Visualizzazione post con etichetta normativa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta normativa. Mostra tutti i post

14 aprile 2016

Una frequenza per Expressa: il giovane radiocronista ucciso dalla trucha simbolo della riforma delle Tlc in El Salvador.


La storia del giovane salvadoreño Nicolás Humberto García sembra scaturire dal genio letterario di un Bolaño ma è tragicamente vera per la famiglia del 23enne ucciso con brutale ferocia dalla Mara Salvatrucha e per la piccola comunità del rione di Tacuba, El Salvador, che rappresentava il pubblico "radiofonico" di Nicolás. Al caso dello sfortunato radio-maker ha dato risalto internazionale il CPJ, la ong che cerca di sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale sui delitti che colpiscono in prima persona i giornalisti e i corrispondenti, in modo particolare gli omicidi a sfondo politico, direttamente connessi al potere o alla criminalità organizzata. Delitti, aggiungo io, che quasi sempre rimangono impuniti anche quando esecutori e mandanti sono perfettamente noti. La morte di García risale al 17 marzo e si inserisce in un contesto di aspra discussione, anche parlamentare, sulle norme che in Salvador regolano l'accesso alle frequenze radio-televisive. La giovane vittima lavorava per una stazione radio denominata "Expressa, Voces al aire" basata nella comunità El Carrizal, in un quartiere chiamato El Jícaro, a Tacuba, piccolo centro nella giungla al confine tra El Salvador e Guatemala. Non posso dirvi la frequenza di Expressa semplicemente perché Expressa non ha un frequenza: l'emittente è poco più di un mixer collegato a un amplificatore e a un sistema di casse collegate da fili appoggiati sui rami degli alberi. La stampa salvadoreña ha avanzato l'ipotesi che Nicolás - che lavorava per la sua radio da quando aveva quindici anni - avesse subito le angherie della trucha che insisteva per raccogliere, attraverso la radio, informazioni sui movimenti della polizia nella zona. Le associazioni locali dei media comunitari e per la libertà di stampa, ARPAS in testa, hanno respinto queste ipotesi, giudicate offensive per i familiari di Nicolás. Ma le dinamiche del delitto sembrano invece confermarle.

La morte di Nicolás è diventato subito un simbolo della lotta per una maggiore democrazia nell'etere di El Salvador, la cui Corte costituzionale aveva imposto al Parlamento un urgente intervento sulla normativa in vigore. In seguito a quella sentenza, organismi come la RedCo, la Red por el Derecho a la Comunicación, appoggiata dalla deputata del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN), Jacqueline Rivera, avevano chiesto che il governo promuovesse una riforma favorevole alle emittenti comunitarie. Per dare a entità come Radio Expressa la possibilità di trasmettere per davvero. Alla fine di marzo, Nicolás ha avuto il suo postumo riconoscimento: i deputati salvadoreñi hanno raggiunto un accordo che modificherà la legge delle telecomunicazioni introducendo, accanto al meccanismo delle aste riservate alle imprese radiotelevisive commerciali che intendono aggiudicarsi una frequenza su cui trasmettere, anche quello del concorso pubblico, che assegnerà liberamente una quota di frequenze a emittenti comunitarie, non a scopo di lucro (che dovranno limitare la loro potenza trasmissiva e impegnarsi a non "rivendere" le loro autorizzazioni). Adesso solo il Parlamento che potrà scrivere la parola fine in fondo alla storia. La proposta di riforma non è priva di oppositori, a incominciare dalle società telefoniche che temono conseguenze sul numero di frequenze a loro disposizione. 

07 gennaio 2016

La Polonia non ha ancora il bavaglio. La radio nazionale contesta - a suo modo - le decisioni del Parlamento in materia di media

Dopo il caso Ungheria, anche per la Polonia si prospetta una fase di brusco allontanamento dal "mainstream" politico europeo. Il governo ultraconservatore di Jarosław Kaczyński, leader del partito Legge e Giustizia (PiS) e della sua primo ministro Beata Szydło, comincia a lanciare gli stessi messaggi di chiusura e euroscetticismo giunti in questi anni da politici di destra come Viktor Orban. E guarda caso il primo bersaglio di questi governi, radicalmente populisti e anti-intellettuali, è rappresentato dai media radiotelevisivi, visti sempre con particolare sospetto.
Il direttore di Radio Jedynka vuole attirare l'attenzione sulla nuova legge polacca sui media
Il presidente polacco Andrzej Duda si accinge (se già non l'ha fatto) a firmare una nuova legge sui media che metterebbe sotto stretto controllo governativo l'intero apparato della radio nazionale, Polskie Radio. La presidente dell'EBU, l'organismo europeo degli enti radiotelevisivi pubblici, ha scritto a Duda un accorato appello. Andrea Borgnino ha tempestivamente dedicato alla questione la prima puntata 2016 del suo programma Interferenze, su Radio Tre, raccontando agli ascoltatori italiani dell'inedita iniziativa presa da Kamil Dąbrowa, direttore del primo programma di Polskie Radio, Radio Jedynka
Dal primo gennaio l'emittente polacca, equivalente della nostra Radio Uno, alterna in corrispondenza del segnale orario la diffusione dell'inno nazionale polacco, la "Mazurek Dąbrowskiego" (composta originariamente a Reggio Emilia, come canto della legione polacca in Italia e coeva del nostro tricolore, inizia con le parole "La Polonia non è ancora morta") e dell'Inno alla gioia dalla Nona sinfonia di Beethoven, considerato l'Inno nazionale europeo. «Non è né uno sciopero, né una forma di protesta, ha spiegato Dąbrowa durante una tribuna con gli ascoltatori diffusa l'altroieri, vogliamo semplicemente destare l'attenzione su una legge così importante.»
La decisione è stata accolta con qualche perplessità anche all'interno della stessa Polskie Radio. Il direttore generale Paweł Kwieciński
 ha inviato a Dąbrowa una lettera che suona come un formale richiamo agli obblighi istituzionali dell'emittente. Persino l'esecuzione dell'inno nazionale, ricorda Kwieciński, deve avvenire in un contesto di "onore e dignità". Tra i messaggi che PR Jedynka ha raccolto aprendo i telefoni ai cittadini polacchi, vi sono anche quelli degli elettori del PiS, che si chiedono se questa battaglia per la democrazia possa avere esiti controproducenti per la democrazia stessa. Una ascoltatrice afferma per esempio di aver votato per il PiS, aggiungendo di non volersi  sentirmi meno forte di un movimento di opinione o di una testata giornalistica, magari estera, capace più di me di influire sulle decisioni del Parlamento. La questione è obiettivamente complessa, ma quando c'è in gioco la libertà di espressione gli elettori di qualsiasi partito farebbero bene a ricordare che molte dittature, nazismo incluso, sono nate da un voto democratico.

27 ottobre 2015

Onde medie ai privati, parte la consultazione sulle regole. Ma ci sarà spazio per le radio associative?

Siamo sempre più vicini all'apertura definitiva - almeno sul piano normativo - delle onde medie al mondo dell'emittenza privata. Con  una rapidità che stupisce me e Giorgio Marsiglio - il giurista che segue la questione da sempre e che anzi vanta un indubbio merito personale come propulsore della legittimazione dell'uso delle radiofrequenze delle onde medie da parte di soggetti diversi dalla RAI - il sito AGCOM ospita da oggi la documentazione relativa al «procedimento per acquisire, tramite consultazione pubblica, commenti, elementi di informazione e documentazione in merito allo schema di Regolamento contenente i criteri e delle modalità di assegnazione delle frequenze radio in onde medie a modulazione di ampiezza (AM) ovvero mediante altre tecnologie innovative». La formula "altre tecnologie innovative" rappresenta un'aggiunta significativa, osserva Marsiglio e a mio parere è un chiaro riferimento all'impiego di modulazioni digitali come il DRM, che nelle ultime  uscite erano un po' sparite dai radar.

«E' l'unica occasione,» scrive il nostro esperto, «concessa per intervenire e, se possibile, correggere quello che non va della proposta che ora viene fatta dall'AGCOM.
Il documento è così strutturato:

- delibera di adozione dello schema (bozza, proposta) di regolamento, che viene sottoposto a consultazione pubblica;

- allegato A, contenente lo schema di regolamento;

- allegato B, contenente le modalità di partecipazione alla consultazione.

Per intervenire alla consultazione, vi invito fin da ora a leggere con attenzione l'allegato B, ricordandovi che abbiamo tempo trenta giorni da oggi per inviare le nostre osservazioni (quindi sino al 26 novembre 2015) via PEC. Attenzione, il termine è tassativo e, quindi, è buona norma inviarlo qualche giorno prima per evitare contestazioni. Per chi lo desidera, è possibile chiedere di essere direttamente ascoltati presso la sede dell'AGCOM (normalmente a Roma): in questo caso, le richieste di audizione dovranno essere fatte pervenire all'AGCOM entro dieci giorni dal termine di scadenza della consultazione. Al termine della consultazione, l'AGCOM approverà in via definitiva il proprio regolamento (speriamo tenendo conto delle nostre osservazioni), che servirà poi da guida al Ministero per fare le gare di assegnazione delle frequenze.»

Per quanto mi riguarda sono molto deluso dalla formulazione dell'articolo "5. Procedura di selezione comparativa" dove si legge:
La selezione comparativa di cui al comma 1 avviene sulla base dei seguenti elementi

e relativi punteggi massimi applicabili:



a. qualità del progetto tecnico di utilizzo delle frequenze e tempi di realizzazione del progetto (totale massimo 30 punti);
b. potenzialità economica del soggetto richiedente valutata in base al capitale sociale, interamente versato (totale massimo 30 punti);
c. piano di investimenti previsto (totale massimo 30 punti);
d. soggetto nuovo entrante (10 punti).
Insomma, il riferimento a potenzialità economiche e investimenti sembra escludere a priori la possibilità di avviare sulle onde medie progetti di carattere no profit e associativo, come se il "potenziale economico" delle onde medie potesse essere automaticamente equiparato a quello della banda FM. Non credo affatto che sia così e ho fondati motivi per pensarlo, a incominciare dalle pessime condizioni elettriche ambientali che fanno di questa porzione di spettro una finestra particolarmente rumorosa.
Possibile che esistano in Italia, soggetti commerciali pronti a investire così pesantemente su una parte del mezzo radiofonico che ovunque è commercialmente in declino e viene semmai riservato a iniziative strettamente comunitarie? Tra l'altro da quello che si è ascoltato finora con le varie "sperimentazioni" su queste frequenze, l'interesse sembrerebbe scarseggiare anche sul piano associativo. A parte il caso più strutturato della pionieristica Radio Challenger su 1368 kHz, tutto mi sembra chiudersi intorno alla nostalgia per due o tre generi musicali. Di spirito di iniziativa, e tanto meno di business plan, ho sentito parlare poco.
In ogni caso, se questa è una consultazione, fatevi sotto con opinioni e progetti, anche perché la scadenza è molto vicina.

16 giugno 2013

AGCOM apre ai privati sulle onde medie e corte. Partita la consultazione pubblica.


Abbastanza clamoroso il documento pubblicato dieci giorni fa sul sito AGCOM, in cui la nostra authority invita le persone e le organizzazioni interessate a sottoporre nuovi progetti di radiodiffusione analogica o digitale sulle frequenze delle onde medie e corte. Si tratta di una vera e propria consultazione mirata a stabilire il livello di interesse nei confronti di una porzione di spettro ormai desueta e progressivamente abbandonata dalla RAI.

Il rispondente, ove soggetto interessato ad effettuare radiodiffusioni sonore in onde medie e  corte e, comunque, in bande di frequenza inferiori a 30 MHz è invitato a fornire i dati di seguito  indicati, tenuto conto che quanto dichiarato non è da considerarsi vincolante in relazione alle  successive autorizzazioni e/o assegnazioni di diritti d’uso delle frequenze di competenza del  Ministero dello Sviluppo economico, ma è finalizzato unicamente a fornire all’Autorità elementi  tecnici per valutare il grado di interesse per la banda in argomento:
3.1) Manifestazione di interesse ad effettuare radiodiffusioni sonore in onde medie e corte e, comunque, in bande di frequenza inferiori a 30 MHz, recante denominazione, identità giuridica e sede legale dello scrivente e campo di attività con indicazione di eventuali titoli abilitativi  (autorizzazioni e diritti d’uso) già posseduti.
3.2) Breve descrizione (massimo 2 pagine) del servizio che si intende offrire, incluse:
3.2.1) indicazione della banda di frequenza che si intende utilizzare;
3.2.2) indicazione della tecnologia (analogica o digitale) che si intende utilizzare,
3.2.3) la copertura geografica di interesse;
3.2.4) la tempistica di massima del proprio piano progettuale; 

Il bando, segnalatomi da Andrea Borgnino, prevede una introduzione al tema e una serie di istruzioni per la partecipazione e l'invio delle proprie proposte alla stessa AGCOM, entro 30 giorni dalla pubblicazione sul sito (avvenuta il 6 giugno 2013). Il testo del bando è disponibile qui e adesso sono allegati due documenti (Allegato A) e (Allegato B) con le spiegazioni e le modalità.
Nel testo si fa riferimento a una prima volta - nel 1995 - in cui gli eventuali operatori erano stati invitati a manifestare il loro interesse a trasmettere sulle onde corte, ma devo ammettere che non ho memoria diretta di tutto ciò:

Il d.P.R. n. 991 del 10 luglio 1995 ha già aperto ai privati, seppure con varie limitazioni, la  possibilità di operare un servizio di radiodiffusione sonora a modulazione di ampiezza nella gamma  di frequenze delle onde corte, apertura che tuttavia ha dato come esito, a quanto risulta presso il  Ministero dello sviluppo economico - Dipartimento comunicazioni, alla presentazione di un numero limitatissimo di domande e non ha condotto ad alcuna realizzazione pratica.

Non siamo evidentemente di fronte a una vera e propria apertura all'emittenza privata o comunitaria sulle frequenze inferiori ai 30 MHz, ma è un passo estremamente significativo da parte di AGCOM. Non occorre dire che adesso il testimone passa ai settori del broadcast e del volontariato, che non devono far cadere nel nulla una opportunità che Radiopassioni - tra gli altri - invoca da anni. È verosimile per esempio che le emittenti che in questi mesi hanno attivato servizi soprattutto musicali in onde medie si facciano avanti con progetti concreti. Ma mi aspetto una analoga reazione anche da parte di quanti si sono detti interessati a modelli di diffusione radiofonica low power in onde medie. È la vostra occasione, gente!

18 gennaio 2013

Francia: le magnifiche 106 del primo DAB+. Vistosa assenza di Radio France

L'autorità audiovisiva francese, il CSA, ha pubblicato oggi la lista dei 106 editori radiofonici che saranno i primi a trasmettere nella nuova infrastruttura di radio digitale DAB+ che prenderà il via in questi mesi nelle tre aree metropolitane di Parigi (dove saranno attivi ben 7 multiplex), Marsiglia e Nizza. Secondo il CSA il prossimo passo che impegna i 106 editori riguarda la scelta dell'operateur de multiplex, cioè della società che materialmente realizzerà e gestira il multiplex di appartenenza. Alla fine del 2011 lo stesso CSA aveva lanciato un appello alle candidature di questi operatori, ma al momento non sono riuscito a identificare le società che hanno risposto o che in seguito sono state selezionate. Ogni stazione avrà due mesi di tempo per comunicare la decisione sull'operatore prescelto e se il CSA dovesse avere qualche obiezione, verrebbero concessi - così vuole la legge - altri due mesi per scegliersi un altro operatore.
La lista completa con l'allocazione dei vari multiplex si può scaricare con questo pdf dal sito CSA. Vi prego di notare un risvolto che non è di poco conto. A questo primo lancio ufficiale di una tecnologia di distribuzione che in Francia ha avuto un percorso molto accidentato, con diverse brusche inversioni di rotta, parteciperanno solo emittenti commerciali e non ci saranno neppure network privati importanti come Europe1, RMC o NRJ, la cui assenza è non meno vistosa di quella dei canali di Radio France. La radio pubblica e molti network primari non hanno mai nascosto le loro perplessità nei confronti del DAB+. Con il DAB+, insomma, la radio francese torna a un passato che ancora non conosceva monopoli e enti pubblici.

29 ottobre 2012

UK: grande successo per le stazioni comunitarie regolate nel 2004

Ecco un altro ottimo esempio di legislazione mediatica che ci ostineremo a non seguire. Viene dalla Gran Bretagna e risale al 2004. In quell'anno il Community Radio Order, concepito nel quadro della nuova legge sulle Comunicazioni del 2003, istituisce la figura delle stazioni locali comunitarie, rigorosamente no profit. Da allora ne sono state create 200, una ogni 13 giorni. Ciascuna di esse coinvolge mediamente il lavoro di 68 volontari. Fanno migliaia di ore di trasmissione, informando le loro comunità sugli eventi locali e facendo cultura e aggregazione. Qui non potrebbero esistere, spazi nelle frequenze non ce ne sono (e se utilizzassimo le onde medie?).
Ecco il comunicato stampa del regolatore britannico, l'OFCOM. Per un approfondimento e molti altri dati potete visitare il sito OFCOM a questo indirizzo.





200 community radio stations now on air
October 29, 2012

Over two hundred community radio stations are now broadcasting in locations across the UK, Ofcom announced today, after new services went live in Kent and Dorset.

The milestone comes as the first community radio station to hit the airwaves – The Eye in Melton Mowbray – nears its seven-year anniversary.
Since Ofcom awarded the first community radio licence in 2004, new stations have launched in areas all over the UK – from inner London to Orkney – each serving a particular community’s needs.
Community radio stations typically cover small areas, generally up to 5km, and are run on a not-for-profit basis. They reflect a diverse mix of cultures and interests – some catering for whole communities, while others focus on particular areas of interest.
Ed Richards, Ofcom’s Chief Executive, said: “Community radio is thriving and helping to bring together local communities across the UK.
“With more than 200 stations on air, community radio is enabling thousands of people to have a voice and help serve the needs of their local area.”
Community radio stations reflect the variety of cultures, demographics and tastes in the UK:
Kane FM. Based in Guildford, Surrey, Kane FM serves young people aged 15-39 focusing on and supporting independent urban music and showcasing local artists. The station works to support services and agencies dedicated to reducing inequality and social exclusion.
Garrison FM. Six community stations serving British Army garrisons in Great Britain, including Aldershot, Catterick and Edinburgh. The Garrison FM stations provide welfare and communication services to soldiers and civilians living and working within the army community.
The Eye. The first community radio station to start broadcasting, 103 The Eye has been serving residents of Melton Mowbray since November 2005.
Christine Slomkowska, Managing Director of 103 The Eye, said: “Being a community radio station means 103 The Eye can keep the localness in radio and provide an information and entertainment service for our area which was under-served by other stations.
“Over the last seven years we’ve given a wide range of people the opportunity to produce and present radio programmes, offering training and airtime opportunities which have led to careers in the media and progression within the music industry.”
Latest stations on air
Since the first station went live seven years ago, a new community radio station has launched, on average, every 13 days.
SFM and Garrison FM Blandford are the latest stations to begin broadcasting. SFM provides the residents of Sittingbourne, Kent, with a local music and speech service.
Garrison FM Blandford in Dorset is the latest community radio station to serve a British Army garrison in Great Britain.
Mark Page, Managing Director Garrison Radio, said: “Blandford is a very close community of soldiers and families and through Garrison FM we can bring Army news and information specific to them. Going around Blandford Garrison, hearing the station on in offices and finding people to talk to about it is amazing.”
Community benefits
As well as providing unique content, community radio stations bring wider benefits to local people. These include offering training and work experience opportunities and providing a voice to those, such as older people or speakers of minority languages, who may find it harder to access the media.
Kane FM, based in Guildford, was a pirate radio station but applied for a community radio station when new licences became available in the area. It wanted to become a community station so the people involved could start working with disadvantaged groups. Kane FM has an advisory panel consisting of local organisations such as the Police, Surrey County Council, Surrey Arts and Youth Justice.
Simon Foster, Director of Kane FM, said: “Since becoming a community radio station, Kane FM now has 100 independent local musicians and artists creating content and weekly shows, as well as over 130 volunteers.
“We want to turn around those people at the fringes of society and give them new skills and a sense of belonging; to strive forward and achieve for those who may otherwise be dismissed or ignored.”
Volunteers
All community radio stations involve volunteers working in various jobs, including presenters and producers.
The average station has over 68 volunteers each year, who in total give more than 1,000 hours of their time a month to these community services. The average station broadcasts 91 hours of original content every week, 84 of which are live. Ofcom estimates that volunteers contribute more than 2 million hours per year to community radio.
All stations offer some form of training to their volunteers. Phoenix Radio in Halifax, for example, developed a specific radio-based training scheme for young people aged 16-25, while Desi Radio in Southall, West London, has a dedicated centre providing training for radio presenting.
In total, almost half of all stations (47%) are aimed at a general audience in towns or rural communities, with 15% broadcasting to general audiences in urban areas. However, a significant proportion target specific groups such as young people (10%), minority ethnic groups (13%) or military personnel (4%).
The Community Radio Order 2004 paved the way for Ofcom to license these new types of radio stations. Ofcom has since awarded licences to 259 community radio services.
Soo Williams, Community Radio Manager at Ofcom, said: “We are now into the third round of community radio licensing and there continues to be strong demand to set up new stations from all corners of the country.”

06 ottobre 2010

Radio e autori in digitale, convegni tra Roma e Torino



Un bel convegno organizzato dalla Università Roma 3 esplorerà il prossimo 20 ottobre nell'Aula Magna dell'ateneo romano gli aspetti regolamentari e linguistici della radio digitale. Tra gli invitati a "La radio digitale, Il futuro di un mezzo senza età" anche Andrea Borgnino e Tiziano Bonini, ma anche lo storico Franco Monteleone e i direttori delle tre reti Radio Rai.



Pochi giorni dopo, il 28 ottobre, a Torino, Top-ix organizza invece (a tre anni di distanza dal primo evento di questo tipo) la Conferenza Autori in Digitale. Patrocinata dagli amici di Dmin.it, iniziativa tecnologica per la promozione di una industria italiana e mondiale dei contenuti digitali, la conferenza sarà introdotta da esperti del calibro di Leonardo Chiariglione, riconosciuto come il padre della compressione MPEG, il sociologo dei mass media Peppino Ortoleva (qui sul sito della Web radio 110 una nutrita raccolta di podcast di sue recenti lezioni all'università di Torino) e il giurista Guido Scorza. Nutrita la rappresentanza della radio 1.0 e 2.0. Tra i nomi quelli di Daniele Cremonini di Radio Spreaker e Tiziana Cavallo di Ustation (moderati da Stefano Quintarelli nella sezione start up) e Andrea Portante di Rai New Media. La conferenza (il programma è qui) si svolge nell'ambito delle giornate della ViewConference, evento dedicato alla computer graphics.


SIAE: sparisce la categoria delle Web radio "personali"


Sorpresa. Dai moduli che la SIAE chiede di compilare per la concessione delle licenze alle Web radio per la trasmissione di contenuti musicali, sparisce la categoria delle Web radio "personali" create a scopi unicamente sperimentali e hobbystici.


Rimane solo la distinzione tra Web radio commerciali e stazioni "comunitarie" appartenenti ad associazioni "riconosciute o non riconosciute". La tariffa preferenziale di 240 euro all'anno per le Web radio personali senza scopo di lucro passa al contributo minimo di 165 (250 se si superano le 100mila pagine viste) euro a trimestre previsto per le comunitarie che non trasmettono più del 25% di musica nei loro programmi.

Il nuovo modulo "Modello AWR", disponibile in questa pagina, sostituisce il precedente ancora raggiungibile tramite cache di Google. Non ho idea se legalmente una associazione "non riconosciuta" comporti una procedura di registrazione e quindi l'esborso di una ulteriore somma in denaro. Le associazioni private o costituite di fronte a un notaio possono (o devono?) iscriversi a un apposito registro:
L'anno scorso l'Agenzia delle Entrate ha definito il modello EAS che le associazioni no profit devono compilare per questioni fiscali. Comunque sia, fare una Web radio con contenuti musicali diventa più complicato sul piano burocratico.
Al momento, a giudicare dalle informazioni contenute sul sito Web SCF, l'associazione che tutela i diritti dei fonografici, mantiene la distinzione tra Web Radio "amatoriali", "istituzionali" e "commerciali".

21 luglio 2010

La penetrazione della radio digitale in UK è al 24%


Il regolatore britannico OFCOM ha rilasciato in queste ore il primo rapporto sullo stato di avanzamento della radio digitale nel Regno Unito. Ricordo che questo tipo di valutazione è diventato fondamentale nel quadro di un contesto normativo che prevede per la Gran Bretagna la possibilità di spegnere buona parte delle piattaforme di distribuzione analogiche qualora l'ascolto su piattaforme digitali (DAB, digitale televisivo, Internet) superasse la soglia del 50% nel 2015. Secondo OFCOM nel marzo del 2010 si è arrivati al 24% del monte ore dedicato alla fruizione della radio attraverso il digitale. Su un totale di apparecchi radio compreso tra 100 e 114 milioni (inclusi 34 milioni di autoradio), ci sarebbero 11 milioni di apparecchi DAB, che nelle case ammonterebbero al 14-16% del parco installato.
Il DAB raggiugnerebbe il 35% circa delle famiglie e una significativa percentuale di non possessori (17%) si dice intenzionata ad acquistare una radio digitale entro l'anno, sebbene sia ancora più significativa (55%) la quota di non possessori che afferma di non essere interessato al DAB.
Su tutte queste considerazioni pesano fattori che OFCOM non sembra menzionare. Uno di questi riguarda la codifica audio utilizzata per il DAB in Gran Bretagna, ormai considerata non solo obsoleta ma qualitativamente inferiore alla qualità dell'audio MP3 cui la maggior parte dei consumatori digitali è ormai assuefatta e forse persino della radio analogica FM. L'altra grossa questione è l'effettiva copertura indoor del DAB. Secondo le fonti ufficiali sarebbe dell'85% delle abitazioni, ma l'esperienza di ascolto di chi prova a sintonizzarsi sui canali DAB lontano dalle finestre delle case potrebbe essere molto, molto diversa.
Cliccate sui link per prelevare il testo del rapporto e le numerose e interessanti slide.

The Communications Market: Digital Radio Report

This is Ofcom’s first annual Digital Progress Report covering developments in the digital radio market. The data are the latest available at the time of writing. Publication date: 21st July 2010
Executive summary

Basis of report publication

The Government announced its Digital Radio Action Plan in July 2010. Ofcom was asked in the plan to publish an annual report on the availability and take-up of digital radio services. This is the therefore the first of those reports.
The plan emphasises that digital radio switchover should only begin when the market is ready for such a process and that it should therefore be predominantly consumer-led. An aspirational target date of 2015 was supported by the report. But it also concluded that a decision on switchover could only made once two criteria had been fulfilled: when 50% of all radio listening is via digital platforms; and when national DAB coverage is comparable to FM, and local DAB reaches 90% of the population and all major roads.
This report includes data on digital radio devices share of radio listening. Future editions will also report on the coverage project, designed to measure current levels of FM and DAB coverage. In this report digital radio is used in its broadest sense to include all platforms and technologies that allow listeners to access digital radio services.

1.1 Digital radio services are available via a number of different platforms including; DAB digital radio, digital television (Sky, Freeview, Virgin Media, Freesat), and via the internet (which includes services received on PCs, WiFi internet radios and internet-enabled mobile phones).

1.2 In the three months to the end of March 2010, just under a quarter (24%) of all radio listening hours were to services delivered over a digital distribution platform. This was a 4 percentage point (pp) increase in digital listening over the year and an 11pp increase in three years.

1.3 The proportion of digital listening varied significantly by demographic group. Listeners under 65 and those from more affluent demographic groups were the most likely to listen to radio over a digital distribution platform. Digital listening was less prevalent among those over 65, and far less so among listeners over 75.

1.4 DAB digital radio was the most widely-used means of listening to digital radio services, accounting for almost two-thirds (63%) of all digital listener hours in Q1 2010; DTV was the second most popular choice (17%) with streaming over the internet ranking third (13%).

1.5 The most listened-to digital-only radio stations also attract significant audiences. Five digital-only stations drew in over a million listeners per week in Q1 2010. The Hits was the most popular digital-only station, with a weekly audience of 1.5 million listeners over the quarter although down by 14% year-on-year. BBC 6 Musics reach grew fastest over the past twelve months, reaching over 1 million listeners in Q1 2010 (up by 53% year-on-year).

1.6 We estimate that there are between 70-80 million radio sets in homes (in the form of portables, hi-fis or clock radios) and a further 34 million sets installed in cars and commercial vehicles. The total universe of these sets is therefore estimated to be at least 104 to 114 million.

1.7 There are, in addition to sets in the home and in vehicles, analogue radio tuners embedded in other devices such as mobile phones and MP3 players. Digital radio services are also available through digital television decoders, and can also be streamed over the internet to WiFi radios, PCs, and some mobile handsets.

1.8 Ofcom consumer research shows radios in vehicles are the most likely sets to be used on a weekly basis (92% of the total). A majority of portable sets are also used weekly (81%); the comparable figures for clock radios and hi-fis are 73% and 66% respectively.

1.9 Over 11 million DAB digital radio devices have now been sold in the UK. We estimate that 14-16% of radio sets in the home are digital (close to the 11m DAB digital radio sets that have been sold). In vehicles, we estimate that the number of DAB sets represents around 1% of the total on the road.

1.10 More than one third (34.5%) of households in Q1 2010 claimed to have access to DAB digital radio, up by 2.4 percentage points year-on-year. Take-up varies significantly across the UK. This was highest in east Surrey with over 50% of homes owning DAB, while many regions of Southern England and parts of Yorkshire also had above average ownership. DAB take-up was lowest in Northern Ireland, south-east Scotland and north-west Wales (possibly reflecting lower levels of DAB digital radio coverage in some parts of these areas).

1.11 Among those who do not yet have access to a DAB digital radio set, 17% claim that they are likely to buy a set in the next twelve months. Of that 17%, two percentage points of consumers claim to be certain they will acquire a set with a further five percentage points being very likely. However, 55% of respondents without DAB said they were unlikely to buy a set within the next year.

05 novembre 2009

ECO: consultazione sul futuro digitale banda 88-108

Lo European Communications Office ha aperto una pubblica consultazione sulla bozza finale del report sulla digitalizzazione della banda II oggi occupata dalle emittenti in FM analogica. I commenti dei player interessati (broadcaster, costruttori e altri) vengono raccolti in previsione della prossima riunione del comitato tecnico FM45, che dovrà pubblicare la versione definitiva del rapporto. Non sono ovviamente decisioni definitive, è solo un passo di un iter molto complesso avviato da un ente regolatore sovranazionale. Ma la partecipazione di chi è interessato è importante: in gioco c'è comunque il futuro di una porzione di spettro radiofonico broadcast che rappresenta un bene pubblico ancora molto prezioso e genera una fetta non trascurabile di economia. La bozza del report e il contatto cui inviare i commenti via mail si trovano a questo indirizzo del sito dell'ECO:
http://www.ero.dk/consultation?frames=0

04 novembre 2009

La Svizzera dà il via all'uso del digitale in FM

Oggi il regolatore elvetico Ofcom ha annunciato che dal 2010 i titolari di licenza FM in Svizzera potranno utilizzare la loro frequenza per operare in HD Radio o DRM+. Dal punto di vista normativo è un bel segno di flessibilità e di propensione alla neutralità tecnologica. Naturalmente la decisione prescinde dalla realta fattibilità della trasmissione ibrida o solo digitale dal punto di vista pratico, in particolare dal punto di vista della reale possibilità di essere ascoltati in digitale. Ma l'esperienza insegna che una volta che determinate opportunità non sono ostacolate dalle normative, il mercato sa benissimo come metterle alla prova.

Diffusione digitale su OUC delle radio locali

Berna, 04.11.2009 - Dall'inizio dell'anno prossimo, le radio locali che diffondono in modalità analogica sulle onde ultracorte (OUC) avranno la possibilità di trasmettere sulle stesse frequenze altri programmi anche in digitale. Il Consiglio federale ha concesso oggi il nulla osta alle modifiche d'ordinanza nel settore radiotelevisivo.

Oltre ai propri programmi già diffusi in modalità analogica, dal 1° gennaio 2010 le radio locali potranno trasmettere in digitale su OUC programmi supplementari di loro produzione, un programma di un'altra emittente o determinati servizi addizionali.
Le tecnologie digitali, come la Radio HD già in servizio negli Stati Uniti o il DRM+, in fase di sviluppo in Germania, aumentano considerevolmente la capacità della banda OUC poiché permettono di diffondere fino a 4 programmi radiofonici su una sola frequenza analogica. Autorizzando questi nuovi metodi di diffusione, il Consiglio federale vuole migliorare le condizioni quadro delle radio locali: se esse lo desiderano, potranno infatti ampliare la loro offerta di programmi con investimenti relativamente modesti. Questa innovazione permetterà al pubblico di beneficiare di una gamma più vasta di programmi. Si prepara così la strada per il futuro arrivo sul mercato di radioricevitori in grado di captare i segnali OUC in modalità digitale.
L'utilizzazione della banda OUC in modalità digitale si presta in primo luogo alla diffusione di programmi radiofonici nelle zone di copertura di dimensioni ridotte. Per trasmettere programmi radiofonici su scala regionale, il Consiglio federale ha da tempo espresso la propria preferenza per un'altra tecnologia digitale: il DAB(+).
Il Consiglio federale ha inoltre deciso di esentare dall'obbligo di notifica i fornitori di servizi di telecomunicazione con meno di 5000 clienti che trasmettono unicamente programmi radiotelevisivi su linea. Questa misura, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2010, concerne essenzialmente i Comuni che esercitano una rete via cavo di loro proprietà.


19 ottobre 2009

FM low power USA, presto la discussione parlamentare?

E' sicuramente un piccolo ma importante segno della profonda trasformazione culturale vissuta dagli Stati Uniti della presidenza Obama. La scorsa settimana l'iter nuova legge bipartizan sull'emittenza low power in banda FM (100 Watt) ha ricevuto l'ok a fortissima maggioranza da parte del Comitato Energia e Commercio. Se questa legge passerà in Parlamento - e ormai ci sono tutti i presupposti - ci saranno centinaia di nuove licenze su frequenze che in base alla precedente normativa, condizionata dalla National Association of Broadcasters, facevano da guardia ai canali delle stazioni più potenti. La nuova legge a tutela del localismo e delle comunità etniche e no profit, aprirà la strada alle piccole stazioni anche nelle città più importanti e profittevoli per le emittenti commerciali. Comprensibile la reazione positiva della associazione Free Press tra i fautori della normativa (il cui testo è disponibile qui). La NBA invece si trova con una gatta da pelare in più, superata forse soltanto dalla questione sui pagamento dei diritti musicali che il Performance Rights Act vuole imporre alle stazioni radio.
15 to 1 - Low Power FM gets high-powered support in a House subcommittee.

This is another major legislative battle the NAB’s going to have to fight in the full House, now that it’s out of the subcommittee and will likely dance through Henry Waxman’s Commerce Committee. The Performance Rights Act is at the same stage – strong committee support, but the broadcasters group has to persuade the leadership that it would be futile to bring it up before the full House. What happened yesterday? It was a big psychological victory for the friends of grassroots community radio. All five members of the Genachowski FCC now support the bill, which would give the Commission authority to license many hundreds of new 100-watt FM stations. They’d be available in even the largest markets, which currently can’t squeeze in new LPFMs because the Commission’s obligated to protect full-power stations on their third-adjacent frequency. HR 1147 would remove third-adjacent protection – and open the floodgates. The amount of filings alone would be pretty overwhelming. Proponents have been fighting to overcome the power of the NAB and individual broadcasters since the original 2000 bill that created the Low Power FM service.

***

Low Power Radio Advances in Congress
House Energy and Commerce Committee Passes Local Community Radio Act
October 15, 2009

WASHINGTON -- The House Committee on Energy and Commerce voted unanimously on Thursday to pass the Local Community Radio Act (HR 1147). The legislation, introduced by Reps. Mike Doyle (D-Penn.) and Lee Terry (R-Neb.), would open the public airwaves to hundreds of new Low Power FM radio stations in communities across the country. The bill has strong bipartisan support and more than 80 co-sponsors in the House. The bill now moves to the full House.
Craig Aaron, senior program director of Free Press, made the following statement:
"Today’s vote is a major victory for radio listeners looking for local voices on the air, a testament to the power of bipartisan cooperation, and a tribute to the tireless advocacy of groups like the Prometheus Radio Project and its allies. Low Power FM stations will put community news, independent music and fresh perspectives back on the radio dial. Today’s vote is the furthest this bill has gotten in the House -- and the finish line is finally in sight. We commend Chairman Waxman and Reps. Doyle and Terry for their leadership on this issue and their unwavering support for LPFM. The full Congress should move as quickly as possible to pass this important and long overdue legislation."

11 luglio 2009

Ascolto con lo scanner, sentenze sempre più severe

L'amico Giorgio Marsiglio, valente giurista impegnato da anni nella divulgazione relativa alle norme che regolano l'attività radiantistica, mi ha mandato il link a un suo recente articolo (pubblicato sul numero 7/2009 mensile dell'AIR Radiorama, ma ancora più pratico in formato ipertestuale) dedicato allo scottante argomento dell'uso di apparati riceventi a larga banda, o "scanner". Il dubbio riguarda la legalità del possesso di tali apparati e dell'uso che in teoria è possibile farne per il monitoraggio di frequenze riservate a forze dell'ordine e di pronto intervento.
La lettura è un po' complessa perché l'avvocato Marsiglio si serve - evidentemente - di un linguaggio rigoroso, ma è molto istruttiva. L'attenzione dell'esperto ruota intorno alla sentenza della Corte di Cassazione con cui viene comminata la condanna definitiva ai giornalisti della testata Merateonline accusati di aver ascoltato le frequenze delle forze dell'ordine per meglio svolgere il loro lavoro di cronisti e presentarsi tempestivamente sui luoghi di incidenti e altre cause di intervento di polizia e carabinieri.
Da quel che mi è dato di capire, la giurisprudenza in questo ambito è andata inasprendosi in questi ultimi anni, dopo un periodo caratterizzato da sentenze abbastanza tolleranti nei confonti di chi utilizzava lo scanner per hobby (senza che queste sentenze rimuovessero l'illegalità dell'ascolto seguito da impiego "doloso" delle informazioni intercettate). Oggi, sembra concludere Marsiglio, i tribunali condannano l'uso e addirittura l'installazione dello scanner (la vendita rimane libera) sulla base di un criterio di violazione dell'insieme degli articoli del Codice penale "a presidio della inviolabilità dei segreti". A nulla sono valse le argomentazioni degli avvocati difensori dei giornalisti di Merate, che avevano sostenuto all'incirca il principio secondo cui non andrebbero considerate riservate e segrete le comunicazioni, anche delle forze dell'ordine, che siano diffuse in chiaro su frequenze ricevibili con apparati normalmente in commercio. L'obiezione della difesa si può in altre parole riassumere affermando che se le forze dell'ordine intendono davvero comunicare in forma riservata devono farsi carico attivamente di tale protezione ex-ante utilizzando codifiche e crittazioni, e non limitarsi alla protezione ex-post assicurata dalla legge. Tra l'altro, citando altre sentenze di questo stesso periodo, Marsiglio sottolinea come la condanna riguarda sia i giornalisti sia i malfattori che si servono di uno scanner per evitare l'arresto o eludere l'intervento della polizia mentre vengono perpetrati reati.
Non è un quadro incoraggiante, anche se di fatto le comunicazioni di servizio che sono oggetto delle "intercettazioni" amatoriali o giornalistiche stanno andando tutte verso una completa digitalizzazione. Secondo Marsiglio c'è però una speranza lagata al mantenimento proprio di regole vecchie di ottant'anni, che fino a epoca recente avevano reso possibili sentenze più tolleranti nei confronti del radioascolto "non malizioso". Purtroppo queste regole stanno per essere abrogate insieme a tante altre nell'ambito della manovra di semplificazione delle leggi voluta dal governo. Riporto qui la conclusione dell'articolo dell'avvocato Marsiglio, nella speranza di poter contribuire a un piccolo ripensamento:

Dopo questo lungo ragionamento, possiamo ora concludere che – una volta intervenuta (16 dicembre 2009) l’abrogazione dell’art. 18 del R.D. 1067 del 1923 – rimarrà possibile solo la seguente interpretazione della normativa vigente:

- gli appassionati di radioascolto: ai sensi dell’art. 617, comma 1, del codice penale, non sono punibili in caso di intercettazione effettuata mediante ricevitori scanner in maniera non fraudolenta (quindi fortuita o casuale). Naturalmente sono punibili in caso di rivelazione di quanto casualmente intercettato (617 comma 2). Meno logicamente sono punibili anche in caso di installazione di apparecchi di intercettazione (617 bis) i quali sono sempre installati dagli stessi appassionati di radio. In tal caso detta punibilità contrasta con il diritto di utilizzare lo scanner per l’ascolto delle gamme d’onda consentite (radioamatori ma anche radiodiffusione e radiodeterminazione);

- i giornalisti: per questa categoria professionale l’ascolto delle frequenze riservate non è certamente casuale ma voluto per l’esercizio del diritto di informare. In tal caso, come abbiamo visto per la testata Merateonline, i Giudici non hanno riconosciuto l’esimente del diritto di cronaca ma anzi hanno addebitato i due differenti reati di installazione e di intercettazione.

Non c’è dubbio invece che, nel caso sopravvivesse l’art. 18 del regio decreto 1067, prima o poi i Giudici di Cassazione dovrebbero prendere atto della sua permanenza in vigore, modificando la propria lettura delle normativa in tema di ascolto mediante ricevitori scanner (punibilità solo dell’ascolto seguito da propalazione di quanto intercettato) in senso rispettoso del diritto d’informare e di essere informati riconosciuto dalla Corte costituzionale.
Ci auguriamo quindi che – come peraltro consentito dal comma 14 dell’art. 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246 - il Governo ritorni sui propri passi, mantenendo in vigore una norma la cui applicazione aveva sino a pochi anni fa permesso ai Giudici di distinguere gli utilizzatori di scanner tra malintenzionati da punire e semplici appassionati da tollerare.

01 ottobre 2008

USA, questione royalties, le paure di radio online e on air

Ancora sulla questione delle royalties sulla trasmissione radio di brani musicali (oggi una stazione non deve pagare niente all'editore di chi suona, solo agli autori delle canzoni) che le etichette americane vogliono imporre ex lege (progetti di legge S. 2500 e H.R. 4789) . Ecco il parere, apparso l'altro giorno sul San Jose Mercury - il giornale della Silicon Valley - a firma del proprietario di KSJO di San Jose, una emittente locale che potrebbe essere strangolata dalle spese aggiuntive se la nuova normativa dovesse essere approvata.
Opinion: Tax on radio would enrich labels at communities' expense

By Dave Pugh
Special to the Mercury News
Article Launched: 09/29/2008

The record labels don't want you to know about the theft they are trying to commit in Washington, D.C., which could deal a $3 billion to $7 billion blow to communities across America.
The record labels, hiding behind the performing artists they continue to exploit, are pushing Congress for a new tax on radio.
In addition to the royalties my stations and stations nationwide are already paying to both the songwriters and publishers of music and to the artists/labels for the ability to stream a station's signal over the Internet, the labels want to get paid for any music we play over free, local radio. Yet 50 percent of the proposed tax would go directly to the record labels, while less than half to the primary performing artist.
Radio stations like mine give artists and their labels billions of dollars of free promotion over the airwaves, helping to make a career for many artists by making them a household name and helping to drive both concert and music sales. Just watch the Grammys or other music awards, and you will see many big name artists thank radio for their success.
In spite of this, the labels want more. In these tight economic times, radio stations are facing declining revenue and feeling the pinch. Telling stations like mine that we need to find millions of dollars — that don't exist in our budgets — means cuts have to happen somewhere.
Job cuts: All across the country, radio stations employ more than 124,000 people to the tune of $6 billion dollars in annual payroll — the price tag of the performance tax. Right here in California, that means 13,645 people and $824 million in payroll that comes back to the community. Stations could be forced to cut benefits or to lay people off.
Public service: The Federal Communications Commission established bare minimum requirements for public service; however, most radio stations go above and beyond the call of duty. In California alone, broadcasters donated more than $1 billion in airtime for PSAs, fundraising drives and charitable contributions. Radio is there for the community in times of need. If the tax passed, stations could be forced to the bare minimum, crippling many non-profit organizations that rely heavily on radio to help them operate.
Diversity in programming and ownership: To avoid the hefty cost, many stations may resort to talk-only formats, limiting exposure to new music and upcoming artists, ultimately hurting the artists and the labels. Smaller stations broadcasting to Hispanic and other ethnic minorities could be forced out of business. Boosting the cost of operating local radio stations could also reduce the number of stations owned by women and people of color at a time when the FCC and broadcasters are trying to increase diversity in ownership.
Radio stations like mine serve as cornerstones of the community. We are here for you in times of crisis during hurricanes, fires, earthquakes and tornadoes, and in better times to entertain and inform you as you go through your day. Now we need you to be here for us: Call members of Congress and urge them to oppose S. 2500 and H.R. 4789 and any performance tax on local radio.
Radio belongs to you; keep it that way.

Dave Pugh is the market manager for Clear Channel San Francisco/San Jose, whose stations include KFOX 98.5 and KSJO 92.3, and a member of the Free Radio Alliance.
Nel frattempo nel Parlamento americano sta avanzando la legge che prevede la possibilità per le stazioni radio in streaming via Web di negoziare royalties più convenienti con i titolari dei diritti musicali. Potrebbe essere solo una soluzione temporanea ai problemi di un settore che non deve solo raggiungere un obiettivo di contenimento dei costi, bensì anche riuscire a consolidare le proprie fonti di guadagno convincendo gli inserzionisti pubblicitari a investire in questo nuovo mezzo. Sembra che da parte dell'associazione delle radio via etere, non ci siano più pregiudiziali alla stesura di accordi di questo tipo, inizialmente osteggiati per il timore di possibili effetti di disparità tra radio convenzionale e radio via Internet. Ecco il commento di Alley Insider.
Web Radio Darling Pandora Breathes Easier, For Now
Peter Kafka | September 28, 2008

Who says our elected officials can't get anything done? In addition to hammering out a $700 billion Wall Street bailout deal over the weekend, lawmakers extended a lifeline to Internet radio companies like Pandora, who are trying to lower the fees they're supposed to pay for streaming music rights.
Last night the House passed a bill that essentially gives Pandora and other Webcasters the ability to negotiate with the music business over royalty rates (see press release below). It's expected to clear the Senate in the next few days. Webcasters, led by Pandora's Tim Westergren, have warned that if the bill didn't pass, many of them would end up pulling the plug.
But the bill itself doesn't ensure that Internet radio will survive. Assuming it goes forward, it will simply give Webcasters the ability to continue haggling with the music industry over "performance royalties" -- the fees they're required to music owners each they stream a song. Tim and other Webcasters won't actually tell us what they're willing to pay, except that it's less than what Congress signed off on last year.
And the Internet radio business also has to resolve something that can't get fixed in Washington: How to generate real revenue from their services, since advertisers have so far shied away. If that doesn't happen, it won't matter what how much Internet radio pays the music business: The costs are always going to exceed the revenues.

UPDATE: We're stuck in 2005, says Tim. His full response:

We're going to generate over $20M of revenue in just our 3rd year. I think it's fair to say that we're rapidly solving the monetization issue. Advertisers love the medium, it just takes some time
to break through when you're still growing your comscore numbers.

--------------

Webcasters and Recording Industry Welcome
Passage of H.R. 7084

Bill Would Enable Implementation of Negotiated Agreements

Washington, DC – The House of Representatives last night approved by voice vote must-pass legislation that would benefit all webcasters -- large, small, non-commercial and simulcasters. The Digital Media Association (DiMA), SoundExchange, National Public Radio (NPR) and the Recording Industry Association of America (RIAA) all applauded the swift action taken by the House. It now moves to the Senate where supporters are hoping for quick passage.
The legislation (H.R. 7084) sponsored by Reps. Inslee, Berman, Smith, Conyers and Manzullo authorizes SoundExchange, on behalf of copyright owners and performers, to negotiate new royalty agreements for Internet radio through February 15, 2009 with Digital Media Association (DiMA), National Public Radio (NPR) and any other Internet radio service. It will benefit all webcasters, including broadcast simulcasters. This modification to existing law was introduced because Congress will be out of session as discussions between the parties continue, and it enables implementation of an agreement in the event the parties can reach an accord.
“Everyone is grateful to the sponsors of the bill and to Chairman Berman for getting this through the House last night,” said John Simson, Executive Director of SoundExchange. “This bill favors all webcasters and simulcasters – large and small. It paves the way for SoundExchange to use the coming months to pursue helpful solutions that allow all services to focus on business development. And, although there are no agreements yet, I am hopeful.”
Jonathan Potter, Executive Director of DiMA was also encouraged. “This is an important step. Hopefully the Senate will follow suit and we can return, energized, to negotiations.”
“This legislation benefits all music webcasters and excludes none," said Michael Riksen, NPR VP of Policy & Representation. “Passage will facilitate closure of an agreement to enable all public radio stations to continue their public service through the webcasting of music.”
Nothing in this bill affects the scope of sound recording performance rights or any underlying copyright law.
Supporters are hopeful the Senate will take up the bill prior to adjournment and it will be sent to President Bush for his signature. The parties expect negotiations to resume upon enactment of the bill.

04 ottobre 2007

Spagna, emittenti illegali a rischio chiusura

Un'altra polemica di questi giorni in Spagna riguarda un emendamento chiesto dal PSOE sulla già abbastanza discussa Ley de Impulso de la Sociedad de la Información. Con l'emendamento 117, scrive PRNoticias, risulterebbero contate le ore di libertà d'antenna per un gran numero di stazioni radiotelevisive che ancora operano senza licenza. Secondo la AERC nel 2004 ci sarebbero state oltre 2.200 emittenti ufficialmente illegali, il doppio di quelle con regolare permesso, ma PRNoticias fornisce una cifra anche maggiore citando la stessa fonte.
La modifica del testo di legge consentirebbe alle autorità di chiudere d'ufficio e cautelativamente le radio e le televisioni illegali, senza nemmeno attendere scadenze naturali come lo spegnimento del televisivo analogico. Aumentano inoltre le possibilità di censura dei contenuti dei siti Web. Le critiche che sono state sollevate nel Paese hanno già portato a un diverso atteggiamento nel partito socialista. Il quotidiano ABC rivela che gli esponenti del PSOE si sono detti disposti a fara un passo indietro, in direzione di una legge che non comporti poteri di intervento così automatici e indipendenti dalla dec isione della magistratura.

El PSOE presenta enmiendas para acabar con los siempre cuestionados 'piratas'
¿Cuantas emisoras ilegales de Radio y TV hay en España?
01/10/2007 18:03:43

La polémica Ley de Impulso de la Sociedad de la Información (LISI) no cesa en su empeño de dar que hablar. Y es que en una reciente enmienda presentada por el PSOE, establece el derecho de clausura de webs amparándose en su contenido. Pero las cercas del campo informativo no son solamente para Internet, las empresas de radiodifusión y televisión que emiten en la actualidad, unas 3.000 radios y otras tantas televisiones también peligran. Tras conversar con PRNoticias, UTECA y AERC se amparan en la defensa de la legalidad para apoyar dicha ley.
El Grupo Socialista ha presentado varias enmiendas a la LISI. Hace unos días se conocía la repercusión en la Red, pero también se centran en todas aquellas emisoras de Radio y de Televisión que en la actualidad se encuentran en alegalidad. La enmienda 177 contempla que el Gobierno pueda clausurar cualquier emisora de radio o TV que opere sin licencia, incluso antes del apagón de 2010, con multas de entre 60.000 y un millón de euros.
La mayor parte de estas emisoras, las de televisión, estaban ya condenadas a su cierre, de cara al apagón analógico, sin embargo ahora puede adelantarse ese momento. Según aseguraba Jorge del Corral, secretario de UTECA, en declaraciones a PRNoticias, lo importante antes de conceder licencias es ‘limpiar’ el espectro de operadores ilegales. 'UTECA siempre está del lado de la Ley y exigimos al Gobierno que vigile el espectro'.
Los operadores privados de televisión, especificaba Del Corral, comparan la legalidad de uso de este espectro con la propiedad de un piso y añaden, si se preserva la propiedad de un propietario, de igual modo ha de hacerse con la licencia de un operador. Por lo que afirmaba, ‘ahora mismo hay muchísimas emisoras piratas, imposible saber cuantas, lo que hay que hacer es perseguirlas, nosotros estamos de parte de la legalidad’.
Mientras, en el caso de los radiodifusores, y debido a la concesión autonómica de nuevas emisoras, prevista para finales de este año, casi el doble de las ahora existentes, provocará que el espectro se vea enormemente masificado. La Asociación Española de Radiodifusión Comercial, AERC presentó en 2004 un informe ante el Ejecutivo en el que se hacía un recuento aproximado de las emisoras ilegales en España, unas 2.928 frente a 1.191 legales.
AERC, denunciaba el pasado mes de julio que la Administración debía proteger los derechos de las emisoras legales y exigían que primara la ley por encima de cualquier aspecto para conceder dichas licencias. Así las cosas, la Radio, la televisión, y también Internet, necesitarán títulos habilitantes, o sino será tipificado como infracción grave. En la Red, según las enmiendas del Grupo Socialista, se establece que los tribunales sólo podrán clausurar una web cuando su contenido afecte a los derechos y libertades de expresión y de información de los ciudadanos.
Para la Asociación de Internautas (AI) esto significa que en el resto de casos no contemplados en el artículo, la Administración podrá censurar los contenidos de los sitios de Internet sin el previo procedimiento judicial. Además, la AI explica que el texto legislativo no explicita quién será la autoridad competente para cerrar las web ni el procedimiento o ámbito de aplicación a seguir para realizarlo. Complejopanorama, de cuya evolución seguiremos atentos.
Seguiremos Informando...


El PSOE rectifica y retirará los cambios previstos para radio y TV

F. Á. / J. M. N.
MADRID
El grupo parlamentario socialista manifestó ayer su disposición a dar marcha atrás y retirar la enmienda 177, que había introducido en la Ley de Medidas de Impulso de la Sociedad de la Información (LISI), y que fijaba sanciones extremas para las cadenas de radio y TV. La estrategia de los socialistas, desvelada ayer por ABC en estas mismas páginas, pasaba por modificar la vigente normativa audiovisual para hacer responsables a los titulares de cadenas o plataformas emisoras de todos los contenidos que inlcuyeran, aunque no hubieran participado en la elaboración de los mismos y acturaran como meros arrendadores.
Durante la ponencia parlamentaria celebrada ayer y ante el revuelo suscitado tras la publicación de la citada enmienda, los socialistas optaron por ofrecer la retirada del texto. No obstante, será preciso esperar a la comisión del próximo 17 para comprobar si la intención de rectificar es auténtica o si se trata de una nueva estrategia para ganar tiempo.

Cierre como medida cautelar

Cabe recordar que la enmienda 177 establece el cierre de las emisoras de radio y TV como medida cautelar: «La prestación de un servicio de radio o televisión sin título habilitante, con independencia del tipo de servicio de comunicaciones electrónicas utilizado para su transmisión, se tipifica como infracción muy grave y dará lugar a la aplicación del oportuno régimen sancionador, pudiendo adoptarse como medida de carácter provisional el cierre de la actividad. Esta infracción implicará una multa económica de entre 60.000 y 1.000.000 euros».
Semejante régimen sancionador fue interpretado de inmediato en el sector de la comunciación como un sistema extremo para forzar el cierre de los operadores, siendo especialmente coercitivo para aquellos de carácter local, que de ninguna manera podrían hacer frente a multas de tal magnitud. De esta forma, la Administración podría depurar el espectro radioeléctrico con relativa facilidad.
Durante la misma ponencia, además, los socialistas se mostraron partidarios de reconsiderar otros dos aspectos fundamentales de la LISI que afectarán a los internautas y a las páginas web. Otra de las enmiendas presentadas por el PSOE, en efecto, pretendía convertir la banda ancha en un «servicio universal», equiparable al del teléfono, y se remitía para ello a la correspondiente normativa europea. Una legislación que no incluye referencia alguna a la banda ancha. La tercera propuesta a debate, quién tendrá, después de la publicación de la ley, potestad para decidir el cierre de una página web, también sufrió modificaciones durante la ponencia de ayer. Parece que, al final, el PSOE se ha convencido de que sólo un juez puede llevar a cabo tales medidas.


29 agosto 2007

Radio locali, la dottrina secondo Massimo Lualdi

L'amico Massimo Lualdi, di Consultmedia, entra nel dibattito sulla radiofonia locale. E lo fa da par suo, nella duplice veste di giurista e sociologo dei mezzi di comunicazione, con una densa opera dottrinale intitolata "Il concetto giuridico di ambito locale alla luce dell'evoluzione tecnologica", che l'editore Planet mette in vendita a partire da ottobre (per le prenotazioni è possibile rivolgersi fin d'ora a info (at) planetmedia (dot) it).
Tempo fa Massimo ha avuto la bontà di inviarmi le bozze del suo lavoro, il cui obiettivo si riassume facilmente (sebbene il contenuto sia molto tecnico) con questa frase estrapolata dalla presentazione del volume apparsa oggi su Newsline:

Come ormai evidente a tutti, Internet e le trasmissioni satellitari hanno, invero, virtualizzato (anche) i confini della diffusione radiotelevisiva: ciascuno di noi, con una facilità impensabile sino a pochi anni fa, può in qualsiasi momento, e a un costo irrisorio, ricevere segnali digitali da tutto il mondo.
Ha quindi senso perseverare nei tentativi di codificazione di una nozione che si è già slegata, a livello fattuale, in maniera definitiva, da ogni briglia?
La lettura di questa nuova pubblicazione è caldamente consigliata a chi volesse cercare di approfondire la complicata questione del contesto normativo in cui si muovono e muoveranno le stazioni radio nell'era dei media digitali e online. Una premessa a questa lettura è naturalmente l'intervista che Massimo ha concesso tempo fa a Radiopassioni, condensata in una sorta di vademecum sulle regole che gli impianti di radiofonia commerciale devono rispettare qui in Italia. Documento che trovate qui o potete prelevare dal nuovo link RP approfondimenti inserito nella ingombrante colonna di sinistra (sto pensando a un lavoro di razionalizzazione, ma richiederà tempo) del mio blog.
Il punto di vista di Massimo è di natura legale, un piano di lettura che i cambiamenti tecnologici rendono davvero indefinito. Su Internet è addirittura impossibile parlare di confini geografici, a meno di non ricorrere a fittizie limitazioni implementate a livello di indirizzamento dei router (limitazioni che è facilissimo aggirare, peraltro). Per alcuni protocolli di radiofonia digitale, che necessitano di un'opera di coordinamento su scala come minimo nazionale, quello di "radio locale" è un concetto altrettanto sfuggente.
Anch'io nel mio piccolo affronto il tema della radiofonia locale in modo un po' paradossale quando parlo di ricevere a distanze di qualche migliaio di chilometri programmi radiofonici concepiti per un pubblico molto concentrato intorno all'antenna emittente! Tecnicamente parlando, un parametro di riferimento ancora valido potrebbe essere la potenza del trasmettitore. Ed è su questo parametro che legislazioni come quella britannica o americana fanno affidamento quando concepiscono modelli di licenza operativa su scala, appunto molto circoscritta, come nelle licenze LPAM/RSL rilasciate dall'Ofcom o le TIS/LPFM autorizzate dalla FCC. Al concetto di potenza e quindi copertura limitata si devono poi adattare i titolari di queste licenze, con una programmazione che viene non a caso definita più "comunitaria" che "locale". Anche qui, assistiamo ormai alla contraddizione di un Web che permette alla "comunità" di un quartiere cittadino di farsi sentire in tutto il mondo. Non dobbiamo dimenticare che la tecnologia influisce anche sul concetto di comunità, che non è più necessariamente quella che abita un'area geografica limitata e può per esempio diventare una "comunità di interessi" (chessò, tutti quelli che a Londra, ma anche nel Regno Unito o in Europa, o nella galassia amano ascoltare la musica ska).
Insomma, il concetto di localismo sopravvive - a fatica - solo in un ambito, quello della radiofonia in onde medie e FM, che tende di fatto a diventare minoritario, almeno nel raggio visuale di un regolatore che deve pensare all'evoluzione della radio in un contesto assai meno angusto. D'altra parte, la voglia di localismi, comunità ristrette e nicchie - senza mai rinunciare alla possibilità di aggregare e mettere in rete tutto - non smette di crescere tra gli ascoltatori. E', come sottolineavo prima, un paradosso che la normativa farebbe bene a non trascurare. Massimo Lualdi nelle conclusioni del suo nuovo libro afferma che il settore devrà essere indirizzato "verso una progressiva semplificazione" di una norma gestita e applicata nel corso degli anni attraverso un complesso percorso di recupero di una legalità iniziale virtualmente nulla, fatto di provvedimenti ex post che non potevano non accavallarsi e non contraddirsi a vicenda. Viceversa, ricorda Massimo, negli USA e altre nazioni si è passati da una "ferrea regolamentazione, a una progressiva e costante deregulation". A essere sacrificato e soprattutto il concetto di localismo, la cui caducità è insita nella parabola evolutiva della tecnologia.
La deregulation è sacrosanta, ma ancora una volta lasciatemi spezzare una lancia in favore di un modello come quello suggerito da Ofcom, che attraverso un semplice sistema di leve concettualmente semplici e facili da gestire (tipologie di licenza, regolamentazione delle frequenze, misurazione delle potenze trasmissive, accurata valutazione delle capacità e dei potenziali di mercato espressi dai richiedenti) ed esercitando una equa ma capillare politica di monitoraggio, controllo e sanzione, riesce a dare sufficiente spazio a emittenti a carattere nazionale, metropolitano e comunitario. Senza imporre il carico di una normativa incomprensibile, ma senza d'altra parte degenerare in un wild west di opportunità negate o accessibili solo a carissimo prezzo, che inevitabilmente si traduce in un mercato della radiofonia malsano, dove risorse e livelli di servizio non sono mai egualmente distribuiti.

11 maggio 2007

No alla discriminazione delle Web Radio

Leonardo Chiariglione in persona riporta sulla lista di discussione della sua iniziativa Dmin.it (un ambizioso progetto per lo sviluppo di un framework interoperabile per la gestione del diritto d'autore digitale), un intervento della Information Technology and Innovation Foundation sulla questione del nuovo tariffario che la Copyright Royalty Board, CRB ha imposto alle Web radio americane che trasmettono via Internet musica protetta da copyright. In un lungo documento curato da Daniel Castro, l'ITIF invoca alcuni radicali cambiamenti alle regole appena entrate in vigore, con particolare riguardo alle tariffe, alle eventuali esenzioni dal pagamento di royalties e all'introduzione di un sistema più flessibile e meno penalizzante nei confronti dei nuovi canali online.
Il documento è troppo lungo ma volevo riportare una sintesi delle tre raccomandazioni di Castro e delle sue conclusioni. In pratica ITIF chiede tra le altre cose:

- norme che assicurino la parità di trattamento tra stazioni radio terrestri e Internet (in pratica si chiede che se le radio via etere sono esentate dal pagamento di copyright tale esenzione debba essere estesa alle Web radio, o che viceversa paghino tutti una cifra più giusta);

- la creazione di un nuovo database dei contenuti e delle tariffe (che devono essere modulabili anche in base alle richieste degli autori);

- la conservazione di una copia di questo database presso la Library of Congress;
- misure (canoni annui per stazione e non per singolo canale trasmesso dallo stesso sito, possibilità di negoziare le royalties direttamente con gli autori) che tutelino le Web radio più piccole e non commerciali dal predominio dei grossi operatori.

Il documento completo può essere prelevato a questo indirizzo.

Recommendation 1: Promote Innovation by Eliminating Technology-Specific Policies
To ensure that Internet radio competes on a level playing field with terrestrial radio, Congress should uniformly apply the performance copyright for sound recordings to all broadcasts. Terrestrial radio should not be the only technology exempt from paying royalties for performances of sound recordings. The sound recording copyright should either be eliminated for all radio or extended to all radio, but Congress should eliminate the disparity between competing technologies. In addition, Congress should ensure that the statutory license include the right to make ephemeral copies of sound recordings. Charging an additional fee for the ephemeral copies discourages broadcasters from using more efficient technology that requires these copies. To encourage innovation, future legislation should ensure that the statutory license includes this right at no additional cost

Recommendation 2: Adopt Competitive Pricing for Statutory License Royalties If Congress decides to apply the sound recording performance royalty to both Internet radio and terrestrial radio, it should change the way in which royalties are set. Every song is not the same, but by creating a statutory license with a single rate for all music, Congress has essentially eliminated competitive pricing for sound recordings. To correct this but still maintain the benefits of a statutory license, Congress should create a new system where sound recording copyright owners can establish separate royalty rates for each sound recording. Congress should mandate that SoundExchange, in conjunction with the Library of Congress, create a national online catalogue of all sound recordings and allow copyright owners to determine the statutory license rate for each of their works at or below a statutory rate. The database would also allow copyright owners to specify separate royalty rates for commercial webcasters, small webcasters, and noncommercial webcasters. Legislation should cap royalty rates so as to limit a broadcaster’s potential liability for broadcasting a song.
...
The Library of Congress should maintain an open version of this database as a valuable public resource.

Recommendation 3: Enable Small and Noncommercial Webcasters to Negotiate Separate Royalty Rates
The new statutory rates do not sufficiently address small or noncommercial webcasters (like NPR). Congress should modify the terms of the statutory license to accommodate these webcasters so they can continue to function and copyright owners can continue to receive royalty payments.
...
The current decision to require a $500 annual fee per channel imposes an unnecessary burden on broadcasters with numerous channels. If broadcasters provide an aggregated report of usage from all channels to SoundExchange, it would be more appropriate to charge a minimum fee per broadcaster rather than per channel. These changes will allow small and noncommercial webcasters to compete and innovate while ensuring that copyright holders receive adequate compensation.

Conclusion
Internet radio offers benefits to listeners, musicians and the economy; however, the recent CRB ruling reflects a broken system that Congress needs to fix. Internet radio represents the future of broadcast music and it is time for Congress to act to ensure its long-term survival. Implementing these changes will ensure that radio technologies can fairly compete, innovation can thrive, copyright owners can receive fair compensation, and Americans can continue to listen to quality music.