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21 novembre 2010

Scanner digitali, il pronto intervento corre su Internet


Non avrei mai pensato che il mondo dei cosiddetti "ascoltoni", gli appassionati dei servizi di comunicazione professionale, avrebbe potuto disporre strumenti in grado di affrontare il problema della digitalizzazione di questi servizi. Una digitalizzazione pensata anche per incrementare la riservatezza di queste vitali infrastrutture. Eppure lo scanner HomePatrol, della giapponese Uniden - uno dei leader del settore, con mezzo secolo di esperienza nel mercato dei baracchini CB e dei radioricevitori palmari - è uno dei primi ricevitori a larga banda compatibile con molti protocolli di comunicazione digitale di nuova generazione. Uniden ha pubblicato un tutorial molto ben fatto con molti dettagli su questi sistemi.
La generazione vecchia, quella degli "ascoltoni" nati prima della rivoluzione digitale ha sviluppato un po' dappertutto il culto dello scanner analogico, un ricevitore radio specializzato nell'esplorare ampie porzioni di spettro di solito destinate a servizi di pubblica sicurezza, pronto intervento e soccorso, controllo del traffico veicolare, marittimo e aereo e diverse altre applicazioni delle comunicazioni su frequenze a corto raggio VHF/UHF.
E' una particolare variante tecnica dell'hobby del radioascolto che oltre ad apparati specializzati richiede anche una certa faccia tosta. Nelle nazioni europee il monitoraggio di queste comunicazioni non solo non è consentito, ma può essere perseguito per legge, anche se in realtà è un'attività relativamente tollerata, a patto di non essere troppo sfacciati nel divulgare le informazioni captate. Resta famoso il caso dei due cronisti (e del loro direttore) della testata telematica Merateonline, che nel 2008 sono stati condannati in Cassazione per aver intercettato le forze dell'ordine per riuscire a "dare il buco" ai colleghi (condanna arrivata malgrado il difensore dei due fosse un certo avvocato Antonio Di Pietro. Negli Stati Uniti lo scanner è uno strumento del tutto lecito e anzi il monitoraggio delle frequenze della polizia locale o dei pompieri è sempre stato molto popolare.
Fino alla fine degli anni Ottanta la tecnologia utilizzata in trasmissione non poteva essere più convenzionale. Le comunicazioni avvenivano a "due vie", con ricetrasmettitori che operavano in modulazione di frequenza a banda stretta (tranne le comunicazioni aeree), che sono in modulazione di ampiezza. Fu allora che cominciarono a essere introdotti i cosiddetti sistemi "trunked" a banda condivisa. Uno dei primi standard fu l'MPT-1327, definito dalla British Radiocommunications Agency (oggi confluita in OFCOM). Nei sistemi di radiocomunicazione trunked gli utenti di una infrastruttura possono costituire dei gruppi di contatto ad hoc utilizzando un insieme di frequenze condivise. I singoli canali disponibili vengono impegnati solo saltuariamente, quando gli utenti parlano tra loro e una intelligenza centrale assegna di volta in volta i canali liberi al momento. La capacità teorica di questi sistemi "statistici" è molto estesa, bastano poche antenne per assicurare le comunicazioni tra utenti di servizi diversi e nel corso del tempo sono nati anche sistemi trunked che non richiedono un canale riservato al "segnalamento" o controllo, ma che esercitano un controllo distribuito.
L'evoluzione più naturale dei sistemi trunked non poteva che essere digitale, con l'introduzione, accanto alla logica di segnalamento, di sistemi di modulazione e codifica numerica della voce. Il sistema più importante in Europa, standardizzato da ETSI nel 1995, si chiama TETRA, Terrestrial (prima Trans European) Trunked Radio e consente di implementare infrastrutture di comunicazione voce (digitale) e dati molto somigliante al GSM con le due radicali differenze delle chiamate "push to talk" (si chiama istantaneamente senza attendere il segnale di linea) e di gruppo (un messaggio può viaggiare "uno a molti").
Dal 1995 a oggi l'industria delle radiocomunicazioni professionali ha sviluppato una varietà di soluzioni trunked radio standard o proprietarie, a controllo centrale o distribuito, con codifiche voce digitali (anche loro standard o proprietarie). Una giungla di sigle che Wikipedia classifica in tredici famiglie di sistemi:

1. Ericsson GE

▪ EDACS Provoice
▪ EDACS
▪ GE Mark V

2. Logic Trunked Radio

▪ LTR Standard
▪ LTR Passport
▪ LTR Standard e Passport
▪ LTR MultiNet
▪ LTR-Net

3. Motorola

▪ Type I
▪ Type II
▪ Type IIi Hybrid
▪ Type II SmartZone
▪ Type II SmartZone OmniLink
▪ iDEN (integrated Digital Enhanced Network)
▪ Motorola Harmony (vedere iDEN)

4. MPT-1327

5. OpenSky System

6. APCO Project 16

7. APCO Project 25

8. SmarTrunk

9. TETRA

10. TETRAPOL

11. Kenwood NEXEDGE Digital trunked radio

12. IDAS Digital trunked Land Mobile Radio

13. NXDN protocol

In un sistema di ponti radio o cellule non-trunked, ancora piuttosto diffusi in Italia (dove per stesse forze dell'ordine non si riesce a mettere in piedi la infrastruttura TETRA interforze che avrebbe dovuto essere realizzata da anni), gli enti interessati fanno richiesta di una o più specifiche frequenze che poi verrranno impegnate in via esclusiva. Nei sistemi trunked le frequenze vengono assegnati a operatori, a consorzi o a federazioni di servizi, che costruiscono una unica infrastruttura condivisa. Tale modello si è affermato nelle grandi aree metropolitane americane e lo scanner Home Patrol, in queste aree, consente il monitoraggio dei seguenti sistemi:

- APCO 25 Trunked and Conventional
- Motorola Analog and Mixed Digital
- EDACS Narrow and Wide
- LTR
- Convenzionale

Per funzionare, il monitoraggio di un sistema trunked deve conoscere sostanzialmente quali frequenze sono assegnate a una infrastruttura e quale schema di segnalamento viene utilizzato dal canale o dalla logica distribuita di controllo. Lo scanner Uniden può essere programmato con i piani di frequenza e gli schemi utilizzati nelle diverse aree metropolitane. Informazioni che si possono trovare, nell'era di Internet, su siti come Radioreference.com.
Concepito per il mercato USA, HomePatrol (560 dollari su Amazon) rischia di essere praticamente inutile nelle nazioni europee, dove dominano le installazioni TETRA e TETRAPOL, forse qualche rimasuglio dell'MPT-1327 e a livello radioamatoriale il DSTAR. Ma anche in questo caso Internet può fornire una soluzione molto efficace, grazie agli stream audio che gli "ascoltoni" condividono attraverso il Web dopo aver interfacciato il loro scanner con il computer connesso alla rete. Il sito Radioreference.com fa da aggregatore di questi flussi, ma esistono decine di siti locali, soprattutto americani, che permettono di ascoltare in rete le chiamate della polizia e dei pompieri. Il sito LiveATC è invece specializzato nel monitoraggio audio delle torri di controllo degli aeroporti.
L'esistenza di queste risorse non poteva sfuggire agli sviluppatori di "app" per i telefoni cellulari intelligenti, gli smartphone. Ve ne suggerisco un paio, Scanner Radio di Intersect LLC per iOS e l'omonima app per Android Scanner Radio di Gordon Edwards. Quest'ultima funziona molto bene e riceve gli stream catalogati da Radioreference.com, LiveFireFeeds.com (pompieri), RailroadRadio.net (ferrovie) e Wunderground.com (bollettini meteo nella weather band americana dei 160 MHz).


19 novembre 2010

Alinco torna alle HF (con uscita I/Q aperta all'SDR)

Il primo a farmelo notare, grazie ai suoi radar puntati su uno spettro delle radiofrequenze compreso tra DC to daylight, era stato Christian (prima di conoscerlo credevo di essere malato di radio, in pratica mi ha ridato la salute), il quale lo aveva notato in catalogo sul sito di Universal. Poi Andrea B. ha condiviso il link al sito di Nevada Radio che parla dello stesso modello DX-R8T/E. Io sono andato sul sito di Alinco, il produttore, e ho trovato altri dettagli sul primo ricevitore HF (la versione mondiale copre da 0,15 a 35 MHz) analogico ossia non SDR che vedo immettere sul mercato da qualche annetto, tra l'altro con una sigla, R8, che richiama forse non casualmente l'ormai museale "communication receiver" della Drake.
Alinco è un noto costruttore di palmari e scanner VHF/UHF (a proposito, mi sono occupato della questione degli scanner per sistemi trunked digitali e sto preparando un post fluviale, c'è una marea di cose da dire), la scelta di entrare nel segmento HF con un ricevitore che oltretutto fa il paio con il ricetrasmettitore radioamatoriale SR8T/E, appare abbastanza strana, ma non del tutto anacronistica: l'apparecchio è infatti equipaggiato con una uscita I/Q che consente di utilizzarlo direttamente come frontend per molti dei software SDR disponibili al momento e addirittura uno di questi software può essere scaricato dal sito Alinco.
Come front end ovviamente è molto più evoluto del SoftRock e ha il non piccolo vantaggio di poter funzionare senza pc attaccato. Il costo su Nevada Radio, che è inglese, è di 500 sterline, che non sono poche. Interessante la presenza di pass band tuning, filtro ceramico da 2,4 kHz e filtro audio da 500 Hz per il CW, che denuncia il chiaro orientamento alla comunità dei radioamatori (sembra anche molto robusto con i suoi 4 chili di peso). Forse è anche un modo per catturare l'interesse da parte di chi si diverte a utilizzare gli scanner e si ritrova in un mondo sempre più digitale, dove Alinco sembra avere qualche lacuna rispetto a una Uniden che con il suo Home Patrol per i "digital modes" ha fatto il botto. Che nostalgia, però questi diavolacci di Alinco.

11 luglio 2009

Ascolto con lo scanner, sentenze sempre più severe

L'amico Giorgio Marsiglio, valente giurista impegnato da anni nella divulgazione relativa alle norme che regolano l'attività radiantistica, mi ha mandato il link a un suo recente articolo (pubblicato sul numero 7/2009 mensile dell'AIR Radiorama, ma ancora più pratico in formato ipertestuale) dedicato allo scottante argomento dell'uso di apparati riceventi a larga banda, o "scanner". Il dubbio riguarda la legalità del possesso di tali apparati e dell'uso che in teoria è possibile farne per il monitoraggio di frequenze riservate a forze dell'ordine e di pronto intervento.
La lettura è un po' complessa perché l'avvocato Marsiglio si serve - evidentemente - di un linguaggio rigoroso, ma è molto istruttiva. L'attenzione dell'esperto ruota intorno alla sentenza della Corte di Cassazione con cui viene comminata la condanna definitiva ai giornalisti della testata Merateonline accusati di aver ascoltato le frequenze delle forze dell'ordine per meglio svolgere il loro lavoro di cronisti e presentarsi tempestivamente sui luoghi di incidenti e altre cause di intervento di polizia e carabinieri.
Da quel che mi è dato di capire, la giurisprudenza in questo ambito è andata inasprendosi in questi ultimi anni, dopo un periodo caratterizzato da sentenze abbastanza tolleranti nei confonti di chi utilizzava lo scanner per hobby (senza che queste sentenze rimuovessero l'illegalità dell'ascolto seguito da impiego "doloso" delle informazioni intercettate). Oggi, sembra concludere Marsiglio, i tribunali condannano l'uso e addirittura l'installazione dello scanner (la vendita rimane libera) sulla base di un criterio di violazione dell'insieme degli articoli del Codice penale "a presidio della inviolabilità dei segreti". A nulla sono valse le argomentazioni degli avvocati difensori dei giornalisti di Merate, che avevano sostenuto all'incirca il principio secondo cui non andrebbero considerate riservate e segrete le comunicazioni, anche delle forze dell'ordine, che siano diffuse in chiaro su frequenze ricevibili con apparati normalmente in commercio. L'obiezione della difesa si può in altre parole riassumere affermando che se le forze dell'ordine intendono davvero comunicare in forma riservata devono farsi carico attivamente di tale protezione ex-ante utilizzando codifiche e crittazioni, e non limitarsi alla protezione ex-post assicurata dalla legge. Tra l'altro, citando altre sentenze di questo stesso periodo, Marsiglio sottolinea come la condanna riguarda sia i giornalisti sia i malfattori che si servono di uno scanner per evitare l'arresto o eludere l'intervento della polizia mentre vengono perpetrati reati.
Non è un quadro incoraggiante, anche se di fatto le comunicazioni di servizio che sono oggetto delle "intercettazioni" amatoriali o giornalistiche stanno andando tutte verso una completa digitalizzazione. Secondo Marsiglio c'è però una speranza lagata al mantenimento proprio di regole vecchie di ottant'anni, che fino a epoca recente avevano reso possibili sentenze più tolleranti nei confronti del radioascolto "non malizioso". Purtroppo queste regole stanno per essere abrogate insieme a tante altre nell'ambito della manovra di semplificazione delle leggi voluta dal governo. Riporto qui la conclusione dell'articolo dell'avvocato Marsiglio, nella speranza di poter contribuire a un piccolo ripensamento:

Dopo questo lungo ragionamento, possiamo ora concludere che – una volta intervenuta (16 dicembre 2009) l’abrogazione dell’art. 18 del R.D. 1067 del 1923 – rimarrà possibile solo la seguente interpretazione della normativa vigente:

- gli appassionati di radioascolto: ai sensi dell’art. 617, comma 1, del codice penale, non sono punibili in caso di intercettazione effettuata mediante ricevitori scanner in maniera non fraudolenta (quindi fortuita o casuale). Naturalmente sono punibili in caso di rivelazione di quanto casualmente intercettato (617 comma 2). Meno logicamente sono punibili anche in caso di installazione di apparecchi di intercettazione (617 bis) i quali sono sempre installati dagli stessi appassionati di radio. In tal caso detta punibilità contrasta con il diritto di utilizzare lo scanner per l’ascolto delle gamme d’onda consentite (radioamatori ma anche radiodiffusione e radiodeterminazione);

- i giornalisti: per questa categoria professionale l’ascolto delle frequenze riservate non è certamente casuale ma voluto per l’esercizio del diritto di informare. In tal caso, come abbiamo visto per la testata Merateonline, i Giudici non hanno riconosciuto l’esimente del diritto di cronaca ma anzi hanno addebitato i due differenti reati di installazione e di intercettazione.

Non c’è dubbio invece che, nel caso sopravvivesse l’art. 18 del regio decreto 1067, prima o poi i Giudici di Cassazione dovrebbero prendere atto della sua permanenza in vigore, modificando la propria lettura delle normativa in tema di ascolto mediante ricevitori scanner (punibilità solo dell’ascolto seguito da propalazione di quanto intercettato) in senso rispettoso del diritto d’informare e di essere informati riconosciuto dalla Corte costituzionale.
Ci auguriamo quindi che – come peraltro consentito dal comma 14 dell’art. 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246 - il Governo ritorni sui propri passi, mantenendo in vigore una norma la cui applicazione aveva sino a pochi anni fa permesso ai Giudici di distinguere gli utilizzatori di scanner tra malintenzionati da punire e semplici appassionati da tollerare.

07 luglio 2008

Deva Broadcast, unno scanner RDS per il monitoraggio dell'FM

Enrico Li Perni mi ha appena inviato dal Kenya la brochure di un dispositivo molto interessante. Si tratta di uno scanner pc-controlled per il monitoraggio della banda dell'FM, con decodifica delle informazioni RDS integrato. La brochure in pdf rivela che il passo di sintonia è di 100 kHz, ho chiesto a Enrico ulteriori dettagli per capire che possibilità ci possono essere di applicare il Band Scanner Pro alle esigenze del DX-er in FM.
Band Scanner Pro è importato in Kenya dalla società (con capitali coreani, se non sbaglio) Goldrock International e il prezzo parte dai 990 euro. Non conosco ancora la disponibilità dello strumento qui in Europa, ma il produttore originale del Band Scanner Pro è la bulgara Deva Broadcast, che secondo le informazioni fornitemi da Enrico propone lo scanner FM a 700 euro più costi di spedizione.


08 giugno 2008

La libera espressione finisce a Merate?

Mi sono impantanato su it.hobby.radioascolto in una di quelle discussioni che non portano da nessuna parte perché nessuno intende cambiare opinione. Chi me l'ha fatto fare di ribattere a un autorevole e stimato radioamatore italiano che aveva definito "inevitabile" la sentenza di condanna dei giornalisti di Merate Online rei di aver utilizzato uno scanner sintonizzabile sulle frequenze della polizia...
Avevo semplicemente detto che una condanna non mi pareva per definizione "inevitabile", soprattutto in Cassazione, una corte abituata a fare giurisprudenza anche in controtendenza rispetto al dettato delle leggi. Le sentenze sono sempre frutto di interpretazioni di come si applicano le regole alle circostanze in cui è avvenuta la presunta violazione delle stesse. Un altro amico di it.hobby.radioascolto è intervenuto sul newsgroup per "interpretare" l'aggettivo "inevitabile", affermando che forse l'autorevole radioamatore intendeva dire che la legge è uguale per tutti. Continuo a non capire che c'entri questo fondamentale principio di legalità con l'ineluttabilità di una sentenza. Non so più se ho a che fare con degli ipergarantisti, con dei paladini della legalità e del rispetto delle regole, o con dei forcaioli particolarmente contenti dell'arresto dei mai troppo amati giornalisti.
Ascoltare le frequenze della polizia non è legale e va bene. Ma per un cronista, essere o meno condannato al carcere (col beneficio della sospensione) per aver utilizzato uno scanner solo per essere tempestivamente presente sul luogo di un fattaccio, a me sembra rientrare perfettamente in quel margine di discrezionalità che avrebbe potuto spingere i giudici a non sanzionare il comportamento in modo tanto severo. Da quello che leggo dai materiali accumulati da Franco Abruzzo, ex presidente dell'ordine dei giornalisti lombardi, sulla questione, i colleghi di Merate Online erano stati condannati in appello per violazione dell'articolo 617bis del Codice penale che vieta l'uso di apparati atti a "intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche". Insomma, certo che le norme vanno rispettate, certo che la legge è uguale per tutti (anche al semplice scannerista sorpreso nei pressi dell'aeroporto, allora), ma qui i giudici d'Appello e Cassazione si sono messi d'impegno per esprimere una sentenza esemplare.
Andate sul sito di Franco per leggere gli ultimi contributi sulla questione. Il più recente è un editoriale di Fabio Folisi, direttore di friulinews.it. Metteteci anche le notizie sulla stretta invocata dal capo del governo sulle norme anti intercettazione. Mettiamoci l'imminente cambio di guardia alla RAI. I giornalisti mi sembrano pericolosamente sottotiro, signori miei. E mi fa specie, anzi, diciamo che mi amareggia, che a evitare scrupolosamente di prenderne le difese siano proprio dei radioamatori, i primi - dopo i giornalisti liberi - a diventare bersaglio nei regimi dittatoriali. Chissà come mai la legge per qualcuno è sempre un po' più uguale.

04 giugno 2008

Scanner e giornalisti, la Cassazione ha deciso

Ultim'ora - La Cassazione conferma la condanna. Leggete oltre.

Nell'anno 2002 la polizia fa irruzione nella redazione di un giornale telematico della provincia di Lecco, Merate Online, sequestra alcuni scanner e denuncia tre giornalisti per aver ascoltato e utilizzato per le loro cronache le trasmissioni delle forze dell'ordine. L'anno dopo i tre vengono assolti in primo grado, grazie anche alla difesa di un certo avvocato Antonio Di Pietro. Ma nel 2007, la Corte d'Appello rovescia il giudizio favorevole e lo trasforma in avverso, comminando pene piuttosto severe, una addirittura di 15 mesi di carcere. Ieri in Corte di Cassazione era atteso il giudizio definitivo su questa spiacevole vicenda. Non so come sia andata a finire, riprendo per il momento questo commento dal sito dell'editore giuridico Giuffrè segnalatomi da Andrea Borgnino. Newsline e il sito di Franco Abruzzo, ex presidente dell'ordine dei giornalisti lombardi, hanno dedicato molto spazio alla questione.


I cronisti che "ascoltano" la radio della polizia in redazione. Colpevoli? E quanto?

In appello una condanna a quindici mesi e due a sei mesi di reclusione per tre redattori di un giornale telematico di Lecco. E adesso, il 3 giugno, la parola è alla Cassazione

Se i cronisti ascoltano nelle redazioni le trasmissioni in chiaro tra la centrale operativa delle Forze dell'Ordine e le radiomobili in servizio sul territorio sono perseguibili? A rispondere sarà la Corte di cassazione che il prossimo tre giugno metterà la parola fine all'affaire scanner. E sì perché tre giornalisti di "Merateonline" (giornale telematico della Provincia di Lecco), assolti dal Tribunale di Lecco, sono stati condannati dalla Corte di appello di Milano a quindici e a sei mesi di reclusione, per l'ascolto di una frequenza - non criptata e quindi ad onde libere - in uso ai Carabinieri di Merate (Lecco).
Ma facciamo un passo indietro.
La vicenda. Succede il primo agosto del 2002. C'è una piccola redazione (www.merateonline.it) che viene perquisita. All'interno dei locali e nell'auto di un giornalista vengono ritrovate 3 radioline riceventi (per le quali non è necessaria alcuna autorizzazione) e una ricetrasmittente (apparato per il quale invece è richiesto il patentino di radioamatore). La sera stessa viene contattato l'onorevole Antonio Di Pietro (Idv), ex ministro delle Infrastrutture, che difende in primo grado il direttore del quotidiano telematico. Nel 2003 il Tribunale di Lecco assolve con formula piena i tre giornalisti - un direttore e due redattori - perché il fatto non costituisce reato. Ma nel 2007 la Corte di appello meneghina, ribaltando del tutto il verdetto del primo giudice, li condanna a quindici (il direttore e un redattore) e a sei mesi (un giornalista) di reclusione.
Il radioascolto. Gli "scanner" si possono liberamente acquistare e detenere. Con il radioascolto si identifica l'hobby focalizzato sulla ricezione di segnali radio più o meno distanti, generalmente al di fuori del normale bacino di ascolto dei locali servizi di radiodiffusione. A differenza dei radioamatori, il radioascolto non ha bisogno di alcuna autorizzazione, dal momento che non viene effettuata nessuna trasmissione di segnali radio. Che non ci sia bisogno di permesso ad hoc ci è stato confermato anche da un noto rivenditore del Nord. E un altro commerciante del settore che opera nel Centro al quale abbiamo detto di avere dei problemi con i baby call ci ha addirittura consigliato di acquistare delle ricetrasmettenti.
L'ascolto: una risorsa antica. Che l'ascolto delle frequenze delle Forze dell'Ordine sia una risorsa antica nelle redazioni di cronaca lo dimostra anche la lettera che Franco Abruzzo, ex presidente dell'Ordine dei giornalisti, ha chiesto ed ottenuto che si acquisisse agli atti, nella quale si è autoaccusato di ascolto "scanner".
Bisogna fare chiarezza e trovare un punto di equilibrio tra trasparenza e riservatezza. E magari, come suggerisce l'ex Pm di Mani Pulite (vedi intervista a lato), si potrebbero anche stabilire per legge delle deroghe. "Penso, per esempio - dice Di Pietro - ai giornalisti".
La sentenza del Tribunale di Lecco. Secondo il giudice monocratico non è penalmente sanzionabile chi in possesso di radio riceventi in grado di sintonizzarsi sulle onde radio in libero uso abbia ascoltato trasmissioni non criptate. Insomma, gli imputati hanno sentito comunicazioni che per lo strumento utilizzato non erano da ritenersi segrete. Per cui, gli articoli 617, 617bis e 623 Cp tutelerebbero l'inviolabilità non di tutte le comunicazioni ma solo di quelle segrete. Segretezza che deve essere tale da escludere i terzi dalla cognizione della comunicazione.
La pronuncia d'appello. A proposito ma cosa dice la sentenza della Corte di appello di Milano? "Le comunicazioni tra la centrale operativa e le pattuglie radio-mobili della Polizia giudiziaria - sostengono i giudici d'appello - avvengono tramite onde radio omnidirezionali, su frequenze assegnate preventivamente al ministero della Difesa, che la stragrande maggioranza dei cittadini non può captare, proprio perché le apparecchiature in grado di captare tali comunicazioni non sono, ad oggi, in possesso comune dei consociati". Diverso sarebbe stato, si legge ancora nella sentenza, se le comunicazioni fossero state ascoltate attraverso i comuni apparecchi radio in possesso di ogni famiglia media. E "Allora sì, il mezzo utilizzato per le comunicazioni non sarebbe certo in grado di escludere i terzi dall'ascolto dalle comunicazioni e le stesse non avrebbero avuto il carattere della riservatezza".
Non coglie nel segno la circostanza che le radioline scanner siano liberamente acquistate e vendute in commercio. Ne sono convinti i giudici meneghini: del resto, "anche altre apparecchiature in grado di violare la privacy dei cittadini, e idonee per commettere reati di cui agli articoli 617 e ss. Cp, sono liberamente vendute in commercio (anche su Internet) ma nessuno potrebbe far discendere da ciò l'inidoneità dei mezzi utilizzati per comunicare e che quindi le conversazioni non sono riservate".
Allora, perché non vietare in toto la vendita degli "scanner"? Forse la soluzione potrebbe essere questa. Perché, ammonisce l'onorevole Antonio Di Pietro, "Lo Stato non può indurre in tentazione per poi condannare".
Il giudizio in Cassazione. La quinta sezione di Piazza Cavour martedì prossimo dovrà stabilire se è reato o meno l'ascolto delle trasmissioni in chiaro tra le Forze dell'Ordine. Non c'è spazio per alcuna incertezza anche se la fattispecie in esame per il giudice di primo grado non costituisce reato, mentre per la Corte di appello di Milano è da punire con una condanna severa.
Quello che balza agli occhi è che in un momento in cui, come ha denunciato giovedì scorso alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato il Capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, viviamo una situazione di "indulto quotidiano" in cui tutti parlano ma nessuno fa, la pesante condanna ai tre giornalisti fa riflettere. E sì perché se in alcuni casi la certezza della pena che trova il consenso unanime della politica, della magistratura, dell'opinione pubblica è quanto di più incerto esista, in altri sembra intervenire in materia esemplare anche su fattispecie di reato che presentano delle contraddizioni in termini. (cri.cap)


Ultim'ora - Secondo Repubblica.it (bravissima l'autrice, Oriana Liso), i tre colleghi sono stati condanati anche in Cassazione. Bella storia, complimenti davvero.

La Cassazione ha confermato la condanna per il direttore e due redattori di Merateonline che per lavoro si sintonizzavano sulle frequenze delle forze dell'ordine
Condannati tre giornalisti ascoltavano radio della polizia

Usare le radioline scanner è una pratica diffusa non solo nei giornali
ma anche fra semplici appassionati, scrittori e sceneggiatori di film

di ORIANA LISO

MILANO - Avviso a tutte le redazioni d'Italia, ai tanti ascoltatori per hobby, agli sceneggiatori di libri e telefilm su marescialli, commissari e simili: usare le radioline scanner, quelle utilizzate per ascoltare le frequenze libere delle forze dell'ordine, è reato. Lo sanno bene il direttore e due (ora ex) giornalisti del quotidiano telematico del lecchese Merateonline: assolti in primo grado, condannati in appello, si sono visti ieri confermare la pena in Cassazione. Quindici mesi al direttore Claudio Brambilla e al redattore Fabrizio Alfano, sei mesi al collega Daniele De Salvo.
(continua)