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06 settembre 2013

Wi.TV ritrasmette il digitale terrestre sul tablet, via Wi-Fi

Tele System si è inventata il decoder per tv digitale terrestre che non ha bisogno di televisore, ma di tablet  e rimpiazza il cavo SCART o HDMI con una normale connessone Wi-Fi. Si tratta in alre parole di un dispositivo "video over Wi-Fi" che in altre forme ho già visto da produttori orientali come Tivizen, Concettualmente molto simile, il decoder Tele System si chiama Wi.TV e la sua particolarità è che le trasmissioni ricevute vengono ritrasmesse attraverso un hotspot Wi-Fi direttamente integrato nel dispositivo. Il costruttore precisa che per poter guardare il digitale terrestre sullo smartphone o sul tablet con l'opportuna app gratuita (per iOS o Android) non occorre neppure disporre di una connessione a Internet. Wi.TV è comunque in grado di connettersi a una rete wireless pre-esistente. 
Una cosa che ancora non mi è chiara è se Wi.TV può contare anche su connettori di rete ed è quindi in in qualche modo in grado di ridistribuire il segnale anche attraverso una rete IP cablata (su modello di SlingBox), ma sarebbe strano se questo fosse possibile. In compenso, è chiaramente specificato che il decoder ha una porta USB che consente di registrare i programmi preferiti su un pendrive per un successivo riascolto (uno dei prodotti Tivizen dispone per esempio di uno slot per memorie SD, cosa che Tele System potrebbe prendere in considerazione). Un kit opzionale composto da una antenna stilo e da un battery pack consente inoltre di usare Wi.TV in mobilità. Per il momento la sintonia sembra riguardare solo le stazioni free to air, ma Tele System afferma di avere in serbo delle novità anche per la ricezione della pay tv. Wi.TV costa 99,90 euro e il kit mobile altri 19,90.

17 maggio 2012

TV mobile su iPad, facile e immediata con Tivizen Dongle

Ho colto l'opportunità di una piccola promozione eBay di Euronics (59 euro e 90) per farmi mandare una chiavetta Humax TivizenDVB-T Dongle - modello iEU-100 - per la ricezione del digitale terrestre su iPad2/iPhone4S (per la verità funziona anche su iPhone4 aggiornato all'ultimo iOS). Dovrebbe esistere anche una versione compatibile con Android. Il brand Tivizen è della coreana iCube e i suoi prodotti, che oltre al Dongle includono un tuner digitale che ridistribuisce i programmi ricevuti in streaming Wi-FI, devono essere localizzati in Italia da Humax. Uno dei motivi che mi hanno indotto all'acquisto era la fondata speranza che la chiavetta funzionasse anche per la ricezione del DAB/DAB+, come dovrebbe essere possibile - ma evidentemente con un altro modello, siglato iTB-100 - con un'altra app. Il mio acquisto per il momento sembra essere in grado di sintonizzarsi solo nella banda UHF 400-800 MHz. Resto convinto che sia solo una questione di firmware e che tutte queste chiavette siano basate su un unico tuner digitale le cui gamme di ricezione possono essere attivate o disabilitate via software. Nel caso del Tivizen le mie ricerche mi hanno condotto non verso il tuner Elonics E4000 delle famose chiavette DVB-T trasformate in sofisitcati SDR, bensì a una famiglia di chip sviluppati da Siano Mobile Silicon, una startup israeliana "fabless" con estesa presenza asiatica, come l'SMS2230.
Anche se la ricezione DAB non è per il momento possibile, il mio non è stato un incauto acquisto: Tivizen Dongle funziona davvero bene e tutto sommato il prezzo non è eccessivo.
Nella confezione trovate la chiavetta, un corto cavetto che serve per ricaricare la batteria integrata a bordo del dispositivo e un conciso manuale. Ho trovato strana la presenza della batteria a bordo, inusuale rispetto ad altri dispositivi di questo tipo che non richiedono una operazione analoga. Non credo che la batteria autonoma sia necessaria per proteggere delle impostazioni volatili come i canali sintonizzati, più probabilmente si tratta di un accorgimento che evita di dover alimentare la chiavetta con un secondo cavo USB. In ogni caso non è un particolare problema, basta ricordarsi sempre di tenere la chiavetta sotto carica quando si prevede di utilizzarla per guardare la tv in mobilità. A occhio direi che l'autonomia, tra iPad e chiavetta, sia di due o tre ore di visione continua forse di più. Visto che la chiavetta occupa la porta utilizzata per ricaricare l'iPad, una volta che ques'ultimo ha esaurito la sua batteria si deve rinunciare alla televisione ma non mi pare un grosso ostacolo considerando che iPad non può certo fungere da apparecchio principale: Tivizen Dongle è chiaramente una soluzione da viaggio o vacanza.
Il software che gestisce il tutto si preleva gratuitamente dall'Apple Store ed è veramente molto semplice da usare. L'app parte inserendo la chiavetta nell'iPad e in caso di primo uso visualizza la semplice finestra di impostazione, dove è sufficiente selezionare la nazione desiderata e avviare la scansione dei canali (ovviamente free to air). In pochi minuti la chiavetta trova i segnali ricevibili e crea una lista di stazioni tv e radio, con il nome e, dove presenti, le informazioni sul programma in onda. A quanto vedo non c'è modo di rendere manuale la scansione o di ottenere maggiori dettagli sui multiplex sintonizzati, ma trattandosi di una soluzione "on the go", dei dati si può fare a meno (a me piacerebbero solo perché certi retroscena tecnici mi interessano molto quando sono in viaggio). Quello che invece si può fare è registrare i programmi (la registrazione non è "schedulabile") e questa può essere una feature interessante anche se non ho trovato modo di esportare i file con le registrazioni.
Tivizen Dongle è in definitiva una soluzione molto pratica per i viaggiatori, i vacanzieri, i tgdipendenti e gli affezionati della fiction e della serialità televisiva. Permette di accedere a contenuti televisivi live anche in mancanza di copertura wi-fi o 3G e può essere utilizzata per registare al volo un programma che altrimenti andrebbe perduto. Una piccola spesa voluttuaria che ci si può anche concedere. Ora mi piacerebbe riuscire a procurarmi una chiavetta per il DAB/DAB+ o scoprire il modo per reimpostare il mio acquisto per andare a coprirne le frequenze del DAB. Vi terrò aggiornati.

28 maggio 2010

ITU, guida alla transizione al digitale nel terzo mondo

Sono quasi quattrocento pagine ma è una lettura molto interessante per capire il digitale terrestre. L'ITU ha appena rilasciato le Guidelines for the Transition from Analogue to Digital Broadcasting una pubblicazione rivolta alle nazioni in via di sviluppo per favorire la transizione dal broadcasting analogico al digitale e insegnare come sfruttarne i vantaggi, anche in termini di nuova disponibilità di frequenze da assegnare a servizi wireless come Internet. La guida indica due percorsi per la televisione terrestre e quella mobile (citando il caso dell'implementazione del DVB-H in Italia, un "successo" alquanto discutibile). La pubblicazione può essere scaricata qui:
http://www.itu.int/publ/D-HDB-GUIDELINES.01-2010/en. La presentazione è avvenuta nell'ambito della World Telecommunication Development Conference (WTDC-10) in corso a Hyderabd, dove ITU ha anche dimostrato le funzionalità di un software chiamato Spectrum Management System for Developing Countries (SMS4DC). Non è dato sapere se tra queste Nazioni c'è anche la nostra, ma se Agcom è interessata all'SMS4DC può trovarlo qui al costo tutto sommato accettabile di 5.000 franchi.

Digital broadcasting to enhance TV and Internet access
ITU Guidelines for digital transition released at World Telecommunication Development Conference

Hyderabad, India, 28 May 2010 - Guidelines to help countries manage their transition from analogue to digital broadcasting were presented yesterday during the ITU World Telecommunication Development Conference (WTDC-10) in Hyderabad, India. Delegates at the Conference also benefited from a hands-on demonstration of ITU’s Spectrum Management System for Developing Countries (SMS4DC).
Releasing the guidelines, the Director of ITU’s Telecommunication Development Bureau, Mr Sami Al Basheer Al Morshid said, “The transition to digital broadcasting is a major challenge facing all countries, but in particular, developing and least developed countries. We hope that our members will take full advantage of this very practical set of guidelines designed to help them through the process.” Mr Al Basheer added, “ITU will also help countries implement the guidelines through country-level assistance and regional initiatives.”
The transition to digital broadcasting has become an important global issue. It will provide a greater number of channels with higher quality within the same available bandwidth along with advanced applications and features, such as interactivity and electronic programme guides. This transition also frees up spectrum — the so-called “digital dividend” — which can be used for enhanced broadcasting applications and wireless mobile broadband, leading to greater convergence of services. This is a key solution to extend Internet access to currently underserved areas.
The guidelines provide information and recommendations on policy, regulation, technologies, network planning, customer awareness and business planning for the smooth transition to Digital Terrestrial Television Broadcasting (DTTB) and the introduction of Mobile Television Broadcasting (MTV). These guidelines are applicable to the GE06 Agreement planning area (corresponding to the geographical region situated to the west of meridian 170° E and north of parallel 40° S, except the territories of Mongolia, and including the Islamic Republic of Iran).
“The Guidelines for the Transition from Analogue to Digital Broadcasting” were developed by the ITU Telecommunication Development Bureau with the support of the Korean Communications Commission (KCC), Republic of Korea.
The demonstration of SMS4DC — Spectrum Management System for Developing Countries — illustrated how countries can manage their spectrum more efficiently and effectively. A low-cost, entry-level system, it nonetheless includes many features and functions, such as an open-source digital global terrain map, to assist countries in determining the technical and regulatory procedures required to manage spectrum allocated to land, mobile, fixed and broadcasting services.
SMS4DC is easily upgradable to accommodate revised ITU procedures and regulations. First launched in 2007, it is now being used by 37 countries.

05 maggio 2010

Analogica o digitale, sempre di televisiùn si tratta


Che al quarto congresso di DGTVI, il consorzio che promuove la televisione digitale terrestre in Italia (come se una tecnologia imposta ex lege avesse bisogno di promozione...), la televisione dovesse essere il tema dominante non deve sorprendere. Ma quando il secondo giorno del convegno, nel pieno del dibattito tra operatori presenti sulla piattaforma televisiva terrestra, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri ha esclamato che il mercato televisivo è un oligopolio naturale, ho avuto un nuovo momento di profondo sconforto.
L'altro ieri ho lamentato qui i toni eccessivamente retorici della prima giornata del convegno. La slide con i dati di audience nelle regioni passate al digitale, che confermerebbe un ritorno ai numeri del passato (in pratica, la tv digitale terrestre avrebbe lo stesso numero di spettatori dell'analogico) mi aveva depresso. Ero convinto che ci sarebbe stato un calo, che i problemi di adeguamento dei vecchi impianti uniti all'anagrafe non proprio giovanile della televisione analogica, avrebbe determinato un calo. Se i dati forniti al convegno sono autentici questo calo non c'è stato. La perdita misurata sull'ascolto dei canali generalisti sarebbe stata più che compensata dal pubblico conquistato dai nuovi canali Rai e Mediaset. Quello della pay tv è un discorso a parte, un prodotto nuovo che però sembra essersi conquistato una buona fetta di clienti. La piattaforma satellitare Sky, il vero nemico da battere per questo convegno, non ha tratto alcun vantaggio dalla transazione, mantenendo intatte le sue quote. C'è un po' di contraddizione, come sempre, in questi dati che sembrano dirci che la gente ormai guarda contemporaneamente almeno due programmi… Ma dopotutto era il convegno della associazione DGTVI, non il congresso internazionale dei docenti di statistica.
Ora, non vorrei si pensasse che la televisione mi fa schifo, sono un discreto consumatore di programmi e non mi vergogno a dirlo. Sono però fortemente contrario al modello italiano di televisione-ostaggio, al perverso meccanismo di controllo finanziario del mezzo, che determina un controllo sulla pubblica opinione, che determina un controllo sugli elettori, che determinano un controllo sulla politica, che determina un controllo finanziario del mezzo. Una catena troppo diretta, troppo immutabile e soprattutto troppo concentrata nelle mani di una sola persona o gruppo ristretto di persone. E' un circolo vizioso che per il bene della nostra democrazia e della nostra economia dovremmo spezzare e io speravo che davvero la tecnologia, il moltiplicarsi dei canali, l'avvento dell'interattività, si sarebbero tradotte in spinte positive, dirompenti.
Invece niente, è stata la celebrazione stucchevole di un predominio tecnico, culturale, politico, persino quelli che avrebbero dovuto essere i più incazzati, gli editori delle piccole tv locali, pur dando voce ai loro timori di estinzione (timori più che fondati), erano ben contenti di sedere accanto a Confalonieri e Garimberti per celebrare la forza inarrestabile della "televisiùn". Altro che era della cross-medialità, a parte qualche timida, scontata esortazione allo sviluppo dell'offerta interattiva, a parte il solito Brunetta con il solito mantra sulla pubblica amministrazione televisiva digitale (me lo sto sorbendo da almeno dieci anni), a parte i pistolotti autocelebrativi sulle meravigliose sorti dei decoder ibridi con bollino "oro" capaci di connettersi a Internet, il responsabile di DGTVi Andrea Amborgetti ha più che altro disseminato il suo discorso di barriere e paletti: niente regali a nessuno, "né in terra né in cielo", vita durissima per Sky che vorrebbe accedere alla piattaforma terrestre pay "senza investire una lira", niente revisione del piano delle frequenze così come è stata delineata da AGCOM, niente favoritismi per chi vorrebbe offrire contenuti over the top attraverso il Web senza pagare dazio (alla faccia dell'apertura della piattaforma, buona sola per strappare applausi alla platea). Niente, niente, niente... Evviva la tv digitale aperta.
Insomma, non moriremo democristiani, ma televisivi digitali terrestri.
A proposito di AGCOM, il momento più forte dell'intero evento sono stati i dieci minuti del commissario Stefano Mannoni. Il quale ha detto parecchie cose sacrosante sulla vexata quaestio del piano nazionale delle frequenze (presentato da tutta DGTVI come una sorta di stregoneria concepita da crudeli ingegneri armati di spada laser e software mangiabambini), ma ha usato uno stile inconciliante che mi è parso del tutto fuori luogo, per niente super partes. Come sapete io sono sempre stato favorevole a una regolamentazione spettrale intelligentemente rigorosa, quello che è successo alla nostra radiofonia negli ultimi 35 anni è un pasticcio terzomondista che ha avuto pessime conseguenze sul settore. L'animosità nei confronti del piano è dovuta alle barricate che i membri di DGTVI stanno erigendo contro Murdoch, che punta a una quota dei mux che emergerebbero dal riordinamento. Mannoni ha espressamente detto che se non ci sarà il necessario spirito collaborativo, AGCOM "lascerà sul campo morti e feriti".
Tra audio e video sono in grado di assicurare un coverage abbastanza completo degli interventi del 3 e 4 maggio. Sul mio canale YouTube trovate li video degli interventi di Alberto Sigismondi che presenta i dati del rapporto annuale, Giancarlo Leone della RAI, Marco Ghigliani di Telecom Italia Media e l'accoppiata Giunco-Rossignoli di FRT-Aeranti Corallo. Nel mio archivio audio ci sono invece gli interventi di Luca Balestrieri di TivùSat, Andrea Ambrogetti, Enrico Manca (giovine Italia), Vespa con Brunetta, Formigoni, Stefano Mannoni, il viceministro Paolo Romani (non un brutto intervento il suo, a parte l'arroganza di rivolgersi a Paolo Garimberti come a un cameriere, per lamentarsi davanti a centinaia di persone di uno "scellerato servizio di Ballarò" e l'eterno vittimismo fuori luogo di una compagine governativa sostenuta da una maggioranza parlamentare granitica ma incapace di tollerare ogni minima critica da parte dell'opposizione e della stampa nazionale e straniera). E il dibattito tra Garmiberti, Confalonieri, Giunco, Rossignoli e un Tarak ben Ammar in gran forma, che si toglie lo sfizio di farci lezione di tolleranza e democrazia, indicando gli italiani come "arabi del Nord" (gli accordi però li fa con Mediaset, pecunia non olet). E se vi state chiedendo se qualcuno ha accennato ad eventuali stream audio all'interno dei mux o addirittura di radio digitale... Vabbé lasciamo perdere.



Qui di seguito invece i link al pdf del Quarto rapporto sulla televisione digitale terrestre in Italia e in Europa:

11 dicembre 2009

DigiTAG alla UE: non togliete troppe frequenze al DTT


DigiTAG, il consorzio industriale per la televisione digitale terrestre a standard DVB lancia un allarme relativo allo spettro delle frequenze UHF, prendendo di mira una recentissima raccomandazione della Commissione Europea in cui le autorità di regolamentazione sono invitate a riservare a servizi non-broadcast la porzione compresa tra i 790 e gli 862 MHz. Il passaggio al sistema televisivo digitale, più efficiente in termini di capacità (una efficienza solo apparente e condizionata, come stanno imparando a loro spese decine di televisioni locali private italiane), sta rendendo disponibili molti canali prima occupati da segnali televisivi analogici. E' il cosiddetto dividendo digitale, che molte nazioni ormai passate allo standard DVB pensano ormai di assegnare a servizi come la telefonia cellulare e Internet senza fili. Una prassi che l'Unione Europea sembra intenzionata ad applicare in senso esteso e allargato a tutti i paesi membri.
DigiTAG teme che togliendo oltre 70 MHz di spettro alla banda televisiva UHF, si rischia di mettere in pericolo i servizi televisivi terrestri, che vedrebbero accelerato il rischio di saturazione e instabilità. Per definire meglio le sue preoccupazioni DigiTAG ha realizzato un position paper sul dividendo digitale che può essere scaricato a questo indirizzo: http://www.digitag.org/DTTResources/DigiTAG_Position_Paper%201.01.pdf
La problematica ovviamente interessa anche tutti i servizi radiofonici che vengono veicolati sulle varie piattaforme DVB-T, che molti utenti insoddisfatti dell'FM cominciano a utilizzare.

13 giugno 2009

Lo switchover televisivo USA visto dall'interno

Ho avuto una interessante conversazione con Benn Kobb, grande esperto di gestione dello spettro delle radiofrequenze e autore fino a poco fa (ora Benn sta lavorando su altri fronti) di un sito - attualmente in standby - dedicato al sistema Digital Radio Mondiale, a proposito della transizione alla tv digitale negli Stati Uniti. Una transizione perfezionata ieri, venerdì 12 giugno. Nella finestra di chat su GTalk Benn mi ha riferito che molti americani, colti di sorpresa malgrado il forte impegno del governo e della FCC, non sono ancora attrezzati per ricevere i segnali digitali ed è prevedibile che molti rinuncino del tutto alla televisione terrestre. Benn mi ha fatto ridere raccontando che tre anni fa prese parte a una iniziativa della sua contea per il riciclaggio dei vecchi televisori, portando il suo apparecchio a far rottamare. "Da allora non posseggo televisori", mi dice, anche se ora avrebbe la tentazione di prendere un tuner digitale per il suo Macintosh in modo da potersi sintonizzare su MHz Networks, un distributore di programmi televisivi internazionali di Washington D.C. che si propone come alternativa alla rete PBS pubblica. Gran bella cosa questo canale televisivo, andate a guardarvi il sito. Il palinsesto di MHz Networks "programming for globally-minded people in the US" prevede anche il terzo ciclo de La Piovra.
Mettendo da parte il suo particolare caso di massmediologo, negli Stati Uniti continuano a operare 1.700 stazioni televisive "hertziane" viste da parecchi milioni di famiglie e secondo alcuni studi ci sarebbero quasi 3 milioni di case, pari al 2,5% dell'audience televisiva complessiva che non si sono adeguate allo switchover acquistando un televisore digitale o un decoder. Il governo ha finanziato il passaggio al digitale offrendo coupon da 40 dollari per l'acquisto dei decoder (massimo due per famiglia) e l'entrata in vigore del nuovo sistema è slittata di qualche mese perché a un certo punto l'amministrazione Obama ha dovuto cercare nuovi fondi per questi sussidi. Benn mi suggerisce di leggere gli articoli del New York Times per farmi un'idea e quella che segue è una selezione dei titoli più interessanti. Vi incollo anche un estratto da uno di questi articoli con qualche cifra che può essere utile a confrontare la situazione negli USA con la nostra in Italia.

http://topics.nytimes.com/top/reference/timestopics/subjects/d/digital_television_transition/index.html (rassegna completa di articoli attuali e di archivio)

http://nytimes.com/aponline/2009/06/12/business/AP-US-TEC-Digital-TV-Transition.html

http://mediadecoder.blogs.nytimes.com/2009/06/13/at-midnight-analog-age-of-television-ends/

http://gadgetwise.blogs.nytimes.com/2009/06/12/a-small-victory-over-the-digital-tv-gremlins/

http://gadgetwise.blogs.nytimes.com/2009/06/12/help-i-have-no-tv-picture/

http://gadgetwise.blogs.nytimes.com/2009/05/29/millions-still-not-ready-for-digital-tv/ (con i commenti)
The shutdown of analog channels opens part of the airwaves for modern applications like wireless broadband and TV services for cell phones. The government reaped $19.6 billion last year by selling some of the freed-up frequencies, with AT&T Inc. and Verizon Wireless the biggest buyers.
The shutdown was originally scheduled for Feb. 17, but the government's fund for converter box coupons ran out of money in early January, prompting the incoming Obama administration to push for a delay. The converter box program got additional funding in the national stimulus package.
Research firm SmithGeiger LLC said Thursday that about 2.2 million households were still unprepared as of last week. Sponsored by the broadcasters' association, it surveyed 948 households that relied on antennas and found that 1 in 8 did not have a digital TV or digital converter box.
Nielsen Co., which measures TV ratings from a wide panel of households, put the number of unready homes at 2.8 million, or 2.5 percent of the total television market, as of Sunday. In February, the number was 5.8 million.
Both the Nielsen and SmithGeiger surveys counted households as unprepared even if they have taken some steps toward getting digital signals, like ordering a converter box coupon.
Nearly half of the nation's 1,760 full-power TV stations had already cut their analog signals even before Friday, mostly in less populated areas

Quello verso la tv digitale è stato un percorso molto lungo e il governo americano negli ultimi due anni si è impegnato molto per illustrare ai cittadini le fasi della transizione e le operazioni tecniche da perfezionare. Anche il sistema Advanced Television soffre degli stessi problemi di minor copertura e di possibile sostituzione delle antenne sui tetti. Parte di questo sforzo è stato coordinato sul Web con il sito DTV.gov e con un call center telefonico, ma Benn mi ha raccontato che in queste settimane squadre di tecnici pagate dall'amministrazione girano addirittura nelle case per aiutare le persone anziane, le minoranze etniche e tutti quelli che possono avere dei problemi. A pesare su un quadro tecnicamente difficile, dice Benn, c'è anche una questione qualitativa: «qui da noi la programmazione della tv terrestre è orribile.»
La parte più interessante della chiacchierata con Benn riguarda le motivazioni di questo passaggio al digitale. Benn mi ha detto che la versione ufficiale della FCC è che la digitalizzazione della tv consente di liberare frequenze che possono essere destinate alle comunicazioni di emergenza, per un migliore coordinamento dell'azione delle forze di polizia e di pronto intervento. Un problema molto sentito negli USA a causa dell'estensione geografica e della frammentazione dei diversi organismi interessati. Da sempre le stazioni televisive rappresentate dalla National Association of Broadcasters giocano a braccio di ferro con gli utenti della "land mobile radio", i walkie-talkie per intendersi, e con la telefonia cellulare per contendersi le frequenze UHF. Dopo che è stata presa la decisione di adottare la tv digitale si è aggiunta anche la possibilità di offrire servizi Internet senza-fili a larga banda e infatti l'amministrazione ha già incassato lo scorso anno quasi 20 miliardi di dollari dagli operatori di telecomunicazioni. Secondo Benn la FCC va dicendo che la polizia e tutti gli altri avranno le loro frequenze, ma in realtà non ci sarebbero soldi sufficienti per costruire reti di dimensioni nazionali, senza contare che gli organismi che adottano le nuove frequenze intorno 800 MHz riscontrano che con queste frequenze non riescono a coprire bene le loro giurisdizioni con i loro servizi radio, rischiando di determinare gravi situazioni di pericolo.
Dieci anni fa la storia della decisione in materia di tv digitale è stata raccontata da un giornalista del New York Times che oggi insegna alla Stanford University, Joel Brinkley, in un libro intitolato Defining Vision. Nel suo lavoro Brinkley racconta di come la National Association of Broadcaster e alcune aziende e laboratori famosi sono riusciti a convincere il Congresso e le varie amministrazioni della necessitò di passare a una televisione più moderna anche per vincere la concorrenza tecnologica straniera. «Una decisione che avrebbe dovuto salvare la tv, oggi rischia di ammazzarla,» ha concluso Benn. «C'è chi rinuncia del tutto alla televisione, che attraversa una difficile momento sul piano finanziario. Anche la pubblicità comincia a diventare economicamente messa in forse rispetto ad altre forme di comunicazione commerciale.» Quando la tecnologia si sposa a complessi inqudramenti giuridici e regolamentari, il rischio è sempre quello: le due velocità. La tecnologia corre, la legge arranca e la politica, invece di cercare di conciliare, spesso fa solo l'interesse proprio o della lobby più forte. In Europa come negli Stati Uniti, la tv digitale sembra essere diventata un caso di studio di questo impossibile compromesso e il fatto che l'intero settore della radiofonia possa rimanere invischiato nella stessa palude non può farci molto piacere.

12 giugno 2009

12 giugno, la tv USA in digitale cambia anche la radio

Se si esclude la ricezione dei segnali televisivi terrestri a lunga distanza, quella che avviene in questi mesi tardoprimaverili-estivi in modalità propagativa E sporadico, non mi capita spesso di parlare qui di televisione. Ma sto leggendo in queste ore le cronache del passaggio alla tv terrestre digitale negli Stati Uniti e mi sembra giusto soffermarmi su questo avvenimento di portata storica. Il 12 giugno le televisioni locali americane che trasmettono via etere devono effettuare l'operazione di switch over. Da questa data, i telespettatori dovranno utilizzare apparecchiature compatibili con il sistema Advanced TV, proprio come noi italiani prima o poi dovremo servirci di televisori DVB-T. Dovranno essere televisori nuovi, con decoder digitale integrato, o apparecchi collegati a decoder esterni. Negli Stati Uniti la tv terrestre non è dominante come da noi, schiacciata com'è tra cavo e satellite, ma fino al 12 giugno chi voleva seguire notiziari televisivi locali e programmi dedicati alla propria comunità doveva accendere il televisore "normale". Nei miei viaggi di lavoro in USA mi è capitato di toccare con mano il funzionamento di certi stili di consumo televisivo quando a Los Angeles mi capitò di scendere in un albergo molto elegante e di trovare in bagno un minuscolo televisorino in bianco e nero sintonizzabile su alcune stazioni locali.
Forse non ce ne rendiamo conto molto bene neppure noi, ma il digitale rischia di avere un impatto molto forte anche da noi, dove la televisione terrestre non si limita a essere "dominante". Qui la tv è un formidabile strumento di creazione di consenso politico, anzi diciamola tutta: è un formidabile strumento di condizionamento politico, culturale e sociale che come collettività abbiamo deciso, in modo scellerato, di mettere nelle mani di pochissime persone, lasciando che una di queste persone potesse contemporaneamente prendere in mano un potere politico-amministrativo molto, troppo ampio. Ma io comincio a chiedermi che cosa succederà adesso. Che ne sarà dei due, tre, quattro televisori che i 14 milioni di famiglie italiane hanno in casa? Verranno tutti resi compatibili con il digitale terrestre? Quali conseguenze avrà la percentuale di televisori che inevitabilmente resteranno tagliati fuori, almeno per un certo periodo di tempo?
Ma torniano agli Stati Uniti, dove lo switch over al digitale comincia ad avere conseguenze anche nel mercato dei ricevitori radio. Il consumatore americano è sempre stato abituato ad acquistare apparecchi radio dotati di stadi di ricezione in onde medie (AM) e FM per le stazioni locali e molto spesso capaci di ricevere anche le frequenze dell'audio televisivo in banda VHF. Era un buon modo per consentire l'accesso a tutte le possibili fonti di notizie locali. Forse ci sarà chi troverà il modo e i componenti adeguati per fabbricare radio capaci di sintonizzarsi sull'audio di Advanced Tv, ma intanto un marchio specializzato in apparecchi radio di una certa qualità e prezzo, CCrane, ha pensato bene di sostituire, nel nuovo modello CCRadio2, la ricezione in banda televisiva analogica con quella nella banda radioamatoriale dei 2 metri, i 144 MHz in VHF/FM. Ora la banda "HAM" - per radioamatore non per prosciutto - campeggia sul display numerico di questo ricevitore classico, "da cucina" e portatile, insieme ad AM FM e banda VHF "weather" con i canali che trasmettono i bollettini meteo in caso di allarme-uragano (una funzione fondamentale negli stati più meridionali). Leggendo le informazioni sul sito della CCrane, le motivazioni per l'aggiunta della banda dei 2 metri sono molto simili. La radio funziona a batteria e in certe situazioni di emergenza potersi sintonizzare sui ponti radio amatoriali dei 2 metri può essere molto utile perché è lì che i radioamatori - anche quelli italiani -effettuano i loro collegamenti nel loro ruolo di supporto alla protezione civile. E' un piccolo grande segno di quanto possa essere ancora importante l'umile invenzione della radio.