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23 agosto 2008

USA, 78 mesi di galera per insulti razzisti via CB

Stati Uniti, anno domini 2008. Un uomo di colore appena trasferitosi in un nuovo quartiere, diventa bersaglio, sulle onde del suo amato "baracchino", delle minacce razziali di un suo vicino di casa, anch'egli appassionato CBista. Ma il vicino in questione, Bradley Smith, di Modesto, in California, si allarga un po' troppo. Insulta la sua vittima, urlando nel microfono che gli avrebbe messo in giardino una croce incendiata, che lo avrebbe impiccato a un albero mentre gli violentava la moglie. Ed va avanti con questa storia sapendo benissimo che sui 27 MHz ci sono tanti spettatori, che hanno puntualmente testimoniato in tribunale quando il procuratore distrettuale dell'Eastern District ha deciso di istruire un procedimento contro Smith.
A quanto leggo nella notizia qui citata da PRNewswire, un'altra procuratrice, Grace Chung Baker, che cura i reati contro i diritti civili, ha detto che certe cose non possono essere tollerate e che (come riporta in altra sede il comunicato ufficiale della Corte che ha condannato Smith, 25enne, a ben sei anni e mezzo di galera) "threatening to attack someone and their family in their home because of their race or color is offensive to our nation’s fundamental values": minacciare l'incolumità di qualcuno all'interno della sua propria abitazione e per motivi di razza o colore della pelle rappresenta un'offesa ai valori fondamentali della nazione. Figuriamoci a farlo sulle onde della radio, dove tutti potenzialmente ti possono ascoltare.
Persino nell'America travagliata di Bush, con tutta la polvere nascosta sotto il tappeto di una democrazia logorata da una amministrazione aggressiva e pasticciona, chi è testimone di una violenza verbale viene chiamato davanti a una giuria e diventa strumentale nella formulazione di una dura sentenza di condanna. L'uomo di colore insultato da Smith è stato tutelato, nella sua dignità di persona, di essere umano, da un'intera comunità e dal suo sistema di rappresentanza e giustizia. I valori fondamentali non si toccano, sennò di che fondamenti si tratterebbe?
Curioso. In certe altre comunità, sono i sindaci, i capi, a ordinare che per strada siano visualizzate delle scritte che invitano gli immigrati (irregolari, d'accordo, ma pur sempre persone) a fare la valigia e andarsene. Foera di ball. In galera, semmai, rischiano di andarci due cronisti di provincia che minacciano la sicurezza dello Stato brandendo un pericolosissimo scanner.
Evidentemente i valori fondamentali non sono gli stessi, tra gli esseri umani.


California Man Sentenced on Federal Civil Rights Crime for Race-Motivated Threats

WASHINGTON, Aug 22, 2008 /PRNewswire-USNewswire via COMTEX/ -- Bradley Smith, of Modesto, Calif., was sentenced today to 78 months in prison followed by 3 years of supervised release, for a series of race-motivated threats against an African-American man and his family. In addition to his sentence, Smith was ordered to pay a $200 special penalty assessment. On May 19, 2008, a jury convicted Smith of race-based interference with the victim's federally protected housing rights. Smith also was convicted of a second felony offense for providing a false statement to an agent of the FBI.
The evidence at trial showed that between June 2005 and May 2007, shortly after the victim moved to the Central Valley city of Modesto, the defendant engaged in a campaign of racial intimidation that was intended to drive the victim from his home. Smith and the victim were frequent citizens-band (CB) radio listeners and many of Smith's threats were made via CB broadcasts that were overheard by other Modesto-area CB participants.
The defendant's threats included racial slurs and threats to burn a cross on the victim's lawn, firebomb the victim's house, and hang the victim from a tree while sexually assaulting the victim's wife. In addition, local police had to intervene on at least one occasion in which the defendant went to the victim's home with a group of approximately six people in at least three vehicles. As a result of the defendant's conduct, the victim testified that he eventually moved from the Modesto area to another community in California's Central Valley.
"The Fair Housing Act ensures that we can live in our homes without having to tolerate violent threats of racial intimidation," said Grace Chung Becker, Acting Assistant Attorney General for the Civil Rights Division. "Hate and intolerance tear at the very fabric of our great nation --- a fabric that is strengthened by its diversity of races, religions and national origins."
"The jury's verdict stands as an unequivocal statement from the Central Valley community that hate-motivated statements will not be tolerated," said McGregor Scott, U.S. Attorney for the Eastern District of California.
Civil Rights enforcement is a top priority of the Justice Department. Since 2001, the Civil Rights Division has charged 191 defendants in 129 cases of bias-motivated crimes.
This case was investigated by FBI Special Agent Kenneth Tam and was prosecuted by Assistant U.S. Attorney David Gappa from the U.S. Attorney's Office for the Eastern District of California, and Trial Attorneys C. Douglas Kern and Karen Ruckert from the Civil Rights Division.

08 giugno 2008

La libera espressione finisce a Merate?

Mi sono impantanato su it.hobby.radioascolto in una di quelle discussioni che non portano da nessuna parte perché nessuno intende cambiare opinione. Chi me l'ha fatto fare di ribattere a un autorevole e stimato radioamatore italiano che aveva definito "inevitabile" la sentenza di condanna dei giornalisti di Merate Online rei di aver utilizzato uno scanner sintonizzabile sulle frequenze della polizia...
Avevo semplicemente detto che una condanna non mi pareva per definizione "inevitabile", soprattutto in Cassazione, una corte abituata a fare giurisprudenza anche in controtendenza rispetto al dettato delle leggi. Le sentenze sono sempre frutto di interpretazioni di come si applicano le regole alle circostanze in cui è avvenuta la presunta violazione delle stesse. Un altro amico di it.hobby.radioascolto è intervenuto sul newsgroup per "interpretare" l'aggettivo "inevitabile", affermando che forse l'autorevole radioamatore intendeva dire che la legge è uguale per tutti. Continuo a non capire che c'entri questo fondamentale principio di legalità con l'ineluttabilità di una sentenza. Non so più se ho a che fare con degli ipergarantisti, con dei paladini della legalità e del rispetto delle regole, o con dei forcaioli particolarmente contenti dell'arresto dei mai troppo amati giornalisti.
Ascoltare le frequenze della polizia non è legale e va bene. Ma per un cronista, essere o meno condannato al carcere (col beneficio della sospensione) per aver utilizzato uno scanner solo per essere tempestivamente presente sul luogo di un fattaccio, a me sembra rientrare perfettamente in quel margine di discrezionalità che avrebbe potuto spingere i giudici a non sanzionare il comportamento in modo tanto severo. Da quello che leggo dai materiali accumulati da Franco Abruzzo, ex presidente dell'ordine dei giornalisti lombardi, sulla questione, i colleghi di Merate Online erano stati condannati in appello per violazione dell'articolo 617bis del Codice penale che vieta l'uso di apparati atti a "intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche". Insomma, certo che le norme vanno rispettate, certo che la legge è uguale per tutti (anche al semplice scannerista sorpreso nei pressi dell'aeroporto, allora), ma qui i giudici d'Appello e Cassazione si sono messi d'impegno per esprimere una sentenza esemplare.
Andate sul sito di Franco per leggere gli ultimi contributi sulla questione. Il più recente è un editoriale di Fabio Folisi, direttore di friulinews.it. Metteteci anche le notizie sulla stretta invocata dal capo del governo sulle norme anti intercettazione. Mettiamoci l'imminente cambio di guardia alla RAI. I giornalisti mi sembrano pericolosamente sottotiro, signori miei. E mi fa specie, anzi, diciamo che mi amareggia, che a evitare scrupolosamente di prenderne le difese siano proprio dei radioamatori, i primi - dopo i giornalisti liberi - a diventare bersaglio nei regimi dittatoriali. Chissà come mai la legge per qualcuno è sempre un po' più uguale.