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03 aprile 2013

Un volume dedicato al Jean Cocteau radiofonico

Una interessante pubblicazione francese analizza la figura di Jean Cocteau attraverso le sue produzioni e le collaborazioni con la radio. Il lavoro, che credo si riferisca anche a un convegno organizzato diversi anni fa, è curato da Serge Linarès ed è edito da Minard Lettres modernes. Un breve documento che elenca le opere di genere radiofonico di Cocteau si può scaricare dal sito scientifico Jeancocteau.net.


Les éditions Minard Lettres modernes publient Jean Cocteau. Pratiques du média radiophonique, sous la direction de Pierre-Marie Héron et de Serge Linarès, enseignant-chercheur au Centre d'histoire culturelle des sociétés contemporaines.
Durant une trentaine d’années en France, entre 1930 et 1960, à côté d’une presse écrite très vivante et avant d’être détrônée par la télévision comme média de masse, la radio a été pour des écrivains de plus en plus nombreux à mesure qu’elle se perfectionnait techniquement, un terrain de jeu, d’expérimentation et de création stimulant. Avec Desnos et Cendrars, Cocteau figure parmi les pionniers des années trente. 
Sa curiosité pour le média, sans doute préparée depuis longtemps par son intérêt artistique pour les autres machines parlantes (phonographe, téléphone), s’éveille vraiment en 1934. Elle le conduit à partir de 1937 à collaborer à plusieurs postes privés et publics comme auteur, producteur, présentateur, interprète ou simple participant de nombreuses émissions. 
L’inventaire publié en 2010 sur le site scientifique Jean Cocteau de l’Université de Bruxelles, animé par David Gullentops, dénombre plus de 400 émissions en France dans lesquelles Cocteau est présent à un titre ou un autre, tandis que le huitième numéro des Cahiers Jean Cocteau (2010) réunit un choix significatif de textes, dessins et photos permettant d’illustrer les diverses facettes de la relation de Cocteau au média.Complémentaire de ces deux publications, le dossier du présent volume explore la présence artistique et médiatique de Cocteau et de son œuvre à la radio au long de sa vie.
Serge Linarès est Professeur de littérature française du XXe siècle à l’université de 
Versailles Saint-Quentin-en-Yvelines et chercheur au CHCSC.
Jean Cocteau. Pratiques du média radiophonique • Pierre-Marie Héron et Serge Linarès (dir.) 
Editions Minard Lettres modernes • 244 pages • ISBN :978-2-256-91174-3 • 24 €.

Ecco l'indice del volume:
Avant-propos, par Pierre-Marie Héron et Serge Linarès 
I. GENRES RADIOPHONIQUES 
1. Cocteau et la radio : une vue d’ensemble, par Pierre-Marie Héron
2. Des romans de Cocteau aux dramatiques – histoires d’ondes, par Serge Linarès
3. Les Enfants terribles à la radio, par Michel Collomb
4. La mise en ondes du théâtre de Cocteau – ce que voit l’oreille, par Marianne
Bouchardon
5. Le volapük de Cocteau à la radio, par Marie-Ève Thérenty
6. Jean Cocteau au fil de l’onde, par Guillaume Boulangé
7. Hommages de Cocteau à la radio, par Pierre-Marie Héron
8. Jean Cocteau, « oto-interprète de ses poèmes, par David Gullentops 
II. MÉLANGES 
La Voix humaine, une tragédie lyrique en un acte, par Hervé Lacombe Cocteau et le Journal d’un film, par Françoise Simonet-Tenant François Truffaut / Jean Cocteau, par Marcel Turbiaux
Cocteau produsse numerosi drammi e in queste settimane a Parigi, in occasione del 50esimo anniversario della morte, è in cartellone "L'aquila a due teste", dramma poco rappresentato da cui l'autore stesso ricavò una versione cinematografica. Anche "Il mistero di Oberwald" di Michelangelo Antonioni è basato su questo dramma. Una fosca vicenda di stampo macbethiano che piacerebbe ai miei amici di Autorevole e di Pacta dei Teatri, Teatro Oscar (dove qualche tempo fa ha avuto luogo una bella esecuzione operistica da camera della Voix Humaine, il testo musicato da Francis Poulenc).  Qui c'è il trailer dello spettacolo in scena fino all'11 maggio al Guichet Montparnasse.

Pour célébrer les 50 ans de la disparition de Jean Cocteau, la compagnie Etincelle dans laquelle je joue présente du 13 mars au 11 mai 2013 au théâtre du Guichet Montparnasse L'Aigle à deux têtes qui est une pièce peu connue de l’auteur et quasiment jamais jouée en France. Amour, pouvoir, complot, trahison. Une reine anarchiste, un anarchiste roi. Une intrigue policière et politique sur fond d’amour passionnel. 




14 luglio 2010

Radio Hilario Halubras legge Jacopone da Todi

Mi tiene regolarmente informato sulle sue attività l'attore torinese Marco Gobetti, interprete di una moderna rivisitazione moderna delle antiche, oserei dire ancestrali figure degli artisti e teatranti di strada. Da qualche tempo Marco trasferisce i suoi spettacoli dai luoghi "istituzionali" - i nostri sempre più bistrattati teatri - alle piazze, magari periferiche, dei non-luoghi per eccellenza che le nostre città stanno diventando. Mi piace l'idea di dargli un pizzico di visibilità in più attraverso la mia modesta presenza Web.
Il suo ultimo progetto, "La vera storia di Hilario Halubras" ha anche una appendice radiofonica attraverso un canale su Talkshoe che ripropone le letture itineranti di questo 43enne attore, meno famoso ma inserito nella vena civile di un altro Marco, Paolini o di Ascanio Celestini. Il canale di Radio Hilario Halubras contiene già in archivio le letture da Gustavo Modena e da Giulio Cesare Croce, cantastorie bolognese della seconda metà del Cinquecento (con una strepitosa ode alle ghiottonerie del maiale). Tra pochi giorni andrà invece in onda la lettura delle Laudi di Jacopone. Se andate su Radiopassioni, il forum trovate altri dettagli.

11 gennaio 2010

Ascolta Leningrado, la radio sfugge all'assedio

Grazie a Gigi Nadali che mi ha inviato il ritaglio elettronico dal Giornale di oggi. Dal quale apprendo che questa sera e domani, martedì 13 gennaio, alle 20.30, al Teatro Litta di Corso Magenta a Milano, va in scena "Ascolta! Parla Leningrado... Leningrado suona", spettacolo di Sergio Ferrentino, apprezzato autore radiofonico, che prende le mosse da due suoi radiodrammi, prodotti e trasmessi dalla Rete Due della Radio della Svizzera Italiana.
L'argomento sono i 900 giorni dell'assedio più lungo della storia moderna e il ruolo di Radio Leningrado, unico etereo legame con una remota speranza di fuga dalla morsa della fame, del freddo e della solitudine imposta dalle truppe tedesche.
Gli spettacoli sono ancora disponibili nell'archivio digitale dell'emittente.

Ascolta! Parla Leningrado... Leningrado suona
di Sergio Ferrentino

regia: Sergio Ferrentino

con: Raffaele Farina, Gabriele Calindri, Oliviero Corbetta, Patrizia Salmoiraghi, Francesca Vettori, Sax Nicosia

service: Coriolano Music Service
in collaborazione con: Emiliano Poddi
contributi: Gianpiero Piretto (consulenza storica)
musiche: Diego Fasolis
produzione: Litta_produzioni e Radio Mercury Teatro

Di solito una storia come questa diventa un libro, e il libro un film.
Ascolta! Parla Leningrado… Leningrado suona” ha seguito un percorso diverso: è uno spettacolo teatrale che prende le mosse da due radiodrammi, prodotti e trasmessi dalla Radio Svizzera Italiana nel 2006.
L’idea iniziale era di raccontare la radio tramite la radio, di far coincidere l’ambientazione con il mezzo espressivo. Nella convinzione, dichiarata dagli stessi protagonisti dell’assedio, che Radio Leningrado abbia avuto un ruolo determinante nei novecento giorni, che sia stata una sorta di calamita di storie. Storie che andavano in onda e storie che era meglio passare sotto silenzio, per non scoraggiare una popolazione già allo stremo. Storie di soldati al fronte, di libri bruciati per scaldarsi, di camionisti lanciati a tutta velocità su strade di ghiaccio, di gente comune che semplicemente cercava di sopravvivere.
C’era poi la storia delle storie, quella di un’orchestra che quasi non esisteva più e che si mise in testa di eseguire una sinfonia, per di più monumentale, come la Settima di Šostakovič.
Novecento giorni, un milione di morti: questo, in cifre, è l’assedio di Leningrado, il più lungo della storia moderna.
Ma a volte i numeri sono sfuggenti, non restituiscono le esatte dimensioni di una storia. Perché un morto è una tragedia, diceva Stalin, mentre un milione di morti è una statistica.
Per raccontare davvero quest’assedio, per uscire dalla statistica nuda e cruda, occorreva dunque restringere il campo, cercare l’angolazione giusta, scegliere un punto di vista, o magari un punto di ascolto…
I Tedeschi avevano stretto la città in una morsa implacabile, niente e nessuno poteva oltrepassare quel cerchio d’acciaio. A parte una voce, la voce di Radio Leningrado.
La ricerca storica e documentaristica si avvale della collaborazione di Gianpiero Piretto, docente di cultura russa all’ Università degli Studi di Milano.

NOTE DI REGIA
La trasposizione teatrale conserva la prospettiva radiofonica e si muove in bilico tra racconto e messinscena. All’inizio i sei attori si rivolgono al pubblico in qualità di narratori. Solo che ben presto il racconto non basta , e allora, gli attori inodssano i panni dei personaggi e rappresentano la vita di Leningrado sotto assedio. Sono corpi troppo magri che spariscono sotto i vestiti pesanti, indossati a strati, in uno degli inverni più freddi della storia russa. E tuttavia sono corpi che resistono, che cercano di aggrapparsi al suono degli strumenti e alla speranza di un futuro. Anche le luci riflettono questo contrasto, passando da colori glaciali a sfumature più calde.
“Nel mondo c’è uno zar”, scrisse il poeta Nekrasov, “e quello zar è senza pietà: si chiama fame”. Durante l’assedio, di zar ce ne fu almeno un altro, e si chiamava Freddo. Lo spettacolo farà sentire e vedere la radio che provò a combattere entrambi questi zar. Dopotutto era Radio Leningrado, e a Leningrado gli zar non hanno mai avuto vita facile…

SERGIO FERRENTINO
Voce per quindici anni (1981-1996) di Radio Popolare (Milano), inventa, dirige e conduce trasmissioni come Bar Sport, Borderline, SottoVotoSpinto, Bordertrophy. Il primo radiogiallo Il mistero del vaso cinese, scritto con Carlo Oliva e Massimo Cirri dà origine oltre alle diciassette puntate per Radio Popolare, a un fumetto disegnato da Maramotti e stampato su Linus, un libro (Il mistero del vaso cinese, Sperling & Kupfer 1993). Dopo altre pubblicazioni (Via Etere, Feltrinelli 1989), dall’88 al 2000 e coautore di Lella Costa, e collabora con Smemoranda, Linus,. Nel 97 approda alla Rai dà vita e voce a Caterpillar (Radio2): 3 anni di programmazione, 676 puntate, passare a Catersport ( oltre 1000 puntate)
Nel 2001 tiene il primo corso di radiofonia alla Holden.. Nel 2002 viene chiamato a insegnare anche dallo IULM di Milano dove cura anche un master in Tecniche di narrazione radiofonica . Nel 2003, sempre per Radio3, firma l'adattamento radiofonico e la regia di Radiobellablu, giallo in 40 puntate di Carlo Lucarelli e Massimo Carlotto. Dal 2004 presta gli stessi servigi alla Radio Svizzera Italiana: nasce il radiogiallo Lettere Note, nel 2005, per essere superato da “Infondo la notte-omaggio ad Orson Welles”. Nel 2006 Ascolta! Parla Leningrado”, due evocazioni radiofoniche dalle quali adatterà uno spettacolo teatrale.
Nel 2009 Svergognando la morte (Il seminatore di M.Cavatore) un radiodramma olofonico in diretta e in videostreaming dall’auditorium la Radio svizzera italiana
Nel mese di novembre Lancia il bando Crediti d’autore organizzati dall Iulm e Accademia dei filodrammatici con il patrocinio della SIAE e la collaborazione di radio 3 Rai. Termina il 2009 con il master “ Quando verba manent” di cui è il direttore didattico.

02 novembre 2009

Teatr0inMatematica, la matematica avanza messa in scena

Maria Eugenia, "Genni" D'Aquino, è una amica attrice - insieme al marito Riccardo Magherini, lui lo si vede a volte in tv e negli spot - che da qualche anno propone nei teatri milanesi, oggi con la sua nuova compagnia Pacta dei Teatri, una serie di spettacoli che hanno per protagonista la matematica. Giunto ormai al settimo anno di vita, il progetto Teatr0inMatematica mescola i linguaggi e le situazioni dell'arte teatrale e quelli della scienza, in particolare della matematica e della teoria dei numeri, dando vita a una forma di racconto per il palcoscenico del tutto inedito sul panorama nazionale. Ho sempre invidiato a Genni, che non è una matematica di formazione come non lo sono del resto io, ma una appassionata lettrice di testi divulgativi, per questa sua intuizione felicissima. Quante volte ci si sofferma sui paradossi, le dimostrazioni per assurdo e le altre apparent stranezze di questa disciplina, arrivando a pensare che certe situazioni sembrano prese paro paro da una commedia di Beckett? Basterebbe citare i tanti esperimenti pensati - come il noto albergo di Hilbert - formulati per spiegare le contraddizioni della matematica dell'infinito.
La stagione 2009-2010 degli incontri ideati da Genni D'Aquino inizia oggi 2 novembre a Milano, al Teatro Carcano, con due spettacoli alle ore 11.00 e 20.30 e ripresa domani, 3 novembre alle ore 11.00 e alle 15.00. Si comincia con "I numeri primi e la crittografia". Seguiranno il 16 e 17 novembre (stesse modalità di orario) con "L'irrazionale leggerezza dei numeri", il 30 novembre e 1 dicembre con "Parallelismi: geometrie euclidee e no" e infine il 18 e 19 gennaio con "Il caso, probabilmente: la partita a dadi". Se siete a Milano non perdetevi questa occasione di riflettere su questioni che una cultura diffidente nei confronti del pensiero scientifico generale non considera esattamente prioritarie. Un modo intelligente di mettere in scena una "letteratura" che, formalismi a parte, non è meno avvincente di un dramma shakespeariano. A Milano il Teatro Carcano è in corso di porta Romana al 63, Metro Linea3 Crocetta. Non andateci cenati, uscendo potreste cimentarvi con un panino del Bar Crocetta.

10 settembre 2009

Radioliberafestival premia i nuovi "format" per la radio



Il Tirreno, mi segnala Francesco Delucia, parlava ieri diffusamente del premio per nuovi format radiofonici bandito nell'ambito di Radioliberafestival Terzo Studio, la manifestazione che si tiene tra domani 11 settembre e sabato 12 a Santa Croce sull'Arno. Oltre al laboratorio del REA Radio Europee Associate, che si avvale di collaboratori come l'amico Paolo Lunghi per insegnare a fare Web radio, quest'anno il festival bandisce anche il concorso Numero Zero, rivolto appunto agli ideatori di contenuti innovativi per la radio.
Il quotidiano livornese spiega che i vincitori del premio ci sono già e sono la triestina Elena Vesnaver, con le sue produzioni "gialle" e i gruppi milanesi Mercanti di Storie e Piccola orchestra fonomeccanica, che insieme hanno dato vita all'Adunata dei refrattari. Un titolo volutamente ceronettiano per uno spettacolo che si autodefinisce "radiofonia dal vivo", una radio che occupa frequenze inesistenti:

... Uno spettacolo radio senza che nessuna radio lo trasmetta, una diretta senza diretta, una piccola voce libera contro la censura dilagante, strisciante e qualunquista. Un radioshow clandestino in onda su frequenze occupate ma inesistenti : uno spettacolo “anarcoolico”, comico, musicale, di satira e controinformazione, un happening diverso di sera in sera, l'unica RADIOPIRATA del bel paese pronta a caricare sulla propria nave ogni profugo si voglia imbarcare...
Lo spettacolo premiato verrà proposto a Milano, il 24 e 25 ottobre, presso il Teatro della Contraddizione, in via della Braida, 6

Il concorso
Riecco le radio libere: ma i pirati dell'etere oggi viaggiano sul web

Andrea Lanini


Gli organizzatori: «C'è lo stesso spirito vero degli anni Settanta, la voglia di innovare e sostituire il vecchio»

SANTA CROCE. Si chiama "Numero Zero", è un concorso nazionale che è parte integrante del programma di Radio Libera Festival, la rassegna che si tiene venerdì e sabato a Santa Croce sull'Arno. Il concorso ha come obiettivo l'ideazione di un format radiofonico originale e chi lo vince viene premiato nel gran finale di sabato, durante una cerimonia che verrà ospitata, dalle 23.30 in poi, presso l'area - da poco recuperata - dei Canottieri sull'Arno. Alberto Masoni di terzo Studio, l'associazione che organizza il festival, lo considera un fiore all'occhiello della rassegna: «È perché dentro questo concorso c'è lo spirito vero delle radio libere degli anni Settanta, che poi era la voglia di innovare e rinnovare, di sostituire il vecchio, il già sentito, con formule nuove».
I vincitori si conoscono già. Il primo premio se lo sono aggiudicato i Mercanti di Storie e la Piccola Orchestra Fonomeccanica, due gruppi milanesi che hanno unito le forze nella creazione de "L'adunata dei refrattari", un'ipotesi di programma che incarna atti di disobbedienza all'etere del tutto simili a quelli che animavano le radio pirata di quasi quarant'anni fa. «L'idea è questa: un manipolo di "radiofili" si inventa una sua trasmissione e la manda in onda occupando abusivamente le frequenze altrui; si tratta di brevi assalti dalla durata risicata, ogni volta scatta un conto alla rovescia: il racconto reiterato di ciò che il manipolo riesce a far ascoltare al pubblico prima di venire intercettato e isolato».
Il secondo premio è andato alla scrittrice-attrice Elena Vesnaver, autrice triestina in passato premiata anche dalla giuria del concorso pontederese "Orme gialle" e che a "Numero Zero" ha proposto "Palpiti di letteratura noir", un'immersione poco accademica nelle trame "nere" attraverso letture di brani e interviste agli autori.
E il bello è che entrambe le idee andranno davvero in onda. Grazie alla collaborazione con Rea (Radiotelevisioni europee associate), progetto di Paolo Lunghi (www.paololunghi.org), toscano, già tra i protagonisti della stagione calda delle radio libere, autore di un fortunato libro ("Via etere", edito da Ibiskos-Ulivieri) che ripercorre le gesta rampanti di quelle improvvisate emittenti quasi casalinghe. «Quindici radio associate alla Rea trasmetteranno a breve le due trasmissioni. Dopo i premi, non resta che aspettare il verdetto più importante: quello del pubblico», dice Masoni.
Ma oggi cosa resta dello spirito pirata di quelle emittenti clandestine? È sempre vivo, palpitante? «Come no, certo che è sempre vivo», spiega Masoni con un guizzo d'entusiasmo, «solo che dalle soffitte e dalle cantine si è trasferito sul web, grazie al digitale. È sulla Rete che avvengono gli esperimenti radiofonici più interessanti. Uno spazio democratico" nel vero senso della parola: aperto a tutti, raggiungibile da tutti, e soprattutto economico. Mica come negli anni Settanta, quando si dovevano piazzare antenne e passare cavi. Un tempo per fare i pirati dell'etere bisognava arrampicarsi sui tetti, oggi basta connettersi a Internet».
(09 settembre 2009)

09 settembre 2009

A Mantova trionfano radiodrammi e letture ad alta voce

È partito oggi il celebre Festival della Letteratura di Mantova, che nell'edizione 2009 inaugura una speciale "sessione radiodrammi" curata dall'amico Francesco Anzalone e da Lorenzo Pavolini, "Radiodramma Hotel". Il teatro alla radio può ben essere considerato un genere a sé stante, considerando la particolare valenza che finisce per assumere il nudo potere evocativo della parola, dell'eloquio delle voci recitanti, degli effetti sonori. Componenti essenziali come la regia, le scene, la coreografia, i costumi, vengono meno in un vuoto riempito solo dalla parola e dalla scansione dei suoi ritmi e delle pause di silenzio. Non so ancora se riuscirò a essere presente a Mantova, ma mi piacerebbe molto percorrere l'allestimento di Anzalone e Pavolini e auguro a voi di poterlo fare.
«L’arte invisibile del radiodramma dalle origini agli ultimi fuochi - recita il programma ufficiale della manifestazione, è - un percorso che presenta il meglio delle produzioni RadioRai nelle stanze di un antico albergo del centro di Mantova, abitate per l’occasione da illustri ospiti sonori. Presenze acustiche, voci e rumori per l’invenzione di un nuovo linguaggio che vede protagonisti gli scrittori. Dai radiodrammi di Savinio, Pratolini, Levi, Camilleri alle Interviste impossibili in cui Calvino dialoga con l’Uomo di Neanderthal, dai radioplays di Hughes, Beckett, Thomas alle produzioni degli scrittori italiani dell’ultima generazione (Mazzucco, Scarpa, Fois e molti altri). Dal mattino a notte fonda, camera per camera, la possibilità di avvicinare uno dei generi che più ha favorito la sperimentazione e l’incontro tra scrittori, registi e attori.» Il progetto si avvale della collaborazione di RadioRai, Audioteche e Radioscrigno e si articolerà nei giorni del Festival, dalle 10 alle 24 fino a domenica 13.
Il co-curatore tempo fa mi raccontava che la selezione consentirà l'ascolto di brani estratti da circa sedici radiodrammi. A questa antologia si affiancherà una performance realizzata per Mantova su modello del lavoro che Anzalone presentò a Cagliari in occasione del Prix Italia 2008, intitolata "Giochi di parole, giochi di radio". «La cosa più divertente dell'operazione, sottolineava Francesco, è che ci hanno affidato un albergo abbandonato in cui si svolgerà tutto e il clima è proprio quello di Shining



Per quanto riguarda invece Giochi di Radio, in programma domani e fino a domenica prossima alle ore 21 nella stessa location dell'"Arte invisibile", la Squassabia Maison (ex Albergo San Lorenzo), ecco il testo della presentazione: «Se dovessimo raccontare la radio attraverso i suoi generi, il radiodramma e le sue suggestioni, avrebbe certamente una posizione di privilegio. Il gioco sulle parole e attraverso le parole ha permesso una crescita di una recezione evocativa che ha certificato, negli anni, il fatto che la radio e i suoi generi fossero una forma artistica e di comunicazione autonoma e autosufficiente, nonostante lo strapotere della televisione. Frammenti da ascoltare, attingendo al repertorio dell’Audioteca RAI, pagine di letteratura da approfondire, e poi commenti sagaci e ironici: il pubblico, insieme a Francesco Anzalone, sarà parte attiva di un meccanismo quasi teatrale e suggestivo, utile ad attraversare in maniera disordinata gli stili, le voci, i mondi da cui il radiodramma ha attinto a piene mani.»
Mi permetto infine di segnalare, tra i tanti laboratori, quello dell'attore/autore Pino Costalunga, fondatore di Glossa Teatro. Rivolto a un pubblico giovane (Costalunga è specializzato in spettacoli ludico-formativi per bambini e ragazzi) ma con l'unico limite "dagli 8 anni in su", il laboratorio è intitolato Ad Alta Voce ed è un minicorso di lettura "non silenziosa". Al Teatro di San Lorenzo sono previste due repliche giovedì 10 e una venerdì 11. Ecco la scheda di questa fantastica, piccola iniziativa:

AD ALTA VOCE
Laboratorio di giochi e trucchi per leggere bene e... farsi sentire dagli 8 anni in su
Provate a pensarci un attimo: che cosa usate per leggere? Gli occhi senz’altro, ogni tanto la testa... E la voce? No, ormai la voce nessuno la usa più, si fa tutto a mente, magari andando di corsa e saltando qualche frase. Eppure, lette a voce alta, le storie assumono tutto un altro fascino: le parole prendono corpo, si possono sentire le emozioni vibrare, insomma... tutto suona meglio! Pino Costalunga, attore e autore di teatro, ci insegna alcuni divertenti esercizi per educare bocca, corde vocali e polmoni alla lettura, per non vergognarsi di... alzare la voce!

12 ottobre 2008

Radio Golf, il meglio della drammaturgia afroamericana


Il San Jose Mercury, è un brillante quotidiano della Silicon Valley che di solito mi informa puntualmente sugli ultimi sviluppi delle tecnologie e sul mondo della finanza che vorticosamente (un po' meno, in questi giorni...) ruota loro intorno. Questa volta però è la sezione spettacoli del Mercury a gettare luce su un autore teatrale americano a me del tutto sconosciuto, August Wilson, di cui a Mountain View va in questi giorni in scena l'ultima commedia (Wilson è mancato qualche anno fa, dopo una inutile lotta contro il cancro al fegato).
"Radio Golf", questo suo ultimo lavoro, è stato portato a termine, riscritto, limato, durante i pochi mesi di una malattia diagnosticata nel giugno del 2005 e perfettamente inquadrata nella sua prognosi infausta: da tre a cinque mesi, chemioembolizzazione (in pratica una chemioterapia praticata in situ attraverso l'arteria epatica) e trapianto ormai inutili. Wilsono se n'è andato dopo quattro. Leggendo la biografia di questo autore su Wikipedia apprendo che Wilson è figlio di un immigrato tedesco e di una afroamericana, nato a Pittsburgh e successivamente vissuto a St Paul nel Minnesota e a Seattle. Uno che si è fatto da solo, che ha lasciato la scuola media per protesta, dopo che un insegnante lo aveva accusato di aver plagiato un tema su Napoleone e che in seguito ha studiato da autodidatta frequentando talmente assiduamente la biblioteca Carnegie da meritare, da quest'ultima, un onore mai concesso a nessun altro: il rilascio di un regolare diploma di high school. I responsabili della Carnegie avevano visto giusto: nel corso della sua carriera di drammaturgo, Wilson, né Kittel, ha ricevuto ben due premi Pulitzer.
Radio Golf è il decimo "episodio" del monumento letterario eretto da Wilson nella parte finale della sua carriera, il cosiddetto Pittsburgh Cycle (o anche il Century Cycle). Dieci spaccati di vita afro-americana ambientati ciascuno in una decade diversa del ventesimo secolo, dal 1900 di Gem of the Ocean agli anni novanta di Radio Golf. Una serie non necessariamente concatenata, ma con alcuni personaggi ricorrenti e, ovviamente, una unità stilistica che fanno di questo ciclo un simbolo importante del riscatto culturale e identitario della comunità nera americana. Forse il vero leit motif che unisce i vari episodi del ciclo di Pittsburgh è il personaggio di Aunt Ester, una "lavandaia di anime" che viene menzionata per la prima volta in Gem of the ocean come una discendente di schiavi vecchia, nella finzione del dramma, di 285 anni. Aunt Ester la ritroviamo 322enne in Two trains running, l'episodio degli anni sessanta e muore in quello degli anni ottanta, King Hedley II. Ma la sua figura, anzi la sua abitazione al 1839 di Wylie Avenue, nel distretto The Hill, ha un ruolo chiave nel plot di Radio Golf, che descrive un ricco palazzinaro di colore che oltre a covare l'ambizione di candidarsi sindaco, cerca di portare avanti un esteso progetto di riqualificazione del quartiere Hill. Riqualificazione che ovviamente comporterebbe l'abbattimento della vecchia casa di Aunt Ester, e con essa del patrimonio di ricordi e sofferenze che la memoria della vecchia schiava ha custodito lungo l'intero arco del Pittsburgh Cycle. A questo punto, se mi avete seguito sin qui vi chiederete perché questo dramma teatrale si intitola proprio Radio Golf?
Per due motivi. Uno perché il golf è diventato il simbolo stesso della affermazione della comunità nera negli Stati Uniti. Una "affermazione" che Wilson interpreta in chiava sarcastica e quasi apocalittica. Gli schiavi perseguitati e trattati come bestie che arrivano alle vette più elevate di quella montagna di arrivismo, denaro e carriere politiche spesso controverse che connota parte della cultura bianca americana, altro non sono che figure faustiane orientate a vendersela l'anima, più che a mondarsela. L'altro perché nella finzione una radio c'entra davvero. Protagonista di Radio Golf è Harmond Wilks, imprenditore del real estate che si fa aiutare dall'amico Roosvelt Hicks nel complicato meccanismo della raccolta dei fondi necessari per il progetto del centro residenziale. Per trovare i soldi, Hicks pensa bene di diventare l'uomo di paglia, rappresentante di una minoranza etnica, in una lucrosa iniziativa radiofonica in grado di intercettare le sovvenzioni pubbliche. A quella stazione radio, la WBTZ, il "negro" Hicks - l'uso spregiativo del termine è voluto dall'autore - cura un programma dedicato a chi vuole perfezionare il suo "swing" al gioco del golf. Andata in scena a Broadway nel 2007, Radio Golf non ha del tutto convinto i critici, alcuni dei quali giudicano l'episodio il peggiore del ciclo. Ma continua a reggere perfettamente, malgrado le difficoltà incontrate dal suo autore ormai morente, al confronto qualitativo stabilito dai nove drammi precedenti.
Ho trovato sul sito di NPR alcune interviste agli attori che nel marzo scorso al Kennedy Center di Washington hanno inscenato l'intera lettura del Pittsburgh Cycle. Immagino che esistano versioni radiofoniche dell'interpretazione dei drammi di August Wilson, ma non ho trovato riferimenti a parte un programma televisivo della PBS in cui Wilson parla della sua grande passione musicale, il blues. E non so se di Wilson sia mai stato tradotto qualcosa qui in Italia. Tra le varie citazioni riportate dalla NPR ne ho trovata una di un suo personaggio in Joe Turner's Come and Gone, episodio del Century Cycle e dice più o meno così: al mondo non c'è bisogno altro che amare e ridere; tutti noi abbiamo solo bisogno di questo, avere l'amore in una mano e una risata nell'altra.

28 marzo 2008

L'ultima radio

Domenica sarò al Franco Parenti di Milano per il nuovo spettacolo teatrale di Tullio Solenghi. Si tratta di un monologo adattato da un testo di Sabina Negri, autrice e personaggio televisivo (nonché ex consorte dell'ex ministro Calderoli) di cui - confesso - ignoravo l'esistenza. Eppure la presentazione dello spettacolo, di cui riporto la locandina, mi è sembrata suggestiva, anche perché Solenghi sembra volerci mettere molto del suo personale rapporto con il mezzo radiofonico, rapporto che risale agli albori della carriera dell'attore, chiamato ad annunciare i programmi del Gazzettino della Ligria. Questa è la breve presentazione di L'ultima radio (No auditel: canale ascoltami) dal sito del Franco Parenti, dove sone previste tre repliche, alle 21.15, domani 29 e fino al 31 marzo.
Lo spettacolo fa parte di Racconto italiano. Un dialogo senza confini fra platea e palcoscenico. Nell’epoca dove regnano lo share e l’auditel, Tullio Solenghi interpreta il microcosmo di coloro che non riescono a stare al passo con i tempi, che non ce la fanno perché non si vogliono sporcare le mani, che restano indietro e affondano nonostante la bellezza e l’onestà di quello che fanno. Così il conduttore-factotum di una piccola emittente libera, soverchiata dai satelliti e dalle antenne della macro produzione mediatica, esterna la voce dei tanti che non riescono a trovare il canale giusto per farsi ascoltare.
Nelle serate milanesi è prevista una curiosa appendice. "Al termine di ogni rappresentazione," infatti, "il pubblico sarà coinvolto e invitato ad esprimersi a partire dalle emozioni suscitate dallo spettacolo. Alcuni studenti dell’Università Statale raccoglieranno le testimonianze degli spettatori che comporranno un affresco autentico dell’identità italiana." Ed ecco la locandina:
L'ultima radio

di Sabina Negri
regia di Marcello Cotugno

aiuto regista Guia Zapponi

elaborazione drammaturgica di Tullio Solenghi e Marcello Cotugno

colonna sonora a cura di Marcello Cotugno

con Tullio Solenghi

Note a margine di una radio
La parola radio per quelli della mia generazione ha un potere evocativo particolare, in quei lontani anni ‘50 infatti il totem attorno al quale la sera si riunivano le famiglie era costituito da quello strano aggeggio, l’imponente mobile-radio, infarcito di valvole con due manopole madreperla sul frontale, che avevano il magico potere di proiettarti in uno sconfinato mondo di voci e di suoni.
Ricordo di allora l’inconfondibile piglio toscano di Silvio Gigli, o la calata spoletina di Alberto Talegalli.
Sempre alla radio devo poi il mio debutto in arte, ad appena 17 anni, come “annunciatore sostituto” al gazzettino della Liguria, sede R.A.I. di Genova.
E ancora la radio è stata alla base della mia avventura lavorativa forse più esaltante, quando col “trio” varammo nel 1982 Helzapoppin Radio Due, preziosa palestra di tutte le nostre future creazioni e trasmissione che si rivelò poi programma-cult.
L’approccio col testo di Sabina Negri è stato perciò un qualcosa di più che il rapporto con un mezzo espressivo che ha fatto da sottofondo alla mia carriera artistica, ma, come accade per il protagonista di MomentiRadio, pur se in maniera differente, ha caratterizzato anche i momenti più significativi della mia esistenza.
Il conduttore-factotum ripercorre l’avventura di questa sua emittente, ed essa coincide con un ben più profondo bilancio della sua vita, che passa attraverso quei miei stessi anni, anni densi di speranze deluse, di scelte essenziali, di esperienze che hanno lasciato un solco incancellabile nelle rughe del tempo.
Ci ho messo dentro molto di me, virando un po’ più verso l’ironia, che è alla base della mia ricetta di sopravvivenza.
Anche la scelta del tappeto musicale sul quale si muove il tutto ha avuto una forte valenza evocativa, e qui ho trovato la preziosa collaborazione di Marcello, dal quale mi separano almeno due generazioni, ma con cui ho verificato “sul campo” una totale sintonia espressiva che non conosce datazioni o classificazioni.
Devo confessare che generalmente non sono attratto dal “monologo”, ma qui a convincermi è stato il contesto del tutto diverso, il “solista” in questione qui è solo il tramite di una infinita catena di contatti, di rapporti, di evocazioni, egli rappresenta la preziosa sinapsi tra gli infiniti microcosmi di umanità che affollano l’esistenza di ognuno di noi.
(Tullio Solenghi)

22 agosto 2007

La vita secondo Radio Euphoria


Non potrò essere a Monterchi questa sera alle 21.15, ma chi è da quelle parti ha la ghiotta possibilità di seguire la rappresentazione di Radio Euphoria. Così è la vita, nuovo spettacolo di Francesco Niccolini con le virtuose (musicalmente) ragazze del Quartetto Euphòria. Non so nulla di questo testo teatrale ma ho visto in tv qualcosa dell'ensemble delle protagoniste - versione per soli archi e sole donne della Banda Osiris: sono bravissime (geniale poi la virtuosa che se ne va in giro sui palcoscenici col violoncello appeso al collo). E la presentazione dello spettacolo sul sito dell'autore è veramente tutto un programma, accattivante e spiritosa. Il sito del versatile quartetto propone alcuni brevi videoclip di questa produzione e la curiosità non fa che aumentare. Se potete andateci e ditemi se vi è piaciuta. Una replica è prevista a Radicondoli, Siena, il primo settembre.

RADIO EUPHORIA. Così è la vita...
drammaturgia e testi Francesco Niccolini
con il Quartetto Euphoria
Marna Fumarola, Michela Munari, Suvi Valjus, Chie Yoshida

regia di Enzo Toma
arrangiamenti Danilo Madonìa, Fabio Gurian
collaborazione ai testi Andrea Chesi, Debora Minà
aiuto regia Roberto Aldorasi
costumi Debora Minà

Sono quattro.
Ognuna molto diversa dall’altra, ognuna con un suo ruolo molto preciso.
Passano tutto il tempo lì dentro, giorno e notte, giorno e notte, a trasmettere.
Ma cosa trasmettono?
Di tutto e per tutti: informazioni, sentimenti, giochi, destini, tutto mischiato, come il destino…
Dentro una radio. Come in un film di fantascienza, ma invece di viaggiare dentro un corpo umano, oggi si viaggia dentro una radio. Sessanta minuti di programmi, musica, giornali radio, previsioni del tempo, canzoni con dedica, esperti che non rispondono, hit-parade, radiodrammi e molto di più. Ma, dentro quella radio, accade qualcosa di strano e difficilmente spiegabile: all’apparenza si tratta soltanto di quattro animatrici radiofoniche un po’ lunatiche e probabilmente stufe di lavorare sempre lì dentro e sempre insieme. In realtà, se le guardi bene, se ne studi i comportamenti, le follie e lo strano repertorio musicale, può venire qualche dubbio: sarà davvero una normale radio oppure qui, a Radio Euphoria, accade qualcosa di più?
Quattro improbabili personaggi daranno vita a questo universo caleidoscopico, fatto di schizofrenia e musica, schizofrenia e informazione, schizofrenia e basta.
«Benvenuti, signore e signori, benvenuti sulle frequenze di Radio Euphoria: e anche se proverete a cambiar canale, ricordatevi, siamo sempre noi a tenervi svegli ed informarvi, a ogni ora del giorno e della notte. E, al momento giusto, saremo noi a… chiudervi gli occhi, buona fortuna, signore e signori eeeeeee… buona notte!»

Mercoledì 22 agosto ore 21.15 presso il Teatro di Monterchi (Arezzo)