12 settembre 2012

Onde corte: il Bangladesh le potenzia, il Pakistan (forse) le sopprime

Con il processo di dismissione degli impianti trasmissivi in onde corte dei grandi broadcaster internazionali, solo le nazioni che rivestono un ruolo di potenza regionale hanno mantenuto nel corso del tempo il loro interesse verso questo mezzo, a volte addirittura potenziando le infrastrutture che in passato vivevano all'ombra dei potenti segnali delle varie BBC, VOA, Radio Mosca, operando sulle onde corte verso target linguistici e geografici più limitati. Oggi però anche i broadcaster regionali cominciano a dare segni di sfiducia nei confronti delle vecchie onde corte, dando vita a situazioni anche contraddittorie, come il caso di Bangladesh e Pakistan, due entità geopolitiche che a partire dal 1947 sono state addirittura congiunte in uno stesso "dominio".
Proprio ieri mi è arrivata per posta tradizionale la conferma a un "rapporto di ricezione" che avevo inviato, mentre ero in vacanza al mare, al servizio per l'estero di Radio Bangladesh, o per meglio dire "Bangladesh Betar" (in bengali betar significa radio, senzafili). In pieno periodo estivo il Bangladesh ha messo in funzione una serie di nuovi impianti che servono evidentemente a migliorare l'ascolto delle sue trasmissioni rivolte a un pubblico asiatico e non solo asiatico. In questa fase di sperimentazione ha esplicitamente chiesto l'aiuto della comunità internazionale degli ascoltatori per poter valutare meglio l'entità dei segnali e gli eventuali problemi di interferenza. Da cui lo scambio di rapporti di ricezione che arrivano dagli ascoltatori e di "conferme di ricezione" (in gergo radioamatoriale si usa la combinazione "QSL", con cui i primi marconisti confermavano la corretta ricezione di un messaggio). Avevo ascoltato il segnale del nuovo trasmettitore di Bangladesh Betar letteralmente sulla spiaggia, con un piccolo ricevitore portatile e avevo inviato il rapporto in diretta per posta elettronica, con il telefonino. Dopo qualche settimana, quando ormai non ci pensavo più (e senza che la stazione confermasse semplicemente via mail, come ero convinto che avrebbe fatto), ecco arrivarmi, dentro a una busta con esotici francobolli, una lettera cortese e dettagliata insieme a una di quelle cartoline-QSL, così comune nell'epoca dorata dei broadcaster grandi e piccoli, che mi hanno riportato indietro nel tempo.
Quasi contemporaneamente, mi è arrivata anche una notizia che mi ha subito riportato al triste clima di declino dell'epopea della radio internazionale. Sembra infatti che il governo pakistano voglia sopprimere il servizio in onde corte di Radio Pakistan. Lo afferma la stampa locale, che rivela anche un brutto retroscena di speculazione ediliza. Secondo il sito di The News International, il sito delle antenne di Radio Pakistan a Rawat, pochi chilometri a sud est di Rawalpindi. La decisione, secondo il giornale, sarebbe stata presa con effetto immediato, un po' perché le onde corte non hanno più molto seguito rispetto a Internet e al satellite, ma soprattutto a causa della ingente valutazione dei terreni oggi occupati dai tralicci delle antenne, che potrebbero essere ceduti per 50 miliardi di rupie pakistane. Nei giorni successivi alla pubblicazione di questa notizia il monitoraggio delle frequenze pakistane avrebbe confermato che alcune trasmissioni non risultavano ricevibili, ma altre sono state confermate, lasciando spazio all'ipotesi di una chiusura parziale ma non totale delle attività sulle corte. Mentre scrivo questo post, sto ascoltando i dieci minuti di notiziario in inglese (il resto del programma è in urdu) che l'emittente indirizza verso l'Europa alle 19 ora italiana. Le due frequenze di 11575 e 15265 kHz generano un audio alquanto distorto, ma il segnale è piuttosto robusto e la comprensibilità molto buona. Le liste riportano alla stessa ora anche una trasmissione in lingua farsi, ma le rispettive frequenze non sembrano attive.
Vedremo l'evoluzione nei prossimi giorni, ma è strano che mentre il Bangladesh - nazione un tempo conosciuta come provincia "nazionale" dell'East Pakistan e indipendente dal 1971 - investe in un rilancio del mezzo commissionando nuovi impianti per una migliore copertura internazionale, il Pakistan sembra invece disposto a rinunciare all'opportunità di fare ascoltare la propria voce in una regione in profondo e perenne conflitto e dove sicuramente i ricevitori a onde corte non mancano (non so quanto si possa dire lo stesso delle connessioni Internet).
L'argomento dei broadcaster regionali asiatici potrebbe essere esteso al caso di Sri Lanka Broadcasting Corporation (che arriva mentre scrivo su 11750 kHz in sinhala) o delle Filippine (Radio Pilipinas si ascolta in tagalog in questo momento, le 19:45 italiane, su 15190 kHz e penso che per molti filippini di Milano potrebbe essere simpatico ascoltare i vivaci notiziari senza essere costretti a sedersi davanti a un televisore ben equipaggiato con impianto satellitare).

11 settembre 2012

La radio della setta. L'epopea delle onde corte nella storia trasmettitore spento da 15 anni.

Mi sono sentito con Andrea Borgnino per mettermi d'accordo sul Prix Italia di Torino e dal dialogo scaturisce anche una di quelle storie tipiche di un mondo oggi in evidente declino ma ancora denso di episodi e personaggi che solo le grandi epopee possono vantare. Per più di mezzo secolo le trasmissioni sulle onde corte hanno occupato uno spazio molto importante della storia recente, a partire dalla propaganda che ha condizionato gli anni precedenti alla Seconda Guerra e fino al crollo del muro di Berlino, quando il concetto di "audience internazionale" ha cominciato a migrare definitivamente verso i mezzi di comunicazione considerati più propriamente "di massa". La storia che abbiamo ripercorso con Andrea è questa.
Nel 1998 quando la Svizzera decide, prima tra i grandi broadcaster, di chiudere l'impianto di Schwarzenburg


i trasmettitori Brown Boveri da 250 kW vengono smantellati. Quattro o cinque anni prima due dei trasmettitori della Radio Svizzera Internazionali erano finiti in Corea del Nord (!), ma uno di quelli decommissionati nel '98 finirà invece un paio di anni dopo negli Stati Uniti, nelle mani di una setta religiosa molto controversa, le Assemblee di Yahwè, un gruppo cristiano convinto della stretta continuità tra Antico e Nuovo testamento e per questo convinto che Dio dev'essere chiamato Yahwè e Gesù, Yehoshua. Il culto è stato fondato da Jacob O. Meyer negli anni 60 e si è sviluppato, a Bethel, in Pennsylvania, soprattutto intorno alle trasmissioni in onde corte prima con il programma Sacred Name Broadcaster poi con un proprio impianto in onde corte, WMLK, a partire dagli anni 80. (Mayer è mancato nell'aprile del 2010).
Oggi il segnale distorto di WMLK non lo si sente più. Da più di dieci anni la stazione sta cercando di mettere in funzione il trasmettitore rilevato dagli svizzeri, finora senza successo. Andandosi a leggere la cronaca raccontata dall'ingegnere della stazione, Gary McAvin (altro nome controverso, non ultimo per varie accuse di abusi), si scopre però che la setta ha acquistato il suo apparato in Italia, dove i pezzi del trasmettitori erano stati stoccati in previsione di una messa in funzione proprio sul nostro territorio. Ma chi all'inizio del nuovo millennio poteva pensare di attivare una stazione a onde corte da 250 kW proprio in Italia?
Sulle prime io e Andrea non ricordavamo nulla. L'imbeccata è arrivata da Roberto Scaglione, altro enciclopedico cronista della radiofonia nazionale e internazionale, che ci ha richiamato alla mente il progetto di un'altra organizzazione religiosa, Adventist World Radio, che ancora oggi trasmette in lingua italiana, ogni domenica, il programma informativo di Scaglione e che fino al 2002 aveva nei dintorni di Forlì, una piccola stazione che operava sui 41 metri con una bellissima antenna log periodica (attualmente in vendita). AWR l'organizzazione religiosa della "Chiesa avventista dei santi del settimo giorno" fu il primo acquirente di uno dei trasmettitori di Schwarzenburg dopo la dismissione voluta dal governo confederale. L'apparecchiatura doveva servire per realizzare in Italia, ad Argenta nel ferrarese, il nuovo polo trasmissivio europeo di Adventis World Radio, che era presente soprattutto in Asia Pacifico. Il sito era stato identificato e i contatti con le autorità erano stati avviati. Ma per diverse ragioni alla fine non se ne fece nulla e il trasmettitore di Argenta (descritto in questa vecchia pagina del sito di AWR) non venne mai attivato. Forse i dubbi degli abitanti di Argenta in relazione a un apparato che avrebbe generato un sacco di elettrosmog e i grossi problemi e i costi dell'alimentazione elettrica influirono sul naufragio del progetto. O molto più semplicemente la Chiesa Avventista aveva capito che già allora era molto più pratico affittare uno spaio on air su trasmettitori a onde corte gestiti da altri.
Tutta l'elettronica venne così impacchettata a spedita in Pennsylvania, dove ancora attende di tornare in vita per diffondere il messaggio, inquietante ma salvifico della setta del reverendo Meyer. La triste metafora di un mondo che ormai non possiamo più salvare se attraverso il ricordo. Per meglio corroborarlo nella non facile materia della lunga storia della tecnologia delle onde corte, c'è l'imprescindibile guida di Ludo Maes sugli "SW countries", un catalogo ragionato degli impianti trasmissivi che sono o sono stati in funzione nel mondo. Il sito compagno, Transmitters.be, contiene tutti i dettagli dei trasmettitori a onde corte e dei loro produttori.

10 settembre 2012

Dieter Rams Vs Jonathan Ives, le radici radiofoniche del design Apple

Proprio mentre dagli Stati Uniti si diffonde il rumor di una piattaforma musicale "radiofonica" che Apple intenderebbe lanciare online in contrapposizione a Pandora e altri servizi in streaming, i giornali rispolverano le fotografie di alcuni lavori del grande designer tedesco Dieter Rams, oggi conservati al Moma di New York, presentati come vere e proprie "fonti di ispirazione" se non di plagio, dei successivi progetti firmati per Apple da Jonathan Ives. Tra gli esempi mostrati c'è una radiolina a transistor disegnata da Rams nel 1958 per la tedesca Braun, che in effetti ricorda molto le linee grafiche e l'interfaccia utente del primo iPod


Le dimensioni della radiolina, 15 x 8 x 4 cm, sono leggermente più ampie dell'iPod originale (il lato più lungo era di circa 11 cm), ma la ghiera per la sintonia risulta molto simile. L'ovvia, fondamentale diffrenza è che la Braun T3, al contrario di quel primo iPod, serviva per ricevere le stazioni radio in onde medie. Le cifre colorate non si riferiscono all'FM come qualcuno sarà indotto a pensare, bensì alle onde lunghe, che alla fine degli Anni 50 avevano ancora molto importanza (il commutatore tra le due bande è sul retro del ricevitore). Ecco qualche dettaglio tecnico sull'apparecchietto progettato, esternamente, da Dieter Rams. Non mi esprimo sul giudizio relativo alla somiglianza tra i due dispositivi o alla volontarietà e "legittimità" delle motivazioni che più quarant'anni dopo animarono le scelte progettuali della Apple. Ives, peraltro, è sempre stato esplicito sulla propria ammirazione nei confronti del suo padre spirituale tedesco (oggi ottantenne) Per la vostra curiosità ecco il link all'articolo con cui quattro anni fa Gizmodo rivelò il filo rosso che sembra unire il passato della Braun al futuro della Apple. Cinque anni dopo il T3, nel 1963, Rams progetto anche una "radio portatile mondiale" modello T1000, con onde corte e FM, forse il più autorevole contributo a una categoria di apparecchi che ebbe parecchio seguito per i successivi vent'anni, in attesa che la tv satellitare diretta prima e il Web poi, spazzassero via la vecchia idea delle onde corte come mezzo autenticamente di massa.

L'Unione: l'Europa ha bisogno di uno spettro radio più condiviso

Un bell'intervento di Guido Scorza, cybergiurista, a proposito di politiche di gestione dello spettro radio è apparso sul blog di Guido su Wired ed è stato ripreso da diverse altre fonti.
Tutto parte dalla raccomandazione "Promuovere l’uso condiviso delle risorse dello spettro radio nel mercato interno" che Bruxelles ha inviato agli Stati membri dell'Unione per stimolare un dibattito sulla creazione di regole comuni a favore di una gestione più condivisa e smart (nel testo si parla ovviamente di "tecnologie che migliorano la radio cognitiva, la condivisione dinamica e l’aggregazione dello spettro", ma anche di white spaces e altri concetti trattati qui sul mio blog). Al centro della raccomandazione c'è il documento "Perspectives on the value of shared spectrum access", uno studio commissionato dall'unione alla SCF Associates (ci ha lavorato anche l'amico Robert Horvitz) sui vantaggi, anche economici, che deriverebbero impiego più condiviso di risorse spettrali che sono per definizione scarse ma possono essere ottimizzate grazie a tecnologie come appunto la radio cognitiva. L'ambizione dei dirigenti europei è ovviamente quella di adeguare le normative a uno scenario di assoluto dominio delle cosiddette RadioLAN e della banda larga wireless, un tema che seguo molto da vicino per le implicazioni su un settore della radiofonia (e dell'intera industria editorial-musicale associata ai contenuti radiofonici) che si sta sempre più polarizzando tra sistemi di distribuzione tradizionali e online.
Guido Scorza alla fine si chiede se l'Italia è pronta ad accettare la sfida, a rendere più dinamici i processi decisionali e regolamentari in materia. La domanda però suona parecchio retorica e sembra anticipare una risposta negativa. In ogni caso sono documenti molto interessanti da leggere, facendo finta di vivere in un paese normale.




08 settembre 2012

Dopo la falsa partenza di Lala.com, Apple insegue nello streaming musicale.



E' bastato un articolo del Wall Street Journal sulle trattative che Apple avrebbe in corso con le case discografiche (obiettivo: un nuovo servizio musicale in streaming), per scatenare una corsa al ribasso delle azioni di Pandora, la piattaforma streaming che ha avuto un impatto stravolgente sulle abitudini dei consumatori americani in fatto di musica e ascolto della radio. Pandora è quotata in borsa da 15 mesi e non ha mai dato la sensazione di sfondare. Ma al diffondersi della notizia sul possibile ingresso di Golia Apple, venerdì 7 settembre il titolo di Davide Pandora ha perso in una sola seduta il 17% del valore, ritornando a quota 10 dollari. A Golia le cose sono andate meglio, ha guadagnato lo 0,6%. Se vi sembra poco, ricordate che l'azione Apple viaggia sopra i 680 dollari e al momento non si vede il tetto.

Qual è la ragione che sta spingendo la regina di iTunes a cambiare modello, o comunque ad affiancare anche una modalità di consumo in streaming (una modalità più ampia rispetto all'attuale Apple Music Match, che si limita a duplicare sul cloud la musica che il cliente di iTunes conserva sui suoi dischi fisici)? Il motivo è molto semplice: dopo tanti anni il rivoluzionario concetto di iTunes sta mostrando la corda. Apple ha contribuito più di tutti al declino del CD audio rendendo facile e immediato acquistare album e singoli brani direttamente online. Ma oggi il download sta passando rapidamente di moda e servizi come Pandora, Spotify, Rdio, non solo lo rimpiazzano ma lo superano anche. Con Pandora la musica che ti piace non devi neppure sceglierla, è la piattaforma a suggerirtela. Proprio come se fosse il DJ di una stazione radio dalla discoteca praticamente infinita. In un colpo solo Pandora ha mandato in crisi il disco, il download e le stazioni radio musicali. Apple non poteva certo restarsene con le mani in mano.
Quello che stupisce in tutto questo non è tanto la probabilissima decisione di Cupertino (in genere il Wall Street Journal non sbaglia), bensì il fatto che questa decisione era già stata presa tre anni fa quando Apple annunciò l'acquisto di Lala.com.

Lala era una startup di Palo Alto nata in un momento di grande fervore per il modello streaming. Il suo modello era basato su un grande archivio di brani e su un sistema di raccomandazione misto, con suggerimenti algoritmici o formulati da altri utenti. La prossimità a Cupertino deve aver stimolato la curiosità di Apple, che comperò la piccola società nel dicembre del 2009 solo per fermare completamente il servizio pochi mesi dopo. Forse la tecnologia non era abbastanza robusta, o forse Apple era troppo distratta dalla cattiva salute di Steve Jobs. Ora, anche grazie all'esperienza del sistema di raccomandazione di iTunes, Genius, l'azienda più capitalizzata dell'universo ha capito che per lo streaming è scattata l'ora X. Vengono in mente in questo momento le tante illazioni formulate sull'assenza, sull'iPhone, di una funzione per l'ascolto della radio on air e, viceversa, sulla rapida diffusione delle app per l'ascolto della radio in streaming. Secondo ogni evidenza, Apple non può permettersi di restare tagliata fuori da questo settore per non rischiare di essere penalizzata dal tramonto del download. Ma dovrà muoversi con particolare abilità perché per la prima volta in tantissimi anni Apple insegue una posizione di dominio in un ambito che non è stato inventato dal suo magic team.

07 settembre 2012

Firefox OS per dispositivi mobili, anteprima sulla radio app
























Mi hanno mandato degli screenshot in anteprima del nuovo sistema operativo Firefox Mobile OS, per dispositivi mobili, scritto interamente in HTML5 e ormai prossimo al lancio. Quei bravi ragazzi di Mozilla ci hanno messo la radio FM, evidentemente. Nei dispositivi Android (leggi "non Apple iOS") è una feature molto comune. Grafica efficace, complimenti.

06 settembre 2012

Un Prix Italia all'insegna della sobrietà tra la benedizione laica di Michelangelo Pistoletto e la radio multimediale

La qualità dei contenuti in concorso sarà verosimilmente all'altezza di tutte le edizioni precedenti ma non riesco a sfuggire alla sensazione che il 64esimo Prix Italia in programma nell'ormai stabile sede di Torino dal 16 al 21 settembre sarà un po' sottotono, in linea con una congiuntura fatta di austerità e generale diffidenza nei confronti di una istituzione pubblica come la RAI. Tra le cose che l'Europa sta ridiscutendo da tempo c'è un'invenzione molto europea come l'ente radiotelevisivo "di Stato". Macchine di cultura, educazione e promozione sociale indubbiamente efficaci per decenni nell'era della ricostruzione e della modernizzazione seguita al conflitto di metà Novecento, gli enti pubblici hanno svolto tutti in qualche modo un ruolo di rappresentanza politica e creazione di consenso. Al prezzo di un costo economico che nessun governo, progressista o conservatore che sia, ritiene opportuno sostenere. E visto che chiudere una redazione o un servizio radiotelevisivo locale è una misura più facile da eseguire rispetto alla lotta a sprechi molto più ingenti ma anche più indiretti o politicamente sensibili, i broadcaster pubblici hanno dovuto tutti, senza eccezioni, tirare pesantemente la cinghia.
Il Prix Italia resta una istituzione prestigiosa e per quanto risicati, i margini per fare buona radio e persino buona tv ci sono ancora, come pure l'interesse da parte di un pubblico che sembra essersi stancato di modelli falsamente "attuali" da Drivein all'Isola dei famosi (ma potrei fare anche parecchi esempi radiofonici). Ci sono quindi tutte le ragioni per attendersi ottimi risultati, considerando poi che in eventi del genere, sempre un po' circensi e caciaroni, un occhio alla sobrietà non guasta certo. Non credo che sia completamente casuale la scelta di chiamare Michelangelo Pistoletto, il quasi ottantenne artista contemporaneo esponente della cosiddetta "arte povera", a tenere una lectio magistralis dedicata al "Terzo Paradiso", più recente fase di una carriera artistica partita proprio da Torino, nel 1960, con la prima personale. Terzo Paradiso è una sorta di esplorazione del simbolismo che ha trovato anche una articolazione multimediale nel progetto itinerante RAM Radioartemobile (a Firenze fino a domenica è possibile visitare l'installazione del Palcoscenico Verticale, cui ha partecipato anche Gianna Nannini). Qui comunque c'è tutto il programma della manifestazione.
Gli spazi che in tutte le recenti edizioni del Prix erano occupati dall'evoluzione della radio tra Internet e le trasmissioni digitali, quest'anno viene in pratica requisito dall'EBU, European Broadcasting Union e dagli organizzatori di Multimedia Meets Radio 2012. Diversi sono i protagonisti che la sapiente regia di Mike Mullane, responsabile News, sports and new media dell'EBU e vera anima di "MMR", farà convergere nello splendido Palazzo della Radio di via Verdi a Torino. Spiccano per esempio i casi di Soundcloud, Spotify e del team di Apple iTunes che parteciperà a un incontro sul podcasting moderato da Andrea Borgnino. Ecco anche per Multimedia Meets Radio l'agenda completa.

05 settembre 2012

La confusa questione della radio digitale "più verde"

Come si è visto in questi anni di dibattito, uno degli argomenti portati avanti a favore dell'adozione delle tecniche numeriche di modulazione radiofonica - insieme alla qualità del suono - è il rapporto più favorevole tra area di copertura e potenza impegnata. La radio digitale, si dice in sostanza, è più "ecologica" perché a parità di bacino di ascolto consuma meno energia. Per il DAB dovrebbe in teoria valere anche il principio del minor numero di impianti, perché questo sistema riesce a sfruttare le risorse di banda impegnate per veicolare in un solo canale un certo numero di singoli programmi e servizi. Ma è davvero così?
Nei vari report pubblicati sulla base delle sperimentazioni in corso si possono leggere molte cifre. Strumentalmente, il confronto tra impianti analogici e digitali sembra spesso favorire i secondi. Mi permetto di utilizzare questa formula generica perché ora come ora non potrei fornire link a documenti precisi. So che questo in uno spazio di discussione che pretende di essere tecnico non si dovrebbe fare, ma l'argomento di cui sopra si basa proprio su questi studi, dicisamo che mi prendo il lusso di una semplificazione, anche se volendo posso cercare un po' di letteratura a supporto.
Le mie esperienze personali con la ricezione in digitale non sono però altrettanto incoraggianti. Gli impianti DAB che ascolto senza problemi seduto accanto alla finestra risultano non più sintonizzabili se mi siedo in poltrona vicino alla porta che dà sul corridoio interno (mentre l'FM analogica non dà mai problemi). Nel caso del DRM la decodifica audio avviene solo al di sopra di soglie di rapporto S/N molto elevate (mentre la comprensibilità di un segnale AM è più che discreta parecchi dB più in basso). Mi sono sempre spiegato certe discrepanze tirando in ballo quello che potremmo chiamare lo "specs, o specifications factor". In sede di standardizzazione delle varie tecniche di modulazione sonora in ambito broadcast, vengono adottati livelli di guardia teorici che sui libri e i laboratori sembrano perfettamente realistici, ma che dispiegati sul campo cominciano a zoppicare. I test necessariamente vengono fatti sulla base di strumentazione di laboratorio e anche quando le misure avvengono sul campo, non tengono mai conto del fatto che l'ascoltatore della radio utilizza apparecchi commerciali, non level meters di classe professionale. Andate un po' a leggervi le recentissime polemiche sui problemi che angustiano gli spettatori della televisione digitale DVB-T e vi renderete conto che il tanto decantato "green digital" forse non è più verde dell'erba del vicino analogico.
Il vantaggio energetico del DAB viene ripreso anche in un documento di MCDT – Marketing and Consulting for Digital Broadcasting Technologies il consorzio che sta dietro il non trascurabile successo della radio digitale DAB in Svizzera. In pochi anni questa estate la Svizzera ha superato la fatidica boa del milione di apparecchi DAB venduti, per una audience complessiva di 2,4 milioni di persone. Una cifra considerevole per una nazione che ha meno abitanti della Lombardia (meno di 8 milioni contro più di 10). In questo senso direi che andrebbero ridimensionati i toni del comunicato con cui Commercial Radio Australia celebra, il 10 agosto, il terzo compleanno del DAB+ australiano. Nella nazione-continente vivono oltre 22 milioni di persone che in tre anni sono riuscite ad acquistare poco più di 900 mila apparecchi. Non mi pare un risultato così entusiasmante.
In Svizzera invece gli attuali livelli di penetrazione del DAB e l'imminente passaggio (22 ottobre prossimo) dalla prima generazione del digitale alle codifiche del DAB+ fanno dire all'MCDT che l'FM analogica è praticamente destinata allo switchoff (come in Norvegia e come, parzialmente, per il Regno Unito):

DAB+ will replace FM in the long term. This will benefit broadcasters and their listeners alike, because transmission costs for digital radio stations are only around 20% of those for FM services. Digital radio is also better for the environment along the entire value chain. Each station needs only 10 percent of the energy consumed by FM radio listening, partly because only 210 transmitters are needed for 18 stations in Switzerland. By comparison, 853 are currently needed for just four FM stations.

Da parte dei fautori del digitale l'ottimismo è d'obbligo, anche perché molti dei progetti di digitalizzazione della radiofonia hanno finito per coincidere, sul piano temporale, con la peggiore crisi economica globale dell'ultimo secolo, crisi che è andata a colpire duramente, ovunque, il modello dei servizi radiotelevisivi a finanziamento pubblico. È proprio di oggi la lettera-appello che l'EBU, l'Unione dei broadcaster (pubblici) europei ha inviato al primo ministro portoghese Pedro Manuel Passos Coelho per esortarlo a rivedere il suo progetto di totale privatizzazione dell'ente di Stato RTP.
In questa situazione abbastanza confusa, da cui potrebbero tuttavia emergere decisioni epocali per i sistemi radiofonici di molte nazioni (e in ultima analisi di tutta Europa), spicca ancora una volta la scarsa familiarità che i fautori del sistema DRM Digital Radio Mondiale sembrano nutrire nei confronti della realtà delle cose. In occasione del salone IBC che inizia dopodomani ad Amsterdam, il consorzio DRM organizza in collaborazione con Nautel (che ha adeguato l'impianto in onde lunghe danese di Kalundborg su 243 kHz) un test digitale:

The DRM Consortium and Nautel are pleased to announce a special digital DRM broadcast schedule during the International Broadcasting Convention (IBC) in Amsterdam. Courtesy of transmission infrastructure provider Teracom A/S, DRM transmissions will be heard during IBC on 243 kHz throughout much of Northern Europe carrying BBC programming. Teracom installed a DRM capable Nautel NX50 transmitter at the Kalundborg (Denmark) site in 2011, with this being the first DRM broadcast of this transmitter type on longwave.
Ruxandra Obreja, Chair of the DRM Consortium is very pleased to offer this service during IBC and said: “We welcome this opportunity to demonstrate how efficient, DRM AM digital broadcasts can be. All those interested will be able to experience a high quality listening experience”.
On Sunday, 9th September, during Nautel’s DRM event (stand #8. C61) 15:00-17:00, a brief recording of the broadcast will be played so attendees can hear the clarity of a DRM broadcast over AM.
Hal Kneller, European Sales Manager from Nautel and member of the Executive Committee of the DRM said: “We are very pleased to co-sponsor the DRM broadcasts during the IBC Show from the historic 1927 Kalundborg transmitter site”.
Transmitting just 10 kW of DRM provides equal or more coverage than the normal 50 kW of analogue transmission from Kalundborg. The BBC content will be a variety of music and speech, allowing DRM listeners to hear the full breadth of FM-like sound quality, available over the very wide coverage area of longwave transmissions, free of static and fading, as well.

Secondo le ultime indiscrezioni il test dovrebbe consistere nel programma della BBC "The Strand", ritrasmesso in loop su 243 kHz tra il 6 e il 12 settembre, prima delle 05:35, tra le 09:20 e le 11:35 e dopo le 18.30 CET. Ancora una volta leggiamo che grazie alla modulazione digitale 10 kW ssaranno sufficienti ad assicurare la stessa copertura oggi ottenuta in AM con 50 kW. Non si capisce però perché il DRM Consortium e Nautel invitano a partecipare a un evento che consisterà nell'ascolto di una registrazione di questa trasmissione... 10 kW in onde lunghe sono davvero pochi e a mio modesto parere in condizioni di ascolto reali (non strumentali) tutta questa efficienza non la si può dimostrare con un comunicato stampa e una registrazione "ricevuta" allo stand di una fiera.

03 settembre 2012

Radio digitale DAB, il punto in 30 nazioni firmato WorldDMB

Fresca di stampa elettronica per i tipi della WorldDMB, l'associazione che promuove a livello industriale, normativo e commerciale gli standard della "famiglia" DAB per la radio digitale, arriva la consueta edizione del Global Digital Radio Broadcasting Update 2012. Una quarantina di pagine che fanno il punto della radio digitale "della banda III" nelle nazioni che l'hanno adottata o la stanno sperimentando (eternamente, in Italia).
I lettori assidui di questo blog non troveranno novità sostanziali, ma la guida può essere utile per ricercatori, tecnici e ascoltatori interessati al futuro della radio. Rimando in particolare alle schede per Regno Unito e Norvegia, dove la possibilità che la radiofonia analogica in modulazione di frequenza venga spenta in modo parziale o definitivo è più concreta. Leggendo in questi giorni le aspre (e fondate) critiche rivolte, almeno in Italia, alla televisione digitale che ha preso il posto di quella analogica, penso che l'eventuale switchoff della radio che conosciamo meriti un approccio un po' più meditato.

01 settembre 2012

HD Radio all-digital? Perplessità negli USA. Il DRM abbandona IFA, che parla solo DAB

La National Association of Broadcasters americana starebbe pensando di lanciare una iniziativa per promuovere sulle onde medie la sperimentazione della radio digitale basata su un impiego completamente numerico del sistema ibrido Ibiquity, che oggi viene utilizzato per trasmettere simultaneamente una componente numerica e una analogica del segnale. L'obiettivo di questi test sarebbe quello di affermare la maggiore robustezza del segnale all-digital (agli effetti di una maggiore copertura anche in onde medie) e di limitare al tempo stesso il problema delle interferenze recate alle stazioni che operano alle frequenze limitrofe. Un segnale ibrido IBOC (in band-on channel) del sistema HD Radio occupa un totale di 30 kHz perché la componente digitale deve essere collocata ai lati dello spettro analogico. Sopprimendo quest'ultimo l'occupazione è di 20 kHz.
Qualche test all digital su scala temporale limitata è già stato effettuato nel 2012 e i suoi risultati sono stati pubblicati in questo report. Ora però l'idea consiste nell'operare stazioni puramente digitali su archi di tempo abbastanza estesi. In pratica Ibiquity/HD Radio propone di dimenticare la natura ibrida di questo sistema (natura che ha reso possibile la sua adozione da parte di stazioni che non hanno dovuto rinunciare alle loro audience solo-analogiche) e di sfruttare la maggior efficienza della trasmissione all-digital per "rilanciare" un medium, lo spettro "AM", che ha perso molta della sua originaria importanza. Una scommessa azzardata perché i test costringerebbero le stazioni AM coinvolte a farsi ascoltare solo dagli acquirenti di un ricevitore digitale e negli USA finora questi acquirenti sono stati molto pochi. Se fossimo in un ospedale e le onde medie fossero un paziente sarebbe la classica cura "alla va o la spacca". Se la cura funziona il paziente guarisce, se non funziona il paziente muore. Niente di quello che è accaduto nel mondo alla radio digitale in generale fa pensare che le probabilità di successo siano molto consistenti.
Leggendo i commenti alla notizia pubblicata in origine su Radio World leggo che di fronte alla proposta di una HD Radio non più ibrida c'è anche chi si chiede se a questo punto non sarebbe il caso di sperimentare negli Stati Uniti, sulle onde medie, un sistema come il DRM. Forse i giornalisti americani non sono molto preparati sul sostanziale flop di uno standard che proprio quest'anno è stato abbandonato da diversi broadcaster nelle onde corte e che ha perso anche nelle onde medie europee parecchie, se non tutte, delle già poche stazioni sperimentali. Mi sembra abbastanza indicativo il fatto che alla fiera berlinese IFA quest'anno non ci sia traccia di una presenza del DRM Consortium o di eventuali fabbricanti di chipset e ricevitori, mentre si annuncia una presenza molto marginale del DRM all'IBC di Amsterdam. All'IFA si parla praticamente solo di radio digitale DAB dove tra gli highlights troviamo un annuncio Frontier Silicon e Mediabroadcast sul TPEG, il sistema di informazione sul traffico basato appunto sulla radio digitale DAB.
Tornando a HD Radio, entro quest'anno dovrebbero partire i piani di adozione del sistema IBOC in Messico, dove IMER, Istituto Mexicano de la radio, quello che tanti anni fa gestiva sulle onde corte il servizio internazionale di La Voz de Mexico (oggi ascoltabile solo su Internet). Ironia della sorte, i piani di dispiegamento di HD Radio prevedono che il canale internazionale diventi uno dei canali digitali secondari sulla frequenza di 105.7 di IMER a Città del Messico dove nove frequenze FM complessive dovrebbero accendere il multicasting analogico-digitale entro questo dicembre.