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29 aprile 2016

La Guerra Fredda delle trasmissioni clandestine americane

Il mese scorso Richard H. Cummings, autore di due formidabili volumi sulla storia radiofonica della Guerra Fredda, ha iniziato sul suo blog Cold War Radio Vignettes, una serie di interessantissimi post (questo è il primo) sulle trasmissioni clandestine americane "nere" (cioè apparentemente originate da emittenti con false identificazioni non riconducibili al governo americano) dirette verso l'Unione Sovietica e le altre nazioni del cosiddetto "Blocco orientale". Grazie al meritorio archivio online messo a disposizione dal sito American Radio History, molte delle fonti utilizzate da Cummings si possono consultare direttamente, incluso il Broadcasting Stations of the World, il "WRTH della Cia" realizzato dagli uffici del Foreign Broadcast Information Service. Una lettura davvero avvincente che parte nel 1951 con le trasmissioni  in bulgaro di Radio Goryanin, probabilmente operativa da un camion al confine con la Grecia.

10 aprile 2015

La voce del "Jour J": scompare quasi centenario uno dei grandi della resistenza francese a Londra



È venuto a mancare ieri, nella sua abitazione parigina, Jean-Louis Crémieux, eroe della resistenza francese anti-nazista, meglio conosciuto con il suo nome di battaglia, Brilhac, che dopo la guerra è diventato un secondo cognome. Crémieux-Brilhac, 98 anni, era nato in una famiglia di ebrei francesi della sud-est e venne catturato dai tedeschi nel 1940, insieme a tanti commilitoni vanamente impegnati a fronteggiare l'attacco che portò all'occupazione della metà settentrionale dell'Esagono. Riuscito a fuggire dal suo Stalag nella Germania orientale finì prigioniero dei sovietici e nel 1941 venne spedito a Londra, dove restò per tre anni a fianco del generale De Gaulle, come responsabile della propaganda per la Francia Libera dai microfoni della BBC. Fu lui a vergare le istruzioni che Radio Londra diffuse nelle ore del D-Day per indicare le corrette norme di comportamento ai cittadini francesi durante le settimane in cui si cominciò finalmente a scrivere la fine di Hitler. Quei fogli di carta velina, riferisce la stessa BBC, rimasero per tutta la vita in mano a Jean-Louis, che fino all'ultimo fu un fondamentale testimone  e storico di quegli anni.

Per ricordarlo, France Culture mette di nuovo a disposizione in podcast le cinque recenti puntate di "A voix nue", con una lunga intervista.

27 aprile 2012

Il primo messaggio di libertà del 25 aprile 1945


Davvero preziosa per la storia delle comunicazioni radio della guerra partigiana la pubblicazione che Aldo Moroni mi ha segnalato questa mattina, dopo le celebrazioni del 25 aprile nella zona di Olgiate Olona, che ebbe una notevole importanza nel corso del conflitto a causa della fiorente industria aeronautica della provincia varesina. A Olgiate, cuore della Repubblica Sociale creata da Mussolini e i suoi alleati nazisti, furono addirittura trasferiti gli impianti a onde corte di Prato Smeraldo, poco dopo lo sfondamento del fronte a Cassino. Da quella località la nuova "RAI" che aveva preso il posto dell'EIAR, diffuse le trasmissioni di Radio Tevere, emittente fascista che fingeva di trasmettere clandestinamente dai territori già liberati dagli alleati. Fu poi da questa località a nord di Milano che i Partigiani annunciarono, la sera del 25 aprile '45 l'avvenuta insurrezione contro i tedeschi e i repubblichini. L'impianto di Olgiate, ribattezzato Radio Alto Milanese, venne captato sulle onde corte in Italia e in Europa, tanto che la BBC e i giornali del centro e sud Italia il giorno successivo, il 26, poterono dare la notizia della Liberazione, quando anche la stazione a onde medie di Milano riuscì a trasmettere l'annuncio.
La storia viene raccontata in dettaglio da Mario Colombo e Paolo Paoletti, in un opuscolo celebrativo pubblicato per conto dei Comuni di Olgiate Olona, Gorla Maggiore e Gorla Minore e intitolato "La radio della Liberazione. Da Radio Tevere a Radio Busto Arsizio". Il sottotitolo fa riferimento a una circostanza poco nota: per un mese, fino al 23 maggio del '45, Busto Arsizio ebbe una emittente autonoma, prima che il CLN decidesse di smantellare la stazione. In quello stesso mese di maggio a Roma venne messo in funzione un nuovo impianto a Prato Smeraldo, località che restò in funzione fino alla decisione, cinque anni fa, di spegnere definitivamente le onde corte della RAI.

Il volumetto di Colombo e Paoletti si può consultare gratuitamente su Scribd e un link permette di scaricarne, sempre gratuitamente, il pdf. E' una pubblicazione molto ben fatta, con diverse fotografie e riproduzioni di documenti ufficiali. Oggi di quella postazione è sopravvissuto un unico rudere, quello della cabina elettrica che alimentava il trasmettitore. All'epoca non esistevano neppure gli studi, che erano stati invece allestiti in una scuola elementare di via Ripamonti a Milano (la bassa frequenza dei programmi arrivava a Olgiate via cavo). Nell'immagine tratta da Google Maps si vede quello che doveva essere il campo con i due tralicci di Radio Tevere. Sullo sfondo a sinistra, c'è la piccola costruzione gialla della cabina elettrica.

28 gennaio 2012

Il divieto


Un piccolo, tardivo contributo alla Giornata della Memoria, trovato per caso sul sito del Museo dell'Olocausto. La foto di una ebrea parigina che consegna il suo apparecchio radiofonico a una stazione di polizia dopo l'ordinanza dell'8 agosto del 1941 che vietava agli ebrei di ascoltare e possedere una radio.

08 dicembre 2011

7 dicembre 1941, la radio annuncia l'inferno

Ieri, 70esimo anniversario dell'attacco giapponese su Pearl Harbor (7 dicembre 1941), il sito Old Time Radio ha dedicato uno speciale ricco di testimonianze radiofoniche dell'epoca, quando in un tranquillo pomeriggio di domenica, gli ascoltatori americani seguivano le partite di baseball o il programma di swing Sunday Serenade, con l'orchestra di Sammy Kaye e le sue "kaydettes".
Alle 2 e 26, la partita dei Giants contro i Brooklyn Dodgers viene interrotta da NBC e pochi minuti dopo la CBS parla già dell'inevitabile reazione del presidente Roosevelt che dovrà chiedere al Congresso la dichiarazione di guerra. "Il congresso non potrà che accordargliela", dice il commentatore da Washington. Per il mondo è il primo vero inferno globale.

23 febbraio 2011

Libia, la storia in divenire. In onde medie

Nella generale indifferenza dei media giornalistici impegnati a seguire con tutte le loro forze fisiche e intellettuali i cosiddetti "canali informativi" di Internet e della tv via satellite (una fortemente condizionabile attraverso gli interventi sulle dorsali di comunicazione internazionali e sulle infrastrutture telefoniche wired e wireless domestiche; l'altra fortemente centralizzata e mediata da chi controlla le tecnologie di ripresa e uplink), la Libia in rivolta sta prendendo possesso di importanti strumenti di comunicazione, molto meno intermediati e capaci di coprire vaste zone dell'interno del Paese e dell''Europa mediterranea, fornendo così informazioni di primissima mano direttamente attraverso la voce degli insorti.
Sto parlando dell'invenzione di Marconi, della cara vecchia radio, quella che trasmette, come 80 anni fa, sulle onde medie. Un mezzo che alcune nazioni occidentali stanno smantellando da anni. Come testimonia da giorni un radioascoltatore egiziano che risiede in Danimarca, almeno due trasmettitori in onde medie libici attivi nella regione orientale, la Cirenaica, a Benghazi e El Beida, su 675 e 1.125 kHz rispettivamente, sono stati occupati dai ribelli antigovernativi, che li utilizzano per comunicare con la popolazione invitandola a resistere e a destituire l'odiato dittatore, il grande amico del nostro Supremo Comandante. Le due frequenze sono state segnalate la prima volta la sera tra domenica e lunedì 21 febbraio. Grazie alla propagazione serale i segnali arrivano a distanza considerevole, purtroppo su quelle frequenze non a Milano, almeno non da me, per colpa di rumori e interferenze (su 1.1125 domina un trasmettitore belga). Ma grazie ai ricevitori controllabili remotamente attraverso Internet è possibile ascoltare Radio Free Libya (Sawt al Libya al Hurra) anche in orari diurni, come dimostra questa clip pubblicata su YouTube da un ascoltatore che dalla Gran Bretagna "manovrava" una software defined radio situata nella Sicilia orientale:


Secondo la stessa fonte egiziano-danese, una terza frequenza in onde medie dalla Libia, anche i 1.449 kHz di un trasmettitore molto vicino al confine con la Tunisia a 150 km a ovest di Tripoli, sono stati spenti ieri sera, non si sa se per mancanza di energia o se per l'intervento degli insorti. In questo momento gli unici due trasmettitori in onde medie con programmazione di fonte governativa operano su 972 e 711 kHz, mentre una terza frequenza, 1.251 kHz, ripete i programmi di "Voice of Africa", il servizio internazionale in inglese, francese, hausa e swahili trasmesso anche in onde corte, secondo questa griglia di programmazione (l'orario è l'UTC di Londra, un'ora in meno rispetto a noi e la frequenza di 11.800 in francese è discretamente forte)

1200-1400 Swahili Africa 17725 21695
1400-1600 English Africa 17725 21695
1600-1800 French Africa 11800 17725
1800-2000 Hausa Africa 11800

E' il 2011 a Twitter sono iscritti 175 milioni di persone, ma per ascoltare la voce della storia nel suo divenire si devono accendere le onde medie. Leggete le trascrizioni di alcuni messaggi ricevuti su 1.125 e ditemi se altrove potete trovare cose paragonabili.

The translation of the clip of 1125 kHz recorded by Mauno Ritola at 1119 GMT on 21 February. An announcer refers to the lengthy speech by Sayf-al-Islam, the son of Mu'ammar al-Qadhafi, shown on state TV the previous night (2259 gmt on 20 February) and says:

"This is Radio Free Libya. From the slopes of the great Al-Jabal al-Akhdar [Green Mountain], we greet you all.

"Gentlemen, we witnessed last night's masquerade, and the speech by Sayf-al-Shaytan [Satan], not Sayf-al-Islam, son of the dictator, the young tyrant, who had also been hoping for the leadership.

"So what do we read into this speech? Firstly, every Libyan must have understood that Sayf-al-Ahlam [dreams] had changed his speech style, from that of the liberal discourse to the language of threat and intimidation."

The translation of the clip of 1125 kHz made at 1030 gmt on 22 February (quello del filmato)

One presenter says:

"From the slopes of the great Al-Jabal al-Akhdar, gentlemen, we enjoy independence now, we enjoy peace, as we talk to you on these great waves, the waves of the Voice of Free Libya radio, which was launched with God's blessing hand in hand with the revolution since it started.

"Gentlemen, our frequency is 1125 kHz on mediumwave, AM or MW, and we have been joined by our sister Benghazi, our beloved sister Radio Benghazi, on the frequency of 675 kHz which is now broadcasting from the studios of the local radio in Benghazi. This is the Voice of Free Libya, the voice of the grandsons of Umar al-Mukhtar [resistance leader during the Italian colonization of Libya]."

A second presenter then says:

"This is the Voice of Free Libya radio, from the slopes of the great Al-Jabal al-Akhdar. Dear brothers and sisters, especially in the liberated areas, by the grace of God. We now want to say, and want to say it more than once in our broadcast this afternoon, that we have appeared before the whole world to be the fastest revolutions in the world, calm and peaceful. We are now in the stages of calm, especially in the liberated areas.

"Dear sisters, mothers at home, we have to economize a little now. People in the streets, at this time in the liberated areas, all armed forces, police and the support forces are all at their normal posts. We are now at a stage of pressure, not pressure [as heard] to remove this dictator from Tripoli, we are now in the final stages, we need to pray, to be calmer, we need to pray for those ahead of us. Which one of us has not visited Tripoli, which one of us has not shopped in Tripoli, which one of us does not love Tripoli, which one of us would not welcome the people of Tripoli, when they are in trouble and standing strong, these youth who yesterday went out to the 'Martyrs Square', which they [Al-Qadhafi supporters] call the Green Square or whatever."