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22 dicembre 2013

Consultazione sull'uso delle onde medie e corte: AGCOM annuncia i risultati, ma rimanda a ulteriori decisioni

Dopo una lunga riflessione, AGCOM ha partorito il documento che riassume i contenuti ricevuti nel corso della consultazione aperta sugli impieghi radiodiffusivi delle frequenze delle onde medie e corte. Anche io ho indirettamente partecipato a questo dibattito perché uno studio di  consulenza tecnica-normativa mi aveva chiesto di fornire alcune valutazioni, in particolare per le questioni riguardanti i sistemi digitali, che avrebbero poi dovuto servire per elaborare il parere espresso da un grosso editore radiofonico suo cliente.
Ci sono stati quasi 100 rispondenti e altri se ne sono aggiunti attraverso le audizioni (a queste ultime hanno partecipato Broadcast Italia e Challenger TV Broadcast Communication, direi i due maggiori operatori di emittenti in onde medie "alternativi" alla RAI negli anni più recenti. Ancora non ho letto tutto in modo approfondito, ci sarà molto da discutere, anche attraverso i commenti qui sul blog, ma non posso nascondere una brutta sensazione. Da questa consultazione non sembra emergere granché, non tanto nel senso della carenza dei contributi sottoposti. A deludere sono le conclusioni, che tanto per cambiare in Italia sono inconcludenti. Cito dalle considerazioni finali:
Interessi di una qualche rilevanza sono stati sostanzialmente espressi nei confronti dell’impiego della banda delle Onde Medie (OM: 526,5-1605 kHz), con bacini di diffusione di dimensione regionale o pluri-provinciale. Le effettive possibilità di crescita del mercato non sono chiare, tuttavia occorre riconoscere che fino ad ora non ci sono state concrete possibilità di conseguire autorizzazioni e diritti d’uso delle frequenze per avviare l’esercizio di stazioni trasmittenti in tale banda.
Nella banda delle Onde Corte, ove sono stati manifestati alcuni interessi particolari, non appare al momento configurabile un utilizzo commerciale da parte dei privati, anche in considerazione della natura sostanzialmente internazionale della radiofonia in tali bande.
Esiste, di fatto, una disponibilità di risorse di spettro nella banda delle OM, già coordinata a livello internazionale presso l’UIT (piano di Ginevra 75), venutasi a creare a seguito della contrazione del servizio radiofonico svolto dalla Rai in tale banda. Tale disponibilità appare, tuttavia, contenuta rispetto alle possibili richieste che potrebbero emergere, anche in considerazione della scarsa appetibilità delle frequenza più basse che comportano maggiori complessità e costi impiantistici.
E subito dopo AGCOM scopre l'acqua calda: le stazioni radio interferiscono tra di loro! (vi riporto il paragrafo e la nota esplicativa: 
Ciò premesso, alla questione principale che ci si è posti nell’avviare la consultazione pubblica - ovvero se sussista la necessità di provvedere a limitare i diritti d’uso, prevedendo quindi il rilascio di diritti individuali (6) - si ritiene di dover rispondere affermativamente, quantomeno in virtù di un principio di cautela, considerando la numerosità delle manifestazioni di interesse acquisite, rapportata alle risorse disponibili.
(6) Secondo le disposizioni del Codice (d.Lgs. 259/203, come modificato da d.Lgs. n.70/2012) Art. 27 . Diritti di uso delle frequenze radio e dei numeri. 
1. Ogni qualvolta ciò sia possibile, l’uso delle frequenze radio non è subordinato al rilascio di diritti individuali di uso. I diritti individuali di uso possono essere concessi per:
a) evitare interferenze dannose, 
b) assicurare la qualità tecnica del servizio, 
c) assicurare un utilizzo efficiente dello spettro, oppure 
d) conseguire altri obiettivi di interesse generale conformi alla normativa europea.
Tralascio poi l'ultimo allegato al documento, in cui viene riportata una tabella CEPT del 2010 con la "situazione" dell'uso delle onde medie e corte in alcuni paesi europei. Da qui apprendo l'esistenza di un trasmettitore da 600 kW su 1179 in Svezia chiuso appunto in quell'anno. Sarei lieto di poter fornire ad Agcom una situazione più aggiornata, basterebbe rivolgersi alle fonti curate da veri esperti su Internet, o acquistare una pubblicazione autorevole come il WRTH. 
Devo ammettere che sono stupito dal numero di opinioni espressi, anche da privati cittadini, ma i casi sono due: o il riassunto è eccessivamente stringato e superficiale, o di proposte concrete non ce sono state tante. Il tema delle emittenti low power e comunitarie  in onde medie emerge solo in modo molto fugace ed è un peccato perché sarebbe stata una occasione perfetta per rilanciare l'idea di introdurre in Italia normative "LPAM" simili a quelle in vigore nel Regno Unito, negli USA e in altre situazioni.
La questione della radio digitale sulle frequenze sotto i 30 MHZ rimane aperta, ma anche confusa. Il DRM sotto i 30 MHz (non parliamo di quello sopra gli 88) continua a rappresentare un incognita di mercato e soffre di un marcato paradosso: ricevitori non ce ne sono, e non ce ne saranno se l'offerta di contenuti continuerà a essere tanto limitata. Ma chi si azzarderebbe a lanciare servizi su scala estesa se non ci sono ricevitori? Non ci sono ovviamente soluzioni facili. Secondo me la mossa più indicata consisterebbe nel regolamentare le onde medie definendo un certo numero di canali per uso esclusivo delle low power veramente locali e comunitarie, un altro gruppo di frequenze per le stazioni commerciali ed eventualmente dei network isofrequenza, e un ristretto numero di frequenze per le sperimentazioni DRM con contenuti davvero esclusivi e alternativi.  Ma temo che per tutto questo ci voglia troppo coraggio, una capacità di visione e - diciamolo - una serie di competenze tecniche di cui al momento AGCOM forse non dispone in maniera esaustiva.
Se andiamo a guardare l'esempio del difficile percorso del DAB in Europa, è facile rendersi conto che l'atteggiamento dei vari operatori e stake holders non è sempre uniforme. A volte il DAB viene visto con diffidenza dal privato, a volte viceversa (vedi Francia) è il pubblico a ritenerlo poco praticabile. Non sempre, poi, sono le stazioni più piccole - come accade in UK - a fare opposizione. In altre circostanze vediamo i piccoli che sono molto interessati a sperimentare forme consortile mentre i network più grandi temono di andare incontro a investimenti onerosi. Per me il DAB resta una opzione molto valida nelle VHF e non escludo che andremo alla fine incontro a una strategia europea per lo switchoff, magari parziale, solo per i network, dell'FM analogica. Ma credo anche che una normativa di questo tipo possa avere effetti devastanti sugli attuali bacini di fruizione della radio, specie in situazioni "anormali" come la nostra. Dovremmo affrontare il discorso con molta cautela, senza demonizzare le vecchie tecnologie analogiche, ma cercando piuttosto di allargare il più possibile le opportunità di accesso ai mezzi diffusivi.
A questo proposito spicca, tra i contributi pervenuti ad AGCOM l'iniziativa di Giorgio Marsiglio, l'esperto di diritto radiotelevisivo a suo tempo autore di una denuncia alle autorità UE delle limitazioni poste dalla normativa italana in materia di libertà di accesso alle frequenze delle onde medie.  
L'Autorità indica di aver preso nota delle opinioni espresse da Marsiglio ma risponde solo in modo indiretto e a mio modesto parere non sembra aver compreso appieno la questione sollevata:
Viceversa un soggetto, qualificatosi come l’autore della citata denuncia alla Commissione europea, ritiene che in presenza di risorse disponibili in una banda come quella delle Onde Medie, queste risorse debbano essere assegnate. A tal fine contesta alcune disposizioni normative contenute in particolare nel Testo Unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici tra cui in particolare gli artt. 24 e 42. Tali disposizioni normative in sostanza imporrebbero, fa notare il segnalante, che solamente le emittenti esistenti alla data del 30 settembre 2001 possano continuare a trasmettere in tecnica analogica, mentre le aspiranti nuove radio (nella cui categoria rientra il predetto soggetto) dovranno forzatamente attendere l’adozione del nuovo piano di assegnazione delle relative frequenze, piano che però è previsto sia adottato solo dopo lo sviluppo del mercato della radio digitale, con una tempistica pertanto indefinita. Richiede pertanto l’adozione da parte dell’Autorità di un piano di assegnazione delle frequenze da utilizzare in tecnologia analogica, in particolare in Onde Medie.
[…]
Non può, infatti, in alcun modo condividersi quanto sostenuto, in particolare, nella denuncia alla Commissione Europea, che non sussista la necessità, dal punto di vista della quantità di spettro disponibile e dei rischi di interferenza, di limitare i relativi diritti d’uso ricorrendo a procedure per selezionare i soggetti destinatari di assegnazione.
Non so se le interpretazioni di Marsiglio siano corrette, ma se è vero che la normativa attuale pone un limite di accesso da parte di nuovi entranti costringendoli in pratica ad adottare modulazioni digitali per ottenere una licenza di trasmissione in onde medie, tale normativa è inaccettabile. Che si arrivi a costringere i nuovi entranti ad adottare tecniche digitali ancor prima di approvare a livello di sistema, una strategia di switchoff della radio analogica mi sembra ridicolo, oltre che dannoso nei confronti della libertà di espressione. In questo stesso senso è abbastanza clamorosa - e irricevibile - la posizione espressa da alcune associazioni di categoria, che a quanto pare vedrebbero in una normativa favorevole all'uso delle onde medie a un ostacolo all'evoluzione del DAB sulle VHF. Il protezionismo spinto all'italiana non ha proprio limiti:
Alcune associazioni di categoria delle emittenti radiofoniche hanno fatto presente che, non sussistendo, a loro avviso, un mercato interessato al digitale in tali bande, nel contesto dell’attuale crisi economica, l’adozione di qualsiasi iniziativa nel campo delle frequenze per il servizio di radiodiffusione sonora al di sotto dei 30 MHz potrebbe rappresentare un elemento di turbativa per il comparto radiofonico nazionale e locale, che starebbe procedendo, a detta di tali soggetti, con determinazione, ma anche con grosse difficoltà economiche, all’avvio delle diffusioni in tecnica digitale DAB (DAB+) in VHF, disciplinate dalla delibera n. 664/09/CONS e s.m.i..
A tale riguardo, le predette associazioni ritengono che non si debba procedere ad alcuna pianificazione o emanazione di provvedimenti propedeutici al rilascio di diritti d’uso per le frequenze oggetto della consultazione, sia per diffusioni analogiche sia per quelle digitali, fino a quando non sia conclusa la fase di avvio del mercato radiofonico in tecnica digitale, sottolineando come, ai sensi dell’art. 42, comma 10, del Testo Unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, sia possibile adottare il piano nazionale di assegnazione delle frequenze radiofoniche in tecnica analogica solo successivamente all'effettiva introduzione della radiodiffusione sonora in tecnica digitale e allo sviluppo del relativo mercato.
L'assenza o quasi di piani per le onde corte mi delude un po', anche se non mi sarei aspettato un esito molto diverso. L'AGCOM sembra aver percepito nelle proposte una enfasi del tutto sproporzionata sul carattere "internazionale" della radiodiffusione a onde corte. Forse nessuno dei partecipanti avrà manifestato interesse nei confronti dell'uso delle stesse per iniziativa a copertura nazionale o addirittura regionale in bande oggi più libere come i 49 e 41 metri. Una radio informativa e di servizio può continuare a trovare spazio nelle tanto bistrattate onde corte, specie in un contesto come quello italiano, in cui esistono forti problematiche territoriali interne e di relazione con l'intera area mediterranea. Evidentemente sono solo un sognatore utopista.
Queste sono le "conclusioni" di cui parlavo prima, in relazione alle mosse che AGCOM intende intraprendere sulla base degli esiti della consultazione di giugno. Ripeto, mi sembra tutto molto blando e fumoso. Tanto per cambiare è stato deciso di non decidere.
Per tutto quanto esposto, l’Autorità ritiene opportuno assumere le seguenti iniziative:
  1. avvio di approfondimenti tecnici in merito alle metodiche di efficiente pianificazione della banda delle OM, per un utilizzo per il servizio di radiodiffusione sonora in tecnologia sia analogica che digitale, in relazione alle tipologie di esigenze prospettate dai soggetti interessati al servizio radiofonico in tali bande, dando tuttavia preminenza all’evoluzione verso tecnologie digitali, che consentono uno sfruttamento più efficiente della risorsa e l’introduzione di servizi innovativi;
  2. avvio di approfondimenti in merito alla situazione del mercato della radiofonia in OM negli altri Paesi dell’area europea e valutazione degli sviluppi in corso a livello mondiale nel mercato delle tecnologie digitali;
  3. interlocuzione con il Governo in merito all’esistenza, nel vigente quadro legislativo, di ostacoli all’eventuale ingresso nel mercato di soggetti nuovi entranti che non siano cioè già concessionari o autorizzati per il servizio radiofonico in tecnica analogica;
  4. attento monitoraggio dello sviluppo del mercato della radiofonia digitale secondo gli standard DAB+ nella banda VHF III, per valutarne le conseguenze sulla eventuale pianificazione ed utilizzo della banda delle OM.

18 giugno 2013

Radiofonia nelle bande AM: e se fosse vantaggiosa?


A margine della notizia relativa alla consultazione bandita da AGCOM in relazione all'interesse degli operatori alla diffusione sulle frequenze delle onde medie e corte, volevo segnalare l'uscita - sull'ultimo numero di Tech-i, rivista tecnologica dell'EBU - un articolo dedicato proprio al possibile futuro delle frequenze oggi riservate alla radiofonia in modulazione di ampiezza, cioè esattamente quella porzione di spettro sottoi 30 MHz oggetto della consultazione AGCOM. L'articolo è curato dai relatori della danese Teracom, l'operatore infrastrutturale, in occasione dell'ultimo Digital Radio Summit organizzato dall'EBU a Ginevra. L'articolo è succinto ma abbastanza dettagliato e mette in evidenza le opportunità di copertura geografica molto ampia offerta da frequenze che forse con eccessiva leggerezza vengono considerate obsolete, sottolineando anche la presenza di tecniche di modulazione numeriche, come il DRM, che aprono la strada a una possibile innovazione anche in questo ambito, ma soprattutto l'impiego di trasmettitori e dispositivi DSP che rendono molto più efficiente le onde medie dal punto di vista della potenza impegnata. In calce all'articolo si fa riferimento al convegno sulla radio digitale e alla documentazione distribuita con l'occasione. I documenti non sono disponibili pubblicamente e non posso allegarli qui, ma chi lo desidera può richiedermi un estratto.

16 giugno 2013

AGCOM apre ai privati sulle onde medie e corte. Partita la consultazione pubblica.


Abbastanza clamoroso il documento pubblicato dieci giorni fa sul sito AGCOM, in cui la nostra authority invita le persone e le organizzazioni interessate a sottoporre nuovi progetti di radiodiffusione analogica o digitale sulle frequenze delle onde medie e corte. Si tratta di una vera e propria consultazione mirata a stabilire il livello di interesse nei confronti di una porzione di spettro ormai desueta e progressivamente abbandonata dalla RAI.

Il rispondente, ove soggetto interessato ad effettuare radiodiffusioni sonore in onde medie e  corte e, comunque, in bande di frequenza inferiori a 30 MHz è invitato a fornire i dati di seguito  indicati, tenuto conto che quanto dichiarato non è da considerarsi vincolante in relazione alle  successive autorizzazioni e/o assegnazioni di diritti d’uso delle frequenze di competenza del  Ministero dello Sviluppo economico, ma è finalizzato unicamente a fornire all’Autorità elementi  tecnici per valutare il grado di interesse per la banda in argomento:
3.1) Manifestazione di interesse ad effettuare radiodiffusioni sonore in onde medie e corte e, comunque, in bande di frequenza inferiori a 30 MHz, recante denominazione, identità giuridica e sede legale dello scrivente e campo di attività con indicazione di eventuali titoli abilitativi  (autorizzazioni e diritti d’uso) già posseduti.
3.2) Breve descrizione (massimo 2 pagine) del servizio che si intende offrire, incluse:
3.2.1) indicazione della banda di frequenza che si intende utilizzare;
3.2.2) indicazione della tecnologia (analogica o digitale) che si intende utilizzare,
3.2.3) la copertura geografica di interesse;
3.2.4) la tempistica di massima del proprio piano progettuale; 

Il bando, segnalatomi da Andrea Borgnino, prevede una introduzione al tema e una serie di istruzioni per la partecipazione e l'invio delle proprie proposte alla stessa AGCOM, entro 30 giorni dalla pubblicazione sul sito (avvenuta il 6 giugno 2013). Il testo del bando è disponibile qui e adesso sono allegati due documenti (Allegato A) e (Allegato B) con le spiegazioni e le modalità.
Nel testo si fa riferimento a una prima volta - nel 1995 - in cui gli eventuali operatori erano stati invitati a manifestare il loro interesse a trasmettere sulle onde corte, ma devo ammettere che non ho memoria diretta di tutto ciò:

Il d.P.R. n. 991 del 10 luglio 1995 ha già aperto ai privati, seppure con varie limitazioni, la  possibilità di operare un servizio di radiodiffusione sonora a modulazione di ampiezza nella gamma  di frequenze delle onde corte, apertura che tuttavia ha dato come esito, a quanto risulta presso il  Ministero dello sviluppo economico - Dipartimento comunicazioni, alla presentazione di un numero limitatissimo di domande e non ha condotto ad alcuna realizzazione pratica.

Non siamo evidentemente di fronte a una vera e propria apertura all'emittenza privata o comunitaria sulle frequenze inferiori ai 30 MHz, ma è un passo estremamente significativo da parte di AGCOM. Non occorre dire che adesso il testimone passa ai settori del broadcast e del volontariato, che non devono far cadere nel nulla una opportunità che Radiopassioni - tra gli altri - invoca da anni. È verosimile per esempio che le emittenti che in questi mesi hanno attivato servizi soprattutto musicali in onde medie si facciano avanti con progetti concreti. Ma mi aspetto una analoga reazione anche da parte di quanti si sono detti interessati a modelli di diffusione radiofonica low power in onde medie. È la vostra occasione, gente!

04 dicembre 2009

Commissione vigilanza: direttori di Radio 2 e Radio 3

Mercoledì 2 dicembre la Commissione parlamentare di vigilanza sulla RAI presieduta da Sergio Zavoli ha incontrato i direttori di Radio 3 e Radio 2 Marino Sinibaldi e Flavio Mucciante. Radio Radicale pubblica l'audio dell'intera sessione, ancora disponibile per tre settimane all'indirizzo http://www.radioradicale.it/scheda/292288 (io a ogni buon conto ho salvato il file qui su Mediafire. perché il sito di Radio Radicale oggi, mentre sta andando in onda il processo con la testimonianza di Spatuzza, è molto discontinuo).
Un'audizione lunga, con diverse domande da parte dei commissari (incredibilmente era presente un solo rappresentante della maggioranza, l'on. Mazzuca, come dimostra la minuta sul sito della Camera) e con risposte molto puntuali dei due direttori. Vi consiglio di ascoltarla con attenzione, se potete perché emergono, a mio parere, due figure di professionisti della radio di livello molto alto, con un progetto in testa e la capacità di eseguirlo.
In queste settimane al direttore di Radio 2 sono state contestate decisioni come la soppressione dello spazio culturale divulgativo di Alle 8 della sera e di altri programmi non culturali. Mucciante ha risposto puntualmente, affermando di aver ricevuto un mandato preciso da parte dell'azienda: quello di evitare sovrapposizioni con le altre reti. Il "close up" della risposta di Mucciante lo trovate, scaricando tutto il file verso il minuto 1:39:00. Il direttore di Radio 2 dice di aver concordato con Marino Sinibaldi un possibile spostamento di un programma di storia come Alle 8 della sera su Radio 3. E' possibile, visto che Sinibaldi stesso ha in mente di rinnovare l'offerta del canale tematico culturale attraverso nuovi flussi disponibili su Web, che i nuovi contenitori possano accogliere la trasmissione e che le modalità asincrone del podcasting consentano a tutti noi di costruirsi su misura una radio culturale ancora più ricca. Questo presuppone probabilmente un forte rilancio sul piano infrastrutturale, perché diciamo la verità: in questo momento lo stream della diretta di Radio Rai su Internet non è granché con la sua vecchia codifica Real e una banda forse insufficiente a supportare una ampia offerta Web only.
I segnali però sono molto positivi, la direzione ispira molta fiducia.


18 novembre 2009

OFCOM, consultazione pubblica sulla WRC-12

Una sventagliata di comunicati tutti interessanti è comparsa in questi giorni sul sito del regolatore inglese OFCOM. Il primo di questi annunci riguarda la conferenza World Radio Regulation WRC-12 prevista per il 2012 a Ginevra, un consesso dove vengono prese fondamentali decisioni in merito alla regolamentazione dello spettro. In previsione dell'evento e in questa fase preparatorio OFCOM si rivolge ai cittadini e alle organizzazioni britannici per chiedere i loro pareri. In agenda ci sono aspetti curiosi come ad esempio le misure atte a salvaguardare dalle interferenze i dispositivi radio passivi (ricevitori) utilizzati per il rilevamento dei fulmini nella porzione di spettro inferiore ai 20 kHz.
Un altro punto riguarda la software defined radio e la cognitive radio. Alla WRC-12 si discuterà dell'opportunità di introdurre per queste due tematiche una regolamentazione a livello delle Radio Regulations. Secondo OFCOM non è necessario ma anche qui vengono raccolti i pareri dei potenziali player (vi riporto in calce i paragrafi che riassumono questa presa di posizione). Il testo che introduce la pubblica consultazione si trova a questo indirizzo mentre qui potete scaricare il PDF con il testo completo.

Agenda Item 1.19 - Software defined and cognitive radio systems

6.8 The issue for agenda item 1.19 is whether there is a need to regulate software- defined radio (SDR) and cognitive radio systems (CRS) in the Radio Regulations. SDR and CRS are radio systems employing technologies which may offer improved efficiency to overall spectrum use and additional flexibility. CRS technologies in particular may enable coexistence/sharing in bands where it would otherwise not be feasible, for example operating in the gaps in planned terrestrial broadcasting bands known as interleaved spectrum or white space.
6.9 Ofcom is supportive of such technologies but believes that harmonisation of spectrum access for CRS should be done outside the Radio Regulations on a non mandatory basis. Where harmonisation is necessary this can best be delivered on a regional basis.
6.10 As SDR is a technology to facilitate the implementation of radio equipment, we do not believe that any change to the Radio Regulations is necessary for the introduction of SDR.

05 novembre 2009

ECO: consultazione sul futuro digitale banda 88-108

Lo European Communications Office ha aperto una pubblica consultazione sulla bozza finale del report sulla digitalizzazione della banda II oggi occupata dalle emittenti in FM analogica. I commenti dei player interessati (broadcaster, costruttori e altri) vengono raccolti in previsione della prossima riunione del comitato tecnico FM45, che dovrà pubblicare la versione definitiva del rapporto. Non sono ovviamente decisioni definitive, è solo un passo di un iter molto complesso avviato da un ente regolatore sovranazionale. Ma la partecipazione di chi è interessato è importante: in gioco c'è comunque il futuro di una porzione di spettro radiofonico broadcast che rappresenta un bene pubblico ancora molto prezioso e genera una fetta non trascurabile di economia. La bozza del report e il contatto cui inviare i commenti via mail si trovano a questo indirizzo del sito dell'ECO:
http://www.ero.dk/consultation?frames=0