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18 febbraio 2016

Uganda al voto con il candidato dell'opposizione sulle onde corte.

In questa foto Reuters del 2003, un ascoltatore a Kampala, Uganda. 
Quelle di oggi, in Uganda, sono elezioni presidenziali ad alta tensione. Il vecchio presidente Yoweri Museveni cerca la rielezione contro due candidati dell'opposizione: il veterano Kizza Besigye (del Forum per il cambiamento democratico, un medico ex colonnello dell'esercito che aveva già provato a scendere in lizza in passato, e Amama Mbabazi (di GoForward) il politico che è stato primo ministro fino al 2014, quando fu giubilato da Museveni proprio su una disputa relativa alla successione alla presidenza. Museveni potrebbe essere rieletto e per lui sarebbe un quinto mandato.
L'Uganda di Museveni (che come ricorderete mette gli omosessuali all'ergastolo, e solo dopo una modifica dell'ultimo minuto di una legge che prevedeva la pena di morte) è tutt'altro che democratico. Nel periodo precedente alle elezioni, il Committee to protect journalists aveva denunciato le numerose sopraffazioni nei confronti delle emittenti radiotelevisive locali. Endigyito FM era stata chiusa lo scorso 20 gennaio, con tanto di sequestro degli impianti, dopo che la stazione aveva osato organizzare un dibattito con Amama Mbabazi. Il 13 febbraio, Richard Mungu Jakican, conduttore di un talk-show a Radio North FM, emittente di Lira, nel nord del Paese, è stato arrestato in diretta insieme ai suoi sette ospiti. 
Forse anche per questo, Kizza Besigye ha pensato bene di ritornare al passato delle onde corte per la sua propaganda elettorale. Il sito Web Uganda Diaspora P10 ha una sua Uganda Diaspora Radio che nei giorni precedenti alle elezioni ha cominciato a trasmettere alle 16:30 UTC su 15405 kHz. Oggi 18 febbraio, giornata di voto, l'organizzazione diffonde una programmazione speciale per lanciare un messaggio ai suoi potenziali elettori e istruirli sulle operazioni ai seggi. La trasmissione è ora in onda su 17840 kHz, fino alle 16 UTC e lo sarà nuovamente su 15880 kHz, tra le 16 e le 19. NOn è ancora chiaro quale sia l'impianto noleggiato per questo relay.
Lo scopo di Uganda Diaspora Radio sarà anche quello di dire la verità sui risultati di oggi e denunciare i possibili brogli. "Non lasciatevi intimidire al seggio, seguite fedelmente le istruzioni della commissione elettorale, dopo aver votato rimanete nel seggio per assicurarvi che la vostra scheda venga inserita nell'urna." E questo proprio mentre la BBC riferisce che sia Facebook, sia Whatsapp sono stati bloccati in tutto l'Uganda "per questioni di sicurezza". È incredibile vedere come una "tecnologia" inventata negli 90 anni fa possa avere ancora influenza in un presente fatto di avanzatissimi - ma fragili e vulnerabili - mezzi digitali. Ricordo che fino a qualche mese fa era ancora possibile ascoltare la governativa National Radio su 4976 kHz in banda tropicale, ma ultimamente di questo segnale non c'è stata più traccia.

04 giugno 2013

Guinea: elezioni il 30 giugno. Ma il governo chiude Planéte FM

Mentre in Turchia le proteste che partono dagli alberi per rivolgersi alla questione del laicismo contro islamismo, il nostro inquieto mondo non riesce a trovare pace neppure in Guinea ex francese, dove aumentano le tensioni nel periodo che il 30 giugno porterà alle elezioni che dovrebbero sancire l'avvio di una transizione democratica dopo il golpe militare di cinque anni fa. Le autorità governative hanno imposto il bavaglio a Planète FM, una delle emittenti private più seguite, che non potrà trasmettere per un mese a causa di presunti incitamenti alla rivolta. L'emittente è di proprietà di Abdoulaye Sylla, uno dei portavoce dell'opposizione. 
Davanti a questa decisione, scrive la Reuters, si stanno muovendo anche le altre stazioni indipendenti. La federazione Urtelgui, che riunisce una ventina di radio FM, ha proclamato una giornata di sciopero mediatico per giovedì 6 e ha fatto un appello per la diffusione di un programma a frequenze unificate:


Réunis en assemblée générale extraordinaire samedi 1er juin 2013 à la Maison de la presse, les membres de l'Union des radiodiffusions et télévisions libres de Guinée expriment leur indignation et condamnent vigoureusement la fermeture de la radio « Planète FM », les menaces, les agressions répétées à l'encontre des journalistes, des installations de radios et télévisions privées.
 
En dépit des multiples déclarations antérieures de l'Union restées sans suite, l'assemblée de l'urtelgui exige la levée immédiate de la suspension de « Planète FM » et du journaliste Mandian sidibé.
Par ailleurs l'Union décide : 
1-de la diffusion d'une émission spéciale sur le réseau synchronisé des radios et télévisions membres de l'Union le lundi 3 juin 2013 consacrée aux violations répétées de la liberté de la presse, aux menaces, violences exercées sur les journalistes et la destruction d'une partie de leurs installations. Et ce dans l'exercice de leur profession 
2-de la diffusion d'un spot mettant en exergue la situation des radios et télévisions privées en danger.
3-de l'observation d'une journée sans radios et télévisions privées sur toute l'étendue du territoire national le jeudi 6 juin 2013.
L'Union des radios et télévisions libres de Guinée saisit cette occasion pour attirer l'attention des usagers de la communication, des partenaires nationaux et internationaux et des autorités sur la nécessité de préserver la liberté de la presse.
 
L'union se réserve le droit d'entreprendre toutes actions appropriées si les mesures de fermeture et d'interdiction n'étaient pas levées.
 
Fait à Conakry le 1er juin 2013 


Non tutti sembrerebbero però essere disposti a raccogliere l'invito. Il sito Media Guinée racconta per esempio che Morlaye Kabassan Keita, il patron di Soleil FM, una delle prime stazioni private aperte nel Paese, pur condannando l'episodio di Planète FM non ha accolto la proposta di Urtelgui sulla trasmissione unica a causa del mancato sostegno di quest'ultima in occasione di un analogo episodio di censura e saccheggio capitato all'emittente Sabari FM. Con Soleil, anche emittenti come Cherie FM non aderiscono alla protesta.

2013/6/3  - A l’appel de l’URTELGUI de diffuser lundi une émission spéciale sur le réseau synchronisé des radios partenaires, certaines stations n’ont pas suivi. Au lendemain de la décision du CNC fermant la radio planète fm et retirant le micro à son journaliste Mandjan Sidibé pour un mois.
Donc ce lundi, des voix dissonantes se font entendre du côté d’autres patrons de radios privées. C’est le cas de la radio Soleil fm, l’une des premières radios privées de Conakry, dont le patron Morlaye Kabassan Keita dit ne pas suivre la décision de la corporation tout en condamnant avec énergie l’acte récriminatoire à l’encontre de Mandian Sidibé. Kabassan parlera de deux poids deux mesures de l’URTELGUI suite la récente mésaventure de Sabari fm. 
Côté Sabari, l'argument est simple. Kerfala Sanou Cissé et tout son personnel ont été forcés au chômage technique durant six mois des suites de saccage de leur radio sur l’axe Hamdallaye-Bambeto-Coza, lors des toutes premières périodes manifestations de l’opposition radicale sans que cela ne suscite la moindre solidarité de la corporation dirigée par Boubacar Yacine Diallo.La radio Sabari a déménagé depuis lors ailleurs.
Outre Sabari fm et soleil fm, familia fm et  Chérie fm (non membre de l’Urtelgui), n’ont pas suivi…

15 febbraio 2012

Venti (repressivi) dell'Est: dopo l'ungherese Klub Radio, ora è la volta di Eco di Mosca.

Ancora una volta Berlusconi ha dimostrato di essere un passo avanti. Il suo "editto bulgaro" decretò l'inizio della fine delle trasmissioni RAI non allineate alla grancassa del Partito delle Incapacità. Un editto partito con Enzo Biagi e giunto a compimento con Serena Dandini (il cui format, va detto, era forse un po' cotto di suo). Ieri, giorno di San Valentino, un editto russo ha gettato un'ombra inquietante - a venti giorni dalle elezioni presidenziali - sul futuro della stazione Eco di Mosca, quasi un milione di ascoltatori nella sola area metropolitana della capitale e programmi sempre molto critici nei confronti del potere esercitato con estrema disinvoltura da Czar Putin. Dall'amico Putin. In mezzo c'è stato l'edito magiaro che ha misteriosamente cambiato le regole di assegnamento delle frequenze in Ungheria e ha danneggiato, guarda caso, proprio Klub Radio, l'unica emittente che contrasta apertamente la politica oppressiva del premier Viktor Orban.
Il Corriere della Sera del 12 febbraio intervista il direttore di Klub Radio, Andras Arato. E oggi il Sole 24 Ore (ma anche il blog del Manifesto) parlano della strana decisione di rinnovare, ben prima della sua naturale scadenza, il board di Eco di Mosca. L'emittente fondata nel 1990 sulla scia della Glastnost garbacioviana (ieri Gorbachev è stato intervistato al proposito da Radio Free Europe) e diretta dal combattivo Aleksej Venediktov (nella foto, insieme al suo avversario) è indipendente, ma il suo azionista di riferimento, al 66%, è uno dei veri padroni dell'Impero di Putin, il potentissimo gruppo energetico Gazprom, che aveva rilevato la quota dell'emittente posseduta fino al 1994 dal discusso magnate di NTV Vladimir Gusinski, protagonista di un lungo braccio di ferro con le autorità russe. La notizia viene data anche dalla redazione di Radio Voce della Russia, che laconicamente riporta la dichiarazione del portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, "convinto che il rimpasto nel consiglio dei direttori della Eco di Mosca non possa essere legato alle critiche da parte di Vladimir Putin." Il 18 gennaio, in un incontro con i direttori dei media russi, Putin si era lamentato per la "diarrea" che la stazone gli rovescia sempre addosso.
La blogosfera russa in queste ore è percorsa da scosse di indignazione. Tutti i retroscena, inclusi i comunicati che sul sito di Ekho Movsky annunciano gli improvvisi avvicendamenti (Venediktov stesso teme di essere scalzato dal CdA) e diversi altri link, li trovate nella corrispondenza di Nina Ognianova (una bulgara!) sul sito del CPJ Committee to Protect Journalists, un organismo newyorkese che si batte per la libertà di stampa e l'immunità dei giornalisti, così spesso vittima della violenza militare, politica e mafiosa. Come sottolinea giustamente la Ognianova, è molto probabile che l'annullamento dei vertici di Eco di Mosca non sia stato ordinato da Putin in persona. In questi casi, lascia intuire la giornalista, i cortigiani sono sempre più realisti del re. Non è neppure detto che Venediktov perda il controllo editoriale dei programmi: il CPJ cita le parole attribuite in passato allo stesso Vladimir Putin, incapace di rinunciare a uno sfoggio di machismo: "come l'uomo, il potere ha sempre il dovere di provarci e i media, come la donna, quello di rifiutare".
Resta l'impressione che il potere, ogni tipo di potere, si senta ovunque sotto assedio, sempre più incalzato da una possente voglia di trasparenza e informazione, in assenza delle quali il potere può dare sfogo a ogni forma di prevaricazione e corruzione. Ancora una volta è una radio neanche troppo libera dai condizionamenti a essere percepita come un nemico da annientare.

28 gennaio 2012

Il divieto


Un piccolo, tardivo contributo alla Giornata della Memoria, trovato per caso sul sito del Museo dell'Olocausto. La foto di una ebrea parigina che consegna il suo apparecchio radiofonico a una stazione di polizia dopo l'ordinanza dell'8 agosto del 1941 che vietava agli ebrei di ascoltare e possedere una radio.

22 dicembre 2011

Salviamo Klubradio: il governo "democratico" ungherese imbavaglia l'ultima voce libera

A volte la democrazia è una strana cosa. Uno si fa eleggere, democraticamente, ma sfruttando qualche conflitto di interesse, o qualche condizionamento, che equivalgono alla morte della democrazia ma che la democrazia non può facilmente prevenire onde evitare di passare per non-democrazia (un bel paradosso); e dopo essersi fatto eletto fa approvare leggi che anti-democratiche, esercitando indebiti controlli e censure sulla libertà di espressione. Possiamo fingere che non sia così, fosse solo per rispetto di elettori di destra sicuramente più distratti che antidemocratici, ma il discorso dovrebbe purtroppo essere applicato all'Italia governata da Berlusconi.
Questa però volta il protagonista della storia di censura mediatica (segnalatami da Marco Allaria Olivieri attraverso il link ad Andrea Tarquini su Repubblica), è il governo ungherese di Viktor Orban. Utilizzando come una vera e propria scure l'agenzia ungherese di regolamentazione dei media, la Nemzeti Média- és Hírközlési Hatóság, Orban ha fatto togliere la frequenza utilizzata a Budapest dalla popolarissima emittente privata Klubradio, che dava voce nei suoi dibattiti alle forze di opposizione. Una decisione presa con la risibile scusa dello scarso fervore nazionalistico della stazione radio, colpevole di non aver trasmesso un volume sufficiente di contenuti originali magiari (e quei pochi, aggiungo io, evidentemente "sbagliati"). Questo insopportabile atto di censura, che sta già suscitando scandalo dentro e fuori l'Ungheria, non è affatto casuale: giunge infatti nelle stesse ore in cui la Corte Costituzionale ungherese ha sollevato numerose eccezioni di costituzionalità nella famigerata Legge dei Media del 2010, un obbrobrio giuridico che toglie ogni forma di garanzia agli ungheresi che cercano di produrre giornalismo indipendente. L'OSCE aveva già lanciato l'allarme lo scorso anno e Radiopassioni lo aveva puntualmente segnalato in un post che univa le vicende ungheresi a quelle bielorusse. Ieri la stessa rappresentante OSCE per la libertà dei media, Dunja Mijatovic, ha emesso un indignato comunicato sulla chiusura di Radioklub, congratulandosi con la Corte Costituzionale ungherese per la sua sentenza.
In base a regole assurde - credo di capire dalla traduzione Google dell'articolo pubblicato dal giornale Népszabadság - la NMHH ha tolto le frequenze a Klubradio riassegnandole a società che avevano presentato una domanda di licenza ma sembrano praticamente sconosciute, entrambe fondate quest'anno con strani giri di proprietà : Prodo Voice Studio e una certa Autórádió Műsorszolgáltató, un marchio registrato a febbraio dal gruppo polacco Tunnel Media e ora in mano a investitori ungheresi. Alle due nuove entità sono state assegnate due frequenze nella capitale ungherese prima occupate da Klub e Juventus Radio. Mentre quest'ultima dovrà spostarsi su una frequenza diversa (e sfavorevole), Klubradio rischia di rimanere a bocca asciutta perché sono in dubbio le sue chance di successo nella riassegnazione della frequenza di 92.9, in seguito al ritiro dell'originario pretendente. La stazione ha già fatto sapere che continuerà a trasmettere su Internet nell'interesse di quasi mezzo milione di ascoltatori, ma è chiaro che una nazione UE come l'Ungheria non può ammettere il verificarsi di fatti del genere.
Oggi pomeriggio, giovedì 22 dicembre, alle 16 accanto al Museo Nazionale in Pollack Mihaly è prevista una manifestazione di solidarietà e su Facebook è stata aperta la pagina Mentsük meg a Klubrádiót (Salviamo Klubradio). I sostenitori di questa vittima della censura sottolineano che da qui partirono i moti indipendentisti di due secoli fa.

08 novembre 2010

Zimbabwe, la dissidenza si confida con RFI

Un interessante approfondimento sulla vicenda delle operazioni che la polizia dello Zimbabwe sta effettuando in alcune zone della nazione africana per confiscare i ricevitori a onde corte sintonizzati sulle emittenti internazionali e antigovernative.
Per Radio France Internationale, Laura Angela Bagnetto è andata a intervistare diverse personalità dell'opposizione, inclusa la fondatrice di SW Radio Gerry Jackson.

Radio seizures target rural Zimbabweans
By Laura Angela Bagnetto
Sat, 2010-11-06 02

In Zimbabwe, reports are coming in indicating that police in Mashonaland East have been raiding homesteads and confiscating shortwave radio sets. Shortwave is the one way rural Zimbabweans get independent information, and a rise in radio seizures means elections are on the horizon, according to a Zimbabwean exile and founder of an independent radio station. "What's happening at the moment is that the ruling Zanu-PF party, though they are supposed to be maintaining a coalition government with the MDC, are maintaining an iron grip on power. They're in full election mode," says Gerry Jackson, the founder London-based SW Radio Africa [1], which is broadcast via shortwave to Zimbabwe. "They are gearing up for an election any time, which Mugabe, the president, has said he would like to see happen before June next year. So confiscating the radios is just part of their normal electioneering," she adds. SW Radio Africa is founded by Zimbabweans for Zimbabweans.
Radios are distributed to villagers by non-governmental organisations so that they can have access to independent radio stations like SW Radio Africa other than state-run Zimbabwe Broadcasting Corporation. Okay Machisa, the executive director of ZimRights, a Harare-based human rights group with offices around the country, won't tell RFI the names of the groups distributing radios; he says he fears for their safety.


31 ottobre 2010

ZImbabwe, la polizia sequestra le radio a onde corte

Malgrado l'annunciata intenzione di riformare la regolamentazione dei media, la presidenza di Mugabe in Zimbabwe non sembra avere intenzione di allentare la morsa sulle emittenti che attraverso le onde medie e corte cercano di portare nella ex Rhodesia una voce alternativa alla radiotelevisione di Stato. Radio Voice of the People denuncia l'attività della polizia che sta confiscando le radio a onde corte che vengono distribuite gratuitamente nelle aree rurali dalle organizzazioni non governative. Nel mirino, oltre alle trasmissioni di Radio VOP, ci sono anche SW Radio Africa e Studio 7, trasmessa dalla Voice of America. Quest'ultima avverte esplicitamente sul suo sito che ad Harare le trasmissioni sui 909 kHz dal Botswana sono disturbate dal jamming governativo.

Zim Police On Radio Sets Raid Spree
29/10/2010
Harare, October 29, 2010 – Police in Mashonaland East have launched a blitz confiscating Short Wave radio sets parcelled out to villagers by non-governmental organisations campaigning for the freeing of the airwaves. Information obtained by Radio VOP on Thursday indicated that the police had been raiding homesteads starting with Murehwa centre in search of the “offending” SW radio sets, in what civil society organisations view as part of a Zanu (PF) strategy to stop rural folk from accessing alternative media sources other than the Zimbabwe Broadcasting Corporation (ZBC).
Due to ZBC’s partisan reporting in favour of President Robert Mugabe and Zanu (PF), Non-governmental organisations have been doling out free SW radios to enable villagers to tune into foreign-based radio stations which beam into the country such as Radio VOP, SW Radio Africa and and the Washington-based Studio Seven run by the Voice of America.
An official with ZimRights told Radio VOP that police officers in the company of members of the dreaded Central Intelligence Organisation (CIO) are going around Murehwa District threatening villagers in possession of the NGO donated sets before proceeding to confiscate them. “Three men from Chitowa village fell victim to this police raid early this week and they have been able to identify the police details as Constables Sibanda and Basopo,” said the source. In a statement to Radio VOP confirming the police actions, ZimRights in Harare said police claimed the distribution of the radio sets were done “behind their backs and without their knowledge.”
“Consequently, they (police) question the motive of the organisations in giving the radios behind their back,” said ZimRights. “They argue that the radios are propaganda driving tools meant to discredit the government. The police claimed that with the radios, the people cannot access official Zimbabwe radio stations. They also cited ZIMRA (Zimbabwe Revenue Authority) complaints about evasion of tax during the importation of the radios,” it added. National police spokesman, Wayne Bvudzijena said he was not aware of the incidents but promised to investigate.
ZimRights said it was demanding an immediate stop to the victimisation of rural people as well as the violation of their right to access to information and freedom of expression. “Police should practice what they are mandated to do instead of pursuing political agendas, an undesirable characteristic of state security,” said ZimRights. Despite media reforms being top of the agenda of the government of national unity, Zanu (PF) is refusing to free the airwaves.

19 luglio 2010

In morte di Socrate

Avtìo Sokrati, kalinikta Ellàda! Addio Socrate, buonanotte Grecia! La comunità greca dei "dimosiogràfi", i giornalisti (e dei blogger), è rimasta sbigottita per la notizia del brutale omicidio, questa mattina all'alba, del collega Sokratis Ghiolia, blogger del popolare (e mordace) blog Troktiko (Il Roditore) e responsabile dei notiziari di una emittente privata, Radio Thema. Sokratis, 37 anni, è stato ammazzato a raffiche di kalashnikov in un vero e proprio agguato teso all'ingresso della sua abitazione di Iliùpoli, un sobborgo di Atene. Più tardi la macchina su cui erano fuggiti i killer è stata ritrovata bruciata. Sembra che Sokratis fosse sul punto di pubblicare una inchiesta su un caso di corruzione.

Questa è la notizia diffusa dal portale e-Radio

Σοκ από την άγρια δολοφονία του δημοσιογράφου Σωκράτη Γκιόλια.

Μουδιασμένη είναι η δημοσιογραφική κοινότητα αλλά και η κοινή γνώμη από τη δολοφονική επίθεση που δέχθηκε τα ξημερώματα της Δευτέρας, στις 05:20 π.μ. περίπου, έξω από το σπίτι του στην οδό Δαιδάλου στην Ηλιούπολη, ο δημοσιογράφος Σωκράτης Γκιόλιας. Οι αστυνομικοί περισυνέλεξαν συνολικά 20 κάλυκες από πυροβόλο όπλο στο σημείο της δολοφονίας…
Σύμφωνα με τις πρώτες πληροφορίες που συνέλεξε η αστυνομία, οι άνγωστοι δράστες κατάφεραν με κάποια πρόφαση να κατεβάσουν τον δημοσιογράφο στην είσοδο της πολυκατοικίας όπου είχε σταθμεύσει το αυτοκίνητό του και εκεί τον «γάζωσαν» με πυροβόλο όπλο με αποτέλεσμα να τον σκοτώσουν.
Στη συνέχεια οι (πιθανότατα) τρεις δράστες διέφυγαν με ΙΧ αυτοκίνητο. Λίγη ώρα αργότερα (στις 07:00) και σε σχετικά μικρή απόσταση από τον τόπο της δολοφονίας, βρέθηκε καμένο ένα ΙΧ αυτοκίνητο, το οποίο εξετάζεται αν ήταν των δραστών. Τα κίνητρα της δολοφονίας εξακολουθούν να είναι αδιευκρίνιστα, ενώ από την αστυνομία δεν αποκλείεται καμία εκδοχή.
Ο 37χρονος Σωκράτης Γκιόλιας ήταν διευθυντής του ραδιοφωνικού σταθμού «Θέμα 9.89» και (σύμφωνα με το tvxs.gr) ένας εκ των διαχειριστών του δημοφιλούς blog troktiko. Υπήρξε, επίσης, επί σειρά ετών, στενός συνεργάτης του δημοσιογράφου Μάκη Τριανταφυλλόπουλου.

(ecco la traduzione di Google:)
Numb is the journalistic community and the public from attack held at dawn Monday at 5:20 a.m. around outside the house in the street Daedalus in Heliopolis, the journalist Gkjola Socrates. The police officials collected a total of 20 shells from gun at the murder ...
According to preliminary information gathered by the police, the perpetrators were able to angostoi an excuse to lower the journalist at the entrance of the building where he had parked his car there the "gazosan" with gun so kill him.
Then the (probably) three perpetrators fled by car. Some time later (at 7:00) and a relatively short distance from the scene of the murder was found burnt a private car, which was considering whether the perpetrators. The motives for murder are still unclear, but the police have not ruled out any scenario.
The 37-year old Socrates Gkjola was director of radio station "Subject 9.89" and (according to tvxs.gr) one of the managers of the popular blog troktiko. There was
also several years, a close associate of journalist Makis Triantafillopoulos.

Ma l'intera Europa è sotto shock per un omicidio che ricorda piuttosto il tragico destino di tanti giornalisti in nazioni "difficili", dalla Cecenia alle Filippine, passando per il Centro America. La rappresentante OSCE per la libertà di stampa, Dunja Mijatovic, la stessa che ha emesso un comunicato molto preoccupato sul progetto di legge bavaglio in Italia ha detto di provare orrore per l'efferatezza del gesto e ha chiesto che sia fatta rapidamente luce sui mandanti di questo assassinio.

OSCE media freedom representative condemns murder of Greek political blogger

BISHKEK, 19 July 2010 - Dunja Mijatovic, the OSCE Representative on Freedom of the Media, today condemned the killing of journalist Socratis Giolias and urged the Greek authorities to carry out a rapid and thorough investigation into the murder.
Giolias was the administrator of the most popular political and social blog in Greece, "Troktiko" (Rodent), and the information director of radio station Thema 98.9. He was shot today in front of his home in Athens by unknown assailants.
"Mr. Giolias was a well-known political blogger in his country, an investigative journalist often very critical of the previous government," said Mijatovic, who is on a visit to Kyrgyzstan. "As the motives of his killing are still unclear, I ask the Greek authorities to ensure that his murder is investigated rapidly and thoroughly, and the public is continuously informed of this process."
"The Oslo Declaration adopted last week by the Parliamentarians of the 56 OSCE participating States, including Greece, emphasized the unique and vital role of investigative journalism in strengthening democracies. It also called upon participating States to vigorously prosecute all of those responsible for the murder of investigative journalists," wrote Mijatovic in a letter to the Greek authorities. "I hope that the perpetrators of this horrifying murder will be very soon brought to justice."
Sto ascoltando lo stream di Radio Thema e c'è grande costernazione nella voce degli annunciatori. Sokratis era una voce evidentemente controversa, "politica". In una nazione dell'Unione Europea c'è ancora chi pensa di poter affrontare il problema della corruzione, nella politica o nell'economia, mettendo brutalmente (o addirittura legalmente) a tacere chi la denuncia. Lo può fare non perché nelle stanze del potere si annidino chissà quali misteriose, oscure forze del male. Ma perché della morte dei giornalisti l'opinione pubblica se ne frega completamente, perché io, voi, tutti noi accogliamo la notizia di una mostruosità del genere come facciamo con qualsiasi altro lancio d'agenzia, con qualsiasi immagine di esseri umani fatti a brandelli. Al massimo un "oh poverino" e via che si continua, tanto che vuoi farci, è la vita, la violenza è inevitabile, implicita, scontata. "E' incappato in qualcosa di più grosso di lui," sentiremo dire. Certo, certo, figurati se non lo sappiamo bene, in Italia soprattutto, che i criminali e i corrotti sono più grandi della vita di un poveraccio che voleva denunciarli alla radio (o che peggio ancora alla radio li prendeva per il culo, come faceva Peppino Impastato, guarda caso polverizzato dall'esplosivo ai piedi di un tempio greco). Non ci accorgiamo nemmeno che quell'esplosivo, i proiettili di un'alba rovente ad Atene, hanno falciato soprattutto noi, presunti sopravvissuti. Tutto sommato forse è quello che meriteremmo.
Buonanotte, Grecia.


14 luglio 2010

Parolacce alla radio: incostituzionale il bavaglio FCC

Bono Vox direbbe "fucking brilliant"!!! Lo stand-up comedian George Carlin, l'iniziatore di tutto questo, ci ha purtroppo lasciati nel 2008. Ma come scrive Frank James sul blog di National Public Radio, George è sicuramente lì che se la ride da qualche parte. Tre giudici della corte d'Appello federale di New York hanno preso oggi una decisione a dir poco storica, decretando la non costituzionalità della normativa della FCC che punisce severamente - con pesanti multe e persino la revoca della licenza - le stazioni radio e tv che durante le dirette trasmettono una parolaccia "fuori copione" o che non coprono con appositi beep gli "expletives", le parolacce di una trasmissione registrata. L'incostituzionalità deriverebbe dal "chill effect", dal vincolo di inconscia autocensura che prenderebbe chiunque debba rispettare questa regola. Come dire: se hai paura di dirla grossa e di essere multato per questo, sarai limitato nella tua libertà di espressione. In piena violazione del sacro Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Non è affatto una decisione campata in aria: le cronache di questa straordinaria sentenza ricordano infatti che diversi anni fa una stazione televisiva evitò di mandare in onda un documentario sull'11 settembre a causa delle numerose riprese in cui i soccorritori, in preda allo shock, imprecavano senza ritegno (e vorrei vedere).
Questa lunga storia di libertà vigilata comincia nel 1973, in una stazione radio. Una stazione molto particolare, molto libertaria, gelosamente sovvenzionata dai suoi ascoltatori, WBAI-FM di New York. All'epoca il comico George Carlin aveva registrato un monologo in cui con molto umorismo snocciolava le sette parole che la FCC considerava troppo oscene per essere pronunciate al microfono. Ma WBAI le trasmette lo stesso. Siete curiosi, eh? Siccome sono certo che questo blog non verrà mai letto da qualcuno con meno di 4… vabbé diciamo 35 anni, devo supporre che tutti siano perfettamente in grado di affrontare il trauma di questa prova. Dopotutto sto agendo nel supremo interesse della scienza. Le parole, tenetevi forte, sono: Shit, Piss, Fuck, Cunt, Cocksucker, Motherfucker e Tits.
La trasmissione di Carlin solleva molte proteste e l'editore di WBAI, Pacifica, finisce in tribunale. Nel 1978, nella causa Pacifica Vs FCC, la corte diede ragione a quest'ultima e nel 2004, sotto l'amministrazione Bush, ci fu un inasprimento delle regole pratiche di applicazione (che per molto tempo erano state piuttosto flessibili). Un inasprimento legato a episodi come quello di Bono Vox, che ricevendo un premio televisivo esclamo in diretta, in pieno stile Britih Islands: this is fucking brilliant! O all'altro celebre fattaccio di una tetta scivolata fuori dal succinto abito di una cantante durante un Super Bowl.
Le vicende legali avviate dal malizioso Carlin non finirono lì. La sentenza di oggi arriva dopo che l'editore Fox aveva fatto ricorso a un altro tribunale, la cui sentenza (favorevole a Fox ma su un ambito più ristretto) era stata cassata dalla Corte Suprema. La Corte Suprema aveva però rinviato il giudizio finale di costituzionalità alla Corte d'Appello Federale che oggi ha finalmente dato torto alla FCC.
Vi lascio alla lettura del blog NPR e a qualche riferimento. Intanto il testo originale letto da Carlin e la pagina della FCC sul tema "oscenità".
Ma le vere chicche si trovano sul sito di WBAI e sul suo archivio di trasmissioni storiche, From The Vault Radio. In fondo a questa pagina trovate un programma del 2008 in ricordo di un Carlin appena scomparso. From the vault parla diffusamente del Carlin Case e consente di ascoltare ampi estratti (costellati da beep, evidentemente) del suo celeberrimo monologo insieme ad altri programmi e interviste.
E adesso leggetevi il post, dove trovate anche i link ai testi delle sentenze. Non voglio tracciare paralleli eccessivi, ma vi prego di prendere seriamente in considerazione il ragionamento dei giudici americani (comunisti? teratogeni?). La legge dice che se parli rischi di prendere una multa. In questo modo la legge ti mette nella spiacevole situazione di dover modificare o tacere quello che avevi da dire per timore di dover pagare una multa troppo salata. Ergo, la legge viola il tuo diritto costituzionale alla libertà di espressione. E' proprio il caso di dirlo: paese che vai, metastasi giustizialista che trovi...

FCC Indecency Rules Unconstitutional: Court

July 13, 2010

by FRANK JAMES


Somewhere, the late comedian George Carlin must be smiling. A federal appeals court on Tuesday struck down the Federal Communications Commission's broadcast indecency policy, saying it violated the U.S. Constitution's First Amendment. The decision resulted from a lawsuit filed by Fox Television and other broadcasters — Fox Television vs the FCC.
Broadcasters sued the agency, contending the unconstitutionality of an FCC rule that a fleeting, unscripted utterance of a single expletive during a network show is indecent which make a broadcaster potentially liable for huge monetary fines.
The three-judge panel for the U.S. Court of Appeals for the Second Circuit, wrote:

We now hold that the FCC’s policy violates the First Amendment because it is unconstitutionally vague, creating a chilling effect that goes far beyond the fleeting expletives at issue here.

The appeals court decision hearkens back to the granddaddy of all broadcast indecency cases, Pacifica Foundation vs. FCC. In that case, the appeals court for the District of Columbia circuit struck down a 1975 FCC fine against Pacifica for its station playing a 12-minute recording of Carlin's "Filthy Words" monologue.
The Supreme Court, however, sided with the FCC. It didn't rule on Pacifica's claim that the FCC's rule at the time was too broad and violated the First Amendment.
The high court instead restricted its opinion to whether the FCC had the authority to issue the fine and whether the agency could regulate the broadcast of some language that wasn't considered obscene. The Supreme Court ruled for the agency.
But the Supreme Court emphasized that the FCC's authority was limited.
As the appeals court in Tuesday's case recounts, the FCC responded in the following years by saying it would limit its power to police broadcast indecency to Carlin's "seven dirty words."
The FCC later moved away from a strict focus on those seven words, saying it would consider the context in which the dirty words were used. In the 1980s, "fleeting" uses would largely get a pass. For years, the FCC followed that more lenient approach.
But then the agency shifted again in the last decade. In 2004, after U2 lead singer Bono exclaimed "This is f*#@$^% brilliant" after the group received an award during that year's Golden Globe broadcast, the FCC cracked down.
Like the Lord Joseph in Gilbert and Sullivan's HMS Pinafore who is singularly scandalized by a character's use of a variant of "damn," the FCC said the use of the f-word was so objectionable, that even a fleeting use couldn't be allowed.
The harder line, the fact that the FCC started to treat each broadcast of a show with a particular indecency as a separate instance, and an increase by ten times of the congressionally mandated fines for indecency eventually led broadcasters to say enough was enough. So they sued.
Earlier in the present case, the appeals court struck down the FCC rule on the narrow grounds that it violated the Administrative Procedure Act.
The Supreme Court sided with the FCC on that, however, and sent the case back to the appeals court for a decision on the constitutionality of the law. Tuesday's opinion was the appellate court's answer.

13 luglio 2010

Visitatori autorevoli


La Farnesina, il nostro Ministero degli Esteri, arriva su Radiopassioni, che ha appena riportato il comunicato stampa del Referente ONU per la libertà di espressione, Frank La Rue. Ci arriva cercando su Google (in modo piuttosto sgrammaticato, i miei complimenti) informazioni su questo agente comunista, pagato direttamente da... Cavolo, dove lo troviamo oggi un governo abbastanza comunista da pagare costui? Cuba! Dev'essere senz'altro pagato da Cuba, da Fidèl in persona (quello con il barbone incolto, non quello tutto azzimato e gli occhiali d'oro che suona il piano classico mentre dirige sei canali televisivi)! Eh sì, per forza: questo La Rue è anche guatemalteco, ha fondato una centrale di propaganda comunista chiamata CALDH Center for Legal Action on Human Right, si occupa di diritti umani da 25 anni. E ovviamente si mette a perdere tempo con il Popolo delle Libertà, invece di dare la caccia alle dittature vere.
Ehi, Farnesina, almeno capisci lo spagnolo?

Cambogia, Italia

Non ci sono veramente più parole. Ed entro breve, mi sa che anche se ci fossero sarebbe proibito dirle...

Italy: draft wiretapping law should be scrapped or revised, says UN expert on freedom of expression

GENEVA (13 July 2010) – The UN Special Rapporteur on freedom of expression, Frank La Rue, urged the Italian Government to “either abolish or revise draft law 1415* on surveillance and eavesdropping for criminal investigations.” He warned that, “if adopted in its current form, it may undermine the enjoyment of the right to freedom of expression in Italy.”

According to the current draft, anyone who is not accredited as a professional journalist can be sentenced to imprisonment for up to four years for recording any communication or conversation without the consent of the person involved, and publicizing such information.

“Such a severe penalty will seriously undermine all individuals’ right to seek and impart information in contravention of the International Covenant on Civil and Political Rights** to which Italy is a party,” stressed the independent expert designated by the Human Rights Council to monitor the situation of the right to freedom of opinion and expression worldwide.

La Rue also expressed concern regarding the introduction of a penalty for journalists and publishers who publish the content of leaked wiretapped materials before the beginning of a trial. “Such punishment, including up to 30 days in jail and a penalty of up to 10,000 euros for journalists and 450,000 euros for publishers, is disproportionate to the offence.”

“These provisions may hamper the work of journalists to undertake investigative journalism on matters of public interest, such as corruption, given the excessive length of judicial proceedings in Italy, as highlighted repeatedly by the Council of Europe,” the Special Rapporteur noted.

“I am aware that the draft law has been put forward due to perceived concerns regarding implications of publicizing wiretapped information to the judicial process and the right to privacy,” La Rue said. “However, the draft law in its current form does not constitute an appropriate response to such concerns, and poses threats to the right to freedom of expression.”

Noting the nationwide demonstrations by journalists and ordinary citizens against the draft law on 9 July 2010, the expert recommended the Government to “refrain from adopting the draft law in its current form, and to engage in meaningful dialogue with all stakeholders, in particular journalists and media organizations, to ensure that their concerns are taken into account.”

“I stand ready to provide technical assistance to ensure that the draft law is in compliance with international human rights standards on the right to freedom of expression,” La Rue said. “I look forward to engaging with the Government of Italy regarding a possible fact-finding mission in 2011 to examine the situation of press freedom and the right to freedom of expression in Italy.”

Frank La Rue was appointed as Special Rapporteur on the promotion and protection of the right to freedom of opinion and expression in August 2008 by the UN Human Rights Council. As Special Rapporteur, he is independent from any Government or organization and serves in his individual capacity. The UN first decided to appoint a Special Rapporteur to examine questions relevant to the right to freedom of opinion and expression in 1993. The mandate, since reviewed and extended in 2008, involves reporting annually to the Human Rights Council on issues related to freedom of opinion and expression.

(*) Progetto di Legge 1415: Norme in material di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. The draft law was passed by the Senate on 10 June 2010 and is pending approval by the Chamber of Deputies and signature by the President before it becomes law.

(**) Article 19 of the ICCPR states: Everyone shall have the right to freedom of expression; this right shall include freedom to seek, receive and impart information and ideas of all kinds, regardless of frontiers, either orally, in writing or in print, in the form of art, or through any other media of his choice.

02 luglio 2010

EBU: libertà di espressione e indipendenza dei media

Invitata a Baku, in Azerbaijan, a tenere la sua 64esima assemblea generale, la European Broadcasting Union ha pubblicato una ferma richiesta di libertà a favore di tutti i mezzi di comunicazione elettronica. Esplicita la richiesta ai legislatori dei paesi membri di depenalizzare il reato di diffamazione usato per tappare la bocca a troppi giornalisti. Immagino che questo significhi che in caso di approvazione della censura di Stato attraverso il DDL-bavaglio, l'Italia dovrà essere depennata dalla lista di 57 Nazioni che compongono l'EBU.

64TH EBU General Assembly Baku, Azerbaijan

Declaration on freedom of expression, media independence and democracy

2 July 2010

Context

The EBU’s 64th General Assembly, held in Baku, Azerbaijan, at the invitation of the national broadcaster Ictimai, focused in particular on two key principles of public service media: freedom of expression and information, and freedom and pluralism of the media. The EBU has defended these principles, and their corollary, the editorial independence and institutional autonomy of public service media, ever since its foundation 60 years ago, and they are enshrined in Article 1 of the Union’s Statutes.(1)

Following discussions in the General Assembly on how to guarantee and enhance impartial reporting and quality journalism, the 150 delegates adopted the following declaration:
- The EBU calls for freedom of expression and freedom and pluralism of the media to be respected everywhere, and specifically in all countries represented in the EBU’s Membership(2), in line with the Council of Europe's European Convention on Human Rights (Art 10).

The EBU notes that:

- The right to freedom of expression and information takes precedence over political or economic interests, and States have a duty to ensure and protect this fundamental cornerstone of democracy,

- All members of the Council of Europe, including Azerbaijan, have committed themselves to respect the European Convention on Human Rights(ECHR),

- Azerbaijan’s media laws aim to ensure greater media freedom in the country than in the past, and the establishment of Ictimai following Azerbaijan’s admission to the Council of Europe has helped to improve the quality of journalism.
However, reflecting concerns expressed by its Members, the EBU:

- Condemns arrests, harassment and intimidation of journalists and calls upon governments to investigate all instances of violence against journalists and bring to justice those responsible;

- Calls on authorities to respect the rulings of the ECHR and to resolve all cases against journalists through fair, transparent procedures in line with international legal standards(3);

- Demands that legislators and authorities develop amendments to the criminal code so as to decriminalize defamation, and to refrain from bringing any new criminal prosecutions against journalists for defamation;

- Calls upon all governments to take concrete steps to create an environment conducive to freedom of expression, including by preventing the abuse of defamation laws and other legal provisions to silence critical voices;

- Calls on all governments to avoid undue government regulation and interference with freedom of expression, and stresses that censorship and jamming of broadcaster signals have no place in a democratic society;

- Urges governments to create conditions for freedom of expression on all media platforms, to ensure impartial and independent journalism, including reporting by independent journalists, and full and open democratic debate without interference from authorities or fear of violence or other forms of intimidation;

- Recalls that the Internet and social media networks are crucial to media pluralism in a democratic society and urges all governments to respect the freedom of individuals to express themselves through these networks.(4)

The EBU recognizes further that media freedom must go hand in hand with media responsibility and with journalists acting in line with our professional standards and values.

It pledges to support the development of fair and balanced quality journalism within Ictimai, as also within all its other Members, through the organization of training, professional discussion and the exchange of best practices.

Finally, the EBU supports its Members unreservedly in ensuring that the principles contained within this declaration are respected in their countries.

Editor's notes:

(1) Statutes of the European Broadcasting Union, Art. 1
(2): "The purpose of the EBU is to contribute, in the field of broadcasting, to:
(a) promoting and developing the concept and values of public service broadcasting (i.e. radio, television and other electronic media);
(b) safeguarding and improving freedom of expression and information, which is one of the essential foundations of a democratic society and one of the fundamental conditions for its progress and for the development of every individual;
(c) enhancing the freedom and pluralism of the media, the free flow of information and ideas, and the free formation of opinions;
(d) employing and developing information and communication technology as a means to further the right, regardless of frontiers, to express, seek, receive and impart information and ideas, whatever their source;
(e) developing cultural diversity, intercultural dialogue and exchanges in conditions which safeguard such fundamental values as tolerance and solidarity;
(f) protecting and promoting Europe’s cultural heritage and the development of its audiovisual creation by offering an increasing choice of programmes and services;
(g) reinforcing the identity of the peoples, social cohesion and the integration of all individuals, groups and communities;
(h) fulfilling the public’s expectations in the information, educational, cultural and entertainment fields through the production and dissemination of a diversified range of high-quality programmes."

(2) List of EBU Members’ countries: Albania, Algeria, Andorra, Armenia, Austria, Azerbaijan, Belarus, Belgium, Bosnia-Herzegovina, Bulgaria, Croatia, Cyprus, Czech Republic, Denmark, Egypt, Estonia, Finland, France, Georgia, Germany, Greece, Hungary, Iceland, Ireland, Israel, Italy, Jordan, Latvia, Lebanon, Libya, Lithuania, Luxembourg, FYR Macedonia, Malta, Moldova, Monaco, Morocco, Montenegro, Netherlands, Norway, Poland, Portugal, Romania, Russia, San Marino, Serbia, Slovakia, Slovenia, Spain, Sweden, Switzerland, Tunisia, Turkey, Ukraine, UK, Vatican State

(3) EU statement on Media Freedom in Azerbaijan, OSCE Permanent Council No. 794, Vienna, 10 February 2010 http://www.delvie.ec.europa.eu/en/eu_osce/eu_statements/2010/February/PC%20no.794%20- %20EU%20on%20media%20freedom%20in%20AZE.pdf.

(4) EU Declaration by HR Ashton on World Press Freedom Day - 3 May 2010 http://www.europa-eu-un.org/articles/en/article_9712_en.htm. "The European Union recalls the consensus reached at the Human Rights Council on Freedom of Opinion and Expression, which recognises the importance of the Internet in the exercise, promotion and protection of the right to freedom of opinion and expression. It urges all States to take all necessary measures to guarantee that the right of freedom of expression in all its forms is respected through respect for international human rights standards and in cooperation with all relevant international actors."

18 giugno 2010

Saramago na terra de mafia e da camorra

E' scomparso lo scrittore portoghese José Saramago e sono andato a cercare sul sito della radio nazionale RDP qualche testimonianza sonora. Ne ho trovate due: una rievocazione di qualche anno fa nel programma "Vidas que Contam", di Ana Aranha e una intervista apparsa con il titolo "A Força das Coisas".
Saramago fu protagonista di un clamoroso fatto editoriale lo scorso anno, quando Einaudi, casa editrice del gruppo Mondadori, si rifiutò di pubblicare la versione cartacea del "Caderno" apparso sul blog dell'ultraottantenne autore, dichiaratamente comunista, filopalestinese, antimondialista. Ma i suoi richiami all'integrità, ai valori profondi della democrazia, come in questo recente intervento



incarnavano la radicata tradizione che va dai profeti della Bibbia ai moderni poeti civili. Una voce che rovescia gli equilibri prestabiliti e deve essere ascoltata.
Sul diario online di Saramago erano apparsi due interventi al vetriolo sull'Italia di Berlusconi (questo e questo). Einaudi - da sempre editore dei suoi romanzi - rifiutò di pubblicare i Quaderni, poi editi da Bollati Boringhieri, dichiarando tra l'altro che:
«Si tratti di lui o di qualsiasi altro esponente politico, di qualsiasi parte o partito, l’Einaudi si ritiene libera nella critica ma rifiuta di far sua un’accusa che qualsiasi giudizio condannerebbe.»
Saramago aveva scritto tra l'altro: "Realmente, na terra da mafia e da camorra, que importância poderá ter o facto provado de que o primeiro-ministro seja um delinquente?" Einaudi accampò come scusa la volontà di non fare del vilipendio ma la realtà era diversa e molto semplice. Se il libro fosse uscito il padrone si sarebbe trovato nella inusitata situazione di dover denunciare sé stesso per diffamazione, cosa che francamente non avrebbe retto. In questi casi la censura è di gran lunga preferibile. Tanto più quando è uno strumento così familiare...









15 giugno 2010

L'OSCE chiede più libertà di stampa. In Armenia e Italia

E' possibile che per poter fare i propri porci comodi con escort e veline, i rappresentanti di un governo democratico forzino un parlamento nazionale all'approvazione di una legge che compromette un fondamentale strumento di lotta alla criminalità organizzata ("votate per noi, avrete molta più sicurezza...") e rende il giornalismo d'inchiesta un reato penale e pecuniario grave?
Eccome se è possibile. Lo ha scoperto persino l'Osce, l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, che insieme a una dura nota sull'inadeguatezza della nuova legge sui media promulgata in Armenia (non tutelerebbe a sufficienza la libertà di espressione radiotelevisiva) se la prende ufficialmente con la nostra legge bavaglio, chiedendo in modo esplicito, attraverso la sua rappresentante per la libertà di stampa Dunja Mijatovic, di modicarne il testo.
Già eravamo finiti nelle parti più basse delle classifiche mondiali sulla libertà di stampa. Adesso manca solo che l'OSCE invii una missione permanente per tutelare il nostro diritto a conoscere le porcate - tutte le porcate - perpetrate da una classe dirigente che grazie a una legge elettorale degna del Tadjikistan non possiamo neppure mandare a casa. A me pare che sia veramente venuto il momento di preoccuparsi e fare qualcosa, qualunque siano le posizioni politiche (immagino democratiche) di chi dovrà subire questo obbrobrio.

OSCE media freedom representative urges Italy to amend bill on electronic surveillance

VIENNA, 15 June 2010 - The OSCE Representative on Freedom of the Media, Dunja Mijatovic, today called on Italy to drop a draft law on electronic surveillance - also known as the 'wiretap law'- backed by the Italian government or revise it to bring amendments in line with international standards of freedom of expression and OSCE commitments.
On 10 June, the Italian Senate passed the bill on electronic surveillance and electronic eavesdropping (Law No. 1611) in a controversial vote boycotted by opposition senators.
"I am concerned that the Senate approved a bill that could seriously hinder investigative journalism in Italy despite several warnings from my Office. It marks a trend towards criminalizing journalistic work," said Mijatovic.
"Journalists must be free to report on all cases of public interest and must be able to choose how they conduct a responsible investigation. The draft law in its current form contradicts OSCE commitments, especially as it prohibits the use of some confidential sources and materials which may be necessary for meaningful investigative journalism in the service of democracy," Mijatovic said.
According to Mijatovic, problematic amendments of the draft law include:
Severe restrictions on the publishing of documents related to court proceedings or police investigations prior to the beginning of a trial;
The introduction of a penalty of up to 450,000 euros for publishers and 30 days in jail and a penalty of up to 10,000 euros for journalists who publish leaked wiretapping materials before the beginning of a trial;
The possibility of a prison sentence for anyone who is not a "professional journalist" who records or films a person without their prior approval.
The amendment still needs to be approved by the lower house of parliament and signed by the President of Italy to become law.

03 giugno 2010

Basta censure


PAROLE CONTRO IL BAVAGLIO | Contro la legge sulle intercettazioni

Con Riccardo Chiaberge, Gaetano Liguori, Carlo Alberto dalla Chiesa, Daniele Bresciani, Gian Paolo Serino, Elio De Capitani, Umberto Fiori, Piero Colaprico, Nicoletta Vallorani.

Giovedì 3 giugno 2010 ore 18.30
La Feltrinelli Piazza Piemonte, 2
- MILANO -


Il microfono resterà a disposizione di tutti coloro - lettori, amici, autori, librai, cittadini - che vorranno testimoniare il loro dissenso dal decreto sulle intercettazioni leggendo pagine di saggisti, romanzieri e poeti.

07 marzo 2010

Italia 2010: l'ombra della censura sulla democrazia

Non è la prima volta che mi chiedo se in Italia la libertà di espressione sia una realtà effettiva, sancita, incoraggiata e tutelata, o una mera convenzione. Qualcosa di scolpito nella pietra di una tavola o tracciato sulla sabbia, frettolosamente e perché si "deve fare". Penso che debba chiederselo chiunque scriva, più o meno meritatamente, su un grande giornale, visto che è in tale contesto che è doveroso verificare la presenza di eventuali condizionamenti (purtroppo ci sono).
Ma in questi giorni il dubbio si è fatto particolarmente angoscioso. Tanto da farmi chiedere se una volta postami la domanda ho davvero voglia di conoscere la risposta. Che in Italia, prima di Internet, l'accessibilità ai mezzi comunicazione fosse un po' meno incondizionata che altrove, lo si sospetta da tempo. I media a controllo pubblico garantiscono solo una equa visibilità dei controllori, a scapito di tutto il resto. Potrebbe bastare se i controllori rappresentassero davvero gli elettori, ma con questa legge elettorale non basta. I media non pubblici, commerciali o no profit, sono manchevoli: i primi sono affetti da troppe impurità politiche, i secondi, quando non sono semplicemente negati, sono troppo fievoli. Il piccolo universo delle radiotelevisioni minori si è improvvisamente trovato in una situazione insostenibile quando il governo ha approvato una versione del decreto delle delle mille proroghe (che bizantinismo anacrologico) che sospende l'erogazione dei rimborsi per spese elettriche e di agenzia stampa alle emittenti che non siano affiliate a un partito o a una corrente politica. Per certi versi è una decisione che non sorprende, provenendo da un governo ormai apertamente autocratico. Ma sono convinto che si sia trattato della ennesima, banale dimostrazione della totale incapacità di una parte consistente di chi è stato portato in Parlamento (comunque la pensiamo o abbiamo votato, non siamo noi ad aver scelto quelle persone, noi ci siamo limitati a fare un segno su un vuoto simbolo, esattamente come si faceva nei paesi del blocco sovietico il cui destino non democratico ci era stato, apparentemente, negato).
Le emittenti che hanno ricevuto questo brutto schiaffo autoritario da un governo che interpreta il concetto di semplificazione non riducendo e razionalizzando leggi discusse in aula ma incrementando a dismisura il numero di decreti (traduzione: diktat), stanno facendo sentire la loro protesta, per esempio con spot come quello che potete ascoltare qui sotto, messo gratuitamente a disposizione dagli ormai fraterni amici di Newslinet. Seguite questo link per leggere invece il comunicato di Radio Popolare di Milano.

I sostegni economici tolti si possono reinstaurare e il governo, persino questo governo, finirà per provvedere, se non altro per cancellare una delle tante figuracce inanellate in questi mesi. Non sarà altrettanto rimediabile la vergogna della sospensione di programmi radiotelevisivi con "contenuti politici" alla vigilia di elezioni, oltretutto amministrative e in presenza di scandali macroscopici come l'abuso emergentistico perpetrato dagli inquisiti della protezione civile. La sospensione di quelle trasmissioni puzza manifestamente di mordacchia, è pura e semplice censura preventiva.
Il bavaglio di stato è caduto come una mannaia anche sul programma televisivo Protestantesimo, curato dalla federazione delle Chiese evangeliche di cui faccio parte. A febbraio la Rai ha fatto sapere che la puntata di protestantesimo con due servizi dedicati agli scontri razziali in Calabria e alla nostra costituzione (il 17 febbraio i protestanti italiani celebrano le "patenti" del 1848 con cui Carlo Alberto di Savoia garantì, a noi cristiani non cattolici e agli ebrei, la libertà di culto), sarebbe dovuta slittare a dopo le elezioni, togliendo di fatto agli spettatori italiani uno spunto di riflessione in più in una nazione in cui le amministrazioni locali come quella di Goito, nel Mantovano, possono permettersi di calpestare la Carta costituente chiudendo le porte degli asili comunali ai non cristiani. Riporto qui la lettera del Pastore Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche italiane. A commento della censura subita da Protestantesimo.
Soppressione servizi "Protestantesimo" (Raidue)

La recentissima legge sull’informazione in campagna elettorale ci ha sorpresi con una nuova ed imprevedibile norma.
Avevamo preparato servizi senza alcun esponente politico e istituzionale, ma non pensavamo che addirittura si arrivasse a vietare di trattare temi politici in programmi non giornalistici.
Abbiamo cercato di trattare con , il nostro direttore (Massimo Lavatore) ha cercato di sostenerci ma l’ufficio legale della RAI è stato implacabile e ci ha cancellato i due servizi che avevamo preparato per la settimana della libertà, uno su “Immigrare dopo Rosarno” e l’altro su “Difendiamo la costituzione”.
In allegato trovate il testo dell’editoriale del Pastore Massimo Aquilante, Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, che aprirà la puntata di Protestantesimo in onda lunedì 22 febbraio alle 01,30 circa e successive repliche. I successivi servizi saranno: “Ti racconto la mia storia”, in incontro con il Pastore Romolo Ricciardiello delle chiese evangeliche della Valle del Sele, “Resistere in Zimbabwe: un incontro con Henry Chiromo, pastore dell’Unione Battista dello Zimbabwe; chiuderà il programma il 4° episodio della serie biblica: “L’Evangelo secondo Schubert”.

Marco Davite
Protestantesimo


Per gli evangelici italiani il 17 febbraio è una festa della libertà. Si ricorda, infatti, il 17 febbraio del 1848, quando il re Carlo Alberto concesse i diritti civili ai valdesi, presenti da secoli nel nostro Paese. Da quel giorno, ogni anno nelle Valli valdesi del Piemonte, si accendono grandi fuochi, a memoria, appunto, dell’inizio di quel cammino di libertà che, attraverso il Risorgimento e la Resistenza, avrebbe trovato compimento nella Costituzione repubblicana del 1946.
Da anni ormai questa ricorrenza è diventata una festa non solo per i valdesi ma per tutti i protestanti italiani. E’ la “settimana della libertà”, nella quale le chiese evangeliche organizzano iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della libertà. Siamo infatti consapevoli che non può esservi piena libertà per una parte – la nostra – se non vi è, contemporaneamente e altrettanto pienamente, la libertà per gli altri .
Questa è la ragione per cui la Federazione delle chiese evangeliche in Italia ha voluto dedicare la Settimana della libertà di quest’anno alla questione dell’immigrazione, e in particolare ai fatti avvenuti nella cittadina calabrese di Rosarno, all’inizio di gennaio. Riteniamo, infatti, che da quella tristissima vicenda sia emerso chiaramente un problema di libertà e di rispetto dei diritti fon damentali, che riguarda il Paese nel suo complesso. Da decenni, le chiese evangeliche sono fortemente impegnate nel campo dell’accoglienza agli stranieri. E in una direzione ben precisa: quella della costruzione di esperienze di integrazione. Si vive insieme la stessa fede in Gesù Cristo, condividendo i doni che ciascuno ha ricevuto, arricchendoci reciprocamente delle diverse spiritualità e sensibilità culturali, edificando insieme la chiesa e la sua testimonianza nel Paese.
La Federazione delle chiese evangeliche ha prodotto un dossier, che raccoglie vari articoli, e due servizi televisivi per la rubrica Protestantesimo di oggi, uno sull’immigrazione e l’altro sulla Costituzione italiana. Il dossier è facilmente reperibile presso le nostre chiese. I due servizi, invece, non potranno andare in onda. La recentissima legge in materia di informazione pubblica stabilisce infatti che i programmi televisivi non riconducibili ad una testata giornalistica non possano affrontare temi di rilevanza politica durante il tempo della campagna elettorale. E poiché non si può parlare di immigrazione senza parlare contemporaneamente di politiche dell’immigrazione, come non si può parlare di Costituzione senza fare riferimento agli attacchi cui è soggetta negli ultimi tempi, dovrete aspettare, cari telespettatori, la fine della competizione elettorale per poterli vedere.
Le leggi si rispettano, non v’è dubbio. Tuttavia, vogliamo esprimere il nostro disagio. Ci è stato detto che una rubrica religiosa come Protestantesimo deve occuparsi solo di religione e lasciar perdere il resto. Per noi protestanti, però, la confessione della fede non può che essere strettamente legata alle questioni fondamentali della vita: la libertà, la democrazia, la giustizia. La fede non è soltanto un sentimento da esprimere la domenica in chiesa, ma è un impegno a vivere l’evangelo della grazia e della liberazione in Cristo nelle cose di tutti i giorni che riguardano tutti: un messaggio da confrontare criticamente con la realtà personale, ma anche sociale e politica, del nostro tempo. Che dire? Nell’invitarvi a rimanere con noi per il prossimo servizio, vi chiediamo anche di riflettere insieme a noi.

Per adesso, si dirà, c'è ancora l'indipendenza di Internet. Ma attenti, la libertà d'espressione deve valere per tutti i mezzi perché la censura è un virus molto contagioso. E i cavi della rete sono sotto il controllo di operatori pesantemente indebitati e in mano ad amministratori dalla condotta non sempre irreprensibile, deboli, esposti ai condizionamenti della politica e dei gruppi di interesse. E' in fin dei conti una libertà di espressione per la quale versiamo mensilmente un canone: non è troppo diversa da quella radiotelevisiva. Chi percepisce i nostri sudati canoni, con o senza il controllo parlamentare alle spalle, avrà sempre l'ultima parola.

10 novembre 2009

Niente stregoni alle radio ugandesi

James Buturo è uno di quegli ineffabili funzionari governativi africani che non sfigurerebbero in una compagine ministeriale italiana. Le cronache internazionali seguono da tempo le bislacche decisioni del ministro ugandese dell'etica e dell'integrità (oh, yes). L'ultima - di cui Francesco Delucia mi ha dato conto oggi - riguarda il divieto per giornali e televisioni di pubblicazione di materiale pornografico. Divieto, scrive nella sua corrispondenza la testata online New Vision, che include nella definizione di pornografia anche le foto di genitali di individui adulti. Per qualche ragione nota solo al solerte ministro, insieme al decreto antiporno è arrivata una regola che vieterà agli stregoni l'accesso alla pubblicità radiofonica. Gli spot acquistati per propagandare filtri, cure e pozioni sono in crescita sulle stazioni ugandesi e questo non va bene, lede l'integrità e la reputazione della nazione, ha dichiarato Buturo ai giornalisti.
Del resto, per il ministro dell'Etica anche l'omosessualità è un flagello da debellare ex lege. Il parlamento di Kampala sta discutendo una sua proposta di legge che potrebbe portare gli omosessuali in galera e perfino sul patibolo (qui una corrispondenza della BBC che ha intervistato un attivista gay ugandese). Non oso pensare che cosa accadrebbe a un giornale che pubblicasse la foto di uno stregone omosessuale nudo mentre conduce una trasmissione di medicina tribale alla radio.
Durante gli scontri che il settembre scorso hanno agitato la capitale, il governo aveva fatto chiudere quattro stazioni "ree" di aver trasmesso dibattiti e telefonate in diretta. Due di queste stazioni, Sapientia e Akaboozi/Radio Two, sono state riaperte in questi giorni, dopo due mesi di silenzio forzato. Altre due, CBS e Ssuubi (sul sito leggo "siamo spenti ma saremo sempre online"), sono ancora imbavagliate. Del resto, leggo proprio adesso sullo Uganda Media Center, il sito dei portavoce del governo, che il presidente Yoweri Museveni invita apertamente le stazioni radio a "dire la verità" e a smetterla di imitare i media occidentali “I do not know what culture you are promoting now by using your radios. You should reflect on this”, ha ammonito - berlusconianamente - l'illuminato presidente, l'uomo che ha preso il potere dopo la guerra che ha destituito il simpatico dittatore Idi Amin.
Buturo to crack down on porn
Friday, 30th October, 2009 BY MILTON OLUPOT

THE Government is going to crack down on media houses that publish pornography, ethics minister James Buturo announced on Thursday.
Radio stations that advertise services of witchdoctors will also face actions as they contravene the Witchcraft Act 1957, he warned. “They are promoting witchcraft-related activities to the detriment of Uganda’s integrity,” Buturo said.
The minister told journalists at the Media Centre in Kampala that the Cabinet had restated its determination to take action against promoters of immorality in the country. He noted that a new law on pornography was in the offing.
“While the law is awaited, the Cabinet has directed that action should be taken against those sections of the media where it is a shareholder. The Bukedde newspaper (a Luganda daily) has been singled out for its persistent promotion of pornographic material,” he said.
Buturo complained that almost every other day, pictures of naked men and women adorn the newspaper. Radio stations are also popularising services of witchdoctors at a rate that is increasing, he said. “The Government expects immediate retraction from publishing pornographic materials by the Editor (of Bukedde). If this is not done, Kulubya Geoffrey will be arrested and other measures taken to assert moral credentials of Ugandans,” he said.
Buturo stated that the Cabinet had already approved the Pornography Bill and he would soon table it before Parliament. The new law, he noted, comprehensively addresses the issue. Asked for a reaction, the Bukedde editor, Geoffrey Kulubya, said the paper does not promote pornography. “We are guided by New Vision Board guidelines which define pornography as exposure of naked adult genitalia. Ssenga (Bukedde sex columns) are written by acknowledged experts and are purely for education purposes,” he said
Kulubya added that Bukedde’s sales growth is not as a result of pornography but the paper’s editorial policy of crusading against domestic violence, child abuse and focusing on community related stories with a focus on human interest angles.

03 ottobre 2009

Stampa in libertà (vigilata)

L'amico Simone mi invia il link al rapporto Freedom of the press 2009, la classifica libertà di stampa nel mondo curata come ogni anno da Freedom House, una fondazione nata nel 1941 sotto l'indiretto patrocino di Franklin Delano Roosvelt (non esattamente un marxista, quindi). Attraverso l'analisi di una serie di parametri raggruppati in macrocategorie, come l'assetto legale o la situazione economica, la classifica Freedom of the Press misura il livello del potenziale condizionamento cui sono sottoposti i giornalisti nelle varie nazioni. Superata la soglia dei 30 punti i condizionamenti vengono giudicati eccessivi e la nazione retrocessa tra quelle dove la libertà è ritenuta solo "parziale". Dopo i 60 punti la stampa non è più considerata libera. L'Italia di punti ne ha 32 e in Europa viene quindi classificate tra le parzialmente libere, insieme alla Turchia che sfiora la non libertà con 50 punti. Se si è meno generosi nel includere la Turchia come parte integrante dell'Europa, restiamo i soli. Nel 2008 eravano ancora liberi, ma molto vicini ai 30 punti della parziale dannazione. Per la verità le cose non vanno male come nel 2005 e nel 2006, quando eravamo a 35 punti.
Per ironia della sorte, tra le vittime citate nel rapporto 2008 (allora l'Italia veniva giudicata piena di condizionamenti ma libera) troviamo menzionati anche i giornalisti de Il Giornale, che erano stati denunciati da Ferdinando Adornato per la pubblicazione di articoli relativi all'acquisto di un appartamento a prezzi di favore. Questo perché liberta di stampa è anche certezza di poter scrivere di fatti documentati senza dover perdere ore preziose nelle aule di un tribunale. E' lo stesso Giornale che ieri apriva chiedendo la chiusura di un programma giornalistico in tv e al tempo stesso, senza curarsi dell'evidente contraddizione, nell'editoriale ironizzava sulla completa inutilità della manifestazione per la libertà di stampa organizzata sabato a Roma. Da qui potete scaricare le classifiche, le note metodologiche e altri dati e grafici interessanti.