15 ottobre 2011

Tragedie radiospaziali: a Torre Bert non tornano i conti

Da qualche giorno sono tornato a occuparmi dei fratelli torinesi Judica Cordiglia, protagonisti mezzo secolo fa di un caso di cronaca nazionale per aver raccontato sui giornali (con grande abilità comunicativa bisogna dire) le loro attività di monitoraggio dei segnali radio trasmessi dalle prime sonde spaziali sovietiche e americane. Negli ultimi anni, in occasione degli anniversari dello Sputnik o della missione di Gagarin, i media italiani hanno "riscoperto" i due Cordiglia, le registrazionid'epoca effettuate dalla loro postazione di Torre Bert sulle colline di Torino, i comunicati stampa destinati ai giornalisti "amici". Dopo tanto tempo sono stati scritti tanti altri articoli, realizzati dei documentari, gli stessi fratelli hanno pubblicato due volumi autoagiografici sulle loro imprese, riprendendo soprattutto la loro denuncia più clamorosa: nei loro primi esperimenti spaziali i russi avevano sacrificato la vita di una decina e più di cosmonauti rimasti del tutto ignoti. "Questo il mondo non lo saprà..." scrivono oggi i Judica Cordiglia per rilanciare l'ennesima teoria dei complotti, senza tuttavia fornire, a mio parere, prove dettagliate e concrete.
Un'altra cosa che il mondo, o perlomeno i lettori italiani non sanno, è che le affemazioni dei fratelli furono e sono molto controverse. Mosca ha sempre smentito l'accusa di aver insabbiato tante tragedie (e questa non è una sorpresa) ma anche molti altri esperti americani e europei hanno messo in discussione i risultati raccolti dai Cordiglia nel corso del loro monitoraggio. In Italia l'ARI, l'Associazione Radiotecnica arrivò ad espellere l'unico fratello Cordiglia iscritto all'associazione dopo che una commissione presieduta da Gianfranco Sinigaglia, padre nobile della nostra radioastronomia, aveva stabilito che alcune foto della luna apparentemente ricevute dalla sonda Lunik 4 e diffuse da Torre Bert erano solo dei falsi. Proprio sulla vicenda Lunik è stata pubblicata da Query Online - sito promosso dal CICAP, il comitato che indaga sul paranormale e altri finti misteri - una lunga inchiesta di Luca Boschino. Il prossimo 11 novembre a Torino si apre "I conti non tornano", un convegno CICAP durante il quale verranno presentate altre rivelazioni.

Gianfranco Verbana ha gentilmente anticipato a Radiopassioni i risultati delle indagini da lui svolte sulle pubblicazioni del periodo relativo alla missone Sputnik, durata per buona parte dell'ottobre 1957. Gianfranco è riuscito a stabilire che mentre i fratelli Judica Cordiglia conquistavano le prime pagine dei quotidiani con gli ascolti effettuati dal "Centro Italiano di Radio Ascolto Spaziale di Torre Bert" (nominato da chi? si chiede giustamente l'autore dell'indagine), l'ARI riceveva le dettagliate segnalazioni di ascolto di una ventina di astroradioamatori italiani. L'autore del saggio pubblicato qui in calce si sofferma sulla relazione fornita, guarda caso, da altri due fratelli - veneti, questa volta - capaci a differenza di molti di sintonizzarsi sui segnali che lo Sputnik trasmetteva a 40 MHz (in parallelo alla frequenza intorno ai 20 MHz segnalata normalmente). Una relazione che secondo Verbana brilla per capacità analitica e livello di dettaglio. Grazie alle misure effettuate dai due fratelli "anti-Cordiglia", gli osservatori astronomici di Trieste, Asiago e Milano riuscirono a ricavare le effemeridi che permisero di fotografare la scia dello Sputnik al telescopio.
Una storia forse poco nota...
di Gianfranco Verbana

Rileggendo la mia documentazione sui fratelli Judica Cordiglia che sarà aggiunta alla presentazione di Luca Boschini alla conferenza Cicap di Torino l’11.11.11, fui insospettito da un'altra affermazione strana. Sul primo fascicolo del "L’uomo e lo spazio", direttore responsabile G.B.Judica Cordiglia della Fabbri Editore, a pagina due si legge: “Il bip, bip, bip del primo Sputnik è ascoltato in tutto il mondo a Londra, a Parigi, a New York e al Centro Italiano di Radio Ascolto Spaziale di Torre Bert (Torino). "Centro Italiano ...spaziale"! Nominato da chi? E gli altri che effettuarono analoghi ascolti? Ignorati completamente! Mi ricordavo benissimo che 50 anni fa si discuteva in sezione ARI dei tanti radioamatori che ricevettero i segnali dallo Sputnik. Senza le prove, però, anche la mia onesta parola non serve a nulla. Mi sono quindi messo a cercare con l’obiettivo di rispondere a questa domanda: quanti e chi furono gli italiani che ascoltarono il primo satellite artificiale della storia umana? Quando si cerca qualcosa nei bauli della memoria, si trovano di solito cose inaspettate, impensabili.
Ho scoperto che ben venti stazioni di radio dilettanti inviarono alla Associazione Radiotecnica Italiana, all’attenzione del professor Sinigaglia, i propri log di ascolto. L’elenco fu pubblicato su Radio Rivista del dicembre 1957. Diciassette Radioamatori, due SWL e G-B Cordiglia.
Ma la sorpresa è che Sinigaglia pone l’attenzione sulla eccezionalità di un meticoloso e scientifico report di due fratelli radioamatori di cui in seguito riporterà integralmente tutte le undici pagine (costruendo i clichè di stampa per i numerosi: grafici, tabelle, disegni e formule) sul numero di Febbraio di R.R del 1958.
Ecco come è andata:
Il Venerdì sera del 4 ottobre 1957 alla ore 21 italiane Radio Mosca comunica, in inglese, che sta girando intorno al globo in orbita ellittica alla distanza di 900 km il primo satellite artificiale.
Il sabato, in bande radioamatori iniziano a circolare informazioni delle agenzie di stampa e considerando che il satellite trasmetteva contemporaneamente a 20 e 40 MHz molti OM europei sotto la traiettoria Cairo-Belgrado-Berlino, specie il giorno festivo del 6 ottobre, si misero ad ascoltare il bip, bip. Molti possedevano ricevitori HF (fino a 28-30 MHz) come pure antenne direttive in banda 21 MHz.
Invece i due fratelli, elogiati da Sinigallia, impiegarono quattro giorni prima di poter ascoltare il satellite.
Scelsero la frequenza dei 40 MHz perché risultava libera da interferenze, oltre al beneficio della direttività della loro nuova quattro elementi realizzata in pochi giorni e ruotante su asse verticale. Costruirono un particolare amplificatore a tre stadi a bassa figura di rumore da usare all’ingresso di un ricevitore semiprofessionale.
La sera del 8 ottobre iniziarono gli ascolti, giorno e notte senza interruzione fino al 27 ottobre. Sul loro report è indicato: orario d’inizio e fine ascolto, l’errore di rilevamento dell’antenna (10°), coordinate della posizione del satellite, durata di ascolto medio, costruzione di normogrammi per l’interpretazione delle aeree di ascolto negli istanti dei passaggi sopra le loro teste, i tempi di passaggio sopra il parallelo della loro città per la stima del passaggio successivo, la stima dell’altezza del satellite e tante e tante altre informazioni utili per ben tre Osservatori italiani.
Come scrisse il professor Leonida Rosino, direttore dell’Osservatorio astrofisica di Padova: “E’ grazie ai dati di questi due fratelli Radioamatori che hanno consentito di ricavare l’effemeride e reso possibili le fotografie della scia del satellite, prima all’alba e poi al crepuscolo, nei centri di: Trieste, Asiago e Milano dal 25 al 27 Ottobre 1957”. Non ho trovato testi di citazioni di giornali che citavano questi due fratelli ma solo documentazione tecnica scientifica.
Che stridore nel vedere i pochi e brevi passaggi del Centro Italiano di Radio Ascolto Spaziale di Torre Bert con tempi medi di ascolto molto inferiori al confronto della ricca relazione dei due fratelli.
Prima o poi tutto viene a galla. Gli astroamatori stanno scoprendo che la voce di Gagarin che avevano registrato i Cordiglia è un probabile falso. Che alcune registrazioni in cui sostengono ci sia deriva Doppler non ne contengono alcuna. Che inoltre la storia della foto della capsula Mercury da cui avrebbero dedotto la frequenza di trasmissione è pure lei controversa ... Poi e poi, un sacco di altre cose simili. Ne vedremo delle belle...
E noi radioamatori? Li invitiamo in serate insieme alle autorità locali. In fondo la Rai li ha spesso invitati. Ma in sala probabilmente non ci sono più radiotecnici, neanche ci si accorge che le tecniche di tracciamento dei satelliti che loro affermavano di applicare sembrano fantascienza con le antenne che avevano. Anzi chi sparla dei Cordiglia viene additato - da esperti ingegneri di radio che garantiscono la serietà del lavoro dei Cordiglia - come persone invidiose del loro successo.
Fra pochi giorni saranno passati 48 anni da quando molto esperti radiotecnici per l'incontestabile motivo che sul Lunik IV non vi erano macchine fotografiche espulsero dall’ ARI G. B. J. Cordiglia.
Inciamparono da soli. Da anni i dubbi di alcuni esponenti dell’ARI non potevano essere verificati a causa del rifiuto di visite a Torre Bert di tecnici competenti. Solo giornalisti amici di famiglia. L’ARI li ignorò come “ contaballe “ e ora le sedi ARI li invitano come pionieri italiani del Centro Spaziale di Torre Bert. Com’è facile cambiare la storia.
Un saluto a tutti i lettori di Radiopassioni.

Ah dimenticavo! Forse volete sapere chi erano i due fratelli elogiati dal mondo scientifico italiano e mai nominati dai media ?
Eccovi accontentati:
Giovanni (I1FR) e Bruno (I1ASB) Fracarro di Castel Franco Veneto .
Divulgate queste notizie, dove è possibile, nei forum e nei vostri siti. Chi possiede le copie originali RadioRivista di quel periodo acquisisca e divulghi il loro materiale in rete.
Essi lo meritano ancor di più dei Cordiglia, proprio perché sono stati dimenticati.

2 commenti:

Roberto ha detto...

Fracarro? I famosi Fracarro delle antenne TV (e anche qualcuna radioamatoriale)? Bé se sono loro almeno per qualche altro motivo non sono sconosciuti... :-)
Riguardo Torre Bert, ricordo che a quei tempi leggevo le loro vicende da "Selezione dal Reader's Digest", che notoriamente era assai filo-statunitense :-)
P.S. Complimenti per la nuova veste del sito!

Andrea Lawendel ha detto...

Credo proprio fossero gli stessi, ma negli anni dello Sputnik non dovevano essere altrettanto celebri!