il compito di raccogliere e ritrasmettere via radio le informazioni prodotte dalla rete spionistica britannica e le richieste della resistenza. Sfuggì una prima volta alla cattura quando l'intera rete venne tradita dai doppiogiochisti e annientata, ma alla fine venne arrestata anche lei, torturata e deportata a Dachau, dove fu uccisa. Di "Enemy of the Reich", questo il titolo del film, si parla in questa intervista della NPR al produttore esecutivo, Alex Kronemer. Questa invece è la pagina ufficiale di questa interessante produzione della Unity.



Alla coraggiosa radio-operatrice e ad altre agenti del SOE si ispira il racconto di Elizabet Wein, "Nome in codice Verity", recentemente tradotto da Giulia Bertoldo per Rizzoli (a proposito, so che è già impegnata con un nuovo lavoro, quello di una stella nascente della letteratura young adult mondiale). Qualche anno fa, la scrittrice e storica indiana Shrabani Basu ha scritto su Noor, una biografia, "Spy Princess". Ma di lei si è occupato anche Jason Porath, un illustratore della DreamWorks che su Tumblr cura uno stranissimo blog-fumetto dedicato alle Principesse reiette. NPR ha intervistato anche lui a proposito degli strani personaggi femminili che ogni settimana vengono presentati attraverso una tavola. Come vedete nel disegno di Parath, Noor è raffigurata mentre trasmette i suoi messaggi, forse con un apparato portatile "Paraset" in dotazione allo spionaggio inglese.


21 giugno 2014

Nome in codice Verity: radio e spie della guerra in un romanzo per ragazzi

Tra pochissimi giorni in libreria - il 25 giugno per la precisione - la versione italiana del romanzo per ragazzi di Elizabeth Wein, "Code Name Verity". "Nome in codice Verity" viene pubblicato da Rizzoli ed è stato tradotto da Giulia Bertoldo, che ha scoperto su Internet Radiopassioni e mi ha contattato per un parere relativa alla complessa terminologia originale del romanzo. La storia della coraggiosa Julie Beaufort-Stuart - alias Verity - è l'appassionante Odissea di un'agente segreta che cade nelle mani della Gestapo e cerca di portare a casa la pelle durante l'interrogatorio imbastendo una rischiosa strategia di scambio di informazioni e reciproci vantaggi. La Wein è un'autrice per giovani lettori, ma la sua prosa - e i dettagli storici e tecnici - non accettano compromessi. Nel  testo sono numerosi i momenti in cui la radio e le trasmissioni cifrate hanno un ruolo fondamentale e Giulia ha avuto l'amabilità di chiedermi una consulenza per  rafforzare la precisione di una traduzione che a dire il vero mi è parsa subito molto scorrevole ed efficace. 
Complimenti a Giulia e tanti auguri come traduttrice ufficiali della Wein e, confido, di tanti altri autori.

01 maggio 2014

Le orecchie dei radioamatori al servizio del controspionaggio nei due conflitti mondiali.

Nell'archivio online della East Anglian Film è conservato un documentario della BBC del 1979 dedicato al ruolo svolto dalla comunità dei radioamatori in entrambi i conflitti mondiali. Nella Grande Guerra, le intercettazioni telegrafiche navali coordinate dal tenente colonnello Baynton Hippisley da una località nei pressi Norwich (il punto più vicino alle coste tedesche), furono determinanti per la vittoria nella battaglia navale dello Jutland perché contribuirono moltissimo ad anticipare gli spostamenti delle navi da guerre del Reich. Oggi il cosiddetto Hippisley Hut fa parte del National Trust e si può affittare come casa vacanza. Ulteriori informazioni sulle attività radioamatoriali durante la Prima Guerra Mondiale è questa recente presentazione della storica Elizabeth Bruton.



Il documentario prosegue poi a narrare le vicende dei "Voluntary Interceptors" di Lord Sandhurst, funzionario dell'MI5 che nel 1939 coinvolse la Radio Society of Great Britain nel costituire un network di operatori telegrafici capaci di monitorare il traffico radio delle forze armate naziste. Oltre a questo documentario vi suggerisco gli articoli di Bob King G3ASE e questo pubblicato da DX Coffee in occasione del centenario della RSGB. (Grazie a Andrea Borgnino per la dritta).

23 febbraio 2014

Il "quarto fronte" bellico: le radio internazionali come arma di intelligence nella Seconda guerra mondiale

Provate a immaginarvi di vivere negli anni Trenta del secolo scorso e di essere un bravo studioso di geopolitica, fresco di laurea da una università prestigiosa come Princeton e pronto a iniziare una carriera nella diplomazia, nell'accademia o in un grande giornale. Tornate a casa dai vostri genitori agiati e in salotto, evidentemente troneggia un grande apparecchio radio con le onde corte. La sera vi rendete conto che da quell'altoparlante potete ascoltare una quantità di voci, i notiziari, le cronache, i discorsi di presidenti, ministri e dittatori. Non è come leggere tutto qualche giorno dopo dalle stringate cronache di un inviato speciale, o dopo settimane sui giornali stranieri che arrivavano, via nave, alla biblioteca dell'università. Tutto è in diretta, dal vivo, nelle voci si possono cogliere le esitazioni, le pause, qualche parola può sparire nell'occasionale scarica, nell'evanescenza del segnale. Ma la gran parte delle cose dette, sfumature comprese, si distingue perfettamente a patto di avere familiarità con la lingua (cosa abbastanza probabile nell'America ancora vicina agli anni delle grandi migrazioni dall'Europa).
Ecco, questo è il mondo descritto in War on the shortwave, un opuscolo degli anni '40 curato da The foreign policy association, un centro studi che voleva promuovere negli Stati Uniti una maggiore consapevolezza in materia di politica internazionale. Il libro tratta dei primi anni di guerra in Europa e Unione Sovietica  (39-41) "letti" attraverso le trasmissioni radio che arrivavano in America.
Il libro, scovato da SWListening Post, si può leggere online su Archive.org e si basa sulle trascrizioni dell'epoca effettuate dal Princeton Listening Center, una istituzione che poi confluì in una iniziativa della FCC, il Foreign Broadcast Monitoring (poi Information) Service. L'autore di War on the shortwave è Harold Graves, direttore del Listening Center e diventato poi collaboratore della FCC per i servizi di monitoraggio e trascrizione dei programmi diffusi da quello che già allora veniva definito "quarto fronte di guerra" (dopo l'economia, le operazioni militari e le diplomazie).



La storia del Foreign Broadcast Service è anch'essa ben documentata, nonostante il passaggio del coordinamento del servizio dalla FCC nelle mani della CIA. Un documento rilasciato dall'Agenzia in base al Freedom of information act copre per esempio tutte le attività del FBIS da Pearl Harbour al 1947. Stephen Mercado, scrivendo nel 2001 sulla rivista del Center for the study of intelligence usa il linguaggio di Internet titolando il suo saggio sul FBIS e le sue attività di ascolto "Open-source intelligence from the airwaves".   Il sito della CIA è una miniera di informazioni sulla storia delle comunicazioni radio per scopi propagandistici, spionistici e militari. La storia del FBIS si concluse nel 2005, quando tutte le attività passarono sotto l'insegna, guarda caso, dell'Open Source Center, il cui accesso è riservato ai dipendenti federali e ai fornitori del governo americano. A partire dal 1946 lo stesso FBIS curava la pubblicazione di una versione americana del World Radio TV Handbook, un repertorio di tutte le stazioni radio e televisive del mondo. Se ne trovano alcune copie su Archive.org:



Ma è ancora più interessante il fatto che Archive.org oltre a libri e trascrizioni, conserva anche delle registrazioni delle trasmissioni propagandistiche ascoltate dal FBIS. Per esempio questo notiziario del 1941 nella trasmissione del Reich al Nord America:



o questo documento sonoro di notevole significato per noi italiani, con una trasmissione in lingua inglese del 1942, da Roma, il cui notiziario è seguito da un discorso del poeta Ezra Pound:

05 settembre 2013

Le radio libere siriane e la loro guerra nonviolenta per un futuro di dialogo e partecipazione

Finalmente una bella corrispondenza dalla Siria con molte notizie sui media - molti dei quali radiofonici - che informano e partecipano ai vari movimenti anti-governativi. Lo pubblica oggi su Repubblica Pietro Del Re, sotto il titolo "Noi i ragazzi delle radio libere anti-regime inseguiti dai cacciabombardieri di Assad". So che non dovrei farlo ma il testo è troppo bello per non riprenderlo qui:

Segnalazioni sui raid, dibattiti e satira: viaggio tra le emittenti di “Free Syria”
di Pietro del Re 
AZAZ — Lavorano in maleodoranti scantinati, in vecchi garage o nelle aule rattoppate di una scuola bombardata. Una volta registrato il loro programma, per mandarlo in onda spesso sono costretti a montare una lunga antenna su un camioncino e a salire sulla collina più alta del circondario. Sono i ragazzi delle radio libere siriane, spuntate come funghi fino a occupare l’intero etere della Siria conquistata dalle forze d’opposizione (mentre nel resto del Paese, ancora nelle mani del regime, ogni mezzo d’informazione rimane sotto il severo controllo della polizia).
Questa nuova generazione di giornalisti si è formata negli ultimi due anni e mezzo di guerra civile ed è composta da ex studenti, per lo più laureandi in legge, in storia o in ingegneria. «Prima che scoppiasse la rivolta volevo diventare avvocato, ma la mia università è stata bombardata. Nelle zone liberate non c’erano né radio, né tv, né giornali. Ho perciò creato la mia emittente, allo scopo di informare il più gran numero di utenti nel modo più semplice possibile », racconta Ahmad Kadour, 25 anni, fondatore di Radio Alwan (Radio a colori), basata a Saraq, vicino Idlib, e che trasmette sia in streaming sia in modulazione di frequenza. «In quei giorni, non ricordo quale organizzazione umanitaria occidentale fece arrivare dal Libano migliaia di piccole radio che si caricano grazie alla luce solare: spettava a me riempirle di musica e parole».
Le altre emittenti appena nate si chiamano Radio SouriaLi, Radio Ana, Nasaem Souria, Radio Al Kul, Radio Al Watan, Rozana Radio. Sono quasi tutte nella cosiddetta “Free Syria”, ma ne esistono anche che emettono dalle città turche oltreconfine, o che ricevono programmi registrati a Beirut, al Cairo, a Parigi o a Londra. Intercettiamo Ahmad Kadour su Skype, perché la regione dove vive e lavora è stata sì “liberata” dalle forze d’opposizione, ma negli ultimi mesi è anche diventata una delle roccaforti dei jihadisti più radicali, gli stessi che il 28 luglio scorso hanno rapito padre Paolo Dall’Oglio. «Le grandi difficoltà si sono presentate durante i primi mesi, quando da Damasco aspettavo l’attrezzatura per lo studio che doveva attraversare i numerosissimi check-point delle forze di sicurezza. Senza contare che come giornalista radiofonico non avevo nessuna esperienza: la sola volta che avevo parlato in un microfono era stato all’inizio della guerra, quando m’intervistò un inviato della Bbc chiedendomi a quali battaglie avevo partecipato».
La “Radio a colori” comincia a trasmettere il 5 aprile di quest’anno. Tre ore al giorno. Poco, è vero, ma tra qualche mese Ahmad spera di raddoppiare. «Il problema è il trasmettitore FM: non possiamo montarlo in un punto fisso perché i soldati di Damasco lo bombarderebbero immediatamente. Per questo dobbiamo fissarlo sul mio pick-up, trovare una collina da dove trasmettere e restare sempre in movimento per evitare di finire nel mirino dell’artiglieria del regime ».
Come spiega il giornalista italo- siriano Fouad Roueiha — che ha appena presentato la richiesta di un finanziamento all’Unione europea per aiutare queste radio indipendenti — ai loro giornalisti si è aggiunta un’infinità di volontari, corrispondenti dal campo e attivisti della società civile che ha scelto l’informazione come teatro della loro lotta e come strumento per costruire la Siria che verrà. «Dall’ascolto di queste radio emergono orientamenti differenti su punti chiave quali il sostegno alla lotta armata o il livello dello schieramento in seno all’opposizione. Ma tra i minimi comuni denominatori c’è sicuramente l’assenza di qualunque discorso settario o divisivo, e il rispetto di una political correctness rivoluzionaria», dice Roueiha. Questo determina anche il palinsesto delle emittenti, che comprende giornali radio, corrispondenze di guerra, dibattiti politici che ospitano personalità dell’opposizione, ma anche programmi satirici, di approfondimento o di servizio, come il segnalare ai cittadini dove sono stati posizionati nuovi posti di blocco o dove ci sono scontri armati.
Dice ancora Ahmad Kadour: «Siamo una radio sociale, il cui compito in questi giorni bui è quello di riportare la speranze nelle famiglie. Come lo facciamo? Trasmettendo programmi che riflettano la “normalità”. Per fare ciò lasciamo spesso la parola agli ascoltatori». Non oggi, però. Perché, per ore, contro la cittadina dove ha sede la Radio a colori, si sono accaniti i cacciabombardieri del regime di Damasco.

L'interviste di Del Re si concentrano su Alwan FM (alwan in arabo siginifica "a colori"), attiva come spiegato dall'articolo anche in FM e forse in AM, ma ci sono diversi riferimenti ad alcune delle altre realtà che sono spuntate in questi mesi, un primo assaggio delle quali ci era stato dato da Andrea Borgnino su Radio Tre Mondo. Oltre alla pagina Facebook di Alwan si possono consultare i siti di SouriaLi o il bel blog Syrian Media (tutti i contenuti sono in arabo ma con i traduttori è abbastanza facile orientarsi) che a sua volta riporta altri nomi di emittenti, come Baladna FM, Eastern Mediterranean Radio. Insomma, una situazione comprensibilmente irta di difficoltà e violenza, ma paradossalmente, grazie certamente a Internet e alla telefonia mobile, aperta a nuovi spazi di partecipazione, in cui come vediamo persino la vecchia radio può infiltrarsi e favorire, si spera, la riflessione e il dialogo. La prossima settimana a Pisa, l'associazione Un Ponte Per organizza un incontro sulla Siria a cui parteciperà Fouad Roueiha, il giornalista italo-siriano, corrispondente per AmisNet.org citato nell'articolo di Repubblica per la sua attività di facilitatore di progetti di radio comunitarie nella regione.

05 marzo 2013

Radio Venezia Giulia, la vera storia di una voce italiana nella Guerra Fredda


Pochi giorni fa Radio Liberty/Radio Free Europe ha festeggiato il suo 60esimo anniversario, essendo le sue trasmissioni rivolte all'URSS e al cosiddetto blocco orientale iniziate il 1 marzo 1953. Lo scopo della stazione era dichiaratamente bellicoso, anche se l'arma a disposizione non aveva a che fare con bombe e fucili ma con la propaganda: uno stile di vita "di successo" (quello americano) gettato come un guanto di sfida contro un regime che secondo i finanziatori dell'originaria Radio Liberation sapeva solo coniugare repressione spietata a una miserevole frugalità, spacciata per di più per uguaglianza. Sicuramente i due termini di questa contrapposizione non erano tanto netti, le zone grige in questo caso sono inevitabili. Ma a lungo andare, lo affermano anche gli storici, la goccia propagandistica di RFE ebbe le sue brave conseguenze sul granito di una dottrina sovietica ormai definitivamente archiviata.


Quello che molti non sanno è che prima di quel 1953 anche l'Italia ebbe la sua Radio Europa Libera. Si chiamava Radio Venezia Giulia e pur non facendo esplicito riferimento alla libertà, gli scopi e se si vuole anche il tipo di target erano praticamente gli stessi. Come racconta l'omonimo libro di Roberto Spazzali, appena pubblicato dall'editore goriziano LEG, «Radio Venezia Giulia, Informazione, propaganda e intelligence nella "guerra fredda" adriatica (1945-1954)» si trattò di una vera e propria emittente clandestina perché quando andò in onda la prima volta, da Venezia (era il 3 novembre del 1945 sulle onde medie dei 1380 kHz, in seguito affiancate da frequenze in onde corte), non solo noi non avevamo ancora un governo repubblicano, ma i programmi erano destinati a un "confine orientale" - ossia ai cittadini e gli abitanti dell'area di Trieste, Istria, Dalmazia - che non faceva formalmente parte del nostro territorio in quanto occupato e amministrato da governi militari stranieri. Era stata fino alla Prima Guerra mondiale e al fascismo un'area di forte "irredentismo" e le popolazioni di lingua e cultura italiana - che pure avevano convissuto con slavi e altri popoli nei secoli della Serenissima Repubblica e dell'impero asburgico - erano al centro di un'aspra  campagna di ripulitura etnica, vendette e minacce di deportazione (esilio poi puntualmente avvenuto). La radio, secondo il CLN giuliano che fu uno dei promotori, doveva svolgere un ruolo informazione, ma anche di testimonianza, di sostegno e prossimità dell'Italia ai suoi figli "naufragati" in un territorio conteso che molti consideravano una possibile patria. Ma già che c'era doveva anche raccogliere informazioni utili alla politica estera italiana, insomma poteva fare qualche spiata. Dopo due anni di trasmissioni, RVG entra nella sfera di attività dell'agenzia giornalistica triestina Astra, di marice democristiana. Dalla parte opposta, le autorità jugoslave rispondono con emittenti ufficiali come Radio Koper. Il Governo Militare in quello stesso anno aveva impiantato Radio Pola, operativa fino al '47, quando la città fu riconsegnata alle forze titine (Radio Pola riprese a trasmettere nel 1960 in croato e in italiano nel 1968).
Né gli alleati angloamericani né tantomeno la Jugoslavia di Tito gradivano quelle trasmissioni clandestine e tutti cercavano di disturbare o localizzare il trasmettitore. Le notizie che giungevano agli studi veneziani di Radio Venezia Giulia (che dopo quattro anni di attività, nel 1949, fu trasformata nel canale Radio Venezia III della neonata RAI) provenivano, almeno in parte, da una rete di informatori armati di ricetrasmittenti Morse e di codici crittografici da "number station" spionistica. Quando RVG spense il trasmettitore nascosto negli edifici militari della Batteria Rocchetta, una delle fortificazioni austriache del Lido degli Alberoni (oggi fauna naturalistica del WWF), Trieste faceva ormai parte, dopo il Memorandum di Londra del 1947, della Zona A del "Territorio Libero di Trieste", la regione autonoma-cuscinetto posta tra il confine dell'Italia e della Jugoslavia (a sua volta ripartita, nella penisola istriana, in una striscia slovena e una un po' più ampia regione croata che insieme rappresentavano la Zona B). Nel 1954, con l'annessione della Zona A all'Italia e della Zona B alla Jugoslavia, il TLT cessò di esistere anche se per la definitiva ratifica giuridica dello scioglimento si dovettero attendere gli accordi di Osimo del 1975. E ancora alle recentissime elezioni politiche di febbraio scorso, un movimento indipendentista triestino invitava i propri simpatizzanti a rifiutare il voto sulla base di una interpretazione per cui essendo il TLT rimasto sempre privo del governatore super partes prescritto dal testo approvato nel 1947 dall'ONU, quel testo era stato disatteso e quindi né le annessioni delle Zone A e B di sessanta anni prima, né le votazioni organizzate oggi in nome dello Stato italiano, potevano dirsi valide.
Parte della cornice intorno a questi eventi viene descritta da un libro che è molto complesso e accurato, come richiesto da uno scenario geopolitico intricato come non mai. Spazzali attinge per la prima volta in modo esaustivo ad archivi inediti che gli hanno permesso di arrivare alle minute dei notiziari, curati da una redazione che aveva al centro un personaggio letterario importante come lo scrittore Pier Antonio Quarantotti Gambini. Non manca, al centro del volume, un corredo fotografico che comprende anche un foglio con i caratteristici gruppi di cinque simboli alfanumerici di un messaggio crittografico trasmesso dai "corrispondenti" di RVG. Il libro è del resto opera di uno studioso molto preparato sulla storia dei confini orientali. Con Raoul Pupo, docente di storia a Trieste,  Spazzali si è occupato di un tema drammatico e controverso come quello delle persecuzioni subite dalla popolazione italiana in Venezia Giulia e in Dalmazia a partire dal 1943, quando l'armistizio italiano firmato con gli Alleati porta all'occupazione tedesca della regione e allo scatenarsi di azioni condotte da partigiani e regolari jugoslavi contro quelli che venivano considerati complici del nazionalismo fascista. Nel 1945 sarà l'armata jugoslava a prendere il posto dei tedeschi e le truppe di Tito andranno anche a occupare Trieste, per una quarantina di giorni nel maggio di quell'anno. Fu un periodo tremendo per gli italiani, fino all'accordo di Belgrado che a giugno del '45 segnò l'avvicendamento nel governo di Trieste tra jugoslavi e angloamericani.  La questione più tragica e spinosa fu il tema della foibe, le cavità naturali in cui furono gettati i corpi degli uccisi e forse di molte persone ancora vive. Innestato sul successivo dramma dell'esodo dai luoghi dell'italianità dalmata, l'argomento foibe - analizzato in dettaglio dagli studiosi, inclusi alcuni che sono stati tacciati di negazionismo e "riduzionismo" solo per aver voluto prendere in esame documenti e testimonianze in chiave neutrale, o comunque non anti-slava - è stato pesantemente sfruttato in anni recenti dal nostalgico ritorno nazionalista di una parte della nostra destra. 
Le vicende di Radio Venezia Giulia avvengono insomma in un contesto di conflitto e fanatismo al quale hanno contribuito italiani, tedeschi e slavi, in uno scontro assurdo che ha lasciato dietro di una scia di violenze, lutti e decine e decine di migliaia di profughi che hanno dovuto rinunciare a radici secolari. Dietro le attività giornalistiche e propagandistiche della stazione radio voluta da un governo interinale, da una diplomazia ancora senza un vero Stato da rappresentare, c'è una storia che per drammaticità non ha nulla da invidiare a quella svoltasi su scala molto più vasta Oltre Cortina, la Guerra Fredda combattuta anche sulle onde di Radio Free Europe. Oggi ci appare come una vicenda marginale ma lo è solo in un senso geografico, perché a cavallo di una linea di confine. In realtà credo che questa storia aiuti a spiegare diversi aspetti del nostro presente, della nostra incapacità di trovare una soluzione a divisioni assurde, o di affrontare con matura consapevolezza il fenomeno contemporaneo delle migrazioni. Roberto Spazzali è autore di una cronaca preziosa e sostiene - secondo me con ragione - di aver fatto una scoperta non irrilevante. Proprio oggi, 4 marzo, il TGR del Friuli Venezia Giulia ha trasmesso un servizio sulla nostra emittente clandestina orientale, lo potete rivedere qui nell'archivio della testata giornalistica. Nel filmato (che inizia al minuto 10:05) Spazzali sottolinea come dalla lettura dei testi dei notiziari messi in onda nei primi quattro anni delle operazioni, emerge l'intenzione di esortare gli ascoltatori a non farsi prendere dal panico, a non abbandonare le loro case, a resistere ai tentativi di cancellare la loro cultura radicata nel territorio. Chi può dire come sarebbero andate le cose se quegli inviti fossero risultati più convincenti, se allora slavi e italiani avessero imparato a dialogare? Molti anni dopo, la nascita (1990) di una organizzazione come il partito croato della Dieta Democratica Istriana, dimostrò che nonostante la guerra di dissoluzione dell'esperimento federalista di Tito, un po' di voglia di perseguire l'obiettivo di fruttuosa convivenza multi-etnica, al di là di divisioni, fanatismo e propaganda è rimasta. 

02 febbraio 2012

Settanta anni fa, la voce di un'America in guerra

Era il primo febbraio del 1942, gli Stati Uniti erano in guerra da poche settimane. Quel giorno gli ascoltatori in Germania potevano sintonizzarsi per la prima volta su un programma della Voice of America, "qui parla una (proprio così, "una") voce dall'America. Un'America in guerra". Furono queste le prime parole di una emittente che ha celebrat il suo settantesimo anniversario. Allora VOA trasmetteva anche in italiano e in francese, i suoi segnali da Washington arrivavano a Londra dove venivano ripetuti verso un'Europa in fiamme.
Ieri, in una riunione con i giornalisti dell'emittente, l'attuale direttore - il 28esimo - David Ensor ha assicurato che la stazione governativa continuerà a essere una "linea vitale" per società chiuse come l'Iran e altre nazioni. Settanta anni fa gli annunciatori tedeschi fecero una promessa che Ensor stesso ha ribadito: le notizie possono essere buone o cattive, la missione della VOA resta quella di dire sempre la verità, mentre l'America continua, purtroppo, a essere una nazione coinvolta nelle guerre.
Come avete letto su questo blog Voice America intende rinnovarsi in un contesto di multimedialità, rinunciando sempre più al medium che l'aveva vista nascere, le onde corte. Che continueranno a essere utilizzate per le aree dove non è facile arrivare in altro modo.
Buon compleanno, voce dell'America, con l'augurio di essere davvero sempre veritiera.

Addressing VOA journalists at the agency’s Washington headquarters, Ensor pointed to a television news show for Burma that began airing in January, a popular video blog that has been viewed more than 7 million times in China, expanded TV broadcasts to Iran, and new health programs on radio in Africa. He also described plans for a Russian language TV program that will harness popular social media programs to make citizen journalists and the audience a key part of the show.
Ensor said the one-time cold war broadcaster is “as relevant today as it was February 1st, 1942,” the date of the first shortwave radio broadcast to Germany.”
Created by the U.S. government in the opening days of World War Two, the Voice of America has evolved into a global multi-media organization, broadcasting balanced and comprehensive news in 43 languages to an estimated weekly audience of 141 million.
The first shortwave radio transmission, spoken in German just weeks after the Japanese attack on Pearl Harbor, began with the words “Here speaks a voice from America.” The broadcast went on to promise, “The news may be good. The news may be bad. We shall tell you the truth.” Ensor, the 28th Voice of America director, says the agency continues to be guided by those words.
VOA radio remains highly popular in many markets, including Somalia, parts of Pakistan and Haiti. Ensor says the agency is moving forward with new television and Internet programs that target countries like Iran, where the government restricts the free flow of information.
VOA programs are delivered on satellite, cable TV, mobile, shortwave, FM, medium wave, the Internet, and on a network of about 1,200 affiliate stations around the world. In addition to more than 1,100 employees in Washington, VOA works with contract journalists in trouble spots around the world. Last month the Taliban claimed responsibility for the murder of a reporter working for VOA in Pakistan.

08 dicembre 2011

7 dicembre 1941, la radio annuncia l'inferno

Ieri, 70esimo anniversario dell'attacco giapponese su Pearl Harbor (7 dicembre 1941), il sito Old Time Radio ha dedicato uno speciale ricco di testimonianze radiofoniche dell'epoca, quando in un tranquillo pomeriggio di domenica, gli ascoltatori americani seguivano le partite di baseball o il programma di swing Sunday Serenade, con l'orchestra di Sammy Kaye e le sue "kaydettes".
Alle 2 e 26, la partita dei Giants contro i Brooklyn Dodgers viene interrotta da NBC e pochi minuti dopo la CBS parla già dell'inevitabile reazione del presidente Roosevelt che dovrà chiedere al Congresso la dichiarazione di guerra. "Il congresso non potrà che accordargliela", dice il commentatore da Washington. Per il mondo è il primo vero inferno globale.

11 novembre 2011

Messaggi fluttuanti, la nuova musica di Annie si ispira alla vecchia radio di guerra

Un altro compositore affascinato dai suoni non sempre gradevoli ma musicalmente etimbricamente complessi, mai banali che escono (anche nell'immaginario collettivo) dagli altoparlanti delle radio. Radio vecchie, possibilmente, quelle delle musichette distorte, dei proclami gracchianti, dei mille disturbi e fruscii e brusche cadute di intensità.
Questa volta è una compositrice, viene da New York e si chiama Annie Gosfield. La sua discografica include già un titolo, uscito tre o quattro anni fa, che gli amanti della radio d'epoca non potranno fare a meno di apprezzare: Lost signals and drifting satellites, interpretato dal violino di George Kentros ma contrassegnato, nello sfondo, anche dal tenue bip bip che le registrazioni amatoriali dello Sputnik hanno reso celebre.
La Gosfield, dice il Telegraph, sta per iniziare una nuova tournée europea. Il 23 novembre, a Dartington ci sarà la prima di un nuovo lavoro che sembra essere stato composto da un marconista: Floating messages and fading frequencies. Con lei, in un tour che si concluderà a Liverpool, la danese Athelas Sinfonietta. raggruppamento orchestrale specializzato nella musica del XX secolo. E' importante il rimando alla Danimarca perché come la Gosfield ha raccontato al quotidiano britannico, l'ispirazione per Floating messages viene dalle sue relazioni con un anziano insegnante di piano che a New York le raccontava delle sue esperienze nella Resistenza europea. Annie ha rivolto le sue ricerche alla storia, alle modalità scelte dai raggruppamenti partigiani per comunicare, specie in Danimarca e Francia. Secondo l'autrice, parte dei messaggi scambiati venivano veicolati, sottoforma di codice, attraverso i programmi delle emittenti ufficiali, in modo che potessero essere ascoltati con mezzi normali. Lo sappiamo bene anche noi italiani, con i famosissimi messaggi personali di Radio Londra. Anche i francesi avevano i loro messages personnels. Questo, sottolinea però la Gosfield, non significa che la sua musica possa essere considerata descrittiva, d'ambientazione. Al contrario, il concetto stesso di codifica viene trasferito sui piani della notazione e della strumentazione, con in più l'innesto di contributi al campionatore, che saranno sostanzialmente improvvisati sullo sfondo di una partitura perfettamente definita e affidata alla piccola orchestra danese. Non mancheranno certamente i crepitanti rumori e le sequenze Morse che tutti noi continuiamo ad associare alla radio al tempo di guerra.

23 ottobre 2011

Libia, la radio nazionale torna a trasmettere sulle onde corte per l'estero

Forse il nuovo regime libico sente di aver qualcosa da farsi perdonare? Comunque sia, trovo peculiare la coincidenza del ritorno del servizio esterno in onde corte della Radio Televisione Libica proprio mentre il mondo intero condanna la barbarie dell'esecuzione sommaria di Gheddafi. L'emittente, ascoltata per la prima volta il 21 ottobre in Giappone arriva molto forte anche a Milano, per ora sembra solo in lingua francese. Le trasmissioni durano un paio d'ore e iniziano verso le 18 utc- La frequenza utilizzata è 11600 kHz, già segnalata anche in passato. La cosa più ironica è questo stacchetto musicale che interrompe ogni tanto un commento che magnifica la tolleranza cui quest'ultima è ispirata: le note sono quelle di Douce France.

29 agosto 2011

Libia, la BBC spiega la "rivoluzione radiofonica"

Pochi minuti, ma una efficace lezione di giornalismo ben fatto, per niente embedded, capace di guardare dentro le notizie, di fornire un punto di vista autentico, vicino agli eventi e alle persone, reali, che ne sono protagoniste. Se questo blog fosse scritto in inglese potrei arrivare a pensare che la BBC ha ascoltato i miei suggerimenti: ieri Broadcasting House, il magazine domenicale di Radio 4, ha dedicato un piccolo spazio ai segnali captati dagli esperti del BBC Monitoring Services (in teoria quello che dovrebbero ridurre o sopprimere) dalle emittenti libiche conquistate dai ribelli e al repentino cambiamento che ha caratterizzato quelle ancora sotto il controllo governativo nella settimana che ha in pratica messo la parola fine al regime del colonnello Gheddafi. Una "altra rivoluzione", dice giustamente il presentatore del programma, che nessuno ha mai potuto vedere perché è avvenuta alla radio. Ci sono diverse registrazioni, le stesse che finora sono state messe in circolazione da noi DXer.

Bbcsulibia by lawendel

L'intera puntata di Broadcasting House si può scaricare dalla pagina dei podcast del programma.

24 agosto 2011

Quale stazione radio per il Raìs libico?

E' arrivato nella notte, annunciato dai programmi di un canale satellitare siriano, Al-Rai o Arrai TV (di proprietà di Mishan al-Jubouri, ex parlamentare baatista iracheno con moglie siriana, titolare della licenza) che riporta i contenuti di una emittente libica chiamata da giornali, blog e agenzie Al-Orouba TV, l'ultimo discorso di Gheddafi che incita alla resistenza contro la ribellione, esortando i tripolitani a "ripulire" la città. Il discorso sarebbe stato fatto poche ore fa, nella notte tra martedì e mercoledì dai microfoni di una non precisata stazione radio locale di Tripoli. La BBC pubblica un breve spezzone dell'audio ripreso appunto dagli schermi di Al-Rai, in una guerra mediatica dalle infinite sfaccettature.
Assumendo che sia stato veramente radiotrasmesso, da quale "stazione locale" di Tripoli avrebbe potuto lanciare il suo ennesimo proclama l'irriducibile Colonnello? Una conoscenza più approfondita dello scenario radiofonico libico aiuterebbe i corrispondenti internazionali - e i loro lettori - a capire di più. In Libia, nazione molto estesa, la copertura radiofonica era ed è ancora assicurata da un network piuttosto sciolto di stazioni in onde medie e da qualche decina di impianti in FM che facevano capo alla LJBC, la radio della Jamahiriya e ad organizzazioni come Al Libya e Ashababiya. In questo momento le frequenze in onde medie fino a poche ore fa controllate dal regime: 1251, 1053, 972 kHz non risultano più ascoltabili. Il 21 agosto è stata registrata in Ungheria una delle ultime trasmissioni da 972:



Risultano invece più che mai attive le frequenze di Libiya al-Hurra, la voce della Libia Libera, che trasmette su 675, 1125 (segnalata in Egitto) e 1449 kHz. Quest'ultima frequenza è molto stabile di notte anche qui a Milano e sono convinto che seguendola con un interprete arabo a portata di mano potremmo ricavare molte informazioni interessanti.
Ma che cosa possiamo dire dell'appello di Gheddafi di questa notte? Da quale frequenza è stato mandato in onda? Tra i possibili candidati ci sono tre stazioni, Ashababiya e Al Libiya rispettivamente su 88,8 e 93,4 MHz in FM e forse i 103,4 MHz della stazione LJBC di Tripoli.
[Aggiunto alle 15:45 - Dopo aver postato il messaggio ho ascoltato il notiziario di Radio Popolare, con una corrispondenza del solito Farid Adly, che non ha mai nascosto il suo fermo appoggio alla rivolta anti-Gheddafi. Questa mattina Radiopop è stata l'unica ad aver precisato che Al Libiya è una stazione radio controllata da Saif al-Islam, il figlio del Colonnello. Alle attività imprenditoriali di Saif in campo mediatico è dedicato questo interessantissimo articolo pubblicato lo scorso anno dalla rivista libanese Executive. Ironicamente, l'articolo si intitola "Radio Free Libiya?".]
Un'altra stazione locale governativa era Az-Zawiya a ovest di Tripoli, su 101.3 MHz, ma quest'ultima potrebbe essere caduta nelle mani dei ribelli. Qui di seguito la mia registrazione di Az-Zawiya su 101.3 effettuata a Favignana il 12 agosto, una settimana prima dell'ingresso in città delle forze antigovernative:



Grazie alla propagazione troposferica a Favignana sono riuscito anche ad ascoltare gli 88,8 di Ashababiya e i 93,4 MHz di Al Libyia:


Ashababiya88 8 by lawendel

Allibiya93 4 by lawendel

Anche in questo caso sono certo che mettendosi a monitorare le frequenze FM da Lampedusa, un giornalista in grado di capire o farsi tradurre l'arabo potrebbe scrivere storie di prima mano molto avvincenti.

06 aprile 2011

Radio Libia Libera in diretta streaming su UStream









Video clips at Ustream



UStream ha appena attivato un canale streaming con il programma degli insorti libici, Sawt al Libya al -Hurra, su 675 da Benghazi. Il feed è stato attivato da un anonimo attivista noto con su Twitter come @ChangeInLibya. Lo stream viene immesso in Internet così come è ricevuto via radio! Si tratta chiaramente di una ricezione non da studio, che avviene quasi sicuramente in una località a una certa distanza dal trasmettitore: si sente un marcato fading e a volte un tremendo rumore sovrasta l'audio. Il canale si chiama Benghaziradio, provatelo!


27 marzo 2011

Guerra in Libia, ancora "psyop" verso le truppe del Rais

Sono tornati in questo momento i radiomessaggi delle forze occidentali ai militari libici. Questa volta la frequenza è di 10405 kHz, una porzione di banda normalmente allocata a diversi servizi aeronavali. La registrazione è stata effettuata a Roma proprio in questi minuti, domenica 27 marzo in pieno pomeriggio. L'invito, in inglese e arabo è rivolto espressamente agli equipaggi della marina libica: "abbandonate i vostri mezzi e tornate alle vostre famiglie, il vostro governo sta violando una risoluzione delle Nazioni Unite". Segno di qualche azione imminente?


22 marzo 2011

Chi comanda qui? La "WikiLeaks radiofonica" e la Libia

Come succede sempre quando a intervenire in una situazione di crisi c'è una alleanza militare, la situazione in Libia (e purtroppo nelle limitrofe nazioni medioorientali) oltre a farsi più complessa da analizzare e spiegare geopoliticamente, diventa dilaniante sul piano etico. Una grossa differenza, rispetto ad analoghi interventi militari nei cieli della ex Jugoslavia, la stanno facendo non tanto le informazioni che corrono su Internet (per la verità molto scarne se facciamo la tara degli infiniti "retweet" e del sito February17.info), quanto l'inedita combinazione di informazioni rimescolate da Internet, dalla stampa periodica, dalla televisione satellitare e, per una volta, dalla radio. In un modo che non posso fare a meno di paragonare a un "effetto WikiLeaks", le notizie che appaiono su questo blog e su molte altre centrali di comunicazione per radioappassionati, un tempo chiuse ai "non addetti ai lavori", stanno esplodendo sui media mainstream.
Le prime avvisaglie c'erano state a fine febbraio, quando la notizia, apparsa su Radiopassioni, delle prime intercettazioni delle frequenze in onde medie di Sawt Libya al-Hurra, la voce della Libia libera, era stata ripresa dal sito del Sole 24 Ore e da Radio 24. La redazione dell'emittente ribelle è apparsa nei giorni successivi su molti quotidiani internazionali, incluso il Washington Post. Ma lo scoop è arrivato lo scorso weekend, a operazioni militari ormai iniziate. La ricezione del messaggio che le forze attaccanti rivolgono a marinai e soldati libici sulle frequenze in onde corte aeronavali, per invitarli a cessare ogni ostilità, ha destato enorme scalpore.
Ieri, lunedì 21, Gianluca Nicoletti di Melog 2.0 (la puntata in archivio) mi ha chiesto di partecipare alla trasmissione per rispondere all'interrogativo: siamo in guerra? (sì lo siamo e stiamo attaccando). La redazione degli esteri del Secolo XIX di Genova, ascoltato il programma, mi ha telefonato per farmi una intervista (sono a pagina 6 dell'edizione di oggi e nel ringraziare l'estensore, Luca De Carolis, per la sua precisione, chiedo ai titolisti di ricordarsi di portarmi le arance nel caso dovessi finire in un carcere militare).
Le attività di chi sorveglia per pura passione e interesse culturale o tecnico, le trasmissioni radio in onde medie e corte che giungono dal nuovo teatro di guerra, sono finite anche nel radar di Wired americano, in una rubrica, "Danger Room" dedicata alla sicurezza. Notizie come il possibile coinvolgimento della stazione di propaganda volante di Commando Solo, sottolinea la rivista che rappresenta il top della cultura dei "digerati", arrivano non perché le riveli il Pentagono, ma perché lo dicono i monitor come l'olandese "Huub", ex militare impegnato in un costante sorvegliamento del traffico aereo:

The U.S. military has dispatched one of its secret propaganda planes to the skies around Libya. And that “Commando Solo” aircraft is telling Libyan ships to remain in port – or risk NATO retaliation. We know this, not because some Pentagon official said so, but because one Dutch radio geek is monitoring the airwaves for information about Operation Odyssey Dawn — and tweeting the surprisingly-detailed results. On Sunday alone, “Huub” has identified the tail numbers, call signs, and movements of dozens of NATO aircraft: Italian fighter jets, American tankers, British aerial spies, U.S. bombers, and the Commando Solo psyops plane (pictured).

I tweet di Huub (@FMCL su Twitter) rimandano in queste ore anche alle attività di un monitor britannico presumibilmente in forze su una fregata inglese, la HMS Cumberland, e soprattutto di Cencio4, nickname di David Cenciotti, pilota e fotogiornalista romano altamente specializzato. Il suo blog in lingua inglese è una miniera di dati sull'aviazione militare. La WikiLeaks radiofonica che svela molti retroscena tattici della guerra di Libia (senza peraltro compromettere informazioni veramente sensibili, che sono evidentemente protette) vede tra le sue risorse anche il blog Milcom, il gruppo Yahoo UDXF e il forum del sito ACIG.org, Air Combat Information Group.
Come concludeva ieri Gianluca su Melog 2.0, forse il merito principale di tutte queste rivelazioni consiste nel trascinare bruscamente la guerra in un contesto di realtà assai più tangibile del pastone retorico-propagandistico che i mezzi di comunicazione tradizionali ci propinano in tali frangenti. Un modesto contributo per cercare di restituire ai cittadini quel ruolo di guardiani della trasparenza nei meccanismi decisionali che in Italia e in molte altre nazioni "democratiche" sono spesso ignorate dagli stessi rappresentanti liberamente eletti. Se pensate che nel conflitto libico l'Italia ha deciso di concedere le proprie basi militari e di far volare i propri caccia ancor prima di una vera e propria discussione parlamentare, potete rendervi conto della grave distonia esistente tra un apparato che sulla carta dovremmo controllare noi e il tanto decantato "popolo sovrano".
Ma le comunicazioni militari, per quanto interessanti da un punto di vista tecnico e storico, non valgono mai le sensazioni che possiamo trarre dall'ascolto della radio come la conoscono tutti, quella delle trasmissioni rivolte al pubblico. Da quello che possiamo leggere nei dispacci che dopo Tunisia, Egitto e Libia, arrivano oggi da nazioni come lo Yemen, il Bahrain, persino la Siria, i focolai di protesta ancora in corso non promettono nulla di buono ora che il pur fragile tabù dell'intervento militare è stato spezzato. Quali sono le opportunità di ascolto qui in Italia delle trasmissioni radiofoniche in diretta dalle tre nazioni citate? Radio Bahrain è molto rara sulle onde medie, specialmente al nord, ma la sua frequenza in onde corte, 9745 kHz, che riprende il programma musicale trasmesso in FM, è abbastanza frequente dal tardo pomeriggio in poi. Lo Yemen di Radio Sana'a aveva una frequenza "non canonica" in onde medie (760 kHz al posto dei 765 della canalizzazione normale), decisamente non facile da ascoltare. Era abbastanza usuale in onde corte, su 9780 kHz e rotti, ma negli ultimi mesi le segnalazioni di questa frequenza non sono state molto numerose. Diverso il caso della Siria, che oltre a essere segnalata sui nominali 783 kHz delle onde medie (anche qui, la frequenza reale sembrerebbe è spostata su 781-782) per il servizio interno, ha un servizio per l'estero, Radio Damascus, molto ben organizzato (qui il podcast, regolarmente aggiornato). Le frequenze utilizzate sarebbero queste, ma sembra che in questi giorni i 12085 kHz non siano utilizzati e i 9330 funzionino un po' a singhiozzo:

  • 1600-1700 UTC/GMT Turkish daily 9.330 Khz, 12.085 Khz
  • 1700-1800 UTC/GMT Russian daily 9.330 Khz, 12.085 Khz
  • 1800-1900 UTC/GMT German daily 9.330 Khz, 12.085 Khz
  • 1900-2000 UTC/GMT French daily 9.330 Khz, 12.085 Khz
  • 2100-2200 UTC/GMT English daily 9.330 Khz, 12.085 Khz
  • 2200-2300 UTC/GMT Spanish daily 9.330 Khz, 12.085 Khz
Secondo l'emittente i programmi sono diffusi anche via satellite su Hot Bird/13.0°E con i seguenti parametri:

Frequency: 12380 Mhz
Polarization: Vertical
Symbol Rate: 27500

Per le altre nazioni di questa area geografica in perenne fermento, non resta che fare affidamento a due risorse fondamentali per il reperimento di frequenze e orari di trasmissione radio: EMWG per le onde medie e la guida Middle East on shortwaves del British DX Club.