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28 settembre 2013

L'opposizione iraniana di Reza Pahlevi


A 80 anni dalle trasmissioni propagandistiche che spargevano le prime fiamme per l'Europa. 60 dopo la battaglia tra Radio Free Europe e il jamming prodotto da decine di trasmettitori sparsi per tutto il territorio dell'Unione Sovietica, è incredibile che le desertificate frequenze della radio a onde corte possano ancora ospitare le voci dei conflitti politici e sociali. Oggi ha iniziato a trasmettere - quasi sicuramente da un impianto affittato da qualche parte, secondo me nel non lontano Tajikistan - Radio Mehr Iran, un programma irradiato dal National Council, una organizzazione basata a Parigi e legata al figlio del deposto Shah Reza Pahlavi, che intende unire i vari movimenti di opposizione che dall'estero cercano di contrastare il regime teocratico di Tehran. I pochi minuti che sentite qui sono stati registrati nel tardo pomeriggio (nostro) da un hobbysta in Giappone, ma su Soundcloud , è già archiviata la prima mezz'ora di un programma che va in onda alle 18.30 italiane di venerdì (con replica il lunedì) su 15680 kHz. in Iran è già scattata l'ora legale quindi è possibile che l'indicazione oraria, calcolata in base alla distanza dall'UTC, debba variare quando dovremo adeguarci alla fine dell'ora legale in Europa. 

Radio Mehr ha anche una pagina FB e un sito Web che per il momento non è attivo. 

16 ottobre 2012

Jamming satellitare: guerra aperta tra Iran e Europa, che spegne IRIB su Eutelsat

La guerra delle interferenze che aveva caratterizzato gli anni della Guerra fredda, epoca in cui tutte le nazioni dell'allora blocco sovietico disponevano di potenti impianti in grado di diffondere un rumore elettronico, il cosiddetto "jamming" sulle stesse frequenze a onde corte usate dalle emittenti occidentali, non ha mai visto un vero e proprio armistizio. Nazioni come Cina e Iran hanno sempre continuato a disturbare le emissioni "scomode", a carattere giornalistico, politico ma anche religioso. Oggi però che molte di quelle emittenti non trasmettono più sulle onde corte, preferendo Internet o il satellite, il conflitto ha fatto un salto di qualità. E anche le contromisure. 
Da mesi i maggiori broadcaster internazionali, con in testa la Voice of America, accusano nazioni come l'Iran di disturbare scientemente le emissioni radio satellitari agendo sulle frequenze (in GHz) degli "uplink", i collegamenti terra-satellite che vengono poi ridistribuiti dai "downlink" dei ripetitori orbitanti. All'inizio del 2012 era stata depositata una petizione in seno all'ITU, un appello firmato da British Broadcasting Corporation (BBC), Deutsche Welle (DW), Audiovisuel Extérieur de la France (AEF), Radio Netherlands Worldwide (RNW) and the U.S. Broadcasting Board of Governors (BBG). Quest'ultimo ha reiterato le sue richieste, precisando che ancora una volta gli iraniani erano intervenuti per bloccare alla fonte le trasmissioni satellitari di Radio Farda e Free Europe/Liberty. Già a febbraio l'ITU aveva reagito esortando i proprietari degli impianti di jamming al rispetto delle normative internazionali, che vietano espressamente i disturbi alle comunicazioni via satellite.
Oggi per la prima volta l'occidente reagisce. In seguito alle richieste dell'UE di inasprire le sanzioni contro il regime iraniano, Eutelsat, d'accordo con il regolatore francese, il CSA, ha deciso di spegnere il transponder di Hot Bird che ripeteva i programmi televisivi e radiofonici dell'IRIB (una emittente che diffonde anche programmi radiofonici in lingua italiana, utilizzando onde corte, il Web e il satellite). Gli iraniani non sono rimasti con le antenne in mano. Una petizione "per salvare la libertà di espressione in Europa" (non in Iran), è apparsa oltre che sul sito di Voce dell'Iran "Radio Italiaanche su Facebook. Andrea Borgnino annuncia che la questione verrà affrontata venerdì in diretta alle 11.30 da Radio 3, nel programma Radio3Mondo.

17 dicembre 2011

Guerra dei droni: Teheran avrebbe ingannato via radio un aereo spia americano

Esattamente due anni fa erano state delle immagini forse intercettate dal flusso di comunicazione tra i droni-spia americani e le loro basi di controllo in Iraq a scatenare una imbarazzante discussione. Oggi un drone americano torna al centro delle polemiche e questa volta le implicazioni potrebbero essere più che imbarazzanti. Con la campagna per le candidature presidenziali in pieno svolgimento, non stupisce se Mitt Romney e Rick Perry, i due front-runners repubblicani, abbiano pesantemente sfottuto il presidente Obama per aver "chiesto per favore" agli iraniani la restituzione del sofisticatissimo velivolo radiocomandato RQ-170 Sentinel, che gli stessi iraniani affermano di aver abbattuto all'inizio del mese. L'aereo sarebbe partito da una base segreta in Afghanistan per una missione di ricognizione sul territorio dell'Iran. Ma invece di far ritorno alla base è finito sugli schermi televisivi dell'Iran, con tutti i suoi segreti elettronici ancora intatti a bordo.


In questi giorni però le rivelazioni del quotidiano Christian Science Monitor fanno temere che la frittata sia ancora più bruciante per Washington. Un tecnico iraniano intervistato dal giornale avrebbe dichiarato che il drone non è stato abbattuto ma costretto all'atterraggio con un incredibile azione di depistaggio elettronico. Il sistema di radioposizionamento del velivolo, ovviamente basato sulla rete GPS, sarebbe stato bombardato con interferenze sui canali in banda L utilizzati dal network satellitare. Le informazioni contenute in questi segnali di disturbo avrebbero ingannato i sistemi di bordo, determinando così un atterraggio del tutto fuori programma. Tecnicamente, si sarebbe trattato di una manovra di jamming e spoofing condotta sulla frequenza intorno ai 1.575 MHz.
A rendere ancora più inquietante questa ipotesi c'è un risvolto crittografico che sembra preso direttamente dalla sceneggiatura di un film di James Bond. La rete GPS trasmette le sue informazioni senza particolare protezione ma con una precisione inferiore per le applicazioni commerciali. Per usi militari le comunicazioni del GPS avvengono in forma criptata intervenendo su uno dei canali utilizzati con una codifica detta P(Y)-code. Inoltre, la nuova generazione di ricevitori GPS militari dovrebbe teoricamente essere equipaggiata da uno speciale modulo SAASM, Selective availability anti-spoofing module, mentre da qualche anno è in fase di implementazione sui satelliti della flotta GPS una nuova codifica militare, l'M-code, che prevede anche ulteriori tecniche anti-jamming e dovrebbe essere completamente disponibile solo nel 2016. Insomma, se davvero gli iraniani fossero riusciti ad aggirare le attuali barriere, per gli americani sarebbe un gravissimo smacco.
Un altro esperto, questa volta canadese, intervistato da Wired ha ipotizzato che anche senza una azione di spoofing per gli iraniani sarebbe stato possibile compromettere, attraverso interferenze molto mirate, le funzioni di ricezione dei canali protetti del drone. A quel punto i sistemi di navigazione di bordo si sarebbero dovuti sintonizzare sui canali GPS aperti e il depistaggio sarebbe stato molto più facile. Davanti a un'ipotesi del genere non si capisce bene perché un simile livello di compromissione di canali di comunicazione autenticati non debba scatenare un meccanismo di distruzione dell'elettronica più "sensibile", un po' come succede con la disattivazione a distanza dei cellulari. Sarebbe una eventualità doppiamente imbarazzante. Comunque sia andata, le immagini di un'apparecchiatura così evoluta esibita come una preda di guerra, oltre a rappresentare un nuovo inciampo sulla strada di Obama verso la rielezione, sono un bel tallone di Achille nella strategia di intervento e sorveglianza basata sull'uso di sistemi senza equipaggio radiocomandati.

31 dicembre 2010

Una voce in onde corte per gli azeri nell'Iran

Si chiude con l'apertura delle trasmissioni di una nuova emittente "clandestina" un anno che ha ribadito la tendenza al ribasso nell'impiego delle onde corte nel mondo. Mentre Cechia e Slovacchia decidono di lasciare le onde corte e proseguire con le loro emittenti ufficiali solo sul "nuovo mezzo" (anche se i programmi della emittente slovacca internazionale in inglese e spagnolo verranno ripresi in onde corte, per il Nord America, da WRMI di Miami) - e proprio mentre tutta la comunità degli ascoltatori "ionosferici" si prepara a una ulteriore drastica riduzione di ore di trasmissione da parte di broadcaster come Deutsche Welle, Radio Netherland e della stessa BBC - una strana emittente televisiva rivolta alla comunità azera residente in Iran apre un inaspettato canale sulle onde corte, per la precisione sulla frequenza di 7510 kHz (qui registrati ieri, 30 dicembre, poco prima delle nostre 18, da Christian Diemoz)





Günaz Radio ripete per il momento l'audio di Günaz Tv, una strana emittente che produce i suoi programmi a Chicago e li ritrasmette dai satelliti europei e turchi a beneficio della consistente minoranza azera residente in Iran (si calcola che possano essere il 25% della popolazione). Pur condividendo la fede sciita con gli iraniani non azeri, la comunità che abita la parte nord-nordoccidentale del paese vive in una situazione a dir poco spiacevole. Gli azeri hanno persino difficoltà a parlare e pubblicare nella loro lingua di ceppo turchico.
Alle spalle di Günaz Tv c'è uno strano businessman di origine iraniana, Ahmad Obali, che ha creato il canale televisivo satellitare nel 2005. Lui nega recisamente, ma si dice - ed è lecito sospettare - che l'operazione riceva un cospicuo finanziamento dal Dipartimento di Stato americano.
L'emittente radiofonica appena varata viene definita clandestina perché non è supportata da un governo e perché la sua ricezione verrà quasi sicuramente osteggiata a Teheran. Ma non si deve pensare a un impianto di fortuna nascosto in qualche grotta sulle alture a nord di Tabriz, Günaz Radio affitta le sue ore di trasmissione da un broker internazionale che a sua volta compra interi pacchetti di "air time" probabilmente in Russia.
Non è la prima volta che una emittente trasmette in azero per gli azeri iraniani. Negli ultimi quindici anni ci sono state clandestine come Radio Free Azerbaijan e soprattutto Voice of Southern Azerbaijan. Oggi dal Canada su Internet opera il sito Radio Odlar Yurdu Azerbaijan.
Le onde corte, che potrebbero aiutarci a essere più uniti, sopravvivono anche grazie alle numerose aree di conflitto con cui dobbiamo convivere, all'alba della seconda decade di un millennio ancora così lontano dalla pace. Un 2011 più sereno a tutti voi, possibilmente.

25 giugno 2009

Iran, il regime accusa le emittenti straniere

Quanto possa essere deleteria l'influenza della stampa estera su un regime non democratico lo sanno bene persino gli italiani che seguono le ficcanti cronache del Tg1 sulle calunnie che i giornali europei e americani riversano sul luminoso percorso politico e umano del nostro Caro Leader. In Iran purtroppo questa presunta influenza viene adoperata come paravento di azioni vergognosamente repressive, che stanno insaguinando le strade delle città dello stato islamico. Radio Free Europe - che ha ormai adottato una linea di condotta cross-mediale utilizzando Internet, la posta elettronica e le segreterie telefoniche per raccogliere e diffondere informazioni - ha pubblicato un interessante report sulla strategia adottata dalle autorità iraniane per impedire con il jamming l'ascolto delle trasmissioni in onde corte e via satellite (per queste ultime l'emittente finanziata dall'amministrazione americana denuncia addirittura l'uso di uplink che si sovrappongono ai legittimi segnali rivolti ai transponder e li cancellano). Poi France Press racconta di uno dei simboli più odiosi dei moderni regimi oppressivi: gli autodafé televisivi dei poveretti che "confessano" i loro delitti contro la dittatura. I telegiornali iraniani in questi giorni diffondono interviste a "pentiti" che ammettono di aver partecipato alle manifestazioni di protesta contro i brogli elettorali perché incitati dalla BBC e da Voice of America. E ovviamente entrambe le emittenti sono accusate di ricevere l'imbeccata da Israele (che a sua volta ha mantenuto attive qualche frequenza in onde corte per diffondere le sue trasmissioni in farsi). Sono testimonianze che dimostrano quanto possa dare fastidio una verità non ufficiale, una versione alternativa ai proclami del clero e del governo, anche e forse soprattutto quando non passano attraverso Internet bensì sulle onde radio di un mezzo tutt'altro che obsoleto. E se solo fosse possibile fare la tara dei morti ammazzati (a meno di mettere sul nostro piatto le nostre guerre di mafia), il parallelo con la nostra situazione, con i nostri "organi di stampa" fasulli e controllatissimi, sarebbe ancora più agghiacciante. Che brutti segnali continuano ad attraversare l'etere.

Iran Jams Foreign Satellite News In Bid To Isolate Public
by Charles Recknagel
June 23, 2009

At RFE/RL's Radio Farda, the e-mails and phone calls come in continuously from Iran. "It's really important that Radio Farda send reports every moment to us, because we do not have any access to news inside Iran," says one listener in Tehran. "Now the VOA and BBC have been jammed."
The listeners are helping the U.S. Congress-funded Radio Farda, which broadcasts 24 hours a day in Persian from Prague, to play an escalating cat-and-mouse game with Iranian government censors.
The censors have been trying to black out both U.S. and British government-sponsored newscasts in Persian almost from the moment a week ago that people began protesting the July 12 presidential election results.
To black out a newscast, Iranian authorities beam their own signal up to the commercial satellite carrying the foreign program. The beam is on the same frequency as the newscast, only at much higher power. As a result, anyone in Iran trying to receive the newscast on their home satellite dish receives only the meaningless, substitute signal instead.
Similarly, the government is blacking out foreign news programming in Persian on shortwave and medium-wave radio, particularly within major population centers. Here, authorities set up a local high-power transmitter to again overwhelm the newscast with a stronger signal on the same frequency.

Game Of Frequencies

Iranian officials are aiming most at broadcasts during the peak evening listening hours. And it is during these hours that the feedback from the news program's audience in Tehran grows most frenzied.
Many listeners simply send messages noting their location and that they can no longer hear the program. That alerts the broadcasters to the moment the programming is blocked. The trick for the broadcasters then becomes to shift the transmission signal slightly to escape the blackout.
During the time it takes the censors to catch up and similarly shift their substitute signal, the programming can be received by listeners searching their dials.
As the game has escalated, foreign broadcasters have dramatically increased the number of satellites and short wave frequencies carrying their programs.
From broadcasting originally only on Hotbird 6, a satellite whose "footprint" covers the Mideast and South Asia, Radio Farda now also broadcasts on four more satellites covering the region: Telstar 12, Nilesat 101, Arabsat BADR4, and Asiasat 3-D.
TBBC said last week it was using two extra satellites to broadcast its Persian-language service. VOA's Persian News Network (PNN) television programs are now beamed through five satellites with six different distribution channels.
It is the kind of struggle once common during the Cold War. For decades, the Soviet government spent huge amounts of money to isolate its citizenry from outside news sources.
But it's not something seen often since then. Iran has periodically blocked U.S. broadcasting at critical moments -- including the student demonstrations of 1999 and the last presidential election in 2005 -- but never with such a sustained effort as now.

Legality vs. Sovereignty

Iran's activity raises some legal questions, because the jamming is also knocking out some transmissions to countries other than Iran itself.
The BBC says its Arabic-language service and other language services to the Middle East have also experienced transmission problems since the jamming of its Persian-language frequency began June 14.
Rod Kirwan, a communications law and regulation expert at the international law firm Denton Wilde Sapte in London, says that Iran has the right under international telecommunications treaties to control the use of the broadcast spectrum within its territory, including foreign satellite broadcasting.
But when there is a spillover effect into neighboring countries, it is creating a harmful interference with the same rights of other member states in the International Telecommunications Union (ITU).
Kirwan says that while the broadcast spectrum is a "sovereign right," it's up to each country "to decide how to best use the spectrum and, of course, nations have decided for the greater good to sign up to the ITU coordination arrangements in order that everything works and you have smooth international services."
But Kirwan adds that this "is a sort of voluntary restriction on your freedom to act as a sovereign body and that is the tension: national rights over sovereign territory or spectrum vs. international coordination rights."
Kirwan says that if other states complain, the case could become an escalating dispute. But it is not likely to result in clear penalties for Iran.
"It's one of the basic problems with public international law: who is around to enforce it? And, of course, there is nobody and so it ends in some kind of diplomacy and maybe bilateral pressure," Kirwan says. "But essentially these international treaty organizations operate on a voluntary basis."

SOS Calls For News

That makes jamming the foreign broadcasts a fairly cost-free political strategy for Iran. It is also not particularly expensive in financial terms. It only requires uplink equipment to reach the target satellite and the patience and manpower to play the cat-and-mouse game of shifting frequencies that follows.
Overall, the jamming effort falls into Tehran's larger goal of blocking out all key communications links that challenge the legitimacy of the presidential election results.
The government is blocking many international websites, including Facebook and Twitter, as well as local opposition sites. Text messaging has been cut off for the past week, and mobile-phone service in Tehran is frequently down.
No wonder, then that some of the messages Radio Farda receives from listeners sound like an SOS to the outside world from an increasingly cut-off populace.
"Today is Sunday, June 21. All sites, radios, and anything from which we could get true information have been jammed and now we can't get any news," one caller says.
"Now you need to show your higher technology. We are waiting to see whether you are able to overcome these parasites or not."
Iran's supreme leader, Ayatollah Ali Khamenei, has accused international media of waging a "psychological war" against the country. It's a charge that millions of Iranians now can make against Khamenei himself.

***

Iran blames VOA and BBC for riots

Tehran - Iranian state television broadcast footage on Tuesday of what it said were rioters admitting going on the rampage, inspired by Western media outlets which have been targeted by the authorities.
"We were under the influence of Voice of America Persia and the BBC," declared one woman, dressed in a black overcoat and headscarf, who said she joined in street violence that erupted during massive opposition protests over the disputed presidential vote.
"The entire atmosphere was created by the BBC. My son had a grenade in his bag as he wanted to appear stronger than others," said the woman, whose face was blurred by the television.
"I took to the streets and saw it was people like us who were torching public properties. There were no police around. It was only us setting cars on fire."
A long-haired young man also acknowledged indulging in violence, and said he had been arrested in a shopping district in the capital known for selling mobile phones.
"I took advantage of the situation and me and my brother looted shops and robbed people," he told the state television reporter.
Iran's foreign ministry on Monday directly accused the two global broadcasters of working for Israel and seeking to break up the Islamic republic with their coverage of the post-election unrest.
Their aim, said foreign ministry spokesman Hassan Ghashghavi, is to weaken the national solidarity, threaten territoral integrity and disintegrate Iran."
Another alleged rioter shown by the state television, an elderly man in a light-green shirt, said: "I think I was under the influence of VOA."
Another youngster in a red shirt said he was provoked by "mask-wearing" men. "I was provoked by their obscene words. They were telling us 'you are fighting Israelis'," he said. - AFP