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04 novembre 2011

La programmazione nazionale di Clear Channel abbatte il mito della radiofonia locale USA


Incalzato dall'ibiquità di servizi come la radio satellitare e le piattaforme musicali in streaming via Internet, sta tramontando il mito americano dela radio urbana e rurale o comunque locale. Un mito condizionato storicamente da una tecnologia che ottanta anni fa non consentiva la messa in rete dei programmi radiofonici e che ha resistito sul piano culturale anche quando le tecnologie erano perfettamente disponibili.
La radio americana localistica soffre - e gli altri media se ne accorgono, qui un pezzo molto critico apparso sul portale FoxNews - davanti a fenomeni come Sirius XM, che copre dal cielo l'intero territorio americano e risulta molto appetibile per gli abbonati paganti e le grandi aziende inserzioniste. Ma soffre anche per colpa di un'altra forma di ubiquità, rivolta non al territorio ma all'insieme dei suoi individui. Pandora e la musica in streaming raggiunge tutti e a tutti è capace di dare qualcosa di molto specifico, personalizzato. E' il paradosso di una forma di radiofonia iper-localizzata ma disponibile ovunque, un modello che la radio locale non può imitare visto che via etere sarebbe impossibile accendere una stazione radio pro capite.
Ancora una volta Clear Channel, proprietario di centinaia di stazioni urbane USA, è al centro di questa profonda trasformazione. In queste settimane l'operatore radiofonico ha preso importanti decisioni, prima licenziando personale e animatori in molte stazioni attive nei mercati pubblicitari più piccoli, poi annunciando la nomina di una squadra nazionale di "responsabili di formato", un "brand management team" che si occuperà della programmazione diffusa a livello nazionale dall'intero network basandosi sulle decisioni di un ristretto gruppo di personalità esperte dei diversi formati musicali e dell'immagine del brand Clear Channel. La parola d'ordine, in ogni caso, è "national programming" (nella foto il responsabile a livello corporate, Darren Davis), concetto che la radio americana fatica ancora ad abbracciate. Potenziata anche l'offerta di iHeart Radio, la piattaforma in streaming che Clear Channel ha schierato in risposta a Pandora. Anche questa sarà una piattaforma sempre più unitaria e nazionale nella distribuzione e sempre più aperta alla personalizzazione sul singolo ascoltatore in virtù dei nuovi strumenti tecnologici di relazione offerti dai social media.
Come andrà a finire per la radiofonia locale? L'accesso alle risorse finanziarie, ovvero agli investimenti pubblicitari, sarà sempre più difficoltoso, ma l'unico modo per sopravvivere è riuscire a fare incontrare gli ultimi residui del localismo: comunità dei cittadini-consumatori da un lato e nelle attività economiche specifiche delle aree metropolitane. Sarà una partita molto difficile perché la radiofonia urbana sta perdendo colpi anche in ambiti fondamentali come l'informazione locale e quella sul traffico automobilistico, anche qui incalzata dai social media e dalle tecnologie di car navigation e traffic information.
Riporto qui il comunicato relativo al nuovo Brand Management Team di Clear Channel perché credo sia una lettura interessante per i nostri network radiofonici nazionali.

Clear Channel Radio Announces New Brand Management Team

New Team Will Be Part of Clear Channel’s National Programming Platforms
Kelly Doherty Named Director of Imaging for National Programming Platforms
New York, NY – November 3, 2011 – Clear Channel Radio, the leading media company in America with a greater reach in the U.S. than any radio or television company, today announced 24 appointments to its new Brand Management Team, a part of its new National Programming Platforms; and the appointment of Kelly Doherty as Director of Imaging. All positions are effective immediately.
Tom Poleman, recently appointed President of National Programing Platforms leads the division, which focuses on developing on-air and digital programming content as well as live events that will leverage Clear Channel’s 850 stations and websites and iHeartRadio for listeners, advertisers and strategic partners.
The new Brand Management Team, which consists of a Brand Manager and Brand Coordinator for each format, will serve as Clear Channel’s in-house format experts. The team will help manage the highly effective Premium Choice Network, which imports and exports programming innovation and excellence from region to region, market to market and station to station providing the highest quality research, talent and programming otherwise unavailable. The team will also be available to consult with select stations and to assist Clear Channel’s Senior Vice Presidents of Programming as needed throughout the country, and will gather and share format-specific content, information and resources throughout the field. Other responsibilities will include the development of format-specific contest opportunities and involvement in research and major marketing initiatives executed within their respective formats. Darren Davis, Senior Vice President and General Manager of National Programming Platforms will lead the Brand Management Team.
“The collective expertise of this team is unmatched. I’m excited to have them play a lead role in all facets of leveraging our national on-air, digital and special event content,” said Tom Poleman.
“Our Brand Managers are an unprecedented team of the top-performing format experts chosen because of their track record of ratings success, their reputation both inside and outside of Clear Channel and feedback from managers throughout our organization. They will offer a level of expertise, experience and talent to Clear Channel that is unavailable anywhere else.” said Davis.
Brand Management Team appointments include:
Mainstream AC (Adult Contemporary)
Brand Manager: Chris Conley
Brand Coordinator: Rob Miller

Hot AC
Brand Manager: Tony Coles
Brand Coordinator: Brian Check

Classic Hits / Oldies
Brand Manager: Bill Cahill
Brand Coordinator: Keith Abrams
Mainstream CHR (Contemporary Hit Radio)
Brand Manager: John Ivey
Brand Coordinator: Alex Tear
Rhythmic CHR
Brand Manager: Cat Collins
Brand Coordinator: Dylan Sprague
Country
Brand Manager: Clay Hunnicutt
Brand Coordinator Country: Doug Montgomery
Brand Coordinator Classic Country: Chad Heritage

Active Rock / Alt
Brand Manager: Brad Hardin
Brand Coordinator Active: Chris Williams
Brand Coordinator Alt: Julie Pilat
Classic Rock
Brand Manager: Eric Wellman
Brand Coordinator: Joe Bonadonna
Spanish
Brand Manager: Jim Lawson
Urban / Urban AC
Brand Manager: Doc Wynter
Brand Coordinator Urban: Kris Kelley
Brand Coordinator UAC: Derrick Brown
Talk
Brand Manager: Darryl Parks
Brand Coordinator: Ken Charles
Also today, Clear Channel named Kelly Doherty (Kelly, Kelly, Kelly) Director of Imaging for the National Programming Platforms. Doherty, previously Imaging Director for KIIS-FM, KYSR FM and Ryan Seacrest programming (AT40/On Air/Entertainment Edge) in Los Angeles, will expand her responsibilities and will oversee Clear Channel’s creative imaging efforts including the representation for national programming, products, promotions such as the new Artist Integration Program and large contest and events including the iHeartRadio Music Festival.

24 ottobre 2011

Rai estero e minoranze: 50% di tagli sui fondi pubblici

Dobbiamo operare sotto la ferula. Non lo dico io, lo dice il sottosegretario Paolo Buonaiuti annunciando i prossimi tagli - pari al 50% (su un totale che ammonta attualmente a 45 milioni) - sui fondi di finanza pubblica devoluti alla RAI a
supporto di due importanti "convenzioni": quella per le trasmissioni destinate alle minoranze linguistiche e quella (già penalizzata in passato con la soppressione delle trasmissioni in onde corte) per i programmi diffusi all'estero da Rai International.
La ferula? Confesso: da bravo (o cattivo, giudicate voi) non-cattolico non sapevo si trattasse del caratteristico bastone pastorale vescovile. Il dizionario mi ha rivelato però che la ferula, una pianta da cui i romani ricavavano bastoncini molto dolorosi se manovrati come scudisci, è anche l'attrezzo utilizzato per le punizioni corporali nelle scuole di un tempo che fu. E' ironico che proprio per dare la notizia di un inevitabile ridimensionamento dell'offerta radiofonica rivolta alle minoranze di una Italia che tutela le proprie comunità linguistiche nella Costituzione, Buonaiuti abbia scelto un termine da cercare sul dizionario. "Siamo sotto la ferula di una crisi globale" e quindi, cari amici di Aosta, Trieste, Bolzano, la radio nel 2012 parlerà un po' meno in patois, sloveno e tedesco. Lo stesso vale per gli italiani all'estero, per informare e intrattenere i quali RAI International utilizza circa 22 di quei 45 milioni. Estrapolando dalle anticipazioni di Buonaiuti, adesso dovranno accontentarsi di 11.
“Non ho grandi buone notizie. Dobbiamo operare sotto la ferula di una crisi globale che vede ridotti tutti i contributi. Sono stati tagliati trasversalmente i fondi al Ministero; la Presidenza del Consiglio, depositaria del fondo per l’editoria, non potrà avere una sorte diversa, benché al momento io non possa dare informazioni precise sulle cifre”. Lo ha affermato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per l’editoria, Paolo Bonaiuti, in occasione dell’audizione della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera.
"Sto preparando – ha proseguito Bonaiuti - una lettera da inviare al Direttore Generale della Rai in cui dico che come minimo prevedo un taglio del 50% alle convenzioni stipulate con la Rai per le minoranze linguiste e Rai Internazionale - ha proseguito Bonaiuti - Il valore di queste convenzioni è di 45 milioni di euro, di cui 21-22 dovrebbero andare a Rai Internazionale a cui, come i cultori della materia sicuramente ricorderanno, già l’anno scorso ebbi a ridurre i fondi per far arrivare i contributi alla carta stampata".
Sul fronte delle riforme, Bonaiuti ha aggiornato la Commissione sui tavoli di lavoro tematici insediati per rinnovare il settore: "martedì si sono riuniti i tavoli tecnici su diritto d’autore, onlus e tariffe postali. Mercoledì si riunisce quello per le questioni forme di sostegno, cioè i contribuiti diretti, e nel pomeriggio quello per gli accordi quadro (pubblicità istituzionale). Venerdì, infine, si riunirà il tavolo informatizzazione e parità di trattamento (digitalizzazione della distribuzione). Stiamo preparando gli articolati per agire con efficienza".
Obiettivo della riforma “è "andare a cercare sprechi e tagliarli tutti assieme, tenendo presente due principi fondamentali: l’occupazione dei giornalisti e dei poligrafici e le vendite effettive" ha concluso Bonaiuti. (20/10/2011 – ITL/ITTNET)
(Così scrive il portale Italian Network).
Solo dopo che Chris Diemoz (impegnato tra l'altro nella conduzione del programma "Caleidoscopio" per conto della redazione di Radio Rai Val d'Aosta) mi ha segnalato la notizia attraverso un post apparso nel blog di Luciano Caveri, consigliere regionale valdostano con responsabilità dei programmi locali dell'emittente pubblica, ho visto che molte agenzie l'avevano ripresa dopo le dichiarazioni di quattro giorni fa. Con i tagli praticati a partire dal prossimo anno, i programmi radiotelevisivi nelle lingue minoritarie e quelli pensati per gli italiani all'estero riceveranno la metà dei finanziamenti destinati finora. Come dire che gli italiani che parlano tedesco e gli italiani che vivono in Germania sono sotto la ferula un po' più degli altri. La crisi è globale, evidentemente, mica andrete a pensare che possa essere una nostra responsabilità? Tagliamo i fondi per colpa di Merkel e Sarkó.
Ho fatto qualche altra ricerca e ho trovato un recente studio della Fondazione Rosselli sugli Investimenti pubblici nell'industria culturale e delle telecomunicazioni. Fino al 2008 i fondi utilizzati per le due già citate convenzioni ammontavano a 69,1 milioni di euro. Dal 2002 al 2008 gli stanziamenti hanno avuto un andamento irregolare: in crescita fino al 2004, poi in calo fino alla brusca riduzione del 2007, in coincidenza con la soppressione dei programmi radio in onde corte. Poi di nuovo un piccolo aumento, ma evidentemente siamo arrivati a oggi e ai famosi 45 milioni. Contro gli 83 del 2004 (con le onde corte ancora accese). Il prossimo scalino scenderà davvero a 22,5 milioni? Probabile.
Immagino che basterebbe fare un piccolo taglio sui contratti con Bruno Vespa e Giuliano Ferrara per finanziarie anche un canale 24/7 in lingua shqiptare per Piana degli Albanesi. Se poi ci aggiungessimo i soldi regalati a Sgarbi per non fare programmi, potremmo andare a trasmettere in onde corte anche dalla Stazione Spaziale. E che dire della vergognosa carenza di contenuti che l'emittente pubblica rivolge a milioni di persone che sono venuti a lavorare qui e che pagano tasse e contributi? Per loro ci sono sempre i telegiornali con dentro Salvini che li esorta a tornarsene a casa. Che problema c'è del resto: uno la radio e il televisore può sempre spegnerli.

16 marzo 2011

SoundClound, lo sfondo musicale delle città del mondo

Sempre più ricca l'offerta artistico-sonora di SoundCloud, la community di condivisione di brani musicali, campioni audio che sta diventando sempre più un punto di riferimento per la sperimentazione di nuove forme musicali, gruppi e cantanti. L'ultima newsletter di questo social network per produttori e consumatori di audio mette in evidenza l'aspetto del localismo che caratterizza i suoi contenuti. Il tag "Soundcloud local" viene utilizzato per aggregare le tracce che provengono dagli iscritti che dichiarano di provenire da una stessa città e l'esperimento di Citysounds.fm - che attinge a queste informazioni fungendo da aggregatore - mette continuamente in circolo i brani di una Web radio globale molto particolare. Sto guardando su Citysounds le statistiche riguardanti Milano e noto che la mia città è al 44esimo posto delle località più attive, con un totale di 11.300 tracce e una media di 200 nuove aggiunte a settimana.
Ma il mashup più incredibile, dal mio punto di vista, è quello proposto dal sito You are listening to... che mescola i brani locali di SoundCloud alle voci catturate dagli scanner sintonizzati sulle frequenze della polizia metropolitana di alcune città nordamericane ridiffuse su Web attraverso Radioreference.com. Per il momento si possono ascoltare Los Angeles, Chicago, New York, San Francisco e Montreal. In questo istante SoundClound mostra di avere qualche problema e va un po' a singhiozzo, ma finora quello che ho potuto ascoltare mi è sembrato stimolante.

15 aprile 2010

OFCOM: come favorire le radio locali nell'era digitale


Corposo documento dell'OFCOM britannico a proposito di deregulation e localismo radiofonico. In questa fase di marcata attenzione nei confronti della migrazione al digitale, il regolatore UK si interroga (e sonda le opinioni del pubblico e degli operatori) su come favorire i contenuti radiofonici di stampo locale, sia dal punto di vista della sostenibilità finanziaria, sia sul piano delle mosse che possono incoraggiare la nascita di network regionali digitali attraverso modelli consortili e di syndication dei programmi. La questione interessa ancora anche la radio analogica, perché le leggi quadro recentemente approvate danno priorità alla migrazione digitale dei canali radiofonici a copertura nazionale ed è invece lecito attendersi che per le emittenti ultralocali e no profit continueranno a essere autorizzate all'uso dell'analogico, a meno che per questa tipologia di emittente non vengono gradualmente imposti sistemi trasmissivi numerici in-band come DRM+ e HD Radio.
Per leggere lo Statement on local radio, cliccate qui.

12 giugno 2009

12 giugno, la tv USA in digitale cambia anche la radio

Se si esclude la ricezione dei segnali televisivi terrestri a lunga distanza, quella che avviene in questi mesi tardoprimaverili-estivi in modalità propagativa E sporadico, non mi capita spesso di parlare qui di televisione. Ma sto leggendo in queste ore le cronache del passaggio alla tv terrestre digitale negli Stati Uniti e mi sembra giusto soffermarmi su questo avvenimento di portata storica. Il 12 giugno le televisioni locali americane che trasmettono via etere devono effettuare l'operazione di switch over. Da questa data, i telespettatori dovranno utilizzare apparecchiature compatibili con il sistema Advanced TV, proprio come noi italiani prima o poi dovremo servirci di televisori DVB-T. Dovranno essere televisori nuovi, con decoder digitale integrato, o apparecchi collegati a decoder esterni. Negli Stati Uniti la tv terrestre non è dominante come da noi, schiacciata com'è tra cavo e satellite, ma fino al 12 giugno chi voleva seguire notiziari televisivi locali e programmi dedicati alla propria comunità doveva accendere il televisore "normale". Nei miei viaggi di lavoro in USA mi è capitato di toccare con mano il funzionamento di certi stili di consumo televisivo quando a Los Angeles mi capitò di scendere in un albergo molto elegante e di trovare in bagno un minuscolo televisorino in bianco e nero sintonizzabile su alcune stazioni locali.
Forse non ce ne rendiamo conto molto bene neppure noi, ma il digitale rischia di avere un impatto molto forte anche da noi, dove la televisione terrestre non si limita a essere "dominante". Qui la tv è un formidabile strumento di creazione di consenso politico, anzi diciamola tutta: è un formidabile strumento di condizionamento politico, culturale e sociale che come collettività abbiamo deciso, in modo scellerato, di mettere nelle mani di pochissime persone, lasciando che una di queste persone potesse contemporaneamente prendere in mano un potere politico-amministrativo molto, troppo ampio. Ma io comincio a chiedermi che cosa succederà adesso. Che ne sarà dei due, tre, quattro televisori che i 14 milioni di famiglie italiane hanno in casa? Verranno tutti resi compatibili con il digitale terrestre? Quali conseguenze avrà la percentuale di televisori che inevitabilmente resteranno tagliati fuori, almeno per un certo periodo di tempo?
Ma torniano agli Stati Uniti, dove lo switch over al digitale comincia ad avere conseguenze anche nel mercato dei ricevitori radio. Il consumatore americano è sempre stato abituato ad acquistare apparecchi radio dotati di stadi di ricezione in onde medie (AM) e FM per le stazioni locali e molto spesso capaci di ricevere anche le frequenze dell'audio televisivo in banda VHF. Era un buon modo per consentire l'accesso a tutte le possibili fonti di notizie locali. Forse ci sarà chi troverà il modo e i componenti adeguati per fabbricare radio capaci di sintonizzarsi sull'audio di Advanced Tv, ma intanto un marchio specializzato in apparecchi radio di una certa qualità e prezzo, CCrane, ha pensato bene di sostituire, nel nuovo modello CCRadio2, la ricezione in banda televisiva analogica con quella nella banda radioamatoriale dei 2 metri, i 144 MHz in VHF/FM. Ora la banda "HAM" - per radioamatore non per prosciutto - campeggia sul display numerico di questo ricevitore classico, "da cucina" e portatile, insieme ad AM FM e banda VHF "weather" con i canali che trasmettono i bollettini meteo in caso di allarme-uragano (una funzione fondamentale negli stati più meridionali). Leggendo le informazioni sul sito della CCrane, le motivazioni per l'aggiunta della banda dei 2 metri sono molto simili. La radio funziona a batteria e in certe situazioni di emergenza potersi sintonizzare sui ponti radio amatoriali dei 2 metri può essere molto utile perché è lì che i radioamatori - anche quelli italiani -effettuano i loro collegamenti nel loro ruolo di supporto alla protezione civile. E' un piccolo grande segno di quanto possa essere ancora importante l'umile invenzione della radio.

05 febbraio 2009

Il lento declino delle stazioni locali USA

Un bell'articolo del quotidiano di Buffalo, New York, il Buffalo News, descrive il triste declino della programmazione locale che fino a qualche tempo dominava sulle stazioni ascoltabili nell'area. Ci sono le interviste alle stazioni che chiudono i programmi locali e a quelle che invece cercano di resistere, magari con una conduzione familiare, meno costosa (è il caso di WXRL e dei programmi condotti da Lynn Carol Schriver, figlia del proprietario, "Rambling" Lou. Oggi gran parte delle stazioni radio di Buffalo sono controllate da quelle che il giornale chiama "conglomerate", brave solo a riempire i loro palinsesti di programmi in syndication a playlist confezionate e messe in onda con il computer. Mentre su Internet è tutto un teorizzare di contenuti di nicchia e code lunghe (con qualche perplessità sui business model) la radio, per resistere, deve rincorrere la massificazione dei gusti degli ascoltatori. Raggiungere le nicchie, con i mezzi diffusivi, è diventato sempre più costoso. E purtroppo neanche la massificazione sembra pagare granché, visto che in questi mesi le famose conglomerate, Clear Channel in testa (che ha mandato a casa 1.800 persone, il 9% della forza lavoro), ormai riescono a massificare solo i licenziamenti.
E' un'epoca di crisi e persino gli inserzionisti su scala nazionale, quelli che finora hanno giustificato la produzione di programmi in syndication, tirano i cordoni della borsa. Non sarà facile spezzare questo circolo vizioso, anche perché diciamola tutta: il mercato pubblicitario è il pezzo dell'economia reale che assomiglia di più al mercato finanziario, quello dell'economia di carta. Si basa sulle stesse finzioni, la stessa, ottusa sospensione del giudizio. Bisogna credere che la pubblicità funzioni davvero per farla e venderla, un po' come succede per future e mutui subprime. Appena si smette di crederlo, il castello di carta crolla. E con lui tutte le cose che con la pubblicità si mantengono, primi tra tutti giornali e radio commerciali. D'altro canto, in un periodo come questo la gente è meno disposta a pagare di tasca propria, direttamente, i contenuti, di qualsiasi tipo. Non importa quanto tali contenuti siano massificati e appetibili per milioni e milioni di persone. Il che ci riporta alla casella di partenza: il cibo precotto ha preso il posto della cucina fatta in casa perché quest'ultima non era più sostenibile. Ma il cibo precotto, a tavola come alla radio, è piuttosto schifosetto e nessuno lo vuole più. E adesso, che si fa?

02/03/09 FOCUS: LOCAL RADIO
Local voices disappearing from radio dial
Outside conglomerates homogenize what’s heard
By Stephen T. Watson NEWS STAFF REPORTER

Ryan Seacrest. Rush Limbaugh. Delilah. John Tesh. Jim Rome. They’re on the air.

Jim Pastrick. “Slick Tom” Tiberi. Gail Ann Huber. Jimmy T. They’re not.

Flip through the dial on your car radio these days, and you’ll often hear the voice of a host who is a long way from Buffalo. This is all part of the new state of the radio industry, and several key factors are driving the changes. In many markets, the economic slump is making it harder to attract advertisers, and the big broadcasters that own most of the nation’s stations are under pressure to cut costs. Further, there’s increasing competition for listeners from satellite radio, Internet radio stations and MP3 players. “Local radio is facing incredible challenges. It’s facing challenges in attracting listeners and in attracting advertisers,” said Mark Fratrik, a vice president with BIA Advisory Services, a consulting firm that tracks the media and communications industries. Many of these changes are playing out in Buffalo, where a few out-of-town conglomerates own the bulk of the stations. Syndicated material now airs in time periods when local DJs and on-air hosts were common, and stations have had to lay off production and — in some cases — on-air employees. “You’re losing a little bit of Buffalo,” Dick Greene, owner of two AM stations, said of the changes.
Executives here acknowledge that radio — like TV, newspapers and the music industry — faces stiff challenges but say that the medium is positioned to survive because of its portability and its close bond with listeners. “People have written an obituary for radio since the days television was invented. It’s proven to be incredibly resilient,” said Dennis Wharton, a spokesman for the National Association of Broadcasters.
While cutting costs and trimming station staff are nothing new, industry-watchers say the pace has picked up in recent months. In the most significant move of late, broadcasting giant Clear Channel last week announced that it was laying off 1,850 employees, or about 9 percent of its work force. Entercom, for example, has about 165 staffers at its Buffaloarea stations today, a drop in employment of about 3 percent from three years ago, said Greg Ried, vice president and general manager of Entercom Buffalo.
Many stations also are combining the jobs of employees and, in some cases, assigning the same manager to oversee programming in two markets. “I’ve never seen anything like this in the over 20 years I’ve been in radio,” said Dave Universal, program director and music director at “Z101,” CKEY 101.1 FM in Niagara Falls, Ont. This is starting to affect what people hear on the radio.
Last fall, for example, Citadel Buffalo laid off DJ “Slick Tom” Tiberi from “97 Rock,” WGRF 96.9 FM, and morning co-anchor Gail Ann Huber from “Mix 104,” WHTT 104.1 FM. And “Mix 104” last week laid off DJ Jim Pastrick, who hosted 10 a. m. to 3 p. m. weekdays. In their places, a lot of companies are turning to syndicated material to fill periods of time that previously featured local personalities.
Entercom’s “Kiss 98.5,” WKSE 98.5 FM, has aired a syndicated show from “American Idol” host Seacrest from 10 a. m. to 1 p. m. since November. Over at WGR 550 AM, the Entercom station carries the syndicated “Jim Rome Show” at noon weekdays and, on nights when it’s not pre-empted by NFL or Sabres games, a local highlights show.
This “Best of WGR” airs where the station had carried sports talker Dennis Williams, who left for an advertising job. “This is what’s happening in so many areas. I think Buffalo is lucky that it has as much local content as it does, but it’s nowhere near what it was 20 years ago,” said Tom McCray, an associate professor of media communication at Buffalo State College who has worked in radio for 36 years as “Tom Donahue.” To be fair, Entercom’s Ried and others note that this syndicated material isn’t always cheaper and that some of these national hosts are popular. “These syndicated shows, some of these are real proven ratings-getters,” said Joel Denver, president and publisher of All Access Music Group, an industry trade publication.
Some stations, such as “Jack” WBUF 92.9 FM, don’t even use a personality to talk at any length in between songs. In a different technique known as “voice tracking,” an employee programs the music playlist and records the breaks in between songs and can complete a four-hour program in about 45 minutes, said McCray, now a morning news anchor on WECK 1230 AM. “They try to make it sound like someone’s there. But they’re not, which is really sad,” McCray said.
Like TV networks and newspaper publishers, radio broadcasters are coping with a changing marketplace. A small number of large companies controls a bigger share of the radio pie. In Buffalo, Entercom owns seven stations, Citadel Communications five and Regent Communications four. Some of the publicly traded companies took on a lot of debt to fuel their buying sprees, and they’re under pressure to cut costs as their stock prices fall. Today, spending on advertising is down in all media, particularly in the key automobile sector, BIA’s Fratrik said.
Stations in the Buffalo market have lost listeners, Arbitron reports, slipping from 942,600 weekly listeners in fall 2004 to 901,400 last fall. Nationally, radio listenership has risen from 229 million weekly listeners in 2004 to 235 million in 2008, according to Arbitron.
Many of the stations in the Buffalo market are better than most when it comes to the presence of local personalities, according to McCray and others. Entercom’s Ried noted that listeners can get “Kiss”-style music on their iPods, but they can’t get the Kiss DJs, concert promotions and High School Spirit contests there. “We try to provide relevant, local content that matters to people,” he said. The locally owned stations try to follow this mantra.
WECK carries a host of local talkers, as well as syndicated material — everything from Dennis Miller to the new season of the New York Yankees. “I thought it was time for a strong local presence in radio ownership in Buffalo,” said Greene, who bought WECK in 2007 and who also owns WLVL 1340 AM.
Classic country station WXRL is owned by Lou Schriver — the “RL” comes from his nickname, “Ramblin’ Lou” — and the station also employs his wife and four children. Loyal listeners call or send letters, and some even drop off Christmas cookies for them. Schriver said WXRL will do on-air announcements of birthdays and anniversaries. “A church wants their fish fry publicized, we’ll put it on the air,” Schriver said. “We’re local — what can I say?”
Looking ahead, radio stations are streaming more programs live online, and it’s a growing part of their business, said Chet Osadchey, Citadel Buffalo’s general manager. High-definition radio is a more efficient signal that lets stations air over more than one channel with much better fidelity, and stations here are using this. And technology is available that will allow cell phones to receive FM radio signals.
These developments give radio enthusiasts hope for the future.

10 ottobre 2008

Losing their voice, se le radio locali diventano afone


Sono sempre più fievoli le voci delle piccole stazioni radio americane che operano in bacini di ascolto molto ristretti, spesso in onde medie, sempre con potenze molto limitate, cercando di rappresentare nel miglior modo possibile un senso di appartenenza alla comunità che stiamo perdendo un po' tutti. Sono le voci delle squadre di football locali, delle piccole scuole (ci sono stazioni che diffondono ogni mattina il menu che gli studenti troveranno alla mensa), dei comitati cittadini, delle singole contee (più o meno le nostre province). Simboli di un campanilismo forse fuori moda e forse anche un po' deleterio, ma al tempo stesso portatrici di valori molto radicati, piccoli audiolibri di storia di una nazione che sembra aver sostituito la storia con una eterna, pressante attualità. Non voglio dire che debba essere necessariamente un male, considerando quello che succede da noi quando la storia non viene dimenticata ma distorta e asservita a una attualità priva di quel senso critico che almeno gli americani venerano come sacro.
Stavo leggendo l'altro giorno, su un quotidiano online della Pennsylvania, della cessione di una di queste stazioni locali, WCOJ 1420, a un network religioso di matrice cattolica. Anche qui l'autore dei due pezzi (li riporto qui in fondo) lamenta la perdita di quella frequenza su cui poteva seguire le radiocronache delle partite dei figli liceali. E oggi ho intercettato quella relativa a un documentario televisivo che un professore di comunicazione della Winthrop University ha realizzato andando a intervistare diverse stazioni locali del South Carolina. Il documentario, Losing their Voices ha fatto il suo debutto ieri sera sul canale locale ETV e adesso comincerà a circolare per le emittenti del circuito PBS. Speriamo proprio che finisca anche su YouTube o che comunque sia possibile vederlo in qualche modo su Internet. Intanto accontiamoci delle cronache sui giornali e delle sigle citate.
Una dopo l'altra, queste stazioni piccole piccole, quasi sempre legate a proprietari locali che lavorano più per passione che per denaro, chiudono i battenti o cedono la loro frequenza a un network, che deve operare sui grandi numeri per poter cavalcare un mercato pubblicitario spietato. E che giocoforza deve distribuire contenuti uguali per tutti. Sono le nostre identità di antichi abitanti di un villaggio che si adattano al nuovo status dei cittadini del mondo. Niente di male, anzi. Se solo riuscissimo a trasferire in queste nuove identità tutte le virtù delle vecchie - l'umana solidarietà, il rispetto per il vicino - e non solo i loro peggiori difetti.
Radio stations find voices in professors' documentary

Shatesha Scales Issue date: 10/9/08 Section: Arts


Professor Haney Howell (front) and instructor Mark Nortz sit in WINR radio station. The professors produced a documentary over the summer that will premiere on ETV this Thursday.


After two and a half years of production, 83 hours of editing and a total of three weeks of interviewing, mass comunication instructor Mark Nortz and professor Haney Howell finally have something to show for their hard work: All 28 minutes and 11 seconds of it. This summer Howell and Nortz produced a documentary entitled "Losing Their Voices: A Look at Local Radio," which will premiere at 10 p.m. tonight on ETV. The documentary mainly focuses on the decline of small town radio stations and how they are surviving in the industry.
Howell, who got his start in radio, said he was approaching his 50th anniversary in the business when he first got the idea for the documentary. He went back to his hometown and noticed that the local radio station had shut down. "My little hometown station had lost its voice," he said.
Howell was curious about its closing and wanted to see what was causing some radio stations to survive while others disappeared.
Creating a documentary was a project Nortz always wanted to work on but never had the chance; so when Howell mentioned the idea, he jumped at the opportunity.
He and Howell both teach Introduction to Mass Communication. One of the reoccurring topics they noticed was how Clear Channel Radio bought many of the local radio stations and it seemed these small towns were losing their voices. "We wanted to see if it was true or not," Nortz said. And they did. Together they traveled around the state of South Carolina to talk to radio stations from Greenville to Columbia and Gaffney, as well as stations in York County. "We covered a lot of ground and a lot of money," Nortz said. Howell added they were able to include a diverse set of stations in their project.
In the end, they found a common trend that keeps radio stations alive and thriving: They all kept personal ties with the community. "If the power goes out and you want to know where you would you go to get ice, you're not going to listen to satellite radio," Howell said. "I think there is a niche."

***

ETV special sheds some light on local radio stations' plight

By Linda Conley Published: Sunday, October 5, 2008



Steve Stone, left, works in the broadcast booth during a Rock Hill-Northwestern football game. High school football is one of the ways local radio stations connect with their audiences.
Stevens' morning show on WBCU-AM 1460 in Union has become as entrenched in the county as high school football.

Mike Stevens thinks telephone lines would light up during his morning radio show if he forgot to announce the school lunch menu. The small station celebrates its 60th anniversary next year, and Stevens hopes there are more good years to come. 'Our listeners look at us as a member of the family,' he said. 'We are very connected to our audience. Local radio stations have to be.'
A 'Southern Lens' documentary on ETV dealing with the plight of local radio stations in the midst of industry changes premieres at 10 p.m. Thursday. 'Losing Their Voices' details how those changes, including satellite and digital radio stations and multistation owners, are swallowing up the smaller, local stations.
Nine radio stations across the state, including WBCU and the former WAGI-FM in Gaffney, are featured in the documentary. Interviews were done more than a year ago, before WAGI was sold. 'Small stations are at risk for losing their voices, and everyone on the program selection committee felt that this was an important issue,' said Amy Shumaker, 'Southern Lens' executive producer. 'It is important to have as many diverse voices as possible in a democracy.'
Shumaker thinks the documentary shows that the local radio personalities interviewed loved their jobs and their communities. 'Local radio stations support listeners, advertisers and the community and are a service,' said Dennis Fowler, general manager of WEAC-AM 1500 in Gaffney. 'Satellite or large companies may put a signal into the area, but they don't care about service to the people, such as high school football games, school closings, storm warnings and traffic reports.'
Last year, Fowler purchased WEAC, which was a sister station to WAGI-FM, to keep its operations local. He is working to expand program hours. He said that with satellite or multistation owners, listeners lose the local connection and identity that radio was intended to provide. He said stations used to be set up to serve the public interest, as trustees of the community.
Strong community ties should keep both local stations operating. Stevens and Fowler think their stations aren't in danger of dropping out of the radio industry. 'Local personalities walk the streets, and they go to church with people in the community, and those people recognize them as part of their families,' Fowler said. 'People feel like they know you.' Stevens said WBCU is the only radio station in Union. He said the station's staff is committed to serving its listeners.
'Programming is strictly to the community,' he said. 'We are trying to keep our community well-informed, and this station has done very well. Let me miss announcing the school lunch menu one morning, and I will have people calling me.'

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Radio station sale
10/05/2008

A voice of Chester County has been silenced, at least for the time being.

We're talking about the sale of WCOJ 1420 to Holy Spirit Radio Foundation Inc., a transaction that was announced earlier this week, much to the chagrin of local residents. The new owners provide Catholic-based programming throughout the state of Pennsylvania and parts of New Jersey.
And now you can add Chester County to that list as well. Beginning this week (Oct. 7 is the target date), WCOJ will operate as a radio affiliate to EWTN Global Catholic Network and become a home for Catholic programming. A large chunk of the station's programing block will include ETWN radio programs with shows of Catholic interest and local announcements for parishes and parochial schools filling out the schedule.
The whole thing leaves us feeling a bit ... well, confused. We'd hate to be misunderstood, so we want to be clear: We're happy to see Catholic programming coming to the area, because it fills a void that currently exists. But we hate to see it come at the expense of WCOJ, a local institution of radio if there ever was one.
For almost 60 years, county residents have been able to tune into WCOJ for updates regarding, weather, traffic, school closings and local news. Programming had a local bent, with popular shows like Rob Henson's "The Big Show" discussing issues relevant to Chester County residents. But those days appear to be over. Henson and other staffers (many of them longtime employees and volunteers) found out they were done at a staff meeting held last week.
The outpouring of support has been tremendous. Phones have been ringing off the hook all week, according to station employees, and e-mails have been pouring in. Unfortunately there's not a whole lot that can be done about it at this point. Details of the sale are being finalized and the locks at the station have already been changed.
We'd love to see the spirit of WCOJ continue on in some capacity, even if it means a transition to Internet radio. The format has enjoyed increasing popularity over the years, and based on the support for the station, there is still a need for the niche it serves.
We'd like to encourage some former employees of WCOJ to look into the logistics and make it a reality. Chester County needs its voice, as it has been through the years.
Don't let WCOJ die.

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Familiar slice of small-town American life sold down the river
10/05/2008

Two years ago this month, I traveled to Hobart, Ind., to help celebrate the 50th birthday of an old college friend.
Dan and his wife, Sandy, have known one another since high school and together have raised three near-perfect children (daughter Lisa tends to go a little heavy on the cell phone calls to mom, but what are you going to do?) The kids all go to the same school where Dan and Sandy graduated and where Dan, whom I met the first day of my college career, played football. When I arrived that Friday in October, in fact, everyone was anxiously anticipating the playoff showdown between the Hobart High Brickies and their cross-county rivals.
The game (which the Brickes won, by the way) was broadcast on the local radio station, WEFM-FM. While we sat in Dan and Sandy's living room and caught up with one another, Sandy made regular trips to the kitchen to listen to the radio for the score then touch base with various family members by phone to update one another and generally see who could voice the biggest distaste for the opposing squad and its hated head coach. It was a slice of small-town American life that we sometimes think no longer exists but really does.
I'm telling you this because until Friday of last week, that same scenario regularly played itself out all in living rooms and kitchens across Chester County on Friday nights or Saturday afternoons (except the part about me being present.) High school football fans tuned in to Chester County-based WCOJ-AM and caught the action in Ches-Mont games, as broadcast by Bill Mason and John Aberley, cheering on their alma maters and heaping scorn on the opposition.
It is unlikely that will happen anymore, now that WCOJ has been sold, down the river, to a religious programming radio system that intends to air Catholic-oriented shows. Holy Spirit Radio laid off all the employees of WCOJ on Tuesday, and has not indicated that it intends to keep any of the current programs, including the football broadcasts.
Truth be told, I didn't listen to WCOJ very much. I appeared on broadcasts a couple of times, discussing court stories with Steve Karp and current events on "Circle in the Square." I didn't tune in to the Ches-Mont broadcasts because, frankly, I don't have a dog in that fight. But I know my friend Nick swore by WCOJ's Phillies broadcasts and that the folks at the DK Diner viewed it as an invaluable resource for finding news stories to argue about over eggs and sausage.
And it made me feel good about the community I live in, knowing that WCOJ was out there touching people's lives from Pottstown to Oxford with information from the sublime ("Ron's Swap Shop") to the ridiculous ("The Paranormal Cafée"). Say what you will about the county's last remaining local radio station, WCHE-AM, but it certainly lacks the geographic reach and broadcast signal of its former neighboring rival.
The loss of WCOJ's local programming isn't going to be a topic of discussion at the next presidential debate, but I would like it to be. I would like to tell the candidates how the little chips at our sense of community eventually add up to a large feeling of displacement and loss. I would like to make sure they know how important it is to our small world to hear the voice of the local morning broadcaster let you know what the weather was like outside your very own window and whether school was going to be cancelled because of it.
Mostly, I would like to tell them that being able to catch up on the Downingtown East versus Downingtown West score at halftime is just as valuable as listening to someone deliver a sermon.

28 settembre 2008

"La limba" su Radio Uno

Un comunicato stampa della Regione Sardegna annuncia che a partire dal 29 settembre i bollettini regionali di Radio Uno (1062 kHz) trasmetteranno per la prima volta nella storia della RAI tre spazi in lingua sarda il lunedì, mercoledì e sabato. Gli orari sono quelli dei giornali radio regionali, alle 12.35 nei feriali fino al sabato e alle 14.10 la domenica. In inverno è possibile cercare di sintonizzarsi su Cagliari in onde medie anche di giorno, specie sulle coste tirreniche e siciliane. Una bella opportunità per identificare con sicurezza un impianto radiofonico locale. La Corsica, di converso, sulle stazioni di Frequenza Mora di Radio France, ha già adottato da tempo l'uso della lingua locale.
La lingua sarda approda a Radio Sardegna

Sulle frequenze di RadioUno, dal lunedì al sabato alle 12,35 e la domenica alle 14,10 una trasmissione quotidiana di circa 25 minuti. Il lunedì, il mercoledì e il sabato andranno in onda i programmi in lingua sarda. Il ruolo attivo della Regione.

CAGLIARI, 26 SETTEMBRE 2008 - La lingua sarda approda a Radio Sardegna, conquistando una striscia quotidiana con tre giornate su sette dedicate alla limba. Da lunedì 29 settembre la sede regionale Rai trasmetterà, sulle frequenze di RadioUno, dal lunedì al sabato alle 12,35 e la domenica alle 14,10 una trasmissione quotidiana di circa 25 minuti. Il lunedì, il mercoledì e il sabato andranno in onda i programmi in lingua sarda, secondo l'accordo stipulato con il Ministero delle Comunicazioni e la Regione.
"Addisòra" è il titolo del programma che andrà in onda il lunedì, mentre il mercoledì sarà la volta di "Ego/Deu/Zego" (da tre dei quindici modi diversi di dire "io" in sardo): alla prima puntata, in programma il 1° ottobre, parteciperà l'assessore regionale della Cultura, Maria Antonietta Mongiu. Infine, "In limba" è il titolo del programma inserito nel palinsesto del sabato.
"E' un momento storico, che deve portare a nuovi obbiettivi, come la riapertura del Centro di programmazione di Rai Sardegna - commenta l'assessore Mongiu -. La sede Rai di Cagliari è stata la prima ad aprire in Italia nel dopoguerra, e ora è nuovamente Rai Sardegna che, per prima, usa la lingua sarda come lingua ufficiale del servizio pubblico".
"E' la prima volta che la Rai introduce ufficialmente la lingua sarda nella sua programmazione - spiega il direttore della sede Rai della Sardegna, Romano Cannas -. Siamo soddisfatti di legittimare in questo modo il servizio pubblico, nel rispetto della legge 482 del 1999 sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche".

26 gennaio 2008

La FCC tra concentrazione e localismo

Con la sua controversa decisione di allentare le maglie della normativa che regolava la proprietà di stazioni radiotelevisive attraverso una molteplicità di bacini pubblicitari, la FCC ha suscitato parecchie polemiche. Nei mesi scorsi ci sono anche state esplicite accuse di insabbiamento di studi che avrebbero dimostrato gli effetti negativi di provvedimenti di taglio filo-oligopolistico. In particolare, l'attenzione si concentra sul cosiddetto "localismo", l'insieme di contenuti locali e di servizi svolti nei confronti delle singole comunità. Il rischio di una concetrazione di troppe stazioni in poche mani, è che queste stazioni finiscano per perdere la loro funzione di supporto agli abitanti dei singoli bacini urbani. Il grande proprietario può sottoscrivere contratti pubblicitari con i grandi brand nazionali, ma lo spazio occupate dalle news e dagli inserzionisti locali si riduce.
Forse in un rigurgito di cattiva coscienza, il 18 dicembre scorso i commissari della FCC hanno quindi provveduto a inserire una serie di regole e raccomandazioni tese appunto a favorire una maggiore attenzione al localismo sul mercato dei media. Il rapporto della FCC è stato pubblicato solo il 24 gennaio, lo trovate qui:

http://hraunfoss.fcc.gov/edocs_public/attachmatch/FCC-07-218A1.pdf

Anche le proposte sul localismo, però, non sono passate senza critiche. Il capo della FCC Kevin Martin, ha dichiarato addirittura che la Commissione potrebbe arrivare a imporre vere e proprie quote di contenuti prodotti localmente. Una esortazione che si inserisce nel contesto di un mercato già dominato dalla syndication e dalla concorrenza tra reti terrestri e una offerta digitale satellitare che, evidentemente, non può permettersi troppo localismo. I broadcastar però non sono molto convinti. Sembra persino che una delle regole proposte costringano le stazioni a chiudere il controllo interamente remoto delle stazioni. Se una stazione radio di una città trasmette, qualcuno deve presidiare lo studio, in modo da poter intervenire con annunci e notizie in caso di emergenza. Il risultato, rispondono le associazione di categoria, sarà che le stazioni non presidiate che oggi trasmettono 24 ore su 24 decideranno semplicemente di spegnere i trasmettitori locali.
Un bell'articolo di Bill Virgin sul Seattle Post Intelligencer analizza con chiarezza la questione e conclude così:
"But FCC Commissioners Michael Copps and Jonathan Adelstein say it’s high time the commission reasserted authority over airwaves, the use of which are granted free to private broadcasters. “The number of channels have indeed multiplied, but there is far less local programming and reporting being produced,” Copps said. “Local artists, independent creative artists and small businesses are paying a frightful price in lost opportunity. Big consolidated media dampens local and regional creativity, and that begins to mess around pretty seriously with the genius of our nation.”
Adelstein said the commission needs to correct its “earlier miscalculation that market forces alone will ensure broadcasters promote quality local news, local artists and informative local political and civic affairs programming. For over a quarter century, the commission has outsourced its obligation to ensure that broadcasters will address the programming needs and interests of the people in their communities of license.”
The FCC’s rule making comes as the radio industry itself debates whether more localism might be an effective business strategy in competing with satellite radio, the Internet and portable music devices. Being more local means being more relevant to listeners, which in turn means the opportunity to sell more ads, says Ann Suter, executive director of the Puget Sound Radio Broadcasters Association. Three-quarters of the revenue for Puget Sound-area radio stations last year came from local spots, she says.
But if the commission adopts specific recommendations, it will change how local radio stations operate, although not necessarily in ways it intended. Mark Allen, president of the Washington State Association of Broadcasters, says it wasn’t that long ago that many stations signed off late at night. Allen says he’s heard from some members that if the FCC requires studio staffing at all hours the station is on the air, they might go back to that pattern."